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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 gennaio 2009

E SFATIAMO ANCHE UN ALTRO MITO

Il mito della tollerante Andalus

Anche questo articolo, come il precedente, è dichiaratamente di parte. Il che non significa che i fatti che denuncia non siano autentici. E oltre che autentici sono anche stati ripetutamente resi noti, ma siccome il mondo è popolato da miriadi di terzetti di scimmiette, noi continuiamo a riproporre questi fatti, chissà mai che ogni tanto a qualcuna delle scimmiette non capiti di distrarsi un attimo e abbassare per un momento le mani …

Radici Cristiane, n. 39, novembre 2008
di Guglielmo Piombini

Sfatiamo un altro dei più divulgati miti storiografici e religiosi in voga oggi: quello della tolleranza dei musulmani in Andalusia nei confronti dei cristiani e degli ebrei

Nel suo fondamentale studio Eurabia (clicca), Bat Ye’or ha rivelato al pubblico l’esistenza di un progetto di graduale trasformazione del vecchio continente in un’appendice del mondo arabo-musulmano, perseguito attraverso le strutture del cosiddetto Dialogo Euro-Arabo, un ombrello di organizzazioni controllato dalle élite politiche dell’Unione Europea e del mondo arabo.

Eurabia

L’Eurabia è essenzialmente un progetto politico che mira alla simbiosi tra Europa e mondo musulmano per ricreare, come ai tempi dell’impero romano, un nuova entità politica che abbracci tutto il Mediterraneo. Gli strumenti che le élite politiche stanno mettendo in atto per realizzare questo obiettivo sono: la promozione dell’immigrazione di massa di musulmani in Europa, la presentazione benevola della storia e della religione musulmana nelle università e nei mezzi d’informazione, la lotta al Cristianesimo e alle identità nazionali, la promozione del multiculturalismo, l’introduzione di reati d’opinione come l’islamofobia per colpire giudiziariamente le critiche all’islamismo.

Il mito andaluso

Un progetto del genere, che sarà verosimilmente osteggiato dalla popolazione europea autoctona, necessita di miti ideologici per essere portato avanti. Il più diffuso è senza dubbio il “mito andaluso”, secondo cui la Spagna medievale prima della Reconquista cristiana rappresentava un bellissimo esempio di tolleranza e pacifica convivenza tra musulmani, cristiani ed ebrei.
Quel modello dimostrerebbe che un islam illuminato esiste ed è esistito, e che una società multiculturale a prevalenza islamica, cioè il futuro che le élite eurabiche stanno preparando per il vecchio continente, non deve far paura a nessuno.
Peccato che le ricerche storiche più approfondite abbiano dimostrato che quello della tolleranza andalusa, a dispetto della sua continua diffusione nei media politicamente corretti, non sia altro che un vero e proprio capovolgimento della realtà.
La conquista e l’occupazione islamica della Spagna furono caratterizzate infatti da un continuo uso della violenza. La Spagna venne invasa nel 710-716 d.C. da tribù arabe originarie della penisola arabica, che compirono immense razzie, schiavizzazioni, deportazioni e uccisioni delle popolazioni conquistate. La maggior parte delle chiese vennero convertite in moschee. Dopo la conquista seguì la colonizzazione della penisola iberica attraverso una massiccia immigrazione berbera e araba.
Nelle regioni iberiche che si vennero a trovare sotto uno stabile controllo islamico i cristiani e gli ebrei vennero relegati, come in tutto il resto del mondo islamico, nella condizione di dhimmi, vera e propria forma di apartheid su base religiosa che si manifesta attraverso il pagamento di una tassa, la jizya, e molte altre forme umilianti di sottomissione dei popoli “infedeli” ai padroni musulmani.
La società andalusa venne infatti divisa per caste, con al vertice i conquistatori arabi, seguiti dai colonizzatori berberi, dagli iberici convertiti all’islam (chiamati Muwalladun) e infine dai dhimmi cristiani (detti mozarabi) ed ebrei. In quanto cittadini di infima classe, i dhimmi non potevano costruire nuove chiese o sinagoghe né restaurare quelle vecchie; erano segregati in speciali quartieri, dovevano portare abiti che li rendessero riconoscibili ed erano soggetti ad una pesante tassazione speciale; nelle campagne i contadini cristiani diventarono una classe servile al servizio dei padroni islamici; feroci rappresaglie mediante mutilazioni e crocifissioni punivano implacabilmente i mozarabi che chiedevano aiuto ai re cristiani.

Esempi di convivenza islamica...

L’umiliante status imposto ai cristiani e la confisca delle loro terre provocarono continue rivolte, punite con massacri, a Toledo (761, 784-86), Saragozza (dal 781 al 881), Cordoba (805), Merida (805-813, 828) e di nuovo a Toledo (811-819).
Talvolta gli insorgenti vennero crocifissi, come prescrive il Corano alla sura 5, 33 («La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra»). La rivolta di Cordoba dell’818 venne repressa con tre giorni di massacri e saccheggi, al termine dei quali trecento notabili cristiani vennero crocifissi e ventimila famiglie espulse.
Al-Andalus rappresentava la terra del jihad per eccellenza. Ogni anno, talvolta anche due volte all’anno, dalle regioni meridionali della penisola iberica partivano i raid dei musulmani per la conquista di bottino e schiavi nei regni cristiani del nord della Spagna, nelle regioni basche, nella Francia e nella valle del Rodano. I corsari andalusi attaccavano e invadevano le coste dell’Italia, della Sicilia e delle isole egee, saccheggiando e bruciando tutto quello che incontravano. Migliaia di persone vennero deportate come schiavi in Andalusia, dove il califfo manteneva una milizia composta da decine di migliaia di schiavi cristiani catturati in ogni parte d’Europa, e un harem di donne cristiane catturate.
Uno dei più importanti giuristi arabo-andalusi dell’epoca, Ibn Hazm di Cordoba (morto nel 1064) scriveva che Allah aveva stabilito la proprietà degli infedeli al solo scopo di fornire bottino ai musulmani. Anche la dinastia berbera degli almohadi, che regnò in Spagna e Nord Africa dal 1130 al 1232, arrecò enormi distruzioni alla popolazione cristiana ed ebrea.
Questa devastazione, realizzata mediante massacri, prigionie e conversioni forzate, è stata raccontata da alcuni scrittori ebrei, come il cronista Abraham Ibn Daud e il poeta Abraham Ibn Ezra. Quando non erano convinti della sincerità delle conversioni degli ebrei all’islam, gli inquisitori musulmani (che precedettero di tre secoli quelli cristiani!) sequestravano i bambini di quelle famiglie per affidarli ad educatori musulmani. Nel suo libro Moorisch Spain lo storico Richard Fletcher conclude quindi che «la Spagna dei Mori non fu una società tollerante e illuminata nemmeno nella sua epoca più raffinata».

Un piano di scristianizzazione

Questa terribile eredità della dominazione musulmana nella penisola iberica è rimasta impressa fino ad oggi nella memoria degli spagnoli. Ogni anno, in una tradizione che risale al sedicesimo secolo, i villaggi spagnoli festeggiano la liberazione dai Mori durante i festival “Moros y Cristianos”, nei quali viene distrutta e bruciata l’effigie di Maometto (chiamata “la Mahoma”).
Solo dopo l’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione di Madrid, che ha fatto 192 vittime, alcuni villaggi, come quello di Boicarent vicino a Valencia, hanno deciso di interrompere la plurisecolare tradizione per paura di ritorsioni.
Da parte sua il governo socialista di Zapatero, salito al potere solo grazie all’effetto dell’attentato, ha approvato un piano che limita l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e che prevede finanziamenti per l’insegnamento della religione islamica e per la costruzione di moschee a favore del milione di musulmani che già vivono nel paese iberico. Il cardinale Antonio Maria Rouco Varela ha denunciato la politica filo-islamica dei socialisti come un tentativo di cancellare secoli di storia spagnola per riportare il paese alla situazione precedente alla Reconquista.
È prevedibile che questo progetto di sradicamento forzato dell’identità cristiana della Spagna, se mai andrà in porto, non riporterà in auge una nuova Andalusia “tollerante e multiculturale”, che non è mai esistita se non nelle menzogne di chi falsifica la storia per professione, ma riporterà in vita i secoli più tragici della storia spagnola.

Un altro mito di questi ultimo tempi è quello del laicismo di Zapatero, ed è una balla colossale: Zapatero ha semplicemente scelto una politica anticristiana per leccare il culo ai musulmani (vedi keffiya orgogliosamente ostentata, vedi partecipazione alla cena di fine ramadan …), che è cosa molto ma molto ma molto lontana dal laicismo. Ma le solite tre scimmiette preferiscono fingere di non accorgersene. Magari qualcuno potrebbe ricordare al signor Zapatero che nutrire il coccodrillo può servire, forse, a farsi mangiare per ultimi. Non a farsi risparmiare.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui.


31 gennaio 2009

ED ECCO A VOI SIGNORE E SIGNORI

Questo post è stato rimosso su richiesta dei familiari dell'interessato.



barbara




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30 gennaio 2009

OBBLIGATORIO

Sono andata, come tutti i giorni, dal giornalaio. Ho preso il Corriere e, come tutti i giorni, ho tolto la Gazzetta - che ancora non ho capito perché diavolo alcuni giornalai stiano lì a fare il lavoro di infilarla per poi costringere la gente che non la vuole a fare il lavoro di toglierla – e sto per posarla quando mi arriva la vocetta querula della tizia: “È obbligatorio prendere tutto! Io non pos”. Ho detto: E allora se lo tiene tutto”, ho buttato lì Corriere e Gazzetta e sono uscita. Eccheccazzo.

barbara


30 gennaio 2009

UOMINI ARMATI CONFISCANO GLI AIUTI GIORDANI NELLA STRISCIA DI GAZA

Agenzia di stampa giordana “Petra”

(Petra - 20 gennaio 2009)

