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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 settembre 2009

29-30 SETTEMBRE 1938: CONFERENZA DI MONACO

Alla fine di settembre del 1938, quando ormai l'Europa si stava preparando a una guerra che sembrava inevitabile, Hitler accettò la proposta di un incontro fra i capi di governo delle grandi potenze europee (Russia esclusa), lanciata in extremis da Mussolini su suggerimento dello stesso Chamberlain. Nell'incontro, che si svolse a Monaco di Baviera il 29-30 settembre, Chamberlain e il primo ministro francese Daladier accettarono un progetto presentato dall'Italia che in realtà accoglieva quasi alla lettera le richieste tedesche e prevedeva l'annessione al Reich dell'intero territorio dei Sudeti (ossia gli oltre tre milioni di tedeschi che vivevano entro i confini della Cecoslovacchia, ndr). Ai cecoslovacchi, che non erano stati ammessi alla conferenza e nemmeno consultati, non restò che accettare un accordo che li lasciava alla mercé della Germania e apriva la strada al dissolvimento della loro Repubblica. (...)
Chamberlain, Daladier e lo stesso Mussolini furono accolti, al rientro in patria, da imponenti manifestazioni di entusiasmo popolare e acclamati come salvatori della pace. Ma quella salvata a Monaco era una pace fragile e precaria, pagata per giunta a caro prezzo. Accordandosi con Hitler sulla testa della Cecoslovacchia, le potenze democratiche avevano distrutto, assieme alle ultime tracce del principio di sicurezza collettiva, la loro stessa credibilità e avevano aperto la strada a nuove aggressioni. Il commento più appropriato agli accordi di Monaco fu quello di Winston Churchill: "Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra". (qui)

La Conferenza di Monaco, finalizzata alla risoluzione pacifica della crisi cecoslovacca, produce un accordo su otto punti, che prevedono:
1) L'evacuazione cecoslovacca dai Sudeti, a partire dal 1° ottobre;
2) Il completamento dell'evacuazione entro il 10 ottobre;
3) La creazione di una commissione, della quale, oltre ai quattro di Monaco (Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania), farà parte un cecoslovacco per stabilire le condizioni di evacuazione;
4) L'occupazione dei territori a prevalente popolazione tedesca da parte di truppe naziste a partire dallo stesso 1° ottobre;
5) La definizione dei territori nei quali si dovrà tenere il plebiscito;
6) L'affidamento del compito di fissare la frontiera definitiva alla commissione di cui al punto 3;
7) La concessione del diritto di opzione entro 6 mesi;
8) L'impegno del governo cecoslovacco a consentire che militari provenienti dai Sudeti tedeschi siano congedati entro 4 settimane. (qui)



La conclusione della storia la conosco io e la conoscete voi, quindi è inutile che stia a ripeterla qui. Peccato solo che sembrino non conoscerla coloro che reggono le sorti del mondo, che ci stanno precipitando esattamente nello stesso baratro di settant’anni fa: la guerra, accompagnata dal disonore. E adesso andate qui ad ascoltare questo eccezionale documento sonoro: la registrazione dell’annuncio del magnifico risultato della conferenza da parte di Chamberlain.
E poi lui e poi

MEMENTO: +30.

barbara


29 settembre 2009

NO IO SUL SERIO QUESTA COSA QUI NON LA CAPISCO MICA

Cioè, dite che è un genio? Ok, è un genio, io ho visto solo Chinatown e non ho nessun problema a riconoscere che è un capolavoro. Dite che sono passati più di trent’anni e lui è cambiato? E questo non lo so, il tempo passato di per sé non sono tanto convinta che sia un argomento – che sarebbe come dire, dal momento che sei riuscito a mettercelo in quel posto per tutto questo tempo allora ti meriti un bel premio alla carriera – e se sia cambiato davvero non so: generalmente uno che cambia magari si rende conto che drogare e stuprare una tredicenne non è proprio proprio tanto una bella cosa, e non mi pare che abbia fatto molto per mostrare di essersene reso conto, ma diamo pure per buono che sia cambiato. Dite che uno che ha passato una parte dell’infanzia in un ghetto e ha perso la madre ad Auschwitz ha avuto la vita talmente segnata da meritare qualche attenuante? Non so, ma facciamo finta di dare per buona anche questa. Ma quello che davvero non arrivo a capire è: perché un sacco di “personalità”, donne comprese, si mobilitano in difesa di uno che a quarant’anni suonati ha stuprato una bambina di tredici? Che cazzo ha a che fare il possedere doti artistiche con lo stupro di una bambina? Se ad essere stuprate da un ultraquarantenne fossero state le figlie di questi emeriti pezzi di merda, sarebbero pronti a chiudere un occhio perché eh, cazzo, quello che ha stuprato mia figlia è un genio, mica un troglodita, un grande regista, mica un calzolaio, un artista eccelso, mica un manovale! Ma andate tutti affanculo, va’. E naturalmente, cari artisti mobilitati per la Grande E Nobile Causa, naturalmente non mi auguro che vengano violentate le vostre figlie, questo davvero no, ma un gran cazzo in culo a tutti voi, quello sì che ve lo auguro, e con tutto il cuore, credetemi.

E poi naturalmente lui, e poi
MEMENTO: +29.

barbara


28 settembre 2009

GUERRA, PACE – E INGANNO – NELL’ISLAM

di Raymond Ibrahim
12 Febbraio 2009

Oggi, in un tempo di guerre e di rumori di guerre, provenienti dal mondo islamico – dall'odierno conflitto a Gaza, fino all'ostentazione di potenza militare del Pakistan nucleare e quella dell'Iran, prossima potenza nucleare – la necessità per i non-musulmani di capire meglio le dottrine e gli obiettivi dell'islàm, riguardo la guerra, la pace e tutto quanto sta in mezzo (trattati, diplomazia, eccetera) è diventata urgente. Per esempio, cosa si deve pensare del fatto che, dopo aver continuamente insistito, giorno dopo giorno, che la sua massima aspirazione è vedere la distruzione di Israele, HAMAS si prefigga di giungere a "trattati di pace", incluse varie forme di concessioni da parte di Israele – e, ancora più sconcertante, le ottenga?
Prima di poter rispondere a queste domande, deve rendersi conto della natura completamente formale e legalista del più diffuso islàm (Sunnita). Sorprendentemente, nonostante tutti i discorsi sull'islàm che "non è capito" o viene "frainteso" dai musulmani "radicali", la verità è che, a differenza di quasi tutte le altre religioni, l'islàm è chiaramente una fede che, per definizione, ammette un certo grado di ambiguità: difatti, secondo la shariah (cioé, il "modo di vivere islamico", più comunemente tradotto come "legge islamica"), ogni concepibile azione umana è classificata come:

  • vietata, haram 
  • scoraggiata, makruh,
  • permessa, halal,
  • raccomandata, mustahabb,
  • obbligatoria, fard o wajib

Il "buon senso" o il "senso comune" non hanno nulla da spartire con la nozione islamica di "giusto" o "sbagliato". Ciò che conta è esclusivamente quello che Allah (tramite il Corano) e il suo Messaggero, Maometto (mediante gli ahadith, o tradizioni), hanno da dire a proposito di ogni singola azione; e come i più grandi teologi e giuristi dell'islàm – noti come gli "ulema", letteralmente "quelli che sanno" – lo hanno interpretato.
Esaminiamo il concetto di menzogna. Secondo la Shariah, l'inganno in generale – secondo la terminologia Coranica noto anche come "taqiyya" – non è soltanto permesso in certe situazioni, ma qualche volta addirittura "obbligatorio". Per esempio, e contrariamente alla tradizione Cristiana, non soltanto i musulmani che devono scegliere tra abiurare l'islàm o essere messi a morte possono mentire fingendo l'abiura, ma alcuni giuristi hanno sentenziato che, in base al Corano 4:29, che ordina ai musulmani di non "distruggere sé stessi", i musulmani sono "obbligati" a mentire.

LA DOTTRINA DELLA TAQIYYA
Molto di questo argomento è imperniato sulla dottrina chiave della "taqiyya", che spesso viene definita con l'eufemismo di "simulazione religiosa" benché in realtà definisca soltanto "l'inganno dei musulmani verso gli infedeli". Secondo l'importante testo Arabo "Al-Taqiyya fi Al-Islam" di Sami Makarem, "la Taqiyya [inganno] è di fondamentale importanza nell'islàm. Praticamente ogni setta islamica la accetta e la pratica. Possiamo addirittura arrivare a dire che la pratica della taqiyya è una tradizione consolidata dell'islàm e che quelle rare sette che non la praticano divergono dalla comune tradizione... La taqiyya è una pratica consolidata nella politica islamica, in special modo nell'era moderna [pag. 7, traduzione di R. Ibrahim]".
Alcuni erroneamente credono che la taqiyya sia esclusivamente una dottrina sciita: come gruppo minoritario disseminato tra i loro nemici tradizionali, i molto più numerosi Sunniti, gli Sciiti avevano storicamente molte più "ragioni" per dissimulare. Tuttavia, ironicamente, sono i Sunniti che oggi vivono in Occidente a trovarsi in una situazione analoga, essendo una minoranza accerchiata dai loro storici nemici, gli infedeli Cristiani.
Il principale Versetto Coranico che autorizza l'inganno nei confronti dei non-musulmani afferma: "I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro, prendendo precauzioni" (3:28; altri Versetti, utilizzati dagli ulema a supporto della taqiyya includono 2:173; 2:185; 3:29; 16:106; 22:78; 40:28).
Il famoso Tafsir (esegesi del Corano) di al-Tabari (morto nel 923) è un'opera di riferimento fondamentale per tutto il mondo musulmano. A proposito di 3:28, scrive: "Se voi [musulmani] siete sotto la loro [degli infedeli] autorità, temendo per voi stessi, comportatevi con lealtà verso di loro, con la vostra lingua, pur albergando odio contro di loro nel vostro intimo... Allah ha vietato ai credenti di essere in relazione di amicizia o di intimità con gli infedeli invece che con i credenti – eccetto quando gli infedeli li sovrastano [in autorità]. In tale situazione è consentito agire amichevolmente verso di loro".
Sempre riguardo al versetto 3:28, Ibn Kathir (morto nel 1373 e inferiore solo ad al-Tabari) scrive: "Chiunque, in ogni tempo o in ogni luogo teme la loro [degli infedeli] malvagità, si può proteggere mediante esibizioni esteriori". Come prova, cita l'intimo Compagno di Maometto, Abu Darda che disse: "Sorridiamo pure in faccia a qualcuno [non-musulmano], mentre il nostro cuore lo maledice"; un altro Compagno, al-Hassan, disse: "Praticare la taqiyya è accettabile fino al giorno del giudizio [cioè in perpetuo] ".
Altri eminenti ulema, come al-Qurtubi, ar-Razi e al-Arabi hanno esteso l'uso della taqiyya per nascondere i fatti. In altre parole, i musulmani possono comportarsi come gli infedeli – inclusi il culto e l'adorazione di idoli e croci, il rendere falsa testimonianza, anche il riferire al nemico infedele i "punti deboli" di altri musulmani – tutto, tranne uccidere un musulmano.
È forse questo il motivo per cui il sergente musulmano Americano, Hasan Akbar, aggredì e uccise i suoi commilitoni in Iraq nel 2003? Forse la sua finta lealtà andò a sbattere contro un ostacolo insormontabile, quando si accorse che dei musulmani avrebbero potuto morire per mano sua? Aveva scritto sul suo diario: "Anche se non ho mai ucciso un musulmano, essere nell'esercito è la stessa cosa. Forse dovrò fare molto presto una scelta su chi uccidere".

