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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 aprile 2009

JEWISH BRIGADE

A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, e nel giorno di quella di Yom ha-Atzmaut, ricordiamo la gloriosa brigata ebraica che ha contribuito alla nostra liberazione e i cui soldati hanno poi contribuito, pochi anni più tardi, alla difesa del neonato stato di Israele.



barbara


28 aprile 2009

CLASSE VERSUS CODA DI PAGLIA

Perché la classe non è acqua e la paglia (p come P2, per esempio …) non è materiale pregiato.
Buona visione e buon divertimento.

barbara


28 aprile 2009

INFLAZIONE

Per il ponte del primo maggio andrò a Roma, a vedere un po’ di bella gente. Al ritorno prenderò lo stesso treno che avevo preso il 6 gennaio, tornando da Israele. Il biglietto l’ho fatto già un paio di settimane fa e il treno, con relativi costi, lo avevo visto un paio di settimane prima in internet. Ebbene, in poco più di tre mesi il prezzo è aumentato del 15% per la seconda classe e del 20% per la prima. Poi leggi i giornali e ci trovi la favoletta di aumenti del costo della vita con percentuali da albumina.

barbara


27 aprile 2009

LE TECNICHE DI HAMAS

Le tecniche usate da Hamas, ampiamente documentate in un infinito numero di foto e filmati, vengono chiaramente esemplificate in questo video rubato a lui. Per chi avesse qualche difficoltà con l’inglese, aggiungo qui di seguito la traduzione del commento, per la quale ringrazio l’amico Antonio C. (Il testo originale contiene parecchie ripetizioni, che A.C. ha in parte semplificato).

Negli otto anni scorsi, il numero di cittadini israeliani che vivono sotto la minaccia dei razzi dei terroristi è cresciuto sino a raggiungere il milione. Questi vivono sotto la costante minaccia di oltre 10.000 razzi e colpi di mortaio.
Durante il 2005 l'esercito israeliano si è ritirato completamente dalla Striscia di Gaza consentendo alla popolazione locale di prendere in mano il proprio destino. Ciononostante sono stati sparati oltre 7940 tra razzi e colpi di mortaio.
Nel luglio del 2007 il controllo della Striscia di Gaza è passato nelle mani di Hamas. Solo nel 2008 questi attacchi sono stati 2735 costringendo il governo israeliano a lanciare l'operazione Cast Lead (Piombo Fuso).
Questa ricostruzione tridimensionale è basata su dati dei servizi di informazione e di altre fonti raccolti durante detta operazione e da un'idea della complessità del territorio nel quale i soldati israeliani hanno dovuto combattere e dell'uso spregiudicato dei civili usati da Hamas come scudi umani. Negli anni scorsi Hamas ha governato la Striscia con il sostegno di Hezbollah. In tutto questo tempo migliaia di colpi e mortaio e razzi sono stati sparati contro i civili israeliani. Hamas investe somme elevate per potenziare le sue infrastrutture sotterranee, poste in zone abitate da civili, destinate a tali attacchi. Hamas ha anche sviluppato tecniche sofisticate per contrabbandare materiali e armamenti forniti dall'Iran in particolare costruendo chilometri di tunnel sotto la frontiera con l'Egitto. I passaggi di questi tunnel sono stati scavati sotto le case di abitazione ed edifici come serre, moschee e altri ad uso della popolazione civile. Migliaia di tonnellate di armamenti, obici, granate, munizioni di ogni tipo, razzi anticarro, ecc., sono state contrabbandate attraverso questi tunnel ed immagazzinate in edifici civili. Hamas ha creato campi di addestramento ed installato rampe di lancio di razzi e depositi di munizioni vicino a scuole, ospedali e altri edifici pubblici trasformando la popolazione civile in scudi umani. Hamas ha fatto uso di grandi spazi pubblici, come le moschee, per immagazzinare armi, in spregio alle leggi internazionali, trasformandoli così in luoghi di combattimento. L'uso di persone anziani, donne e bambini fa parte della strategia del terrore di Hamas. Le scuole sono state minate minacciando le vite dei bambini e degli insegnanti e similmente ad altri edifici pubblici sono diventate rampe di lancio di razzi. Hamas ha sistematicamente impedito alla popolazione civile di abbandonare le zone di combattimento per potersi far scudo della popolazione civile ed evitare la distruzione delle infrastrutture terroristiche. Quando alcune case adibite a deposito di munizioni sono esplose, Hamas ha accusato l'esercito israeliano di colpire i civili e le loro proprietà. Tonnellate di esplosivi ed armi sono state trovate nascoste nelle strade. I contenitori erano alloggiati in veicoli privati quasi sempre parcheggiati in vicinanza di abitazioni civili le cui macerie sarebbero servite a rallentare l'avanzata delle forze israeliane. In questo esempio un edificio dove si nascondono terroristi è stato colpito. La sua esplosione causa una reazione a catena negli edifici adiacenti che sono stati adibiti a depositi di munizioni. Per sua maggior protezione, Hamas ha installato le rampe di lancio in edifici pubblici come centri medici, campi di calcio, l'Associazione Palestinese per l'Assistenza agli Invalidi e stazioni di servizio. E ciò con il fine tattico di usare civili come scudi umani. Questa pianta ed altre prove mostrano come Hamas abbia deliberatamente costruito la sua rete terroristico militare come parte integrante della zona urbanistica. Hamas ha scelto il campo di battaglia. Hamas ha scelto di piazzare le sue rampe di lancio in zone fittamente popolate da civili inermi. Hamas ha scelto di depositare armamenti e posizionare i suoi cecchini in edifici dove si rifugiava la popolazione civile.

