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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 aprile 2010

SI VA A SCUOLA PER IMPARARE (O NO?)

Dal libro di lettura “Parole per pensare” per la prima media, sezione “poesie”.

HO FATTO UN SOGNO

«Ho fatto un sogno:
un giorno gli uomini
si alzeranno tutti in piedi
e si renderanno conto
che sono nati
per vivere insieme
come fratelli,
senza distinzione
di razza e di pelle.
E tutti parleranno
un’unica lingua:
quella dell’amore»

Martin Luther King

Il poeta negro Martin Luther King è nato ad Atlanta (Stati Uniti d’America) nel 1929.

Devo aggiungere commenti? No, ditemi voi se ci sono commenti da aggiungere.

barbara

AGGIORNAMENTO: secondo il nostro libro di lettura la perfetta esemplificazione dell'immagine dell'avaro è questa:



E no digo altro, come dice l'amico Sagredo.


28 aprile 2010

MAMME E MAMME

Ci sono mamme così (e non venitemi a dire che è solo un film, pliz: fuori dai film è uguale) e mamme così.



barbara


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27 aprile 2010

COMPLEANNO VIETATO, SE SEI CRISTIANO

UZBEKISTAN E’ “illegale” per i cristiani anche festeggiare un compleanno

In alcune zone dell’Uzbekistan ogni incontro di cristiani è considerato illecito, persino fare festa insieme o tenere una mensa per poveri. Giudici e polizia perseguono i cristiani con sequestri e multe esose anche solo per avere pregato insieme. Lo permette una legge che vieta tutto quanto non è autorizzato.

Tashkent (AsiaNews/F18) – Incursioni della polizia durante gli incontri di preghiera, minacce, multe onerose, confisca e distruzione di materiale religioso e persino dei testi religiosi. In molte regioni dell’Uzbekistan continua la persecuzione sistematica di polizia e autorità contro i cristiani, “colpevoli” di riunirsi in case private per pregare insieme: al punto che persino una festa di compleanno è considerata una “riunione illegale”.
La persecuzione è sempre maggiore nella regione nordoccidentale del Karakalpakstan. L’agenzia Forum 18 riporta che l’8 aprile a Nukus, capoluogo del Karakalpakstan, la polizia ha interrogato il protestante Aimurat Khayburahmanov e gli ha chiesto di firmare una dichiarazione che non si riunisce con altri cristiani e che non ha libri cristiani a casa. Al suo rifiuto, è stato minacciato di essere processato se compie tali fatti. Khayburahmanov è stato già stato 3 mesi in carcere per avere “insegnato religione senza permesso” ed è uscito grazie a un’amnistia nel settembre 2008. Fonti locali riportano che numerosi cristiani sono stati minacciati in modo simile in forza dell’art. 244-3 del Codice Penale, che punisce con il carcere fino a 3 anni la “produzione illegale, il possesso, l’importazione e la distribuzione di letteratura religiosa”. Essi denunciano che la polizia opera una ricerca capillare di letterature religiosa, che appena la trova denuncia il possessore, che talvolta la polizia ha portato libri religiosi nelle case dei fedeli cristiani e li ha denunciati per il loro possesso”. I libri religiosi sono poi confiscati e bruciati.
Nella regione è esercitata una speciale sorveglianza sugli studenti, ai quali viene intimato di non coinvolgersi con “religioni estranee [alla nostra tradizione] e influenze estremiste e culture di massa di basso livello”. Chi lo fa, rischia l’espulsione dalla scuola e può venire applicato l’art. 240 parte 2 del Codice amministrativo, che proibisce di “attirare i credenti in una confessione verso un’altra (proselitismo) e altre attività missionarie”. Per il 2010 sono previsti vari incontri con i giovani, per spiegare loro il cattivo influsso di religioni straniere.
I cristiani sono colpiti persino se organizzano partite di calcio o di pallacanestro o qualsiasi altro evento di massa o attività sociale. Il 10 aprile la polizia ha interrotto una riunione di giovani protestanti, nel villaggio di Baraj, distretto Bostanlik, Tashkent. All’arrivo della polizia molti giovani giocavano a calcio o a pallacanestro. Gli agenti hanno portato in caserma 43 partecipanti e organizzatori, prendendo loro fotografie e impronte digitali. Molti di loro, come Aleksandr Lokshev, sono stati puniti per avere tenuto eventi di massa non autorizzati e per avere svolto attività religiosa.
Il pomeriggio del 12 aprile la polizia ha ispezionato i locali della Chiesa protestante Vita Eterna a Tahskent, distretto Yakkasarai, dove i fedeli hanno una mensa per poveri senzatetto. I presenti sono stati interrogati, il pastore e altri sono stati portati al comando e denunciati per avere tenuto attività “non conformi al loro statuto” approvato.
In pratica, è possibile punire qualsiasi riunione dei fedeli. Sempre a Tashkent, distretto di Surgeli, 10 pentecostali sono stati denunciati il 10 marzo per riunione illegale, per essere riuniti a festeggiare un compleanno. I 10 – 8 dei quali sono pensionati - sono stati condannati a multe pari a circa 100 volte il salario medio mensile.

E anche questa volta gli attivisti per i diritti umani dovevano essere impegnati in qualche importantissima e improcrastinabile attività. Certo che è proprio una sfiga, con tutto l’interesse che questa brava gente ha a battersi per i diritti di tutti, per la libertà di tutti, per il rispetto di tutti, trovarsi sempre nell’impossibilità di far sentire la propria voce quanto capitano di questi intollerabili soprusi, di queste inconcepibili ingiustizie, di queste inaccettabili discriminazioni …

barbara


26 aprile 2010

IERI 25 APRILE, COMMEMORAZIONE DELLA LIBERAZIONE

E poiché un ruolo imprescindibile nella nostra liberazione ha avuto la Brigata Ebraica, ne voglio ricordare qui l’istituzione.

I moderni Maccabei della Brigata Ebraica

Sessant’anni fa gli inglesi decisero, a malincuore, di istituire una forza armata ebraica che avrebbe preso parte alla parte finale del secondo conflitto mondiale a fianco degli Alleati contro la Germania nazista. Salutati come la moderna incarnazione dei Maccabei, i soldati della Brigata Ebraica lottarono per la sopravvivenza di Israele, sia dentro che fuori del campo di battaglia.
L’idea di un esercito ebraico moderno era ben presente nel pensiero di Vladimir Ze’ev Jabotinsky, leader del movimento sionista revisionista (precursore del moderno Likud). Per lui la rinascita della forza militare ebraica era il necessario preludio della rinascita dello Stato ebraico, e nei suoi scritti, il giornalista scrittore e politico di Odessa, cita proprio i
Maccabei come modello ispiratore per i giovani della sua generazione.

Durante la prima guerra mondiale, Jabotinsky e altri dirigenti sionisti esercitarono pressioni su Londra per creare una forza militare ebraica in grado di contribuire allo sforzo bellico degli Alleati. Un volantino per il reclutamento nella Legione ebraica, dichiarava: "La stella di Davide che ha guidato l'esercito dei Maccabei, di gloriosa memoria, nelle battaglie per la liberazione di Israele più di 2.000 anni fa, può sventolare ora di nuovo per condurre gli uomini ebrei verso una libera terra di Israele, per un nuovo popolo libero. " E ciò avvenne - la Legione ebraica svolse un ruolo importante nella liberazione britannica della Palestina dai Turchi.
Dopo l'invasione tedesca della Polonia nel 1939 Jabotinsky chiese agli inglesi di creare una nuova forza armata ebraica, in grado di partecipare alla guerra contro Hitler. Londra inizialmente respinse la proposta, considerandola un avvio al processo di costituzione di uno Stato ebraico, paventando la reazione rabbiosa degli arabi. "Un esercito ebraico non può essere dissociato dal nazionalismo ebraico," disse funzionario dell'Ufficio Esteri ad un collega. "Una nazione ebraica, sostenuta da un esercito ebraico sotto una propria bandiera è solo il primo passo verso la piena realizzazione del sionismo
politico".
Jabotinsky quindi rivolse la sua attenzione verso Washington, compiendo un viaggio verso gli Stati Uniti, all'inizio del 1940, per cercare sostegno per l'idea di un esercito degli ebrei. Dopo la morte di Jabotinsky, la campagna ebraica per un esercito nazionale fu guidata da due dei suoi seguaci, Hillel Kook (meglio conosciuto come Peter Bergson) e Benzion Netanyahu (storico e padre dell’attuale Primo ministro di Israele).
Il loro "Comitato per un esercito degli ebrei palestinesi", utilizzò tattiche forse non ortodosse, ma sicuramente efficaci, come ad esempio annunci a tutta pagina sui giornali, e azione di lobbying verso membri del Congresso. La campagna per l’impegno militare ebraico attirò l'appoggio di numerosi esponenti politici, dirigenti sindacali e intellettuali di spicco. Ottenne con successo l’appoggio di molte stelle di Hollywood e Broadway, grazie agli sforzi del drammaturgo Ben Hecht e dell’attrice Stella Adler.


Il sostegno all’idea di un esercito ebraico attraversò l’opinione pubblica americana abbattendo le barriere razziali. I suoi sostenitori inclusero rappresentanti afro-americani come il leader laburista A. Philip Randolph, lo scrittore Langston Hughes e l'intellettuale W.E.B. DuBois.
Il Dipartimento di Stato si mostrò contrario alla proposta dell'esercito ebraico per il fatto che tale mobilitazione stava avendo un effetto "allarmante", suscitando il sentimento anti-americano nel mondo arabo. Ma Bergson raggiunse notevoli progressi nel conquistare simpatie presso il ministero della Guerra, ottenendo il sostegno del ministro della Guerra Henry Stimson, del Capo della Marina Frank Knox e del suo vice Adlai Stevenson.

Intanto i dirigenti sionisti proseguirono nel loro lavoro di convincimento verso i funzionari britannici. Grazie ai loro sforzi, alla fine Londra si convinse che la creazione di una forza combattente ebraica era necessaria per impressionare l'opinione pubblica americana. Winston Churchill spiegò la sua decisione del 1944, che portò alla creazione della Brigata Ebraica, in questi termini: "Mi piace l'idea degli ebrei vogliano combattere contro gli assassini dei loro connazionali in Europa, e penso che ciò, se si realizzasse, darebbe una grande soddisfazione agli Stati Uniti ".
I 5.500 soldati della Brigata Ebraica entrarono finalmente in azione nei primi mesi del 1945. Si distinsero nella lotta contro i tedeschi in diverse battaglie importanti. Nell’estate del 1945 presidiarono il confine austro-italiano, facilitando da questa posizione strategica il transito dei sopravvissuti dell'Olocausto verso la Palestina. Molti veterani della Brigata divennero membri attivi nel "Bricha" il movimento clandestino che permise l’immigrazione di migliaia di profughi ebrei in Terra Santa.
Più tardi, i veterani della Brigata hanno messo a disposizione la loro esperienza militare, guadagnata sui campi di battaglia d’Europa, per aiutare la sopravvivenza di Israele nella Guerra d'Indipendenza del 1948 contro gli eserciti arabi invasori.
Come i Maccabei dell’antichità, i soldati della Brigata Ebraica contribuirono alla libertà del loro popolo. Il loro straordinario coraggio e la devozione superarono ostacoli incredibili, e, ancora una volta, si può dire che i pochi prevalsero sui molti.

