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ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 novembre 2009

AVVISO AGLI AMICI CHE PASSANO DI QUI

Mi è arrivata una catena di sant’Antonio. Una di quelle classiche, non cambiare neanche una virgola, mandalo a 20 persone entro quattro giorni, uno ci ha riso sopra e suo figlio si è ammalato allora ha cambiato idea e ha fatto l’inoltro e suo figlio è guarito, un altro non l’ha inoltrata e ha perso il lavoro e allora l’ha inoltrata e ha trovato un nuovo lavoro. Eccetera eccetera. Non deve essere tanto brava con la matematica, questa gente, dal momento che dicono che la cosa è iniziata nel 1953 e ha fatto 8 volte il giro del mondo. Perché, facendo la media fra la popolazione iniziale e quella di adesso, diciamo, giusto per semplificare i calcoli, 5 miliardi di persone, otto volte tanto significa che la catena ha colpito 40 miliardi di volte. Ora, facciamoci un momento due conti. Mettiamo che dei 20 riceventi solo 10 facciano l’inoltro - sia per semplificare i conti che per spiegare come mai sulla terra ci siano tante disgrazie – e mettiamo che tutti aspettino l’ultimo momento di quei quattro giorni concessi. Ebbene, dopo quattro giorni dal primo invio il messaggio è arrivato a 10 persone. Dopo 8 giorni a 100. 12 giorni: 1000. 16 giorni: 10.000. 20 giorni: 100.000. 24 giorni: 1.000.000. 28 giorni: 10.000.000. 32 giorni: 100.000.000. 36 giorni: 1 miliardo. 40 giorni: 10 miliardi. 44 giorni: 100 miliardi. 48 giorni: 1000 miliardi. 52 giorni: 10.000 miliardi. 56 giorni: 100.000 miliardi. Alla fine del secondo mese c’erano un milione di miliardi di esseri umani che ricevevano l’ultimo invio (per avere invece il totale delle persone che hanno ricevuto il messaggio, dovete aggiungere al milione di miliardi la somma di tutte le cifre sopra riportate). O, a scelta, ognuno dei circa 5 miliardi di abitanti del pianeta terra in quel momento era intento a ricevere duecentomila messaggi e a reinviarne quattro milioni. Neonati compresi. Persone in coma comprese. Ospiti del cottolengo compresi. Aborigeni dell’Amazzonia compresi. Eccetera eccetera. Passati 56 anni, dubito che tutte le foreste della terra basterebbero a produrre la carta necessaria per scrivere il numero di persone che lo hanno ricevuto. Poi volendo ci sarebbe un’altra cosa che mi lascia un pelino perplessa, e cioè: dice che non si deve minimamente modificare il testo, il che fa supporre che sia rimasto invariato dal 1953 a oggi. E dice anche che la fortuna arriverà per email o via internet, e io mi chiedo: ma nel 1953 c’erano l’email e internet? Ma lasciamo perdere. No, il motivo per cui sto scrivendo questa cosa è che io non l’ho inoltrata, e immediatamente mi sono esplose influenza e bronchite. L’influenza, a dire la verità, non sembra avere caratteristiche porcellesche, ma dato che un sant’Antonio scatenato è capace di provocare mutazioni anche a giochi già iniziati, voglio mettere le mani avanti. Se la situazione dovesse peggiorare e io dovessi scomparire da questi schermi, sapete che cosa dovete fare: UCCIDETE SANT’ANTONIO!

                                               

Nel frattempo, in attesa di decidere se uccidere o no sant’Antonio, andate a leggere l’istruttivissima cartolina di ieri e la saggia cartolina di oggi.

barbara


28 novembre 2009

E DOPO VERONICA, ECCO A VOI LEA





E dopo Lea, naturalmente, lui, visto che oltretutto anche lui si occupa oggi di buoni sentimenti.

barbara


27 novembre 2009

27 NOVEMBRE 1951: IL COMPLOTTO DEI MEDICI EBREI

Il «complotto dei medici»: l'ultima vendetta di Stalin

Avvicinandosi alla fine della sua vita, l'antisemitismo di Stalin aveva assunto una forma ancora più virulenta e il dittatore viveva ormai ossessionato dall'idea di una cospirazione da parte degli ebrei. Sebbene fin dal 1949 si fossero verificati arresti di alcune im­portanti personalità ebraiche, il primo segno che la cosa poteva svi­lupparsi in un'epurazione a largo raggio si ebbe il 27 novembre del 1951 con l'arresto di Rudolf Slànsky, segretario generale del partito comunista cecoslovacco, e del suo vice Bedrich Geminder, entrambi ebrei e legati a Beria e all'MGB. Infatti, con l'approvazione di que­st'ultimo, avevano creato in Cecoslovacchia un centro per l'invio di aiuti e armi a Israele durante il conflitto con gli arabi scoppiato alla fine della guerra. Essendo ormai del tutto mutato l'atteggiamento, un tempo favorevole, di Stalin nei confronti di Israele, Slànsky e Ge­minder vennero accusati, tra l'altro, di «cosmopolitismo», «sioni­smo» e di perseguire una politica antiaraba.
Il procedimento di incriminazione era stato allestito da Abakumov che, nel 1949, aveva inviato due suoi funzionati dell'MGB, V.I. Kornarov e M.T. Lihacev, a Praga per sovrintendere a un'indagine relativa a un'accusa di cospirazione internazionale nell'ambito dei circoli governativi cecoslovacchi. Presto i funzionari vennero richia­mati e, dopo la destituzione di Abakumov, arrestati. Furono rim­piazzati da un altro dei consiglieri dell'MGB, VA. Bojarskij, ma nel­l'autunno del 1951 (subito dopo il cambio al vertice dell'MGB) anche a lui vennero mosse critiche per aver ostacolato un'indagine su Slànsky e fu richiamato in patria. Suo sostituto venne nominato Aleksej Bescastnov, un funzionario dell'MGB che durante la guerra aveva lavorato con il protetto di Kruscev, Leonid Breznev. Bescast­nov, che avrebbe fatto con Kruscev prima e Breznev poi una splen­dida carriera nell'organizzazione della polizia per la sicurezza dello stato, si occupò del procedimento contro Slànsky con grande ener­gia. Fu necessario più di un anno per la preparazione del processo, che ebbe luogo tra il 20 e il 27 novembre del 1952; vi comparvero quattordici imputati, undici dei quali ebrei. Slànsky, Geminder e nove altri, presentati come «praticanti del sionismo», furono con­dannati a morte con l'accusa di alto tradimento e spionaggio. Più tardi, alla caduta di Beria, si disse che Slànsky fosse stato un suo uo­mo e fu accusato di aver introdotto in Cecoslovacchia i metodi del suo mentore.
Il processo di Praga può essere considerato come un'anticipazio­ne del successivo dibattimento relativo al «complotto dei medici» che si sarebbe svolto a Mosca. Infatti, l'accusa formulata durante il processo praghese, di assassinio politico per opera di alcuni dottori, e quella di sionismo sarebbero divenute il tema centrale anche di quel procedimento. Esistono persino prove che in questo secondo processo venissero usate alcune deposizioni e vari testimoni del «caso Slànsky». Nel frattempo, in Unione Sovietica si era intensificata la campagna contro il sionismo e il «cosmopolitismo». Durante il maggio-giugno del 1952 il tribunale militare della corte suprema dell'URSS prese in esame il procedimento contro quindici persone collegate al comitato ebraico antifascista. Il 3 aprile Ignat'ev aveva inviato a Stalin le prove scoperte dal procuratore con una lettera di accompagnamento in cui si suggeriva che venissero condannati a morte tutti gli imputati eccetto uno, L. Stern. Il principale elemento di colpevolezza consisteva in una proposta fatta dalla leadership del comitato a Stalin, nel febbraio del 1944, perché venisse istituita in Crimea una Repubblica ebrea. Il tribunale militare condannò a mor­te, nel luglio del 1952, tredici imputati. Alla fine di novembre la stampa ucraina dava l'annuncio che a Kiev molti ebrei erano stati a loro volta condannati a morte da un tribunale militare per «ostruzio­nismo controrivoluzionario». A questo seguì, ai primi di gennaio del 1953, un minaccioso articolo apparso sull'autorevole organo del partito «Kommunist», scritto dal secondo segretario del comitato di partito di Leningrado, Frol Kozlov. Kozlov ricordava i capi di par­tito dell'Europa orientale, tra cui Slànsky, che erano stati smaschera­ti come cospiratori. Sollecitava che si attivasse la massima vigilanza contro simili nemici dell'Unione Sovietica, e allo stesso tempo face­va un mirato riferimento a un ebreo comunista che era stato denun­ciato anni prima come «provocatore».
Il 13 gennaio del 1953 sulla stampa sovietica apparve l'annuncio ufficiale dell'esistenza di un «complotto dei medici», che più tardi si scoprì essere stato architettato in realtà da Ignat'ev e dal suo vice, Rjumin. Vi si sosteneva che un gruppo terroristico composto da medici, «che avevano il fine di troncare la vita di personaggi pubbli­ci attivi sulla scena dell'Unione Sovietica sabotando le terapie a cui erano sottoposti», era stato scoperto «qualche tempo prima». Secon­do questo proclama, tra le vittime del complotto andavano enume­rati i capi partito Zdanov e Scerbakov, ai quali si diceva fossero state prescritte droghe controindicate per i gravi malanni da cui erano af­flitti. Si riteneva che i medici avessero anche cercato di minare la sa­lute di molti tra i più importanti ufficiali dell'esercito, ma che l'arre­sto aveva mandato a monte i loro piani. Sebbene non si specificasse che sei dei nove dottori accusati erano ebrei, la presenza di questi ul­timi veniva messa in particolare risalto sottolineando che avevano collegamenti di carattere cospiratorio con il comitato antifascista ebraico, bollato come organizzazione nazionalista borghese ebraica impiantata dai servizi di spionaggio americani. Questo annuncio, che fu seguito da ulteriori arresti di medici ebrei, scatenò un parossi­smo di antisemitismo in tutta l'Unione Sovietica. A quanto pare, lar­ghi strati della popolazione sovietica erano disposti a credere alla favola dei medici assassini e di una cospirazione capeggiata dagli ebrei. (Amy Knight, Beria, Mondadori, pp. 202-205)