LA GUERRA È INGANNO
Nulla di questo ci dovrebbe sorprendere, considerando che lo stesso Maometto – il cui esempio, come "l'essere umano più perfetto" deve essere scrupolosamente seguito – assunse un atteggiamento di convenienza riguardo al mentire. È ben noto, per esempio, che Maometto autorizzò la menzogna in tre situazioni: per riconciliare due o più litiganti, con la propria moglie e in guerra (vedi Sahih Muslim B32N6303, considerato un hadith "autentico").
Ma per quanto riguarda la nostra principale preoccupazione, la guerra, il seguente episodio tratto dalla biografia di Maometto svela la centralità dell'inganno in guerra. Durante la Battaglia della Trincea (627), che oppose Maometto e i suoi seguaci ad alcune tribù non musulmane (collettivamente definite come "i Confederati"), uno di questi Confederati, Naim bin Masud andò al campo dei musulmani e si convertì all'islàm. Quando Maometto scoprì che i Confederati non sapevano della conversione di Masud, gli consigliò di ritornare e di tentare qualche espediente per indurre i Confederati ad abbandonare l'assedio – "Perché" lo rassicurò Maometto, "la guerra è inganno". Masud ritornò dai Confederati senza che loro sospettassero che avesse "cambiato bandiera" e cominciò a fornire pessimi suggerimenti ai suoi parenti e ai suoi precedenti alleati. Si diede anche un gran daffare per provocare litigi tra le varie tribù finché, diffidando completamente l'uno dell'altro, smobilitarono, abbandonando l'assedio dei musulmani e quindi salvando l'islàm nel suo periodo embrionale (vedi Al-Taqiyya fi Al-Islam; anche Sirat Rasul Allah di Ibn Ishaq, la più antica biografia di Maometto).
Il seguente episodio dimostra ancora più chiaramente la legittimità dell'inganno. Un poeta, Kab bin al-Ashraf, aveva offeso Maometto componendo versi oltraggiosi a proposito delle donne musulmane. Maometto, di fronte ai suoi seguaci, esclamò: "Chi ucciderà quest'uomo che ha offeso Allah e i suo Profeta?". Un giovane musulmano di nome Muhammad bin Maslama, si offrì volontario, ma con la clausola che, per giungere così vicino a Kab, da poterlo uccidere, gli fosse permesso di mentire al poeta. Maometto acconsentì. Maslama si recò da Kab e cominciò a lamentarsi dell'islàm e di Maometto, battendo questo tasto fino a che la sua ostilità contro l'islàm divenne tanto credibile da convincere Kab a concedergli la sua fiducia. Poco dopo Maslama ritornò con un altro musulmano e, mentre Kab aveva abbassato la guardia, lo aggredirono, uccidendolo. La versione di Ibn Sa’ad riferisce che i due corsero da Maometto con la testa di Kab, alla quale Maometto urlò: "Allahu Akbar!" (Allah è il più grande!).

L'INGANNO NEL CORANO
Vale anche la pena ricordare che tutta la sequenza delle rivelazioni Coraniche è una testimonianza della taqiyya; e, poiché si ritiene che Allah sia colui che ha rivelato questi versetti, è lui, in ultima analisi, a dover essere considerato il responsabile dell'inganno – cosa che non deve stupire, dato che lo stesso Allah è descritto nel Corano come il "miglior ingannatore" (Corano 3:54, 8:30, 10:21). Questo dipende dal fatto che il Corano contiene sia versetti di pace e tolleranza, che versetti violenti e intolleranti. Gli ulema furono perplessi nel decidere quali versetti dovessero codificare nella concezione islamica del mondo secondo la shariah – quello, ad esempio, che afferma che non c'è costrizione nella religione (Corano 2:256), oppure quelli che ordinano ai credenti di combattere tutti i non-musulmani fino a quando non si convertano o fintanto che almeno non si sottomettano all'islàm (Corano 9:5, 9:29)? Per uscire dall'impasse, svilupparono la dottrina dell'abrogazione (naskh, in base al versetto del Corano 2:106) che essenzialmente afferma che, in caso di contraddizione, i versetti "rivelati" successivamente nella carriera profetica di Maometto hanno la precedenza su quelli rivelati prima.
Ma innanzitutto, perché ci sono le contraddizioni? La classica risposta è stata che, poiché nei primi anni dell'islàm, Maometto e la sua comunità erano molto inferiori di numero rispetto agli infedeli, un messaggio di pace e coesistenza era appropriato (sembra qualcosa di familiare?). Tuttavia, dopo l'emigrazione a Medina e la crescita in numero e in potenza militare, furono "rivelati" i versetti intolleranti e violenti che spingevano i musulmani alla controffensiva – adesso che erano in grado di farlo! Secondo questa interpretazione, piuttosto comune tra gli ulema, si può solo concludere che i versetti miti della Mecca erano in ultima analisi un trucco per consentire all'islàm di guadagnare tempo per diventare sufficientemente forte da mettere in pratica i suoi "veri" versetti che richiedevano la conquista. In altre parole, come è stato tradizionalmente interpretato e messo in pratica dagli stessi musulmani, quando questi sono deboli o in una condizione di inferiorità, devono predicare e comportarsi secondo i versetti della Mecca (pace e tolleranza); quando invece sono forti, devono passare all'offensiva, secondo i versetti di Medina (guerra e conquista). Le vicende della storia islamica sono la testimonianza di questa dicotomia.
Un mio collega musulmano me lo confermò chiaramente durante una conversazione fortuita, ma rivelatrice. Dopo avergli esposto queste preoccupanti dottrine che rendono impossibile ai musulmani una coesistenza pacifica con gli infedeli – jihad, lealtà e ostilità, sostenere il giusto e vietare il male – gli chiesi in modo esplicito perché lui, come musulmano, non le sostenesse. Ma lui continuava ad essere evasivo, riferendosi agli altri versetti, abrogati, di pace e tolleranza. Pensando che si fosse dimenticato di queste enigmatiche teorie come l'abrogazione, con aria di trionfo, cominciai a spiegargli la differenza tra i versetti Meccani (tolleranti) e quelli Medinesi (intolleranti) e come i secondi abrogassero i primi. Mi sorrise con semplicità dicendo: "Lo so benissimo, ma io adesso sto vivendo alla Mecca!" – intendendo che, come il suo debole profeta che viveva alla Mecca sovrastato da una maggioranza di infedeli, anche lui, per sopravvivere, si sentiva in dovere di predicare pace, tolleranza e coesistenza alla maggioranza di Americani infedeli. [continua]

Vale la pena di leggerlo tutto, nonostante la lunghezza, questo indispensabile articolo provvidenzialmente tradotto da Paolo Mantellini. Perché, come già detto altrove, il nemico è tra noi, e per potercene difendere è necessario conoscerlo. E poi
MEMENTO: + 28.