Poi, va da sé, i giornali preferiscono comunque raccontarci tante belle storielle, di Israele che attacca e Hamas che risponde, di abitazioni civili prese sconsideratamente di mira dai “soldati con la stella di David” (non sia mai che qualcuno abbia per un momento a dimenticarsi che quelli sono EBREI!), di stragi e massacri … e chi più ne ha più ne metta. Ma questa è storia vecchia.

barbara


26 aprile 2009

COSÌ, PERCHÉ SÌ

Perché ogni volta piango per un’ora di fila ma fa bene all’anima.
Perché vedere sul palcoscenico uno scheletrino che a stento si regge in piedi e che tuttavia, con ancora pochi giorni di vita davanti, trova la voglia e la forza di cantare, e di sorridere, e di amare, e di dare, è una cosa davvero grande.
Perché Lui è stato un grande, e grande è stata la lezione di vita che ha dato a tutti noi.
Ciao, Andrea. E grazie. (clic)



barbara


25 aprile 2009

OH, QUANTO È DOLCE

il profumo della jihad!
(dura circa mezz’ora, ma vi consiglio caldamente di guardarlo tutto)





barbara


24 aprile 2009

L’IMPORTANTE È ESSERE BUONI CRISTIANI

Tutto il resto sono affari privati …

Il sacrestano di Vigevano con la svastica al braccio



PAVIA - Accoglieva i fedeli della parrocchia di San Francesco a Vigevano, in provincia di Pavia, con una svastica al braccio. Protagonista, il sacrestano della chiesa, Angelo Idi, 51 anni, vigevanese, che ora rischia una denuncia per apologia del fascismo.
Idi è stato visto dai parrocchiani con il simbolo nazista legato al braccio sinistro martedì pomeriggio, proprio nella giornata in cui in Israele si ricordavano le vittime della Shoah. Un fotografo lo ha anche immortalato, mentre salutava i parrocchiani all'uscita dalla messa.
Lui, sacrista da 5 anni, non fa mistero delle sue preferenze politiche: "Sono di estrema destra e fiero di esserlo - spiega - sono un seguace della Repubblica di Salò". E sostiene che non esista alcuna contraddizione tra l'ideologia politica e il ruolo che ricopre. "Penso che non importi a nessuno delle mie idee politiche - dice - l'importante è che faccia bene il mio lavoro, come in effetti faccio. E poi, se vogliamo essere pignoli, allora andiamo a vedere quanti cattolici votano a sinistra oppure si sono espressi a favore dell'aborto".

Lo scorso anno - riferisce l'edizione online dell'Informatore vigevanese - prese a manganellate un ladro che aveva cercato di scassinare una cassetta delle elemosine. E al periodico La legione ha scritto una lettera con la quale si è "scusato", a nome dell'Italia, con la famiglia Mussolini.
Nessun commento dal vescovo della Diocesi di Vigevano, monsignor Claudio Baggini. Sul fronte politico locale è immediata la reazione di Rifondazione comunista: "E' un fatto gravissimo e intollerabile - commenta il leader del partito, Roberto Guarchi - ci auguriamo che il vescovo prenda gli opportuni provvedimenti". (24 aprile 2009, qui, grazie a lui per la segnalazione)

E che cosa saranno mai un po’ di migliaia di morti ammazzati grazie alla repubblica di Salò. Che cosa saranno mai quell’altro po’ di milioni di ebrei ammazzati in nome di quel simbolo – sempre ammesso che siano stati ammazzati davvero, poi … E che contraddizione ci potrà mai essere tra l’inneggiare alle camere a gas e il ritenersi seguace della religione di uno che predicava amore e tolleranza e perdono. Quanto allo scusarsi con la famiglia Mussolini “a nome dell’Italia”, not in my name, please!


barbara


24 aprile 2009

SEMPRE DETTO IO

che non bisognerebbe mai fare ordine: guarda cosa ti capita poi di ritrovarti tra le mani!



barbara


23 aprile 2009

MA IO VORREI SAPERE

Come diavolo si permette un coglione di pincopallino qualsiasi di decidere che d’ora in poi non posso più mangiare un kebab per la strada?! O un panino. Per non parlare poi dei gelati: come la mettiamo coi gelati? “Un cono con tre palline stracciatella malaga zuppa inglese con panna montata me lo incarti che vado a mangiarlo a casa”? Ma vaffanculo, va’, a certa gente bisognerebbe tirare ogni giorno un bel paio di calci ben assestati sui cocomeri, così almeno avrebbero finalmente qualcosa di serio a cui pensare e la finirebbero di spaccare i marroni alla gente perbene.
                

barbara


22 aprile 2009

100!

Buon compleanno, grande splendida ragazza!


barbara


22 aprile 2009

ONU ovvero TE LA DO IO LA PACE!

Questo è un mio articoletto di un po’ più di cinque anni fa: credo che questo sia il momento più giusto per riproporlo.

Non intendo ripercorrere qui la triste - e trista - storia dell'Onu. Non intendo tornare a parlare delle centinaia di risoluzioni contro Israele - spesso su fatti mai indagati, come il "massacro" di Jenin - e mai una contro il terrorismo palestinese. Non intendo raccontare ancora una volta, come già tanti hanno fatto, della paranoica attenzione per ogni starnuto israeliano e della totale indifferenza da sempre mostrata verso massacri veri, pulizie etniche vere, apartheid vera, oppressioni vere, razzismo vero. E non intendo neppure ricordare che questa nobile istituzione ha scelto, ad un certo punto del proprio cammino, di farsi guidare da un ex ufficiale nazista, responsabile di crimini di guerra. Né ritornerò sullo scandalo di una commissione per i diritti umani guidata dalla Libia e comprendente fra i propri membri stati come Cuba, il Sudan, la Siria, la Cina, l'Arabia Saudita. O su quello di un ente che si occupa dei rifugiati, che permette che i campi sotto il proprio controllo si trasformino in covi di terroristi e depositi di armi. E nemmeno perderò tempo a commentare l'infamia della risoluzione 3379 del 10/10/1975, emanata sotto la direzione del criminale di guerra Kurt Waldheim, che equipara il sionismo al razzismo (vale a dire: lo stato di Israele non ha alcuna legittimità e non dovrebbe neppure esistere; vale a dire: carissimi arabi, volete andarlo a distruggere? Accomodatevi pure, per noi non è un problema). No, niente di tutto questo: questi fatti sono noti a tutti. Ciò che intendo fare è rievocare tre singoli episodi, poco conosciuti e mai menzionati dai mass media.