Il 24 marzo [1953, Beria] sottopose al presidium un documento nel quale avan­zava una richiesta di amnistia per un ampio numero di prigionieri: secondo questo documento, dei circa 2.526.402 internati nei campi di lavoro solo 221.435 erano effettivamente «criminali di stato di parti­colare pericolosità», confinati nei campi speciali dell'MVD; la mag­gior parte degli altri non rappresentava un serio pericolo né per lo stato né per la società. Il 27 marzo il presidium approvò con un decreto la liberazione di quanti erano stati condannati a pene inferiori ai cinque anni, delle madri con figli al di sotto dei dieci anni, delle donne incinte e dei giovani con meno dì diciotto anni: in totale circa un milione di prigionieri. Anche prima dell'amnistia, nei campi si era verificato un certo rilassamento delle misure restrittive; secondo un giovane austriaco internato in Siberia, subito dopo la morte di Stalin i regolamenti di prigionia vennero notevolmente allentati an­che per i detenuti politici. All'improvviso venne concesso ai prigio­nieri di avere il necessario per scrivere, ricevere pacchi da casa e vi­site dei parenti.
Ma la novità più sensazionale, resa pubblica dalla «Pravda» il 4 aprile, fu il formale ripudio dell'esistenza di un «complotto dei me­dici» e la riabilitazione degli imputati arrestati. È significativo che l'annuncio apparisse sotto forma di un comunicato dell'MVD, ren­dendo così palese che era opera di Beria. Vi si legge:

È stato stabilito che le testimonianze degli arrestati, che in apparenza con­fermavano le accuse contro di loro, siano state ottenute da funzionari del di­partimento di investigazione dell'allora ministero per la Sicurezza dello stato con metodi di indagine del tutto illegali, assolutamente vietati dalla legge sovietica [...]. Le persone accusate di aver tenuto un comportamento scorretto nello svolgimento delle indagini sono state arrestate e incriminate. (ivi, pp. 222-223)

Come già detto in altra occasione su questi schermi, quella particolare psicopatia che va sotto il nome di antisemitismo provoca terrificanti deliri. E come l’affetto da delirium tremens vede arrampicarsi sul suo corpo orride e schifosissime bestiacce che in realtà esistono solo nella sua mente malata, così accade all’antisemita.
E poi, naturalmente, tanto per non perdere le buone abitudini, altro giro altro antisemitismo, qui.


barbara


26 novembre 2009

AL FINAL SE ACLARO EL DILEMA !!!!!!!!!!!!!!

Finalmente se logro echar luz sobre tan discutido y delicado tema...

Existen 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Judío:
1. Trabajo en el negocio de su padre.
2. Vivió en su casa hasta los 33 años.
3. Estaba seguro de que su madre era virgen, y su madre estaba segura de que el era Dios.

Asimismo hay 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Puertorriqueño:
1.
Su primer nombre era Jesús
2. Siempre tenia problemas con la ley.
3. Su madre no sabia quien era su padre.

Otras 3 pruebas dicen que Jesús podía haber sido Negro:
1. Llamaba a todo el mundo "hermano".
2. No tenía domicilio permanente.
3. Nadie lo contrataba.

Aparecieron 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Californiano:
1.
Nunca se cortaba el pelo.
2. Caminaba descalzo.
3. Invento una nueva religión.

Pero, existen 10 pruebas de que Jesús podía haber sido Argentino:
1. Fue condenado mientras que, el verdadero ladrón fue perdonado.
2. Cuando lo encontraron muerto, estaba en calzoncillos.
3. Sus familiares fueron a visitar su tumba y ya no estaba.
4. Estaba rodeado de pobres y cada día eran más.
5. No pagaba impuestos.
6. Era bueno con las prostitutas.
7. En la ultima cena con sus amigos, no pagó la cuenta.
8. Hizo aparecer mas alcohol en una reunión donde solo había agua.
9. Siempre tenia una explicación para todo.
10. Nunca tenia un peso en el bolsillo.

Ya no quedan dudas, Jesús, era Argentino!!!

Soldi? Avete detto soldi? Qualcuno ha parlato di soldi? Ah sì, è vero, anche lui ha parlato di soldi …

barbara


25 novembre 2009

A PROPOSITO DI CHIESA E ODIO ANTIEBRAICO

E' esagerato credere che l'odio teologico antico della Chiesa per gli ebrei non sia affatto spento?

«Israele non doveva permettersi di costruire un muro su territori altrui, nei Territori palestinesi. I muri ognuno se li costruisce sulla sua proprietà». «Il muro è umiliante e doloroso, separa famiglie e anche contadini dalla propria terra coltivata da generazioni». «Secondo me, il muro crea irritazione, dà grande disagio, è una grande umiliazione per i palestinesi; e non è un bene neanche per Israele, poiché introduce il seme brutto del risentimento, del rancore dentro i cuori di chi ne è umiliato». Sapete chi ha scritto questa parole, rilanciando la questione della barriera di separazione appena un paio di giorni fa? Rossana Rossanda? Edgar Morin? Gianni Vattimo? Il presidente brasiliano Lula, amico di Ahamadinejad? No, è il cardinale di origine statunitense John Patrick Foley, Gran Maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme in un'intervista al mensile Consulente Re. Non commenterò le sue affermazioni, in cui il West Bank è considerato già come "territori palestinesi" e non si tiene conto che Israele ha sempre spiegato che la barriera serviva a fermare i terroristi, com'è successo, e non a stabilire confini. Mi interessa un problema più generale.
La posizione della Chiesa su Israele è oggetto di una certa autocensura anche da parte degli amici di Israele più laici. Sarà che i papi hanno rinunciato, con l'avvento del regno d'Italia, a far correre gli ebrei nudi in via del Corso per il divertimento della plebe, o anche solo a prendere a calci il Rabbino capo a rapire i loro figli per convertirli o a costringerli a sentire prediche per la conversione ogni sabato. Sarà che andando in visita nello stato di Israele a partire da Giovanni Paolo II hanno incominciato a citare l'esistenza dello Stato ebraico (Paolo VI non lo aveva fatto) e perfino a riconoscerlo formalmente (un po' tardi, nel 1993, quarantacinque anni dopo la sua fondazione). Sarà che lo Stesso Giovanni Paolo II si è avventurato nel 1986 a visitare il Tempio ebraico di Roma (e Benedetto XVI rifarà la stessa visita dopo soli 23 anni). Insomma, della Chiesa non si può proprio parlar male. E se c'è qualche antisemita e negazionista, stile vescovo Williams, questo si spiega solo con la sua pervicace incomprensione della giusta linea. Ma allora come la mettiamo con l'eminenza Foley? E con quell'altra eminenza, il cardinal Martino che un anno fa paragonò Gaza ad Auschwitz? E con gli articoli sul Medio Oriente dell'Osservatore Romano, in grandissima maggioranza rigorosamente filopalestinesi? Certo, il dialogo ebraico-cristiano è oggetto di attenzioni ed elogi, ma su Israele la Chiesa rimane per lo più ostile. Gli ebrei vanno bene, ma l'ebreo degli Stati no, se non abusivo è prepotente, se non deicida è ingiusto e violento, sarebbe meglio non fosse mai nato.
Questa, mi direte voi, è l'atteggiamento della Curia, che per forza è un po' conservatrice e preoccupata per i cristiani in terre arabe (senza molto costrutto, visto che sono regolarmente perseguitati dagli islamici). Ma la base è diversa. Certamente, la Chiesa è grande e certamente molto complicata. Vi sono molti che la pensano diversamente, amici generosi o persone lucide che capiscono che i pericoli veri oggi arrivano dall'aggressività islamica e non dall'autodifesa israeliana.
Ma non tutti sono così, anzi. Spesso si nota nei cattolici di base un'aggressività scoperta e violenta contro Israele, una condanna unilaterale ed emotiva, un appoggio entusiasta e acritico alla propaganda palestinese.. Vi invito per esempio a leggere, se non lo avete fatto, i brani dei missionari della Consolata già pubblicati su IC di una decina di giorni fa (http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=262&sez=110&id=32020), oppure una newsletter pubblicata dall'ufficiale ma di base "pax Christi, movimento internazionale cattolico per la pace" presieduta dal vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici. La newsletter si chiama "Bocche scucite" (http://www.peacelink.it/mosaico/a/30113.html), riprendendo il titolo di un volume di Nandino Capovilla e Betta Tusset, edito naturalmente dalle Paoline. Il sottotitolo di questo libro è “Voci dai territori occupati”, ed è stato scritto allo scopo, spiega la presentazione editoriale, di "far aprire le bocche e sentire il pensiero degli “occupati”, i "palestinesi sotto il tallone israeliano". Sotto il tallone, già. La newsletter, poi, è una vera e propria agenzia di propaganda di Hamas. Vi cito qui qualche riga dalla presentazione del numero di ottobre, a firma dello stesso Capovilla:
"Solo le immagini impresse nelle nostre macchine fotografiche, che presto vi proporremo, potranno farvi immaginare un orizzonte di totale DISTRUZIONE, cumuli di MACERIE e FERITE aperte che gridano a Dio come il biblico disperato urlare del popolo schiavo in Egitto, in attesa di giustizia. Solo i volti dei bambini che continuano a studiare nelle aule bombardate della scuola di Jabalia, “per il 60% seriamente malati psicologicamente”, vi convinceranno di quanto criminale sia stato il piano di strangolamento attuato per anni e anche stamattina 15 ottobre 2009 orrendamente spalancato di fronte ai nostri sguardi. Solo le immagini delle moschee rase al suolo insieme ad interi quartieri, vi darà la consistenza delle macerie concrete e di tutte le altre -psicologiche, morali e spirituali- accumulate nei corpi, nelle menti e nei cuori di milioni di persone. Solo la testimonianza di un gran numero di feriti, bambini, giovani, adulti e vecchi, potrà rafforzare il nostro comune impegno di controinformazione per scucire le bocche e gridare più forte.”
E questa invece è un resoconto, dalla retorica altrettanto gonfia e infiammata della conferenza stampa del "viaggio della pace" organizzata dalla marcia Perugia-Assisi un mese fa:
"BoccheScucite, seguendo i “lavori” della Marcia, ha apprezzato soprattutto questa immersione nella scandalosa voragine di una terra che viene di ora in ora stravolta da un elaborato sistema di “distruzione di massa” che non poteva non riempire di punti esclamativi gli appunti dei convegnisti. E' accaduto fin dalle prime battute, quando in un teatro di Betlemme, le centinaia di italiani che avevano appena cominciato a respirare la straordinaria atmosfera della Terra santa, i suoi sapori e la sua dolcezza, sono stati letteralmente paralizzati dai dati sul massacro di Gaza, a pochi chilometri da qui. [...] davvero non si può più tacere! Non è più il tempo delle giustificazioni concesse all'oppressore offrendo il fianco ad un massacro in atto. Non sopportiamo più queste inguardabili figure della diplomazia che paghiamo per lavorare in mezzo a questo inferno e che astutamente fingono che non esista un'occupazione militare, un apartheid, delle precise responsabilità da richiamare. [...] Più volte lo scrosciare di applausi ha firmato questo disappunto: dobbiamo alzare la voce e denunciare l'informazione da vomito (scegliamo un'espressione volutamente disgustosa perché la misura è ormai colma da tempo...) che i nostri media ci obbligano a vedere [...] Sarà perché la misura della nostra indignazione verso i media è al limite dell'insurrezione, che una suora presente in sala all’apertura della Marcia, mentre il gelo calava su tutti di fronte alla descrizione delle armi di distruzione di massa usate contro i civili da Israele a Gaza, e’ saltata sulla poltrona sbottando" eccetera eccetera.
Insomma, non c'è differenza fra alto e basso: "Auschwitz" dal cardinale, "armi di distruzione di massa" dal vescovo, "umiliante" dell'altro cardinale, "indignazione" e "vomito" del pacifista. Alla faccia della mansuetudine. Perché dei buonoi cattolici, della gente che immagino perbene e mediamente gentile, ce l'ha così tanto con Israele? Perché non discute pacatamente le ragioni di tutti? Perché non si sforza affatto di capire ma vuol solo gridare e se potesse combatterebbe? Perché con Israele e non col Durfur, la Cecenia, il Tibet, il Sahara spagnolo, Il Congo e il Ruanda e i cento altri luoghi dove si fanno davvero dei genocidi, magari con la complicità di sacerdoti cattolici com'è accaduto in Ruanda? Sbaglio proprio a pensare che le cerimonie di umiliazione che i vecchi Papi riservavano agli ebrei romani, per punirli di esistere, oggi si sono trasformati nei tentativi di demonizzare Israele, sempre per rimproverargli di esistere? E' esagerato credere che l'odio teologico antico non sia affatto spento, nonostante alcuni uomini di buona volontà? Non pensano, questi eredi dei Romani, che Gesù fosse palestinese, come ha recentemente affermato quel brav'uomo di Sansonetti, e che gli israeliani siano i suoi carnefici, meritando dunque di ereditare tutte le persecuzioni del popolo ebraico? Giudicate voi.

