.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 gennaio 2012

SOLIDARIETÀ A PEPPINO CALDAROLA

Ciò che gli è accaduto, credo, lo sapete tutti: si è permesso di criticare una vignetta di Sua Altezza Serenissima il signor Vauro – quella vignetta, per la precisione, di cui mi ero occupata qui. E che cosa ha fatto quel campione dell’umorismo, quel campione della libertà di pensiero di parola e di stampa, quel campione della libertà di critica del signor Vauro? Lo ha denunciato. E il giudice ha dato ragione al campione ecc. ecc. signor Vauro: ha deciso che sì, Caldarola gli aveva fatto la bua e lo ha condannato a un risarcimento danni di 25.000 euro (e, per inciso, anche il post in cui Caldarola, nel suo blog, informa sull’accaduto, è servito da spunto alla ben nota feccia antisemita per scatenarsi una volta di più vomitando tutto il proprio consueto becerume).
Nell’esprimere dunque a Peppino Caldarola tutta la mia stima e tutta la mia solidarietà, faccio mia la proposta di Silvana De Mari: se la condanna dovesse essere confermata in appello, tassiamoci tutti per dieci euro a testa per pagare il risarcimento. Perché la libertà di critica non è qualcosa che riguarda il Tizio o il Caio di turno: riguarda tutti noi.

          

barbara


5 gennaio 2012

GLI HAREDIM E LA SHOAH

Dicono gli ottimisti che da ogni evento si può trarre qualcosa di positivo. Vediamo, dunque: che cosa potrebbe venire di buono dall’oscena carnevalata in cui un gruppo di haredim hanno travestito da deportati i loro pasciuti pargoli – ingrassati a spese dello stato – sbeffeggiando i tutt’altro che pasciuti confratelli sterminati nella Shoah? Potrebbe venirne, per esempio, che il mondo cominci ad aprire gli occhi su quest’immonda gentaglia e la smetta di considerare la loro violenta arroganza come una richiesta di libertà religiosa. Potrebbe venirne – e sarebbe davvero la cosa più bella – che lo stato di Israele la smetta di foraggiare questa feccia capace di trattare a sputi e spintoni una bambina che mostra tre centimetri di braccia più di quanto loro, a proprio unico e insindacabile giudizio, hanno stabilito essere la giusta misura del pudore (e, per inciso, come qualificare un uomo adulto che si lascia turbare da tre centimetri di pelle di una bambina? A casa mia un individuo del genere ha un nome solo: pedofilo. Un lurido, infame, schifoso pedofilo). L’unica cosa sensata che, a mio avviso, il governo d’Israele dovrebbe fare sarebbe di cacciare questi individui a calci in culo: individui che si ritengono in diritto di stabilire su quale marciapiede le persone debbano camminare (ricorda qualcosa?) e quali posti debbano occupare sugli autobus (ricorda qualcosa?) perché non riconoscono allo stato di Israele il diritto di promulgare leggi (nel caso specifico quelle – normali in qualunque democrazia – che garantiscono l’uguaglianza fra i cittadini) e di farle rispettare, che addirittura non riconoscono neppure lo stato che li mantiene e garantisce loro un’infinità di privilegi, non meritano davvero nient’altro che di essere buttati fuori. Se poi consideriamo che questa gente passa la vita intera a studiare la Torah per poi dimostrare, così palesemente, di non averne capito nulla, direi che farebbero decisamente meglio a scegliere qualche attività molto meno intellettuale e molto più alla portata delle loro capacità intellettive.
Certo, c’è chi, non a torto, ricorda che dal mondo haredì viene anche altro, ma questo non può attenuare il severo giudizio che meritano i protagonisti delle vicende in questione (per non rischiare di confondere tra loro i molti volti dell’ebraismo, suggerisco comunque di leggere anche questo).



barbara


2 giugno 2011

VERGOGNA

Sulla scia del post precedente, sono andata a ripescare questo vecchio post che avevo messo, sei anni fa, nell’altro blog.

