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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 marzo 2009

DOV’È FINITO?

Il buco dell’ozono, dico. Quello – vi ricordate? – che un giorno sì e l’altro pure campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali. Quello che aumentava a velocità supersonica, che ogni dodici secondi raddoppiava e che se andava avanti così in breve tempo avrebbe raggiunto le dimensioni dell’universo tutto. Quello che provocava il cancro alla pelle e ogni sorta di altre orrendissime malattie, quello che infiniti addusse lutti agli Achei molte anzitempo all’Orco generose travolse alme d’eroi e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò. Quello. Che fine ha fatto? Quest’anno non si porta più?



barbara


30 marzo 2009

CON GLI OCCHI RIVOLTI AL CIELO

Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, cambia anche il colore della pelle, ma non cambia il destino assegnato d’ufficio alle donne: servire il loro signore e padrone e tacere. E così avviene anche in questo piccolo capolavoro, scritto più di settant’anni fa e tuttavia ancora fresco come un bocciolo irrorato di rugiada. Ci racconta, questo libro breve ma intenso, di una ragazza costretta a sposare un uomo che non ama, non desidera, non stima. Ci racconta della sua vita infelice con lui. Ci racconta della sua decisione di abbandonarlo per un uomo che sembra migliore ma che, alla prova dei fatti, non lo è poi tanto. Ma ci racconta anche di una coraggiosa scelta di dare un calcio alle regole codificate e alle convenzioni, al perbenismo e alla morale comune, infischiandosene delle malelingue che tagliano e cuciono senza pietà; la scelta di andarsene e poi tornare, quando sarà giunto il momento di farlo, passando a testa alta davanti ai vicini indignati e scandalizzati, senza dare spiegazioni né tanto meno mostrare pentimento per avere scelto di costruire il proprio destino, per quanto scandaloso, anziché accettare passivamente quello assegnatole dalla sorte.
Un libro bellissimo, da leggere tutto d’un fiato.

Zora Neale Hurston, Con gli occhi rivolti al cielo, Bompiani



barbara


29 marzo 2009

ORA LEGALE

L’ora legale è quella cosa che la mattina mi alzo e l’intestino non è per niente pronto a funzionare, perché anche se tentano di raccontargli che sono le sette, lui lo sa che invece sono le sei. Poi quando arrivano le sette vere lui vorrebbe dire la sua, ma io gli devo dire di chiudere il becco, perché sono in classe e quindi non posso dargli voce. E si va avanti così per più di tre mesi, quando finalmente vado in vacanza e posso lasciarlo lavorare quando vuole lui (poi finalmente lui si decide ad abituarsi, e sul più bello torna l’ora solare, e lui mi scaraventa giù dal letto alle sei credendo che siano le sette).
Poi vado al mare, e se vado in spiaggia la mattina presto devo intabarrarmi nell’asciugamano, perché il sole delle sette che in realtà sono le sei non scalda un accidente. Poi la sera mi faccio la passeggiata del dopocena col sole ancora su, e sai che vantaggio.
L’ora legale è anche quella cosa che a scuola tocca tornare a tenere accesa la luce per tutta la prima ora – ora che non può essere in alcun modo recuperata perché le classi che fanno il tempo pieno finiscono alle tre e mezza, plenarie, lavori di gruppo e riunioni di materia raramente vanno oltre le cinque e solo i consigli di classe possono arrivare alle sette, ma si tratta di tre classi per due giorni al mese. Quindi nelle scuole viene sprecata un’ora di luce. Ora, provate a moltiplicare le lampade che ci sono in una classe per tutte le classi e uffici e tutti gli altri ambienti che ci sono in una scuola per tutte le scuole che ci sono in Italia, aggiungete tutte le altre cose che hanno orari analoghi e potrete avere un’idea dello spaventoso spreco di corrente che l’ora legale provoca. Adesso è finalmente arrivata una università californiana che si è presa la briga di fare seriamente i conti: dice che l’ora legale determina un aumento del consumo di corrente intorno al 4%, pari a 600 milioni di dollari. Io a dire la verità è da trent’anni che lo dico, chissà se adesso qualcuno comincerà ad ascoltare … (no, non venitemi a dire che qui da noi qualcuno ha calcolato che si consuma di meno: se il confronto viene fatto fra luglio e gennaio ci credo che viene fuori che a quando c’è l’ora legale si consuma di meno!)



barbara


28 marzo 2009

RITO ABBREVIATO

Premetto che non ho nessuna competenza in campo giuridico per cui può anche darsi che dica qualche stupidaggine, ma il rito abbreviato non doveva essere quella cosa che io dico subito sì sono stata io e così loro si risparmiano di dover cercare le prove e allora, in cambio di questo favore, mi fanno uno sconto di pena? Com’è allora che si chiede il rito abbreviato per qualcuno che continua a proclamarsi innocente? E da questa cosa non dovevano essere esclusi gli omicidi?

 

barbara


27 marzo 2009

ALCUNI FATTI SU ISRAELE

a cura di Sandro Ribi

(Un vecchio articolo per ricordare alcune cose tutt’altro che vecchie ma che troppi continuano a dimenticare – o a fare finta di avere dimenticato)

Questo documento non è stato redatto per dimostrare che gli ebrei siano migliori (o peggiori) degli altri, ma semplicemente al fine di chiarire alcune informazioni distorte sulla loro storia e sul loro presente, e perché le opinioni possano essere basate su fatti e non su supposizioni.
Ricordiamo che oggi (2002), Israele ha una superficie di circa 22.000 km², equivalente alla metà della Svizzera, e una popolazione di 6 milioni d'abitanti, dei quali 1 milione sono arabi.