Kislev 26, 5765 / 09 December 04
Dr. Rafael Medof
Direttore del David S. Wyman Institute for Holocaust Studies (fonte)

E abbiamo visto, negli ultimi anni, presi a insulti e sputi questi gloriosi combattenti per la nostra libertà, abbiamo visto bruciare le loro bandiere, abbiamo visto prendere a insulti e sputi perfino i superstiti dei campi di sterminio, ma noi non ci arrendiamo, e la nostra bandiera continua e continuerà a sventolare alta nel cielo.


foto cortesemente fornita da Fuori dal Ghetto

E mentre gli uomini combattono con armi leali, i vermi che di putridume si nutrono e putridume producono, preferiscono combattere così.


barbara


25 aprile 2010

AUTODIFESA

Da un paio di giorni sto malissimo: tosse convulsa violentissima, miliardi di aghi in gola, mastodontico raffreddore, testa che scoppia, pressione impazzita … Forse è a causa di tutti questi malanni che stanotte ho fatto uno di quei brutti sogni in cui si passa da una situazione all’altra, una peggiore dell’altra, e più si tenta di uscirne e più ci si infogna fino a non riuscire più a intravvedere una via d’uscita. Poi, quando sono arrivata proprio al fondo del fondo, e la castrofe totale ormai si profilava come inevitabile, mi sono detta: meno male che tanto è un sogno e poi mi sveglio! E poi mi sono chiesta: e chi te lo dice che è solo un sogno? E mi sono risposta: semplice, basta verificarlo. E mi sono messa a fare tutte quelle cose che sogno spesso di fare e che in sogno mi riescono benissimo senza la minima difficoltà, e che nella vita reale invece mi sono impossibili, e ad ogni cosa provata e riuscita agevolmente mi ripetevo trionfalmente: visto? È un sogno! Poi ti svegli ed è tutto finito.
Beh, nonostante i malanni e gli acciacchi e i solori, è stata una nottata discretamente confortante. (Molto meno confortante è leggere questo, ma in fin dei conti certe cose è sempre meglio saperle che ignorarle)

barbara


24 aprile 2010

SE MI DICI BRUTTO PIANGO



E se non vai a leggere Ugo Volli 1, Ugo Volli 2, Ugo Volli 3 e Ugo Volli 4 ti picchio.

barbara


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23 aprile 2010

HO TROVATO UN GEMELLO AL TIZIO DELLA SERA

I miei archivi hanno decine di cassetti ordinatissimi. E poi hanno alcuni sgabuzzini in cui il caos regna sovrano. Perché le cose che mi arrivano sono talmente tante che non sempre ho il tempo di leggerle. E così le metto negli sgabuzzini e lì rimangono a volte per giorni, a volte per settimane, a volte per mesi. A volte per anni. Ma prima o poi riemergono. Così è accaduto che questa notte ho ripescato fuori questo stupendo articolo di un po’ più di un anno fa, che si sposa meravigliosamente con il testo del Tizio della Sera che ho postato ieri. Ecco, leggetelo, apprezzatelo, godetelo e meditateci su.

Dagli anni ‘50 a Williamson, le mie otto vite ebraiche piene di crateri

Alessandro Schwed


Nei giorni di Gaza, la voce del tg insegue. La cifra dei morti è un tassametro televisivo. La guerra in Iraq era in diretta, quella di Gaza al microscopio. La gente dice: "Proprio voi, che siete scampati alle camere a gas", a proposito, ma sono esistite o no? Bisogna che si mettano d'accordo. Se gli ebrei, questo Cristo collettivo, non sono stati crocifissi a milioni e le loro ceneri sparse per tutti i cieli, chi è il Dio a cui si riferisce don Williamson: Pinocchio? Questo penso, nella traballante vita, dove ogni giorno è una panzana, e la panzana uno sputo in faccia. Sommersi da Gaza, da Williamson, dalla negazione della Shoah, da quella di Israele, dalla negazione del diritto di essere nazione che opera scelte, dal fatto che la scena su cui si sono accese le luci della riabilitazione lefevriana sia stata quella dei giorni della Memoria; e sommersi dall'accusa successiva di ossessionare il Papa per allontanare il vescovo negazionista, alla fine si vede chi sia il popolo ebraico: una minoranza lillipuziana.
Se avete una parabola, controllate la statura televisiva dei popoli: guardate se tra i network in lingua inglese, tedesca, araba, spagnola, cinese che coprono il pianeta di notizie, ci sia una tv satellitare in lingua ebraica. No. Ci sono semmai tv che appaiono americane e non lo sono: hanno il semicerchio del tavolo, le breaking news, due speaker. Sorridono. Lui giacca, lei tailleur. Dicono yes. In onda c'è Gaza e non si vede un'arma di Hamas. Sotto c'è scritto Al Jazeera. A onor del vero, se uno guarda la Cnn, la Bbc, è la stessa: bambini morti, carri armati israeliani. Come se a Gaza ci fosse una sola telecamera e le immagini fossero le stesse per tutti - ed è così. La notizia della guerra spropositata corre in discesa da un continente all'altro e quando atterra in Europa la guerra è ebraica. Poi la tv è cannibale. Ha bisogno di bambini. Hamas li offre ai buongustai europei su un piatto d'argento. L'atomica segreta di Hamas è stata realizzata da anni nei laboratori della condiscendenza mediatica. E dopo aver impattato le esternazioni negazioniste di Williamson, mi domando in che sindrome abitiamo: se in un orrendo revival; se in una nuova epoca antisemita che infiltra la Storia; se farò in tempo a vivere una vita normale.

La prima inizia a Firenze

Mi domando come io abbia potuto vivere così tante vite ebraiche. La prima inizia negli anni Cinquanta. A Firenze, la comunità scampata alla guerra è avvolta nel silenzio. Gli ebrei parlano unicamente tra loro; o tra sé, nel senso che la persona ebraica si è abituata a parlare a se stessa. Più di uno è talora senza senno, un alieno (quando ho "visto" mio padre, camminava per la casa avanti e indietro e pensava a voce alta). In quegli anni, ci sono ebrei che parlano a persone che non esistono più. C'è una donna polacca, è stata a Dachau. Ha dieci lauree, tutte con 110. Viene al Tempio e spinge una carrozzina con un bambino. Chiacchiera con il bambino, è un bambolotto, simulacro del figlio. Sì, la comunità ha vergogna di stare con gli altri. Il mondo sa che abbiamo avuto la peste e che adesso ce l'ha anche chi non c'era. Gli incontri tra noi e loro sono brevi. Poi loro si girano e tornano nei propri giorni.

La seconda vita ebraica è quella dal '59. La Pira passa tra i banchi di scuola, carezza le teste. Io penso: "Non morirò di nuovo".

La terza vita: 1966. Una mattina al liceo mi tirano monetine.

La quarta vita: 1968. Corro tra le file della sinistra, tutto bene: basta non dire "Israele". La mia vera bocca è chiusa come se non ci fosse. Sto con gli altri, siamo uguali. Ma a un concerto rock, un ragazzo con i capelli lunghi dice: "Hai visto che fanno i tuoi amici in Palestina?". Lo guardo stupito: ma come, non abbiamo gli stessi capelli lunghi?

Quinta vita ebraica. Wojtyla entra nella sinagoga di Roma. Prega con gli Ebrei e con il Rabbino Toaff. Una lunghissima pausa di distensione.

La sesta vita scatta a Milano, il 25 aprile 2006. Vengono bruciate bandiere con la stella di David, i partigiani ebrei superstiti sono coperti di sputi. "Nazisti, fascisti". Dentro, qualcosa si spezza. Durante la guerra in Libano, il titolare della Farnesina si accompagna per il corso di Beirut a un notabile Hezbollah. Hamas governa Gaza e nel giro di un'estate da milizia terrorista diventa forza democratica con cui dialogare.

Settima vita, i crateri. Con un sensibile distacco dal pontificato precedente, Benedetto XVI ripristina la preghiera di Pasqua per la conversione degli ebrei. Durante la guerra nella Striscia, un vescovo italiano dice che Gaza è un campo di concentramento. In curiosa coincidenza con i giorni della Memoria, i lefrevriani sono reintegrati nella chiesa ed esordisce la pastorale negazionista di Williamson.

La settima vita è stata piena come tutte le altre sei messe insieme. Posso morire e passare all'ottava: la massa mediatica che nella vita di ieri ha dato del nazista allo stato di Israele insorge contro Williamson e la chiesa che lo ha accolto senza riserve sostenendo che le sue sono opinioni e non hanno parte nel deposito della Fede. Se nel XXI secolo c'è una cospirazione, non è ebraica, ma nei confronti degli Ebrei; perché come l'acqua sta nei fiumi, vi scorre, ed è sempre stato così, allo stesso modo l'antisemitismo scorre placido e micidiale nel cuore d'occidente. Vorremmo sapere come sia possibile schiaffeggiare ed abbracciare gli ebrei a giorni alterni, a meno che non soggiaccia ancora l'idea profonda, e in effetti soggiace, che gli ebrei sono a disposizione.

La verità è che l'antisemitismo è la cocaina del mondo. Che nei giorni della guerra l'informazione non è di destra o di sinistra, ma un tornado antisemita. E mentre gli ebrei sono oggetto di slogan marxisti-jihadisti, così come di recrudescenze neofasciste, i collettivi universitari propongono di boicottare le istituzioni scientifiche di Israele e Storace di non finanziare il Museo della Shoah; mentre appunto si vede muro anti-israeliano dei media - spunta un nuovo personaggio comico: don Williamson, il veterinario delle anime ariane, la cui bocca ha attualmente l'onere di essere la toilette dell'universo. Immerso nella mia nuovissima ottava vita, mi chiedo come possa apparire soddisfacente la presa di distanza della chiesa verso questo anti-Cristo.

La chiesa dice: quelle di W. sono opinioni. Infatti. Ci sono opinioni che sono bestemmie contro lo Spirito. Basterebbe chinarsi su Williamson ed esaminare quale dissidio è nato appena è rientrato nella Chiesa e ha cominciato a parlare. Ciò mi ricorda il passo del Vangelo in cui Giuda si alza da tavola per andare a denunciare Gesù. II testo dice: "E subito satana entrò in lui". Arduo non pensare che tale vicenda, un vescovo rientra nella Chiesa e come prima cosa nega la Shoah nei giorni della Memoria, non finisca col fare entrare satana nella Chiesa: legittimare consensi atroci, le svastiche sulle saracinesche ebraiche, i boicottaggi, gli squadrismi, e offrire altra terra alla pulsione iraniana di distruggere l'ebraismo vivente. Poi la giostra dell'ottava vita si è messa a correre. Il network democratico che ha accusato Israele di genocidio, sdeng, è schizzato fuori dal suo cubo come un clown a molla. Ora rivendica la memoria della Shoah. I persecutori di ieri, stamattina sono amici, e stasera chissà, in un'infinita galleria di specchi.

E' questa la cantilena che dovremo sentire nei prossimi anni? Siete razza guerriera, no siete vittime universali, deicidi il venerdì e Fratelli Maggiori il sabato; iperbole e dura cervice, declassamento ed elevazione. Sarà bene dimenticare i violinisti che volano sui tetti, i saggi che sentano i cinque livelli della Torah. Il terrorismo e la democrazia anestetica ci impongono come pelle una materia elastica sino a perdere la forma originale e passare senza sosta da segmento a punto, e a segmento e a punto.

Non più Uomini d'Aria, Ma di gomma.

Alessandro Schwed - Il Foglio 4/2/2009

Ve lo lascio così. Non aggiungo niente perché niente vi è da aggiungere: è perfetto, non una parola di troppo, non una parola di meno.

barbara


22 aprile 2010

LA CONVERSAZIONE

L'altro giorno tiro su un autostoppista. Era fermo nella notte al crocevia deserto di una città italiana. Aveva il sacco a pelo, i jeans, i capelli raccolti in una crocchia alta e la barba brizzolata. Sembrava un maturo samurai in viaggio in Occidente. Mi vede che torno indietro a prenderlo, sorride. Sale in macchina, ha la voce educata, quasi musicale. Deve essere sui quarantacinque, quarantasei anni. Ha passato la vita traversando da solo l'oceano, anzi, gli oceani, su una sua piccola barca che ora è ancorata al largo della costa colombiana. E' un uomo che ha vissuto da solo, che può stare in silenzio per mesi, che sa navigare, riparare una falla, costruire un comodino, una casa, uno che non si vanta, ma dice quello che ha fatto. Se ora mi parla è perché ne ha voglia. La sua vita è del tutto diversa. E che fai tu? mi domanda a un certo punto, io faccio questo e quello, gli dico, gli dico che sono ebreo e lui mi dice che poco tempo fa ha visto "Il violinista sul tetto" e che era molto divertente. Curioso impatto. Come se in treno conoscessi un cinese e per fare una conversazione distesa gli dicessi che una settimana fa ho visto delle statue di terracotta. Come per la fatale china di qualcosa che rassomiglia a un imbuto, mi dice scuro in volto che però in Israele non va. Gli spiego quello che spiego a tutti da quando sono nato, lui mi dice certo, naturale, poi parliamo subito d'altro. Dopo un po' scende di macchina. E' arrivato. Adesso lui arriverà a casa, e penserà ai casi suoi. Mi ha detto che deve riparare il tetto, e che l'attuale compagna sta litigando con la sua ex moglie. Gli stringo la mano con affetto, vorrei che mi volesse bene, che ci volesse bene, che capisse. Lui si lascia stringere la mano. Capisco che alla conversazione su Israele non penserà più. Io sono ancora in macchina e ci penso, torno a casa, oltrepasso incroci e ci penso, arrivo, vado a letto, e ci penso, mi sveglio la mattina dopo e ci penso, passa una settimana e ve ne parlo. Per gli Ebrei, lo Stato di Israele non è un argomento di conversazione, e non è un argomento di conversazione neanche Il violinista sul tetto. Ogni volta si tratta di vivere o morire.