Maggio 1967. Siamo ormai all'epilogo di quella che, se non fosse una tragedia che ancora oggi, dopo trentasette anni, sta provocando morte e distruzione, sarebbe una brillantissima commedia degli equivoci: l'Unione Sovietica ha raccontato alla Siria che Israele sta ammassando truppe ai suoi confini perché ha l'intenzione di attaccarla; nessuno si preoccupa di verificare se queste truppe ci siano o no - e naturalmente non ci sono - e la Siria chiede aiuto all'Egitto per difendersi da Israele - da un Israele che tutto ha in mente, meno che di voler provocare una guerra, ma questo sembra non interessare a nessuno. L'Egitto si organizza e quando si sente pronto ad attaccare, Nasser dice - più o meno - all'Onu: "Toglietemi le vostre truppe dal Sinai, che devo andare a distruggere Israele". E l'Onu, organizzazione nata allo scopo di salvaguardare - e imporre anche con la forza, se necessario - la pace, l'Onu, nella persona del segretario generale U Thant, obbedisce all'istante. Le truppe Onu vengono immediatamente ritirate e Nasser riempie il Sinai di soldati fino al confine israeliano e chiude alle navi israeliane lo stretto di Tiran, rendendo così inevitabile quella che è passata alla storia col nome di "Guerra dei sei giorni". Il resto, purtroppo, è storia nota.

Dicembre 1979. Anwar al Sadat è un buon arabo: sa perfettamente che il sionismo è male e che Israele dev'essere cancellato dalla faccia della terra. Per questo ha compiuto il suo dovere nella guerra del 1967, e per questo, presa la guida del Paese, si è alleato alla Siria per "ributtare definitivamente a mare i sionisti". Ma niente errori, questa volta: niente vistosi movimenti di truppe, niente reboanti proclami. Questa volta si prepara tutto alla chetichella, e si sferra il micidiale attacco nel giorno di Kippur, in cui tutto Israele, soldati compresi, è in sinagoga a pregare e digiunare. E infatti per diversi giorni Israele le prende di santa ragione, e le perdite sono ingentissime. Poi si riprende e riesce a contrattaccare, perché Israele non sta combattendo una guerra di conquista, o una guerra per la gloria: Israele combatte per la propria sopravvivenza. E come sempre vince, anzi, stravince. Sadat è un buon arabo, e non ama Israele, ma non sta scritto da nessuna parte che un buon arabo che non ama Israele debba per forza essere un imbecille. E dunque capisce che combattere contro Israele forse non è tanto una buona idea, né per lo stato, né per chi lo guida. Accetta, unico fra gli stati arabi, la risoluzione 338, si reca a Gerusalemme (e il suo sincero e convinto "Basta sangue!" ancora oggi, o forse soprattutto oggi, ci fa accapponare la pelle), inizia una serie di negoziati, e arriva alla fine al riconoscimento dello stato di Israele e a un accordo di pace (col quale si riporta a casa tutto il Sinai). Tutto bene? L'Onu, nata per salvaguardare la pace è contenta? Non esattamente: con la risoluzione 34/65 del 12/12/1979 "Nota con preoccupazione che gli accordi di Camp David sono stati conclusi al di fuori della struttura delle Nazioni Unite e senza la partecipazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina" (e poco importa che quest'ultima non abbia partecipato agli accordi perché ha esplicitamente rifiutato di trattare con Israele, in quanto lo scopo della sua esistenza non è l'accordo con Israele, bensì la sua distruzione); "rifiuta" tali accordi e "fortemente condanna tutti gli accordi parziali e i trattati separati che costituiscono una flagrante violazione dei diritti del popolo palestinese". In altre parole l'organizzazione nata per tutelare e promuovere la pace condanna l'Egitto per aver voluto la pace e dichiara nullo tale accordo di pace.

Ottobre 2000. Una banda di terroristi hetzbollah, munita delle insegne dell'Onu, attraversa il confine del Libano, penetra illegalmente in territorio israeliano e rapisce, per ucciderli, tre soldati israeliani. E l'Onu, mandata lì per salvaguardare la pace, che cosa fa? Contempla lo spettacolo. Senza fare niente? Beh, no, non proprio: quei bravi omini mandati a pattugliare il confine per evitare scontri fra le due parti (e chissà mai dove si trovano tutte le volte che i terroristi libanesi bombardano di missili la Galilea!) mentre contemplano e ammirano lo spettacolo provvedono anche a filmarlo. Israele lo viene a sapere. E l'Onu? Nega! Come la brava moglie sorpresa con l'amante nell'armadio, nega fino a sfiatarsi. Nega per un anno intero. Poi finalmente, messa alle strette, si decide ad ammettere che sì, il filmato effettivamente c'è, ma Israele non lo può vedere. E perché? Santo cielo, che domande ingenue! Non lo può vedere perché in tal caso potrebbe riconoscere i terroristi, e allora dove andrebbe a finire la preziosissima neutralità e imparzialità dell'Onu, se adottasse un atteggiamento tale da favorire una delle parti in causa?

Commento finale? No, non serve. Dovremmo però forse prendere esempio da un antico: di qualunque argomento ci accingiamo a parlare, che sia il prezzo esorbitante del radicchio trevigiano o la censura su Dario Fo, che sia il lifting di Berlusconi o il maltempo nel sud d'Italia, dovremmo cominciare ogni nostro discorso con la frase: "Onu delenda est".

La gente a volte, invecchiando, invece di maturare rincoglionisce e l’Onu, col tempo, invece di evolversi si incancrenisce. Come stiamo vedendo in questi giorni (e a Ginevra, nel frattempo …)

barbara


21 aprile 2009

OGGI, GIORNO 27 DEL MESE DI NISSAN, YOM HA SHOAH



Mai più.
Mai più.
Mai più.
Mai più.
E mai più, se lo ficchi bene in testa ogni figlio di puttana che ancora aspira a cancellarci dalla faccia della terra, significa MAI PIÙ.

barbara


20 aprile 2009

DALLA PARTE DELLA VITA? BEH, DIPENDE

Se la vita è quella di una donna in stato vegetativo da diciassette anni, coma irreversibile, nessuna possibilità, neanche teorica, di risveglio, allora sì, siamo dalla parte della vita.
Se la vita è quella dell’embrione che porta in grembo una bambina di nove anni vittima di stupro allora sì, siamo dalla parte della vita.
Se invece succede che un ragazzino si ammala di leucemia, che la mamma, in previsione delle devastanti cure cui dovrà sottoporsi nella speranza di guarire che lo renderanno sicuramente sterile, gli suggerisce di far congelare un campione di sperma e lui segue il consiglio, che grazie alle cure guarisce, che diventato adulto incontra l’amore, si sposa, e grazie a quello sperma congelato lui e sua moglie possono dare vita a una meravigliosa creatura perfettamente sana, voluta, amata, con un futuro davanti a sé, allora no, dalla parte della vita non siamo più: questa vita qui non la possiamo accettare, è immorale, perché morale è trombare solo per fare figli e fare figli solo trombando. Così decreta il presidente emerito della Pontificia accademia per la vita. Che evidentemente contempla vite di serie A e vite di serie B, e di quelle che non rispondono ai canoni, là dentro non ne vogliono proprio sapere.



barbara


20 aprile 2009

WE SHALL OVERCOME

O yes, we shall overcome, some day. And we shall live in peace (I do believe) some day.

