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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 dicembre 2006

PROFUGHI CHE NON PARLANO DI DIRITTO AL RITORNO

C’era una volta un Tedesco dei Sudeti

di Luciano Tas

Quando si parla di Sudeti (una catena montuosa lunga 330 chilometri che tocca la Germania, la Polonia e la Repubblica cèca), generalmente s’intende “la parte per il tutto”, e precisamente quel tratto “colonizzato” fino dal XIII secolo da popolazioni tedesche. Questi tedeschi (Sudetendeutsche), che rievocano Monaco, Hitler, la seconda guerra mondiale, nel 1938 erano circa due milioni e 800mila e dividevano quelle terre con 800mila boemi, tutti con passaporto cecoslovacco. La rivendicazione dei Tedeschi dei Sudeti mirava, a partire dalla nascita della Cecoslovacchia nel 1919, ad una autonomia soprattutto linguistica della zona, ma con Hitler al potere in Germania si formava nei Sudeti un partito filonazista il cui obiettivo era il “ritorno nel Reich” (heim ins Reich) tedesco. In realtà l’obiettivo di Hitler era quello di impadronirsi della Cecoslovacchia, così come aveva fatto a marzo dello stesso 1938 con l’Austria. Per il prudente pacifismo delle (allora) grandi potenze democratiche europee, Gran Bretagna e Francia, che non vollero onorare le garanzie offerte alla Cecoslovacchia, Hitler coronò la sua pretesa con il vertice di Monaco di Baviera a cui parteciparono Neville Chamberlain, Premier britannico, Edouard Daladier, Primo ministro francese, Benito Mussolini e, naturalmente, Adolf Hitler. Commenterà profeticamente Winston Churchill: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”. La regione dei Sudeti veniva così “venduta” alla Germania nazista che, dopo pochi mesi, occupava tutta la Boemia e la Moravia e faceva nascere lo stato-fantoccio di Slovacchia, affidato ad un feroce sacerdote nazista, monsignor Jozef Tiso, che avrebbe uguagliato in barbarie e crudeltà le gesta delle SS e della Gestapo. La prudenza di Francia e Gran Bretagna, tese a esorcizzare il mostro, preparò l’immane strage della seconda guerra mondiale e rese possibile l’assassinio di sei milioni di ebrei europei, la cui sorte Hitler aveva addirittura anticipato nel suo “Mein Kampf” del 1923. Hitler però ebbe la regione dei Sudeti con i due milioni e 800mila germanofoni che l’abitavano, per poco più di cinque anni. Alla fine della guerra le montagne dei Sudeti tornarono alla Cecoslovacchia e tutti i due milioni e 800mila Sudetendeutsche nel 1946 ne furono cacciati in massa.
Quanti saranno oggi insieme ai loro figli, nipoti e pronipoti? Nessuno di loro del resto ha potuto tornare in quelle terre dove pure la loro etnia era vissuta per settecento anni. I governi delle due Germanie non ci hanno neppure pensato a chiederlo, né lo ha fatto la Germania unificata e democratica. Nessuno, tra gli altri sette milioni di tedeschi cacciati dalle terre diventate polacche e russe alla fine della seconda guerra mondiale (fa un certo effetto pensare a Kant, nato nella Prussia orientale, come a una gloria russa) ha potuto farvi ritorno, né qualche movimento d’opinione, progressista o meno, ne ha fomentato o appoggiato le possibili rivendicazioni.
C’erano una volta i tedeschi dei Sudeti.
(Informazione Corretta, 3 dicembre 2006)

Ma questo nessuno lo sa. Anzi, viene persino il dubbio che qualcuno sappia dell’esistenza di “altri” profughi.


barbara




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30 dicembre 2006

ISRAELE, OH ISRAELE …

PERCHÉ SÌ

  • Perchè senza Israele l'intero Medio Oriente sarebbe un'unica immensa polveriera e il numero dei morti sarebbe di proporzioni ruandesi.
  • Perché senza Israele con la sua democrazia a fare da gendarme, tutte le satrapie mediorientali sarebbero molto peggio.
  • Perché senza Israele l'Iraq oggi avrebbe l'atomica e la userebbe senza il minimo scrupolo, così come senza il minimo scrupolo ha sempre usato le armi chimiche.
  • Perché nessuno, tranne Israele, ha mai dato ai palestinesi una speranza e un'opportunità di riscatto.
  • Perché senza Israele gli antisemiti sarebbero privati dell'alibi della questione palestinese, e chissà quale nuova diavoleria si inventerebbero.
  • Perché senza Israele Human Rights Watch sarebbe costretto ad occuparsi di tutti quei posti in cui i diritti umani vengono VERAMENTE violati, e tutti si accorgerebbero della sua ignavia.
  • Perché senza Israele Amnesty International sarebbe costretto ad interessarsi ai VERI abusi, e tutti si accorgerebbero della sua inconsistenza.
  • Perché senza Israele l'Onu sarebbe costretto a intervenire sui VERI massacri, e tutti si accorgerebbero della sua impotenza.
  • Perché senza Israele qualcuno sarebbe costretto ad accorgersi dei 250 milioni di cristiani oppressi, discriminati, perseguitati e dei 160.000 assassinati ogni anno perchè cristiani, e nessuno ha voglia di farlo.
  • Perché senza Israele Agnoletto resterebbe disoccupato e ci toccherebbe anche pagargli il sussidio di disoccupazione.
  • Perché senza Israele saremmo privi della più bella bandiera e del più bell'inno nazionale del mondo.
  • E poi perché sì.

    (È di un po’ di anni fa, ma siccome purtroppo non è cambiato niente, va ancora bene)



    HA’TIKVAH                                                                 

    Kol od balevav penimah                                          
    nefesh Yehudi homiyah                                                
    Ulfa-atej mizrach kadimah                                     
    'ayin LeTsion, tsofiah.                                                    

    Od lo avdah tikvatenu                                            
    ha'tikvah bat sh'not alpayim                                
    liheyot am chofshi beartsenu                                 
    erets Tsion Yerushalayim.                                                        

    liheyot am chofshi beartsenu                                  
    erets Tsion Yerushalayim.

                                                  

    LA SPERANZA

    Fintanto
    che nell'intimo del cuore
    freme l'anima di un Ebreo
    e l'occhio guarda a Zion
    là nell'Oriente lontano
    non è ancora perduta la nostra speranza
    due volte millenaria
    di essere un popolo libero nella nostra terra
    la terra di Zion e Gerusalemme

    di essere un popolo libero nella nostra terra
    la terra di Zion e Gerusalemme

    Israele, oh Israele …



    barbara




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26 dicembre 2006

IL CANCELLO

Da quel momento, fiumi di sangue avrebbero preso a scorrere come non mai. Dopo aver sperimentato gli orrori della guerra del Vietnam estesi al proprio territorio, l'infelice paese si apprestava ora a conoscere il terrore post-rivoluzionario. I khmer rossi, una volta al potere, avviarono drastiche epurazioni eliminando sistematicamente, per ondate successive, tutti gli strati della popolazione, a cominciare dai contadini che venivano deportati e raccolti nei campi di lavoro forzato quando non morivano prima per la fame, le malattie, le torture.
Soltanto nel 79, dopo quattro lunghi anni, il genocidio ebbe termine. Furono le truppe vietnamite che, senza farsi scrupoli di coerenza ideologica, l'interruppero invadendo la Cambogia per «liberarla» una seconda volta, non più dall'imperialismo americano ma dall'efferatezza e dall'incompetenza dei loro «fratelli» khmer rossi.
Quando venne scoperto quell'orrore assoluto, per molti iniziò l'epoca del pentimento. Quando penso che oggi non si trova più un solo ideologo capace di sostenere le teorie nel cui nome tutta quella devastazione venne sistematicamente compiuta, vado su tutte le furie.
Eppure già diversi anni prima dei testimoni avevano denunciato l'orrore che stava dilagando nell'ombra delle foreste. Per infausta casualità, io ero uno di loro. Il 10 ottobre
1971, mentre effettuavo delle ricerche in un monastero della regione di Udong, trenta chilometri a nord di Phnom Penh, ero stato arrestato e condotto in catene in un campo di detenzione khmer rosso. Per tre mesi avevo visto l'abominio adagiare la sua lugubre cappa sulle campagne. Dopo la mia liberazione l’ambasciata di Francia mi aveva chiesto di tradurre un testo sul «Programma politico del Fronte unito nazionale del Kampuchea» che avevo riportato dalla prigionia. Il suo contenuto lasciava presagire l'orrore che sarebbe venuto in seguito: vi si annunciavano l'evacuazione delle città e l'attuazione di una forma di collettivismo statalista a favore di una fascia ristretta della popolazione. Questi preoccupanti segnali debitamente comunicati a Parigi, non avevano tuttavia suscitato la minima reazione, e la Francia aveva ostinatamente mantenuto il proprio appoggio ai khmer rossi...

«
Compagno! Quegli uomini erano forse stati scelti per il fatto di essere i più stupidi? Pensavano solo ai vantaggi personali che potevano ottenere da una carica che esercitavano per la prima volta e, nella concitazione in cui si trovavano, impartivano ordini assurdi a destra e a manca. Non esitarono nemmeno, quei maledetti, a condannare a morte tre capifamiglia che avevano rifiutato di far arruolare i loro unici figli in una formazione di combattimento insieme ai vietnamiti... Cerca di capirmi, compagno: quella gente non aveva intenzione di tramare proprio nulla, è che non volevano perdere il loro unico figlio, ancora tanto giovane! Probabilmente, un padre il cui ragazzo avesse già ricevuto l'ordinazione buddista o che avesse svariati figli avrebbe reagito diversamente; ma nel loro caso... L'esecuzione della sentenza gettò il villaggio nella costernazione. Gli abitanti, sdegnati, insorsero e giustiziarono gli assassini. Poi le cose parvero rientrare nella norma, fino al momento in cui, un mese dopo, dei soldati vietnamiti accerchiarono il villaggio, consentendo ai khmer rossi che erano con loro di riunire gli abitanti e di farsi indicare i membri delle famiglie dei tre uomini che erano stati all'origine della vicenda. Vennero identificate diciannove persone, fra zii e cugini presenti quel giorno al villaggio, e cinque neonati. Adulti e adolescenti vennero massacrati immediatamente, pubblicamente, a colpi di vanga sulla nuca. E dei neonati, che nel frattempo avevano sottratto alle loro madri e tenuti da un lato durante il massacro, che cosa ne fecero? Te lo stai chiedendo, vero? Ebbene, la loro esecuzione fu affidata a un giovane che era con loro. Un ragazzo di quattordici anni! Noi tutti conoscevamo i suoi parenti che abitavano in un villaggio vicino. La sua formazione ideologica era iniziata soltanto qualche mese prima. Vedendo che il ragazzo esitava sentendosi addosso l'attenzione di tutti, uno dei capi - probabilmente il suo istruttore - gli andò vicino, gli mise un braccio attorno alle spalle e gli parlò sottovoce. Ascolta bene, compagno, io questo l'ho visto con i miei occhi: il ragazzo si fece coraggio, venne avanti, afferrò un paio di bambini per i piedi e senza fretta sfracellò con decisione ognuno di quei piccoli corpi contro il tronco dell’albero, del vecchio mango che c’è a ovest della piazza … dando due o tre colpi per ogni bambino. Ciò gli valse poi le congratulazioni del suo capo, che ne citò lo zelo e il sangue freddo esemplari».


«
Questa società manterrà invariato soltanto ciò che ha in sé di migliore ed eliminerà tutto il resto, contaminato dalla fase di decadenza che stiamo attraversando a causa della frotta di traditori capeggiati da Lon Nol. Compagno» aggiunse in tono perentorio, «è meglio una Cambogia spopolata che un paese pieno di incapaci!»

Nel frattempo una camionetta aveva parcheggiato nel cortile della scuola. Altri khmer rossi, che non conoscevano quelli arrivati prima - li vidi studiarsi a vicenda, sul chi vive - entrarono in biblioteca e cominciarono a svuotare gli scaffali, ammucchiando i libri sul cassone della vettura. Le collezioni che si trovavano sul primo ripiano vennero lanciate dalle finestre. Traboccante di pezzi di pregio che avevamo volontariamente tenuto a Phnom Penh per le generazioni khmer del futuro - perché era nozione diffusa e condivisa all'epoca che gli intellettuali di un paese, comunisti o no, avrebbero sempre avuto bisogno di una collezione di opere rare che riguardavano la loro storia e la loro cultura -, la camionetta fece numerosi viaggi avanti e indietro. Imbrigliata dalle proprie contraddizioni, la Francia capì troppo tardi che i khmer rossi, ignorando l'arte della lana, non sapevano che la pecora va tosata anziché scorticata viva. Tutti i
volumi della scuola, pazientemente raccolti e catalogati da generazioni di studiosi, vennero bruciati insieme ad altri in un patetico autodafé a beneficio di un pugno di adolescenti eccitati…

La mia guida mi dice ridendo che io sono l’unico prigioniero di questo campo a poter fare un simile pellegrinaggio, perché nessun altro è sopravvissuto.
«Dove venivano giustiziati?» chiedo.
«Nella boscaglia, verso il lato esterno» fa lui, e accenna con il mento verso nord, «a circa cinquecento metri da qui».
«Ma se non sentivamo mai nulla! In che modo li uccidevano?»
«A randellate. Tu hai avuto davvero fortuna …»

Uno sguardo particolare, quello dell’etnologo francese, sullo sterminio perpetrato in Cambogia dai khmer rossi, che permette di aggiungere ancora qualche tassello alla conoscenza dell’orrore.

François Bizot, Il cancello, Ponte alle Grazie



Avviso: per qualche giorno non ci sarò.

barbara




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26 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 10



barbara




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25 dicembre 2006

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

"2267. L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani".

Annotazioni delle Giustizie eseguite da Gio. Battista Bugatti (detto “Mastro Titta” ndb) e dal suo successore
Vincenzo Balducci (1796 -1870).
Sono qui riportate le note redatte dal Bugatti, il quale aveva l’abitudine di registrare le esecuzioni compiute. Si deve ad Alessandro Ademollo il ritrovamento di questo documento che venne pubblicato per la prima volta da Lapi in
Città di Castello nel 1886.

