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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 agosto 2011

SE UN REGIME HA PAURA DELLE PISTOLE AD ACQUA...

 









                



                                   

                                                          



... c'è qualche speranza che sia davvero agli sgoccioli...

soprattutto se ha anche il terrore dei topi...



barbara


10 settembre 2009

CHI LO HA DETTO?

Ho raggiunto la conclusione che la scelta di un leader fatta in nome di una fede religiosa porta a grandi disastri: è chiaro, infatti, che se il leader in questione sceglie la strada sbagliata, non ci sarà nessuno a dirglielo. […] Come si fa ad esercitare la possibilità di critica nei confronti di un leader politico-religioso che agisce in nome di Dio? Se questi movimenti vinceranno, la nazione araba si disintegrerà insieme alla sua unità, al socialismo e al progresso.

Chi ha pronunciato queste parole nel marzo del 1989? Si accettano scommesse. (Nel frattempo, as usual, non dimenticarti di andare qui)

barbara


28 giugno 2009

ORA TI SPIEGO COME FUNZIONA LA TEOCRAZIA



Vero che adesso è tutto molto più chiaro? E adesso leggiti questo bellissimo articolo che ho pescato (grazie ad Alessandra e a Esperimento) in questo fantastico blog. È un po’ lungo ma ne vale la pena, credimi.

Lila Ghobady
è una giornalista e scrittrice iraniana in esilio in Canada dal 2002. Ecco cosa scrive, tradotto per voi, sulle recenti elezioni e sul suo paese. Mi ha commosso e profondamente colpito.

Abbasso i dittatori! Viva la libertà in Iran!

"Perché non ho votato nelle ultime elezioni per il presidente del mio paese di nascita, l'Iran? Perché non importa chi è il presidente iraniano, mi avrebbero lapidato!
Come donna iraniana, ci vorrebbero grandi cambiamenti, per convincermi che un cambiamento di presidente significherebbe un miglioramento dei miei diritti fondamentali di essere umano in Iran. Sono stata tra i tanti iraniani che hanno deciso di non votare alle recenti [s]elezioni. Abbiamo boicottato le elezioni farsa nella mia patria e non siamo stati sorpresi dai risultati pubblicati dai media, sia in Iran che altrove. Questo regime fantoccio non ha mai considerato i desideri del popolo e ha sempre agito nell'interesse dei pochi che sono responsabili del carcere chiamato l'Iran. Inganni, menzogne e ipocrisia sono le specialità dei demagoghi religiosi che sostengono la farsa secondo la quale l'Iran sarebbe uno Stato democratico.
Ecco alcune semplici fatti che dimostrano che a prescindere da chi è presidente, vorrei lapidata a morte in Iran:

1. Come una donna a cui il marito ha rifiutato di divorzio, anche se sono fuggita dal paese e arrivata in Canada come rifugiata, verrò considerata la moglie di questo uomo finché sarò in vita. Non importa se vivo separata da lui da anni, se ho divorziato da lui nel mio nuovo paese e ho una relazione con un altro nuovo. Secondo le leggi e la Costituzione iraniana, che sono basate su una rigorosa interpretazione della legge islamica, sono considerata la moglie e sono a rischio di lapidazione per "adulterio", se mai tornassi in Iran. Di fatti, in quanto donna, non ho alcun diritto di divorziare da mio marito secondo le leggi del paese, mentre lui ha il privilegio di sposarsi altre tre volte senza divorziare da me. È così, non importa chi è il presidente iraniano; Ahamdinejad o Mousavi.
2. Come giornalista e regista, sono invitata dalla Repubblica islamica d'Iran a rispettare le linee rosse. Queste "linee rosse" includono credere e rispettare il Leader Supremo e le selvaggiamente ingiuste norme della legge islamica. Ci si aspetta che io non scriva o domandi la parità di diritti. Non sono autorizzata a fare i film che ho fatto sulla situazione della tratta di persone a fini sessuali e sulle altre piaghe sociali che dilagano in Iran, come ho fatto segretamente 12 anni fa. In realtà, non sono autorizzata a fare qualsiasi film senza il permesso e senza censura del Ministro della Cultura dell'Iran. Se facessi apertamente tutte queste cose in Iran, sparirei, sarei torturata, verrei violentata. Verrei uccisa, come hanno fatto con molte altre giornaliste, registe e attiviste. Tra le vittime anche Zahra Kazemi, la foto-giornalista iraniano-canadese, che è stato brutalmente torturata e uccisa per aver tentato di fotografare e denunciare le brutalità commesse dal regime iraniano.
3. Verrei considerata una infedele se fossi nata in una famiglia musulmana e successivamente mi fossi convertita ad un'altra religione o non avessi seguito rigorosamente la morale islamica. Il mio marchio come infedele si tradurrebbe nel mio assassinio in pubblico, probabilmente per lapidazione. Non importa chi è il presidente iraniano.
4. Verrei frustata in pubblico, violentata in carcere o addirittura uccisa a sassate se vendessi il mio corpo per portare cibo alla mia famiglia, come tante donne iraniane sono costrette a fare di nascosto, tra cui molte madri sole che non hanno accesso all'assistenza sociale in un ricco ma profondamente corrotto paese come l'Iran. Anche il semplice fatto di avere una relazione extra-coniugale o ancora peggio, partorire un figlio al di fuori del matrimonio è considerato un crimine contro l'umanità! Il prodotto di questa unione sarebbe considerato un bastardo e mi verrebbe portato via, riceverei 100 frustate immediatamente dopo il parto per il mio bambino. Non importa chi è il presidente iraniano.
5. Non importa chi è il presidente iraniano, mi sarebbe negata un'educazione universitaria, un posto nel governo e una voce in politica e sarebbe come se in fondo non esistessi, come se fossi un Baha'i. Verrei considerata una sciita a metà se fossi cristiana, ebrea, zoroastriana o anche sunnita da parte di tutti i livelli della società, non importa chi è il presidente iraniano.
6. Scomparirei e potrei essere ritrovata morta se scrivessi o sostenessi il mio impegno per i diritti fondamentali in quanto donna e intellettuale che non ha voce in capitolo nella politica (non c'era neanche una donna ministro nel cosiddetto "governo riformista" di Mohamad Khatami). Questo sarebbe stato il mio destino se avessi continuato a sostenere e sfidare le autorità per il fatto che, sebbene l'Iran sia uno dei paesi più ricchi del pianeta in quanto a risorse, il 70% del mio popolo vive in povertà a causa della corruzione dei leader e delle loro generose contribuzioni alla causa dei fanatici musulmani di Hezbollah in Libano, al governo comunista del Venezuela, attraverso le quali costruiscono alleanze in tutto il mondo. Un enorme numero di bambini vanno a dormire a stomaco vuoto. Bambine piccolissime sono costrette a vendere i loro corpi sulle strade di Teheran, Dubai e della Cina, anche solo per sopravvivere. Potrei essere imprigionata o fatta sparire non importa chi è il presidente iraniano.
7. Non importa chi è il presidente iraniano, non potrei essere un giudice o anche una testimone in tribunale, in quanto una donna. Questo perché secondo alle corti islamiche, due donne sono pari a un uomo. Non importa quanto sia istruita e consapevole, sarei comunque stata considerata la metà di un uomo che potrebbe avere un'istruzione palesemente inferiore alla mia, non importa chi è il presidente iraniano.
8. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei fissata con sospetto se con coprissi la mia testa e il mio corpo in pubblico nel rispetto del codice islamico obbligatorio sull'abbigliamento. Se venissi trovata ad una festa di famiglia, ritrovo con gli amici, festa di nozze senza questo abbigliamento verrei punita. Molto di peggio accadrebbe se mi trovassero a bere. E non importa se io mi ritengo essere una non credente nell'Islam che semplicemente non vuole seguire le regole islamiche. Verrei punita duramente, legata, violentata, mentre sono in custodia e anche prima di andare sotto processo. Non importa chi è il presidente iraniano.
9. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei uccisa se mi dichiarassi apertamente un'omosessuale. Mi verrebbero negati tutti i diritti di un essere umano dal momento che l'omosessualità è considerata uno peggiori peccati possibili sotto il regime islamico iraniano. Verrei considerata una criminale da uccidere perché “non ci sono omosessuali in Iran!” Questo è strano, perché alcuni dei miei migliori amici in Iran sono gay, ma rimangono chiusi nell'armadio per paura di essere uccisi. Non importa chi è il presidente iraniano.
10. Non importa chi è il presidente iraniano, gli attivisti iraniani che vivono in esilio, compresa la sottoscritta e molti altri che sono apertamente contrari al regime per le sue crudeli violazioni dei diritti umani, non sarebbero in grado di entrare nel paese. Verremmo catturati in aeroporto da parte delle forze di polizia del regime e verremmo costretti a firmare una lettera di scuse per le nostre azioni contro il regime. Se rifiutassimo verremmo incarcerati senza processo per aver chiesto la libertà per il nostro popolo. Mi verrebbero negati i miei diritti di base in quanto mi oppongo al regime e verrei chiamata "spia", incarcerata, torturata, violentata e giustiziata. Questo potrebbe accadere, indipendentemente da chi è il presidente iraniano.

Questo è l'Iran. Questo è ciò che significa vivere sotto Ayatollah Khamenei. Nessun cambiamento è possibile, finché l'Iran è controllato da despoti fondamentalisti che determinano le leggi del paese. Non vi è stata alcuna vera e propria elezione. I candidati sono tutti selezionati e autorizzati da un comitato centrale religioso. Si tratta di una brutta imitazione del processo elettorale a libera nomina che abbiamo nel mondo libero. Non vi è alcuna possibilità che una persona laica, pluralista, democratica e amante della libertà che ama il suo paese possa diventare un candidato alle presidenziali (o qualsiasi altro posto di potere) in Iran.
Dodici anni fa, siamo passati attraverso lo stesso processo. Mohamad Khatami, era diventato il preferito dai media occidentali, che lo avevano chiamato un “riformista",che parlava magnificamente di libertà di espressione, diritti civili e dialogo tra le culture. Ma quando è diventato presidente ci fu una repressione su una protesta studentesca - un giro di vite contro gli stessi studenti che avevano votato per lui. Molti sono stati uccisi, molti sono scomparsi, e molti sono stati torturati. Artisti, scrittori e intellettuali scomparirono e furono trovati “misteriosamente" assassinati. Il presidente Khatami, che parlava tanto bene, che gli occidentali amavano, non tentò mai di fermare la violenza e non dimostrò mai alcuna simpatia per i suoi sostenitori. Invece, ha apertamente dichiarato che la sua responsabilità era quella di rispettare la volontà del leader supremo, l'Ayatollah Khamenei, e di proteggere la sicurezza del regime islamico.
Ora, l'appassionata ed oppressa generazione di giovani iraniani stanno attraversando la stessa situazione. Stanno sostenendo l'amico di Khatami, Mousavi. È triste che la storia ripeta se stessa così velocemente nel mio amato paese. La gente dell'Iran era stanca della povertà, dell'ingiustizia, della corruzione e dell'imbarazzo internazionale nei confronti del cretino anti-semita, seminatore di guerra che è il Presidente Ahmadinejad. Hanno scelto di sostenere la scelta cattiva piuttosto che la scelta peggiore, Ahmadinejad. Comunque, quando una elezione in realtà è una selezione, la scelta è un illusione. Mousavi è parte del regime islamico; ne è inseparabile da esso e dai suoi abusi e crudeltà.
La verità è che l'Iran non ha una libera elezione democratica da più di 30 anni. Il signor Mousavi se anche dovesse venire eletto non porterebbe alcun cambiamento, non perché non ne avrebbe il potere (come dicevano i supporters di Khatami durante la sua presidenza) ma perché non crede in uno stato democratico come dimostrano i suoi trascorsi. Appartiene all'era di fanatismo dittatoriale dell'Ayatollah Khomeini e crede nello stesso sistema di governo comanda-e-controlla. Non dovremmo scordarci delle affermazioni di Khomeini in uno dei discorsi post rivoluzione sulla democrazia. Disse che “se tutto il popolo dell'Iran dice “sì" io direi di no se ritengo che la questione non sia giusta per la nazione islamica".
Non dimentichiamoci che Mousavi è stato Primo Ministro in Iran negli anni 80, quando più di 10mila prigionieri politici furono assassinati dopo processi vergogna di appena 3 minuti. È stato parte della dittatura iraniana degli ultimi 30 anni. Non lo fosse stato, non sarebbe mai stato scelto come candidato. Infatti in uno stato libero e democratico qualcuno come Mousavi avrebbe dovuto subire un processo prima di diventare candidato alle presidenziali, per i suoi crimini contro migliaia di prigionieri politici amanti della libertà che furono uccisi in Iran quando lui era Primo Ministro.
Un veloce sguardo alla biografia politica di Mousavi rivela che è stato un supporter fanatico di Khomeini e un fanatico di prima linea come Ahmadinejad e altri. Il suo mandato di primo ministro fu uno dei periodi più oscuri della storia del regime islamico iraniano, in termini di censura e di violazioni dei diritti umani. Ha anche supportato la famiglia mafiosa dei Rafsanjani che hanno rubato i soldi del petrolio per i loro interessi mentre il 70% della popolazione vive nella povertà.
Così com'è coinvolto in un sistema di corruzione e sfruttamento, come può qualcuno credere che Mousavi vuole davvero le riforme?
Per queste ed altre ragioni, ho scelto di non votare e ho invece boicottato le elezioni, assieme a molti altri iraniani. Ma questa volta, molti iraniani che hanno boicottato il voto alle scorse elezioni hanno votato a questa per via del loro profondo disgusto per Ahmadinejad. Simpatizzo per loro ma credo non vi sia alcuna possibilità migliore per il popolo iraniano che rovesciare completamente il regime islamico che opprime l'Iran dal momento della mia nascita. Sostengo con forza il movimento popolare contro la dittatura sempre presente e la violenza che infetta il mio paese. Io grido, insieme con i miei compatrioti, "Abbasso i dittatori!" "Abbasso gli assassini!" "Basta con la brutale oppressione che è il regime islamico con tutte le sue alleanze tossiche".
Viva la libertà in Iran!

                                                        

Lo so, lo so, non basterà a chiudere la bocca ai centomila imbecilli che continuano a cianciare di islam buono e che siamo noi che non sappiamo e non capiamo e che le donne lì sono molto più libere di quanto una cattiva propaganda mistificatrice ci vorrebbe far credere eccetera eccetera. Non basterà, no, ma insomma ci si prova (e grazie a chi ci ha regalato questa preziosa traduzione).
E poi, già che ci sei, guardati anche questo.


barbara

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