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Diario


3 agosto 2007

UNA DONNA TRA DUE MONDI

Quel giorno ero a una conferenza in Giordania, e quando si seppe della notizia l’intera sala scoppiò in un applauso. Una mia amica esultò per suo padre, un ufficiale che era stato giustiziato pubblicamente da Saddam. Un altro amico giurò di accusarlo di genocidio per vendicare certi suoi parenti curdi uccisi dal gas insieme ad altre migliaia di persone.

È un’irachena privilegiata, l’autrice di questo libro: la figlia del pilota personale di Saddam. Non ha conosciuto le persecuzioni, non ha conosciuto il carcere, non ha conosciuto la tortura, non ha conosciuto la fame. E tuttavia …

                                         

I miei genitori si sposarono nel 1968 […]. La foto di loro che preferisco è in bianco e nero, scattata alla loro festa di fidanzamento, e li ritrae in piedi davanti a una pergola, sullo sfondo dei mobili da giardino in ferro battuto, papà tutto elegante in giacca e cravatta, mamma truccata pesantemente e con una minigonna anni ’60.
[…]
Le fotografie che conservo di queste donne, abbracciate per la vita davanti all’obiettivo, mi fanno tornare in mente quanto apparissero invincibili, alleate decise a ridefinire la femminilità, femministe alla moda che parlavano due o tre lingue e non vedevano perché non si potesse avere tutto: una laurea, un lavoro soddisfacente, dei bambini, tanti viaggi e divertimenti, e un marito innamorato.


Tutto questo, è bene ricordarlo, avveniva prima dell’avvento di Saddam (durante il suo regno, invece, avvenivano cose come questa): non è stato lui a modernizzare il Paese e portare libertà alle donne. Ed è bene ricordare anche che negli anni Novanta Saddam legalizzò il delitto d’onore. Io non lo sapevo, l’ho scoperto qui. Si scopre anche che

Nel 1995 Kamel, accompagnato dalla sua cattiva fama, sarebbe fuggito in Giordania portando con sé intere casse di fascicoli sugli attacchi biologici, nucleari e chimici ai quali aveva sovrinteso

ma questo è sicuramente un falso, dato che, come tutti sanno, le armi di distruzione di massa non esistono e se le è inventate Bush. E si scopre che gli iracheni di origine – vera o presunta – iraniana non sono fuggiti ma sono stati deportati. Ed è ampiamente documentato che le sanguinose divisioni fra sunniti e sciiti cui stiamo oggi assistendo non sono frutto della “guerra sbagliata” di Bush, ma sono state fabbricate a tavolino da Saddam, stravolgendo l’intero tessuto sociale e distruggendo i suoi delicati equilibri. Si trovano anche amenità come questa:

A pochi passi da lui c’era sempre la sua guardia del corpo personale, Abed […]. Non lo vidi mai senza berretto – ai soldati iracheni era proibito portare il berretto legato con degli spallacci all’uniforme perché così lo portavano i soldati israeliani.

Ma non sono molte le amenità nelle memorie di questa occupante di una gabbia dorata, obbligata a sorridere, anzi, ad apparire raggiante quando tutt’altro era il suo stato d’animo in mezzo all’infinita tragedia di una nazione e di un popolo.

Piccola nota a margine: fra i personaggi compare, ad un certo punto, anche un ragazzo palestinese. I suoi genitori, spogliati di tutto, non si sono fatti rinchiudere, dai fratelli arabi, in un campo profughi per farsi mantenere dagli aiuti internazionali, ma si sono rimboccati le maniche e si sono ricostruiti un’esistenza altrove. E il ragazzo, cresciuto in questo modo, non impiega il suo tempo e le sue energie per seminare morte, bensì per alleviare le sofferenze altrui. E quando fra israeliani e palestinesi sembra profilarsi uno spiraglio di pace, si precipita a offrire il suo contributo. Forse (forse …) se ne potrebbe (potrebbe …) dedurre che anche fra i palestinesi, quelli che riescono a sfuggire al lavaggio del cervello da parte di capi pronti a marciare sui loro cadaveri per raggiungere il potere, preferiscono la vita – propria e altrui – alla morte. Forse.
Il libro va letto, comunque: non ci sono scuse. Anche perché lei poi ha fatto questa cosa qui, e dovrete passare sul mio cadavere per permettervi di ignorarla:

                                

Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi nel mondo ci sono stati più di duecentocinquanta conflitti. Il novanta per cento delle vittime è costituito da civili e il settantacinque per cento di essi sono donne e bambini: mai come oggi le donne si trovano costrette a subire gli orrori provocati dalla guerra. Milioni di donne vengono violentate e strappate alle loro case e ai loro affetti. Sole e abbandonate, devono cercare di ricostruirsi un'esistenza senza sostegni materiali e affettivi. E sempre vengono escluse da tutti i negoziati di pace.
Fondata nel 1993, Women for Women International ha lo scopo di fornire un aiuto economico e psicologico alle donne vittime delle guerre di tutto il mondo. 0rganizza corsi per apprendere una professione, offre consulenze legali, facilita l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Attraverso i suoi programmi le donne acquisiscono fiducia in se stesse, diventano cittadine attive e indipendenti e imparano a ricoprire un ruolo produttivo in modo da promuovere in prima persona la ricostruzione delle loro famiglie, delle loro società e, in ultima istanza dei loro paesi.
Dal 1993 a oggi Women for Women International ha aiutato più di 55.000 donne in Afganistan, Bosnia-Erzegovina, Colombia, Congo, Iraq, Kossovo, Nigeria, Rwanda e Sudan e ha distribuito più di 24 milioni di dollari in aiuti diretti e prestiti.
Per avere maggiori informazioni visitate il sito:
www.womenforwomen.org

Zainab Salbi, Una donna tra due mondi, Corbaccio



barbara

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