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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 ottobre 2010

VEDI ALLA VOCE AMORE

Siccome nell’oscuro medioevo i famigerati francescani battevano (verbo perfettamente adeguato, visto che si prostituivano al servizio del Male) parrocchia per parrocchia per scatenare massacri di ebrei, nell’illuminato nonché luminoso Illuminismo i buoni cristiani hanno pensato bene di correre ai ripari rinchiudendoli nei ghetti. Per il loro bene, naturalmente, per proteggerli dalle violenze dei malintenzionati. Oggi sono invece i buoni musulmani loro vicini che si preoccupano del loro bene, e alla frontiera della Giordania gli sequestrano la kippah, per non rischiare che qualuno, individuandoli come ebrei, sia colto da brutte tentazioni nei loro confronti. Resta da capire per quale misteriosa ragione questi strani esseri che sono gli ebrei, circondati da tanto amore, da tanta sollecitudine, da tanta preoccupazione per la loro salvezza, continuino a lamentarsi e recriminare.

Vado via, come sapete. Poi torno poi rivado poi ritorno, e se sopravvivo al micidiale tour de force che mi aspetta nei prossimi sei giorni, ci risentiamo. Nel frattempo vi invito a leggere uno due tre ottimi pezzi sull’ultimo libro di Umberto Eco, che naturalmente non leggerò, principalmente perché sono allergica alle mode in tutti i campi, compreso quello letterario, e poi anche per qualche altro motivo.

E poi l’ultima chicca del Signor Tizio della Sera, che non potete assolutamente perdere:


Lesso

Ecco i giorni in cui cessano le ragioni del contenzioso. Fra Israele e Palestina, la memorabile pace. Pace per trattative sui confini giunte a buon fine, pace per uno schianto militare di Teheran, pace perché Bin Laden sceglie la contemplazione in un monastero tibetano - ma poi, la pace. Per israeliani e palestinesi è festa. Mentre non è affatto festa per i gruppi dei delusi, sottoposti a implosione nel cuore d'Europa. Per loro è alle porte un futuro non amfetaminico, ma diciamo così, lesso. Niente cortei, niente offese sui forum, stop perfino agli sputi. Le bottiglie molotov tornano a essere bottiglie, con la benzina si va in macchina e ogni gita al mare, ai laghi, è vita che va in frantumi. Il tempo sereno, la campagna che luccica, e per cosa? Sai dove me la metto la campagna che luccica. Nella nuova vita, c'è per esempio questa domenica di pace, una gita ai colli. L'antisionista siede sul plaid, in riva al torrente. Mastica la frittata di pasta preparata dalla moglie. È buona la frittata di pasta coi pezzi di scamorza, ma a che pro? Ai suoi piedi, l'acqua scorre argentea e c'è il guizzo di una trota - anche questo, a che pro? Sai dove se lo mette il guizzo (in ogni caso noi l'abbiamo intuito). I figli piccoli Roberto Ismaele Abù e Antonietta Fatima Gina giocano a palla a mano e mandano gridolini di gioia - e con questo? In giro, non una formica assale il ciambellone - beh, che si vuole dimostrare? Non è neanche buonissimo, il ciambellone. Un momento, un breve sorriso si distende sulle sue labbra micragnose. Adesso lui sa che farà, appena torna a casa dopo l'ingorgo. Quando è buio, va allo stadio con la bomboletta e scrive il suo pensiero libero con tutto il rosso che ha nella bomboletta. Scriverà tutto quello che tiene chiuso nel cuore. La verità, bella gigante: "Inter ladri".
La controinformazione non deve morire.

Il Tizio della Sera

Di cose importanti e interessanti ce ne sarebbero ancora, ma il troppo stroppia, si sa, e a me stroppiare non piace. A presto, dunque, e fate i bravi, mi raccomando.

barbara


28 ottobre 2010

SAVIANO ANCORA


Roma, via Damiano Chiesa, vicino al policlinico Gemelli

Niente di nuovo sotto il sole, peraltro: prima hanno inventato il mantra degli ebrei che “da vittime si sono trasformati in carnefici, adesso sono approdati a Saviano che da bersaglio designato della mafia si è trasformato in suo complice. Niente di nuovo sotto il sole, dicevo: il ribaltamento della frittata è da sempre una loro assoluta specialità.

barbara


27 ottobre 2010

AVETE PRESENTE LA PECORINA?

Leggete questo, attentamente; poi dopo vi spiego.

Signore e signori, grazie, innanzitutto, per avermi concesso l’opportunità di parlare qui, oggi, in questo importante congresso che chiude un mese di ottobre già ricco di notevoli eventi: il convegno di Roma, voluto e organizzato da Fiamma Nirenstein in nome della verità su Israele, che ha visto l’intervento di personalità sia di destra che di sinistra, e la manifestazione di Berlino, con lo storico discorso di Geert Wilders. Israele sta combattendo non una, ma due guerre, che non sono solo di Israele.
Oltre alla guerra che combatte con le armi e che la oppone al mondo islamico (e sottolineo al mondo islamico, e non ai palestinesi, perché questa è la realtà che troppi fingono di non vedere), vi è anche una implacabile guerra mediatica, per contrastare la quale ci troviamo oggi qui. Per molto tempo Israele è sembrato prestare scarsa attenzione a questa seconda guerra, lasciando che i suoi nemici prendessero un enorme vantaggio. Oggi, con molto ritardo, si sta tentando di correre ai ripari, ma lo svantaggio da colmare rimane immenso.
Da molti anni in Italia alcune persone combattono attivamente le menzogne diffuse dalla propaganda antiisraeliana, attraverso siti e blog che con documenti di prima mano cercano di far conoscere quella realtà dei fatti che noi qui oggi riuniti conosciamo, ma che viene sistematicamente tenuta nascosta o deformata al grande pubblico, inducendolo a sviluppare sentimenti di ostilità nei confronti di Israele e anche dell’Occidente tutto.
Israele viene dipinto come uno stato ricco, forte, lontano, e soprattutto non si manca di sottolineare che Israele è solo “lo stato degli ebrei”: perché ce ne dobbiamo occupare, pensano in molti, lasciando così libero spazio a chi invece di quel che succede in Medio Oriente si occupa attivamente per sue ragioni politiche preconcette, per fedeltà a ideologie sconfitte dalla storia ma ancora strenuamente coltivate da qualcuno, ed anche per quell’antisemitismo che non solo non è mai morto, ma sembra oggi più vivo che mai, lo si chiami antisemitismo o antisionismo. E questa ostilità a Israele, è bene ricordarlo, rimane inalterata qualunque sia la parte politica – di destra o di sinistra – dei vari governi in carica.
Anche in Italia, come ovunque nel mondo, si disinforma innanzitutto per mezzo delle immagini: inquadrature “strategiche”, dettagli aggiunti (scarpetta da bambino, ciuccio, bambola), scene appositamente costruite, con attori che l’occhio allenato riconosce essere sempre gli stessi, ma che riescono facilmente, visti in situazioni e momenti diversi, a ingannare lo spettatore comune. (fotografi - berretto verde).
In secondo luogo si disinforma con i titoli degli articoli, spesso estranei, almeno in parte, al contenuto degli articoli stessi ma di forte impatto emotivo.
Sappiamo inoltre che molti giornalisti non solo non fanno il minimo sforzo per ascoltare e riportare tutte le fonti disponibili – cosa che, a differenza che nelle dittature, nel democratico e aperto stato di Israele sarebbe tutt’altro che difficile – ma spesso ricevono e pubblicano le veline che ricevono direttamente dai loro contatti in loco, come si può verificare osservando, non di rado, articoli identici fin nei minimi dettagli nelle diverse testate.
Per questi motivi, o per pura ideologia, si finisce col leggere bugie colossali. (Sabahi – Varga Llosa)
Va infine tenuto presente che per potersi muovere nei territori palestinesi i giornalisti sono obbligati a impegnarsi a non pubblicare alcuna notizia che possa danneggiare l’immagine della Palestina e della sua dirigenza, e non sono molti coloro che possono – o vogliono – sottrarsi a questo pesante condizionamento. (Cristiano).
In Italia, nel sito Informazione Corretta che viene aggiornato ogni giorno dell’anno, abbiamo modo di verificare questa realtà grazie alla sezione “international” che offre una selezione di articoli pubblicati all’estero. Scopo di Informazione Corretta, oltre che di informare, mettendo a confronto le varie versioni delle notizie e segnalando per i lettori meno preparati le inesattezze contenute negli articoli, è quello di invitare i lettori a scrivere ai giornalisti o ai direttori delle varie testate per protestare contro la sistematica manipolazione delle notizie. Nel giro di alcuni anni questo sito è diventato essenziale per i suoi molti lettori, ma è anche seguito, e forse temuto, dai giornalisti tutti, amici o nemici che siano.
Di denaro parlavo prima. Certamente tanto è il denaro disponibile nel mondo islamico da quando il prezzo del petrolio, nei primi anni 70, è schizzato verso l’alto. Arafat, quando è morto, era diventato uno degli uomini più ricchi della terra, e miliardi di dollari continuano ad affluire nelle tasche dei dirigenti palestinesi; allora, vi chiedo, perché mai dovrebbero desiderare di cambiare una situazione tanto comoda per loro?
Ma, come accennavo all’inizio, non si tratta di un problema solo israeliano, bensì dell’Occidente tutto, per il quale la resa dei conti è solo leggermente procrastinata. Quando la basilica della Natività di Betlemme, nel 2002, venne liberata dai terroristi che l’avevano occupata per 39 giorni, si poteva leggere sui muri la scritta: “oggi quelli del sabato, domani quelli della domenica”: qualcuno lo ha letto nei nostri quotidiani? Eppure si tratta di un avvertimento che non dovrebbe essere preso alla leggera. I segnali dell’avvicinarsi della “domenica”, per chi li voglia vedere, sono numerosi e sono evidenti, e dovrebbero farci capire che l’Occidente e quell’Israele che per qualcuno è ricco, forte e soprattutto lontano, e “diverso” in quanto ebraico, devono in realtà fronteggiare lo stesso nemico e combattere la stessa battaglia.
Per fortuna oggi ci sono persone come Geert Wilders che ce lo dicono chiaramente; e noi dobbiamo ascoltarle. Ritengo opportuno soffermarmi un momento su Geert Wilders, abitualmente etichettato come xenofobo, razzista, campione dell'estrema destra, sotto processo in patria per questi suoi presunti crimini e dichiarato persona non grata dalla Gran Bretagna. L'unica sua colpa, in realtà, è quella di voler difendere quella civiltà, quella libertà, quella democrazia che noi abbiamo conquistato in secoli di lotte civili dall'aggressione della barbarie. A lui e alla sua coraggiosa battaglia dobbiamo tutta la nostra riconoscenza.
La madre del bimbo di Gaza che, intervistata nell’ospedale in cui i medici ebrei avevano appena salvato la vita della sua creatura ammalata di una gravissima malattia, dice che vuole per lui, un giorno, il martirio per il suo popolo uccidendo ebrei, è esattamente come quel padre e quel figlio pachistani che il mese scorso, in Italia, hanno massacrato la rispettiva moglie e madre, e quasi ucciso sua figlia, colpevoli quest’ultima di voler vivere come si vive a casa nostra, l’altra di difendere i diritti della figlia: sono, gli uni come l’altra, portatori di una cultura di morte che vorrebbero imporre a noi tutti.
Ed è da questa “cultura” e da questa imposizione che ci dobbiamo difendere. Difendiamoci, secondo i principi profondi della nostra civiltà. Difendiamoci prima che sia troppo tardi.
Difendiamoci insieme, quelli del sabato e quelli della domenica.

Emanuel Segre Amar, Barbara Mella


Questo testo è stato pensato, scritto, corretto, rivisto, discusso, soppesato, calibrato, limato. Qualcuno ha generosamente dato una mano a tradurlo in inglese. Poi una prima e provvisoria bozza della traduzione è stata inviata là dove avremmo dovuto leggerlo. J., il nostro referente in loco, ha risposto, anche a nome di S. - che se ho ben capito dovrebbe essere il capo di tutta la baracca e organizzatore del congresso – traboccante di entusiasmo: bellissimo discorso, forte, incisivo, perfettamente adeguato alla circostanza. Un unico appunto, ci ha fatto: bisognerebbe spendere qualche parola in più per Wilders, ha detto, ingiustamente rappresentato come un razzista di estrema destra, mentre in realtà – come ben sa chiunque abbia avuto modo di ascoltarlo – lui è tutt’altro. Ci è sembrata una richiesta ragionevole, e abbiamo aggiunto le righe che trovate verso la fine. Tanto ci è stato concesso un quarto d’ora, tempo sufficiente per leggere tutto e per mostrare anche qualche foto e, tradotta, la lettera di Riccardo Cristiano.
Ieri sera è arrivata una mail, durissima, da S., per informarci che: a) il discorso è assolutamente inaccettabile; b) è il discorso sbagliato nel posto sbagliato nel momento sbagliato; c) non siamo qui per criticare l’islam; d) l’islam non deve essere nominato; e) non deve essere nominato neppure Wilders perché tutti i mass media lì da loro lo detestano e lo considerano un populista razzista fascista; f) avremo a disposizione da due a tre minuti per leggere velocemente la parte centrale del testo, quella che spiega come funziona Informazione Corretta.
Pecorina, dicevo nel titolo. Se si tratta di prendere in considerazione qualche variazione sul tema nei momenti di svago, ne possiamo discutere; se qualcuno che di fronte all’islam si caga addosso si immagina di mettere politicamente noi a pecorina, beh, ha sbagliato indirizzo. Abbiamo ancora due giorni: li impiegheremo, Emanuel e io, a mettere a punto le contromosse. Perché, come si suol dire, quando il gioco si fa duro...