La nazione ebraica e Gerusalemme

1. Dal 1312 a.C., al tempo dell'esodo dall'Egitto, Israele ha conseguito l'indipendenza nazionale - duemila anni prima dell'ascesa dell'Islam.
2. Gli arabi nei territori palestinesi hanno iniziato a dichiararsi "popolo palestinese" soltanto dal 1967, due decenni dopo la fondazione del moderno stato d'Israele.
3. Dalla conquista di Canaan (nel 1272 a.C.) gli ebrei hanno governato mille anni sul Paese. La loro presenza in Terra Santa negli ultimi 3300 anni è stata continua.
4. A partire dalla conquista islamica nel 638 d.C. ci fu un periodo di dominio arabo fino al 1072.
5. Da più di 3000 anni Gerusalemme è la capitale ebraica. Gerusalemme non è mai stata capitale di un'altra nazione araba o islamica. Perfino quando la Giordania occupò dal 1948 al 1967 la parte orientale della città, non ne fece mai una capitale. Nemmeno i palestinesi la chiesero come tale.
6. Nella Bibbia troviamo Gerusalemme menzionata più di 800 volte. Nel Corano non è menzionata neppure una volta.
7. Re Davide conquistò Gerusalemme nel 1004 a.C. e ne fece la capitale d'Israele. Maometto non venne mai a Gerusalemme, seppure la leggenda dica che Maometto sia asceso al cielo dalla Città Santa.
8. Gli ebrei pregano rivolti a Gerusalemme, i musulmani pregano rivolti alla Mecca.



Rifugiati arabi e rifugiati ebrei

9. In seguito al piano di partizione delle Nazioni Unite, nel 1948 venne proclamato la nascita dello stato d'Israele. Le nazioni arabe incoraggiarono gli arabi in Israele a lasciare "temporaneamente" il Paese affinché potessero liberarlo dalla presenza ebraica. Il 68% partì senza aver visto nemmeno un soldato ebraico.
10. Contemporaneamente gli ebrei che vivevano nelle nazioni arabe venivano costretti a fuggire dalla violenza e dalla persecuzione araba.
11. Il numero di rifugiati arabi che lasciò Israele nel 1948 è stimato a 630.000. Il numero di rifugiati ebrei che lasciò i paesi arabi è stimato a 820.000.
12. I rifugiati arabi non sono stati integrati intenzionalmente nelle nazioni in cui si sono andati, nonostante le dimensioni gigantesche dei paesi arabi. Dei 100 milioni di rifugiati della seconda guerra mondiale, quello dei palestinesi è l'unico gruppo non integrato. I rifugiati ebrei, invece, sono stati completamente integrati (mentre nuovi immigranti continuano ad arrivare da tutto il mondo) in una nazione che è grande come la metà della Svizzera.



Il conflitto arabo-israeliano

13. Gli arabi occupano 21 nazioni, mentre esiste solo una nazione ebraica. Gli stati arabi hanno condotto cinque guerre contro Israele, e ogni volta sono stati sconfitti.
14. Ancora oggi lo statuto dell'OLP esige la distruzione dello stato d'Israele.
15. I palestinesi hanno ricevuto da Israele la maggior parte di Gaza e della Cisgiordania (nel 2000 il 98% di tutti i palestinesi viveva sotto la sovranità dell'autorità di Autonomia Palestinese, anche alcuni avrebbero preferito non esserlo).
16. Prima del 1967, sotto il dominio giordano, i luoghi sacri ebraici venivano sistematicamente profanati e agli ebrei era negato l'accesso ai luoghi di preghiera, perfino al Muro del Pianto e al Monte del Tempio. Dal 1967, sotto il dominio israeliano, tutti i santuari musulmani e cristiani sono stati conservati e resi accessibili a uomini e donne di ogni fede.



Prese di posizione dell'ONU nei confronti d'Israele

17. Delle 175 risoluzioni che il Consiglio di Sicurezza ha emanato fino al 1990, 97 erano rivolte contro Israele (il 55%).
18. Delle 690 risoluzioni che l'Assemblea Generale dell'ONU ha votato fino al 1990, 429 erano rivolte contro Israele (il 62%).
19. L'ONU tacque quando nel 1948 a Gerusalemme Est i giordani distrussero 58 sinagoghe e vennero profanate sistematicamente 38'000 tombe ebraiche nell'antico cimitero del Monte degli Ulivi.
20. L'ONU tacque quando la Giordania praticò una politica di apartheid, impedendo agli ebrei l'accesso ai luoghi più sacri dell'ebraismo (il Monte del Tempio e il Muro del Pianto).

I prossimi 5 punti concernono soltanto i credenti cristiani, quelli che credono che Dio ha rivelato la Sua volontà e i Suoi piani nella Bibbia.



Che cosa dice la Bibbia?

21. Il Signore avrà pietà di Giacobbe, sceglierà ancora Israele, e li ristabilirà ancora nel loro paese. E gli stranieri si uniranno a loro, si uniranno alla casa di Giacobbe. (Isaia 14:1)
22. Dio non ha ripudiato il suo popolo. (Romani 11:2)
23. «Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà. E in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.» (Genesi 12:3)
24. «Io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti … cingeranno d'assedio Gerusalemme. In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli. Tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti, anche tutte le nazioni della terra si raduneranno contro di lei. In quel giorno avverrà che io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme.» (Zaccaria 12:2-3,9)
25. «Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. (Isaia 40:1)


Israele si trova oggi in un tempo critico. Preghiamo per la pace di Gerusalemme. (qui)

… ma la propaganda, si sa, è sempre molto più efficace dei fatti …


barbara

AGGIORNAMENTI

Aggiornamento 1:
Nel convoglio di armi bombardato dagli israeliani in Sudan c’erano missili in grado di colpire Tel Aviv. Lo dice Claudio Pagliara in questo servizio del Tg1 delle 08:00
http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f9dbce36-73ed-4a65-b44f-cc77795a8ca3.html

Questa volta è andata bene, ma sicuramente ci riproveranno. Chiaramente oggi, come ieri e come sarà domani, tutti zitti.

