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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 giugno 2009

VERSO IL CALIFFATO UNIVERSALE

     

Di Bat Ye’or vi ho già presentato a suo tempo lo sconvolgente e documentatissimo Eurabia, che mi auguro abbiate letto tutti, e chi non lo avesse ancora fatto è caldamente invitato a provvedere al più presto.
Ora arriva questo che ne è, per molti versi, la continuazione, lo sviluppo logico, e che ci spiega – sempre con inoppugnabile documentazione – varie cose che a uno sguardo superficiale o ignaro dei retroscena potrebbero apparire inspiegabili: perché l’intero mondo occidentale ha sposato la causa dei più efferati terroristi che mai la storia abbia conosciuto? Perché demonizza chi da tale terrorismo tenta di difendersi? Perché sostiene dittatori dalle mani grondanti di sangue e combatte con tutte le proprie forze contro le democrazie? Perché sessant’anni di storia sono stati letteralmente capovolti? Perché ciò che fino a pochissimi decenni fa sarebbe apparso delirante a chiunque fosse dotato di mezza briciola di raziocinio e di buonsenso oggi appare a quasi tutti perfettamente ragionevole? Perché è sempre più comunemente accettata l’idea che criticare e sbeffeggiare il papa fa parte del fondamentale diritto alla libertà di espressione mentre qualunque critica a tutto ciò che ha a che fare con l’islam è un intollerabile abuso della suddetta libertà? Perché L’Onu dedica tutta la propria attenzione a Israele trascurando vergognosamente, crimini veri, massacri veri, genocidi veri, pulizie etniche vere, discriminazioni vere, apartheid vera? Perché Durban 1 e Durban 2? Perché tutto questo è cominciato a partire da un momento ben preciso, sovvertendo tutte le posizioni, le opinioni, i comportamenti precedenti? Bat Ye’or ce lo spiega: non raccontando storie bensì presentando documenti. Quei documenti che faremmo bene a leggere e a conoscere approfonditamente, se vogliamo tentare di salvarci. Tenendo presente che il Consiglio dei Diritti dell’Uomo tende sempre più a considerare valida la Dichiarazione islamica, che all’articolo 22, per esempio, stabilisce che:

a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opi­nione in un modo che non contravvenga ai principi della sharia;
b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propa­gandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della sharia islamica;
e) L'informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la santità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali ed etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede;
d) Non è consentito suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale

dove, beninteso, per “odio nazionalistico o ideologico” si deve intendere unicamente quello rivolto all’islam, ivi comprendendo non solo l’odio gratuito ma anche le semplici critiche o l’esposizione di fatti accaduti.
È un libro che rischia di farci perdere il sonno, questo di Bat Ye’or; ma ben altro è ciò che rischiamo di perdere, a chiudere occhi e orecchie di fronte alla realtà che ci sovrasta.

Bat Ye’or, Verso il Califfato universale, Lindau



barbara


29 giugno 2009

UCCELLI ISRAELIANI

Ma quanto sono belli!


Honi soit qui mal y pense.

barbara


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29 giugno 2009

OBAMA DICE AGLI EBREI DOVE POSSONO VIVERE

Domenica, 28 giugno, 2009

di Joseph Farah

Barack Obama sta portando avanti ciò che la sua amministrazione chiama “un approccio più equilibrato alla politica mediorientale”.
Lascatemi spiegare che cosa questo, alla lettera, significhi in termini reali.
Significa che il governo USA sta usando il suo peso con Israele per insistere che agli ebrei, non agli israeliani, badate bene, ma agli ebrei sia negato il permesso di vivere a Gerusalemme est e nelle terre storicamente ebraiche di Giudea e Samaria, usualmente chiamate West Bank.
Provate a immaginare l’indignazione, l’orrore, le proteste, il clamore, lo stridore di denti che esploderebbero se agli arabi o ai musulmani venisse detto che non possono più vivere in certe parti di Israele – per non parlare del loro proprio paese.
Questo, naturalmente, non accadrebbe mai con “un approccio più equilibrato al Medio Oriente”.
Siamo tornati agli anni Trenta. Questa volta sono le illuminate voci liberali di Hillary Clinton e di Barack Obama a dire agli ebrei dove possono vivere, come possono vivere e quanto si devono piegare se vogliono, semplicemente, continuare a vivere.
So che non l’avete mai sentita mettere in questi termini prima d’ora. E io veramente non so perché. Semplicemente non c’è un altro modo preciso per spiegare le macchinazioni che stanno dietro le ultime richieste dell’Occidente e del resto del mondo a Israele.
Si sta riducendo Israele ai “confini di Auschwitz”. Agli ebrei è già stato detto che non possono più vivere nella striscia di Gaza. Ora gli si dice che non possono più scegliere di vivere in nessuna delle zone che le elite internazionali hanno selezionato per un futuro stato di Palestina.
Di nuovo, domando: “Perché gli internazionalisti cercano di creare uno stato che sarà, per definizione, razzista, antiebraico, che non tollera neppure la mera presenza di ebrei?
Qualcuno mi sa rispondere?
Obama e Clinton – e dunque, per definizione, voi e io, contribuenti degli Stati Uniti – hanno deciso di cedere alla razzista, fanatica, antisemita pretesa dell’Autorità Palestinese che a nessun ebreo sia consentito di vivere nel loro nuovo stato.
Credo che in qualunque altra parte del mondo un simile tentativo di pulizia etnica di una regione sarebbe fermamente condannato da tutta la gente civile. E tuttavia, poiché la maggior parte della gente semplicemente non capisce il chiaro e ufficiale piano dei leader arabi di espellere tutti gli ebrei dal nuovo stato di Palestina, le politiche di capitolazione conservano un certo grado di simpatia, addirittura di sostegno politico, da buona parte del mondo.
Fate attenzione a ciò che sto dicendo: la politica ufficiale dell’Autorità Palestinese è che tutti gli ebrei siano espulsi dalla regione! Perché gli Stati Uniti sostengono la creazione di un nuovo stato razzista, antisemita, contrassegnato dall’odio? Perché il mondo civile considera ciò come una ricetta per la pace nella regione?
Perché questa è considerata un’idea accettabile?
Esiste un’altra parte del mondo in cui questo tipo di politica ufficiale di razzismo e pulizia etnica sia tollerato – o addirittura scusato?
Perché in Medio Oriente le regole sono diverse? Perché per gli arabi le regole sono diverse? Perché per i musulmani le regole sono diverse?
Perché i dollari delle tasse americane mantengono la razzista, antisemita entità conosciuta come Autorità Palestinese?
È questo che facciamo quando vietiamo “costruzione di insediamenti”, riparazioni, crescita naturale, aggiunte alle comunità esistenti.
È “equilibrio” questo? C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano più trasferirsi in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano comperare case in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano riparare le case che già hanno in Israele? No. C’è qualche proposta di imporre agli arabi e ai musulmani che non possano costruire insediamenti dovunque vogliano? No.
Ora, tenete presente, ci sono già un bel po’ di stati arabi e musulmani in Medio Oriente. Molti di questi già vietano agli ebrei di vivere in essi. Alcuni lo vietano anche ai cristiani. Ma ora, all’unico stato ebraico al mondo, e i cui diritti su quella terra risalgono ai tempi di Abramo Isacco e Giacobbe, viene detto che gli ebrei devono restare fuori da territori che sono attualmente sotto il loro controllo ma che sono destinati ad essere trasferiti a gente che li odia, che li disprezza, che vuole vederli morti e non è neppure disposta ad accettare di vivere in pace con loro come vicini.
Nel frattempo Israele continua a tendere la sua ingenua mano di amicizia agli arabi e ai musulmani – accogliendoli nella propria minuscola nazione circondata da vicini pieni di odio. Ad arabi e musulmani sono offerti pieni diritti civili – e prestano anche servizio in cariche elettive. Pubblicano giornali e trasmettono liberamente alla radio e alla televisione.
Gli ebrei, per contro, sono a un passo dall’essere sfrattati da case che a volte hanno occupato per generazioni. Ciò che è accaduto a Gaza, sta per ripetersi ovunque.
Spero che i miei amici ebrei si ricordino di questo. Molti di loro hanno votato per Barack Obama. Molti di loro hanno votato per Hillary Clinton. Questi non sono vostri amici. Questi sono della stessa specie di coloro che hanno respinto le navi di ebrei in fuga dalla Germania negli anni Quaranta. Questi sono della stessa specie di coloro che si sono accordati con Adolf Hitler a Monaco. Questi sono della stessa specie di coloro che hanno reso così difficile la rinascita del moderno stato di Israele.
Io dico: “Basta con la pulizia etnica. Basta con l’antisemitismo ufficiale. Basta colpire gli ebrei. Si smetta di dire agli ebrei dove possono vivere, come possono vivere – e se possono vivere”.
(traduzione mia, qui l’originale)

Ciò che dice Joseph Farah dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, e il riuscire a vederlo e a capirlo dovrebbe essere una questione di puro e semplice buonsenso. E invece, chissà perché, sono così pochi ad accorgersene, e il dirlo appare ai più come pura follia.


Prossimamente su questo schermo

barbara

AGGIORNAMENTO: e poi, come al solito, vai a leggere qui, che sui giornali hai voglia di trovarle, queste cose qua!


