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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 novembre 2006

MA VE LO IMMAGINATE

se invece fosse stato un prete?



barbara

AGGIORNAMENTO abbastanza in tema: comprare e leggere (nuovo imperativo categorico).




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29 novembre 2006

GUARDIAMO IN FACCIA IL NOSTRO FUTURO

Intervista a Omar Muhammad Bakri sulla strategia del movimento islamico in Europa (12 settembre 1998)
L'intervista è stata realizzata da Magdi Allam il 12 settembre 1998 nell'abitazione londinese dello sheikh Omar Muhammad Bakri, e pubblicata solo parzialmente sulla «Repubblica».

Lei esclude a priori qualsiasi possibilità di intesa tra l'islam e la civiltà occidentale?
Noi riteniamo che il musulmano debba rifiutare categoricamente tutte le leggi secolari. Ma da un punto di vista pratico, per consentire l'affermazione dell'islam in Europa, noi facciamo una distinzione tra la modernità e la civiltà. Non rifiutiamo la modernità, la televisione, il fax e il telefono cellulare. Ma la mia civiltà è l'islam e Allah ci ha prescritto di vivere per adorarlo e obbedire ai suoi precetti. Per contro la civiltà dell'Occidente è basata sulla separazione tra Dio e lo Stato, tra la fede religiosa e i valori secolari. Noi dobbiamo cambiare il sistema di vita e ciò richiede una rivoluzione intellettuale. E io credo che noi dobbiamo convertire all'islam i non musulmani perché siano loro i protagonisti della trasformazione della società. Questa svolta non avverrà per mano dei musulmani immigrati, ma da parte dei musulmani europei che sono cittadini a pieno titolo e che interagiscono con tutti gli strati della società. Ogni giorno 63 europei si convertono all'islam. E noi siamo più prolifici, a ogni generazione noi raddoppiamo e i non musulmani si dimezzano. Oggi l'islam è la religione
che si diffonde con maggior rapidità in Europa. Noi dobbiamo conquistare le menti dei figli di queste società europee, devono essere loro l'avanguardia della rivoluzione dell'islam in Europa. A tale fine dobbiamo costruire più moschee, più scuole islamiche, rivendicare programmi islamici nelle scuole pubbliche. Sono le leggi secolari che devono scendere a un compromesso, noi musulmani non accettiamo compromessi. Le leggi secolari sono fatte da uomini e possono essere modificate dagli uomini. Ma la sharia, la legge di Allah, non può essere modificata dall'uomo. Se lo Stato capitalista dovesse rifiutare, a quel punto fallirà come sistema perché contraddirà uno dei suoi principi basilari, la libertà religiosa, di espressione e di organizzazione. La verità è che non c'è libertà, è solo uno slogan, ci sono leggi e ordine dello Stato. Anche la democrazia, il potere del popolo, dal popolo e per il popolo, è una falsità. In definitiva chi governa è il partito al potere, indipendentemente dalla volontà popolare.

Lei predica la creazione di uno Stato islamico all'interno degli Stati di diritto dell'Europa?

No, io sono contrario alla separazione dalla società europea. Noi dobbiamo avere i nostri quadri, le nostre moschee, le nostre scuole, i nostri ambulatori, i nostri mercati, ma senza isolarci. Noi non ci integriamo ma non ci separiamo. Noi vogliamo dar vita a dei modelli di sistema di vita Che consentano alla comunità musulmana di salvaguardare la propria identità e favoriscano la conversione degli europei all'islam. Noi vogliamo scatenare lo scontro ideologico tra l'islam e il kufr, la miscredenza. Noi contestiamo i principi basilari della civiltà occidentale.

Lei nega il diritto alla libertà di pensiero, di associazione e di culto?

La libertà non può significare dire tutto ciò che si vuole. Si può permettere a uno di dire che il profeta Maometto era un bugiardo? O di dire che non esiste un Creatore? O di insultare Allah? Ciò non è libertà, è miscredenza. E a proposito della libertà di culto, l'islam prescrive che chi cambia la propria religione debba essere ucciso. Non è possibile concedere la libertà a un rinnegato musulmano. L'islam detta legge anche negli affari più privati della vita. Allah impone che l'uomo possa penetrare la donna solo da dove Lui infonde la vita. Di quale libertà personale stiamo parlando? La libertà è dei miscredenti. Oggi in Occidente gli uomini si stanno effeminando e le donne si stanno maschizzando, e il risultato è che le donne fanno l'amore con le donne e gli uomini si accoppiano con gli uomini. Noi seguiamo la legge di Allah non le leggi degli uomini.


Ritiene che ci sia una crescita del movimento islamico in Europa?
È un'operazione che richiede un coordinamento, io sono ottimista e sono certo che avrà successo. In Gran Bretagna tutte le associazioni islamiche concordano sull'azione di proselitismo a favore dell'islam, sulla tutela della civiltà islamica e sul consolidamento e la crescita dell'islam. Noi stiamo operando per islamizzare la società britannica. Il contrasto verte sull'opportunità di scatenare uno scontro ideologico con lo Stato capitalista e sull'opportunità di attendere l'emergere di uno Stato islamico nei paesi di fede musulmana. Ma solo l'islam è la soluzione della crisi della civiltà occidentale, solo l'islam è la religione in grado di ergersi a sistema di vita per tutta l'umanità.


Come può ritenere che una Nazione islamica possa costituirsi in Europa quando gli stessi Stati musulmani hanno fallito quest'obiettivo?
Oggi non c'è un solo Stato islamico. Non lo è l'Arabia Saudita, né l'Iran, né il Sudan, né il Pakistan. Eppure l'islam in Europa ha avuto successo senza la presenza di uno Stato islamico. Immaginiamoci che cosa accadrebbe se si creasse uno Stato islamico. (da “Bin Laden in Italia – Viaggio nell’islam radicale” di Magdi Allam, Mondadori)

Quelli che strepitano che noi cattivissimi “islamofobi” continuiamo a strillare al lupo al lupo per puro odio antiislamico, saranno disposti a prestare qualche attenzione a un buonissimo musulmano?
(E ricordiamo)


barbara




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29 novembre 2006

UNA CANDELA PER SHUNY


Qui
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barbara




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28 novembre 2006

L’AMICO EBREO DI UN SACCO DI GENTE

Mi sto facendo lentamente la convinzione che esista da qualche parte un gruppo di persone specializzate nell'essere l'amico ebreo di un sacco di gente, e nel pensarla esattamente come loro.
Se avessi visto gente che dice "ho un sacco di amici ebrei e qualcuno mi dà torto", allora potrei pensare che, essendo l'ebreo statisticamente diffuso nella popolazione, sia possibile che la gente conosca sempre almeno un ebreo.
Invece, tutti questi signori hanno un amico ebreo con le seguenti caratteristiche sistematiche:
1) L'amico ebreo la pensa come te quando pensi male degli ebrei, pardon di Israele.
2) L'amico ebreo non ha un nome. Che so, Giuseppe o Francesco. No, l'amico ebreo non è mai "Il mio amico Giuseppe". È sempre un generico ed anonimo "amico ebreo".
3) L'amico ebreo è un drago, è uno figo, nel senso che gode indistintamente della stima di chi ha questo amico. Non si sente mai dire "ho un amico ebreo ed è un po' pirla", ma sempre "ho un sacco di amici ebrei che stimo moltissimo". Questo fa onore al mondo ebraico, ma non è statisticamente possibile che sia anche casuale.
4) L'amico ebreo è l'unico ebreo ad essere benvoluto. Tutti gli altri sono degni di critica, mentre l'amico ebreo no, lui non sbaglia. Si tratta quindi di un amico ebreo fortemente atipico, se non addirittura perfetto, visto che non è mai lui ad essere oggetto di critica, ma sempre e solo tutti gli altri ebrei.
5) Anche se non si dice esplicitamente, è sempre al maschile. Questo non esclude che possa anche essere una donna, tuttavia nessuno parla mai dell'amica ebrea o delle amiche ebree, ma sempre dell'amico ebreo o degli amici ebrei. Insomma, è statisticamente maschio.
6) Sono persone coltissime. Quando ci si riferisce all'amico ebreo, quasi sempre si fa riferimento ad una sua grande cultura.
7) Non si fidanzano mai. Tutti hanno un amico ebreo, o più amici ebrei, ma stranamente nessuno dice mai "ho avuto/ho un fidanzato/a ebrea". Probabilmente si tratta di una corrente ebraica molto casta.
8) L'amico ebreo passa la giornata a leggere la posta. Nella media, circa 600 metri cubi di carta stampata al giorno in tutto il mondo sono "lettere ad un amico ebreo". Probabilmente per leggere tale immane mole di scritti usa un metodo simile a quello di Babbo natale, con il quale peraltro condivide la caratteristica 9.
9) L'amico ebreo fa regali. Il 60% di coloro che dicono di avere un amico ebreo sostengono di aver ricevuto almeno un dono, generalmente un libro, da lui. Considerando il fatto che legge lo stesso volume di lettere di Santa Claus, si potrebbe sospettare un qualche legame, tuttavia non ci sono fonti riguardanti amici ebrei di eschimesi come si ci potrebbe aspettare se babbo natale fosse ebreo.
Ora, i casi sono due:
A) Esiste un'organizzazione di persone colte, caste, stimate, critiche, amichevoli, e anonime il cui lavoro consiste nell'essere gli anonimi, casti, stimati, critici ed amichevoli amici ebrei di ogni persona che critica Israele: come tu critichi Israele questa organizzazione ti assegna un "amico ebreo" d'ufficio, a meno che tu non ne abbia uno di fiducia purché iscritto all'ordine.
B) Il cosiddetto amico ebreo a volte si sveglia dicendo "fiat lux" e altre volte crea il mondo in 6 giorni e si riposa il settimo. Questo spiegherebbe come mai sia anonimo, come mai sia così stimato, casto, e specialmente come mai sia così critico verso gli ebrei.
Poiché la seconda ipotesi è troppo metafisica, devo pensare che la risposta giusta sia la "A", e allora mi chiedo quanto guadagnino questi per fare questo lavoro.
Non poco, spero....
Lev

È un po’ vecchiotta, ma sempre godibile. E soprattutto estremamente realistica.


barbara




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27 novembre 2006

IL LIBRO NERO

Se non siete dotati di una robusta dose di pelo sullo stomaco, non leggetelo. Il libro - 860 densissime pagine - documenta, attraverso varie testimonianze, lo sterminio degli ebrei nei territori sovietici occupati dai tedeschi. Chi abbia letto le numerose testimonianze di sopravvissuti che l'editoria ci offre potrebbe pensare di essere preparato al panorama che ci si apre davanti in queste pagine, ma si sbaglierebbe. Dalle testimonianze lette finora abbiamo imparato a conoscere le cose "grandi" dei ghetti e dei campi: la miseria, la fame, il freddo, le malattie, le percosse, il terrore, la morte. Non conosciamo invece le cose "piccole": le infinite vessazioni che ogni giorno, con inesauribile fantasia, i tedeschi inventavano per fare impazzire quella gente, le disposizioni delle quali ogni giorno veniva modificato un dettaglio, le strade vietate che cambiavano ogni giorno in modo che gli ebrei si trovassero ad essere costantemente "fuorilegge". E non conosciamo l'indicibile orrore perpetrato nei campi della Russia, dell'Ucraina, della Lituania. Non lo conosciamo per un motivo molto semplice: di quell'inferno non ci sono sopravvissuti. Quelli che ne sono usciti vivi si contano sulle dita, e a chiudere loro la bocca per sempre ha provveduto il compagno Stalin. Al libro stesso è stato impedito di vedere la luce: per mezzo secolo è rimasto nascosto, e coloro che vi avevano collaborato sono stati condannati a morte.
Se ritenete di avere sufficiente pelo sullo stomaco leggetelo: quei milioni di cadaveri straziati lo reclamano. E lo meritano.

Il libro non è recente, e questa recensione l’ho scritta quattro anni e mezzo fa per Ebraismo e dintorni. Quanto scritto, però, rimane valido, così come rimane valido l’imperativo di leggerlo.
Poi uno si ritrova a pensare: chissà, se la nonna russa non fosse scappata dai pogrom, chissà se tu saresti riuscito a venire al mondo.

Il libro nero, Vasilij Grossman - Il'ja Erenburg, Mondadori



barbara




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27 novembre 2006

SANTORINI



Grazie alla dolcissima Giacomina, che le sta inventando tutte per sottrarmi alla disperazione, e ogni tanto ci riesce anche, almeno per un po’. Poi capita che vedo per strada una che parla al cellulare e di colpo un pensiero mi trapana il cervello: io con Shuny mai più. E un coltello mi entra nello stomaco.

barbara




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26 novembre 2006

LA REPUBBLICA: QUANTA SIMPATIA PER UNA TERRORISTA!

Comunicato Honest Reporting Italia 26 novembre 2006

Il fatto è noto: una donna di 64 anni, madre e nonna, ha tentato di farsi esplodere per uccidere degli israeliani. Fortunatamente ha fallito, ed è morta solo lei. L'estensore dell'articolo che vi proponiamo non sembra però condividere il sollievo per la strage evitata: tutt'altro. Sia ben chiaro: provare più simpatia per i palestinesi che per gli israeliani rientra a pieno titolo nella libertà di opinione garantita a chiunque; ci si permette tuttavia di rilevare che la simpatia per i terroristi appare qualcosa di radicalmente diverso, soprattutto quando tale simpatia porta a mistificare i fatti. Ma vediamo un po' più in dettaglio questo articolo pubblicato a pagina 8 della Repubblica di venerdì 24 novembre, dal titolo: «Gaza, kamikaze a 64 anni "Voleva vendicare il nipote"».

GERUSALEMME - C´è anche un video che la immortala prima della missione suicida. Indossa un vestito nero, il viso stretto nel velo bianco che le nasconde i capelli e le scende sulle spalle, la fascia verde sulla fronte con la scritta di Hamas. E poi il kalashnikov, quasi più grande di lei, che tiene sollevato con le due braccia, le bandiere, sempre verdi, sempre piene di scritte, che fanno da sfondo al suo proclama, pronunciato con voce stridula, ma ferma.
Si direbbe che ci si voglia far dimenticare che si sta parlando di una terrorista assassina, con questo ritratto più adatto a una dolce nonnina intenta a cullare l'ultimo nipotino. Tale è la simpatia per questa donna, da non esitare a proporci anche una grottesca contraddizione in termini come quella della voce "stridula ma ferma".
Fatima Omar Mahmoud al Najar, 64 anni, madre di 9 figli e uno stuolo di nipoti si è fatta esplodere ieri pomeriggio a pochi metri da una postazione di di Tsahal vicino al campo rifugiati di Jabalya, nella Striscia di Gaza.
Giusto a proposito: come mai dopo tredici anni di amministrazione da parte dell'Autorità Nazionale Palestinese ci sono ancora i campi profughi? Come mai quei campi voluti dagli arabi, costruiti - in territorio occupato e amministrato dall'Egitto - dagli arabi, riempiti dagli arabi con i palestinesi indotti dagli arabi (come è ampiamente documentato nella stampa araba) a lasciare le proprie case, sono ancora in piedi e ben pieni? Come mai l'ANP non ha usato le decine di miliardi di dollari NOSTRI incassati in tutti questi anni per dare a queste persone un'esistenza decente? E come mai quegli stessi campi profughi che, quando l'area era amministrata da Israele, non potevano essere nominati senza una sequela di aggettivi e avverbi e giudizi di condanna, ora che l'amministrazione è passata all'ANP hanno perso per strada tutti gli aggettivi e tutto il resto?
Una nonna. Attentatrice suicida. La più anziana, tra le pochissime figure femminili che la storia dei kamikaze ricordi. Sembrava un gesto di disperazione. In realtà è una vendetta. Cercata, voluta, ottenuta con l´ostinazione che solo una nonna, ferita in un dolore terribile, s´impone. Lo svela la figlia maggiore, Fatheya, anche lei colpita nei sentimenti più profondi. "Cercavamo vendetta", dice ai cronisti che sono riusciti a contattarla nel campo di Jabalya. "Loro, gli israeliani, ci hanno distrutto la casa, hanno ucciso suo nipote, mio figlio. Hanno ferito un secondo nipote che ora gira su una sedia a rotelle senza più una gamba. Volevamo fare qualcosa, reagire, placare tutto il dolore che ci portiamo dentro".
Quanti israeliani ci sono, signor giornalista, "feriti in un dolore terribile"? Quanti israeliani sono stati "colpiti nei sentimenti più profondi"? Quanti israeliani hanno avuto la casa distrutta, figli e nipoti uccisi e altri feriti, mutilati, invalidi? E quanti di loro sono andati a cercare vendetta? Quanti di loro hanno preso le armi e sono andati a uccidere? Quanti di loro hanno scelto di "placare tutto il dolore che si portano dentro" facendo stragi? E le rarissime volte che ciò è accaduto, quanta comprensione hanno ottenuto dai nostri simpatetici inviati?
Madre e figlia ci riflettono. Ne discutono per ore, forse giorni. I ricordi delle cannonate sulle case di Beit Hanun dove stava dormendo un´intera famiglia di 18 persone, tra cui molte donne e bambini, sono ancora vivi.
Molto meno vivo sembra invece essere, nel giornalista, il ricordo delle migliaia di razzi sparati - dopo il ritiro israeliano - dalla striscia di Gaza verso Israele, provocando terrore e distruzione e morte.
Fatheya ha perso un figlio. Fatima un nipote. L´altro nipote si è salvato per un soffio. Aveva una gamba maciullata dalle schegge dei colpi di mortaio. Rischiava la cancrena, i medici hanno dovuto amputare. E ora si trascina su una sedia a rotelle. Dentro la nuova casa, da altri parenti. "Mia nonna", racconta ancora ai cronisti Fatheya, "alla fine prende una decisione. Io l´assecondo. Decidiamo di farci esplodere. Vogliamo morire come martiri, vendicare la morte del nostro piccolo. Andiamo alla moschea, spieghiamo quello che vogliamo fare. Molti fanno resistenza. Ma noi ci imponiamo. Pretendiamo giustizia e pretendiamo di ottenerla nel modo che consideriamo più giusto. Alla fine, la nostra richiesta è accettata. Ma lei, mia madre, decide di farlo da sola".
Le missioni suicide prevedono un rito particolare. Ci si prepara spiritualmente, ci si lava, si indossano i migliori vestiti, si lascia una sorta di testamento, si registra un video che resterà a futura memoria. C´è il proclama, il saluto ai parenti e agli amici, l´obiettivo da compiere e i motivi per cui si va a morire suicidi.
E sembra che si continui a dimenticare che non si va solo "a morire suicidi": si va anche ad assassinare, si va a compiere un attentato terroristico, si va, se possibile, a cercare la strage.
Fatima Omar Mahmoud al Najar segue tutta la trafila con impegno e scrupolo. Indossa i vestiti che qualcuno le ha preparato, si stringe la fascia verde e bianca di Hamas sulla fronte, imbraccia il fucile mitragliatore, guarda la videocamera e spiega il senso della sua missione. Poi arriva il momento di andare. Qualcuno ha già preparato la cintura esplosiva. Panetti di tritolo confezionati da veri artigiani del terrore. Sono collegati tra loro da un filo che termina con il detonatore. C´è un gancio: basta tirarlo e i panetti di tritolo esplodono in contemporanea. E´ il primo pomeriggio di ieri. Per tutto il giorno, la parte a nord della Striscia si è svolta una battaglia campale. Almeno mille soldati di Tsahal, coperti e scortati da un centinaio di carri armati, da ore avanzano verso Gaza city.
Interessante questo passaggio: elenco accurato di tutte le forze in campo da parte di Israele e ... niente dall'altra parte. Eppure, se si è avuta addirittura "una battaglia campale" durata "per tutto il giorno", la controparte non deve essere scesa in campo con sassi e fionde o con schioppetti ad avancarica.
Il premier Olmert ha deciso di un nuovo piano.
Prima c'era "l'esercito di Sharon", adesso c'è il premier Olmert che decide piani: molto più facile la demonizzazione con nome cognome e fotografia, vero?
Bisogna spingersi dentro la Striscia per almeno cinque chilometri. Bisogna impedire nuovi lanci di Qassam verso Israele. Sderot, 28 mila abitanti, un tempo paradiso per moltissimi emigrati ebrei delle ex repubbliche sovietiche, si è trasformata in una città fantasma.
Non solo una città fantasma, caro signore: anche una città con distruzioni, e morti e feriti: può darsi che i morti ebrei per lei siano un dettaglio talmente insignificante da non meritare neppure una menzioncina di passaggio, ma forse anche quei morti e quei feriti lì, sa, avevano una mamma, una nonna, dei fratelli, cose così.
L´esercito dell´Idf avanza con difficoltà. Incontra molta resistenza. I razzi continuano a piovere oltre il confine. Intervengono i caccia, gli elicotteri. Con l´aiuto dei droni e le mongolfiere munite di telecamere sofisticate,
ma quanta dovizia di particolari, per le forze in campo israeliane!
bombardano alcuni palazzi e terreni da dove è partita l´ultima salva di razzi. La battaglia si concentra attorno al campo di Jabalya. Le telecamere dicono che le cellule degli artiglieri palestinesi si sono rifugiati in quella zona. Moriranno in sette. Due esponenti di spicco dei Comitati di resistenza popolare, tra cui il comandante militare della zona nord della Striscia, Fayeq abu al Qumsan, sono centrati da un missile mentre girano attorno al campo a bordo della loro auto. Poi, nel primo pomeriggio, la battaglia concede una tregua. Alcune pattuglie di soldati sono già alle porte di Gaza city. Pochi chilometri più in là, il presidente Abu Mazen torna a incontrare il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh. Cerca di ricucire lo strappo di mercoledì scorso quando le trattative per la formazione di un nuovo governo si sono arenate per l´attribuzione dei ministeri. I due parlano.
Ma che quadretto idillico: gli israeliani BOMBARDANO con soldati e carri armati e caccia ed elicotteri e droni e mongolfiere ... e i palestinesi PARLANO!
Nonna Fatima è già in viaggio verso la morte. Avanza a piedi, lungo uno sterrato che si apre su un campo pieno di buche provocate dalle bombe e dai mortai.
Arrivati non si sa perché. Mandati da un destino cinico e baro che ha imposto loro per vicini gli spietati israeliani che, come tutti gli ebrei, sono cattivi per natura. E questa povera vecchia costretta ad avanzare a piedi, su quello sterrato, con quel terribile campo pieno di buche ...
I soldati sono a poche centinaia di metri. Le ordinano di fermarsi. Capiscono che indossa un corpetto esplosivo. Lei continua a camminare. Adesso è a poche decine di metri. Le lanciano contro una granata, poi sparano altri colpi. Fatima salta in aria. Tre soldati vengono feriti dalle schegge. Ferite lievi. Della nonna-kamikaze restano solo pochi brandelli.
Anche delle vittime dei terroristi suicidi restano pochi brandelli, egregio signore, quando questi riescono a portare a termine le loro "missioni", come le chiama lei. Con la differenza che loro, le vittime dei terroristi, non hanno scelto di morire. Non hanno scelto di dedicare la propria esistenza all'odio e alla distruzione dell'esistenza altrui, loro. Non hanno scelto di rinunciare ad avere uno stato per dedicarsi interamente a distruggere lo stato degli altri, loro.
E quel video che sua figlia Fathya conserva con orgoglio. Naufraga in un mare di tristezza e di dolore.
Che tristezza, vero, quella povera vecchia morta senza neanche riuscire a far fuori un po' di maledetti sionisti.

Come già detto, la libertà di opinione è sacra, ma il panegirico dei terroristi è un tantino disgustoso. Soprattutto quando si sarebbe pagati per informare.
Per protestare è possibile scrivere a
rubrica.lettere@repubblica.it.

Nel frattempo continuano a cadere razzi su Israele, e quel giornaletto umoristico che va sotto il nome di Corriere della Sera, nella sua versione online titola: “Razzi su Israele, ma la tregua regge”. Questo significa che quando finalmente Israele si stuferà di prenderle e comincerà a rispondere, torneremo a leggere per l’ennesima volta che “Israele rompe la tregua”.
Ma mica che loro abbiano poca simpatia per Israele, per carità, cosa andate a immaginarvi!

barbara




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26 novembre 2006

MESSAGGIO PER IL SIGNOR PUTIN

            

Breve elenco messo a disposizione dal Corriere della Sera – purtroppo, c’è motivo di temere, provvisorio:
7 ottobre liquidata Anna Politkovskaja;
10 ottobre: suicidio di un alto dirigente dei servizi bulgari;
13 ottobre: suicidio dell’ex ministro degli Interni bulgaro;
30 ottobre: muore per infarto testimone della commissione Mitrokhin;
1 novembre: avvelenato Litvinenko;
15 novembre: suicidio del responsabile degli archivi dei servizi bulgari;
18 novembre: eliminato ex capo della sicurezza cecena;
24 novembre: muore Litvinenko.
E che cosa ha da dire, di fronte a tutto questo, il signor Putin? Che da noi in Europa c’è la mafia. Vero: noi abbiamo la mafia. E anche la camorra. E la ndrangheta, e la stidda, e la sacra corona unita; e l’IRA e l’ETA, e le brigate rosse e la rote Armee Fraktion e il terrorismo nero; e i serial killer; e le mamme che strangolano i figli e i papà che li affogano: praticamente siamo una manica di assassini, tutto vero. Solo, vede signor Putin, il fatto che ci siano anche altri assassini, non basta a rendere un assassino meno assassino. E il ricorrere a questi mezzucci dimostrando così di non avere argomenti migliori equivale, praticamente, a una pubblica confessione. Il che dimostra che, oltre ad essere un assassino, lei è anche un emerito imbecille. Mi stia bene, signor Putin, e stia attendo ai raffreddori, mi raccomando, che dalle sue parti sono, come dire, micidiali.