Israel forever!!



barbara


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19 aprile 2009

EH, LORO SÌ CHE LO SANNO COME SI FA!

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Quelli dell´amministrazione Obama ci sono o ci fanno?

Ma, secondo voi, quelli dell´amministrazione Obama ci sono o ci fanno? Dilettanti allo sbaraglio, voglio dire, soavi ingenui che hanno una vaghissima idea di come funziona il mondo, oppure fantocci pronti ad arrendersi di fronte a qualunque minaccia... Ci sono o ci fanno? Faccio qualche esempio.
Oggi sui giornali leggiamo che la signora Clinton, segretario di Stato nonché esempio preclaro della versione femminile dell'American Dream (la carriera a qualunque condizione), ha detto che intende combattere la pirateria in Somalia (che fra l´altro è certamente legata al terrorismo islamico) in questa concretissima maniera: "Washington valuterà anche come fare per congelare i beni dei pirati, e far sì che "gli stati si assumano la responsabilità di perseguire e incarcerare i pirati catturati" (La Repubblica). Capite, se voi vi presentate in banca, e dite "sono un pirata somalo" allora il povero bancario vi deve rispondere "mi dispiace, devo congelarle i soldi, venga di là che li mettiamo in frigo". Se però voi siate un pirata vero e vi tenete i soldi sotto il materasso in quel paese non fornitissimo di banche che è la Somalia, o usate dei prestanome, o li girate a qualche alleato iraniano o sudanese, non possono farvi niente, neanche metterli vicino a un cubetto di ghiaccio. Che paura, eh? Intanto il governo più potente del mondo e padrone della marina di gran lunga più grande "invita gli stati" a mettere in carcere e processare i pirati: "Mi raccomando, non metteteli agli arresti domiciliari!" Quanto a noi, ci penseremo se accogliere il nostro invito o no. Ma si rende conto Clinton di cos´è la Somalia?
E la Corea? Quando i capi della più allucinante dittatura del mondo (nonché fornitrice atomica del terrorismo iraniano e siriano) hanno deciso di sperimentare un missile intercontinentale mandandolo sopra il Giappone, dopo molti sforzi l´America e il Giappone hanno ottenuto una blanda condanna dal consiglio di sicurezza dell´Onu. Per reazione, i nordcoreani hanno buttato fuori ieri gli ispettori dell´Agenzia atomica e annunciato la costruzione di nuovi reattori e la ripresa della fabbricazione del combustibile per le bombe atomiche. Come ha reagito l´America? In maniera molto, molto British e assolutamente piena di understatement: «Una decisione non necessaria», ha commentato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. «Speriamo che ci sia l'opportunità di discutere di tutto questo non solo con i nostri alleati, ma anche con i nordcoreani». (Il Corriere) Capite, spera di "avere l´opportunità" di parlarci... Magari si mandano un messaggio su Facebook... o un piccione viaggiatore.
Il peggio però non è lì; è sull´Iran. La buona Hilary per esempio, non è proprio sicura di cosa stiano facendo nei laboratori atomici persiani: "We don't know what to believe about the Iranian program. We've heard many different assessments and claims over a number of years," Non è la sola nel governo di Obama a non sapere cosa credere. Anche il segretario alla Difesa Gates ha sentito tante voci su questo bizzarro argomento e qualche giorno fa ha onestamente dichiarato la stessa ignoranza. Ma se non hanno idea loro dei programmi atomici iraniani, chi cavolo dovrebbe saperlo? Il sindaco di Udine? Se fossi un americano, mi preoccuperei non solo dell´ignoranza, ma anche della serenità con cui viene accolta: non sappiamo chi vincerà il campionato di Formula 1, ignoriamo il tempo previsto il mese prossimo su Rimini, non abbiamo idea di cosa combinino gli ayatollah: non si può proprio sapere tutto, no? In cambio Gates si è detto sicuro ieri, che un bombardamento israeliano "avrebbe pessimi effetti" perché "unirebbe tutto il popolo iraniano" (ma attualmente è diviso?) "contro i suoi aggressori". Eh già, sarebbe un vero peccato. E´ per questo che l´amministrazione americana "intende impegnare l´Iran in trattative senza precondizioni di sorta" nemmeno sulla scadenza del negoziato, come ha dichiarato il portavoce della Clinton, Robert Wood, altrimenti "It could be seen as implying that Washington isn't serious about engagement, but only using it as a bargaining tactic, [...].
At worst, it could be interpreted as succumbing to Israeli demands that it only engage within a strict timeframe, regardless of US assessments that it has more time to try diplomacy than Jerusalem believes." (Jerusalem Post) In sostanza, non bisogna fare fretta alla diplomazia iraniana, che mena per il naso tutto il mondo da quattro o cinque anni, se no gli iraniani potrebbero pensare che gli americani sono troppo alleati di Israele... La cosa importante è che loro non si agitino e non trovino antipatico il bel presidente Obama: don´t worry, be happy! Anche qui: ci fanno o ci sono? Il commento migliore l´ha fatto il capo dell´Agenzia Atomica, Muhammad El Baradei, che nonostante gli schiaffoni in faccia dall´Iran continua a essere un fautore della linea morbida, per solidarietà islamica o altrettanto islamica antipatia per Israele: E´ bene, ha detto, che dopo la "ridicola" linea aggressiva "alla Darth Veder" dell´amministrazione Bush, Obama "design an approach that is sensitive to Iran's pride." Capite, il presidente americano deve progettare un approccio più sensibile all´orgoglio iraniano. Diciamo, se non proprio leccare i piedi agli Ayatollah, almeno genuflettersi deve. Come ha già fatto del resto col re dell´Arabia Saudita...

