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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


18 ottobre 2011

NON LO SO

Mi sono commossa, certo, come tutti, quando ho visto la sua immagine, quel volto spettrale che smentisce clamorosamente la dichiarazione di essere stato trattato bene. Mi sono commossa e indubbiamente sono contenta che sia libero. Però davvero non ce la faccio a gioire. Non posso festeggiare quando oltre mille efferati terroristi dalle mani grondanti di sangue sono messi in condizione di tornare a rapire e uccidere e torturare e smembrare come hanno sempre fatto. Non posso festeggiare quando a una delle più mostruose organizzazioni terroristiche del mondo viene regalato un simile trionfo di portata planetaria – e non perde un secondo per dichiarare che di tale trionfo saprà fare buon uso. Non posso festeggiare quando all’industria dei rapimenti è stato dato un così potente impulso e incentivo. E non posso dimenticare il grazioso metodo inventato e messo a punto da papa Alessandro VI quando le circostanze lo portavano a dover liberare un ostaggio: offrirgli un’ultima cena, opportunamente “condita”, che poco tempo dopo la liberazione lo portava a morte. Fantasie, certo. Infondate, spero. Una cosa comunque è certa: uno stato in cui mille sentenze di tribunale seguite a regolare processo vengono annullate dall’esecutivo, non potrà mai più pretendere di essere uno stato di diritto.

barbara


17 ottobre 2011

COGLIONI

È l’unica parola che mi viene in mente, oggi come dieci anni fa: coglioni. Sto parlando di quelli buoni. Di quelli onesti, di quelli in buona fede. Di quelli che stavano pacificamente manifestando in nome della democrazia – e che, en passant, hanno democraticamente cacciato un vecchio di ottant’anni a suon di sputi in faccia e spintoni in quanto non idoneo, secondo i probi, a indignarsi. Già, perché tocca a loro decidere chi sia indignado doc e chi no (chi era, Goebbels, quello che diceva decido io chi è ebreo?). Loro, i puri. Che nel loro ineffabile candore mai e poi mai avrebbero immaginato, oggi come dieci anni fa, che una banda di terroristi di professione potesse andare a sporcare una manifestazione così bella. E quando i terroristi di professione sono arrivati, cosa hanno fatto? Se ne sono andati? Si sono chiamati fuori? Li hanno isolati? Nooooo! Sono rimasti lì, buoni buoni, a continuare a fornire ai terroristi di professione il pretesto e l’alibi per devastare e, se possibile, assassinare. In buona fede, sia ben chiaro. Salvo poi evocare oscuri complotti dei servizi segreti, “deviati o no” che avrebbero infiltrato i black block apposta per scatenare il caos e avere un magnifico pretesto per la repressione. Coglioni, coglioni e ancora coglioni. (Quanto alla statua della Madonna, credo che anche alla persona meno religiosa, meno credente, meno cattolica, l’episodio non possa che apparire ripugnante).

barbara


25 giugno 2010

ANGELA LANO

Lei, la pasionaria dell’odio antisemita. Lei, schierata anima e corpo coi terroristi palestinesi perché la “causa palestinese” le permette di fare finta di non essere antisemita – che poi ovviamente non se la beve nessuno, ma questa è un’altra storia. Lei, che scrive per un sito talmente antisemita da essere denunciato perfino da Paola Canarutto, una delle persone più visceralmente antiisraeliane – e, a guardar bene, anche discretamente antisemita - che mai abbiano calcato l’italico suolo. Lei, che è andata a tentare di sfondare il blocco navale a bordo di una nave che non trasportava né un’aspirina né un tozzo di pane (mentre le altre cinque navi, tra tutte insieme, trasportavano di aiuti umanitari circa un quarto di quello che Israele trasporta QUOTIDIANAMENTE a Gaza - ma solo pugnali e coltelli e bastoni e spranghe di ferro e biglie d’acciaio e fionde e asce e granate con le quali hanno selvaggiamente aggredito i soldati israeliani scesi praticamente a mani nude a controllare la nave, come il diritto internazionale consente, e dopo che dal governo turco era arrivata l’assicurazione che vi sarebbe stata unicamente resistenza passiva. Lei che, tornata in Italia, si è presentata davanti alle telecamere fresca come una rosa a raccontare di bestiali maltrattamenti da parte dei perfidissimi giudei, novelli nazisti con la stella di David (do you remember Cicciobello Agnoletto che raccontava delle terrificanti sevizie subite da parte dei suddetti perfidissimi senza riuscire ad esibire neanche un lividino grande come cinque lire?). Lei. Beh, tenetevi forte, gente: LEI mi conosce. LEI parla di me. LEI mi cita, o yes. Perché ha deciso di protestare contro il sindaco di Torino per il fatto che ha concesso lo spegnimento della Mole Antonelliana per ricordare Gilad Shalit (concessione accordata con questo ignobile comunicato). E sapete che cosa fa per portare argomenti alla sua santissima (santa quasi come il jihad) protesta? Linka un mio post. Quello, per la precisione in cui denunciavo il vergognoso RIFIUTO del sindaco di Torino di accogliere la richiesta della comunità ebraica di spegnere per un quarto d’ora la Mole Antonelliana. Perché lei è una ragazza studiata e sa perfettamente leggere e scrivere, o yes. Scommetto che ha già imparato quasi tutte le lettere dell’alfabeto, perché oltre che studiata lei è anche tanto tanto intelligente, o yes. Ecco. Qui potete trovare il suo straordinario pezzo di bravura. Che, se non fosse una mastodontica pisciata su migliaia di cadaveri, da una parte come dall’altra, sarebbe perfino esilarante.

barbara


4 giugno 2010

E CHE NESSUNO SI AZZARDI PIÙ A DIRE

“Antisemita io? Ma quando mai!”

Vergognoso l'assedio al Ghetto di Roma


Il vergognoso assedio al Ghetto di Roma da parte di gentaglia che al grido di "assassini" e "fascisti" ne ha terrorizzato gli abitanti, ha almeno un aspetto positivo: non si potrà più dire che una cosa è essere antisemiti, altra è essere contro Israele. Infatti a nessuno può sfuggire che il venditore di casalinghi o il negoziante di alimentari o il ristoratore del ghetto nulla hanno a che vedere con Israele e con i fatti del 31 maggio al largo di Gaza. Se non il fatto di appartenere alla stessa razza dei soldati che hanno compiuto l'assalto alle navi dei sedicenti pacifisti. Dunque di odio razziale si tratta. Di nient'altro.
Qui non si vuole discutere quei fatti - anche se chi scrive la pensa in questo stesso identico modo -, qui si vuole solo dimostrare che l'antisionismo che si dichiara fermamente antirazzista è in realtà un antisemitismo (che forse prima si poteva chiamare "strisciante", ma dopo quest'assalto al Ghetto non più).
E' un antisemitismo fatto di facili ironie e accondiscendenza nei confronti di espressioni di odio per gli ebrei, ma anche di vere e proprie forme di istigazione come le manifestazioni di piazza dove si bruciano bandiere israeliane o si espongono simboli e uniformi naziste. O dove si dà dell'assassino a innocenti romani che hanno il solo torto di andare a pregare in una sinagoga invece che in una chiesa cattolica. (The Front Page, 3 giugno 2010)

Già: quelli del ghetto sono ebrei, e ben poco conta tutto il resto. Ben poco conta che, come detto dall’estensore dell’articolo, coloro a cui i democratici dimostranti urlavano “Assassini, li avete ammazzati voi”, fossero a qualche migliaio di chilometri di distanza da dove si erano svolti gli eventi. Ben poco conta che chi si è trovato nella drammatica necessità di uccidere non avesse scelta. Ben poco conta che gli uccisi fossero partiti con la precisa intenzione non solo di uccidere ma anche di essere uccisi e diventare martiri – circostanza alla quale quell’incorreggibile ragazzaccio di Scialocco ha dedicato alcuni memorabili versi. Ben poco conta che gli intrepidi attivisti volessero portare aiuti qui. Ben poco conta che dietro a questi amabili pacifisti ci fosse questa gente qui: tutto questo vale zero. L’unica cosa che vale è: sei ebreo? E allora è colpa tua. Colpa mia che cosa? Tutto. Anche quello che deve ancora succedere. Così impari a nascere ebreo (ma non è detto...).


barbara


23 maggio 2010

VERO: A GAZA NON SI STA SEMPRE BENE

A volte capita che si stia anche male. Anzi, malissimo. Tutti, ma soprattutto i bambini.

MEDIO ORIENTE

Gaza, devastato campo estivo per bimbi
Minacce all'agenzia Onu per i profughi


Commando armato incendia la struttura, allestita sulla spiaggia dall'Unwra per fa giocare i piccoli palestinesi durante l'estate. Lettera con proiettili a John Ging, che accusa: "Atto di estremisti"



GAZA - E' stato un raid veloce e spietato, quello di una trentina di uomini armati dal volto coperto che ha letteralmente devastato, all'alba di oggi, un campo estivo per i bambini della Striscia di Gaza, organizzato dall'Unwra, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi. I vandali hanno legato una guardia all'ingresso, dato fuoco alle tende e danneggiato i bagni della struttura. L'attacco non è stato rivendicato, ma gli aggressori hanno lasciato una lettera con tre pallottole nella quale minacciano di uccidere John Ging, responsabile dell'Unwra nella Striscia, se continueranno le attività a favore dell'infanzia.
Il campo è uno dei 35 realizzati dall'Unwra per l'annuale programma estivo "Summer game", destinato a 250mila bambini e ragazzi dei campi profughi. Malgrado l'attacco, ha affermato Ging, "l'Unwra continuerà a fornire il sostegno necessario ai bambini di Gaza, sottoposti a stress fisici e psicologici". Questo, ha commentato, "è vandalismo legato all'estremismo, un attacco contro la felicità dei bambini".
L'amministrazione di Hamas a Gaza ha condannato l'attacco al campo dell'Onu. Tuttavia in passato il dipartimento per i diritti dei profughi, che fa capo al movimento islamico, ha accusato l'Unwra di "invadere culturalmente le menti dei bambini" promuovendo idee a favore del "perdono, la coesistenza e per dimenticare il passato". Hamas dispone di propri campi estivi per i bambini.
(23 maggio 2010) (qui)

In effetti sia Hamas che Fatah si sono sempre preoccupati di organizzare campi estivi per quei poveri bambini: campi per distrarli dalle preoccupazioni quotidiane, campi per tenerli impegnati in attività utili e costruttive, campi per dare loro un’educazione che garantisca loro un futuro degno.



                  



                                                     

    

                                                  

Un’idea ancora più esaustiva la possiamo ottenere andando a vedere qui, qui e qui.


barbara


14 ottobre 2009

IL TERRORISTA È UN POVERACCIO …

Come stanno trattando, i media, il primo attentato islamico in Italia? Così:



E poi vai qui a leggerti tutto il resto, e naturalmente ti segnalo tutto il sito, che va rigorosamente visitato con la stessa frequenza con cui Paola Binetti frequenta la Santa Messa e il pacifico neonobelizzato onora il Sacro Corano, e poi vai anche qui, dove si tratta ancora di terrorismo.

barbara

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Un proposito:
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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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