.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


30 novembre 2005

PALESTINESI CHI?

Alla commissione Peel, 1937, il leader arabo locale afferma perentoriamente: "Non esiste nessun paese che si chiami Palestina. 'Palestina' è un termine che si sono inventati i sionisti (...) Il nostro paese per secoli è stato parte della Siria. 'Palestina' ci è aliena. Sono stati i sionisti che l'hanno introdotta." Nove anni più tardi, nel 1946, il Professor Philip Hitti, storico arabo, dichiara alla commissione di indagini Anglo-Americana: "Non esiste nessuna Palestina nella storia, assolutamente no". Passano altri dieci anni e arriviamo al 1956. Ahmed Shukairy, futuro fondatore dell'OLP, organizzazione per la liberazione della Palestina, di fronte al Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite, spiega: "È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria." 31 marzo 1977: il giornale olandese Trouw pubblica un'intervista con un membro del comitato direttivo dell'OLP, Zahir Muhsein. Ecco le sue dichiarazioni: "Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato Palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d'Israele per l'unità araba. In realtà non c'è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni politiche e strategiche oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese, visto che gli interessi arabi richiedono che venga creato un distinto "popolo palestinese" che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer- Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto ad unire Palestina e Giordania".

Con questo, sia ben chiaro, non si intende assolutamente negare che OGGI esista un gruppo umano che si autoidentifica come popolo palestinese. Né si intende negare che per questo popolo, anche se è stato inventato e fabbricato a tavolino in funzione antiisraeliana, occorra trovare una soluzione. Lo scopo di questo post è semplicemente quello di DOCUMENTARE che chi ci racconta la favoletta del millenario popolo palestinese, della millenaria cultura palestinese, della millenaria coscienza della propria identità del popolo palestinese, ci sta raccontando una balla grande come un’astronave.

barbara




permalink | inviato da il 30/11/2005 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


29 novembre 2005

DUECENTO MILIONI DI DONNE SPARITE

Queste sono le cifre riportate nell'agghiacciante articolo di Alessandra Farkas sul Corriere di oggi, secondo quanto denunciato dal Centro per il controllo democratico delle Forze armate (Dcaf) di Ginevra, una fondazione internazionale che si batte da anni per un mondo più sicuro, in un rapporto di 335 pagine intitolato «Donne in un mondo insicuro». Mentre tra il 1992 e il 2003 il numero di conflitti armati «gravi» (con più di mille morti in battaglia) sono scesi dell'80%, la guerra quotidiana delle donne si è fatta ovunque più cruenta e mortale. "Le statistiche parlano chiaro: circa 200 milioni di donne, ragazze e bambine sono «demograficamente scomparse». Un eufemismo che nasconde uno dei più scioccanti crimini contro l'umanità: la sistematica eliminazione delle femmine, solo in quanto tali, vittime di omicidi, fame, povertà e discriminazioni di ogni tipo. L'inoppugnabile «soluzione finale», per molte, inizia già prima di nascere. «Almeno 60 milioni di bambine sono state "cancellate" in seguito ad infanticidi o aborti selettivi di feti femmine, resi possibili dai progressi tecnologici», spiega Amartya Sen, premio Nobel per l'Economia 1998 e uno degli studiosi interpellati dal rapporto, che si avvale delle statistiche delle maggiori organizzazioni internazionali, dall'Onu all'Oms.
In Paesi quali Cina, Corea del Sud, India e Nord Africa le pratiche anti-bambine sono all'ordine del giorno. Tanto che nell'ultimo censimento cinese il rapporto maschio-femmina era di 119 a 100, mentre le normali percentuali biologiche sono di 103 bambini ogni 100 bimbe. Lo stesso avviene in India, dove il commissario del censimento stima che «parecchi milioni di feti» sono stati abortiti negli ultimi due decenni «in quanto di sesso sbagliato». Ma la «condanna in base al sesso» prosegue anche dopo la pubertà. Ogni anno 3 milioni di donne e ragazze sono uccise perché femmine. Ovvero più dei 2.8 milioni di individui stroncati dall'Aids e dei 1,2 milioni falciati dalla malaria. Per non parlare delle 5 mila donne che ogni anno muoiono bruciate in «incidenti di cucina» provocati dalla famiglia dello sposo, quando la dote è giudicata «insufficiente». Dalla Cambogia agli Usa e dalla Thailandia alla Svizzera, la violenza domestica resta, in assoluto, la più diffusa. Tanto che dal 40% al 70% delle donne assassinate intorno al mondo sono vittime di mariti e fidanzati. La maglia nera appartiene ai paesi islamici. Il 47% delle donne uccise in Egitto sono eliminate da un parente dopo uno stupro che «infanga la reputazione della famiglia». E in Pakistan almeno tre donne vengono freddate ogni giorno in «omicidi d'onore» che restano impuniti al 100% perché, come denuncia l'attivista Nahida Mahbooba Elahi, «la polizia li giudica affari privati e si rifiuta regolarmente di perseguirli». Nel 2005 la violenza sessuale contro le donne continua ad affliggere una donna su cinque, e non solo nei Paesi in via di sviluppo, portando il totale delle donne violentate ad oltre 700 milioni; 25 milioni delle quali solo negli Stati Uniti. Un netto peggioramento si è registrato anche nel commercio illegale di «schiave del sesso» che oggi affligge tra i 700 mila e i 2 milioni di donne e ragazze, vendute ogni anno attraverso i confini internazionali. Un incremento del 50% rispetto a cinque anni fa. Nonostante le tante crociate internazionali, in aumento un po' ovunque sono anche i casi di mutilazione genitale: 6 mila al giorno (oltre 2 milioni l'anno per un totale di 130 milioni nel mondo). E nei Paesi dove solo i maschi hanno un adeguato accesso alla sanità, sono 600 mila le donne che muoiono durante il parto".
E noi, come ha fatto notare qualcuno, stiamo a farci le pippe con le quote rosa.

barbara




permalink | inviato da il 29/11/2005 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (51) | Versione per la stampa


29 novembre 2005

29 NOVEMBRE 1947

Assemblea Generale delle Nazioni Unite: Risoluzione n° 181

È la “famosa” risoluzione della spartizione della Palestina che, con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti, approva la nascita dello stato ebraico di Israele e dello stato arabo di Palestina (avevo pensato di tradurla, o di postarla integralmente in inglese, ma poi ho visto che è lunga 65 schermate e ho pensato bene di lasciar perdere). Il territorio offerto agli ebrei è un minuscolo frammento di ciò che doveva essere originariamente il loro stato, dato che all’inizio degli anni Venti la Gran Bretagna ha sottratto il 78% del territorio per fabbricare (a tavolino: a proposito di stati “artificiali”) il regno di Transgiordania e regalarlo a re Abdallah (o Abdullah, a seconda delle diverse trascrizioni) detronizzato dall’Arabia e diventato ora re Abdallah I di Transgiordania (e il cui primo atto di governo è quello di cacciare dal regno tutti gli ebrei che vi risiedevano, diventando così il primo stato judenrein della storia moderna). Il restante 22% viene ulteriormente diviso in due stati. Gli ebrei accettano, gli arabi no. La risoluzione prevede anche l’internazionalizzazione di Gerusalemme: gli ebrei accettano anche questo, gli arabi no. Nei mesi che intercorrono fra l’approvazione della risoluzione e il termine del mandato britannico, gli arabi di Palestina (che non si chiamano palestinesi: palestinesi, a quel tempo, sono chiamati gli ebrei), nonché gli stati arabi circostanti, si armano e si preparano alla guerra. Il resto è storia nota. O, almeno, dovrebbe esserlo.

barbara




permalink | inviato da il 29/11/2005 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa


28 novembre 2005

PAROLE MALATE 2

Antisionismo

«Io sono antisionista, non antiisraeliano!» Quante volte l’abbiamo sentito, questo mantra! L’abbiamo sentito, anche, da persone istruite. Magari anche colte. Spesso di buone letture. Che preferiscono però fingere di ignorare che Israele è il sionismo. Che Israele è rinato dal progetto sionista. Che gli abitanti ebrei di Israele sono in parte (piccola) i discendenti di coloro che vi abitavano ai tempi della Bibbia, e che da allora non se ne sono mai andati e in parte (grande) i discendenti di coloro che vi sono immigrati per realizzare il progetto sionista. Quindi gli ebrei israeliani sono sionisti. Gli ebrei non sionisti vivono in Germania, in Grecia, negli Stati Uniti, in Brasile, in Marocco, ovunque, ma non in Israele. Quindi gli antisionisti sono antiisraeliani. Pretendere il contrario sarebbe come pretendere di mangiare bistecche di manzo senza mangiare carne: la cosa è un tantino contraddittoria, non trovate? La migliore di tutte, a questo proposito, l’ho trovata in un intervento sul forum di Magdi Allam, il cui autore auspicava un primo ministro israeliano antisionista. Esistono, certo, israeliani antisionisti: sono gli ultraortodossi, che non riconoscono lo stato di Israele perché questo può essere ricostruito solo dal Messia, e considerano pertanto illegittimo e blasfemo questo stato ricostruito dagli uomini. Perciò non pagano le tasse – e godono di tutti i benefici garantiti dalle tasse degli altri - e non prestano servizio militare – non disdegnando però di godere della sicurezza garantita da coloro che il militare lo fanno. Costoro, naturalmente, non ricoprono funzioni pubbliche in uno stato di cui non riconoscono l’esistenza. Perché, cari signori, essere antisionisti significa esattamente questo: non riconoscere lo stato di Israele. Negare il suo diritto ad esistere: come Ahmadinejad, né più né meno. E faremmo bene, inoltre, a tenere sempre presenti le parole di Martin Luther King: «Dite che non odiate gli ebrei e che siete solo antisionisti. E io rispondo, dite la verità: quando la gente attacca i sionisti, intende gli ebrei. Cos'è l'antisionismo? E' negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che, giustamente, vogliamo veder riconosciuto ai popoli dell'Africa e di tutto il mondo».

barbara




permalink | inviato da il 28/11/2005 alle 1:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


27 novembre 2005

GERUSALEMME: A CHI?