28 giugno 2009

LA RABBIA DEL VOLLI

Mio caro piccolo Khamy, guidina mia,
adesso che - se il Profeta vuole - hai finito con quei ragazzacci impertinenti, ti scrivo di nuovo. Ma per favore, non rivelare questa cartolina a tutti come hai fatto con la lettera precedente: è imprudente, non è carino nei miei confronti, mi mette in difficoltà! Anch'io ho i miei teppistelli che protestano, poi ci sono quegli ebrei che ficcano il naso dappertutto e perfino Michelle potrebbe avere qualche obiezione al nostro fidanzamento. Ma siamo impegnati, no? Lo dico sempre: engaged. Un fidanzamento di Stato, solenne, con la banda dei marines e le bandiere: una kitschata pazzesca, ganzissima. Non dirmi di no, guidina, non deludermi. Sai che io ti regalerei volentieri il New Mexico o l'Alabama per convincerti. O Israele, che ti importa di più, credo. Vediamo come fare, quelli sono dei rompiscatole, non mollano, certe volte hanno la faccia tosta di dirmi di no. Loro dire di no a me, come si permettono? Non mi fidanzo mica con quelli lì, certo che no, colonialisti. Adesso intanto incomincio a occuparmi di loro, gli metto a posto io gli insediamenti, poi vediamo.
Ma devo badare anche a Michelle che brontola, non ama questa mia diplomazia ardita, questi rapporti personali fra noi leader. Eppure la politica si fa così, anche Clinton si fidanzava un sacco, no? Ma sai le donne non capiscono la purezza dei nostri sentimenti virili. Ci pensavo proprio ieri, durante la mia principale attività presidenziale, l'aerobica in palestra. One two three four: Noi vogliamo la pace e basta, un grande accordo fra l'Islam e l'America, il califfato universale e l'Onu insieme, no? Five six seven eight: E una bellissima America, grande nazione islamica. One two... Se poi gli ebrei o i ragazzacci si mettono in mezzo, be' qualche calcione se li meritano. Three four... E anche le donne, che stiano al loro posto. Per questo io non ho nessuna obiezione a veli, nikab, burka e tutte quelle cose lì. Five six L'ho detto al Cairo e pensavo proprio a voi, a come fidanzarci meglio. Senza rompiscatole fra i piedi. O almeno ben impacchettate: bisogna che ci sia la libertà anche del velo, no? Seven eight... Così imparano a stare al loro posto, queste femmine intriganti, non pretenderanno mica di prendere il nostro: anch'io ho avuto i miei fastidi con una donna, figurati che c'era quella Hillary che cercava di fregarmi alle elezioni, ma ho vinto io, sono molto più magro di lei e come sfregio me la uso anche come segretaria (di Stato, ma sempre segretaria è).
Bene, per parlare d'attualità, devo dirti che mi sono molto eccitato alle imprese tue e del tuo amichetto Ahmadipazzo: quei vostri motociclisti picchiatori sono così sexy... e bravi, eh, non ne lasciano uno in piedi di quei ragazzacci... facevo il tifo in Tv, sembrava proprio uno dei miei videogames preferiti, La mia attività intellettuale più importante dopo la palestre, bum-bum pam-pam, poi mi hanno detto che non stava bene con la mia immagine presidenziale e che dovevo spegnere e fare la faccia seria. Soprattutto davanti ai giornalisti. Ma voi dovete essere prudenti, mi raccomando, sapete che c'è un sacco di gente che ce l'ha con voi: imperialisti, sionisti, razzisti, occidentalisti, reazionari. Insomma tutti quelli lì.
Ascolta me, Khamy, bisogna essere astuti, non provocarli direttamente, aspettare il momento giusto. Me l'ha detto il Kissinger, che di furbate se ne intende. La corrida nelle piazze è uno sport fantastico, molto meglio del baseball, quasi come lo sparatutto sul Mac, ma quelli lì si arrabbiano, non sono per nulla sportivi. Per questo ho dovuto condannarvi un po', capite? Così per coprirmi le spalle, that's the game, isn't it? Ma io sono dalla tua parte, caro Khamy, adoro la tua barba severa e la tua sapienza, la tua fede mi commuove e mi piace anche il tuo piccolo doberman Ahaminipazzo. Perché siamo tutti per la pace, no? Per l'incontro delle civiltà... insomma siamo fidanzati, ci vogliamo bene. E io voglio bene a tutti. Pensa che è appena uscito un libro intitolato "Vincere con il metodo Obama. Le 100 strategie per piacere a tutti in qualsiasi situazione" di Rupert L. Swan. Te lo regalerò quando ci vediamo. E' proprio così, io voglio piacere a tutti, ho un sacco di strategie, sono molto intelligente e parlo benissimo l'inglese, ma soprattutto tengo a te e al tuo piccolo dobermann dagli occhi neri e dal ghigno così sexy. La prossima volta che passo di là gli porto una bistecca, bella sanguinante. O un po' di uranio arricchito, so che ne va ghiotto. Ciao, piccola grande guida, see you, non dimenticarti nelle preghiere del tuo presidentino atletico che ti vuole bene
Barack Hussein O. (informazione corretta)

Di solito le cartoline di Ugo Volli le linko, ma oggi no. Questa cartolina no. L’indignazione, la rabbia, il dolore che prorompono da ogni riga, da ogni parola, da ogni sillaba, tutto questo non potevo inscatolarlo, ingabbiarlo, stritolarlo in un link. E quindi eccola qui, tutta intera in tutta la sua dolente denuncia. In link vi metto invece un po’ di articoli segnalati oggi da Informazione Corretta.



         

barbara


28 giugno 2009

ORA TI SPIEGO COME FUNZIONA LA TEOCRAZIA



Vero che adesso è tutto molto più chiaro? E adesso leggiti questo bellissimo articolo che ho pescato (grazie ad Alessandra e a Esperimento) in questo fantastico blog. È un po’ lungo ma ne vale la pena, credimi.

Lila Ghobady
è una giornalista e scrittrice iraniana in esilio in Canada dal 2002. Ecco cosa scrive, tradotto per voi, sulle recenti elezioni e sul suo paese. Mi ha commosso e profondamente colpito.

Abbasso i dittatori! Viva la libertà in Iran!

"Perché non ho votato nelle ultime elezioni per il presidente del mio paese di nascita, l'Iran? Perché non importa chi è il presidente iraniano, mi avrebbero lapidato!
Come donna iraniana, ci vorrebbero grandi cambiamenti, per convincermi che un cambiamento di presidente significherebbe un miglioramento dei miei diritti fondamentali di essere umano in Iran. Sono stata tra i tanti iraniani che hanno deciso di non votare alle recenti [s]elezioni. Abbiamo boicottato le elezioni farsa nella mia patria e non siamo stati sorpresi dai risultati pubblicati dai media, sia in Iran che altrove. Questo regime fantoccio non ha mai considerato i desideri del popolo e ha sempre agito nell'interesse dei pochi che sono responsabili del carcere chiamato l'Iran. Inganni, menzogne e ipocrisia sono le specialità dei demagoghi religiosi che sostengono la farsa secondo la quale l'Iran sarebbe uno Stato democratico.
Ecco alcune semplici fatti che dimostrano che a prescindere da chi è presidente, vorrei lapidata a morte in Iran:

1. Come una donna a cui il marito ha rifiutato di divorzio, anche se sono fuggita dal paese e arrivata in Canada come rifugiata, verrò considerata la moglie di questo uomo finché sarò in vita. Non importa se vivo separata da lui da anni, se ho divorziato da lui nel mio nuovo paese e ho una relazione con un altro nuovo. Secondo le leggi e la Costituzione iraniana, che sono basate su una rigorosa interpretazione della legge islamica, sono considerata la moglie e sono a rischio di lapidazione per "adulterio", se mai tornassi in Iran. Di fatti, in quanto donna, non ho alcun diritto di divorziare da mio marito secondo le leggi del paese, mentre lui ha il privilegio di sposarsi altre tre volte senza divorziare da me. È così, non importa chi è il presidente iraniano; Ahamdinejad o Mousavi.
2. Come giornalista e regista, sono invitata dalla Repubblica islamica d'Iran a rispettare le linee rosse. Queste "linee rosse" includono credere e rispettare il Leader Supremo e le selvaggiamente ingiuste norme della legge islamica. Ci si aspetta che io non scriva o domandi la parità di diritti. Non sono autorizzata a fare i film che ho fatto sulla situazione della tratta di persone a fini sessuali e sulle altre piaghe sociali che dilagano in Iran, come ho fatto segretamente 12 anni fa. In realtà, non sono autorizzata a fare qualsiasi film senza il permesso e senza censura del Ministro della Cultura dell'Iran. Se facessi apertamente tutte queste cose in Iran, sparirei, sarei torturata, verrei violentata. Verrei uccisa, come hanno fatto con molte altre giornaliste, registe e attiviste. Tra le vittime anche Zahra Kazemi, la foto-giornalista iraniano-canadese, che è stato brutalmente torturata e uccisa per aver tentato di fotografare e denunciare le brutalità commesse dal regime iraniano.
3. Verrei considerata una infedele se fossi nata in una famiglia musulmana e successivamente mi fossi convertita ad un'altra religione o non avessi seguito rigorosamente la morale islamica. Il mio marchio come infedele si tradurrebbe nel mio assassinio in pubblico, probabilmente per lapidazione. Non importa chi è il presidente iraniano.
4. Verrei frustata in pubblico, violentata in carcere o addirittura uccisa a sassate se vendessi il mio corpo per portare cibo alla mia famiglia, come tante donne iraniane sono costrette a fare di nascosto, tra cui molte madri sole che non hanno accesso all'assistenza sociale in un ricco ma profondamente corrotto paese come l'Iran. Anche il semplice fatto di avere una relazione extra-coniugale o ancora peggio, partorire un figlio al di fuori del matrimonio è considerato un crimine contro l'umanità! Il prodotto di questa unione sarebbe considerato un bastardo e mi verrebbe portato via, riceverei 100 frustate immediatamente dopo il parto per il mio bambino. Non importa chi è il presidente iraniano.
5. Non importa chi è il presidente iraniano, mi sarebbe negata un'educazione universitaria, un posto nel governo e una voce in politica e sarebbe come se in fondo non esistessi, come se fossi un Baha'i. Verrei considerata una sciita a metà se fossi cristiana, ebrea, zoroastriana o anche sunnita da parte di tutti i livelli della società, non importa chi è il presidente iraniano.
6. Scomparirei e potrei essere ritrovata morta se scrivessi o sostenessi il mio impegno per i diritti fondamentali in quanto donna e intellettuale che non ha voce in capitolo nella politica (non c'era neanche una donna ministro nel cosiddetto "governo riformista" di Mohamad Khatami). Questo sarebbe stato il mio destino se avessi continuato a sostenere e sfidare le autorità per il fatto che, sebbene l'Iran sia uno dei paesi più ricchi del pianeta in quanto a risorse, il 70% del mio popolo vive in povertà a causa della corruzione dei leader e delle loro generose contribuzioni alla causa dei fanatici musulmani di Hezbollah in Libano, al governo comunista del Venezuela, attraverso le quali costruiscono alleanze in tutto il mondo. Un enorme numero di bambini vanno a dormire a stomaco vuoto. Bambine piccolissime sono costrette a vendere i loro corpi sulle strade di Teheran, Dubai e della Cina, anche solo per sopravvivere. Potrei essere imprigionata o fatta sparire non importa chi è il presidente iraniano.
7. Non importa chi è il presidente iraniano, non potrei essere un giudice o anche una testimone in tribunale, in quanto una donna. Questo perché secondo alle corti islamiche, due donne sono pari a un uomo. Non importa quanto sia istruita e consapevole, sarei comunque stata considerata la metà di un uomo che potrebbe avere un'istruzione palesemente inferiore alla mia, non importa chi è il presidente iraniano.
8. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei fissata con sospetto se con coprissi la mia testa e il mio corpo in pubblico nel rispetto del codice islamico obbligatorio sull'abbigliamento. Se venissi trovata ad una festa di famiglia, ritrovo con gli amici, festa di nozze senza questo abbigliamento verrei punita. Molto di peggio accadrebbe se mi trovassero a bere. E non importa se io mi ritengo essere una non credente nell'Islam che semplicemente non vuole seguire le regole islamiche. Verrei punita duramente, legata, violentata, mentre sono in custodia e anche prima di andare sotto processo. Non importa chi è il presidente iraniano.
9. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei uccisa se mi dichiarassi apertamente un'omosessuale. Mi verrebbero negati tutti i diritti di un essere umano dal momento che l'omosessualità è considerata uno peggiori peccati possibili sotto il regime islamico iraniano. Verrei considerata una criminale da uccidere perché “non ci sono omosessuali in Iran!” Questo è strano, perché alcuni dei miei migliori amici in Iran sono gay, ma rimangono chiusi nell'armadio per paura di essere uccisi. Non importa chi è il presidente iraniano.
10. Non importa chi è il presidente iraniano, gli attivisti iraniani che vivono in esilio, compresa la sottoscritta e molti altri che sono apertamente contrari al regime per le sue crudeli violazioni dei diritti umani, non sarebbero in grado di entrare nel paese. Verremmo catturati in aeroporto da parte delle forze di polizia del regime e verremmo costretti a firmare una lettera di scuse per le nostre azioni contro il regime. Se rifiutassimo verremmo incarcerati senza processo per aver chiesto la libertà per il nostro popolo. Mi verrebbero negati i miei diritti di base in quanto mi oppongo al regime e verrei chiamata "spia", incarcerata, torturata, violentata e giustiziata. Questo potrebbe accadere, indipendentemente da chi è il presidente iraniano.