1 Nicola Gentilucci, «impiccato e squartato» in Fuligno li 22 marzo 1796, per avere ammazzato un sacerdote, un vetturino e grassato due frati.
2 Sabatino Caramina, «impiccato» in Melia li 14 gennaio 1797, per omicidio
3 Marco Rossi, «mazzolato e squartato» in Valentano li 28 marzo 1797, per avere ucciso suo zio e suo fratello cugino.
4 Giacomo dell’Ascensione, «impiccato» al Popolo li 7 agosto 1797, per avere sfasciato molte botteghe.
5 Pacifico Sentinelli, «impiccato» in Jesi li 30 ottobre 1797, per avere ucciso il carceriere con la sua moglie.
6 Gregorio Silvestri, «impiccato» al Popolo li 18 gennaio 1800, reo convinto di cospirazione.
7 Antonio Felici
8 Gio. Antonio Marinucci
9 Antonio Russo, «Impiccati» a Ponte li 20 gennaio 1800, per grassazione.
10 Pietro Zanelli, «impiccato» a Ponte li 22 gennaio 1800, per monetario falso.
11 Francesco Gropaldi, «impiccato» a Ponte il dopo pranzo li 22 gennaio 1800, per grassazione.
12 Ottavio Cappello, «impiccato» a Ponte li 29 gennaio 1800, per aver tentato nuova rivoluzione per arme proibita.
13 Alessandro d’Andrea, «impiccato» a Ponte il primo febbraio 1800, per aver rubato un orologio.
14 Gio. Batta Genovesi, «impiccato, squartato e bruciato il corpo» a Ponte li 27 febbraio 1800; la testa fu portata all’Arco di S. Spirito, per aver rubato due pissidi.
15 Gioacchino Lucarelli
16 Luigi de Angelis
17 Lorenzo Robotti
18 Giovanni Rocchi
19 Antonio Mauro, «Impiccati e tagliate le teste e braccia», e messe a Porta Angelica li 6 maggio 1800, e due furono bruciati» a Ponte, per avere strozzato e assassinato un prete.
20 Bernardino Bernardi, della medesima causa, «impiccato e tagliato la testa e braccia» e messe a Porta S. Sebastiano, li… anno suddetto.
21 Giuseppe Zuccherini
22 Giuseppe Sfreddi
23 Giacomo d’Andrea, «Impiccati e squartati» al Popolo li 19 gennaio 1801, per avere assassinato il Corriere di Venezia.
24 Luigi Puerio
25 Ermenegildo Scani
26 Gaetano Lideri
27 Leonardo Ferranti «Impiccati e squartati» in Camerino li 27 gennaio 1801, per avere assassinata una principessa spagnola.
28 Teodoro Cacciona, «impiccato e squartato» al Popolo li 9 febbraio 1801, per avere rubato un ferraiolo, un paio di stivali e L. 60.
29 Fabio Valeri, «mazzolato e squartato» in Albano li 14 febbraio 1801, per avere grassato il pizzicagnolo dell’Ariccia.
30 Francesco Pretolani, «impiccato e squartato» in Viterbo li 21 febbraio 1801, per avere grassato e ucciso un oste con sua moglie.
31 Giovanni Fabrini, «impiccato» al Popolo li 6 giugno 1801, per omicidio sotto la Pace.
32 Domenico Treca, «impiccato» a Subiaco li 4 luglio 1801, per avere uccisa la moglie, un prete ed un’altra persona.
33 Benedetto Nobili, «mazzolato» al Popolo il primo settembre 1801, per avere ucciso sua moglie, sua comare ed incendiato la casa.
34 Antonio Neri, «impiccato» in Ancona li 26 settembre 1801, per avere rubato con chiave falsa ad un orefice due mila scudi in oro e argento.
35 Domenico de Cesare, «impiccato» a Ponte li 8 febbraio 1802, per avere grassato uno spazzino.
36 Ascenzo Rocchi
37 Gio. Batta Limiti, «Impiccati e squartati» a Ponte li 20 febbraio 1802, per avere grassato li carrettieri.
38 Gio. Francesco Pace di Venanzio, «mazzolato, scannato e squartato» a Ponte li 15 marzo 1802, per avere ucciso un ebreo e grassato.
39 Domenico Zeri, «mazzolato e scannato» in Fermo li 3 aprile 1802, per avere ucciso il padre.
40 Salvatore Bozzi
41 Giuseppe Flacidi, «Impiccati e squartati» a Ponte li 28 aprile 1802, per grassazione.
42 Agostina Paglialonga, «impiccata» in Orvieto li 5 maggio 1802, per avere fatto tre fanticidi.
43 Antonio Nucci, «mazzolato e squartato» in Perugia li 8 maggio 1802, per avere ucciso e grassato un frate.
44 Luigi Fantusati, «mazzolato e squartato» in Perugia li 8 maggio 1802, per avere ucciso e grassato il suo padrone.
45 Giovanni Ferri
46 Fortunato Ferri
47 Nicola Ferri Fratelli carnali, «impiccati e squartati» in Terracina, per avere grassato il corriere di Napoli, li 25 maggio 1802.
48 Gio. Batta Germani, «impiccato» in Ceccano li 29 maggio 1802, per omicidio volontario.
49 Cosimo Moronti, «impiccato» in Genazzano il primo giugno 1802, per omicidio, a caso pensato.
50 Filippo Cataletti, «impiccato» in Frosinone li 18 giugno 1802, per omicidio.
51 Felice Rovina, «impiccato» in Collevecchio li 7 luglio 1802, per avere strozzato un eremita.
52 Bernardino Palamantelli, «impiccato» a Ponte li 13 settembre 1802, per omicidio e grassazione.
53 Stefano Viotti, «mazzolato» in Subiaco li 23 novembre 1802, per avere ucciso il padre.
54 Francesco Angelo Sorelli, «impiccato» in Ronciglione li 15 dicembre 1802, per avere ucciso una donna.
55 Giacomo Balletti, «mazzolato» in Ronciglione li 15 dicembre 1802, per avere ucciso il padre.
56 Domenico Guidi, «impiccato» in Viterbo li 18 dicembre 1802, per omicidio, con avergli intimato la morte 22 per le 23.
57 Antonio Lavagnini, «impiccato e squartato» in Zagarola li 5 febbraio 1803, per aver grassato un uomo avendogli levato 27 paoli.
58 Gio. Domenico Raggi
59 Giuseppe Cioneo, «Impiccati» in Viterbo li 5 marzo 1803, per omicidj e grassazioni.
60 Antonio Boracocoli, «impiccato» in Ancona li 15 marzo 1803, per aver dato più coltellate ad un marinaro, lo gettò nel mare ma non restò estinto, e gli levò 200 scudi.
61 Francesco Conti, «impiccato» in Città di Castello li 26 aprile 1803, per avere levato la verginità a forza ad una zitella in casa del padre con altri cinque compagni, e gli levarono un valsente di 30 scudi.
62 Angiolo Rossi, «impiccato» in Gubbio li 2 maggio 1803, per omicidio bestiale e irragionevole.
63 Giovanni Tranquilli
64 Vincenzo Pellicciari, «Impiccati e squartati» a Ponte li 21maggio 1803, per grassazione e furti.
65 Nicola Rossi, «mazzolato e squartato» in Terracina li 7 giugno 1803, per avere ucciso il Cancelliere di Terracina e la sua testa fu posta in Cisterna.
66 Giuseppe delle Broccole, «impiccato» in Frosinone li 8 agosto 1803, per omicidio e furti.
67 Vincenzo Bianchi, «mazzolato e squartato» in Orvieto li 10 dicembre 1803, per omicidio e grassazioni.
68 Giuseppe Ceci, «impiccato» in Frosinone li 8 marzo 1804, per omicidio e grassazioni.
69 Crescenzio, ossia Vincenzo Imondi, «impiccato» in Frosinone li 12 luglio 1804, per omicidio volontario.
70 Mattia Ricci, «impiccato» al Popolo li 22 settembre 1804, per omicidio e resistenza alla Corte.
71 Angiolo di Pietro di Agostini, «impiccato e squartato» in Cascia li 10 ottobre 1804, per omicidio e sgrasso.
72 Gregorio Pinto
73 Paolo Bimbo, «Impiccati e squartati» in Iesi li 17 ottobre 1805, per grassazione.
74 Giuseppe Gatti
75 Mattia Gatti
76 Valentino Margheri, «Impiccati e squartati» al Popolo li 12febbraio 1805, per grassatori.
77 Domenico Civitella, «impiccato» il dì suddetto, per grassatore.
78 Luigi Masi, «impiccato» a Fermo li 30 marzo 1805 per avere sverginato una zitella, datile diversi colpi e ucciso il padre della suddetta.
79 Filippo Mazzocchi
80 Giuseppe Guglia, «Impiccati e squartati» a Ponte li 10 giugno 1805, per grassatori.
81 Sebastiano Spadoni, «impiccato» a Iesi li 4 settembre 1805, per avere ucciso il fratello carnale e gettato nel pozzo.
82 Luigi Giovansanti, forzato, «impiccato» in Civitavecchia li 23 settembre 1805, per avere ucciso un forzato.
83 Niccola Alicolis, «impiccato e squartato» alla Merluzza il primo ottobre 1805, per assassinj. 84 Santi Moretti, «impiccato e squartato» al Ponticello fuori di Porta San Paolo 1805 dall’aiutante, per grassazione.
85 Gioacchino q.m Bernardino Rinaldi, «mazzolato e squartato» in Campo di Fiore li 9 ottobre 1805, per avere ucciso la moglie gravida di due figli ed il garzone.
86 Paolo Salvati, «impiccato e squartato» in Macerata li 11 dicembre 1805, per avere grassato il corriere del Papa ed un forastiere.
87 Bernardo Fortuna, «impiccato e squartato» a Ponte Felice li 22 aprile 1806, per avere grassato il corriere di Francia.
88 Pasquale Rastelli, «impiccato e squartato» in Amelia li 20 maggio 1806, per omicidio e grassazione.
89 Tommaso Rotiliesi, «impiccato» a Ponte li 9 giugno 1806, per avere ferito leggermente un ufficiale francese.
90 Bernardino Salvati, «impiccato» in Rieti li 12 luglio 1806, per avere ucciso un suo compare.
91 Giuseppe Pistillo detto Fatino, «impiccato e squartato» in Terracina li 13 agosto1806, per grassatore.
92 Giuseppe Agnone, «impiccato e squartato» in Terracina li 13 agosto 1806, per grassazione.
93 Giuseppe Chiappa, «mazzolato e squartato» in Macerata li 25 settembre 1806, per sicario, cioè fu incombensato di uccidere il padre di un giovane per scudi 50 di premio ed il giovane fu condannato alla galera perpetua.
94 Gioacchino Cellini, «impiccato» in Frosinone li 27 gennaio 1807, per omicidj e grassazioni.
95 Tommaso Grassi, «impiccato» a Ponte li 15 aprile 1807, per avere ucciso il cognato, ed il suo compagno stette sotto le forche.
96 Luigi Tomeucci, «impiccato» in Frosinone li 21 aprile 1807, per più omicidj.
97 Cesare di Giulio
98 Bernardino Troiani, «Impiccati e squartati» in Campo Vaccino li 2 maggio 1807, per grassatori.
99 Giuseppe Brunelli
100 Agostino Paoletti, «Impiccati» a Gubbio li 6 luglio 1807, per omicidio a caso pensato per gelosia di donna.
101 Giuseppe Romiti, «impiccato» a Narni li 12 dicembre 1807, per omicidio barbaro.
102 Angiolo Caratelli e il fratello
103 Paolo Caratelli
104 Antonio Scarinei
105 Rosa Ruggeri, «Impiccati» a Todi li 6 luglio 1808, perché la donna fece ammazzare il marito dai suddetti.

Seguono le giustizie eseguite nel nuovo edilizio per il taglio della testa nel Governo Francese.

106 Tommaso Tintori, reo di omicidio, li 28 febbraio 1810.
107 Saverio Ricca «alias» Principe
108 Giuseppe Loi rei di grassazione, li 5 marzo 1810.
109 Giuseppe Giandomenico, reo di omicidio e grassazione li 12 marzo 1810.
110 Anna Morotti vedova Renzi
111 Vincenzo Gentili
112 Alessandro Valeri rei di omicidio, li 12 aprile 1810.
113 Domenico Dichilo
114 Antonio Talucci rei di omicidj, li 2 aprile 1810.
115 Raffaele Mori, per omicidio volontario, li 8 maggio 1810.
116 Giovanni Scipioni, per omicidio, li 28 maggio 1810.
117 Pasquale Masi, per grassazione, li 27 giugno 1810.
118 Andrea Dagiuni, per omicidio, li 3 luglio 1810.
119 Michele Filippi, per avere tentato la morte del zio, li 7 luglio 1810.
120 Niccola Quintarelli, per omicidio premeditato, li 30 luglio 1810.
121 Lorenzo Bellucci
122 Francesco Teatini per omicidio e grassazioni, li 21 agosto1810.
123 Domenico q.m Gaspero Germagnoli, per uccisione del padre ed una donna, li 10 settembre 1810.
124 Evangelista Bufalieri, per omicidio, li 14 detto.
125 Severio Iaunardi «alias» Sfacona, per omicidi premeditati e assassini, li 25 suddetto.
126 Giovanni Cusciè, per omicidi premeditati, li 14 novembre 1810.
127 Celio Lanciani, per omicidio premeditato, detto.
128 Clemente D’Angelis, per omicidio premeditato con assassinio verso lo zio, li 19 novembre 1810.
129 Camillo Cerini
130 Caterina Tranquilli omicidio e assassinio, li 26 suddetto.
131 Antonio Grepi, per omicidi premeditati, li 9 febbraio 1811.
132 Giovanni Croce, per omicidio con assassinio, li 2 maggio 1811.
133 Gaspero Bacciarelli, per assassinio, li 18 maggio 1811.
134 Domenico Brucchioni
135 Gradigliano Patricelli per assassinio, li 25 giugno 1811.
136 Bartolomeo Andreozzi, per assassinio, li 4 luglio 1811.
137 Gio. Domenico Pensierosi
138 Nicola Reali per assassinio, li 13 luglio 1811.
139 Silverio Patrizi, per omicidio ed assassinio, li 22 detto.
140 Prospero Montagna, per omicidio con premeditazione, li 6 novembre 1811.
141 Luigi Matocci, per omicidio con premeditazione, li 31, dicembre 1811.
142 Francesco del q.m Pietro Paolo Mattia, per assassinio, li 3 febbraio 1812.
143 Domenico Cracciani, per omicidio con premeditazione, li 22 suddetto.
144 Lorenzo Tiberi, per omicidio in persona del zio, eseguita la giustizia in Poggio S. Lorenzo li 18 marzo 1812.
145 Giuseppe Trombetti, per omicidio premeditato, e
146 Pasquale De Sartis, per assassinio, li 30 marzo 1812.
147 Luigi Lombardi, per assassinio, li 2 ottobre 1812.
148 Maria Antonia Tarducci, per infanticidio, li 10 novembre 1812.
149 Emanuel Calvi, per omicidio ed assassinio, li 10 novembre 1812.
150 David Troia
151 Domenica Senese per omicidio demandato, li 9 dicembre 1812.
152 Giuseppe Padovani, per assassinio con furto, li 12 dicembre 1812.
153 Benedetto Canale, per assassinio, e
154 Giuseppe Sprega, per omicidio con premeditazione, li 25 gennaio 1813.
155 Pompeo Greco, per assassinio con premeditazione di omicidio, li 29 gennaio 1813.
156 Germano Franchi, per tentativo d’uccisione con premeditazione; accaduta la esecuzione in Supino li 15 febbraio 1813.
157 Gio. Crisostomo Martini, per assassinio, li 2 aprile 1813.
158 Angiolo Maria Parisella
159 Antonio Gasparoni per assassinio con premeditazione, li 15 novembre 1813.
160 Francesco Grossi, per omicidio con premeditazione, li 24 novembre 1813.
161 Luigi Bellaria, per omicidio con premeditazione, li 28 dicembre 1813.

Governo Pontificio.