Aggiornamento 2: Che cosa vuole Hamas? Per Fortuna che c’è la grande Paola che ce lo spiega. Tra l’altro dice che Hamas ha smesso gli attentati suicidi da più di quattro anni, quindi se non è Fatah, non è Hamas...vuoi vedere che sono gli stessi sionisti a uccidere i loro fratelli? Chissà poi se anche per i razzi su Sderot (nell’intervista non si fa cenno), sono sempre gli israeliani che si sparano addosso. Geniale!!
http://www.rainews24.it/ran24/player/video.asp?videoID=11831

Peccato solo che ciò che la signora Caridi pensa di Hamas sia leggermente diverso da ciò che Hamas pensa di Hamas, e che il programma che la signora Caridi attribuisce a Hamas sia leggermente diverso dal programma che Hamas ritiene essere il programma di Hamas … (grazie a m.acca per la segnalazione).


26 marzo 2009

INDOVINELLO

È in arrivo in regione “l’unica donna che si è fatta conoscere nel mondo con le sue canzoni”. Indovinate chi è.

barbara


25 marzo 2009

BUON COMPLEANNO, GRANDE HERBERT



Oggi avresti compiuto 65 anni. E invece sono già più di vent’anni che te ne sei andato, portato via da una leucemia fulminante. Ti ricordiamo con questo capolavoro, reso disponibile grazie al lavoro di lui e di lei, e poi con questo, e questo, e ancora questo.

barbara


24 marzo 2009

TANTO PER CAMBIARE

Inizia a sgonfiarsi la montatura dei soldati israeliani che avrebbero commesso atrocità a Gaza

Il quotidiano Maariv ha anticipato che le inchieste hanno accertato che gli episodi più gravi (come l’uccisione della donna anziana che avrebbe sbagliato direzione dopo essere stata rilasciata) non sono mai avvenuti.
I giornali italiani non ne parlano, salvo Umberto de Giovannangeli sull’Unità che cerca di rilanciare la storia raccontando tutt’altre vicende, condannabili ma certo non qualificabili come atrocità (per esempio una maglietta con slogan che incitano ad ammazzare gli arabi indossata da un civile adesso, non in guerra, e fotografata sempre da Haaretz).
E poi vai a leggere anche questo.

barbara


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24 marzo 2009

RIFLESSIONE

Il buono della brace



è che ti fa apprezzare la confortevolezza della padella.



La quale avrà pure avuto i suoi difetti, avrà commesso i suoi errori, sarà stata titolare della sua buona dose di spregiudicatezza e cinismo, ma almeno non si dedicava a tempo pieno a leccare il culo ai peggiori terroristi del pianeta.

barbara


23 marzo 2009

LA BOMBA IRANIANA

L’Iran è davvero in procinto di avere l’atomica o è solo propaganda? È utile dialogare? È pericoloso isolarlo? Che cosa è stato fatto finora? Con quali risultati? Un Iran nuclearizzato è un pericolo solo per Israele, direttamente minacciato dalla retorica iraniana fin dai tempi della rivoluzione khomeinista, o anche per tutti noi? Quali scenari si prospettano, nel caso in cui l’Iran dovesse raggiungere, nella sua corsa verso l’atomica, il punto di non ritorno? Che cosa succederà se gli faremo la guerra? Che cosa succederà se non gliela faremo? Che cosa fare, da parte della diplomazia internazionale, per evitare che si arrivi a questo punto?

Una lucida ed esauriente analisi condotta da Emanuele Ottolenghi, che tutti faremmo bene a leggere, ma soprattutto i protagonisti della scena politica internazionale: nessun dubbio che quella della guerra sia una prospettiva agghiacciante, ma altrettanto pochi dubbi sussistono su ciò che diventerebbe il mondo con un Iran detentore, oltre che del ricatto del petrolio, anche di quello dell’atomica. Siamo ancora in tempo per evitare sia l’una che l’altra prospettiva? Forse sì, ma non possiamo più permetterci di commettere errori, perché già troppi, e dagli effetti devastanti, ne abbiamo commessi finora.

Emanuele Ottolenghi, La bomba iraniana, Lindau



barbara


23 marzo 2009

fanculo

Ci provo. Non so se è un ritorno, non so se ce la farò a restare, ma ci provo. Per il momento sono qui. Un po’ più arrabbiata. Un po’ più indurita. Un po’ più incattivita. Un po’ più aggressiva (ancora di più? Sì, ancora di più. E tanto peggio per chi si troverà a farne le spese), ma sono qui.

(eppure …)


barbara


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22 marzo 2009

LO SHAMPOO

Giorgio Gaber

(1972)

Una brutta giornata,
chiuso in casa a pensare,
una vita sprecata,
non c'è niente da fare,
non c'è via di scampo,
quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Uno shampoo?

Una strana giornata,
non si muove una foglia,
ho la testa ovattata,
non ho neanche una voglia,
non c'è via di scampo:
sì, devo farmi per forza uno shampoo.

Uno shampoo? Sì, uno shampoo.

schhh... scende l'acqua, scroscia l'acqua calda, fredda, calda... giusta!
Shampoo rosso, giallo, quale marca mi va meglio... questa!

Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve, lieve,
sembra panna, sembra neve...
La schiuma è una cosa buona, come la mamma,
che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco,
una mamma enorme, una mamma in bianco!

Sciacquo, sciacquo, sciacquo...

Seconda passata.

Son convinto che sia meglio quello giallo senza... canfora!
I migliori son più cari perchè sono anti... forfora!

Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve, lieve,
sembra panna, sembra neve...
La schiuma è una cosa sacra, è una cascata di latte,
che assopisce questa smania tipica italiana,
è una cosa sacra: come una vacca indiana!

Sciacquo, sciacquo, sciacquo...

Fffffff... fon!

E dopo decenni ancora non ho capito se si tratti di una metafora o … di uno shampoo

barbara


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22 marzo 2009

CILIEGINA SULLA TORTA

Siccome stamattina eravamo sottozero, mi sono messa una gonna lunga, così a scuola sulla scala mi sono inciampata. Adesso sono tutta un livido e tutta un ematoma dalla testa ai piedi; una coscia in particolare è talmente tumefatta e dolorante che quasi non riesco a camminare. Ecco.

barbara




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19 marzo 2009

volevo

postare qualcosa, ma non ce la faccio, scusate.