barbara


26 ottobre 2010

AGENZIA DI VIAGGI

L’agenzia di viaggi è quella meravigliosa invenzione che permette anche all’individuo più imbranato, più sprovveduto, più impedito di sentirsi un grande viaggiatore; quella cosa prodigiosa che prende per mano soggetti che da soli non saprebbero andare da Lodi a Milano che infatti è per quello che la povera Gigogin è morta zitella, e li conduce a fare il giro del mondo; quella strepirosa magia che consente a dei tordi mastodontici di andare a Granada per raccontare ai compagni di viaggio delle porte di Fes, e di andare a Fes per narrare i mosaici di Samarcanda e di andare a Samarcanda per parlare di Hong Kong... Un autentico miracolo in terra, praticamente. Poi l’agenzia di viaggi è anche quella cosa che permette a chi porta in giro dei gruppi di sbrigare le cose pratiche. Come fa per esempio lei, che a Israele ha praticamente dedicato la vita, e ne conosce ogni angolo, ogni sasso, ogni filo d’erba, e vi organizza viaggi meravigliosi, ogni anno diversi. Ci ero andata due anni fa, ma il volo me lo aveva regalato un’anima gentile, e quindi non ero passata attraverso l’agenzia che abitualmente le sbriga la parte pratica. Quest’anno ho deciso di tornare, perché il nuovo viaggio tocca posti che ancora non conosco, e stavolta ho preso il pacchetto completo. Anche se, dando per curiosità un’occhiata in internet, avevo trovato lo stesso volo per un buon centinaio di euro in meno, ma è bastato il tempo di chiedere spiegazioni e quel volo era già stato venduto. Ok, pazienza, affidiamoci all’agenzia. A cui ho bisogno di ricorrere anche perché quest’anno ci sono orari micidiali, che mi costringeranno a fermarmi in albergo non solo, come di consueto, all’andata, ma anche al ritorno. Chiama l’agenzia, mi dice, parla con Sabrina, è gentilissima, vedrai che troverà una soluzione. La trova, infatti: posso prendere il volo da Bolzano anche il pomeriggio del giorno prima, così mi risparmio la levataccia, dormo a Roma, e poi parto la mattina dopo. Idem al ritorno, che all’arrivo non ho più nessun collegamento per arrivare qui: posso dormire a Roma e ripartire col volo per Bolzano il giorno dopo. L’albergo me lo può procurare lei, certo, come no. Lo trova. Quanto? Novanta euro per notte. E faccio un salto. Per meno non c’è niente, mi assicura (in un secondo momento, quando sarà successo tutto quello che è successo in seguito, darò un’occhiata in internet e fra gli alberghi nel raggio di una manciata di chilometri da Fiumicino troverò alberghi a meno di novanta euro, e anche al meno di ottanta e anche a meno di settanta e anche a meno di sessanta e anche a meno di cinquanta; notevolmente meno di cinquanta. Vabbè). Comunque non è definitivo, mi dice. E mi chiede indirizzo email e racapiti telefonici per chiedermi conferma in caso di variazioni e per inviarmi i dati. E io aspetto che arrivi il tutto. Un giorno. Una settimana. Un mese. Non arriva niente. Scrivo. Non rispondono. Riscrivo. La gentilissima Sabrina risponde che mi ha già comunicato tutto, comunque mi manderà tutto il giorno dopo. Il giorno dopo arriva e scorre e passa. E non arriva niente. E passa quello dopo e quello dopo ancora. E non arriva niente. La mia pazienza è finita. Informo Chicca che se entro lunedì sera non mi arrivano tutti i dati, ossia orari del volo, documentazione della prenotazione dell’albergo, nome dell’albergo, prezzo definitivo dello stesso, disdico l’iscrizione al viaggio e chiedo la restituzione della caparra. Mi si informa che la gentilissima Sabrina dopo avermi garantito che il giorno dopo mi avrebbe inviato tutto mentre non mi ha inviato un bel niente, se n’è andata in vacanza. Rispondo che le vacanze della gentilissima non sono un mio problema, non mi riguardano e non mi interessano, e che io esigo la mia documentazione dal momento che, oltre a tutto il resto, non so neanche in che albergo dovrò alloggiare e a che ora partono i miei voli.. Finalmente, poco prima della sera di lunedì, mi scrive un’altra persona dell’agenzia, affermando che mi sarebbe già stato comunicato tutto telefonicamente da Sabrina, ossia mentendo spudoratamente e tentando di far passare me per deficiente, confermando che la stanza in albergo è stata fissata – ma SENZA inviarmene la relativa documentazione – che costa 100 (CENTO) euro, ossia oltre l’11% in più di quanto precedentemente comunicato e senza avermi chiesto conferma per il cambiamento, e dandomi per volo da Bolzano e pernottamento date diverse da quelle fissate per il viaggio. Chiedo spiegazioni e molto serenamente la bimba mi risponde che c’è stato un errore di battitura e che le date prenotate sono quelle giuste.
L’agenzia si chiama Minviaggi e ha sede a Roma. Questo che vi sto offrendo è un servizio di Pubblicità Progresso. Se avete bisogno di appoggiarvi a un’agenzia per i vostri viaggi, cari amici, evitate Minviaggi. Evitate Minviaggi. Evitate Minviaggi. Sono una banda di cialtroni, vi svuotano le tasche e vi disintegrano il fegato. EVITATE MINVIAGGI.

barbara


24 ottobre 2010

SGRANOCCHIANDO PISTACCHI

Il titolo di questo post, scritto circa cinque anni fa e pubblicato nell’altro blog, era ispirato da un articolo del Corriere della Sera. Sia il titolo che il tema mi sembrano ancora drammaticamente attuali, e per questo penso che possa valere la pena di riproporlo.

Dal Corriere della Sera di oggi: “Il presidente della Repubblica Jalal Talabani ieri ha redarguito i Paesi arabi che si dicono «fratelli» del nuovo Iraq ma poi non mandano a Bagdad un ambasciatore che sia uno. Il suo predecessore, il sunnita Ghazi Al Yawar, un anno fa accusò gli stessi vicini di star seduti «dondolando le gambe e sgranocchiando pistacchi», mentre gli iracheni «muoiono per mano dei terroristi»”. Sembra, in effetti, che sgranocchiare pistacchi sia una delle attività preferite da gran parte dell’umanità: un sacco di europei sgranocchiavano pistacchi mentre la più nefasta delle dittature si impossessava della Germania per estendere poi i suoi tentacoli su tutta l’Europa. E continuavano a sgranocchiare pistacchi mentre gli ebrei venivano sterminati nelle camere a gas. E tutto il mondo arabo ha sgranocchiato pistacchi mentre una parte del mondo arabo induceva i palestinesi a lasciare le proprie case e li rinchiudeva in squallidi campi profughi. E il mondo ha continuato a sgranocchiare pistacchi mentre agenti stranieri, perseguendo le proprie politiche personali, inventavano la “causa palestinese” e la prendevano in mano, usando sia come armi che come proiettili sempre i palestinesi. Il mondo intero ha sgranocchiato pistacchi mentre in Cambogia veniva eliminato un quarto dell’intera popolazione. E ha sgranocchiato pistacchi mentre in Ruanda si consumava un genocidio. E sgranocchiamo pistacchi sui massacri del Darfur, sulle donne musulmane private di ogni diritto e di ogni dignità, sulle bambine arabe prima stuprate e poi assassinate – o “legalmente” condannate a morte – perché portatrici di disonore, sugli omosessuali impiccati, sui giornali chiusi, su una “resistenza” che massacra i propri inermi concittadini, su un terrorismo che avanza e ci incalza, e non si trova di meglio che puntare il dito contro le vittime.

E se provassimo tutti, una volta al giorno, per cinque minuti, a smettere di sgranocchiare?

E se invece che cinque anni fa, lo avessi scritto cinque ore fa, la lista sarebbe ben più lunga. Non vi annoierò con l’elenco completo di tutti gli eventi, tutte le tragedie, tutti i crimini sui quali il mondo intero ha allegramente sgranocchiato pistacchi, ma uno almeno è doveroso ricordarlo: il sinodo dei vescovi sul medio oriente. Quel sinodo in cui Israele e l’ebraismo tutto sono stati attaccati con una violenza e con una perfidia mistificatrice che dovrebbero lasciare sgomenti; quel sinodo in cui questi sono stati definiti un “corpo estraneo” che “corrode” e che “non è assimilabile”: quella cosa che il nazismo chiamava esplicitamente cancro mentre il sinodo preferisce ricorrere a perifrasi, ma il concetto è quello, e si comprende perfettamente; quel sinodo che ha imboccato una strada identica a quella che, ottant’anni fa, ha avuto come capolinea le camere a gas. E con le uniche eccezioni di Ugo Volli (qui e qui) e Giulio Meotti, sembra proprio che nessuno abbia smesso di sgranocchiare pistacchi, dondolando pigramente le gambe.
Sarebbe già una consolazione poter sperare che alla fine vadano di traverso solo agli sgranocchiatori, ma la storia insegna che non sarà, purtroppo, così.


barbara


23 ottobre 2010

LA PROVA DEL NOVE

Prima è arrivata la camorra, per via delle coraggiose denunce contenute in quell’autentico capolavoro letterario che è Gomorra. Poi sono arrivate le sinistre, per via delle prese di posizione a favore di Israele, ma non è da escludere che crimine ancora più orrendo sia quello di essere ebreo – non dimentichiamo che le persecuzioni antiebraiche di Stalin non hanno avuto molto da invidiare a quelle di Hitler, non dimentichiamo le vere e proprie decimazioni da lui operate, non dimentichiamo l’eccezionalmente alta percentuale di ebrei fra i deportati in Siberia, non dimentichiamo che del mezzo milione di ebrei polacchi rifugiatisi in Unione Sovietica all’inizio della guerra, solo la metà sono sopravvissuti all’accoglienza loro riservata, non dimentichiamo quella sorta di soluzione finale che aveva programmato e che solo la morte gli ha impedito di portare a termine: la sinistra è, da sempre, naturaliter antisemita. E infine è arrivata la destra, per via che boh, in effetti non è che mi sia molto chiaro, forse perché è andato da Santoro, forse perché la destra, almeno certa destra, è istituzionalmente portata a detestare le persone per bene, insomma qualche scusa, se ancora non l’hanno, prima o poi se la inventeranno. E a questo punto abbiamo, come dicevo nel titolo, la prova del nove: Roberto Saviano merita tutta la stima, tutto il sostegno, tutta la simpatia di chi non si lascia condizionare da schieramenti e ideologie.

P.S.: ma non sarà che oltre all’orrendissima tara di essere uno sporco ebreo, avrà anche quella di essere uno sporco terrone?



barbara


22 ottobre 2010

MI DOMANDO

Sono solo io a trovare che queste facce fanno senso?

 

         

Disclaimer: Questo NON è un post politico, è un post estetico.

barbara


21 ottobre 2010

LAILA TOV, BOKER TOV

Sognare

Come tutte le tarde sere della sua vita che comincia ad attardarsi, a un quarto a mezzanotte Il Tizio della Sera è a letto e sta per addormentarsi. Prima di dormire, fa il solito gioco dell'invenzione in modo di piombare nel sonno. Con la testa abbandonata sul cuscino, lui lascia andar via i pensieri come se fossero cavalli rimasti senza briglia. Gira la testa e c'è la pace da trentanni, la gira ancora ed è una pace dappertutto. Si mette di fianco e sono finite le guerre-placate le tensioni, ed è un'altra la faccia del mondo. Si gratta un piede e cerimonie festeggiano il compiuto ritorno alla pace. Dal buio vede riunioni di reduci dall'Afghanistan, reduci dalle intifade, reduci dalle guerre in Libano. Fa scrocchiare le giunture sotto le lenzuola e ci sono convegni di vegliardi che a stento si ricordano come fosse la Prima Guerra del Golfo. Gira di nuovo la testa sul cuscino e in una città d'Italia c'è una riunione di vecchi antisionisti, si soffia il naso e quelli sono in un pub - e questa sì che è un'idea, e ora si divertirà. Sì sì, proprio bene. Spenge la luce sul comodino e nel pub c'è la musica di Wagner. Starnutisce perché la mattina ha preso freddo e i veterani brindano con la birra e la birra trabocca dai boccali e hanno le gote rosse come in un'illustrazione. Lo stomaco brontola e gli occhi di quelle carogne brillano di commozione, e ora gli sfessati si sarebbero dissolti senza sapere che sarebbero scomparsi perché ora lui si sarebbe addormentato. E ormai sta per addormentarsi, e uno con la birra si alza in mezzo alla tavolata. È fra le teste dei reduci e pronuncia le parole di un brindisi: "A quando riducemmo la Storia a un colabrodo". E c'è un applauso, e ci sono fischi di approvazione. Nel buio della camera da letto, Il Tizio della Sera fa un ruttino e quelli della tavolata si girano per vedere chi è stato. Si alza un altro veterano con un boccale traboccante in mano, e vorrebbe brindare, e comincerebbe un brindisi. Da sotto le coperte, il Tizio fa una pernacchia moderatamente lunga, e nella tavolata si fa silenzio. Qualcuno di quelli urla: "Chi è stato?". Altri si alzano in piedi, e hanno i volti congestionati e allontanano bruscamente la sedia dal tavolo. Uno con la faccia sfregiata e l'elmetto tira fuori dall'impermeabile una vecchia pistola tedesca. La punta verso il letto, preme il grilletto. Il Tizio si sfiora la fronte e dalla pistola esce uno schizzo d'acqua. Lo sfregiato guarda stupito la pistola. Il Tizio della Sera non conosce mezze misure. "Adesso basta - tuona - a letto". Dalla tavolata, quelli protestano. "Non abbiamo sonno, è presto". Mugugnano. "Aspetta un pochino". Il Tizio è irremovibile: "Ragazzi, a letto e senza discussioni". Il proprietario del pub ha un lungo grembiale e si mette le mani sui fianchi: "Si chiudeeee". Nel locale, si fa buio. Prima di addormentarsi, in camera da letto spunta la voce di uno di loro. "Laila tov". Un attore della compagnia dei sogni. Laila tov, ragazzi. Almeno la notte, come ci si diverte.

Il Tizio della Sera

Già, la notte. Sognando. Fantasticando (mamma mia, caro Tizio della Sera, che favola triste che hai inventato stavolta, triste da lasciare il mal di stomaco!). Perché poi la notte finisce e comincia un nuovo giorno e il sogno finisce e tocca affrontare di nuovo la realtà. Quella di cui parla Ugo Volli.