barbara


27 settembre 2009

YOM KIPPUR

Avevo già visto come perdevano coscienza per­ché immersi nella preghiera. Fu il Jom Kippur. In Europa occidentale viene chiamato «giorno della redenzione», e in questo nome è racchiusa tutta l'inclinazione al compromesso tipica dell'ebreo occidentale. Perché il Jom Kippur non è un giorno di redenzione, bensì di espiazione, è un giorno tremendo, le cui ventiquattro ore conten­gono una penitenza di ventiquattro anni. Comin­cia alla vigilia, verso le quattro del pomeriggio. In una città abitata in prevalenza da ebrei, la più importante delle feste ebraiche è sentita come un temporale che grava nell'aria per chi si tro­va in alto mare su una fragile imbarcazione. I vicoli si fanno improvvisamente scuri, da tutte le finestre traspare il luccichio delle candele, i negozi vengono chiusi in un baleno come da qualcuno che è in preda alla paura - e di colpo eccoli inverosimilmente sprangati, tanto da far pensare che saranno riaperti solo il giorno del Giudizio Universale. È un congedo generale da ogni cosa terrena: dagli affari, dal piacere, dalla natura e dalla tavola, dalla strada e dalla fami­glia, dagli amici e dai conoscenti. Uomini che fino a due ore prima giravano col vestito di tutti i giorni e con la faccia di sempre, si precipitano, completamente trasformati, per i vicoli che por­tano all'oratorio, avvolti in una spessa seta nera e nell'atroce candore dei loro abiti mortuari, in calze bianche e pantofole sformate, la testa china e il mantello delle preghiere sotto il braccio, e quel silenzio profondo, in una città altrimenti chiassosa quasi come una città orientale, risulta cento volte più intenso e opprime persino i bam­bini più vivaci, le cui grida sono l'accento più acuto nella musica della vita d'ogni giorno. Tutti i padri ora benedicono i propri figli. Tutte le donne ora piangono davanti ai candelabri d'ar­gento. Tutti gli amici si abbracciano. Tutti i ne­mici si chiedono perdono. Il coro degli angeli canta nel giorno del giudizio. Presto Yahweh apri­rà il grande libro dove sono registrati peccati, ca­stighi e destini di quest'anno. Per tutti i morti ora ardono luci. Altre luci ardono per tutti i vivi. I morti distano solo un passo da questo mondo, i vivi solo un passo dall'ai di là. Comincia la gran­de preghiera. Il grande digiuno è cominciato già da un'ora. Centinaia, migliaia, decine di migliaia di candele bruciano l'una accanto e di seguito al­l'altra, si curvano una sull'altra, si amalgamano in grandi fiammate. Da mille finestre prorompe il clamore della preghiera, interrotto da silenzio­se, tenere melodie dell'al di là. In tutti gli oratorii, in piedi, testa contro testa, gli uomini ascoltano attenti il cantico dei cieli. Alcuni si buttano a terra, rimangono giù a lungo, poi si rialzano, si mettono a sedere sul pavimento o su scanni, rannicchiandosi tutti, poi scattano in pie­di, dondolano il busto, corrono senza posa avanti e indietro entro un piccolo spazio, come estatiche sentinelle della preghiera. Tutte le case pullulano di bianche camicie mortuarie, di vivi che non sono presenti, di morti che ritornano a vivere, non una sola goccia bagna le loro labbra aride, né rinfresca le gole che gridano tanto dolore - non alla terra, bensì all'al di là. Oggi non man­geranno e domani neppure. È spaventoso sapere che in questa città oggi e domani nessuno man­gerà né berrà. Tutti ad un tratto si sono trasfor­mati in spiriti, e hanno le proprietà degli spiriti. Ogni piccolo merciaio è diventato un superuomo dal momento che oggi vuole raggiungere Dio. Tutti allungano le mani a Lui, per afferrare un lembo delle Sue vesti. Tutti, senza distinzione: i ricchi sono poveri quanto i poveri, perché nessuno ha niente da mangiare. Tutti sono peccato­ri e tutti pregano. Un delirio li coglie, ondeggia­no, strepitano, sussurrano, si fanno male, canta­no, invocano, piangono; pesanti lacrime scorro­no sulle vecchie barbe e la fame è scomparsa dinanzi al dolore dell'anima e all'eternità delle melodie che l'orecchio in estasi percepisce.
(da “Ebrei erranti” di Joseph Roth).

Fra pochissimo, al tramonto di oggi, inizierà Yom Kippur. Quindi, dopo avervi come al solito invitati a leggere lui, e dopo il quotidiano
MEMENTO: +27
auguro a tutti gli amici ebrei HATIMA TOVÀ (e a tutti un momento di sana riflessione, che non fa mai male).



barbara


26 settembre 2009

QUANDO CI VUOLE CI VUOLE

E di mettere in vetrina la cartolina odierna di Ugo Volli, oggi ci vuole proprio.

Con gli antisemiti mi diverto pure !

Cari amici, ve lo devo confessare, a me gli antisemiti divertono. Naturalmente non quelli torvi che minacciano e insultano e basta. E nemmeno quelli compunti e politically correct alla maniera del Manifesto o di Richard Goldstone o di quell'orribile diario di Saramago che esce adesso con la prefazione di Eco (mi meraviglio!): essi celebrano le giornate della memoria e deplorano le stragi naziste, si sentono progressisti e virtuosi e provano perfino qualche interesse per gli ebrei morti e la loro cultura, ma insinuano che i nazisti di oggi seguano la bandiera col Maghen David e che dunque per combattere oggi il nazismo bisogne distruggere Israele, magari solo renderlo incapace di difendersi "per il suo bene".
No, non questi antisemiti con la faccia da mal di denti, ma quelli fantasiosi, deliranti, esagerati: loro mi divertono. Quelli che credono davvero ai "Protocolli" e cercano di applicarli oggi. Pensate che bello se avessero ragione, se il Mossad fosse così bravo da avvertire ogni singolo ebreo di New York che ci sarà un attentato e di stare attenti a non andare a lavorare dalle parti delle Twin Towers l'11 settembre 2001; pensate come ognuno di noi dovrebbe trasformarsi in una specie di James Bond supertecnologico e in un efficientissimo burocrate per avere il controllo del mondo - in fondo siamo solo poco più che una dozzina di milioni. Immaginate come saremmo tutti ricchi, se avessero ragione loro, senza bisogno di far fatica da mattina a sera. E nemmeno dovremmo piangere i nostri parenti ammazzati nella Shoà che sarebbe solo un nostro trucco. Una pacchia. Perfino l'Unesco, che gli antisemiti del mondo arabo ora ci attribuiscono dopo che il loro impresentabile candidato è stato bocciato, sarebbe molto migliore se appartenesse davvero a noi invece che agli spenti burocrati che lo guidano... E diciamocelo, mi piacerebbe molto poter alzare il telefono e chiamare chessò, Berlusconi o Obama, o anche solo il rettore dell'Università dove lavoro e dir loro: sono l'agente UV dei Savi di Sion, fate così e non colà e non discutete, tanto comandiamo noi. E' questo che immaginano, no, quelli che parlano di Giorgio Israel come "puparo ebreo" del ministro Gelmini? Lui alza il telefono e le dice: A Maristè, licenziame questi 200 mila e non te dimenticà, promuovi mio cugino, che li freghiamo... Ve lo immaginate?
Perché faccio questo ragionamento un po' infantile e maleducato? Perché ogni tanto mi imbatto in qualcuno di questi discorsi e mi scappa da ridere. Proprio di gusto. Avete presente per esempio quel tale Manuel Zelaya, ex presidente del Honduras che cercava di prorogare il suo mandato a vita in direzione di un regime di stile venezuelano ed è stato abbattuto da un colpo di stato militare, naturalmente contro l'opinione dell'amministrazione Obama che non vuole "esportare la democrazia" fra i nemici dell'America, ma se la democrazia produce nemici di se stessa, li difende fino in fondo? I dittatori grandi e piccini in fondo sono preziosi, perché si possono "engage" in trattative diplomatiche e farci la pace con gran sfoggio di bontà e tolleranza... altro che gli alleati...
Be' forse sapete che questo Zelaya, fuggito al momento del golpe, qualche giorno fa è stato fatto rientrare clandestinamente dai brasiliani (bravo quel Lula amico di tutti...) e ora se ne sta chiuso nella loro ambasciata ad aspettare una sollevazione popolare che non avviene. E però teme per la sua vita, poverello, non perché pensi che i militari possano entrare nell'ambasciata e farlo fuori nella maniera più convenzionale, sparandogli una pistolettata o fucilandolo, ma percepisce un tentativo di omicidio anzi presidenticidio condotto in un modo decisamente più pittoresco. Egli ritiene che vi sia un gruppo di persone che lo stia "torturando", e lo faccia "inondando di radiazioni ad alta frequenza il suo rifugio nell'ambasciata": una specie di gigantesco forno a microonde per arrostirlo... geniale. Chiunque sappia un po' di fisica può valutare il realismo di questo discorso. Ma chi sono i colpevoli di un crimine così tecnologico? Indovinate! Ma certo, sono "mercenari israeliani", agenti dei Savi impegnati a eliminare i bravi honduregni popolari. Solo i mercenari israeliani se la cavano con i libretti di istruzione degli elettrodomestici abbastanza per trasformare un microonde nello strumento di un delitto politico... è la famosa intelligenza ebraica.
Potrei andare avanti per ore, ma mi limito ad ancora un solo esempio. Vi chiedo di rileggere qui un pezzetto dell'interessante articolo di ieri di Federico Steinhaus, che trovate ancora sulla home page di IC, "troppo divertente", imperdibile:
"Lo scorso 11 settembre, nell’ottavo anniversario degli attentati di New York e Washington, il quotidiano governativo siriano Al-Thawra ha pubblicato due articoli, di Munir al-Moussa e Ibrahim Za’ir. La loro tesi è che quegli attentati siano stati opera di una cospirazione americana-ebraica-israeliana, compiuti dal Mossad e dal governo americano per consentire agli Stati Uniti di espandere il proprio dominio. Lo confermerebbe il fatto – così essi affermano - che già il nonno di George Bush senior (il presidente della Guerra del Golfo) l’11 settembre del 1773 aveva dato simili consigli a Beniamino Franklin, ed il presidente Bush (padre) l’11 settembre 1990 aveva presentato (a chi non viene specificato) un suo progetto analogo." Cosa sono due secoli e mezzo per una congiura eterna come quella dei Savi? Purché sia l'undici settembre qualche porcata noi o i nostri amici non manchiamo mai di farla. (E siamo anche assai longevi, noi e i nostri amici. Infatti George Herbert Walker Bush, così si chiama il senior in questione, è nato a Milton, USA, il 12 giugno 1924. Perché suo nonno potesse dar consigli autorevoli a Franklin nel 1773, doveva essere un cinquantenne e dunque essere nato, diciamo verso il 1723, duecento anni prima di suo nipote. In media lui e suo figlio si sono riprodotti intorno ai cent'anni, un po' come l'Abramo biblico... Altro segno dell'interferenza giudaica sulle faccende del mondo).
Cari amici, vi saluto, fra Shabbat e Kippur, invece di commerciare come sempre in cuori e reni di arabi rapiti a scopo di commercio, come hanno rivelato giustamente gli svedesi, vado a occuparmi di procurare un'altra epidemia in Africa, diffondendo quell'influenza suina che abbiamo inventato noi apposta (questo lo dicono i siriani, credo), per conto di una ditta ebraica che produce chiodi per bare e incrementerà così notevolmente il suo fatturato. Statemi bene, mi raccomando.