Sono arrivati alla fermata, dove anch’io aspettavo l’autobus. Hanno cominciato a parlare: una lingua slava, credo, non so quale, lei in tono lamentoso, lui in tono duro. Poi lei in ginocchio, in tono ancora più lamentoso, lui ancora più duro. Arriva l’autobus, lui con uno strattone la rimette in piedi, saliamo, io davanti, loro dietro. Alla fermata dell’aeroporto l’autista, a quanto pare, vede qualcosa dallo specchietto. Schizza in piedi, corre dietro gridando: «Lasciala stare! Lasciala stare! Lasciala qui se non vuole venire!» Poi si rivolge a lei: «Non andare se non vuoi, non andare! Vieni davanti con me». Lei lo guarda, due occhi di gazzella terrorizzata. Sa che quell’uomo dal cuore grande e generoso non può salvarla. Sa che qualunque cosa faccia, ovunque la porti, l’altro la troverà. Conosce, sicuramente, il castigo riservato a chi tenta di sfuggire al proprio destino: per averne avuto la dettagliata descrizione, o per averlo già provato nella propria carne. Scuote la testa, sconsolata, e scende. L’autista ritorna al suo posto, lentamente, la testa bassa, i pugni serrati, l’espressione sconfitta, le labbra strette per la rabbia impotente, mentre i due si allontanano, lui sicuro, lei col suo passo un po’ sgangherato da ragazza di campagna montata su tacchi troppo alti. Da bambina, forse, non aveva sognato di andare a raccattare clienti in un piccolo aeroporto di provincia. I passeggeri dell’autobus, nel frattempo, ridacchiano divertiti.


barbara


15 maggio 2009

E NEL FRATTEMPO SUL TIMES …

… nonostante la pazienza portata da Israele nei confronti delle sue improvvide esternazioni, nonostante il silenzio di Israele sulle sue menzogne, nonostante la scelta di Israele di ignorare la sua indecente indulgenza nei confronti di chi non brama che la sua distruzione, nonostante tutto questo e molto altro ancora …


(Sul foglio che si intravvede nella parte tagliata della vignetta è scritto “Palestina”)

barbara


13 dicembre 2008

L’UOMO NERO



Non so se si usi ancora – magari se fra i miei lettori c’è qualche giovane genitore, potrà soddisfare la mia curiosità – ma ai miei tempi era d’uso comune: non appena il pargolo, ad unico e insindacabile giudizio dei genitori, non si comportava bene, scattava la terrificante minaccia: guarda che chiamo l’uomo nero! Lo facevano anche i miei, naturalmente. Io non ci credevo. Di più: ero assolutamente sicura che l’uomo nero fosse una loro invenzione, e mi divertivo come una matta a prenderli per il culo: quando meno se lo aspettavano, nel cuore della notte, mi mettevo a picchiettare o grattare con le dita sulla testiera del letto e con voce cavernosa dicevo: “Arriva l’uomo nero … arriva l’uomo nero!”
Il fatto è che l’uomo nero, nel senso di persona con la pelle nera, in realtà esiste. Ed era inevitabile che prima o poi ne incontrassi uno. A quel tempo non c’era l’immigrazione selvaggia di oggi, anzi, non c’era immigrazione affatto, tranne qualche cinese (“Tle clavatte mille lile”), probabilmente in fuga dal paradiso in terra che la rivoluzione aveva creato, però c’erano degli studenti: di università in Africa ce n’erano ben poche, all’inizio degli anni Cinquanta, e quindi chi voleva e poteva studiare doveva venire qui, in Europa. È stato così che è arrivato il brutto giorno in cui ho incontrato l’uomo nero. Eravamo davanti al Duomo, vicino al caffè Gancino, me lo ricordo ancora; avrò avuto sì e no due anni – talmente piccola che stavo in braccio a uno di loro due – ma me lo ricordo perfettamente: all’improvviso me lo sono trovato avanti, e la scoperta che la cosa che credevo falsa e che avevo sempre sfottuto esisteva realmente mi ha provocato un vero e proprio shock. Mi sono aggrappata al suo collo e nascondendogli/le la faccia sulla spalla, disperata e terrorizzata, mi sono messa a urlare “Mi no vojo l’omo nero! Mi no vojo l’omo nero!”
Ogni tanto mi torna alla mente e ogni volta, ancora oggi, pensando a come quella persona si dev’essere sentita mi sento avvampare dalla vergogna. Loro, invece, sono andati avanti per un tempo infinito a raccontarlo come cosa divertentissima.
Una cosa non ho ancora capito: come mai i radicali, che hanno trascorso tutta intera la loro esistenza a sfornare referendum a miliardi, non abbiano ancora mai proposto quello che rappresenterebbe la salvezza del genere umano, ossia quello per l’abolizione dei genitori.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. uomo nero bambini genitori vergogna

