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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 agosto 2010

INDOVINA INDOVINELLO

 Dove sono state scattate queste splendide foto?









































































Signore e signori,

benvenuti a Gaza!


16 maggio 2010

GAZA: FAME E MISERIA

prigione a cielo aperto
campo di concentramento
assedio
blocco
embargo
black-out
emergenza alimentare
catastrofe umanitaria
tragedia
manca tutto
olocausto palestinese
genocidio palestinese
sterminio palestinese
pulizia etnica
fame...
fame...
fame...

                       

  
   Un menu di 12 pagine con tutto ciò che potete desiderare di carne, pesce e pollame.

 
  Strutture interne ed esterne per i vostri eventi speciali


                         

Fra i clienti del Roots Club, UNRWA e UNICEF. (fonte)
E per concludere, un video (scovato da lui) in cui i palestinesi, messa da parte la loro proverbiale dignità, messo da parte il loro proverbiale orgoglio, messa da parte la loro proverbiale ritrosia a mettere in piazza le proprie miserie, ci permettono di dare uno sguardo all’abisso in cui l’infame occupante sionista (leggi il perfido giudeo) li ha fatti precipitare. ATTENZIONE: immagini MOLTO crude. Astenersi anime sensibili e stomaci delicati.

barbara


6 febbraio 2008

MONACO, 6 FEBBRAIO 1958

Non solo Superga.