“Petra ha ricevuto notizia che martedì, uomini di Hamas hanno confiscato un convoglio di aiuti giordano dopo che questo era entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Abu Salem. Il convoglio di aiuti, inviato dall’Organizzazione hashemita giordana di carità (JHCO), è stato scaricato su camion non giordani e condotto da autisti non giordani dopo aver attraversato il King Hussein Bridge”.Le Nazioni Unite erano in attesa di un convoglio e di scaricare nei loro magazzini le merci che sarebbero poi state distribuite ai civili che risiedono nella Striscia. Gli uomini armati di Hamas hanno aperto il fuoco sui conducenti dopo che questi avevano attraversato il valico di Abu Salem e li hanno costretti a dirigersi verso i loro magazzini. L’Onu ha chiesto alla compagnia di trasporti di non inviare gli altri convogli previsti per martedì e mercoledì fin quando la questione del convoglio sequestrato non sarà risolta”.
Miliziani di Hamas hanno radunato centinaia di attivisti di Fatah sospettati di “collaborazione” con Israele durante l’Operazione Piombo Fuso - hanno detto membri di Fatah della Striscia di Gaza al Jerusalem Post lunedì. Essi hanno raccontato che la repressione di Hamas nei confronti di Fatah si è intensificata dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, domenica mattina.I membri di Fatah e testimoni oculari hanno detto che i detenuti sono stati portati nelle scuole e negli ospedali che Hamas ha trasformato in spazi attrezzati per gli interrogatori.Subito dopo l’inizio dell’operazione militare, Hamas ha anche rinnovato le ordinanze di arresto emesse contro migliaia di dirigenti e attivisti di Fatah della Striscia di Gaza.
Un dirigente di Fatah di Ramallah ha detto al Jerusalem Post che almeno 100 dei suoi uomini sono stati uccisi o feriti in seguito alle azioni punitive di Hamas. Alcuni sono stati torturati brutalmente – ha aggiunto. Il dirigente ha detto che gli autori di queste azioni appartengono al braccio armato di Hamas, Iz ad-din al-Qassam, e al movimento delle forze per la sicurezza interna.Nei giorni appena trascorsi, alcuni leader e portavoce di Hamas hanno dichiarato che i membri di Fatah nella Striscia di Gaza sono stati spiati nei loro movimenti e trasferimento di informazioni a Israele. Due dirigenti di Hamas, Salah Bardaweel e Fawzi Barhoun, hanno accusato il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas e le sue “spie” nella Striscia di Gaza, di aver fatto delle soffiate agli israeliani a proposito dei movimenti del Ministro dell’interno Said Siam, ucciso da un attacco dell’IDF alla casa del fratello, a Gaza City, la scorsa settimana.
Il dirigente di Fatah a Ramallah ha detto che, oltre ad essere senza fondamento, le accuse erano anzitutto mirate a preparare uno spietato attacco di Hamas contro gli attivisti di Fatah nella Striscia di Gaza. “Essi temevano di affrontare l’esercito israeliano e molti uomini armati di Hamas sono addirittura scappati durante i combattimenti”, ha detto. “Hamas adesso sta sfogando la sua rabbia e la sua frustrazione contro i membri di Fatah nella Striscia”.
Testimoni oculari hanno raccontato che i miliziani di Hamas hanno trasformato un certo numero di scuole e ospedali in centri di detenzione temporanei nei quali sono state trasferite decine di membri e sostenitori di Fatah sospettati di aver aiutato Israele durante la guerra. I testimoni hanno detto che un ospedale pediatrico e un centro di cura mentale a Gaza City, insieme ad alcune scuole a Khan Yunis e Rafah, erano tra i luoghi che Hamas ha usato come “centri di tortura”.
Un attivista di Fatah nella Striscia di Gaza ha dichiarato che almeno 80 membri della sua fazione sono stati gambizzati con colpi d’arma da fuoco o sono state loro spezzate le braccia, per il presunto sospetto che essi avessero violato l’ordinanza di arresti domiciliari. “Quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza è un nuovo massacro commesso da Hamas contro Fatah”, ha detto. “Dove erano, questi codardi di Hamas, quando l’esercito israeliano era qui?”.L’attivista ha anche aggiunto che le forze di sicurezza (di Hamas) hanno anche confiscato i telefoni cellulari ed i computer delle migliaia di membri o sostenitori locali di Fatah.
Parenti di Abed al-Gharaibi, un ex ufficiale della sicurezza di Fatah e detenuto nelle carceri israeliane per 12 anni, ha dichiarato di essere stato sequestrato da un gruppo di miliziani di Hamas che gli hanno sparato ad entrambe le gambe dopo averlo brutalmente torturato.È stato riferito che Ziad Abu Hayeh, uno dei comandanti del braccio armato di Fatah, le brigate dei martiri di al-Aqsa, ha perso la vista dopo che uomini armati di Hamas gli hanno cavato gli occhi. In altri casi, attivisti sono stati trattenuti e sono stati colpiti alle gambe dopo essere stati visti ridere in pubblico – atto che Hamas ha interpretato come un’espressione di gioia per l’offensiva militare israeliana.
Sabato notte, tre fratelli della famiglia Subuh sono stati rapiti da miliziani di Hamas e portai nella moschea di Abdel Aziz Rantisi a Khan Yunis. Qui sono stati feriti alle gambe - ha riportato un giornalista del Jerusalem post. In un incidente più recente, uomini armati di Hamas hanno sparato, uccidendolo, a Hisham Tawfik Najjar dopo aver devastato la sua casa e picchiato i suoi quattro figli, tutti attivisti di Fatah. Fahmi Za’areer, un portavoce di Fatah in Cisgiordania, ha rivelato che almeno 16 attivisti di Fatah sono stati ammazzati da Hamas negli ultimi giorni. Egli ha condannato fortemente il giro di vite imposto da Hamas e ha lanciato un monito contro un nuovo bagno di sangue a Gaza.

Sì, lo so che lo avete letto su tutti i giornali, sentito su tutte le radio, visto su tutte le televisioni, approfondito su un miliardo di siti internet, ma siccome sono un tantino fissata e ossessionata, ho deciso di riproporvelo una volta di più, OK?

barbara


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29 gennaio 2009

PICCOLO PROMEMORIA

Così, giusto per non rischiare di perdere di vista la situazione ...



barbara


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29 gennaio 2009

UN MITO DA SFATARE: LA SUPERIORITÀ CULTURALE ISLAMICA

Nei paesi occidentali è in atto da qualche tempo, tra le elite politiche e intellettuali, uno sforzo propagandistico che da un lato mira a denigrare il passato dell’Europa, e dall’altro a presentare la storia dell’islam sotto la luce più positiva possibile. Una sua tipica espressione è l’idea della superiorità culturale dell’islam medievale sulla Cristianità europea.
Secondo la versione presente in quasi tutti i manuali scolastici, e accolta perfino dal Consiglio d’Europa, nell’Europa medievale il sapere antico era andato quasi interamente perduto, ma fortunatamente era stato conservato dagli arabi, che lo tradussero nella loro lingua e lo trasmisero in Occidente, permettendo così la rinascita della civiltà europea. Senza l’apporto della cultura islamica l’Europa non avrebbe conosciuto il Rinascimento e lo sviluppo scientifico e tecnologico moderno. Il mondo occidentale ha quindi un grande debito nei confronti dell’islam.
Le ricerche più recenti, come quelle di Sylvain Gougenheim, professore di storia medievale alla scuola normale superiore di Lione, hanno dimostrato quanto sia inesatto e parziale questo modo di leggere gli avvenimenti passati.

Mai interrotto il legame con il mondo classico

Il punto cruciale è che la tradizione culturale della Grecia antica non era scomparsa durante i cosiddetti “secoli bui”, ma aveva continuato a sopravvivere, senza soluzione di continuità, nella parte orientale dell’impero romano. Se per secoli l’Europa occidentale non ebbe un facile accesso alla cultura classica conservata nell’impero bizantino è proprio perché le conquiste arabe avevano reso la navigazione nel mar Mediterraneo estremamente insicura per i cristiani.
Tuttavia, malgrado fossero diventati più rari e difficoltosi, i legami con Bisanzio non si interruppero mai del tutto. Anche nel corso dell’Alto Medioevo circolavano in Occidente numerosi manoscritti antichi e molte persone erano in grado di leggerli, tanto che Pipino il Breve si fece spedire da Papa Paolo I la Retorica di Aristotele e altri testi greci.
Con la ripresa politica ed economica successiva all’anno 1000 i cristiani latini furono in grado di ripristinare dei contatti più intensi con i propri cugini orientali, entrando così in possesso delle opere originali greco-romane senza necessità di intermediazioni arabe.
Il domenicano Guglielmo di Moerbeke tradusse una quantità enorme di opere di Aristotele, Archimede, Erone di Alessandria, e molte altre furono tradotte dai monaci di Saint-Michel. Infine, dopo la conquista turca di Costantinopoli del 1453, molti studiosi greci fuggirono verso Occidente, favorendo l’ulteriore diffusione della cultura classica nell’Italia rinascimentale.
Va aggiunto inoltre che quasi tutti i traduttori arabi non erano musulmani ma dhimmi cristiani, come l’assiro Johannitius (in arabo Hunayn ibn Ishaq, 809-873) o il giacobita Yahya ibn’Adi (893-974), e che le traduzioni arabe delle opere greche furono scelte in maniera molto selettiva.
I testi politici, ad esempio, non furono mai tradotti in arabo perché considerati incompatibili con l’islam. Non è un caso che la Politica di Aristotele, che Guglielmo di Moerbeke aveva tradotto in latino nel 1260, sia stata pubblicata per la prima volta in lingua persiana solo nel 1963.

L'islam contrario al logos greco

Il pensiero greco-romano ebbe in realtà pochissima influenza sulle realtà teologiche, politiche e giuridiche del mondo islamico. Il sistema immunitario culturale dell’islam non riuscì ad assorbire il logos greco, ma lo vide come un corpo estraneo e alla fine l’espulse.
L’idea che i musulmani abbiano salvato la cultura greca rappresenta quindi una vera assurdità, se si considera che per secoli i greci hanno fronteggiato in prima linea l’assalto della jihad islamica, che ha spazzato via intere comunità elleniche dall’Anatolia, dalla Siria, dall’Egitto e da tutto il Mediterraneo orientale: un processo di annientamento culturale che continua ancora oggi nella parte settentrionale dell’isola di Cipro invasa dai turchi.