Ugo Volli



Ugo Volli è grande sempre, e questo è cosa nota. Ma quando si indigna e lascia traboccare la sua indignazione, è grande anche di più. E a questo suo splendido pezzo non ho davvero niente da aggiungere.

barbara


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24 novembre 2009

POPOLAZIONE DI GAZA: UN ALTRO MITO DA SFATARE

Allo stesso modo, contrariamente alla mitologia comune che la Striscia di Gaza è "il territorio più densamente popolato del mondo", la Striscia di Gaza è inequivocabilmente meno densamente popolata di varie aree in tutto il mondo, tra cui parecchie storie di successo economico. Da Statistical Abstract of the United States: nel 2004-2005, la popolazione per chilometro quadrato nella Striscia di Gaza era 8.666, mentre Monaco aveva una densità di 41.608 abitanti per chilometro quadrato, Singapore, 17.751, Gibilterra, 11.990, Hong Kong, 17.833 e Macao aveva una densità abitativa di quasi dieci volte superiore a quella della Striscia di Gaza (71.466) nel 2003. (da “International Law and the Fighting in Gaza” di Justus Reid Weiner and Avi Bell, Jerusalem Center for Public Affairs, traduzione mia)

Ecco.
Non che mi illuda che le solite galline spennate smetteranno di starnazzare sulla tragedia di una prigione a cielo aperto, con la gente stipata come sardine per essere “l’area più densamente popolata della terra”, ma dato che il mantra più gettonato delle anime belle è che “i numeri parlano da soli”, qua di numeri ce n’è un bel po’. Accomodatevi e servitevi.

Lui invece parla di tutt’altro - per quanto … - ma non è che questa sia una buona ragione per non leggerlo.


E anche i bambini di Gaza, come tutti i bambini del mondo, fanno a "giochiamo che io ero il papà e tu eri lo zio e lui era il bambino", come hanno imparato in famiglia.

barbara

AGGIORNAMENTO di momovedim: La comunità ebraica di Gaza aveva almeno 2000 anni. Nel 1481 c'erano almeno 16 famiglie ebraiche. Molti ebrei hanno lasciato Gaza nel 1929,in seguito alle rivolte arabe. Nel 1945 Gaza contava solo 34.250 abitanti. (dati wikipedia in Inglese; quella in Italiano è meglio lasciarla perdere)
COM'E' POSSIBILE CHE GAZA SIA POI CRESCIUTA IN QUEL MODO SPROPOSITATO? (per la precisione, del 5000% in sessant’anni … ndb) PUO' BASTARE FARE MOLTI FIGLI PER FAR CRESCERE LA POPOLAZIONE IN QUEL MODO? O PIUTTOSTO QUELLA GENTE E' STATA "RIVERSATA" LI' DALL'EGITTO NEGLI ANNI DELL'OCCUPAZIONE EGIZIANA, PER ACCALCARE ALLA FRONTIERA DI ISRAELE UNA GRANDE MASSA BEN INDOTTRINATA DAI FRATELLI MUSULMANI E PRONTA A COMBATTERE?


23 novembre 2009

SARÀ UN CASO?

La mia seconda è una classe che si può tranquillamente definire catastrofica: livello di conoscenze bassissimo in tutte le materie, voglia di lavorare saltami addosso, interessi prossimi allo zero, disciplina meglio non parlarne … Questo per dire che se salta fuori che c’è una cosa che sanno in parecchi, vuol dire che è proprio una cosa che “si sa”. Bene, oggi viene fuori una cosa relativa ai campi di concentramento, e prima di procedere ho bisogno di capire se sanno di che cosa si sta parlando. E dunque chiedo se hanno sentito parlare di campi di concentramento, e in parecchi dicono di sì; chiedo chi li ha fatti, rispondono: la Germania (“rispondono” significa che uno ha risposto e probabilmente anche qualcun altro lo sapeva, e infatti le varie risposte sono state date da scolari in parte diversi); chiedo chi ci finiva, rispondono: gli ebrei; chiedo quanti ne hanno ammazzati, rispondono: milioni; chiedo come, rispondono: con il gas; chiedo se conoscono il nome di qualche campo di concentramento, uno dice Auschwitz, uno dice Buchenwald, uno dice Dachau, uno dice Mauthausen, uno dice Augsburg, il musulmano dice Gerusalemme.

(E poi, come al solito, andate a leggere lui, che tutto sommato c’entra, ma anche se non c’entrasse sarebbe da leggere lo stesso, perché i geni vanno letti sempre)

barbara


22 novembre 2009

LA PACE IN MEDIO ORIENTE PARTE DAL RISPETTO

di Ronald S. Lauder, presidente del Congresso mondiale ebraico
Pubblicato il 26.08.09, Opinioni su Israele


Nota per Obama: I palestinesi non hanno ancora riconosciuto lo stato ebraico

Più di un presidente americano ha cercato di portare la pace in Medio Oriente, e più di uno ha fallito. Così, nell’illustrare il suo prospetto per una soluzione globale al conflitto di Israele con i palestinesi e con il mondo arabo in generale, l'amministrazione Obama farebbe bene a prendere nota di alcuni potenziali insidie.
Regola n. 1: rispettare la sovranità degli alleati democratici. Quando persone libere in una democrazia esprimono le proprie preferenze, gli Stati Uniti dovrebbero rispettare le loro opinioni. L'attuale amministrazione non deve cercare di imporre idee ad alleati come Israele.

Riconoscimento e rispetto reciproci - L'amministrazione farebbe bene a tener conto del continuo rifiuto palestinese di riconoscere Israele come Stato-nazione del popolo ebraico. Questa non è una questione banale. Una soluzione a lungo termine può essere forgiata solo sulla base del reciproco riconoscimento e rispetto. Negare l'essenza stessa del progetto sionista – ricostruire l’antica patria del popolo ebraico - significa rimettere in discussione la serietà del proprio impegno per la pace. È una triste realtà dell’approccio palestinese al processo di pace che il rifiuto della patria degli ebrei non è semplicemente contenuta nell’apertamente anti-semita leadership di Hamas. Si tratta di una convinzione diffusa in tutto lo spettro delle opinioni palestinese. Questa è una realtà con cui si devono fare i conti.