Febbraio 1958. L' Europa è immersa in uno degli inverni più freddi della sua storia. Sono passati 13 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Gran Bretagna sta provando a dimenticare il fiasco di Suez del Novembre 1956. Al numero 10 di Downing Street, l'inquilino si chiama Harold MacMillan, leader del partito conservatore.
I rigori dell’inverno inglese sono mitigati dalle prodezze in campo di una squadra che si sta facendo strada prepotentemente nel campionato di calcio della massima serie. Si Chiama Manchester United, e per la prima volta la grande città tessile del Lancashire, fa notizia per motivi non connessi alle sue attività produttive.
È una squadra di giovanissimi (età media 23 anni), tutti ragazzi di Manchester o dei paesi della sua cintura industriale, che portano nomi che richiamano pioggia, cielo grigio e birra. Oldham, Vauxal, Burnley, Wigan, Salford. Nel 1957, questi ragazzi vincono il campionato e la coppa d'Inghilterra, un impresa che fa impazzire dalla gioia la popolazione di questa grande città, capoluogo dell'industria tessile britannica. Dalla panchina, li guida uno strano tipo. Si chiama Matt Busby, è il figlio di un contabile ebreo e di una pia casalinga scozzese. Il suo fiuto per le intuizioni vincenti nel calcio, è paragonabile a quello di un cane da tartufi nelle langhe piemontesi. Gestisce lo spogliatoio della squadra, come una via di mezzo tra una caserma delle "guardie Scozzesi" e un convento benedettino, ma i suoi giocatori si fidano ciecamente di lui e gli vogliono un gran bene. Li chiamano i "Busby Boys", (i ragazzi di Busby) e in un certo senso, lo sono davvero. Sono ragazzi nati alla fine degli anni Trenta, alla vigilia di un conflitto che avrebbe portato lontano, molto lontano i loro genitori. Africa, Burma, India, Atlantico, Italia, Normandia, Cina.Non tutti sarebbero ritornati e chi tornava, aveva poca voglia e ancor meno tempo, di occuparsi di questi ragazzi. Ci pensava Busby, a dargli disciplina , cameratismo, a trasmettergli il senso di essere parte di un qualcosa di comune, che andava oltre l'effimero e l'individuale. Adesso questi ragazzi, sono diventati gli uomini più ammirati del paese e la fama delle loro gesta, ha già passato la manica.
Dal 1955, si gioca una competizione che coinvolge tutte le squadre vincitrice dei rispettivi campionati in Europa. Si tratta di un idea francese e il nome del torneo è "coppa dei Campioni". È un’iniziativa che si inserisce in quello spirito Europeista, che partorisce, nello stesso periodo, anche la prima forma associativa di stati europei priva di scopi militari, la CECA (comunità europea del carbone e dell'acciaio). L'anno prima, la squadra raggiunge le semifinali della competizione, venendo eliminata dal Real Madrid. Ma adesso le cose, stavano diversamente. Nel 1958, Busby ne era convinto, il Manchester United aveva la possibilità concreta di vincere la coppa, entrando così nella leggenda. Ma per vincere la coppa, bisognava prima arrivare in Finale e la strada per la finale, passava da Belgrado. La gara d'andata si era svolta a Manchester, e lo United aveva vinto 1 a 0, contro la fortissima "stella Rossa" Belgrado, il ritorno fu una battaglia, ma lo united inchiodò la Stella Rossa sul 3 a 3, con una tripletta del centravanti Duncan Edwards, una delle stelle della squadra. Non esisteva un volo diretto Belgrado Manchester, così la squadra che si imbarcò sul volo G_ALZU, della British Airways, soprannominato Lord Burghley, sapeva che si sarebbe dovuto fare uno scalo intermedio a Monaco di Baviera.
"Maledizione! Questo porta scarogna!", queste parole erano uscite spontaneamente dalla bocca del comandante del volo il capitano James Thain, quando seppe che il volo avrebbe lasciato Belgrado con un ora di ritardo. Uno dei giocatori della squadra, Johnny Berry, arrivato all'aeroporto si era accorto di aver lasciato il passaporto in albergo. Questo aveva prodotto un notevole ritardo nella partenza della squadra". Accidenti che nebbia," pensò un ragazzo dalla calvizie precoce, appena aggregatosi alla squadra, un giovane promettente di Nome Bobby Charlton. Guardò il suo compagno di sedile Duncan Edwards, intento a fare le parole crociate, poi per un attimo il suo sguardo si incrociò con quello di Busby."Che c' è ragazzo"? gli disse Busby, "niente Gaffer", rispose il giovane abbassando gli occhi, mentre l'aereo atterrava all’aeroporto di Monaco di Baviera. "Cosa non darei per essere al pub a farmi una birra", pensava il capitano Thain, nemmeno le gambe di Florence, la bionda hostess di bordo, riusciva a distogliere la sua attenzione, da quel muro di nebbia che circondava la pista. Da lì, bisognava decollare e non ormai, non mancava molto al decollo.
A bordo dell'aereo, qualcuno aveva cominciato a cantare una canzone folk, ma uno sguardo di Busby fu sufficiente per far cessare il coro.
L'aereo, aveva iniziato la sua fase di decollo. Bobby Charlton, guardò i cruciverba di Edwards. Non gli erano mai piaciuti questi giochi, "fanno solo venir male agli occhi", gli aveva detto una volta sua madre. "Tu e tuo fratello Jack dovete pensare solo a giocare". Stava riflettendo su quelle parole, quando un rumore fragoroso squassò l' aria nebbiosa, poi ci fu solo oscurità e grida confuse. L' aereo, non era riuscito a sviluppare forza sufficiente per il decollo, schiantandosi contro una siepe divisoria dell'Aeroporto , proseguendo poi nella sua corsa sino a sfondare le pareti di una casa. "I miei ragazzi, i miei ragazzi, devo portarli a casa", pensò Busby, mentre giaceva in una pozza di sangue, privo della possibilità di muoversi, incastrato com'era tra le rovine dei sedili. “Devo tornare a casa, voglio bere acqua, dov'è Duncan?", furono gli ultimi pensieri di Charlton prima di svenire. Il 6 Febbraio 1958, sul volo "Lord Burghley" della British Airways, morirono i seguenti giocatori e giornalisti: Geoff Bent; RogerByrne; Eddie Colman; Duncan Edwards; Mark Jones;David Pagg; Tommy Taylor; Liam Whelan; Walter Crikmer; Bert Walley; Tom Curry; Alf Clarke; Don Davies; George Follows; Tom Jackson; Archie Leedbrooke; Henry Rose; Erik Thompson; Frank Swift; Kenneth Rayment; Bela Miklos; Willie Satinoff; Tom Cable.
"Mamma, Gaffer, dove sono?" Furono le prime parole, pronunciate da Charlton al suo risveglio. Accanto a lui c'era l'allenatore Busby e Johnny Berry il ritardatario di Belgrado, con le costole rotte che si lamentava in continuazione. L'inverno inglese divenne più freddo, dopo il 6 Febbraio, mentre tutta la città di Manchester si fermava incredula e indifesa, esposta al vento freddo e nemico proveniente dai monti Pennini che tormentava senza tregua il corpo e l'anima.
Busby riportò in Inghilterra 23 salme e tre ragazzi divenuti uomini troppo in fretta, lontano da un prato verde.
Su quel prato verde, Busby e i suoi 3 ragazzi superstiti, sarebbero tornati 10 anni dopo, per vincere la prima coppa dei campioni nella storia del calcio inglese. Il Manchester United del 1968 guidato da Busby dalla panchina, era capitanato da un vecchio ragazzo dai piedi d'oro e dall'anima di vento: Bobby Charlton. Aveva perso la sua giovinezza a Monaco 1958, e sta ancora disperatamente cercando di ritrovarla, correndo sopra un prato verde ricoperto di sogni.

Stranamente, non avevo mai sentito parlare di questa tragedia, che pure è molto più recente di quella si Superga, ricordata a suo tempo in questo blog. Grazie a m.l.a. che me l’ha inviata.

barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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