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16 marzo 2009

OCCUPAZIONE, TERRITORI OCCUPATI E BLABLABLA

March 16 1954: Palestinian Terrorists from Egyptian-held Gaza strip stop an Israeli bus travelling from Tel Aviv to Eilat at Scorpions Pass in the Negev desert and murder eleven passengers


Quella che segue è una lettera inviata – e mai pubblicata – a un quotidiano progressista italiano.


Egr direttore
Non pensavo mai di tirare fuori la mia storia personale, ma dopo aver letto l'articolo - demonizzazione- di Sandro Viola del 20/1/2002 ho deciso di rinunciare alla mia privacy per sbugiardare quel moderno antisemita.
Sono nato nel settembre 1953 in Israele.
I miei genitori, scampati dai lager nazisti, si sono stabiliti in Israele in un villaggio chiamato Even Yehudah, vicino alla città di Netanyah dove facevano i contadini.
(È il punto dove la larghezza massima di Israele era 12KM fino al 67- quindi, tutta frontiera)
Due mesi prima della mia nascita, parlo del Luglio 1953, i miei hanno sentito uno strano rumore e mio padre è uscito per controllare e non è mai più rientrato.
Non c'erano allora telefoni. Mia mamma, con una bimba di 4 anni, e incinta al settimo mese, si è barricata in casa- pregando.
Al mattino lo ha trovato.
Lo avevano torturato prima di decapitarlo.
Gli avevano cavato gli occhi e poi hanno impilato la sua testa su un palo di fronte a casa.
Non c'erano "territori occupati" nel 1953.
Allora si chiamavano Fedayn, mentre oggi la sinistra antisemita li chiama "combattenti della resistenza".
Fa poca differenza, quello che li distingueva, allora come oggi è la "cultura" assassina, il fanatismo che non ha bisogno delle scuse dell' "umiliazione" e/o della "occupazione" che i buonisti antisemiti di sinistra come Viola gli forniscono come alibi per perpetuare l'opera che in Europa vi è quasi riuscita il secolo scorso.
Scommetto che non troverà spazio per pubblicare la mia lettera- nel suo giornale "politicamente corretto", al servizio di quelli che si adoperano per completare l'opera che i vostri - compagni- camerati non sono riusciti a completare.
Nahman Finaro Singer

Già. Non c’erano “territori occupati” nel luglio del ’53. E non c’erano il 16 marzo del ’54. Così come non c’erano il 2 giugno 1964 quando Ahmed Shukeiry - che otto anni prima aveva dichiarato
al Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite: "È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria" – fondò l’Olp, Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Ma non ci avevano raccontato che il problema era l’okkupazione? Sì, ce l’avevano raccontato. E continuano a raccontarcelo. Insieme a tante tante altre storie che a qualcuno fa tanto tanto piacere credere. Una volta c’erano quelle sull’avvelenamento dei pozzi, poi sono arrivate quelle sulla Germania messa in ginocchio dalla famelica finanza ebraica, adesso ci sono queste: quando si tratta di far fuori gli ebrei, di storie da raccontare se ne trovano sempre.

barbara


15 marzo 2009

SHIR HA-SHIRIM, IL CANTICO DEI CANTICI

Qui.


bellissima immagine rubata qui

barbara


11 marzo 2009

CARITÀ CRISTIANA

Ha scomunicato i medici che hanno fatto abortire una bambina di nove anni. Non ha invece ritenuto di dover applicare la stessa misura all’uomo che aveva stuprato e messo incinta la bambina.
Io, a differenza di certi autoproclamatisi presunti supposti sedicenti razionalisti che hanno su tutto ciò che non si può toccare certezze talmente assolute da acquistare spazi pubblicitari sulle fiancate degli autobus per proclamare la lieta novella all’universo mondo, e che trovano bellissimo divertentissimo intelligentissimo un patetico video in cui un faccia da pirla con la voce più grigia e monotona che mente umana possa immaginare ripete dozzine di volte che “la fede è come la verginità: per diventare adulto devi perderla”, io, dicevo, a differenza di questi soggetti, tutte queste certezze non le ho, e dunque non lo so se esista da qualche parte una qualche specie di inferno – a parte quello che esseri sedicenti umani hanno fabbricato in terra per quella bambina e per milioni di altri bambini al mondo. Non lo so, però mi piacerebbe che ci fosse. E che avesse, come quello dantesco, gironi e bolge con pene crescenti col crescere del peccato. E davvero mi riesce difficile immaginare peccato peggiore della mancanza di carità.
In alternativa, in mancanza dell’inferno, mi accontenterei di un generoso cancro nelle budella, con una metastasi nella lingua e una nel buco del culo. Per lui e per quelli che trovano normale negare i funerali religiosi a un uomo che, condannato comunque a morte dalla natura del suo male, quando le sofferenze sono diventate disumane ha scelto di ridurne un po’ la durata, e concederli a un assassino con decine di migliaia di morti sulla coscienza – si fa per dire.
Nel frattempo, solo parzialmente fuori tema, l’immondo Gino Strada, di professione leccaculo dei peggiori assassini e terroristi del pianeta dalle mani grondanti di sangue, quello che spende i soldi delle donazioni per andare a manifestazioni in cui si brucia e si sfascia e per andare in televisione a invocare la guerra santa contro gli Stati Uniti, ha perso ancora un’occasione di tenere chiusa la sua fetida bocca.

No, non sono uscita dal buco nero, ma anche da qua in fondo mi arrivano cose che so che, quando ne uscirò, mi faranno incazzare. Perché ne uscirò, comunque, prima o poi. Spero.

barbara


8 marzo 2009

PUÒ ESSERE UTILE

Ho trovato questa cosa tempo fa in internet. Non so se la fonte sia realmente quella dichiarata, ma i suggerimenti mi sembrano sensati e utili, e perciò ve li propongo.