Cari amici rassegnamoci, siamo un corpo estraneo corrosivo. Lo dice un arcivescovo e bisogna credergli

Ci sono delle parole che portano in sé il loro destino, ben al di là del significato letterale. Propagandare la "democrazia sostanziale" contro quella formale, significa appoggiare una dittatura comunista; chiedere un "socialismo nazionale" implica una simpatia per il nazismo; volere la "rivoluzione permanente" è segno di trotzkismo. Un cristiano che vuol ritornare alla Scrittura è probabilmente un riformato, uno che cita la Tradizione con la maiuscola un cattolico, probabilmente di destra. E se qualcuno dice che gli ebrei sono un "corpo estraneo" nel popolo, chi vi viene in mente? Hitler, naturalmente, il Mussolini dell'ultimo decennio esplicitamente razzista, di recente Ahamdinedjad.
Bene, leggete ora questa cronaca della "Stampa", sempre dal solito sinodo dei vescovi cattolici del Medio Oriente
(http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=997&ID_sezione=396&sezione=): Medio oriente, “non assimilato”. Ecco la terminologia nazista che spunta fuori. Vi sembra un caso? Una sfortunata coincidenza? Continuate con me la lettura: "La situazione del Medio Oriente oggi è come un organo vivente che ha subito un trapianto che non riesce ad assimilare e che non ha avuto specialisti che lo curassero. Come ultima risorsa l'Oriente arabo musulmano ha guardato alla Chiesa credendo, come dentro di sé pensa, che sia capace di ottenergli giustizia. Non è stato così. È deluso, ha paura. La sua fiducia si è trasformata in frustrazione. È caduto in una crisi profonda. Il corpo estraneo, non assimilato, lo corrode e gli impedisce di occuparsi del suo stato generale e del suo sviluppo”. Il corpo non è solo estraneo, dunque, ma "corrode" e naturalmente "non è assimilato". Ah, i perfidi giudei, che non vogliono assimilarsi! Che corrodono! Povero Medio Oriente corroso da questi estranei non assimilati! Del resto lo diceva anche il Mein Kampf (Parte II, capitolo 5) che gli ebrei corrodono le nazioni (l'imbianchino parlava del comunismo, ma il sionismo, lo sappiamo non è dammeno). Che peccato che non ci sia l'Inquisizione in Medio Oriente! È questa, no, il rogo degli ebrei praticato dell'Inquisizione e poi imitato da Hitler, che sarebbe una perfetta "ultima risorsa"! Non corroderebbero più, non sarebbero più estranei...
Ma purtroppo no... "Il Medio Oriente musulmano, dice Farhat, nella sua schiacciante maggioranza è in crisi. “Non può farsi giustizia. Non trova alleati né sul piano umano né sul piano politico, meno ancora sul piano scientifico. È frustrato. Si rivolta. La sua frustrazione ha avuto come effetto le rivoluzioni, il radicalismo, le guerre, il terrore e l'appello (da'wat) al ritorno agli insegnamenti radicali (salafiyyah)." Fa bene dunque il Sinodo a dire che l'"integralismo" (cioè in buon italiano il terrorismo) è colpa dell'occupazione (cioè di Israele). Ma non sono colpa degli ebrei solo le giuste violenze che essi subiscono, perché in questo caso, naturalmente, alla Chiesa non potrebbe importare granché. No: "Volendo farsi giustizia da solo il radicalismo ricorre alla violenza. Crede di fare più scalpore se si attacca ai corpi costituiti. Il più accessibile e il più fragile è la Chiesa. Non conoscendo la nozione di gratuità, esso accusa i cristiani di avere dei pensieri nascosti di proselitismo, di essere complici delle potenze imperialiste”. E per carità, i cristiani non hanno affatto pensieri di proselitismo, né nascosti né no, e non sono affatto solidali con l'Occidente, come dire "compici delle potenze
imperialiste". "È per questo, afferma Farhat, che “dall'Iraq alla Turchia, al Pakistan fino all'India, le vittime si sono moltiplicate. Si tratta sempre di innocenti e di servitori volontari: monsignor Luigi Padovese e don Andrea Santoro in Turchia, l'avvocato assassinato con la sua famiglia in Pakistan, monsignor Claveri e e i religiosi e le religiose in Algeria, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli innocenti, assassinati durante la guerra del Libano. Si tratta di facili prede”. Prede che naturalmente sono colpa, in definitiva dell'imperialismo e del "corpo estraneo". Questo sì che è ragionare. Dall'Iraq alla Turchia al Pakistan la colpa è degli ebrei. Corpo estraneo. Non assimilati. Che corrodono. E provocano violenza.
Siete un po' sconvolti? Io sì, davvero... Pensavo che dai tempi di Padre Gemelli e della complicità di certe parti del mondo cattolico con il razzismo nazisfascita, fosse passata molta acqua sotto i ponti. E invece no, eccoli qua. Voi dite: sarà un pazzo isolato, un fanatico. E invece no. Ecco un pezzo di biografia ufficiosa che ho trovato in rete: "L'arcivescovo Edmond Y. Farhat è nato a Ain Kfaa nel 1933; nominato vescovo nell'agosto 1989 con i seguenti incarichi contemporanei: pro-nunzio in Algeria e Tunisia e delegato apostolico in Libia; consacrato vescovo nell'ottobre dello stesso anno da papa Giovanni Paolo II; nel 1995 è stato trasferito come nunzio in Slovenia assolvendo l'incarico contemporaneamente di nunzio in Macedonia; nel 2001 trasferito in Turchia come nunzio ha assolto incarico anche per il Tukmenistan; nel 1995 è stato di nuovo trasferito come nunzio in Austria a Vienna dove si è fermato fino alla pensione naturale a 75 anni nel gennaio 2009." Insomma, un diplomatico, uno che sa come misurare le parole. E che quando dice qualcosa, per esempio "corpo estraneo" "non assimilato" "corrosivo" sa benissimo quel che vuol dire. E a proposito, avete sentito di qualche reazione vaticana, della volontà di distanziarsi se non altro da questo linguaggio? Io no. Forse c'è stata (ne dubito), ma nessuno ne ha parlato. Anche perché la stampa italiana, con l'eccezione di questo pezzo neanche tanto in evidenza sulla Stampa, ha preferito ignorare la faccenda. È molto più facile prendersela con Moffa e con Ciarrapico... ma quando queste cose le dice un arcivescovo... in pieno Sinodo... come diceva Manzoni: tagliare e sopire, sopire e tagliare.

Ugo Volli (pubblicato in Informazione Corretta)

Ci sono due tipi di corpi estranei: i tumori benigni e i tumori maligni. I tumori benigni sono estranei ma non corrodono. I nazisti, che non erano diplomatici, dicevano che gli ebrei sono un cancro. Oggi la parola cancro non è molto amata, e si preferisce sostituirla con qualche locuzione: male incurabile, un brutto male, neoplasia, formazione neoplastica; l’arcivescovo, che è un diplomatico di professione, dice che sono un corpo estraneo che corrode. Immagino che le uniche terapie possibili siano l’estirpazione chirurgica, o un massiccio bombardamento di radiazioni. O il dissolvimento tramite chemioterapia.
Laila tov, Tizio della Sera. Boker tov, Ugo Volli. Behatzlachah a tutti noi.

  
Questo è il Tizio della Sera. Gli ho messo un po' di nebbia     Questo invece sapete chi è
sulla faccia perché non si riconosca troppo


barbara


20 ottobre 2010

AMICI MIEI LASCIATE CHE VE LO DICA

Le voci che avevamo negli anni Sessanta oggi ve le scordate! Questa invece non è una grandissima voce, ma la canzone dopo quasi mezzo secolo è ancora bellissima.
(E poi c’è da leggere questo e questo)

 

barbara


19 ottobre 2010

PER ROBERTO SAVIANO

Desidero esprimere la mia solidarietà a Roberto Saviano in merito al vergognoso linciaggio mediatico che sta subendo da quando ha coraggiosamente preso posizione in favore della democrazia israeliana contro il terrorismo, contro la barbarie, contro una cultura di morte. Sono certa che l'uomo che già aveva osato sfidare la camorra, non si lascerà spaventare e intimidire dalle grida di odio di una banda di teppistelli da due soldi; mi auguro, tuttavia, che le voci di vicinanza e di affetto possano essere più numerose di quelle di odio, e che tutti insieme, grazie anche all'aiuto di Roberto Saviano, riusciamo un giorno a far trionfare la voce della verità sopra quella della menzogna.



barbara


17 ottobre 2010

QUALCHE DOMANDA AL SIGNOR SERGIO LUZZATTO

Avevamo avuto l’onore di conoscere questo illustre signore qualche anno fa, quando leggemmo la sua entusiastica recensione di un libello, scritto dall’indegno figlio di un degnissimo padre, diventato istantaneamente il più gettonato fra i siti e i blog nazisti: quello che dottamente spiegava che i bambini cristiani scannati dai perfidi giudei per impastare le azzime sono esistiti davvero, eccome se sono esistiti. Adesso si è rifatto vivo intervenendo sulla proposta di considerare reato il negazionismo. Se sia opportuno, utile, ragionevole tale passo, sinceramente non lo so. Quello che so però con certezza è che la negazione della Shoah NON può essere equiparata a una opinione: negare che un crimine sia avvenuto significa, automaticamente, scagionare l’imputato. E poiché sappiamo invece che il crimine è stato commesso e che l’imputato è pienamente colpevole, negarne la colpevolezza significa rendersene complici. Ma passiamo alle domande.
Afferma il signor Luzzatto: “Porre limiti alla libertà d'insegnamento è comunque sbagliato” e “Creare un precedente nella disciplina della libertà d'insegnamento sarebbe pericoloso”. La domanda è: se io da una cattedra di medicina insegno che la sifilide non è contagiosa e si cura con l’aspirina, è giusto che mi venga consentito di farlo?
Afferma poi il signor Luzzatto: “Distinguere il vero dal falso nella storia è cosa indispensabile, ma meno facile di quanto sembri. Ad esempio: [...] se qualcuno sostenesse che «le politiche nazionalsocialiste di quegli anni ebbero un impatto fortemente positivo sull'economia tedesca, prostrata dagli effetti della crisi del 1929» sarebbe forse un'affermazione falsa? Oppure diventerebbe falsa soltanto l'estrapolazione successiva, «Hitler fu un genio dell'economia»? È evidentemente assurdo instaurare criteri giuridico-legali per distinguere il vero dal falso nella storia.” Il fatto è, signor Luzzatto, che nella questione di cui si sta discutendo non si tratta di disquisire sui massimi sistemi, né di lanciarsi in cavilli e arzigogoli, né di filosofeggiare, bensì di rispondere a un unico quesito: la Shoah c’è stata o no? Quindi la mia domanda, signor Luzzatto, è: lei ritiene che “distinguere il vero dal falso” fra chi sostiene che la Shoah c’è stata e chi sostiene il contrario sia “meno facile di quanto sembri”?
Afferma inoltre il signor Luzzatto che il negazionismo dilagante è avvilente ma “non giustifica la reazione della classe politica italiana, che [...] ha accolto con favore la proposta del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, di approvare entro il 27 gennaio (giorno della Memoria) una legge che introduca in Italia il reato di negazionismo”. La domanda è: chi ha investito il signor Luzzatto dell’autorità (morale?) di stabilire che cosa sia o non sia giustificato?
Afferma anche, il signor Luzzatto, che “Penalizzare il negazionismo non può essere una soluzione del problema. Non foss'altro, perché il negazionismo è male culturale e sociale”. Ora, è evidente a tutti che chi si ritiene in diritto di picchiare la moglie perché “è mia: l’ho comprata!”; chi considera giusto obbligare la figlia, magari undicenne, a sposare l’amico del padre cinquantenne perché “si è sempre fatto così” eccetera, lo fa per ragioni “culturali e sociali”. La domanda, signor Luzzatto, è: lei ritiene che questi comportamenti, e altri analoghi, non dovrebbero essere penalizzati?
(Fa anche un’altra affermazione, il signor Luzzatto, a proposito del diario di Anna Frank, dell’altissima utilità storica del negazionismo e della straordinaria acutezza di Robert Faurisson, ma essendo ipersensibile allo sgradevolissimo rumore che provocano le unghie sugli specchi, preferisco evitarla e ignorarla).

  
Uno di questi è Sergio Luzzatto

barbara

P.S.: ah, dimenticavo (me ne sono resa conto solo adesso): la Germania, molto più che dalla crisi del ’29, era prostrata dal pagamento dei debiti di guerra. Quando uno di mestiere fa lo storico, verrebbe da dirgli, con le parole del saggio: almeno la storia, sàlla!


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17 ottobre 2010

PICCOLO PROMEMORIA PER ISRAELE E PER I SUOI DIRIGENTI

"Una nazione può sopravvivere i propri stupidi e persino gli ambiziosi. Tuttavia non può sopravvivere il tradimento dal di dentro. Un nemico alle porte è meno temibile, perché è riconoscibile e porta i suoi stendardi apertamente. Ma il traditore si muove liberamente tra la gente dentro le porte, coi suoi bisbigli furbi che si spargono in tutti i luoghi, e si sentono persino nei corridoi del governo stesso. Perché il traditore non ha l'apparenza del traditore – parla con l'accento familiare alle sue vittime, ha la loro faccia e i loro vestiti, e fa appello alla bassezza che si trova profonda nel cuore di ogni uomo. Costui fa marcire l'anima di una nazione - opera in segreto e incognito nella notte per minare i pilastri dello stato - infetta il corpo politico al punto che non possa più resistere. Un assassino è meno temibile."
Cicerone, 42 A.E.V.

Capito, Israele?

                     

                                             

                              



                                                               

barbara


16 ottobre 2010

LA MAPPA DELL’INFERNO

«Il soldato di Cristo uccide sentendosi moralmente al sicuro: egli è lo strumento di Dio per punire i felloni e per difendere i giusti. Invero quando egli uccide un fellone, non commette omicidio, ma malicidio, e può essere considerato il carnefice autorizzato di Cristo contro i malvagi ebrei, miscredenti e musulmani».
St. Bernard de Clairvaux – 1145 (Omelia a Ugo de Payns, Exortations aux Templiers)

«Per rispetto alla vita umana, si deve asportare un cancro o una cancrena; per rispetto alla stirpe, occorre asportare ebrei, zingari, asociali che ne sono il cancro e la cancrena e che lo porterebbero alla morte: per questo benemerito è chi opera questa asportazione e benedetto da Dio e dagli uomini».
H. Himmler (Tagebuch)


Chi e quando, il prossimo?



Queste due citazioni e questo interrogativo sono riportati nella prima pagina del libro La mappa dell’inferno – Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945 (SugarCo) di Gustavo Ottolenghi. Seguono centocinquanta pagine fitte fitte: è l’elenco dei luoghi di detenzione. Noi quanti ne conosciamo? Cinque? Dieci? Sono molte migliaia, invece, e in questi inferni sono passati milioni di persone. Qualcuno è tornato. Molti altri, milioni di altri, no. Fra questi, gli oltre mille ebrei romani deportati all’alba del 16 ottobre 1943 nella razzia del ghetto (ricordata anche qui, qui e qui). Era sabato, come quest’anno, e non è casuale: spesso, per le loro mattanze, i nazisti sceglievano la sacra ricorrenza di shabbat o altre importanti ricorrenze religiose, abitudine conservata dai nazisti di oggi nelle loro mattanze in Israele.
Ricordiamoli, i nostri connazionali ebrei del 16 ottobre, e onoriamo la loro memoria offrendo il nostro appoggio e la nostra solidarietà agli ebrei che oggi combattono per rimanere vivi (e a tutti coloro che, per essersi schierati dalla loro parte, stanno subendo un osceno linciaggio mediatico – e speriamo che almeno rimanga solo mediatico).

barbara


15 ottobre 2010

DORMI PURE



che a fare la guardia ci penso io.
(E per fortuna a fare buona guardia ci pensano sempre anche loro)

barbara


15 ottobre 2010

DI UOVA AL TEGAMINO E DI ALTRE IMPORTANTI QUESTIONI INTERNAZIONALI

Questa o quella

Da qualche tempo il Tizio della Sera si domandava chi fossero i veri amici di Israele e del popolo ebraico, se quelli di Destra o quelli di Sinistra: lui non sapeva, lui non trovava risposta. Lui ricapitolava e pensava: la Sinistra è sempre stata amica degli Ebrei scomparsi nella Shoah, tanto i morti non ci sono e con poco sforzo si fa una bella figura da antifascisti. In seguito, considerava un certo giorno il Tizio, la Sinistra è stata molto gelosa della Destra che era divenuta proprio amica di Israele. In effetti, per la Sinistra Israele è come la Kriptonite per Superman, un'entità insopportabile che depotenzia. Poi, quello che faceva imbufalire la Sinistra, era che la Destra fosse diventata amica degli ebrei in genere, invece di mettersi intelligentemente d'accordo con la Sinistra: noi ci prendiamo Israele e voi gli ebrei morti. Anche se, pensava il Tizio, il signor Berlusconi confonde continuamente Israele con gli ebrei, e quando dice di essere amico di Israele pensa a un suo amico ebreo delle elementari che si chiamava Israele, e tutte le volte che sentiva degli ebrei dire "Ascolta Israele", credeva che parlassero del suo amico che a scuola non stava mai attento.
Certo, pensava tempo fa il Tizio, un tempo tra Destra ed ebrei le cose erano diverse. Prima loro, rifletteva il Tizio, non avevano piacere di parlare delle persecuzione ebraica di cui erano stati attivi protagonisti, vedi alla voce "Fascismo". Poi c'è stata la visita di Fini allo Yad Vashem - e prima ancora quella solitaria amicizia del Foglio per Israele e per gli ebrei. Insomma, dai, pensa il Tizio, le cose erano tanto cambiate. E così sembrava che tutto andasse bene, la sinistra odiava tutti gli ebrei e la destra li amava tutti. Almeno avevo le idee chiare. Quando tutto a un tratto, borbotta il Tizio della Sera, zacchete, dopo l'outing ebraico di Saviano lo scrittore ebreo della sinistra che la sinistra non sapeva fosse ebreo, va al convegno "Per la verità, per Israele" e dice apertamente di amare Israele. Anche lui però: poteva dirlo in un codice cifrato. Non so: "Mi piacciono le uova al tegamino", così chi proprio voleva capire, un giorno tra duecento anni avrebbe capito. Non lo ha fatto, ha detto proprio di amare Israele. A quel punto, patapumfete, è crollato tutto. Per la sinistra è come se Saviano fosse passato a destra - perchè come dice D'Alema, gli ebrei devono assolutamente criticare Israele e non sostenerlo con la scusa della sopravvivenza. A quel punto, boing, Saviano è caduto in un'equanime imboscata di parolacce di destra e di sinistra. E chi si è messo a odiarlo perché è un ebreo di sinistra, e chi ha iniziato a odiarlo perché è un ebreo di destra, e chi ha iniziato a odiarlo perché è un ebreo e ce l'ha con la camorra.
Il Tizio della Sera adesso è veramente soddisfatto: grazie agli Ebrei, la Destra e la Sinistra, e forse anche la camorra, si sono unite.


Il Tizio della Sera

Ma tu, signor Tizio della Sera, se io proclamo che vado matta per le cipolline in agrodolce, lo capisci che vuol dire che ti amo alla follia?



barbara


14 ottobre 2010

LA SPAGNOLA SA AMAR COSÌ

bocca a bocca la notte e il dì



stretti stretti nell’estasi d’amor

(e poi vai a leggerti questo, che un bel promemoria non è mai di troppo)

barbara


14 ottobre 2010

MILLE E UNO MODI PER DISINFORMARE

Dunque succede che un blog dà una notizia, un altro blog la riprende, altri la ampliano, e insomma, la notizia gira. La notizia sarebbe che è uscito un libro di testo che racconta le vicende israelo-palestinesi sia dal punto di vista israeliano che da quello palestinese e, pensate un po’, avete pensato bene? Sì? Ecco, è così, i bravi buoni onesti intelligenti palestinesi lo hanno adottato, i perfidi giud sionisti invece no. Potete trovare la notizia qui (poi parzialmente corretta ma non smentita in seguito a un intervento nei commenti), che sarebbe un blog che si pretenderebbe neutrale, diciamo equivicino, in cui capita però spesso e volentieri di leggere cose che sembrano molto più equivicine a una parte che all’altra, e capita che chi puntualizza a favore di Israele viene rimbeccato, e capita che chi scrive nei commenti che Gaza non è un campo di concentramento bensì di sterminio non viene invece rimbeccato neanche un po’. Vabbè. La notizia, dicevo. Viene data con grande risalto, ma poi salta fuori lui che spiega che no, non è proprio proprio esattamente così che stanno le cose (e ne parlano tra l’altro anche loro). E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, salto fuori anch’io, che quel libro l’ho letto sette anni fa quando è uscito in Italia – e non dite poi che non siamo all’avanguardia! – e ne ho fatto la recensione per il sito ebraismo e dintorni, che adesso non esiste più ma a quel tempo esisteva, e questa recensione adesso ve la beccate, perché ve la schiaffo qui.

Confesso: a pagina 35 mi sono fermata. Perché non sono più tanto giovane. E poi ho anche l'ulcera e quindi, scusate, qualche riguardo me lo devo proprio. E come può reagire una povera ulcera, leggendo un passo come questo? "Al 1917 si aggiungono gli anni 1929, 1933, 1936, 1947, 1948, 1967, 1987, 2002, e tante altre date ancora, che rappresentano le infinite tragedie, guerre, sofferenze, uccisioni, distruzioni, esili e altri disastri subiti dal popolo palestinese". Ora, noi che di cose israelo-palestinesi ne mastichiamo da un bel po', sappiamo benissimo che quelle sopra riportate sono date di immani massacri di ebrei da parte degli arabi, di guerre scatenate dagli arabi per distruggere Israele e sterminare gli ebrei e altre simili amenità, ma la maggior parte dei lettori, che già faticano a ricordare le cose dell'altroieri, che cosa ne possono sapere? "Coraggio individuale e intelligenza collettiva", "rispetto reciproco dell'altro" "ammirevole accettazione di coesistere": queste cose, secondo le varie presentazioni, introduzioni, prefazioni, troviamo in questo libro, in cui un gruppo di professori israeliani e uno di professori palestinesi scrivono, separatamente ma in contemporanea, la "storia di Israele". Fra virgolette, naturalmente, visto che la storia raccontata dai palestinesi è quanto di più fantasioso si possa immaginare: ci narrano di un Sir Moses Montefiore che già dal 1845 aveva progettato l'espulsione di tutti gli arabi dalla Palestina; di un Israele che occupa il 77% della Palestina, quando sappiamo che il 78% è occupato dalla Giordania (su terra rubata dalla Gran Bretagna ai pionieri ebrei!) e il rimanente 22% è ulteriormente diviso fra ebrei e arabi; arrivano ad affermazioni deliranti come questa: “Questo portò all’usurpazione della patria e alla dispersione di un intero popolo, fatto senza precedenti nella storia", e sono talmente bravi storici da confondere gli arabi con gli ottomani e la Palestina con l'Asia Minore! Facile ipotizzare che il lettore comune immaginerà che ognuna delle due parti tiri acqua al proprio mulino, farà la tara ad entrambe le versioni e concluderà che la verità sta più o meno nel mezzo.
Comunque, io ho l'ulcera, ma voi, anche se non l'avete, lasciate perdere lo stesso: sarebbero in ogni caso tempo e soldi buttati via.

Ecco, adesso anche a voi è chiaro l’altissimo valore morale ed educativo del libro che i perfidi giud sionisti non hanno voluto introdurre nelle proprie scuole, il grandissimo incentivo alla pacifica coesistenza e alla concordia a cui hanno dato un calcio e, last but not least, la cristallina onestà degli storici palestinesi. Per non parlare di quella di certi sedicenti giornalisti che hanno dato la “notizia” nella forma che ho detto all’inizio.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui.


13 ottobre 2010

A VOLTE I PESCI CANTANO

In risposta al mio post Mongoloide l’amico Paolo mi ha mandato questa cosa, che mi ha autorizzata a pubblicare. Eccola, senza alcun commento, perché ogni parola aggiunta avrebbe solo l’effetto di sporcarla.

Qualche anno fa ho fatto il volontario alla protezione civile, e quando l'unitalsi ha chiesto se c'era qualcuno di noi disposto a a fare l'accompagnatore ai ragazzi disabili mi sono proposto ed ho trascorso 15 giorni in un albergo di Vasto con Andrea, un ragazzo tetraplegico e con "Angelotto", Angelo, un bambino di 42 anni affetto dalla sindrome di Down. Quello che ti invito a leggere non è un racconto, anche se l'ho pubblicato sotto questa forma in un blog, ma una giornata-tipo di quella vacanza.
Ho intercalato il racconto con i versi di Sank Creek di De Andrè perché mi è sembrato il sottofondo giusto per quella atmosfera.


Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura…

-Pà

-Non hai sonno?
-Andrè, lo avrei, ma tu mi chiami ogni 2 minuti.
-È che io non dormo mai. Se muovi solo gli occhi e tutto il resto rimane fermo non ti stanchi mica. Al massimo hai un po’ di dormiveglia ogni tanto, poi stai sveglio.

… sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura.

-Pà, hai visto mia madre? È alta più di un metro e ottanta e io ero grosso come lei. Quando mi hanno tirato fuori pesavo quasi sei chili.

Fu un generale di vent’anni occhi turchini e giacca uguale…

-Forse un ginecologo più esperto non si sarebbe fidato dei fianchi così larghi ed avrebbe tentato il cesareo subito invece di prendere il forcipe e cercare di tirarmi fuori a pezzi.

Fu un generale di vent’anni figlio di un temporale…

-Ed a pagarla non è stato condannato nessuno.

c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.

-Pà

-Mi accendi la tv?
-Cazzo, Andrè, sono le tre.
-Meglio, che a quest’ora ci stanno i canali privati coi siti porno. Fanno vedere le lesbiche che se la leccano a vicenda.
-Sì, così poi te ngrifi.
-E a che mi serve? Potessi muovere una mano almeno mi farei una sega. Non posso muovere nemmeno un dito per il telecomando. Perché non inventano qualcosa che risponda agli impulsi della mente? Ecco, quella la muovo bene. Pà, dici che prima o poi un casco collegato alla tv o al pc non lo inventano?

…chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì,
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

-Eppure in teoria una cosa del genere si può fare, pensa a come si velocizzerebbe l’informatica usando la mente al posto della tastiera. Lo dice pure mia madre. Lo sai che sono perito elettronico?

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso un lampo in un orecchio, nell’altro il paradiso…

-È perito elettronico pure tua madre?
-No, ma è come se lo fosse. In pratica con me ha ricominciato tutto daccapo, come credi che io abbia imparato a leggere? Facevamo così: lei leggeva e io imparavo, poi lei indicava e io leggevo, poi io dettavo e lei scriveva. Dalla prima elementare alla maturità. Sono uno dei pochi al mondo che sa leggere ma non sa scrivere, quando vedo qualcuno che scrive mi chiedo sempre che calligrafia avrei avuto io.
-Chi ti dice che sia una disgrazia? Magari ne avevi una da schifo come la mia…
-Ma lo sai che alla maturità mi hanno dato sessanta sessantesimi? Che imbecilli!
-Volevi di più?
-No volevo quello che meritavo, al massimo quaranta su sessanta, i punti in più li hanno dati alla mia sedia a rotelle.
-Forse perché si sono accorti che come perito elettronico vale più di te.
-Ahahahahahahahaha, che stronzone che sei Pà.
-Andrè, perché non provi a dormire un po’?
-Ok, ti lascio dormire, và.

Mi lascia dormire. Ma chi dorme più? Mica ti concilia il sonno pensare che per qualcuno il sogno più irrealizzabile non è vincere 100 miliardi al superenalotto, scoparsi la Bellucci o diventare il padrone dell’universo ma è poter muovere un dito. Cazzo: un dito!

le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse.


Prima stavamo ognuno in una stanza, poi Andrea mi ha chiesto se poteva trasferire il suo letto nella mia ed Angelotto ha detto “pueio”. Ora stiamo qui pigiati come tre sardine e ci sono due stanze vuote. Andrea ha 25 anni e l’insonnia di un settantenne. Sento russare e so benissimo di chi si tratta. Angelotto non dorme: la sera si infila la maglia che gli ha regalato Totti, muore e resuscita il giorno dopo. Ha 42 anni e tutto il resto di una creatura di tre, fiducia nel mondo compresa.

…ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek.

E io sto sveglio e spero che mi venga un po’ di sonno e che magari anche altre cose possano addormentarsi per un po’, perché ci sono dei rimpianti che nessuno sa che esistono ma che stanno sempre svegli. Immaginare come potrebbe essere la propria calligrafia per esempio, o cosa si prova ad avere il senso del tatto. Oppure se si è mai addormentato o ha tirato per un momento il fiato almeno uno dei milioni di minuti della vita di quella donna mansueta e sontuosa che negli ultimi 25 anni sono diventati proprietà incessante di suo figlio. E ci sono pure delle domande che non possono dormire perché hanno risposte che non esistono.
-Pà, cosa è il tatto? E io non so rispondere perché nessuno può spiegare il colore ad un cieco o il rumore ad un sordo.

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte...


Stamattina tira un po’ di vento ed in spiaggia non ce li porto. Ci sistemiamo in giardino, compro il Corriere dello Sport e dico ad Angelotto di sfogliarlo davanti agli occhi di Andrea per farsi leggere le ultime su Totti, così mi sdraio e vedo di recuperare un po’ di sonno. Ma Angelotto ha il muso un po’ lungo. Ieri sera Graziella, l’assistente sociale che lo ha portato qui è andata via senza venirlo a salutare in camera come aveva promesso.
-Embè? Che problema c’è? La chiamiamo al cellulare.
Graziella è giovane e sorridente. Angelotto la ama come si può amare un incrocio fra l’angelo custode e la fata turchina, solo che sto cavolo di numero di cellulare di Graziella io non ne l’ho. Però ho quello di AnnA e lo faccio. La chiamo “Graziella” e gliela passo, lei capisce al volo.
-Ciao Angelotto, che mi dici?
-Tto bene, Cattiè. Mauizzio parla, parla parla, Andea chiama, chiacchera e chiama, Gianni cammina cammina cammina…
-E Paolo che fa?
-Paolo? Ahahaha Paolo dorme, dorme, dorme… ahahahah dorme…
Passa una ragazza in tanga. È bionda e abbronzata, due gambe come due autostrade ed un culo da infarto. Angelotto la guarda senza vederla e Andrea le lascia gli occhi appiccicati addosso. Io sento che incazzarmi un po’ con qualcuno mi farebbe bene, ma con chi me la prendo?

…tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek


12 ottobre 2010

E BISOGNERÀ PARLARE DI SARAH

Perché subito no, non potevo, non si può parlare a botta calda di una cosa così, non si può parlare a botta calda di una ragazzina assassinata e stuprata da morta – anche il mostro di Firenze lo faceva, ricordate? – e fatto scempio del suo cadavere e reggere la commedia giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, davvero non si può. Eppure bisogna parlarne. Bisogna parlare di questi mostri, padri nonni zii, che si annidano in famiglia, o nei pressi della famiglia, professori presidi parroci allenatori sportivi capi scout, di questi mostri che vivono in mezzo a noi e che noi ci rifiutiamo ostinatamente di vedere. Bisogna parlare di queste mogli madri sorelle che hanno l’inferno – carnefici e vittime – sotto gli occhi, giorno dopo giorno, e impiegano, giorno dopo giorno, ogni propria energia nell’indefesso impegno a guardare altrove. Bisogna parlare di questi giornalisti che si buttano anima e corpo a frugare ogni angolo della vita dei protagonisti, dalle carezze mancate alle lacrime rifiutate, stando ben attenti a frugare solo là dove niente c’è da scoprire, ma solo chiacchiere vane da buttare in pasto al pubblico e qualche innocuo panno un po’ sporco che qualcuno si è dimenticato di lavare. Bisogna parlarne perché succede ogni giorno, anche se ci piace far finta di credere che succeda solo una volta ogni tanto. Bisogna parlarne perché succede in mezzo a noi, anche se preferiamo raccontarci che è altrove che succede. Bisogna parlarne perché sono milioni le famiglie che sono un inferno senza via di scampo, anche se a noi piace di più la favola della famiglia nido d’amore. Bisogna parlarne perché ogni volta che noi scegliamo il silenzio, un bambino muore. E lo abbiamo sulla coscienza noi.



barbara


11 ottobre 2010

E PARLIAMO DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA

C’era una volta la diccì, do you remember? Quella che nel segreto dell’urna Dio ti vede e Stalin no. A quel tempo la politica estera italiana era filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. È il tempo degli abbracci fra Andreotti e il terrorista Arafat, è il tempo del “lodo Moro” (quel Moro complice attivo di terrorismo, quel Moro complice attivo di assassinio e di strage che qualcuno ancora vorrebbe onorare come martire, come politico esemplare, come grande statista), in base al quale viene concesso ai terroristi palestinesi diritto incondizionato di caccia nei confronti degli ebrei italiani. In politica interna, intanto, è il tempo in cui viene assassinata Giorgiana Masi, mentre il signor KoSSiga – quel Cossiga che fino all’ultimo dei suoi giorni ha continuato a sputare nel piatto, senza peraltro rinunciare a mangiarvi, quel Cossiga che ha inaugurato il vezzo di andare all’estero per insultare gli avversari politici italiani, di fronte a giornalisti e politici esterrefatti che mai, in tutta la loro vita, avevano visto un simile scempio della politica – il signor KoSSiga, dicevo, ripete fino allo sfinimento che le forze dell’ordine non avevano armi da fuoco.
Finisce finalmente l’era diccì e vanno al governo i socialisti. A partire da quel momento la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. La caccia all’ebreo è libera e incondizionata, all’unica condizione che si lascino in pace gli altri italiani, quelli per bene, quelli meritevoli di vivere. Si chiama selezione, questa cosa qui. Come ad Auschwitz. Ossia si prende una carrettata di ebrei e si fanno fuori, stando attenti a non fare fuori gli altri che non c’entrano. Succede a Entebbe, succede in Francia, succede in Argentina, succede un po’ dappertutto. Poi qualcuno se ne esce a dire ma guarda un po’ che disdetta, volevano ammazzare gli ebrei e invece sono morti dei cittadini innocenti. Più o meno come nell’attentato a Carlo Palermo, quando è capitato di sentir dire, fra i commenti alla notizia, che volevano uccidere il giudice e invece sono morti tre innocenti, una donna e i suoi due gemellini. Carlo Palermo, già. Impegnato a indagare su terrorismo e traffico d’armi. E un bel giorno tra le carte su cui riesce a mettere le mani sbuca fuori il nome di Craxi, e istantaneamente gli viene sottratta l’inchiesta, viene trasferito in Sicilia e lì, sicuramente molto meglio di quanto avrebbero potuto fare a Trento, gli organizzano un bell’attentato con autobomba. Ed è così che fra i crimini documentati del latitante Craxi, quello della complicità nel terrorismo internazionale non è riuscito ad approdare. Tutto come nell’era diccì, dunque? Non del tutto. Perché adesso, nell’era del sol dell’avvenir, si fa un passo avanti, e si mobilitano massicciamente le forze dell’ordine per impedire che i terroristi palestinesi, rei di massacri, vengano consegnati alla giustizia (uno e due).
E poi... E poi gli anni passano e i bimbi crescono e le mamme imbiancano e imbiancano anche i politici e le ere si succedono alle ere e arrivano al governo i comunisti che secondo loro bisognerebbe dire ex comunisti ma si sa che il comunista, come il maestro dell’immortale Paolo Conte, è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà (sì, certo, anche il fascista, ma occupiamoci di una perversione per volta, pliz). E che cosa succede quando agli esteri siede il comunista D’Alema? Eh, ne succedono di cose! Tanto per cominciare succede che la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. Poi, per quanto riguarda personalmente il signor ministro, possiamo registrare che, oltre a farsi fotografare a braccetto, in corrispondenza d’amorosi sensi, coi capi del terrorismo antiisraeliano, si lancia in una serie di attacchi antiisraeliani senza precedenti nella pur antiisraelianissima storia della politica estera italiana. Volendo si potrebbe parlare anche dell’infinita serie di battute antisemite che, essendo nonostante tutto un politico e non un buffone, si premura di fare ben lontano dai microfoni e dalle telecamere, ma che non per questo riescono a passare inosservate. Ma non voglio rinunciare a parlare di quella che è forse l’apoteosi della sua politica estera. Mi riferisco all’episodio del medico palestinese e delle infermiere bulgare arrestati in Libia con l’accusa di avere infettato con il virus Hiv oltre quattrocento persone – documentatamente ammalatesi tre anni prima che medico e infermiere mettessero piede in Libia – tenuti in prigione per anni, torturati e infine condannati a morte. E che cosa fa l’Ineffabile? Invoca clemenza. Evidentemente non sa, l’Immarcescibile, che la clemenza si invoca per i colpevoli. Evidentemente ignora, l’Incommensurabile, che gli innocenti hanno DIRITTO alla GIUSTIZIA. O forse la questione è un’altra: il Nostro ama infinitamente i palestinesi, ai quali è molto più equivicino che agli israeliani, a patto che facciano i palestinesi. Ora, un palestinese che invece che andare a far massacri di ebrei, come è suo sacrosanto dovere, fa onestamente un onesto mestiere di medico, che razza di palestinese è? Perché mai il signor D’Alema dovrebbe occuparsi dei suoi diritti? Perché mai dovrebbe chiedere giustizia per lui?
E veniamo ai giorni nostri. Adesso al centrosinistra è succeduto il centrodestra, e al governo abbiamo il maggico Berlusconi, mentre degli esteri si occupa quel bel pupo del signor Frattini. Ebbene, immediatamente a ridosso dell’11 settembre Berlusconi afferma che la nostra civiltà è superiore a quella islamica, ma appena uno sceicco inarca un quarto di sopracciglio si precipita a dichiarare che è stato frainteso, che le sue parole e le sue intenzioni sono state travisate (maledetti giornalisti comunisti!) e che no, assolutamente no, mai mai mai neanche per un istante si è sognato di pensare una simile mostruosità! E poi gli anni passano e i bimbi crescono eccetera eccetera e l’Immaginifico li passa, gli anni, a raccontare barzellette antisemite, una più becera dell’altra, a fare battute antisemite, una più becera dell’altra, ad aumentare vertiginosamente il giro d’affari con l’Iran, a fare patti di ferro con Gheddafi, il capo di stato più antiisraeliano del pianeta. Esibendosi nel frattempo, nell’illusione di salvare le apparenze e rifarsi una verginità, con la faccina compunta e la kippah in testa, a Yad Vashem (dove, ricordiamolo, NON ci sono i morti, e quindi la kippah non è affatto d’obbligo). E il Fratino? Si spende, il Fratino, si spende tantissimo. A raccomandare a Israele di stare calmo. Di non reagire. Di non provocare. Di non rispondere. Vi ricordate quella vecchia battuta, “Non agitarti che fai il gioco del nemico”? È una battuta oscena, nel caso qualcuno non lo sapesse. Significa: mentre te lo mettono in culo stai fermo, che se no l’inculatore gode ancora di più. Ecco, questo è ciò che il fratino sta chiedendo a Israele: di stare fermo mentre il terrorismo glielo mette in culo. Detto così è volgare, lo so, ma è esattamente di questo che si tratta, ed è inutile girarci intorno. E al di fuori di Israele? Al di fuori di Israele succede che vince il Nobel per la pace un dissidente cinese in galera per reati di opinione, e il fratino non ci pensa neanche di striscio a chiederne la scarcerazione: gli affari sono affari, che diamine, e noi con la Cina ne abbiamo, di affari, oh se ne abbiamo! Ecco, adesso che la Farnesina è dominio del centrodestra e non più del centrosinistra, funziona così.
Vero che è bello vedere come le cose, nel corso degli anni e dei decenni, mutano e si evolvono?

barbara


10 ottobre 2010

MONGOLOIDE

Non avrei mai pensato che ci fosse ancora in giro gente che usa questo termine come insulto. Meno che mai pensavo che potesse essere usato da persona con livello di istruzione medio-alto. E invece c’è. Mi è capitato sull’interregionale Milano – Verona. Trentenne belloccio, palestrato, abbronzato si mette a raccontare di come siano i professori quelli che rovinano la scuola. E per farne un esempio esauriente racconta che a sua sorella, molto più piccola, è capitata la stessa insegnante che aveva avuto lui. E siccome lui per tutti gli anni del liceo le aveva fatto vedere i sorci verdi, appreso che la ragazzina era sua sorella le ha detto: “Spero che tu sarai un po’ più calma di tuo fratello”. Crimine orrendissimo, sarete certamente d’accordo. Crimine di cui io stessa, occasionalmente, mi sono ignobilmente macchiata. E dunque il trentenne belloccio palestrato abbronzato decide che l’infame non la deve passare liscia. “Sono andato lì e le ho detto stammi bene a sentire, pezzo di merda: se hai frustrazioni da smaltire te le vai a smaltire da qualche altra parte, non scaricandole su mia sorella, hai capito? MONGOLOIDE!” Ho fatto un salto sul sedile. Chissà se il belloccio lo sa che c’è stato un tempo in cui i “mongoloidi” finivano in gas. Chissà se lo sa che, una volta avuto il culo di non nascere né ebreo, né zingaro, né handicappato, non puoi però sapere come saranno i figli che ti nasceranno. Vabbè, un altro salto l’ho fatto un momento più tardi quando, sempre riferendo il discorso fatto all’infame, con voce mielosa mielata quasi miagolante ha aggiunto: “Tu vuoi fare la furba? Sì? E io ti faccio trasferire a Enna, che è un posto taaaaaanto tranquillo...” Ora, dire ti spacco la faccia, ti ammazzo, ti faccio questo e ti faccio quello è, a seconda dell’intensità della minaccia, roba da persona maleducata, o aggressiva, o violenta. Dire “ti faccio fare” è roba da mafioso: quello che ha superato la fase in cui ci si sporcano le mani e adesso è quello che manda e comanda. Degno ritratto di una persona che per insultare qualcuno lo chiama mongoloide. Oggi, 10 ottobre, è la giornata nazionale dedicata alle persone con sindrome di Down, di cui ho già avuto occasione di parlare qui, qui e qui. Ed è il giorno giusto per ricordare questo disgustoso episodio.



barbara


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10 ottobre 2010

COME SI FABBRICANO I MITI

Quello degli israeliani cattivi, per esempio, colonialisti, violenti, razzisti, disumani. Qui la notizia del politico israeliano che investe spietatamente due poveri ragazzini palestinesi con la propria auto, ferendoli piuttosto seriamente e senza farmarsi a soccorrerli (grazie alla segnalazione di Marcello), con tanto di “warning” per la crudezza delle immagini che ci accingiamo a vedere; e qui il video completo, comprensivo delle sequenze tagliate dalla messinscena, e con fermo-immagine e rallentamenti che ci permettono di capire che cosa esattamente è successo (grazie a Marco Reis per la ricerca). E dunque ancora una volta, per l’ennesima volta, un tentativo palestinese – questa volta per fortuna fallito – di assassinare degli israeliani (il politico e il bambino seduto al suo fianco) viene spacciato per un tentativo israeliano di assassinare dei palestinesi.

barbara


9 ottobre 2010

SE PERFINO AI FILOPALESTINESI QUALCOSA COMINCIA A PUZZARE

‘Viva Palestina’ e gli umanitari embedded

Autore: barbera. Data: venerdì, 8 ottobre 2010 (qui)