«Dossier su Gerusalemme imbarazza l’Europa» titola a tutta pagina il Corriere della Sera. L’imbarazzo nasce da un «rapporto britannico durissimo su Israele», accusato di voler annettere Gerusalemme est, destinata a diventare la capitale del futuro stato palestinese. Il che, ovviamente, è cosa scandalosissima. Per aiutare gli amici che mi seguono a riflettere meglio, voglio proporre loro un interessante articolo di tre anni fa.

Dividere Gerusalemme significherebbe portare i terroristi di Hamas, Jihad Islamica, Forza 17 e Tanzim dentro la parte della città controllata dagli arabi. È quanto ha denunciato sabato scorso un gruppo di personalità arabe di Gerusalemme. I membri del gruppo guidati da Zuheir Hamdan, un mukhtar (capovillaggio) del quartiere Sur Baher, si sono incontrati durante il fine settimana per esaminare la proposta rilanciata nella nuova piattaforma programmatica del partito laburista, secondo la quale Gerusalemme dovrebbe essere ridivisa.
Riprendendo le proposte avanzate a suo tempo dall'allora primo ministro israeliano Ehud Barak al fallito vertice di Camp David del luglio 2000, il programma elettorale dei laburisti afferma che, nel quadro di un accordo di pace, i quartieri arabi di Gerusalemme passerebbero sotto governo palestinese, mentre i quartieri ebraici resterebbero sotto governo israeliano. Secondo il programma laburista il Monte del Tempio, nel cuore della parte vecchia della città, passerebbe sotto amministrazione congiunta o sotto un'altra forma di amministrazione concordata fra le parti.
"E' curioso vedere come molti israeliani non hanno imparato niente dai fatti degli ultimi due anni - afferma Hamdan - Un ritiro israeliano [da Gerusalemme est] farebbe arrivare i miliziani di Fatah, Hamas, Jihad Islamica e del Fronte Popolare fino alla Porta di Damasco, al Monte Scopus e al Monte degli Ulivi. Trasformerebbero Gerusalemme in un'altra Gaza". Hamdan, che durante il governo Barak aveva capeggiato una campagna contro la divisione di Gerusalemme e che sostiene di non essere affiliato ad alcuna forza politica, dice di voler lanciare adesso un'azione simile "per spiegare i pericoli che comporta far entrare a Gerusalemme l'Autorità Palestinese". Dopo essersi consultato con diverse comunità e vari capi clan nei quartieri arabi della città, Hamdan ha convocato una riunione per sabato 21 dicembre cui hanno partecipato circa cinquanta persone. "Nessuno vuole tornare alla situazione pre-1967 - spiega Hamdan - Se i laburisti israeliani vogliono ritirarsi da tutti i luoghi dove ci sono degli arabi, allora perché non lasciare anche Nazareth, il Negev e il 'Triangolo' dove vivono centinaia di migliaia di arabi israeliani? L'ideologia laburista - continua l'esponente di Gerusalemme est - è razzista perché di fatto dice agli elettori israeliani: sbarazziamoci degli arabi".
Hamdan, seriamente ferito l'anno scorso in un attentato a colpi d'arma da fuoco dopo che aveva criticato Arafat e l'Autorità Palestinese con una serie di interviste alla stampa locale e internazionale, nega che i 200mila arabi di Gerusalemme vogliano restare sotto sovranità israeliana soltanto per conservare i diritti previdenziali, sanitari, scolastici ecc. "Gli arabi a Gerusalemme pagano le tasse come ogni altro cittadino d'Israele - dice - e per questo hanno questi diritti. Nessuno ci fa dei favori dandoci sussidi di disoccupazione: sono soldi nostri. E poi la questione non è solo economica. Sono convinto che la maggioranza di noi non ha nessuna fiducia nel governo corrotto e tirannico di Arafat. Guardiamo cosa ha fatto in Giordania, in Libano e ora in Cisgiordania e nella striscia di Gaza: ha procurato un disastro dopo l'altro alla sua stessa gente".
Un altro mukhtar impegnato nell'iniziativa contro la divisione di Gerusalemme dice che lui e i suoi compagni intendono organizzare una serie di incontri con funzionari e politici israeliani per spiegare il punto di vista degli arabi della città. "Manderemo anche dei messaggi al presidente degli Stati Uniti George Bush, al segretario generale dell'Onu Kofi Annan, al presidente egiziano Hosni Mubarak e a re Abdallah di Giordania - aggiunge il mukhtar - per dire loro che Gerusalemme e la moschea di Al Aqsa non appartengono ad Arafat. Vogliamo dire loro che si dovrebbe indire un referendum tra gli arabi di Gerusalemme affinché possiamo decidere del nostro futuro. Non intendiamo accettare di essere condotti come pecore al macello".
(israele.net, 22.12.02)

”Condotti come pecore al macello”: questo rappresenterebbe, per gli arabi di Gerusalemme, passare sotto l’Autorità Palestinese. Per completare il quadro riporto anche le ultime due battute di un’intervista a uno sceicco arabo israeliano.

Israel heute - Lei è israeliano e palestinese. Non vorrebbe vivere nei territori dell'Autonomia Palestinese?
Sceicco - Io ho aperto gli occhi nello Stato d'Israele, quindi sono israeliano. In Israele abbiamo una vita buona. Israele è l'unico paese che ti dà soldi dal giorno in cui nasci al giorno in cui muori. Israele è il mio paese, come posso tradire il mio paese? Quando recentemente mi trovavo a *** per assistere mia cugina che ha avuto un trapianto di fegato, ho incontrato un medico siriano. Lui mi ha chiesto subito chi avrebbe pagato un'operazione così cara, che costava 250.000 dollari. La cassa malattia israeliana, ho risposto. Non mi voleva credere! Questo è Israele! Si sta male allora qui? Mi vieta forse Israele di essere arabo e musulmano? No!
Israel heute - Pensa come lei la maggioranza degli abitanti del suo paese?
Sceicco - Non la maggioranza, ma il 100%! Tutti vogliono restare israeliani.
(marzo 2003)

E chissà come mai gli amanti del popolo palestinese, della causa palestinese, dei diritti dei palestinesi, di questi palestinesi non si occupano mai.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gerusalemme arabi israeliani

permalink | inviato da il 27/11/2005 alle 1:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa


26 novembre 2005

MA DOBBIAMO PROPRIO?

David Farr, il regista, nega: «Le mie scelte non riguardano la politica di oggi, ma servono solo a mettere a fuoco il personaggio». Non ci spiega, però, in quale modo il togliere a un personaggio battute ed azioni fondamentali decise dal suo autore serva a meglio metterlo a fuoco. Non ci spiega, poi, perché proprio l’eliminazione di certe battute e di certe azioni sia così straordinariamente funzionale alla messa a fuoco del suddetto personaggio: se il Tamerlano di Marlowe è caratterizzato dal fatto di essere talmente assetato di potere da sfidare la divinità, in che modo lo si rende più vero – più a fuoco – togliendo la sfida alla divinità? A giustificare l’ingiustificabile si cimenta anche Simon Reade, il direttore artistico, che spiega: «Marlowe non sfidava i musulmani, bensì il teismo. In un Paese cristiano, o israelita, o indù, avrebbe attaccato altri Dèi». Sembra però dimenticare, il signor Reade, che Marlowe era cristiano e scriveva in un Paese cristiano, e la pezza dunque non tiene. E chiunque trova scorretto offendere la sensibilità dei musulmani farebbe bene a ricordare quante opere potrebbero offendere, e spesso di fatto offendono, la sensibilità dei cristiani; quante opere potrebbero offendere, e spesso di fatto offendono, la sensibilità degli ebrei: nessuno ha mai pensato che ciò fosse una buona ragione per censurarle. Nessuno ha mai censurato “Il mercante di Venezia” o “Mistero buffo”, nessuno ha assassinato i registi di “L’ultima tentazione di Cristo” e di “La passione”. E io mi chiedo: in casa nostra ormai comandano loro, d’accordo, questo ormai lo sappiamo; ma dobbiamo proprio offrirgli il nostro posteriore su un piatto d’argento?