Cultura prospera...nonostante l'islam

Se la scienza e la filosofia prosperarono sul suolo musulmano durante la prima metà del Medioevo ciò non avvenne grazie all’islam, ma nonostante l’islam. Non c’è nulla nella dottrina islamica che possa aver dato impulso alla ricerca scientifica o filosofica, e praticamente tutti i maggiori pensatori della cosiddetta “epoca d’oro” dell’islam, come Rhazi (865-925), Farabi (870-950), Avicenna (980-1037), Averroè (1126-1198), furono osteggiati o perseguitati dalle autorità politiche e religiose musulmane.
Nel libro L’incoerenza dei filosofi l’influentissimo teologo musulmano Al-Ghazali (1058-1111) attaccò il razionalismo greco e l’idea stessa di causa ed effetto, e ne concluse che la conoscenza scientifica è impossibile.
La teologia islamica dominante seguì questa impostazione, insistendo che le leggi fisiche non esistono perché, altrimenti, la volontà di Allah ne risulterebbe vincolata. Ricercare delle leggi fisse nella natura è una bestemmia, perché Allah è completamente libero di mutare le leggi della fisica in qualsiasi momento.
Osserva al riguardo il fisico americano Frank J. Tipler nel suo recente libro La fisica del cristianesimo (Mondadori, p. 139): «Nel corso dei miei studi piuttosto approfonditi, non sono mai riuscito a trovare una sola scoperta scientifica significativa compiuta nell’intera storia della civiltà islamica fino al XX secolo. Gli esempi di risultati scientifici documentati da parte di studiosi islamici sono sostanzialmente banali.
Tutta la fisica e tutta l’astronomia moderne derivano dall’opera dei cristiani Galileo e Copernico, che in pratica erano all’oscuro dell’opera degli scienziati islamici, e presero invece le mosse dall’opera dei greci Archimede e Tolomeo. Dal punto di vista della scienza, la civiltà islamica è come se non fosse esistita. Attribuisco questo fatto alle dottrine teologiche islamiche contrarie all’idea di leggi naturali
».

Altro falso merito

Molti riconoscono però agli arabi il merito di aver fatto da tramite delle innovazioni giunte in Europa dall’Oriente, come i numeri con lo zero, erroneamente detti “arabi” ma in realtà nati in India; la carta, inventata in Cina e diffusa in Spagna dagli arabi durante la metà del XII secolo; o il gioco degli scacchi, sviluppato anticamente tra l’India e la Persia e pervenuto in Occidente all’epoca delle prime crociate.
Va osservato tuttavia che, essendo l’impero arabo situato a metà strada tra la Cristianità europea e le civiltà orientali, ogni novità proveniente dall’Asia doveva necessariamente passare dal Medio Oriente musulmano per raggiungere l’Europa, ma difficilmente si può attribuire all’islam il merito di questo accidente geografico.
Occorre piuttosto chiedersi come mai il mondo islamico, pur trovandosi in una posizione geografica ideale, a contatto con tutte le maggiori civiltà mondiali dell’epoca, non coltivò nessuna delle innovazioni che si svilupparono nella più isolata Europa medievale, come la stampa (la cui introduzione nelle terre islamiche venne impedita praticamente fino al diciannovesimo secolo), le nuove tecniche di coltivazione, la ruota idraulica, i mulini a vento, gli orologi meccanici, gli occhiali, la partita doppia, la notazione musicale, le università o gli ospedali (il primo ospedale, costruito a Baghdad ai tempi del califfato Abbaside, fu opera del cristiano nestoriano Gabrail ibn Bahtisu, così come la prima scuola di medicina fu fondata a Gundeshapur, in Persia, dai cristiani assiri).

Una cultura parassitaria

È chiaro che la cosiddetta “scienza islamica” aveva poco o nulla a che fare con l’islam, ma era invece il risultato dell’amalgama delle avanzate conoscenze dei greci, degli indiani, dei persiani, degli ebrei e dei cristiani orientali, che i dominatori islamici sfruttarono in maniera parassitaria.
La breve fioritura culturale dei primi secoli di dominio islamico si ebbe quasi esclusivamente grazie all’eredità pre-islamica di una regione che rimase, per parecchio tempo, a maggioranza non islamica. Col passar dei secoli, man mano che i musulmani diventavano numericamente maggioritari nelle terre da loro conquistate, anche la creatività culturale andò definitivamente spegnendosi.
In conclusione, chi parla di “età d’oro” dell’islam commette un errore di prospettiva storica, perché ai tempi della conquista araba il Medio Oriente era già più avanzato dell’Europa devastata dalle invasioni barbariche. Questa superiorità non iniziò con l’introduzione dell’islam: al contrario, cessò con essa. La tanto vantata grandezza islamica rappresentò in realtà il crepuscolo finale delle progredite civiltà pre-islamiche mediorientali.

Usuali cliché buonisti anticristiani

Il cliché secondo cui “nel medioevo l’Europa era più arretrata del mondo islamico” è quindi privo di senso, perché non esistevano due civiltà concorrenti che si confrontavano sullo stesso piano. In Europa la civiltà romana era crollata con la fine dell’impero d’Occidente, e nuova civiltà, la Cristianità, stava faticosamente nascendo dalle rovine, difendendosi con le unghie e con i denti dai nemici che la attaccavano da ogni lato: i vichinghi a nord, i magiari a est, i musulmani a sud e a ovest.
Invece di concentrarsi su questo dramma storico senza precedenti, in cui una civiltà riuscì tra difficoltà indicibili a sopravvivere, a ricostituirsi su nuove basi spirituali e poi a fiorire, molti storici preferiscono sottolineare con compiacimento il fatto irrilevante dell’inferiorità dell’Europa rispetto all’islam, che si era impadronito con la forza delle ricchezze e del sapere delle civiltà più avanzate dell’epoca, e che teneva sotto assedio la stessa Europa, ostacolandone in maniera decisiva la ripresa economica.
C’è probabilmente un fine ideologico nel ricordare ossessivamente quanto la civiltà islamica fosse un tempo più raffinata di noi: quello di distruggere negli occidentali la capacità di apprezzare il proprio passato, di identificarsi con la propria civiltà e di formarsi dei giudizi critici sull’islam. In questo modo si rafforza l’agenda multiculturalista e anti-cristiana che ha paralizzato le società occidentali, e che le ha rese incapaci di difendersi dai nemici che vogliono distruggerla.

Guglielmo Piombini
(Radici Cristiane, n. 41, febbraio 2009)
Tratto dal forum: http://filoapiombo.blogspot.com/2009...uperiorit.html

In realtà non è che non sia mai stato detto, anche su questi schermi, ma una piccola rinfrescatina della memoria ogni tanto, anche per non rischiare di perdere il vizio, non ci sta male.

barbara

AGGIORNAMENTO: C'entra solo un po', o forse anche niente del tutto, ma è un post da incorniciare, e dunque adesso ve lo andate a leggere, TUTTI E SUBITO, SENZA FARE STORIE!


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28 gennaio 2009

GRAZIE

No, niente, così. È che con una certa frequenza succede che qualcuno, qui o direttamente al mailbox del blog, mi chiede notizie, informazioni, documenti, e io regolarmente mi precipito a rispondere, se c’è bisogno di scovare fuori documenti mollo tutto per andarli a cercare e inviarli e, insomma, a me sembra che un grazie ci possa anche stare bene per cui, in mancanza di meglio, me lo dico da sola: grazie cara, sei stata davvero gentile.

barbara


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27 gennaio 2009

C’ERA UNA VOLTA LA GIORNATA DELLA MEMORIA

C’era una volta la memoria. La memoria di un evento indicibile. La memoria di un evento talmente inimmaginabile che persino chi riusciva a sfuggire e a darne testimonianza, mentre stava accadendo, non veniva creduto. E per non lasciare che la memoria di ciò che la specie umana era riuscita a perpetrare rischiasse di andare perduta, qualcuno ha pensato di istituire una “Giornata della memoria”. Una volta.
Poi … poi è accaduto ciò che spesso accade, quando si ha a che fare con questa tematica. Con l’ebraismo, intendo dire. Con gli ebrei, per la precisione. È successo che qualcuno, da subito, si è sentito disturbato dall’idea che ci si occupasse degli ebrei. Che ci se ne occupasse non per farli fuori, non per accusarli di ogni sorta di nefandezze, non per demonizzarli, bensì per ricordare che dopo millenni di persecuzioni diffuse e generalizzate e punteggiate da un discreto numero di stermini di massa e da un immenso numero di stermini “minori”, si era infine arrivati a programmarne lo sterminio totale, e ad avviare con buoni risultati l’esecuzione del programma. Il primo passo fatto per boicottare la neo-istituita giornata della memoria è stato il tentativo di allargare la commemorazione ad altre vittime. Il secondo, e tuttora in corso, è stato molto più infame, più subdolo, più vigliacco, più ipocrita, più osceno: è stato un totale ribaltamento – di quei ribaltamenti a cui gli antisemiti da lunga data ci hanno abituati – dell’intero panorama. Hanno inventato, gli antisemiti, la storia delle “vittime che si sono fatte carnefici”. Hanno inventato “i nuovi nazisti”. Hanno inventato “l’olocausto del popolo palestinese” – un popolo che in sessant’anni di ininterrotto olocausto, sterminio, genocidio, si è quasi decuplicato, ma chi sta a badare a questi dettagli? E hanno scippato la giornata della memoria: vanno lì, ora, alle manifestazioni commemorative, a spremere la loro brava lacrimuccia. Ci vanno nell’illusione che ciò basti a ingannarci. Ci vanno nell’illusione di ricostruirsi, con ciò, una verginità. Ci vanno per sentirsi poi tranquilli con la propria coscienza quando, dopo avere pianto per gli ebrei morti, latrano come cani rabbiosi quando gli ebrei vivi tentano disperatamente di restare vivi resistendo al rinnovato progetto di sterminio, strepitano come vergini violate quando gli ebrei vivi mostrano di voler davvero tenere fede al “mai più come pecore al macello”. Si ha veramente l’impressione che a costoro piaccia talmente tanto commemorare l’olocausto, da prodigare ogni aiuto e ogni sostegno, materiale e morale, a coloro che stanno progettando e tentando di metterli in condizione di poterne presto commemorare due. Per questo mi auguro di poter dire al più presto possibile “C’era una volta la giornata della memoria”, per non dover più fornire, coi nostri morti e col nostro dolore, un alibi ai peggiori sentimenti che l’animo umano possa albergare: anche in questo campo è davvero arrivato il momento di giurare, solennemente, MAI PIÙ.

barbara


26 gennaio 2009

LE SEI VIOLAZIONI DELLA LEGGE INTERNAZIONALE COMPIUTE DA HAMAS

di Irwin Cotter*

L'ideologia di Hamas e le sue tattiche militari sono esemplari casi di studio delle violazioni della legge internazionale. Si possono notare almeno sei violazioni della legge.
1. Avere come obiettivo deliberato dei civili è UN CRIMINE DI GUERRA.
2. Lanciare missili o sparare proiettili a partire da zone civili (alloggi, scuole, ospedali...) è UN CRIMINE DI GUERRA.
3. Usare simboli umanitari per ingannare il nemico (utilizzare ambulanze per trasportare armi o miliziani, travestirsi da medico in un ospedale, usare una bandiera o un logo dell'Onu o della Croce Rossa...) è UN CRIMINE DI GUERRA.
4. Incitare pubblicamente al genocidio (cfr. lo statuto di Hamas e i sermoni degli ulema...) è UN CRIMINE DI GUERRA.
5. Reclutare, addestrare dei bambini alla guerra, usare dei bambini come scudi umani è UN CRIMINE DI GUERRA.
6. Attaccare sistematicamente dei civili per più di otto anni è UN CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ.