Un gruppo di violentatori in prigione è stato intervistato per sapere ciò che cercano in una potenziale vittima. Ecco qui alcuni elementi interessanti:

1) La prima cosa che i violentatori notano in una potenziale vittima è la pettinatura. E' più probabile che attacchino una donna con una pettinatura tipo coda di cavallo, trecce o qualunque altra pettinatura che si possa strattonare facilmente. E' probabile anche che attacchino donne con i capelli lunghi. Donne con i capelli corti non sono vittime usuali.

2) La seconda cosa che essi notano è l'abbigliamento. Osservano le donne che vestono abiti che si possano togliere o eliminare rapidamente. E' solito anche che attacchino donne che parlano al telefono o che stanno facendo altre cose mentre camminano: questo indica che sono disattente e disarmate e possono essere facilmente attaccate.

3) Le ore del giorno in cui i violentatori attaccano maggiormente le donne è a prima mattina, tra le 5:00 e le 8:30, e dopo le 22:30

4) Questi uomini attaccano in modo e in luoghi in cui possano portare la donna rapidamente in altri luoghi, dove non si debbano preoccupare di essere visti o arrestati. Se Lei tenta qualunque reazione alla lotta, i violentatori solitamente desistono approssimativamente in due minuti: credono che non ne valga la pena, che è una perdita di tempo.

5) Hanno dichiarato che non attaccano donne che portino con loro ombrelli o altri oggetti che possano essere usati come arma a una certa distanza (le chiavi non li intimidiscono perché per essere usate come armi, la vittima deve far avvicinare molto l'aggressore).

6) Donna, se qualcuno ti seguisse in una strada, vicolo o garage, o se stessi con qualcuno con fare sospetto in un ascensore o in una scala, guardalo direttamente in faccia e chiedigli qualcosa, tipo 'Che ore sono?'. Se fosse un violentatore, avrà paura di essere successivamente identificato e perderà l'interesse di averla come vittima. L'idea è convincerlo che non vale la pena scegliere te.

7) Se qualcuno si presenta improvvisamente e ti afferra, grida! La maggior parte dei violentatori ha detto che lascerebbe andare una donna che grida o che non avesse paura di lottare con lui. Ripeto: Essi cercano la VITTIMA FACILE. Se gridi, potrai mantenerlo a distanza ed è probabile che scappi.

8) Stai sempre attenta a quello che succede dietro di te. Nel caso in cui percepisci qualsiasi comportamento strano, non lo ignorare. Segui il tuo istinto. E' meglio scoprire che ti sei sbagliata e prenderti solo paura al momento, ma hai la certezza che sarebbe stato molto peggio se il soggetto ti avesse attaccato realmente.

9) In qualunque situazione di pericolo, nel caso in cui tu debba gridare, grida sempre 'AL FUOCO! AL FUOCO!' e molte persone arriveranno (curiosi). Nel caso in cui gridassi AIUTO!, la maggior parte delle persone si asterrebbero per paura.

Di mio aggiungo ancora una cosa: donne, ragazze, non abbiate paura di fare la figura di “quella che se la tira”: se vi propone di accompagnarvi qualcuno che d’istinto, a naso, a pelle non vi ispira fiducia, rifiutate. Meglio rischiare di essere considerata una stronzetta con la puzza al naso che se la tira piuttosto che rischiare di finire come troppe donne finiscono.

Mi sembra la cosa più adatta da postare oggi: di “festeggiare” davvero non ho alcuna voglia, non solo perché sto malissimo ma anche, o meglio soprattutto, perché non ci tengo minimamente ad essere festeggiata un giorno e offesa per gli altri 364: io voglio essere rispettata 365 giorni all’anno, punto e basta. Sto ancora aspettando, per dirne una, le scuse di quello che là sotto ha avuto l’improntitudine di accusarmi di “mettere i manifesti di solidarietà per gli stupratori di pura razza italiana”, e mi sa che dovrò aspettare fino al giorno del giudizio. Per non parlare di quello che più di un anno fa mi ha scaraventata nella vasca del fango, e ancora non sembra dare segni di resipiscenza – e pensare che l’avevo creduto un amico.
Chi volesse comunque celebrare la ricorrenza può andarsi a rileggere questo.


barbara


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7 marzo 2009

LAMENTO PER IGNACIO SÁNCHEZ MEJÍAS

 1
Il cozzo e la morte

Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.

Il vento portò via i cotoni
alle cinque della sera.
E l’ossido seminò cristallo e nichel
alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
alle cinque della sera.
E una coscia con un corno desolato
alle cinque della sera.
Cominciarono i suoni di bordone
alle cinque della sera.
Le campane d’arsenico e il fumo
alle cinque della sera.
Negli angoli gruppi di silenzio
alle cinque della sera.
Solo il toro ha il cuore in alto!
alle cinque della sera.
Quando venne il sudore di neve
alle cinque della sera,
quando l’arena si coperse di iodio
alle cinque della sera,
la morte pose le uova nella ferita
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Alle cinque in punto della sera.

Una bara con ruote è il letto
alle cinque della sera.
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
alle cinque della sera.
Il toro già mugghiava dalla fronte
alle cinque della sera.
La stanza s’iridava d’agonia
alle cinque della sera.
Da lontano già viene la cancrena
alle cinque della sera.
Tromba di giglio per i verdi inguini
alle cinque della sera.
Le ferite bruciavan come soli
alle cinque della sera.
E la folla rompeva le finestre
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!


2
Il sangue versato

Non voglio vederlo!

Di’ alla luna che venga,
ch’io non voglio vedere il sangue
d’Ignazio sopra l’arena.

Non voglio vederlo!

La luna spalancata.
Cavallo di quiete nubi,
e l’arena grigia del sonno
con salici sullo steccato.

Non voglio vederlo!
Il mio ricordo si brucia.
Ditelo ai gelsomini
con il loro piccolo bianco!

