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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 agosto 2009

INTERESSA UN VIAGGIO IN ISRAELE?

I kibbutzim raccontano la storia d’Israele

Viaggio in Israele 27 dicembre 2009 – 6 gennaio 2010


27 dicembre domenica
: arrivo a Tel Aviv. Sosta romantica di Gerusalemme dall'alto dal Monte Scopus. Trasferimento Kibbutz Qalia(o Kallia).Cena e pernottamento in Kibbutz

28 dicembre lunedì:
Giro del kibbutz di Qalia.Visita della fortezza di Massada. Pranzo in corso di viaggio in zona Ein Bokek ( Mar Morto). Kibbutz Mashabe' Sade' ( Neghev), visita e incontro coi suoi abitanti.Cena e pernottamento Kibbutz Mashabe' Sade'

29 dicembre martedì
: Kibbutz Sde Boker. Incontro con Aharon Fait (senior lecture al Ben Gurion University Institute of Dryland Biotechnology and Agriculture).Sosta alla Tomba di Ben Gurion.Kibbutz Ruchama, incontro con Israel De Benedetti.Visita di Yad Mordechai. Cena e pernottamento a Tel Aviv- Metropolitan Hotel.

30 dicembre mercoledì
: visita di Tel Aviv e Jaffa, Indipendence Hall, Museo dell'Hagana', Museo della Diaspora, Passeggiata attraverso Neve' Zedek e Neve' Shalom (primi quartieri sorti dall'uscita dalle mura di Jaffa). Cena e pernottamento Tel Aviv

31 dicembre giovedì
: Zichron Yaacov - Casa Aaronsohn. Campo di Atlit (campo di internamento inglese dell'immigrazione clandestina).Trasferimento a Gerusalemme. Cena e pernottamento a Gerusalemme - King Salomon Hotel. Capodanno con la Comunità di origine italiana ( David Greco)

1° gennaio venerdì
: visita al Keren Hayesod. Incontro con l’ambasciatore Avi Panzer (se in Israele) e con Yosh Amishav. Davidson center* , Monte degli Ulivi (vista panoramica della città). Cena a casa delle famiglie delle comunità ebraica italiana e pernottamento al King Salomon Hotel.

2 gennaio sabato
: città vecchia a piedi (Santo Sepolcro, Muro del Pianto, quartieri islamico, cristiano, ebraico e armeno). Pomeriggio libero. Cena e pernottamento al King Salomon Hotel. (se il tempo lo permette di sera: Spettacolo alla Torre di David )

3 gennaio domenica
: visita del Musero Yad Vashem (dell’Olocausto), Monte e Museo Herzl**, Si parte per la Valle del Giordano, sosta a Bet Alfa ( sinagoga del V secolo).Cena e pernottamento Kibbutz Lavi

4
gennaio lunedì: Visita del Kibbutz con Guido Sasson. Monte Bental al confine con la Siria e visita del Kibbutz El Rom (fondato dopo la guerra dei 6 giorni), situato di fronte a Kuneitra.Luoghi santi intorno al Lago di Tiberiade.Cena e pernottamento Kibbutz Lavi

5 gennaio martedì:
sosta a Degania ( primo kibbutz fondato nel 1909).Visita di Bet Shean ( antica Schitopoli).Kibbutz di Nir David ( torre e palizzata , uno dei kibbutzim fondati tra gli anno 30 e 40 contro il Mandato). Trasferimento lungo la costa a Tel Aviv. Cena e pernottamento – Hotel Metropolitan

6 gennaio mercoledì
: si torna in Italia

Il programma potrebbe subire qualche piccolo cambiamento
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Questa e` la quotazione per il viaggio degli Amici Italiani d'Israele 2009-2010:

Costo per persona in camera doppia:

Gruppo di

20-29+1

30-39+1

40-49+1

SINGLE SUPPLEMENT

US$

1,598.00

1,409.00

1,315.00

US$490.00


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QUOTE PER IL GRUPPO DI DICEMBRE 2009

PER 25 EX MXP (Milano Malpensa)

AZ 804 27 DEC MXPTLV 1100 1555
AZ 805 06JAN TLVMXP 1700 2025

PER 25 PAX EX ROM (Roma Fiumicino)

AZ 808 27DEC FCOTLV 1020 1430
AZ 811 27DEC TLVFCO 1530 1820

LA QUOTA GRUPPO SIA PER CHI PARTE DA MILANO SIA PER CHI PARTE DA ROMA E' € 520,00 TASSE INCLUSE

NB l'importo delle tasse aeroportuali purtroppo è soggetto a riconferma. L’Alitalia vorrà l'emissione dei biglietti e il conseguente saldo, a 30 gg antecedenti la data di partenza.

Ci sono ancora alcuni posti disponibili, quindi se qualcuno fosse interessato me lo faccia sapere al mailbox del blog e io provvederò a girare il tutto a Chicca.

barbara


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22 gennaio 2009

XYZ *, DUNQUE

Cioè, non è che adesso ve lo racconto, questo non dovete proprio aspettarvelo perché, in tutta sincerità, io non lo so mica se raccontare XYZ rientri fra le capacità umane conosciute. Insomma, io ci provo, e poi vedete voi. XYZ dunque, dovete sapere, è un ragazzaccio indisciplinato sfrontato e impertinente, uno Jecke ottantasettenne dal passato burrascoso e dal presente indescrivibile. Per darvi un’idea – un barlume di idea, diciamo – vi racconto quella del microfono. Dunque la sera del nostro arrivo, a Tel Aviv, c’è un incontro con Yosh Amishav, che ci racconta un po’ di cose, illustra la situazione, risponde alle domande, o almeno ci prova, perché a me a dire il vero non è mica riuscito a dare una risposta decente ma questa è un’altra storia o forse no, visto che di mestiere ha funzioni in campo diplomatico ed è noto che rispondere senza rispondere fa parte dei compiti specifici dei diplomatici e insomma siamo lì, Angela ce lo presenta, lui comincia a parlare e XYZ attacca a strepitare: “Ma non c’è un microfono?” “Io non sento niente!” “Possibile che questo albergo non disponga di un microfono?” Gli dicono scusa XYZ, ma perché non vieni davanti? Infatti si era seduto nell’ultima fila, il che non è la cosa più logica per uno che, come può facilmente accadere a uno che si sta gloriosamente avviando alla novantina, comincia ad avere un udito non proprio perfettissimo. E lui, a muso duro: “No! Io voglio stare qui e voglio sentire!” Amishav comincia a parlare e XYZ comincia a borbottare, a voce abbastanza alta: “Io non riesco a capire questa idiosincrasia per i microfoni. Io veramente non la capisco. Cosa sta dicendo adesso? Io non lo sento, lui parla e io non lo sento, come si fa a sentire senza microfono?” Poi alla fine si è rassegnato ad alzarsi e andare davanti, ma ce n’è voluto, oh se ce n’è voluto. Poi ad un certo momento ha deciso che l’incontro si era protratto anche troppo e ha detto che non si dovevano più fare domande. Gli è stato detto: “Ma se sei stanco perché non vai via tu?” “No, sono le dieci ed è ora che andiamo via tutti” e ha continuato a brontolare per tutto il tempo che è seguito fino alla fine dell’incontro. Ecco, XYZ è così, fatevene una ragione.
Sedersi a tavola con lui era abbastanza pericoloso per via delle sue micidiali battute che arrivavano quando meno te l’aspettavi e cominciavi a sghignazzare sgangheratamente col serio rischio di strozzarti se stavi mangiando o bevendo. A me, comunque, dopo avermi accusata di strafarmi di viagra, ha detto che seduta vicino a lui non mi vuole perché sono vecchia e brutta e grassa (“Ah no? E allora stasera quando vai in camera fai una bella cosa: mettiti davanti allo specchio e guardati! Ma guardati bene, mi raccomando!”). Altre volte invece mi faceva grandi feste, a volte in italiano, a volte in inglese o francese o tedesco, ma non ho mai ben capito se facesse sul serio, se scherzasse, o se mi stesse prendendo sonoramente per il culo. In ogni caso si è capito che a lui piacciono giovani, e che Tel Aviv è più bella di Gerusalemme perché è laica e le signorine lì sono molto molto molto meno vestite che nella religiosa Gerusalemme.
Ogni tanto, quando era in vena, si metteva a raccontare, la fuga dalla Germania nel ’39, Israele al tempo dei pionieri, l’arruolamento (“Ero in servizio alla ferrovia, dovevo controllare i vagoni se qualcuno aveva fregato qualcosa, e quello che non avevano fregato lo fregavo io”), i figli, i nipoti. Ogni tanto passava dall’altra parte della strada e si metteva a fotografarci, tipo visitatore dello zoo che fotografa le scimmiette in gabbia.
E coi suoi ottantasette anni ha fatto praticamente tutto quello che hanno fatto gli altri, brontolando, imprecando – come con “quel babbeo” del custode del museo del moshav Kinneret, un anno meno di lui, che continuava a raccontare la storia della sua famiglia partendo ogni volta da Tito - bofonchiando, scalpitando di tanto in tanto, ma senza perdere un colpo.
Sì, lo so che non sono riuscita a rendere XYZ, lo sapevo anche prima: non solo in un paragrafo non ci sta, ma neanche in un capitolo, e chissà se si riuscirebbe a farlo stare in un libro. Ma insomma, come dice il protagonista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, io ci ho provato, ecco.

barbara

* Il nome della persona è stato eliminato su richiesta del figlio che per mezzo di una squallida bugia è riuscito a farsi dare il mio numero di cellulare

POST SCRIPTUM: poi comunque ho dedicato un grazioso post anche al figlio.


20 gennaio 2009

LE COSE PIÙ

La più emozionante: uno spettacolo costruito con le luci, visto a Gerusalemme. Niente a che vedere con i consueti Son et Lumière del Cairo o di altre parti. Quello che si vede scorrere sulle mura della Torre di David sono l’inizio del mondo e poi i tremila anni di storia di Gerusalemme. È un spettacolo nuovo, che ha luogo tre volte la settimana, tempo permettendo dato che si svolge all’aperto, e meriterebbe già da solo tutto il viaggio.
La più intensa: Yad Vashem. E non aggiungerò parole.
La più incredibile: XYZ *, ma a lui dedicherò un capitolo a parte, perché racchiudere XYZ in un paragrafo sarebbe come pretendere di racchiudere il mare in un bicchiere, o il deserto nel barattolo dello zucchero sullo scaffale della credenza, o l’Amazzonia sul terrazzo di casa: non si può, semplicemente non si può.
La più geniale: visitare Masada in microshorts, collant neri velatissimi, scarpine di vernice con tacchi a spillo. Non che il materiale esposto non lo meritasse, intendiamoci – chiedere ai compagni di viaggio per credere – solo che, ecco …
La più strepitosa: le mie zampe. Camminate lunghe, arrampicate per sentieri, migliaia di gradini, compresi i 111 coperti di fango discesi e poi risaliti per andare a vedere la cascata alla sorgente del Giordano, di tutto hanno fatto, e mai mai mai un cedimento!
La più sconvolgente: uscire dal padiglione dei bambini a Yad Vashem e sentir commentare entusiasticamente: “Bello!”
La più rilassante: galleggiare sul mar Morto, dondolarsi, accarezzarsi e sentirsi la pelle di seta, e poi uscire e asciugarsi al sole.
La più commovente: Eli, l’autista. La sua sollecitudine, per tutti noi. La sua ansia quando sono caduta, il suo chiedermi cento volte se mi fossi fatta male, il suo infinito scusarsi come se fosse stata colpa sua, il suo viso dolcissimo di ebreo arabo finalmente approdato dopo secoli di persecuzioni e di fughe e di pogrom.
La più divertente: XYZ, v.s.
La più buffa: il tassista, che dopo avermi fatta fortunosamente arrivare, dopo l’incredibile serie di vicissitudini precedentemente descritte, al mar Morto, è poi venuto a riprendermi per riportarmi a Tel Aviv. È stato lui ad informarmi che era iniziata l’operazione di Gaza, e quando è iniziato il notiziario ha alzato il volume della radio per sentire gli aggiornamenti. Naturalmente, dato che non conosco l’ebraico, non ho capito quello che dicevano, e quindi quando hanno finito gli ho chiesto: “Che cosa hanno detto?” E lui si è messo a spiegarmelo … in ebraico! Ho detto: “Guarda che io non lo capisco, l’ebraico, te l’ho già detto” e lui: “Sì sì, lo so, ma io parlo lentamente!”
La più micidiale: alzarsi alle sei di mattina in vacanza. Ma per una buona causa questo e altro. E Israele è SEMPRE una buona causa.
La più furba: dalla spiaggia, sulla riva del mar Morto, sotto il livello dell’acqua, escono due grossi tubi neri, che arrivano fino ad altri grossi tubi neri che formano un cerchio, a una ventina di metri di distanza. Sulla spiaggia un grande cartello in ebraico, inglese, russo e arabo avverte: “Saline groundwater discharge. Bathing in the enclosed area is forbidden”. Arrivano due tizie italiane, quella più studiata legge il testo inglese in un modo che chiamarlo stentato è puro eufemismo, poi traduce per l’altra: “Saline … acqua … bagno … area … mmmh me sa che ddev’esse vietato” e infine commenta: “Per me là ci tengono l’uranio”. Se la becca il Mossad, una volpe simile, l’arruolano seduta stante!
La più impossibile: XYZ, v.s.
La più memorabile: il pranzo dai circassi.
La più istruttiva
: l’allevamento dei bambini presso i circassi. Dovete dunque sapere che la nascita, per il bambino, è un trauma, perché prima stava dentro la mamma e adesso non ci sta più. E allora cosa ti hanno escogitato questi furbacchioni? Hanno escogitato di mettere il bambino nella culla nudo, così, non essendo legato da indumenti, non si accorge che non è più dentro la mamma. Poi nella culla ci sono quattro fasce con le quali gli vengono tirate braccia e gambe in modo che cresca bene. All’altezza del culetto nella base della culla c’è un buco da cui escono i bisogni, perché fino a un anno e mezzo il bambino non deve mai essere alzato da lì, e anche l’allattamento viene effettuato senza spostarlo. Dovete infine sapere che gli scienziati hanno confermato che quello è effettivamente il modo migliore per far crescere i bambini, o yes. (Piccola aggiunta: i circassi sono musulmani. Non lo sono sempre stati, ma ad un certo momento della loro storia si sono convertiti perché li ha affascinati e convinti, dell’islam, il rispetto per la donna. Giuro che non è una barzelletta e che non me la sono inventata).
La più bella: i soldati. Ancora non ho capito quale sia il trucco, ma è un fatto che sembra proprio che siano tutti di una fighitudine pazzesca.
La più indecente: le mie abbuffate ai buffet degli alberghi, soprattutto di dolci, credo seriamene che dovrei vergognarmene.
La più ammirevole: i due bambini del nostro gruppo: mai un capriccio, mai un moto di insofferenza, di fastidio, di irritazione, mai una voce di disturbo durante visite, incontri, dibattiti, mai un secondo di ritardo nei programmi a causa loro. Un bijou, sul serio.
La più confortante: la decisione di Israele di intervenire finalmente contro lo stillicidio di attacchi dalla striscia di Gaza.
La più carina: un film di animazione sulla storia di Gerusalemme costruito con disegni di Lele Luzzati.
La più sublime: Israele. La gente d’Israele. I paesaggi d’Israele. I deserti le paludi le pietraie trasformati in prati e campi e orti e giardini e boschi e città dalla gente d’Israele.
La più esaltante: essere in Israele.
La più spiazzante
: ma come, non l’avete ancora capito? XYZ, no?

barbara

* Il nome della persona è stato eliminato su richiesta del figlio che per mezzo di una squallida bugia è riuscito a farsi dare il mio numero di cellulare


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18 gennaio 2009

IL VIAGGIO

Erano più di vent’anni che non partecipavo a un viaggio organizzato, ed ero un po’ intimorita da tutta quella serie di cose che sono intrinseche a un viaggio di questo genere e alle quali non ero più abituata: orari prestabiliti, levatacce mattutine, programmi intensissimi ai quali non ero sicura di poter reggere e, non ultime, le condizioni non ancora perfette delle mie zampe. Invece è andato tutto bene.
Ho avuto momenti di emozione e commozione intensissime. La registrazione della proclamazione dello stato di Israele da parte di Ben Gurion, che infinite volte avevo già sentito – e ogni volta mi aveva scossa fino al midollo – ma risentirla là dove era stata pronunciata, il trovarmi là dove la Storia era avvenuta, è stato qualcosa di sostanzialmente diverso.
E Yad Vashem. Non ce l’avevo fatta, l’altra volta, ad entrarci, e anche questa volta temevo di non riuscirci; poi ho provato, sono andata avanti, ad ogni passo mi dicevo basta, non ce la faccio, adesso torno indietro, poi facevo ancora un passo, e ancora uno, alla fine sono riuscita a farlo tutto. Anche il padiglione dei bambini. Sono contenta di averlo fatto, ma è stata una sofferenza davvero indicibile. E sempre, dietro al pensiero di ciò che stavo vedendo e vivendo, dietro alle impressioni ed emozioni del momento, una sorta di retropensiero: vengono qua, si commuovono da matti per gli ebrei morti, ma ogni volta che gli ebrei vivi si difendono per restare vivi cominciano a latrare come cani rabbiosi, ogni volta che gli ebrei vivi tengono fede al “mai più come pecore al macello” si indignano come vergini violate.
E il tunnel, quello che corre all’esterno del muro occidentale, detto muro del pianto e che i palestinesi hanno propagandato come “il tunnel che passa sotto le moschee e rischia di far crollare tutta la spianata” - propaganda prontamente raccolta dai generosi amanti della pace nostrani. Risultato di questa menzogna: almeno un centinaio di morti israeliani, travolti dalla “rabbia popolare” dei poveri palestinesi, indignati per l’affronto. Lungo il tunnel, di tanto in tanto, alcune nicchie, dove alcune donne si recano a pregare nel luogo più vicino a quello del Tempio originario; così profondamente immerse nella loro preghiera che probabilmente neppure si accorgono delle centinaia di visitatori che passano a pochi centimetri da loro.
E le due notti passate nel kibbuz di Kfar Giladi, al confine con il Libano, chiedendoci se i missili avrebbero cominciato a piovere subito o avrebbero cortesemente aspettato la nostra partenza. Hanno aspettato, ma va detto che quasi nessuno di noi era davvero preoccupato. Lì abbiamo anche incontrato un colonnello che ci ha informati sulla situazione. Ha spiegato che questa operazione è stata preparata durante molto tempo, studiando accuratamente la guerra del Libano di due anni e mezzo fa, analizzandone dettagliatamente tutti gli errori. Uno degli errori è stato quello di condurre l’operazione quasi esclusivamente con azioni condotte dall’aria, e questo errore, ha detto, non sarebbe stato ripetuto. Quando è stato dato spazio alle domande ho chiesto se oltre che della lezione del Libano sull’errore del condurre solo azioni dall’aria, è stato tenuto conto anche della lezione di Jenin sui rischi, per i nostri soldati, connessi alle operazioni di terra. Ha risposto: «Un esercito che, trovandosi nella situazione in cui noi ci troviamo, non è disposto a mettere in gioco la vita dei suoi soldati, non merita di vincere»: una risposta davvero degna di un soldato israeliano.
E la meravigliosa Angela – un’autentica forza della natura - che ci ha guidati, infaticabile e indistruttibile, per tutto il viaggio, con la sua competenza, con la sua dedizione, con la sua passione.
E poi ancora visi e paesaggi e incontri e racconti e storie ed emozioni ed esperienze e le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi sì, è andata a finire ci siamo anche persi, nel deserto.
Ma questa è un’altra storia – e comunque il record dei quarant’anni non lo abbiamo battuto.

barbara


15 gennaio 2009

MA GUARDATE QUANTO SIAMO BELLI



Arroccati a Masada pronti a resistere a qualunque nemico! (clicca qui per vedere la foto originale)
Poi, per non perdere il vizio dell’informazione, due parole sulla barzelletta del fosforo bianco, qui e qui (non che sia una sorpresa, intendiamoci: è da quel dì che siamo abituati a questi acrobatici ribaltamenti).
E infine, per non andare a dormire troppo amareggiati, una piccola chicca.
(E grazie all’ex scolaro Julian per avermi ridotto e alleggerito la foto).

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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