Rifiuto arabo - La leadership di oggi non deve mai dimenticare che il cuore delle cause storiche del conflitto è il costante rifiuto dell’esistenza di Israele da parte del mondo arabo.
La soluzione dei due Stati è stata accettata dalla leadership israeliana dell’epoca pre-naionale, guidata da David Ben-Gurion nel 1947, quando approvò il piano di spartizione delle Nazioni Unite contenute nella Risoluzione 181 dell'Assemblea Generale. Gli arabi la respinsero categoricamente.
Come Segretario di Stato Hillary Clinton lo sa fin troppo bene, il piano di pace del presidente Bill Clinton nel 2000 naufragò a causa del rifiuto palestinese dello stato ebraico, anche quando Israele, ancora una volta, accettò il loro diritto ad avere uno Stato.
È pericoloso negoziare con i terroristi - anche recenti esperienze in Europa offrono lezioni sui pericoli di negoziare con i terroristi. Per tutto lo scorso anno funzionari di Gran Bretagna, Francia e l'Unione europea ha avuto colloqui con funzionari dell’"ala politica" di Hezbollah nel tentativo di ottenere che il gruppo terroristico moderasse il suo comportamento.
Hezbollah è senza dubbio grato per la legittimità che questi incontri gli hanno conferito, ma non sta deponendo le armi. Infatti, secondo un recente rapporto dal Times di Londra, il gruppo ha accumulato 40.000 razzi nei pressi della frontiera israeliana.

Non sopravvalutare gli insediamenti - Per essere sicuri, dobbiamo avere la speranza. Gli accordi di pace con Egitto e Giordania sono modelli utili. Tuttavia i recenti rifiuti opposti da Giordania, Kuwait e Arabia Saudita agli sforzi da parte dell'amministrazione Obama per promuovere un atteggiamento più conciliante nei confronti di Israele offrono un forte invito a tenere presente che coloro che hanno iniziato questo conflitto possono non essere ancora disposti a concluderlo, qualunque sia la loro retorica tesa a far credere il contrario.
E poi ci sono gli insediamenti. Indubbiamente, questa è una questione complessa. Tuttavia, l’amministrazione deve guardarsi dall’enfatizzarli. Tra persone di buona volontà si possono fare compromessi sugli insediamenti, come Israele ha dimostrato nel recente passato. Ma nessun compromesso può essere fatto sul diritto di Israele ad esistere entro confini sicuri, indisturbati da parte di gruppi terroristici o minacciati da parte di Stati belligeranti.

Strategia senza ambiguità - Ecco perché una strategia chiara per spiegare con precisione come Hamas e Hezbollah possono essere disarmati e in che modo all'Iran può essere impedito di acquisire armi nucleari è di fondamentale importanza per qualsiasi piano di pace.
L'amministrazione deve anche fare attenzione a non lasciare che gli avversari di Israele usino la questione degli insediamenti come comoda scusa per non fare, da parte loro, alcuna mossa. Gli insediamenti contano, ma non vanno al cuore di questo conflitto pluridecennale.
Fare la pace in Medio Oriente è un compito non invidiabile. È anche una vocazione nobile. Per avere successo occorrerà pazienza e forza d'animo. Ci vorrà inoltre una capacità di stare al di sopra della mischia, di vedere i problemi per quello che sono, e il coraggio di confrontarsi con loro alla loro radice. (Traduzione mia)

E davvero non si potrebbe trovare accompagnamento migliore di questo articolo di tre mesi fa per la cartolina odierna – nella speranza che possa risvegliare qualche riflessione, se non nei poveretti vittime di quella terribile patologia psichiatrica che va sotto il nome di antisemitismo, almeno nei sani di mente.


barbara


22 novembre 2009

SABBIA

Nient'altro che sabbia ...



barbara


21 novembre 2009

FETORE GIUDAICO

Così si è giustificato il Duce del Fascismo, Capo del Governo, Sua Eccellenza il Cav. Benito Mussolini. Aveva fatto cilecca, e ha spiegato che Non potevo per l'odore terribile che hanno addosso. Gli ebrei, beninteso, dato che l’amante di turno era Margherita Sarfatti, ebrea per l’appunto. E dunque ci si chiede:
a) Quanti ebrei aveva avuto l’occasione di annusare da vicino, Sua Eccellenza – in una popolazione in cui gli ebrei erano meno di uno su mille – da poterne riconoscere di primo acchito e a colpo sicuro l’odore, al punto da avere la certezza che quello che tanto lo turbava nella sua amante, capace addirittura di ammosciare la sua prorompente nonché infaticabile virilità, era, per l’appunto, quello che hanno addosso?
b) Come mai, trattandosi di uno specifico odore caratteristico della razza giudaica, le altre volte la signora Sarfatti non lo aveva addosso? O dobbiamo forse pensare che abbia fatto cilecca anche tutte le altre volte?
c) Essendo universalmente noto che una cilecca può capitare a chiunque, a sessant’anni come a quaranta come a venti, perché per qualcuno è così maledettamente difficile accettare l’idea di essere, semplicemente, un uomo normale?
d) E infine, perché diavolo certi uomini ogni volta che hanno un problema, di qualunque genere sia, devono sempre scaricarne la colpa sulle donne?

E di quello speciale odore che qualcuno sembra sentire addosso agli ebrei e a tutto ciò che con gli ebrei ha a che fare, si parla, anche se in modi e in campi diversi, anche qui e qui.

barbara


20 novembre 2009

NO CIOÈ DITEMI VOI

La mia scolara Veronica mi ha fatto un ritratto. La sua compagna di banco, con perfido sadismo – o con sadica perfidia, fate un po’ voi – glielo ha sottratto e me lo ha fatto vedere. Sul foglio c’era un mostro. Sul serio, proprio un mostro. E lei si è giustificata dicendo che è tutta colpa mia perché non sto mai ferma, e che poi me lo aveva detto che lei non sa disegnare, e che comunque secondo lei non è poi così male. No, cioè, ditemi voi.
La cosa sconvolgente, va da sé, è il fatto che quel ritratto mi somiglia maledettamente …
(Veronica è quella stessa scolara che la settimana scorsa, non avendo fatto alcun errore, non doveva fare la correzione, e allora le ho detto di fare un qualsiasi esercizio a sua scelta, preso dal libro o di sua fantasia. Con l’occhietto eccitato mi fa: “Posso fare quello che voglio?” “Sì”, dico, e non faccio caso al ghigno satanico che le si dipinge sulla faccia. Il giorno dopo mi consegna il foglio e leggo: “Affermazioni divertenti fatte dalla professoressa Mella”. C’era anche – sob! – la battuta sugli uccelli. Senza precisare, la perfida, che la mia battuta era in risposta a una battuta sua. No, cioè, ditemi voi).

barbara


19 novembre 2009

LA QUESTIONE DELLO STATO EBRAICO

Lo Stato di Yahvè è la condizione per la pace

di Daniel Pipes

La questione dello Stato ebraico era già stata coraggiosamente affrontata dal premier israeliano Olmert nel corso dei colloqui di pace di Annapolis. L'11 novembre del 2007, il politico aveva dichiarato: «Non intendo in alcun modo trovare un compromesso sulla questione dello Stato ebraico. Ciò costituirà una condizione per il nostro riconoscimento di uno Stato palestinese.» Va però ricordato che 56 Paesi e l'Anp fanno parte dell'Organizzazione della Conferenza islamica; e la maggior parte di questi membri, inclusa l'Anp considera la shari'a (la legge islamica) come la loro principale, se non unica, fonte di legislazione. L'Arabia Saudita esige perfino che ogni suddito sia musulmano. Inoltre, il nesso religioso-nazionale si estende ben oltre i paesi musulmani. Jeff Jacoby del Boston Globe fa notare che la legislazione argentina «autorizza l'appoggio governativo alla fede cattolico-romana. La Regina Elisabetta II è il governatore supremo della Chiesa Anglicana. Nel regno himalayano del Bhutan, la Costituzione proclama il Buddismo "patrimonio spirituale" della nazione (…) La religione predominante in Grecia, dichiara il paragrafo II della Costituzione ellenica, "è quella della Chiesa Ortodossa Orientale di Cristo"».
E allora, perché il rifiuto camuffato da principio di riconoscere Israele come Stato ebraico? Probabilmente perché l'Anp - e l'Olp prima di questa - vuole ancora eliminare Israele come Stato ebraico. Si noti l'utilizzo del verbo "eliminare", non distruggere. Sì, è vero, l'antisionismo ha prevalentemente assunto fino ad ora una forma militare, dal proclama di Gamal Abdel Nasser di «gettare gli ebrei in mare» a quello di Mahmoud Ahmadinejad che «Israele deve essere cancellato dalle carte geografiche». Ma la potenza delle Israeli Defence Forces - le Forze speciali di combattimento israeliane, il complesso che unisce servizi segreti e militari in servizio - ha spinto l'antisionismo verso un più sottile approccio volto ad accettare uno Stato israeliano, ma smantellando il suo carattere ebraico. Gli antisionisti prendono in considerazione diversi modi per conseguire questo risultato:

Demografia. I palestinesi potrebbero sopraffare demograficamente la popolazione ebraica di Israele, un obiettivo evidenziato dalla loro pretesa di esercitare un "diritto al ritorno" e dalla loro cosiddetta guerra dell'utero.

Politica. I cittadini arabi di Israele ricusano sempre più la natura ebraica del paese ed esigono che esso diventi uno stato binazionale.

Terrorismo. Il centinaio di attacchi sferrati settimanalmente dai palestinesi dal settembre 2000 al settembre 2005 cercarono di provocare il declino economico, l'emigrazione e l'appeasement.

Isolamento. Tutte quelle risoluzioni delle Nazioni Unite, le condanne editoriali e le aggressioni nei campus intendono intaccare e distruggere lo spirito sionista.

Il riconoscimento da parte araba della natura ebraica di Israele deve avere la massima priorità diplomatica. Finché i palestinesi non accetteranno ufficialmente il sionismo, seguitando poi a porre fine a tutte le loro varie strategie per eliminare Israele, i negoziati dovrebbero essere interrotti e non riavviati. Fino ad allora, non c'è nulla di cui discutere. (Liberal, 24 giugno 2009 - Archivio di Daniel Pipes)

E di argomenti analoghi si parla qui. E poi

MEMENTO: +80.

barbara


19 novembre 2009

UNA SOLA DOMANDA

Con quello che è stato speso tra voli, sistemazioni per più giorni a cinque stelle, spostamenti interni, servizi di sicurezza, organizzazione di “eventi” (si chiamano così, mi si dice …), ricevimenti faraonici con centinaia di “hostess” (a proposito, “hostess” in che senso?)





eccetera eccetera per la baracconata del vertice FAO, quante migliaia (o forse milioni?) di tonnellate di pane si sarebbero potute comprare? O quanti pozzi d’acqua sarebbe stato possibile scavare? Quante scuole, ospedali, centri di assistenza di vario genere si sarebbero potuti costruire?

barbara


18 novembre 2009

DURNWALDER BATTE OBAMA 1-0

Ieri il Dalai Lama è arrivato all’aeroporto San Giacomo di Bolzano. Il suo arrivo era previsto per il primo pomeriggio, ma invece è arrivato alle nove e mezza di mattina, e allora il presidente della giunta provinciale Luis Durnwalder ha lasciato la seduta in cui era impegnato per andarlo ad accogliere all’aeroporto e accompagnarlo personalmente all’albergo che gli era stato riservato.



(E anche lui ha approfittato dell’occasione per parlare di Obama)

barbara


17 novembre 2009

UGO VOLLI HA INCONTRATO UNA DONNA

E quando un uomo incontra una Donna – e spero che avrete adeguatamente notato e apprezzato e correttamente interpretato la maiuscola – è inevitabile che qualcosa succeda e una serie di reazioni a catena si inneschino e chissà come andrà poi a finire.
Nella speranza che la tempesta ormonale scatenata dall’incontro si plachi almeno in tempo per gratificarci domani della consueta Cartolina, nel frattempo vi invito a leggere il resoconto dell’ineffabile incontro.


Cari amici, vi avevo lasciato ieri annunciando di essere scosso e colpito. In queste cartoline, che ormai sono un diario in pubblico non parlo molto di me, per ovvie ragioni. Apprezzerete, spero, la modestia. Ma devo dirvi che questa volta sono veramente scosso. C'è qualcuno di voi che indovina perché? Ma è chiaro, la ragione è "Lady Ahmadinedjad", come l'hanno chiamata i giornali (forse per analogia a "Lady Poggiolini" quella signora, moglie di un direttore generale del sistema sanitario che fece le prime pagine di tutti i giornali per aver conservato non so quanti miliardi, ben guadagnati dal marito, nel pouf di casa, altro che le banche). Forse la somiglianza non è fra le Ladies, ma fra la nostra gentile ospite iraniana e il pouf... In realtà la Lady di oggi si chiama Azam al-Sadat Farahi. Ha preso il posto di Soraya e Farah Diba, dicono le riviste di gossip, ma con ben altra classe: tutta avvoltolata nel suo burka gli occhi coperti da lenti fumé, il nasone un po' congestionato per l'esposizione in pubblico, ha pronunciato un discorso strappalacrime su Gaza, di cui avete già letto le cronache su IC. Non lo commento.
Vi chiederete certamente perché mi ha tanto sconvolto. Ma per la sua spirituale bellezza, che diamine. Se non ci abbassiamo alla volgarità occidentale per cui quel che conta è il corpo e magari come dicono i ragazzi sciocchi le curve o altri dettagli insignificanti, devo dire che dalla figura raccolta e spiritualmente modesta della Signora (lasciatemi tradurre così l'inglese Lady, offensivo perché tratto dal linguaggio che parla il Grande Satana americano) emerge una grandissima, affascinante spiritualità, una gentilezza antica, la luce della bontà. Ecco perché quel nanerottolo di suo marito la tiene chiusa in casa, povera cocca; perché ha paura che un'anima più nobile della sua possa affascinare l'affascinante signora. Amor ch'a nullo amato amar perdona... Per fortuna che fitti veli neri la avvolgono, moderando il suo splendore, e che una guardia del corpo ne limita i movimenti, se no, sai che sfracelli.
Indagando nel fondo del mio cuore, sono andato ancora più in là di questa fortissima impressione. Se ha ragione Hegel e la bellezza è l'incarnazione sensibile dell'idea, quale potrebbe essere, mi sono chiesto, l'idea che rappresenta in maniera così sublime la nostra dolcissima Azam (nome omen: l'appellativo Azam non vi fa venire in mente per omofonia il bellissimo verbo italiano azzannare?). Be', credo di averlo capito, la favolosa Azam è l'espressione di un personaggio delle fiabe. Al momento sono incerto fra la regina di Biancaneve (ve la vedete davanti allo specchio, rigorosamente sotto velo, pronunciare la celebre frase "specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame"?) e una delle tre streghe del Macbeth (senza dubbio la più importante, quella che dice "Fair is foul, and foul is fair" ovvero, più o meno "il bello è brutto, il brutto è bello", o forse "il male è bene, il bene è male"). Ho anche pensato al coccodrillo con la sveglia di Peter Pan, alla Gorgona, insomma a quelle cose lì. "Il brutto è bello". Capite che il mio cuore è in tumulto. Resta il fatto che anche nei miei incubi peggiori non ho avuto un'impressione più forte di quella della dolce Signora. Mi basta pensarci e mi dà un senso di oppressione al petto: bellissimo. Capisco anche perché abbia parlato a un vertice sulla fame del mondo: con quel velo lì, ti fa passare subito l'appetito...
Mi scuserete, devo andare, forse ho visto troppi film di Woody Allen, ma quando contemplo la fotografia di Azam mi viene una gran voglia di costruire una bomba atomica e di farla esplodere su qualche città. Vado dalle parti di Qom a costruire un sito segreto atomico anch'io e poi faccio saltare il mondo contemplando la sua dolce immagine da capo della banda Bassotti. Magari poi viene il tredicesimo imam e ci salva tutti quanti, che ne dite?

Ugo Volli

Se poi magari salta fuori qualcuno a ricordarsi che Puff, in tedesco, vuol dire bordello …

               
          Soraya (puah che schifo)                                                                                         Farah Diba (puah che schifo)

                                                  
                                                    Azam al-Sadat Farahi (mmmmmh!)

barbara


16 novembre 2009

ED ECCONE UN’ALTRA

che proclama che farà un figlio ma che non gli sacrificherà un solo giorno della sua fulgida carriera. Ma, mi domando, gliel’hanno detto a queste donne che adesso hanno inventato la pillola? Gliel’hanno detto che se un figlio è una tale rottura di coglioni esiste il modo di non metterlo al mondo anche senza rinunciare a scopare come ricci? Che la maternità non è più quella maledizione divina che era ai tempi delle nostre nonne che ti pioveva addosso e non ci potevi fare niente (per quanto, se proprio vogliamo dirla tutta, le mie due nonne rispettivamente classe 1889 e 1904 si sono fermate rispettivamente dopo il quarto e dopo il quinto figlio all’età, rispettivamente, di 35 e 37 anni, essendo poi andate in menopausa entrambe alla rispettabile età di 55 anni e senza affatto rinunciare a scopare, ma proprio proprio per niente)? E glielo vogliamo dire che – udite udite! – hanno anche abolito, almeno da queste parti, la schiavitù e non siamo più obbligate a metterci al lavoro a suon di frustate in qualunque momento e in qualunque condizione? (E glielo hanno detto quanto hanno lottato, pagandolo spesso duramente sulla propria pelle, generazioni e generazioni di donne per garantire a noi tutti questi diritti?)

E poi, crepi l’avarizia, altro giro, altro regalo e altre nascite, preannunciate, annunciate, dichiarate, proclamate, promesse, minacciate, boh, insomma vedete un po’ voi.

barbara


15 novembre 2009

PUBBLICITÀ – ABSIT INIURIA VERBIS – DEL CAZZO

Nella parte superiore del manifesto campeggia la scritta UOMO, illustrata dall’immagine di una bella, grande, grossa, turgida banana. Nella parte inferiore c’è scritto BULLO, e l’immagine che accompagna la scritta è quella di un piccolo, miserello, striminzito baccello di piselli. Ora, il messaggio naturalmente è chiaro e senz'altro condivisibile: il bullo non è degno di reputarsi uomo. Ma perché, mi chiedo, perfino in una pubblicità progresso il valore di un uomo deve essere commisurato alle dimensioni del suo uccello? Visto che ci tengono a chiamarsi creativi, è pretesa esagerata chiedere che riescano a creare qualcosa di diverso da “cazzo grande = uomo che vale tanto, cazzo piccolo = omuncolo che non vale niente”?

E, vedi un po’ la combinazione, oggi anche lui parla di sesso, per dire che anche a lui non gliene potrebbe fregare di meno (e, a proposito di meno, non azzardatevi a non leggerlo, o vi meno sul serio).

barbara


14 novembre 2009

C'È CHI PUÒ E CHI NON PUÒ

Lui, a quanto pare, può ...



barbara


13 novembre 2009

LA MIA COLLEGA KIRSTEN

La mia collega Kirsten è giovane.
La mia collega Kirsten è bella.
La mia collega Kirsten è dolce.
La mia collega Kirsten ha un sorriso di quelli che ti scaldano dentro.
La mia collega Kirsten sprizza gioiosa sensualità da tutti i pori.
La mia collega Kirsten ha un pancione di quasi otto mesi, un pancione smisurato, invadente, impertinente, sfacciato, che a guardarlo mette allegria.
La mia collega Kirsten in calzamaglia nera, stivaletti beige, vestitino mini di maglia rosso fuoco, col suo sorriso radioso e contagioso e il suo pancione prorompente è un inno alla vita.