Questo è l'Iran. Questo è ciò che significa vivere sotto Ayatollah Khamenei. Nessun cambiamento è possibile, finché l'Iran è controllato da despoti fondamentalisti che determinano le leggi del paese. Non vi è stata alcuna vera e propria elezione. I candidati sono tutti selezionati e autorizzati da un comitato centrale religioso. Si tratta di una brutta imitazione del processo elettorale a libera nomina che abbiamo nel mondo libero. Non vi è alcuna possibilità che una persona laica, pluralista, democratica e amante della libertà che ama il suo paese possa diventare un candidato alle presidenziali (o qualsiasi altro posto di potere) in Iran.
Dodici anni fa, siamo passati attraverso lo stesso processo. Mohamad Khatami, era diventato il preferito dai media occidentali, che lo avevano chiamato un “riformista",che parlava magnificamente di libertà di espressione, diritti civili e dialogo tra le culture. Ma quando è diventato presidente ci fu una repressione su una protesta studentesca - un giro di vite contro gli stessi studenti che avevano votato per lui. Molti sono stati uccisi, molti sono scomparsi, e molti sono stati torturati. Artisti, scrittori e intellettuali scomparirono e furono trovati “misteriosamente" assassinati. Il presidente Khatami, che parlava tanto bene, che gli occidentali amavano, non tentò mai di fermare la violenza e non dimostrò mai alcuna simpatia per i suoi sostenitori. Invece, ha apertamente dichiarato che la sua responsabilità era quella di rispettare la volontà del leader supremo, l'Ayatollah Khamenei, e di proteggere la sicurezza del regime islamico.
Ora, l'appassionata ed oppressa generazione di giovani iraniani stanno attraversando la stessa situazione. Stanno sostenendo l'amico di Khatami, Mousavi. È triste che la storia ripeta se stessa così velocemente nel mio amato paese. La gente dell'Iran era stanca della povertà, dell'ingiustizia, della corruzione e dell'imbarazzo internazionale nei confronti del cretino anti-semita, seminatore di guerra che è il Presidente Ahmadinejad. Hanno scelto di sostenere la scelta cattiva piuttosto che la scelta peggiore, Ahmadinejad. Comunque, quando una elezione in realtà è una selezione, la scelta è un illusione. Mousavi è parte del regime islamico; ne è inseparabile da esso e dai suoi abusi e crudeltà.
La verità è che l'Iran non ha una libera elezione democratica da più di 30 anni. Il signor Mousavi se anche dovesse venire eletto non porterebbe alcun cambiamento, non perché non ne avrebbe il potere (come dicevano i supporters di Khatami durante la sua presidenza) ma perché non crede in uno stato democratico come dimostrano i suoi trascorsi. Appartiene all'era di fanatismo dittatoriale dell'Ayatollah Khomeini e crede nello stesso sistema di governo comanda-e-controlla. Non dovremmo scordarci delle affermazioni di Khomeini in uno dei discorsi post rivoluzione sulla democrazia. Disse che “se tutto il popolo dell'Iran dice “sì" io direi di no se ritengo che la questione non sia giusta per la nazione islamica".
Non dimentichiamoci che Mousavi è stato Primo Ministro in Iran negli anni 80, quando più di 10mila prigionieri politici furono assassinati dopo processi vergogna di appena 3 minuti. È stato parte della dittatura iraniana degli ultimi 30 anni. Non lo fosse stato, non sarebbe mai stato scelto come candidato. Infatti in uno stato libero e democratico qualcuno come Mousavi avrebbe dovuto subire un processo prima di diventare candidato alle presidenziali, per i suoi crimini contro migliaia di prigionieri politici amanti della libertà che furono uccisi in Iran quando lui era Primo Ministro.
Un veloce sguardo alla biografia politica di Mousavi rivela che è stato un supporter fanatico di Khomeini e un fanatico di prima linea come Ahmadinejad e altri. Il suo mandato di primo ministro fu uno dei periodi più oscuri della storia del regime islamico iraniano, in termini di censura e di violazioni dei diritti umani. Ha anche supportato la famiglia mafiosa dei Rafsanjani che hanno rubato i soldi del petrolio per i loro interessi mentre il 70% della popolazione vive nella povertà.
Così com'è coinvolto in un sistema di corruzione e sfruttamento, come può qualcuno credere che Mousavi vuole davvero le riforme?
Per queste ed altre ragioni, ho scelto di non votare e ho invece boicottato le elezioni, assieme a molti altri iraniani. Ma questa volta, molti iraniani che hanno boicottato il voto alle scorse elezioni hanno votato a questa per via del loro profondo disgusto per Ahmadinejad. Simpatizzo per loro ma credo non vi sia alcuna possibilità migliore per il popolo iraniano che rovesciare completamente il regime islamico che opprime l'Iran dal momento della mia nascita. Sostengo con forza il movimento popolare contro la dittatura sempre presente e la violenza che infetta il mio paese. Io grido, insieme con i miei compatrioti, "Abbasso i dittatori!" "Abbasso gli assassini!" "Basta con la brutale oppressione che è il regime islamico con tutte le sue alleanze tossiche".
Viva la libertà in Iran!

                                                        

Lo so, lo so, non basterà a chiudere la bocca ai centomila imbecilli che continuano a cianciare di islam buono e che siamo noi che non sappiamo e non capiamo e che le donne lì sono molto più libere di quanto una cattiva propaganda mistificatrice ci vorrebbe far credere eccetera eccetera. Non basterà, no, ma insomma ci si prova (e grazie a chi ci ha regalato questa preziosa traduzione).
E poi, già che ci sei, guardati anche questo.


barbara


27 giugno 2009

senza parole

  

barbara


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27 giugno 2009

RICORDIAMO

Tre anni fa, con un’incursione armata in territorio israeliano, terroristi palestinesi rapivano il caporale Gilad Shalit,

              

che LA CROCE ROSSA INTERNAZIONALE NON HA MAI CERCATO DI VISITARE, e per questo non abbiamo, di lui, alcuna notizia certa. Nel corso del medesimo attacco terroristico proveniente dal territorio NON PIÙ OCCUPATO di Gaza, sono stati assassinati i suoi commilitoni Paul Slutzker e Hanan Barak.

   

In quegli stessi giorni veniva rapito anche il diciottenne Eliahu Asheri, mentre faceva autostop. 

                                            

Per giorni e giorni le bestie immonde che si erano impadronite di lui hanno continuato a ripetere “Se lo rivolete vivo dovete fare questo”, “Se non fate quest’altro lo uccidiamo”. Invece lo avevano già ucciso subito.

                              

E il mondo intero si commuove per loro, si mobilita per loro, si attiva per loro, si straccia le vesti per loro, per questa putredine in sembianze umane. Qualcuno, un giorno, dovrà renderne conto, spero.

barbara

AGGIORNAMENTO: di Gilad si è nuovamente occupato Ugo Volli, virtuoso insuperabile nell’arte di affondare le mani nel più putrido letame e farne scaturire degli splendidi fiori come questo.


26 giugno 2009

PUNTO DI VISTA TEDESCO SULL’ISLAM

Di Emanuel Tanay, psichiatra noto e rispettato

05/06/09 www.nuitdorient.com

Un amico tedesco appartiene a una famiglia aristocratica, che prima della seconda guerra mondiale possedeva numerose fabbriche e grandi proprietà. Quando gli si chiedeva quanti tedeschi fossero dei veri nazisti, rispondeva: “Pochi erano dei veri nazisti, ma molti erano felici che la Germania avesse riacquistato l’antico orgoglio, e molti di più erano troppo occupati per darsene cura. Io ero tra coloro che pensavano che i nazisti fossero una manica di pazzi. Così la maggioranza si è semplicemente seduta e ha lasciato che le cose accadessero. Così, prima che ce ne rendessimo conto, si sono impadroniti di noi, e abbiamo perso il controllo, ed è arrivata la fine del mondo. La mia famiglia ha perso tutto, io sono finito in un campo di concentramento e gli alleati hanno distrutto le nostre fabbriche”.
“Esperti” e “specialisti” continuano a ripeterci che l’islam è una religione di pace, che la grande maggioranza dei musulmani non vuole altro che vivere in pace. Sebbene questa affermazione possa indubbiamente essere vera, è del tutto irrilevante. È fuffa insensata, intesa a farci sentire meglio e a ridimensionare lo spettro dei fanatici scatenati in tutto il globo in nome dell’islam.
Il fatto è che sono i fanatici a dominare l’islam in questo momento.
Sono i fanatici che marciano.
Sono i fanatici i responsabili di ognuna delle 50 guerre che si combattono in tutto il mondo.
Sono i fanatici che assassinano sistematicamente i cristiani o i gruppi tribali attraverso tutta l’Africa e stanno gradualmente invadendo l’intero continente con la loro onda islamica.
Sono i fanatici che bombardano, decapitano, assassinano, compiono i delitti d’onore.
Sono i fanatici che si impadroniscono delle moschee, una dopo l’altra.
Sono i fanatici che zelantemente diffondono l’uso di lapidare e impiccare donne stuprate e omosessuali.
Sono i fanatici che insegnano ai loro figli a uccidere e a diventare terroristi suicidi.
La dura realtà che possiamo verificare è che la maggioranza pacifica, la “maggioranza silenziosa”, è intimidita ed emarginata.
La Russia comunista era composta di russi che volevano solo vivere in pace, e tuttavia i comunisti russi furono responsabili dell’uccisione di circa 20 milioni di persone. La maggioranza pacifica era irrilevante.
L’enorme popolazione della Cina era altrettanto pacifica, ma i comunisti cinesi sono riusciti a uccidere l’incredibile numero di 70 milioni di persone.
Prima della seconda guerra mondiale il giapponese medio non era un sadico guerrafondaio. E tuttavia il Giappone nel suo percorso attraverso il Sudest asiatico ha ucciso e massacrato in un’orgia di assassinio che ha incluso l’uccisione sistematica di 12 milioni di civili cinesi, la maggior parte uccisi con spade, pale e baionette.
E chi può dimenticare il Ruanda, finito in un mattatoio. Non si potrebbe dire che la maggioranza dei ruandesi erano “amanti della pace”?
Le lezioni della storia sono spesso incredibilmente semplici e dirette. Ciononostante ai nostri “ragionatori” manchiamo spesso di opporre il punto più semplice e basilare: i musulmani amanti della pace, col loro silenzio si sono resi irrilevanti. I musulmani amanti della pace diventeranno i nostri nemici se non si decideranno a farsi sentire, perché come il mio amico tedesco, un giorno si sveglieranno e troveranno che i fanatici avranno preso possesso di loro, e la fine del mondo sarà cominciata.
Gli amanti della pace tedeschi, giapponesi, cinesi, russi, ruandesi, serbi, afghani, iracheni, palestinesi, somali, nigeriani, algerini e tanti altri sono morti perché la maggioranza pacifica non si è fatta sentire fino a quando non è stato troppo tardi.
Quanto a noi che stiamo a guardare ciò che succede, dobbiamo prestare attenzione all’unico gruppo che conta: i fanatici che minacciano il nostro stile di vita.
Infine, chiunque dubiti della serietà della faccenda e cancelli questo messaggio senza inoltrarlo, sta contribuendo a quella passività che permette al problema di espandersi. E dunque, fate un piccolo sforzo e mandatelo avanti e avanti e avanti! Speriamo che migliaia di persone, in tutto il mondo, lo leggano e riflettano e a loro volta lo mandino avanti – prima che sia troppo tardi. (traduzione mia)

Che la storia non appresa è destinata a ripetersi lo sappiamo tutti, vero? E tuttavia continuiamo a fare finta di non saperlo. O a fare finta che non sia vero. O a fare finta di essere più furbi di quelli che ci hanno preceduti e che noi no, noi non finiremo inchiappettati come loro. E invece sì che ci inchiappetteranno, eccome se lo faranno, se continueremo a restare a novanta gradi ad aspettare l’onda.
Di argomento se non identico almeno affine si occupa anche oggi Ugo Volli nell’odierna cartolina.


barbara


25 giugno 2009

NON LASCIATECI SOLI …

Ho ricevuto oggi dalla portavoce dei giovani iraniani in Italia la lettera delle sorella di Neda Soltani, la studentessa di filosofia trucidata dalle rappresaglie del regime iraniano. La sorella di Neda chiede esplicitamente che questa lettera sia diffusa il più possibile da tutti coloro che la leggeranno per ricordare Neda e tutte le vittime della violenza omicida della polizia dei Mullah.

Teheran, 22 Giugno 2009 (h. 10.08)
— “Ieri avevo scritto un breve appunto perché avevo un’idea fissa: ‘domani sarà un grande giorno [alla manifestazione] , ma io potrei essere uccisa…’ Invece ora io sono qui, viva, e a essere uccisa è stata mia sorella. Sono qui a piangere mia sorella morta tra le braccia di mio padre. Io sono qui per raccontarvi quanti sogni coltivava mia sorella… Io sono qui per raccontarvi quanto fosse una persona dignitosa e bella, mia sorella… Sono qui per raccontarvi come mi piaceva guardarla quando il vento le agitava i capelli… Quanto [Neda] volesse vivere a lungo, in pace e in eguaglianza di diritti…. Di quanto fosse orgogliosa di dire a tutti, a testa alta, ‘Io sono iraniana’…”
“Di quanto fosse felice quando sognava di avere un giorno un marito con capelli spettinati, [sognava] di avere una figlia e di poterle fare la treccia ai capelli e cantarle una ninna-nanna mentre dormiva nella culla. Mia sorella è morta per colpa di chi non conosceva la vita, mia sorella è morta per un’ingiustizia senza fine, mia sorella è morta perché amava troppo la vita… Mia sorella è morta perché provava amore per tutte le persone…”
“Chiunque leggerà questa mia lettera, per favore, accenda una candela nera con un piccolo nastro verde alla base e ricordi Neda e tutti i Martiri di queste giornate, ma quando la candela si sarà spenta non dimenticatevi di noi, non lasciateci soli…”
(qui)

Non lasciamoli soli. È ben poco quello che possiamo fare, ma per quel poco che possiamo, non lasciamoli soli, non dimentichiamoli, non ignoriamoli come stanno facendo coloro che governano il mondo. Sono i nostri fratelli: non dimentichiamolo mai.



barbara


25 giugno 2009

A PROPOSITO DI IRAN E AFFINI

oggi è il vostro giorno fortunato, perché vi regalo due piccioni con una fava, questo


e questo.

barbara


24 giugno 2009

UN EROE BORGHESE

                                       

L’eroe è Giorgio Ambrosoli, assassinato per avere messo le mani su affari troppo grossi e troppo sporchi. Assassinato per avere ascoltato la propria coscienza e il proprio senso del dovere anziché i solleciti buoni consigli che da ogni parte premurosamente gli si facevano arrivare. Assassinato con tale lampante prevedibilità di indurlo a scrivere, già tre anni prima, una lettera-testamento all’amatissima moglie. Ed è particolarmente interessante rileggere questo libro un po’ datato proprio in questo momento di crisi economica, di giochi sporchi, di affari loschi, di personaggi equivoci che si aggirano sulla scena: rileggere la vicenda umana e professionale di quest’uomo, le pesantissime pressioni per farlo deviare dal compito che sta perseguendo, l’ombra fosca della P2 che inquina ogni sfera della vita pubblica, e onnipresente, naturalmente, lui, il potentissimo senatore democristiano, l’uomo dai mille tentacoli e dai mille legami; rileggerlo alla luce di quanto sta accadendo oggi, dei personaggi che si aggirano sulla scena oggi, dei giochi e dei traffici in atto oggi, è davvero un utile esercizio. Che raccomando a tutti.

Corrado Stajano, Un eroe borghese, Einaudi



(E poi vai a leggerti questo. Che cosa c’entra? C’entra, c’entra, fidati)


barbara


23 giugno 2009

MAMMA MIA CHE IMPRESSIONE!

Oggi al supermercato ho visto un neonato di un brutto, ma di un brutto, ma di un brutto, che pareva perfino finto!

barbara


23 giugno 2009

E ADESSO CHE È PASSATO

Adesso che è passato il giorno del referendum e ha vinto l’astensione, penso di poter riproporre, senza cambiare una virgola, il post che avevo fatto nell’altro blog quattro anni fa dopo l’altrettanto fallito referendum sulla cosiddetta procreazione assistita e affini.

E adesso che è passato non dirò che cosa ho fatto domenica, perché non interessa a nessuno, e perché comunque il mio voto o non voto, il mio sì o il mio no, non è roba da spostare l’inclinazione dell’asse terrestre. Dirò invece quello che penso dell’intera baracca:

  • Fintantoché esiste il quorum, usare l’astensione come strumento di lotta è perfettamente legittimo. Chi non lo gradisce la smetta di frignare sull’immoralità dell’astensione, alzi il culo e si dia da fare per abolire il quorum
  • Personalmente ritengo il quorum nel referendum un’autentica puttanata: lo si abolisca e si conducano le battaglie referendarie alzando il culo e battendosi per il sì o per il no. Chi non va a votare accetta con ciò stesso il responso di chi lo fa, e non si azzardi poi a fiatare
  • Troverei invece un’ottima idea introdurre il quorum nelle elezioni, sia politiche che amministrative: se non vota il 50% più uno degli aventi diritto, tutti a casa, senza stipendio. Sei mesi di tempo per organizzarsi con nuovi nomi e nuovi programmi e poi si riparte: e credo che finalmente cominceremmo ad avere una classe politica efficiente
  • I radicali stanno pesantemente pagando il vergognoso abuso dello strumento del referendum fatto negli anni passati. Ricordo ancora quando Pannella, constatato che non si era raggiunto il quorum in un referendum con dieci (DIECI) quesiti, ha immediatamente sparato: “E noi ne proporremo venti”. Personalmente, da quel momento in poi, ho boicottato quasi tutti i referendum successivi: per principio, per partito preso, senza neppure leggere i giornali e preoccuparmi di informarmi di che cosa si trattasse, semplicemente perché avevano abusato della mia pazienza e rotto le palle oltre ogni limite tollerabile
  • Sono dell’idea che non si possa e non si debba sottoporre a referendum qualunque cosa passi a qualcuno per la testa. Come quando si è votato per l’abolizione dell’albo dei giornalisti: quanti, fra i votanti (impiegati commesse architetti meccanici insegnanti muratori avvocati falegnami, veterinari, lattai ...), sanno che cosa realmente sia l’albo dei giornalisti, a che cosa serva, che cosa comporti la sua esistenza o non esistenza? Si pongono quesiti così e poi la gente non vota. O vota alla pene di segugio, come diceva quel tale che non amava il turpiloquio. Il che non va bene neanche un po’.

barbara

AGGIORNAMENTO: anche se non c'entra niente, vai a leggerti questo (e comunque chi l'ha detto, poi, che non c'entra?)


22 giugno 2009

A TIENANMEN NON C’ERANO I CELLULARI

E chissà se i macellai di Teheran si sono resi conto che i cellulari sono un’arma molto più potente di tutto il loro uranio arricchito.



barbara

AGGIORNAMENTO: devi leggere anche questo.


21 giugno 2009

TI CHIAMAVI NEDA

Avevi sedici anni. Credevi che chiedere libertà, chiedere giustizia, chiedere dignità umana fosse un diritto: ti hanno dimostrato che sbagliavi. Ti hanno afferrata, ti hanno trascinata, hanno seviziato il tuo viso a coltellate e alla fine ti hanno sgozzata. Possa il tuo sangue innocente dare forza a tutti coloro che lottano, e possa soffocare tutti i nemici del genere umano, e possano le tue urla strazianti cancellare per sempre il loro sonno. E tu riposa in pace, piccola mia.



barbara


21 giugno 2009

QUANDO ANCHE I VOLLI NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

"I leader occidentali sono dispiaciuti e disturbati dalle manifestazioni di protesta in Iran, il loro desiderio è essere rassicurati"

di Ugo Volli

Vent'anni dopo il muro di Berlino, si sta sgretolando il muro islamico? O siamo di fronte a una Tien An Men, a una rivolta ungherese, o anche a meno di questo, a un episodio minore? Nessuno può dirlo adesso. Resta il fatto che la testa del serpente islamista è in crisi, che il rifiuto del suo stesso popolo è violento, che insomma qualcosa di importante sta accadendo. Guardando il grande quadro dello scontro di civiltà, si vede che le dinamiche demografiche e sociologiche contro l'Occidente non sono così ineluttabili come qualcuno pensa, che la nostra libertà continua a essere un sogno per molti cittadini dei paesi islamici come lo fu per quelli dei paesi dell'Est. C'è davvero la possibilità di sperare che il mondo cambi per il meglio, che l'attacco islamista sia in difficoltà.
Quel che colpisce è la straordinaria freddezza del mondo occidentale. Non solo degli islamisti e dei comunisti di tutti i tipi, che dopo l'Unione Sovietica rischiano di perdere un paese guida; anche in generale dell'opinione pubblica. Avete visto manifestazioni, a parte quella di Roma organizzata dal "Riformista" e da "Radio Radicale" di dimensioni piuttosto modeste? Avete visto bandiere iraniane dove si usa issare quelle palestinesi? Parlamentari e pacifisti che abbiano comprato un biglietto aereo per Teheran? Studenti che occupano facoltà?
E i leader occidentali? Avete letto come Angela Merkel giudica il discorso del superprete islamico Khatami dell'altro ieri, quelli in cui minacciava il bagno di sangue? "Rather disappointing," piuttosto deludente... piuttosto. E sapete cosa ha detto Gordon Brown, quello che manda i propri ambasciatori a incontrare ufficialmente Hizbollah?
"Noi vogliamo avere buone relazioni con l'Iran nel futuro, "but that depends on Iran being able to show to the world that its elections have been conducted fairly and that there is no unfair suppression of rights and individuals in that country". Capite, non dipende dalla vittoria dei democratici e neanche dal comportamento reale della polizia, ma solo dal "poter dimostrare al mondo" che le elezioni erano regolari e che non c'è soppressione "scorretta" (unfair) dei diritti individuali. C'è una soppressione "fair"? E poi, che significa "dimostrare al mondo"? L'aveva già detto Obama: "recognize that the world is watching," "ricordatevi il mondo vi guarda." Embè? E' una questione di relazioni pubbliche? L'aspetto paradossale di questa situazione è che in genere i giornali lodano le coraggiose prese di posizione, dicono che anche Obama è uscito dal suo silenzio... dopo un voto parlamentare sull'Iran finito 450 a 1. Anche il nostro governo continua colpevolmente a tener fermo l'invito al governo iraniano per il G8 sulla sicurezza a Trieste.
I leader occidentali sono dispiaciuti dalle manifestazioni, dicono molti analisti, perché non possono più "engage", impegnarsi o fidanzarsi con i macellai del regime, secondo la loro "strategia", e dunque vedono tutta questa storia come un disturbo. Non sono solo egoisti e pavidi, conservatori senza speranza. Sono anche ciechi. Speriamo che la storia sappia fare anche senza di loro. (Informazione Corretta)

Perché quando è troppo è troppo, e anche un sublime maestro dell’ironia come Ugo Volli alla fine non può fare altro che lasciar sgorgare, libera, la propria indignazione, la propria rabbia, il proprio sconforto.


fair suppression 1


fair suppression 2


fair suppression 3

barbara


21 giugno 2009

LIEBERMAN : «NESSUN PAESE AL MONDO HA MAI FATTO CONCESSIONI COME ISRAELE»

Giovedì 2 aprile 2009

Dice Lieberman: “Chi vuole la pace deve prepararsi alla guerra, deve essere forte. Non c’è un solo paese al mondo che abbia fatto concessioni come Israele. Dopo il 1967 abbiamo restituito territori grandi tre volte tutto Israele. Abbiamo dimostrato la nostra buona volontà. “Oslo” è iniziato nel 1993 e non mi sembra che siamo arrivati alla pace. In quale momento Israele è stata più popolare nel mondo? Dopo la guerra dei Sei giorni, e non dopo il 1° e 2° e 3° e 4° accordo di Oslo. A Roma dobbiamo comportarci come dei romani!”
Il capo della diplomazia israeliana ha poi precisato che lo stato ebraico rispetta la “continuità di potere”, ma che l’unico accordo che impegna Israele è la “road map”, altrimenti detta risoluzione 1515 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dato che il processo di Annapolis non ha mai ottenuto alcuna convalida ufficiale da un governo israeliano.
Quanto all’Egitto, Avigdor Lieberman – che in passato aveva invitato il presidente Hosni Mubarak ad “andare al diavolo” se non voleva venire in Israele – ha assicurato che si recherà volentieri al Cairo, ma che gli farebbe piacere che anche il ministro degli esteri egiziano facesse visita a Gerusalemme. “Io rispetto gli altri, e desidero essere rispettato da loro. Sono per il principio della reciprocità”, ha inoltre assicurato.
Rispondendo alla domanda di un giornalista sui colloqui di pace con la Siria, ha affermato di non avere “alcun problema a negoziare pace in cambio di pace, e non in cambio di concessioni territoriali”

fonte: israel-info
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Premessa

Abbiamo riesumato un articolo datato 15/10/1991, scritto fra “Madrid e Oslo”, dopo la guerra del Golfo e apparso nella rivista MJLF nella primavera del 1992, perché le cause fondamentali del conflitto arabo-israeliano restano le stesse, con gli stessi attori, la stessa posta in gioco e le stesse minacce, con l’intermezzo di Oslo che ha complicato ulteriormente la situazione, avvicinando le minacce che pesano su Israele con un regime terrorista organizzato che oggi si trova in seno al paese mentre prima ne era al di fuori, e Saddam Hussein ancora più vicino al suo obiettivo di avere delle armi nucleari e batteriologiche efficaci … per ricattare il mondo libero e distruggere Israele.
Albert SOUED


TERRITORI PER O CONTRO LA PACE?

Dopo la guerra dei Sei giorni l’Onu ha adottato una risoluzione, la 242, e stabilito questi sette principi:
1. il carattere inammissibile di acquisizioni territoriali per mezzo della guerra
2. la necessità di operare per una pace giusta e duratura
3. il principio dell’evacuazione dell’esercito israeliano “da” territori occupati (1)
4. la fine dello stato di belligeranza, il rispetto della sovranità territoriale e dell’indipendenza politica di ogni stato della regione entro frontiere sicure e riconosciute, libere da ogni minaccia e da atti di “forza”
5. la garanzia di navigazione nelle acque internazionali
6. la soluzione giusta del problema dei rifugiati
7. la garanzia dell’inviolabilità territoriale e dell’indipendenza di ogni stato della regione mediante misure comprendenti la disposizione di zone demilitarizzate

Prima di analizzare questi 7 punti, occorre tornare indietro nella storia e ricordare che tutte le promesse fatte a Israele e tutti gli accordi d’armistizio o di pace si sono conclusi con delle riduzioni del territorio promesso a Israele o da esso controllato

Un po’ di storia

a) dopo il crollo dell’impero ottomano, la promessa di un focolare nazionale ebraico fatto da Lord Balfour, ministro di Sua Maestà, nel 1917 riguardava un territorio da dividere fra ebrei e arabi, comprendente la Palestina, la Giordania e la Mesopotamia con una superficie sette volte quella della Palestina del mandato britannico. Nel 1947, alla fine di questo mandato, non restava più che la Palestina; e l’Onu concede agli ebrei meno di 13.000 km² (2). La guerra imposta dagli arabi a Israele al momento della sua nascita nel 1948 permette a Tsahal di migliorare il tracciato di frontiere indifendibili e di includere nel territorio israeliano tutta la Galilea, divisa in modo irrealistico fra ebrei e arabi dai tecnocrati dell’Onu. Ciò porterà la superficie di Israele a un po’ più di 20.000 km², che è quella attuale. Ricordiamo qui che in occasione di questa guerra per la propria indipendenza, Israele ha evacuato una porzione del Sinai, conquistata all’Egitto!
b) Otto anni dopo, nel 1956, l’aggressione di Nasser che aveva chiuso a Israele le acque internazionali e nazionalizzato il canale di Suez, permette a Tsahal di conquistare tutto il Sinai. Che viene subito evacuato, senza contropartita, su pressione americana.
c) Undici anni dopo, nel 1967, lo stesso Nasser ci riprova, seguito dalla Giordania e dalla Siria. Tsahal occupa nuovamente il Sinai, più Gaza, la Giudea, la Samaria e il Golan. Al termine di questa guerra dei sei giorni, l’ONU vota la risoluzione 242. Ma Israele dovrà attendere ancora 12 anni i primi segnali di pace di un paese arabo, perché questa risoluzione abbia un inizio di applicazione.
d) Infatti, sei anni dopo, nel 1973, Sadat si avventura nella riconquista del Sinai, seguito dalla Siria che spera di recuperare il Golan. Sconfitti, l’Egitto e la Siria perderanno altre parti del loro territorio, che saranno però restituite subito dopo gli accordi armistiziali, senza contropartite.
L’ONU vota la risoluzione 338, che dà un carattere legale alla risoluzione 242 e che domanda negoziati “diretti” fra le parti.
e) Sei anni dopo, nel 1979, Sadat ha infine il coraggio di venire a firmare un trattato di pace e recupera tutto il Sinai, fino all’ultimo km²! Israele annette il Golan e Gerusalemme est, ossia circa 1000 km² e controlla Gaza, la Giudea e la Samaria, circa 6000 km².
f) Dodici anni dopo, indeboliti dall’avventura del Golfo e dal crollo del loro tutore sovietico, i paesi arabi confidano, nel 1991, di rispolverare il gioco di Sadat, che finalmente appare loro come un buon affare. Da qui la Conferenza di Madrid. Il momento sembra favorevole, perché gli israeliani sono rimasti traumatizzati dai 39 Scud ricevuti e dall’essersi dovuti rinchiudere nelle camere stagne con le maschere antigas.

Ma è davvero il momento di cedere ancora dei territori? L’ostilità degli arabi verso Israele sembra ancora oggi fondamentale. L’Egitto, il primo paese che ha superato il valico, ha ricevuto il “premio” della pace, ma ha creato un precedente con Israele, recuperando tutto il territorio rivendicato fino all’ultimo pollice.


Analisi della risoluzione 242 in relazione alla pace

Per quanto riguarda la pace, il dizionario Larousse dà della parola la seguente definizione: “stato di un paese che non è in guerra”, “ristabilimento definitivo di relazioni amichevoli, realizzato per mezzo di un trattato che generalmente contiene degli accordi finanziari e delle clausole territoriali”.
In ebraico la pace, “shalom”, ha, in senso lato, il significato di “saluto”, di “integrità fisica e morale”. È lo stesso per l’arabo, ma questa lingua include nella nozione di “salam” quella di “resa”, di “abbandono da parte dell’uno” e “presa di possesso da parte dell’altro”. Vi sono dunque delle differenze che sono tutt’altro che sfumature.
Preso atto di questo, analizziamo la risoluzione 242 punto per punto:

1. L’ONU non ammette che un territorio acquisisca un territorio per mezzo della forza. I testi internazionali precisano: “salvo quando la guerra è imposta da un paese terzo e la guerra è di difesa”. È il caso di Israele nelle quattro guerre imposte dagli arabi. Inoltre nel 1948, nel 1956, nel 1973 Israele ha restituito dei territori importanti conquistati, senza contropartita.
2. Una pace giusta e duratura: nel linguaggio arabo, che veicola il suo subcosciente, chi vuole la pace deve fare un atto di resa. Infatti è l’Altro che chiede la pace, e la riceve a certe condizioni (spesso di tratta di una tregua o di uno stratagemma di guerra).
L’esempio della pace con l’Egitto è eloquente: un trattato di non belligeranza migliorato, senza relazioni amichevoli, né commerciali, un turismo a senso unico, un nuovo e virulento antisemitismo nei media e dalle elites.
Così un territorio è un valore concreto e tangibile. La pace è un concetto astratto e relativo, che può essere inteso in modi diversi.
3. Evacuazione di territori occupati: che sia per atavismo, o per estrapolazione dal passato, nel quadro di nuovi trattati di pace (3) Israele sarà indotta a cedere del tutto o in parte i territori annessi o controllati.
Nessuno piangerà Gaza la filistea, e d’altra parte nessun paese arabo la vuole. Ma la Giudea, la Samaria, Gerusalemme e anche il Golan fanno parte dell’eredità di Abramo e rappresentano il cuore storico, affettivo e metafisico di Israele. Cederli in cambio di vaghe promesse di pace rappresenterà uno strappo gravido di conseguenze.
4. Gli “atti di forza” degli arabi attraverso le frontiere di Israele non sono mai cessati dal 1917. La pace con l’Egitto non ha impedito gli atti di forza e nessun trattato sarà in grado di dare garanzie in merito (4).
5. 6. 7. Questi punti non toccano problemi scottanti e possono, in linea di principio, essere risolti con la buona volontà delle parti e i soldi del ‘‘grande fratello’’ americano (5).


Territori per o contro la pace?

Infatti questi due concetti di “territori” e di “pace” non sono comparabili ed è assurdo accostarli essendo l’uno, il territorio, tangibile mentre l’altro, la pace, non lo è, e dipende dall’umore del momento e dall’interlocutore.
Il giorno in cui l’Arabia Saudita non domanderà più a un turista il certificato di battesimo per ammetterlo nel suo territorio, il giorno in cui questo paese smetterà di finanziare le fucine (moschee, scuole, associazioni di beneficenza) in tutto il mondo che insegnano l’islam integralista e wahabita e l’odio per l’altro (6),
Il giorno in cui l’Iraq e la Siria rinunceranno seriamente ai loro sogni egemonici di Mezzaluna Fertile e all’armamento da apocalisse dedicato a questa causa, il giorno in cui questi due paesi autocratici e dittatoriali cesseranno di sfidare il mondo libero,
Il giorno in cui la Libia cesserà le sue aggressioni aggressive e folli in tutte le direzioni (7),
Il giorno in cui cesserà il linguaggio dell’odio e della denigrazione,
Il giorno in cui il vento della democrazia spirerà sui dirigenti arabi e il giorno in cui questo spirito raggiungerà i loro popoli,
Allora Israele potrà infine trovare una definizione comune della parola pace con i suoi vicini e potrà cominciare a respirare.
Il presidente Bush padre ha fretta di raccogliere i frutti della sua guerra del golfo prima delle elezioni di novembre 1992. Per questo è pronto a sacrificare le sue buone relazioni con Israele, oggi meno interessante sul piano strategico.
Certi americani stanno già cominciando a fare sordidi calcoli di quanto Israele sarà costato al contribuente americano: 27 o 71 miliardi di dollari? Fanno i conti di ciò che gli Stati Uniti hanno economizzato in miliardi di dollari e in migliaia di vite umane per la presenza di Israele l’altro ieri ai confini del totalitarismo sovietico, ieri ai bordi della polveriera del petrolio? (8)
Non serve a nulla cogliere un frutto non ancora maturo, perché marcisce prima di poter dare soddisfazione.
Albert SOUED, scrittore – 15/10/1991

www.chez.com/soued/conf.htm

Articolo apparso nel trimstrale del MJLF "Mouvement" nella primavera del 1992 “sotto la responsabilità dell’autore” e aggiornato con le note il 28/8/02.

(1) La versione francese della clausola dice “des territoires”; ora, se l’intenzione fosse stata di scrivere “des”, la versione inglese, l’unica che fa fede, avrebbe incluso “the” davanti a “territories”.
(2) Il resto era stato smembrato dalla Gran Bretagna per creare due regni hashemiti artificiali, la Giordania e l’Iraq e soddisfare le tribù arabe, in cambio di concessioni petrolifere.
(3) Dopo la pubblicazione di questo articolo ci sono stati gli accordi di Oslo nel 1993, oggi di fatto annullati dalle azioni terroristiche dell’Autorità Palestinese e dalla guerra di logoramento condotta dal suo capo, Yasser Arafat. In base a tali accordi, le parti dovevano giungere a una soluzione territoriale di compromesso a Camp David, nel 2000. Ma Arafat ha rifiutato qualunque compromesso, rivendicando Gerusalemme e il ritorno di 3,5 milioni di profughi in Israele.
Israele ha restituito alla Giordania tutto il territorio rivendicato (alcuni km²) in cambio di un trattato di pace, nel 1995.
(4) L’aggressione dell’Iraq con i suoi missili Scud, le incursioni dalla Giordania malgrado il trattato di pace firmato nel 1995, la guerra di logoramento di Arafat dalla firma degli accordi di Oslo nel 1993, il rapimento di soldati attraverso la frontiera libanese sono altrettante testimonianze quotidiane di atti di forza.
(5) In realtà il problema dei rifugiati si è rivelato scottante a causa delle rivendicazioni esorbitanti dei palestinesi che hanno reclamato il loro diritto al ritorno in Israele. Se ci si limita alla definizione di rifugiati dell’Onu, dal 1950, ciò non riguarderebbe che 45.000 persone, problema risolvibile. Notiamo anche che nella risoluzione 242 i rifugiati comprendono parimenti gli ebrei rifugiati dai paesi arabi, che non hanno ancora rivendicato nulla.
(6) Secondo lo storico e scrittore Amin Maalouf il nemico implacabile di Israele non sarebbe tanto la Siria, il cui capo, minoritario e ormai vecchio, sarebbe piuttosto realistico, quanto l’Arabia, altrettanto dogmatica del Vaticano nei confronti dell’ebraismo.
(7) Oggi come oggi la Libia sembrerebbe rinsavita. D’altra parte l’Iran, per ragioni di egemonia regionale attraverso l’arma nucleare, da quando i mullah sciiti integralisti sono arrivati a Teheran nel 1979, appare un nemico pericoloso tanto per Israele quanto per l’islam sunnita.
(8) L’atteggiamento ambiguo di Bush junior sembra confermare che gli interessi degli Stati Uniti, anche dopo i tragici avvenimenti dell’11/9/01 a Manhattan, non coincidono necessariamente con quelli di Israele, da cui la continua ingerenza di questa potenza nella politica interna israeliana. (Traduzione mia)

Incredibile come un articolo vecchio di quasi vent’anni sia ancora drammaticamente vero e attuale. E, detto questo, credo proprio che non ci sia nient’altro da aggiungere.


barbara


20 giugno 2009

DUE PUNTI DI VISTA



Naturalmente nessuno di noi ha modo di sapere come finirà la guerra attuale, ma la storia finora ha dimostrato vincente la seconda opinione (anche se lui non sembra tanto ottimista, e non sono molto sicura che gli si possa dar torto …)

barbara


19 giugno 2009

CRONACA DA VOMITO

Si comincia a pagina 17 del Corriere, dove si narra di tale Georges Omar Ruggiu, condannato a dodici anni per genocidio e crimini contro l’umanità, e già qui uno fa un salto sulla sedia: DODICI ANNI PER GENOCIDIO? Uno che dalla sua radio in Ruanda non solo incitava al genocidio ma indicava con precisione nomi e indirizzi? DODICI ANNI??? Ma ancora non basta, no, perché siccome l’assassino è mezzo italiano, l’Italia ne pretende la custodia, che gli viene concessa, ma a una precisa condizione: niente sconti di pena. Tipo Baraldini, do you remember? Che poi invece è stata accolta all’aeroporto con onori da capo di stato e poi è stata liberata in anticipo venendo vergognosamente meno agli impegni presi. Adesso anche il genocida è stato liberato in anticipo, e lo sapete perché? PER BUONA CONDOTTA!!! Uno con le mani grondanti di sangue si merita un premio perché in carcere, quello scampolettino di tempo che ci è rimasto, ha fatto il bravo bambino. Roba da farci un libro edificante.



Poi si passa a pagina 22 e si legge di quel tale che passando col rosso a novanta e passa all’ora ha centrato in pieno due fidanzati poco più che ventenni e li ha fatti secchi. Pena dimezzata. Niente dolo, semplice omicidio colposo: accolta in pieno la tesi della difesa che “lui non voleva passare col rosso”. Cioè, io arrivo a un semaforo e il semaforo è rosso. Posso scegliere se frenare o non frenare, se fermarmi o passare. Scelgo di non frenare e di passare. SCELGO. Ora, mi si spieghi, per cortesia: se non volevo passare col rosso che cos’è che REALMENTE volevo fare? Raccogliere margherite? Recitare l’avemaria? Tradurre in gaelico la Divina Commedia? Fate una bella cosa, cari signori giudici: andate un po’ a dar via il culo, visto che l’anima è già da quel dì che l’avete data via.



barbara


19 giugno 2009

RICORDIAMO IL PREZIOSO CONTRIBUTO DELL’ISLAM ALLA NOSTRA CIVILTÀ

632 d. C. ..... Morte di Maometto (8 giugno).
632-34 …...... Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.
635 ............. Conquista araba di Damasco.
638 ............. Conquista araba di Gerusalemme.
642 ............. Conquista araba di Alessandria d'Egitto.
647 ............. Conquista araba della Tripolitania.
649 ............. Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.
652 ............. Prima spedizione contro la Sicilia.
667 ............. Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).
669 ............. Attacco a Siracusa.
670 ............. Attacco ai berberi e conquista del Maghreb.
674-680 ....... Primo assedio arabo di Costantinopoli.
698 ............. Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.
700 ............. Assalto arabo a Pantelleria.
704 ............. L'emiro Musa proclama la guerra santa nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.
710 ............. Attacco arabo a Cagliari.
711 ............. Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.
715-717 ....... Secondo assedio arabo di Costantinopoli.
720 ............. Attacco alle coste della Sicilia.
727-731........ Aggressioni alle coste della Sicilia.
738 ............. Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.
740 ............. Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.
753 ............. Ulteriore sbarco in Sicilia.
778 ............. Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.
806 ............. I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara.
Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.
812-813 ....... I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.
819 ............. Nuovo attacco alla Sicilia.
827 ............. Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell'isola.
829 ............. I saraceni sbarcano a Civitavecchia.
830 ............. I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.
831 ............. A settembre, Palermo si arrende agli arabi.
838 ............. Attacco saraceno a Marsiglia.
839 ............. Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.
840 ............. Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l'attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.
841 ............. Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all'isola di Sansego.
842 ............. Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.
843 ............. L'emiro di Palermo scaccia i bizantini da Messina.
844 ............... I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.
846 ............. Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno.
Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l'entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.
849 ............. I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.
850 ............. Attacco arabo contro Arles.
852-853 ....... Assalto alle coste calabresi e campane.
856 ............. Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.
859 ............. Gli arabi prendono Enna.
867 ............. Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano.
I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.
868 ............. Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.
869 ............. Bande di saraceni invadono la Camargue.
870 ............. Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.
879 ............. Gli arabi prendono Taormina.
879 ............. I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.
881 ............. Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.
885 ............. I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.
890 ............. I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).
898 ............. Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.
912 ............. Incursione saracena all'Abbazia di Novalesa.
913 ............. Attacco alla Calabria.
914 ............. Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.
916 ............. Incursione saracena nella Moriana (Savoia).
922 ............. Incursione e saccheggio di Taranto.
924 ............. Presa di Sant'Agata di Calabria.
925 ............. Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d'Otranto; assedio e massacro di Oria.
929 ............. Saccheggio delle coste calabresi.
930 ............. Paestum viene saccheggiata.
934 ............. Assalto alla costa ligure.
935 ............. Saccheggio di Genova.
936 ............. Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.
940 ............. Incursione saracena al passo del San Bernardo.
950 ............. L'emiro di Palermo assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.
952 ............. Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.
960 ............. San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d'Aosta, fino a Vercelli.
965 ............. Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.
969 ............. Saccheggi saraceni nell'Albesano.
977 ............. I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.
978 ............. I saraceni saccheggiano la Calabria.
981 ............. Ancora saccheggi in Calabria.
986 ............. I saraceni saccheggiano Gerace.
987 ............. I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.
988 ............. Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.
991 ............. Presa di Taranto.
994 ............. Assedio e presa di Matera.
1002 ............ Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.
1003 ............ Incursioni nell'entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.
1009 ............ Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro.
1029 ............ Saccheggio delle coste pugliesi.
1031 ............ Saccheggio di Cassano Jonio.
1047 ............ Incursione saracena a Lérins.
1071 ............ Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell'Anatolia.
1074 ............ Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.
1080 ............ I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.
1086 ............ Gerusalemme cade in mano ai turchi.

1096 ........ Inizio della Prima crociata.
1122 ........ Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.
1127 ........ Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.
1144 ........ L'atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s'impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di "difensore della fede".
1145 ........ Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.
1187 .........Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.
1190 ........ Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).
1195-1204 ... Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.
1213 ........ Papa Innocenzo III tenta di bandire un'altra crociata che però non avrà luogo.
1217-1221 ... Quinta crociata.

Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d'Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata.
1221 ........ Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.
1229 ........ Federico II accordatosi con il sultano d'Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d'Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.
1244 ........ I mussulmani riconquistano Gerusalemme.
1245 ........ Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti.
Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell'Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell'Occidente stesso dall'islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani.
Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l'avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.

1308 ........ I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio.
1326 ........ I turchi conquistano Brussa.
1329 ........ I turchi prendono Nicea (Urchan).
1330 ........ I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.
1337 ........ I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.
1356 ........ I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.
1371 ........ I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.
1382 ........ I turchi occupano Sofia.
1386 ........ I turchi occupano Nis, in Macedonia.
1423 ........ I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.
1425 ........ Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.
1430 ........ I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina.

1453 ........ Maometto II prende Costantinopoli.
1455 ........ I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo.
1458 ........ Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene.
1459 ........ La Serbia diventa provincia ottomana.
1460 ........ I turchi occupano tutto il Peloponneso.
1461 ........ Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.
1462 ........ Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.
1465 ........ Costantinopoli diventa la capitale dell'impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.
1470 ........ I turchi occupano la veneziana Negroponte.
1471 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.
1472 ........ Scorrerie ottomane in Croazia.
1473 ........ Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.
1474 ........ Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.
1475 ........ Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.
1476 ........ Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.
1477 ........ Incursione in Friuli.
1478 ........ Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.
1480-1481 ........ I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un'orribile strage.
1482 ........ Incursione ottomana in Istria e Carniola.
1483 ........ Incursione in Carniola. Annessione turca dell’Erzegovina.
1484 ........ Conquista turca dei porti sulla Moldava.
1493 ........ Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.
1498-1499 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.
1499 ........ Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.
1511 ........ I turchi conquistano la Moldavia.
1516 ........ Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.
1521 ........ Suleiman II prende Belgrado.
1522 ........ I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di "Cavalieri di Malta".
1526 ........ Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.
1528 ........ I turchi assoggettano il Montenegro.
1529 ........ Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l’Armenia.
1531 ........ Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia.

1543 ........ Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria.
1551 ........ Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.
1554 ........ Dragut saccheggia Vieste.
1555 ........ Dragut assale Paola, in Calabria.
1556 ........ Ivan IV conquista Astrachan.
1558 ........ Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.
1566 ........ Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.
1571 ........ Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.
1575-1600 ........ I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.
1582 ........ Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.
1587 ........ Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.
1588 ........ Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.
1591 ........ Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.
1618-1672 ........ Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.
1623 ........ Gli arabi saccheggiano Sperlonga.
1636 ........ Gli arabi occupano Solanto.
1647 ........ Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.
1672 ........ I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.
1680 ........ I turchi saccheggiano Trani e Lecce.
1683 ........ I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre.
1703 ........ Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.
1708 ........ Algeri riprende Orano agli spagnoli.
1714 ........ I turchi saccheggiano la zona di Lecce.
1727 ........ I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.
1741 ........ I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca.
1754 ........ Saccheggio arabo di Montalto di Castro.
1780 ........ I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.
1799 ........ Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto.
1915-1916 ........ Genocidio degli armeni da parte dei turchi.
1920-1922 ........ I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia.
1923 ........ Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.
1928 ........ Hassan al-Banna fonda l’Associazione dei "Fratelli mussulmani".
1944 ........ Fondazione della "Lega degli Stati arabi" (Lega Araba dal 1945).
1948 ........ Proclamazione dello Stato di Israele.
1965 ........ Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell’Europa occidentale.
1968 ........ Inizio del terrorismo di Al Fatah.
1974 ........ I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea.
1975 ........ Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano.
1979 ........ Rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini, in Iran. Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia.
1980 ........ Aumento degli attentati islamici nel mondo. Primi disordini nei quartieri islamici in Europa.
1981 ........ Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio).
1990 ........ Occupazione siriana del Libano. Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all’inglobamento del Libano nella "grande Siria". La debole politica occidentale lo porterà a cedere.
1991 ........ Inizio delle guerre nel Caucaso. Rivolte in Cecenia.
1991 ........ Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia.
1992 ........ Formazione di uno stato islamico in Bosnia.
1993 ........ Primo attentato al "World Trade Center" di New York.
1996 ........ Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan grazie all'appoggio politico-militare americano.
1998 ........ Rivolta anti-serba nel Kosovo. La Serbia, intervenuta in Kosovo, verrà successivamente attaccata da una coalizione occidentale, soprattutto dietro pressione degli USA. Si delinea più che mai l'assenza di una vera politica europea.
2001 ........ L’undici settembre il "World Trade Center" di New York viene completamente distrutto da una serie di attentati che appaiono sempre più controversi.
2003 ........ Operazione "Enduring Freedom". Guerre in Afghanistan e in Iraq. La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta. Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre).
2004 ........ Numerosi attentati in Iraq. Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord. Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre). Numerosi altri attentati in tutto il mondo.

2005 ........ Numerosi Attentati in Iraq. Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. L'attentato avviene in contemporanea con l'assemblea del G8 in Scozia.
Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti). Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L'8 novembre il governo impone misure d'emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4.500 arrestati, oltre 10.000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici.

Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati.

Sperare e credere che questo lungo elenco si fermi è semplicemente da folli, semmai può solo che peggiorare, visto che stanno insistentemente cercando di ottenere il controllo di armi di distruzione di massa da usare nascostamente da noi.
Invece di parlare di razzismo, xenofobia, discriminazione, gli occidentali farebbero bene a pensare alla loro pelle e a quella dei loro familiari e concittadini.

Ma né la storia, né la cronaca, a quanto pare, riescono a insegnare alcunché.

barbara


19 giugno 2009

E ANCHE QUESTO C’ERA, UNA VOLTA, IN AMERICA



Maledetti maledetti maledetti, gli possano marcire le budella, gli si possano putrefare i polmoni, gli si possa disintegrare il fegato. E quel figlio di puttana gli va anche a leccare il culo, gli va! Ma non vincerete, bastardi, non ci riuscirete mai!

barbara


18 giugno 2009

A PROPOSITO DI GUANTANAMO

Bush, che era cattivo, lo ha aperto. Obama, che è buono, lo chiude. Naturalmente per poterlo chiudere bisogna prima svuotarlo. E come si fa per svuotarlo? Semplice: si rifilano i prigionieri a qualcun altro. Il che è la più perfetta esemplificazione che si possa immaginare della non elegantissima ma estremamente efficace espressione “fare i froci col culo degli altri”. Quindi ora è chiaro per tutti in che cosa esattamente consiste la differenza tra buoni e cattivi: i cattivi usano il culo proprio, i buoni quello degli altri.



barbara


17 giugno 2009

NON SOLO ONU

Nel 2007 fra i candidati al Nobel per la pace c’era Irena Sendler, polacca novantasettenne, che durante la guerra, rischiando ad ogni momento la vita, salvò almeno 2500 bambini ebrei. Poi alla fine il Nobel per la pace fu assegnato ad Al Gore (niente di personale, sia ben chiaro, contro Al Gore e meno che mai contro il suo lodevole impegno per l’ambiente, ma per lui, allora non ancora cinquantenne, magari un’altra occasione ci sarebbe potuta essere e, soprattutto, a voler fare un confronto spassionato fra i due …).
A livello mondiale, evidentemente, nei circoli che contano, nelle organizzazioni che decidono, gli ebrei sono tanto tanto tanto amati … da morti. Piacciono tanto tanto tanto quelle belle celebrazioni, quelle belle cerimonie, quelle belle commemorazioni, quei bei mausolei – magari da sfregiare ogni tanto con una bella svastica, quei bei musei in cui andare a spremere una commossa e riverente lacrimuccia. Piacciono decisamente di meno gli ebrei vivi, così fastidiosamente testardi nella determinazione a restare vivi, così spiacevolmente ostinati nella convinzione di avere il diritto di difendersi, così sgradevolmente – e irrimediabilmente – ebrei.
Avere contribuito a lasciarne vivi un po’ di più non è, evidentemente, gran titolo di merito.
(e leggiti anche questo, che qui ci sta proprio bene)

                              

barbara


16 giugno 2009

NICHOLAS WINTON

Sapete chi era? No? Beh, niente paura: ci sono qui io apposta per questo, no?

Nicholas Winton, esempio di umanità, compie 100 anni.

di Baruch Tenembaum*

Nel 1938 Nicholas Winton, nato il 19 maggio del 1909, lavorava come impiegato alla Borsa Valori, nella località inglese di Maidenhead, Berkshire.
Qualche giorno prima del Natale di quell’anno, Winton stava ultimando i dettagli di un viaggio di vacanza in Svizzera. Era giovane, guadagnava bene e poteva permetterselo. Ma una semplice telefonata mandò a monte il suo programma di sciare sulle Alpi. Una telefonata che avrebbe cambiato il corso della sua vita per sempre.
Il suo amico Martin Blake, che lavorava in un comitato di soccorso per rifugiati adulti della Cecoslovacchia, parzialmente invasa dal Terzo Reich, gli chiedeva aiuto.
Winton andò per contro proprio a Praga; prese alloggio all’albergo Sroubeck in Piazza Venceslao, e in capo a qualche giorno di lavoro insieme al suo amico si rese conto che non c’erano piani specifici per salvare le vite dei bambini.
Immediatamente prese contatto con il Refugee Children's Movement (RCM) di Londra, movimento che riuniva ebrei, quaccheri e diversi gruppi di cristiani. La missione di questa organizzazione era di trovare l’alloggiamento e il denaro che il governo britannico pretendeva come garanzia per approvare l’ingresso di rifugiati europei perseguitati dal nazismo in virtù di una legge approvata qualche settimana prima del viaggio di Winton in Cecoslovacchia.
Il 21 novembre 1938, poco dopo il pogrom della Notte dei cristalli, la Camera dei Comuni del Regno Unito aveva approvato una misura che permetteva di accogliere rifugiati minori di diciassette anni a patto che avessero un luogo in cui alloggiare e che depositassero cinquanta sterline (all’incirca 1500 dollari di oggi) per bambino come garanzia per il pagamento del viaggio di ritorno in caso di rientro del rifugiato nel paese d’origine.
Nel giro di nove mesi Winton riuscì a evacuare dalla stazione Wilson di Praga 669 bambini in otto treni diretti a Londra. Fra loro si trovava Karel Reisz, diventato poi regista, autore della premiata pellicola “L’amante del tenente francese”. Oggi si ritiene che siano più di 5000 quelli che vengono chiamati “i bambini Winton”, discendenti di quelli salvati da Nicholas.
Un nono treno con 250 bambini doveva partire il 3 settembre del 1939, se non fosse stato che proprio quel giorno il Regno Unito dichiarò guerra alla Germania. Il treno non lasciò la stazione e i bambini non riapparvero mai più. “Avevamo 250 famiglie che aspettavano i bambini alla stazione di Liverpool Street di Londra. Se il treno fosse partito un giorno prima sarebbe riuscito a compiere il suo tragitto”, raccontò Winton.
Per più di cinque decenni Nicholas Winton non rivelò a nessuno la sua impresa. La storia divenne pubblica quando sua moglie Greta scoprì nella soffitta della sua casa una valigetta che conteneva liste di bambini salvati e lettere dei loro genitori.
Dopo sei decenni la Corona Britannica riconobbe l’azione umanitaria di questo grande uomo, conferendogli il titolo di Cavaliere della Corona. “Ho mantenuto segreto ciò che ho fatto anche con la mia famiglia, e non ne parlerò con nessuno fino a quando non verrà dato l’annuncio ufficiale”, commentò Winton quando seppe che il suo nome figurava nella lista delle onorificenze che la regina pubblica alla fine di ogni anno.
Nicholas Winton compie 100 anni. È un ottimo momento per ricordarlo e celebrarlo.
-------
*Baruch Tenembaum è il fondatore della Fondazione Raoul Wallenberg, una ONG educativa creata in Argentina (traduzione mia)

The International Raoul Wallenberg Foundation, http://www.raoulwallenberg.net

Tutti conosciamo la vicenda della “Fuga degli angeli”; forse non tutti sanno invece che dietro a questo miracolo c’è un uomo solo, con la sua caparbia volontà di fare quanto in suo potere per salvare degli esseri umani. Ognuno, nelle situazioni che il destino, il caso, la vita, la Provvidenza – ognuno gli dia il nome che preferisce – gli pone di fronte, reagisce a modo suo: chi dice poverini che pena, chi dice sono ebrei quindi cazzi loro, chi dà una volenterosa e solerte mano al carnefice, e chi alza le chiappe. Nicholas Winton si è rimboccato le maniche e ne ha salvati centinaia, che oggi sono diventati migliaia, a dimostrazione concreta del detto talmudico “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Rendiamo dunque onore a Nicholas Winton, e che la sua storia sia di esempio a tutti noi.


Nicholas Winton nel 1939 con uno dei bambini da lui salvati


Arrivo a Londra di un carico di bambini Cechi nel 1939


Nicholas Winton oggi


barbara


16 giugno 2009

ONCE UPON A TIME IN AMERICA

C’era una volta in America …



Adesso tutto questo non c’è più perché non ce n’è più bisogno: grazie al cortesissimo Hussein Obama se lo fanno già da soli (e già che ci sei vatti a leggere anche questo, che non può che farti un gran bene).

barbara


15 giugno 2009

ULTIM’ORA

Il premio Alexander Langer 2009 della città di Bolzano è stato assegnato a Narges Mohammadi, giornalista iraniana, femminista, attivista per i diritti umani. L’interessata non ritirerà il premio perché le è stato sequestrato il passaporto.



barbara


14 giugno 2009

FORZA IRAN!

FORZA DEMOCRAZIA!! FORZA LIBERTÀ!!!


(non ricorda straordinariamente Tienanmen?)

BBC: scontro a Teheran; "this video contains some disturbing images":
http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8098834.stm

twittering a revolution (finché dura ...)
http://twitter.com/Change_for_Iran

altre foto dall'Iran:
http://tehranlive.org/

video: where is my vote
http://www.youtube.com/watch?v=ZUlTrcPEvUA

e questo...
http://www.michaeltotten.com/archives/2009/06/iran-on-fire.php

Grazie all’amico Paolo, che infine commenta:
come al solito aspetto, invano, una reazione da parte dei professionisti dell'indignazione...

barbara


14 giugno 2009

GLI ARABI SÌ CHE AMANO LE DONNE!

E le stimano. E le rispettano. E si fidano di loro. Totalmente. Ciecamente. Teneramente. Prendete Nezar Nawwaf al-Mansur al-Hindawi, per esempio. Lo sapete chi è? No? Lo immaginavo: è per questo che sono qui a parlarvi di lui. Dunque questo tizio parte facendo il giornalista, poi cambia idea e decide di andare a fare il terrorista che, diciamolo una buona volta, non solo è molto più gratificante, ma è anche socialmente utile, soprattutto se ci toglie dai piedi un po’ di perfidi giudei che, come giustamente ricordava il buon Herbert Pagani, come ti volti ce n’è uno e non finisce mai. E qual è la cosa migliore da fare per un terrorista? Far saltare un aereo della ElAl, ovviamente. Ecco, è qui che viene il punto. Un altro direbbe: è un compito delicato! È una cosa di responsabilità! Bisogna stare attenti e saperci fare! E mai mai mai si fiderebbe di affidare un simile compito a qualcun altro, mai! Ma il nostro Nezar no, lui non è mica come gli uomini occidentali, tanto liberali a parole ma poi, quando si arriva alla prova dei fatti, sempre pronti a trattarci da bimbette ritardate buone al massimo per la cucina e per il letto! Che cosa fa invece lui? Va a Londra, si mette con una brava ragazza irlandese, ci si fidanza, la mette incinta, e poi le infila nella valigia, insieme all’abito da sposa, una bella botta di esplosivo e la imbarca su un volo ElAl. Senza dirle niente, beninteso, non sia mai che si impressioni e la cosa faccia male al bambino. Si fida talmente tanto di lei che non sente neanche il bisogno di imbarcarsi con lei per controllarla da vicino: lui la seguirà qualche giorno dopo, con un altro volo. Peccato che ci si mettano di mezzo gli israeliani che non sono arabi, loro, no, anzi, sono addirittura ebrei, che di peggio davvero non si potrebbe immaginare. E loro, pensate un po’, di quella ragazza incinta non si fidano ciecamente come l’arabo, neanche per sogno: le perquisiscono il bagaglio e mandano a monte tutto, questi ebrei malfidenti.
Tutto questo accadeva un po’ più di una ventina d’anni fa all’aeroporto di Heathrow. Qui trovate tutti i dettagli (e grazie al grande Toni che mi ha ricordato questa storia dimenticata).



barbara


13 giugno 2009

AHMADINEJAD

Non c’è niente da fare: quell’uomo è un santo e il Cielo è con lui (avevo ragione io, come sempre!): prendiamone atto e facciamocene una ragione.



barbara


12 giugno 2009

PARLIAMO DI EBREI E DI PALESTINESI

                             

e di Shoah e di attualità. Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 80 anni. Mia madre ne ha cinque di più, ed è ancora qui. Anna no, perché lei era ebrea. E tante brave persone ne piangono il triste destino, la deportazione, le privazioni, le sofferenze, la fame, la malattia e infine la morte, a sedici anni ancora da compiere. Le stesse persone, almeno in parte, che stanno poi dalla parte di coloro di cui parla la tristissima cartolina di Ugo Volli di oggi. Leggiamola.


Cari amici, questa è una cartolina triste e (realmente) filopalestinese. Voglio chiedervi di portare con me il lutto di un ragazzino palestinese di tredici anni, ucciso l'altro giorno a Kalkilya, sulle colline del West Bank di fronte a Tel Aviv. Il nome del ragazzino è Raed Wael Sawalha. E' stato ucciso e prima ferocemente torturato perché accusato di essere "collaboratore" di Israele. I palestinesi ammazzati per questa ragione sono stati centinaia negli scorsi anni; è dal 1936, ben prima della naqbah che gli islamisti hanno autorizzato chiunque ad ammazzare chi venda terra agli ebrei (e questa è ancora una legge dell'Autorità Palestinese) e questo è già un segno sufficiente della volontà palestinese di fare la pace con Israele. Ma Raed Wael Sawalha aveva tredici anni. Tredici anni. Che collaborazione, che tradimento può commettere un tredicenne che abita in un paesone qualunque? Raccontare ai "criminali sionisti occupanti" di come giocano a pallone i suoi amici? O magari flirtare con una "puttana ebrea"? C'è di peggio. Sapete chi ha ucciso e torturato Raed Wael Sawalha? E' stata la sua famiglia, incluso il padre e lo zio. Capite: il padre di un ragazzo tredicenne, con la complicità di tutta la famiglia, tortura a morte proprio figlio per aver "collaborato" con Israele! E' della volontà di pace di questa gente che Israele deve fidarsi, secondo le anime belle da Obama fino agli scout della parrocchia all'angolo....

Ugo Volli

PS: Su quanti giornali avete letto la storia di Raed Wael Sawalha? Ne hanno parlato i grandi amici della Palestina, Michele Giorgio, Umberto de Giovannangeli, Ugo Tramballi, e anche gli umanitari come Moni Ovadia? Ci ha indagato una commissione diritti umani dell'Onu? Andrà ai funerali la (per fortuna ex) vice-presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini? O credono anche loro che la vita di un ragazzo ucciso come "collaborazionista" è meno importante di quella di un "martire" che si fa esplodere in mezzo alla gente di una pizzeria?

PPS: C'è un altro ragazzo che non ha tredici anni, ma poco più di venti, prigioniero da tre anni dei palestinesi, si chiama Gilad Shalit. Catturato in territorio israeliano e tenuto prigioniero DA TRE ANNI senza il minimo diritto, senza aver mai ricevuto una visita della Croce Rossa, senza il trattamento garantito ai prigionieri di guerra, in condizioni terribili. Chiediamo tutti la liberazione di Shalit.

Ricordarsi di Gilad non è molto di moda, non è “in”, non fa acquisire benemerenze, né politiche, né sociali. Per fortuna ci ha pensato almeno un gruppetto di bambini, che gli ha dedicato questo lavoro (e grazie al preziosissimo amico che me lo ha fatto conoscere).

barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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