Il nostro giornale cessa di pubblicare il diario di viaggio di uno dei partecipanti a ‘Viva Palestina’. L’autore ci ha chiesto di ritirare anche gli articoli pubblicati: “Se non lo fate ci mandano via dal convoglio”.
InviatoSpeciale ha pubblicato alcuni articoli su una missione ‘umanitaria’ in viaggio per Gaza. I pezzi arrivavano da uno dei partecipanti e raccontavano la cronaca quotidiana della presunta azione di aiuto ai cittadini della Striscia.
Poi, improvvisamente, nella sera di mercoledì scorso è successo un fatto strano. Il nostro collaboratore che seguiva la vicenda ha ricevuto una telefonata dall’autore del reportage. Il ragazzo lo pregava di non mettere in pagina l’ultima delle corrispondenze e gli chiedeva di ‘cancellare’ dalla memoria del giornale le puntate già andate on line.
“Se non togliete i pezzi ci mandano via, secondo alcuni degli organizzatori abbiamo violato il ‘codice etico’ firmato prima di partire. Rischiamo di essere espulsi dalla carovana”, aveva detto Stefano D’Angelo.
Insomma, dal lontano Medio Oriente, in una tiepida serata italiana, arrivava una richiesta di censura su un reportage.
I motivi che avrebbero indotto gli organizzatori ad imporre ‘il silenzio’ potrebbero essere ricercati in alcune affermazioni contenute in uno degli articoli.
Non siamo in grado di conoscere con precisione il perchè durante una missione di pace alcuni degli aderenti siano minacciati ‘di ritorsioni’, ‘richiamati all’ordine’ ed invitati a ‘tacere’. Possiamo però fare delle ipotesi.
Aveva scritto Stefano D’Angelo: “Facciamo una sosta per rifornire che sono oramai le 23, saltano i nervi: un equipaggio neozelandese avvicina il capo-convoglio per avere informazioni che ci vengono fornite troppo raramente. Forse per una risposta non soddisfacente partono grida e spintoni. Il malumore serpeggia: molti sono intimoriti dal dover guidare di notte, altri semplicemente stanchi, i rischi chiaramente aumentano. Poco dopo la mezzanotte in un’area di sosta, il piccolo gruppo si riunisce. Inizia un dibattito sul fatto se restare a dormire o continuare a guidare per altri 180 chilometri. I capi ci convincono a muoverci con la promessa di un albergo a una cinquantina di chilometri. Dopo averne percorsi quasi settanta ci sentiamo presi in giro e stavolta è l’equipaggio italiano a bloccare il furgone alla testa del convoglio. Nasce una nuova accesa discussione: ci fermiamo, vogliamo almeno otto ore di sonno e un incontro con tutti i leader non appena ricongiunti. Veniamo accontentati”.
Secondo quello che siamo stati in grado di capire, questo resoconto, a parere degli organizzatori, presentava una immagine non positiva di ‘Viva Palestina’. Da informazioni non verificate sembrerebbe che nei giorni scorsi altri tre partecipanti, non di nazionalità italiana, siano stati allontanati dalla ‘missione’ per motivi analoghi.
In una breve conversazione telefonica Francesca Antinucci, una delle responsabili italiane della raccolta fondi, ci ha dichiarato che la violazione del già citato ‘codice etico’ permette l’allontanamento dei trasgressori. Ovvero, e questo lo affermiamo noi, chi si macchia della terribile colpa di ‘raccontare’ deve essere cacciato.
La questione dei ‘codici’ è vecchia e riguarda principalmente alcuni reporter al seguito delle truppe durante i conflitti. Questi presunti giornalisti, detti embedded (in italiano ‘incorporati’), sono stati i responsabili della diffusione di informazioni quasi sempre inesatte durante i recenti conflitti in Afghanistan ed Iraq. Ai militari ed ai governi non piace che le guerre siano descritte e tanto meno gli orrori e le contraddizioni che provocano.
Dopo l’esperienza del Vietnam gli Stati Uniti hanno inventato la ‘sovranità limitata dell’informazione’. In quella guerra, nonostante gli sforzi governativi per nascondere la realtà, decine di inviati descrissero senza alcuna reticenza gli avvenimenti permettendo al popolo americano di capire per davvero quello che accadeva.
Da allora i belligeranti hanno applicato norme sempre più restrittive, limitando e spesso impedendo l’attività della stampa.
In questa attività di ‘silenziamento’ il governo di Tel Aviv e Tsahal, l’esercito israeliano, sono molto efficaci, ma neppure si deve dimenticare il cannoneggiamento statunitense sull’hotel Palestine a Baghdad, il luogo di residenza di numerosi giornalisti durante i terribili giorni dell’invasione dell’Iraq. Non sono da meno, per rimanere in Medio Oriente, sia Hamas che l’Autorità nazionale palestinese.
Adesso è la volta degli ‘umanitari embedded’. Tuttavia, è impensabile anche supporre che chi sostiene di voler ‘aiutare’ le popolazioni civili colpite da conflitti, embarghi o dittature ritenga di applicare durante le proprie azioni umanitarie ‘codici etici’ limitativi della libertà di espressione dei partecipanti e che ricordano quelli imposti dagli eserciti.
Nella mattinata di ieri abbiamo ricevuto una nuova telefonata dal Medio Oriente nella quale ci veniva chiesto per la seconda volta di ritirare gli articoli pubblicati.
Poi ci è arrivata dal giovane partecipante ‘loquace’ della carovana una mail contenente questo testo agghiacciante:

“Io sottoscritto Stefano D’Angelo, dichiaro di aver firmato, prima della partenza del convoglio VivaPalestina5, il codice di condotta al quale devono attenersi tutti i partecipanti. Ho accettato, in particolare, anche i punti seguenti:
- Accetto che ci saranno un certo numero di portavoce per il VP5, incaricati ufficialmente, ai quali durante convoglio andranno indirizzate le richieste di informazioni da parte della stampa.
- Non dirò nulla alla stampa o ai mezzi di comunicazione sociale che screditi VP5.
- Sono cosciente del fatto che le dichiarazioni pubbliche rese alla stampa o ai mezzi di comunicazione sociale possono essere raccolte da chi intende minare gli sforzi per porre fine all’assedio di Gaza.
Riconosco di aver violato questi punti del codice di condotta pubblicando miei articoli su un sito italiano (InviatoSpeciale,
ndr) e, quindi, l’invito che mi è stato rivolto dal leader del convoglio italiano, Alfredo Tradardi, di rispettare il codice di condotta non ha alcun carattere censorio.
In fede, D’Angelo Stefano.
Lattakia, 7 ottobre 2010?

Pochi minuti dopo, una nuova mail del giovane:

“Spett.le direttore, chiedo che tutto il materiale scritto da me sul suo sito sia ritirato, per motivi che ora non sto qui a spiegarle”.

I toni di questo ‘pentimento’ ricordano, in scala per fortuna, le ‘ammissioni’ di Artur London alla polizia segreta comunista cecoslovacca raccontata nel film ‘La Confessione’ di Costa-Gavras, così come evidentemente gli organizzatori della Carovana mancano del tutto del senso della realtà. Per il “leader” Alfredo Tradardi, sembra rappresentante di Ism-Italia, ‘selezionare’ le informazioni e limitare la libertà di espressione di un individuo non hanno un ‘carattere censorio’.
Il mondo della cooperazione non è sempre ‘trasparente’ o ‘politicamente corretto’. Il pacifismo non di rado è ‘schierato’ e facilmente ignora come nelle guerre i morti, i feriti, tutte le vittime civili e militari non hanno passaporto o divisa. Sono solo ed esclusivamente ‘vittime’. Nulla distingue aggressori o aggrediti quando qualcuno è ferito, ucciso o rimane mutilato per il resto della vita. Nulla giustifica la violenza, mai ed in ogni caso.
Nel caso di ‘Viva Palestina’ ci chiediamo a cosa serva portare cibo, medicinali, aiuti se nello stesso tempo chi lo fa è costretto a subire ‘codici’ che ne limitano la libertà personale, è messo da presunti ‘leader’ nella terribile condizione di subire la minaccia di ‘espulsione’ o gli è imposto di ‘pentirsi’ pubblicamente.
La democrazia non prevede la condivisione obbligatoria del pensiero di capi veri o di capetti presunti. Anzi impone la possibilità per chiunque di valutare, criticare, anche opporsi. Il giovane che mandava ad InviatoSpeciale le sue corrispondenze aveva ed ha il diritto di godere del suo diritto più importante: quello di parola. A prescindere dalle informazioni contenute nei suoi articoli.
Se nei pezzi di D’Angelo gli organizzatori hanno rilevato elementi ‘non veritieri’ o financo ‘mistificanti’ della realtà avrebbero potuto spedire al nostro giornale delle precisazioni o delle rettifiche. Non solo la nostra coscienza, ma la legge sulla stampa ci avrebbero imposto di pubblicare smentite o approfondimenti.
Invece hanno preferito le ‘vie gerarchiche’, spaventando il nostro ‘corrispondente’, che abbiamo sentito al telefono avvilito, stanco, preoccupato ed anche triste.
Se ‘Viva Palestina’, o meglio chi la dirige, suppone di fare qualcosa di utile per i cittadini di Gaza è in errore. In gravissimo errore. Perchè medicinali, cibo, attrezzature, carburante o cemento non servono a nulla se non sono accompagnati dalla libertà.
E, quali che siano ‘i rimproveri’ fatti dagli organizzatori a Stefano D’Angelo, costoro non possono mai ed in ogni caso imporre ‘pubbliche ammende’ o minacciare presunti ‘rei” di espulsione dal convoglio come ritorsione per quello che è stato visto, pensato o scritto.
Infine una domanda: “Chi ha donato soldi per finanziare la ‘spedizione’ è al corrente di come si comportano gli organizzatori di ‘Viva Palestina’?”.
Da oggi le corrispondenze dal convoglio cessano. Ai lettori il giudizio su iniziative del genere. A noi la constatazione che il berlusconismo non è solo un patrimonio del centro destra e che in Italia il fascismo o lo stalinismo dovrebbero essere studiati ancora e con maggior cura di quanto non si faccia oggi. Per il bene di tutti.

Roberto Bàrbera

Vabbè, una rondine non fa primavera, ma è comunque confortante vedere una rondine che vola. O almeno ci prova.

barbara


8 ottobre 2010

LETTERA DI UN ARABO MUSULMANO

Pubblicata qui in inglese, ebraico e arabo.

Sono un arabo mussulmano, cittadino israeliano.
Non ne posso più di quella bugia chiamata “il popolo palestinese” ed è giunto il momento per un arabo, di esprimersi apertamente.
Noi arabi che viviamo in Israele siamo semplicemente arabi.
Non siamo mai stati palestinesi, perchè non c'è mai stata una cosa chiamata “popolo palestinese”.
La maggioranza degli arabi israeliani sono nati nello stato di Israele. I nostri avi sono giunti qui da vari stati arabi negli ultimi 120 anni, cercando lavoro e sostentamento offerti dagli ebrei o dagli inglesi in quei 30 anni in cui hanno governato la regione.
È vero che un numero insignificante di arabi hanno vissuto qui anche prima, sotto il dominio turco-ottomano durato 400 anni.
Questi sono morti e i loro figli continuano ad essere semplicemente arabi come me.
L'invenzione del popolo palestinese ed in seguito la richiesta di uno stato autonomo palestinese, costituisce per me un incubo.
Non voglio vivere in nessuno stato arabo, nemmeno in “ Palestina”.
Un ulteriore stato arabo sarà come qualsiasi altro stato arabo, che qualsiasi arabo israeliano sano di mente deve temere e a cui deve opporsi.
Fra tutti gli stati arabi non ce n’è nemmeno 1 democratico.


NIENTE LOTTA NIENTE DISCRIMINAZIONE

Io arabo mussulmano israeliano voglio vivere nello stato di Israele, nella patria democratica del popolo ebraico che è anche la mia patria, come ebrei/arabi/cinesi/ vivono fuori dalla loro patria ed accettano le leggi, le usanze e la cultura che li ospita.
Io pretendo pari diritti civili tra me e qualsiasi ebreo, ma anche pari doveri. Voglio una divisione corretta delle risorse per tutte le etnie della cittadinanza. Lo stato degli arabi in Israele non è tanto meglio di quello dei nuovi immigranti etiopici, ma tutti e 2 sanno che uno stato arabo qualsiasi è molto peggio.
La lotta degli arabi contro gli ebrei ci distingue dalla società israeliana ed obbliga gli ebrei a discriminarci.
Senza questa lotta non ci sarà discriminazione. È così semplice!
Io non sono solo, ci sono molti arabi in Israele che la pensano come me nel loro privato e qualche volta lo esprimono sottovoce.
Non è di moda parlare e scrivere in termini occidentali che abbiamo imparato dalla società israeliana, che ci ha insegnato anche alcune lezioni di vita.
Abbiamo capito che la sacralità della morte porta solo alla morte e che il diritto di vivere è un valore che supera tutti gli altri.
Io sono un arabo mussulmano laico che vive in mezzo a ebrei laici e basterebbe togliere dal nostro vocabolario quella sciocchezza che si chiama “ palestina” per non avere nessuna distinzione tra di noi.


VUOI UNO STATO ARABO? VATTENE DA ISRAELE!

Dobbiamo ammettere: gli ebrei vogliono vivere in pace con gli arabi loro concittadini. Siamo noi e specialmente i “nostri” leader arabi a perpetuare l'ostilità per evitare la convivenza.
Ci sono state delle guerre e questa è la realtà, il piccolo stato di Israele può e deve essere uno stato modello e non mi importa che venga chiamato “la patria del popolo ebraico”.
Io voglio vivere qui.
Un arabo che pensa di dover vivere in uno stato arabo se lo può scegliere. Ci sono tanti stati arabi. Io no! Anche se questo stato sarà diviso e sarà istituito uno stato palestinese, non rinuncerò alla possibilità di vivere nello stato democratico di Israele.
Io amo questo stato e rispetto gli ebrei che l'hanno costruito sulle rovine di una regione desertica, abbandonata e trascurata.
“Uno stato palestinese” sarebbe uno stato terribile. Non potrà essere uno stato democratico. Già oggi si vede il fiorire della corruzione dei leader palestinesi ancor prima che lo stato sia costituito.
Chi potrà giudicarli e punirli? Come invece succede in Israele, basta leggere i giornali israeliani.

Mustafa Bin Ali Khamdan Haj Akhmed

Chissà quanti, fra gli appassionati sostenitori della “causa palestinese” si sono mai presi la briga di ascoltare, oltre ai terroristi e ai reggimoccolo dei terroristi, oltre ai migliori allievi della scuola di disinformacija di Ramonda Tawill, oltre ai professionisti stipendiati del piagnisteo istituzionalizzato, anche questi altri “palestinesi” che, a giudicare dai documenti che continuo a trovare in circolazione, non devono essere proprio pochissimi. Chissà...

barbara


7 ottobre 2010

MA COSA GUADAGNA ISRAELE DAL CONGELAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI?

Da un editoriale del Jerusalem Post

Un articolo di dieci mesi fa che è molto opportuno rileggere oggi, alla luce dei cosiddetti “colloqui di pace” attualmente (ancora?) in corso.