Il Tizio della Sera



E poiché sta scritto “E tu sceglierai la vita”, io scelgo la vita. Io scelgo Israele (mentre “loro” scelgono la morte …).

barbara


21 aprile 2010

IL GIORNO IN CUI NACQUE LO STATO D’ISRAELE

La risoluzione di San Remo dell'aprile 1920

a cura di Marcello Cicchese

Dal 19 al 26 aprile 1920 si svolse a San Remo, nel Castello Devanchan, la cosiddetta Conferenza di Pace dei vincitori della prima Guerra Mondiale.


Acrilico di David Schor, che rappresenta l'edificio e i dignitari che presero parte alle giornate che portarono alla firma del trattato

Si trattava di decidere la sorte dei territori che erano appartenuti allo scomparso Impero Ottomano. Il Consiglio Supremo della Conferenza decise di conferire alla Gran Bretagna il Mandato per la Palestina, con il preciso compito di dare esecuzione alla Dichiarazione di Balfour del 1917, con la quale la Gran Bretagna si era dichiarata favorevole alla costituzione di una "national home" in Palestina. La deliberazione internazionale presa in quella sede fu ratificata in seguito dalla Lega delle Nazioni nel 1922, e può considerarsi quindi come il primo riconoscimento ufficiale del futuro Stato ebraico. Riportiamo un estratto del documento approvato dalla Lega delle Nazioni. Sono segnati in rosso alcuni passaggi particolarmente importanti che verranno brevemente commentati.






La Conferenza di San Remo, 1922

La Conferenza di San Remo decise il 24 Aprile 1920 di assegnare il Mandato per conto della Lega delle Nazioni alla Gran Bretagna. I termini del Mandato furono discussi anche cogli Stati Uniti che non erano membri della Lega. Un testo convenuto fu confermato dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 Luglio 1922 e divenne operativo nel Settembre 1923.

Il Consiglio della Lega di Nazioni:
Poiché le principali Potenze Alleate si sono accordate, al fine di dare effetto alle disposizioni dell'Articolo 22 del Patto della Lega delle Nazioni, per affidare a un Mandatario, scelto dalle dette Potenze, l'amministrazione del territorio della Palestina che precedentemente appartenne all'Impero turco entro i confini che potranno essere da loro determinati; e
Poiché le principali Potenze Alleate si sono anche accordate che il Mandatario debba essere responsabile per dare effetto alla dichiarazione originalmente fatta il 2 Novembre 1917 dal Governo di Sua Maestà Britannica e adottata dalle dette potenze, in favore della costituzione in Palestina di una nazione per il popolo ebreo, essendo chiaramente inteso che nulla dovrebbe essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non-ebree esistenti in Palestina o dei diritti e status politico goduto dagli ebrei in qualsiasi altro paese; e
Poiché con ciò è stato dato riconoscimento alla connessione storica del popolo ebreo con la Palestina e alle basi per ricostituire la loro nazione in quel paese; e
Poiché le principali Potenze Alleate hanno scelto Sua Maestà Britannica come Mandatario per la Palestina; e
Poiché il mandato nei confronti della Palestina è stato formulato nei termini seguenti ed è stato sottoposto al Consiglio della Lega per approvazione; e
Poiché Sua Maestà Britannica ha accettato il mandato nei confronti della Palestina e ha cominciato ad esercitarlo per conto della Lega di Nazioni in conformità alle disposizioni seguenti; e
Poiché dall'Articolo 22 summenzionato (paragrafo 8), è previsto che il grado di autorità, controllo o amministrazione da esercitarsi dal Mandatario, non essendovi stato precedente accordo tra i Membri della Lega, sarà definito esplicitamente dal Consiglio della Lega di Nazioni;
Confermando detto Mandato, definisce i suoi termini come seguono:

Articolo 1.
Il Mandatario avrà i pieni poteri di legislazione e di amministrazione, fatta salva la loro limitazione derivante dai termini di questo mandato.

Articolo 2.
Il Mandatario sarà responsabile per mettere il paese in condizioni politiche, amministrative e economiche tali che assicurino la costituzione della nazione, come disposto nel preambolo e lo sviluppo di istituzioni auto-governanti e anche per la salvaguardia dei diritti civili e religiosi di tutti gli abitanti della Palestina, senza distinzione di razza e religione.

Articolo 3.
Il Mandatario, fino a quando le circostanze lo permetteranno, incoraggerà l'autonomia locale.

Articolo 4.
Un'apposita agenzia ebrea sarà riconosciuta come persona giuridica con lo scopo di consigliare e cooperare con l'Amministrazione della Palestina in questioni economiche, sociali e altre concernenti la costituzione della nazione ebrea e gli interessi della popolazione ebrea in Palestina e, sempre soggetta al controllo dell'Amministrazione, assistere e prendere parte allo sviluppo del paese.
L'Organizzazione Sionista, fin tanto che la sua organizzazione e costituzione siano adeguate nell'opinione del mandatario, sarà riconosciuta come tale agenzia. Procederà alla consultazione col Governo di Sua Maestà Britannica per assicurare la cooperazione di tutti gli ebrei disposti a collaborare alla costituzione della nazione ebrea.


Articolo 5.
Il Mandatario sarà responsabile per fare in modo che nessun territorio della Palestina sarà ceduto o affittato a, o in qualsiasi modo messo sotto il controllo di un Governo di qualsiasi Potenza straniera.

Articolo 6.
L'Amministrazione della Palestina, nell'assicurare che i diritti e la posizione di altre parti della popolazione non siano pregiudicate, faciliterà l'immigrazione ebrea sotto condizioni appropriate e incoraggerà, in co-operazione con l'agenzia ebrea indicata nell'Articolo 4, la prossima sistemazione degli ebrei sulla terra, incluse terre dello Stato e terre incolte non richieste per scopi pubblici.

Articolo 7.
L'Amministrazione della Palestina sarà responsabile per decretare una legge sulla nazionalità. Sarà incluso nelle disposizioni di questa legge quadro come facilitare l'acquisizione della cittadinanza palestinese da parte di ebrei che prendano la loro residenza permanente in Palestina.

Articolo 8.
I diritti e l'immunità degli stranieri, inclusi i benefici di giurisdizione e protezione consolare precedentemente goduti dalla Capitolazione o uso nell'Impero Ottomano, non saranno applicabili in Palestina.
A meno che le Potenze i cui cittadini godettero i summenzionati privilegi il 1 Agosto 1914, avranno precedentemente rinunciato al loro ristabilimento o si saranno accordate per la loro non applicazione per uno specifico periodo, questi diritti e immunità possono, all'espirazione del mandato, essere riattivati immediatamente nella loro interezza o con modifiche sulle quali si accordino le Potenze interessate.

Articolo 9.
Il Mandatario sarà responsabile per fare in modo che il sistema giudiziario stabilito in Palestina assicuri agli stranieri, così come ai nativi, una garanzia completa dei propri diritti.
Il Rispetto per la condizione sociale e personale dei vari popoli e comunità e per i loro interessi religiosi sarà garantito pienamente. In particolare, il controllo e l'amministrazione di Waqfs saranno esercitate in concordanza con la legge religiosa e le disposizioni dei fondatori.

Articolo 10.
Pendente la creazione di speciali accordi d'estradizione che si riferiscono alla Palestina, i trattati d'estradizione in vigore tra il mandatario e altre potenze straniere si applicheranno alla Palestina.

Articolo 11.
L'Amministrazione della Palestina prenderà le misure necessarie per salvaguardare gli interessi della comunità in riferimento allo sviluppo del paese e, soggetto a qualsiasi obbligazione internazionale accettata dal Mandatario, avrà il pieno potere per provvedere alla proprietà pubblica o al controllo di alcune delle risorse naturali del paese o ai lavori, servizi e utilità pubbliche stabilite o in procinto di essere stabilite. Introdurrà un sistema agrario adatto alle necessità del paese con riguardo, fra le altre cose, alla desiderabilità di promuovere lo stanziamento e la coltura intensiva della terra.
L'Amministrazione può trovare un accordo con l'agenzia ebrea menzionata nell'Articolo 4 per costruire o operare, con termini giusti ed equi, qualsiasi lavoro, servizio e utilità pubblica e sviluppare alcune delle risorse naturali del paese, fin tanto che queste questioni non siano intraprese direttamente dall'Amministrazione. Qualunque di tali accordi dovrà prevedere che nessun profitto distribuito da tale agenzia, direttamente o indirettamente, eccederà una tariffa ragionevole di interesse sul capitale e qualsiasi profitto ulteriore sarà da essa utilizzato per il beneficio del paese in modo approvato dall'Amministrazione.

Articolo 12.
Al Mandatario sarà affidato il controllo delle relazioni estere della Palestina, e il diritto di emettere exequatur a consoli nominati da Potenze straniere. Avrà titolo anche per la protezione diplomatica e consolare dei cittadini della Palestina quando si trovino fuori dai propri confini territoriali.

Articolo 13.
Tutta la responsabilità connessa coi Luoghi Santi ed edifici o luoghi religiosi in Palestina, inclusa quella di preservare i diritti esistenti e di assicurare libero accesso ai Luoghi Santi, edifici e luoghi religiosi e il libero esercizio del culto, assicurate le necessità di ordine pubblico e decoro, è assunto dal Mandatario che sarà responsabile solamente verso la Lega delle Nazioni per tutte le questioni connesse con quanto indicato, statuito che nulla in questo articolo preverrà il Mandatario da raggiungere accordi che possa ritenere ragionevoli con l'Amministrazione allo scopo di rendere effettive le disposizioni di questo articolo; è anche statuito che nulla in questo Mandato sarà determinato che conferisca all'autorità del Mandatario d'interferire con la struttura o la gestione degli edifici sacri solamente musulmani, le cui immunità sono garantite.

Articolo 14.
Una Commissione speciale sarà nominata dal Mandatario per studiare, definire e determinare i diritti e le richieste relative ai Luoghi Santi e i diritti e le richieste che si riferiscono alle diverse comunità religiose in Palestina. Il metodo di nomina, di composizione e delle funzioni di questa Commissione sarà sottoposto al Consiglio della Lega per la sua approvazione e la Commissione non sarà nominata o eserciterà le proprie funzioni senza l'approvazione del Consiglio.

Articolo 15.
Il Mandatario farà in modo che la completa libertà di coscienza e il libero esercizio di tutte le forme di culto, sottoposte solamente al mantenimento dell'ordine pubblico e dei costumi siano assicurati a tutti. Nessuna discriminazione di qualsiasi genere sarà fatta tra gli abitanti della Palestina in ragione della razza, religione o lingua. Nessuna persona sarà esclusa dalla Palestina per l'unica ragione del suo credo religioso.
Il diritto di ciascuna comunità a mantenere le proprie scuole per l'istruzione dei propri membri nella propria lingua, posto che si adeguino ai requisiti didattica di natura generale determinati dall'Amministrazione imporre, non sarà negato o danneggiato.

Articolo 16.
Il Mandatario sarà responsabile per l'esercizio della supervisione su istituzioni religiose e di beneficenza di tutte le fedi in Palestina che può essere richiesta per il mantenimento dell'ordine pubblico e il buono governo. Sottoposta a tale supervisione, nessuna misura sarà presa in Palestina per ostruire o interferire con l'attività di tali istituzioni o discriminare qualsiasi loro rappresentante o membro in ragione della sua religione o nazionalità.

Articolo 17.
L'Amministrazione della Palestina può organizzare su base volontaria le forze necessarie per la conservazione della pace e dell'ordine, anche per la difesa del paese, soggette comunque alla soprintendenza del Mandatario, ma non le userà per scopi diversi da quelli sopra specificati salvo col beneplacito del Mandatario. A parte tali scopi, nessuna forza militare, navale o dell'aria sarà reclutata o mantenuta dall'Amministrazione della Palestina.
Nulla in questo articolo precluderà l'Amministrazione della Palestina dal contribuire alle spese per il mantenimento delle forze del Mandatario in Palestina.
Il Mandatario avrà titolo in qualsiasi tempo di usare le strade, ferrovie e porti della Palestina per il movimento delle forze armate e di trasporti di combustibile e approvvigionamenti.

Articolo 18.
Il Mandatario farà in modo che non ci sia discriminazione in Palestina contro i cittadini di qualsiasi Stato Membro della Lega delle Nazioni (incluse società incorporate sotto le sue leggi) in comparazione con quelli del Mandatario o di qualsiasi Stato straniero in questioni riguardanti la tassazione, il commercio o la navigazione, l'esercizio di industrie o professioni o nel trattamento di vascelli mercantili o aerei civili. Egualmente non ci sarà discriminazione in Palestina contro beni che provenienti da o destinati ad alcuno di detti Stati e ci sarà libertà di transito sotto condizioni eque attraverso l'area affidata.
Soggetta a quanto detto e agli altri provvedimenti di questo mandato, l'Amministrazione della Palestina può, su consiglio del Mandatario, imporre tasse e dazi doganali che possano essere considerati necessari e compiere i passi che si possano ritenere migliori per promuovere lo sviluppo delle risorse naturali del paese e per salvaguardare gli interessi della popolazione. Può anche, su consiglio del Mandatario, concludere speciali accordi doganali con qualsiasi Stato il cui territorio nel 1914 era interamente incluso nella Turchia Asiatica o Arabia.

Articolo 19.
Il Mandatario aderirà per conto dell'Amministrazione della Palestina a qualsiasi convenzione internazionale generale già esistente o che possa essere conclusa in futuro con l'approvazione della Lega delle Nazioni e relative alla tratta degli schiavi, al traffico d'armi e munizioni o al traffico di droga o relativa all'equità commerciale, libertà di transito e navigazione, navigazione aerea e comunicazione postale, telegrafica e senza fili o proprietà letteraria, artistica o industriale.

Articolo 20.
Il Mandatario coopererà per conto dell'Amministrazione della Palestina, fino a che le condizioni religiose, sociali e altre lo permettano, all'esecuzione di qualsiasi politica comune adottata dalla Lega delle Nazioni per prevenire e combattere la malattia, incluse le malattie di piante e animali.

Articolo 21.
Il Mandatario assicurerà la promulgazione entro dodici mesi da questa data, e ne assicurerà l'esecuzione, di una Legge sulle Antichità basata sulle seguenti norme. Questa legge assicurerà uguaglianza di trattamento nella questione degli scavi e della ricerca archeologica ai cittadini di tutti gli Stati Membri della Lega delle Nazioni.

Articolo 22.
L'inglese, l'arabo e l'ebraico saranno le lingue ufficiali della Palestina. Qualsiasi dichiarazione o iscrizione in arabo su francobolli o moneta in Palestina sarà ripetuta in ebraico e qualsiasi dichiarazione o iscrizione in ebraico sarà ripetuta in arabo.

Articolo 23.
L'Amministrazione della Palestina riconoscerà i giorni santi delle rispettive comunità in Palestina come giorni legali di riposo per i membri di tali comunità.

Articolo 24.
Il Mandatario farà un rapporto annuale al Consiglio della Lega delle Nazioni a soddisfazione del Consiglio per le misure prese durante l'anno in esecuzione delle disposizioni del mandato. Copie di tutte le leggi e regolamentazioni promulgate o pubblicate durante l'anno saranno comunicate col rapporto.

Articolo 25.
Nei territori che si trovano tra la Giordania e il confine orientale della Palestina come deciso in via definitiva, il Mandatario avrà titolato, col beneplacito del Consiglio della Lega delle Nazioni, di posticipare o non applicare le disposizioni di questo mandato in quanto da esso considerate inapplicabili alle condizioni locali esistenti, e di applicare provvedimenti per l'amministrazione dei territori che potrà considerare appropriati a quelle condizioni, purché nessuna azione che sarà presa sia incompatibile con le disposizioni degli Articoli 15, 16 e 18.

Articolo 26.
Il Mandatario acconsente che in caso qualsiasi disputa di qualsiasi genere sorgesse tra il Mandatario e un altro Membro della Lega delle Nazioni che si riferisse all'interpretazione o all'applicazione del mandato, tale disputa se non può essere risolta con una negoziazione, sarà sottoposta alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale prevista dall'Articolo 14 dell'Accordo della Lega di Nazioni.

Articolo 27.
Il beneplacito del Consiglio della Lega delle Nazioni è richiesto per qualsiasi modifica dei termini di questo mandato.

Articolo 28.
Nell'eventualità della terminazione del mandato col presente conferito al Mandatario, il Consiglio della Lega delle Nazioni emetterà le disposizioni che potrà ritenere necessarie per salvaguardare per sempre, sotto garanzia della Lega, i diritti assicurati dagli Articoli 13 e 14, e userà la sua influenza per assicurare, sotto la garanzia della Lega che il Governo della Palestina onorerà pienamente le obbligazioni finanziarie legittimamente sottoscritte dall'Amministrazione della Palestina durante il periodo del mandato, inclusi i diritti dei dipendenti pubblici alle pensioni o gratifiche.
Il presente strumento sarà depositato in originale nell'archivio della Lega delle Nazioni e copie munite di certificato saranno spedite dal Segretario Generale della Lega delle Nazioni a tutti i Membri della Lega.
Redatto A Londra il ventiquattresimo giorno di Luglio, mille novecento e ventidue.


Il documento in formato PDF:
http://www.ilvangelo-israele.it/news/immagini/ConferenzaSanRemo1922.pdf

Minuta della seduta del Concilio Supremo, 24 aprile 1020:
http://www.ilvangelo-israele.it/news/immagini/Minutes_of_Conference.pdf

*

Vale la pena di rileggere attentamente i passaggi del documento segnati in rosso:

Preambolo: «...le principali Potenze Alleate si sono anche accordate che il Mandatario [per la Palestina] debba essere responsabile per dare effetto alla dichiarazione originalmente fatta il 2 Novembre 1917 dal Governo di Sua Maestà Britannica e adottata dalle dette potenze, in favore della costituzione in Palestina di una nazione (national home) per il popolo ebreo...»

«Articolo 2 - Il Mandatario sarà responsabile per mettere il paese in condizioni politiche, amministrative e economiche tali che assicurino la costituzione della nazione (national home)...»

«Articolo 4 - Un'apposita agenzia ebrea sarà riconosciuta come persona giuridica con lo scopo di consigliare e cooperare con l'Amministrazione della Palestina in questioni economiche, sociali e altre concernenti la costituzione della nazione ebrea (Jewish National Home) e gli interessi della popolazione ebrea in Palestina e, sempre soggetta al controllo dell'Amministrazione, assistere e prendere parte allo sviluppo del paese.
L'Organizzazione Sionista, fin tanto che la sua organizzazione e costituzione siano adeguate nell'opinione del mandatario, sarà riconosciuta come tale agenzia. Procederà alla consultazione col Governo di Sua Maestà Britannica per assicurare la cooperazione di tutti gli ebrei disposti a collaborare alla costituzione della nazione ebrea (the establishment of Jewish National Home).»

«Articolo 6 - L'Amministrazione della Palestina, nell'assicurare che i diritti e la posizione di altre parti della popolazione non siano pregiudicate, faciliterà l'immigrazione ebrea (shall facilitate Jewish immigration) sotto condizioni appropriate e incoraggerà, in co-operazione con l'agenzia ebrea indicata nell'Articolo 4, la prossima sistemazione degli ebrei sulla terra, incluse terre dello Stato e terre incolte non richieste per scopi pubblici.»

«Articolo 7 - L'Amministrazione della Palestina sarà responsabile per decretare una legge sulla nazionalità. Sarà incluso nelle disposizioni di questa legge quadro come facilitare l'acquisizione della cittadinanza palestinese da parte di ebrei (Palestinian citizenship by Jews) che prendano la loro residenza permanente in Palestina.»

Alla Potenza Mandataria, cioè la Gran Bretagna, furono dunque affidati i seguenti compiti:
1) promuovere la costituzione della "nazione ebrea";
2) facilitare l'"immigrazione ebrea" nella nuova nazione;
3) incoraggiare la "prossima sistemazione degli ebrei sulla terra" della nazione;
4) facilitare l"'acquisizione della cittadinanza palestinese da parte di ebrei che prendano la loro residenza permanente in Palestina".

Particolarmente interessante è quest'ultimo compito: gli ebrei devono essere aiutati a diventare... cittadini palestinesi. Questo conferma che nella Palestina geografica di quel tempo erano presenti arabi ed ebrei, ma nessuno aveva l'esclusiva del termine "palestinese". La nascente nazione ebraica avrebbe anche potuto chiamarsi "Palestina", e nessuno si sarebbe scandalizzato. Gli arabi in seguito si sono infuriati, ma solo perché hanno rifiutato decisamente e rifiutano ancora oggi l'esistenza stessa di una nazione ebraica, non certo per il suo nome. L'unica nazione di cui si parla in tutto il documento elaborato dalla Conferenza è quella ebraica. Mai viene nominata una nazione araba, neppure in forma ipotetica. Gli arabi sono presi in considerazione soltanto come comunità di persone a cui devono essere garantiti i diritti di proprietà, lingua e religione.

Un altro fatto importante riguarda l'estensione territoriale del Mandato affidato alla Gran Bretagna. Come gli storici sanno bene, in quel tempo si parlava di Palestina cisgiordania e Palestina transgiordania. Quindi nella Palestina affidata alla Gran Bretagna dalla Lega delle Nazioni era compresa anche l'attuale Giordania. Su quel terreno sarebbe dovuta nascere la nuova nazione ebraica. Se Israele avesse ottenuto anche tutto il territorio "dal fiume al mare", cioè la parte a ovest del Giordano, avrebbe ricevuto più o meno un quarto del territorio assegnato alla Potenza mandataria. Ma gli interessi delle potenze vincitrici indussero la Gran Bretagna a cedere tutta la parte est del Giordanno al Mandato francese sulla Siria e regione fu donata all'emiro hashemita Abdullah. In questo modo la Palestina transgiordania cambiò nome e ora è nota con il nome di Giordania. In conclusione, sul territorio affidato per mandato alla Gran Bretagna invece della nazione ebraica è sorta per prima una nazione araba palestinese. Gli ebrei speravano che questo almeno accontentasse gli arabi della zona. Ma come sappiamo non fu così.
Dalle due figure riportate qui sotto si può capire in quale misura gli interessi britannici fecero "dimagrire" il territorio su cui avrebbe dovuto nascere la nazione ebraica.






“Loro” sono ricchi – e prodighi – di frasi fatte, di slogan, di mantra, Israele stato illegittimo, Israele stato illegale, Israele costruito su terra rubata ... Noi di quella roba lì non ne abbiamo; in compenso abbiamo un bel po’ di documenti, come quelli che vi ho fatto leggere qualche giorno fa, e come questo, straordinario, ora disponibile anche in italiano grazie all’infaticabile lavoro di Marcello Cicchese con il suo benemerito sito http://www.ilvangelo-israele.it/. Leggetelo, se vi va diffondetelo, e fatene buon uso.

barbara


20 aprile 2010

DUE PESI, DUE MISURE

Le guerre al terrorismo non sono tutte uguali

di Michael Freund

Qual è la differenza fra lo Sri Lanka e Israele? La domanda può sembrare bizzarra, e invece è assai pertinente, e molto più significativa di quanto non si possa pensare. Giacché infatti, a parte tutte le altre risposte più ovvie come le rispettive dimensioni dei due paesi, la loro posizione geografica, la loro struttura sociale, la topografia e il clima, c'è in particolare una differenza che è emersa in modo evidente nei mesi scorsi.
Si consideri la seguente notizia. Lo scorso dicembre truppe governative hanno lanciato una campagna militare coordinata, con migliaia di soldati pesantemente armati all'attacco di roccheforti terroristiche nello sforzo di infliggere un duro colpo decisivo a nemici estremisti. Dopo aver sopportato per anni attacchi suicidi e dopo parecchi cessate il fuoco falliti, le autorità hanno deciso che non avevano altra scelta che quella di ricorrere a una forza schiacciante per ribaltare l'equazione strategica sul terreno: si sono convinte che andasse fatto qualcosa di decisivo per mettere finalmente in ginocchio i terroristi.
Sebbene questa descrizione di eventi possa suonare familiare, non si cada nell'errore di pensare che riguardi soltanto il nostro piccolo angolo di Medio Oriente. Infatti, mentre le Forze di Difesa israeliane entravano nella striscia di Gaza per colpire Hamas, un'analoga serie di eventi aveva luogo circa 5.400 km più a est, nello Sri Lanka, dove l'esercito veniva lanciato alle calcagna delle Tigri Tamil.
Eventi analoghi, sì, ma con una cruciale differenza: mentre Israele veniva universalmente condannato per aver osato difendersi, non si sentiva levarsi neanche un pigolio sulla versione data dallo Sri Lanka della sua guerra al terrorismo.
Per anni le Tigri Tamil, che l'FBI ha definito "la più spietata ed efficiente organizzazione terroristica del mondo", si sono battute per ritagliarsi una regione autonoma nella parte settentrionale dell'isola. Scalpitanti sotto il dominio della maggioranza cingalese, le Tigri hanno terrorizzato il resto del paese per quasi tre decenni montando temerari attentati terroristici contro obiettivi civili e militari nella speranza di riuscire a staccarsi, formando uno stato etnico Tamil indipendente. E sono risusciti a creare una enclave in stile striscia di Gaza, dove hanno imposto un pesante regime di brutalità e ferocia. Esattamente come Hamas, le Tigri, note anche con l'acronimo LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam), hanno usato i civili come scudi umani contro l'esercito dello Sri Lanka e hanno sottomesso i loro oppositori interni con l'intimidazione e l'assassinio.
Nel 2005 i cittadini dello Sri Lanka eleggevano alla presidenza Mahinda Rajapaksa, che escludeva ogni autonomia Tamil ripromettendosi di riconsiderare il processo di pace alla luce dell'intransigenza delle Tigri. Quando i terroristi violarono un cessate il fuoco mediato dai norvegesi (qualche eco del fallito processo di Oslo?), l'anno scorso il governo decideva di tentare la strada di una vittoria sul campo anziché continuare a perseguire una pace instabile.
"Abbiamo dato chiare istruzioni - dichiarava domenica scorsa il ministro della difesa sri-lankese Gotabhaya Rajapaksa al Washington Post - niente cessate il fuoco e niente negoziati finché non avremo completamente sconfitto le LTTE. Le LTTE userebbero cessate il fuoco e colloqui di pace per riorganizzarsi e rifornirsi di armi. Ci sono già state decine di negoziati e più di dieci cessate il fuoco, tutti falliti. Dopo ogni periodo di negoziati, tornano alla carica più forti di prima. Abbiamo deciso che quando è troppo è troppo".
Dopo aver approntato la risposta militare e aver raccolto dietro ad essa il sostegno del grosso della popolazione, il governo è passato all'offensiva prendendo il controllo della penisola di Jaffna, nel nord, per poi procedere alla conquista di diversi altri avamposti delle Tigri. Allo stato attuale sembra che una sconfitta definitiva dei ribelli sia prossima.
Eppure il conflitto nello Sri Lanka, che è già costato il doppio di vite umane della controffensiva israeliana a Gaza, viene a mala pena registrato dal radar dell'opinione internazionale. Evidentemente le guerre al terrorismo non sono tutte uguali.
Certo, i gruppi per i diritti umani hanno severamente criticato sia il governo dello Sri Lanka che le Tigri Tamil per il trattamento dei civili. Ma la crisi non si può certo dire che figuri nella lista delle priorità internazionali: non si è visto nessun appello nelle università occidentali per il boicottaggio dello Sri Lanka; non si è letto quasi nessun editoriale sui maggiori organi di stampa che denunciasse con parole vibranti l'operazione anti-terrorismo nell'isola; le televisioni non aprono tutte le sere i loro notiziari con le immagini di quel conflitto né con l'aggiornamento in tempo reale della conta dei morti; nessun leader europeo è accorso nella regione a fare pressione sul governo affinché richiami le sue truppe cessando i combattimenti senza condizioni.
Si tratta di pura e semplice ipocrisia senza vergogna. Giacché, oltretutto, lo Sri Lanka si batte per impedire un'insurrezione secessionista e non - come Israele - contro un movimento terrorista votato alla sua distruzione (dopo il completo ritiro israeliano dall'enclave di Gaza). Eppure lo Sri Lanka può procedere praticamente indisturbato, mentre Israele deve subire una costante e martellante condanna internazionale.
Il conflitto nello Sri Lanka, naturalmente, non è che uno dei tanti conflitti che attirano molta meno attenzione di Israele. Quando è stata l'ultima volta che avete visto un diplomatico o un dimostrante scatenarsi furibondo in televisione per crisi come quelle in Somalia, in Birmania o nella Repubblica Democratica del Congo? Dal momento che i mass-media ignorano queste crisi, la maggior parte della gente non ricorda nemmeno che esistono: molti probabilmente non saprebbero nemmeno indicare questi luoghi sulla carta geografica. Chi invece può dire di non aver sentito praticamente ogni giorno della crisi israelo-palestinese?
Ecco dov'è la tragedia dell'atteggiamento ipocrita della comunità internazionale: prendendosela costantemente e solamente con Israele non solo si comporta in modo ingiusto verso lo stato ebraico, ma per di più ignora una serie innumerevole di altre crisi in giro per il mondo, lasciandole marcire praticamente all'infinito.
Qual è dunque la vera differenza fra lo Sri Lanka e Israele? Per quanto concerne la comunità internazionale, è tutta qui: c'è la (cattiva) notizia quando ci sono di mezzo gli ebrei; non c'è nessuna notizia quando si tratta di Tamil e di cingalesi. (Jerusalem Post, 25 febbraio 2009 - da israele.net)

E di due pesi e due misure parla anche lui che, emulo di Dustin Hoffman, non sbaglia una cartolina.


barbara


19 aprile 2010

ISRAELE COMPIE 62 ANNI

Credo che il modo migliore per celebrare la ricorrenza sia quello di riportare le parole scritte ieri da Ugo Volli.

Vigilia d'Indipendenza

Come si formano gli Stati? Nella maggior parte dei casi per via di guerre di conquista. È il caso dell'Italia, della Germania, più anticamente della Francia e della Gran Bretagna, della Russia e della Spagna, unificati da dinastie che badavano per lo più al loro interesse dinastico, anche se magari non erano "indifferenti al grido di dolore" del paese oppresso dagli stranieri, come disse Carlo Alberto. Le eccezioni a questa nascita giustificata esclusivamente dalla forza sono rare: stati che proclamano la loro indipendenza sulla base di principi, che giustificano la loro istituzione con una dichiarazione approvata democraticamente. È il caso degli Stati Uniti con la grande prosa di Thomas Jefferson: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità".
Ed è il caso del testo più sobrio letto sessantadue anni fa, il 5 di Iyar del 5708, da Ben Gurion: "In Eretz Israel è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l'eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma'apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all'indipendenza nazionale".
È un testo importantissimo e che merita di essere studiato nei dettagli. Nei paragrafi successivi ci si richiama al sionismo e ai suoi programmi congressuali, si citano come fonti legittimanti la dichiarazione Balfour e forse per l'unica volta al mondo, una decisione dell'assemblea dell'Onu: "L'Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano".
Si proclamano i principi politici democratici (“Lo Stato d'Israele sarà aperto per l'immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d'Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite").
Si propone, nonostante l'aggressione in corso, la pace ai nemici che cercavano di distruggere Israele alla nascita e ancora lo fanno ("Facciamo appello - nel mezzo dell'attacco che ci viene sferrato contro da mesi - ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d'Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero").
Con tutte le difficoltà di una storia tormentata e tutte le oscillazioni di una politica democratica, soprattutto nonostante i costi umani di un'aggressione subita ininterrottamente da allora e che ci obbliga a tenere nella giornata di oggi il lutto delle vittime, prima di poter festeggiare l'indipendenza, Israele ha tenuto fede alla sua dichiarazione, si regge ancora oggi sui valori di allora e conduce in sostanza la stessa grande politica disegnata dalle parole di Ben Gurion. Purtroppo l'appello al buon vicinato non è mai stato veramente raccolto, perché esso presuppone l'accettazione del "sovrano popolo ebraico stabilito sulla sua terra", che gli arabi rifiutano e una volontà di "collaborazione e aiuto reciproco" che è negata anche nell'odio da coloro che hanno firmato accordi di pace con Israele.
Da parte nostra, di ebrei della Diaspora, non ci resta che continuare ad adempiere alla nostra parte del compito, com'è descritta nell'ultima frase del documento: "Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell'immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell'antica aspirazione: la redenzione di Israele". E di essere fieri di una formazione politica che nella sua essenza, è la più democratica e motivata nei principi che ci sia oggi al mondo.

Ugo Volli

                                         

Ecco, siamo arrivati fin qui, perché ci abbiamo creduto e per questo non è stato un sogno. Qui, per chi fosse interessato, il testo integrale della dichiarazione di indipendenza, di cui qui potete ascoltare uno spezzone. Poi bisogna assolutamente guardare questo e dedicare un pensiero a coloro che alla difesa di Israele hanno sacrificato la propria vita. E infine un messaggio per i nostri nemici: siamo venuti per restare, sappiatelo e fatevene una ragione.

buon compleanno israele!

barbara

AGGIORNAMENTO: guardare anche questo.


18 aprile 2010

UNA COSA MI PIACEREBBE CAPIRE

Perché il signor Gino Strada che, fra i quasi sette miliardi di persone che popolano il pianeta Terra, è sicuramente piazzato ai primi posti nella classifica degli odiatori di Berlusconi, perché, dicevo, ogni volta che qualcuno si azzarda a muovergli qualche critica, vuoi per il suo passato violento, vuoi per il suo presente, diciamo così – giusto per usare un eufemismo – ambiguo, o che viene beccato con le mani nella marmellata delle più sordide frequentazioni (vedi caso Mastrogiacomo, con contorno di interprete lasciato scannare senza muovere un dito giusto per dimostrare che per lui ogni essere umano è uguale a qualunque altro essere umano) perché, mi domando, si mette a strillare al complotto come una gallina spennata preciso identico a Berlusconi? Perché?

barbara


16 aprile 2010

PERLE

Essendo dell’opinione che ogni tanto occorra distrarsi un momentino dalle discussioni sui massimi sistemi e dalle tragedie planetarie, ho deciso di offrirvi una pausa di relax, presentandovi questa deliziosa collezione di perle che ho raccattato su nei miei vagabondaggi per il cannocchiale. Godetevele tutte!

Ciao a tutti...sapete ke sto facendo???
sto parlando al telefono con il mio amoruccio!!!
ogni volta è sempre piu bello....mi fa ridere....
è bello sentirlo ridere!!! mi fa sentire felice!!lo amo troppo...
buona notte.....io intanto...continuo a parlare cn il mioamoruccio....
vi volgio troppo bene....
vita mai ti amooooooooooooooo

ciao raga sn nuova...quindi nn so fare nulla!!!ahahah...kmq io sn una ragaxa molto socievole (dipende k xsn)simpa,mi piace divertirmi uscire andare a ballare anke se n c vado molto...ma kmq...sn single!!!:(...ecc....

Ciau io mi kiamo klaudia...questo è il primo post...e devo dire ke già mi piace scriverli...cmq ora vadu ciauuu!

?al?? s ??gl?s ¢?as!

Siamo una casa di cura che si occupa di psichiatria, abbiamo deciso di aprire un blog per far conoscere meglio questa malattia

SALVE A TUTTI ALLORA CHE PROPOSTE AVETE CHE FACCIAMO?TANTO QUA NON SERVIAMO A NESSUNO L'UNICA COSA CHE CI POSSIAMO INCONTRARE QUA' PER FARE QUALCOSA DITEMI LE VOSTRE OPINIONI I VOSTRI PENSIERI COSA VOLETE FARE E COME PENSATE DI FARE

finalmente....
.....mankano 13 gg e io e il mio piccino facciamo 6 mesi(di fidanzamento)...be il 23 ottobre sarà speciale abbiamo deciso,gia da tempo,di andare al ristorante(l'abbiamo deciso appena ci siamo messi insieme)e si....voglio una cenetta a lume di candela...sto gia penx a ke cosa prenderli...xk sapete so ke li dv regalare a natale ma ankora nn so ke regalarli il 23...besi sn un po una cipolla....CREDO SIA INUTILE DIRE KE è UN BELLISSIMO PERIODO XK SI VEDE:)questo è stato un mese bellissimo m un po strano abbiamo litigato un pokino xo tutto benissimo ora!!!:)
madoooooooooooo
sono felicissima:)


BENTORNATI
IL MIO PRIMO BLOG..........LA CONSEGUENZA DI DIRE LA MIA SU QUESTE "SCELTE" NON TANTO DEMOCRATICHE DI QUESTI POLITICI.

Parlare delle proprie cose personali non ha senso quando tutti siamo impegnati a riflettere su questioni etiche di portata escatologica

un mondo che non conoscevo e che solo per sentito dire avevo visto

Dobbiamo credere in quello in cui crediamo

riekkoci qui...trp bello qts mese...è stato il + bello...
ma anke il + triste...si xk è tt + emozionante...tt + forte d prima...
da adexo penso sl al presente...nn penso + al passato e nn penserò al futuro
sl al presente e nn mi illuderò + cm prima...nn m farò + trattare cm una volta...
si xk la giody da gg è nuova xk lui gli ha ft imparare la lezione...
da adexo nn voglio + soffrire...ma so ke sarà molto difficile...
cambierò davvero?!forse...nexuno nn lo sa....
sn sl kontenta d nn aver dt ql cs a lui...sarebbe kambiato tt qnt...
_giody_

È raro che mi pronunci su questioni politiche. Quando l’ho sempre fatta è perché la mia preparazione e il relativo studio su di esso è avvenuto in maniera rigorosa.

i "cacciatori" di criminali esistono da sempre, praticamente da quando esiste il crimine

Serve un Zapatero italiano


Fa sempre un po’ male tornare sul luogo del delitto. Ci si scopre nudi e invulnerabili.

>_>

AHAH. NO, grazie.
La parola ruota di scorta non mi piace.
VAFFANCULO.

Scusate lo sclero molto YEEEEAH.
Si oggi sono fissata con YEEEAH e YO.

Sciau gente.
Buona notte.
<3

Lunedi alle undice e mezza di sera piangevo dal dolore da quanto ho avuto dolori forti...

Ha appena 18 anni si chiama Fadua ed è indiana ma nn ha il burka!

ecco ancora un post
questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo questo e' il testo

insomma, scendiamo in puglia per un incombente di lavoro

Vero che ora vi sentite meglio?

barbara

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 16/4/2010 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


15 aprile 2010

OGGI ANDIAMO PER OSTERIE

Osteria del vescovado

Osteria del grossetano
paraponzi ponzi po
c'è l'emerito un po' strano
paraponzi ponzi po
se gli cascano le uova
son gli ebrei lui ha la prova
taratazum lallero taratazum lallà

Osteria della pasticca
paraponzi ponzi po
il cervello ormai si incricca
paraponzi ponzi po
se non trova il bollitore
è perché uccisero il Signore
taratazum lallero taratazum lallà

Osteria della disdetta
paraponzi ponzi po
questa cosa io non l'ho detta
paraponzi ponzi po
son gli ebrei coi loro media
io mi grattavo su una sedia
taratazum lallero taratazum lallà

Osteria del vecchio andazzo
paraponzi ponzi po
non è che l’ebreo sia pazzo
paraponzi ponzi po
delle volte non è santo
e gli girano anche tanto
taratazum lallero taratazum lallà

Il Tizio della Sera

Beh, lasciate che lo dica chiaro e forte: TIZIO DELLA SERA, TI ADORO! Così come, ma questa è cosa nota da sempre, adoro Ugo Volli; anzi, per essere precisi, lo adoro una volta, due volte, tre volte, quattro volte. E allora, ecco, al Tizio della Sera, a Ugo Volli, a me, in ricordo di quando c’erano le mezze stagioni e i capelli erano neri e la Fiorentina vinceva, e in considerazione del fatto che gli anni passano e i bimbi crescono e le mamme imbiancano e imbiancano ahimè anche i figli e le figlie e magari manca anche un po’ il fiato ma non sfiorisce, ah no, non sfiorisce neanche un po’ l’entusiasmo, ecco, a noi tre, dicevo, voglio fare questa piccola dedica.

barbara


14 aprile 2010

DAI, FAMMI UNA COCCOLA!



barbara


13 aprile 2010

UNA DOMANDA A SUA EMINENZA REVERENDISSIMA

il cardinale signor Tarcisio Bertone: se è scientificamente dimostrata una significativa correlazione tra omosessualità e pedofilia, come la mettiamo col fatto che circa il 90% degli abusi sui bambini si consumano in famiglia, ossia ad opera di padri, zii, nonni, vale a dire di uomini regolarmente sposati con una donna? Tutti criptofinocchi ammogliatisi per “salvare le apparenze”?
(Piesse: Giamba ti avverto che se vieni a rompere i coglioni con le tue solite vaccate ti infilo una bomba ananas nel culo e poi ti mando a lamentarti da Bertone)



barbara


12 aprile 2010

GERUSALEMME! GERUSALEMME!

È uno dei temi caldi del momento, Gerusalemme: chi, dopo aver esultato per la riunificazione di Berlino, ne auspica la divisione; chi, senza averci mai messo piede, sa con assoluta certezza che cosa è o non è giusto farne; chi, arrivato per ultimo, pretende che sia tutto suo; e poi ancora chi romanza la storia e chi inventa favole e chi crea leggende e chi manda un bacio chi getta un fiore chi si prenota per due ore ... Forse è arrivato il momento di cominciare a fare un po’ di chiarezza, di sbrogliare qualche matassa, di buttare nella spazzatura un po’ di ciarpame, di chiudere la bocca ai ciarlatani e lasciar parlare la Storia, i fatti, i documenti.
E cominciamo con questo importantissimo documento, alla cui traduzione mi onoro di avere collaborato. Un’avvertenza soprattutto agli “addetti al lavori”: all’inizio troverete cose che sostanzialmente sappiamo tutti; leggetelo lo stesso, perché più avanti troverete cose davvero pochissimo conosciute. È un documento lungo, ma vale la pena di leggerlo tutto. Poi per chi mastica un po’ di inglese è sicuramente interessante da leggere questo, dove si scopre che quelli che rivendicano i propri antichissimi diritti su Gerusalemme “terza città santa dell’islam” sono un po’ come quel marito che dice giù le mani dalla mia donna, se solo ti azzardi a guardarla sei un uomo morto, poi si va un po’ a ficcare il naso negli affari suoi e comincia a venir fuori quella volta che non aveva soldi da andare in crociera e l’ha mandata a battere, e quella volta che è andato in vacanza con l’amante e si è dimenticato di lasciarle i soldi per mangiare e le è toccato andare a chiedere l’elemosina, e quella volta che se l’è giocata a poker ... Sì, dirà qualcuno, ma il fatto è che adesso gli arabi a Gerusalemme ci sono: ne vogliamo tenere conto sì o no? Certo che ne tengo conto. Anzi, ne tengo talmente conto che lascio addirittura la parola a loro.
Ecco, adesso forse abbiamo le idee un po’ più chiare. Poi, certo, chi alla Storia preferisce le storielle, chi all’informazione preferisce la propaganda, chi ai fatti preferisce le favole, quelli ci saranno sempre ma, si sa, c’è anche chi è convinto che coi fiori di Bach si cura qualunque malattia e che se sei del capricorno non puoi sposare un gemelli e che la malachite va bene per toro e scorpione ma non per il sagittario ... E vabbè, cercheremo di essere comprensivi e tolleranti nei confronti di questi nostri poveri fratelli meno fortunati ...


Gerusalemme, quartiere ebraico visto da nord-est, 1870 (quello che adesso gli ebrei non ci possono costruire perché è roba di quegli altri ...)

barbara


11 aprile 2010

YOM HA SHOAH

Oggi, 11 aprile, giorno 27 del mese di Nissan, è Yom ha Shoah, e lo voglio celebrare con le parole di Ugo Volli.

Davar Acher - Yom ha Shoà, il nostro modo di ricordare

Questa sera, nel mondo ebraico, inizia Yom ha Shoà. Non la cerimonia civile europea del Giorno della Memoria, con tutta la sua popolarità pubblica e l’importanza rispetto al sentire comune della società italiana che sappiamo, ma anche con tutte le ambiguità che sono progressivamente emerse negli ultimi anni: paragoni impropri con altre stragi, col trattamento attuale degli immigrati o addirittura con la politica difensiva dello Stato di Israele, dibattiti viziati da volontà propagandistica sul ruolo di soggetti terzi come la Chiesa, un certo generale buonismo che rischia di occultare i meccanismi veri della distruzione dell’ebraismo orientale.
Yom ha Shoà è invece una ricorrenza nostra, una cerimonia che rappresenta forse la prima cellula della elaborazione storico-religiosa della grande tragedia che il nostro popolo deve ancora metabolizzare secondo i tempi lunghi e i modi caratteristici del pensiero ebraico. Una linea di riflessione non banale può essere suggerita dal nome ebraico della ricorrenza, che non è semplicemente Yom ha Shoà, il ricordo del “disastro” che l’Europa ha inferto al nostro popolo con responsabilità differenziate, ma certo non tutte riconducibili alla persona di Adolf Hitler o all’azione del suo partito. La ricorrenza è chiamata in Israele Yom ha Shoà Vegvurà, giornata della sciagura e dell’eroismo (o, se vogliamo risalire un po’ più indietro nell’etimologia, addirittura della forza). Gvurà è un termine che appartiene alla nostra tradizione religiosa, che per esempio compare fra le benedizioni del mattino (“Tu che cingi Israele di eroismo”).
Rispetto all’immagine comune della Shoà, quella per intenderci che si celebra comunemente nel Giorno della Memoria, c’è un’evidente incongruenza. Non potrebbe esserci accostamento più stridente col paradigma della vittima non solo innocente ma quasi inconsapevole che è diventata in Europa la lente dominante dell’interpretazione popolare della Shoà. È chiaro che durante la Shoà ci sono stati degli eroi, nel senso comune del termine, i Giusti delle nazioni, innanzitutto, ma anche i resistenti che si sono ribellati a Varsavia come altrove. Si può notare come costoro, nell’immaginario popolare rappresentato dai film di successo, abbiano di recente preso un’immagine un po’ gaglioffa, da avventurieri o vendicatori da strapazzo. Anche se questa non è certo la verità storica, sappiamo dagli scritti dei sopravvissuti, per esempio di Primo Levi, come l’esperienza della Shoà non sia stata per lo più affatto eroica in questo senso, perché i deportati erano costretti dentro una macchina costruita per umiliarli e toglier loro la dignità prima di ucciderli e certo non in condizione di opporsi con la forza fisica ai loro aguzzini.
Eppure è importante pensare che vi sia stata gvurà nel popolo ebraico perseguitato, vi sia stata cioè la capacità di opporre l’ebraismo alla barbarie. È quel che tante testimonianze riferiscono. È importante farlo per onorare la memoria delle vittime, per restituire loro una faccia e un comportamento ebraico (anche questo vuol dire Iad vashem); ma anche per contrapporsi all’idea che l’ebreo buono sia la vittima, l’agnello sacrificale, come in fondo ci vorrebbe ancora oggi l’Europa civile e progressista, che ci ama come vittime e ci rimprovera oggi di difenderci. La Shoà, come la vediamo noi, è un momento di lutto, ma anche di gvurà, di sciagura e di eroismo. Come tanti altri episodi nella nostra storia, disastri riscattati dalla volontà, dalla capacità, dalla fede necessaria per non lasciarsi abbattere e continuare la nostra strada. Questo dice la nostra memoria storica in formazione e non dobbiamo certo meravigliarci che sia diverso da quel che dice agli europei il loro Giorno della Memoria.

Ugo Volli

Legenda


                                                                    • • • • • • • • • • • • • • •

Non so se quella che segue sia una storia vera ma, per quello che so di Israele e per quello che so di un buon numero di sopravvissuti, può benissimo esserlo. In ogni caso mi sembra molto adatta a completare la celebrazione di questa ricorrenza nello spirito giusto.

Istantanee - Perach la-nizzol ("Un fiore per il sopravvissuto")


"Stasera ho il 'fiore': non torno per cena", aveva comunicato lapidariamente Itamar alla madre, chiudendo il telefono.
"Fiore?!" fece eco perplessa la madre, ma lui aveva già chiuso la comunicazione. Aveva indossato una divisa stirata; il fiore l'avrebbe portato Noa, una soldatessa bruttina, ma che un po' gli piaceva. Si trovarono sotto l'edificio dove abitava la sopravvissuta dalla Shoah, con cui avevano appuntamento quella sera; l'esercito aveva organizzato incontri tra soldati e sopravvissuti, all'insegna del motto: "un fiore per il sopravvissuto".
La loro sopravvissuta li aveva già bidonati due volte, ma loro non si tiravano indietro.
Mentre salivano le scale, fianco a fianco, i loro occhi si incrociarono imbarazzati: da quando erano nati avevano nelle orecchie il suono delle sirene che commemoravano il giorno della Shoah; avevano letto sui libri di scuola la testimonianza degli orrori più atroci; avevano sentito i discorsi degli insegnanti e del direttore e seguito le interviste alla televisione, ma un sopravvissuto non lo avevano mai affrontato a tu per tu.
Le loro famiglie erano venute dall'Europa prima delle persecuzioni: la famiglia di Itamar si era installata nel primo quartiere ebraico di Tel Aviv, i genitori di Noa si erano incontrati in kibbutz. "…mah! Non so cosa proprio cosa dirle…" fece a bassa voce Noa, come parlando tra sé. Il piccolo grugnito di assenso che le venne dalla parte di Itamar la rincuorò un poco. Itamar era lungo lungo e magro, sembrava proprio un palo del telefono conficcato di fronte alla porta, pensò Noa, prendendo coraggio dal suo impaccio per decidersi a suonare. La sopravvissuta aprì la porta con un sorriso gioviale, recuperò con destrezza il fiore che pendeva malinconicamente dalla mano di Noa e fece accomodare gli ospiti in salotto. Un "salotto polacco" , con pesanti poltrone di velluto color senape col poggiatesta di trine all'uncinetto e fiori di stoffa nei vasi. Alle pareti erano appesi quadri a olio, con boschi, laghetti e cigni; un gatto grasso e rossiccio li sorvegliava dal divano. La sopravvissuta sparì svelta in cucina, riemergendone subito con un vassoio di metallo argentato con i bicchieri per il tè e una torta di cioccolata.
"Osem!" annunciò con una risatina confidenziale, lei non aveva tempo per fare i dolci, li comprava al supermercato - del resto, le torte della "Osem" erano decisamente più buone delle sue… Era piccola e rotondetta, con un viso dorato di cipria e le labbra tinte di rosa vivace. Mentre i due soldati sorbivano il tè, lanciando furtive occhiatine intorno, lei se li guardava ben bene; alla fine del rapido, ma accurato esame, emise un sospiro complice e, alzatasi con slancio dalla poltrona, corse via. La sentirono frugare in un'altra stanza: "Adesso arriva con le foto di famiglia", sussurrò Noa e Itamar annuì in fretta, mettendosi un dito sulle labbra: "Occhio, non è sorda!!", diceva l'indice di Itamar.
Il gatto sbadigliò, accigliato, poi salto giù dal divano e andò incontro alla padrona, mettendosi alle sue calcagna. Lei tornò con due barattolini, si risedette, assestandoseli in grembo, e entrò subito in argomento: "Sei proprio carina - fece, rivolta a Noa - però, la pelle…Hmm! La pelle bisogna curarla di più, con questo clima!"
"…ma io sono nata qui!" - protestò Noa. "E meno male!!" tagliò corto la sopravvissuta, "ma la pelle è una cosa delicatissima! Pensa, una cosa tanto fragile ci difende da quando siamo nati: non bisogna aiutarla un po'?". Si guardò intorno un attimo, in cerca di ispirazione, poi spedì Itamar a dar da mangiare al gatto. Approfittando di essere sole per un momento, spiegò a Noa come curare i foruncoli e come rendere la pelle luminosa. Aveva certe ricette di creme che faceva sua nonna a Cracovia, altro che Helena Rubinstein. Una volta arrivata in Palestina, dopo il lager e dopo il campo a Cipro, aveva subito capito che bisognava aggiornarsi ed era andata a studiare da estetista, era stanca di avere la pelle bruciata dall'aria calda del Paese. "E, poi, sciogliti i capelli, vedrai che figurone fai", disse col tono più naturale del mondo; Noa si rese conto all'istante che non le restava che ubbidire. "Krasavitza! Bellissima!- fece la sopravvissuta gioiosamente - voi due mi chiamate signora Fleiszman, ma il mio nome è Eva: cara bambina, dammi retta". Si chinò in avanti, confidenziale, e spiegò che il suo problema era la pelle troppo bianca: "Ce l'avevano tutte le donne di famiglia, mia madre e sei sorelle…: in Polonia era una gran bella cosa, ma, quando sono arrivata qui, mi chiamavano "faccia da morta", "saponetta", ma per il bucato, capisci?".
"Saponetta?", fece Noa, non troppo sicura di aver capito. "Be', 'saponetta' erano tutti i reduci dai campi di concentramento agli occhi degli ebrei di qui, ma…'saponetta da bucato' ero solo io: un bel guaio!", spiegò Eva e fece un piccolo gesto con la mano: "Così va la vita, bambina mia, ognuno è affezionato a quello che conosce, mica bisogna prendersela…Quando verrà il Messia, capiremo anche questo. Io, lo vedi?, metto la cipria scura così questo biancore lo vedo solo io, al mattino, e sai che? Sono contenta della mia pelle di latte - l'orgoglio delle donne di casa mia, in Polonia, però".
Tornò Itamar, scortato dal gatto che miagolava penosamente : "Gli ho dato da mangiare, come mi aveva detto lei, ma mi sembra scontento", osservò , un po' avvilito, perché gli piaceva il diversivo del gatto per rompere il ghiaccio della Shoah.
"Ah, Mitzi! Che gatto simpatico! – esclamò Eva - è come gli uomini, quando stanno bene, si lamentano! Non ci fare caso… Quando stavamo laggiù , chi si lamentava? Eravamo troppo occupati con tutte le tzures, chi aveva la forza di lamentarsi?" e, indirizzandosi in particolare a Noa, enunciò: "Mio marito - di benedetta memoria - cominciava la giornata così: Eva?! Perché non hai ancora acceso la stufa: si gela! Eva?!, Il gatto miagola che mi ha fatto diventare sordo, ma gli darai da mangiare una buona volta? Eva dove sei? …Già fuori a spettegolare con la vicina - e io son qua che muoio di fame… Eva! Accidenti a te! Fatti vedere almeno, così dico 'buongiorno' alla mia disgrazia…".
Di fronte alla faccia dei due ospiti, la signora Fleiszman si sentì in dovere di aggiungere: "Vediamo di capirci, ragazzi. Ho incontrato mio marito nel campo a Cipro, era lo stesso Dov Baer che mi faceva il filo, quando eravamo ragazzini a Cracovia, un miracolo! Il nostro è stato un matrimonio proprio d'amore, abbiamo fatto tre splendidi figli insieme, e ci siamo adorati sino all'ultimo, quando il mio Dov è morto schiacciato da un torpedone - riposi in pace! Ma la vita è la vita e gli uomini son fatti così".
Poi fece vedere le foto dei tre splendidi, che avevano studiato tutti all'università, e della relativa prole. Fuori era già buio: "Ragazzi - disse la signora Fleiszman - è ora che torniate alla base. Della Shoah avete già sentito parlare abbastanza a scuola, ma… è sulla vita che avete ancora un po' da imparare. Per conto mio, io adesso devo andare: vado a spiegare come curare la pelle alle donne del 'rifugio per le mogli picchiate', e mi sa che ne hanno bisogno". Mentre li accompagnava alla porta, tese a Noa il sacchetto di plastica con i barattoli di crema: "La pelle è proprio un miracolo, così delicata e così forte. Ricordati! … e dalle una mano a proteggerti, perché da quando sei viva ti porti dietro un miracolo - e magari te lo scordi".
Già mentre scendevano le scale, Itamar si accorse che Noa gli sembrava proprio carina.

Marina Arbib

                                                       

Ecco, è una bella storia, è una storia bella, a me è piaciuta e la voglio regalare anche a voi.
(Poi, certo, occorre ricordare che al mondo c’è anche tanta brutta gente, rinnegati e traditori come questa qui, che tradisce il proprio Paese e ne mette a repentaglio la sicurezza per aiutare questa gente qua, che condivide la stessa cultura di questi altri qui. Mah …


barbara


8 aprile 2010

E ADESSO PARLIAMO UN PO’ DI EBREI E DINTORNI

Con amici così, chi ha bisogno di nemici?

Siamo "permalosi", ci manda a dire il vescovo di Cerreto Sannita Michele De Rosa il quale, partendo dallo scivolone di padre Cantalamessa che citando un "amico ebreo" aveva azzardato un paragone tra antisemitismo ed i presunti attacchi in corso nei confronti del Papa, si produce poi in un vero e proprio sfogo nel quale sembra confessare di non poterne più delle pretese di questi ebrei : ''Preghiamo perché si convertano e non va bene, abbiamo tolto l'espressione 'perfidi giudei', e non va bene, papa Benedetto XVI ha cambiato la preghiera del Venerdì Santo nella messa tridentina, e non va bene. Bisogna sempre chiedere scusa ogni volta, mi sembra ci sia una reazione esagerata''.
"...Capisco che abbiano sofferto con l'Olocausto, ma non possono farne una bandiera...", è un'altra "perla" del De Rosa pensiero.
Il Vescovo De Rosa è membro della Commissione CEI per l'ecumenismo e il dialogo e, a parte lo stress che pare aver accumulato, mi conferma ancora una volta la saggezza di un detto americano che spesso mi viene ricordato : "con amici così, chi ha bisogno di nemici?!".
Gadi Polacco, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Eh già, Israele ha per amico Obama, che non vede l’ora di svenderlo al miglior offerente, anzi, a un offerente qualsiasi, senza neanche provare a impuntarsi sul prezzo. E gli ebrei tutti hanno per amico Sue Eminenza Reverendissima Monsignor Michele De Rosa, vescovo di Cerreto Sannita, talmente buono che arriva perfino a capire – aprite bene le orecchie perché questa è forte davvero – che abbiano “sofferto con l’Olocausto”, e non è certo colpa sua se quelli se ne approfittano e con questo olocausto stanno spaccando i marroni al mondo intero. E ci sta molto bene, per restare in tema, la perla odierna, l’ennesima, dello strepitoso Tizio della Sera.

Meglio mai che tardi

Sessantamila anziani che hanno sofferto le persecuzioni dei ghetti riceveranno un vitalizio dal governo tedesco. Considerata l'attesa di vita di questi sessantamila ebrei, la notizia ridefinisce in modo drastico il significato della parola vitalizio.

Il Tizio della Sera

E poi, certo, visto che oltretutto si è nominato Obama, non può mancare lui.

barbara


7 aprile 2010

VOGLIAMO PARLARE DI PULIZIA ETNICA?