barbara




permalink | inviato da il 26/11/2005 alle 0:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (79) | Versione per la stampa


25 novembre 2005

INSALATA MISTA

Ammazzata come un cane

«Io ti ammazzo a te e a tua madre». E lo sapeva bene, Debora, che non erano spacconate. Lo sapeva che prima o poi lo avrebbe fatto, per questo continuava a denunciarlo: inutilmente. Perché per arrestare uno, in Italia, bisogna che le minacce si concretizzino. Bisogna farsi ammazzare. E così, dopo una violenza sessuale quando era ancora quasi bambina, dopo anni di persecuzioni, Debora è finita ammazzata. In mezzo a una strada. Come un cane. E adesso sì, adesso finalmente hanno potuto arrestarlo. Abbiamo visto la foto, in mezzo ai carabinieri, con un orrido, laido sorriso sulla faccia. Identico a quello che avevamo visto sulla faccia di Angelo Izzo, trent’anni fa, dopo il “massacro del Circeo”; e di nuovo gliel’abbiamo rivisto recentemente quando, mandato fuori di galera perché “si era ravveduto”, è immediatamente tornato ad uccidere. Ora Emiliano Santangelo sarà processato. Data l’evidente premeditazione sarà condannato all’ergastolo; poi farà ricorso, in appello gli daranno trent’anni e dopo vent’anni capiranno che si è ravveduto, e lo manderanno in giro a far fuori qualche altra ragazzina dagli occhi dolci e dalla faccia pulita.


Le camere a gas esistono

Ebbene sì: il signor David Irving, ha detto il suo avvocato, ha scoperto che le camere a gas sono effettivamente esistite. Ha fatto ricerche negli archivi di Mosca e vi ha trovato documenti che provano l’esistenza “della macchina di sterminio nazista”. E ha così “scoperto che le camere a gas c’erano”. E, alla luce di queste scoperte, ritiene non più sostenibili le sue precedenti affermazioni. E poi venite a dirmi che un po’ di galera non fa un gran bene.


Pinochet arrestato per evasione fiscale

Ve lo ricordate, qualche anno fa, quando è tornato in patria dopo che in Inghilterra si era dovuto rinunciare a processarlo perché era praticamente moribondo? Portato giù dall’aereo in sedia a rotelle, appena toccato terra si era alzato e quasi correndo era andato ad abbracciare i suoi fedelissimi. Credeva, forse, di avere definitivamente beffato la giustizia con la sua recitazione del moribondo, ma ora è agli arresti domiciliari:
corruzione, uso di passaporti falsi, evasione fiscale per 2,4 milioni di dollari, queste le accuse. E senza più il riparo dell’immunità parlamentare, toltagli con un voto del Parlamento il 14 settembre scorso. E potrebbe arrivare a giorni la notizia di una seconda incriminazione, per l’assassinio di 119 attivisti di sinistra nel luglio 1975: i deputati di Santiago hanno stabilito che si può processare. Come spiega Mara Gergolet sul Corriere della Sera, «La vicenda della frode fiscale è, tuttavia, molto più di un’accusa marginale. E’, agli occhi di molti dei suoi sostenitori che l’hanno continuato a vedere come “difensore” dal comunismo anche dopo l’uscita di scena nel ’90, la prova della natura dispotica di quel regime. L’inchiesta ha svelato un tesoro personale del dittatore di 27 milioni nascosto su 115 conti esteri, tra Washington, Inghilterra, Gibilterra e altri paradisi fiscali. Una ragnatela, che s’è iniziata a dipanare per merito del Senato Usa: erano di Pinochet gli 8 milioni trovati alla Riggs Bank di Washington durante un’inchiesta antiriciclaggio. I giudici cileni hanno fatto il resto». L’ex dittatore spiega che si è solo dimenticato di pagare le tasse, ma che quei soldi sono onesti e puliti. C’è tuttavia chi sta indagando anche sulla provenienza di quel denaro.
Di solito è con rammarico che si dice che “l’erba cattiva non muore mai”; a volte però è bello vedere un’erba cattiva vivere abbastanza a lungo da potere almeno assaporare il gusto della giustizia.

barbara




permalink | inviato da il 25/11/2005 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa


24 novembre 2005

RICORDI DI SOMALIA 4

La boyessa

Forse non è esagerato affermare che la boyessa, per chi va in Somalia, è la cosa più importante. Una buona boyessa è in grado di accendere il sorriso nel pessimista più incallito; una cattiva può spegnerlo in San Francesco. Questo strano termine, aborrito da chi arriva e nostalgicamente amato e rimpianto da chi parte, è il femminile di boy, e indica la domestica. E’ probabile che le brave boyesse siano più numerose delle cattive, ma di quelle non si parla mai: la gente perbene, si sa, non ha storia. E non fa neanche colore locale. Dunque, è solo delle altre che si narra. Di quelle, ad esempio, come Olumo. Arriva il solito mediatore, e te la presenta dicendo: "Ecco la tua cuoca, la tua donna delle pulizie, la guardiana della tua casa, della tua salute, del tuo benessere". E la buona Olumo esordisce chiedendoti come si fa il minestrone, continua chiedendoti lumi su come si cucina una bistecca, prosegue pregandoti di mostrarle come si fa il caffè. Sa come si cucinano gli spaghetti, ma ignora che ci voglia il sale. Infine se ne va, dimenticando di chiudere la porta. La sera scoprirai che ti ha anche buttato via delle preziosissime medicine, introvabili in Somalia, e dopo un paio di giorni trascorsi nel bagno, capirai che si beve la tua acqua minerale, riempiendo poi la bottiglia al rubinetto. Può anche accadere che all'una, quando rientri, nello stomaco nient'altro che una frettolosa colazione consumata prima delle sette, non trovi niente da mangiare: quello che le avevi chiesto, al mercato non c'era, e lei non ha pensato a sostituirlo con qualcos'altro. Ti dispiace mandarla via, ha una faccia tanto simpatica, ma proprio non hai scelta. Dopo lunghe ricerche, trovi Makai. Fortunatamente, sa cucinare: infatti, quando le chiedi minestrone, si illumina, sorride e dice: "Sì, io conosco". E ti prepara spaghetti al pomodoro. Ma almeno il sale c'è. In
compenso non ha stirato: cucinare gli spaghetti, ti spiega, porta via molto tempo, e quindi non ha potuto fare tutto. Osservandola con attenzione ­ e con sovrumana pazienza ­ imparerai che è possibile riuscire a lavare due piatti, tre posate, una pentola e una padella in 47 minuti netti; altri 35 minuti occorrono per asciugare, e 18 per riporre. Il giorno dopo le chiedi di fare gnocchi, per vedere se, in caso di necessità, è in grado di affrettarsi un po'. Quando arrivi a casa, gli gnocchi sono pronti, e anche buoni. Però non ha lavato, non ha stirato, non ha lavato i pavimenti, non ha neppure preso in mano una scopa. "Io ho cucinato!” risponderà indignata alla tua richiesta di spiegazioni. Ma potrebbe anche capitarti Zeinab. Che è brava, anzi bravissima. Cucina in modo superbo, lavora velocemente, parla anche un discreto italiano. Qual è il problema? Che non c'è mai. La vedi girare per tutte le altre case. La vedi vagabondare per i campi. O non la vedi affatto. Torni a casa stanco e affamato, e lei sta cominciando allora a preparare il pranzo. Le chiedi spiegazioni, e lei comincia: "Sì, adesso ti spiego. Sai cosa? ... No, te lo dico un'altra volta". E si fa una gran risata. Oppure ti spiega che è andata a cercarti un uovo. Dalle dieci all'una? Sì, dalle dieci all'una. E giù a ridere. Le buone boyesse invece diventano spesso le vere padrone della casa. Così può accadere che, incontrando qualche amico dei loro padroni, dicano: "E’ tanto che non vieni a mangiare da noi: perché non vieni domani? Abbiamo le verdure in agro-dolce".
Talvolta accade che le boyesse siano trattate molto male dai padroni bianchi. Dire come schiave sarebbe forse eccessivo. Ma neanche poi tanto. Ci sono poi le boyesse giovani e carine, non ancora sformate da troppe gravidanze. Magari hanno una numerosa famiglia da mantenere col loro magro stipendio. Un'offerta di supplemento non possono permettersi di rifiutarla. E non sono pochi i giovin signori -­ neanche poi tanto giovani -­ che non esitano ad approfittare della situazione. Piacerebbe poter concludere dicendo: "Ma questa è un'altra storia". Ma non è così: la storia, purtroppo, è sempre la stessa.

barbara



Incontri ravvicinati di un tipo piuttosto pericoloso




permalink | inviato da il 24/11/2005 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa


23 novembre 2005

GIUSTIZIA

Tempo fa, qui in regione, è stato arrestato un pensionato che aveva violentato una bambina. Due anni prima era stato condannato a nove anni per reati di pedofilia. E uno si chiede: cosa diavolo ci faceva in giro? Perché non era in galera? E poi ancora si chiede: ma quando leggiamo che uno è stato condannato a due anni, a cinque anni, a dieci anni, queste “formule” hanno un qualche significato anche pratico, oltre che teorico? Queste espressioni verbali corrispondono a qualche cosa di concreto? Una condanna è una condanna o che cos’altro è? Adesso poi, come se non bastasse, ci troviamo tra l’incudine di una sinistra indecorosamente garantista, che allunga i processi a dismisura, e il martello di una destra che, per motivi che non c’è bisogno di elencare, accorcia i tempi di prescrizione, il tutto con l’attiva complicità degli avvocati che ricorrono ad ogni sorta di trucchetti e burattinate per far sì che al processo non ci si arrivi mai. Scusate, ma noi che non ammazziamo e non rubiamo e non spacciamo e non stampiamo banconote false, dobbiamo essere gli unici condannati per legge a prenderlo sempre in quel posto?

barbara




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (39) | Versione per la stampa


22 novembre 2005

BIONDO ERA E BELLO E DI GENTILE ASPETTO

E aveva quel ciuffo malandrino che fa tanta simpatia. Forse è per questo che gli è sempre stato perdonato tutto: gli è stato perdonato di essere stato eletto coi voti della mafia; gli è stato perdonato di avere portato alla Casa Bianca una corruzione tale che nessuno è mai più riuscito a sradicarla (e forse, chissà, senza le sue orge con ragazzine minorenni, magari non ci sarebbero stati neppure gli abboccamenti, come li chiama Enzo Biagi, del signor Clinton con la signorina Lewinsky); gli è stato perdonato di averci portati, con la crisi di Cuba e con l’aiuto di quell’altra buona lana di Krusciov - altro beniamino, chissà perché, di mezzo mondo – più vicini alla terza guerra mondiale di quanto mai siamo stati in questi sessant’anni; gli è stato perdonato di avere iniziato l’escalation in quella che, chissà come mai, solo dopo, con “Nixon boia”, è diventata la sporca guerra del Vietnam.
Me la ricordo bene quella sera di 42 anni fa, quando abbiamo sentito la notizia al telegiornale: sgomenti, eravamo, pallidi in faccia per la cosa inaudita, terrorizzati per ciò che ne sarebbe potuto seguire. Abbiamo detto: «Speriamo solo che non siano stati i russi: se sono stati loro è la guerra». Poi abbiamo spento la televisione e siamo andati a letto, a quell’ora del tutto insolita, a rimuginare i nostri pensieri sconvolti.

barbara




permalink | inviato da il 22/11/2005 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (41) | Versione per la stampa


21 novembre 2005

RICORDI DI SOMALIA 3

Casa, dolce casa

Se per caso ti eri illuso che, trovata la casa, il problema-casa fosse definitivamente risolto, non tarderai ad accorgerti che ti eri clamorosamente sbagliato. Il padrone di casa ­- o chi per lui -­
accompagnandoti nel giro di perlustrazione, ti invita a guardare attentamente e segnalargli tutto quello che manca. E tu gli segnali la mancanza di un attaccapanni, o almeno qualche chiodo, in bagno, per appendere gli asciugamani; un ferro da stiro; un coltello da cucina, oltre all'arredamento del salotto. Avrai tutto domani, ti viene assicurato, promessa d'onore. Dopo una settimana, avendo accumulato mezza tonnellata di panni da stirare, bussi timidamente alla porta del padrone di casa. Che ti accoglie con grandi feste: "Lei per me sei come una sorella, Lei puoi chiedere quello che vuoi", e ti consegna un temperino ("Il coltello che Lei avevi chiesto"). Il resto arriverà domani. Dopo una settimana arriva il ferro da stiro; dopo due il salotto. Gli asciugamani resteranno appesi alla maniglia della porta fino alla fine del tuo soggiorno. In compenso ti hanno quasi subito installato il campanello, rarità preziosa, in queste contrade. Un giorno, mentre stai pranzando, suonano. Vai ad aprire: nessuno. Mandi un accidente all'indirizzo dei bambini che non hanno altro da fare che rompere l'anima al prossimo, e rientri. Dopo cinque minuti, seconda scampanellata, poi la terza. Alla quinta decidi di non aprire più. Alla cinquantesima, esasperato, ti apposti con un bastone, deciso a menar botte da orbi sul disgraziato di turno. E così scopri che le innocenti creature, più innocenti di così non potrebbero essere: il campanello suona da solo. Se poi capita che in piena notte si metta a suonare ininterrottamente, non ti devi preoccupare: dopo quattro ore e mezzo, grazie a Dio, esploderà, e da allora non suonerà mai più, e tu tornerai a dormire sonni tranquilli. Può poi accadere che ti si guasti il frigo: ti diranno che è colpa della tensione troppo bassa. Inutile tentare di dimostrare, fatti alla mano, che la tensione è innocente: non si ammettono repliche. Meglio così, comunque: finché te lo lasciano, puoi sempre sperare in qualche occasionale e momentaneo ritorno di fiamma; se te lo portano via per ripararlo, può succedere che tu non lo riveda mai più. Dell'acquaio che non scarica, invece, puoi lagnarti tranquillamente: quello non ti verrà portato via. Anzi, riceverai uno sturalavandini in omaggio assieme ai migliori auguri. Non servirà a niente, ma almeno ti darà l'illusione che ti si venga incontro. Se invece hai problemi con lo sciacquone che non si ricarica, non hai che da munirti di un secchio. A meno che non piova, nel qual caso il secchio ti servirà, assieme a tutti gli altri recipienti disponibili, a raccogliere la preziosa acqua piovana che, tramite un complesso sistema di condutture, ti viene fatta arrivare direttamente in casa. Se capita che durante la notte un pezzo di soffitto ti crolli sulla testa, è chiaro che la colpa è tua: dovevi accorgerti che c'era una crepa e non metterti a dormire proprio lì sotto. Ciononostante, si decide di aiutarti: basterà che tu dorma un paio di mesi nello sgabuzzino, e subito il soffitto sarà riparato. Naturalmente possono capitarti anche molti altri guai, ma l'importante è non perdere la calma: con la calma si risolve tutto. O magari non si risolve affatto, ma tanto, anche se ti arrabbiavi, non si risolveva niente lo stesso.



                       

barbara




permalink | inviato da il 21/11/2005 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


20 novembre 2005

CORRI, RAGAZZA, CORRI!

È ufficiale: la seconda parte di “Submission” si farà. Il progetto, che gli assassini (uno solo ha eseguito la sentenza di morte ma in molti, quella morte, l’hanno voluta, e poi applaudita: moralmente – almeno moralmente – assassini sono tutti loro) credevano di avere sepolto insieme al corpo martoriato di Theo van Gogh, torna a vivere. Ayaan Hirsi Ali, nonostante le minacce che incombono su di lei per avere sceneggiato la prima parte, ha scritto la sceneggiatura della seconda, in cui saranno denunciate le discriminazioni nei confronti degli omosessuali, che nel film saranno chiamati creature di Dio. La sceneggiatura è pronta, registi e attori anche. Si prenderà qualche precauzione, questa volta: il nome del regista non comparirà, gli attori non saranno riconoscibili, ma si andrà comunque avanti. Perché l’assassinio di Van Gogh e le minacce di morte su di lei, che avevano lo scopo di fermarla, hanno ottenuto un solo risultato: aumentare la sua rabbia e la sua determinazione. E vai, dunque, grande e coraggiosa Ayaan: siamo tutti con te.

barbara




permalink | inviato da il 20/11/2005 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (51) | Versione per la stampa