Facciamo un rapido calcolo dei vantaggi diplomatici maturati da Israele da quando il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato, lo scorso 25 novembre, la moratoria per dieci mesi di tutte le nuove attività edilizie negli insediamenti, una dichiarazione che ha fatto seguito, con ritardo, al discorso che tenne all’Università Bar-Ilan il 14 giugno col quale Netanyahu accettava formalmente la creazione di una “Palestina” smilitarizzata come obiettivo finale dei negoziati.
Da quando il congelamento è stato annunciato, l’inviato speciale americano George Mitchell non si è certo abbandonato all’entusiasmo. Pur riconoscendo che Netanyahu si era spinto più avanti di qualunque precedente leader israeliano, tutto quello che Mitchell è riuscito ad aggiungere è che desidera vedere “quanto prima possibile” la ripresa dei negoziati sullo status definitivo. Al che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha risposto in sostanza: “Non penso proprio”.
Parlando a un centro studi di Washington, Mitchell si è per lo meno sforzato di ripetere quello che aveva poco prima affermato il segretario di stato Hillary Clinton, e cioè che i negoziati dovrebbero “basarsi sulle linee del 1967 con scambi concordati”. Affermazione significativa, giacché finora l’amministrazione Obama sembrava tirarsi indietro rispetto alla famosa lettera ad Ariel Sharon dell’aprile 2004 con cui l’allora presidente americano George W. Bush dichiarava che il risultato del negoziato avrebbe dovuto basarsi sulla formula “1967-più” (alcuni cambiamenti). Purtroppo lo stesso Netanyahu, prendendo una straordinaria cantonata diplomatica, ha accettato che venissero inclusi nel congelamento delle costruzioni anche quei blocchi di insediamenti che, per generale consenso in Israele, si considerano destinati a restare israeliani (nel quadro dello scambio territoriale di cui sopra).
Di fronte alla reazione minimalista dell’amministrazione Usa ai due storici annunci di Netanyahu, e alla luce della comprovata incapacità di Washington di persuadere i governi arabi a fare il minimo passo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele per dimostrare che la decantata “iniziativa di pace araba” non è solo una manovra propagandistica, non si può far altro che domandarsi dove stia portando questo congelamento.
Se significa così poco per la Casa Bianca e niente del tutto per i palestinesi – e se oltretutto non rientra in una più ampia e coerente strategia con la quale Netanyahu enunci quali dovrebbero essere i confini di Israele – e se il lacerante impatto della moratoria sul piano interno è tutto dolori e nessun progresso, allora dove sono i vantaggi?
Poi c’è stata l’iniziativa della presidenza svedese dell’Unione Europea che, “prendendo atto” del congelamento di Netanyahu, proponeva di consacrare la posizione palestinese su Gerusalemme come politica ufficiale della UE. È già abbastanza negativo che l’Europa respinga la sovranità di Israele su Gerusalemme ovest sostenendo di non voler pregiudicare i risultati del negoziato. Ma vedere la Svezia che premeva con tanta forza perché venisse riconosciuta Gerusalemme est come capitale della “Palestina” mentre Abu Mazen si rifiuta di sedersi al tavolo dei negoziati è qualcosa di profondamente sconfortante per quella grande maggioranza di israeliani che vorrebbe genuinamente perseguire una composizione del conflitto coi palestinesi. Evidentemente per certi europei è politicamente più facile scimmiottare le rivendicazioni dell’Olp anziché sostenere una soluzione equa, che tenga conto anche delle sensibilità e delle esigenze degli ebrei.
Con tutta evidenza la richiesta di Abu Mazen di congelare gli insediamenti è, prima di ogni altra cosa, fasulla. Il possibile accordo di pace risolverebbe in modo permanente la questione di dove gli ebrei possano esercitare i loro diritti e di quali insediamenti debbano essere sgomberati. Dunque, perché stare a discutere di un congelamento quando si potrebbe negoziare sui confini definitivi?
La vera ragione per cui Abu Mazen non vuole trattare è perché spera che, tenendo duro, l’esasperata amministrazione americana finirà con l’imporre a Israele la posizione di Fatah. E per giunta non vuole apparire conciliante mentre fra i palestinesi sono in crescita le fortune di Hamas. Non aiuta il fatto che Netanyahu lo metta in una posizione insostenibile. L’Olp, che ufficialmente si astiene dalla lotta armata, è dal 1993 che chiede la scarcerazione in massa di detenuti palestinesi, richiesta cui Israele ha risposto in a pizzichi e smozzichi, sotto la voce “aiutare Abu Mazen”. Hamas invece, prendendo in ostaggio un solo soldato israeliano e attenendosi al suo ricatto originario per più di tre anni, sta per ottenere la scarcerazione di mille terroristi detenuti nelle carceri israeliane, compresi alcuni dei più infami. La popolarità dei fondamentalisti islamisti schizzerà alle stelle, quella di Fatah andrà a picco.
Per aggiungere il danno alla beffa, Netanyahu sembra che accarezzi l’idea di rimettere in libertà Marwan Barghouti, il cui arrivo a Ramallah procurerebbe un grande mal di pancia ad Abu Mazen, e affretterebbe un riavvicinamento fra Fatah e Hamas a spese sia di Israele che di Abu Mazen. Nessuna meraviglia che il rais palestinese tenga il broncio.
Sicché il congelamento di Netanyahu, fortemente spinto degli americani, ha messo i coloni contro i soldati e non ha smosso né Abu Mazen né la Lega Araba; Hamas è incerta e l’Europa è ben poco impressionata. L’amministrazione Obama, che finora ha solo offerto qualche stiracchiato encomio, dovrebbe fare molto di più, e di meglio.

(Da: Jerusalem Post, 8.12.09)

I buoni articoli li tengo sempre da parte, certa che, come il vino di qualità, si apprezzeranno meglio dopo averli lasciati invecchiare per un po’. Ebbene, ora il momento è arrivato. Abbiamo visto, dopo la stesura di questo articolo, la dirigenza palestinese lasciar colare, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, tutto il tempo previsto per la moratoria rifiutando pervicacemente ogni ipotesi di incontro. L’abbiamo vista fingere di accettarlo giusto alla vigilia della scadenza della moratoria – salutata con immenso giubilo, più ancora che dai cosiddetti coloni, dai muratori palestinesi (ebbene sì, non ci sono solo palestinesi terroristi che reggono il moccolo ai propri dirigenti, non ci sono solo palestinesi corrotti che si arricchiscono sulla pelle della propria gente: ci sono anche palestinesi onesti, che lavorano per guadagnarsi il pane), che vedono finalmente finire il lungo incubo dei mesi senza lavoro e possono ricominciare a sfamare decentemente le proprie famiglie – all’unico scopo di poter dire di lì a tre giorni, ossia prima ancora di aver cominciato a discutere davvero, ecco, adesso per colpa vostra non possiamo discutere più. Abbiamo visto che questa ridicola moratoria ha pesantemente danneggiato Israele e i palestinesi onesti senza avvicinare di un solo millimetro le possibilità di pace – se non addirittura allontanandole. Abbiamo visto il bluff esplodere nelle mani di chi lo aveva fabbricato – ma tanto si sa che la colpa viene sistematicamente scaricata su Israele. E stiamo continuando ad assistere alla solita, eterna, invereconda sceneggiata di chi, dopo avere costretto Israele a indietreggiare fino a trovarsi con le spalle al muro, constatato che ciò non ha portato la pace, insiste per farlo indietreggiare ancora di più.
Molto appropriato, in questo contesto, andare a leggere anche lui, oltre a un – come sempre - meraviglioso Tizio della Sera fresco di giornata, finalmente tornato dopo lunga assenza.



Qualcuno avverta in quale tubazione stiamo scorrendo

Da settimane, gli ebrei d'Europa sono invisibili, illogici fantasmi di gente viva. Come da prassi, ogni giorno si ricordano gli ebrei scomparsi nella Shoah, che però a questo punto del XXI secolo nessuno ha conosciuto, e per una fatalità reale quanto onirica contano più i morti dei vivi - a questo servono i figli di Giacobbe, a procurare emozioni. Gli ebrei: rabbia o lacrime. Malinconia, o disprezzo. Odio o ammirazione. Altrimenti, niente. Curioso fenomeno: esserci e non esserci. Come spiegare, se non così, il nulla di notizie sulle bombe al fosforo cadute su Israele, o il silenzio cannibale che sta ingurgitando il soldato Shalit. Chissà dove siamo in questo momento. In un postmoderno dramma senza dramma, un classico dramma anestetico, la recente vita ebraica è inghiottita in una stanza senza ubicazione che esiste ovunque e farà male al risveglio.

Il Tizio della Sera

E ci possiamo scommettere la testa che se fra un anno, fra cinque anni, fra dieci anni, ci capiterà di rileggere questo post, dovremo guardare la data per capire che non è di giornata. Sempre che non vincano la battaglia gli “amici” nonché “sionisti” di jstreet e jcall, nel qual caso si capirà che si tratta di cose vecchie dal fatto che vi si parla di un Israele ancora esistente.

AGGIORNAMENTO: assolutamente da leggere.

                           

barbara


6 ottobre 2010

DI EBREI, DI AMICI DEGLI EBREI E DI COSE DI ATTUALITÀ

La ricorrente quanto mai abusata ostentazione di amicizia nei confronti dello Stato di Israele, soprattutto da parte di alcuni esponenti di una certa area politica, richiama alla mente quell’immagine talmudica di colui che cerca, in modo surrettizio, di purificarsi nel Miqwè, bagno rituale, tenendo tra le mani un verme impuro. E’ un po’ la stessa logica di chi dopo averci sferrato colpi bassi e proditori tenta di giustificarsi rinfacciandoci di aver salvato tanti ebrei durante la Shoà. Se prendessimo sul serio le tante e millantate storie di salvezza di questi sedicenti mitomani alla bisogna il popolo ebraico avrebbe dovuto contare nel 1945 sei milioni di persone in più anziché in meno! Sono molto pochi però, fra questi “mitici salvatori”, che per dovere di verità menzionano dei denari versati dai disperati fuggiaschi ebrei costretti molte volte a togliersi dalle tasche gli ultimi spiccioli rimasti per poter dare un pezzo di pane e pochi centimetri di pavimento dove far trascorrere una nottata ai loro piccoli. E questa sì che non è una barzelletta...! Storia vera dalla quale non fanno eccezione neppure i caritatevoli conventi ed enti ecclesiastici, che pure hanno aperto le loro porte. Con un singolare paradosso negli anni ’70 e in quelli immediatamente successivi siamo stati testimoni di una logica asimmetrica ma figlia di una stessa e identica filosofia. Quanti compagni di liceo abbiamo ascoltato nella varie assemblee accanirsi velenosamente contro lo Stato di Israele e magari a soli pochi giorni di distanza erano quegli stessi compagni che portavano corone di fiori alle Fosse Ardeatine e sulle lapidi dei nostri morti nella Shoà! Talvolta anche indossando le kippòt sulla testa! Quali dei due meno peggio? Non saprei dire. Entrambi forme di alibi e rifugi di coscienze che mal sopportano gli ebrei vivi, testimoni attivi di una cultura di minoranza che vive e che lotta affinché ci siano sempre culture di minoranza. Quanto suona attuale, in un’epoca che vede la nostra Comunità sempre più corteggiata e pressata dalle varie forze politiche contrapposte, quella espressione del Profeta Geremia riportata nel verso 6 del capitolo 5 del Libro di Ekhà, le Lamentazioni: “ …l’ Assiria (Babilonia) avrebbe dovuto darci una mano e l'Egitto (l'altra potenza politica dell'epoca ) avrebbe dovuto sfamarci...!” Il Profeta, cosciente del grave disorientamento in cui versa il popolo ebraico abbandonato e deluso da coloro che sarebbero dovuti essere i suoi “amici”, non fa che ribadire quella tanto amara quanto realistica constatazione della Torah (Numeri, 23; 9): “… il popolo ebraico se ne sta da solo…”… costretto a prendere coscienza che vi sono situazioni in cui deve cavarsela da solo e basarsi essenzialmente sulle proprie forze.
Rav Roberto Della Rocca

Senatore Ciarrapico, testina fascista: Il plurale di Kippàh (femminile singolare) fa Kippòt. Presidente Berlusconi: La scuola dirimpettaia non era Israeliana, era Israelitica. In inglese si dice: "Worst possible scenario". In ciociaro: "Peggio de così se more".
Sergio Della Pergola

La barzelletta di Silvio Berlusconi contiene e propaga cinque fondamentali del pregiudizio antiebraico: l'ebreo straricco, l'ebreo profittatore, l'ebreo astuto, l'ebreo traditore (anche del fratello), l'ebreo a-nazionale (vedi l'uso di "connazionale" anziché "correligionario"). Niente male in una botta sola, anche senza considerare l'offesa del riso imbecille su una tragedia profonda.
Michele Sarfatti

Direi che per il momento questi commenti agli ultimi avvenimenti possono bastare mentre io finisco di riprendermi – sotto vari aspetti – dalle fatiche del lavoro inutile, che è quello che stronca nel modo più micidiale.

barbara


4 ottobre 2010

IL TOPO È MIO E GUAI A CHI ME LO TOCCA!



Oggi niente post perché sono stata intensamente impegnata in un lavoro di cui vedrete presto i risultati.

barbara


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3 ottobre 2010

DI BLOG E DI COSE ATTUALI

Nella mia vita quotidiana sono straordinariamente disordinata come sa chi mi conosce. Nel computer no: ho archivi ordinatissimi, con cartelle e sottocartelle, e sportelli scaffali cassetti raccoglitori scatole plichi eccetera eccetera. Vale anche per i blog: quelli che non solo leggo e consulto ma anche consiglio sono qui, nel blogroll. Poi ce ne sono molti altri che visito con maggiore o minore frequenza, ordinati, a seconda del valore, dell’interesse, e dell’assiduità di lettura, in cartelle che si chiamano blog a, blog b, blog c, blog d, blog r ossia rari, vale a dire che fanno tre post all’anno ma vale la pena di dare un’occhiata ogni tanto, e blog e: blog estinti, abbandonati da anni ma contenenti materiale che ogni tanto ho bisogno di consultare.
Ieri sera sono entrata in un blog a. Non ne dico il nome, e non dico il nome del titolare, personaggio di una certa notorietà nel mondo della comunicazione. Ci ho trovato un attacco a 360° a Fiamma Nirenstein, e fin qui passi: ognuno ha diritto alle proprie simpatie e antipatie. Ma la cosa sconvolgente erano gli argomenti, che da persona finora conosciuta come intelligente davvero non ti aspetteresti, e invece quando c’è in ballo Israele ti devi aspettare di tutto. Fiamma Nirenstein è estremista, dice, appena ti azzardi a muovere mezza critica a Israele ti dà dell’antisemita. Tu dici non è vero che sono antisemita e lei ti risponde che invece sì che lo sei anche se lo neghi (ma se un ebreo si sente offeso dall’interlocutore, chi è che deve decidere se l’offesa c’è stata o no: l’offeso o l’offensore?). Tu replichi che hai un sacco di amici ebrei e lei ti ribatte che la conosciamo bene la foglia di fico degli amici ebrei (in effetti non la conosce solo Fiamma Nirenstein: la conosciamo tutti quella squallida foglia di fico, e sappiamo anche che nessuno ricorrerebbe a quella foglia di fico se avesse qualche copertura più decente, ma i foglifichisti non se ne sono ancora accorti, eh già...), e questo è un atteggiamento “ingiusto, furbo e ricattatorio”. E il sostegno della destra a Israele è “acritico” mentre l’equilibratissima sinistra, o yes, ha sempre avuto “una linea prevalente di equidistanza fra Palestina e Israele” - perché è bello essere equidistanti fra chi tenta di attuare un programma di sterminio totale e chi tenta di difendersene – “se non di vicinanza al popolo palestinese” – perché è più bello ancora dedicarsi anima e corpo alla causa di chi sta cercando di completare l’opera di Hitler (e non parliamo poi delle cose scritte nei commenti...). Vabbè, indecisa se andare a vomitare o cercare di trattenere le deliziose orecchiette pugliesi mangiate per cena, ho comunque provveduto immediatamente ad eliminare il blog in questione.
Sono entrata, sempre ieri sera, in un altro blog, sempre della cartella “blog a” (e ora nel cestino), sempre di persona solitamente intelligente e riflessiva, in cui è detto che se dovesse sentire “la stracciatissima parola indignazione per la bestemmia detta da Berlusconi” ci viene a cercare casa per casa per appiccicarci sulla fronte un’etichetta con scritto “LA BINETTI VE LA MERITATE TUTTA”. Ora, a me la Binetti fa abbastanza senso, come credo di avere già avuto occasione di dire. E potendo scegliere liberamente, sceglierei di sicuro di farmi governare da un essere umano. Se poi il suddetto essere umano sapesse anche fare il politico, sarebbe l’apoteosi. Ma se fossi obbligata a scegliere fra quell’essere semiumano che è la Binetti e quell’ammasso di putredine, non non avrei davvero dubbi sulla scelta da compiere, e se quel signore verrà a bussare a casa mia, potrà tranquillamente risparmiarsi la fatica di portare l’etichetta, perché sulla mia fronte ce n’è già una, con scritto “FIERA DI MERITARMI LA BINETTI”. Quanto alla “barzelletta” su Rosy Bindi, non l’ho sentita e non l’ho letta, e non la voglio né sentire né leggere (interessante comunque il fatto che nel blog in questione molti commenti dicano che la barzelletta fa schiantare dalle risate e che la bestemmia finale ci sta meravigliosamente. Interessante il fatto che i suddetti commenti siano tutti maschili. Il che costringe ad osservare che, pur lontanissimi dal mondo islamico, anche da noi però di strada da fare per ripulire il mondo da questa feccia schifosa ce n’è ancora un bel po’). Per quanto riguarda invece quella sugli ebrei, qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che in quella originale il protagonista non è un ebreo, bensì un cristiano che si va a confessare; qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che gli ebrei, a quei tempi, erano quelli che scappavano e cercavano rifugi, non quelli che potevano permettersi il lusso di offrirli; qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che gli ebrei, a quei tempi, non erano quelli che si arricchivano offrendo ripari, bensì quelli che, se avevano due soldi, si svenavano e arricchivano i cristiani per tentare di sfuggire alle camere a gas. Qualcuno ci è riuscito, molti altri no. Ditelo, a quell’ammasso di putredine. (e già che ci sei leggiti anche questo)

barbara


2 ottobre 2010

UNA RIFLESSIONE SULL’IRAN

Ci è giunta nei giorni scorsi la lieta novella che Sakineh non sarà lapidata per adulterio: sarà impiccata per omicidio. Mi è allora tornato alla mente questo commento di rav Di Segni di qualche mese fa, che mi sembra interessante riproporre.