Non voglio vederlo!

La vacca del vecchio mondo
passava la sua triste lingua
sopra un muso di sangue
sparso sopra l’arena,
e i tori di Guisando,
quasi morte e quasi pietra,
muggirono come due secoli
stanchi di batter la terra.

No.
Non voglio vederlo!

Sui gradini salì Ignazio
con tutta la sua morte addosso.
Cercava l’alba,
ma l’alba non era.
Cerca il suo dritto profilo,
e il sogno lo disorienta.
Cercava il suo bel corpo
e trovò il suo sangue aperto.
Non ditemi di vederlo!
Non voglio sentir lo zampillo
ogni volta con meno forza:
questo getto che illumina
le gradinate e si rovescia
sopra il velluto e il cuoio
della folla assetata.
Chi mi grida d’affacciarmi?
Non ditemi di vederlo!

Non si chiusero i suoi occhi
quando vide le corna vicino,
ma le madri terribili
alzarono la testa.
E dagli allevamenti
venne un vento di voci segrete
che gridavano ai tori celesti,
mandriani di pallida nebbia.
Non ci fu principe di Siviglia
da poterglisi paragonare,
né spada come la sua spada
né cuore così vero.
Come un fiume di leoni
la sua forza meravigliosa,
e come un torso di marmo
la sua armoniosa prudenza.
Aria di Roma andalusa
gli profumava la testa
dove il suo riso era un nardo
di sale e d’intelligenza.
Che gran torero nell’arena!
Che buon montanaro sulle montagne!
Così delicato con le spighe!
Così duro con gli speroni!
Così tenero con la rugiada!
Così abbagliante nella fiera!
Così tremendo con le ultime
banderillas di tenebra!

Ma ormai dorme senza fine.
Ormai i muschi e le erbe
aprono con dita sicure
il fiore del suo teschio.
E già viene cantando il suo sangue:
cantando per maremme e praterie,
sdrucciolando sulle corna intirizzite,
vacillando senz’anima nella nebbia,
inciampando in mille zoccoli
come una lunga, scura, triste lingua,
per formare una pozza d’agonia
vicino al Guadalquivir delle stelle.

Oh, bianco muro di Spagna!
Oh, nero toro di pena!
Oh, sangue forte d’Ignazio!
Oh, usignolo delle sue vene!

No.
Non voglio vederlo!
Non v’è calice che lo contenga,
non rondini che se lo bevano,
non v’è brina di luce che lo ghiacci,
né canto né diluvio di gigli,
non v’è cristallo che lo copra d’argento.
No.
Io non voglio vederlo!!


3
Corpo presente

La pietra è una fronte dove i sogni gemono
senz’aver acqua curva né cipressi ghiacciati.
La pietra è una spalla per portare il tempo
Con alberi di lagrime e nastri e pianeti.

Ho visto piogge grigie correre verso le onde
alzando le tenere braccia crivellate
per non esser prese dalla pietra stesa
che scioglie le loro membra senza bere il sangue.

Perché la pietra coglie semenze e nuvole,
scheletri d’allodole e lupi di penombre,
ma non dà suoni, né cristalli, né fuoco,
ma arene e arene e un’altra arena senza muri.

Ormai sta sulla pietra Ignazio il ben nato.
Ormai è finita. Che c’è? Contemplate la sua figura:
la morte l’ha coperto di pallidi zolfi
e gli ha messo una testa di scuro minotauro.

Ormai è finita. La pioggia entra nella sua bocca.
Il vento come pazzo il suo petto ha scavato,
e l’Amore, imbevuto di lacrime di neve,
si riscalda in cima agli allevamenti.

Cosa dicono? Un silenzio putrido riposa.
Siamo con un corpo presente che sfuma,
con una forma chiara che ebbe usignoli
e la vediamo riempirsi di buchi senza fondo.

Chi increspa il sudario? Non è vero quel che dice!
Qui nessuno canta, né piange nell’angolo,
né pianta gli speroni né spaventa il serpente:
qui non voglio altro che gli occhi rotondi
per veder questo corpo senza possibile riposo.

Voglio veder qui gli uomini di voce dura.
Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi:
gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano
con una bocca piena di sole e di rocce.

Qui li voglio vedere. Davanti alla pietra.
Davanti a questo corpo con le redini spezzate.
Voglio che mi mostrino l’uscita
per questo capitano legato dalla morte.

Voglio che mi insegnino un pianto come un fiume
ch’abbia dolci nebbie e profonde rive
per portar via il corpo di Ignazio e che si perda
senza ascoltare il doppio fiato dei tori.

Si perda nell’arena rotonda della luna
che finge, quando è bimba dolente, bestia immobile;
si perda nella notte senza canto dei pesci
e nel bianco spineto del fumo congelato.

Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti
perché s’abitui alla morte che porta.
Vattene, Ignazio. Non sentire il caldo bramito.
Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!


4
Anima assente

Non ti conosce il toro né il fico,
né i cavalli né le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino né la sera
perché sei morto per sempre.

Non ti conosce il dorso della pietra,
né il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo ricordo muto
perché sei morto per sempre.

Verrà l’autunno con conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché sei morto per sempre.

Perché sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
L’insigne maturità della tua conoscenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così chiaro, così ricco d’avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste negli ulivi.




permalink | inviato da ilblogdibarbara il 7/3/2009 alle 0:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


3 marzo 2009

DIALOGO IMMAGINARIO

Rubato a lui.

Il Keren Kayemeth LeIsrael, Fondo Permanente per Israele, sostiene lo sviluppo di Israele con l'aiuto di ebrei e non ebrei di tutto il mondo, ricchi e poveri.
Grazie al Keren Kayemeth le terre sono state acquistate da parte degli ebrei dai latifondisti arabi, e non "rubate" come pensa l'immaginario - ma non troppo - pacifista a cui ora do la voce.


PREMESSA AL DIALOGO IMMAGINARIO

Ora che ho aperto un mio blog, ripubblico il ”dialogo immaginario tra un pacifista e un amico d’Israele”.