19 novembre 2005

OSTAGGI DI SERIE B

Il Venezuela non è l’Iraq, e non sta sulle prime pagine dei giornali. E sulle prime pagine dei giornali non finisce neppure chi viene rapito da quelle parti. Non ci sono, lì, “paci” da liberare, ma solo una ragazza, Paola Carlesi D’amico, con una bambina di tre anni che piange terrorizzata mentre rapitori senza filmati e senza al-jazeera le puntano una pistola alla testa. Niente cortei, per loro, niente gigantografie in postazioni strategiche, niente marce e cortei, niente discorsi, niente riscatti milionari. E neanche mezza briciola di informazione, se non fosse per il solito Gian Antonio Stella, giornalista col vizio cronico di ficcare il naso dove, forse, non si vorrebbe lasciarglielo ficcare. Niente informazioni, dicevo, né per Paola, né per gli altri sette, attualmente nelle mani dei rapitori. E delle altre decine di italiani sequestrati negli ultimi cinque anni, qualcuno ha sentito qualcosa? E Corrado Altomare: dice qualcosa questo nome? Aveva ottant’anni, quando l’hanno rapito. Dopo sette mesi lo hanno liberato, ma il suo cuore non ha retto, e dopo un mese è morto. Altri invece non sono neppure arrivati vivi alla liberazione. C’era stato un tempo il cui l’Italia aveva deciso di affrontare il gravissimo problema dei continui sequestri di italiani, ed erano stati mandati due specialisti: il vicequestore Filippo Bonfiglio e il tenente colonnello dei carabinieri Franco Fantozzi, i quali si erano dati da fare ed erano riusciti ad ottenere ottimi risultati, facendo diminuire drasticamente il numero dei sequestri. E che cosa si fa in Italia con la squadra che vince? Non si cambia, naturalmente, questo lo sanno tutti. E infatti la squadra non è stata cambiata: è stata smontata. Prima è stato richiamato Franco Fantozzi, premiato con un altro incarico, poi Filippo Bonfiglio, mandato a occuparsi del commissariato di Taormina. E da quel momento gli italiani nelle mani dei banditi hanno ripreso ad aumentare. Il perché di tutto questo è presto detto: non ci sono soldi. Forse perché dobbiamo costruire il ponte sullo stretto, o forse chissà, fatto sta che il nostro beneamato governo ha deciso che bisogna risparmiare. E non potendosi risparmiare sulle “paci” rapite in Iraq, che stanno costantemente sotto i riflettori e la cui liberazione può essere portatrice di voti – per cui si possono sborsare a cuor leggero anche dieci milioni di euro (coi quali i “resistenti” organizzeranno nuovi rapimenti che ci costeranno ancora di più) – si rosicchia qualche spicciolo raschiando il fondo dei barili meno in vista: cancellando la squadra anti-sequestro in Venezuela, appunto. Lasciando la nostra comunità allo sbaraglio, a implorare un aiuto che forse arriverà, o forse no, non si sa, mentre si consuma un penoso tira e molla con la Farnesina che promette un giorno o l’altro l’arrivo di qualche briciola, forse, magari, chissà. Perché, commenta amaro Gian Antonio Stella, «Sono anni di vacche magre, le finanze sono in crisi, occorre tagliare... E chi lo vede un taglio nel lontano Venezuela? Anche poche decine di migliaia di euro possono far comodo. Meglio spostarli, elettoralmente, su qualche sagra della ciliegia o qualche fiera della castagna nei collegi giusti in giro per la Penisola: è da lì che arrivano i voti». E gli ostaggi di serie B aspetteranno. E se creperanno, pazienza.

barbara




permalink | inviato da il 19/11/2005 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


18 novembre 2005

OMAGGIO A NADIA ANJUMAN

Anche il cane rognoso di casa abbaia, di tanto in tanto
ma applicato sulla bocca delle donne,
anche se d’oro, c’è un lucchetto.

Da “Il mio fiore scuro”

*

Trai conforto quanto più puoi,
tu che adesso ti adorni del fiore scuro della morte.
Non dovrai più portare
dolorose corone di spine;
nel regno di Allah
tutto è gioia.

Proveniente dal cielo, gentile,
tocca le mani di uomini gentili
sappi che il cane che ringhia è un bastardo,
la sua mente legata al male da antiche catene.

Conosco questo tipo di uomini senza pietà,
le loro vicende soffiano come tempeste rabbiose
attraverso ogni landa della terra;
io piango, una sorte infelice è stata tracciata
sfiorando le isobare
sopra il luogo in cui tua madre spingeva
e si affaticava nel darti la vita.

Tu hai cercato di spiegare Dio in linee
di esperienza terrena -
ma ora è tempo di cantare e ballare con Rumi.
Derviscia con il santo, verseggiare con lui
in quel luogo sacro in cui l’amore vissuto
non è unico ma sempre comune.

Rime con lui per graziose poesie d’amore
avresti fatto se la vita sulla terra
ti avesse concesso più lunghi anni.
Prova con tutta la grazia del tuo cuore
a dimenticare la violenza di tuo marito.

Possa tu trovare requie nell’estasi...

Grazie a Mauro per la segnalazione. Grazie a Marcello per il cospicuo contributo alla traduzione.

barbara




permalink | inviato da il 18/11/2005 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


17 novembre 2005

AVVISO

Si informano i signori visitatori che questo blog non è favorevole agli stermini. Pertanto qualunque commento ad essi direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente inneggiante, sarà eliminato.

barbara




permalink | inviato da il 17/11/2005 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (37) | Versione per la stampa


17 novembre 2005

MARGARET HASSAN

Non faceva parte degli occupanti: viveva in Iraq da trent’anni, e ne aveva sposato un cittadino. Non lavorava al loro servizio: prestava la sua opera per Care International, al servizio dei più poveri. Era stata contraria all’embargo e ancora più contraria alla guerra. Aveva 59 anni

                                   
 
quando l’hanno rapita, il 20 ottobre 2004. Poco meno di un mese dopo, il 17 novembre, gli eroici resistenti hanno eroicamente filmato la sua esecuzione, con un colpo di pistola alla testa, così come avevano precedentemente filmato il suo disperato appello, 

                                    

il suo volto terrorizzato, la sua voce strozzata che diceva di non voler morire come Kenneth Bigley.
Riposa in pace, dolce Margaret.

barbara




permalink | inviato da il 17/11/2005 alle 0:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


16 novembre 2005

SI CHIAMAVA NADIA

E aveva 25 anni. E un bambino di sei mesi. E scriveva poesie. Qualche tempo fa, caduto finalmente il regime dei talebani, le aveva anche pubblicate: Gule Dudi, si intitolava, Fiore Scuro, questa raccolta di poesie d’amore, a volte tristi, a volte mistiche. Crimine orrendo, come tutti noi possiamo facilmente immaginare: per questo il marito, fine intellettuale laureato in letteratura, con la complicità della sua stessa madre, l’ha massacrata di botte. Poi ha detto che si è suicidata.
Mi piacerebbe, ora, che tutti coloro che cianciano di “rispetto per tutte le culture” perché “tutte le culture hanno pari dignità” e “chi siamo in fondo noi per avere il diritto di giudicare”, si comprassero un biglietto aereo e andassero a guardare dritto negli occhi quel bambino di sei mesi che non conoscerà mai il sorriso di sua madre.



barbara




permalink | inviato da il 16/11/2005 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (62) | Versione per la stampa


15 novembre 2005

BENTORNATO, SERGIO ROMANO!

Sergio Romano ha deciso di dire la sua sulla manifestazione a sostegno di Israele e, come al solito, non ha mancato di fare pipì fuori dal vaso. Nel rispondere a due lettere sul tema della manifestazione esordisce dicendo:
Cercherò di rispondere a entrambe dicendo anzitutto perché questa fiaccolata contro l'Iran non mi abbia convinto
Presentandoci, tanto per cominciare, un bell’errore di sintassi.
Non credo che Israele sia in pericolo.
Giusto. Ci sono solo poco più di una ventina di stati, per un totale di meno di un miliardo e mezzo di persone, che lo vogliono distruggere: perché mai dovremmo pensare che sia in pericolo? Se poi Romano non lo crede, scusate, ma cosa insistete a fare?
Il Paese sa badare a se stesso,
bella frase!
ha buoni alleati,
vero: l’Onu, l’Unione Europea, le sinistre al gran completo, i sindacati, un sacco di giornali, i diliberti, diversi ambasciatori in giro per il mondo, qualche presidente della Croce Rossa internazionale ...
è sostenuto da una larga parte della comunità internazionale,
come si può verificare quotidianamente sfogliando i giornali ...
è stato recentemente liberato da un potenziale nemico (l'Iraq)
è vero: l’Iraq era un nemico potenziale. Se non avessero tirato giù Saddam, chissà, magari un giorno gli sarebbe anche potuto venire in mente di mettersi a finanziare il terrorismo palestinese. Magari qualcuno gli avrebbe suggerito l’idea di ospitare Abu Nidal. O addirittura, il cielo non voglia, suggerirgli di attaccare a sparare missili sulle città israeliane. Meno male che lo hanno fermato prima che gli venissero di queste pazze idee!
e possiede un arsenale nucleare, come ha riconosciuto il suo ambasciatore a Roma in una recente intervista a Emanuele Novazio ( La Stampa del 7 novembre), di cui può servirsi, all' occorrenza, anche contro l'Iran.
Infatti lo sappiamo tutti che Israele è lì che muore dalla voglia di incontrare un’«occorrenza» per sparpagliare in giro per il mondo il suo arsenale militare!
L'indignazione organizzata,
ecco, bravo, precisiamolo: che a qualcuno non venga l’idea che noi siamo anche capaci di indignarci da soli per conto nostro
[...] Le infuocate dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad rispondono probabilmente a una strategia domestica del presidente iraniano
probabilmente sì, dato che nessun dirigente iraniano si è mai sognato di voler distruggere Israele
iniettare nel regime una dose massiccia di radicalismo per far dimenticare le promesse populiste fatte durante la campagna elettorale e togliere di mezzo le «colombe» pragmatiche che ancora esistono nel regime.
Cioè Rafsanjani, per dirne uno, che è indubitabilmente un pragmatico, è una colomba? E queste sì che sono notizie!
È la tattica perseguita da tutti i giacobini, laici o religiosi, da Robespierre e Saint Just in poi.
Robespierre era un estremista e un assassino, ma non lottava per conservare la poltrona
La manifestazione gli ha permesso di far leva sul nazionalismo della società iraniana, un sentimento condiviso anche dai giovani che non hanno votato
Lui lo sa. Lui ha parlato con loro. Lui possiede la verità
[...] Abbiamo assistito insomma negli scorsi giorni a due giacobinismi contrapposti: quello di Ahmadinejad e quello di Giuliano Ferrara.
Cioè Giuliano Ferrara è uguale ad Ahmadinejad? Tesi davvero interessante ...
[...]Tutti conosciamo le origini di quello Stato.
Beh, io le conosco. Non ci metterei però la mano sul fuoco che le conosca, o le ricordi, anche il signor Romano.
Tutti sappiamo quale debito l'Europa abbia contratto con l'ebraismo. Vi sono due fattori, tuttavia, di cui è opportuno tenere conto. In primo luogo gli arabi e i musulmani non hanno lo stesso debito.
E chissà chi sarà stato ad arabizzare e islamizzare la città di Hebron sgozzandone gli ebrei che vi risiedevano fin dai tempi della Bibbia. Chissà chi c’era a formare le brigate islamiche che combattevano al fianco di quelle naziste. Chissà chi sarà stato quel sosia non arabo e non musulmano del gran mufti di Gerusalemme, strettissimo alleato di Hitler, che era andato anche ad Auschwitz per imparare come si fa a sterminare gli ebrei in massa. Chissà ...
In secondo luogo Israele è uno Stato. Ha i suoi interessi nazionali, la sua strategia, le sue politiche. Vi sono circostanze in cui questi interessi e queste politiche coincidono con quelli dei Paesi europei. Ma possono darsi altre circostanze in cui gli interessi di Israele non sono i nostri o non sono considerati tali da tutti i nostri cittadini.
Quindi se l’interesse di Israele alla propria sopravvivenza non coincide col nostro interesse a leccare il culo ai signori del petrolio, ebbene, signori, Israele si fotta.
Sono questioni opinabili, naturalmente, su cui è lecito avere posizioni diverse.
Grazie, Romano. L’ho sempre saputo che lei, in fondo, è un buono.
Ma chi dice di volere valutare le ragioni degli assenti, sembra sottoporre il dissenso a una sorta di esame politico-morale. E questo non mi sembra giusto.
Perché solo Sergio Romano ha il diritto di valutare il nostro dissenso da lui. Cerchiamo di non dimenticarlo, per favore.

barbara




permalink | inviato da il 15/11/2005 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa


14 novembre 2005

MI ERO ILLUSA

Sul serio. Vado a guardare le ultime notizie nel sito del Corriere, e trovo quelle relative alla mancata suicida arrestata in Giordania. «Siamo entrati nell'albergo - ha detto la donna, identificata come Sajida al-Rishawi -. Lui si è messo in un angolo e io in un altro. In hotel c'era un matrimonio e vi erano donne e bambini». E io esulto: è successo di nuovo, mi dico. Era già successo, se non ricordo male, con una terrorista palestinese: stava per farsi esplodere quando aveva visto i bambini, e si era improvvisamente resa conto che il “nemico” da fare a brandelli erano loro, piccole creature innocenti, identici ai bambini palestinesi. E di colpo la terrorista si è ritrasformata in essere umano, e ha rinunciato all’attentato. E adesso di nuovo, di nuovo l’umanità ha ripreso il sopravvento, di nuovo la vista dei bambini ha fatto capire a una donna, a una moglie, a una madre, l’assurdità e l’orrore di quanto stava per compiere. E proseguo la lettura del trafiletto: «Mio marito ha compiuto l'attacco. Io ho cercato di far detonare la cintura ma non ci sono riuscita». Niente, come non detto, mi ero sbagliata. Niente resipiscenza. Niente ritorno di umanità. Niente madre che si rende conto che i figli sono figli, anche se stanno al di là della frontiera. Niente, solo un difetto tecnico della cintura di morte, a quanto pare più intelligente di chi la portava.

barbara




permalink | inviato da il 14/11/2005 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa


13 novembre 2005

BUON COMPLEANNO!

Per conquistarsi la libertà è fuggita dalla sua terra natale; per guadagnarsi il diritto di proclamare la verità ha sfidato gli integralisti; per la sua pretesa di continuare a testimoniare la realtà sta sfidando la morte. Buon compleanno grande, coraggiosa, meravigliosa Ayaan Hirsi Ali.



barbara




permalink | inviato da il 13/11/2005 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa


12 novembre 2005

NASSIRIYA, 12 NOVEMBRE 2003

                                                               

  • i carabinieri
    • Sottotenente Giovanni Cavallaro
    • Sottotenente Enzo Fregosi
    • Sottotenente Filippo Merlino
    • Sottotenente Alfonso Trincone
    • Maresciallo aiutante Massimiliano Bruno, (Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte)
    • Maresciallo aiutante Alfio Ragazzi, (Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte)
    • Maresciallo capo Daniele Ghione
    • Brigandiere Giuseppe Coletta
    • Brigandiere Ivan Ghitti
    • Vice brigandiere Domenico Intravaia
    • Appuntato Horatio Majorana
    • Appuntato Andrea Filippa
  • i militari dell'esercito
    • Capitano Massimo Ficuciello
    • Maresciallo capo Silvio Olla
    • Caporal maggiore capo scelto Emanuele Ferraro
    • Primo caporal maggiore Alessandro Carrisi
    • Caporal maggiore Pietro Petrucci
  • i civili
    • Dottor Stefano Rolla (regista)
    • Signor Marco Beci (cooperatore internazionale)

Inoltre 9 civili iracheni e circa 140 feriti.



barbara

 




permalink | inviato da il 12/11/2005 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


10 novembre 2005

RICORDI DI SOMALIA 2

Trovare casa a Mogadiscio

Se vai a Mogadiscio per la prima volta, è un problema: non sai a chi rivolgerti, non sai dove andare, non sai come funzionano queste faccende. Ma se ci stai tornando per la seconda volta, è tutto molto più semplice: telefoni al padrone di casa di qualche amico o collega dell'anno prima, dici che stai per arrivare, chiedi se ha una casa libera. Naturalmente, ti dice, per te ho sempre una casa libera. Gli chiedi se devi mandargli un anticipo, e la tua proposta quasi lo offende: non c'è problema, ti dice, io sono tuo cliente. Mandando in crisi chi non conosca il doppio significato del termine “cliente” in lingua somala.
Così tu parti sereno e fiducioso. E stanchissimo e sudato, ma altrettanto sereno e fiducioso, arrivi a Mogadiscio. Incontri il "tuo” padrone di casa, e gli chiedi di accompagnarti alla tua abitazione. Lui ti guarda un po’ imbarazzato, quasi stupito per la tua domanda, si gratta la pelata, poi esordisce: "Ecco, veramente, per adesso la casa non c'è”. "Non c'è?” "Non c'è". "Come non c'è?” "Non c'è". Inutile tentare ulteriori indagini, tanto poi il risultato resta sempre lo stesso: la casa non c'è. Ma niente paura, la casa la troverai, perché a questo punto si scatena la sarabanda dei mediatori: in due, in tre, in quattro ti si affollano intorno, ti portano in giro, giorno dopo giorno, a vedere case, una dopo l'altra. Te ne mostrano una proprio carina, ma proprio tanto, peccato che non te la possano dare, perché è già affittata. Ti mostrano una specie di magazzino con, come unico arredamento, grandi cumuli di calcinacci e spazzatura. Però, ti assicurano, se ci fai mettere la luce e l'acqua viene proprio bellina. Te ne mostrano una che però dentro non si può vedere, perché le chiavi non ci sono, e il padrone non c'è, e poi forse non è neanche da affittare. Alla fine trovi la casa dei tuoi sogni: piccolina, carina, ben arredata, con un bellissimo giardino e un patio ancora più bello. Però devi pazientare: sarà libera solo fra un paio di settimane. E intanto tu continui a restare accampato, profugo, da qualche parte, aspettando che la casa si liberi. Dopo due settimane, finalmente, riesci a entrarci, e dopo un mese, se ti va bene, riesci anche a scoprire chi sia il tuo padrone di casa.
E il mediatore? Non vuole soldi, non vuole niente. In compenso continua a girarti per casa, a invitarti a pranzo, a invitarti a cena, a invitarti al mare: era meglio se ti presentava la parcella. In scellini somali.



barbara




permalink | inviato da il 10/11/2005 alle 23:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


9 novembre 2005

9 NOVEMBRE 1938

Il 9 novembre di 67 anni fa, la notte dei cristalli: bande di giovani delle SA, perfettamente organizzate e con ordini precisi dall’alto, ma dando a credere di essere spontaneamente scesi per le strade per l’indignazione provocata dall’assassinio di un diplomatico tedesco a Parigi da parte di un ebreo, si danno a saccheggi e devastazioni selvagge ai danni degli ebrei. Il bilancio finale sarà di 91 persone uccise, 267 sinagoghe incendiate

   



e 7500 negozi devastati. 

             

          

            

Circa 30 mila ebrei vengono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Poi, con quel delizioso senso dell’umorismo che sempre ha caratterizzato i gentiluomini nazisti, gli ebrei vengono condannati a “risarcire i danni” per un totale, se ben ricordo, di due milioni di marchi.
Mi piace riportare una testimonianza di una donna, che ho letto tanti anni fa. Era la mattina presto; la donna aveva vegliato tutta la notte, sola in casa, terrorizzata, sentendo i rumori delle distruzioni che sempre più si avvicinavano. Finito diligentemente di devastare la casa vicina, erano arrivati al suo portone, e avevano cominciato a scardinarlo, quando si è levata la voce tonante del dirimpettaio, preside di liceo, uscito in quel momento per recarsi a scuola: «Cosa state facendo? Vergogna! Cosa penserebbe di voi il Führer se vi vedesse?! Filate a casa, subito!» Se il Führer li avesse visti avrebbe applaudito, naturalmente, visto che gli ordini erano venuti da lui, ma in quel momento i ragazzi non avevano la possibilità di riflettere, perché quella che era piombata di loro era la voce dell’autorità: la più vicina, la più immediata, quella alla quale non si può disobbedire. E, lasciata all’istante l’opera intrapresa, sono scappati a gambe levate. Non voglio, sia ben chiaro, rifare la storia coi se e coi ma, e non intendo dire che se tutte le autorità avessero alzato la voce oggi avremmo sei milioni di ebrei in più, ma almeno qualcuno, immagino, sarebbe riuscito a passare dall’inferno dei sommersi al limbo dei salvati, se solo qualcuno avesse osato dire, al momento opportuno: «Cosa state facendo?»: solo questo, niente di più.

barbara




permalink | inviato da il 9/11/2005 alle 23:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa


9 novembre 2005

«SONO STATI PROVOCATI»

Così spiega una signora francese di origine tunisina mentre, prima di uscire, copre i capelli grigi col chador. Quello che stanno facendo non va per niente bene, però bisogna sempre tenere presente che sono stati provocati.
Quando scoppia un incendio, c'è un modo infallibile per verificare se è scoppiato per cause naturali, o comunque accidentali, o se è doloso: si contano i focolai. Se ce n'è più di uno, allora non c'è dubbio: l'incendio è stato appiccato intenzionalmente. E in questo incendio che sta devastando mezza nazione - coi soliti strascichi di devastazioni di sinagoghe e cimiteri ebraici e, questa volta, anche di chiese, tanto per non lasciar dubbi su chi siano i nemici - di focolai ce ne sono stati parecchi. Ne tragga ognuno le conclusioni che ritiene più logiche.

barbara




permalink | inviato da il 9/11/2005 alle 0:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa


8 novembre 2005

«UN BAMBINO È UN BAMBINO»

Così ha detto lo zio di Ahmed Ismail al Khatib, il ragazzino palestinese ucciso dall’esercito israeliano, nel comunicare che la famiglia aveva deciso di donare i suoi organi, e che non avevano obiezioni a che fossero donati a bambini israeliani, indifferentemente se musulmani, ebrei o drusi: per favorire la pace, hanno detto i familiari. E poi, appunto, perché un «bambino è un bambino». Una scelta di straordinaria umanità e generosità, e anche di eccezionale coraggio. Detto questo, e doverosamente deplorato l’errore del soldato che ha sparato stroncando la vita di un bambino innocente, vorrei fare alcune considerazioni. Innanzitutto che se tutti i palestinesi condividessero le opinioni e i sentimenti della famiglia di Ahmed, oggi, con tutta probabilità, quella famiglia non starebbe piangendo il proprio figlio morto. Poi viene da chiedersi: come può venire l’idea di regalare a un bambino un finto M-16 talmente somigliante a uno vero (gli israeliani lo hanno fotografato, prevedendo che, come al solito, le legittime e giustificate critiche per il loro operato sarebbero andate ben al di là delle critiche legittime e giustificate), da apparire vero, soprattutto dagli oltre cento metri di distanza a cui si trovavano i soldati israeliani? Inoltre viene da chiedersi: come ci è finito – per l’ennesima volta - un bambino nel bel mezzo di uno scontro a fuoco? Gli adulti che stavano sparando contro i soldati israeliani non hanno pensato che potesse essere il caso di allontanarlo? Perché tutte le volte che i palestinesi sparano, ci sono bambini in mezzo a loro? Perché tutte le volte che i palestinesi costruiscono ordigni esplosivi, ci sono bambini in mezzo a loro? Perché quando devono nascondere armi ed esplosivi, il nascondiglio preferito sono le culle dei loro figli? Perché?

               



barbara




permalink | inviato da il 8/11/2005 alle 0:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa


7 novembre 2005

PAROLE MALATE

Rock – lento

Da qualche giorno vedo queste due parole imperversare su giornali e blog e ovunque. Non so che cosa significhino, non so a che cosa si riferiscano, non so chi le abbia inventate – e si risparmino pure i gentili visitatori di stare a spiegarmelo: non mi interessa. Quello che mi preme qui osservare è che sembra non si riesca più a descrivere niente se non ricorrendo a queste due categorie, sembra che non esista più niente sull’orbe terracqueo – e forse, chissà, anche oltre – che non rientri in una di queste due definizioni. Accade così che una delle lingue più ricche del mondo si perda per strada aggettivi e avverbi, anastrofi e metonimie, sineddoche e ossimori, ipallagi e diafore, endiadi e chiasmi, locuzioni e allocuzioni, sfumature e sottigliezze per ridursi, come bambinetti che iniziano a balbettare le loro prime, povere parole, a forzare tutto lo scibile umano in due unici contenitori: quello di nome rock e quello di nome lento, appunto. Tutto questo perché? Per seguire una moda, stupida come tutte le mode, da quella che impone i cosiddetti “abiti asimmetrici”, in realtà stracci tagliati male e cuciti peggio che cascano da tutte le parti, che non avrebbe portato neanche la mia nonna lavandaia, a quella che costringe, se vuoi essere di sinistra ossia progressista ossia intelligente, a vedere i film di Nanni Moretti e magari anche a convincersi che abbia qualcosa da dire. E con gente disposta a lasciar colonizzare il proprio cervello da mode tanto stupide, pretendiamo di difenderci da chi, con ben altre armi, vuole colonizzare tutta intera la nostra cultura?

barbara




permalink | inviato da il 7/11/2005 alle 0:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (50) | Versione per la stampa


6 novembre 2005

E NON FINISCE MAI

Adam Frydman ha 82 anni. Ne sono passati 62 da quando, su un carro bestiame, era arrivato a Majdanek insieme al padre e al fratello. Ci è ritornato, insieme a una squadra di storici, archeologi e cameraman europei e israeliani: «è lì che dovete scavare», dice. “Lì” è dove i “non scelti” avevano sotterrato le loro povere cose: un paio di occhiali, un anello, un braccialetto, una catenina ... I “non scelti” erano coloro che non erano stati scelti per lavorare, ma non potevano essere uccisi subito, perché i crematori non ce la facevano a smaltire un tale numero di corpi (170.000 in due mesi), e dovevano dunque aspettare il loro turno all’aperto, tra le baracche 4 e 5, per ore, a volte per giorni, soffocati dall’insopportabile odore di carne umana bruciata. Nessuna speranza di uscirne vivi, naturalmente, ma avevano preferito seppellire i loro modesti averi, piuttosto che consegnarli ai tedeschi. Fra i “non scelti” c’era anche Adam Frydman, uno dei pochissimi sopravvissuti, che ora è partito dall’Australia, dove risiede, per aiutare gli archeologi a recuperare questi poveri e tuttavia preziosissimi ricordi di chi è stato spazzato via. Matt Mazer, magnate di Hollywood, riprende gli scavi e i ritrovamenti: ne ricaverà un documentario, un libro e una mostra itinerante. I ricordi del sopravvissuto sono molto precisi, e scavando solo in una piccola parte dell’enorme campo, la troupe ha già recuperato 20 anelli, un braccialetto, due orologi, numerose montature d'occhiale in oro, una medaglia con catenina e 15 monete americane. Ora si vorrebbe trasformare il luogo in un sito archeologico permanente, ma l’idea ha già incontrato le resistenze degli abitanti del luogo, fortemente antisemiti in un Paese senza più ebrei. E dove le agenzie immobiliari della zona reclamizzano le “ville con vista sul parco”, dove il parco altro non è che il lager di Maidanek. Si diceva, a quel tempo, che il mondo era diviso in due parti: una in cui gli ebrei non potevano stare, e una in cui gli ebrei non potevano andare. Si è detto, infinite volte, che se già allora avessero avuto un proprio stato, moltissimi ebrei si sarebbero potuti salvare; ma pare che non tutti siano ancora convinti che gli ebrei abbiano diritto a un proprio stato per poter sfuggire alle persecuzioni e allo sterminio. Pare che non tutti siano ancora convinti che gli ebrei abbiano il diritto di esistere: torneremo ad avere posti in cui gli ebrei non possono stare e posti in cui gli ebrei non possono andare?

barbara




permalink | inviato da il 6/11/2005 alle 0:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa


5 novembre 2005

LA BARZELLETTA DEL SECOLO

«Non violeremo i diritti umani in nessun luogo del mondo». Lo ha detto Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran. E come Antonio nell'orazione funebre per Giulio Cesare, potremmo aggiungere: «E Khamenei è un uomo d'onore».

barbara




permalink | inviato da il 5/11/2005 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa


5 novembre 2005

DOMANDE

Ad Addis Abeba la polizia ha attaccato una manifestazione di studenti, fino a quel momento PACIFICA, che protestavano – forse non a torto, ma questo in fondo è secondario – per presunti brogli nelle elezioni. Ha sparato ad altezza d’uomo provocando una cinquantina di morti e circa centocinquanta feriti. Le domande sono: perché la cosa ha meritato un trafiletto di 25 righe su una colonna? Perché nessuno è sceso in piazza a protestare? Perché nessuno ha chiamato nazisti i poliziotti che hanno sparato? Perché nessuno ha invocato sanzioni Onu? Perché l’Onu non ha convocato d’urgenza l’assemblea generale per discutere le misure da prendere nei confronti di chi ha commesso questa strage? Perché nessuna importante personalità si è esibita ai microfoni di radio e televisioni per parlare di orrenda strage, di infame massacro? Perché coloro che sempre condannano la violenza “da qualunque parte provenga” non si sono ancora sentiti? Perché il papa tace? Perché i politici latitano? Qualcuno mi aiuta a trovare una risposta?

barbara




permalink | inviato da il 5/11/2005 alle 0:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa


4 novembre 2005

LAMBERTO DINI: LUI SÌ CHE SA!

Sul Corriere della Sera di oggi Gianna Fregonara un po’ intervista e un po’ racconta Lamberto Dini, l’uomo che possiede la risposta a tutte le domande. Innanzitutto Dini non crede che siano risolutivi «atti unilaterali da parte degli Stati Uniti o di Israele dopo le odiose dichiarazioni del presidente iraniano». Anzi, è convinto che chiedere sanzioni all’Iran da parte del Consiglio di Sicurezza «rischierebbe di spaccare la comunità internazionale di fronte a un problema così complicato come è l’Iran di Ahmadinejad». Lamberto Dini è un pragmatico, ci spiega la signora Fregonara, e ha sempre perseguito la via del dialogo con i Paesi islamici del Medio Oriente, ed è convinto che anche oggi il dialogo rimanga la migliore via d’uscita: e fin qui siamo nel campo delle opinioni, balorde finché si vuole, pericolose, quando a nutrirle è persona con responsabilità di governo, finché si vuole, ma pur sempre opinioni. Poi però il signor Dini pretende di passare ai dati di fatto: «Quando cominciammo la collaborazione economica c’era Khatami che pubblicamente riconosceva l’esistenza dello Stato di Israele e si dichiarava disposto ad accettare una pace purché andasse bene ai palestinesi» e qui non ci siamo proprio, perché il nostro, a quanto pare, ignora che Khatami, esattamente come Ahmadinejad, non ha mai pronunciato la parola Israele, ha continuato a costruire il nucleare, ha sempre scritto sui missili delle parate militari che erano destinati a Israele, ha sempre finanziato i gruppi terroristici attivi in Israele. E che dire di quando a Roma, durante una conferenza stampa, si rifiutò di rispondere a una domanda di un giornalista perchè israeliano? A questo poi va aggiunto che il vero padrone dell’Iran, oggi con Ahmadinejad come ieri con Khatami, è Khamenei, la Suprema guida, e Khamenei si è sempre detto favorevole all'eliminazione di Israele e ha detto più volte che quando avranno i missili nucleari li utilizzeranno, perché se anche Israele dovesse rispondere, varrebbe comunque la pena di perdere milioni di vite islamiche in cambio della fine dello Stato di Israele. Ma di tutto questo il nostro lungimirante ex ministro degli Esteri non ha mai avuto sentore, e dunque «Abbiamo fatto un grande sforzo anche a livello di Unione Europea di convincere il governo iraniano che va bene il nucleare civile ma non hanno alcuna necessità di sviluppare ordigni nucleari. Abbiamo avuto alterni successi» anche se, bontà sua, «il dubbio sulle reali intenzioni dell’Iran non è mai cessato». Ciononostante «Durante i governi del centrosinistra i rapporti con l’amministrazione del presidente Khatami incrementarono i rapporti economici [...] Finanziammo molti progetti per le infrastrutture [...]». Ma adesso che Ahmadinejad ha detto quello che ha detto e nessuno si può più permettere di chiudere gli occhi, qual è la soluzione? Niente paura, all’immarcescibile la risposta non manca: «Se le parole di Ahmadinejad sono sconcertanti e tali da generare forti tensioni in Medio Oriente e nei rapporti con l’Europa e gli Usa, porre sanzioni potrebbe essere più pericoloso delle parole del presidente iraniano». Chiaro, no? E vediamo come si sia costruito quell’abito di “pragmatico” che la signora Fregonara gli attribuisce. Vi ricordate Camp David, luglio 2000? Già allora oltre il 90% della popolazione palestinese di Gaza e Cisgiordania viveva sotto amministrazione palestinese e non più sotto occupazione israeliana, e in quell’occasione Israele aveva proposto la consegna del 97% del territorio palestinese, la compensazione del 3% mancante con territori israeliani più densamente popolati da arabi e Gerusalemme est come capitale. La risposta di Arafat, come sappiamo, era stata la guerra. E che cosa suggerisce il nostro per uscire da questa situazione? Israele sta sbagliando tutto, dice: dovrebbe smettere di combattere e fare qualche proposta concreta. Vi ricordate l’attentato alla discoteca “Delfinario” di Tel Aviv, brandelli di ragazzini di tredici quattordici anni spiaccicati su per i muri? L’attentato è stato «un’atroce manifestazione di odio» scrive Dini nel suo messaggio di condoglianze al suo omologo israeliano Shimon Peres. E ora «È necessario un coraggioso e lungimirante sforzo da entrambe le parti in causa, per porre fine alla spirale di lutto e violenza, frutto di fanatismo ed esasperazione». E un anno più tardi, in un’intervista al Corriere: «Il governo Sharon sbaglia se pensa di mettere fine agli attacchi suicidi con la forza e l’occupazione militare. Finché i carri armati israeliani continuano a distruggere uomini, cose e infrastrutture, finché continuano a bruciare il futuro dei palestinesi, gli attacchi continueranno e potrebbero intensificarsi anche al di fuori della regione». Peccato che quando l’ondata di attentati era cominciata non ci fossero né carri armati, né occupazione. Anche in quel caso l’ineffabile aveva la soluzione pronta: «Una conferenza internazionale guidata da Usa, Europa e Russia, come a Oslo. Alla presenza degli Stati arabi dovrà fissare confini sicuri per Israele e creare uno Stato palestinese, con regole che ne garantiscano il rispetto». Assolutamente perfetto: peccato che questo sia esattamente ciò che le risoluzioni Onu 242 e 338 chiedevano già dal tempo delle guerre dei Sei giorni e del Kippur, e che gli arabi le abbiano categoricamente respinte. E bisogna inoltre «ripartire dall’ultima risoluzione dell’Onu e dal piano di pace del principe saudita Abdallah, approvato all’unanimità da tutti i Paesi arabi». Assolutamente perfetto anche questo: peccato solo che fosse esattamente ciò che era stato proposto a Camp David, e che Arafat aveva rifiutato. Risparmio il resto dell’intervista, perché qualcuno potrebbe non avere una sufficiente scorta di Maalox sottomano, e aggiungo solo un’ultima perla: «Israele non ha mai fatto una proposta di pace». Ecco: questo è l’uomo che oggi ci offre la propria sapienza per risolvere la crisi iraniana.

barbara




permalink | inviato da il 4/11/2005 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre   <<  1 | 2  >>   dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA