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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


28 febbraio 2007

E NON SI DICA

che non c’è un cane che lo difenda …


 

LUISA MORGANTINI

Member of the European Parliament

 

20 Febbraio 2007

Caro Direttore,

ritengo davvero preoccupante il clima da caccia alle streghe che si è dispiegato nei confronti di Ariel Toaff autore del libro Pasqua di Sangue. I ricatti e le accuse  giunti  all’autore da parte di gruppi e associazioni  ma anche dal padre,  lo hanno indotto a ritirarne la pubblicazione. Eppure, gli  episodi descritti dalla sua ricerca  su  omicidi rituali avvenuti  tra il XII e XVI secolo non venivano ascritti agli ebrei in generale ma solo a quasi inesistenti gruppi di ebrei askenaziti.

 Non c’è niente di peggiore di questo fondamentalismo che non permette nessuna critica o persino verità storica.

Anche Hannah Arendt quando osò, nel suo scritto tradotto in Italia con “La banalità del male”, mettere in discussione il processo e la sentenza su il  criminale nazista Eichmann, venne letteralmente assalita di insulti  e accusata “di difendere la Gestapo e di calunniare le vittime ebraiche”. Gli amici la abbandonarono, l’ ostracismo arrivò da tutte le parti e lei restò ammutolita senza il coraggio di rispondere ma non ritirò il suo libro.

Del resto le stesse intimidazioni e ostracismi vengono fatti anche a chi, pur sostenendo lo Stato d’Israele, critica il mancato rispetto della legalità internazionale da parte dei diversi governi Israeliani con l’ occupazione militare dei territori palestinesi che dura ormai dal 67, la continua annessione territoriale con l’espansione delle colonie e  la costruzione del muro. Ne sanno qualcosa persino quegli israeliani come Ilan Pappe o Nurit Peled che osano scrivere delle politiche coloniali e razziste praticate quotidianamente nei territori occupati.

Mi dispiace molto per Ariel Toaff che ha dovuto subire tanta umiliazione, mi auguro che tutti possano leggere la sua ricerca e  gli storici saperne anche criticare i contenuti senza essere messi alla berlina da nessuno.

Cordiali saluti,

Luisa Morgantini

Vice Presidente del Parlamento Europeo

Da: MORGANTINI Luisa [mailto:luisa.morgantini@europarl.europa.eu]
Inviato: martedì 20 febbraio 2007 17.15
A: MORGANTINI Luisa
Oggetto: LETTERA sul caso Toaff dI LUISA MORGANTINI - VICEPRESIDENTE PARLAMENTO EUROPEO

Per la serie: Dio li fa e poi li accoppia (ma non sarebbe meglio se li accoppasse?)

             

barbara




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28 febbraio 2007

CHI È STATO?

A Srebrenica è stato genocidio, ma a commetterlo non è stato nessuno. Così ha sentenziato il tribunale dell’Aja (lo stesso che ha stabilito che Israele non ha il diritto di difendersi dal terrorismo): migliaia di morti, e nessuno li ha ammazzati; migliaia di donne stuprate, e non le ha toccate nessuno. L’infame complicità dell’Onu (“«Gli olandesi, gli olandesi manderei a processo! Io il tedesco lo parlo, mi era facile capire l’olandese». E quei caschi blu, nella base di Potocari, dove 15 mila bosniaci (musulmani) s’erano rifugiati per cercare protezione tra le tende Onu, quei soldati biondi che ridevano mentre li consegnavano senza pietà alle bande di Mladic e allo sterminio, lei quegli olandesi non li perdonerà mai. «Io me li ricordo che ci guardavano in faccia, e che ridevano, ricordo il loro disprezzo. Mercenari, che gliene importava di noi?»” Mara Gergolet, Corriere della Sera) totalmente ignorate, come sempre sono ignorati i crimini commessi dalle truppe dell’Onu. Niente, non è stato nessuno. Si attendono, a breve, riabilitazioni in massa di lupi grigi e squadroni di SS, nonché prestigiose onorificenze alla memoria per Hitler, Eichmann, Himmler, Mengele e compagnucci vari.

            

                                                

barbara




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27 febbraio 2007

RIFLESSIONE DEL GIORNO

         
barbara




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27 febbraio 2007

LA LOTTA «A DIFESA DELLA MOSCHEA AL-AQSA»

Il Muro del Tempio appartiene ai musulmani

da un articolo di Roee Nahmias

Il Muro Occidentale (in ebraico semplicemente Kotel, il Muro), impropriamente noto in ambiente non ebraico come Muro del Pianto, è quanto rimane del contrafforte occidentale delle corti del Secondo Tempio ebraico, ampliate da Erode il Grande nel I sec a.e.v.
"Il Muro Occidentale in tutte le sue varie parti, strutture e porte, e tutti i vari nomi con cui vengono chiamate le sue parti, strutture e porte – ha dichiarato lo sceicco Raed Salah, leader della fazione Nord del Movimento Islamico israeliano – appartiene al complesso della moschea di al-Aqsa" [edificata a partire dal 674 e.v.]. "Il Muro Occidentale – ha aggiunto Salah – fa parte del torrione occidentale di al-Aqsa, che l'establishment israeliano falsamente e surrettiziamente chiama Muro del Pianto. Il Muro è parte integrante della santa moschea di al-Aqsa". Non si tratta di dichiarazioni recenti. Vennero fatte all'epoca in cui l'allora primo ministro israeliano Ehud Barak in una stanza di Camp David cercava disperatamente di arrivare a un accordo di pace con il governo dell'Autorità Palestinese allora guidato da Yasser Arafat. Da allora Salah non ha cambiato posizione, tanto è vero che queste sue parole si possono leggere tuttora sul sito web del suo Movimento. Ci sono due elementi chiave che sono emersi in occasione dei recenti fatti a Gerusalemme, entrambi preoccupanti per Israele. Il primo è che Salah si sta affermando come un importante leader islamico, grazie alla sua presunta lotta "a difesa della moschea di al-Aqsa". Oggi viene già comunemente indicato nel mondo arabo come "lo sceicco di al-Aqsa". Il secondo è che, ormai, spostare anche il più piccolo sasso in tutta un'area che comprende il Monte del Tempio e dintorni significa scatenare questo genere di reazioni: anche quando si tratta di lavori del tutto secondari di semplice riparazione nel luogo frequentato da chi visita il Muro Occidentale. Sono lavori destinati a suscitare sempre e comunque l'accusa che "Israele sta attentando all'Haram al-Sharif (Monte del Tempio), profanando un luogo santo islamico". I lavori di ammodernamento alla rampa che sale alla Porta Mughrabi, all'esterno del Monte del Tempio, non erano considerati in questo modo dal Movimento Islamico israeliano finché non si è presentato sul posto Raed Salah a proclamare che il progetto faceva parte di un più ampio complotto israeliano volto alla distruzione della moschea. Secondo i sermoni di Salah che si possono leggere sul sito web del suo movimento, gli ebrei non hanno assolutamente alcun legame con il "Muro al-Buraq", come i musulmani chiamano il Muro Occidentale (una tesi, questa, che anche Arafat cercò di sostenere durante i negoziati a Camp David nel luglio 2000, suscitando l'indignazione dello stesso presidente Usa Bill Clinton). "E la Porta Mughrabi fa parte delle mura occidentali della moschea di al-Aqsa", dice Salah nel sermone numero 32 pubblicato sul web. Salah si scaglia anche contro l'idea di accettare la sovranità israeliana sul Muro Occidentale in cambio della sovranità islamica sul Monte del Tempio, e etichetta come "traditori" coloro che sono disposti a prendere in considerazione la possibilità di permettere agli ebrei un accesso al Muro Occidentale. "Colui che afferma che gli ebrei o l'establishment israeliano hanno un qualunque diritto su al-Aqsa, anche su una sola pietra, compie un'abominevole aggressione, dice una falsità senza alcun fondamento" afferma Salah, e aggiunge: "Se un palestinese, un arabo o un musulmano accetta questo, costui è un traditore contro Allah e il suo Profeta".
La controversia attuale non è l'unica. L'anno scorso Salah e i suoi seguaci lanciarono una campagna contro la costruzione a Gerusalemme di un "Museo della Tolleranza" sostenendo che veniva costruito su un vecchio cimitero musulmano. Campagne analoghe sono state lanciate contro una quantità di luoghi a Safed e a Giaffa dove, secondo il Movimento Islamico, edifici "ebrei" sarebbero stati costruiti a danno di rovine di luoghi santi islamici. Oggi la statura dello sceicco Salah come nuovo leader dei musulmani sta crescendo sensibilmente, a dispetto del fatto che egli viva in Israele. Secondo i suoi seguaci, il suo aspetto apparentemente modesto, il suo contegno e i suoi abiti semplici contribuiscono molto al suo successo. Ormai viene citato quotidianamente dai mass-media arabi come una vera stella nascente nel firmamento islamista.
(YnetNews, 18 febbraio 2007 - da israele.net)

E uno si chiede: ma con questa stratosferica capacità di invenzione che hanno gli arabi, perché non usano le loro doti per vincere premi Nobel della letteratura e premi Oscar nel cinema invece che per scassare le palle al mondo intero inventandosi torti e soprusi mai avvenuti?



barbara




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26 febbraio 2007

PUDORE



barbara




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26 febbraio 2007

SI FA PRESTO A DIRE RITIRO

Che fine hanno fatto gli abitanti di Gush Katif evacuati dalla Striscia di Gaza?

di Antoinette Brémond

I 24 villaggi di Gush Katif non esistono più da un anno e mezzo, a parte qualche pezzo di muro e qualche ferraglia. Ma i villaggi? Ma le 24 comunità raggruppate attorno alla loro sinagoga, che certamente vivevano insieme da 35 anni?
Il disimpegno è riuscito, se si vuole... le persone sono andate via tutte, per amore o per forza. Questo grazie a una meticolosa preparazione dei soldati e dei responsabili. Ma è giocoforza prendere atto che l'accoglienza, la sistemazione di queste 8800 persone, donne, uomini e bambini, senza contare le tombe... è stato tutto preparato molto poco e molto male. Dopo mesi passati in internati, in villaggi per vacanze, in alberghi o perfino sotto delle tende, adesso tutti sono sistemati in piccole case prefabbricate, in caravan. Accanto ad ogni villa-caravan un container dove da un anno e mezzo sono ammucchiati mobili, elettrodomestici e oggetti personali, spesso molto rovinati dal sole dei mesi scorsi.
Era evidente fin dall'inizio del progetto che le famiglie di Gush Katif volevano restare unite. Ricominciare da un'altra parte, ma insieme. Se i villaggi di pietra non esistevano più, i villaggi umani, le comunità, esistono ancora, ed è insieme che cercano, là dove sono, anche provvisoriamente, di continuare il loro modo di vita molto fraterno e comunitario, basato su valori spirituali e sull'educazione dei figli.
Delle 1677 famiglie sradicate, 85% continuano a vivere in comunità, e 98% sono ancora in locali provvisori. Attualmente sono suddivisi in 23 posti, in maggioranza nella regione di Ashkelon. Citiamo semplicemente le 171 famiglie ad Ashkelon e anche le 490 famiglie a Nitsan, questa importante località creata nell'agosto 2005 tra Ashkelon e Ashdod e composta unicamente da caravan. 231 sono sistemati a Yad Biniamin, tra Ashkelon e Gerusalemme. Alcuni kibbutzim e moshaivim della regione hanno messo a loro disposizione dei terreni per la sistemazione dei caravan.
In Giudea-Samaria ci sono soltanto 45 famiglie. Di queste, la maggioranza si trova in Galilea, 167 hanno scelto di vivere individualmente in affitto.
Ogni comunità di Gush adesso sa dove andrà a stabilirsi e a ricostruire. Ma a causa delle difficoltà e dei ritardi amministrativi, fino ad ora non è iniziata alcuna costruzione di edifici, e rare sono anche le infrastrutture collocate. Quanti anni dovranno restare ancora in quegli alloggi provvisori? cinque anni, sette anni?