*Ex Ministro di Giustizia del Canada, professore di diritto all'Università Mac Gill a Montréal. (nuitdorient.com, 21 gennaio 2009)

Perché nessuno ne parla? Perché nessuno se ne occupa? Perché nessuno protesta? Perché i soliti noti non scendono in piazza starnazzando come oche spennate?

barbara


25 gennaio 2009

BERLUSCONI

Quanto è vero che non c’è mai fine al peggio! E come se non bastasse si è pure (ulteriormente) rincoglionito il povero Capezzone, convinto
a) che ad essere violentate siano solo le donne belle
b) che solo la sinistra sia convinta che possano essere violentate anche le altre
c) che l’Italia intera sia idiota e ritardata e non si sia accorta che sta tentando di cambiare discorso per salvare dall’ennesima bufera il suo signore e padrone.
Che schifo ragazzi, veramente che schifo.

barbara


25 gennaio 2009

COMUNICATO STAMPA: GEERT WILDERS A ROMA IL 19 FEBBRAIO

Ricevo e pubblico.



G
eert Wilders, autore di FITNA, leader del PVV, il Partito per la Libertà da lui fondato in Olanda, è in questi giorni alla ribalta delle cronache internazionali, non solo per le sue battaglie in difesa dei valori della democrazia della libertà e dell’Occidente, ma soprattutto per aver denunciato il fondamentalismo islamico, attraverso Fitna, il film da lui prodotto e per il quale, si è guadagnato da un lato il “Premio Oriana Fallaci”, dall’altro una fatwa, un “Premio” dagli amici di Allah. La Corte di Appello di Amsterdam ha richiesto che venga processato per “istigazione all’odio e la discriminazione” per aver paragonato il corano al Mein Kampf di Hitler. Nel film http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=165 si citano alcuni versetti del corano in cui si diffonde il terrore ai nemici di Allah, gli imam incitano al massacro gli ebrei e gli infedeli e si vedono immagini cruente di impiccagioni, decapitazioni, linciaggi e attentati terroristici di matrice islamica.
Fitna ha fatto e farà discutere, recentemente, “alla faccia della libertà d’espressione”, sbandierata dagli europeisti convinti, ne è stata proibita la visione addirittura nell’ambito del Parlamento Europeo. L’islamicamente corretto Ban Ki-moon, ritiene il film islamofobico e offensivo, mentre il Governo cristiano-democratico del suo Paese che ha persino vietato i canali televisivi nazionali di trasmetterlo.
Dai sinistroidi ai collaborazionisti, dalle cicale ai traditori, fino ai pacifinti e i buonisti di turno, contagiati dal virus del relativismo, quello che rappresenta la cruda verità, è considerato politicamente scorretto. Per i fondamentalisti islamici invece è islamicamente morto, perché segue le orme di Theo van Gogh, ha gli stessi ideali di Pym Fortuyn ed ha come idolo Oriana Fallaci. Da due anni vive sotto scorta h24 perché qualcuno potrebbe voler vincere le 92 vergini messe in palio dagli integralisti maomettani per la sua morte.
Noi,“Una Via per Oriana”, crediamo che la libertà di espressione è il primo dei valori su cui si fonda una democrazia, questo è uno dei motivi per cui faremo un presidio all’ONU a Ginevra il 20 Aprile prossimo, una forma di protesta civile, proprio per difendere la nostra libertà di espressione, che sotto la farsa- falsa-conferenza gestita dall’OCI, contro il razzismo, l’intolleranza e la xenofobia, che un manipolo di ayatollah, vuole imbavagliare facendo pressione sui Membri dei Governi occidentali affetti da criptorchidismo.
Abbiamo invitato il Parlamentare olandese a tenere una conferenza sul tema dell’islamofobia e la libertà di espressione oltre che ricevere il “Premio Oriana Fallaci” assegnatogli al Memorial lo scorso 15 settembre a Firenze. Geert Wilders sarà a Roma il 19 Febbraio prossimo, dove al Gran Hotel Palatino terrà una conferenza (solo ad invito) con la proiezione del suo film Fitna, è prevista la partecipazione di parlamentari italiani.

Al termine una cena conviviale e la cerimonia di consegna del “Premio Oriana Fallaci”
Per accreditarsi: 339 8704071 unaviaxoriana@unaviaxoriana.it Armando Manocchia

Ancora una violenta intimidazione da parte del mondo islamico, a cui è necessario resistere, per non lasciarci travolgere.

barbara


24 gennaio 2009

LETTERA DI UN ITALO-ISRAELIANO ALL’EUROPA

Cara Unione Europea, che deve decidere se condannarci per aver "sparato sul pianista" (installazione ONU a Gaza)

Sono Rodolfo Chur Ballardini, israeliano di lingua italiana e abito a Gerusalemme. Devo chiedervi se scendete ogni tanto dalle nuvole o preferite restare lassù a sentenziare in perfetta malafede. Ma come, lo sa tutto il mondo che nella Striscia di Gaza le istituzioni dell'ONU sono in mano ai terroristi di hamas e del fatah e voi state lì a discutere se condannare Israele per aver sparato su una installazione ONU che, non è una novità era un covo di delinquenti travestiti da miliziani, come li chiamate voi. Ci sono fotografie che dimostrano la tacita collusione dell'ONU, anche con hezbollah in Libano. Al riguardo personalmente diedi all'on. Bertinotti quando era presidente della Camera dei deputati italiani in visita in Israele, una foto nella quale si vede una postazione ONU nel sud del Libano a circa 50 metri dall'ingresso di un bunker dei terroristi libanesi scavato nella roccia a 30 metri di profondità ed ampio un miglio quadrato. Un lavoretto durato più o meno due anni. Forse i militari dell'ONU erano ciechi e sordi? O altro? E qui a Gerusalemme, non c'è un ebreo assunto nella palazzina dell'ONU, tutti arabi. Volete un consiglio spassionato? Condannatevi da voi per il colpevole silenzio durato un decennio durante il quale hamas ci ha tirato oltre 11000 missili e ancor prima quando avete lasciato che ci uccidessero bambini e donne nostre sugli autobus, nei caffè, nei ristoranti, nei centri commerciali. Forse i morti israeliani per mano di bastardi assassini erano meno meritevoli di attenzione dei morti palestinesi? sapete che vi dico? fottetevi voi e loro, maledetti infingardi. Avete persino rinnegato le vostre tradizioni ed origini ebraico cristiane pur di compiacere l'islam i cui barboni neri paludati di nero con turbanti alla Nasrallah vi inchiappetteranno. È solo questione di tempo. Usate 10 pesi e 10 misure ma l'importante è andare sempre contro Israele. Plaudo al governo italiano che ha dichiarato Israele baluardo contro il terrorismo anche dell'Europa. Non c'è uno stato europeo che abbia le mani pulite. E il sangue dei miei 6 milioni di correligionari trasuda dalla terra europea. Di Loro, 1 milione e 500.000 erano bambini. Non avete titolo per giudicarci ed ergervi a tribunali. Le vostre fondamenta poggiano sul mio sangue. Ah, la lingua italiana è meravigliosa quando si devono esprimere concetti con poche parole.

E i suoi concetti, che sono i concetti di chiunque sia dotato di capacità di intendere, sono chiari davvero.

barbara


23 gennaio 2009

UNA COSA, DAVVERO, NON HO MAI CAPITO

Ma perché i musulmani devono pregare mostrando il buco del culo? (Se poi aggiungiamo perle come questa …)



barbara


23 gennaio 2009

QUESTA VIGNETTA È DI DUE ANNI E MEZZO FA


Non si direbbe, vero?

barbara


22 gennaio 2009

XYZ *, DUNQUE

Cioè, non è che adesso ve lo racconto, questo non dovete proprio aspettarvelo perché, in tutta sincerità, io non lo so mica se raccontare XYZ rientri fra le capacità umane conosciute. Insomma, io ci provo, e poi vedete voi. XYZ dunque, dovete sapere, è un ragazzaccio indisciplinato sfrontato e impertinente, uno Jecke ottantasettenne dal passato burrascoso e dal presente indescrivibile. Per darvi un’idea – un barlume di idea, diciamo – vi racconto quella del microfono. Dunque la sera del nostro arrivo, a Tel Aviv, c’è un incontro con Yosh Amishav, che ci racconta un po’ di cose, illustra la situazione, risponde alle domande, o almeno ci prova, perché a me a dire il vero non è mica riuscito a dare una risposta decente ma questa è un’altra storia o forse no, visto che di mestiere ha funzioni in campo diplomatico ed è noto che rispondere senza rispondere fa parte dei compiti specifici dei diplomatici e insomma siamo lì, Angela ce lo presenta, lui comincia a parlare e XYZ attacca a strepitare: “Ma non c’è un microfono?” “Io non sento niente!” “Possibile che questo albergo non disponga di un microfono?” Gli dicono scusa XYZ, ma perché non vieni davanti? Infatti si era seduto nell’ultima fila, il che non è la cosa più logica per uno che, come può facilmente accadere a uno che si sta gloriosamente avviando alla novantina, comincia ad avere un udito non proprio perfettissimo. E lui, a muso duro: “No! Io voglio stare qui e voglio sentire!” Amishav comincia a parlare e XYZ comincia a borbottare, a voce abbastanza alta: “Io non riesco a capire questa idiosincrasia per i microfoni. Io veramente non la capisco. Cosa sta dicendo adesso? Io non lo sento, lui parla e io non lo sento, come si fa a sentire senza microfono?” Poi alla fine si è rassegnato ad alzarsi e andare davanti, ma ce n’è voluto, oh se ce n’è voluto. Poi ad un certo momento ha deciso che l’incontro si era protratto anche troppo e ha detto che non si dovevano più fare domande. Gli è stato detto: “Ma se sei stanco perché non vai via tu?” “No, sono le dieci ed è ora che andiamo via tutti” e ha continuato a brontolare per tutto il tempo che è seguito fino alla fine dell’incontro. Ecco, XYZ è così, fatevene una ragione.
Sedersi a tavola con lui era abbastanza pericoloso per via delle sue micidiali battute che arrivavano quando meno te l’aspettavi e cominciavi a sghignazzare sgangheratamente col serio rischio di strozzarti se stavi mangiando o bevendo. A me, comunque, dopo avermi accusata di strafarmi di viagra, ha detto che seduta vicino a lui non mi vuole perché sono vecchia e brutta e grassa (“Ah no? E allora stasera quando vai in camera fai una bella cosa: mettiti davanti allo specchio e guardati! Ma guardati bene, mi raccomando!”). Altre volte invece mi faceva grandi feste, a volte in italiano, a volte in inglese o francese o tedesco, ma non ho mai ben capito se facesse sul serio, se scherzasse, o se mi stesse prendendo sonoramente per il culo. In ogni caso si è capito che a lui piacciono giovani, e che Tel Aviv è più bella di Gerusalemme perché è laica e le signorine lì sono molto molto molto meno vestite che nella religiosa Gerusalemme.
Ogni tanto, quando era in vena, si metteva a raccontare, la fuga dalla Germania nel ’39, Israele al tempo dei pionieri, l’arruolamento (“Ero in servizio alla ferrovia, dovevo controllare i vagoni se qualcuno aveva fregato qualcosa, e quello che non avevano fregato lo fregavo io”), i figli, i nipoti. Ogni tanto passava dall’altra parte della strada e si metteva a fotografarci, tipo visitatore dello zoo che fotografa le scimmiette in gabbia.
E coi suoi ottantasette anni ha fatto praticamente tutto quello che hanno fatto gli altri, brontolando, imprecando – come con “quel babbeo” del custode del museo del moshav Kinneret, un anno meno di lui, che continuava a raccontare la storia della sua famiglia partendo ogni volta da Tito - bofonchiando, scalpitando di tanto in tanto, ma senza perdere un colpo.
Sì, lo so che non sono riuscita a rendere XYZ, lo sapevo anche prima: non solo in un paragrafo non ci sta, ma neanche in un capitolo, e chissà se si riuscirebbe a farlo stare in un libro. Ma insomma, come dice il protagonista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, io ci ho provato, ecco.

