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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 aprile 2010

UNA STORIA ALTERNATIVA - MA NON TROPPO

Cari amici,

la storia è questione di combinazioni, a volte di alchimie personali. Chi avrebbe immaginato negli anni scorsi un presidente personalmente ostile ad Israele, serenamente convinto che il suo compito principale in politica estera fosse rappacificarsi il mondo islamico, e ben deciso a regolarsi di conseguenza, a usare cioè Israele come moneta di scambio con gli arabi, sia pure fra oscillazioni, incertezze e confusioni - e soprattutto di ipocrisie e falsità? Nessuno forse. Eppure la situazione è questa.
Il 3 giugno 2008, in piena campagna elettorale davanti all´assemblea dell´Aipac, l´associazione ombrello filo-ebraica americana, aveva dichiarato: "any agreement with the Palestinian people must preserve Israel's identity as a Jewish state, with secure, recognized and defensible borders.
Jerusalem will remain the capital of Israel, and it must remain undivided." [ogni accordo con il popolo palestinese deve preservare l´identità di Israele come Stato ebraico, con confini sicuri, riconosciuti e difendibili. Gerusalemme resterà la capitale di Israele e non deve essere divisa] (trovate qui il testo del discorso: http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=91150432). Del resto da quindici anni c´è in America una legge che stabilisce esattamente questo (per un riassunto vedi qui: http://www.justice.gov/olc/s770.16.htm) Quella di Obama era però n realtà pura ipocrisia, menzogna consapevole o adulazione per ottenere qualche voto ebraico, come in effetti accadde. Poi, una volta eletto, Obama ha cambiato idea come sappiamo, o meglio ha tirato fuori le sue vere idee e ha detto e fatto ben altre cose. Vi prego davvero di perdere cinque minuti su questo link per vedere il comportamento di Obama, al di là delle esaltazioni giornalistiche: http://www.youtube.com/watch_popup?v=tCAffMSWSzY#t=28 .

Certo, non è la prima volta che un presidente americano è ostile agli ebrei e a Israele. Lo era Jimmy Carter, a modo suo lo era anche Eisenhower. Ma che sarebbe successo se al posto di Roosvelt a fronteggiare Hitler ci fosse stato un Obama, con la capacità di muovere la stampa e la società americana che ogni amministrazione americana ha? Molti di voi si ricorderanno di un romanzo di Philip Roth , intitolato "Il complotto contro l´America", uscito in italiano da Einaudi qualche anno fa, in cui presidente degli Stati Uniti diventa Charles Lindbergh, fanatico antisemita e ammiratore di Hitler, come in effetti l´aviatore era. Le conseguenze sono quelle che potete immaginare: la fine della democrazia e una persecuzione antiebraica estesa anche sull´America. Obama non è questo, naturalmente, non è un razzista antisemita dello stile hitleriano; ma chiaramente pensa che l´interesse americano sia di non farsi coinvolgere nelle storie di Israele e degli ebrei e che sia meglio allearsi con gli arabi che sono molto di più, hanno il petrolio e si presentano anche come vittime del colonialismo.
Ma, ripeto la domanda, che sarebbe accaduto se ci fosse stato un Obama a guidare l´America durante la seconda guerra mondiale, con tutta l´approvazione dei media autorevoli e degli opinion leader di cui gode ancora oggi, dopo un anno e passa di fallimenti internazionali? Grazie a un miracolo di internet, ho ricevuto una copia del New York Times proveniente da questo corso storico alternativo (sapete che c´è una seria teoria fisica per cui tutti i mondi possibili coesistono come universi paralleli...), e ve lo faccio leggere qui a fianco. Con molta angoscia, perché mostra com´è sottile il filo che ci porta a essere dove siamo. Ma anche con fiducia. Perché nella storia vi sono delle forze capaci di controbilanciare anche un presidente come Obama.

Ugo Volli



Ecco, questa è l’impareggiabile cartolina di ieri del come sempre impareggiabile Ugo Volli. E per pareggiare i conti con ciò che ho lasciato in sospeso, vi mando a leggere anche la cartolina dell’altro ieri e quella di oggi, che parla di miracoli in Terra Santa, che si chiama Santa appunto perché là ne succedono uno sfracello, di miracoli, come quello del salesiano ucciso dai perfidi giudei il 2 aprile 2002, notizia rimbalzata da tutte le agenzie di stampa, ripresa da tutti i giornali, talvolta anche con dovizia di particolari, cosa aveva fatto prima di morire eccetera eccetera e poi niente, è resuscitato, più bello e più vispo che pria. Per non parlare del miracoloso miracolo di Cana, molto più miracolosissimo di tutti gli altri miracoli in quanto avvenuto proprio sotto la lente del fotografo, no, non sto parlando dell’acqua mutata in vino, no, sto parlando del morto-alzati-e-cammina della guerra in Libano di tre anni e mezzo fa, resuscitato proprio proprio nel momento preciso in cui lo stavano fotografando, quindi un miracolo vero, un miracolo documentato, alla faccia degli scettici che dicono se non lo vedo non ci credo, ecco, guardate un po’ qua e portate a casa, tiè!

barbara


27 maggio 2008

I REDENTI

Ovvero come inneggiare al duce, come primeggiare fra i suoi entusiastici sostenitori, come aderire a tutte le iniziative del fascismo, come sgomitare per ottenere l’onore di scrivere nei giornali di partito, come implorare – non sempre con eccessiva dignità - la grazia di farsi pubblicare un articolo … e poi rifarsi una verginità. Perché è un fatto: le folle oceaniche che riempivano le piazze in occasione dei discorsi di Mussolini non erano, come quelle che applaudivano Ceausescu, fatte di gente prelevata dalle fabbriche e portata lì a forza con i camion, e tuttavia il giorno successivo al fatidico 25 luglio l’Italia era popolata da decine di milioni di antifascisti, a partire dagli “intellettuali”. Qualcuno ammettendo, sommessamente, di averci creduto e di essersi finalmente accorto di avere sbagliato; molti proclamandosi fieramente antifascisti della prima ora, e spiegando di avere sempre fatto il doppio gioco, di avere intensamente contribuito a erodere il fascismo dall’interno e rivendicando, dunque, il diritto di sedersi dalla parte dei giusti. Menzogne che I redenti svela con abbondanza di documenti dai quali emerge, tra l’altro, un elemento comune a tutti i protagonisti di questa vicenda: un incontenibile, profondo, viscerale antisemitismo. Un libro davvero prezioso per la quantità di informazioni che offre e dunque consigliato a tutti, ma per affrontare il quale è necessario non avere paura di veder crollare un discreto numero di miti, di veder affondare nel fango dell’adulazione, del servilismo, del più becero pregiudizio coloro che per una vita avevamo considerato i cavalieri senza macchia e senza paura della lotta antifascista, gli eroi delle battaglie per la libertà e la democrazia, i rappresentanti duri e puri, senza cedimenti e senza compromessi, del glorioso partito comunista. Se non avete paura di tutto questo, leggetelo.

Mirella Serri, I redenti, Corbaccio



barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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