 

Jewish Populations of Arab Countries: 1948 and 2001/2008

Paese o territorio

Popolazione ebraica
nel 1948

% della popolazione
totale nel 1948

Stima di ebrei
nel 2001

Stima di ebrei
nel 2008

Aden

8,000

~0

Algeria

140,000

1.6%

~0

Bahrain

550-600

0.5%

36

intorno alle 30 persone

Egypt

75,000-80,000

0.4%

~100

meno di un centinaio

Iraq

135,000-140,000

2.6%

~200

20 a Baghdad e meno di 100 in tutto

Lebanon

5,000-20,000

0.4-2%

< 100

intorno ai 40 a Beirut

Libya

35,000-38,000

3.6%

0

Morocco

250,000-265,000

2.8%

5,230

meno di 7000

Qatar

?

?

?

un piccolo numero è riportato

Syria

15,000-30,000

0.4-0.9%

~100

meno di 30

Tunisia

50,000-105,000

1.4-3.0%

~1,000

nel 2004 stimati intorno ai 1.500

Yemen

45,000-55,000

1.0%

~200

intorno a un centinaio

Total

758,000 - 881,000

<6,500

<8,600

Popolazione ebraica nei paesi musulmani non arabi: 1948 e 2001

Country or territory

1948 Jewish
population

Estimated Jewish
population 2001

Estimated Jewish
population 2008

Afghanistan

5,000

1

Iran

70,000-120,000, 100,000, 140,000–150,000

11,000-40,000

meno di 40.000

Pakistan

2,000

N/A

Turkey

80,000

18,000-30,000

Nel frattempo il numero dei palestinesi si è decuplicato. Fate un po’ voi. (E proprio oggi anche lui, vedi un po’ la combinazione, parla di pulizia etnica)

barbara


6 aprile 2010

UNA STORIA ALTERNATIVA - MA NON TROPPO

Cari amici,

la storia è questione di combinazioni, a volte di alchimie personali. Chi avrebbe immaginato negli anni scorsi un presidente personalmente ostile ad Israele, serenamente convinto che il suo compito principale in politica estera fosse rappacificarsi il mondo islamico, e ben deciso a regolarsi di conseguenza, a usare cioè Israele come moneta di scambio con gli arabi, sia pure fra oscillazioni, incertezze e confusioni - e soprattutto di ipocrisie e falsità? Nessuno forse. Eppure la situazione è questa.
Il 3 giugno 2008, in piena campagna elettorale davanti all´assemblea dell´Aipac, l´associazione ombrello filo-ebraica americana, aveva dichiarato: "any agreement with the Palestinian people must preserve Israel's identity as a Jewish state, with secure, recognized and defensible borders.
Jerusalem will remain the capital of Israel, and it must remain undivided." [ogni accordo con il popolo palestinese deve preservare l´identità di Israele come Stato ebraico, con confini sicuri, riconosciuti e difendibili. Gerusalemme resterà la capitale di Israele e non deve essere divisa] (trovate qui il testo del discorso: http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=91150432). Del resto da quindici anni c´è in America una legge che stabilisce esattamente questo (per un riassunto vedi qui: http://www.justice.gov/olc/s770.16.htm) Quella di Obama era però n realtà pura ipocrisia, menzogna consapevole o adulazione per ottenere qualche voto ebraico, come in effetti accadde. Poi, una volta eletto, Obama ha cambiato idea come sappiamo, o meglio ha tirato fuori le sue vere idee e ha detto e fatto ben altre cose. Vi prego davvero di perdere cinque minuti su questo link per vedere il comportamento di Obama, al di là delle esaltazioni giornalistiche: http://www.youtube.com/watch_popup?v=tCAffMSWSzY#t=28 .

Certo, non è la prima volta che un presidente americano è ostile agli ebrei e a Israele. Lo era Jimmy Carter, a modo suo lo era anche Eisenhower. Ma che sarebbe successo se al posto di Roosvelt a fronteggiare Hitler ci fosse stato un Obama, con la capacità di muovere la stampa e la società americana che ogni amministrazione americana ha? Molti di voi si ricorderanno di un romanzo di Philip Roth , intitolato "Il complotto contro l´America", uscito in italiano da Einaudi qualche anno fa, in cui presidente degli Stati Uniti diventa Charles Lindbergh, fanatico antisemita e ammiratore di Hitler, come in effetti l´aviatore era. Le conseguenze sono quelle che potete immaginare: la fine della democrazia e una persecuzione antiebraica estesa anche sull´America. Obama non è questo, naturalmente, non è un razzista antisemita dello stile hitleriano; ma chiaramente pensa che l´interesse americano sia di non farsi coinvolgere nelle storie di Israele e degli ebrei e che sia meglio allearsi con gli arabi che sono molto di più, hanno il petrolio e si presentano anche come vittime del colonialismo.
Ma, ripeto la domanda, che sarebbe accaduto se ci fosse stato un Obama a guidare l´America durante la seconda guerra mondiale, con tutta l´approvazione dei media autorevoli e degli opinion leader di cui gode ancora oggi, dopo un anno e passa di fallimenti internazionali? Grazie a un miracolo di internet, ho ricevuto una copia del New York Times proveniente da questo corso storico alternativo (sapete che c´è una seria teoria fisica per cui tutti i mondi possibili coesistono come universi paralleli...), e ve lo faccio leggere qui a fianco. Con molta angoscia, perché mostra com´è sottile il filo che ci porta a essere dove siamo. Ma anche con fiducia. Perché nella storia vi sono delle forze capaci di controbilanciare anche un presidente come Obama.

Ugo Volli



Ecco, questa è l’impareggiabile cartolina di ieri del come sempre impareggiabile Ugo Volli. E per pareggiare i conti con ciò che ho lasciato in sospeso, vi mando a leggere anche la cartolina dell’altro ieri e quella di oggi, che parla di miracoli in Terra Santa, che si chiama Santa appunto perché là ne succedono uno sfracello, di miracoli, come quello del salesiano ucciso dai perfidi giudei il 2 aprile 2002, notizia rimbalzata da tutte le agenzie di stampa, ripresa da tutti i giornali, talvolta anche con dovizia di particolari, cosa aveva fatto prima di morire eccetera eccetera e poi niente, è resuscitato, più bello e più vispo che pria. Per non parlare del miracoloso miracolo di Cana, molto più miracolosissimo di tutti gli altri miracoli in quanto avvenuto proprio sotto la lente del fotografo, no, non sto parlando dell’acqua mutata in vino, no, sto parlando del morto-alzati-e-cammina della guerra in Libano di tre anni e mezzo fa, resuscitato proprio proprio nel momento preciso in cui lo stavano fotografando, quindi un miracolo vero, un miracolo documentato, alla faccia degli scettici che dicono se non lo vedo non ci credo, ecco, guardate un po’ qua e portate a casa, tiè!

barbara


5 aprile 2010

PER QUALCUNO IL MATRIMONIO È PROMESSA DI ETERNO AMORE

Per qualcun altro è promessa di eterno odio e morte e distruzione.


(E vedere tanto odio in due occhi da bambina, fa impressione davvero)

barbara


4 aprile 2010

COMPITO IN CLASSE IN III A (2)

Tema: Inventa una storia

Titolo: Inventatevelo voi!

C’era una volta un mondo piatto e infelice. In questo mondo vivevano linee diritte e forme geometriche. Gli uomini erano semplici segmenti o al massimo semplici triangoli, quadrati e rettangoli. Le donne invece erano raggi o complicati ottagoni o dodecagoni. Tutto questo esisteva su una enorme linea retta, senza inizio, né fine. Non esistevano case, boschi, prati, ma solo il nulla. Chi era fortunato possedeva un quadrato piatto da aprire e così passava in un’altra dimensione, fatta anch’essa di cose piatte, dalla quale si poteva passare in un’altra dimensione piatta e così all’infinito.
In pratica un crudele labirinto senza fine.
C’era una volta un mondo troppo profondo e infelice. In questo mondo vivevano corpi e linee curve. Gli uomini erano semplici birilli pronti ad essere buttati giù dalle donne, le sfere, condannate a rotolare in eterno. Tutto questo esisteva su un’enorme sfera, troppo grande per percorrerla tutta. Non esistevano case, boschi, prati, ma solo il nulla. Chi era fortunato possedeva una sfera, dalla quale si poteva passare in un’altra dimensione troppo profonda, come la precedente, e così all’infinito.
In pratica un crudele labirinto senza uscita.
In questi due mondi regnava l’infelicità e dopo un po’ si impazziva.
Un giorno i due mondi decisero di unirsi. E così: C’era una volta un mondo felice, armonioso, con un giusto equilibrio.
Si potrebbe continuare la storia all’infinito con molti esempi: bianco e nero, dolcezza e odio, uomini e donne, destra e sinistra...
Ma è il “mix giusto” a fare la differenza.
Molte volte bisogna vedere la via di mezzo per essere completamente felici e non fare la scelta sbagliata.
Veronica K.

Ecco, ve lo lascio così, senza aggiungere commenti, perché non ne servono, vero?

barbara


3 aprile 2010

BUON GIORNO

Ad un certo momento mi sono fermata a un autogrill a prendere un caffè. Ho fatto lo scontrino, sono andata al banco, l’ho appoggiato e ho detto: “Un caffè”.
Io non credo che fare la cameriera in un bar sia il lavoro più simpatico del mondo. E credo che farlo in un autogrill sia molto peggio che farlo in un bar, con clienti sempre nuovi, sempre sconosciuti, quasi sempre frettolosi, che si accalcano senza posa. E in un autogrill fra mezzogiorno e le due credo che sia ancora molto più peggissimo assai, queste file interminabili di clienti che si affollano, si spingono, si innervosiscono, a volte diventano anche un tantino aggressivi. Le persone che servono al banco, quasi sempre, reagiscono di conseguenza: stanche, nervose, stressate, ti guardano come se tu fossi il loro nemico personale, occhi duri, labbra serrate, gesti bruschi, piattini e tazzine sbattuti con malagrazia, espressioni irascibili.
Ad un certo momento mi sono fermata a un autogrill a prendere un caffè. Ho fatto lo scontrino, sono andata al banco, l’ho appoggiato e ho detto: “Un caffè”. La cameriera, giovane e bellissima, ha preso lo scontrino, ha sorriso e ha detto: “Buon giorno”. Lo faceva con tutti. All’una e passa. Col locale rigurgitante di gente che da almeno un’ora si accalcava davanti al banco. Ho risposto al saluto, sentendomi molto in colpa per non averla salutata prima, e ho bevuto il caffè, che era molto più buono dei caffè che bevo di solito negli autogrill.
Davvero incredibile quanto un semplice buon giorno riesca a cambiarti la giornata.
Poi, se volete ulteriormente migliorare l’aspetto della vostra giornata, andate come al solito a leggere lui.

barbara


2 aprile 2010

LIBIDINE

Ero entrata il libreria per comprare un libro, che poi non ho trovato. Poi, mentre stavo uscendo, mi sono sentita chiamare. Era un libro su uno scaffale, che era lì che invocava Prendimi! Prendimi! Erano anni che, causa miseria galoppante, non compravo un libro. Non che mi mancasse da leggere: ne ho ancora centinaia, acquistati in anni di vacche grasse e non ancora smaltiti, e poi qualcuno mi è stato regalato, ma la libidine suprema, il godimento sublime del mettere le mani su un libro in libreria, sfiorarlo, accarezzarlo, afferrarlo, portarmelo via, ecco, di quella stavo patendo un’astinenza dolentissima. E quel libro lì che mi chiamava e chiamava. Beh, l’ho preso. E poi ne ho preso un secondo. E poi un terzo. E un quarto, un quinto, un sesto ... Ne ho presi dieci. Praticamente un’orgia, un’ammucchiata, un delirio di libidine all’ennesima potenza.
Poi, visto che mi ero ormai data alla libidine più spinta e sfrenata, ho preso un sapone di Aleppo, quello fatto a mano esattamente con gli stessi ingredienti e le stesse tecniche di quattromila anni fa, e altri quattro saponi agli oli essenziali, e una goduriosissima gelatina da doccia bluissima che quando te la passi sul corpo ti sguscia via da tutte le parti, dall’inebriante profumo di agrumi e di oceano e insomma un’altra libidine al quadrato.

E per completare l’opera ho preso anche due paia di sandali, bellissimi e luccicanti. Libidinosi, fanculo alla miseria.
E adesso, se volete godere anche voi, filate di corsa a farvi le due ultime cartoline dell’ineffabile Ugo Volli, una e due.

barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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