(No, questa volta non c’entra niente, o forse sì, c’entra per il fatto che anche lui tifa per la vita; in ogni caso anche oggi è imperativo categorico andare a leggerlo)

barbara


12 novembre 2009

L’EBREO ISRAEL, L’EBREA NIRENSTEIN

Era stato in un blog notoriamente antisemita che era uscita quella brutta storiaccia in cui era stato additato come “puparo” delle decisioni del ministero della Pubblica Istruzione “l’ebreo Giorgio Israel”. E che un antisemita dica cose antisemite è indubbiamente cosa che può provocare preoccupazione, indignazione, rabbia, sdegno, ma non certo stupore. Ma che dire quando nelle pagine del primo quotidiano italiano un Maurizio Caprara, nel riferirci le reazioni alla candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri nella Ue, ritiene di dover scrivere Fiamma Nirenstein, deputata del «Popolo della libertà» di religione ebraica? Che dire quando lo stesso Giornalista una riga più in là nel riferire sulla posizione, identica a quella di Fiamma Nirenstein, di Margherita Boniver, evidentemente non ebrea, non ritiene necessario precisarne l’appartenenza?
A quando un bel Manifesto in cui finalmente ci si decida a prendere atto, con tutti i crismi della Scienza, che le razze esistono e che fra esse ve ne sono di superiori e di inferiori? A quando un bel Manifesto che permetta anche a noi, che pure poc’anzi non esitavamo a proclamare che Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d’oltr’Alpe, fatte da gente che ignorava la scrittura quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto (Bari, 6 settembre 1933), di dichiararci francamente razzisti?

(Nel frattempo, in mancanza di meglio, cerchiamo almeno di imitare la saggia Norvegia, come ci insegna lui)

barbara


12 novembre 2009

INTERROMPIAMO LE TRASMISSIONI



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barbara


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11 novembre 2009

CHI SEGNALA IL PERICOLO DISTURBA PIÙ DEL PERICOLO

Quando gli Occidentali smetteranno di “occidentalizzare” i concetti islamici?

di Raymond Ibrahim

Recentemente, Cathy Lynn Grossman di USA Today ha scritto un articolo sulla zakat musulmana, in cui mi ha citato, definendomi come un “critico dell’islàm”. Ha proseguito poi con un successivo articolo, intitolato: “Un critico mette in dubbio scopi e fini della beneficenza islamica”, in cui discuteva le mie opinioni sulla zakat.
Anche se apprezzo l’iniziativa della Sig.na Grossman, quello che maggiormente qui mi interessa è che la sua risposta è il tipico esempio del problema che ho originariamente sottolineato nel mio articolo “Il lato oscuro della Zakat: la beneficenza islamica nel suo contesto”, per il quale la Sig.na Grossman mi rimprovera aspramente.
Ho scritto: “Sia riguardo a ciò che viene insegnato agli scolari Americani dai loro insegnanti, che riguardo a ciò che viene raccontato agli Americani dai loro Presidenti, oggi concetti specifici unicamente dell’islàm sono quasi sempre “occidentalizzati”. Che sia il risultato di ingenuità, arroganza o vera e propria ipocrisia, questo fenomeno ha provocato errori di comprensione (purtroppo estremamente diffusi), che hanno impedito agli Americani di capire obiettivamente alcune delle più preoccupanti dottrine dell’islàm”.
Mi pare quindi piuttosto paradossale che tutto l’articolo della Sig.na Grossman sia una evidente testimonianza di questo fenomeno. Tanto per cominciare, anche se ho indicato che ai musulmani, in realtà, è vietato destinare la zakat ai non musulmani, la sua frase iniziale cocciutamente descrive la zakat come “una prescrizione ad essere caritatevoli”. Sicuramente una “beneficenza” che discrimina in base alla religione non può certo essere considerata così “caritatevole”, una parola che in un contesto occidentale, denota una beneficenza universale.
La Sig.na Grossman ha pure deciso che i musulmani impegnati nell’attività indicata da quella frase islamica “senza tempo” fi sabil Allah – letteralmente “sulla via di Allah” – possono essere definiti come “chiunque, dai seminaristi, agli imam, ai missionari”; mentre, al contrario, io lo interpreto presumibilmente “come un via di rifornimento di jihadisti violenti”.
D’accodo, opinioni diverse. Ma sfortunatamente quando si tratta del significato della terminologia islamica, né la sua opinione né la mia, valgono molto; quello che conta è esclusivamente sapere come le più autorevoli scuole di giurisprudenza islamica (in particolare le quattro madhahib) hanno interpretato la frase fi sabil Allah. E le deliberazioni giuridiche islamiche in merito affermano chiaramente che fi sabil Allah è un sinonimo del concetto di jihad violenta.
Per esempio, nella sua sezione sulla zakat l’edizione in Arabo e Inglese del testo legale, 'Umdat as-Salik, traduce fi sabil Allah come “coloro che combattono per Allah”. Nell’indice, vicino alla voce fi sabil Allah, si legge semplicemente “Vedi: jihad”.
A proposito della zakat, il seguente episodio, tratto dalla storia islamica, chiarisce ulteriormente il problema: dopo la morte di Maometto, nel 632, molte tribù Arabe, pur considerandosi ancora musulmane, rifiutarono di pagare la zakat, di cui la maggior parte era usata per finanziare le operazioni militari. Abu Bakr, il primo Califfo “ben guidato”, reagì scatenando le Guerre dell’Apostasia, che costarono la vita di decine di migliaia di Arabi. In questo conteso, né l’uso della zakat, né la brutale risposta di Abu Bakr, sembrano molto “caritatevoli”. (Chi ha mai sentito che si uccidono persone perché non sono state abbastanza “caritatevoli”?)
Come risultato, lo stesso canone della legge islamica (la sharia) che chiaramente vieta ai musulmani di dare la zakat (assistenza economico-finanziaria) ai non musulmani, promuove la sua elargizione a coloro che noi definiamo “jihadisti”. Questo è un semplice dato di fatto, ribadito più e più volte – non una mia opinione, né qualcosa “aperta all’interpretazione”.
Gli interrogativi finali della Sig.na Grossman sono ulteriormente indicativi della diffusa tendenza di ri-modellare concetti musulmani con termini occidentali. Chiede al lettore: “Ritieni che i credenti sostengano coloro che sono ’sulla via di Allah’ in un senso religioso, così come i Cristiani sostengono i missionari nella diffusione del Vangelo? O lo interpreti come un codice per propositi nefandi?”.
A parte il fatto che – ahimè! ancora una volta! – ciò che ciascuno di noi “pensa” è totalmente irrilevante, queste domande confermano la troppo diffusa incapacità di trascendere le nozioni di bene e male, profondamente radicate nella propria cultura, attribuendo loro una origine universale. Perché, proprio come la sensibilità occidentale della Sig.na Grossman la informa che la zakat, che riguarda elargire del denaro, deve sempre essere “caritatevole”, allo stesso modo queste stesse nozioni la informano che il finanziamento della violenza, jihadista o di altro tipo, deve essere sempre “nefasto”.
Ancora, si potrebbe sorprendere nello scoprire che uomini come Osama bin Laden in realtà considerano la loro jihad – sì, la jihad, con tutta la morte e la distruzione conseguenti – come un atto di altruismo, come un mezzo orribile per uno scopo benefico (vedi Corano 2:216), cioè, l’instaurazione della legge islamica da un capo all’altro del mondo (che è, tra l’altro, un dovere musulmano). Uno dei più rinomati ecclesiastici musulmani, un eroe per i jihadisti odierni, Ibn Taymiyya, ha scritto diffusamente sulla jihad, descrivendola come la più alta espressione di “amore”. E, comunque, non sembra una scommessa troppo rischiosa ritenere che molti musulmani sarebbero più propensi ad accettare le sue opinioni, cioè le sue “fatwe”, piuttosto che le estemporanee idee della Sig.na Grossman.
La morale? I benpensanti (Americani o Occidentali) farebbero bene a smettere di interpretare antiche dottrine musulmane – dalla jihad alla zakat – secondo le loro conoscenze epistemologiche occidentali, mentre invece dovrebbero basarsi sui classici giudizi della tradizione islamica, come chiaramente formulati dalle sue autorevoli scuole di giurisprudenza. Il che, dopo tutto, è quello che fanno i musulmani.

Post Scriptum: Come spesso accade, ho recentemente trasmesso gran parte di quanto precede alla Sig.na Grossman, e lei ha risposto in un altro articolo, il cui succo è che, solo perché una religione insegna qualcosa, ciò non significa che i suoi fedeli lo mettano in pratica. Scrive:
Non ostante la legge Giudaica sia chiarissima sulle regole dietetiche, molti Ebrei non mangiano cibi kosher. Benché varie confessioni Cristiane chiaramente dicano che Cristo è essenziale per la salvezza, molti ritengono che le persone buone andranno in paradiso, a prescindere dalla loro fede o dalla sua mancanza.
Così, distinguiamo tra gli insegnamenti delle varie religioni (che sono spesso obbiettivi e accertabili) e le pratiche reali di coloro che affermano di seguirli. La tacita supposizione della Sig.na Grossman, pertanto, sembra essere che, anche se la legge islamica prescrive la jihad e la necessità di finanziarla, molti musulmani non lo fanno.
Sfortunatamente, anche se fosse vero, questa convinzione non sembra molto consolante: sono bastati diciannove musulmani per commettere l’orribile impresa dell’11 Settembre!