 

E poi MEMENTO: +26.

barbara


25 settembre 2009

MA I RAZZISTI, NATURALMENTE, SIAMO NOI ...



      





    





In compenso possiamo consolarci di tutte queste brutture andando a leggere quanto è buono Sant'Obama, e poi
MEMENTO: +25


24 settembre 2009

UN ALTRO PUNTO DI VISTA



barbara


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24 settembre 2009

+ 24

giorni da quando è stata scattata la drammatica foto



del povero terrorista “in fin di vita”, con mascherina ad ossigeno che litiga con gli occhiali e quei cuscini messi in quella maniera così assurda. Non sono ancora giunte, fino a questo momento, notizie di decesso del moribondo.
E poi, come sempre, leggere qui.

barbara


24 settembre 2009

CHIESA ED EBREI: CI RISIAMO?

“La Conferenza episcopale italiana ribadisce che non è intenzione della Chiesa operare attivamente per la conversione degli ebrei”.

Magari sarò fissata io, non so, però a me pare tanto lo stesso giochino operato dall’ex papa buonanima, che ci è venuto a raccontare la storiella di “alcuni figli e alcune figlie della Chiesa” che avevano “commesso degli errori”, come se la Chiesa in quanto tale non c’entrasse niente, e questa bella vaccata l’ha spacciata per una solenne richiesta di scuse agli ebrei, e un bel po’ di gente se l’è anche bevuta. Sappiamo bene che turlupinare la gente giocando con le parole è uno dei passatempi preferiti della Chiesa, e c’è davvero l’impressione che ci stiano ancora una volta riprovando.

barbara


23 settembre 2009

FESTEGGIAMO



(E se vi interessa - e vorrei vedere che non vi interessasse! - sta festeggiando anche lui.

barbara


23 settembre 2009

FAI LA COSA GIUSTA!

Nel posto giusto, al momento giusto.



Poi, senza beninteso voler fare paragoni, c'è anche qualcun altro che fa sempre la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto.

barbara


22 settembre 2009

NON HANNO MAI DATO PROBLEMI



Guardate questi due. Guardate la loro faccia. Guardate la loro espressione. Guardate il loro atteggiamento. Guardate il loro comportamento. Hanno, tra le altre cose, sgozzato un bambino di tre anni, tenendogli ferma la testa mentre gli tagliavano la gola. Dice che bisogna assecondare la loro richiesta di riunirsi, perché separati soffrono. Dice che è giusto accontentarli perché non hanno mai dato problemi. Dice.

barbara


21 settembre 2009

INTERVISTA A UGO VOLLI

Ugo Volli: semiologo, docente, giornalista, scrittore, critico teatrale; ora anche autore delle ormai mitiche "cartoline da Eurabia". Ho dimenticato qualcosa?
Sono anche commendatore della Repubblica, naturalmente, senatore a vita, campione olimpionico dei cento metri e titolare della principale agenzia di reclutamento della marina svizzera in alto Montenegro. E ho molte altre virtù, come dice il poeta.

Bene, mi auguro che fra le virtù che taci per modestia vi sia anche l'appartenenza all'Ordine del Collare dell'Annunziata, in modo da dare ulteriore lustro a questo blog con la pubblicazione di questa tua intervista.
Vogliamo ora parlare dalle cartoline? Come è nata l'idea?
Da una richiesta di Angelo Pezzana di scrivergli qualcosa. E dal libro di Bat Jeor, naturalmente.

A volte, leggendole, leggendo certe frasi, certe espressioni, certe locuzioni, si ha l'impressione di vederti sghignazzare: stai sghignazzando davvero?
No. Francamente non è il mio stile.

Ciononostante riesci (spesso), mentre informi, a far divertire o almeno sorridere, che è virtù - questa sì - davvero rara. Restando in tema: sappiamo che per quante battaglie Israele riesca a vincere sul campo, riesce sempre perdente nella guerra mediatica. Perché, secondo te? Questo enorme svantaggio nel campo dell'informazione a che cosa è imputabile: a errori da parte di Israele o a quali altri fattori?
Far sorridere, o anche semplicemente sorridere è una delle armi migliori di chi è in svantaggio. Lo svantaggio israeliano si spiega solo in piccola parte con errori di comunicazione o incuria comunicativa. In realtà Israele è sempre stato combattuto e discriminato. L'Inghilterra, potenza che aveva ricevuto nel 1920 il mandato di amministrare il territorio che oggi è Israele e Giordania allo scopo di svilupparvi un focolare ebraico, pur nel rispetto delle altre religioni e nazionalità, si schierò progressivamente con gli arabi e durante la guerra del '48 li appoggiò anche militarmente. L'Urss di Stalin appoggio tiepidamente il nuovo stato per qualche anno, poi lo contrastò con crescente ostilità, trascinandosi dietro tutta la sinistra fino a oggi; gli americani assicurarono il loro appoggio soprattutto a partire dalla metà degli anni Cinquanta, ma stando sempre attenti a misurare il loro impegno e a frenare le vittorie israeliane, impedendo più di una volta quella che avrebbe potuto essere la fine della guerra. Il Vaticano non riconobbe Israele fino agli anni Novanta guidando alla diffidenza e all'antipatia i cattolici di tutto il mondo, salvo poi spostarsi su posizioni più equilibrate ma mai davvero filoisraeliane. L'Europa è stata per tutti questi decenni prevalentemente filoaraba e lo è ancora. In questo ambito l'Italia si è distinta a lungo per il suo appoggio al terrorismo palestinese. Del mondo arabo e in genere del Terzo Mondo non vale neanche la pena di parlare.
In sostanza Israele ha dovuto confrontarsi sempre con l'inimicizia di quasi tutti gli stati. È difficile capirne la ragione. Certo, il petrolio arabo e la dinamica demografica del mondo islamico spiegano molto. Ma io mi sono convinto che l'antisemitismo abbia prodotto l'antisionismo anche nel mondo contemporaneo; non viceversa. Israele è l'ebreo delle nazioni e viene perseguitato o almeno discriminato come lo erano i singoli ebrei fino al 1948 (e in molti posti lo sono ancora). Contro Israele, travestito da senso di giustizia o da lotta per la liberazione dei popoli, vi è autentico odio teologico, razzismo vero. Un fatto che è occultato in Europa, soprattutto dalla natura di sinistra, dunque atea e autodefinita progressista di buona parte degli odiatori. E anche dal fatto che fra essi prospera anche in Italia un certo numero di ebrei che trova più comodo salvarsi dall'antipatia generale unendosi agli odiatori di Israele. Questa è la situazione. Nel campo della comunicazione come in quello militare, Israele nasce con uno svantaggio enorme e per fortuna è capace di cavarsela abbastanza bene lo stesso, grazie alla passione, all'intelligenza, alla determinazione dei suoi difensori.

Fermiamoci allora, visto che lo hai evocato nella tua risposta, sul tema dell'ebraismo: che cosa significa per te essere ebreo? In che cosa consiste l'identità ebraica?
È una domanda molto complicata, con un versante oggettivo e uno soggettivo. Rinunciamo a definire qui oggettivamente (secondo la legge ebraica) l'ebraismo per favore. Io sono nato ebreo, ma si tratta di una condizione che ritengo necessario riconquistare continuamente. Sento l'esigenza di lavorare ogni giorno per diventare ciò che sono. E questo lavoro significa assumersi il destino storico del popolo ebraico, averne cura, cercare di difenderlo dai suoi nemici e di sviluppare il suo rapporto dialettico col nostro tempo.

Un elemento fondamentale dell'ebraismo è la memoria: "zakhor", ricorda, è un comando che ritorna spesso. Come lo interpreti, questo dovere della memoria? Che cosa si deve ricordare, e come si deve ricordare? E che cosa non si deve invece - o non si dovrebbe - ricordare?
Non c'è identità o appartenenza senza memoria. Continuare un'identità significa preservare una memoria. Inevitabilmente il ricordo è selettivo, si tratta di conservare ciò che si considera essenziale. E la prima cosa da ricordare è la propria identità personale e dunque ciò di cui si intende tenere memoria. La fitta trama della vita religiosa, fatta di ricorrenze e coincidenze, serve proprio a questo.

Fra la tua sterminata produzione (quanti libri hai scritto? Riesci ancora a contarli o hai perso il conto?) c'è un lavoro teatrale, purtroppo non disponibile, intitolato "Giobbe si rivolge a Dio", sul tema del male: il male che si abbatte sugli innocenti, il male che si abbatte sui giusti, il male che si abbatte sugli umili: perché? Perché tanta carneficina di bambini e tanta indulgenza per i carnefici? Questa intervista non è certo il luogo adatto per affrontare un tema come quello del male, ma una domanda - in attesa di poter mettere le mani sull'opera - voglio tuttavia portela: potresti dirmi, mentre sto su un piede solo, qual è la risposta che tu nella tua opera dai a questo interrogativo?
Non ho una risposta a questa domanda. A me sembra evidente che la realtà non retribuisce le persone secondo il loro merito e che talvolta la sproporzione assume la dimensione orribile della Shoà o di certe epidemie o terremoti. Come questo si possa conciliare con l'esistenza di una divinità etica e interessata al mondo umano è una questione che ha tormentato tutti da Isaia (55,8: Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri) alla filosofia dalle origini.