Premetto una cosa: visto il chiarissimo riferimento al G8 di Genova del 2001 e a Carlo Giuliani, chiarisco che non intendo offendere Carlo Giuliani che ha già pagato un prezzo terribile per i suoi errori; intendo offendere invece i falsari che hanno trasformato un ragazzo che ha sbagliato in un pacifico manifestante, e un carabiniere che ha sparato per salvarsi la vita in un bieco assassino. Visto che, tra presentare chi compie violenze come una persona pacifica, e presentare Israele come uno Stato razzista e genocida, c’è una cosa fondamentale in comune.
L’ESSERE COMUNQUE DEI NEGAZIONISTI DELLA REALTA’ E DEI FALSARI!

DIALOGO IMMAGINARIO TRA UN PACIFISTA E UN AMICO DI ISRAELE

Personaggi:
P Il pacifista, con passamontagna e manganello
A Amico di Israele

P: Io sono per la pace, la libertà, il dialogo tra ebrei, cristiani, mussulmani. Odio solo Israele.
A: Perché odi Israele?
P: Semplice: non si può arrivare in un posto, dire “duemila anni fa c’eravamo noi” e cacciarne gli abitanti! Che cosa diremmo se gli etruschi volessero la Toscana, magari con capitale Firenze, solo perché erano lì 3 mila anni fa?
A: E allora cosa bisognerebbe fare?
P: Ridare la Palestina a chi l’aveva prima del 1948!!
A: Si può fare, sarebbe una bella cosa per i Turchi.
P: Che c’entrano i turchi con la Palestina?
A: Semplice: a parte gli inglesi che ci sono stati una trentina d’anni, in precedenza la Palestina l’hanno avuta i Turchi per 400 anni.
P: Scherzi? Sfotti?
A: No, anzi, sono stati così gentili verso gli studenti di storia che faticano a ricordare troppe date, da starci esattamente 400 anni: dal 1517 al 1917. In quel periodo avevano le mani dappertutto, e li chiamavano Turchi….Ottomani!
P: Ammesso che sia così, gli arabi hanno avuto la Palestina per 1.500 anni dopo che gli ebrei se n’erano andati, quindi è la loro terra!
A: Se vuoi ti do il cellulare di un’insegnante di storia che fa prezzi modici. I primi 600 anni l’hanno avuta i bizantini, cioè era parte dell’impero romano d’oriente. Poi, essendo diventata la Palestina un porto di mare, gente che va e che viene, nei secoli dopo, in tutto, gli arabi hanno avuto la sovranità per 300 anni al massimo. Poco per dire: ci siamo noi da duemila anni!!!
P: Questa non la bevo: vuoi dirmi che uno stato arabo palestinese è esistito solo per 300 anni????
A: No: neanche per un giorno, dal Big Bang di 13 miliardi di anni fa.
P: Non essere pedante: non si sarà chiamato “Stato arabo palestinese”; come si chiamava lo stato arabo con capitale Gerusalemme?
A: In nessun modo: quando hanno avuto la Palestina, gli arabi l’hanno considerata parte della terra araba, ma mai uno stato autonomo. E mai hanno scelto Gerusalemme come cuore di un loro stato, o come capitale dell’ impero arabo.
P: Quindi….
A: Quindi, fino al 70 dopo Cristo, Gerusalemme l’abbiamo voluta come nostra capitale, quando l’abbiamo riavuta nel 1948 l’abbiamo voluta come nostra capitale, nell’intervallo non l’ha voluta nessuno. Neanche la Giordania che fino al 1967 aveva la sovranità su Gerusalemme Est. Sai cosa mi viene in mente?
P: No.
A: Un bambino che ha davanti agli occhi una torta meravigliosa con le ciliegine, la ignora, ma quando arriva suo fratello e la mangia inizia a urlare: “E’ mia! Stavo per mangiarla io!” Ribadisco che hanno cominciato a volere Gerusalemme come capitale storica e insostituibile solo quando l’hanno persa. Quindi la parte degli Etruschi che arrivano troppo tardi a dire “vogliamo Firenze e la Toscana” l’hanno fatta gli arabi, non gli ebrei.
P: Sei un lurido razzista antiarabo, che vuole negare agli arabi i diritti nazionali!
A: No, sono un lurido razzista antisemita semmai: chiedo uno Stato ebraico e 20 o 21 Stati arabi: Siria, Libano, Giordania, Libia eccetera eccetera.
P: Però in Palestina c’erano comunque gli arabi, anche se non avevano un loro stato ed erano sotto i turchi: non avevate diritto di portargli via la terra!
A. Vedi, io stesso ho la brutta abitudine di portare via dai supermercati, tre volte alla settimana, carne, frutta, detersivi, pasta, e probabilmente lo fai anche tu: quindi non ti comporti meglio dei sionisti.
P: Non sparare cazzate: io la frutta e la pasta le pago, non le rubo.
A: Ti farà piacere sapere che la stessa cosa è stata fatta dai “luridi sionisti” da fine ottocento in poi: hanno comprato le terre da colonizzare, e gli arabi le hanno vendute al prezzo di terreno fertile, pur essendo terre paludose e malariche. Gli ebrei ricchi e poveri facevano offerte al Fondo Nazionale Ebraico per finanziare l’acquisto delle terre.
P: Mi stai raccontando frottole: io condanno il genocidio di palestinesi compiuto da Israele negli ultimi 60 anni!
A: Ottimo, e io condanno il genocidio di cinesi compiuto negli ultimi dieci anni dalla Città del Vaticano.
P: Quale genocidio di cinesi?
A: Appunto: quale genocidio di palestinesi?
P: Sembra che per te i palestinesi non siano mai esistiti! Gesù non era forse palestinese? e San Pietro? e San Giuseppe?
A: Gesù e gli altri erano ebrei, abitavano nel Regno di Israele, sulla terra che più tardi è stata chiamata Palestina. Se a quel punto vuoi dire che fossero palestinesi, mi va bene; però…
P: Però…cosa????
A: Però devi chiamare palestinesi anche Olmert, Barak, Golda Meir, Ben Gurion, dire che Israele è lo stato palestinese e che Arafat presiedeva l’ODP, Organizzazione per la Distruzione della Palestina. Ti conviene?
P: Io so che una brigata palestinese ha combattuto per liberare l’Europa a fianco degli inglesi nella seconda guerra mondiale!!!
A: L’hai detto, Brigata Ebraica o dei Palestinesi ebrei. I palestinesi arabi si definivano semplicemente arabi. Se adesso si sentono un popolo a sé vuol dire che adesso lo sono, se prima non si sentivano un popolo vuol dire che non lo erano.
P: E se ora esistono i palestinesi, perché voi sionisti negate il loro diritto ad uno Stato da quando lo chiedete per voi?
A: Quando ti avrò dato il cellulare dell’insegnante di storia imparerai che l’ONU nel 1947 aveva deciso: uno stato ebraico in una parte della Palestina dopo 1900 anni che non c’era, uno Stato arabo in un’altra parte della Palestina dopo 13 miliardi di anni che non c’era (dal Big Bang). A noi andava bene che nascesse lo stato arabo palestinese, sono stati loro che l’hanno rifiutato per poi protestare perché erano senza! Come il bambino della torta con le ciliegine, se la butta dalla finestra e poi inizia a piangere perché è senza torta. Poi gli abbiamo dato altre volte la possibilità di avere un loro stato: erano troppo arrabbiati di essere rimasti senza torta per accettarne una!
P: Io voglio: due popoli, due stati, se proprio non si può cancellare Israele.
A: Io invece sono più filoarabo di te: voglio: due popoli, tre stati: per il popolo ebraico lo stato d’Israele, per il popolo palestinese lo Stato di Palestina e la Giordania.
P: Che c’entra la Giordania con la Palestina?