Raymond Ibrahim è Direttore Associato del Middle East Forum e autore di “The Al Qaeda Reader”, traduzioni di testi religiosi e propagandistici. (traduzione di Paolo Mantellini, qui)

Che è, applicato ad altro ambito ma con la stessa pregnanza, esattamente la stessa cosa che dice lui.


barbara


10 novembre 2009

FUOCO

“Chi sei?”
“Io sono il fuoco. Il fuoco che scalda il tuo corpo e scalda la tua anima e lenisce le ferite del tuo corpo e della tua anima. Io sono il cuore del sole e della terra e degli astri tutti. Per secoli e millenni e migliaia di millenni gli uomini hanno tentato di imprigionarmi. Alla fine hanno creduto di esserci riusciti, e per un po’ io glielo lascio credere, ma prima o poi fuggo e mi dirigo dove meno se lo aspettano. Per secoli e millenni e migliaia di millenni hanno tentato di domarmi, e alla fine anche questo hanno creduto di essere riusciti a farlo. E anche questo per un po’ glielo lascio credere, ma prima o poi mi ribello, poiché non sopporto catene. Io tengo lontani da te gli animali pericolosi e i fantasmi che turbano la tua mente. Da me nascono scintille che illuminano i tuoi occhi e il tuo spirito. Io scaldo il tuo sonno nelle gelide notti invernali e accompagno i tuoi sogni. Io rischiaro la tua via affinché tu non ti perda per selve oscure e rendo sacri i giorni di festa. Tale è la mia potenza che i popoli delle foreste mi credono un dio e mi adorano e mi pregano. Gli uomini delle macchine non mi credono un dio, ma hanno bisogno di me quanto quelli che essi chiamano “primitivi”. Io sono ovunque e sono il motore di ogni cosa, senza il mio calore nessuna cosa funzionerebbe sulla terra, e la vita stessa scomparirebbe. Io sono dunque il tuo calore e la tua fonte di vita. Forse potrei dire che io sono la tua vita stessa. E tu chi sei?”
“Ecco io, vedi, io sono un uomo dimezzato. Il mio spirito ti ama e ti cerca e ti desidera, ma il mio corpo ti teme, ha paura di restarne bruciato, e così il mio corpo e il mio spirito sono sempre lontani l’uno dall’altro”.
“Allora lascia che il tuo spirito sia completamente compenetrato da me. Quando ciò sarà avvenuto, il tuo corpo e il tuo spirito si riuniranno”.
“Ma non è facile”.
“No, non lo è. Ma nessuna cosa è facile su questa terra. E se tu vuoi vivere, e non solo sopravvivere, non hai altra scelta”.
“Ma tu sei pericoloso”.
“Sì, lo sono. Ma chi ha paura del pericolo non possiederà la vita”.

E anche lui, per non stonare nell’accostamento, ha provveduto a creare una cartolina di fuoco, da leggere dalla prima all’ultima parola.

barbara


9 novembre 2009

AIRPORT PROFILING – MULTIPLE CHOICE TEST

Credo sia il momento giusto per rispolverare questa cosa di sette anni e mezzo fa. I miei lettori mi scuseranno se per una volta vengo meno alla mia consuetudine di postare solo testi in italiano: credo che anche chi non è particolarmente ferrato in inglese non avrà grossi problemi a comprendere.

To ensure we Americans never offend anyone, particularly fanatics intent on killing us, airport screeners will not be allowed to profile people. They will continue random searches of 80-year-old women, little kids, airline pilots with proper identification, Secret Service agents who are members of the President's security detail, 85-year old Congressmen with metal hips, and Medal of Honor winning former Governors.

Let's pause a moment and reflect back, by taking the following Multiple Choice test.

1. In 1972 at the Munich Olympics, athletes were kidnapped and massacred by:
a. Olga Corbutt
b. Sitting Bull
c. Arnold Schwarzenegger
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

2. In 1979, the U.S. embassy in Iran was taken over by:
a. Lost Norwegians
b. Elvis
c. A tour bus full of 80-year-old women
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

3. During the 1980's a number of Americans were kidnapped in Lebanon by:
a. John Dillinger
b. The King of Sweden
c. The Boy Scouts
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

4. In 1983, the U.S. Marine barracks in Beirut was blown up by:
a. A pizza delivery boy
b. Pee Wee Herman
c. Geraldo Rivera
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40.

5. In 1985 the cruise ship Achille Lauro was hijacked and a 70 year old, American passenger was murdered and thrown overboard by:
a. The Smurfs
b. Davy Jones
c. The Little Mermaid
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40.

6. In 1985 TWA flight 847 was hijacked at Athens, and a U.S. Navy diver was murdered by:
a. Captain Kid
b. Charles Lindberg
c. Mother Teresa
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

7. In 1988, Pan Am Flight 103 was bombed by:
a. Scooby Doo
b. The Tooth Fairy
c. Butch Cassidy and The Sundance Kid
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

8. In 1993 the World Trade Center was bombed the first time by:
a. Richard Simmons
b. Grandma Moses
c. Michael Jordan
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

9. In 1998, the U.S. embassies in Kenya and Tanzania were bombed by:
a. Mr. Rogers
b. Hillary, to distract attention from Wild Bill's women problems
c. The World Wrestling Federation
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

10. On 9/11/01, four airliners were hijacked and destroyed and thousands of people were killed by:
a. Bugs Bunny, Wiley E. Coyote, Daffy Duck and Elmer Fudd
b. The Supreme Court of Florida
c. Mr. Bean
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

11. In 2002 the United States fought a war in Afghanistan against:
a. Enron
b. The Lutheran Church
c. The NFL
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

12. In 2002 reporter Daniel Pearl was kidnapped and murdered by:
a. Bonny and Clyde
b. Captain Kangaroo
c. Billy Graham
d. Muslim male extremists mostly between the ages of 17 and 40

Nope, no patterns anywhere to justify profiling!

E anche le ultime vicende dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che no, non c’è niente al mondo che giustifichi una simile aberrazione, un simile crimine contro l’umanità come le indagini selettive.
Poi, sempre in tema di cose che accadono in giro per il mondo, andatevi a leggere il solito imprescindibile semprelui, e poi

MEMENTO: +70.

barbara


8 novembre 2009

CHI NON VUOLE LA PACE?

Questo articolo è di un anno e mezzo fa: non si direbbe, vero?

Lettera aperta del direttore dell'American Jewish Committee

Futili lezioni morali a Israele

di David A. Harris

Non passa giorno senza che io non debba imbattermi in una lezione rivolta ad Israele sull'imperativo della pace. Qualche volta viene da diplomatici. O da editorialisti. O da
articolisti. O da studiosi. O da gruppi per i diritti umani. Francamente, la cosa mi fa ribollire il sangue. In primo luogo, presume che Israele desideri la pace per se stesso meno di quanto la vogliano gli altri. In secondo luogo, mostra l'arrogante pretesa che ciò che non appare subito
palese ad Israele è abbondantemente ovvio a coloro che ne stanno fuori, seduti nei loro ministeri, uffici, torri d'avorio o luoghi di villeggiatura. E in terzo luogo, rivela una mancanza di umiltà in quanto Israele, e solo Israele, sopporterà le conseguenze di qualunque malintesa azione. Colpisce che molti di questi commentatori non siano mai stati in Israele, oppure l'abbiano visitato raramente, oppure lo visitino, ma soltanto in compagnia di quelli che
condividono la loro stessa predisposizione ideologica. Per esempio, una persona chiamata a guidare un gruppo pacifista arabo-israeliano operante negli Stati Uniti, non aveva mai messo piede in Israele prima di assumere tale incarico. Non conosco nessun popolo sulla terra che abbia pregato per la pace più a lungo del popolo ebraico. Il desiderio di fondere le "spade in vomeri" e le "lance in falci", e la visione del giorno in cui il leone e l'agnello giaceranno - e si sveglieranno - insieme, non furono concepiti come motti pubblicitari da affiggere su Madison Avenue: sono piuttosto il millenario contributo del popolo ebraico alla civiltà.
Non conosco nessuna nazione sulla terra che aspiri alla pace più di Israele. Pensare altrimenti è presumere che Israele preferirebbe uno stato di conflitto permanente, il che, per dirla francamente, sarebbe davvero assurdo. E una qualunque persona ben intenzionata può veramente credere che il popolo ebraico, ristabilitosi nella terra dei suoi antenati dopo secoli di violenze, persecuzioni e stigmatizzazioni cercherebbe altro che non sia la tranquillità a lungo negatagli e la coesistenza pacifica coi suoi vicini di casa? O che i superstiti della Shoah che
furono in grado di raggiungere le spiagge di Israele, nonostante gli innumerevoli ostacoli, sarebbero lieti delle decadi dopo decadi di pericoli e conflitti perenni? O che gli abitanti di Israele, che si tratti dei residenti nel paese da generazioni o dei nuovi venuti in fuga dall'intolleranza del mondo arabo o dall'oppressione dei regimi comunisti, cercherebbero uno stato di guerra senza fine? O che gli israeliani diano il benvenuto al quotidiano fuoco di fila dei razzi e degli attacchi a colpi di mortaio che piovono giù su Sderot creando devastazione nelle vite quotidiane di quelli che tentano di non fare nient'altro che vivere le difficoltà della propria vita e del lavoro di ogni giorno? O che gli israeliani siano contenti di sapere che corrono il rischio di un attacco terroristico persino nel semplice atto di prendere un autobus pubblico, ballare in una discoteca, mangiare in un pizzeria, o frequentare un'università?
O che gli israeliani siano orgogliosi di essere relegati negli angoli più lontani degli aeroporti internazionali, dove sono sempre circondati da guardie pesantemente armate, per il semplice piacere di prendere degli aerei destinati a Tel Aviv? O che gli israeliani si ispirino ai leader di
Hamas ed Hezbollah, i quali propagano una cultura di morte e devastazioni, quando, in realtà, Israele e il popolo ebraico hanno reso una forma d'arte la celebrazione della vita e la ricerca costante del suo miglioramento? No, l'Israele che io conosco cerca invece la pace disperatamente. La Dichiarazione di Indipendenza di Israele lo esprime chiaramente. Lo dimostrano le concessioni israeliane per gli accordi di pace con l'Egitto e la Giordania. Lo provano i ritiri da Gaza e dal Libano meridionale. Gli sforzi dei successivi governi israeliani di
giungere ad una praticabile sistemazione bi-nazionale con i palestinesi continuano a sottolinearlo. E i sondaggi lo dimostrano costantemente. Ma quello che i commentatori da
salotto troppo spesso non riescono a capire sono le difficoltà oggettive di Israele nel trovare dei partner fidati. Invece, essi hanno reso un lavoro a domicilio l'ignorare, il negare, il minimizzare, il razionalizzare, il contestualizzare o il rendere insignificanti gli ostacoli che Israele ha dovuto affrontare.
È quasi come se gli orripilanti appelli di Hezbollah alla distruzione di Israele e degli ebrei, l'aspirazione di Hamas di sostituire l'intero Israele con un stato islamico, l'obiettivo dell'Iran di un mondo senza Israele, l'ospitalità concessa dalla Siria a tutti i principali gruppi terroristici della regione, e l'insegnamento del disprezzo e l'incitamento all'odio nei libri scolastici palestinesi non contasse per nulla. Tutto ciò viene invece visto semplicemente come una serie di scocciature, dei punti di discussione fuori questione da parte dei sostenitori di Israele. Noi viviamo in un mondo mezzo matto. Per molti, è normale condurre affari con l'Iran come al solito, mentre i suoi leader lanciano continui e imperturbabili incitamenti al genocidio degli ebrei. È routine, per il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu, controllato da una maggioranza
numerica anti-Israele, rimaneggiare la storia identificando Israele come lo stato aggressore e al contempo ignorando allegramente le minacce e gli attacchi che esso sopporta per nessun'altra ragione al mondo che la sua stessa esistenza. I mezzi di informazione non riescono a definire gli assassini di civili innocenti di Hamas e Hezbollah quali "terroristi", ma invece si riferiscono a loro più gentilmente come a dei "militanti".
Troppo spesso ci si riferisce al conflitto tra Israele e Hamas in maniera antisettica come alla "spirale della violenza", quando invece è tutto tranne questo. Non c'è, dopo tutto, una chiara differenza morale tra quelli che puntano ad assassinare e quelli il cui obiettivo è fermare gli assassini? E la BBC ha compiuto il raro passo di scusarsi dopo che uno dei suoi reporter, riflettendo lo stesso atteggiamento mentale, ammassò insieme in una stessa frase l'assassinio del primo ministro libanese Rafiq Hariri (che cercò di ricostruire il suo paese) e quello di Imad Mugniyeh, il capo terrorista di Hezbollah assassinato recentemente a Damasco. La pace è stata al cuore del cammino ebraico da più di 3000 anni. Così come è stata al cuore del cammino di
Israele da sei decadi. Noi possiamo avere bisogno di lezioni in molte cose, ma l'imperativo di cercare la pace non è una di queste. (L'Opinione.it, 22 aprile 2008 - trad. Carmine Monaco)