Lavoro
Il 30% degli ex abitanti di Gush viveva di agricoltura. In 35 anni avevano sviluppato un'alta tecnologia, esportando i loro prodotti in tutto il mondo per centinaia di milioni di dollari. Il governo aveva promesso di sistemarli altrove, ma niente di definitivo è stato ancora fatto. E tuttavia, su 220 famiglie di agricoltori, 38 sono riuscite a reinvestire i loro fondi in culture di gerani, legumi o piante, in particolare nella regione del Negev. Su 700 famiglie che lavoravano nel mondo degli affari, 150 hanno ritrovato un impiego. 51% degli abitanti di Gush sono dunque disoccupati, e di conseguenza sono obbligati a usare i soldi che erano stati loro assegnati per la costruzione del loro alloggio definitivo.

Educazione
I 3400 ragazzi di Gush hanno perso in maggior parte un anno di scuola, traslocati come sono stati da una scuola all'altra per più di un anno. Alcuni hanno cambiato scuola sette volte. I 780 giovani di Gush sono stati disseminati in 94 istituzioni. Mischiarsi con dei ragazzi, dei giovani che non hanno vissuto né il «nido caldo» di Gush Katif né il dramma del disimpegno, non è stato facile, qualche volta impossibile.

Il comitato
Per coordinare gli sforzi di diverse comunità e permettere a delle comunità ebraiche e cristiane d'Israele e dell'estero di aiutare moralmente e finanziarmente, è stato costituito il Comitato di Gush Katif, con a capo il rabbino Ygal Kaminetsky e il coordinatore internazionale Dror Vanunu. Il loro scopo è chiaro: lavorare in collaborazione con il governo per risolvere i diversi problemi di queste comunità, risolvere i problemi sociali ed educativi, e trovare soldi. Per esempio, recentemente la comunità ebraica di Yuston e l'Ambasciata cristiana di Gerusalemme hanno offerto insieme una somma rilevante che ha permesso di creare a Nitsan uno spazio di giochi per bambini.

Un museo
Dire e non dimenticare il lavoro e la vita di queste 8800 persone che hanno edificato e sviluppato questa regione di Gush Katif sulle dune di sabbia. Dire e non dimenticare il loro sforzo sionista di far rifiorire il deserto. Raccontare la storia di queste comunità che hanno sopportato fatiche, terrorismo, incertezza e sviluppo di una vita fraterna basata sulla Torah. Ecco il progetto in corso.

Riflettere e trasmettere
Il disimpegno rimane una ferita. Le questioni fondamentali sono ancora là. Perché? Come guarire da questa lacerazione, come creare un avvenire migliore e trasmetterlo ai nostri figli? Un opuscolo è stato stampato a questo scopo, per aiutare le comunità a riflettere sul senso di questa prova e sulle nuove possibilità che si aprono davanti a loro.
(Un Echo d'Israèl, 8 febbraio 2007 - trad. www.ilvangelo.org)

E tutto questo perché? Unicamente per far ritrasformare quelle terre in deserto, per farne un covo di terroristi, per avvicinare drammaticamente il giorno della resa dei conti finale. E qualcuno continua a chiamarli “sacrifici per la pace”.

     

                   

barbara




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25 febbraio 2007

RIECCOMI

Sono tornata. Un po’ riposata, anche se non sono andata a riposarmi. Ho visto facce nuove e cose nuove, e ho respirato aria nuova. Ho mangiato e gustato cibi nuovi e sconosciuti. Ho riprovato dopo tanto tempo – dopo troppo tempo – la sensazione liberatoria delle ruote che si staccano da terra. Ho recuperato quella cosa – appartenente ormai alla mitologia almeno quanto Teseo e Arianna – che si chiama ho-dormito-due-ore-e-mezzo-filate, ho-dormito-tre-ore-filate, una volta addirittura ho-dormito-cinque-ore-filate. Mi sono un po’ disintossicata dal computer frequentandolo pochissimo e mi sono arricchita di memoria e di memorie. Ho stretto tra le dita la cosa più preziosa esistente sulla terra. E ora sono qui.
Buon giorno a tutti. No, non vi dirò dove sono andata e che cosa ci sono andata a fare: questo appartiene solo a me.

barbara




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19 febbraio 2007

AVVISO

Per qualche giorno non ci sarò.

barbara




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18 febbraio 2007

E I BAMBINI? CHE SI FOTTANO!

Così, a quanto pare, la pensano in Pakistan: il vaccino antipolio potrebbe salvare milioni di bambini, ma poiché si tratta di una diavoleria occidentale non la vogliamo, e se qualcuno cerca di convincerci che si tratta di una buona cosa, vuol dire che si è venduto al nemico, e merita la morte. E i nostri bambini si fottano: meglio un paio di figli morti piuttosto che vivi grazie ai maledetti infedeli.

Bomba contro l'auto del dottor Khan. Sospetti sugli estremisti islamici

MILANO — Era un medico pakistano impegnato nella lotta alla poliomielite, malattia endemica nel suo Paese. Ma ieri gli è stata tesa una trappola in cui è rimasto ucciso. Abdul Ghani Khan lavorava in un ospedale governativo in Bajaur, un distretto della North West Frontier Province, provincia semiautonoma al confine con l'Afghanistan. Partecipava alla campagna di immunizzazione antipolio lanciata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall'Unicef in collaborazione con il governo pakistano. Si era recato per questo a un incontro con alcuni leader tribali in un villaggio a 50 km da Khar, la cittadina principale del distretto. Nella zona diversi leader e imam si sono opposti all'uso del vaccino: dicono che rende sterili e che è contro l'Islam. Khan sperava di convincerli e coinvolgerli: il loro appoggio è fondamentale per persuadere molti genitori sospettosi. Ma di ritorno a Khar, un ordigno attivato a distanza è stato fatto brillare al passaggio della sua auto, afferma un ufficiale dell'intelligence locale. L'attentato che ha ucciso Khan e ferito gravemente due dei tre uomini che lo accompagnavano non è stato al momento rivendicato da alcun gruppo. Ma in passato numerosi esponenti del governo e anche leader tribali locali alleati di Islamabad sono stati uccisi da miliziani locali. Nella zona sono attivi molti miliziani pro-talebani e gli americani sospettano vi si nascondano i vertici di Al Qaeda, cui il governo pakistano (alleato Usa nella «guerra al terrore») dà la caccia da anni. L'anno scorso aerei americani hanno bombardato una casa proprio in Bajaur sperando (invano) di eliminare il numero due di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri. E a fine anno l'esercito pakistano ha bombardato una madrassa nel vicino distretto di Swat.

Intanto però l'estremismo cresce, come pure l'opposizione al governo centrale e agli occidentali. E medici e volontari come Khan si trovano al centro di questa guerra. La campagna antipolio sovvenzionata dagli «occidentali» e appoggiata da Islamabad è oggetto di forte propaganda negativa. Alcuni imam estremisti hanno usato radio illegali e i megafoni delle moschee per criticare i vaccini, diffondendo il pregiudizio che i bambini vaccinati non potranno avere figli da grandi. E il sospetto che i farmaci facciano parte di un complotto dell'Occidente per impedire ai musulmani di riprodursi e «alimentare» la jihad. Le parole dei leader locali fanno presa sulla popolazione. A gennaio i genitori di 24.288 bambini nella North West Frontier Province hanno rifiutato di farli vaccinare: 2.000 di questi vivono in Bajaur; 4.000 nella valle di Swat, dove l'imam Maulana Fazlullah ha definito l'antipolio «una cospirazione di ebrei e cristiani per arrestare la crescita demografica dei musulmani». Gli stessi medici e impiegati delle organizzazioni umanitarie sono sempre più nel mirino. Lo scorso weekend una bomba a mano è stata lanciata dentro l'edificio della Red Crescent Society nella città di Peshawar, distruggendo alcuni veicoli. Gruppi che si occupano di vaccinazioni sono stati picchiati e cacciati dagli abitanti. A dicembre un imam di Dara Adam Khel, un turbolento villaggio a sud di Peshawar, ha persino lanciato una fatwa contro i dipendenti dell'Onu, dell'Oms e di tutte le organizzazioni straniere: «Ucciderli è in linea con i precetti della jihad islamica». E in una provincia vicina, il Nord Waziristan, alcuni volontari di un'organizzazione umanitaria hanno ricevuto una lettera e una banconota da 500 rupie. Potete scegliere, diceva il messaggio: andate via o compratevi una bara. (Viviana Mazza, Corriere della Sera 17.02.07)

Verrebbe voglia di ricordare l’ammonizione evangelica a non dare perle ai porci, se non fosse che purtroppo i porci figliano, e anche tanto, e che i loro figli sono creature innocenti.

barbara




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17 febbraio 2007

I PERFIDI GIUDEI: LA SAGA CONTINUA

Riporto un articolo pubblicato sul Corriere di oggi.

BRUXELLES – Un sua proposta suggeriva di superare l'assurdo andirivieni tra Bruxelles e Strasburgo spostando la sede dell'Europarlamento stabilmente a Roma, in quanto patria del diritto e del cristianesimo. Un'altra auspicava la proibizione mondiale dell'aborto e dell'eutanasia. Ma l’eurodeputato polacco di estrema destra, Maciej Giertych della Lega delle famiglie, 70 anni, padre del vicepremier e ministro dell'Istruzione Roman, un curriculum che dichiara la laurea a Oxford, è salito alla ribalta per aver appena diffuso un suo libretto in inglese con numerose affermazioni antisemite.
In copertina, sotto al titolo «Civiltà in guerra in Europa», questo professore polacco esperto di dendrologia, la scienza degli alberi, ha fatto stampare il logo dell'Europarlamento, necessario se poi si chiedono i sussidi interni. Voltando pagina, in basso, libera però l'istituzione Ue da ogni responsabilità sulle sue opinioni personali.
Giertych ritiene impossibile l'integrazione tra le varie civiltà: meno che mai con quella ebraica. Perché «gli ebrei preferiscono vivere separati dalle comunità che li circondano» e per questo si chiuderebbero essi stessi nei «ghetti». Sarebbero «sempre solidali tra loro» mentre gli altri combattono «per la giustizia». Tutto questo provocherebbe agli ebrei «differenze biologiche» rispetto alle altre popolazioni.
L'avere lo stesso cognome del teologo polacco del Papa non sembrava sufficiente. Lo scritto di Giertych appariva destinato ad affogare tra le tonnellate di carta prodotte dagli eurodeputati. Ma un giornalista del quotidiano francese Libération l'ha sfogliato ed è scoppiato il caso. L'Europarlamento ha smentito di averlo finanziato, ma ha ammesso che il logo consente di chiedere una sovvenzione successiva. La Commissione l'ha condannato come ogni manifestazione razzista e xenofoba. Il Pse ha preteso un'inchiesta, che il presidente tedesco dell'Assemblea, Hans Gert Pöttering, ha subito ordinato. Ma le regole attuali dell'Ue consentirebbero solo di negare i sussidi. (Ivo Caizzi)

Le differenze biologiche degli ebrei, come è noto, consistono nella presenza della coda e del piede caprino, conseguenza diretta della loro sconsiderata preferenza per il vivere separati. Magari, se del caso, con una bella botta di filo spinato e qualche torretta intorno: ci vanno matti ci vanno, gli ebrei, per queste cose qui.

barbara




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16 febbraio 2007

ARIEL TOAFF È RECIDIVO!