162 Gio. Antonio Antonelli
163 Pietro Proietto, «Forca e squarto», per grassatori, li 22 ottobre 1814.
164 Vincenzo Zaghetti, per omicidio con grassazione, «alla forca», e
165 Sebastiano Tirelli, per grassazione, «forca e squarto», li 3 dicembre 1814.
166 Francesco Quagliani
167 Mariano Bonotti
168 Gaetano Giordani
169 Angiolo Pozzi Per grassatori, «forca e squarto», li 13 marzo 1815.
170 Antonio Cipriani, «mazzola e squarto», per omicidio e ladrocinio; eseguita la giustizia in Norcia li 14 agosto 1815.
171 Francesco Perelli, per omicidio appensato, «alla forca», e
172 Carlo Castri, «forca e squarto» per grassazioni, li 17 febbraio 1816, al Popolo.
173 Domenico Posati, «forca» per omicidj con premeditazione, eseguita in Narni li 7 marzo 1816.
174 Giuseppe Fiacchi, «forca» per omicidio premeditato in odio di Liti Civili in Spoleto, li 9 marzo 1816.
175 Giuseppe Micozzi, per omicidio proditorio con ladrocinio, «mazzola e squarto» al Popolo, li 6 aprile 1816.
176 Vincenzo Bellini
177 Pietro Celestini
178 Domenico Pascucci
179 Francesco Formichetti
180 Michele Galletti Rei di più grassazioni; eseguita in Roma li 18 maggio 1816, di «forca e squarto», al Popolo.
181 Gioacchino de Simoni, «mazzola e squarto» in Collevecchio li 27 maggio 1816, per omicidio barbaro in persona della moglie.
182 Giuseppe Tomei, «forca» a Ponte, per omicidio con premeditazione, li 17 agosto 1816.
183 Antonio Antoniani, «forca» a Ponte, per omicidio con premeditazione, li 7 settembre 1816.
184 Tommaso Borzoni, «taglio della testa» al Popolo, per omicidi appesati e ladrocini, li 2 ottobre 1816.
185 Pietro Spallotta
186 Benedetto Piccinini
187 Carlo Antonio Montagna, «Taglio della testa e squarto» al Popolo, per grassazione, li 10 ottobre 1816.
188 Carlo Desideri
189 Luigi Brugiaferro
190 Giovanni Mora, «Forca e squarto» in Viterbo per grassazioni, li 16 ottobre 1816.
191 Paolo Antonini
192 Francesco Di Pietro, «Taglio della testa» al Popolo, per grassazioni, li 14 dicembre 1816.
193 Saverio Gattofoni, «taglio della testa» in Macerata, per avere ucciso sua moglie, li 20 gennaio 1817.
194 Antonio Guazzini, «impiccato» in Firenze, per omicidio e grassazione, li 22 febbraio 1817.
195 Gio. Francesco Trani
196 Felice Rocchi
197 Felice De Simoni «Decapitati» al Popolo, per omicidi e grassazioni, li 19 maggio 1817.
198 Agostino Del Vescovo, «decapitato» al Popolo, per omicidio e ladrocinio in persona di un prete, li 19 luglio 1817.
199 Antonio Casagrande, «decapitato e squartato» in Gubbio, e la testa posta alla porta della città, per avere ucciso tre ragazzi, due maschi e una femmina, con ladrocinio, li 28 agosto 1817.
200 Angiolo Conti, «decapitato» al Popolo, per omicidio in persona della moglie, li 9 settembre 1817.
201 Alessandro Papini, «decapitato» al Popolo, per ladrocini e grassazione, li 30 settembre 1817.
202 Domenico q.m. Giacomo Gigli, romano, «decapitato» al Popolo, per omicidio irragionevole, il primo dicembre 1817.
203 (da ebreo) Angelo Camerino, (da cristiano) Giuseppe-Angiolo, «impiccato» in Ancona, per omicidio, li 13 gennaio 1818.
204 Ambrogio Piscini, «decapitato» in Loreto, per omicidio e grassazione, li 14 gennaio 1818.
205 Antonio Galeotti, «decapitato» in Perugia, per omicidio proditorio e furto, li 23 febbraio 1818.
206 Andrea Emili, «decapitato» al Popolo, li 13 aprile 1818, per avere ucciso il padre; la sua testa trasportata e messa sulla porta di Rocca Priora.
207 Martino Sabatini
208 Andrea Ridolfi, «Forca e squarto» in Viterbo, li 22 aprile 1818, per più grassazioni, e trasportati detti quarti.
209 Antonio Cicolono
210 Luigi Renzi, «Forca» in Rieti, per grassazione ed omicidio, li 21 novembre 1818.
211 Angiolo Antonio Piccini, «forca» in Viterbo, li 12 dicembre 1818, per più delitti e grassazioni, e per il barbaro omicidio in Civitella in persona della signora Bonfiglioli, con derubamento in sua casa.
212 Domenico Fontana, «decapitato» al Popolo, per più omicidj, li 10 marzo 1819.
213 Andrea q.m Giuseppe Dolfi, romano, «decapitato» al Popolo, per omicidio irragionevole, essendo forzato al Colosseo, li 2 agosto 1819.
214 Raffaele Vattani, romano, «decapitato» al Popolo, per veneficio in persona della moglie, li 15 settembre 1819.
215 Pasquale q.m Vincenzo Ferrini, regnicolo, per grassazione, «decapitato» al Popolo, li 2 dicembre 1819.
216 Elia Sauve, per ladrocinio, «decapitato» al Popolo, li 16 settembre 1820.
217 Leonardo Narducci del fu Bartolommeo, d’Ischia, per omicidj e grassazioni, «appiccato e squartato» a Viterbo, li 26 ottobre 1820.
218 Gio. Batta Clementi di Giuseppe, da Rotella nella delegazione d’Ascoli, «decapitato» al Popolo, per omicidio e ferite qualificate, li 27 gennaio 1821.
219 Carmine q.m Pietro Scaccia di Torrici, diocesi di Frosinone, di anni 23, reo di più grassazioni, «decapitato» al Popolo, li 7 aprlie 1821.
220 Giuseppe Morioni e
221 Benedetto De Carolis, «Decapitati» al Popolo, per grassazioni, li 7 giugno 1821.
222 Carlo Samuelli e
223 Salvatore Torricelli, di Tivoli, «Decapitati» al Popolo, per grassazioni, li 14 giugno 1821.
224 Francesco Monti
225 Domenico Taschini
226 Luigi Onelli, «Decapitati» al Popolo, per grassazioni, li 28 luglio 1821.
227 Vincenzo Zaccarelli
228 Vincenzo Moretti «Decapitati» a Ponte S. Angelo, per omicidj irragionevoli, li 6 agosto 1821.
229 Francesco q.m Niccola Ferri, «fucilato» alla Bocca della Verità li 23 marzo 1822, e la sua testa portata a Collepiccolo, distante miglia 46 da Roma.
230 Giuseppe Bartolini, «decapitato» in Viterbo, per più grassazioni ed omicidi barbari, li 30 aprile 1822.
231 Angiolo Antonio fu Giuseppe Monterubianesi
232 Pietro Antonio fu Giovanni Profeta
233 Angiolo fu Giorgio Mannelli, «Decapitati» a Ponte Sant’Angelo, per grassazioni, li 8 giugno 1822.
234 Domenico Piciconi di Caprarola, reo di omicidio, assassinio ed altro, «decapitato» in Viterbo, li 24 maggio 1823.
235 Giovanni Binzaglia, «decapitato» in Perugia, li 13 agosto 1823, reo di omicidio in persona di una ragazza di anni 16.
236 Francesco Venturi in Castel Raimondo, per grassazioni ed altri delitti, li 18 dicembre 1823.
237 Antonio Capriotti, «decapitato» in Fermo, per omicidio volontario e grassazioni, li 10 luglio 1824.
238 Niccola Sebastianelli, «decapitato» alla Bocca della Verità, per grassazioni a mano armata, li 15 luglio 1824.
239 Domenico Maggi
240 Girolamo Candelori, «Decapitati» alla Bocca della Verità per grassazioni e latrocinio, li 24 luglio 1824.
241 Pasquale Ciavarra, «decapitato» in Frascati, per omicidio e grassazioni, li 6 ottobre 1824.
242 Giuseppe Panecascio, «decapitato» in Frascati, per omicidio e grassazioni, li 6 ottobre 1824.
243 Michele Farelli
244 Camillo Pistoia,«Forca» in Pisterzo per aderenza all’assassini briganti, li 26 ottobre 1824.
245 Tommaso Transerini, «forca» in Propeli, per aderenza agli assassini briganti, li 27 detto.
246 Marco Quattrociocchi, «forca» a S. Francesco, per i suddetti motivi, li 17 novembre suddetto.
247 Giuseppe Sebastianelli, «forca» a Vallecorsa, per aderenza agli assassini briganti, li 20 novembre 1824.
248 Francesco Cerquozzi, «forca» a S. Lorenzo, come sopra, li 22 novembre 1824.
249 Giovanni Pietrantoni
250 Biagio Cloggi
251 Vincenzo Bovi, «Forca» in Giuliano come sopra, il primo dicembre 1824.
252 Cesare Menta, «forca» a Supino, come sopra, li 2 dicembre 1824.
253 Giovanni Montini, «forca» a Pratica, come sopra, li 19 gennaio 1825.
254 Domenico Avoletti, «forca» in Frosinone, per omicidi con premeditazione, li 14 aprile 1825.
255 Lorenzo Maniconi, «forca» in Supino, per assassino brigante, li 18 aprile 1825.
256 Giovanni Gasbarroni,
257 Angiolo Gasbarroni, «Forca» in Supino, per aderenza agli assassini briganti; li 18 suddetto.
258 Casimirro Rainoni, «decapitato» in Ancona, per omicidio irragionevole, li 19 luglio 1825.
259 Leonida Montanari
260 Angiolo Targhini, «Decapitati» al Popolo li 23 novembre 1825, rei di lesa maestà e per ferite con pericolo.
261 Giuseppe q.m Vincenzo Franconi, «mazzolato» al Popolo li 24 gennaio 1826, reo di omicidio e ladrocinio in persona di un prelato.
262 Luigi Ponetti, «decapitato» al Popolo, il primo marzo 1826, per omicidio con qualità gravanti.
263 Pietro Antonio q.m Felice Tanucelli, «decapitato» al Popolo, li 15 marzo 1826, per omicidio irragionevole.
264 Lorenzo Raspante, «decapitato» in Viterbo, li 6 maggio 1826, per omicidio barbaro e qualità gravanti.
265 Giuseppe q.m Biagio Macchia, macellaro reo di omicidio in persona della moglie, «decapitato» li 16 settembre 1826.
266 Luigi Zanoli
267 Angiolo Ortolani
268 Gaetano Montanari
269 Gaetano Rambelli
Per omicidj ed attentato di omicidio verso dell’E.mo Rivarola, «forca» in Ravenna li 13 maggio 1828.
270 Abramo Isacco Forti, detto Marchino — ed avvelenamento. (sic)
271 Luigi Borgia del fu Camillo da Montoro Romano, per omicidio qualificato e resistenza alla forza con ferite con qualche pericolo, «decapitato» alla Bocca della Verità li 17 gennaio 1829.
272 Filippo di Pietro Cavaterra, «decapitato» in Genzano li 13 luglio 1829, per avere ucciso il zio.
273 Antonio Vichi, «decapitato» in Ancona li 5 gennaio 1830, per avere ucciso due creature con assassinio.
274 Angiolo Pasquali e
275 Giuliano, fratello di S. Benedetto, diocesi di Rieti, rei di barbaro omicidio premeditato in odio di lite civile «decapitati» in Rieti li 30 gennaio 1830.
276 Domenico Valeri, «decapitato» in Tolentino, per avere ucciso la moglie, li 15 febbraio 1830.
277 Luigi De Simoni, per grassazioni e più delinquenze, «decapitato» in Albano, li 22 maggio 1830.
278 Vincenzo Bagliega di Chiaravalle, per grassazioni, «decapitato» in Ancona li 12 giugno 1830.
279 Giacomo Martucci, reo di barbaro omicidio, «decapitato» a Codescipoli, li 28 luglio 1830.
280 Francesco di Tommaso Battistini, romano, «decapitato» alla piazza di Ponte S. Angelo, per omicidio qualificato con vendetta traversale, li 18 agosto 1830.
281 Felice di Francesco Teatini di Frascati, «decapitato» a Ponte S. Angelo, per omicidio irragionevole, li 11 settembre 1830.
282 Mattia Marinelli
283 Giovanni Canulli rei di più grassazioni, «decapitati» li 25 settembre 1830 sulla Piazza di Ponte S. Angiolo.
284 Antonio Ascolani, reo di omicidio nella persona del zio, «decapitato» in S. Benedetto, diocesi di Fermo, li 23 ottobre 1830.
285 Massimo Testa del Serrone, reo di barbaro omicidio, «decapitato» in Paliano, li 12 luglio 1831.
286 Prospero Ciolli di Francesco da Olevano, per prodizione e ladrocinio, «decapitato» a Ponte S. Angelo, li 22 settembre 1832.
287 Francesco Pazzaglia di Colmurano di Tolentino, delegazione di Macerata, «decapitato» in Via de’ Cerchi, li 4 febbraio 1833.
288 Antonio Majani della Granciolla
289 Francesco Massarini di Falconara «Decapitati» in Falconara, diocesi di Ancona per rapina notturna ed assassinio, li 30 marzo 1833.
290 Luigi Gambaccini d’Arcevia, «decapitato» in Ancona, per grassazione con omicidio, li 7 maggio 1833.
291 Giuseppe Balzani della Mendola, delegazione di Rimini, reo di lesa maestà, e
292 Giovanni Antonelli romano, carrettiere, per aver ucciso la moglie, «decapitati» ambedue in Via de’ Cerchi, li 14 maggio 1833.
293 Antonio Urbinati di Paterno, per omicidio premeditato, «decapitato» in Ancona, li 19 giugno 1833.
294 Benedetto Mazio del fu Giuseppe, romano, per omicidj turpi con premeditazione, «decapitato» a Ponte S. Angelo, li 13 luglio 1833.
295 Luigi Cesaroni di Monte Giuducci, legazione di Urbino e Pesaro, «decapitato» in Urbino, per omicidio qualificato in persona di Luigi Costantini, li 22 febbraio 1834.
296 Filippo Risi di Albano, reo convinto d’omicidio in causa turpe, «decapitato» in Albano, li 14 giugno 1834.
297 Tommaso Centra di Rocca Gorga, per omicidio nella darsena di Civitavecchia in persona del cuoco dell’ospedale, «decapitato» in darsena, li 18 giugno 1834.
298 Mariano Caroli di S. Alberto di Ravenna, e
299 Stefano Montanari da Cesena, rei ambedue di omicidio nella darsena di Civitavecchia in persona del capo infermiere, «decapitati» in detta darsena come sopra.
300 Giovanni Amicozzi di Monteleone, reo di omicidio con premeditazione, «decapitato» in Rieti, li 30 giugno 1834.
301 Michele Bianchi di Osimo, reo di uccisione della moglie, «decapitato» in Osimo, li 19 agosto 1834.
302 Domenico Egidi, detto Nino, d’Ancona, per omicidio deliberato, «decapitato» in Ancona, li 11 febbraio 1835.
303 Francesco Lucarini «alias» Botticelli, per omicidio barbaro, «decapitato» in S. Stefano, provincia di Frosinone, li 24 marzo 1835.
304 Giovanni Orioli di Lugo, «decapitato» in Roma, li 11 luglio 1835 a Ponte S. Angelo.
305 Francesco Grossi di S. Severino, «decapitato» in detto, per parricidio, li 17 ottobre 1835.
306 Antonio Rongelli di Belvedere, per omicidio deliberato, «decapitato» in Ancona, li 20 febbraio 1836.
307 Antonio Sordini di Spoleto, per omicidio deliberato, «decapitato» in Spoleto, li 26 marzo 1836.
308 Antonio Pianesi di Monte Casciano, per più omicidj, «decapitato» in Macerata, li 27 ottobre 1836.
309 Luigi Galassi di Pofi, per omicidio e grassazione, «decapitato» in Civitavecchia, li 21 dicembre 1837.
310 Paolo Ceccarelli di Poggio Nativo, per omicidio premeditato, «decapitato» in Rieti, li 3 gennaio 1838.
311 Geltrude Pellegrini di Monteguidone, per parricidio in persona del proprio marito, «decapitata» in Via dei Cerchi, li 9 gennaio 1838.
312 Giuseppe Venturini di Albano per omicidio con prevenzione e pensamento, «decapitato» in Via de’ Cerchi, li 25 gennaio 1838.
313 Giuseppe Conti di Mangiano
314 Santi Moretti di Castello per omicidio premeditato per gelosia di donne, «decollati» in Perugia, li 10 febbraio 1838.
315 Domenico Bombardieri di Filettino, per omicidio in persona della madre, «decapitato» in Frosinone, li 8 marzo 1838.
316 Ilario Ilari di Stefano; di Corneto
317 Pietro Paolo Panci di Domenico Antonio; di Corneto
318 Domenico Caratelli
319 Giuseppe Bianchi di Viterbo, per grassatori «decapitati» in Viterbo, li 17 aprile 1838.
320 Antonio Piero da Jesi, per omicidio barbaro, «decapitato» in Jesi li, 26 aprile 1838.
321 Luigi Martelli
322 Niccola Guadagnoli Di Manno, «decapitati» in Manno, li 24 luglio 1838, per omicidio e grassazione
323 Luigi Perugini del fu Vincenzo, di Montolono, «decapitato» alla Madonna de’ Cerchi, li 4 settembre 1838, per ladrocinio.
324 Domenico Antonio Bellini di S. Angelo in Capoccia, «decapitato» in Tivoli, li 27 settembre 1838, per barbaro omicidio qualificato.
325 Dionisio Prudenzi di Camerino «decapitato» in detto, li 27 ottobre 1838 per ussoricidio in persona della moglie (sic.).
326 Francesco Ferretti di Anagni reo di omicidio premeditato, «decapitato» in Anagni, li 3 luglio 1839.
327 Pietro Pieroni, per omicidio e ladrocinio, «decapitato» a Ponte S. Angelo, li 15 ottobre 1839.
328 Luigi Quattrociocchi, reo di omicidio con animo deliberato, «decapitato» in Veroli, li 5 novembre 1839.
329 Girolamo Mazza del fu Lorenzo di S. Marino, per parricidio in persona di Antonio Celli come demandato, «decapitato» in Via de’ Cocchi, (Cerchi?) dell’età di anni 29, li 19 febbraio 1840.
330 Anna Tomasi-Celli, «decapitata» nello stesso giorno e luogo, dell’età di anni 40.
331 Pietro Bidei, per omicidio e grassazione, «decapitato» a Civitacastellana, li primo aprile 1840.
332 Mariano Laura romano di anni 30 per omicidio deliberato, «decapitato» in Via de Cerchi, li 13 maggio 1840.
333 Luigi Scopigno di Rieti, «decapitato» a Ponte S. Angelo, li 21 luglio 1840, per furto sacrilego della sacrosanta pisside con la dispersione delle sacrosante particole.
334 Bernardo Coticone, reo di omicidio, di Rosano, con premeditazione, in Tivoli, li 28 luglio 1840.
335 Tommaso Brunori di S. Giovanni Rietino
336 Pasquale Priori di Segni Per omicidj nel Bagno di Spoleto, ambedue «decapitati», li 6 agosto 1840 nella Rocca di Spoleto.
337 Angelo Crivelli «alias» Epifani di Terni, per vari omicidj in persona del diacono Valentino bevilacqua, e chierico Basilio Luciani, ed secolare Raimondo Trippa, «decapitato», li 8 agosto 1840 in Terni.
338 Pacifico Maccioni di Cingoli di anni 26, e
339 Filippo Duranti di Golignano, Delegazione di Ancona, di anni 25, ambedue rei di grassazione, ed omicidio in persona d’uno Svizzero fuor di Porta S. Pancrazio, «decapitati» a Ponte, li 22 agosto 1840.
340 Baldassarre Fortunati di Torri in Salina e
341 Vincenzo Stefanini di Torri in Salina, di anni 29, ambedue rei di omicidio con animo di rubare, «decapitati» in Rieti alla Piazza del Mercato, li 21 settembre 1840.
342 Angelo De Angelis
343 Antonio De Angelis: fratelli,
344 Giuseppe De Benedetti, tutti e tre «decapitati» in Tivoli per omicidio e grassazione, li 13 gennaio 1841.
345 Vincenzo Morbiducci di Albacina, «decapitato» in Macerata il primo marzo 1841 per omicidio premeditato nella sua età di anni 61.
346 Pacifico Lezzerini di Cingoli, per omicidio premeditato e grassazione, «decapitato», li 4 marzo 1841 in Cingoli nella sua età di anni 25.
347 Damiano Marconi, figlio di Nicola, di anni 29, di Capranica;
348 Antonio Demassini, del fu Pietro, della Fratta, di anni 35;
349 Angelo Casini, d’Eugenio, di Carbognano, di anni 25; tutti e tre in causa di omicidio nella Galera di Civitavecchia, in cui erano forzati, in persona dell’infermiere, condannati alla «decapitazione» in Civitavecchia nella Darsena, li 27 marzo 1841.
350 Pasquale Carbone, del fu Saverio, d’anni 40, di Cresciano nell’Abruzzo, Regno di Napoli, per omicidio in persona di un forzato per nome De Angelis nella Darsena di Civitavecchia, «decapitato», li 27 marzo 1841: e morto impenitente.
351 Lorenzo Jannesi di Arnara, «decapitato», li 22 maggio 1841 in patria per omicidio premeditato.
352 Tommaso Olivieri, romano di anni 24: per omicidio premeditato, «decapitato» in Roma in via de’ Cerchi e morto impenitente, li 3 giugno 1841.
353 Luigi Lodi di anni 30, per omicidio premeditato; li 8 giugno 1841 in Civitavecchia nella Darsena.
354 Luigi Galletti, di anni 28, idem.
355 Pietro Firmanti, anni 27, idem.
356 Vincenzo Orlandi di Collevecchio, anni 47, per omicidio, ed altri delitti.
357 Pietro Antonio Amici di Colle Giove, di anni 33 circa, per delitti, cioè ferite ed omicidio, e
358 Michele Spoliti di Colle Giove, di anni 38, per omicidio di piena deliberazione, li 19 giugno 1841. In Rieti, ambedue «decapitati» per una stessa causa.
359 Bernardino Carosi del fu Vincenzo, detto Scelletta, di anni 48: coniugato campagnolo e segatore di legname, di Borbone, provincia dell’Aquila;
360 Michelina Cimini del fu Antonio, moglie di Giuseppe Carosi, di anni 35, filatrice di Cagnano del Regno sud;
361 Domenico Recchiuti di Nicola, detto Saponaro, celibe di Lama, Provincia di Chieti, di arte Cardalana, tutti e tre rei di latrocinio ed omicidio premeditato in persona di Caterina Iachizzi moglie di Francesco orologiaro agli Uffizi del Vicario e dal Carosi strozzata, ed incinta di sei mesi, ciò accaduto li 28 giugno 1840; «decapitati» sulla piazza di Ponte S. Angelo li 20 luglio 1841. — Gran tumulto popolare e feriti per cagione di alcuni ladri e borsaroli, ma essi morirono rassegnatissimi.
362 Pietro Tagliacozzo di Olevano, reo di aver uccisa la propria genitrice condannato al «taglio della testa», il giorno 19 gennaio 1842 in via de’ Cerchi;
363 Bernardino Mirabelli della Provincia dell’Aquila, reo di parricidio in persona del molinaro di Decima, ambedue di anni quaranta, condannato «al taglio della testa» e successiva esposizione in via de’ Cerchi, li 19 gennaio 1842.
364 Domenico Fiori del fu Giuseppe, da Sirolo, di anni 30, reo di omicidio, condannato li 11 luglio 1842 al «taglio della testa» ad ore 12.
365 un carabiniere per averli domandato il suo nome.
366 Gaspare Pierini di Città di Castello, di anni 23, reo di omicidio e sgrasso, «decapitato» il dì 15 ottobre 1842.
367 Luigi Serenga di anni 24, di Fermo, reo per aver ucciso un prete, «decapitato» infermo, li 24 detto mese ed anno.
368 Giuseppe Ricci di Caprarola di anni 24, reo di omicidio deliberato, «decapitato» in Ronciglione li 24 gennaio 1843.
369 Pasquale Boccolini di anni 34, di Loreto, per omicidio premeditato, «decapitato» in Macerata il primo giugno 1843.
370 Gaetano De Angelis
371 Luigi De Angelis di Velletri rei di omicidio r grassazione, «decapitati» in Velletri li 12 settembre 1843.
372 Domenico Marcelli di Tivoli di anni 21, per latrocinio, «giustiziato» li 30 settembre 1843 sulla piazza della Madonna de’ Cerchi.
373 Vincenzo Moresi, romano di anni 22, latrocinio, «giustiziato» come sopra.
374 Giuseppe Salvatori di Saracinesco, governo di Tivoli, per omicidio proditorio, «giustiziato» li 30 settembre 1843 come sopra.
375 Domenico Abbo, «condannato al taglio della testa» il giorno 4 ottobre 1843 ne’ Forte di S. Angelo per avere strangolato e sodomizzato il suo nipote carnale con altre brutalità che fanno inorridire.
376 Pietro Rossi, romano di anni 24, pescivendolo per rapine notturne, e ferite di qualche pericolo, in unione di
377 Luigi Muzi, romano di anni 23, calzolaro, del medesimo delitto, condannati alla «morte» in via de’ Cerchi il giorno 9 gennaio 1844.
378 Angelo Cece
379 Antonio Tintisona il primo di anni 21, ed il secondo 25, da Monte Fortino, «decapitati» in Velletri il giorno primo giugno 1844, per grassazione, e ferite, con qualche pericolo.
380 Gio. Battista Rossi di Francesco, di S. Vito, di anni 22 campagnolo, reo di latrocinio, «condannato alla morte esemplare» il giorno 3 agosto 1844.
381 Bartolomeo di Pietro di anni 28, nativo di Roccantica, e
382 Giovanni Girardi di anni 25, nativo come sopra, rei di omicidio in persona di un Frate Minore Osservante in Roccantica «condannati al taglio della testa» il giorno 16 ottobre 1844 in Poggio Mirteto.
383 Angelo Cesarini di Canistro nel Regno di Napoli, di anni 26, reo di omicidio e grassazione in persona del suo fratello cugino, «decapitato» in Paliano li 21 dicembre 1844.
384 Giovanni Vagnarelli del fu Agostino da Gubbio, di anni 26, coniugato, campagnolo, per grassazione, ed omicidio in persona di Anna Cotten Bavarese, condannato «al taglio della testa» li 8 marzo 1845 in via de’ Cerchi.
385 Raffaele Gammardella di Ancona forzato, reo di omicidio deliberato, «giustiziato» in Spoleto li 2 aprile 1845.
386 Giuseppe Micozzi
387 Antonio Raffaelli maceratesi, rei ambedue di omicidio e sgrasso in persona di uno spazzino, «decapitati» in Macerata li 7 aprile 1845.
388 Pietro Bartolini di Ancona, reo di omicidio con animo deliberato contro Berneimer Israelita svizzero, «decapitato» il giorno 10 aprile 1845.
389 Luigi Percossi, romano, reo di omicidio con animo deliberato in persona di Angelo Bruschi Guardiano, perché il Percossi era forzato; «decapitato» in Roma in via de’ Cerchi li 19 aprile 1845 a ore 15.
390 Francesco Antonio Bassani da Monte Compatri di anni 23. Reo di omicidio deliberato in persona di altro forzato nella Rocca di Spoleto, ivi «giustiziato» li 3 luglio 1845, e tale omicidio mentre si faceva la comunione nel bagno.
391 Niccola Trombetta di Patrica nel Lazio, di anni 69, reo di omicidio con animo deliberato in persona del caffettiere di Maenza con furto qualificato; «condannato alla morte» il giorno 12 agosto 1845 in Maenza suddetta.
392 Vincenzo Mariani di Macerata, di anni 26, reo di omicidio deliberato, di professione calzolaro, condannato al «taglio della testa» in via de’ Cerchi il giorno 30 agosto 1845.
393 Giuseppe Dragoni di S. Anatolia, Delegazione di Macerata, «decapitato» in Spoleto li 23 ottobre 1845 per omicidio con animo deliberato in persona del Custode della Rocca di Spoleto.
394 Niccola Ciarrocca di Massignano, di anni 27, reo di omicidio deliberato in persona di una zitella da lui incinta prima di matrimonio, «decapitato» in Massignano sud, li 30 ottobre 1845.
395 Francesco Meloni del fu Pietro, nativo della Scarpa, di anni 34, capraro, reo di omicidio in persona di Maria Lori sua moglie, avendola strangolata; «condannato alla morte esemplare» li 15 gennaio 1846 ai Cerchi.
396 Fedele Moretta e il suo fratello
397 Benedetto Moretta, per grassazioni ed omicidj fatti, ed altre infamità «decapitati» li 4 marzo 1846 in Frosinone.
398 Francesco Sciarra del fu Francesco, nativo di Ienna diocesi di Subiaco, di anni 24, reo di grassazione ed omicidio; «decapitato» in via de’ Cerchi il giorno 21 marzo 1846.
399 Michele Pezzana detto Mechelone, di Poggio Renatico, reo di omicidio premeditato, forzato della Rocca di Spoleto, ivi «decapitato» li 26 novembre 1846.
400 Angelo Pecorari, di Poli, di anni 29. Contadino reo di omicidio premeditato in persona di una donna, condannato alla «morte di esemplarità» in Poli li 21 gennaio 1847.
401 Francesco Pesaresi di Osimo, di anni 30, reo per un omicidio fatto in Ancona nel Bagno in persona di un forzato; condannato al «taglio della testa» li 24 aprile 1847 in Ancona.
402 Giovanni Ciampicolo
403 Giuseppe Galli
404 Francesco Pasquali
405 Mauro Franceschelli forzati, per tre omicidj fatti nel Bagno, «condannati a morte» il 1° luglio 1847, morti impenitenti in Spoleto.
406 Romolo Salvatori di Cisterna, di anni 40, per aver fatto fucilare dai Garibaldini, in tempo di Repubblica, l’Arciprete di Giulianello in Anagni; «decapitato» in quella città li 10 settembre 1851.
407 Gaetano Pettinelli del fu Giovanni, di Monteleone di Fermo, di anni 34, muratore, per omicidj per spirito di parte; «decapitato» in via de’ Cerchi li 27 settembre 1851.
408 Bonaventura Stefanini
409 Benvenuto Cavalieri
410 Pietro Ventroni tutti e tre «decapitati» sulla piazza di Fabriano li 15 novembre 1851 per tentato omicidio con premeditazione, in persona di un Sacerdote.
411 Pietro Giammaiere detto Casciotta, di Terni domiciliato in S. Gemini distretto di Terni delegazione di Spoleto, «decapitato» li 25 settembre 1852 per omicidio e grassazione in piazza di Spoleto.
412 Sabbatino Proietti di circa anni 25, «decollato» in Rieti per ladrocinio e grassazione li 20 agosto 1853, morto convertito, ed è stata eseguita la giustizia sulla piazza del Ponte.
413 Giacomo Biacetti del fu Carlo, romano, di anni 26, gramiciaro;
414 Andrea Severi figlio del vivente Antonio, romano, di anni 28, vaccinaro; rei ambedue di grassazioni e furti qualificati ed omicidio, «decapitati» ai Cerchi li 10 settembre 1853.
415 Vincenzo Iancoli di Ronciglione, reo di grassazione ed omicidio;
416 Francesco Valentini di Letera;
417 Francesca Levante vedova Ferruccini, per omicidio: tutti e tre «decapitati» a Viterbo li 8 ottobre 1853.
418 Francesco Leandri di Marino, condannato a «morte» per omicidio per omicidio premeditato li 12 ottobre 1853.
419 Gustavo Paolo Epaminonda Rambelli del fu Gustavo, di Ravenna, ex finanziere, di anni 28;
420 Gustavo Marioni di Giuseppe, d’anni 29, di Forlì, ex finanziere;
421 Ignazio Mancini di anni 30, di Ascoli, ex finanziere; tutti e tre per omicidj commessi il primo il 30 aprile 1849, in persona del Padre Aquila Domenicano, Parroco alla Croce di Monte Mario; il secondo del Padre Pellicciaio Domenicano, Parrocco della Minerva, li 2 maggio a S. Calisto, per ordine del crudelissimo Zambianchí Capitano de’ Finanzieri, ed altri Sacerdoti uccisero; «condannati al taglio della testa» li 24 gennaio 1854, a Cerchi e morti impenitenti recando scandalo con bestemmie continuate.
422 Sante Costantini da Fuligno, scapolo, di anni 24, complice nell’assassinio del Commendatore Conte Pellegrino Rossi; condannato il di 15 novembre 1848 al «taglio della testa» in via de’ Cerchi li 22 luglio 1854 alle ore 6 e un quarto.
423 Pietro Chiappa
424 Landerio Civitella
425 Paolo Dolci
426 Filippo Dolci il primo di anni 22, il secondo di anni 30, il terzo di anni 26, ed il quarto di anni 24, tutti Velletrani e rei di grassazioni ed omicidj, condannati al «taglio della testa», giustizia eseguita li 9 agosto 1854 alla Piazza di S. Carlo in Velletri.
427 Angelo Racchetti di Gradoli, per omicidio premeditato, «decapitato» nella città di Valentano li 30 settembre 1854.
428 Giovanni Sabbatini marcheggiano, per omicidio e tentata grassazione «decapitato» in Frascati li 15 novembre 1854.
429 Giovacchino Leoni di Caprarola, per omicidio ed incendio alla persona dell’ucciso; «decapitato» in Ronciglione li 28 novembre 1854.
430 Pietro Muzi di Trevisano per aver grassato ed ucciso il proprio compare, «decapitato» nella Città d’Acqua Pendente li 16 gennaio 1855, morì impenitente.
431 Giuseppe De Cesaris di Monte Leone di Cascia condannato per grassazione ed omicidio al «taglio della testa» li 6 febbraio 1855 in via de’ Cerchi.
432 Luigi Scipioni di Petescia, di anni 28, «decapitato» in Rieti li 10 febbraio 1855 per omicidio premeditato.
433 Domenico Scappoti di Sismano, di anni 46, per omicidio con animo premeditato, condannato all’ultimo «supplizio» li 15 marzo 1855 in Città di Terni.
434 Bernardino Valeriani del fu Giuseppe da Palombara, di anni 28, bifolco, per omicidio premeditato «decapitato» in via de’ Cerchi li 2 maggio 1855.
435 Filippo Troncarelli di Ronciglione, avendo ucciso il suo fratello di anni 29, condannato alla «decapitazione» in Ronciglione li 23 giugno 1855.
436 Crispino Bonifazi di Viterbo, per matricidio fatto in Viterbo condannato all’ultimo «supplizio» li 25 giugno 1855.
437 Francesco Bertarelli di Viterbo, per titolo di grassazione condannato all’ultimo «supplizio» li 25 suddetto.
438 Antonio Moschini dei casali di Viterbo, reo di grassazione condannato all’ultimo «supplizio» li 25 giugno 1855.
439 Giovanni Cruciani di Rieti, per titolo di grassazione condannato al «taglio della testa» in Viterbo li 25 giugno 1855.
440 Paolo Moretti di Monte Fiascone, «decapitato» li 26 giugno 1855, per aver ucciso il suo avversario e quindi la sua sorella carnale, morì alle ore 12.
441 Pietro Antonio Barbero di Grotta di Castro, reo di grassazione, condannato all’ultimo «supplizio» li 27 giugno 1855.
442 Arberto Cicoria di Città di Castello, per ladrocinio e omicidio condannato all’ultimo «supplizio» li 26 giugno 1855.
443 Giosuè Mattioli di Viterbo, per grassazioni condannato all’ultimo «supplizio» in Viterbo.
444 Neri Domenico Vetrella, reo di grassazione; condannato all’ultimo «supplizio» li 30 giugno 1855.
445 Benedetto Ferri di Casali di Viterbo, reo di grassazione condannato a «morte» a Viterbo li 30 giugno 1855.
446 Salvatore Tarnalli di Casali di Viterbo, reo di grassazione condannato alla «morte» in Viterbo li 30 giugno 1855.
447 Antonio del fu Ferdinando De Felici, romano, di anni 35, di professione cappellaro, per attentato commesso in persona dell’Emo. Cardinale Antonelli segretario di Stato,condannato a «morte» li 11 luglio 1855 in via de’ Cerchi.
448 Pietro Ciprini di Viterbo, di anni 19, per grassazione condannato a «morte» in Monte Rosi li 7 agosto 1855.
449 Giacomo Salvatori di Valle Pietra, diocesi di Subiaco, per omicidio, condannato alla «morte» esemplare li 17 agosto 1855 in Subiaco.
450 Luigi Sarra nativo di S. Angelo, di anni 29, e
451 Nicola Arrigoli nativo di Treia, di anni 22, «decapitati» in Civitavecchia li 13 ottobre 1855.
452 Alessandro Guenzi di Sinigaglia, di anni 31, per omicidio; eseguita la giustizia in Toscanella li 15 ottobre 1855.
453 Germano Proietti reo fu «decapitato» in Civita Castellana li 18 ottobre 1855.
454 Arcangelo Finestraro da S. Buceto, per aver ucciso la propria moglie, «decapitato» in Amelia li 20 ottobre 1855.
455 Pietro Pace
456 Giuseppe Partenzi
457 Martino Rossi Rei di omicidio di una giovane, «decapitati» in Spoleto li 23 ottobre 1855.
458 Maria Rossetti
459 Serafino Benfatti Rei di omicidio in persona della propria moglie, «decapitati» in Perugia li… 1855.
460 Giovanni Di Giuseppe di Faenza, di anni 36, reo per aver ucciso un ispettore di polizia,«decapitato» li 29 ottobre 1855.
461 Raimondo Bregna, Spagnolo, per omicidio premeditato fatto in Campagnano, «decapitato» li 6 novembre 1855.
462 Cesare Barzetto, romano, di anni 30, e
463 Giacomo del fu Francesco Mercatelli, romano, di anni 30, per aver ucciso il custode delle carceri di Termini, «decapitati» in Roma li 9 gennaio 1856, impenitenti.
464 Lorenzo Mariani di Terni, per omicidio insidioso, morto in Terni li 5 aprile 1856.
465 Giuseppe Conti di Terni, per omicidio insidioso, morto in Terni impenitente il giorno sudetto.
466 Filippo Lucchetti della Piaggia, eseguita la giustizia in Trevi il giorno 7 aprile 1856 per omicidio premeditato.
467 Odoardo Baldassarri di Ancona, per omicidio impremeditato in persona di Francesco Cinti; eseguita la giustizia in Trevi li 14 aprile 1856.
468 Giuseppe Grilli di Albano, di anni 26, per omicidio e grassazione condannato al «taglio della testa» in Albano li 26 aprile 1856.
469 Antonio de Marzi di Albano, di anni 55, per grassazione ed omicidio condannato all’«ultimo supplizio» in Albano il giorno sudetto.
470 Pio Capolei di Marino di anni 22, per omicidio premeditato in persona del Brigattiere Maccaroni di detta Città, «decapitato» in Marino il giorno 8 maggio 1856.
471 Giuseppe Terenziani detto Fritella di anni 59, di Todi, per aver ucciso la propria madre condannato alla «decapitazione» in Todi li 18 giugno 1856.
472 Antonio Caprara detto Ciovettolo, romano di anni 27, facocchio, per omicidio premeditato condannato al «taglio della testa» li 6 settembre 1856.
473 Bartolomeo Oli di Lobo delegazione di Macerata, di anni 36, campagnolo, per omicidio e grassazione «decapitato» in via de’ Cerchi il giorno sudetto.
474 Nemesio Pelonzi di Palombara, di anni 30, per omicidio premeditato in persona dello speziale di Palombara «decapitato» in Palombara li 13 dicembre 1856.
475 Francesco Roschini di Marcellina, di anni 27, per omicidio premeditato «decapitato» in Palombara il giorno sudetto.
476 Nicola De Bonis di Marcellina, di anni 27, per omicidio premeditato «decapitato» come sopra il giorno sudetto.
477 Antonio De Angelis di Marcellina, di anni 27, per omicidio premeditato «decapitato» come sopra il giorno sudetto.
478 Achille Malaccari di Ancona di anni 30 per aver ucciso il proprio padre «decapitato» in Ancona li 26 gennaio 1857.
479 Domenico Carloni di S. Valentino diocesi di Perugia, di anni 40, per omicidio e grassazione «decapitato» in Perugia li 7 marzo 1857.
480 Anacleto Marchetti di Giulianello di anni 35, per omicidio di un uomo ed una donna e poi per aver incendiato una casola di grano «decapitato» in Monte Fortino li 5 maggio 1857.
481 Domenico Capolei del fu Ottavio, di Marino per aver ucciso il Governatore di Marino, Luigi Giuliani, «decapitato» in Marino li 2 maggio 1857.
482 Francesco Elisei di Velletri, di anni 23 per omicidio volontario «decapitato» in Civita Castellana li 22 dicembre 1857.
483 Serafino Ciucci di Subiaco, di anni 34, reo di omicidio con animo deliberato di rubare ed altri delitti, «decapitato» in Subiaco li 23 gennaio 1858.
484 Davidde Foschetti di Bassanello, di anni 32, per omicidio di una donna «decapitato» in Orfe li 16 marzo 1858.
485 Giuseppe Berfarelli di Viterbo, di anni 22, «decapitato» in Viterbo li 23 giugno 1858 per omicidio e grassazione.
486 Carlo Camparini di Viterbo, di anni 21, per omicidio e grassazione «morto» in Viterbo il giorno sudetto.
487 Alpini Giorgio
488 Sebbastiano Filippo
489 Rossi Pietro di S. Martino, per grassazione, «decapitati» nella Città di Spoleto li 17 agosto 1858.
490 Vincenzo Pagliara di Frosinone, per omicidio con animo deliberato, «decapitato» in Frosinone li 13 ottobre 1858.
491 Pietro Masciotti, per omicidio e sgrasso «decapitato» in Perugia li 23 ottobre 1858.
492 Vincenzo Lodovici, di anni 33, per omicidio deliberato «decapitato» li 8 gennaio 1859 nella fortezza di Civita Castellana.
493 Giovanni Cosinia, di anni 26, del fu Nicola, di Carbognano, condannato alla «morte esemplare» per omicidio li 2 marzo 1859.
494 Gennaro Castellone, di anni 28, di Silvestro, di Cellano, per omicidio alla «morte esemplare» li 2 maggio 1859.
495 Nazareno Caponi, natio di Monteleone, reo di fratricidio, «decapitato» in Treia li 11 maggio 1859.
496 Giuseppe Lepri, di anni 30, nativo di Civitella di Agliano, sgrassatore, «morto» in Viterbo li 17 settembre 1859.
497 Pietro Pompili, di anni 33, nativo di Civitella di Agliano, sgrassatore, «morti» impenitenti in Viterbo il giorno sudetto.
498 Vincenzo Vendetta, velletrano
499 Antonio di Giacomo, velletrano
500 Luigi Nardini, velletrano
501 Antonio Vendeta, per grassatori ed omicidj «morti» in Velletri li 29 ottobre 1859.
502 Valentino Antonio di Giacomo, tutti e cinque velletrani.
503 Luigi Bonci di Gennaro, delegazione di Perugia, alla «morte esemplare» li 14 gennaio 1860.
504 Serafino Volpi di Orvieto, alla «morte esemplare» li 18 gennaio 1860 in Orvieto.
505 Antonio Simonetti, per omicidio con animo deliberato «decapitato» nella Darsena di Civitavecchia li 21 gennaio 1860, morto impenitente.
506 Giuseppe Alessandrini di Luigi, di Mosciano di Jesi, di anni 24, condannato dal Tribunale Criminale li 14 marzo 1859 per omicidio alla «morte esemplare».
507 Lugi Finochi di Corneto, di anni 30, per uxoricidio «decapitato» in Corneto li 21 luglio 1860.
508 Adamo Mazzanti, di Jesi, per omicidio in persona di padre, madre e figlio;fu eseguita la «giustizia» li 12 settembre 1860.
509 Luigi Gagliardi, grassatore per assassinio ed omicidio, «decapitato» in Civitavecchia li 12 gennaio 1861.
510 Nazazreno Gercorini, per omicidio e sgrasso per lo stesso motivo come sopra.
511 Gaetano Lucarelli, di Marino, di anni 29, per omicidio traversale «morto» in Marino li 30 aprile 1861 impenitente.
512 Cesare Locatelli, romano, di anni 37, reo di omicidio con animo di parte, «morto» in via de’ Cerchi li 21 settembre 1861.
513 Angelo Lisi di Alatri, reo di grassazione con animo deliberato, «morto» in Frosinone li 30 aprile 1862.
514 Angelo Isola di Rocca Secca nel Regno di Napoli, reo di grassazione, morto in Subiaco li 11 giugno 1864.
515 Antonio Olietti, romano, reo di omicidj ed altri delitti, morto in via de’ Cerchi li 17 agosto 1864.
516 Domenico Antonio Demartini, regnicolo, reo, di omicidj, «morto» in via de’ Cerchi li 17 agosto 1864.
Così finisce la lunga lista del Bugatti. Rechiamo ora quella brevissima del suo successore.

DECAPITAZIONI eseguite da Vincenzo Calducci

Nella Darsena di Civitavecchia addì 20 maggio 1865 Saturnino Pescitelli.
In Viterbo addì 17 febbraio 1866 Salvatore Silvestri.
In Bracciano addì 23 maggio 1866 (doveva eseguirsi la sentenza contro Antonio di Giuseppe o Ventura, ma non fu eseguita)
In Roma addì 21 luglio 1866 Francesco Ruggeri e Pasquale Berardi.
In Supino addì 11 febbraio 1867 Paolo Caprara.
In Frosinone addì 11 marzo 1867 Giovanni Capri.
In Veroli addì 12 marzo 1867 Ignazio Bubali.
In Zagarolo addì 8 ottobre 1867 Ascenzo Palifermanti.
In Palestrina addì 23 maggio 1868 Pasquale Dicori.
In Roma addì 24 novembre 1868 Monti Giuseppe e Tognetti Gaetano.
In
Rocca di Papa addì 14 luglio 1869 Francesco Martini.
In Palestrina addì 9 luglio 1870 Agabito Bellomo.
(Wikipedia)

Buon giorno caro signor Ruini, buon giorno caro signor papa, buon giorno cari tutti. Buon giorno e buon natale, e che la pace sia con voi.


barbara




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24 dicembre 2006

LA SIGNORA MARIA

Aveva 93 anni, e non l’ho mai conosciuta. E tuttavia mi sono commossa di fronte alla sua bellissima faccia di contadina tirolese incorniciata dal fazzolettone bianco stampata nell’epigrafe. Suo figlio – uno dei suoi dieci figli – è colui che mi ha permesso di scoprire, dopo un quarto di secolo, che esistono anche presidi appartenenti alla specie umana. Che esistono, addirittura, presidi non ritardati. Alla maturità ci era arrivato con un anno di ritardo, perché prima di affrontare i cinque chilometri a piedi che lo separavano dal paese e, a partire dalla prima media, l’ulteriore viaggio in autobus fino al paese in cui c’era la scuola, doveva pulire la stalla e governare le bestie, e perché in caso di conflitto di interessi fra la scuola e la stalla, fra la scuola e i campi, fra la scuola e gli ordini del padre, non era mai la scuola ad avere la precedenza. Anche per la laurea ci ha messo un po’ di più del dovuto perché oltre agli ostacoli detti prima, si era anche messo a fare il sindacalista, per difendere le ragioni di chi, a differenza di lui, non aveva avuto il privilegio di poter studiare e sapersi difendere da solo. Ma ci era alla fine arrivato, alla sospirata laurea, sempre osteggiato dal padre, sempre fieramente sostenuto dalla madre, la signora Maria, analfabeta. E appena laureato e preso un posto di insegnante, si è messo a studiare da preside. E appena diventato preside ha cominciato a prepararsi per l’esame da ispettore. Probabilmente riuscirà a diventare sovrintendente e io glielo auguro: se lo merita. E se lo merita anche la signora Maria, anche se ormai non lo potrà più vedere. Ciao, grandissima signora Maria, ti voglio bene.

barbara




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23 dicembre 2006

L’OLOCAUSTO CHE NON C’È STATO

Con l’autorizzazione dell’interessato pubblico questo testo e queste foto inviatimi privatamente.

Sono stato proprio felice d'apprendere dal Presidente del Iran che il cosi detto Olocausto non c'e stato. Pensare che durante tanti anni mi sbagliavo, credendo
l'opposto. Dunque, questi miei parenti abitano magari a' St. Tropez o a' Beverly Hills, California. Speriamo di si. Se si, mi inviteranno a trascorrere alcune settimane a' casa loro? Spero che ci sia almeno una piscina e delle palme. Sono propriamente arrabbiato contro di loro di m'aver nascosto la verita'. Provero' di contattarli tra poco.I loro nomi si trovano sicuramente nel elenco telefonico di Beverly Hills, Califoria? Di St. Tropez? Di una cittadina pittoresca vicinissima al Lago di Como?
Ernst Myron

Qui sotto: Joseph e Regina Melgut, i genitori della mia madre (non si sa dove sono morti)
Aronek, Il fratello della mia madre (non si sa dove e' morto)
Fela , la cognata della mia madre (non si sa dove e' morta)
Jurek, il nipote della mia madre (morto nel campo di concentramento di BELZEC, POLONIA all’età di 10 anni)
e molti cugini spariti nel nulla.

Effettivamente le notizie che il signor Ahmadinejad ha voluto generosamente portare alla nostra conoscenza, sono di quelle che allargano il cuore.

















(e come se non bstasse, capita anche di ritrovarsi il nemico in casa ...)


barbara




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22 dicembre 2006

PICCOLA STORIA FAMILIARE

L’ho già raccontata in un commento in un altro blog; ora la ripropongo qui, a margine della vicenda delle esequie religiose negate.
Mio padre si è sposato nel ’46 e sei mesi più tardi si è separato. Qualche tempo dopo ha conosciuto mia madre – che ovviamente non era ancora mia madre – e quando lei, tre anni dopo, è rimasta incinta, sono andati a vivere insieme. Il parroco della loro parrocchia gli ha sempre rifiutato la comunione “perché lo sanno tutti che non siete sposati”. Il cappellano militare gliel’ha sempre data, “poi casomai se non va bene ci penserà il padreterno ad annullarvela”. Due modi diversi di interpretare il cristianesimo. Due modi diversi di scegliere le priorità nello svolgimento della propria missione.
Tutti ricordano – e spesso citano – l’episodio evangelico dell’adultera. Tutti ricordano – e spesso citano – il “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Tutti ricordano che i presenti, non essendo privi di peccato, hanno rinunciato a scagliarla. Tutti, generalmente, si fermano qui, dimenticando che l’episodio evangelico invece continua: dimenticano che lì c’è uno che è, per definizione, senza peccato, uno che, in base alla norma appena stabilita, il diritto di scagliare la pietra lo avrebbe. Ma la pietra, lui, non la scaglia.

barbara




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22 dicembre 2006

E ANCORA NON BASTAVA

stanotte Michè
s'è impiccato a un chiodo perché
non voleva restare vent'anni in prigione
lontano da te
domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d'un suicida
non hanno pietà


Non giudicate, per non essere voi giudicati; poiché con quel giudizio con cui giudicate, sarete giudicati, e con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi. Matteo 7,1.

Venite a me voi tutti che siete esausti e oppressi, e io vi farò riposare. Matteo 11,28.

barbara




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22 dicembre 2006

22 DICEMBRE 1988: RICORDIAMO CHICO MENDES

                                                    

Francisco Alves Mendes Filho, meglio conosciuto come Chico Mendes, (
Xapuri, Acre, 15 dicembre 1944, Xapuri, 22 dicembre 1988) è stato un raccoglitore di caucciù (seringueiro), un sindacalista e un uomo politico brasiliano.
È stato Segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di
Brasiléia (Sindicato dos Trabalhadores Rurais) dal 1975 e promotore della nascita del sindacato a Xapuri (1976), lega il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica, condotta dai contadini con metodi assembleari ed utilizzando con successo la pratica dell'empate ("impedimento, stallo").
Nel 1978 è eletto vice presidente del consiglio comunale a Xapuri (l'anno seguente è presidente). Tende a trasformare il consiglio (Câmara Municipal) in un'assemblea permanente in cui partecipano tutte le componenti politiche, sociali e religiose della città, non ricevendo l'appoggio delle formazioni politiche ufficiali, incluso il proprio partito, il
Movimento Democratico Brasiliano (MDB). Viene pubblicamente minacciato dai possidenti della zona e cominciano le repressioni violente degli empates, che perdono l'efficacia iniziale, e le carcerazioni extragiudiziali di centinaia di contadini per tutto il decennio successivo; in quest'anno anche Chico Mendes viene arrestato e torturato. Il sindacato dei lavoratori rurali conosce però una forte espansione diventando il maggiore dello stato di Acre.
Dal 1979 con Lula (Luis Inàcio da Silva, anch'egli acreano),
Josè Ibrahim e altri partecipa alle assemblee che porteranno alla nascita nel 1980 del Partido dos Trabalhadores (PT, Partito dei Lavoratori), un organismo che darà appoggio politico alle rivendicazioni della CUT, la federazione sindacale generale di cui faceva parte il sindacato dei lavoratori rurali. Nello stesso anno viene arrestato e processato per l'omicidio di Wilson Pinheiro, leader sindacale di un'organizzazione avversaria, ma il processo rivela la montatura dell'accusa, per la quale sono invece condannati 40 possidenti di Xapuri. Nei tre anni seguenti affronterà altri due processi per istigazione alla violenza, essendo in entrambi prosciolto per insufficienza di prove.
Dal 1981, Mendes è segretario della CUT a Xapuri, carica che manterrà fino alla morte pur continuando l'attività politica nel PT; nel 1982 perde le elezioni per un seggio a deputato nel parlamento statale di Acre.
Nel 1985 guida il primo congresso nazionale dei seringueiros, durante il quale viene creato il
Consiglio Nazionale dei Seringueiros (CNS, Conselho Nacional do Seringueiros), che diventerà il soggetto politico e sindacale che porterà le rivendicazioni di Mendes, dei contadini e delle popolazioni indigene dell'Amazzonia all'attenzione dei media internazionali.
Nel 1987 una delegazione delle Nazioni Unite verifica direttamente a Xapuri le accuse rivolte alle grosse finanziarie statunitensi che appoggiano progetti di disboscamento che causano la disoccupazione forzata dei seringueiros, l'esilio forzato dei contadini indios dell'Amazzonia ed un danno ecologico di dimensioni planetarie; in seguito a 40 giorni di campagna negli Stati Uniti, durante i quali Chico Mendes parla anche di fronte al Senato statunitense, la BID (Bank of Interamerican Development) ritira i propri investimenti in Amazzonia.
Nel 1988 Mendes lavora con successo alla creazione di una "riserva estrattiva" di caucciù nel seringal Cachoeira, espropriato dallo Stato alla famiglia latifondista Alves da Silva che l'aveva a sua volta illegalmente acquisito da dei piccoli proprietari terrieri. È l'anno in cui nasce l'União Democrática Ruralista (Unione democratica rurale o UDR) un sindacato che compie in realtà azioni paramilitari in tutto lo stato, minacciando ripetutamente Chico Mendes, che denuncerà alla polizia i nomi dei suoi futuri sicari. Nel terzo congresso della CUT Mendes denuncia nuovamente i delitti della UDR, ed espone la tesi congressuale "In difesa del popolo della foresta" davanti ai 6000 delegati che lo eleggeranno segretario generale per acclamazione.

Il 22 dicembre 1988 viene ucciso davanti alla porta di casa dai fratelli Alves da Silva, precedenti proprietari del seringal Cachoeira.
Riguardo l'arresto del killer e dei mandanti, nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata giudiziaria per le loro connessioni politiche ed il loro potere economico. Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore locale, con il quale Chico si era scontrato più volte per l'ottenimento del titolo di "reservas extractivistas" per la sua regione, ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell'omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l'esecutore materiale. L'entusiasmo iniziale fu molto, sia a livello internazionale e mediatico che regionale, ma non appena i media spostarono i loro riflettori, gli omicidi continuarono. Dagli ultimi anni del '70, di centinaia di omicidi di leaders sindacali e protestanti per i diritti della terra, l'unico che fu investigato completamente e porto' ad una condanna fu quello di Chico Mendes.
La condanna a Darly Alves da Silva fu annullata nel febbraio del 1992 a Rio Branco dalla corte d'appello statale. (
fonte)

                                        

C’è chi chiama martiri ed eroi dei volgari assassini; io preferisco chiamare martire ed eroe uno come Chico Mendes: se onorassimo meglio la memoria di questi martiri autentici e ne prendessimo esempio, chissà, forse riusciremmo a vivere in un mondo migliore.

barbara




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22 dicembre 2006

NON AVEVO INTENZIONE DI PARLARNE

perché a certe vicende, a certe sofferenze, a certe persone meglio si addice il silenzio che la migliore delle parole. Non avevo dunque intenzione di parlarne, ma una notizia sentita alla radio mi ha indotta a cambiare idea. Pare, infatti, che alcuni esponenti del centro destra abbiano chiesto l’arresto per “coloro che hanno ucciso Welby”. Il male non si augura, e io non lo auguro. Mi permetto tuttavia di augurare a queste persone, affinché possano in futuro evitare di parlare a vanvera, di avere modo di approfondire di persona il tema sul quale stanno oggi sentenziando: non potrà che fare loro un gran bene.

barbara




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22 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 9



barbara




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21 dicembre 2006

MODERAZIONE

Prudenza. Cautela. Soprattutto, mi raccomando, niente strappi con Tripoli. E dunque ci si accontenta di esprimere, misuratamente, “turbamento”. Al massimo “sgomento”: sentimenti ed espressioni lontani anni luce dalle condanne senza appello che abbiamo sentito, dagli stessi personaggi, in altre circostanze. Si “ribadisce” – ma quanto piace, ai nostri massimi dirigenti, il verbo ribadire! – “che l’Italia resta fermamente contraria alla pena di morte”, e questa, ci sia permesso dirlo, è una delle peggiori stecche di tutta la sinfonia. Perché qui non ci siamo proprio, signor D’Alema; noi siamo contrari per principio alla pena di morte quando il condannato è colpevole: è uno stupratore, è un assassino, è un trafficante di droga, è un terrorista MA non riteniamo giusto, non riteniamo accettabile, non riteniamo compatibile con i nostri principi e con i nostri valori che sia punito con la morte. E, come lei sa – vero che lo sa, signor D’Alema? – non è di questo che si tratta nel caso in questione. Ma non è ancora tutto. Il signor D’Alema e altri mestieranti suoi colleghi si augurano anche “che le autorità libiche possano riconsiderare la decisione”, sperano in un “atto di clemenza”, auspicano “una sospensione della pena”, contano su “una sua successiva commutazione”. Ora, anche l’ultimo degli imbecilli sa che la clemenza, così come tutti gli altri provvedimenti citati, si applica ai colpevoli. Gli innocenti hanno, semplicemente, DIRITTO alla GIUSTIZIA. Niente di più, niente di meno. Quindi, a questo punto, i casi sono due: o il signor D’Alema, il signor Prodi e tutto il resto della banda sono al di sotto dell’ultimo degli imbecilli, oppure tutti loro credono realmente che il medico palestinese e le cinque infermiere bulgare, per ordine della CIA e del Mossad, abbiano intenzionalmente inoculato il virus dell’HIV a 426 bambini libici. Di conseguenza credono anche, evidentemente, che gli studi scientifici che hanno irrefutabilmente provato che il virus era presente già tre anni prima che il medico e le infermiere arrivassero lì siano stati manipolati (dalla CIA? Dal Mossad?). Infine una considerazione: dato che il signor D’Alema ha ripetutamente espresso la sua equivicinanza ai palestinesi ma in questa vicenda sembrerebbe molto più equivicino al carnefice di un palestinese, ne dobbiamo desumere che degni di equivicinanza sono solo i palestinesi terroristi, mentre un palestinese onesto che fa onestamente il suo onesto mestiere di medico non ne merita alcuna? Mi piacerebbe saperlo …

barbara




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21 dicembre 2006

AVVISO URGENTE

ANCHE A MILANO, IN CONTEMPORANEA CON ROMA, SI MANIFESTA A SOSTEGNO DEGLI STUDENTI IRANIANI

Anche a Milano, in contemporanea con Roma, si svolgerà giovedì 21 dicembre una manifestazione a sostegno degli studenti iraniani che si battono contro il regime teocratico al potere a Teheran. L'appuntamento è stato appena fissato per le ore 20 davanti al consolato iraniano, in piazza Diaz 6. Hanno già aderito la Comunità Ebraica di Milano, l'associazione Amici di Israele, Radicali, Socialisti, Forza Italia, e altri ancora stanno aderendo in queste ore.

barbara




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21 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 8



http://www.kkl.it/

barbara




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20 dicembre 2006

POLITICALLY CORRECT

Appena sentita alla radio: “… Allo scopo verranno istituiti dei corsi sia per il cane che per il detentore del cane”. Perché a noi l’istituzione borghese del padronato ci fa schifo. Perché noi l’ultimo padrone lo abbiamo impiccato con le budella dell’ultimo prete. Perché la rivoluzione proletaria per la liberazione della classe canina ha avuto pieno successo e da oggi il cane è libero, indipendente e repubblicano (… sì insomma … cioè … vabbè …)



barbara




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20 dicembre 2006

IN QUESTA NOTTE D'AUTUNNO

In questa notte d'autunno

1948 - Nazim Hikmet

In questa notte d'autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica.

Erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole

erano uomini

Poesia dedicatami dalla mia adorata nipotina come dono di Natale “per quello che scrive e come lo scrive”. Ed è talmente bella che dovevo assolutamente condividerla con tutti voi.

barbara




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20 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 7



barbara




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19 dicembre 2006

LA STAMPA: I NUOVI DELIRI DI BARBARA SPINELLI

Comunicato Honest Reporting Italia 19 dicembre 2006

Malattie congenite: sono brutte ma esistono, purtroppo, e non c'è altro da fare che prenderne atto. Anche la nostra povera Barbara Spinelli, malauguratamente, ne è affetta: la sua malattia congenita è una strana sorta di delirio che la porta, periodicamente, a capovolgere storia e cronaca di tutto ciò che riguarda Israele. Già in un famoso
editoriale del 28 ottobre 2001 - ricordate? - aveva invitato gli ebrei tutti nel mondo a fare mea culpa per le sofferenze dei palestinesi e per l'11 settembre, e a prendere le distanze da Israele che questo mea culpa non lo voleva fare. Adesso la nostra povera cara ha avuto un altro attacco del male. Non riporteremo l'intero articolo «Palestina terapia d'urgenza» pubblicato sabato 16 dicembre a pagina 1 della Stampa - dubitando fortemente che qualcuno riuscirebbe a raggiungere indenne la fine di questo lunghissimo, contorto, arzigogolato, sconclusionato delirio - ma ci accontenteremo di segnalare i passi salienti.

Solo in questi giorni, forse, si misura nella sua interezza il colossale fiasco delle guerre combattute ultimamente dagli Stati Uniti e dai loro alleati: le regioni che attraverso queste offensive dovevano esser salvate dalla rovina -­ Medio Oriente, paesi petroliferi del Golfo, Afghanistan ­- sono immerse nel caos o in dittature che grazie agli interventi occidentali hanno ricominciato a respirare, a espandersi.
Potrebbe cortesemente precisare, signora Spinelli? Quali sarebbero esattamente le dittature che "grazie agli interventi occidentali hanno ricominciato a respirare" e, addirittura, "a espandersi"?

E lo Stato d’Israele, che a queste guerre ha partecipato in prima persona
prego?

(l’operazione in Libano fu presentata come tappa della guerra contro il terrorismo),
lei sta facendo come al solito un po' di confusione, signora: la guerra del Libano è stata iniziata dal Libano con sei anni di ininterrotti bombardamenti, con incursioni armate in territorio israeliano, con rapimenti e uccisioni di israeliani, e tutto questo dopo un ritiro che persino l'Onu non si è potuto esimere dal riconoscere come totale (risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu del 18 giugno 2001), quindi eviti, per cortesia, di presentarla, lei, come se fosse una guerra voluta da Israele

non è mai stato tanto minacciato.
ma no, certo, mica c'era il terrorismo, prima, mica c'erano autobus pizzerie discoteche mercati che saltavano in aria, prima: ma quando mai!

Quel che è accaduto nei giorni scorsi a Teheran rappresenta il climax di questa tensione negativa: con straordinaria disinvoltura, quasi fosse già oggi il leader di una superpotenza santuarizzata (quasi possedesse già l’atomica che protegge da interferenze esterne), il presidente Ahmadinejad ha convocato una conferenza mondiale che nega l’Olocausto per meglio avvalorare la tesi di fondo della propria politica, che è quella dell’illegittimità dello Stato d’Israele.
Mai sentito parlare di Khomeini, signora? No, eh! Lo sospettavamo, in effetti. Sappia, comunque, che il suddetto Khomeini è venuto prima dell'"operazione in Libano", prima delle "guerra combattute ultimamente dagli Stati Uniti", prima di quell'11 settembre per il quale gli ebrei devono fare mea culpa, perfino prima, pensi un po', della precedente guerra del Libano. Ed è stato proprio Khomeini a insegnare al signor Ahmadinejad quello che sta dicendo oggi, sa.

Simile disinvoltura non è senza effetti sugli estremisti che dall’Iran prendono esempio. Essa dà eccezionale forza ai rappresentanti più radicali di Hamas
no, signora, non è così che stanno le cose: Hamas non ha preso forza dalla conferenza di Teheran: Hamas è nato all'unico scopo di distruggere Israele, senza bisogno di imbeccate da chicchessia

[...] Gli scontri tra palestinesi a Gaza, nelle ultime ore, hanno come duro pavimento queste realtà: l’afasica impotenza delle democrazie occidentali, incapaci d’influire su crisi che hanno lasciato marcire.
Primo: il "duro pavimento" degli scontri tra palestinesi risiede nella precisa volontà palestinese di NON costruire uno stato di Palestina e di distruggere quello di Israele, oltre che in squallidi giochi di potere. Secondo: com'è che da una parte si criticano le democrazie occidentali per essere intervenute, e dall'altra si criticano quelle stesse democrazie per non essere intervenute? Non è un ragionamento un po' schizofrenico?

L’autoaffermazione dell’Iran integralista, che ha guadagnato immensa nuova potenza grazie alla guerra Usa in Iraq.
No, non esattamente: questa potenza l'ha acquisita grazie alla vigliaccheria di chi continua a blandire la tigre nella speranza di essere mangiato per ultimo.

[...] anticipando le elezioni parlamentari e presidenziali, il successore di Arafat spera di ricominciare, con Fatah e indebolendo Hamas, la storia dei negoziati di pace con Israele.
Ricominciare? Speriamo proprio di no, visto che i precedenti "negoziati di pace" sono stati condotti da Arafat dichiaratamente all'unico scopo di violarli tutti dal primo all'ultimo!

Israele si trova davanti a questo immane disastro: militare, politico, umano, di civiltà.
Potrebbe cortesemente documentare queste curiose affermazioni, signora?

Non sarà abbandonato dall’America, anche se l’America delusa e perdente potrebbe riservargli sgradite sorprese. Lo stesso rapporto di Baker e Hamilton sull’Iraq consiglia la via più opportuna ­ trattare con Iran e Siria su Baghdad ­ ma nasconde che l’America negozierà con i due regimi non in posizione di forza, ma di debolezza se non di capitolazione.
Pare che gli ebrei americani usino chiamare quel signore "James-F**k-the-jews Baker: provi un po' a indovinare perché ... A parte questo, che cosa significa "lo stesso rapporto di Baker e Hamilton"? Godono forse anch'essi del privilegio dell'infallibilità come il papa?

Israele sarà ancor meno abbandonato dall’Europa:
per poter essere abbandonato dall'Europa bisognerebbe che in un qualche momento l'avesse avuta al proprio fianco, e non ci sembra di ricordare l'esistenza di simili momenti

[...] Quel che Israele ha di fronte, è la realtà di battaglie che non possono più esser vinte con le guerre e neppure con i ritiri unilaterali. Possono esser vinte solo negoziando con i meno radicali fra i propri nemici,
sta cercando di insinuare che finora Israele non lo avrebbe mai fatto?

dando forza e autorità all’Autorità palestinese,
cioè al Fatah? Quello che ha nella propria costituzione otto articoli che prevedono la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile?

sgomberando davvero i territori
sta cercando di insinuare che Gaza è stata sgomberata per finta?

e permettendo che su di essi sia costruito uno Stato funzionante.
Questa non l'abbiamo capita: ce la potrebbe cortesemente spiegare?

Gaza dopo esser stata evacuata è tornata a vivere sotto dominio israeliano,
in che senso? Potrebbe spiegare e documentare?

ed è stata trasformata in una prigione a cielo aperto,
in che senso? Potrebbe spiegare e documentare?

con 1,4 milioni di carcerati tentati da violenza e martirio
in che senso? Potrebbe spiegare e documentare?

Un’intera popolazione ha pagato la colpa commessa in giugno dai malviventi che hanno rapito il soldato israeliano Gilad Shalit, e paga i missili Kassam che continuano a colpire la città di Sderot in Israele.
Missili lanciati dai marziani, supponiamo ...


Il passaggio di Rafah che dall’Egitto porta a Gaza è quasi sempre chiuso per volontà israeliana,
così, per sfizio, naturalmente, mica perché da Rafah passino armi e terroristi

e a Israele appartiene il controllo dell’acqua
vero: gli israeliani scavano i pozzi e riescono a tirare fuori l'acqua perfino dal deserto, così poi gli tocca darla anche ai palestinesi che, essendo troppo occupati a fare terrorismo, di scavare pozzi non hanno tempo

del cielo, dei movimenti delle persone
la sa una cosa, signora? Quando Israele occupava, proprio occupava in senso vero e proprio, di terrorismo ce n'era poco, e i palestinesi erano sostanzialmente liberi di andare dove volevano: mediti, signora.

Israele ha distrutto strade, ponti, e una centrale elettrica che serviva 700 mila palestinesi.
Tutto ciò che serve al terrorismo Israele ha il sacrosanto diritto di distruggerlo

È la disperazione che genera la forza di Hamas, e che spiega la guerra civile che oggi dilaga a Gaza.
Lei sa quanti miliardi di dollari sono arrivati da quelle parti? Lei sa quante scuole ospedali case fabbriche uffici prati orti giardini pozzi si sarebbero potuti costruire con quei soldi? Dove sono finiti? Anche ammesso che la disperazione sia autentica, e anche ammesso - periodo ipotetico di novantesimo tipo - che fosse quella la causa del terrorismo e della guerra civile, chi ne è la causa?

Gli israeliani dicono che l’evacuazione dei territori e delle colonie non è servita a nulla, né in Libano né a Gaza, perché Hamas resta forte e colpisce anche se Israele si ritira.
No, non proprio: il problema non è il fatto che Hamas resta forte; il problema è proprio l'evacuazione in sé: è stata quella a rendere forte Hamas

È vero, oggi si rischia davvero il peggio: la Shoah è sempre di nuovo possibile, la storia può ripetersi. Ma proprio perché questo è il rischio, proprio perché i boat-people in fuga dal Vietnam iracheno potrebbero oggi essere gli ebrei,
questa è perfino più contorta delle sue solite, e confessiamo di non avere la minima idea di che cosa stia parlando

urge una terapia di estrema emergenza, diversa da tutte le terapie passate. Una terapia nelle mani dello Stato d’Israele, chiamato a un agire diverso e a una memoria non più mitologica dell’Olocausto.
???

Ma una terapia anche in mano all’Europa, che deve trovare il coraggio di pensare l’impensabile: con un impegno molto più diretto, con un gigantesco sforzo finanziario, per fermare l’annientamento sempre meno improbabile d’Israele e la guerra mondiale che ad esso farebbe seguito.
E questa l'abbiamo capita ancora meno.

Ci auguriamo che questo nuovo delirio della signora Spinelli attiri la stessa quantità di repliche di quello, famoso, di cinque anni fa. I commenti possono essere inviati a
lettere@lastampa.it o a barbare@club-internet.fr

E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia, fare un doppio click e inviare una e- mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com

E pensare che se invece di scrivere editoriali deliranti e schizofrenici si dedicasse un po’ di più al moroso distraendocelo un po’, prenderemmo due piccioni con una fava …

barbara




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19 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 6



www.kkl.it

barbara




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18 dicembre 2006

UN MESE FA TE NE SEI ANDATO

E il vuoto si fa ogni giorno più grande, fino a diventare voragine (un pensiero a chi sta soffrendo ancora di più, con la speranza che riesca a trovare la forza di andare avanti).



barbara




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18 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 5



barbara




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17 dicembre 2006

DOVE SONO FINITI?

Manifestazione a sostegno degli studenti iraniani che hanno contestato Ahmadinejad

Giovedì 21 dicembre ore 20 sotto all'ambasciata iraniana a Roma

 

In seguito all'appello dell'Unione dei giovani ebrei d'Italia, riportato sotto:

 

Dove sono finiti?

Manifestazione a sostegno degli studenti iraniani che hanno contestato Ahmadinejad

 

Giovedì 21 dicembre ore 20 sotto all'ambasciata iraniana a Roma

 

Comitato promotore:

 

Forza Italia giovani, Sinistra giovanile, Azione giovani, Giovani della Margherita, Federazione dei giovani socialisti, Giovani Italia dei Valori, Giovani Verdi, Giovani dell’Udeur, Partito radicale transnazionale, Forum nazionale dei giovani, Giovani delle Acli, Federazione universitaria dei cattolici italiani, Unione degli studenti, Unione degli universitari, Movimento studenti cattolici, Azione universitaria, Associazione giovanile studenti iraniani, Generazione U, Giovani Musulmani d'Italia, Unione giovani ebrei d'Italia 
Per adesioni di singoli e associazioni: teheran2007@libero.it



Da “Il Foglio” 14 dicembre 2006


Andiamo a Teheran per sostenere gli studenti

 

Tra le pieghe dell’intricata vicenda iraniana, tra i proclami nefasti di Ahmadinejad ed il tragicomico convegno negazionista della Shoà organizzato dalla diplomazia persiana, due giorni fa abbiamo assistito – più o meno consapevoli – ad una straordinaria lezione; impartitaci, con grande coraggio, da un manciata di studenti della facoltà di ingegneria di Teheran non organizzati e non affiliati (a quanto si sa) a particolari associazioni o a più o meno clandestini partiti politici. Questi ragazzi, nel mezzo di un intervento del presidente della repubblica islamica nell’aula magna dell’ateneo, si sono alzati in piedi al grido di “morte al tiranno”, decidendo di far sentire la propria voce. Ad ogni costo. Ben consapevoli dei pericoli e dei rischi a cui andavano incontro. Sicuri di ricevere le tre stelle che nell’assurda classificazione oscurantista designano lo “studente sovversivo”.

Ci pare che da questo, imprevedibile, episodio, si possa trarre una considerazione – ottimistica - ed un monito: in ogni epoca, ma ancor di più nella società globalizzata, il dissenso non può essere rinchiuso in confini geografici; non può essere sepolto da un potere cieco e feroce, proprio perché tutti noi siamo, al di là delle distanze, sempre “connessi”. In ogni parte del mondo navighiamo in internet, recuperiamo immagini ed informazioni dagli stessi media, ci confrontiamo con posizioni ed esperienze estranee e diverse dalla nostra. E ciò, dunque, ci consente di sperare: che in quel contesto energie fresche e moderne, giovani e preparate, possano sfondare la terribile cortina della repressione teocratica per favorire un lento, forse lentissimo, processo di democratizzazione e trasformazione. Di una società già piena, peraltro, di molteplici ed interessanti fermenti.

Ma quanto accaduto ci impone una riflessione profonda. La impone a noi giovani, studenti, militanti di organizzazioni giovanili dei partiti politici, volontari in associazioni non governative, più o meno impegnati nella politica o nel mondo universitario. Da sempre abbiamo sostenuto, ognuno con le sue sensibilità, che bisogna incoraggiare i dissidenti nei paesi non democratici o in cui la libertà non esiste; da sempre abbiamo ritenuto di dover fornire il nostro appoggio a coloro che si impegnano per l’emancipazione nelle loro nazioni. E dunque, oggi noi lanciamo questo appello a tutti, giovani e studenti, portatori di diverse esperienze e culture, uniti e diversi, per fare quanto possiamo a vantaggio della causa degli studenti iraniani che hanno osato ribellarsi.

Intanto dobbiamo preoccuparci della loro incolumità fisica, oggettivamente messa a rischio in un sistema che non prevede e non tollera forme di dissenso e protesta. In secondo luogo dovremo mostrare tutta la solidarietà di cui siamo capaci, in forme che sapremo studiare nel tempo. Noi oggi proponiamo tre soluzioni: cominciamo con una giornata di discussione in un’ aula universitaria, magari alla presenza di alcuni dissidenti dall’Iran, parlando di Medioriente e di politica internazionale e interrogandoci soprattutto su quale possa essere il nostro ruolo; e restituiamo in questo modo l’università, spesso teatro di un triste “assenteismo dell’impegno”, al suo ruolo naturale di valvola di confronto e sapere.

Portiamo poi la nostra voce e la nostra protesta fin sotto all’ambasciata dell’Iran, come già fece “Il Foglio” in occasione delle prime terribili esternazioni di Ahmadinejad, esigendo delle rassicurazioni sulla tutela dei diritti civili, umani e politici dal regime. E proviamo infine - ci rendiamo conto delle difficoltà, forse insormontabili – a sfidare anche noi il tiranno, recandoci in prima persona nella Teheran dove le manifestazioni sono interdette, ma dove tutti i divieti non riescono ad arginare la forza d’urto delle idee di libertà e giustizia. Possiamo farlo. Potremo riuscire o no. Ma una battaglia come questa merita di essere combattuta, tutti assieme.

                                                        Tobia Zevi – Presidente Unione giovani ebrei d’Italia

                                                        Daniele Nahum – Resp. Politico Unione giovani ebrei




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17 dicembre 2006

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA DI TEHERAN

Seduta di apertura - 09:00-10:00 - Sala Alborz
Presidente: Dr Manouchehr Mohammadi, ministro dell'educazione e della ricerca, Iran
1. Inno nazionale della Repubblica islamica d'Iran
2. Recitazione del santo Corano
3. Istruzioni relative al seminario
4. Messaggio di S.E. Dr Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica d'Iran
5. Discorso di S.E. Manouchehr Mottaki, ministro degli affari esteri della Repubblica d'Iran

Pausa: 10:00-10:20

10:30-12:00
PRIMA PARTE: INCHIESTA STORICA, CONCETTO E PROVE
Presidente: Signorr Mohtashamipour, segretario generale della conferenza internazionale di sostegno al popolo palestinese, Iran
1. Moshe Ayre Friedman: Austria
2. Robert Faurisson: Professore universitario, Francia ["Les victoires du révisionnisme"]
3. Moshe David Weiss: Stati-Uniti
4. Arnold Cohen, Gran Bretagna
- Domande e Risposte -

Pranzo e preghiera: 12:00-14:00

14:00-17:00
SECONDA PARTE: DEMOGRAFIA, NEGAZIONE O CONFERMA
Presidente: Dr Rahmandost, direttore della Società per il sostegno al popolo di Palestina, Iran
1. Jan Berthoff: Svezia "Demografia dell'Olocausto"
2. Fredrick Töben: Direttore dell'Adelaide Institute, Australia "L'Olocausto: l'arma del delitto"
3. David Duke: Università MAUP, Ucraina "Un’inchiesta sull'Olocausto"
4. Gazi Hussein, Siria "Sionismo e Apartheid, fatti, prospettive e abuso politico"
- Domande e Risposte -

Pause: 15:30-15:45

5. Leonardo Clerici: President dell'Institut Skriptura, Belgio "Metodologia dell'Olocausto"
6. Mohammad Ali Ramin: Professore universitario, Iran "Necessità della revisione dell'Olocausto"
7. Christian Lindner: Università di Copenhaguen, Danimarca "I media danesi e l'Olocausto"
8. Zaryani Abdurrahman: Scrittore, Malaysia
- Domande e Risposte -

14:00-17:00 - Sala Aras
TERZA PARTE: PUNTI DI VISTA SULLE PRATICHE STORICHE
President: Signor Torjanzadeh, Tagikistan
1. Michael Piper, Stati Uniti
2. Patrick McNalley: Università di Chuo, Giappone "L'Olocausto visto da un filosofo"
3. A. Pengas: Ricercatore, Grecia "L'ambiente naturale geopolitico del mito olocaustico (sic!)"
4. T. Boshe: Ricercatore, Giordania "L'Olocausto e la storia"
- Domande e Risposte -

Pausa: 15:30-15:45
5. Abu Ziad Edrisi: Marocco "L'Olocausto"
6. Bradley R. Smith: Messico "Il vocabolario irrazionale della classe professorale americana in materia di Olocausto"
7. Shiraz Dossa: Università di Toronto, Canada "Il liberalismo, l'Olocausto e la guerra contro i musulmani"
- Domande e Risposte -
(grazie a Massimo Longo Adorno)

Bene: ora che abbiamo i nomi dei migliori storici del mondo e del loro rispettivo campo di ricerca, sappiamo dove andare a informarci nel caso desiderassimo saperne di più su questi importantissimi temi.


barbara




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17 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 4



barbara




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16 dicembre 2006

ANTISEMITISMO ISLAMICO

di Carlo Panella

Una consolidata tradizione storiografica vuole che gli ebrei nei paesi islamici abbiano sempre trovato una tolleranza e uno standard di vita incomparabilmente migliori, rispetto a quello dei paesi cristiani. Suffragata da documenti storici che -al di fuori di quelli della Genjza del Cairo- riguardano palesemente strati superiori delle comunità ebraiche (ricchi mercanti e rispettati rabbini in testa), questa tradizione configge radicalmente con la memoria storica di cui sono ancora oggi portatori gli ebrei sefarditi scacciati negli ultimi cinquanta anni dai paesi arabi.
Solo una articolata ricerca storica che ponga al centro documenti e memoria delle comunità sefardite nei paesi islamici degli ultimi trecento anni -di cui si avverte una necessità fortissima e che molti hanno già iniziato- potrà dare una conferma -improbabile- o una smentita -certa- al mito della "tolleranza islamica nei confronti degli ebrei". La previsione di questo esito scontato, deriva da una lettura della diffusione capillare, violenta e volgare dell'antisemitismo nei paesi islamici. Antisemitismo virulento, che non può certo essere addebitato ai riflessi del conflitto arabo-israeliano, anche perché si basa su archetipi storici di lontanissima memoria, come l'accusa degli omicidi rituali per impastare il pane azzimo o altre follie similare (vedi il libro "Il pane azzimo di Sion", del numero due del regime siriano Mohammed Tlas), collegato ai fatti di Damasco del 1840.
Al di là di questo dato, è inoltre indiscutibile, come ho dimostrato nel mio libro Antisemitismo islamico da Maometto a Bin Laden (Lindau 2005), che il principale archetipo dell'antisemitismo moderno -"il complotto ebraico"- sia di origine squisitamente maomettana e sia filtrato nella tradizione europea (su questo tutti gli storici sono concordi), solo dopo il XIV° secolo.
La vicenda storica di Maometto e della fondazione della sua prima comunità della Medina, riflesse nel Corano e nella Sunna, come è noto, costituiscono l'archetipo della "politeia" islamica. Il rifiuto ebraico della conversione, il supposto -ma indimostrato- tradimento delle tre tribù ebraiche che vivevano nella Medina a fianco degli "idolatri", le punizioni successive (esilio per due tribù e infine sgozzamento nel 627 Dc dei 650 maschi dei banu Quraizah), segnano i passi del mutato atteggiamento del Profeta nei confronti degli ebrei e la nascita dell'ossessione del "complotto ebraico". A partire dalla morte del Profeta (anch'essa falsamente attribuita ad una ebrea falsamente convertita), lungo tutta la storia dell'Islam, ogni crisi della umma, a partire dalla guerra civile tra sciiti e sunniti, viene attribuito dalla tradizione musulmana a un qualche "complottatore ebreo" (che in ogni caso non è mai esistito come figura storica).
Oggi, numerosi documenti dell'Islam fondamentalista, vuoi della Arabia Saudita, vuoi della grande area che fa riferimento ai Fratelli Musulmani, vuoi dello sciismo khomeinista, continuano quella tradizione e inquadrano la vicenda storica di Israele non come un conflitto nazionalista tra sionisti e palestinesi, ma, appunto, come ennesimo e definitivo "complotto ebraico". Una mirabile sintesi di questa paranoia è contenuta nello statuto di Hamas:
"Questi nostri nemici (gli ebrei, ndr.) erano dietro la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa e molte rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, di qua e di là nel mondo. E' con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società a promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary club, i Lions Club, il B'nai B'rith e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio.
Con il denaro il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione.
A proposito delle guerre locali e mondiali tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l'Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all'interno di tale organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo."
Un ossessione, si badi bene, che non è affatto figlia dei Protocolli dei Savi di Sion (come erroneamente si crede, anche a causa di una lettura troppo affrettata di Bernard Lewis), ma che la precede e la determina, come ben spiega l'ayatollah Khomeini (che non cita mai i Protocolli) nel terzo paragrafo del suo fondamentale testo sul "Governo islamico" del 1970: "Fin dal principio il movimento islamico venne tormentato dagli ebrei, i quali diedero inizio alla loro attività reattiva, inventando falsità circa l'Islam, attaccandolo e calunniandolo. Ciò è continuato sino ai nostri giorni. Poi sopravvenne la funzione di gruppi che possono essere considerati più malvagi del demonio e delle sue schiere".
Oggi, il presidente iraniano Ahamadinejad si inserisce in questa tradizione, rilanciandola come baricentro di una nuova aggressiva strategia planetaria, imperniata sulla bomba atomica. Una strategia che combina la deterrenza atomica all'impiego della guerra asimmetrica-terroristica (secondo il modulo impiegato da Hezbollah in Libano), non solo per difendere interessi di potenza regionale (come erroneamente pensano le varie cancellerie, Farnesina inclusa), ma per "esportare la rivoluzione islamica", programma per cui è stato eletto.
Ahmadinejad, nel suo recente discorso all'Onu ha definito uno schema interpretativo delle relazioni internazionali basato proprio sul concetto di "complotto ebraico", sostenendo che proprio le sue trame determinano l'indegnità morale delle Nazioni Unite. Ha pronunciato una condanna netta, volgare della legittimità antifascista dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ha negato l'esistenza della Shoà, ha proposto un nuovo assetto dell'Onu, basato sull'esclusione di fatto dell'asse sionista-americano e sull'alleanza che aveva appena siglato nei giorni precedenti con il peggiore caudillismo populista latinoamericano (anch'esso esplicitamente antisemita) di Hugo Chavez e di Evo Morales.
L'antisemitismo peggiore, l'apoteosi del "complotto ebraico", diventa così sotto i nostri occhi un protagonista centrale del confronto internazionale, addirittura del dibattito sulla riforma dell'Onu. Un fronte di nazioni orgogliosamente antisemite -tanto che ne fanno una chiave di lettura della storia- sta cementando una alleanza internazionale sul fertile terreno del Movimento dei Non Allineati. La implosione del totalitarismo sovietico (anch'esso venato di antisemitismo) lascia il campo ad un’emergente identità aggressiva dei paesi del terzo mondo produttori di petrolio (Iran e Venezuela in testa), che ha nell'antisemitismo il suo baricentro.
E' ora che il mondo della politica, della cultura e del giornalismo, accecati dal politically correct e dall'inerzia di metodi d'analisi crollate venti anni fa col Muro, se ne rendano conto.

Suggerisco caldamente a tutti la lettura del libro citato in questo articolo, ossia

Carlo Panella, Il «complotto ebraico» - L’antisemitismo da Maometto a Bin Laden, Lindau

che, con documentazione ineccepibile, capovolge tutto ciò che anche i più informati fra di noi avevano sempre creduto. Perché non c’è niente di male ad accorgersi che ci si era sbagliati. Quanto all’antichità dell’odio antiebraico dell’islam, ricordo che lo avevo già documentato qui.



barbara




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16 dicembre 2006

C'ERA UNA VOLTA IL DESERTO 3



barbara




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15 dicembre 2006

AUGURI DI FELICE CHANUKKÀ AGLI AMICI EBREI

                                              

E a tutti coloro che hanno voglia di ricevere un augurio.

barbara




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15 dicembre 2006

PER NEGARE LA SHOAH

di Furio Colombo

Sappiamo tutti ciò che sta avvenendo in questi giorni a Teheran. Sotto la finzione grottesca del convegno universitario, si è aperto un processo alla Shoah. Il presidente della Repubblica dell'Iran, Ahmadinejad, ha già anticipato il senso di ciò che sta accadendo, dunque ha già fatto circolare la velina della sentenza che attende di avere: la Shoah è un'invenzione della cultura europea, succube del complotto ebraico.
Avevano bisogno di un grande pretesto per occupare la Palestina e lo hanno inventato, con la consueta malevola astuzia. La stessa dei Protocolli dei Savi di Sion, la stessa del sangue dei bambini cristiani da essi versato (nella interpretazione di Ahmadinejad si tratta di sangue islamico). La stessa del deicidio.
È molto importante ciò che sta per accadere a Teheran. Perché fa venire brutalmente alla luce ciò che si dice e non si dice, si pensa ma si nega, oppure inquina - non notato, come una fonte infetta - la persuasione di molti che credono di discutere di politica ma non sanno su quali fondamenta appoggiano le loro riflessioni, o antagonismi, o proteste.
Quando il tema è Israele, in tanti parlano di occupazione da sessant'anni, mostrando così di considerare occupazione anche la terra assegnata dall'Onu al nascente Stato degli Ebrei, mostrando di considerare la data della fondazione di quello Stato come l'inizio di un potere usurpato.
Quando la discussione è sulla difesa di Israele, sui modi in cui tenta di tener testa al terrorismo e alla ostilità che lo circonda, due riferimenti tornano spesso: i perseguitati sono diventati persecutori. E anche: la persecuzione (ovvero la Shoah) non è una buona ragione per occupare la terra degli altri. In altre parole, per quanto sia stata grave, la Shoah è una tragedia che riguarda l'Europa e non
la Palestina.
L'obiezione sulla indifferenza che rasenta l'antisemitismo o lo rappresenta, viene sdegnosamente respinto dicendo che in questi casi non si parla di ebrei. Si parla di Israele e di Israeliani.
Agli Israeliani si imputano delitti che sono tutti nella tradizione antica e profonda del pregiudizio che rende costantemente speciali le colpe degli ebrei.
Muoiono purtroppo bambini in tutte le guerre. Ma i bambini vittime delle azioni militari israeliane sono esibiti in televisione, corpicino per corpicino, in insopportabili sequenze come non avviene per il Darfur (duecentomila bambini fra le vittime di un immenso genocidio, molti sepolti vivi, in due anni), come non avviene per tutti gli altri conflitti che disgraziatamente insanguinano il mondo.
Gli iracheni restano «resistenti» anche quando fanno saltare uno scuolabus, una intera scuola o fanno strage di intere famiglie per ragioni religiose. Rapide sequenze mostrano i piccoli cadaveri sotto mucchi di coperte e lenzuola insanguinate. In Libano le vittime dei soldati israeliani venivano mostrate scoperte, bambino per bambino, come se fossero stati colpiti uno per uno, di proposito.
Le vittime di Israele sono poveri. Israele (come tutti gli ebrei) è ricco e non solo occupa, ma domina e sfrutta. In questo modo viene cancellato l'immenso potere del petrolio (e delle armi) di Iran e Arabia Saudita, oltre al sostegno militare della Siria che, attraverso Hezbollah, sta lavorando a riconquistare il controllo del Libano.
Costi quello che costi, in vite umane, il controllo del Libano da parte di Hezbollah e della Siria, con illimitati fondi iraniani, è il normale susseguirsi dei drammi quotidiani che accadono dovunque nel mondo. Invece Israele se sta fermo occupa. Se si muove è un arrogante conquistatore. Se reagisce a migliaia di missili le cui rampe sono state disseminate dovunque vi siano donne e bambini, è assassino. Se erige un muro contro le stragi nelle sue strade, è «apartheid» e «muro della vergogna», benché da allora non vi siano più state stragi.
Quando una nonna o un bambino imbottiti di tritolo cercano di passare a un «check point» israeliano (il bambino per fortuna si è salvato) si tratta di notizie drammatiche ma isolate. Nessuno le usa per far capire perché i «check point» israeliani siano così tanti, così lenti e - fatalmente - così odiosi per tanti pacifici palestinesi, che stanno soltanto andando a scuola o al lavoro. A nessuno viene in mente che, come i libanesi, ogni giorno vengono mandati a fare da scudi umani.
Ieri a Gaza tre bambini sono stati uccisi come vendetta trasversale di Hamas contro uno dei collaboratori chiave di Abu Mazen, il presidente palestinese. È un evento terribile perché non è guerra, e non è errore imperdonabile. È assassinio. Un assassinio deliberato di bambini. Ma è una notizia breve, senza corpi esibiti, parte di vicende della turbolenta vita quotidiana. Non sono stati gli israeliani a uccidere quei bambini.
Adesso, con la sua iniziativa, Ahmadinejad ha tolto di mezzo ogni possibilità di dividere un argomento dall'altro: gli israeliani sono fuori posto perché sono ebrei, sono occupanti perché hanno creato un complotto e sono nemici perché gli ebrei tentano da sempre di prendere il controllo del mondo.
Interessante apprendere che tra i partecipanti di Teheran c'è un signore americano di nome David Duke. È stato "Grand Wizard" (capo supremo) del Ku Klux Klan (la storica organizzazione del razzismo americano che combatte i neri e gli ebrei). Duke, negli anni Ottanta, ha tentato di farsi eleggere senatore nelle file del partito repubblicano.
Ma l'America, neppure ai tempi di Ronald Reagan, era il posto in cui un personaggio (che avrebbe sfilato fra gli applausi con la bandiera celtica il 2 dicembre per Berlusconi) può schierarsi insieme alla destra. La destra lo ha rifiutato benché fosse in testa ai sondaggi del suo Stato. E ha preferito perdere contro un candidato democratico e antirazzista.
Bene, Duke sarà a Teheran per discutere di Shoah e di diritto degli ebrei ad avere il proprio Stato fondato dalle Nazioni Unite. È bene forse non dimenticare che il Ku Klux Klan e il fondamentalismo cristiano americano considerano le Nazioni Unite uno strumento dell'ebraismo nel mondo.

Ogni tanto Furio Colombo ha un breve ritorno di memoria: si ricorda che c’è stato un tempo in cui conosceva la storia e la cronaca, ed era sufficientemente onesto da raccontarle. Questo è uno di quei ritorni.

barbara




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15 dicembre 2006

SCUSATE

ma io questa cosa bisogna proprio che la dica: una bruttezza come quella di Livia Turco è una cosa assolutamente immorale. Dovrebbe essere vietata per legge, senza eccezioni. Neanche in modica quantità. Neanche per uso personale. Neanche col consenso dei genitori. Neanche con l’autorizzazione del prefetto e del vescovo a camere riunite. Mai. Ecco, l’ho detto.

barbara




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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





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