                          

o vantando nel discorso al parlamento turco "il grande contributo islamico alla costruzione degli Stati Uniti"... già, l´11 settembre. Ci sono o ci fanno?

Ugo Volli

Anche questa volta non ho niente da aggiungere: Ugo Volli è perfetto così.

barbara


18 aprile 2009

SALVARE DELARA

Salvarla dall’impiccagione per un delitto – dimostratamente non commesso da lei – avvenuto quando era minorenne. Non che ci creda molto all’efficacia di queste iniziative, ma visto che è l’unica cosa che possiamo fare, facciamola. Qui: www.savedelara.com tutte le informazioni e la possibilità di firmare la petizione.



barbara


17 aprile 2009

MA PERCHÉ MAI DIROTTARE AEREI?

Perché impiegare un sacco di uomini, investire denaro, organizzare l’addestramento, rischiare di essere scoperti durante tutto il tempo necessario alla preparazione e avere in cambio nient’altro che qualche migliaio di morti quando si può fare molto ma molto ma molto meglio senza fatica, senza rischi e praticamente senza spese? Perché, ditemelo voi.

barbara


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16 aprile 2009

CLAUDIO VARALLI, 16 APRILE 1975

Un ricordo di un ragazzo di 17 anni assassinato dai fascisti. Il testo è stato preso qui.

Claudio Varalli aveva 17 anni, abitava a Bollate in provincia di Milano, frequentava l’Istituto Tecnico per il Turismo che oggi è intitolato a suo nome ed era un militante del Movimento Lavoratori per il Socialismo.
Giannino Zibecchi aveva 27 anni, abitava a Milano, insegnava educazione fisica alla Uisp ed era un militante del Coordinamento dei Comitati Antifascisti.
Non erano figure eccezionali: erano due ragazzi, divisi da 10 anni d’età, uniti dalla passione politica, sostenuti dalla speranza di migliorare il mondo, protagonisti come migliaia di altri del lungo ’68 italiano. Claudio e Giannino hanno avuto la sfortuna di non riuscire a sopravvivere all’esperienza di quegli anni e noi - compagni ed amici di allora e di sempre - ci auguriamo che raccontando, anche se brevemente, la storia del loro sacrificio questo possa diventare memoria collettiva anche di tutti coloro che visiteranno la mostra delle opere di Andrea Salvino ispirate alla loro vicenda.
Il pomeriggio del 16 aprile 1975 Claudio Varalli, di ritorno da una manifestazione per il diritto alla casa, stava attraversando con altri compagni Piazza Cavour. Nella piazza c’era un gruppo di fascisti che distribuiva volantini: in realtà, come sempre in quegli anni, quel tipo di presenza non era che un pretesto per conquistare una zona, imponendovi una sorta di coprifuoco per qualsiasi espressione di antifascismo e aggredendo chiunque fosse, anche solo per l’aspetto, definibile di sinistra.
Così accadde anche quel pomeriggio: gli squadristi si avventarono contro i giovani; questi reagirono; uno dei fascisti, Antonio Braggion, non esitò a estrarre una rivoltella e a sparare ripetutamente colpendo mortalmente alla nuca Claudio.
La notizia dell’assassinio di Varalli in poche ore si diffuse in tutto il Paese provocando un’ondata di sdegno e già nella stessa serata a Milano si svolsero le prime manifestazioni di protesta.
La mattina del 17 aprile numerose città italiane furono attraversate da cortei che chiedevano la chiusura delle sedi dei fascisti e la fine delle collusioni tra questi e gli apparati dello Stato.
A Milano la giornata cominciò con assemblee nelle scuole medie superiori, nelle università e nei luoghi di lavoro. Dalle assemblee, studenti e lavoratori uscirono in cortei che percorsero le vie della città e si concentrarono in Piazza Cavour. Da qui un imponente corteo si avviò in direzione di Via Mancini, sede della federazione provinciale del Movimento Sociale Italiano e principale covo dello squadrismo milanese.
Il governo del tempo, democristiano, rispose ordinando una nuova aggressione e, mentre all’imbocco di via Mancini la polizia già si scontrava con il corteo, in Corso XXII Marzo una colonna di automezzi dei carabinieri si lanciò a tutta velocità contro i manifestanti.
Due camion, gli ultimi della colonna, si incaricarono di “spazzare” i marciapiedi con una manovra a “coda di rondine”, come reciteranno poi i verbali di polizia. Davanti a loro centinaia di persone cercarono scampo ma la folle corsa non si arrestò. Pareva volessero una strage. Non l’ebbero, ma sul selciato rimase il corpo di Giannino Zibecchi. Travolto e ucciso dal camion guidato dal carabiniere Sergio Chiarieri.
L’ordine del Ministero degli Interni era stato perentorio: reprimere ogni protesta. E così quel giorno d’aprile altri due giovani, Rodolfo Boschi del Partito Comunista a Firenze e Tonino Miccichè di Lotta Continua a Torino, persero la vita.
Rabbia e indignazione divennero incontenibili: il 18 aprile l’Italia democratica si strinse attorno ai suoi morti e cortei antifascisti attraversarono le città della penisola da Cagliari a Milano, da Napoli a Torino; lo stesso giorno 15 milioni di lavoratori si unirono alla protesta incrociando le braccia e si interruppero persino i trasporti, treni e aeroplani inclusi.
Il 21 aprile per i funerali di Giannino Zibecchi, Milano si fermò nuovamente e anche il Provveditore agli Studi fu costretto a chiudere le scuole per lutto cittadino.
Durante il tragitto dalla camera ardente a Piazza del Duomo donne, uomini, lavoratori, pensionati, studenti, semplici cittadini, resero omaggio alla salma di Giannino e alla figura di Claudio Varalli, le cui esequie si erano svolte precedentemente in forma privata. Centinaia di migliaia di persone, duecentomila solo in Piazza del Duomo, che testimoniarono la forza e la profondità dei sentimenti democratici e antifascisti della coscienza collettiva dei milanesi.
Poco più di due anni e mezzo dopo, il 17 dicembre 1978 Antonio Braggion, l’assassino di Claudio Varalli, latitante fino al giorno della sentenza, fu condannato dal Tribunale di Milano a dieci anni di detenzione, di cui due condonati, per eccesso colposo di legittima difesa e porto d’arma da fuoco abusivo. Pena ridotta in appello a sei anni.
Il 26 ottobre 1982 la Corte di Cassazione dichiarò prescritto il reato principale e interamente condonata la pena per l’arma da fuoco. Braggion ha scontato solo otto mesi di carcere e oggi è avvocato a Milano. L’omicidio di Giannino Zibecchi, invece, non ha nemmeno un colpevole.
Il processo si aprì il 15 ottobre 1979 con tre carabinieri - Sergio Chiarieri, autista del camion, Alberto Gambardella, tenente capo macchina sullo stesso mezzo, Alberto Gonella, capitano responsabile dell’autocolonna - imputati di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento. Fu quasi subito sospeso e, dopo una complicata vicenda di rinvii, riprese il 12 novembre 1980 per concludersi due settimane dopo con l’assoluzione di tutti gli imputati: i due ufficiali per non aver commesso il fatto, l’autista per insufficienza di prove. Nessuno presentò appello, la parte civile perché non le era concesso, imputati e Pubblico Ministero perché soddisfatti dalla sentenza.