A: Che la Giordania si trova sulla parte orientale della Palestina, è popolata in maggioranza assoluta dai palestinesi, la moglie del re è palestinese. Se l’Italia del Nord la chiami Padania, sempre Italia rimane. E se lo stato palestinese orientale lo chiami Giordania, sempre Palestina rimane. A me sembra più logico che i palestinesi occidentali, di Cisgiordania e Gaza, facciano un unico Stato con la Giordania, ma se ne vogliono due, mi va benissimo. Voglio comunque che i palestinesi abbiano almeno il 70% della Palestina, e Israele al massimo il 30%. Quindi sono più filoarabo di te.
P: Magari vuoi negare la grandezza di Arafat?
A: No, anzi, è stato un grande, di sicuro. Sua mamma era una brava persona, una donna molto buona, e lui ne era degno figlio.
P: Quindi lo ammiri anche tu?
A: No, sto cercando di dirti che era un grandissimo figlio di una buona donna, che ha sistematicamente tradito i palestinesi rubando i loro soldi, rifiutando tutte le occasioni di pace, e tradendo tutti quelli con cui ha stipulato accordi: gli israeliani ma anche i libanesi e i giordani. Predicava la pace in inglese e la guerra in arabo, la pace alle 9.00 e la guerra alle 9 e un quarto. Ai giornalisti occidentali diceva pace, riceveva applausi, e andava in un brodo di giuggiole per vanità. Ai palestinesi diceva guerra, riceveva applausi, e andava in un secondo brodo di giuggiole per vanità. Amava stare comunque in mezzo agli applausi. Praticamente gli piaceva sempre…in un doppio brodo…..star!
P: Basta, hai rotto. Vado a prendere un estintore.
A: Bene, c’è da spegnere un incendio? Hai un senso civico insospettabile.
P: No, per diffondere una cultura di pace devo rompere con un estintore la testa di un carabiniere. Se poi quel bastardo non si lascia ammazzare e uccide me, diventerò un martire della pace e l’ultrasinistra mi vorrà dedicare una piazza.
A: Su questo i precedenti mi spingono a darti ragione. In bocca al lupo e ciao.

Enrico Richetti – Vicenza

Per quanto riguarda il Keren Kayemet Le Israel sono orgogliosa di poter dire che, sia pure in misura molto modesta, vi contribuisco anch’io, e che dunque fra gli alberi che ogni giorno vengono piantati contribuendo a trasformare il deserto in terra fertile e a cambiare il microclima facendo piovere dove prima mai era successo, ce ne sono anche alcune decine di miei. Per quanto riguarda invece il dialogo, non ho niente da aggiungere, né da togliere, né da cambiare: c’è tutto ciò che ci deve essere, non una parola di più, non una parola di meno.

barbara


2 marzo 2009

DOPO LA NOTTE

Nascere e crescere dentro l’islam e volere, tuttavia, essere una donna: avere dei sentimenti, scegliere chi amare, essere titolare di diritti. Essere, in una parola, una persona. Non è facile, e se si persevera nel tentativo di veder soddisfatte queste pretese, il prezzo da pagare è alto, molto alto. Ma c’è chi, pur sapendolo, non si arrende, e prosegue per la strada che sa essere giusta. È questa la storia che ci racconta Alessandra Boga in questo racconto intenso e bellissimo, liberamente ispirato a una storia realmente accaduta – a una storia, purtroppo, tragicamente simile a tante altre storie. Un racconto scritto senza ostilità preconcette ma anche senza inutili buonismi. Un racconto tragico ma che non cede alla disperazione perché la notte, anche quella più lunga, prima o poi dovrà pur finire …

Alessandra Boga, Dopo la notte, Il filo



barbara


1 marzo 2009

HO DECISO: LA BUTTO IN POLITICA …

… sia nazionale che internazionale, e anche poliglotta, che fa di un figo, ragazzi, ma di un figo …

L’analisi della situazione
Luca era gay, ma anche no.

Il programma
Possiamo guarirlo? Yes, we can.

barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










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