Aron Leoni mi ha cortesemente autorizzata a rendere pubblico questo suo messaggio all’Associazione Studio/Giudaismo, riguardante Ariel Toaff.

Caro Mauro

Vedo che vi occupate ampiamente del libro di A.T. Non ho ne ho ancora completato la lettura e mi astengo dall'esprimermi.
Vorrei segnalarti che questo Autore non è nuovo a dei "colpi" sensazionali di stile giornalistico e di grande effetto scandalistico.
Ti autorizzo a diffondere queste note tra i soci
Nel volume Mercati, mercanti, denaro nelle Marche, secoli XIV-XIX, edito dalla Deputazione di Storia Patria per le Marche nel 1982, Toaff ha pubblicato il lavoro L'Universitas Hebraeorum Portugallensium di Ancona. In questo articolo l'autore ha sostenuto la tesi di una presunta rivalità esistente, secondo lui, tra Ebrei Italiani e Portoghesi ed ha descritto i danni che una banca portoghese avrebbe procurato agli Ebrei della città esercitando una concorrenza sleale e distruttiva (sic!!!) contro le attività bancarie degli Ebrei Italiani (p.126). Viviana Bonazzoli ha chiaramente dimostrato che la banca degli Ebrei Portoghesi non entrò mai in funzione e quindi non poté proprio esercitare alcuna azione scorretta contro gli Italiani. Su questo punto fondamentale la tesi di Toaff era completamente infondata. Ovviamente è possibile che, in qualche caso, vi sia stata qualche incomprensione e antipatia tra i due gruppi. Tuttavia la Prof. Bonazzoli e poi Leoni hanno dimostrato che tra gli Ebrei Portoghesi e gli Italiani vi fu una ampia collaborazione finanziaria e commerciale. La venuta dei Portoghesi espanse e vitalizzò le attività bancarie e mercantili degli Ebrei Italiani e degli imprenditori cristiani.
Toaff ha sostenuto che i Portoghesi «avevano badato ai propri interessi senza curarsi dei danni che procurava(no) agli Ebrei della città.» L'autore ha suggerito che il banco aperto da Lustro di Samuel Teutonico e da Isac della Nocte sarebbe stato danneggiato dall'attività dei Portoghesi. Ho potuto accertare che in realtà la compagnia creata tra Lustro e Isac cessò la sua attività nel 1537: almeno 12 anni prima che i Portoghesi ottenessero la loro licenza bancaria. Isac de la Nocte aprì una apoteca nel centro di Ancona e fu tra i primi operatori economici che trattò i panni "ultrafini" delle Fiandre e le famose carisee inglesi. Alcuni mercanti Portoghesi quali Simone di Diogo (Pires), Emanuel Anriques (fratello del poeta Diogo Pires) e Sebastian Vas furono tra i suoi fornitori.
Contrariamente a quanto Toaff ha immaginato vi fu una cooperazione economica a vari livelli tra imprenditori Italiani (Ebrei e Cattolici) e portoghesi. Questo emerge sia dagli studi della Prof. Bonazzoli dell'Università di Urbino, che dai miei lavori.
Resto a completa disposizione per qualsiasi ulteriore informazione.
Cordialmente
Aron

Quindi, a quanto risulta da questo testo, l’attitudine del signor Ariel Toaff a pubblicare studi condotti alla pene di segugio non è cosa nuova.

barbara




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16 febbraio 2007

PIERLUIGI TORREGIANI

Durante il terribile inverno 1979 i sedicenti vendicatori del proletariato rivendicarono vittime da ogni livello della società. Sebbene la loro strategia generale rimanesse la stessa, non tutte le azioni terroristiche provenivano da considerazioni strategiche calcolate a sangue freddo, come nell'assassinio del 16 febbraio di un gioielliere di 43 anni, Pierluigi Torregiani. Alcuni giorni prima, Torregiani stava aspettando in fila in una pizzeria quando avvenne una rapina. Usando la pistola che si portava dietro per proteggere i suoi gioielli, intervenne e affrontò i ladri. Nella conseguente sparatoria due di loro rimasero uccisi.
Per il suo intervento Torregiani attrasse l'attenzione della stampa nazionale che lo soprannominò “lo sceriffo della borghesia”. I giornalisti, avidi di novità per le notizie del giorno, diffusero la sua immagine dappertutto. I terroristi appartenenti ai proletari armati per il comunismo (Pac) risposero alla “provocazione” di Torregiani il 16 febbraio. Morì nel suo negozio con un colpo alla testa. Il figlio di 15 anni rimase gravemente ferito e paralitico a vita. I Pac giurarono che tutti i collaborazionisti avrebbero fatto la stessa fine.
Questo pezzo è tratto da un bellissimo articolo, apparso sul numero 6, novembre-dicembre 2004 di “Nuova Storia Contemporanea”, un articolo di 26 pagine firmato da Richard Drake (professore di Storia all'università del Montana. Tra i suoi lavori: Il caso Aldo Moro, 1997, Apostles and Agitators, 2003) dal titolo: Il seme della violenza, Toni Negri apostolo della rivoluzione nella stagione del terrorismo.
Dall'altra parte della canna della pistola, quel 16 febbraio 1979 c'era Cesare Battisti, uno degli ergastoli rimediati in contumacia dall'assassino scrittore fu proprio per l'omicidio Torregiani.
La settimana scorsa, dalla latitanza, è uscito un suo romanzo in Italia.
Nessuno parla di questa vicenda, spero solo ci sia qualcuno che lo sta cercando, non comprendo nemmeno il motivo per cui, prima che fuggisse “dal rifugio parigino”, nessuno è andato in Francia a prenderlo, bastava infilarlo in un cofano di una macchina e varcare il confine.

Questo testo è stato lasciato tempo fa nei commenti di questo blog. Lo riporto senza modifiche per ricordare un efferato omicidio tuttora impunito. E ricordiamo anche la mobilitazione di tanti illustri intellettuali francesi a favore del povero Battisti ingiustamente – e inspiegabilmente - perseguitato dall’Italia.

barbara




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15 febbraio 2007

LO SPORT PREFERITO DI “LA NUOVA ECOLOGIA”: DIFFAMARE ISRAELE

Comunicato Honest Reporting Italia 15 febbraio 2007

Ancora una volta "La Nuova Ecologia" si dedica alla disinformazione su Israele, nobile causa che la rivista persegue con encomiabile e infaticabile dedizione fin dalla notte dei tempi. E dunque anche nel numero di febbraio attualmente in edicola troviamo la solita paccottiglia: ancora l'uranio impoverito, nonostante accurate indagini delll'Onu ne abbiano escluso la presenza, ancora il lamento sui danni ambientali provocati dalla guerra "portata da Israele" ignorando anni e anni di lanci di missili, attacchi terroristici, incursioni armate in territorio israeliano, rapimenti di soldati DOPO il ritiro israeliano, ignorando anche l'autentico atto di guerra portato in territorio israeliano che ha scatenato - finalmente! - la reazione israeliana. Ancora una volta silenzio assoluto sui danni ambientali provocati in Israele dagli attacchi di Hezbollah, sul milione e più di alberi bruciati con conseguente carneficina di animali, sugli israeliani uccisi dai missili, sulle distruzioni provocate dagli stessi: zero. Una sola vittima, i libanesi; un solo colpevole, Israele.

SOS LIBANO

L'ultima cattiva notizia della guerra in Libano è il ritrovamento di tracce di uranio impoverito rilasciate dagli ordigni sparati da Israele. Come se non bastasse la chiazza di carburante causata dai due attacchi aerei alla centrale di Jiyyeh, lunga 140 chilometri e larga 15, incombe sulla costa a nord del confine siriano-libanese. Una pesante eredità, quella che del conflitto dell'estate scorsa, che grava su una situazione ambientale già problematica. "Il Libano - dice Hala Achour Saffiedine, rappresentante dell'associazione libanese Green Line -  ha sempre sofferto dell'inquinamento atmosferico, della mancanza di una politica di gestione dei rifiuti e delle acque e di un forte degrado della zona costiera per la cementificazione selvaggia".

Sporca marea
Il danno economico dello sversamento è stimato in circa 200 milioni di dollari e la chiazza potrà raggiungere altri paesi limitrofi come Cipro, Turchia e Grecia a seconda delle correnti marine e delle condizioni metereologiche: l'80% è rimasto lungo le coste del Mediterraneo orientale mentre il 20% è evaporato. Il tipo di carburante che si è riversato nell'ambiente, olio combustibile pesante, è tra i più difficili da eliminare e la sua natura viscosa comporta una permanenza prolungata nell'ambiente marino. Ad aumentare l'impatto dello sversamento e a rendere ancora più complesso il processo di riqualificazione è stato il ritardo con cui sono iniziate le operazioni di pulizia, a più di un mese dalla data dell'incidente. Gli sforzi ufficilai per intervenire sull'area colpita sono cominciati dopo il cessate il fuoco e hanno visto l'intervento del Rempec, centro regionale di risposta alle emergenze derivanti dall'inquinamento del Mediterraneo, del ministero dell'Ambiente e di alcuni paesi esteri tra cui l'Italia. I 40 volontari dell'associazione libanese Green Line sono intervenuti sull'area ancor prima della fine dei bombardamenti. "Abbiamo iniziato a ripulire la spiaggia sabbiosa di Ramlet el Baida - spiega Hala Achour - l'unica spiaggia pubblica a Beirut, lavorando per due settimane. Gli strati di olio hanno raggiunto una profondità di oltre 35 cm e lungo la costa rocciosa la parte più pesante del fluido si è solidificata creando con il moto ondoso delle palle di catrame e dei blocchi che si sono depositati sui fondali". Green Line sta continuando a portare avanti le operazioni di pulizia delle zone colpite e ha avviato la predisposizione di una relazione sull'accaduto affinché possa essere utilizzata in termini legali per l'attribuzione della responsabilità e la richiesta del risarcimento del danno ambientale a Israele. L'associazione ha anche iniziato uno studio medico-scientifico sull'impatto dello sversamento sulla vita marina e sulla salute umana soprattutto per la ricaduta e la permanenza delle particelle di petrolio a Jiyyeh.