È una tragica realtà il fatto che le cose che riguardano Israele e quelle che riguardano gli ebrei purtroppo non invecchiano mai. Come ci ricorda anche lui, nella cartolina odierna, a proposito di chi pretende di dare lezioni a Israele.

barbara


7 novembre 2009

C’È POCO DA FARE

Per fermare una strage



ci vuole una donna,



e che donna!



(Per darci qualche lezione di geografia un po’ particolare invece ci vuole lui)

barbara


6 novembre 2009

ACQUA

“Chi sei?”
“Io sono l’acqua. L’acqua che ha accolto la vita prima che fosse vita e l’ha trasformata in vita. L’acqua che ha cullato il tuo minuscolo corpo e lo ha cresciuto fino a farlo diventare il corpo di un uomo. L’acqua che scorre lenta e piana e ti mormora storie senza fine, ma tu dovrai saperle ascoltare, o ti smarrirai nella foresta della vita. L’acqua che sa accarezzare il tuo corpo, ma non dovrai tentare di afferrarla, perché ti sfuggirà per sempre e non la ritroverai mai più. Io sono l’acqua che ti disseta, ma mi dovrai sorbire nella giusta misura: se ne prenderai troppa ti soffocherai, se troppo poca morirai. Ti posso cullare ma ti posso anche travolgere e spazzare via senza pietà, dipenderà solo da te salvarti e godere della mia frescura o perderti per sempre nelle mie rapide, non dovrai commettere errori o sarai perduto per sempre. Io nutro la terra e la rendo fertile e travolgo e spazzo via i villaggi; io do la vita e tolgo la vita, non a mio capriccio, ma secondo leggi inesorabili. Io sono colei che purifica col solo contatto, ma non mi si deve sporcare, o sporcherò a mia volta. Non mi si deve incatenare, o romperò ogni argine, non mi si deve sfidare, perché sarò sempre io la più forte, non dimenticarlo mai. Io do forza e calore, do energia e produco la luce. Con me si può giocare, ma non si deve sbagliare il momento, e non si deve sbagliare il gioco: il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Io creo sublimi visioni e immani devastazioni, perché in me è la forza che tutto crea e tutto distrugge. In me ti puoi muovere, da me puoi lasciarti cullare, ma devi sapermi seguire, o ti sommergerò senza pietà. E tu chi sei?”
“No io, scusami, ma io non vado tanto d’accordo con te, io non amo lasciarmi cullare da te. In effetti mi piaci, mi affascini, ma preferisco non fidarmi troppo, sai, non si sa mai”.

Quello che ci propone oggi lui, invece, è tutt’altro che acqua.

barbara


5 novembre 2009

UNO SPIRAGLIO DI LUCE IN PROVINCIA

Schönberg in Israele: «Siamo sotto i razzi»
L’assessore sta visitando la città di Sderot. Riunioni di giunta nel bunker



BOLZANO—L'assessore bolzanino
alla cultura Primo Schönsberg si trova in questi giorni in Israele, per un viag­gio privato, volto ad approfondire la conoscenza di quel Paese. Si tratta di un viaggio organizzato dall'Associa­zione Amici di Israele, che ha in pro­gramma anche diversi incontri con le autorità locali. Ieri Schönsberg si tro­vava a Sderot, una città nel distretto sud di Israele, distante appena un chi­lometro dalla Striscia di Gaza.
La città è stata, nel recente passato, un continuo bersaglio di attacchi di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza. Nel marzo 2008, la popolazione era scesa del 10% e molte famiglie avevano abbandonato la zona per dispera­zione. Basti pensare che dalla metà di giugno 2007 a metà febbraio 2008, contro Sderot e il Negev occidentale sono stati sparati razzi con una media di tre o quattro al giorno. «Abbiamo terminato ora un incontro con la giun­ta muncipale - fa sapere Schönsberg - di questa cittadina di 13 mila abi­tanti più 10 mila ex coloni sfollati da Sharon dalla striscia di Gaza. Per ragio­ni di sicurezza l'incontro si è svolto in un bunker a due piani ricavato sotto il municipio perché, nonostante la stam­pa internazionale non ne parli quasi più dopo l'operazione "Piombo fuso” i razzi Qassam continuano a cadere su case e luoghi di lavoro israeliani. Tra quello che si vede in tv e la realtà - commenta Primo Schönsberg - c'è purtroppo una bella differenza».
Un altro politico bolzanino da sem­pre sensibile alla questione mediorien­tale è il radicale Achille Chilomento. Nel novembre di due anni fa Chiomento, assieme ad altri due altoatesini, fu costretto a rifugiarsi in un bunker per un attacco missilistico proprio sul confine di Gaza. I tre altoatesini face­vano parte di una vasta delegazione italiana dell'associazione filo-israelia­na Keren Hayesod. (Corriere del Trentino Alto Adige)

Qualcuno, nel frattempo, continua a chiedersi cosa diavolo ci stiano a fare i sionisti nel mare davanti a Gaza, e siccome siamo di una bontà smisurata gli vogliamo fornire un’adeguata risposta. Qui, invece potrete ammirare l’ineffabile giudice Goldstone in una delle sue migliori interpretazioni mentre qui trovate il solito incommensurabile Ugo Volli.


barbara


4 novembre 2009

PARTE PRIMA E PARTE SECONDA

Parte prima
Con chi uno scopa, sono affari suoi. E di sua moglie, ovviamente. E dei suoi figli, nel caso le sue scorribande extraconiugali minaccino la loro serenità. E di nessun altro.

Parte seconda
Un politico che si mette in condizione di essere ricattato, è un pericolo per lo stato, quindi va istantaneamente allontanato da ogni incarico – e istantaneamente significa istantaneamente e d’autorità, non aspettando che provveda lui, perché poverino soffre tanto, a farsi da parte – e punito con la massima severità, come minimo con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Parte terza
Ma che squallore queste mogli cornute che vanno in pubblico a difendere quel coglione di marito che oltre a cornificarle si è anche fatto beccare. Che mancanza di dignità. Che mancanza di rispetto per se stesse.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 4/11/2009 alle 19:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


3 novembre 2009

LE COSE CHE NON SOPPORTO

È morta ieri nella clinica universitaria di Innsbruck, dopo dieci giorni di agonia, Martina Zanellini, di Bolzano, 11 anni, per influenza A. E immediatamente si è scatenato il solito sciacallaggio giornalistico, le interviste a parenti, amici, insegnanti con l’originalissima, genialissima domanda: “Com’era?” E lo zio che dice: “Era davvero speciale”, e la professoressa che afferma: “Era una bambina come tutti i bambini dovrebbero essere!” (cioè: ci auguriamo di avere un paio di miliardi di clonini fatti tutti con lo stesso stampino?) e “Era una bambina solare”. Ora, dico, sarà sicuramente così, ma se non lo fosse, cosa diavolo avrebbe dovuto rispondere? Che era una spaccamarroni unica? Che era maleducata e strafottente, che un giorno sì e l’altro pure toccava buttarla fuori che se no non si faceva lezione, che era una fancazzista e, a volerla dire tutta, non era neanche tanto intelligente? Perché questi coglioni di giornalisti teoricamente pagati per informare se ne vanno in giro a fare domande del cazzo alle quali, comunque stiano le cose, conosciamo in anticipo le risposte che verranno date? Cos’è questa macabra frenesia di andare in giro a chiedere com’erano i morti da vivi? E che cosa cambiano, le risposte? Sapere che i genitori soffrono tanto perché era una brava scolara, perché era un ragazzo servizievole, perché era una moglie tutta casa e bottega? E se era una scolara negligente, un ragazzo un po’ egoista, una moglie che non azzeccava mai il sale allora va bene lo stesso anche se sono morti? È pretesa troppo esosa chiedere che i morti, soprattutto quando, come la povera Martina, hanno tanto sofferto, vengano lasciati in pace almeno da morti?



barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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