barbara




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25 novembre 2006

BORGO



“Signora Mariaaa!”
“Eeehh”.
“Ce l’ha lei l’ossooo?”
“Sììì”.
“Deve fare il brodo oggiii?”
“Nooo”.
“Allora me lo prestaaa?”
“Va beneee”.
Il giorno dopo:
“Signora Agneseee!”
“Eeehh”.
“Ce l’ha lei l’ossooo?”
“Sììì”.
“Deve fare il brodo oggiii?”
“Nooo”.
“Allora me lo prestaaa?”
“Va beneee”.
Sono andate avanti un mese le donne del borgo, gridandosi da finestra a finestra, a bollire quell’osso per “mangiare” dell’acqua calda immaginandosi che sapesse di qualcosa. C’era anche un casino, nel borgo. Un giorno una puttana ha incontrato un brav’uomo, un carabiniere siciliano, che ci si è fidanzato. Lei naturalmente ha lasciato subito il casino ma si sa che le comari, non solo dei paesini ma anche dei borghi, hanno la lingua lunga e avvelenata. Un giorno il brav’uomo le ha detto: “Senti, mi sono arrivate delle chiacchiere sul tuo conto. Io non le voglio ascoltare, ma sappi che se non ti trovo vergine ti rimando a casa”. Disperata è andata dalla padrona del casino a chiedere consiglio, e consiglio ha trovato: “Sei sempre stata regolare come un orologio: cerca di fargli fissare le nozze per quando avrai le mestruazioni, e dovresti farcela”. L’imbroglio ha funzionato, e il carabiniere siciliano ne ha guadagnato in cambio la moglie più riconoscente e più fedele che mai potesse sognare. C’era anche la Livia, nel borgo, perfetto esempio di popolana: cuore grande come una casa, e bocca … anche. Forse è stato per via di lei che quella domenica pomeriggio in Piazza dei Signori, abitino bianco di organdis con le balze, scarpine bianche, calzini bianchi, coroncina di fiori di stoffa sui boccoli biondi, una manina alla mamma e una alla zia, quando una di loro ha detto “andiamo” mi sono messa a strillare “Mi no vojo ndae in figa!!!” E più loro, paonazze di vergogna, stritolandomi i polsi, mi tiravano sibilando “andiamo via!”, più io urlavo “Nooo, mi no vojo ndae in figa!!!” E questa, me l’hanno detto anche recentemente, non me l’hanno mai perdonata.

Ma quanto è dura raccontarsi che la vita deve andare avanti e fare finta di crederci. Quanto è dura sopravvivere alla disperazione e resistere agli impulsi maligni quando diventa più nera.

barbara




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24 novembre 2006

ULTIMO ATTO

Da oggi riposi nella terra di Haifa, che ti ha dato i natali. Il tuo ricordo resterà per sempre con noi. Addio, amico mio; possa tu riposare finalmente in pace, dopo tanta sofferenza.

                                  

barbara




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21 novembre 2006

L’ESPRESSO TRA AMNESIA E DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 21 novembre 2006

Oggi vogliamo occuparci dell'articolo "A Gaza il tempo è scaduto" di Gigi Riva, pubblicato su L'Espresso in edicola venerdì 17 novembre. Diciamo subito che abbiamo visto, anche sulle pagine di questo giornale, di molto peggio. Ciò non toglie che alcuni passi di questo articolo siano degni della nostra attenzione. Per esempio quello che parla dell'ennesimo massacro di Beit Hanoun. Ennesimo, signor Riva? A che cosa si riferisce, esattamente? Non starà per caso confondendo tra le due parti in causa? Proviamo a fare un po' di mente locale sui massacri addebitabili a Israele. Ricordiamo quello di Qana, sì. Quello in cui i terroristi di Hezbollah hanno ammassato nello scantinato del palazzo un notevole numero di bambini handicappati e poi hanno piazzato sul tetto dello stesso palazzo un lanciamissili, in modo da assicurarsi la pronta reazione israeliana. Quello in cui il palazzo è crollato molte ore dopo il bombardamento, ma loro si sono ben guardati dal fare uscire i civili - e i bambini in particolare - prima che crollasse. Quello in cui si sono affrettati a sparare il numero delle vittime, risultato poi gonfiato di più del doppio. Quello in cui è capitato che qualche morto si è stufato di stare steso in posa sotto il lenzuolo e ha pensato bene di alzarsi. Quello in cui è capitato che un soccorritore per almeno sei volte in sei orari diversi di fronte a sei fotografi diversi ha brandito sempre lo stesso bambino appena estratto dalle macerie (qui un filmato che documenta l'accurata regia di tutta la messinscena mediatica). Ecco, quello. Poi abbiamo sentito raccontare di un massacro sulla spiaggia di Gaza, qualche mese fa, per il quale come sempre Israele si è scusato, salvo poi trovare le prove che il massacro era stato provocato da una mina palestinese. Ricordiamo qualche giorno fa due donne palestinesi uccise mentre facevano da scudo umano agli eroici combattenti palestinesi ... Chi è dunque, signor Riva, a fare massacri in numero enne? Chi è che esegue abitualmente lavori di bassa macelleria in bar pizzerie discoteche ristoranti mercati autobus scuole università chioschi negozi supermercati? Leggiamo poi di una donna costretta ad "affrontare con le borse gli otto piani di scale quando, e succede spesso, l'elettricità non muove l'ascensore: effetto del bombardamento della centrale elettrica colpita a inizio crisi (fine giugno)": così, in una sorta di vuoto pneumatico, un bel giorno è iniziata una crisi, e gli israeliani hanno cominciato a bombardare. Scomparsi mesi e mesi di lancio di razzi dopo il ritiro, scomparsi i rapimenti di cittadini israeliani, uno assassinato subito e l'altro non si sa, scomparso tutto: ciò che fa Israele non ha cause. Segue la dichiarazione di un saggio: "Abbiamo il cibo, ma presto non avremo i soldi per comprarlo". E si guarda bene, il signor Riva, dall'accennare al fatto che la seconda cosa fatta dai palestinesi immediatamente dopo il ritiro israeliano è stata questa (la seconda, perché la prima, molto più urgente, è stata questa). Ci informa, mestamente, che "la comunità internazionale non scuce un euro per via dell'embargo al governo di Hamas": a noi viene da chiederci: e le decine di miliardi di dollari "scuciti" prima dell'embargo, dove sono finiti? A lei non viene da chiederselo, signor Riva? E ancora: Tre settimane di tempo per il nuovo esecutivo che dovrebbe garantire l'Occidente e l'arrivo di fondi": garantire, signor Riva? Da parte di chi? Del moderato Fatah? Lei, signor Riva, ha letto la Costituzione di al-Fatah? Lo sa che gli articoli che prevedono la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile sono ancora tutti lì? La legga, signor Riva, la legga; poi, se vuole potremo tornare a parlare di "garanzie". Giusto per non smentirsi, di fronte alla dichiarazione di un deputato di Hamas che "Il problema non è quello [il riconoscimento di Israele] ma il riconoscimento dei nostri diritti", commenta: "bene, c'è ancora da lavorare". Forse al signor Riva è sfuggito il seguente articolo pubblicato da Israele.net, che riproduciamo integralmente.
«Hamas non ripeterà mai “l’errore” di Fatah di riconoscere Israele. Lo ha ribadito domenica il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud al-Zahar intervistato dal quotidiano al-Sharq al-Awsat. Al-Zahar ha spiegato che il suo gruppo non ha alcuna intenzione di riconoscere Israele, né di accettare la soluzione “due stati-due popoli” e la risoluzione di spartizione delle Nazioni Unite.
Ad una domanda sulle pressioni internazionali, Al-Zahar ha risposto: “Hamas non cambierà mai posizione indipendentemente dall’intensità delle pressioni”.
Ad una domanda circa la cosiddetta iniziativa di pace araba (saudita) che prevedrebbe il riconoscimento di Israele sulla base del principio “terra in cambio di pace”, Al-Zahar ha risposto: “Non riconosceremo mai l’iniziativa araba. Non accetteremo nulla che possa essere definito riconoscimento di Israele”.
Domanda: E se la soluzione prevedesse la creazione di uno stato palestinese sui confini del 1967 con Gerusalemme capitale?
Al-Zahar: “Allora dichiareremo una hudna [tregua provvisoria], ma non riconosceremo mai Israele”.
Domanda: Pensa che Israele lascerebbe il territorio in cambio di una hudna?
Al-Zahar: “Fatah ha riconosciuto Israele ma l’occupazione continua. Non ripeteremo quell’esperienza fallimentare”.
L’intervistatore a questo punto ha chiesto al ministro degli esteri palestinese quale sia la sua soluzione del conflitto e quanto tempo ci vorrà per arrivare a una soluzione. Al-Zahar ha risposto: “Il problema è che Israele non vuole una soluzione, non ha un piano di pace e dunque non possiamo parlare di soluzioni immaginarie. Il nostro piano è noto. Noi riteniamo di avere un diritto storico, e se non possiamo ottenere una vittoria adesso, questo non significa dichiararsi sconfitti. Su queste basi, la lotta armata espellerà l’occupante da ogni parte e istituirà un governo, senza cedere i nostri diritti sia alla terra sia al ritorno. Detto questo, se il mondo ce lo chiede, e se è nell’interesse del popolo palestinese, allora potremo accettare una tregua, ma non il riconoscimento”.
Al-Zahar ha aggiunto che Hamas rifiuta la risoluzione di spartizione (della terra in due stati, uno ebraico e uno arabo) votata dalle Nazioni Unite nel 1947, così come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242 del 1967, aggiungendo che Hamas non riconosce legittimità né alla comunità internazionale né alle sue organizzazioni» (12 novembre 2006). Lavori, lavori, signor Riva, vedrà che i frutti arriveranno. Arriva addirittura a sfiorare il grottesco quando ci spiega che Gaza oggi è l'epicentro del confronto. A Gaza oggi ci si può muovere e trattare perché le truppe israeliane se ne sono andate con le loro "Nuvole d'autunno" (nome dell'operazione di inizio novembre)". Scusi, signor Riva, ma non le hanno detto niente? Non gliel'hanno detto che gli israeliani si erano ritirati ad agosto 2005? E non gliel'hanno detto che cosa è successo dopo? Proprio niente niente? Io, guardi, al posto suo farei un reclamo formale: non si trattano così i poveri giornalisti! Perché poi va a finire che uno si costruisce una bella e pittoresca nota di colore come quella che chiude l'articolo ("Se ne sta seduta, vestita di nero, in mezzo a una strada ancora piena di cocci a Beit Hanoun. Chiede: «Chi mi porta al cimitero?». Quello più vicino era esaurito e alcuni dei suoi li hanno dovuto seppellire nel nuovo camposanto, ancora in costruzione, a ridosso del muro, dove un tempo, prima dei tank c'erano gli ulivi e gli agrumeti") senza chiedersi perché mai ai tank sia venuta l'idea di rientrare a Gaza. Anche perché magari, a indagare troppo, si potrebbe anche scoprire che gli ulivi e gli agrumeti c'erano al tempo della famigerata occupazione, e hanno smesso di esistere con la fine di quella (ah, dimenticavo: guardi che "camposanto" è termine cristiano: è sicuro che possa andare bene anche per i morti musulmani?).
Vi invitiamo a inviare i vostri commenti a
espresso@espressoedit.it.

Perché la vita deve continuare. Perché la battaglia deve continuare. Perché il lavoro di Shuny deve continuare.

barbara

AGGIORNAMENTO: 21 nov 22:52
Medio Oriente: morto israeliano ferito a Sderot da un razzo qassam
GERUSALEMME - E' morto il cittadino israeliano ferito gravemente questa mattina da un razzo qassam lanciato su Sderot dalla Striscia di Gaza. L'uomo e' deceduto questa sera in ospedale. Il braccio armato del partito palestinese di Hamas aveva rivendicato il lancio di due missili nel sud di Israele, dopo l'uccisione di un miliziano a Gaza durante un'incursione israeliana. (Agr)




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19 novembre 2006

ADDIO SHUNY

                                  

Non so, ad essere sincera, se apprezzeresti questo post, ma il fatto è che loro, vedi, non ti conoscono, e bisogna che ti conoscano, invece. Bisogna che sappiano che eri qualcosa di unico. Devono sapere della tua profonda spiritualità, che la maschera di un apparente cinismo non sempre riusciva a nascondere. Devono conoscere le tue asprezze di sabra, bizzarramente mischiate a morbidezze sudamericane. E devono sapere che avevi la voce più bella del mondo, calda, vibrante, con quel curioso accento, un po’ ebraico e un po’ spagnolo. La tua voce che mi dice della nonna russa, scappata dai pogrom. La tua voce che mi racconta le tue mille avventure in giro per tutto il mondo. La tua voce che si intenerisce quando parli dei tuoi gatti; che si vena di orgoglio per i figli (“Eh, sì, sono venuti su bene”); che si vela di rimpianto per i sogni sfumati (“Sì, ero nella IAF. Avrei voluto diventare pilota ma avevo un problema a un occhio, mi sono dovuto accontentare di fare il meccanico. Però sono bravo, sai, come meccanico. Quella volta che sono rimasto in panne di notte al Brennero in pieno inverno …”). La tua voce che mi parla, fin quasi alla fine. “Sono abbastanza sereno”, dici. Poi per un istante ti lasci andare: “Un po’ mi dispiace, però, andarmene. Avrei preferito restare ancora un po’”. Lo dici in tono sommesso; poi ti riprendi e parli d’altro. Non conoscono la tua passionalità che ti ha portato, per amore di una donna, a varcare un oceano e a lasciare, senza ripensamenti e senza rimpianti, un continente e una lingua e tutti i tuoi ricchissimi affari per rintanarti in un angolo di Sardegna. E non sanno, loro, la tua generosità senza limiti. Mi manchi, Shuny, e mi mancherai. Al punto da avere l’impressione che non potrò mai più tornare a ridere, o a sorridere. Non sarà così, lo so, ma il vuoto che hai lasciato è talmente immenso da far sembrare impossibile di poterlo mai colmare. E la prossima volta – ci pensi? – la prossima volta che mi accadrà di scomparire non ci sarai più tu a muovere mari e monti per venirmi a scovare. Non ci sarai più. Mai più. Fanno impazzire queste due parole. Te ne accorgi quando non si tratta di dire cose come “non voglio vederti mai più” o “non andrò mai più in quel posto”, ma di qualcosa che non hai scelto e che davvero non potrà essere mai più, neanche per caso, neanche per sbaglio, niente: mai più. Sto ascoltando per la millesima volta il “nostro” kol nidrei, quello che mi hai regalato a kippur e che mi accompagnerà, d’ora in poi, per sempre: sarà il legame eterno tra te e me. Te l’ho detto, e tu hai approvato: ci aiuterà, hai detto. Lo spero, Shuny, lo spero davvero, ma per adesso non posso che piangere, senza freni, tutta la mia disperazione. Per questa perdita immensa. Per questo tuo andartene sempre più, giorno dopo giorno, e questa sofferenza cresciuta di giorno in giorno in queste ultime, atroci settimane. Che però ci hanno dato modo, almeno, di dire ciò che non era stato detto mai. Sono riuscita a dirti che ti voglio bene. E tu mi hai lanciato il tuo assurdo, struggente, disperato, dolcissimo, straziante “mi mancherai”. Ti ho augurato buona fortuna, e tu hai capito, e hai detto “anche a te”. Tante cose siamo riusciti a dirci, tante davvero, mentre la tua voce a poco a poco si spegneva fino a ridursi nell’ultima telefonata, a pochi giorni dalla fine, a un penoso sussurro. E si spegneva, atrocemente, il tuo splendido cervello, interamente divorato dalla bestia – quella a cui non troppo tempo fa ho dedicato ben due post chiamandola per nome e che ora non riesco più a nominare, non oso più nominare perché non è più la mia, bensì la tua, ed è riuscita ad annientarti. E la tua lotta disperata, estenuante per non lasciarlo spegnere del tutto, per ricordare le parole giuste, per ricordare le cose e i fatti. Il tuo ultimo messaggio “al mondo”, un testo che hai dettato in inglese a tua figlia – perché tu a scrivere non riuscivi più – perché io lo traducessi: una riflessione sull’aggressione a Gianpaolo Pansa, corredata da dati storico-politici. Tutti precisi, tutti puntuali, strappati alla famelica distruzione della bestia. “Mandalo a Ostellino” hai detto. Gliel’ho mandato. Ha risposto. Spero che sia stata, per te, una goccia di conforto.
Guardo le tue foto, qui davanti a me. Quella di sette mesi fa, quando la bestia sembrava sconfitta e in fuga: sorridente, disteso, felice. E quelle di due mesi dopo, quando si è rifatta viva con inaudita violenza, quando da un giorno all’altro hai dovuto realizzare che non avevi più scampo, quando hai capito che era finita, quando anche il viaggio a New York alla disperata ricerca di uno spiraglio si è rivelato inutile: guardo il tuo corpo stanco, distrutto dalla malattia, dai ripetuti cicli di chemio e dalle altre devastanti terapie; guardo il tuo viso di colpo invecchiato, i capelli improvvisamente ingrigiti, e quella smorfia come di disappunto, di fastidio, di insofferenza che turba la tua espressione, e con il tuo fascino, tuttavia, ancora quasi intatto. E non mi so dare pace. E dover assistere, disperata e impotente, anche alla incommensurabile perfidia di chi ti ha negato il conforto che ti avrebbe permesso di morire in pace e con lucida determinazione ti ha inferto colpo su colpo fino alla disfatta totale.
Le tue ultime preoccupazioni sono state per le tue creature: quella che abbiamo messo al mondo insieme, tu e io, e tutte le altre. Quando hai capito che era finita mi hai chiesto di occuparmene da sola.
Non preoccuparti, angelo mio: continueranno a vivere. Gli amici mi aiuteranno, la tua opera non sarà abbandonata: te l’ho promesso, e manterrò. E chissà che lavorare per mantenere l’impegno preso con te e per far vivere le tue creature non mi aiuti a mitigare un po’ questa sofferenza che mi squarcia le viscere e che sembra non doversi placare mai.

barbara




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19 novembre 2006

NON SO PERCHÉ

ma ogni volta che vedo la faccia di Padoa Schioppa mi viene da pensare che a quell’uomo gli deve puzzare tremendamente il fiato. (sì, lo so, è una puttanata grande come una casa, ma io sta cosa la dovevo proprio dire, abbiate pazienza). (no, della manifestazione per la pace non parlo: sono una vecchia signora, ho l’ulcera e anche vari altri acciacchi, e qualche riguardo me lo devo). (e non parlo neanche del fatto che il signor Ahmadinejad considera il signor Prodi come la persona più fidata a cui rivolgersi, no, scordatevelo). (e non insistete).

barbara




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18 novembre 2006

PARLIAMO DI DARFUR

Il Darfur (per i parlamentari ignoranti) è una regione del Sudan grande quanto la Francia divisa in tre province: Darfur del Nord (Shamal Darfur), Darfur Centrale (Gharb Darfur) e Darfur del Sud (Janub Darfur) abitata principalmente da genti di etnia Fur, Zaghawa e Massaleit e in misura minore da Nilotici di ceppo Bantu. Questa regione così vasta, da più di tre anni è il teatro di una delle più grandi tragedie dei tempi moderni: il sistematico annientamento indiscriminato di ogni essere umano che parli, che pensi e che cammini su due gambe che non sia di etnia araba. Paradossalmente in Darfur è molto più importante la vita di un cammello di quella di un essere umano.
Vista così la guerra in corso in Darfur si potrebbe relegare tra i mille conflitti originati da differenze etniche o religiose. Non è così. In Darfur si combatte per ben altri motivi che non sono di origine etnica, religiosa o riconducibili a qualsiasi altro motivo che non sia il profitto, il business o il controllo delle risorse. Ecco la frase magica: controllo delle risorse. Inutile cercare altre ragioni, altri nobili scopi, tutto fumo negli occhi. La mattanza in Darfur è iniziata quando le prospezioni di solerti società petrolifere (francesi) hanno scoperto che quel deserto galleggiava su un mare di petrolio. Ed è stata la fine per tutti quei pastori o per quegli agricoltori che riuscivano a rubare al deserto i migliori frutti del mondo.
No signori, in Darfur non c’è nessuna guerra etnica o religiosa, non c’è nessuna guerra guidata da una ideologia, non c’è una guerra per l’indipendenza o di liberazione, in Darfur c’è “semplicemente” una guerra di interesse. Tutte le guerre sono per interesse, direte voi. Certo, ma è bene specificarlo perché la poca informazione che ci arriva ci ha descritto una specie di guerra tribale, una guerra combattuta tra tribù nemiche. Sappiate che non è così. Due milioni di sfollati, 300.000 morti (ufficialmente ma sono molti di più), una regione vastissima messa a ferro e fuoco, rigettata indietro nel tempo quando si moriva per un semplice taglio a una mano o un graffio di un cespuglio, non sono il frutto di una guerra tribale, sono il frutto di un genocidio studiato a tavolino, pianificato nei minimi dettali e messo in pratica.
Genocidio, questa parola che nemmeno le Nazioni Unite hanno voluto riconoscere per il Darfur (come hanno fatto inizialmente con il Ruanda), una parola che racchiude in se stessa l’essenza del male e che rievoca vecchi ricordi di hitleriana memoria, eppure così poco appropriata. In Darfur non è in atto un genocidio, di più, è in atto un lento ma inesorabile annientamento di ogni forma di vita, nel completo silenzio di tutto il mondo.
Ma sì, che ce ne frega di quei poveracci, noi abbiamo la finanziaria, la professoressa ninfomane e pedofila, il gabibbo e se proprio non vogliamo farci mancare niente abbiamo anche la velina di turno che se la fa con un calciatore (non importa chi purché giri in mutande per un rettangolo d’erba e guadagni miliardi), cose molto più importanti di quegli sfigati del Darfur.
Ebbene noi vogliamo rompere questo roboante silenzio che avvolge il Darfur, vogliamo che se ne parli più di quanto si parli delle avventure della Canalis, vogliamo che se ne parli nella maniera appropriata e che sia chiaro quello che succede laggiù. Inpolitica.net da diverso tempo pubblica articoli sul Darfur, testimonianze di gente che vive quella tragedia quotidianamente. Per questo ci uniamo all’appello di Italian Blog for Darfur affinché questa immane tragedia non venga ignorata dalla stampa e dalle televisioni come è successo fino a oggi, per questo facciamo appello a tutti i lettori affinché aderiscano alla campagna di Italian Blog for Darfur e firmino la petizione on-line per una maggiore visibilità di questa tragedia perché non succeda più che un parlamentare della Repubblica Italiana non sappia dove sia il Darfur.
(Elisa Arduini per Inpolitica.net, sul sito pace-sviluppo, ripreso da qui)

Vale la pena di tornare a parlarne ogni tanto, perché dimenticare è fin troppo facile. E fregarsene lo è ancora di più.


barbara




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18 novembre 2006

LA LUNA E IL SUO BARDO – CAPITOLO 10

Quando il segnale giunse, si scatenò il finimondo: tutti gli animali del creato, al ritmo segnato dal corno dell’ariete magico suonato dal vecchio cinghiale, presero a battere ritmicamente sulla terra con le loro zampe, possenti o minuscole che fossero, e tutti gli uccelli a battere le ali, e tutte le talpe a scavare, e il drago a soffiare fuoco e fiamme, e tutti i serpenti a stringere e allentare la presa. Una volta, due volte, dieci volte, cento volte …
In mezzo a quell’immane frastuono nessuno udì i primi scricchiolii della piramide, in mezzo a quel frenetico movimento nessuno percepì le prime vibrazioni. Parve, per lungo tempo, che vani fossero tutti i loro sforzi, cosicché il crollo sembrò improvviso: di colpo tutta la piramide si scosse come un fragile cespuglio scosso dal vento di tramontana, e tutto ad un tratto si vide la parte superiore volare via, come un berretto spazzato dalla bufera. Fu un fuggi fuggi generale di tutti gli animali che si trovavano ai piedi della piramide, per non farsi investire dal grosso blocco di pietra, e a stento i più vicini riuscirono a mettersi in salvo.
Seguì un attimo di silenzio assoluto, incantato, sospeso. Non stava accadendo niente, apparentemente. La prima a riscuotersi fu una zanzara: “Mi ha toccato qualcosa …” disse. Poi fu la volta di una lucciola, poi di un moscerino. Alla fine lo sentirono tutti: c’era qualcosa nell’aria. E fu il vecchio cinghiale a comprendere: “Lo spirito della ninfa Crisolina!” gridò. Era lei, infatti. O meglio, era il suo spirito, che si stava a poco a poco sgranchendo, dopo migliaia di anni in cui era rimasto imprigionato. E la notizia in un attimo si propagò a tutti gli animali, a tutte le creature, a tutti gli astri del creato: missione compiuta! La ninfa Crisolina era libera! Ora non restava che rimettere a posto la piramide, togliere tutte le ragnatele che avevano impedito alle costruzioni di essere distrutte dal terremoto, avvertire gli uomini affinché potessero tornare nelle loro case, e infine ascoltare la ninfa Crisolina per conoscere il segreto dei buchi neri e liberare finalmente il menestrello.

barbara




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17 novembre 2006

IL TRIONFO DELL’ORIENTE

Un articolo di qualche tempo fa, che vale la pena di rileggere, anche se è un po’ più lungo di quelli che posto solitamente.

Non c'è complotto, dice Anthony Browne (corrispondente del "Times"): l'Islam vuole veramente conquistare il mondo. Perché i musulmani, a differenza dei molti cristiani, veramente credono di essere nel giusto e che la loro religione è la via per la salvezza per tutti.
Un anno fa ho cenato con un'eminente personalità che ha chiesto se io pensavo che lei fosse matta. “No”, le ho detto gentilmente, mentre pensavo “Accidenti”. Avevo detto di pensare che fosse un complotto segreto da parte dei musulmani per conquistare l'Occidente. Non sono mai stato un sostenitore delle teorie del complotto, e questa sarebbe stato sicuramente un complotto del tipo di quelli dei piccoli omini verdi provenienti da Marte. È quel tipo di cose che dicono quei tipi del British National Party per giustificare il loro odio razziale.
Ovviamente tutti noi conosciamo le ambizioni di Osama bin Laden. E tutti noi abbiamo visto quei pezzenti di al-Muhajiroun agitare cartelli con la scritta “l'Islam è il futuro della Gran Bretagna”. Ma questi sono estremisti che non rappresentano altro che se stessi. Di sicuro nella religione islamica non vengono presi sul serio ... o no? Ho cominciato così a girare sui siti del media islamici.
Prendete il dottor Al-Qaradawi, il controverso imam egiziano al quale il sindaco di Londra ha recentemente reso gli onori, nonostante caldeggi l'esecuzione degli omosessuali, il diritto degli uomini di picchiare le mogli e l'assassinio deliberato di ebrei innocenti. Nel battibecco che ne è seguito non è stato notato che ha detto di voler anche conquistare l'Europa.
Non sono io che ve lo dico, ascoltate cosa ha detto al più popolare programma di al-Jazeera, “La shari'ia e la vita”:
“L'Islam tornerà in Europa. La conquista non avverrà necessariamente con la spada. Forse conquisteremo queste terre senza eserciti. Vogliamo un esercito di predicatori e maestri che testimonieranno l'Islam in tutte le lingue e dialetti” aveva detto in TV nel 1999 secondo il Middle East Media Research Institute, che ha tradotto i suoi programmi. In un altro programma televisivo ha dichiarato: “l'Europa capirà che soffre per la cultura materialistica e cercherà una via di uscita, cercherà un salvagente. Non cercherà altro salvatore che il messaggio dell'Islam.”
Ritenuto tutt'altro che “estremista”, i suoi programmi sono immensamente popolari e vengono guardati da milioni di persone in Europa e Medio Oriente. La BBC ha sottolineato amorevolmente che nel mondo islamico è una “star”.
Il dottor Al-Qaradawi, che vive in Qatar, è anche la guida spirituale del gruppo estremista “Fratelli Musulmani”, che sta aumentando i suoi seguaci in Europa e il cui leader, Muhammad Mahdi Othman 'Akef, ha recentemente dichiarato: “Confido in modo assoluto che l'Islam invaderà l'Europa e l'America, perché l'Isam è logico e ha una missione”.
Nella moschea più sacra dell'Islam, lo sceicco Abd al-Rahman al-Sudais della Grande Moschea che si trova a Mecca usa i suoi sermoni per chiedere che gli ebrei siano “annientati” e sollecitare l'abbattimento della civiltà occidentale. “La più nobile civiltà nota all'umanità è la nostra civiltà islamica. Oggi la civiltà occidentale non è niente di più del prodotto dovuto al incontro con la nostra civiltà islamica in Andalusia [nella Spagna medioevale]. La ragione del suo fallimento è il suo essersi affidata all'approccio materialistico e il suo distacco dalla religione e dai valori. Tutto ciò è stato uno dei motivi della miseria della razza umana, dell'aumento dei suicidi, dei problemi mentali e della perversione morale. Solo una nazione è capace di risuscitare la civiltà globale e quella è la nazione islamica.”
Al-Sudais è il più importante imam, nominato dal governo saudita, nostro alleato, e i suoi sermoni sono ampiamente ascoltati in tutto il Medio Oriente. A giugno, quando è venuto in Gran Bretagna per aprire il Centro Islamico Londinese, migliaia di musulmani britannici sono accorsi a frotte per vederlo, e la nostra ministra per le cosiddette “relazioni razziali”, Fiona MacTaggart, ha detto di condividere il suo programma e il Principe Carlo ha inviato un messaggio video. Probabilmente egli è ciò che si avvicina di più al papa nell'Islam, ma non ho sentito recentemente il papa chiedere l'annientamento di tutte le altre fedi.
L'Arabia Saudita, la cui bandiera mostra una spada, sembra imperterrita sul suo auspicio che l'Islam conquisti il mondo intero. La sua ambasciata a Washington raccomanda la home page del suo dipartimento per gli affari islamici, dove dichiara, “ai musulmani è richiesto alzare la bandiera dello jihad per rendere suprema la parola di Allah in questo mondo”. L'Arabia Saudita ha utilizzato miliardi dei suoi petroldollari per esportare la sua forma particolarmente dura di Islam, il Wahabismo, pagando moschee e scuole islamiche in tutto l'Occidente. Si pensa che circa l'80 per cento delle moschee degli USA sia sotto controllo dei Wahabiti.
Il Ministro dell'Istruzione saudita incoraggia gli scolari a disdegnare il cristianesimo e l'ebraismo. Un nuovo libro di testo obbligatorio secondo i programmi ministeriali sauditi dice ai bambini di sei anni: “Tutte le religioni che non siano l'Islam sono false”. Una nota per gli insegnanti dice che essi dovrebbero “assicurarsi di spiegare” bene questo punto.
In Egitto, il libro di testo “Studi di Teologia: Tradizioni e Morali” spiega che un aspetto particolarmente “nobile” del Corano è “l'incoraggiamento al fedele affinché segua lo Jihad nella causa di Dio, decapiti gli infedeli, li faccia prigionieri, sconfigga la loro potenza – il tutto in uno stile che contiene i massimi esempi di esortazioni a combattere”.
Un argomento di discussione diffuso sui canali delle TV araba è la strategia migliore per conquistare l'Occidente. Sembra che vi sia accordo sul fatto che, poiché l'Occidente ha una potenza economica, militare e scientifica spropositata, ha potuto prendere tempo e l'assalto frontale si potrebbe dimostrare controproducente. L'immigrazione islamica e la conversione all'Islam sono viste come il percorso migliore.
Il professore saudita Nasser bin Suleiman al-Omar ha dichiarato il mese scorso alla TV “al-Majd”: “L'Islam sta avanzando in base ad un piano stabile, al punto che decine di migliaia di musulmani si sono arruolati nell'esercito americano e Islam è la seconda religione più grande in America. L'America sarà distrutta. Ma noi dobbiamo essere pazienti.”
L'Islam ormai non è la seconda religione solo negli USA ma anche in Europa e Australia. L'Europa ha 15 milioni di musulmani, uno su dieci solo in Francia, dove il governo stima che 50.000 cristiani si convertono all'Islam ogni anno. A Bruxelles, Mohammed è stato il nome più diffuso per neonati di sesso maschile negli ultimi quattro anni. In Gran Bretagna, la partecipazione alle moschee è ora maggiore che quella alla Chiesa D'Inghilterra.
Al-Qa'eda viene criticata per essere stata impaziente ed aver risvegliato l'Occidente. Un predicatore saudita, lo sceicco Said al-Qahtani, ha detto al canale satellitare “Iqraa”: “non abbiamo occupato gli Stati Uniti con otto milioni di musulmani utilizzando i bombardamenti. Se fossimo stati pazienti e avessimo permesso al tempo di tenere il suo corso, invece di otto milioni ce ne avrebbero potuti essere 80 e 50 anni più tardi forse gli Stati Uniti sarebbero diventati musulmani”.
È difficile scacciare queste frasi come un'aberrazione dell'Islam, che è normalmente buono e giusto, lasciando che il resto del mondo indulga nelle sue false credenze riguardo all'Islam. Il dottor Zaki Badawi, l'ex direttore moderato del Centro Culturale Islamico di Londra, ha ammesso: “L'Islam ha come missione l'espansione in Gran Bretagna. Islam è una religione universale. Mira a portare il suo messaggio in tutti gli angoli della terra. Spera che un giorno tutta l'umanità sia un'unica comunità islamica”.
Per la tradizione musulmana, il mondo è diviso fra Dar al-Islam, dove i musulmani sono al comando, e Dar al-Harb, il “campo di battaglia” dove vivono gli infedeli. “Si suppone che l'obbligo verso lo jihad continuerà, interrotto solo da tregue, finché tutto il mondo o adotterà la fede islamica o si sottoporrà al governo islamico”, ha scritto il professore Bernard Lewis nel suo bestseller “La Crisi dell'Islam”.
Il primo jihad è avvenuto nel 630 d.C., quando Maometto condusse il suo esercito alla conquista della Mecca. Egli predisse che l'Islam avrebbe conquistato i due più grandi centri della Cristianità del tempo, Costantinopoli e Roma. A 100 anni dalla sua morte, gli eserciti islamici conquistarono le ex province romane, allora cristiane, di Siria, Palestina, Egitto e il resto del Nord Africa, così come la Spagna, il Portogallo e il Sud dell'Italia, finché non vennero fermati nel 732 a Poitiers nella Francia meridionale. Gli eserciti musulmani distrussero l'antico impero zoroastro di Persia e conquistarono gran parte dell'Asia centrale e dell'India induista.
Ibn Warraq, un pakistano che ha perso la sua fede nell'Islam, ha scritto nel suo libro “Perché non sono musulmano”: “benché gli europei siano rimproverati costantemente per avere imposto i loro insidiosi valori decadenti, la loro cultura e la loro lingua al Terzo Mondo, nessuno sembra far caso al fatto che l'Islam ha conquistato e colonizzato terre che erano la patria di antiche e fiorenti civiltà”.
Ci sono voluti 700 anni prima che gli spagnoli riuscissero a riavere la loro terra nel lungo processo di “Reconquista”. Nel frattempo i turchi, un popolo dell'Asia Centrale, erano stati convertiti all'Islam e avevano conquistato l'antica terra cristiana chiamata Anatolia (ora Turchia). Nel 1453 conquistarono Costantinopoli - facendo avverare la predizione di Maometto -, che era il centro principale della Chiesa Cristiana d'Oriente. La gloriosa chiesa di Hagia Sophia (Santa Sofia), una delle chiese più importanti della Cristianità per quasi 1000 anni dopo la sua costruzione nel 537, fu trasformata in una moschea e le furono aggiunti i minareti - i turchi continuarono la loro campagna di conquista occupando la Grecia e gran parte dei Balcani per quattro secoli, trasformando il Partenone in una moschea e assediando Vienna prima di ritirarsi quando la loro potenza svanì.
In Medio Oriente, viene spesso invocato il prossimo avverarsi della seconda profezia di Maometto. Lo sceicco Muhammad bin Abd al-Rahman al-'Arifi, imam della moschea del governo saudita presso l'Accademia di Difesa Re Fahd, ha scritto recentemente: “controlleremo la terra del Vaticano; controlleremo Roma e vi introdurremo l'Islam”.
Non tutte le conversioni sono avvenute tramite la spada. I commercianti musulmani hanno convertito pacificamente l'Indonesia, che è ora la nazione islamica più densamente popolata. Ma non per questo le conquiste militari si sono fermate.
L'Islam ha continuato a espandersi nell'Africa sub-Sahariana, in particolare in Nigeria e Sudan.
L'Abissinia, ora l'Etiopia, è un'antica terra cristiana dove i musulmani hanno finito con il superare numericamente i cristiani solo negli ultimi 100 anni.
Solo 50 anni fa, il Libano era ancora prevalentemente cristiano; adesso è prevalentemente musulmano.
Naturalmente anche il cristianesimo è stato una religione battagliera. Gli eserciti spagnoli hanno distrutto totalmente le antiche civiltà dell'America Centrale e Meridionale per diffondere il loro “messaggio di amore”. I cristiani hanno colonizzato le Americhe e l'Australia e commesso genocidi, mentre i missionari come Livingstone hanno convertito gran parte dell'Africa.
Ma la differenza è che il Cristianesimo ormai ha smesso quasi completamente di conquistare e convertire, anzi in Europa i cristiani hanno semplicemente smesso di credere. Perfino chi critica più aspramente il presidente Bush non pensa che abbia conquistato l'Afghanistan e l'Iraq per diffondere il verbo di Cristo. Ed è una crudele ironia che, avendo deposto Saddam – che comandava su uno dei regimi arabi più laici - gli Stati Uniti abbiano di fatto dato il potere agli imam.
Credo in un libero mercato delle religioni e ritengo anche inevitabile che se uno crede che la sua religione sia quella vera, finisca per credere che le altre siano false. Ma il loro mercato non è libero ed è ben sorvegliato.
In Arabia Saudita il governo vieta tutte le chiese, mentre in Europa i governi pagano per costruire centri culturali islamici. Mentre in molti paesi islamici è vietato predicare il cristianesimo, nei paesi cristiani occidentali, il diritto di predicare l'Islam è garantito dalla legge. I cristiani sono liberi di convertirsi a Islam, mentre i musulmani che si convertono al cristianesimo si possono aspettare nel migliore dei casi minacce di morte, nel peggiore una condanna a morte. Il papa non fa altro che scusarsi per le crociate (sebbene fossero solo tentativi di recuperare terre precedentemente cristiane) mentre da parte dei suoi omologhi si sprecano le richieste di abbattere il cristianesimo.
Nei paesi cristiani, chi mette in guardia per i pericoli dell'islamizzazione, come la star Brigitte Bardot, vengono perseguiti legalmente, mentre nei paesi islamici, chi chiede l'islamizzazione del mondo viene trasformato in una celebrità televisiva. Nell'Occidente, la scuole insegnano le religioni comparate, mentre nei paesi islamici, le scuole insegnano che l'Islam è l'unica vera fede. David Blunkett addirittura vuole vietare per legge le critiche all'Islam, un tipo di protezione di cui non godono i cristiani nei paesi islamici. Milioni di musulmani si sono trasferiti in paesi cristiani, ma praticamente nessun musulmano si trasferisce nei paesi islamici.
Nell'ultimo secolo alcuni cristiani hanno giustificato al persecuzione e lo sterminio degli ebrei sostenendo che gli ebrei volevano conquistare il mondo. Queste fantasticherie fasciste erano basate su menzogne deliberate, come il libercolo – notoriamente falso - dei protocolli dei Savi Anziani di Sion. Oggi, in molti nel mondo islamico dicono apertamente di voler conquistare l'Occidente all'Islam.
(Anthony Browne è il corrispondente europeo del “Times”. Traduzione: Valentina Piattelli)

Tutte cose che sappiamo da sempre, naturalmente, niente di nuovo, ma non fa male rinfrescare di tanto in tanto la memoria. E magari anche meditarci un po’ su.
(E ricordiamo)


barbara




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16 novembre 2006

PERICOLI

Il signor Nayef ibn Abd Al Aziz, ministro degli Interni nonché principe nonché terzo uomo più importante del regno Saudita, lo ha detto chiaro e tondo: il permesso di guida alle donne non verrà mai concesso, “è una questione che non merita nemmeno di essere sollevata, mi stupisco che se ne continui a parlare”. Ma siccome il signor Nayef ecc. ecc. è smisuratamente buono, non si limita a lanciare anatemi, oh no, lui si preoccupa anche di spiegare i motivi del rifiuto: “esporrebbe la vita delle donne a pericoli inaccettabili”.
Ma veramente il signor Nayef ecc. ecc. riesce a immaginarsi qualcosa di più pericoloso, per la vita delle donne, del fatto di essere donna in Arabia Saudita?
(E ricordiamo)

barbara




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15 novembre 2006

GIACOMINA SI SPOSA

Sì, la nostra stupenda, meravigliosa, ineffabile Giacomina, dalla penna felice e dal cuore grande. La nostra amatissima amica che oltre ai suoi preziosi commenti ci regala anche altre fantastiche perle, ci informa che “In questo mondo, dovunque ti giri, prendi tramvate.
Così


ho progettato altro”.


Perché?


Perché il mare e il tramonto sono bellissimi


Dove? A Ostia


Quando? Ma che domande: venerdì 17 novembre, quando altro si potrebbe sposare una ragazzaccia irriverente come lei? Tanti auguri, Giacomina carissima, davvero tanti auguri da tutti noi, e che tu possa avere tutto il bene che meriti!

barbara




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15 novembre 2006

VIA COL VENTO

“E niente confessioni in punto di morte tanto per scaricarsi la coscienza: Melania deve morire tranquilla”.

Quanta saggezza. Quanto rispetto. Quanto amore.

barbara




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14 novembre 2006

DICE: IL PROBLEMA È L'OCCUPAZIONE

Voi ritiratevi e vedrete che in un attimo tutti i problemi svaniranno come neve al sole.



barbara




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14 novembre 2006

FACEVA IL CLOWN: A MORTE

Non ero al corrente di questa notizia; l’ho trovata in “Io donna”, supplemento del Corriere della Sera di sabato.

Fuad e Sulaf, attori iracheni, adorati clown. Lui a vent'anni già veterano di smorfie e filastrocche, lei diciottenne agli esordi, unica ragazza nella compagnia di teatro per bambini El Aleile el Sayda, La Famiglia Felice. Pazienza se la foto che ci dà Sulaf non è di grande qualità. È l'unica rimasta e un'altra non si può fare. Sulaf è viva, Fuad è morto. Ucciso in aprile con un altro attore, Haidar, 25 anni, su una strada di Bagdad. Tornavano dalle prove, una donna ha chiesto un passaggio per l'ospedale, poco più avanti un’auto li ha fermati, una raffica di mitra li ha uccisi. In Iraq si muore anche per caso, per una svolta o un passaggio sbagliato. Gli assassini di Fuad e Haidar cercavano proprio loro. Già una volta avevano lasciato un biglietto sul camioncino: smettetela con il teatro o vi ammazziamo. La colpa? Far ridere i bambini di tutte le confessioni, sciiti, sunniti, cristiani. Questo agli estremisti non va bene. Attori che facevano ridere gli iracheni sotto Saddam, i giovani della Famiglia Felice avevano trovato posto nella tv pubblica, partecipavano ai rari festival pubblicizzati di nascosto, con il passa parola, per evitare problemi. Non è bastato. Dopo l'uccisione di Fuad e Haidar molti dei dieci compagni sono fuggiti in Egitto. Un milione e mezzo di iracheni in questi anni sono scappati all'estero. Il capocomico Saad al telefono dal Cairo dice che vuol rimettere in piedi la compagnia. A Bagdad, Sulaf aspetta una sua chiamata e un triste visto di uscita.

Ora aspetto che qualcuno mi venga a dire che “è la loro cultura” e pertanto da accettare e rispettare.



barbara

AGGIORNAMENTO: ecco un'altra notizia che sembra avere qualche difficoltà ad arrivare ai nostri mass media.




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13 novembre 2006

FAZIOSITÀ E DISINFORMAZIONE SU RAI 3

Comunicato Honest Reporting Italia 13 novembre 2006

Lo scorso giovedì 9 novembre vi abbiamo dato conto del silenzio di tutti i nostri mass media sull'accertamento che nessun uso di uranio è stato fatto da Israele in Libano. Quella stessa mattina (purtroppo per ragioni tecniche non ci è stato possibile informarvene subito) è andato in onda un servizio su Rainews24 (Rai 3, h.7:30) basato soltanto sulle bombe lanciate da Israele: mezz'ora di pura propaganda in cui è stato intervistato un giornalista libanese (nessun accenno alle direttive e al controllo di Hezbollah sui giornalisti) e un inglese "esperto" di un'anonima sigla. Nessun israeliano interpellato, due secondi soltanto dedicati al rapporto Onu con tanto di uso di condizionale ("avrebbe appurato che non ci sono tracce di uranio"), mentre tutto il resto riportato con l'indicativo. Come spesso accade quando si vuole strafare con la propaganda, si sono raggiunte note grottesche: un "testimone" ha detto che la radioattività era circoscritta al cratere causato dalla bomba, mentre tutto intorno i valori erano normali, ma hanno concluso la trasmissione dicendo che la radioattività ha già provocato malformazioni congenite (in due mesi? Noi sapevamo che le gravidanze umane ne dovrebbero durare nove ...) e ne andrà di mezzo anche la popolazione israeliana confinante.
Sempre giovedì 9 novembre, nella puntata di "Primo Piano" (sempre Rai 3, ore 23:20) dedicata a problemi di economia nazionale, Bianca Berlinguer conduttrice della puntata non ha voluto perdere l'occasione di commentare quanto accaduto a Beit Hanun rivolgendo nei confronti di Israele e del suo Primo Ministro dure e severe critiche. Ci potremmo chiedere, come si chiede Deborah Fait in questo toccante articolo: "Vorrei sapere se la Berlinguer ha mai cambiato il tema di una trasmissione per mostrare al pubblico l'effetto che fa bruciare vivi in un autobus, vedere i corpi dei bambini israeliani in mille pezzi tanto che i volontari religiosi di Zaka devono raccoglierli con le pinzette dall'asfalto o dai muri delle case. Ha mai mostrato la Berlinguer i corpi di ragazzi israeliani smembrati colle mani nude? Le intere famiglie distrutte mentre mangiavano la pizza? I ragazzini israeliani spappolati mentre entravano in una discoteca? Lo chiedo a lei, Bianca Berlinguer, lo ha mai fatto? È mai venuta a vedere un funerale israeliano di vittime civili di qualche attentato terroristico, il dolore senza fine, le lacrime, le preghiere, gli abbracci, i morti sepolti tra singhiozzi e silenzio, tanto amore e tanta dignità? Non esiste odio per gli assassini, solo lo strazio per dei figli che non vedranno più i loro genitori o di genitori che non vedranno mai più i loro bambini". Ne abbiamo visto tanto invece, di odio, nelle immagini mandate in onda, abbiamo visto l'immonda orgia mediatica dei corpicini oscenamente branditi per meglio esporli alle telecamere, che non abbiamo mai visto né mai vedremo ai funerali delle vittime israeliane degli attentati: perché i morti israeliani non vengono usati a scopi propagandistici; perché i genitori israeliani hanno pudore dei corpi dei propri figli; perché Israele, pur in guerra, non usa i propri bambini come scudi, né davanti ai cannoni, né davanti alle telecamere.
Vi invitiamo a protestare per questa ennesima manipolazione mediatica presso primopiano@rai.it, ant.dibella@rai.it (TG 3), r.morrione@rai.it (Rainews24), ruffini@rai.it (Rai3), o telefonando al numero di Rai3: 06/33543306. Vi invitiamo in particolar modo a chiedere conto ai giornalisti delle FONTI da loro utilizzate nella ricerca delle notizie.

Non c’è molto da aggiungere, solo da denunciare la vergognosa faziosità che continua ad imperversare sui nostri mass media.

barbara




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13 novembre 2006

PIÙ DI UN MILIONE DI ALBERI DISTRUTTI DAI MISSILI HEZBOLLAH

Durante la guerra della scorsa estate, i missili degli hezbollah, non hanno colpito solo uomini, donne, bambini, case ma anche le foreste del KKL, che erano dei punti di ristoro per tutti i cittadini del nord d'Israele. Questi incendi non hanno distrutto solo gli alberi, ma anche l'ecosistema che si era formato nel corso di decenni di duro e faticoso lavoro.

arrivano i primi missili


l'incendio divampa nelle Foreste


le squadre antincendi di terra


il guidatore ferito viene evacuato




una tartaruga bruciata nella Foresta


si tolgono i residuati bellici dalla Foresta


Credo che questo sia il post giusto per qualche annotazione personale. All’inizio della prima intifada, nell’autunno del 1987, non mi occupavo più di tanto di queste questioni, e mi abbeveravo unicamente ai mass media nostrani. Quindi ero, inevitabilmente, filopalestinese al 100%. Non antiisraeliana, però, questo non lo sono stata mai, ed è per questo che quando mi sono trovata di fronte a notizie autentiche sono stata in grado di riconoscerle come tali. Filopalestinese, dicevo, nonostante i volenterosi tentativi di qualcuno di aprirmi gli occhi, e quindi in quel momento, ignorante della storia e dei fatti, ero propensa a riconoscere ai palestinesi ogni sorta di diritti e di ragioni, ed ero incondizionatamente dalla loro parte. Il primo blocco è arrivato nel momento in cui hanno incominciato ad incendiare deliberatamente i boschi israeliani: perché qualunque diritto si possa essere disposti a riconoscere loro, sui boschi israeliani no, su quelli non ne hanno alcuno, e questo, pur nella mia immensa ignoranza, lo sapevo anch’io, anche allora. In quelle terre i pionieri ebrei hanno acquistato per lo più deserti e paludi e pietraie. Acquistato, non rubato, come è documentato e verificabile negli accuratissimi archivi ottomani. Acquistato, oltretutto, per circa il 60% da latifondisti ottomani che risiedevano all’estero, per circa il 30% da possidenti locali e per meno del 10% da piccoli e piccolissimi proprietari che ci vivevano. Acquistato anche in quel 78% di Palestina che la Gran Bretagna mandataria ha poi rubato agli ebrei e regalato alla dinastia Hashemita detronizzata dall’Arabia per farne il regno di Transgiordania (attuale Giordania), dove tutti gli ebrei sono stati immediatamente cacciati dalle terre che avevano acquistato, coltivato e rese fertili. Acquistato anche a Gaza e in Cisgiordania che secondo qualcuno devono essere, per diritto divino, judenrein. Rese fertili, dicevo: questo è il punto. Deserti e paludi e pietraie trasformati in terre fertili, campi, prati, orti, giardini. Piantandovi alberi. Milioni e milioni di alberi che hanno trasformato un deserto in un giardino. ALBERI DEGLI EBREI. ALBERI DEGLI ISRAELIANI. Alberi che rappresentano l’essenza stessa di Israele. Alberi sui quali nessuno ha il diritto di mettere le mani. Ecco: il crimine immane della deliberata distruzione degli alberi nella prima intifada è stato ciò che ha cominciato ad aprirmi gli occhi. È stato un processo lungo. Ed è stato doloroso, dopo quasi due decenni di intensa e attiva militanza comunista prendere atto che per due decenni mi si era mentito, che per due decenni ero stata ingannata, che per due decenni coloro che avevo sempre creduto i puri, gli unici degni di essere chiamati puri, mi avevano indotta a stare dalla parte del terrore, dalla parte delle dittature, dalla parte di un autentico programma di sterminio. Processo lungo e doloroso, sì, ma sono riuscita a percorrerlo fino in fondo, sono riuscita a liberarmi di tutte le scorie che mi abbrutivano, e ora finalmente posso vedere chiaro. E in nome di quella meravigliosa realtà che è Israele, incarnata nei suoi alberi, vi invito tutti a contribuire alla ricostruzione di ciò che è stato vigliaccamente distrutto (foto e didascalie a cura di liberali per israele).
(E buon compleanno)

barbara


AGGIORNAMENTO: fate qualcosa! (Sì, anche questo è un IMPERATIVO CATEGORICO)




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12 novembre 2006

CULO

La postina mi ha vista, al volo, mentre stavo emergendo dalla rampa del garage, e si è messa a farmi gesti frenetici con le braccia. Ho trovato un buco da infilare la macchina e sono scesa. Mi è corsa incontro tutta agitata: “Signora, deve firmare, è la polizia giudiziaria!!” Cazz, hanno scoperto che Pacciani in realtà era innocente … Viene da Verona, dice. Verona? L’ultima volta che ci sono stata era nell’89: boh. Non ho tempo di aprire e leggere, altrimenti rischio di arrivare in ritardo dal dottore, ma una sbirciata alla busta mi permette di vedere che in realtà c’è scritto Polizia Stradale, e poi Atti giudiziari. E allora sì, comincia a farsi un po’ di luce, e il pensiero torna a quella splendida cavalcata delle valchirie che è stato il mio ritorno dal mare, 500 chilometri di autostrada a 200 all’ora (ogni tanto anche qualcosina di più …) cantando a squarciagola dietro a Charles Aznavour moriiir d’amoooooreeeeeeee, il mio uunico giooorno con teeeeeeeeeee. E infatti sì, è proprio quello. Ma con un culo stratosferico: mi hanno beccata negli unici trenta metri in cui andavo non solo a meno di 200, ma addirittura a meno di 170: superava il limite di velocità di più di 10 e meno di 40 Km/h. Decurtazione di 2 punti dalla patente. Dice anche che sono ammessa al pagamento ridotto. Non so che cosa voglia dire, ma mi va bene: ammenda di € 143, più € 10,69 per spese di notifica, totale € 153,69. Culo, appunto. Adesso però è meglio che ci stia un po’ più attenta, e così sul rettilineo di Villa Ottone mi sono accontentata di stare sui 140, e il paese l’ho attraversato sui 75. Circa. I carabinieri non li avevo visti, in effetti, ma d’altra parte anche loro non hanno avuto niente da ridire.

barbara

AGGIORNAMENTO (OT con il post ma non con il blog): leggere qui. Severissime sanzioni sono previste per chi si permetterà di trasgredire.




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12 novembre 2006

PROPAGANDA


(E ricordiamo)

barbara




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11 novembre 2006

IL DIFFICILE AMORE DI DAVID GROSSMAN

Un bellissimo articolo di Deborah Fait.

L'ordine è "fare fuoco verso le fonti da dove arrivano i missili".
Questo è quello che deve fare l'artiglieria, hamas lo sa perfettamente ed è per questo motivo che sistema le rampe di missili in mezzo alle case e a centri densamente abitati. Il genio mediatico dei palestinesi unito alla loro crudeltà e cinismo li rende sempre vincitori agli occhi dell'opinione pubblica occidentale.
Sono giorni che le televisioni di tutto il mondo mandano in onda le immagini di morte, di bambini insanguinati, di donne che si strappano i capelli da sotto il velo. Sono giorni che si leggono accuse a Israele, i media e i forum vanno a nozze con queste notizie perché gli danno la possibilità di paragonare ancora Israele al nazismo, paragone che non si fa mai con nessun altro paese al mondo in guerra, non si fa neppure con l'odiata America, non si fa con i palestinesi che in questi anni hanno avuto come obiettivo i bambini israeliani, non si fa con i terroristi.
Solo Israele riceve tanto disonore.
Fa parte della teoria "finché paragoniamo Israele ai nazisti, la nostra coscienza è a posto". E vai con le immagini di morte, come era successo con la guerra in Libano quando le televisioni ci facevano vedere le case distrutte dei poveri libanesi, la morte dei poveri libanesi e raramente, en passant, si vedevano la distruzione e la morte in Israele, sempre grazie all'obiettività di Claudio Pagliara.
Hamas cerca questo tipo di tragedie, le vuole appassionatamente perché gli servono per accattivarsi le simpatie del mondo e perché ancora una volta Israele sia additato come colpevole, assassino e, naturalmente, nazista.
Abbiamo esempi anche recenti del cinismo palestinese e della loro spudorata capacità mediatica, ricordiamo la strage sulla spiaggia di Gaza attribuita a Israele e compiuta da una mina palestinese ma è sempre la prima notizia che resta nella mente della gente e quella bambina piangente sulla spiaggia è diventata un'icona come Mohamed AlDurra ucciso da fuoco palestinese, per la morte del quale Israele è stato messo alla gogna per anni, nonostante le smentite.
Ricordiamo quello che è successo pochi giorni fa con le donne usate come scudi umani da terroristi nascosti in moschea, ricordiamo le accuse di bombe al fosforo e all'uranio impoverito strombazzate da tutti i giornali e le televisioni, è arrivata la smentita dagli esperti dell'Unep ma nessun giornale l'ha pubblicata.
Anche se lo avessero fatto nessuno l'avrebbe letta perché la sicurezza che Israele sia sempre colpevole è entrata nella pancia della gente in modo così profondo che siamo arrivati al punto che le smentite, quando ci sono, siano scambiate per "propaganda sionista".
Alla base di tutto rimane l'odio che induce i media e l'opinione pubblica a vedere le colpe solo da una parte giustificando o tacendo ogni scempio palestinese.
Israele è involontariamente complice di questa campagna di odio poiché essendo un Paese civile e democratico, la prima cosa che fa quando si verifica una "strage" è di chiedere scusa per l'errore e queste scuse vengono usate dai media per mettere Israele sul banco degli imputati.
Basta con le scuse. Israele non deve scusarsi di niente.
Sono 6 anni che i palestinesi prendono di mira le città del sud, sono 30 anni che dal Libano bombardano le città del nord.
Basta con le scuse. Incomincino a scusarsi gli altri che non lo hanno mai fatto.
I paladini dei terroristi vorrebbero che Israele restasse immobile ad aspettare i missili o l'attentato, vorrebbero che Israele rinunciasse a difendersi, vorrebbero che Israele scomparisse ma Israele si difende come ogni paese farebbe e nessun paese al mondo potrebbe accettare un attacco ininterrotto della durata di quasi un secolo.
Basta scusarsi!
Gli errori accadono in guerra e sono tragici ma i primi ad avere l'obbligo di scusarsi con le vittime sono i terroristi che sistemano le rampe per i missili all'interno dei quartieri, in mezzo alle case.
Siano loro a scusarsi! Perché non chiedete le loro scuse, ipocriti sepolcri imbiancati?
Le azioni che si compiono a Gaza sono l'unico modo per dare un poco di sicurezza alle città che sono nel raggio di azione dei Qassam.
Basta un errore tecnico perché vengano colpite le case attaccate alle rampe.
Israele, per evitare queste tragedie, non dovrebbe reagire? Dovrebbe lasciarsi colpire gratuitamente, dovrebbe permettere che i suoi civili vivano giorno e notte con il terrore del missile in camera da letto o nel soggiorno o mentre i bambini vanno a scuola?
Il popolo israeliano non esulta mai per le vittime civili nemiche e l'orrore per quei 18 morti ha scosso tutto il Paese.
Un orrore non voluto e non cercato.
I palestinesi, al contrario, colpiscono sempre intenzionalmente i civili israeliani e ad ogni attentato riuscito esultano. Per le strade dei territori si balla, le donne e i bambini distribuiscono caramelle, fanno il segno V di Vittoria colle dita.
Sono felici e più israeliani vengono uccisi più felici sono.
Questo lo scrivono i giornali italiani?
No, naturalmente, se ne guardano bene perché vogliono che l'opinione pubblica consideri Israele come carnefice e i palestinesi come vittime.
L'altra sera a Primo Piano, RAI 3, il tema era la Finanziaria ma Bianca Berlinguer "per non dimenticare" ha preferito parlare delle vittime di Beit Hanun e via con le immagini dei bambini morti che loro, i palestinesi, inalberano come trofei, tenendoli in piedi, senza il minimo pudore, sballottandoli da tutte le parti perché le telecamere possano riprenderli bene.
La morte usata come arma mediatica, la morte usata come propaganda, quella propaganda che sa coinvolgere così magistralmente le casalinghe italiane, i giovani, l'opinione pubblica, propaganda che riesce a far sibilare a tanti italiani "ebrei assassini, ebrei nazisti".
Vorrei sapere se la Berlinguer ha mai cambiato il tema di una trasmissione per mostrare al pubblico l'effetto che fa bruciare vivi in un autobus, vedere i corpi dei bambini israeliani in mille pezzi tanto che i volontari religiosi di Zaka devono raccoglierli con le pinzette dall'asfalto o dai muri delle case.
Ha mai mostrato la Berlinguer i corpi di ragazzi israeliani smembrati colle mani nude? Le intere famiglie distrutte mentre mangiavano la pizza? I ragazzini israeliani spappolati mentre entravano in una discoteca?
Lo chiedo a lei, Bianca Berlinguer, lo ha mai fatto? È mai venuta a vedere un funerale israeliano di vittime civili di qualche attentato terroristico, il dolore senza fine, le lacrime, le preghiere, gli abbracci, i morti sepolti tra singhiozzi e silenzio, tanto amore e tanta dignità. Non esiste odio per gli assassini, solo lo strazio per dei figli che non vedranno più i loro genitori o di genitori che non vedranno mai più i loro bambini.
Ho sentito e letto il discorso di David Grossman alla commemorazione per Rabin e mi riesce difficile capire come una persona così intelligente e colta possa dire tante banalità tutte in una volta.
Dopo aver fatto tutto un elenco dei "peccati" israeliani, dopo aver, giustamente, parlato dello spreco di giovani vite, Grossman si chiede e ci chiede "Come è successo? Quando abbiamo perso la speranza di poter vivere un giorno una vita migliore?"
Mah, Grossman, chissà come è successo, cosa dici? Avresti potuto chiederlo ad Arafat, Grossman. Dovresti chiederlo oggi a Nasrallah, Ahmadinejad, Assad di Siria, Hannaye e vedrai, David, che loro sapranno risponderti. Io non posso farlo tanto mi soffoca la rabbia per queste tue affermazioni che, di fronte alla morte di tuo figlio come di altre migliaia e migliaia di giovani israeliani, possono persino sembrare inique.
Ecco, David Grossman, un elenchino, breve, degli ultimi 13 anni, dall'inizio della tragedia di Oslo da te supportata come la salvezza per Israele...o per i palestinesi...chissà.... è finita nel baratro del terrorismo infinito, quotidiano e della guerra.
Ecco quello che è successo durante il dramma di Oslo al Paese che tu dici di amare di un "amore difficile e complicato":

Nell’estate del 1993 incominciarono una serie di negoziati segreti tra Israele e OLP: l’accordo formale sul riconoscimento reciproco venne siglato il 13 settembre 1993. Subito dopo la firma dell’accordo 35 nazioni stanziarono circa 3,5 miliardi di dollari ad Arafat per mettere l’autogoverno palestinese nelle condizioni di poter lavorare, ma soltanto una piccola parte di quella somma fu davvero utilizzata per quello scopo, il resto servì per le armi e per i conti in banca di Arafat.
Purtroppo il prezzo delle intenzioni di pace fu molto alto da entrambe le parti: Hamas e la Jihad Islamica - incoraggiati da Arafat - organizzarono subito una violenta campagna terroristica per far deragliare il processo di pace e infatti, dal 13 settembre al 31 dicembre 1993, persero la vita in attentati terroristici
20 israeliani e 78 palestinesi, 33 dei quali uccisi da altri palestinesi.
Il 25 febbraio 1994 nella moschea di Hebron, Baruch Goldstein, un colono ebreo ultraortodosso, per vendicare le vittime del terrorismo arabo tra cui una bambina di 3 anni uccise a colpi di mitra 30 fedeli in preghiera, prima di rimanere ucciso egli stesso. Il 6 aprile 1994 terroristi palestinesi di Hamas uccisero ad Afula 7 israeliani, il 13 aprile ne uccisero 6 a Hadera. Il 18 luglio 1994, a Buenos Aires, terroristi islamici, mandati dall'Iran, fecero crollare il palazzo dell’Associazione israelo-argentina di mutua assistenza provocando 60 morti.
Il 29 aprile 1994 venne sottoscritto a Parigi il Protocollo sui rapporti economici tra Israele e OLP. E il 4 maggio 1994 iniziò il ritiro di Israele da Gaza e Gerico che passarono sotto l’auto-governo dell’Autorità Palestinese: nell’agosto del 1994 iniziò la trasmissione di poteri e responsabilità ai rappresentanti palestinesi della West Bank in relazione a educazione e cultura, sanità, previdenza sociale, tassazione e turismo. Tanto più, dunque, Israele percorreva il cammino della pace, quanto più gli avversari di tale pace rinforzarono le loro azioni terroristiche. E così il 22 gennaio 1995 a Netanya esplosero due bombe: 21 ragazzi israeliani morirono. Il 9 aprile 1995 i palestinesi della Jihad Islamica compirono altri due attentati: sette morti e quaranta feriti. Il 24 luglio 1995 a Ramat Gan e il 21 agosto 1995 a Gerusalemme si verificarono ancora due gravissimi attentati islamici contro autobus israeliani:
12 morti e oltre 150 feriti.
Dal 24 settembre 1995 passarono sotto il controllo dell’Autorità Palestinese le città di: Ramallah, Nablus, Betlemme (è tuttavia da ricordare che, poco tempo prima, gli stessi abitanti "non ebrei" di Betlemme - temendo di diventare parte del futuro Stato di Palestina - avevano chiesto l’annessione allo Stato d’Israele: proposta che fu rifiutata da Israele per non compromettere il processo di pace), Jenin, Tulkarem, Qalqilya ed Hebron (città a maggioranza ebraica fino al 1929, quando un pogrom arabo ne sterminò la maggior parte dei residenti ebrei). E nonostante il 4 novembre 1995 Yigal Amir, un giovane ebreo militante dell’estrema destra religiosa ultraortodossa esasperato per i continui attentati palestinesi, assassinasse il Nobel israeliano per la Pace Yitzhak Rabin, il cammino verso la pace proseguì, come anche gli attentati. Il 25 febbraio 1996 uno studente palestinese pose un ordigno nella stazione centrale degli autobus a Gerusalemme provocando la morte di 25 persone e il ferimento di più di 50; nello stesso giorno, ad Askelon, un altro palestinese si fece esplodere ad una fermata d’autobus: una soldatessa israeliana morì e altre 30 persone rimasero ferite in modo grave. Il 26 febbraio, un fondamentalista islamico, investì con l’auto un gruppo di persone ad una fermata d’autobus: una donna perse la vita e 23 persone furono ferite. Il 3 marzo, sempre a Gerusalemme, sull’autobus n° 18, un altro terrorista palestinese si fece esplodere provocando 18 morti e 7 feriti. Ancora un attentato il giorno successivo, a Tel Aviv: 13 morti e un centinaio di feriti. Inoltre, a complicare vieppiù la situazione si misero - dal 30 marzo al 9 aprile - i terroristi Hizbullah, i quali dal Libano lanciarono razzi Katjuscia contro la cittadina israeliana di Qiryat Shmonah.
In Cisgiordania e nella striscia di Gaza, come di consueto in queste occasioni,
la gente scese nelle strade per festeggiare.
Il 30 luglio 1997 un doppio attentato dinamitardo nel mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme uccise 12 israeliani e ne ferì una trentina; il 4 settembre, sempre a Gerusalemme, morirono in tre e un centinaio furono i feriti.
Arafat non fece nulla per fermare il terrorismo e gli israeliani incominciarono a smettere di fidarsi di un interlocutore dalle facili, ma inattuate promesse che in inglese faceva il pacifista e quando parlava in arabo faceva il terrorista. La sensazione generale era che ai palestinesi, come già in passato,
premesse di più la distruzione dello Stato ebraico che non la possibilità di costituire uno Stato palestinese.

Questo è accaduto, Grossman, e a questo aggiungiamo pure questi ultimi 6 anni da incubo che hanno colpito Israele con 25.000 attentati, 1000 e più morti , dopo che Arafat aveva rifiutato l'offerta di Ehud Barak che comprendeva anche il tabù degli israeliani: dare ai palestinesi Gerusalemme est per farne la loro capitale.
Tutto inutile, come è stata inutile l'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza.
E tu chiedi "Cosa è successo”, Grossman? Dove eri? E se c'eri, dormivi?
A differenza di te, David Grossman, io amo questo Paese di un amore facile, spontaneo e pieno di ammirazione perché, nonostante tu abbia tentato di denigrarlo, riuscendoci benissimo agli occhi italiani, io sono convinta che dopo tutto questo, passato, presente e futuro, Israele sia sempre un miracolo.
Un miracolo di coraggio, di dignità, di civiltà e laboriosità che ne fanno, nonostante la guerra, un paese all'avanguardia.
Sì, come dice qualcuno, io scrivo con la pancia.
Forse farebbe bene anche a te, David Grossman, usare un po' il cuore per amare il tuo popolo, per vederne i pregi che sono tanti e non solo i difetti. Potresti tentare, David, anche in nome di Uri che per questo Popolo e per questo Paese ha dato la vita senza chiedersi perché.

Aggiungo solo che ne condivido anche le virgole. Nient’altro, perché c’è già tutto qui.

barbara

AGGIORNAMENTO: invito a leggere anche questo.




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10 novembre 2006

CHI ALTRO LO FA?

Ricordata in tutte le scuole la strage di Kafr Qassem

Gli abitanti del villaggio arabo israeliano di Kafr Qassem hanno ricordato in questi giorni con una serie di cerimonie il 50esimo anniversario della strage che ebbe luogo nel villaggio ad opera di unità della guardia di frontiera israeliana durante le prime ore della crisi di Suez del 1956.
In base a una disposizione del ministero dell’istruzione, in tutte le scuole di Israele è stato dedicato del tempo non solo alla strage in se stessa, ma anche agli eventi che seguirono, compresa la sentenza della Corte che stabilì una volta per tutte che in Israele un militare non solo non è tenuto ma anzi ha il dovere di disobbedire a un ordine “manifestamente illegale”, come quello in questione a Kafr Qassem. “La strage e il processo che ne seguì – dice la disposizione ministeriale – sono diventati una pietra miliare nel diritto israeliano e nella coscienza collettiva del paese ed hanno instillato in tutte le successive generazioni di soldati e ufficiali un limite morale a cui ognuno è tenuto ad attenersi”.
IL 29 ottobre 1956, primo giorno di guerra nel Sinai, tre pattuglie della guardia di frontiera ricevettero l’ordine di aprire il fuoco su chiunque violasse il coprifuoco decretato nelle zone arabe al confine con la Cisgiordania, allora controllata dalla Giordania. La cieca esecuzione dell’ordine causò la morte di 47 abitanti del villaggio di Kafr Qassem che rincasavano dai campi ignari del coprifuoco decretato quel giorno stesso.
(Da: Ha’aretz, 29.10.06)

                             

È dunque accaduto che un ordine in sé giusto e sensato, applicato in modo cieco e senza tener conto delle circostanze, ha dato luogo a un massacro. E Israele ne ha tratto insegnamento: un soldato NON deve obbedire ciecamente agli ordini. Al contrario, un soldato DEVE disobbedire se l’ordine è inumano: questo, in Israele, è legge da mezzo secolo. Ma non basta: questa strage di nemici viene commemorata nelle scuole, affinché tutti ne traggano insegnamento. E ci si chiede: vedremo mai in Iraq una lapide con i nomi dei neonati kuwaitiani prematuri scaraventati fuori dalle culle termiche? E quando in Giordania verrà commemorato il massacro di circa 10.000 palestinesi? Quando in Libano verrà commemorata la strage di circa 2000 palestinesi a Tell el Zatar? E noi, quando renderemo onore ai circa 2-3000 etiopi assassinati nella strage di Addis Abeba nel 1936, bruciati vivi nei loro tucul e nelle chiese in cui avevano cercato scampo, infilzati con le baionette per strada, finiti con le bombe a mano se riuscivano a sfuggire? E quanti fra coloro che leggono queste righe hanno anche solo sentito parlare di questa strage che nei libri di scuola non trova posto? Quando faremo ammenda per le partigiane iugoslave stuprate con un fiasco dai nostri bravi ragazzi che poi lo sfondavano con un calcio mandandolo in frantumi, cosicché le schegge si conficcavano nella vagina e la disgraziata moriva dissanguata dopo un’agonia di ore o di giorni? Quando ci decideremo, almeno, a insegnare queste cose nelle scuole smettendola con la favoletta degli italiani brava gente e di una colonizzazione all’acqua di rose? (Sì, lo so, mi è venuto un po’ aggressivo, ma in questi giorni sono sull’incazzato-spinto stabile e quindi se mi volete mi dovete tenere così, abbiate pazienza).

(E ricordiamo - un po' in ritardo)

barbara




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10 novembre 2006

10 NOVEMBRE 1975

Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul Sionismo

Ricordando la risoluzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1963 che richiede l'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale e in particolare l'affermazione che "ogni dottrina di differenziazione razziale è scientificamente falsa, moralmente condannabile, ingiusta e pericolosa" e le espressioni di preoccupazione della stessa Assemblea Generale per le manifestazioni di discriminazione razziale in corso in varie parti del mondo, e imposte da certi governi con misure legislative o amministrative,
Ricordando la risoluzione di condanna del 14 dicembre 1973 contro la deprecabile alleanza fra il Sionismo e il razzismo sudafricano,
Prendendo nota della dichiarazione del Messico sull'Eguaglianza delle donne e sul loro contributo allo sviluppo della pace (Città del Messico, 19 giugno 1975) nella quale si promulga il principio che "la cooperazione internazionale per la pace richiede di raggiungere indipendenza nazionale, liberazione, eliminazione del colonialismo, del neocolonialismo, delle occupazioni straniere, dell'apartheid, del Sionismo e di ogni forma di discriminazione razziale, così come il riconoscimento della dignità e del diritto dei popoli all'autodeterminazione",
Prendendo nota della risoluzione dei Capi di Stato africani e dei governi dell'organizzazione dell'Unità Africana, alla dodicesima sessione ordinaria tenuta a Kampala il 1° agosto 1973 nella quale si dice che "il regime razzista della Palestina occupata e i regimi razzisti dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una comune origine imperialista, formano una unità di struttura razzista, e sono organicamente collegati in una comune politica di distruzione della dignità e dell'integrità della persona umana",
Prendendo altresì nota della Dichiarazione Politica e di Strategia per il rafforzamento della Pace e della Sicurezza, e per l'assistenza reciproca dei Paesi non allineati, adottata alla Conferenza dei ministri degli Esteri dei Paesi non allineati a Lima, dal 25 al 30 agosto del 1975, che ha condannato con la massima severità il Sionismo come minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo e ha chiamato tutti i Paesi a opporsi a questa ideologia imperialista e razzista,
Determina e dichiara che il Sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale.
(testo approvato dalla terza Commissione dell'Assemblea Generale, con il documento n. 3378, riunione n. 1400, con 72 voti a favore, 35 contrari, 32 astensioni)

Vale a dire: Israele non ha il diritto di esistere. Vale a dire: cari amici, volete andarlo a distruggere? Accomodatevi pure: per noi non è un problema. Vale anche la pena di ricordare che all’epoca Segretario Generale delle Nazioni Unite era il criminale nazista Kurt Waldheim.

barbara

AGGIORNAMENTO: leggere (imperativo categorico) questo interessantissimo articolo preso da questo blog, da seguire con la massima attenzione, anche se non aggiorna spesso.




permalink | inviato da il 10/11/2006 alle 0:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa


9 novembre 2006

GRAVI OMISSIONI DA PARTE DEI MASS MEDIA

Comunicato Honest Reporting Italia 9 novembre 2006

Tutti i mass media si sono buttati sulla notizia che Israele avrebbe - ma non sempre, anzi, piuttosto raramente, è stato usato il condizionale - usato armi all'uranio in Libano. Ancora una volta, come si può constatare leggendo
qui, l'ennesima bufala è stata smascherata. E i nostri mass media? Niente. Silenzio assoluto. Nessuno, a quanto ci risulta, ha pubblicato la notizia. Nessuno si è preoccupato di avvertire i propri utenti che si era data una notizia erronea. Nessuno ha provveduto a rettificare l'ennesima - falsa - demonizzazione di Israele. Può essere interessante osservare, come notizia a margine, che digitando in google-pagine in italiano "Israele Libano uranio" si trovano 75.400 voci: di queste solo tre, in terza pagina, danno conto della smentita ufficiale dell'uso di armi all'uranio da parte di Israele, e pochissime altre riferiscono che Israele ha negato tale uso. Vi invitiamo a protestare presso i vostri giornali per questo vergognoso silenzio su una notizia di tale importanza, che dimostra ancora una volta la loro persistente faziosità antiisraeliana.

Ma naturalmente siamo noi ad essere faziosi e fissati, mica la stampa, no: e quando mai?

barbara




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9 novembre 2006

IL FIGLIO SEGRETO DEL DUCE

Se la figura di Benito Mussolini vi ispira solo schifo, leggete questo libro: in caso di avvelenamento vi basterà evocarne il nome, e l’effetto emetico è garantito. Vi si narra infatti di come la donna che non solo l’aveva amato ma che, per aiutarlo nel momento della sua massima difficoltà aveva rinunciato a una brillante carriera e si era ridotta in miseria, e il figlio nato dal loro amore, furono condannati a finire i propri giorni in uno squallido e lurido manicomio, con l’assoluto divieto di comunicare con chicchessia. E se per l’amante si può parlare di morte per cause semi-naturali, molto più difficile rimane nutrire dubbi sulle cause che hanno portato alla morte il figlio, a 26 anni di età.

Alfredo Pieroni, Il figlio segreto del Duce, Garzanti



barbara

AGGIORNAMENTO (OT ma neanche poi tanto): qui un'altra infamia perpetrata per negare un'infamia.




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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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