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 13/12/2008 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


16 gennaio 2008

TANTO PER PRECISARE

Ho trovato vergognoso quando, in alcune università italiane, è stato impedito di parlare a rappresentanti dello stato di Israele. Trovo altrettanto vergognoso che si impedisca di parlare a un rappresentante dello stato del Vaticano.

barbara


14 dicembre 2007

TI STUPRANO? CAZZI TUOI

E si perdoni ciò che può apparire un volgare gioco di parole. E purtroppo non lo è.

"Io, violentata nel paradiso dei turisti"
Il dramma di un'italiana alle Maldive


ROMA - Ultima notte di quiete nel paradiso dei turisti tra spiagge bianche, acque limpide e barriere coralline. Poi all'improvviso la violenza. "Sento ancora le sue mani addosso, il cuscino premuto sulla bocca fino a togliermi il fiato per non farmi gridare, mentre quell'uomo mi schiaccia, mi imprigiona col suo peso e mi stupra".
Per una giovane architetta bolognese in vacanza in barca alle Maldive con un gruppo di dieci subacquei il sogno pagato 1300 euro con un biglietto last minute si è trasformato in un inferno. Violentata da un marinaio dell'equipaggio, trattata come una che "ha avuto un brutto sogno", guardata con "indifferenza dalla polizia di Malé tanto lì la violenza contro le donne non è neppure considerato un reato".
Elena, nome, città e mestiere di fantasia per proteggere chi ha già subito troppo, parla con tono pacato ma la rabbia è profonda come la ferita di chi ha subito una doppia violenza. E si sente trattato come una cosa, come un oggetto neppure degno di essere protetto dalla legge, che punisce i ladri ma non gli stupratori. "La violenza mi poteva capitare ovunque, a Milano come a Roma, ma almeno da noi è reato". Un delitto contro la persona dal '96, prima era solo contro la pubblica morale.
Parla, racconta, rivive cercando di mettere una barriera di distacco, senza enfasi, con la lucidità di chi vuole giustizia. Con la concretezza di chi è abituato a girare il mondo, di chi ha viaggiato dall'Africa all'oriente, conosce mondi e tradizioni diverse e non metterebbe mai in imbarazzo chi ha culture opposte. "Tanto che sapendo di essere in un paese musulmano non stavo in costume anche perché facendo quattro immersioni al giorno si viveva praticamente con la muta", dice. Quasi ci fosse bisogno di sottolineare che lei non ha messo in tentazione nessuno, che non cercava avventure. Come se dovesse giustificarsi per aver subito violenza.
"Siamo partiti a fine novembre, ci siamo ritrovati a Malé con la comitiva italiana, tutti appassionati di fondali, e il giorno dopo siamo partiti per la crociera". Ogni giorno un atollo diverso, una barriera nuova accompagnati dal doney, la piccola imbarcazione per le gite con le bombole, oltre alla barca dove dormivano turisti e nove persone di equipaggio.
Una settimana da sogno. Poi la violenza. "Quella notte l'equipaggio maldiviano deve aver bevuto, non ci sono abituati. Verso le quattro di notte mi sveglio, c'è qualcuno nella mia stanza, mi si getta addosso mi preme il cuscino sulla faccia mi violenta senza che riesca a gridare. Quando ce la faccio a divincolarmi scappa nel buio e io finalmente chiamo aiuto".
Accorrono gli altri turisti, ma l'atteggiamento del capitano è ambiguo. "Mi dice: è stato solo un brutto sogno, però si scusa a nome dell'equipaggio e mi chiede di non chiamare la polizia". Ma Elena ha già parlato col console italiano che le ha consigliato di fare la denuncia e con un carabiniere che era in barca si fa portare dalla police a Malè. "Raccolgono la mia versione, mi dicono che tanto lì non c'è una legge per la violenza alle donne, ma io non mi fermo. Voglio giustizia, voglio che tutti sappiano come sono le leggi in certi paesi, cosa può accadere se un tour operator organizza le cose in modo superficiale". (Caterina Pasolini, la Repubblica 14 dicembre 2007)