barbara

* Il nome della persona è stato eliminato su richiesta del figlio che per mezzo di una squallida bugia è riuscito a farsi dare il mio numero di cellulare

POST SCRIPTUM: poi comunque ho dedicato un grazioso post anche al figlio.


21 gennaio 2009

NOTIZIE DAL MEDIO ORIENTE: VA IN SCENA “L’OLOCAUSTO PALESTINESE”

Comunicato Honest Reporting Italia 21 gennaio 2009

La cosa da guardare è questa, ma prima di guardarla respirate a fondo, e preparatevi. Fatto? Bene, allora cominciamo. Naturalmente non faremo all'intelligenza dei nostri lettori il torto di ricordare loro tutti gli argomenti che rendono il paragone semplicemente immondo - il fatto che da ghetti e campi di concentramento non si sparavano missili e non arrivavano terroristi ecc. - certi che tutti questi argomenti saranno sicuramente ben presenti a tutti. Vogliamo invece, dato che uno dei mantra dei demonizzatori di Israele è che "i numeri parlano da soli", far parlare, appunto, i numeri. Gli armeni della Turchia hanno subito un genocidio: prima erano tre milioni, dopo breve tempo erano uno e mezzo. Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio: prima erano 12 milioni, pochi anni dopo erano diventati 6. I cambogiani hanno subito un genocidio: prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi hanno subito un genocidio: erano un milione e mezzo e in brevissimo tempo si sono ridotti a mezzo milione. I palestinesi da sessant'anni stanno subendo un genocidio: nel 1947 erano un milione e duecentomila, oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di cosiddetti profughi. Qualcuno, un giorno, ce la dovrà spiegare questa cosa.
E passiamo a fare qualche breve commento alle immagini. Ci risparmieremo di notare che difficilmente capiterà di trovare in circolazione gran messe di foto di bambini israeliani fatti a pezzi, perché gli israeliani, a differenza della controparte, quando i loro bambini vengono fatti a pezzi sono soliti occuparsi di cose un po' più serie che di metterli in posa di fronte agli obiettivi. Osserviamo invece che alcune delle foto non si riferiscono affatto alla recente operazione di Gaza, bensì alla guerra in Libano di due anni e mezzo fa (come mai? Con tutto lo sterminio messo in atto dalle "milizie sioniste", come qualcuno le ha chiamate, che sparano nel mucchio, secondo alcuni, o addirittura mirano selettivamente ai civili, secondo altri, non avevano abbastanza materiale per la messinscena?) Ne osserviamo, tra l'altro, una relativa alla "strage di Qana", una di quelle in cui ad un certo momento sia il fotografo che il cittadino inorridito e indignato e disperato si devono essere un momentino distratti proprio mentre qualcuno dei "morti" cominciava a spazientirsi. Notiamo, sempre dal Libano, una delle foto dei cadaveri anneriti che hanno per lungo tempo tenuto banco come la prova provata dell'uso, da parte di Israele, di armi stranissime e sconosciute e micidiali e - non c'è neanche bisogno di dirlo - assolutamente illegali ... fino a quando un'inchiesta della televisione tedesca ARD ha documentato che non si trattava altro che di fuliggine. Purtroppo non siamo in grado di fornirvene la documentazione in quanto il documentario, a suo tempo presente in youtube, è stato "opportunamente" rimosso. Varie foto, poi, sono - casualmente? - del tutto prive di contesto, e potrebbero rappresentare chiunque in qualunque posto (se queste foto servono per documentare i crimini israeliani, perché non allargare il campo o scegliere un'angolazione migliore che permetta di identificare inequivocabilmente le vittime come palestinesi e i responsabili come appartenenti all'esercito israeliano?), mentre quella del bambino portato via di peso dai soldati, piangente e coi pantaloni bagnati di pipì per il terrore - risalente ai primissimi tempi della seconda intifada - è monca della prima sequenza, in cui si vede il bambino scagliare pietre contro i soldati. E infine due parole, per concludere, sulla foto della testa di bambino o bambina mozzata e posata per terra: davvero si pretende di darci a bere che se qualcuno avesse avuto a disposizione la documentazione di un simile crimine compiuto dai soldati israeliani, questa non avrebbe istantaneamente fatto il giro del mondo su giornali e televisioni e internet scatenando ovunque il finimondo come tante volte per molto meno si è scatenato?
Ma, a parte questi che sono, dopotutto, dettagli, riteniamo che con questa operazione di paragonare quanto sta avvenendo a Gaza e Cisgiordania con la Shoah, si sia veramente superato ogni limite di decenza, di civiltà, di umanità, di rispetto. Riteniamo che un'operazione del genere, spacciata come la solita "legittima critica", sia la più lampante manifestazione di odio antiebraico che si possa concepire. Vi invitiamo pertanto a farvi sentire massicciamente scrivendo a info@notiziedalmediooriente.it.

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia
vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

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Credo che stavolta non ci sia davvero bisogno di aggiungere commenti.

barbara


20 gennaio 2009

LE COSE PIÙ

La più emozionante: uno spettacolo costruito con le luci, visto a Gerusalemme. Niente a che vedere con i consueti Son et Lumière del Cairo o di altre parti. Quello che si vede scorrere sulle mura della Torre di David sono l’inizio del mondo e poi i tremila anni di storia di Gerusalemme. È un spettacolo nuovo, che ha luogo tre volte la settimana, tempo permettendo dato che si svolge all’aperto, e meriterebbe già da solo tutto il viaggio.
La più intensa: Yad Vashem. E non aggiungerò parole.
La più incredibile: XYZ *, ma a lui dedicherò un capitolo a parte, perché racchiudere XYZ in un paragrafo sarebbe come pretendere di racchiudere il mare in un bicchiere, o il deserto nel barattolo dello zucchero sullo scaffale della credenza, o l’Amazzonia sul terrazzo di casa: non si può, semplicemente non si può.
La più geniale: visitare Masada in microshorts, collant neri velatissimi, scarpine di vernice con tacchi a spillo. Non che il materiale esposto non lo meritasse, intendiamoci – chiedere ai compagni di viaggio per credere – solo che, ecco …
La più strepitosa: le mie zampe. Camminate lunghe, arrampicate per sentieri, migliaia di gradini, compresi i 111 coperti di fango discesi e poi risaliti per andare a vedere la cascata alla sorgente del Giordano, di tutto hanno fatto, e mai mai mai un cedimento!
La più sconvolgente: uscire dal padiglione dei bambini a Yad Vashem e sentir commentare entusiasticamente: “Bello!”
La più rilassante: galleggiare sul mar Morto, dondolarsi, accarezzarsi e sentirsi la pelle di seta, e poi uscire e asciugarsi al sole.
La più commovente: Eli, l’autista. La sua sollecitudine, per tutti noi. La sua ansia quando sono caduta, il suo chiedermi cento volte se mi fossi fatta male, il suo infinito scusarsi come se fosse stata colpa sua, il suo viso dolcissimo di ebreo arabo finalmente approdato dopo secoli di persecuzioni e di fughe e di pogrom.
La più divertente: XYZ, v.s.
La più buffa: il tassista, che dopo avermi fatta fortunosamente arrivare, dopo l’incredibile serie di vicissitudini precedentemente descritte, al mar Morto, è poi venuto a riprendermi per riportarmi a Tel Aviv. È stato lui ad informarmi che era iniziata l’operazione di Gaza, e quando è iniziato il notiziario ha alzato il volume della radio per sentire gli aggiornamenti. Naturalmente, dato che non conosco l’ebraico, non ho capito quello che dicevano, e quindi quando hanno finito gli ho chiesto: “Che cosa hanno detto?” E lui si è messo a spiegarmelo … in ebraico! Ho detto: “Guarda che io non lo capisco, l’ebraico, te l’ho già detto” e lui: “Sì sì, lo so, ma io parlo lentamente!”
La più micidiale: alzarsi alle sei di mattina in vacanza. Ma per una buona causa questo e altro. E Israele è SEMPRE una buona causa.
La più furba: dalla spiaggia, sulla riva del mar Morto, sotto il livello dell’acqua, escono due grossi tubi neri, che arrivano fino ad altri grossi tubi neri che formano un cerchio, a una ventina di metri di distanza. Sulla spiaggia un grande cartello in ebraico, inglese, russo e arabo avverte: “Saline groundwater discharge. Bathing in the enclosed area is forbidden”. Arrivano due tizie italiane, quella più studiata legge il testo inglese in un modo che chiamarlo stentato è puro eufemismo, poi traduce per l’altra: “Saline … acqua … bagno … area … mmmh me sa che ddev’esse vietato” e infine commenta: “Per me là ci tengono l’uranio”. Se la becca il Mossad, una volpe simile, l’arruolano seduta stante!
La più impossibile: XYZ, v.s.
La più memorabile: il pranzo dai circassi.
La più istruttiva
: l’allevamento dei bambini presso i circassi. Dovete dunque sapere che la nascita, per il bambino, è un trauma, perché prima stava dentro la mamma e adesso non ci sta più. E allora cosa ti hanno escogitato questi furbacchioni? Hanno escogitato di mettere il bambino nella culla nudo, così, non essendo legato da indumenti, non si accorge che non è più dentro la mamma. Poi nella culla ci sono quattro fasce con le quali gli vengono tirate braccia e gambe in modo che cresca bene. All’altezza del culetto nella base della culla c’è un buco da cui escono i bisogni, perché fino a un anno e mezzo il bambino non deve mai essere alzato da lì, e anche l’allattamento viene effettuato senza spostarlo. Dovete infine sapere che gli scienziati hanno confermato che quello è effettivamente il modo migliore per far crescere i bambini, o yes. (Piccola aggiunta: i circassi sono musulmani. Non lo sono sempre stati, ma ad un certo momento della loro storia si sono convertiti perché li ha affascinati e convinti, dell’islam, il rispetto per la donna. Giuro che non è una barzelletta e che non me la sono inventata).
La più bella: i soldati. Ancora non ho capito quale sia il trucco, ma è un fatto che sembra proprio che siano tutti di una fighitudine pazzesca.
La più indecente: le mie abbuffate ai buffet degli alberghi, soprattutto di dolci, credo seriamene che dovrei vergognarmene.
La più ammirevole: i due bambini del nostro gruppo: mai un capriccio, mai un moto di insofferenza, di fastidio, di irritazione, mai una voce di disturbo durante visite, incontri, dibattiti, mai un secondo di ritardo nei programmi a causa loro. Un bijou, sul serio.
La più confortante: la decisione di Israele di intervenire finalmente contro lo stillicidio di attacchi dalla striscia di Gaza.
La più carina: un film di animazione sulla storia di Gerusalemme costruito con disegni di Lele Luzzati.
La più sublime: Israele. La gente d’Israele. I paesaggi d’Israele. I deserti le paludi le pietraie trasformati in prati e campi e orti e giardini e boschi e città dalla gente d’Israele.
La più esaltante: essere in Israele.
La più spiazzante
: ma come, non l’avete ancora capito? XYZ, no?

