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Diario


31 luglio 2006

CONVENZIONI DI GINEVRA E DELL’AJA

Questo è un lavoro che ho fatto alcuni anni fa, estraendo da vari testi le norme previste dalle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja in tema di comportamento in caso di conflitto. Può essere di qualche interesse rileggerle per trarne poi qualche considerazione.

Primo Protocollo aggiuntivo del 1977: la popolazione civile "non deve essere obiettivo di attacchi". Il protocollo proibisce le azioni che hanno come scopo primario diffondere il terrore fra la popolazione civile.

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ARTICOLO 3 COMUNE ALLE QUATTRO CONVENZIONI DI GINEVRA DEL 12 AGOSTO 1949

Le persone che non prendono parte attiva alle ostilità, compresi membri delle forze armate che abbiano deposto le armi o si trovino hors de combat per infermità, ferite, detenzione o qualsiasi altra ragione, saranno trattate umanamente in ogni circostanza, senza alcuna discriminazione fondata su razza, religione o credo, sesso, nascita o censo, o qualsivoglia altro criterio analogo.

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Secondo la definizione del Tribunale di Norimberga del 1946, i crimini contro la pace sono "il supremo crimine internazionale, che è diverso dagli altri crimini di guerra perché contiene in sé il male di tutti gli altri".
Ai crimini contro la pace si fa riferimento anche quando si parla di crimine di aggressione. Nel diritto internazionale il termine aggressione definisce l'uso della forza da parte di uno stato nei confronti di un altro, non giustificato da ragioni di autodifesa o in assenza di altri motivi eccezionali legalmente riconosciuti. L'illegalità dell'aggressione è forse la norma più basilare del diritto.

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Lista delle infrazioni gravi alle Convenzioni di Ginevra del 1949 (inserisco solo quelle che ci riguardano): omicidio premeditato, tortura e trattamento disumano, deliberata imposizione di sofferenze o gravi danni al corpo o alla salute, presa di ostaggi. Il Primo protocollo aggiuntivo del 1977 aggiunge: fare di civili e di località indifese l'oggetto o le inevitabili vittime di attacchi, ritardi ingiustificati nel rimpatrio dei prigionieri di guerra, attacco a monumenti storici.
Atti illeciti: uso di armi destinate a causare inutili sofferenze, mancanza di uniforme che permetta l'identificazione come legittimo combattente, il saccheggio, il terrorismo.

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Danni collaterali.
I danni collaterali o incidentali si hanno quando un attacco che ha come bersaglio obiettivi militari provoca vittime fra i civili e danneggia obiettivi civili. Questo tipo di danni si verifica spesso se obiettivi militari come attrezzature belliche o truppe sono situate in città o villaggi, o comunque vicino a insediamenti civili. Gli attacchi che si prevede possano provocare danni collaterali non sono proibiti.
Sono protetti scuole, ospedali, luoghi di culto e monumenti storici, strutture civili e altri impianti che non sono usati a sostegno di attività militari. Ma ci sono delle eccezioni: una scuola, per esempio, diventa un obiettivo militare legittimo se vi sono acquartierati dei soldati. L'immunità dagli attacchi può essere persa se le persone o gli oggetti vengono usati per commettere atti che danneggiano una delle parti in conflitto.
Per il diritto internazionale umanitario, le parti in conflitto devono tenere le loro postazioni militari più lontano possibile dalle concentrazioni di civili. Anche l'uso di civili come scudi umani è considerato come crimine di guerra. L'articolo 51 del primo protocollo aggiuntivo del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949 dispone che "la presenza o gli spostamenti di popolazioni civili o di singoli individui non deve essere sfruttata per rendere immuni da operazioni militari certi punti e certe zone del territorio allo scopo di evitare che vengano attaccati obiettivi militari, o di proteggere, favorire o impedire operazioni militari.

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I due Protocolli aggiuntivi del 1977, che si applicano rispettivamente ai conflitti armati internazionali e interni, impongono alle parti belligeranti l'obbligo "di prendere tutti i possibili provvedimenti affinché i minori di 15 anni non partecipino direttamente alle ostilità". Lo Statuto di Roma per l'istituzione di un Tribunale penale internazionale del 1998 definisce crimine di guerra la coscrizione o l'arruolamento di bambini di età inferiore ai 15 anni nelle forze armate di uno stato e il loro impiego diretto nelle ostilità. Anche la normativa in materia di diritti umani affronta il problema del coinvolgimento di bambini nei conflitti armati. Il principale strumento legislativo esistente è la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino del 1989.

Basta una sola scorsa a queste righe per rendersi conto che non c’è una sola di queste norme che non sia stata sistematicamente violata non solo dai vari gruppi palestinesi apertamente terroristi, ma anche dall’Autorità Nazionale Palestinese fin dal giorno della sua istituzione, per non parlare delle organizzazioni terroristiche sedicenti filopalestinesi all’estero, come Hetzbollah. E a questo punto viene da chiedersi: sarà per questo, per poter continuare a violare impunemente ogni norma di diritto internazionale, ogni convenzione, ogni regola di convivenza civile tra i popoli, sarà per questo che tutta questa gente da decenni continua a rifiutare e a impedire ostinatamente la creazione di uno stato di Palestina? Sarà per questo che continuano a impiegare tutte le loro risorse, umane e finanziarie, nella lotta contro lo stato di Palestina? Sarà per questo che preferiscono morire piuttosto che rassegnarsi a diventare uno stato?

barbara




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31 luglio 2006

IL LIBRO NERO DEI REGIMI ISLAMICI

Sappiate che il sangue degli infedeli può essere versato impunemente […]. Lo sterminio dei miserabili che ci opprimono è un dovere sacro, sia che sia compiuto in segreto, che apertamente, secondo la parola del Corano: «Uccideteli ovunque vi troviate; noi ve li consegniamo e vi diamo su loro potere completo». Chi ne ucciderà uno solo sarà compensato da Allah. Che ogni musulmano, in ogni parte del mondo, giuri solennemente di abbattere almeno tre o quattro tra i cristiani che lo circondano, perché sono nemici di Allah e della Vera Fede! Che ognuno di voi sappia che la sua ricompensa sarà duplicata dal Dio che ha creato il cielo e la terra. Chi obbedirà a questo ordine del Jihad sarà preservato dai terrori del Giudizio Universale e avrà assicurata la Resurrezione eterna! Chi arretrerà mai davanti a una simile ricompensa?

Khomeini? Bin Laden? Hassan al Turabi? No, nessuno di loro: siamo a Istanbul, novembre 1914, e a chiamare alla guerra santa è il sultano. Perché questo è stata, per l’impero ottomano, la prima guerra mondiale: non una guerra nazionalista, non una guerra imperialista, non una guerra per i mercati e per le colonie, ma una guerra santa contro gli infedeli. Inutile, dunque, cercare nelle nostre colpe imperialiste e colonialiste le cause delle attuali violenze jihadiste che squassano il mondo islamico: le radici sono ben lontane da lì. Ce lo dimostra Carlo Panella in queste quattrocento documentatissime pagine da leggere tutte d’un fiato che fanno, tra l’altro, piazza pulita di parecchie leggende: dal laicismo dell’Olp e di Arafat allo storico sostegno americano a Israele, dalla rivolta e dal nazionalismo arabo allo sfruttamento dei Paesi arabi da parte degli Usa. Fondamentale per capire ciò che sta accadendo intorno a noi e che, se non riusciremo a capirlo nei suoi termini esatti e concreti, finirà per travolgerci. E poi è bello anche perché dice, a volte con maggiore documentazione, altre solo con maggiore autorevolezzaun sacco di cose che ho detto anch’io.



Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli

barbara




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30 luglio 2006

E CI RISIAMO

Nel marzo del 2002, all’epoca dell’operazione “Scudo di difesa”, avevo scritto questo articoletto per Informazione Corretta: lo ripropongo, essendo tornato di tragica attualità.

Era successo nel 1948. È successo di nuovo nel 1967. È tornato a succedere nel 1973: Israele viene attaccato. Non perché abbia fatto qualcosa da cui ci si debba difendere, non perché ne abbia fornito un qualche pretesto, no: Israele viene attaccato perché Israele delenda est. Viene attaccato e le prende (non dimentichiamo che la guerra del 1967 era stata preceduta da oltre 2000 incursioni armate in territorio israeliano; incursioni alle quali - ironia della storia - Israele non aveva mai risposto per non rischiare di far scoppiare una guerra). Israele le prende e l'Europa sta a guardare, il mondo sta a guardare, l'ONU sta a guardare. Poi Israele si rinfranca, si organizza, forse qualcuno comincia a pensare: "Se guerra dev'essere, ebbene, che guerra sia", e comincia a pestare di santa ragione, comincia a prendere il sopravvento ed ecco - miracolo! - improvvisamente l'Europa si accorge, il mondo si accorge, l'ONU si accorge che c'è una guerra in Medio Oriente, una guerra che, come tutte le guerre, è brutta sporca e cattiva, una guerra che giustamente ripugna alla nostra coscienza civile, una guerra che non possiamo stare a guardare indifferenti: dobbiamo intervenire, dobbiamo rimboccarci le maniche, dobbiamo fermarla. E la fermiamo, infatti, lasciando Israele non vincitore, i suoi nemici non sconfitti e pronti a ricominciare alla prossima occasione. E un anno e mezzo fa, puntuali, hanno ricominciato. Per un anno e mezzo il mondo, come da copione, è stato a guardare. Dopo un anno e mezzo di terrore, finalmente, Israele si è deciso a combattere sul serio e sta cominciando a prendere il sopravvento su chi lo vuole distruggere. E il mondo - immancabile miracolo - ha cominciato a mobilitarsi per fermare la guerra e impedire ancora una volta a Israele di avere ragione dei suoi nemici e garantirsi una volta per tutte il diritto all'esistenza. Poi, a missione compiuta, andremo a dormire soddisfatti per la buona azione compiuta. E fra due, o cinque, o dieci anni, torneremo a piangere per i poveri martiri, talmente disperati da non avere altro desiderio che di morire ammazzando più ebrei possibile. E a mobilitarci per fermare la prossima guerra. Ora e sempre nei secoli dei secoli, amen.

Sono passati esattamente quattro anni e quattro mesi: non avevo sbagliato di molto, in effetti.

barbara




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1 luglio 2006

VADO

È arrivato il momento, sì, di tirare finalmente il fiato. Spero che riuscirete a sopravvivere, e se l’attesa vi sarà troppo dura, andate magari a rileggervi un po’ di cose vecchie, così vi ripassate la lezione e vi ritroverò ben preparati al mio ritorno. Mi scuso con tutti gli amici che ho visitato molto meno di quanto loro abbiano visitato me, ma in questo ultimo periodo sono stata veramente sommersa di lavoro fin sopra i capelli. Non preoccupatevi di ciò che accadrà al blog durante la mia assenza: ne ho affidato le chiavi a persona fidata che verrà quotidianamente a controllare, e se troverà che vi è cresciuto qualche pelo superfluo, provvederà ad estirparlo. Vi lascio, per mitigare la tristezza della mia assenza, un’immagine di ciò che i musulmani sarebbero capaci di fare se si dedicassero un po’ meno al terrorismo, 
                                              

e un video delizioso: a qualcuno sicuramente piacerà; a qualcun altro farà forse venire qualche crampo allo stomaco, e lo considererò come il mio personale contributo alla causa.
Buone vacanze a tutti voi, buon lavoro a chi invece deve ancora per un po’ continuare, e arrivederci.

barbara




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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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