Terra e acqua
"I danni della guerra non finiscono qui - continua Hala - Secondo l'Oxfam fino all'85% degli agricoltori libanesi ha perso parzialmente o totalmente il raccolto. La maggior parte di questi agricoltori possiede piccole aziende di un ettaro o meno e sono generalmente poveri". Secondo stime della Fao, in tutto il territorio del Libano l'agricoltura fornisce un'occupazione diretta al 9% della popolazione, ma un secondo 40% è coinvolto in attività lavorative che sono collegate all'agricoltura. La guerra ha provocato la devastazione di migliaia di ettari di frutteti, coltivazioni di tabacco e oliveti nonché la distruzione di piantagioni di patate, banane e di centinaia di ettari di serre a causa dei bombardamenti e degli incendi. Inoltre decine di migliaia di capi di bestiame e di pollame sono stati uccisi e le infrastrutture agricole, come strade, macchinari, edifici, fattorie e impresi di trasformazione alimentare sono state distrutte. Anche le attività di pesca e di sussistenza sono state gravemente colpite dalla guerra: la popolazione è stata impossibilitata a uscire con le barche a causa del pericolo e del blocco navale imposto durante la guerra, senza contare che i bombardamenti di porti e zone costiere hanno pregiudicato le infrastrutture di questo settore. I porti di Tyre e di Ouzai ne sono un chiaro esempio: più di 400 imbarcazioni sono state distrutte insieme alle attrezzature e alle infrastrutture collegate alla pesca (reti, mercati, magazzini, celle frigorifere, camion refrigerati per il trasporto).

Circa 8.000 famiglie libanesi basano il loro mantenimento su questa attività.

Pozzi a pezzi
La situazione è preoccupante anche per l'acqua. I bombardamenti hanno distrutto pozzi, condotte, vasche di deposito, centrali di pompaggio, reti di distribuzione e impianti di trattamento in tutto il sud del Libano. In molti luoghi dei quartieri periferici di Beirut e dei villaggi del sud le perdite dalle condutture delle acque di scarico sono andate a finire nelle falde acquifere e in altre fonti di acqua potabile. I bombardamenti di industrie dove erano presenti sostanze chimiche e materiale pericoloso potrebbero aver causato inquinamento delle acque.
Un'altra fonte di contaminazione sono i rifiuti di demolizione smaltiti senza il necessario rivestimento protettivo e le acque d'infiltrazione delle disacariche rappresentano una minaccia per le falde acquifere sotterranee. "Ci aspettiamo - conclude Hala - che la comunità internazionale ci sostenga presso la Corte internazionale per riconoscere i responsabili della violazione dei diritti umanitari sulle popolazioni civili libanesi". È auspicabile inoltre che la comunità internazionale, in un momento così difficile per il Libano, preveda assistenza tecnica e finanziaria per sostenere la ripresa ambientale.(Osservatorio sul Mediterraneo, dipartimento Internazionale di Legambiente)

Naturalmente nessun auspicio di interventi della comunità internazionale per fornire assistenza tecnica e finanziaria a Israele, nessun desiderio di sostenere la ripresa ambientale in Israele, nessun moto di simpatia per le sofferenze patite dagli israeliani.
Letteralmente delirante, poi, il box che riprende la grottesca bufala dei "più di 1,2 milioni di bombe a grappolo, di cui circa il 90% è stato utilizzato durante le ultime 72 ore di guerra". Vogliamo fare due conti? Il 90% di oltre 1,2 milioni di bombe in 72 ore sono 15.778 bombe all'ora. Quante bombe può caricare un F16? Due? Quattro? Vogliamo generosamente arrivare fino a sei? Quanto tempo ci vuole per caricarle, decollare, arrivare sull'obiettivo, sganciare e tornare alla base? Di quanti F16 dispone l'aviazione israeliana? Qualcuno si è reso conto che il bombardamento ipotizzato dai nostri pittoreschi amici trasforma quello di Dresda in una partita a boccette?
Vi invitiamo a indirizzare i vostri commenti a
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barbara




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15 febbraio 2007

ERA STATO FRAINTESO

Ariel Toaff: «Fermo pubblicazione del libro»

Lo storico chiede alla casa editrice di bloccare la diffusione del discusso «Pasqua di sangue»

TEL AVIV
- Ariel Toaff ha chiesto alla casa editrice «Il Mulino» di bloccare la pubblicazione del libro «Pasqua di sangue». In un comunicato diffuso dall'università Bar Ilan di Tel Aviv, lo storico si è scusato con «tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro». Nel comunicato - riprodotto dall'edizione elettronica Ynet del quotidiano Yediot Ahronot - Toaff, docente di storia della Bar Ilan, ha spiegato di volere «rielaborare quei passaggi che hanno dato spunto ad alcune distorsioni». Una decisione presa dopo le numerose polemiche suscitate dalle tesi di Toaff sulle crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach e sull'uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella festa.

RINCRESCIMENTO - Lo storico ha inoltre annunciato che devolverà i proventi della vendita del libro alla 'Anti Defamation Ligue', l'organizzazione ebraica di New York che combatte gli episodi di anti-semitismo, esprimendo «profondo rincrescimento per le interpretazioni errate attribuite a me o al mio libro che feriscono il popolo ebraico». «Ho assunto questi passi - ha scritto nel comunicato Toaff - per prevenire un ulteriore uso distorto del mio libro per la propaganda anti-semita».

14 febbraio 2007
(Grazie a Esperimento per la segnalazione)

Non aggiungo commenti: ho già detto tutto nel post del 6 febbraio.


barbara




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14 febbraio 2007

PICCOLA CONSIDERAZIONE

Ci sono cose delle quali si riesce a farsi una ragione, e altre con le quali proprio non ci si riesce. E anche questo è un fatto. Di cui toccherà farsi una ragione, in qualche modo. Sì, sto parlando di quello.

barbara




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13 febbraio 2007

MAURIZIO BLONDET E I PERFIDI GIUDEI

Comunicato Honest Reporting Italia 13 febbraio 2007

Maurizio Blondet non ha bisogno di presentazioni, vero? Antisemita duro e puro, autore di libri che dimostrano quanto sia pericolosa la razza giudaica, titolare di un sito, effedieffe, interamente dedito all'antisemitismo, presenza fissa su radioislam, insieme ai diari di Hitler, ai saggi di Faurisson che dimostra l’inesistenza delle camere a gas e altre simili amenità. Il suo modo di procedere come giornalista può essere efficacemente esemplificato con un episodio di alcuni anni fa quando, per dimostrare il coinvolgimento israeliano negli attentati dell'11 settembre, affermò che perfino gli amicissimi americani erano stati costretti ad arrestare ben sessanta israeliani. Circostanza effettivamente autentica, salvo il fatto che si trattava di arabi israeliani, ossia persone difficilmente appartenenti al Mossad o al governo. E non sappiamo neppure, oltretutto, se in seguito all'arresto sia poi emersa una qualche responsabilità di queste persone.
Commentare i
deliri fantapolitici di Blondet non è facile, ma ci proveremo.

I coloni israeliani che abitano ad Hebron trattano i palestinesi come gli antisemiti negli anni '30 trattavano noi ebrei.
Campi di concentramento? Lavoro coatto quindici ore al giorno? Camere a gas? Forni crematori?

Lo ha detto Yosef Lapid, il presidente del sacrario dell'olocausto «Yad Vashem», ex ministro della Giustizia e lui stesso un sopravvissuto deilager. (1)
Naturalmente non si sa quando, dove, a chi lo avrebbe detto: nessuna indicazione, nessuna fonte.

Il commento di Lapid è stato provocato da un servizio di una TV israeliana
quale televisione? Servizio trasmesso quando?

dove si vedeva una donna ebrea di Hebron che assaliva una passante palestinese, strappandole il velo e sibilandole «puttana»,
e i microfoni erano così vicini da registrare il "sibilo"?

e bambini ebrei, con la loro kippà, che tiravano pietre contro le case palestinesi. Sono fatti quotidiani ad Hebron.
Qualche documentazione?

In questa città dove vivono 150 mila palestinesi, si sono insediati 400 coloni ebrei (per lo più americani e Lubavitcher)
non proprio, non esattamente: in questa città, capitale del regno di David prima di Gerusalemme, viveva una maggioranza ebraica, fino a quando, nel 1929, gli ebrei che vivevano lì DA SEMPRE sono stati in parte assassinati (per lo più sgozzati) e in parte costretti alla fuga. Dopodiché vi si sono insediati gli arabi musulmani. Poi un piccolissimo numero di ebrei vi si sono RE-insediati in seguito alla guerra voluta dagli arabi nel 1967 per distruggere Israele

che si sono asserragliati dietro alte muraglie, circolano armati e sono protetti da una pesante presenza militare.
E provi a indovinare perché, signor Blondet, su, da bravo, provi a fare uno sforzo e a tentare di immaginare come mai si divertono a stare asserragliati, a circolare armati e a farsi proteggere dai militari.

Questi individui
non "persone"?

si fanno un vanto
un vanto? Lo può documentare?

di insultare i palestinesi che passano, tirare pietre e sputargli addosso.
Che passano dove? Non erano asserragliati dietro alte muraglie?

Spesso minacciano e colpiscono i bambini che vanno a scuola, sicché volontari (anche ebrei) devono accompagnare i piccoli per cercare di difenderli.
No, non "anche" ebrei: solo ebrei. Non abbiamo invece notizie di volontari palestinesi che si offrano di accompagnare i bambini israeliani che vanno a scuola per proteggerli dagli attentati dei loro vicini.

I fanatici fanno tutto questo in piena impunità. Sono estremamente pericolosi: da questo insediamento veniva Baruch Goldstein, che nel '92 ammazzò una trentina di palestinesi in preghiera, mitragliandoli.
Interessante trasposizione: siccome da lì è venuto UN pericoloso fanatico, ne deduciamo che tutti i 400 "coloni", neonati compresi, sono estremamente pericolosi.

Alcune riprese in diretta della TV israeliana di questi fatti hanno suscitato qualche protesta. Quella di Lapid, al giornale Maariv, è stata la più esplicita. «Quello che rendeva la nostra vita amara nella diaspora non sono stati i crematori o i pogrom, prima che cominciassero ad ammazzarci», ha detto: «erano le angherie, le intimidazioni, gli sputi e gli insulti. Io avevo paura di andare a scuola perché dei piccoli antisemiti si appostavano sulla nostra strada e ci picchiavano. Un bambino palestinese ad Hebron, in che cosa è diverso?».
Non abbiamo sottomano il testo in questione (anche perché il signor Blondet non fornisce la data in cui sarebbero apparse le dichiarazioni in questione), ma abbiamo diretta esperienza di una spiccata attitudine del signor Blondet a citare fonti che poi, sottoposte a verifica, risultano dire cose totalmente diverse da quelle da lui riportate. Ci permettiamo, pertanto, un pizzico di sano scetticismo nei confronti di queste affermazioni.