barbara

* Il nome della persona è stato eliminato su richiesta del figlio che per mezzo di una squallida bugia è riuscito a farsi dare il mio numero di cellulare


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20 gennaio 2009

ISRAELE DOSSIER È VIVO

e lotta insieme a noi!


19 gennaio 2009

CONFESSIONI DI UN TERRORISTA ALGERINO

[…] Il caso ha voluto che la mia strada si incrociasse con quella di un mujaheddin in rotta con il Gia. Ho avuto la possibilità di incontrarlo spesso fuori dall’Algeria e di intrattenermi a lungo con lui, senza costrizioni né pressioni da parte della polizia o degli ambienti politici. A condizione che venisse salvaguardato il suo anonimato, ha accettato di raccontare gli avvenimenti ai quali ha preso parte nel corso di diversi anni.
Kakar non è stato un pezzo grosso dell’organizzazione clandestina, ma l’emiro di un gruppo che ha commesso numerosi omicidi a Orano e nella regione circostante.
[…] Le sue parole, a volte ingenue, corrispondono a ciò che ha vissuto. […] Le sue descrizioni dettagliate fanno venire i brividi alla schiena, tanto l’orrore si mescola alla ferocia. […] In questi fanatici che sembrano vivere su un altro pianeta, il cinismo si mescola al soprannaturale, il coraggio alla vigliaccheria. Il fascino della morte, il culto del martirio, ci fanno penetrare in un mondo inconsueto, dove troviamo uno stato mentale e delle riflessioni che vanno oltre il nostro intendere. Senza questo approccio mistico, religioso, crudele, molto vicino alla follia, è difficile comprendere come questi mercenari della guerra santa possano compiere le peggiori atrocità. È comunque questo «pensiero unico» che consente loro di comportarsi come mostri e non come creature del buon Dio.
Kakar e i suoi fratelli d’armi sono talmente imbevuti di questa filosofia, ritenuta giusta, da credere che non stanno commettendo alcun crimine se sgozzano i loro simili nel nome dell’Onnipotente.
[…] Agli inizi dubitavo della veridicità del suo passato e dei suoi racconti. Poteva trattarsi di una manipolazione ad opera di una fazione del regime algerino o, naturalmente, di un gruppo islamista, diventati abilissimi sia gli uni che gli altri nella disinformazione. I dettagli e lo spessore della testimonianza, confermati per quanto mi è stato possibile, mi hanno portato a credere che quest’uomo dicesse la verità.
[…] Sono consapevole del fatto che Kakar non mi ha detto tutto. In primo luogo perché non ricordava bene alcuni dettagli e situazioni di molti anni fa. Ci sono stati anche dei passaggi che sono «venuti fuori» con difficoltà. Soprattutto quelli in cui era lui ad avere in mano la pistola o il coltello. Avulse dal loro contesto, le sue azioni sembrano ancor più crudeli, sproporzionate, inutili, anche quando si cerca di comprendere la psicologia delirante dei combattenti islamisti.

Sparare pugnalare sgozzare torturare, padroni della vita e della morte di chiunque, nell’assoluta certezza che è stato Dio in persona ad affidare loro questo compito, nell’assoluta certezza che ogni loro azione è giusta e santa, e se nel calderone delle loro vittime finisce anche qualche bambino, ebbene, tanto peggio per i bambini, che comunque adesso sono dei martiri e si stanno godendo il paradiso, e dunque tutto è bene quel che finisce bene.
Un libro agghiacciante che tuttavia, dato che “loro” vivono tra di noi, è bene leggere, per sapere con chi abbiamo a che fare.

Patrick Forester, Confessioni di un terrorista algerino, Editori Riuniti


barbara


19 gennaio 2009

UN CAPRETTO

Versione, modificata rispetto all’originale tradizionale, di Herbert Pagani

Un capretto su un carretto
va al macello del giovedì,
non si è ancora rassegnato
a finire proprio così.

Chiede ad una rondine
“salvami, se puoi”.
Lei lo guarda un attimo
fa un bel giro in cielo e poi
risponde
“Siete tutti nati apposta,
io non c’entro, credi a me.
C’è chi paga in ogni festa,
questa volta tocca a te….”

Un bambino, su un vagone,
va al macello del giovedì,
non si è ancora rassegnato
a morire proprio così.
Chiede ad un soldato
“salvami, se puoi”
e lui con la mano
lo rimette in fila e poi
risponde
“Siete in tanti sulla Terra,
io non c’entro, credi a me.
C’è chi paga in ogni guerra,
questa volta tocca a te…”

Ora dormi caro figlio
sta' tranquillo che resto qui,
non è detto che la storia
debba sempre finir così.
Il mio bel capretto
è nato in libertà,
finché sono in vita
mai nessuno lo toccherà.

La storia te l'ho raccontata apposta
perché un giorno pure tu
dovrai fare l'impossibile
perché non succeda più.
Siamo padri e siamo figli
tutti nati in libertà
ma saremo irresponsabili
se uno solo pagherà.

Ora dormi. (e buona notte a tutti noi)

barbara


18 gennaio 2009

IL VIAGGIO

Erano più di vent’anni che non partecipavo a un viaggio organizzato, ed ero un po’ intimorita da tutta quella serie di cose che sono intrinseche a un viaggio di questo genere e alle quali non ero più abituata: orari prestabiliti, levatacce mattutine, programmi intensissimi ai quali non ero sicura di poter reggere e, non ultime, le condizioni non ancora perfette delle mie zampe. Invece è andato tutto bene.
Ho avuto momenti di emozione e commozione intensissime. La registrazione della proclamazione dello stato di Israele da parte di Ben Gurion, che infinite volte avevo già sentito – e ogni volta mi aveva scossa fino al midollo – ma risentirla là dove era stata pronunciata, il trovarmi là dove la Storia era avvenuta, è stato qualcosa di sostanzialmente diverso.
E Yad Vashem. Non ce l’avevo fatta, l’altra volta, ad entrarci, e anche questa volta temevo di non riuscirci; poi ho provato, sono andata avanti, ad ogni passo mi dicevo basta, non ce la faccio, adesso torno indietro, poi facevo ancora un passo, e ancora uno, alla fine sono riuscita a farlo tutto. Anche il padiglione dei bambini. Sono contenta di averlo fatto, ma è stata una sofferenza davvero indicibile. E sempre, dietro al pensiero di ciò che stavo vedendo e vivendo, dietro alle impressioni ed emozioni del momento, una sorta di retropensiero: vengono qua, si commuovono da matti per gli ebrei morti, ma ogni volta che gli ebrei vivi si difendono per restare vivi cominciano a latrare come cani rabbiosi, ogni volta che gli ebrei vivi tengono fede al “mai più come pecore al macello” si indignano come vergini violate.
E il tunnel, quello che corre all’esterno del muro occidentale, detto muro del pianto e che i palestinesi hanno propagandato come “il tunnel che passa sotto le moschee e rischia di far crollare tutta la spianata” - propaganda prontamente raccolta dai generosi amanti della pace nostrani. Risultato di questa menzogna: almeno un centinaio di morti israeliani, travolti dalla “rabbia popolare” dei poveri palestinesi, indignati per l’affronto. Lungo il tunnel, di tanto in tanto, alcune nicchie, dove alcune donne si recano a pregare nel luogo più vicino a quello del Tempio originario; così profondamente immerse nella loro preghiera che probabilmente neppure si accorgono delle centinaia di visitatori che passano a pochi centimetri da loro.
E le due notti passate nel kibbuz di Kfar Giladi, al confine con il Libano, chiedendoci se i missili avrebbero cominciato a piovere subito o avrebbero cortesemente aspettato la nostra partenza. Hanno aspettato, ma va detto che quasi nessuno di noi era davvero preoccupato. Lì abbiamo anche incontrato un colonnello che ci ha informati sulla situazione. Ha spiegato che questa operazione è stata preparata durante molto tempo, studiando accuratamente la guerra del Libano di due anni e mezzo fa, analizzandone dettagliatamente tutti gli errori. Uno degli errori è stato quello di condurre l’operazione quasi esclusivamente con azioni condotte dall’aria, e questo errore, ha detto, non sarebbe stato ripetuto. Quando è stato dato spazio alle domande ho chiesto se oltre che della lezione del Libano sull’errore del condurre solo azioni dall’aria, è stato tenuto conto anche della lezione di Jenin sui rischi, per i nostri soldati, connessi alle operazioni di terra. Ha risposto: «Un esercito che, trovandosi nella situazione in cui noi ci troviamo, non è disposto a mettere in gioco la vita dei suoi soldati, non merita di vincere»: una risposta davvero degna di un soldato israeliano.
E la meravigliosa Angela – un’autentica forza della natura - che ci ha guidati, infaticabile e indistruttibile, per tutto il viaggio, con la sua competenza, con la sua dedizione, con la sua passione.
E poi ancora visi e paesaggi e incontri e racconti e storie ed emozioni ed esperienze e le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi sì, è andata a finire ci siamo anche persi, nel deserto.
Ma questa è un’altra storia – e comunque il record dei quarant’anni non lo abbiamo battuto.

barbara


18 gennaio 2009

ALLORA, FACCIAMO UN PO’ DI CONTI

Una cosa che viene presentata come un dato di fatto è che Israele spara nel mucchio. L’altra è che finora ci sono stati 1300 morti, di cui circa 300 civili innocenti. Vale a dire un migliaio di terroristi. Ora, ditemi, qual è la percentuale di terroristi fra la popolazione di Gaza? Il 10%? Troppi? Vogliamo fare il 5%? Aggiudicato, facciamo il 5%. Ora, in base a un normale calcolo di probabilità, se i terroristi sono il 5% della popolazione per ammazzarne 1000 sparando nel mucchio bisogna far fuori 20.000 persone, di cui 1000 terroristi e 19.000 civili innocenti. Ma a Gaza non sono state uccise 20.000 persone, neppure la peggiore propaganda è arrivata (ancora) a sparare una cifra del genere. Rifacciamo allora i conti da un’altra parte: 1300 morti, di cui 1000 terroristi e 300 civili innocenti sparando nel mucchio. Ne consegue che fra la popolazione di Gaza i terroristi rappresentano il 77% e i civili innocenti il 23% della popolazione. No? Così non vi va bene? E allora mi sa che qualcuno, da qualche parte, sta raccontando un po’ di balle. O no?



barbara

AGGIORNAMENTO: e poi vai a leggerti questo post che vale oro!


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17 gennaio 2009

QUALE LEZIONE!

C’è un blog, che frequento di tanto in tanto, tenuto da una ragazza saudita. Ci sono andata anche in questi giorni, e naturalmente vi ho trovato riferimenti a ciò che sta avvenendo a Gaza. Ho trovato immenso dolore per i fratelli di Gaza. Ho trovato l’invito a pregare per i fratelli di Gaza. Ho trovato la sollecitazione a donare sangue per i fratelli di Gaza. Ho trovato l’auspicio che tutto finisca al più presto. Ci sono anche cose che non ho trovato, in questo blog: non ho trovato odio, neanche mezza parola. Non ho trovato accuse, neanche mezza parola. Non ho trovato desiderio o propositi di vendetta, neanche mezza parola. Quale straordinaria lezione per i filo terroristi nostrani, capaci solo di urlare slogan di odio e bruciare bandiere e invocare morte e auspicare forni e seminare disinformazione a piene mani! Quale straordinaria lezione di dignità!

barbara


17 gennaio 2009

C’ERA UNA VOLTA ISRAELE-DOSSIER

Era un sito di informazione su Israele, che avevamo messo in piedi io e lui – molto più lui che io, ad essere onesti. C’erano documenti, alcuni articoli, fra cui uno importantissimo tradotto dall’ebraico da lei, foto, filmati, link di siti e blog, e i comunicati di Honest Reporting Italia. Da parecchio tempo, a causa dei troppi impegni di entrambi, non veniva aggiornato con nuovi documenti, ma almeno quelli vecchi restavano a disposizione di chi avesse desiderato informarsi con dati autentici anziché restare in balia della propaganda. Da ieri non c’è più. Alla richiesta di chiarimenti si riceve la seguente informazione:

Sito Personale rimosso

Il Sito Personale a cui stai cercando di accedere è stato rimosso dallo spazio web di Libero perchè viola i termini e le condizioni d'uso della Community.

Non che sia una novità, certo, lo sappiamo tutti fin dalla notte dei tempi, ma adesso è stato ufficialmente documentato: i documenti autentici su Israele violano i termini e le condizioni d’uso. I fatti su Israele violano i termini e le condizioni d’uso. Decine di ore di lavoro spese da entrambi a spulciare documenti che risultassero indiscutibilmente autentici per non prestare il fianco agli attacchi dei soliti nemici di sempre e poi metterli in rete, annientate con un colpo di spugna, perché violano i termini e le condizioni d’uso. E va bene, ricominceremo. Ci acquisteremo un dominio a spese nostre o troveremo un altro spazio. Faremo saltare fuori da qualche parte le decine di ore necessarie a rifare tutto. Ma quanta amarezza, però, quando si vedono circolare liberamente autentici inni all’odio, autentici incitamenti al genocidio, quando si vede impunemente tornare in campo, col nome cambiato ma con la determinazione di sempre, il diffusore della lista dei docenti ebrei, quanta amarezza.

barbara

AGGIORNAMENTO: il sito è stato temporaneamente parcheggiato in alice, quindi chi fosse interessato può tornare a leggerlo.


16 gennaio 2009

ISRAELE DEVE RITIRARSI!

Un mio articoletto scritto quasi sette anni fa per Informazione corretta: purtroppo, quando si tratta di Israele, nessun testo rischia mai di apparire datato e superato.

Israele deve ritirarsi: lo dicono tutti. Lo dicono gli arabi, lo dice l'Europa, lo dice l'Onu, lo dice il Papa, lo dice Bush, lo dice la verduraia di Via Dante. Ci sono affermazioni che finiscono per acquistare forza di verità in virtù del numero e dell'intensità delle ripetizioni. C'è stato un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzare gli ebrei perché avevano assassinato Gesù Cristo, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché scannavano i cristiani per impastare le azzime, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché stavano portando alla rovina la Germania. Adesso è diventato vero che Israele deve ritirarsi. Lo dicono tutti. Provate a chiedere perché debba ritirarsi: vi guarderanno come un marziano e vi risponderanno: "Ma lo dicono tutti che deve ritirarsi!" E Israele si ritirerà, certo che si ritirerà. Prima o poi - e a giudicare da come si stanno mettendo le cose è facile prevedere che sarà piuttosto prima che poi - sarà costretto a farlo. E per portare a termine il compito che si è prefisso - smantellare il terrorismo - sarà costretto ad accelerare. Il problema, come sanno tutte le casalinghe, compresa quella di Voghera, è che a fare le cose in fretta difficilmente si riesce a farle anche in modo accurato. E dunque Israele non potrà permettersi di lavorare, come ha detto qualcuno, "con lente d'ingrandimento e pinzetta" per stanare i terroristi: dovrà andarci con la mano pesante, ogni tanto sarà anche costretto a sparare nel mucchio. Naturalmente ci saranno più morti civili. E naturalmente la colpa sarà di Israele. E il mondo, una volta di più, sarà riuscito a dimostrare che "gli ebrei sono proprio nazisti". Qualcuno si è mai chiesto che cosa sarebbe accaduto se qualche anima bella si fosse messa a fare pressione sugli alleati perché interrompessero la loro lotta contro il terrore nazista? Se qualche banda di pacifisti fosse andata a fare da scudi umani ai tedeschi? Se mezzo mondo si fosse messo a protestare contro l'uso sproporzionato della forza? Il bombardamento di Dresda è stato, indiscutibilmente, un lavoro di bassa macelleria e le critiche, anche pesanti, non sono mancate, ma nessuno si è mai sognato di invocare sanzioni, di chiedere la rottura delle relazioni diplomatiche, di mettere in atto boicottaggi. A nessuno è mai venuto in mente di equipararli ai nazisti. Cosa che invece, chissà perché, accade regolarmente quando a muoversi sono degli ebrei, che immancabilmente diventano "i nazisti con la stella di David". E pochi, a quanto pare, se ne chiedono il perché. (E vai a leggere anche questo, dove nel frattempo sono passati altri due anni e mezzo, e continua a non cambiare niente)

barbara


16 gennaio 2009

E PALLIWOOD COLPISCE ANCORA …


 


… e ancora una volta con il più totale, osceno, cinico disprezzo per la dignità dei loro bambini. E con la infame complicità delle anime belle nostrane, pronte ad accogliere anche le menzogne più spudoratamente palesi, pur di trovare un contenitore sufficientemente ampio per il proprio odio antiebraico.

barbara

AGGIORNAMENTO: due post da incorniciare sulla trasmissione in questione, 1 e 2.
AGGIORNAMENTO 2: una strepitosa chicca da non perdere.


16 gennaio 2009

QUALCHE DOMANDINA FACILE FACILE

De Pilar Rahola. Barcelona

¿Por qué no vemos manifestaciones en París, o en Londres, o en Barcelona en contra de las dictaduras islámicas? ¿Por qué no lo hacen contra la dictadura birmana? ¿Por qué no hay manifestaciones, en contra de la esclavitud de millones de mujeres, que viven sin ningún amparo legal? ¿Por qué no se manifiestan en contra del uso de niños bombas, en los conflictos donde el Islam está implicado? ¿Por qué no ha liderado nunca la lucha a favor de las víctimas de la terrible dictadura islámica de Sudan? ¿Por qué nunca se ha conmovido por las víctimas de los actos de terrorismo en Israel? ¿Por qué no considera la lucha contra el fanatismo islámico, una de sus causas principales? ¿Por qué no defiende el derecho de Israel a defenderse y a existir? ¿Por qué confunde la defensa de la causa palestina, con la justificación del terrorismo palestino? Y la pregunta del millón, ¿por qué la izquierda europea, y globalmente toda la izquierda, solo está obsesionada en luchar contra dos de las democracias más sólidas del planeta, Estados Unidos e Israel, y no contra las peores dictaduras? Las dos democracias más sólidas, y las que han sufrido los atentados más sangrantes del terrorismo mundial. Y la izquierda no está preocupada por ello.

Y finalmente, el concepto de compromiso con la libertad. Oigo esa expresión en todos los foros propalestinos europeos. '¡Estamos a favor de la libertad de los pueblos!', dicen con ardor. No es cierto. Nunca les ha preocupado la libertad de los ciudadanos de Siria, de Irán, del Yemen, de Sudan, etc... Y nunca les ha preocupado la libertad destruida de los palestinos que viven bajo el extremismo islámico de Hamás. Solo les preocupa usar el concepto de libertad palestina, como misil contra la libertad israelí.

Una terrible consecuencia se deriva de estas dos patologías ideológicas: la Manipulación periodística. Finalmente, no es menor el daño que hace la mayoría de la prensa internacional. Sobre el conflicto árabe-israelí NO SE INFORMA, SE HACE PROPAGANDA. La mayoría de la prensa, cuando informa sobre Israel, vulnera todos los principios del código deontológico del periodismo. Y así, cualquier acto de defensa de Israel se convierte en una masacre y cualquier enfrentamiento, en un genocidio. Se han dicho tantas barbaridades, que a Israel ya no se la puede acusar de nada peor. En paralelo, esa misma prensa nunca habla de la ingerencia de Irán o Siria a favor de la violencia contra Israel; de la inculcación del fanatismo en los niños; de la corrupción generalizada en Palestina. Y cuando habla de víctimas, eleva a la categoría de tragedia a cualquier víctima palestina, y camufla, esconde o desprecia a las víctimas judías.
Acabo con un apunte sobre la izquierda española. Muchos son los ejemplos que ilustran el antiisraelismo y el antiamericanismo que definen el ADN de la izquierda global española. Por ejemplo, un partido de izquierdas acaba de expulsar a un militante, porqué ha creado una web de defensa de Israel. Cito frases de la expulsión: 'Nuestros amigos son los pueblos de Irán, Libia y Venezuela, oprimidos por el imperialismo. Y no un estado nazi como el de Israel'. Otro ejemplo, la alcaldesa socialista de Ciempozuelos cambió el día de la Shoá, por el día de la Nakba palestina, despreciando, así, a más de 6 millones de europeos judíos asesinados. O en mi ciudad, Barcelona, el ayuntamiento socialista ha decidido celebrar, durante el 60 aniversario del Estado de Israel, una semana de 'solidaridad con el pueblo palestino'. Para ilustrarlo, invitó a Leila Khaled, famosa terrorista de los años 70, actual líder del Frente de Liberación de Palestina, que es una organización considerada terrorista por la Unión Europea, y que defiende el uso de las bombas contra Israel. Y etcétera. Este pensamiento global, que forma parte de lo políticamente correcto, impregna también el discurso del presidente Zapatero. Su política exterior cae en todos los tópicos de la izquierda lunática y, respecto a Oriente Medio, su actitud es inequívocamente pro-árabe. Estoy en condiciones de asegurar que, en privado, Zapatero considera a Israel culpable del conflicto, y la política del ministro Moratinos va en esa dirección. El hecho de que el presidente se pusiera una Kefia palestina, en plena guerra del Líbano, no es una casualidad. Es un símbolo. España ha sufrido el atentado islamista más grave de Europa, y 'Al Andalús' está en el punto de mira de todo el terrorismo islámico. Como escribí hace tiempo, 'nos mataron con celulares vía satélite, conectados con la Edad Media'. Y, sin embargo, la izquierda española está entre las más antiisraelíes del planeta.
¡Y dice ser antiisraelí por solidaridad! Esta es la locura que quiero denunciar con esta conferencia.

CONCLUSIÓN.
No soy judía, estoy vinculada ideológicamente a la izquierda y soy periodista. ¿Por qué no soy antiisraelí, como la mayoría de mis colegas? Porqué, como no judía, tengo la responsabilidad histórica de luchar contra el odio a los judíos, y, en la actualidad, contra el odio a su patria, Israel. La lucha contra el antisemitismo no es cosa de judíos, es obligación de los no judíos. Como periodista, estoy obligada a buscar la verdad, más allá de los prejuicios, las mentiras y las manipulaciones. Y sobre Israel no se dice la verdad. Y como persona de izquierdas, que ama el progreso, estoy obligada a defender la libertad, la cultura, la convivencia, la educación cívica de los niños, todos los principios que las Tablas de La Ley convirtieron en principios universales.
Principios que el islamismo fundamentalista destruye sistemáticamente. Es decir, como no judía, periodista y de izquierdas tengo un triple compromiso moral con Israel.
Porqué, si Israel fuera derrotada, serían derrotadas la modernidad, la cultura y la libertad.pat.,pat,

La lucha de Israel, aunque el mundo no quiera saber es la lucha del mundo !!!!

E ora aggiungo qualche domandina io:
- Giordania, 1970, Settembre nero, da 10.000 a 20.000 palestinesi uccisi ad opera dell’esercito giordano in poche settimane. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 1982-1986, molte migliaia di palestinesi uccisi da palestinesi di fazioni rivali e da cristiani maroniti nella guerra dei campi. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 2007, centinaia di palestinesi uccisi dall’esercito libanese. Nessuna protesta: perché?
- Gaza, 2007, centinaia di palestinesi, fra cui molti bambini, uccisi dagli uomini di Hamas. Nessuna protesta: perché?
- Poi magari, volendo: Siria, da 30.000 a 100.000 – a seconda delle fonti – arabi uccisi e oltre 100.000 espulsi a Hama dall’esercito siriano. Nessuna protesta: perché?


barbara


15 gennaio 2009

MA GUARDATE QUANTO SIAMO BELLI



Arroccati a Masada pronti a resistere a qualunque nemico! (clicca qui per vedere la foto originale)
Poi, per non perdere il vizio dell’informazione, due parole sulla barzelletta del fosforo bianco, qui e qui (non che sia una sorpresa, intendiamoci: è da quel dì che siamo abituati a questi acrobatici ribaltamenti).
E infine, per non andare a dormire troppo amareggiati, una piccola chicca.
(E grazie all’ex scolaro Julian per avermi ridotto e alleggerito la foto).

barbara


15 gennaio 2009

AHORA QUE SE CALLEN LA BOCA ! ! !

Todos aquellos que durante los casi 8 años en los que la población civil del sur de Israel sufrió de continuos ataques con misiles Kassam desde La Franja de Gaza no abrieron para nada la boca y ahora, cuando después de un sin fin de advertencias, Israel reacciona y sale a defenderse, les pido que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que seguramente no tienen claro que hace 3 años que Israel se retiró de La Franja de Gaza, sacando de la misma hasta el último de sus soldados y desmantelando todos los poblados de la región, para lograr una completa desconexión entre la Franja de Gaza y el Estado de Israel, con mucho dolor para muchos de nuestros hermanos, pero desgraciadamente en lugar de dedicarse a construir un Estado, se dedicaron a la destrucción y el terror originado en Gaza nos persiguió y nos persigue sin justificativo alguno, hasta el otro lado de la frontera y nadie abrió la boca ante las continuas agresiones que hemos sufrido y son muchos los que se apuran a condenar a Israel cuando su paciencia no puede más, es mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no abrieron la boca para nada, mientras la población civil de Israel de los alrededores de la Franja de Gaza recibían y continúan recibiendo una interminable lluvia de misiles Kassam, morteros, cohetes Grad, Katiushas y otras porquerías, sería conveniente que lean las declaraciones del Sábado , del Ministro de Relaciones Exteriores egicio, Ajmed Abu El-Rish, quien dijo: "Les dijimos (a los dirigentes de Hamas) que cesen los disparos continuos de misiles, ya que Israel iba a concretar sus amenazas de reaccionar y ellos no quisieron escucharnos, por eso la responsabilidad recae sobre ellos..." Y después de una opinión tan certera, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no abrieron la boca para nada durante los 6 meses que duró la supuesta "tahadía" o tregua entre Hamas e Israel, a la que se llegó por mediación de los egipcios, que finalizó hace unos pocos días, sin que nunca haya comenzado de hecho, ya que los palestinos no cesaron de disparar, si bien tratando de crear una sensación de "tranquilidad aparente" y a pesar de las continuas advertencias de Israel, no hicieron nada para que la situación no llegue a un extremo tal que Israel no tenga más remedio que reaccionar para defender a su población civil y todos esos que ahora se apuran en criticarnos por eso, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que irremediablemente critican a Israel cuando sale a defenderse por su reacción desproporcionada, probablemente pretenderán que Israel debería devolver misil por misil, a cada uno de los más de 3.800 que fueron disparados sobre su territorio y sobre su población civil. ¿Esa sería una respuesta proporcional? ¿O tal vez en vez de atacar los objetivos de Hamas, cuarteles, depósitos, campamentos, debería hacerlo sobre la población civil en general, sin distinción alguna, como lo hacen los terroristas de Hamas? Y si no pueden entender que Israel se defiende y se defenderá cada vez que sea agredida, lo más contundentemente posible, cuando después de aguantar y aguantar, se vea obligada a reaccionar, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que ven solamente una cara de la moneda, solamente cuando Israel sale a defenderse y entonces se apuran en gritar y patalear acusádonos de agresores, sería conveniente que repasen las declaraciones de un ilustre visitante que tuvimos en Sderot, meses atrás, quien dijo: "Si mi casa fuese atacada y en la misma se encontrasen mis dos hijas, yo no escatimaría esfuerzos en tratar de defenderlas y abatir al agresor...". El visitante, fue el entonces Senador Barak Obama, Presidente electo de los Estados Unidos. Y después de leer una declaración tan clara y precisa, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no entienden que estamos inmersos en una verdadera Guerra, contra el Fundamentalismo Islámico que proviene de Iran y que se abate sobre nosotros por medio del Hizbalah en el Líbano y el Hamas o la Yihad Islámica en la Franja de Gaza, o los que tratan de no darse cuenta de la verdadera realidad en la que Israel se ha convertido en un verdadero bastión ante las fuerzas retrógradas que quieren extenderse por el mundo todo, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no pueden entender que por sobre todo queremos tranquilidad, paz y el fin de la violencia entre ambos pueblos, pero son nuestros enemigos quienes aseguran que no quieren reconocer a nuestro Estado y que el objetivo que persiguen es la destrucción de la "entidad sionista", como ellos nos llaman peyorativamente.
Todos aquellos que no llegan a entender que lamentamos, que nos duele cada una de nuestras víctimas y que no nos alegramos ni festejamos por las víctimas que sufren nuestros enemigos, pues por sobre todo queremos "vivir en paz" y no "morir heroicamente", a todos les pedimos que ahora... se callen la boca.
...Y si quieren decir algo, que se lo vayan a decir en la cara a los líderes del Hamas, que son los verdaderos responsables en haber desencadenado esta nueva ola de violencia en la región y si no se animan a hacerlo,
por lo menos ahora... que se callen la boca! ! !

E tanto per non rischiare di dimenticare che è solo con Israele che ce l’abbiamo, mica con gli ebrei, diocenescampieliberi, diamo un’occhiata anche a questo.

barbara


14 gennaio 2009

MAQQUANTO MAQQUANTO MAQQUANTO CI PIACE IL MARTIRIO A NOI COMBATTENTI PER LA LIBERTÀ!



barbara

AGGIORNAMENTO: e beccati anche questo, che non è un disegnino ...

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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