Me lo ricordo, il clima di quegli anni, me lo ricordo bene. Ricordo l’arroganza dei fascisti. Ricordo le violenze. Ricordo i picchiatori che giravano col pugno di ferro in tasca, e la polizia che chiudeva occhi e orecchie, quando si trattava di fascisti. C’erano già stati Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, mancava poco all’assassinio di Giordana Masi da parte della polizia. Una dittatura militare fascista aveva preso il potere da due anni in Uruguay, da un anno in Cile, stava per prenderlo in Argentina, aveva dominato per sette anni la Grecia, che stava faticosamente tentando di riprendere la via della democrazia. Anni brutti, anni bui, che è doveroso ricordare. Sempre.

barbara


16 aprile 2009

PICCOLA CONSTATAZIONE

Certo che è ben buffo constatare come questi Grandi Esperti della razza ancora non sono riusciti a capire chi, fra quanti frequentano questo blog, è ebreo e chi no (idem per massoni – che ci sono, fra quelli che passano da queste parti, altroché se ci sono – e omosessuali).

barbara


15 aprile 2009

E LA LISTA SI ALLUNGA

Safia Amajan, politica, assassinata nel 2006.
Shikeba Shanga Amaj e Zakia Zaki, giornaliste, assassinate nel 2007.
Malalai Kakar, poliziotta, assassinata in settembre a Kandahar.
Shabana, ballerina, assassinata lo scorso gennaio.
Tutte le anonime lavoratrici che non sono giunte alla ribalta dei mass media.
Adesso è stata la volta di Sitara Achakzai, attivista per i diritti delle donne.
Non aveva vocazioni da martire, Sitara, e nella consapevolezza che se l’avessero uccisa non avrebbe comunque potuto più combattere per le donne, aveva deciso di andarsene. Aveva anche già acquistato il biglietto aereo. Mancavano solo un paio di settimane. Ma a loro non basta risolvere i “problemi”. A loro non basta liberarsi dei nemici e degli avversari. A loro non basta spianare la strada da ogni ostacolo, no: quello che loro vogliono è UCCIDERE. Quello che loro vogliono è soddisfare la loro INSAZIABILE SETE DI SANGUE. Quello che loro vogliono è CANCELLARE LA VITA DAL PIANETA TERRA. Con Sitara hanno compiuto un altro passo avanti. Ma sono certa che qualcuno verrà a predicare ancora una volta che tutte le “culture” hanno pari dignità. Che tutte le “culture” meritano rispetto. Che tutte le “culture” sono degne di considerazione. Per tutte queste buonissime persone, pacifiche sensibili e comprensive, sono pronta a iniziare una sottoscrizione per regalare loro un biglietto per Kandahar. Sola andata, beninteso. Noi cattivi, nel frattempo, dedichiamo un commosso pensiero all’ennesima grande donna macellata da quelle belve sanguinarie che osano spacciarsi per esseri umani.

barbara


13 aprile 2009

LE MOSCHEE SERVONO PER PREGARE

E che nessuno si permetta di insinuare cose diverse!

Cisgiordania, in una moschea scoperto un laboratorio di esplosivi

L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha annunciato oggi di aver scoperto in una moschea a Qalqiliya, nel nord della Cisgiordania, un laboratorio per la fabbricazione di esplosivi che "apparteneva a Hamas". "Le forze di sicurezza hanno trovato un laboratorio di esplosivi in una moschea di Qalqiliya", dice un comunicato del ministero dell'interno palestinese da Ramallah, aggiungendo che "gli esplosivi erano in gran parte pronti per essere utilizzati", che "il laboratorio apparteneva a Hamas" e che nell'operazione "numerose persone sono state arrestate e vengono ora interrogate". L'episodio rischia di esacerbare la tensione fra le due principali fazioni rivali palestinesi, Al Fatah del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), che controlla politicamente la Cisgiordania, e Hamas, che nel giugno 2007 ha preso con le armi il controllo della Striscia di Gaza. (L'Unione Sarda, 12 aprile 2009, da “Notizie su Israele”)

Visto? Cosa vi avevo detto: servono per pregare, e tutti gli islamofobi di turno con le loro insinuazioni false e tendenziose si decidano a chiudere il becco una volta per tutte.


barbara


13 aprile 2009

E POI

premere forte forte la punta del dito indice sulla griglia rovente … (con la gamba ancora tumefatta e dolorante per la barra di ferro con cui ha avuto un intenso incontro quattro giorni fa …) (ma vaffanculo, va …)

barbara


11 aprile 2009

CENSURA

La preside del Beccaria di Milano ha ritirato il giornalino redatto dagli studenti a causa di questa vignetta



che ritengo doveroso pubblicare.

barbara


9 aprile 2009

LA PROVA DEL NOVE

Non che ce ne fosse bisogno, ma è arrivata lo stesso. Tu prova solo a sfiorare – in qualunque campo, con qualunque argomento – il Sublime Cavaliere Capo Del Governo Signore Nostro Dio Onnipotente Padre Figlio E Spirito Santo, e immediatamente si scatena la muta di cani rabbiosi a latrare con la bava alla bocca, arrivando addirittura al punto di mettere tranquillamente sullo stesso piano ricerche scientifiche e centurie di Nostradamus. E dunque anche se, come detto sopra, non ce n’era affatto bisogno, abbiamo comunque la prova del nove: il senso della decenza, in Italia, è proprio morto.

barbara

POI RICORDIAMOCI anche degli sciacalli, che possono essere di molti tipi diversi, e in molti modi diversi esercitare l'arte dello sciacallaggio, ma sempre sciacalli restano.