Il misterioso messaggio della Meghillà di Ester

A meno di un mese da Purim dovremmo cominciare a entrare nell'atmosfera di questa festa, in particolare con lo studio. La Meghillà di Ester è il documento fondante di questa festa, ed è, tra i libri della Bibbia, uno dei più intriganti, allusivi e misteriosi, se la si riesce a leggere bene. Ovviamente non manca chi dice che sia tutta un'invenzione, la storia, le descrizioni di ambiente e tutto il resto. Ma basta un istante di attenzione per capire che non è proprio così. Si pensi al motivo ripetuto delle impiccagioni. Haman chiede per Mordekhai una forca alta 50 braccia. Su quella forca, poi, ci finirà lui e dopo i suoi figli. Se qualcuno dubita del gusto malefico del potere persiano antico per le impiccaggioni ostentate, si legga le cronache quotidiane dall'Iran e mediti sulle lugubri immagini di pali meccanici altissimi usati per impiccarci dissidenti e "criminali". Stessi luoghi, stesso rito macabro, speriamo anche stesso esito di Purim, magari un po' meno truculento, ma comunque risolutorio.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Sì, in effetti, se su una di quelle forche ci finissero, invece di Sakineh, Ahmadinejad e i suoi accoliti – e magari anche quelcuno dei loro accesi sostenitori nostrani – non sono molto sicura che impazzirei dalla disperazione.

                    

          

barbara


1 ottobre 2010

L’ISOLA DEGLI ANIMALI

C’era una volta, nel più lontano dei mari, un’isola bellissima.
Il Signore Iddio l’aveva creata nei primi cinque giorni ma poi, forse a causa di molti e più importanti impegni, l’aveva dimenticata.
Priva dell'uomo, l'isola era così rimasta in dono agli animali che si erano sparsi in ogni angolo del suo territorio, popolandone le colline e le praterie, i boschi e le montagne.
L’isola era florida e rigogliosa come un giardino dell’Eden e per lungo tempo gli animali vissero felici sulle sue terre, spartendosi di buon grado le delizie della natura.
Nessuno saprebbe dire quando e perché, ma un giorno le Scimmie si accorsero di essere le uniche ad avere le mani. Questo è un segno di particolare predilezione, disse il loro Re ed emise un decreto che faceva della Foresta degli Alberi Frondosi il loro territorio esclusivo. Va bene disse il Re degli Elefanti, ma noi siamo grandi, grossi e abbiamo la proboscide. Questo ci rende prediletti più di voi e da oggi i Grandi Prati della Savana apparterranno solo a noi. Nessuno ha il collo lungo come il nostro, obiettò la Regina delle Giraffe e per decreto rivendicò ai propri sudditi la Terra degli Alberi Alti. Forse che la nostra criniera non conta nulla? tuonò allora il Re dei Leoni, e si dichiarò padrone delle Grandi Terre della Caccia.
Presto non ci fu un solo Re che non rivendicasse per i suoi sudditi qualcuno dei territori dell'isola.
Ci furono zuffe, scontri e violente inimicizie ma alla fine ciascuno ebbe il suo territorio.
Tutti pensarono di essere più ricchi ma invece tutti furono più poveri. Le delizie dell'isola, che prima bastavano a tutti, ora non bastavano a nessuno, mentre i giovani animali, che un tempo correvano spensierati, furono costretti a difendere i loro territori.
Non si può andare avanti così disse allora il Re delle Scimmie. Occorre un luogo in cui discutere e prendere le decisioni che governino tutti gli animali. Così salveremo la pace.
Poiché nessuno doveva rinunciare a nulla, tutti trovarono geniale l'idea delle Scimmie.
Si costruì una grande casa di vetro e con strepito e schiamazzi fu convocata la prima grande assemblea.
Tutti i Re di tutti gli animali arrivarono da ogni angolo dell'isola, e fecero a gara nell'ostentare la grandezza e la tronfia prosopopea del proprio seguito.
Quando l'ultimo dei sovrani si fu accomodato, il Re delle Puzzole si alzò e chiese di cosa si dovesse discutere. Nessuno lo sapeva o forse nessuno più lo ricordava.
Il Sovrano dei Serpenti propose allora di condannare le Manguste per il loro atteggiamento aggressivo, ma fu subito rintuzzato dal Re dei Criceti che chiese la condanna dei Serpenti per l'uso sproporzionato dei loro poteri ipnotici.
Quando fu chiaro che la discussione non avrebbe portato ad altro che a rutilanti proclami, il Gran Duca degli Usignoli si fece coraggio e denunciò il genocidio commesso da chi si nutriva delle uova nei nidi.
Il Principe dei Cobra si mostrò sensibile al problema. Obiettò tuttavia che la denuncia non poteva essere presa in considerazione se prima non si fosse definito il concetto di genocidio.
Fu a questo punto che il Marchese delle Pecore decise di contestare ai Lupi i crimini di guerra perpetrati con la loro tecnica di caccia collettiva, di cui con forza chiese la messa al bando.
Il Re delle Puzzole si rese conto che quel solenne raduno stava sfociando in un clamoroso fallimento ed avvertì come propria responsabilità ricompattare gli animi, per salvare il consesso e con esso la pace dell'isola.
“Silenzio!” gridò allora, sollevando la coda. E bastò il gesto, per ottenere obbedienza.
“Per i problemi sollevati, creeremo delle commissioni e se necessario delle sotto commissioni. Ma non sprecheremo il nostro tempo per simili quisquilie, mentre resta insoluta la questione dei Panda dal Mantello Turchino.”
Molti dei Sovrani non avevano mai sentito nominare quella specie e nessuno era a conoscenza di contenziosi aperti a suo carico.
“Quella razza subdola” stava però dicendo il Re delle Puzzole “si è mischiata a noi e si è distribuita nei nostri territori. Quegli animali immondi consumano le nostre risorse mentre rifiutano di giurare lealtà ai nostri Monarchi.”
Il Presidente dei Panda dal Mantello Turchino si guardò intorno incredulo. Smise di sgranocchiare il suo germoglio di bambù e chiese la parola.
“Potrai parlare a tempo debito” gli disse il Re delle Puzzole, mentre stabiliva l'ordine degli interventi.
Parlarono i Cobra, parlarono i Lupi, parlarono le Iene e i Coccodrilli e tutti si scagliarono contro i Panda dal Mantello Turchino, felici che le proprie questioncelle rimanessero lontane dall'attenzione dell'assemblea.
L'insana predilezione di quei panda per i germogli del bambù, dissero, nel giro di alcuni secoli metterà a repentaglio la sopravvivenza sull'isola di quell'arbusto. E comunque è inconcepibile la loro arbitraria intrusione in territori che le razze autoctone hanno conquistato al prezzo di sangue e sacrifici.
Quando finalmente prese la parola il Presidente dei Panda dal Mantello Turchino, l'atmosfera del consesso era ormai livorosa.
“Noi amiamo i germogli” disse l'anziano animale “e li coltiveremo con cura perpetuandone l'esistenza fino alla fine delle generazioni. E poi, se ci confondiamo alle altre specie è solo perché i Rettili ci hanno cacciato dalle Terre dei Germogli. Siamo costretti a vivere nella diaspora, ma rispettiamo le usanze di ognuno così come chiediamo che siano rispettate le nostre.”
“Fuori da qui” gridarono i Rettili, sibilando che non avrebbero accettato quel travisamento storico. I Panda non avevano mai abitato le Terre dei Germogli, dissero. E perfino il toponimo era illegittimo dacché il nome eterno di quei territori era Distesa dei Grandi Rettili.
Le proteste del Presidente si persero nel frastuono dei fischi.
L'indomani tutti gli animali furono informati dei risultati del Consesso della Casa di Vetro.
I Panda dal Mantello Turchino, gracchiarono per tutta l'isola le Cornacchie, erano stati smascherati prima che potessero mettere in atto il loro piano di sterminio di tutti i rettili.
Fu l'inizio di una campagna mediatica tanto falsa quanto assillante, coordinata con astuzia dai Grandi Condor e dai Piccoli Avvoltoi. Un giorno dopo l'altro le accuse dei Rettili si fecero più fantasiose e inverosimili, ma nessuno aveva voglia di inimicarsi animali così pericolosi solo per il gusto di contraddirli.
A dire il vero i Cardellini tentarono di opporsi a quella che denunciavano come una mistificazione mediatica ed una propaganda d'odio. Ma la loro voce era flebile. E poi, per qualche ragione che nessuno ricordava più, vivevano in piccole gabbie da cui non si allontanavano mai. Le cornacchie ebbero dunque buon gioco nel sovrastarne la voce e nel promuovere l'odio di tutti contro la popolazione dei Panda dal Mantello Turchino.
In breve tempo l'esistenza di quella specie pacifica e mansueta fu messa a dura prova. Alcuni Monarchi emisero decreti di espulsione mentre altri preferirono fomentare e tollerare le crescenti aggressioni perpetrate da Iene, Lupi e Cani Selvatici.
Quello, comunque, fu solo l'inizio. Presto l'impunità delle prime violenze incoraggiò gli eccidi e poi le stragi e poi il sistematico sterminio dei Panda dal Mantello Turchino.
In fuga da ogni luogo essi giurarono di non lasciarsi annientare e non avendo dove altro andare fecero ritorno alle Terre dei Germogli.
Lì avevano vissuto felici, disse il loro Presidente e lì avrebbero stabilito la loro dimora, rivendicando finalmente un territorio, come avevano fatto tutte le altre specie.
Bastò questo proclama per scatenare un pandemonio.
I Rettili si riunirono e mossero guerra ai Panda. Inutilmente questi si dichiaravano pronti ad una spartizione delle terre e ad accogliere di buon grado chi volesse vivere in mezzo a loro.
“Mai!” tuonò il Principe dei Cobra. “Mai un singolo palmo della sacra Distesa dei Grandi Rettili sarà ceduto a dei miserabili mammiferi.”
In men che non si dica mise insieme una grande coalizione e mosse guerra all'Entità dei Nemici degli Esseri Striscianti.
Cobra, Aspidi, Vipere, Boa, Bisce, Lucertole, Colubri e Ramarri si avventarono all'unisono contro il territorio conteso, ma i Panda non si lasciarono sopraffare. Sfibrarono gli aggressori con interminabili ritirate, per poi aggredirli separatamente e metterli in fuga.
Il Principe dei Cobra, rimasto solo e scornato dalla sconfitta, vibrò il sonaglio e proclamò la propria trionfale vittoria, spalleggiato nella mistificazione mediatica da Corvi, Cornacchie ed Avvoltoi.
A dispetto della guerra vinta, i Panda non ebbero pace. Non c'era giorno che non fossero attaccati e la difesa della propria sicurezza divenne la loro prioritaria occupazione.
Fu così che sull'isola avvenne un fatto inconsueto.
Sebbene nessuno degli animali avesse mai sentito parlare di Charles Darwin, i cuccioli dei Panda dal Mantello Turchino cominciarono a nascere con artigli acuminati e denti aguzzi.
“Perché preoccuparsi?” diceva il Presidente alle mamme spaventate, “forse che i vostri cuccioli ringhiano a quanti li amano? No, lasciate che crescano e che mostrino gli artigli a chi li odia e li perseguita.”
La cosa non passò a lungo inosservata.
Nella casa di vetro quegli artigli, di cui ora i Panda andavano fieri, divennero il più grande dei problemi. Anzi, l'unico.
“Questa sordida evoluzione altera l'equilibrio strategico della regione” gridavano i Rettili inviperiti, giurando di annientare l'Entità dei Nemici degli Esseri Striscianti.
Non trascorse molto tempo che nei Campi dei Serpenti a Sonagli si cominciarono a notare strane attività. I Cobra, che per natura amavano crogiolarsi al sole, lavoravano invece fino allo sfinimento per sviluppare un allevamento intensivo di Bruchi dalla Testa Rossa.
“Anche noi abbiamo diritto a coltivare la terra” proclamava il Principe dei Cobra, sebbene il suo popolo vivesse solo nelle pietraie “e i Bruchi dissoderanno per noi il terreno.”
I Panda dal Mantello Turchino sapevano che la verità era tutt'altra. Sapevano che i Bruchi dalla Testa Rossa si nutrivano solo di germogli di bambù. La loro crescita indiscriminata avrebbe offerto ai Rettili l'arma finale del conflitto, privando gli abitanti delle Terre dei Germogli del loro unico nutrimento.
Consapevoli del rischio mortale, si recarono alla casa di vetro e denunciarono con forza la dissennata politica dei Rettili. Tutto ciò che ottennero furono risibili raccomandazioni alla moderazione.
“Il nostro è solo un programma pacifico” giurò d'altro canto il principe dei Cobra. E le sue parole riportate da Corvi e Cornacchie risuonarono per tutta l'isola, senza che si levasse alcuno a metterle in dubbio ed a chiedere garanzie.
D'altro canto, secondo i calcoli dei Panda, presto l'allevamento intensivo dei Bruchi dalla Testa Rossa avrebbe raggiunto un punto di non ritorno decretando la fine dei germogli e di chi se ne nutriva.
Io francamente non so come sia finita la vicenda, perché da tempo non incontro un Cardellino e di tutti gli altri uccelli non mi fido.
Quel che so è che se il Signore Iddio si ricordasse di quest'isola e tornasse a dare un'occhiata non sarebbe contento di quel che troverebbe.

Mario Pacifici (mario.pacifici@gmail.com)





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barbara


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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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