Ti ringrazio per questa risposta così umana e, immagino, così sofferta. Vorrei ora tornare per un momento a Israele. Un'accusa che viene abitualmente rivolta ai sostenitori di Israele è quella di essere acritici, di rappresentare un Israele immacolato e perfetto. Potremmo naturalmente controbattere che da "loro" non abbiamo mai sentito una condanna "senza se e senza ma", come recita uno dei loro mantra preferiti, del terrorismo, ma non lo faremo. Potremmo anche far notare che "loro" non criticano la controparte palestinese non solo quando uccidono i civili israeliani, non solo quando uccidono ebrei non israeliani in tutto il mondo, ma neanche quando uccidono i loro stessi fratelli palestinesi di altre fazioni, ma non faremo neanche questo. Quello che ti chiedo, invece, dato che l'accusa che ci viene rivolta è totalmente falsa e infondata, è: quali critiche merita, secondo te, Israele? Quali sono i suoi errori e i suoi torti?
Israele è un paese straordinariamente normale, considerata la sua storia e la cronaca politica che lo riguarda, e soprattutto un paese che desidera molto la sua normalità. Dunque ha un sacco di difetti. Trovo sgradevole il modo in cui gli israeliani guidano, spesso discutibile il rapporto poco rispettoso che instaurano con il paesaggio e il passato; non amo le autostrade urbane e il sistema troppo americano dei trasporti. Eccetera. Poi ci sono delle cose poco normali che non gradisco, come la delega di aspetti importanti del diritto di famiglia al rabbinato e in genere la presa degli ultraortodossi sulla vita pubblica. Ma forse non volevi sentir parlare di questo. Sul piano politico, spesso Israele non sa far valere a sufficienza le sue ragioni. Riesce ad aver più voce la sua rumorosa e velleitaria sinistra intellettuale che la grande corrente maggioritaria dell'opinione pubblica sionista. La necessità di sopravvivere qualche volta impone di badare ai rapporti di forza materiale (cioè militare), senza tenere sufficientemente conto della battaglia che avviene nell'opinione pubblica internazionale. Gli israeliani hanno troppa fiducia nei fatti e restano spesso impreparati davanti alle deformazioni propagandistiche della stampa internazionale, dei governi, delle Ong ecc. Insomma, c'è una certa ingenuità politica, anche della politica più realistica; ma questo forse non è del tutto un difetto.

Sì, invece, volevo sentir parlare anche di quello: delle scelte politiche ma anche di tutto il resto, dell’Israele “quotidiano”. Restando in tema: sulla base della tua approfondita conoscenza della situazione, quali sviluppi prevedi per il prossimo futuro?
Sono molto pessimista. Mi sembra che la presidenza Obama stia applicando la linea suicida di cercare di rabbonire i nemici dando loro quel che vogliono ai danni degli alleati e Israele rischia di essere il primo a trovarsi esposto e scoperto da questa politica. Per fortuna si tratta di un'amministrazione particolarmente incompetente e dilettantesca, assai poco credibile fuori dal mondo fatato delle relazioni pubbliche, che forse non è in grado di realizzare il tradimento che si propone. Israele oggi sembra forte e affidato a una direzione più competente e determinata, più realista e meno abbagliata dalla volontà di compiacere il mondo che nel passato recente. Ma anche in questo caso vi sono dei fattori interni che rendono pessimisti a lungo termine. Per fortuna i gruppi pacifisti interni, benché rumorosi e abili a comunicare con quel collaudato megafono che è Haaretz, non contano quasi più nulla nella politica israeliana. Ma ci sono, ed entrambi in forte crescita demografica, gli arabi israeliani e gli Haredim, perlopiù antisionisti e talvolta francamente nemici dello stato di Israele. E continua una politica rissosa, molto personalista e instabile. Tutti fattori che rendono difficile la gestione di un'emergenza lunga e pericolosissima.

Questo tuo impegno a favore di Israele, e in particolare a favore di un'informazione onesta su Israele, puoi considerarlo una missione?
Non saprei. La parola missione viene da mittere, mandare. Io non sono il messo di nessuno, neppure di me stesso. Ho avuto una biografia politica complessa prima di arrivare al mio impegno attuale. Oggi lo considero piuttosto un dovere, un bisogno collettivo che bisogna soddisfare e cui mi sento abbastanza adatto con la mia storia e la mia preparazione.

Un immenso grazie a Ugo Volli che, pur sommerso dagli infiniti suoi impegni e compiti e ruoli e doveri, ha avuto la bontà di accettare questa intervista ed è riuscito a ritagliarsi il tempo per rispondere alle domande.
Nel congedarmi da lui gli auguro, come d’uso, di poter proseguire il suo meritorio impegno a favore della giusta causa che tutti noi, uomini e donne di buona volontà, sosteniamo con entusiasmo, “fino a centoventi anni” – anche se è sempre viva la speranza che la necessità di tale impegno cessi molto prima. (Poi naturalmente, per completare il quadro, corri subito qui).



barbara


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20 settembre 2009

AVVISO

DOMANI SCOOP ECCEZIONALE SU ILBLOGDIBARBARA. QUINDI MI RACCOMANDO: DOMANI TUTTI QUI A LEGGERE!

barbara


20 settembre 2009

RACCONTO DI ROSH HASHANÀ

Mia zia era una donna semplice. Non era istruita. Sapeva lo Shemà, eppure cantava Mismor LeDavid senza avere idea del significato. Per lei era normale. A un Rosh haShanà del 1971, eravamo al tempio e alla fine le feci gli auguri: “Buon 5732”! Ci abbracciammo, poi lei disse: “5732?... Forse volevi dire buon 1971”! “No zia, volevo dire buon 5732”. “Che cosa? - esclamò - ma lo sa tuo padre che leggi tutta questa fantascienza”? Per fortuna, vicino a noi c’era lo shamash e le spiegò che il 1971 era secondo l’Era Volgare. “Ha ragione - ammise - anche secondo me il 1971 era volgare. Speriamo che il prossimo anno sia meglio. Auguri”! (Il Tizio della Sera)



Ecco, a me è piaciuto un casino, perciò lo regalo anche a voi, rinnovando l’augurio di Shanà tovà. Poi però, pur consapevole che l’atmosfera di festa andrà a farsi benedire, bisogna anche andare a leggere la cartolina di oggi. Sperando ardentemente che il buon Ugo abbia torto, ma temendo fortemente che non l’abbia affatto.

                               

barbara


19 settembre 2009

UNA FOTO VALE PIÙ DI MILLE PAROLE …



Dice la didascalia: “Un gruppo di anziani e una donna in burqa guardano il corteo contro Israele e a sostegno dei palestinesi che si è formato [spontaneamente, suppongo, ndb] dopo la preghiera del Venerdì, ieri nel centro di Kabul.

Quando si dice l’entusiasmo …

barbara

AGGIORNAMENTO molto in tema: qui la testimonianza di Lilit sull'analoga manifestazione a Teheran.


18 settembre 2009

UNA SCENA DI ODIO FUTILE E RIDICOLA

Cari amici, avrei tanto di cui parlare oggi: la sconfitta momentanea del censore antisemita Hosni che non è passato al primo turno alla direzione dell'Unesco, nonostante il vergognoso appoggio dell'Italia; la rinuncia di Chamberlain Obama alla difesa antimissile nell'Europa dell'Est, che ci lascia indifesi nei confronti dell'Iran (e della Russia); quella povera ragazza islamica sgozzata dal padre a Pordenone per aver amato un italiano e abbandonata anche dopo morta dalla madre; soprattutto il cordoglio per i ragazzi italiani vigliaccamente ammazzati dai terroristi in Afganistan...
Dovrei anche parlarvi di melagrane e di miele, perché questa sera è Rosh Hashanà, il capodanno ebraico - questo però lo faccio, tanti auguri a tutti i nostri lettori, non solo gli ebrei, un anno dolce e tranquillo, un anno senza terrorismo con la liberazione di Shalit e il disarmo iraniano, Shanà Tovà umetukà.
Ma sapete che io ho una passione sopra tutte le altre ed è per le mucche, animali miti e pazienti, non tanto sexy ma amichevoli, di cui ho già deplorato la caccia ad opera dei feroci toreri spagnoli dell'Unifil. Be', devo raccontarvi che per una volta non sono gli uomini dell'Onu a correre in aiuto degli islamici, ma viceversa.



E' accaduto in Malaysia, quando, come vedete qui sopra "a group of Muslim men gathered outside a state mosque and marched to a government office proudly carrying a cow's head as a symbol of protest while chanting the world-famous praise "Allahu akbar." [...] The Muslim group was against the construction of a Hindu temple in their district. "I challenge the state to go on with the temple construction. I guarantee bloodshed and the state will be held responsible. Allahu akbar!" said the group's spokesman. "With a temple in our area, we cannot function properly as Muslims. The temple would disrupt our daily activities," said another." [un gruppo di musulmani si è riunito di fronte alla moschea dello Stato e ha fatto un corteo fino all'ufficio del governo portando orgogliosamente una testa di mucca come simbolo della protesta e scandendo lo slogan "Allahu akbar." Il gruppo musulmano protestava per la costruzione di un tempio induista nel loro distretto: "Sfido lo stato a proseguire con la costruzione," ha detto il portavoce del gruppo. "Garantisco un bagno di sangue e lo stato ne sarà responsabile." Ha spiegato un altro "Con un tempio nella nostra area, non possiamo agire regolarmente come musulmani. Il tempio disturberebbe le nostre attività quotidiane"].
Non vi parlo qui di tolleranza o di democrazia, sarebbe inutile. Una cultura che sostanzialmente approva – così dicono i giornali – omicidi "d'onore" come quello di Pordenone e nei mesi scorsi tanti altri, non conosce il significato delle parole. Né discuto qui il rapporto dell'Islam con gli animali. Sapete che in Iran, fra le molte persecuzioni subite dalla comunità Baha'i una delle minori, ma sicuramente significativa sul piano simbolico vi è l'uccisione sistematica e spesso crudelmente realizzata dei loro cani, animali che i pacifici Baha'i amano come gli europei e che gli islamici detestano come i maiali, le scimmie... e gli ebrei. Voglio solo dirvi: guardate questa testa di un povero animale utile e mansueto portato in giro per schernire quelli che pensano che sia un simbolo della divinità: una scena di odio così futile e ridicola, che non si può sottrarsi all'impressione di una caricatura. Anche a prescindere dal grande terrorismo e dagli omicidi familiari, è questo spirito che ci stiamo portando in casa. Difeso da quelli che si proclamano "progressisti" e "di sinistra".
Ugo Volli

E naturalmente, oltre a condividere, come al solito, anche le virgole, mi associo a Ugo Volli anche nell’augurare a tutti i visitatori un cordialissimo Shanà tovà umetukà.

 

barbara


18 settembre 2009

LILIT È TORNATA

"Lilit", dall'Iran, dopo 3 anni di silenzio è tornata a testimoniare. Correte a leggerla qui:

http://lilit.ilcannocchiale.it/


anche perché lei, per testimoniare, rischia la pelle. Letteralmente. E chi è abituato a pregare, domani (venerdì) preghi intensamente per lei, che rischierà ancora di più.

barbara


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17 settembre 2009

KABUL, 17 SETTEMBRE 2009




Sergente Maggiore Roberto VALENTE, nato a Napoli, classe 1972, in forza al 187mo Reggimento. Fonte: Stato Maggiore Esercito - Brigata Folgore


Primo Caporal Maggiore Davide RICCHIUTO, nato a Glarus (Svizzera), classe 1983, in forza al 186mo Reggimento. Fonte: Stato Maggiore Esercito - Brigata Folgore


Primo Caporal Maggiore Giandomenico PISTONAMI, nato a Orvieto (Pg), classe 1983, in forza al 186mo reggimento. Fonte: Stato Maggiore Esercito - Brigata Folgore


Primo caporal maggiore Matteo MUREDDU, nato a Oristano, classe 1983, in forza al 186mo Reggimento. Fonte: Stato Maggiore Esercito - Brigata Folgore


Tenente Antonio FORTUNATO, nato a Lagonegro (PZ), classe 1974, in forza al 186mo Reggimento. Fonte: Stato Maggiore Esercito - Brigata Folgore


Caporal maggiore scelto Massimiliano Randino, nato a Pagani (Salerno) il 16 agosto 1977, dal 31 gennaio scorso effettivo al 183/mo battaglione Nembo di Pistoia.

barbara


17 settembre 2009

UN PO' DI LUCE



barbara


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15 settembre 2009

“SALVATAGGIO” O MISERABILE MESSINSCENA?

Marco Reis ancora all’attacco contro la disinformazione, contro le bufale, contro la strumentalizzazione di esseri umani a scopi propagandistici.



Qui tutta la scheda, che smonta pezzo per pezzo un’ignobile montatura.

barbara


15 settembre 2009

L’IMPORTANZA DEL CONTESTO

Articolo di Paolo Mantellini

NON UCCIDERE (Corano 5:32)

Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. Il Nobile Corano, 5:32

Si sprecano le citazioni di questo versetto coranico, da chi sostiene che l'Islam è una religione di pace, ma arricchito del suo contesto il significato è opposto, con buona pace dei ben pensanti. Ecco il testo completo:

32 Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità.
I Nostri messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra.
33 La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra
vita avranno castigo immenso. (Il Nobile Corano, traduzione di Hamza Piccardo, UCOII)

Ecco il commento di Robert Spencer ai due Versetti, che chiudono il racconto Coranico dell'uccisione di Abele:


Quello che non viene mai menzionato da tutti quelli che citano questo Versetto come se condannasse la violenza della jihad Islamica, sono molti fatti rilevanti: è inserito in un contesto di ammonimenti per gli Ebrei e non è presentato come un principio universale; contiene questa importante eccezione "a meno che non sia un assassino o un malfattore", ed è seguito dal Versetto 33, che specifica la pena per i malfattori: "Il castigo per chi muove guerra ad Allah e al suo Messaggero, e lotta con forza e sparge misfatti e corruzione sulla terra è: esecuzione o crocifissione o amputazione di mani e piedi di lati opposti o l'esilio dal paese: questa è la loro ignominia in questo mondo e subiranno una terribile punizione nell'altro".
Questo brano sta solo spiegando che cosa bisogna fare ai Giudei che rifiutano Maometto, non sta prescrivendo principi di alta moralità. Ibn Warraq lo riassume così: "I presunti nobili sentimenti sono in realtà un monito agli Ebrei. Il messaggio è : 'Comportatevi bene, altrimenti...'. Ben lontani dal condannare la violenza, questi Versetti evidenziano aggressivamente che chiunque si opporrà al Profeta sarà ucciso, crocifisso, mutilato o esiliato!".

Ecco serviti gli epigoni dell'Islam moderato; parafrasando Greg Davis (Islam 101), per riformare l'Islam in senso moderato, basta eliminare solo due cose: Il Corano e la Sunna.

Se sbaglio correggetemi!


I BUONI CRISTIANI (Corano 5:82)

82 Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i Giudei e politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: «In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia. Il Nobile Corano, 5:82

A parte i poco lusinghieri giudizi sugli Ebrei, appena prima maledetti anche da Davide e Gesù per la loro empietà, sembra che ci sia motivo di rallegrarsi per i Cristiani: possiamo convivere coi fratelli Musulmani, in fin dei conti siamo figli dello stesso Padre!
Ma attenzione!!!
Il versetto 82, va letto insieme al seguito, i Versetti 83 e 84; ne risulta questo:

82 Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i Giudei e politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: «In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.
83 Quando sentono quello che è sceso sul Messaggero, vedrai i loro occhi versare lacrime per la verità che vi hanno riconosciuto. Dicono: «O nostro Signore, noi crediamo: annoveraci tra i testimoni!
84 Come potremmo non credere in Allah e in quella parte della verità che ci è giunta, quando bramiamo che il nostro Signore ci introduca in compagnia dei devoti?».

Quindi, come riporta il Ma'alimut Tanzil, citato da Robert Spencer nel suo interessante commento al Corano:

"questo Versetto non si riferisce a tutti i Cristiani, ma solo a quelli che accettano l'Islam; questo è chiaramente spiegato dai Versetti 83 e 84 nei quali questi Cristiani accettano il messaggio di Maometto."

Vi ricordo che i Cristiani che non accettano l'Islam sono come gli Ebrei: nemici di Allah e del suo Messaggero. La pena prevista per questi, come per chi dissemina misfatti sulla terra è: l'uccisione o la crocifissione o l'amputazione di mani e piedi in modo alternato o l'espulsione dalla terra, in questa vita e l'inferno nell'altra. Corano 5:33.

Ecco serviti gli epigoni dell'Islam moderato e del dialogo con l'Islam; parafrasando Greg Davis (Islam 101), per riformare l'Islam in senso moderato, basta eliminare solo due cose: Il Corano e la Sunna.

Se sbaglio correggetemi! (qui)

Perché raccontarci delle belle storielle può anche essere gratificante, ma con gli occhi bendati si finisce nel baratro, e questo non è tanto tanto salutare.


barbara


14 settembre 2009

MA I PUBBLICITARI LI PAGANO, ANCHE?

Pubblicità alla radio locale:

Aaaaaahhhhhhhhhh! Era una vita che non dormivo così bene! E pensare che non mi decidevo mai! CARA, QUESTA VOLTA AVEVI PROPRIO RAGIONE!

Vale a dire: tutte le altre volte dicevi puttanate e avevi proprio torto marcio!
Meno male che poi capita anche di vedere cose così (giuro, mai visto niente di tanto bello. Peccato solo che sia una pubblicità. Ma se si cancellano quegli ultimi tre secondi …)
(E poiché non c’è due senza tre, adesso corri a leggere anche questa entusiastica pubblicità della nostra strepitosissima Unifil)

barbara


13 settembre 2009

IO LEGGO I GIORNALI E SONO INFORMATO O YES

Per esempio, vi ricordate la storia delle suore beccate a 180 all’ora perché dovevano correre in ospedale dal papa? Beh, non era vero niente. E il prete ubriaco per via del vino delle varie messe che aveva celebrato, lo avete letto? Falso anche quello. E avete letto della cicciona cui è stato chiesto un biglietto aereo doppio? Mai successo niente del genere. E gli squali che stanno invadendo il Mediterraneo? Bufala colossale. Ebbene sì, capita che i giornali contino balle. Capita che pubblichino notizie senza verificarle, e siccome tutti lo sanno, c’è sempre qualche furbacchione che ne approfitta per far passare panzane grandi come un’astronave. Poi, sempre senza verificare, ogni giornale riprende la “notizia” dall’altro e in breve ci ritroviamo con quelle cose che “certo che è vero, sta scritto su tutti i giornali!” Come fare allora per districarsi in questo labirinto in cui, come in un puzzle ubriaco, troviamo mischiate senza alcun criterio notizie vere, notizie esagerate, notizie manipolate, e addirittura notizie inventate di sana pianta senza alcuna attinenza con la realtà? Per fortuna c’è lui che ci dà una mano, spiegandoci, con ricchissima documentazione, come vengono fabbricate le bufale e dandoci qualche dritta per smascherarle. Se c’è in circolazione qualche sprovveduto che ancora non si è iscritto alla newsletter, non perda un solo secondo: si precipiti lì e lo faccia immediatamente. E se qualcuno vuole sentirlo dal vivo può facilmente contattarlo per incontri, conferenze, dibattiti, seminari, presentazioni, laboratori e chi più ne ha più ne metta. (No, dell’influenza porcella non ha ancora parlato, ma sono certa che lo farà quanto prima).



(E a proposito di porci e porcelli, andate a leggere le ultime sul vecchio porco qui)

barbara


12 settembre 2009

VERSO SUD GUARDANDO A NORD

Fuggire da Kishinev, riparare in Argentina, mettere al mondo un figlio e quasi subito dover scappare di nuovo, per sfuggire all’antisemitismo del peronismo filonazista. Riparare negli Stati Uniti e da lì fuggire nuovamente per scampare, comunisti, alla caccia alle streghe del maccartismo. Trovare rifugio in Cile, cercare, in questo doppio, triplo, quadruplo esilio, una propria identità sempre in bilico fra lingua inglese e lingua spagnola, fra un ebraismo non vissuto e tuttavia sentito e un ambiente, che è il proprio, all’ebraismo del tutto estraneo. E infine, unico fra i bersagli designati, sopravvivere per puro caso, per un errore, per una casuale sostituzione, per un tratto di penna tracciato da chissà chi, al drammatico golpe di Pinochet. Assistere da testimone impotente alla distruzione di un intero mondo, all’annientamento della giustizia, della legge, della dignità umana, alla morte di chi era caro – e ancora una fuga, ancora un esilio, ancora uno straniamento, ancora un giro di spirale in questo cerchio che chissà se mai si chiuderà …

                                                     

Da leggere perché è un libro bellissimo. Da leggere per ricordare una tragedia che non abbiamo il diritto di dimenticare, perché troppe persone ancora la stanno vivendo, dolorosamente, sulla propria pelle. Da leggere perché l’ebreo errante non è una pittoresca leggenda, ma una drammatica realtà.

Ariel Dorfman, Verso sud guardando a nord, Guanda



(E poi, decisamente in tema, lui)


barbara


11 settembre 2009

E POI

11 settembre 1683 - Battaglia di Vienna: Giovanni Sobieski libera Vienna dall'assedio turco e ferma per sempre l'avanzata ottomana in Europa
11 settembre 1922 - Inizia il Mandato britannico in Palestina (e immediatamente cominciano i massacri di ebrei in grande stile da parte degli arabi che fino a quel momento si erano limitati, come si usa tra buoni vicini, a farne fuori uno ogni tanto)
1972 - Si chiude a Monaco di Baviera la XX Olimpiade (quella olimpiade)
E poi, certo,



e tutti in piedi
(C’è un video, su Informazione Corretta, dura un po’ più di cinque minuti. L’ho guardato per meno di un minuto, poi ho spento. Non ce la faccio, non ce la farò mai)

barbara


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11 settembre 2009

AVVISO PER LILIT SE PASSA DI QUI

Cara Lilit, il 4 agosto ho fatto un post con il tuo appello: se lo vai a leggere ci troverai qualche risposta. Se puoi fatti viva anche per email.

barbara


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11 settembre 2009

SANTIAGO DEL CILE, 11 SETTEMBRE 1973

Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973

7.55, Radio Corporación

Parla il Presidente della Repubblica dal palazzo della Moneda.



"Viene segnalato da informazioni certe che un settore della marina avrebbe isolato Valparaiso e che la città sarebbe stata occupata. Ciò rappresenta una sollevazione contro il Governo, Governo legittimamente costituito, Governo sostenuto dalla legge e dalla volontà del cittadino. In queste circostanze, mi rivolgo a tutti i lavoratori. Occupate i vostri posti di lavoro, recatevi nelle vostre fabbriche, mantenete la calma e la serenità.
Fino ad ora a Santiago non ha avuto luogo nessun movimento straordinario di truppe e, secondo quanto mi è stato comunicato dal capo della Guarnigione, la situazione nelle caserme di Santiago sarebbe normale.
In ogni caso io sono qui, nel Palazzo del Governo, e ci resterò per difendere il Governo che rappresento per volontà del Popolo. Ciò che desidero, essenzialmente, è che i lavoratori stiano attenti, vigili, e che evitino provocazioni. Come prima tappa dobbiamo attendere la risposta, che spero sia positiva, dei soldati della Patria, che hanno giurato di difendere il regime costituito, espressione della volontà cittadina, e che terranno fede alla dottrina che diede prestigio al Cile, prestigio che continua a dargli la professionalità delle Forze Armate. In queste circostanze, nutro la certezza che i soldati sapranno tener fede ai loro obblighi."
Comunque, il popolo e i lavoratori, fondamentalmente, devono rimanere pronti alla mobilitazione, ma nei loro posti di lavoro, ascoltando l’appello e le istruzioni che potrà lanciare loro il compagno Presidente della Repubblica.

8:15 A.M.

Lavoratori del Cile:

Vi parla il Presidente della Repubblica. Le notizie che ci sono giunte fino ad ora ci rivelano l’esistenza di un’insurrezione della Marina nella Provincia di Valparaiso.
Ho dato ordine alle truppe dell’Esercito di dirigersi a Valparaiso per soffocare il tentativo golpista.
Devono aspettare le istruzioni emanate dalla Presidenza.
State sicuri che il Presidente rimarrà nel Palazzo della Moneta per difendere il Governo dei Lavoratori.
State certi che farò rispettare la volontà del popolo che mi ha affidato il comando della nazione fino al 4 novembre 1976.
Dovete rimanere vigili nei vostri posti di lavoro in attesa di mie informazioni.
Le forze leali rispettose del giuramento fatto alle autorità, insieme ai lavoratori organizzati, schiacceranno il golpe fascista che minaccia la Patria.

8:45 A.M.

Compagni in ascolto:

La situazione è critica, siamo in presenza di un colpo di Stato che vede coinvolta la maggioranza delle Forze Armate.
In questo momento infausto voglio ricordarvi alcune delle mie parole pronunciate nell’anno 1971, ve lo dico con calma, con assoluta tranquillità, io non ho la stoffa dell’apostolo né del messia.
Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato.
Ma stiano sicuri coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volontà maggioritaria del Cile; pur non essendo un martire, non retrocederò di un passo.
Che lo sappiano, che lo sentano, che se lo mettano in testa: lascerò la Moneda nel momento in cui porterò a termine il mandato che il popolo mi ha dato, difenderò questa rivoluzione cilena e difenderò il Governo perché è il mandato che il popolo mi ha affidato.
Non ho alternative.
Solo crivellandomi di colpi potranno fermare la volontà volta a portare a termine il programma del popolo.
Se mi assassinano, il popolo seguirà la sua strada, seguirà il suo cammino, con la differenza forse che le cose saranno molto più dure, molto più violente, perché il fatto che questa gente non si fermi davanti a nulla sarà una lezione oggettiva molto chiara per le masse.
Io avevo messo in conto questa possibilità, non la offro né la facilito.
Il processo sociale non scomparirà se scompare un dirigente.
Potrà ritardare, potrà prolungarsi, ma alla fine non potrà fermarsi.
Compagni, rimanete attenti alle informazioni nei vostri posti di lavoro, il compagno Presidente non abbandonerà il suo popolo né il suo posto di lavoro.
Rimarrò qui nella Moneda anche a costo della mia propria vita.

9:30 A.M. RADIO MAGALLANES

In questi momenti passano gli aerei.
Potrebbero mitragliarci.
Ma sappiate che noi siamo qui, almeno con il nostro esempio, che in questo paese ci sono uomini che sanno tener fede ai loro obblighi.
Io lo farò su mandato del popolo e su mandato cosciente di un Presidente che ha dignità dell’incarico assegnatogli dal popolo in elezioni libere e democratiche.
In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della Patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede.
La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine.
Questa è una tappa che sarà superata.
Questo è un momento duro e difficile: è possibile che ci schiaccino.
Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori.
L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore.
Pagherò con la vita la difesa dei principi cari a questa Patria.
Coloro i quali non hanno rispettato i loro impegni saranno coperti di vergogna per essere venuti meno alla parola data e ha rotto la dottrina delle Forze Armate.
Il popolo deve stare in allerta e vigile.
Non deve lasciarsi provocare, né deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le proprie conquiste.
Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore.

9:10 A.M.

Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece.

In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo.
La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.



Poi sono arrivati gli arresti arbitrari, poi è arrivata la trasformazione dello Stadio Nazionale in campo di concentramento, poi sono arrivate le torture, le fucilazioni, i desaparecidos, le decine di migliaia di morti, l’esilio per chi è riuscito a scappare, il terrore quotidiano per chi non ci è riuscito, la complicità attiva dell’alto clero cattolico e la lotta silenziosa – non di rado pagata con la vita - a fianco delle vittime di almeno una parte del basso clero. E infine sono arrivati i solenni funerali religiosi per il macellaio dalle mani grondanti di sangue.
Quanto alla giustizia, quella la stiamo ancora aspettando.



barbara


10 settembre 2009

CHI LO HA DETTO?

Ho raggiunto la conclusione che la scelta di un leader fatta in nome di una fede religiosa porta a grandi disastri: è chiaro, infatti, che se il leader in questione sceglie la strada sbagliata, non ci sarà nessuno a dirglielo. […] Come si fa ad esercitare la possibilità di critica nei confronti di un leader politico-religioso che agisce in nome di Dio? Se questi movimenti vinceranno, la nazione araba si disintegrerà insieme alla sua unità, al socialismo e al progresso.

Chi ha pronunciato queste parole nel marzo del 1989? Si accettano scommesse. (Nel frattempo, as usual, non dimenticarti di andare qui)

barbara


9 settembre 2009

CONOSCETE L’ONU?

The UN Gang di Pedro A. Sanjuan

L’amico “Wellington” ha scritto questa recensione di un libro che bisognerebbe non solo leggere, ma anche imparare a memoria. Quindi intanto leggetevi la recensione; poi, per chi se la cava bene con l’inglese, è imperativo categorico andarsi a leggere anche il libro.

Sono così contento di aver letto questo libro, e altrettanto contento di recensirlo. È la prima volta, forse da quando ho recensito The True Believer di Hoffer, che mi devo contenere nello scrivere una recensione per evitare che venga fuori lunga quanto il libro stesso. Ma queste duecento pagine di gloria contengono tanti di quei fatti interessanti che non si sa davvero da cosa cominciare n dove finire.
Il libro racconta l'interno della Organizzazione delle Nazioni Unite con particolare enfasi su due temi principali: lo spionaggio e l'antisemitismo.
L'autore, Pedro Sanjuan, ha lavorato per dieci anni al segretariato delle Nazioni Unite come Direttore degli Affari Politici. Il suo era un appointment politico voluto dall'allora VicePresidente George Bush per cercare di capire cosa stesse accadendo nel Palazzo di Vetro. In altre parole, Sanjuan era una spia.
Ma non pensate che fosse il solo: solo a New York i Sovietici avevano non meno di 274 agenti del KGB e del GRU tra i segretari, sottosegretari e funzionari ONU, senza contare i piccoli funzionari e il personale impiegatizio. I Sovietici avevano iniziato a colonizzare le NU fin dall'inizio e per gli anni '80 avevano una posizione inattaccabile al loro interno. I funzionari URSS e del patto di Varsavia erano la maggioranza all'interno del Palazzo di Vetro ed erano nella posizione di tenere fuori gli Americani. Ogni Americano che presentava domanda di impiego alle Nazioni Unite veniva investigato fino alla nausea, dando vita a dossier personali alti anche sei pollici, allo scopo preciso di trovare un buon pretesto per non assumerli. I Sovietici e i loro clienti venivano assunti praticamente sulla fiducia. In questa maniera i pochi Americani che circolavano alle Nazioni Unite erano il risultato di imposizioni politiche, come lo stesso Sanjuan.
Ma qual era lo scopo dei Sovietici nel riempire le NU di spie? Beh, molti, ma principalmente due: la propaganda e lo spionaggio. Per quanto riguarda la prima, i Sovietici avevano trasformato le agenzie di informazioni e pubbliche relazioni delle Nazioni unite in succursali della Pravda, talvolta subaffittate ai loro clienti come ad esempio l'OLP il quale per decenni ha diffuso, tramite una agenzia di informazione delle Nazioni Unite, tra l'altro al modico costo per il contribuente mondiale di $750 a pagina, comunicati il cui contenuto pur ufficialmente proveniente dalle Nazioni Unite sembravano presi dai sogni bagnati di Arafat.
Per quanto riguarda lo spionaggio, vale senz'altro la pena di menzionare la Biblioteca del Palazzo di vetro, interamente egemonizzata dai Sovietici, il cui unico scopo ufficiosamente dichiarato era raccogliere OPINT per conto del KGB. Ed era in una eccellente posizione per farlo. La biblioteca delle NU poteva richiedere qualsiasi libro, rivista o giornale pubblicato in USA e, cosa più importante, aveva la clearence necessaria per richiedere documenti governativi e paragovernativi riservati, come ad esempio rapporti e studi di contractors del Dipartimento della Difesa come la Rand Corporation, schemi tecnici da fabbriche che costruivano materiali per la difesa, papers scientifici dai centri di ricerca delle maggiori università.
Tutto ciò era in aperta violazione dello statuto delle Nazioni Unite che prescrive l'assoluta neutralità. Ma gli USA non sapevano chiederete voi? Sapevano benissimo, ma cosa avrebbero potuto fare? Le NU godono di extraterritorialità, immunità diplomatica e di tutti gli altri accorgimenti che garantiscono il regolare funzionamento della diplomazia. L'unico che avrebbero potuto fare qualcosa era il patrizio Dipartimento di Stato, per il quale però la forma diplomatica è troppo sacra per essere compromessa a beneficio di cosette come il controspionaggio. Pedro Sanjuan durante i suoi dieci anni alle NU collaborò con l'FBI documentando una quantità fuori misura di attività irregolari, ma più che documentare non si poteva fare.
La subordinazione degli Americani ai Sovietici alle NU, lungi dal figurare, come forse si illudeva il trasognante Dipartimento di Stato, come una caratteristica di superiore civiltà diplomatica era un'autentica barzelletta per tutti coloro che vi lavoravano (tranne gli Americani) ed era portata ad esempio dai razzisti antiamericani di tutto il mondo rappresentati al Palazzo di Vetro come prova della solita decadenza della civiltà occidentale e della, altrettanto classica, mitologica semplicità mentale degli Americani.
Effettivamente c'é da chiedersi come abbia fatto un Occidente talmente privo di fegato a vincere la Guerra Fredda e anche da chiedersi se gli riuscirebbe una seconda volta.
Ma se non le nazioni membro, chi vigila sulle NU? La risposta è nessuno. Vigilano su se stesse in aperta violazione di ogni norma di buonsenso. Qualunque investigazione è interna e coperta da segreto, poco sorprendente quindi che si risolva puntualmente in un insabbiamento.
Il secondo tema principale del libro è il diffuso antisemitismo presente alle Nazioni Unite che genera un'atmosfera che, nelle descrizioni di Sanjuan, fa apparire il Palazzo di Vetro più come un Gentlemen's Club ai tempi della Grande Depressione più che la sede di una grande organizzazione internazionale di fine Ventesimo Secolo.
Sì, sì, lo so che questo non lo volete sentire. Lo so che preferite pensare che si tenda ad esagerare, che non si tratta di vero antisemitismo, ma di una, comprensibile seppur sopra le righe, reazione alle malefatte dello "Stato Sionista". Lo so che volete pensare che la gente, specialmente a questi altissimi livelli di governo, non è spinta da pregiudizi bensì dalla fredda logica. Ma sfortunatamente per voi questo non è il vostro libro, è quello di Pedro Sanjuan. E con e per le NU lui, e non voi, ci ha lavorato per oltre un ventennio. E lui dice: 'Non era soltanto un'attitudine politica riguardo Israele. L'antisemitismo era una forma mentis culturale [...] che definiva la "cultura" delle NU'.
Le Nazioni Unite sembrano essere un ricettacolo di tutte le diverse forme di antisemitismo del mondo, il che a pensarci, data la diffusione dell'antisemitismo su scala mondiale era abbastanza prevedibile e dovrebbe portare a riflettere le anime belle che sembrano dare per scontato che se qualcosa è "internazionale" non può essere sbagliata.
Incominciamo con l'antisemitismo veteronazista del Segretario Generale di origine austriaca Kurt Waldheim, ex ufficiale nazista responsabile dell'uccisione di prigionieri di guerra e di altre nefandezze, che fece rimuovere dalla hall del Palazzo di Vetro un dipinto perché l'autore era ebreo.
Cosa? Non sapevate che un nazista è stato per anni Segretario Generale delle Nazioni Unite? Strano. Eppure è il tipo di informazione che i media ci tengono particolarmente a dare, mica perdono tempo con i pretzels di Bush o le mosche di Obama quelli. 'Ma forse non lo sapevano!', direte voi. Nemmeno per sogno. Il Rapporto Waldheim, precedente alla sua nomina a Segretario Generale e che documentava nei dettagli il suo passato, fu rilasciato dalle Nazioni Unite, dove era stato precedentemente classificato come segreto, durante la Segreteria del suo successore su richiesta degli USA e interessamento diretto proprio di Pedro Sanjuan.
E proseguiamo con l'antisemitismo finto-aristocratico, come d'altra parte il suo cognome, del successore di Waldheim, il Peruviano Perez de Cuellar, il quale si rifiutava anche solo di incontrare membri del Senato USA di origine ebrea, o che lo erano nella sua opinione.
Secondo il resoconto di Sanjuan, gli ebrei vengono attentamente tenuti lontani da tutte le organizzazioni dell'ONU, e questo non vale solo per gli impiegati, che sono praticamente inesistenti, ma anche per i diplomatici. Lo stato membro di Israele per esempio è praticamente un pariah alle Nazioni unite. La sua Missione è relegata al quindicesimo piano di un edificio minore al di fuori del Palazzo di vetro. In paragone, l'OLP, che beneficia solo del ruolo di osservatore, controlla mezze Nazioni Unite.
Lo stesso Sanjuan, sin dal suo primo giorno al Palazzo di Vetro si è sentito chiedere senza mezzi termini, da niente di meno che il Segretario Generale (tra gli altri), se era un ebreo. La sua risposta negativa ha convinto i suoi colleghi fino ad un certo punto, e il sospetto lo ha accompagnato per tutta la sua ultradecennale carriera.
L'antisemitismo delle Nazioni Unite non si ferma alla discriminazione nei confronti dei singoli ebrei, ma si estende alla più classica delle fantasie cospiratorie antisemite: quella secondo la quale gli USA sono segretamente controllati da ebrei.
Durante il segretariato Perez De Cuellar c'era un po' di maretta tra le Nazioni Unite e il Senato USA, che era stanco degli sprechi e delle inefficienze che caratterizzano il budget dell'organizzazione internazionale. Gli USA pagano il 25% del budget delle NU, e il Senato vuole comprensibilmente sapere dove vanno a finire questi soldi.
Uno dei membri del Senato più attivo nel chiedere la fine degli sprechi minacciando tagli era in quegli anni la Senatrice Nancy Kassebaum. L'argomento "sprechi del governo" faceva presa sul suo elettorato, gli hillbillies del grande Stato del Kansas, tradizionalmente reticente a pagare alte tasse e sospettoso verso il governo centralizzato, figurarsi verso uno sovranazionale. E così la Kassebaum inseguiva gli sprechi del Big Governament dovunque li trovasse, anche alle Nazioni Unite.
Perez de Cuellar, volendo sfidare testardamente la sana concezione odierna che vuole che solo gli americani siano disperatamente ignoranti dei paesi stranieri e che politici e burocrati di alto livello sono spinti nel loro operato solo ed esclusivamente da rigido e razionale professionalismo, semplicemente rifiutava di affrontare il problema delle proteste del Senato USA sulla base del fatto che tanto si doveva trattare di una manovra di "quella donna ebrea che ci odia perché è ebrea". Quando Sanjuan gli fece presente che la Senatrice Kassebaum è Episcopale, il Segretario replicò che "allora lo sono i suoi elettori". Il Grande stato rurale del Kansas è notoriamente un ricettacolo di ebrei. [continua]

E credo che sia il momento giusto di andarci a rivedere anche questo.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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