7 aprile 2009

“E LO RACCONTERAI AI TUOI FIGLI”

Questa storia è stata tramandata oralmente di padre in figlio per secoli e ha visto la luce attraverso la penna del Dr. Leon Cohen Bello, un discendente di ebrei che vivevano in Spagna (Sefarad).
Oggi è il giorno 16 della luna nuova di marzo. La luna è ancora alta, i rumori della notte sono ancora sussurri, che esploderanno all'alba. Io, Don José Manuel de la Santa Trinidad Mejia y Rojas, contemplo la notte che sta partorendo il giorno della Pasqua ebraica.
Il mio nome non è casuale, dal momento che trascino quelli che furono imposti ai nuovi cristiani, più el Rojas, una inversione delle lettere di SAJOR (nero, in ebraico), e Mejia che è una derivazione di Messia, però questa cosa è molto nascosta e molto privata, altrimenti la disgrazia cadrebbe su di me e sulla mia amata famiglia.
Appartengo a quelli chiamati “marrani” dalla santa Chiesa, e devo fare tutto il possibile per dimostrare la mia fede cristiana. Di fatto mio fratello frate Pedro apostolo Rojas y Mejías è sacrestano, ed è quello che si è sacrificato di più, giacché non solo deve vivere una vita di ipocrisia e di negazione della sua fede, ma si è anche condannato ad essere un tronco senza frutti e senza semi per l’”onore” della sua chiesa.
Oggi dovrò andare a messa con i miei, e vedrò mio fratello quando metterà l’ostia nelle nostre bocche, sapendo che lo facciamo spinti dalle circostanze, poiché ne va della nostra vita.
Poi Pedro verrà a dorso di asino fino al podere, e presso la riva del fiume colpiremo le acque con bacchette di salice, ricordando il nostro patriarca Mosè nel deserto.
Non so bene perché lo faccio, ma c’è qualcosa di molto profondo in me che mi porta a farlo. Forse sarà il rispetto per i miei antenati. Però no, è qualcosa che nasce da me più che da loro, per amore, più che per dovere.
Ho un podere dove faccio carne salata e conciatura di cuoio. Poiché ho bisogno di molto personale, sono solito frequentare le aste di schiavi. Lì il mio servo, il mulatto Lucas, di cui nessuno potrebbe sospettare un’origine marrana (infatti non ce l’ha), si avvicina a guardare quei poveri sventurati, e fingendo di ispezionare bocca e udito dice loro a bassa voce lo “shemà Israel” (ascolta Israele), al che molti rispondono attoniti e confusi per l’emozione.
Questi sono gli schiavi che compro per la mia azienda, e specialmente quelli portati dal Portogallo e dal Brasile rispondono positivamente alla parola d’ordine.
Oggi, notte di Pasqua, tutti questi “schiavi” che lavorano con me sanno che saranno liberati da ogni impegno, perché dopo aver narrato della nostra schiavitù in Egitto diremo:
Ora siamo liberi! Benché sappia che ancora non lo siamo, “compero” anche dei gruppi che i pirati vendono senza passare per alcun mercato, e questi sono quelli sospettati di giudaizzare che venivano portati davanti al tribunale della Santa Inquisizione di Spagna e che i corsari catturano in alto mare. Per poter affrontare questi “acquisti” mi aiutano membri della famiglia Sacerdote (Cohen) e Viel (inversione di lettere di Levi), che si trovano nella mia stessa condizione.
Durante la settimana bruciamo molta farina nei forni perché nessuno sospetti che non mangiamo pane, mia moglie ha fatto “scivolare” fra tante infornate qualche tavoletta di “pane magro” che ha poi ritirato senza farsi vedere e conservato gelosamente nella cantina della casa, allo scopo di avere matzà (pane azzimo) per la notte.
Io mi occupo personalmente del gregge di agnelli, per il quale scelgo animali senza alcun difetto, prendo coltelli senza tacche e dopo averli uccisi metto la carne in acqua e sale senza dimenticare di strisciare, “come per distrazione”, i coltelli insanguinati sugli stipiti delle porte, come facevano i miei antenati. Vorrei accompagnare questo con le benedizioni appropriate, ma non le ho mai sapute. Spero che le mie preghiere siano udite ugualmente.
Già si avvicina l’ora della cena. Pedro cerca nel doppio fondo del cappuccio un libro molto antico che io non so leggere, ma mio fratello sì, e l’ha a sua volta insegnato a mio figlio. Mando Lucas al pozzo, e con il pretesto di versare calce, scende col sacco fino alla seconda scala dove è nascosta una coppa lavorata, uno scialle di preghiera e delle piccole calotte con la stella di David.
Ho anche un pezzo di pergamena che ho trovato in una vecchia cassa di famiglia e poiché credo che sia scritto in ebraico lo tengo nascosto finché non me lo tradurranno. Scendo in cantina. L’odore forte dei cuoi e del “charqui” mi impregna le narici, e la tavola della salatura è coperta da una tovaglia di lino bianco, la coppa splendente piena di vino e il pane della povertà di fronte alla sedia a capotavola.
Abbiamo tutti paura e angoscia, mio fratello Pedro è trasformato, gli brillano gli occhi perché sta piangendo, il mio figlio maggiore con una kippà rossa mi guarda con amore e timore.
Ahi, figlio! Se potessi proteggerti dal rischio a cui ti espongo! Ma so che non posso, per cui mi assale la colpa. Questa svanisce all’udire parole che non comprendo, ma con una melodia che risveglia in me ricordi di esperienze che non ho vissuto.
Mio figlio si alza e canta alcune poche frasi in una lingua sconosciuta a me e ai miei invitati. Ciononostante all’udirla tutti cominciamo a piangere. Mio fratello – oggi, senza il suo crocefisso, sembra liberato da un giogo oppressore – si alza, mi copre con il vecchio scialle con le frange che ignoro a chi sia appartenuto, ma nell’avvolgermi in esso sento uno strano calore in tutto ilmio essere.
D*o onnipotente, perché non possiamo sentire questo sempre? Perché dobbiamo mentire ogni giorno sulla nostra fede? Quanti di noi seguiranno le tue vie e quanti si allontaneranno per sempre dal tuo sentiero? Volesse il cielo che potessi vedere un futuro popolato di fratelli che si mostrano liberamente come ebrei, figli del tuo popolo eletto.
Ci invade il silenzio. Tutti piangiamo in questa festa, che dovrebbe essere di allegria per la libertà raggiunta. Chiedo a mio fratello che mi traduca la vecchia pergamena. La stende e con difficoltà legge le lettere che il tempo cancella. Ma il loro contenuto risalta, e legge ad alta voce.
Avadim ahinu ve atá bnei chorim, baruch atah adonay eloheinu, sheecheianu ve kimanu ve higuianu la zman hazéh. Fummo schiavi e ora siamo liberi, sii benedetto che ci permettesti di vivere per giungere ad avvicinarci a questo momento.
Voglia D*o che in un futuro non lontano i miei figli e i loro figli possano vivere una pasqua in libertà, così sentita come questa “nostra pasqua marrana”.
(traduzione mia)