A proposito di quei coloni (illegali),
gli accordi di Oslo contengono norme che regolano la presenza di questi "coloni", quindi, si tratti di ignoranza o di malafede, la loro illegalità è in ogni caso inventata di sana pianta dal signor Blondet.

Lapid ha aggiunto: «Noi cittadini ebrei di Israele, al massimo, li minacciamo col ditino. Io stesso, da ministro della Giustizia, ho tollerato questi comportamenti in silenzio». Gli altri responsabili del sacrario di Yad Vashem si sono affrettati a prendere le distanze da Lapid. «Non ha parlato a nome di Yad Vashem, ma in qualità di privato», ha dichiarato Ester Yaari, la portavoce ufficiale dell'istituzione.
«Quest'uomo è disgustoso», ha detto dal canto suo il portavoce dei coloni di Hebron, perché «ci ha paragonato ai nazisti».
E ancora una volta affermazioni prive di qualunque fonte o documentazione.

Lapid (che in Italia sarebbe incriminato in base alla legge Mastella) ha dovuto difendersi dicendo che non intendeva paragonare le molestie ai palestinesi all'olocausto. «L'immagine di Israele ha raggiunto il livello più basso», si lagna Sever Plocker, commentatore dell'agenzia israeliana YnetNews nel suo reportage dal Forum di Davos. (2) «Dalle elites del mondo, Israele non è più guardato come una superpotenza dell'hi-tech, e nemmeno come un brutale occupante. E' visto come un paese declinante e disfunzionale il cui presidente è accusato di violenza carnale (3),
anche ammesso che lo abbia effettivamente detto, da quando in qua le opinioni personali di un commentatore hanno rilevanza politica o costituiscono fonte di verità?

il primo ministro sta per essere interrogato per malversazioni, il ministro delle Finanze sarà cacciato per uno scandalo finanziario riguardante organizzazioni non-profit, il cui capo dell'esercito si è dimesso per i fallimenti nella guerra, e sarà presto seguito dal ministro della Difesa». Plocker racconta di essersi sentito sussurrare «da nostri amici di sempre, abitués delle conferenze di Davos: 'Che cosa succede a voi israeliani? Come siete arrivati a questo punto? Siete un Paese di violentatori e di corrotti?'».
Ecco, adesso è chiaro quali sono le fonti del signor Blondet: dei sussurri di corridoio!

E' molto sgradevole essere un israeliano a Davos 2007, conclude, «ma ce lo meritiamo». Sicuramente un antisemita, punibile a forza di legge.
Maurizio Blondet

Note
1) «Israeli holocaust official likens jewish settlers to Nazis», Reuter, 25 gennaio 2007.
2) Sever Plocker, «Israel's image hits nadir», YnetNews, 24 gennaio 2007.
3) L'ovvia allusione è al viscido e lubrico presidente Kastav,
ecco, questi sì che sono argomenti pregnanti

accusato da ben tre popputissime segretarie di aver allungato le mani, e non solo.
Se le segretarie fossero state moderatamente poppute, o poco poppute, o per niente poppute il signor Blondet riterrebbe la colpa meno grave, o il presidente Katzav (non Kastav) meno viscido e lubrico? (e si noti la finezza di quel "allungato le mani e non solo").

Fiamma Nirestein, in un articolo dei suoi, lo ha difeso sostenendo che quello, in fondo, è stato il modo di fare della vecchia guardia sionista: i rudi capi guerrieri della prima generazione si riposavano così, abbrancando le donne e facendosele.
In quale articolo "dei suoi" (e di chi altro doveva essere?) Fiamma Nirenstein avrebbe affermato questo? Con quale titolo? Su quale giornale? Pubblicato quando?

Questo è negazionismo: ma filo-semita, dunque positivo. Imparate.

---------------------------

A "documentazione" di quanto affermato l'articolo mostra una foto, con questa didascalia:

Bambini ebrei mentre prendono a calci e strappano il velo ad una donna palestinese di Hebron sotto gli occhi vigili dei soldati di Giuda.
E guardiamola bene questa "foto". Innanzitutto possiamo denunciare un clamoroso falso: questa immagine è in circolazione almeno da luglio 2002, come è documentato qui
, quindi NON è la documentazione di un episodio recente, quale pretenderebbe di essere quello qui esposto. Poi, se la osserviamo con attenzione, possiamo notare alcuni dettagli interessanti: l'espressione imperturbabile e la perfetta verticalità della donna araba, nonostante sia aggredita da più parti. La pervicace ostinazione del velo a restare attaccato alla testa nonostante venga violentemente strappato (si noti la contrazione dei muscoli del braccio della ragazza). L'assurdità della posizione della ragazza stessa, e anche quella del bambino (alzando il piede a quel modo per tirare un calcio, lo avrebbe battuto contro il gradino). La posizione dei soldati, con i quali la donna araba sarebbe addirittura a contatto fisico, se questa immagine fosse una foto vera. Gli "occhi vigili" dei "soldati di Giuda" (bella immagine, vero?) non si vedono perché le loro teste sono completamente tagliate. E infine l'assurdità di questi "coloni", prima descritti come "asserragliati dietro alte muraglie, armati, protetti da una pesante presenza militare" e poi mostrati nella "foto" disarmati e mescolati agli arabi.

Ancora una volta, dunque, Maurizio Blondet non esita a ricorrere ai mezzi più squallidi per coprire di fango una nazione e un intero popolo. Vi segnaliamo qui di seguito i recapiti ai quali far pervenire la nostra indignazione.

effedieffe@iol.it  info@effedieffe.com  Tel.: 02.4819117 / 4690809  Fax: 02.4819103

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barbara




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13 febbraio 2007

RICORDIAMO ILAN

Un anno fa, il 13 febbraio 2006, veniva ritrovato accanto a una linea ferroviaria il cadavere di Ilan Halimi, rapito perché ebreo, selvaggiamente torturato per tre intere settimane perché ebreo, ucciso perché ebreo. Aveva ventitre anni.



barbara




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12 febbraio 2007

VIOLAZIONE: SÌ, NO, FORSE CHISSÀ

Comunicato Honest Reporting Italia 11 febbraio 2007

Segnaliamo le singolari tesi sostenute in
questo articolo online di giovedì 8 febbraio.

Prima violazione del cessate il fuoco dopo i 34 giorni di guerra: feriti due libanesi

BEIRUT
Prima violazione del «cessate il fuoco» questa notte al confine fra Israele e Libano, con scambi di colpi fra militari dei due Paesi dalla fine della guerra dell’estate scorsa.
Perché se Hezbollah lancia missili in territorio israeliano, quella non è violazione del cessate il fuoco. Se Hezbollah si riarma in grande stile, quella non è violazione del cessate il fuoco. Se il traffico di armi continua senza sosta, quella non è violazione del cessate il fuoco. Ma se Israele respira un po' troppo rumorosamente ecco, allora abbiamo una clamorosa violazione del cessate il fuoco.

Stando alle prime informazioni diffuse dalle edizioni elettroniche dei quotidiani israeliani, militari libanesi hanno aperto il fuoco
ma allora, se anche in questo singolo episodio le ostilità sono state aperte dai libanesi, perché il titolo recita "violazione del cessate il fuoco: feriti due libanesi" come se la responsabilità della violazione fosse israeliana? E se i libanesi feriti erano soldati, perché non lo si precisa, come si fa sempre con gli israeliani (soldati o coloni, anche se hanno due mesi), quasi a sminuirne il valore umano, quasi a rendere meno grave la loro uccisione, anche quando è frutto di un atto terroristico?

verso unità dell’esercito di Gerusalemme
Nessuno ha mai sentito parlare dell'esercito del Cairo, o di Damasco, o di Amman, o di Teheran: come mai questo privilegio esclusivo concesso a Gerusalemme? Non sarà che si sta cercando (inconsciamente?) di suggerire l'idea che la quintessenza dell'ebraicità di Gerusalemme risiede nel militarismo?

impegnate a spianare un’area lungo il confine, in territorio israeliano, in cui lunedì erano state ritrovate alcune cariche esplosive.
E come ci erano arrivate, lì, le cariche esplosive? Il deporre cariche esplosive è consentito dalle regole del cessate il fuoco? O erano state messe altrove e poi sono state portate lì dal vento?

I militari israeliani hanno risposto con almeno due cannonate verso l’area da dove provenivano gli spari.
Fonti militari citate dall’edizione elettronica israeliana Ynet di Yediot Ahronot hanno aggiunto che i soldati israeliani «hanno agito per autodifesa» e che l’esercito di Israele, Tsahal, «non ha intenzioni bellicose verso l’esercito libanese». Secondo Israele, l’area interessata si trova in territorio israeliano, fra la «linea blu» che segna il confine e la barriera di sicurezza costruita alcune decine di metri all’interno del proprio territorio dallo Stato ebraico.
La percentuale di non ebrei nello stato di Israele è enormemente più alta della percentuale di non musulmani negli stati arabi. Ciononostante non sentiamo mai l'espressione "stato islamico" per parlare di Siria, Egitto, Giordania, Iraq, Yemen, Libia ecc. Come mai, ancora una volta, questo privilegio esclusivo riservato a Israele?

La versione è stata confermata soltanto in parte dalla tv libanese Lbc, ma con la precisazione che i primi colpi sono stati sparati contro i bulldozer dell’esercito israeliano che avevano superato la «linea blu» di confine, nella zona di Marun Er Ras, a Sud di Bint Jbeil. Due i feriti, entrambi libanesi, entrambi in modo leggero.
Si noti l'uso dell'indicativo ("avevano superato"), a indicare l'attendibilità attribuita a tale dichiarazione nonostante la sua assurdità, visto che le cariche esplosive si trovavano in territorio israeliano.

Secondo Israele le cariche scoperte lunedì erano state preparate dai miliziani sciiti negli ultimi giorni, approfittando delle recenti piogge torrenziali e della nebbia. Fonti di Hezbollah avevano invece sostenuto che si trattava di vecchi ordigni, collocati lungo la frontiera durante la guerra dell’estate scorsa. L’Unifil - la forza Onu in Libano a guida italiana - si era offerta di compiere l’opera di «bonifica» nella mattinata di oggi. Gli israeliani hanno tuttavia ignorato l’offerta decidendo di agire unilateralmente sfidando il rischio di un incidente di frontiera che poi è effettivamente avvenuto.
E come criticarli, dopo che per cinque mesi l'Unifil è stato a guardare il riarmo di Hezbollah e il lancio di missili senza muovere un dito? Come non condividere la loro scarsa fiducia nell'affidabilità delle forze internazionali quando da decenni sono vittime della loro ignavia - per non dire peggio?

Il conflitto fra Israele e le milizie dell’Hezbollah si era concluso il 14 agosto scorso, dopo 34 giorni, con un accordo di cessate il fuoco siglato sotto l’egida dell’Onu.
Appunto, con un accordo di cessate il fuoco. NON con un cessate il fuoco, che da parte di Hezbollah non c'è mai stato.

Vi invitiamo a protestare per le numerose "sviste" contenute in questo articolo scrivendo a
lettere@lastampa.it.

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11 febbraio 2007

CONSOLAZIONE

“… Ronaldo non ha segnato, ma si direbbe che abbia funzionato da portafortuna, visto che dopo il suo ingresso in campo è stato segnato il gol della vittoria”.
Certo che spendere milioni di euro per avere gli stessi risultati di un ferro di cavallo …

barbara




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11 febbraio 2007

APPELLO

Chiediamo l’immediato e incondizionato rilascio dei soldati israeliani Ehud (Udi) Goldwasser e Eldad Regev, sequestrati da Hezbollah il 12 Luglio 2006 e Gilad Schalit, sequestrato da Hamas il 25 Giugno 2006. Tutti e tre sono stati rapiti all’interno dei confini d'Israele durante missioni di difesa e a tutt'oggi il loro destino rimane sconosciuto.
Tenerli in prigionia e negargli assistenza medica e umanitaria è una violazione della legge internazionale e delle Convenzioni di Ginevra.
Ci impegniamo a fare del nostro meglio per accelerare il rilascio di Udi, Eldad e Gilad e chiediamo a chiunque lo voglia di unirsi a noi in questo sforzo.



David Grossman: scrittore Israeliano
Javier Solana: alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e per la sicurezza
Marck Otte: rappresentante speciale dell’Unione Europea
Christian Poncelet
: Presidente del Senato francese
Philippe Douste-Blazy
: Ministro degli Esteri francese
Tony Blair: Primo Ministro della Gran Bretagna
Alan M. Dershowitz: avvocato e professore di legge
Hilary Clinton: senatrice da New York
Peter G. Mackay : Ministro degli Esteri Canadese
Michael Bloomberg: Sindaco di New York
Christopher Dodd : Senatore dal Connecticut
Benita Ferero-Waldner: Commissaria dell'UE per le Relazioni esterne e la politica di buon vicinato
Per aderire con le firme mandate un'email a
disegnishilat@gmail.com e fate girare questa comunicazione.

barbara




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10 febbraio 2007

IRAN, DOVE ESSERE DONNA È UN CRIMINE

7 febbraio 2007: Tahmineh Danesh, 35 anni, è stata condannata a morte da un tribunale di Teheran, che l’ha riconosciuta colpevole di omicidio.
Di origine curda, Danesh è stata arrestata due anni fa per aver ucciso il suo aggressore che tentava di violentarla.
La condanna capitale nei suoi confronti è stata emessa in base alla ghisas, ossia la 'legge del taglione'.
Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, la scorsa settimana la corte d’appello di Teheran ha confermato la condanna a morte di un’altra donna, la 20enne Delara Darabi, riconoscendola colpevole dell’omicidio della cugina.
Delara avrebbe commesso l’omicidio nel 2000, quando aveva 17 anni. Sempre a Teheran, Nazanin Fatehi, 19 anni, è stata rilasciata dal carcere di Evin dopo il pagamento di una cauzione di 400 milioni di rials (circa 43.000 dollari Usa).
Lo scorso gennaio, il tribunale aveva rinunciato ad emettere nei suoi confronti una condanna capitale, riconoscendo che la ragazza uccise il suo aggressore per difendersi da un tentativo di stupro.
Il tribunale ha tuttavia riconosciuto un eccesso di difesa, stabilendo che Nazanin – 17enne all’epoca dei fatti - debba pagare un risarcimento in denaro alla famiglia dell’ucciso, decisione contro cui gli avvocati della giovane presenteranno appello.
La somma necessaria per la sua scarcerazione è stata messa insieme grazie soprattutto alle donazioni delle comunità iraniane all'estero. (dal sito delle donne democratiche iraniane)

Non è molto chiaro, a dire la verità, in base a che cosa il tribunale abbia potuto stabilire che la difesa è stata eccessiva, visto che il fidanzato della ragazza, che era con lei, quando sono arrivati i tre aggressori se l’è data eroicamente a gambe, e che gli unici altri testimoni dei fatti sono stati la nipote di Nazanin, anch’essa vittima del tentato stupro, e gli altri due aspiranti stupratori, che non mi sembra ragionevole considerare particolarmente attendibili. A quanto pare ci sono soggetti, come donne ed ebrei, per i quali l’uso della forza è sempre sproporzionato. A prescindere.

barbara




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9 febbraio 2007

DOSI

Oggi mi è passata vicino una tipa che puzzava di profumo come un intero bordello di Bombay. Secondo me quando si supera la dose minima per uso personale dovrebbe scattare automaticamente la denuncia per spaccio, perseguibile d’ufficio. Io comunque mi costituirei parte civile.

barbara




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8 febbraio 2007

NOTIZIE LOCALI

Un uomo, noto musicista, è stato rinvenuto cadavere. L’uomo è stato trovato nel suo letto nudo e legato, con numerosi ematomi al viso. Si sospetta che possa trattarsi di un omicidio. (Sì, è vero che in Giappone anni fa c’è stato il caso di quel tale trovato con un coltello piantato nella schiena e la polizia stava indagando per cercare di capire se si trattasse di omicidio o di suicidio, ma non è che noi si debba per forza fare concorrenza al Giappone …)

barbara




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6 febbraio 2007

MI CORRE LA MANO ALLA PISTOLA QUANDO

il coglione di turno proclama: “Sono stato frainteso”.

barbara




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5 febbraio 2007

LA FABBRICA DEI MARTIRI BAMBINI

Riordinando la posta ho ritrovato questa vecchia cosa che avevo messo insieme. Mi sembra che possa essere ancora di qualche interesse.

(L'Unità- 30-11-2003)

di Simone Tedeschi

Una lettera di addio illustra l'intenzione del bambino palestinese di scegliere la morte. Il ragazzino esce di casa senza comunicare le proprie intenzioni, mentre suo padre riceve, più tardi, una lettera di congedo: "Non essere triste, mio caro, e non piangere per il mio addio, padre mio caro: per la mia patria Shahada (morte per Allah), per la mia patria mi sacrifico". Il piccolo protagonista, sulla strada verso la morte, viene mostrato socievole e saluta i conoscenti. Poi, insieme ad altri bambini partecipa a una sommossa contro i soldati israeliani, lanciando pietre. La lettera prosegue: "Con determinazione e desiderio sono impaziente di avvicinare." Il bambino è colpito al torace e cade a terra in avanti, con le braccia aperte: "Come è dolce il martirio quando ti abbraccio, o mia terra". La madre piange e la lettera continua "Mia amata madre, mia carissima sii felice del sangue che ho versato e non piangere per me." Quella che vi abbiamo raccontato è la descrizione di uno spot. Sì, uno spot, un filmato pubblicitario destinato ai bambini, che non promuove giocattoli, ma il terrorismo suicida ed è andato in onda centinaia di volte sulla televisione dell'Autorità Palestinese, la Palestinian Broadcasting Corporation, diretta da Radwan Abu Ayyash. Dalla sua prima apparizione, il 7 maggio del 2001, il filmato è stato trasmesso anche tre volte al giorno.
Lo rivela il Palestinian Media Watch, un osservatorio israeliano che si occupa di monitorare e studiare quanto avviene sui media palestinesi che, naturalmente, operano in arabo e quindi risultano inaccessibili a gran parte degli occidentali. L'osservatorio viene regolarmente citato da grandi network come Nbc e Fox news. "Ask for death!", "Chiedi di morire", è il titolo del rapporto appena realizzato dal P.M.W. sull'indottrinamento dei bambini palestinesi affinché cerchino la Shahada, la morte per Allah. Il titolo è tratto dallo slogan di un altro filmato andato in onda sulla Tv palestinese, che recita "Chiedi di morire, la vita ti sarà data".

MORTE PER ALLAH

Sono molti i filmati, della durata media di 5-6 minuti, segnalati dal Palestinian Media Watch. Non sono casi isolati, ma frutto di una precisa scelta politica educativa, che -in contrasto con i discorsi ufficiali pronunciati per le platee occidentali- include anche i libri di testo scolastici. "L'Autorità Palestinese ha insegnato ai bambini a vedere la morte per Allah, la Shahada, come un ideale, un obiettivo che ci si aspetta che raggiungano. -afferma il direttore del Palestinian Media Watch, Itamar Marcus- Alcuni sondaggi mostrano come un numero compreso tra il 72 e l'80% dei bambini palestinesi affermi di essere disposto a cercare la morte come martire. Non è un caso, quindi, che le lettere d'addio dei bambini includano frasi come 'Madre, non piangere per me', che sono identiche a quelle dei filmati di propaganda prodotti dall'Autorità Palestinese. Esiste una connessione diretta fra la propaganda e l'aspirazione dei bambini a una morte eroica."
Perfino la storia di Muhammad Al Dura, il ragazzino palestinese che trovandosi nel mezzo di un conflitto a fuoco fra israeliani e palestinesi, è stato ferito a morte davanti alle telecamere, è divenuta strumento di promozione del terrorismo suicida, attraverso la trasformazione della giovane vittima in un "testimonial" del terrorismo. Il filmato si apre con una didascalia che riporta una dichiarazione di Muhammad dal paradiso "Non vi sto facendo cenno per dirvi addio, ma per chiedervi di seguirmi. Firmato Muhammad Al Dura".
Un attore interpreta il piccolo Al Dura che, nel paradiso dei bambini martiri, corre sulla spiaggia, gioca con un aquilone, va in un parco divertimenti. Intanto una voce fuori campo rassicura gli spettatori: "Come è dolce il profumo dei martiri. Come è dolce il profumo della terra, la sua sete sedata dal fiotto di sangue che sgorga dal corpo di un giovane", mentre una cantante rinforza il concetto "Andrò senza paura, senza lacrime" e il coro risponde "Come è dolce la fragranza dei martiri". Il filmato, che viene trasmesso dal 25 dicembre 2000, è stato realizzato in versioni diverse che contengono alcune varianti. La segnalazione del Palestinian Media Watch ha avuto una certa risonanza ed è stata diffusa dalla Nbc. "Dopo che la notizia è stata diffusa dalla Nbc, l'Autorità palestinese ha rilasciato un comunicato stampa attaccando la nostra credibilità e quella del network americano" dichiarano dal Palestinian Media Watch "Ormai screditati dall'essere colti nell'atto di invitare i bambini a seguire Muhammad in paradiso, hanno rimosso il video dalla programmazione. Ma il filmato, rimontato senza la frase "seguitemi", è continuato ad andare in onda e la frase 'Come è dolce il profumo dei martiri. Come è dolce il profumo della terra, la sua sete sedata dal fiotto di sangue che sgorga dal corpo di un giovane' ha continuato a comparire."
Incitazioni all'odio giungono anche dall'Egitto, dove, in occasione del Ramadan, sta andando in onda una serie televisiva basata su "I protocolli dei savi di Sion". Si tratta, lo ricordiamo, di un documento falso, diffuso inizialmente dalla polizia segreta zarista, che ha riscosso un successo internazionale e continua a essere spacciato dagli antisemiti come la prova dell'esistenza di un complotto ebraico per dominare il mondo.

MASSIMO ASCOLTO

"Un cavaliere senza cavallo", questo il titolo della fiction in 41 puntate, che l'emittente egiziana Dream Tv sta mandando in onda via satellite durante la festività del Ramadan, quando gli ascolti televisivi raggiungono i massimi picchi.
La serie narra le avventure di un egiziano che lotta contro il colonialismo inglese, fino a quando scopre un libro in russo che rivela i piani degli ebrei per il dominio del mondo.
La fiction, diffusa in venti paesi arabi, è stata contestata da Israele e Stati Uniti per i contenuti razzisti. Il ministro dell'Informazione egiziano, Safwat Sherif, ha dichiarato al Washington Post che la serie è stata accuratamente controllata e i censori del governo hanno concluso che non conteneva materiale che potesse essere interpretato come antisemita.
Ma l'elemento cospirativo viene continuamente sottolineato nel "Cavaliere senza cavallo" e nelle puntate del 20 e 21 novembre, per esempio, vengono rivelati i contenuti del libro che è caratterizzato da "progetti razzisti, cospirazioni per dominare il mondo" e "inimicizia verso l'intero genere umano". "Non è accettabile, né ragionevole coprire selettivamente di accuse di antisemitismo gli artisti, semplicemente perché simpatizzano con la condizione del popolo palestinese e quindi sono critici con le linee politiche e le pratiche israeliane" ha dichiarato, al Washington Post, Nabil Osman, il portavoce di Mubarak.
Il punto è però che le accuse contenute nei "protocolli" non riguardano specifiche linee politiche del governo israeliano, ma gli ebrei di tutto il mondo.
E spesso sono state usate come alibi per le persecuzioni.
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manifesto


«Martirio» di verità
MICHELE GIORGIO
Bambini palestinesi spinti a diventare kamikaze da spot messi in onda «anche tre volte al giorno» dalla tv pubblica palestinese, quella di Yasser Arafat per intenderci. Piccoli innocenti vittime della «logica terroristica dell'autoannientamento». E' questo che, con un lungo articolo pubblicato ieri, l'Unità ha denunciato come l'insegnamento del «martirio ai kamikaze del futuro». Il quotidiano italiano fa bene a preoccuparsi dei contenuti che diffonde la televisione palestinese (e quella israeliana?) ma prima di pubblicare il suo lungo articolo avrebbe fatto bene a verificare l'attendibilità delle sue fonti. A denunciare i programmi della televisione dell'Anp infatti è un rapporto del Palestinian Media Watch, un «osservatorio» israeliano sui media palestinesi che non può essere definito una fonte indipendente e affidabile visto che tra i suoi membri vanta esponenti di primo piano dell'estrema destra israeliana e del movimento dei coloni. Il fatto che i rapporti di questo «osservatorio» vengano regolarmente citati, come puntualizza l'Unità, da «grandi network come Nbc e Fox news», non può traquillizzarci. Nbc e Fox news sono media neutrali nel conflitto israelo-palestinese? In genere si limitano a riferire la versione degli eventi diffusa dall'ufficio del primo ministro israeliano Ariel Sharon. «Non insegnamo il martirio ai nostri bambini, il rapporto ripreso da organi di stampa italiani si basa su menzogne della propaganda israeliana per diffamare la nostra televisione. E' una bugia malcostruita, non abbiamo mai trasmesso spot del genere. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario», ha replicato Ibrahim Milhem, direttore generale della televisione pubblica palestinese. Spetta ora al Palestinian media watch raccogliere la sfida lanciata da Milhem. Visto che si sta parlando di spot televisivi allora l'«osservatorio» ci mostri le immagini incriminate altrimenti questa storia finirà per rappresentare solo l'ultima manifestazione della propaganda di una delle parti in conflitto. Milhem intanto ha ribadito un dato inconfutabile: «La maggior parte dei bambini palestinesi morti durante l'Intifada sono stati uccisi dal fuoco dei soldati israeliani». E l'Unità farebbe meglio a indagare anche su «questa» cultura della morte.
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30.11.2002
«È falso lo spot sui bimbi-martiri di cui ha scritto l'Unità»
di Nemer Hammad*

Trovo sorprendente e strana la pubblicazione di un articolo su l’Unità di ieri che afferma la messa in onda di spot per bambini kamikaze sulla televisione palestinese. Una notizia che non corrisponde a verità: le trasmissioni della televisione palestinese sono ufficiali e non clandestine. Chiunque le può vedere, dunque mi stupisco che nessuno prima d’ora abbia notato simili spot. Nemmeno lo stesso Sharon, e per lui sarebbero stati un argomento assai opportuno per sostenere che l’autorità palestinese è responsabile degli attentati dal momento che la tv ne promuove la pubblicità. Sarebbe bastato dire: vedete, la tv palestinese incita persino i bambini al terrorismo!
Questi spot non esistono, sono prodotti della peggiore propaganda israeliana. Se fossero stati davvero trasmessi, avrebbero suscitato inevitabilmente delle reazioni e altri giornalisti avrebbero riportato la notizia. Il problema è che certa propaganda israeliana è impegnata a costruire informazioni, migliaia di carte e video per convincere l’opinione pubblica, i mass media e le lobbies negli Stati Uniti che i palestinesi hanno legami con il terrorismo, che ci sono connessioni con Bin Laden e Al Qaeda. A cosa serve tutto questo? Gli israeliani vogliono forse mantenere la guerra all’infinito?
Persino Abraham Yehoshua, un grande scrittore israeliano, ritiene che finché ci sarà un generale brutale come Sharon al potere non c’è possibilità di soluzione. Uno scrittore che è stato militare, sotto lo stesso Sharon, scrive queste cose. Poi, arriva un giornalista e riporta queste notizie. Ma chi mai in Palestina potrebbe immaginare uno spot così? Chi potrebbe avere una mente tanto malata?
Ci sarà stato qualche episodio, certo, dal quale tutto ha avuto origine. Magari un bambino avrà detto in televisione, chissà in quale occasione, «sono pronto a sacrificare la mia vita per la patria» oppure «ho la Palestina nel cuore», ma sono frasi che potrebbe dire anche un bambino italiano. Non significano automaticamente «voglio diventare un kamikaze».
Il problema di certa propaganda è che poi la gente non cerca di approfondire o di sapere come stanno davvero le cose: si limita a dire l’ho sentito in tv, l’ho letto sul giornale. Noi non esistiamo come popolo per gli israeliani. Dicono che nei nostri libri di scuola per i ragazzi ci sono tracce di odio per gli ebrei e antisemitismo, ma - e l’ho detto anche in una trasmissione di «Porta a porta» - mi auguro che un giorno porteremo in televisione i nostri libri e quelli israeliani confrontando pagina per pagina quello che c’è scritto, senza propaganda. Nei loro libri, noi palestinesi non esistiamo. Un ragazzo israeliano studia la storia di duemila anni fa e poi arriva direttamente all’Olocausto e al ritorno degli ebrei. Ma nessuna parola sull’esistenza del popolo palestinese.
C’è qualcuno che non si vuole confrontare con la verità: che c’è un popolo su questa terra. Non si può vivere sicuri e tranquilli nei propri confini negando il diritto di un altro popolo.


*Delegato generale palestinese in Italia
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Ho letto con attenzione la lettera di Nemer Hammad nel sito del 30.11. La reazione più civile è di sorpresa. Mi domando come si possa continuare a dar credito alle bugie che Nemer Hammad continua a riversare sugli organi di informazione. Primo: per quanto riguarda il tema dei libri di testo voglio ricordare che la questione è al Parlamento Europeo ed i citati testi non esistenti sono sul tavolo della commissione del P.E. La smetta il compagno Nemer di raccontare bugie. La stessa Commissione Europea di fronte all'evidenza di questi libri ha congelato l'erogazione dei fondi per l'istruzione. Secondo: la smetta anche di affermare che gli spot indirizzati ai bambini sono un'invenzione della propaganda Israeliana. Io stesso nel mio ultimo soggiorno all'American Colony Hotel di Gerusalemme ho visto questi spot e il mio interprete me li ha tradotti. Nemer ci ha propinato una serie di BUFALE che ormai ci hanno stancato.
Ricordate l'hanno scorso ''una luce per Betlemme'' quando ha detto che a Betlemme non c'era luce elettrica? Ha indotto Costanzo a credere una simile Panzana al punto di far partire una pubblica sottoscrizione poi bloccata di fronte all'evidenza dei fatti. Le bugie di Nemer fanno solo del male alla causa del Popolo Palestinese. I fratelli Palestinesi sono stanchi di questa loro leadership corrotta e bugiarda che fa solo i propri interessi mandando i bambini degli altri a farsi ammazzare e chi protesta viene accusato di collaborazionismo e passato per le armi.
Questa dirigenza Palestinese ha fatto il suo tempo, ora deve andarsene perchè il Popolo Palestinese finalmente possa essere artefice del proprio futuro.
Dario N. M.
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Gentile direttore
ho letto con interesse le argomentazioni di Nemer Hammad nell'edizione on line del 30 novembre. Quel che mi sorprende è il modo come il Delegato Palestinese continui a raccontare cose non vere. Ricordo molto bene la citata trasmissione di Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. Quando il delegato della Comunità Ebraica ha sollevato il tema dei libri di testo dei Bimbi Palestinesi, testi che in più punti incitano all'odio, il Delegato Palestinese NON ha negato il fatto ma ha risposto che ANCHE i libri di testo delle scuole Israeliane incitano all'odio contro i Palestinesi. A questo punto Vespa ha invitato i due ad esibire le prove di quanto asserito. Alla pronta reazione del rappresentante della Comunità Ebraica a questo invito e che si è dichiarato pronto al confronto, il Signor Hammad non è più apparso a Porta a Porta. Ho preferito soffermarmi solo su questo punto. Ricordo che in RAI c'è la registrazione della puntata a meno che anche su questo Nemer Hammad preferisca dire che gli Israeliani hanno alterato la cassetta per propaganda.
mirco
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Egregio Direttore, la risposta di Nemer Hammad del 30/11 all'articolo dell'Unità è realmente interessante, perchè è la dimostrazione della credibilità di questa classe dirigente che ha condotto il suo popolo al disastro. Infatti seguo con interesse le vicende in MO ed ho registrato i seguenti fatti:
- Secondo la Reuters l'Associazione dei Giornalisti Palestinesi il 26/08/02 ha avvertito i suoi membri che punirà giornalisti o fotografi che riprenderanno bambini palestinesi armati o mascherati, perché questo danneggerebbe l'immagine dell'ANP all'estero. L'Associazione Internazionale dei Giornalisti ha chiesto all'AGP di annullare questa decisione.
- Il giornale giordano "Al'Rai" pubblicava il 20 Giugno 2002 un'intervista ad Abu Mazen, vice Presidente dell'ANP, il quale condannava le organizzazioni palestinesi per l'impiego di bambini in azioni di guerra. Sembrerebbe che per ogni lancio di ordigni contro l'esercito israeliano, queste organizzazioni regalino ai bambini 5 shekel (un euro o poco più). A Rafah, dice Abu Mazen, circa 40 bambini hanno perso mani o braccia maneggiando esplosivi destinati all'esercito d'Israele.
- Il 2 Novembre 2002, il giornale ufficiale dell'ANP, Al Hayat Al Jadida ha pubblicato una foto di una manifestazione in cui i bambini sono ripresi con abiti militari ed una fascia attorno alla testa. Dietro di loro foto di Fatkhi Shkaaki, defunto leader della Jahd Islamica, e striscioni con scritte del tipo:"Il sangue dei martiri (i kamikaze) colora il cammino verso Gerusalemme".
- Già il 18 ed il 21 Agosto 2002 è stato riportato da alcune agenzie che Arafat alla TV palestinese, in un teatro pieno di bambini, li abbia chiamati "amici, fratelli e sorelle di Faris Ouda" - un quattordicenne morto nel conflitto, reso un simbolo di eroismo. Alla fine del suo discorso, esclama: "Insieme avanti a Gerusalemme". Ed i bambini gridano: "Milioni di shahid (martiri) marciano su Gerusalemme”.
- Da un'intervista sulla Tv dell'ANP nel gennaio 2002: Intervistatrice: "Sig. Presidente, quale messaggio vuole lanciare al popolo palestinese in genere ed in particolare ai loro bambini? Arafat: "...Il bambino che afferra la pietra, affrontando il tank, da un grandissimo messaggio al mondo quando quell'eroe diventa uno shahid. Siamo orgogliosi di loro".
Ricordo solo che un anno fa Hammad fu smentito in TV al Costanzo Show per aver tentato di raccogliere fondi per la "luce a Betlemme" sulla base di notizie false. Costanzo restituì il denaro agli spettatori. Nei dibattiti televisivi, di fronte a domande precise, elude ogni volta la risposta; come a Porta a Porta.
Però, adesso basta dare voce alla malafede... non fosse altro per rispetto dei palestinesi che devono subire rappresentanti così. Cordialmente,
Dario Q.
----------------

Risposta dell'Unità:
La nostra fonte, come riportato nell'articolo, è il Palestinian Media Watch, un osservatorio sui mezzi di comunicazione  palestinesi che viene normalmente citato e utilizzato  da grandi network d'informazione come la Nbc e la Fox news nonché da grandi giornali come  il New York Times, il Washington Post e The Guardian. E che in questo caso ha fornito i video di cui abbiamo parlato.
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Ecco, è anche così che si formano le opinioni quando per “tenersi informati” si leggono determinati giornali. Ed è così che lavorano certi giornalisti, teoricamente pagati per fare informazione.


barbara




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4 febbraio 2007

LA VENDETTA DI MARICIKA

Perché capita – eccome se capita – che una moglie arrivi al limite della sopportazione. E capita – altroché se capita – che le pecche e le inadempienze del marito siano tante e tali da richiedere un’esemplare vendetta (che non sempre, non necessariamente, deve passare dalle pagine dei giornali). E serva da lezione a tutti gli uomini meschini che sperano di fare sfolgoranti carriere sfruttando donne forti e intraprendenti: non funzionerà, seppiatelo, neanche se vi trasferirete da Haifa a Tel Aviv.

Alon Altaras, La vendetta di Maricika, Voland



barbara




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3 febbraio 2007

ALLA RESA DEI CONTI

Molte volte ho sentito, o letto da parte di illustri e autorevoli commentatori, che la violenza negli stadi non è cosa da combattere. Che ha una sua valenza positiva. Che cose tipo striscioni con scritte come ebrei ai forni, insulti violentissimi all’indirizzo degli avversari, magari ampiamente conditi di razzismo nel caso che fra gli avversari ci sia qualche negro, all’occasione qualche robusta scazzottata, rappresentano una sorta di violenza rituale, che serve a scaricare il potenziale di aggressività degli individui coinvolti ed evita così l’esplodere della violenza vera. Bene, sono in attesa dell’ennesima dotta dissertazione dell’ennesimo sapiente che ha capito tutto molto prima e molto meglio degli altri.

barbara




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3 febbraio 2007

IO PERÒ NON L’HO MICA CAPITA

Dice, noi vogliamo il riconoscimento della coppia. Sì, va bene, qual è il problema? Il riconoscimento della coppia esiste da diecimila anni (ho esagerato? Va bene, facciamo cinquemila, così siamo sicuri che ci stiamo dentro comodi). Dice, sì ma noi non vogliamo mica sposarci. E va bene, non sposatevi, qual è il problema? Non siamo mica in Iran o in Arabia Saudita che se scopi senza sposarti ti ci giochi la testa. Dice sì ma noi vogliamo essere considerati come se fossimo sposati però senza sposarci. Ed è qui che io mi disconnetto. Cioè, voglio dire, ve lo immaginate se io dicessi al mio stomaco adesso io non ti do da mangiare però tu devi fare come se te ne avessi dato: mi dareste della pazza, o no? Perché, insomma, la questione è questa: vuoi tutti i vantaggi che si ottengono sposandosi? Ti sposi e la fai finita. Rifiuti l’istituzione borghese del matrimonio? Non ti sposi, però non vieni poi a rompere i coglioni pretendendo i borghesissimi vantaggi del matrimonio. Insomma gente, decidetevi: se volete un riconoscimento formale, quello c’è già, se non volete le formalità non si capisce perché diavolo vi stiate a scalmanare per aggiungerne altre a quelle che già ci sono.
Il discorso, naturalmente, cambia del tutto per le coppie omosessuali per le quali, finora, non è previsto alcun tipo di riconoscimento: chiaro che per loro qualcosa bisognerà per forza inventare, ma per le coppie eterosessuali davvero ancora non ho capito il motivo di tutta questa cagnara.

barbara




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2 febbraio 2007

HAMA, 2 FEBBRAIO 1982

“Il due febbraio 1982 la città di Hama, un centro urbano vecchio più di quattromila anni, diventata durante questi anni il covo di tutte le opposizioni, si sveglia assediata dall’artiglieria e dai blindati dell’esercito siriano sotto il comando del Generale Ali Haidar, ufficiale molto vicino alla famiglia Al Assad e soprattutto al fratello Rifat, capo delle “Unità di Difesa del Baath”, vero artefice della “pulizia” operata dal regime in questi anni. A ben poco servì la resistenza eroica dei guerrieri comunisti, nazionalisti siriani e islamisti. La città fu sottomessa ad un bombardamento senza tregua per ben 27 giorni prima dell’assalto. Gli ultimi sopravissuti furono finiti all’arma bianca. Le organizzazioni internazionali parlano di cifre che vanno dai 30 ai 40.000 morti e 100.000 espulsi, ma l’opposizione interna parla di più di 100.000 morti. «Fatto sta che della vecchia città di Hamah non c’è più nessuna traccia.» Mi dice C., il nostro accompagnatore: «Guarda. Questa era una città millenaria. Oggi non c’è una costruzione che abbia più di vent'anni.»
Hamah sembra una qualunque città mediorientale. La sua autostazione assomiglia a qualsiasi autostazione di una città media siriana. Dei minibus carichi di viaggiatori vanno e vengono in continuazione. La città attorno è anonima. Le case, di due o tre piani per lo più, sono coperte di scritte e di insegne pubblicitarie. La vita si svolge tranquilla. Niente lascia intravedere che qui, ventitre anni fa, si consumava uno dei più gravi massacri del dopoguerra. Il mondo allora tutto assorto nella guerra fredda non reagì per paura di vedere Al Assad, che fino ad allora aveva saputo abilmente camminare sulla linea di confine tra i due schieramenti, entrare definitivamente nel campo avverso” (fonte).

Qui altre e più dettagliate notizie con testimonianze dirette e immagini delle distruzioni. (Il ministro della difesa Mustafa Tlass citato nel documento, è l’uomo che ha pubblicato nel 1983 un libro intitolato “La mazah di Sion” nel quale sostiene come "fatto storico accertato" l'omicidio rituale ad opera degli ebrei. La seconda edizione, del 1986, porta in copertina il disegno di un uomo con la gola tagliata da una menorah e il sangue raccolto in una bacinella. Il libro di Tlass circola diffusamente negli ambienti antisemiti di tutto il mondo come "fonte attendibile" sull'omicidio rituale ebraico, e può essere acquistato anche via internet sia nell'originale arabo, sia in traduzione. Il 21 ottobre 2002 il quotidiano in lingua araba edito a Londra Al-Hayat annunciava "a grande richiesta" l'ottava ristampa del libro e nuove traduzioni in inglese, francese e italiano. Al-Hayat riferiva che le autorità ufficiali siriane hanno risposto alle accuse di antisemitismo dichiarando: "Noi non siamo razzisti, non siamo contro le religioni monoteistiche e quella ebraica fra esse. Noi siano contro il sionismo". Forse è per questo motivo che nel maggio 2001 il signor Tlass aveva dichiarato: "Ammazzare gli ebrei è un imperativo spirituale per gli arabi. Noi viviamo un periodo di martirio. Quando io vedo un ebreo di fronte a me, lo ammazzo. Se ogni arabo facesse questo, vedremmo la fine degli ebrei.")

barbara




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1 febbraio 2007

LETTERE. E FILOSOFIA

Capita che una stia lì a ingoiare rospi per 27 (leggasi VENTISETTE) anni e se ne stia zitta. Va bene: avrà sicuramente le sue ragioni. E la conservazione dell’uso di una vagonata di ville può indubbiamente essere un’ottima ragione – molto più importante della dignità - almeno per un’attricetta di quart’ordine quale è la signora Miriam Bartolini. Capita anche che la signora in questione venga accusata urbi et orbi di scopare con un noto filosofo e non reagisca: forse perché non può in quanto l’accusa risponde a verità, forse perché l’accusa non è lesiva della sua dignità – non, per lo meno, quanto lo sarebbe la perdita delle suddette ville. Certo è che l’avere a che fare con un personaggio sordido lo ha messo in conto fin dall’inizio, visto che il signore è andato avanti per ben cinque anni a scoparla continuando a tenersi ben stretta la moglie e tenendo comodamente il piede in due scarpe – e neanche questo era lesivo della sua dignità. Poi capita che un bel giorno scopre di averne abbastanza, dice. E scrive al secondo giornale più venduto e letto in Italia per dire che ne ha abbastanza. E va bene anche questo: la famosa “ultima goccia” è qualcosa di molto concreto, e tutti lo abbiamo sperimentato, credo. Quello che davvero non si capisce è perché improvvisamente tiri fuori il fatto di avere sopportato in silenzio per 27 anni: se non era da tacere è stata una cretina a tacere, se era da tacere è una stronza a dire adesso che ha taciuto. A questo punto i legittimi sospetti sono due: o la signora è convinta che prostituirsi per una mezza dozzina di ville sia cosa sostanzialmente diversa dal prostituirsi per cinquanta euro sul marciapiede ed esige una revisione del contratto, o i due si sono messi d’accordo per questa sceneggiata a scopo di propaganda elettorale. In entrambi i casi il gioco è estremamente squallido e fra i due – non c’è ombra di dubbio – la più squallida è la signora.

barbara




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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



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        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

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