Grazie al Coon per la segnalazione.


barbara


17 novembre 2007

LIEVE ENTITÀ

Lei era minorenne, e aveva disturbi psichici. Lui aveva il compito di accompagnarla a scuola. Approfittando del delicato compito che gli era stato assegnato, per due mesi di fila l’ha violentata. Poi, finalmente, lei è riuscita a raccontare ai genitori quello che stava succedendo. E l’uomo viene condannato: a tre anni e otto mesi. Che a me sinceramente sembrano un po’ pochini ma vabbè, coi tempi che corrono accontentiamoci, sempre meglio che niente. E infatti i tre anni e otto mesi sarebbero stati meglio che niente, se li avesse fatti. Perché adesso è arrivata la sentenza d’appello: condanna ridotta a due anni e sospensione della pena: l’uomo – se uomo si può ancora chiamare – non farà neanche un giorno di galera. Motivo della riduzione? «Il fatto è di lieve entità». E non commento, perché non ho parole sufficienti per commentare un simile abominio; dico solo: donne, altro che manifestazioni in piazza a gridare l’utero è mio e me lo gestisco io del buon tempo andato, qui è arrivato il momento di spaccare tutto.

barbara


19 ottobre 2007

BIRMANIA: SOLIDARIETÀ AL POPOLO?

Riprendo e metto insieme dal blog (ottimo: andate a vederlo) di Alessandro Gilioli, eccellente giornalista dell’Espresso, alcuni post che ritengo utili a chiarire alcune circostanze. Anche perché non mi sembra che sui giornali queste notizie abbiano campeggiato in prima pagina.

L’Italia rende omaggio al macellaio Soe Win
15 Ottobre, 2007

Mi rendo conto che la diplomazia impone degli obblighi, ma il fatto che l’ambasciatore italiano in Birmania Giuseppe Cinti sia stato tra quelli che ieri hanno firmato il libro delle condoglianze del carnefice Soe Win, a me fa abbastanza schifo, specie in questi giorni di repressione violenta.
Soe Win era l’uomo che nel 1988
ha ordinato alle truppe di sparare all’università di Rangoon, facendo tremila morti.
Era anche l’uomo che nel 2003
ha organizzato l’attentato ad Aung San Suu Kyi, facendo fuori le persone che quel giorno stavano con lei.
In Birmania era chiamato “
il macellaio di Depayin“.
Ieri il governo italiano, attraverso il suo ambasciatore, ne ha onorato la memoria.