HAG PESACH SAMEACH



e ... l’anno prossimo a Gerusalemme!

barbara


7 aprile 2009

PER LA SERIE: SE NON L’AVESSI VISTO COI MIEI OCCHI E SENTITO CON LE MIE ORECCHIE ...

Dunque succede che un tizio che di mestiere studia i terremoti e tutte quelle cose lì ad un certo momento comincia a dire attenzione che sta arrivando un terremoto e sarà disastroso. Va avanti per un bel po’, ma nessuno lo ascolta (do you remember Vajont?), anzi, ad un certo punto il signor Bertolaso si incazza di brutto, gli dà dell’imbecille, chiede una punizione. Poi il terremoto arriva. Ed è disastroso. E che cosa fanno I Sublimi? Il Sublime Capo Del Governo spiega che il terremoto non era prevedibile. Il Suo Sublime Reggipanza Signor Bertolaso conferma e ribadisce che il terremoto non era prevedibile. E io mi chiedo: ma neanche il rispetto per centinaia di morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di persone che hanno perso tutto, neanche questo riesce a imporre un po’ di decenza a queste fogne immonde?

barbara


6 aprile 2009

UN PENSIERO

per le vittime del terremoto.



barbara


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5 aprile 2009

CHIAMIAMO LE COSE COL LORO NOME!

A casa mia si chiama complicità

di Ugo Volli

Scusate, proviamo a ragionare. Ci siamo troppo abituati all'orrore: dobbiamo fermarci, tirare il fiato e provare a ragionare. Dunque: un tale, travestito da ebreo ortodosso per essere indistinguibile dagli abitanti, entra in un villaggio (i giornali italiani dicono tutti "colonia", ma Bat Ayn è al di là della linea verde ma solo un paese senza speciali difese). Si è portato dietro due accette. Dato che è un vigliacco, non se la prende con gli adulti, ma si scatena contro due bambini. Ne ammazza uno, l'altro riesce solo a ferirlo. Immaginate il sangue che sprizza da tutte le parti: una scena tremenda . Poi un passante gli salta addosso per fermarlo e lui scappa, per ora senza essere ripreso. Orribile, ma non pazzesco: il paese è isolato, lui c'è venuto apposta, si è travestito, sapeva come fuggire: non un atto di follia ma un orribile omicidio premeditato.
I palestinesi come reagiscono? Rivendicano: due gruppi, la jihad islamica (che ha legami con Al Fatah) e una "brigata" dedicata a un certo macellaio di Hezbollah ucciso l'anno scorso a Damasco di nome Mughniyah. Hamas naturalmente giustifica e approva ("l'attacco è stata compiuto nel quadro della resistenza"). L'autorità palestinese, che di solito in questi casi pronuncia una dissociazione formale, questa volta non fiata. L'ammazzamento di un bambino è normale anche per loro. Magari qualcuno avrà offerto da bere, come spesso succede dopo gli attentati. E qui la differenza è grande: Israele ha sempre espresso dispiacere quando le è successo di colpire i bambini, ha fatto inchieste, aperto dibattiti sui giornali. I palestinesi, tutti i palestinesi, sono contenti. Spesso dopo gli attentati, offrono caramelle ai passanti, fanno festa. Dite che è solo una differenza psicologica o formale? No, è diverso sapere che in guerra purtroppo possono rimetterci gli innocenti o gioire per il sangue versato. C'è tutta la differenza fra civiltà e barbarie, fra l'autodifesa e l'odio selvaggio.
E i giornali italiani? Chi in maniera diretta come Battistini sul "Corriere", chi in modo più subdolo come "Repubblica" o "L'Unità", hanno attribuito la colpa a Liberman e al nuovo governo israeliano. E' chiaro il senso, no? "Non volete la pace, tenetevi gli attentati, ben vi sta." Sapete come si chiama questo atteggiamento, a casa mia? Complicità. Anche per loro il sangue innocente non è molto importante, conta la distinzione fra destra e sinistra, l'ideologia. Che miseria.

(Informazione Corretta, 4 aprile 2009)

Complici, sì: è questo l’unico nome che meritano: complici di assassini, complici di terroristi, complici di macellai, complici di esseri che hanno votato tutta intera la propria vita all’odio e alla distruzione. E i nostri giornali ne rigurgitano. Diciamoglielo chiaro in faccia: ANCHE LE VOSTRE MANI SONO SPORCHE DI SANGUE!


barbara


4 aprile 2009

la vita è dura, si sa,

sempre e per tutti. Ma capita che per qualcuno lo sia di più. Capita che per qualcuno la sofferenza si espanda senza limiti, fino a diventare insostenibile. Capita che qualcuno, ad un certo punto, non ce la faccia più. Come lei, per esempio, che adesso non c’è più.



barbara


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3 aprile 2009

UNA DOMANDA

si aggira, da tempo immemorabile, nella mia mente: ma esiste l’aloe falsa?



barbara


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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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