Ps: Ho scritto questa mail all’ambasciatore Cinti, se qualcuno vuole fare qualcosa di simile l’indirizzo è:

ambitaly@ambitaly.net.mm

Gentile Ambasciatore,

Leggo sul “New Light of Myanmar” - versione on line - che Lei è andato a rendere omaggio alla memoria del “macellaio” Soe Win, l’uomo che ha ordinato di sparare nel 1988 ai manifestanti, l’uomo che ha orchestrato l’attentato del 2003 a Aung San Suu Kyi.
Mi rendo conto che la diplomazia ha i suoi obblighi, ma Le sembrava davvero il caso di firmare il libro delle condoglianze? Non pensa che, tanto più in questi giorni, come rappresentante del governo e quindi del popolo italiano avrebbe fatto meglio ad astenersi da questo gesto, prontamente usato dalla propaganda del governo birmano?
Certo di una Sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.


Per chi preferisce usare il fax: 00951-514565
……………………………………………………

Il giorno dopo Gilioli posta il risultato di un’interessante ricerca:

Chi fa affari con i generali birmani
16 Ottobre, 2007

Mentre l’Unione europea
inasprisce le sanzioni verso il governo birmano, escono gli elenchi di aziende nostrane che fanno o hanno fatto affari con i narcogenerali dalle mani insanguinate.

Tra queste segnalo:

Oviesse,
gruppo Coin.
Bulgari (che però tre giorni fa ha annunciato di interrompere i rapporti con il Myanmar)
Bellotti (che importa teak)
Nord Compensati (sempre legname)
Foppapedretti (idem)
Margaritelli (idem)
Gazzotti (idem)
Danieli (acciaio)
Avio Spa (aeronautica, già della Fiat, oggi di Carlyle e Finmeccanica).

Mi segnalano anche che l’India sta vendendo elicotteri da guerra sui quali sono istallati sistemi frenanti prodotti dall’italiana
Aster.
Non è italiana di proprietà ma ha molti sedi in Italia la
Auchan, che pure fa affaroni con la giunta.
Tralascio l’elenco dei tour operator che portano gli italiani in Birmania. Come sapete, infatti, su questo tema l’opposizione democratica è divisa: Aung San Suu Kyi chiede di non visitare la Birmania perché quasi tutti gli alberghi e i trasporti interni sono di proprietà dei generali, altri gruppi invece invitano gli occidentali a visitare il Paese per rendere noto al mondo come i generali l’abbiano ridotto in povertà e silenzio. Io, personalmente, sono abbastanza favorevole ad andarci e a parlarne (esistono modi per ridurre al minimo il proprio apporto economico alla giunta, la stessa Lonely Planet ne parla).
…………………………………………………….

E dopo altri due giorni ci dà conto dell’azione intrapresa nei confronti dell’ambasciatore:

L’ambasciatore fa orecchie da mercante

18 Ottobre, 2007

Il giornale dell’opposizione birmana all’estero Irrawady conferma che i funerali di Soe Win sono stati un’ottima occasione di propaganda per il regime, con i diplomatici di «Italia, Israele e Singapore» fotografati mentre firmavano il libro delle condoglianze del macellaio di Depayin.
Il nostro ambasciatore a Rangoon, Giuseppe Cinti - quello che stringeva la mano di Than Shwe mentre questi faceva buttare i monaci vivi nei forni crematori - non risponde alle mail e ai fax di protesta inviati.

Nel frattempo la Birmania è praticamente sparita dalle pagine dei giornali, così come sono completamente spariti i monaci dalle strade del Paese – e non abbiamo bisogno di chiederci dove saranno, perché purtroppo lo sappiamo fin troppo bene. E ancora una volta non solo si è abbandonato al proprio destino chi fa realmente resistenza (a noi, a quanto pare, se non massacrano qualche centinaio di innocenti a botta, i “resistenti” non interessano) ma si continua ad essere culo e camicia con i massacratori. E magari la chiamano realpolitik.

barbara

AGGIORNAMENTO: vedere nel blog di Gilioli (link a inizio post) risposta dell'ambasciatore e commento dello stesso Gilioli alla data di oggi.

sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA