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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


26 settembre 2011

LES LIAISONS DANGEREUSES

Le relazioni pericolose, per quei quattro gatti che, oltre a non masticare il francese, non conoscessero neppure il famoso libro. Sapete qual è la caratteristica delle relazioni pericolose? No? Allora ve lo dico io: sono pericolose. Dite che ho scoperto l’acqua calda? Vero, però con l’acqua calda, se non sai che è calda e non prendi le tue precauzioni, ti scotti, e poi vieni ancora a dirmi che sono banale e dico cose banali.
Prendete Burhanuddin Rabbani, per esempio: trattava coi talebani, perché i talebani sono parte del tessuto sociale, perché si tratta con chi c’è, perché se si vuole arrivare alla pace non si possono operare esclusioni aprioristiche e dunque ci sono i talebani? Bene, si tratta coi talebani. Com’è andata a finire? Che i talebani lo hanno fatto fuori.
O Vittorio Arrigoni: si era messo a servizio a tempo pieno dei terroristi di Hamas, perché quelli di Hamas hanno il grande merito di combattere per l’annientamento di quei topi di fogna che sono gli ebrei, perché la storia è un optional, e i fatti non contano, e “occupazione” riempie la bocca molto meglio che democrazia e diritti umani, e dunque si sta dalla parte di Hamas, ci si mette al servizio di Hamas, si odia per conto di Hamas, si mente per conto di Hamas, si inganna per conto di Hamas. Com’è andata a finire? Che gli eroi di Hamas lo hanno fatto fuori, e neanche in maniera troppo misericordiosa, sembra.
E Giuliana Sgrena? È andata a Baghdad per servire la jihad islamica, “denunciando” tutti gli abusi perpetrati dagli occupanti americani e guardandosi bene dal dire mezza parola su quanto operato dalla controparte (tutte le donne stuprate, per dirne una, sono state stuprate unicamente da americani). Com’è andata a finire? Stando alla sua versione, sembrerebbe che sia stata rapita da quelli della jihad islamica al cui servizio a 90° si era volenterosamente posta (anche se va detto che quelli sono stati cortesissimi e le davano frutta e dolci e le hanno anche regalato un collier che poi i perfidi yankee le hanno rubato, ma questa è un’altra storia. O no? Poi un onesto servitore dello stato, per andare a liberare la gallinella, ci ha rimesso la pelle, e quella no, non è un’altra storia).
E stendiamo un velo pietoso sulle due Simone.
Eccetera.
Cioè, quello che voglio dire è: ma la gente ha occhi e orecchie? Ha qualche quarto di neurone sparso in giro per la scatola cranica? È capace di imparare? No, eh? No. Si sbaglia e si continua a risbagliare, sempre allo stesso modo, all’infinito, come ci ricorda Barry Rubin. E mentre all’Onu si discute, in Israele si muore.


Asher Palmer e il figlio Yehonatan, vittime dell'ultimo attentato

barbara


24 novembre 2010

DICE CIOÈ NO DICEVA INSOMMA NON SO

Dice, anzi no, diceva, che i talebani si erano ammorbiditi. O per lo meno c’era una corrente moderata. Insomma si poteva trattare. Dice, cioè no, diceva, che avevano un capo tanto ammodo, sti talebani. Dice che ci hanno fatto un sacco di conversazioni tanto simpatiche, che aveva pretese molto molto ragionevoli, il capo talebano. Sono arrivati a un passo dall’accordo, col capo talebano. Gli hanno dato una paccata di soldi, al capo talebano, per agevolare le trattative. E lui, per ricompensarli, gli ha fatto un colossale pacco. Perché lui non era mica lui. Cioè, non era un capo talebano. E non si sa neanche chi fosse. Pare che non ci sia neanche più modo di saperlo, perché è sparito, il tipo. Insomma, per dirla alla francese, gliel’ha messo nel culo dritto e rovescio. E io sono contenta, ma di un contento, ma una cosa, gente, da festeggiare a champagne. Perché quando qualcuno è talmente coglione da immaginarsi che con gli islamici si possa trattare, se lo merita tanto ma tanto ma tanto, che glielo mettano nel culo. Oh se se lo merita.



barbara


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14 settembre 2010

PER ANDARE IN PARADISO

O, più modestamente e prosaicamente, per avere qualche chance di restare vivi...

Quando i talebani invasero Kabul, nel settembre del 1996, sedici decreti furono trasmessi via etere da Radio Sharia. Una nuova epoca era iniziata.

1. Divieto del nudo femminile
È proibito ai tassisti far salire sulla propria autovettura donne che non indossano il burka. Nel caso in cui lo facciano, verranno incarcerati. Nel caso in cui donne senza burka vengano viste per la strada, si andrà a casa loro e si puniranno i loro mariti. Nel caso in cui le donne indossino abiti provocanti o che attirano l'attenzione e non siano accompagnate da parenti stretti di sesso maschile, i tassisti non potranno farle salire sulla propria autovettura.

2. Divieto della musica
Audiocassette e musica sono vietate nei negozi, negli alberghi, sui mezzi di trasporto e sui risciò. Nel caso in cui vengano scoperte audiocassette in vendita, l'esercizio in questione verrà chiuso e il proprietario incarcerato.


3. Divieto di rasarsi
Chiunque abbia la barba rasata o tagliata verrà incarcerato fino a che la barba non ricrescerà raggiungendo la lunghezza di un pugno.

4. Obbligo della preghiera
Si pregherà in momenti prestabiliti in tutti i distretti. Il momento preciso in cui recitare le preghiere verrà comunicato dal ministero per la Repressione del Vizio e la Promozione della Virtù. Quindici minuti prima della preghiera tutti i trasporti devono essere sospesi. È obbligatorio andare alla moschea per recitare le preghiere. Se dei giovani verranno visti aggirarsi nei negozi, questi saranno immediatamente incarcerati.

5. Divieto nei confronti degli uccelli domestici e delle lotte tra uccelli
Questo passatempo deve cessare. Piccioni e uccelli utilizzati in giochi e lotte verranno uccisi.

6. Eliminazione delle sostanze stupefacenti e di chi ne fa uso
Chi fa uso di sostanze stupefacenti verrà incarcerato e si indagherà per risalire alla persona che gliele ha vendute e al luogo in cui sono state acquistate. Il posto in questione verrà chiuso, il suo proprietario e l'acquirente di sostanze stupefacenti verranno incarcerati e puniti.

7. Divieto di far volare gli aquiloni
Far volare gli aquiloni ha conseguenze inutili quali le scommesse, la morte dei bambini e l'assenza dalle lezioni scolastiche. Le botteghe che vendono aquiloni verranno chiuse.

8. Divieto delle immagini
Da mezzi di trasporto, botteghe, abitazioni, alberghi e qualunque altro luogo dovranno essere rimossi illustrazioni e ritratti. I proprietari dovranno distruggere tutte le immagini. Ai mezzi di trasporto con raffigurazioni di esseri viventi sarà impedita la circolazione.

9. Divieto del gioco d'azzardo
Si scoveranno i centri in cui si gioca d'azzardo e i giocatori verranno incarcerati per un mese.

10. Divieto nei confronti delle acconciature in stile inglese e americano
Gli uomini con i capelli lunghi verranno arrestati e portati al ministero per la Repressione del Vizio e la Promozione detta Virtù ove gli saranno tagliati. Al criminale verrà addebitato il costo del barbiere.

11. Divieto del prestito a interesse, dei tassi sul cambio di valuta e delle imposte di tassazione
Queste tre tipologie di scambi pecuniari sono vietate dall'isiam. Nel caso in cui qualcuno contravvenga a tali regole, verrà incarcerato per un lungo periodo.

12. Divieto di lavare i panni lungo le sponde dei fiumi cittadini
Le donne che contravverranno a questa legge saranno prelevate con le rispettose maniere islamiche e riportate nelle loro abitazioni dove i mariti verranno severamente puniti.

13. Divieto di musica e danze in occasione di festeggiamenti nuziali
Nel caso in cui si contravvenga a tale divieto, il capofamiglia verrà incarcerato e punito.

14. Divieto di suonare tamburi e tamburelli
Nel caso in cui qualcuno venga sorpreso a suonare tamburi o tamburelli, sarà il consiglio religioso degli anziani a stabilire la punizione che si merita.

15. Divieto per i sarti di confezionare abiti da donna e prendere le misure alle donne
Nel caso in cui vengano trovate riviste di moda nella bottega di un sarto, questo verrà arrestato.

16. Divieto delle arti magiche
Tutti i libri sull'argomento verranno bruciati e gli uomini che le praticano saranno incarcerati fino a che non si dichiareranno pentiti.


Oltre a questi sedici punti venne letta anche una specifica esortazione diretta alle donne di Kabul:

Donne, non dovreste lasciare le vostre abitazioni. Nel caso in cui lo facciate, non dovreste essere come quelle donne che indossavano vestiti alla moda e si truccavano molto e facevano mostra di sé davanti a ogni uomo prima che l'Islam arrivasse nel Paese.
L'Islam è una religione salvifica e ha stabilito che alla donna si confa una dignità particolare: le donne dovranno fare in modo che non sia possibile attirare su di loro l'attenzione di uomini disonesti che le guardino con occhio malvagio. Le donne hanno la responsabilità di educare e tenere unita la propria famiglia e di provvedere al cibo e ai vestiti. Nel caso in cui una donna debba lasciare la propria abitazione, deve coprirsi come previsto dalla sharia. Nel caso in cui una donna vada vestita con abiti alla moda, decorati, attillati e attraenti per far mostra di sé, verrà maledetta dalla sharia islamica e non potrà aspettarsi di andare in paradiso. Sarà minacciata, indagata e severamente punita dalla polizia religiosa così come dagli anziani della famiglia. La polizia religiosa ha il dovere e la responsabilità di combattere queste piaghe sociali e continuerà il suo operato fino a che il male non verrà completamente estirpato.

Allahu akbar - Dio è grande.

(Il libraio di Kabul, pp.101-105)


Si noti che per questi virtuosi signori "nudo femminile" significa viso scoperto, e tanto sono virtuosi che se ne vedono uno non possono fare a meno di saltare addosso alla proprietaria del viso suddetto. Poi magari le saltano addosso anche se il viso è coperto, ma questa è un’altra storia. Forse. Si noti anche che un uomo che porti i capelli lunghi merita la qualifica di criminale, al pari di un assassino – ma non del trafficante di droga, visto che questo rientra fra gli onesti affari dei talebani, e meno che mai del pedofilo, che dei suddetti talebani è la specialità assoluta. Si noti inoltre il civile rispetto per gli animali, come si evince dai radicali provvedimenti messi in atto per impedire il barbaro costume di usarli per giochi e scommesse. Si noti infine la commovente delicatezza delle rispettose maniere islamiche con cui le svergognate sorprese a lavare i panni lungo le sponde dei fiumi anziché nelle lavatrici di cui sono riccamente dotate le loro case, verranno riaccompagnate a casa.



barbara


14 agosto 2010

IL LIBRAIO DI KABUL

Potete bruciare i miei libri, potete rendermi la vita difficile, potete anche uccidermi, ma non riuscirete mai a cancellare la storia dell’Afghanistan.

abababab

È un uomo colto, il libraio di Kabul, che per quasi un anno accoglie nella propria casa, insieme alla numerosa famiglia, la giovane giornalista norvegese Åsne Seierstad, offrendole così un’esauriente visione dall’interno dell’Afghanistan post-talebano. È colto, intelligente, aperto, liberale, ha viaggiato, visto, imparato... e tuttavia è davvero difficile provare simpatia per questo despota intransigente, per questo tiranno spietato, per questo padrone assoluto della vita delle sue mogli (una delle quali appena adolescente, e lui potrebbe esserle nonno), dei suoi figli, fratelli, nipoti, e persino della vecchia madre. E se la figlia di un uomo come questo, scolarizzata, così padrona della lingua inglese – al pari di altri familiari, del resto – da poter comunicare direttamente con la giornalista ospite senza bisogno di intermediari, non è neppure in grado di chiedersi se ami o no un certo ragazzo, tanto è assuefatta all’idea di non avere diritto a una propria opinione, quali saranno, viene da chiedersi, le condizioni di vita delle figlie di genitori analfabeti nei villaggi lontano dalle città? Se persone istruite, religiose ma non fanatiche, trovano giusto che una ragazza venga selvaggiamente frustata per essersi fermata a parlare con un ragazzo per strada, quale sarà il comportamento dei fanatici “veri”? Se il figlio di un uomo istruito, a dodici anni deve sgobbare dodici ore al giorno per fare soldi per il padre e non gli è consentito di andare a scuola, come vivranno gli altri?
Ogni volta che si legge un nuovo libro sull’Afghanistan si resta terribilmente sconvolti dalla realtà che si va scoprendo, e ogni volta, di fronte all’orrore infinito che si apre davanti ai nostri occhi (approfittare della fame di una mendicante bambina, per esempio, per scoparsela di santa ragione. E poi offrirla generosamente agli amici) viene da pensare: “Adesso ho visto proprio tutto”. Salvo essere smentiti al libro successivo.

Åsne Seierstad, Il libraio di Kabul, BUR



barbara


11 agosto 2010

IL BELLO DELL’ISLAM

Sì, lo so che queste cose le avete già lette su tutti i giornali, ma ve le voglio riproporre lo stesso, perché sono notizie belle, e le notizie belle è sempre meglio leggerle una volta in più che una in meno.

Onore dunque anche ai taliban, è da loro che ci viene la speranza in una vera giustizia

Cari amici, capisco che siate scoraggiati. Dallo stato della giustizia, voglio dire. Tante liti, tanti scandali, processi che non finiscono più, innocenti diffamati, colpevoli assolti – insomma un disastro. Per fortuna, contro ogni male ci soccorre la speranza. E per i bravi eurarabi, la speranza è la giustizia islamica: rapida, efficace, forse un tantino dura, ma certamente giusta.

Prendete per esempio l'Iran, cui tocca oggi un ruolo guida anche in questo campo. Tutti conosciamo e naturalmente ammiriamo l'efficacia con cui la giustizia islamica sta reprimendo la sovversione delle spie dell'occidente che hanno avuto la faccia tosta di chiamarsi col colore dell'Islam, verdi. Ma pochi considerano a sufficienza l'azione della giustizia islamica iraniana su altri crimini. Per esempio, l'omosessualità. E' il caso di Ebrahim Hamidi, un diciottenne che conosce lo straordinario privilegio di essere stato condannato a morte per omosessualità, senza prove, senza avvocato, avendo lui la faccia tosta di dichiararsi non gay. (http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=184169) Il suo avvocato Mohammed Mostafaei è stato giustamente costretto a fuggire dopo aver provocato uno scandalo internazionale sul caso di un altro cliente, Sakineh Mohammadi Ashtiani anche lei giustamente condannata a morte per adulterio; arrivato in Turchia è stato giustamente arrestato; ma quel paese che forse sta tornando all'Islam è ancora fragile e dunque l'ha rilasciato per le pressioni del diavolo americano. Fatto sta che Hamidi non ha avvocato, ha confessato di essere gay sotto tortura, ma poi ha avuto subito la faccia tosta di rimangiarsi la verità: ma si può? che lealtà è smentire una cosa che hai appena ammesso solo perché non ti torturano più? E però nel diritto iraniano c'è il principio del "sapere del giudice": se un giudice sa per conto suo che le cose stanno in una certa maniera, può decidere senza bisogno di altre prove. E naturalmente senza neppure dover rispondere all'impertinente domanda di come ha avuto personale conoscenza degli orientamenti sessuali di Hamidi. Fatto sta che l'omosessualità può essere punita con le frustate, l'impiccagione o la lapidazione (anche chi fosse vittima di stupro può essere frustato, se il giudice ritiene che abbia "provato piacere"). Chissà se a Hamidi faranno scegliere come morire?

Fra le cose belle dell'Islam c'è anche la sua internazionalità, che mostra come i suoi pregi non siano costumi tribali, ma principi universali. In un altro paese con un altro sistema politico, infatti, l'Afghanistan degli studenti islamici di teologia (questo vuol dire talebani), una donna incinta è stata pubblicamente frustata – con duecento colpi, cioè ridotta a una polpetta umana - e poi finita con tre colpi alla testa per aver commesso la terribile colpa dell'adulterio. L'aspetto interessante è che la colpevole, Bibi Sanubar, 35 anni, del distretto rurale di Qadis nella provincia occidentale di Badghis – era vedova da tempo e dunque il suo adulterio era per così dire virtuale. Così ha spiegato il capo provinciale della polizia Ghulam Mohammad Sayeedi all'agenzia France Press. (http://news.yahoo.com/s/afp/20100809/wl_sthasia_afp/afghanistanunrestwomenexecution_20100809121039) Ma la giustizia islamica ha questo di bello, che non ammette cavilli: a ogni mente lucida e fedele al diritto naturale è chiaro che la morte dell'onorato consorte dell'adultera non la esimeva dagli obblighi di fedeltà: il suo corpo era di lui per sempre, non vorremo mica ammettere che ci possano essere delle donne che fanno quel che gli pare, no? Onore dunque anche ai taliban, così simili ai giudici iraniani e a tutto l'Islam. E' da loro che ci viene la speranza in una vera giustizia, finalmente rigorosa e capace di individuare e punire efficacemente i reati più gravi.

Ugo Volli

Lo so, lo so, risparmiatevi pure la fatica, lo so da sola che l’islam non c’entra niente, che l’islam è pace amore e fantasia, che da noi succede pure di peggio, che noi abbiamo le veline mezze nude in televisione eccetera eccetera eccetera, lo so, cari, lo so. Lo so.

barbara


5 maggio 2010

IL VENTO DI KABUL

Mi piace sfogliare una vecchia guida turistica dell'Afghani­stan, perché mi racconta un Paese che io non ho conosciuto. È scritta da Nancy Hatch Dupree, una signora inglese molto famosa tra gli afghani, sposata con l'antropologo Louis Du­pree che aveva vissuto e viaggiato in lungo e in largo tra le montagne e le città afghane.
I suoi libri, insieme a quelli del marito, intorno agli anni Settanta erano il meglio che un turista in viaggio in Afghani­stan potesse trovare. Ora sono solo un'agghiacciante testimo­nianza di quello che la furia dell'uomo è riuscita a compiere.
Raccontavano di luoghi che non esistono più, dove era possibile girare in macchina, fermarsi a mangiare nei piccoli ristoranti di cittadine che oggi sentiamo nominare solo per­ché sono diventate il cuore pulsante della guerriglia e dei suoi sanguinosi attacchi. La Dupree scrive di hotel raffinati di pri­ma classe con bagni in camera e menu europei. E poi descri­ve piccoli alberghi in stile locale dove si potevano gustare de­liziosi kebab preparati con carne di agnello o eccellenti ahshak, i ravioli di pasta ripieni di carne macinata e porro, rico­perti di panna acida. A me non sono mai piaciuti, ma il mo­do in cui la Dupree ne parla fa venire voglia di assaggiarli di nuovo... magari, penso, mi sono sbagliata. Si racconta di mu­sei che custodivano tesori di arte islamica e pre-islamica, di minareti e moschee che avevano fatto da sfondo al passaggio delle carovane lungo la via della seta nel corso dei secoli. Mu­sei che sono stati saccheggiati durante le guerre e che la furia religiosa dei talebani ha poi distrutto. Si descrivono fantasti­ci bazar dove era possibile acquistare tappeti, oggetti in legno intagliato e in argento, borse in pelle, coperte e chapan, i mantelli locali con le lunghe maniche di fogge differenti che il mondo ha visto indossati dal presidente Karzai a righe blu e verdi. Si passava da una città all'altra in aereo o guidando, e le distanze di percorrenza indicate per ogni tragitto sono impensabili nell'Afghanistan di oggi. Nancy Dupree ha dedi­cato la sua vita a catalogare, preservare e far conoscere l'arte, la storia e l'archeologia dell'Afghanistan.
Nel novembre 2001, con il Paese in preda all'anarchia, leggere i suoi libri serviva a sopportare e capire meglio la de­vastazione che circondava chiunque arrivasse a Kabul o nelle altre città afghane in quel periodo. Un altro Afghanistan era quindi esistito, pensavo a tarda sera quando, leggendo quelle vecchie pagine, mi concedevo una pausa prima di addormentarmi nel sacco a pelo della fredda stanza dell'Hotel Intercontinental.

•••••••

I piedini nudi penzolavano dalle panche e toccavano il fango che invadeva tutto il cortile. Sono così belle le bambine afghane che ogni volta diventa difficile raccontare in televisione le condizioni disperate in cui vivono. I loro visi, i loro occhi verdi, i loro vestiti colorati riempiono le inquadrature e al montaggio tutto appare meno drammatico di quello che è. Ma i piedini nudi nel fango non sono finzione: sono, purtroppo, la tragica realtà.

Una giornalista onesta, che guarda con occhio non strabico, non viziato da ideologie di sorta, e descrive e racconta ciò che vede, che denuncia errori e responsabilità e colpe e crimini ovunque si trovino, senza sconti per nessuna delle parti in causa. E forse, con questo libro bellissimo e appassionato, ci aiuta a capire un po’ di più una realtà così lontana da noi, e che troppo raramente raggiunge le nostre case.

Tiziana Ferrario, Il vento di Kabul, Baldini Castoldi Dalai



barbara


27 marzo 2010

OCCIDENTALI SCOSTUMATE?

Ci pensiamo noi!

E poi uno e due.

barbara


10 agosto 2008

AFGHANISTAN, DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE

E se Dio è donna, dovrà piangere ancora di più in Afghanistan, dove è normale pensare che A dire il vero Dio è sempre stato buono con la madre di Shirin-Gol. Come primo figlio, nel ventre le ha deposto un maschio, così che suo marito potesse sentirsi un vero uomo e non fosse costretto a romperle i denti, dove è normale che una bambina venga cresciuta così:
- Tieni le gambe strette, le ragazze non siedono con le gambe aperte, altrimenti viene il lupo e si mangia tutto
- Stai zitta, le ragazze per bene tacciono, altrimenti entra l’uccellino in bocca e ti soffoca
- Di’ alla bambina che deve abbassare lo sguardo, altrimenti prende una brutta abitudine e da grande guarderà negli occhi uomini che non conosce
- Tieni il fazzoletto sulla fronte, indossa i veli, ritira i piedi, abbassa lo sguardo, non parlare quando i tuoi fratelli parlano, fai posto, cedi il passo …

E questo era prima: prima dei russi, prima dei mujaheddin, prima dei talebani. Dopo è diventato peggio. Molto peggio. Un peggio attraverso cui ci accompagna per mano Shirin-Gol. Un peggio fatto di guerra e bombe e missili e fughe e fame. Un peggio fatto di donne umiliate, oppresse, violentate nel corpo e nell’anima – e sempre, quando una donna subisce l’oltraggio estremo, spunta accanto a lei un’altra donna che l’abbraccia stretta, e l’accarezza, e la spoglia e la lava e la culla parlandole dolcemente perché sa esattamente che cosa sta provando quella donna, e perché questo è il modo più giusto per ripagare la donna che a sua volta, quando era toccato a lei, l’aveva abbracciata e accarezzata e spogliata e lavata e cullata … perché quasi non c’è donna, in questo mondo in cui ogni millimetro di pelle visibile è considerato diabolica provocazione, quasi non c’è donna che, per quanto racchiusa in una prigione di stoffa, non sia finita vittima della bestialità di uomini che si ritengono depositari, nei loro confronti, di ogni diritto, primo fra tutti quello di disonorarle – e di disprezzarle poi per essere state disonorate.
Ci conduce con mano ferma, Shirin-Gol, che è anche andata a scuola, quando c’erano i russi, anche se suo padre non voleva, perché lo sanno tutti che le donne che imparano a leggere e a scrivere diventano tutte puttane. Ci conduce di caduta in caduta, di orrore in orrore, fino all’inferno supremo, quello dei talebani, sotto il cui dominio regna l’arbitrio totale, e le donne devono smettere di esistere mentre loro si trastullano coi ragazzini. E in mezzo a tanto orrore, tuttavia, troviamo pagine di sublime bellezza, come questa.

Le donne si accovacciano accanto a lei e si aspettano che compia il miracolo. Osservano ogni suo movimento, ascoltano ogni suo respiro, bevono ogni singola parola che esce dalla sua bocca, eseguono tutti i suoi ordini.
Bibi-Deljan, l'anziana del villaggio, siede dietro la testa di Abine, muove in silenzio le labbra e sgrana le perle del suo rosario prima in un verso, poi nell'altro. Mani solcate da vene blu, che sembrano fiumi nelle montagne, sgranano i chicchi del rosario. Bibi-Deljan è tutta una ruga, non ha più un solo centimetro di pelle liscia. Pieghe e rughe che somigliano alle creste e alle rocce della montagna dove vive. Bibi-Deljan, la donna che sembra fatta di roccia. Eretta. Immobile. Testa di roccia. Spalle di roccia. Gambe di roccia. Braccia di roccia.
Nulla si muove in Bibi-Deljan; soltanto le labbra mute e le dita ossute, con le quali sgrana le perle del rosario, prima in una direzione e poi nell'altra. Siede lì e non stacca gli occhi da Shirin-Gol. Come se volesse tessere, fra lei e Shirin-Gol, un filo invisibile. Come se, attraverso quel filo, potesse penetrare nel suo corpo, nella sua testa, nella sua anima, nel suo sangue, nelle sue braccia, nelle sue gambe, in ogni capello. Come se, attraverso quel filo, volesse trasmettere a Shirin-Gol tutto ciò che i suoi occhi hanno visto, ogni pensiero che la sua mente ha prodotto. Come se le voci e i rumori nella piccola capanna potessero scomparire. Come se i colori potessero scomparire. Il volto della madre di Abine perde prima gli occhi, poi il naso, le orecchie; la bocca si trasforma in un buco nero. Poi anche tutti gli altri visi perdono occhi, naso, orecchie; tutte le bocche si trasformano in un buco nero. Soltanto il volto della donna di roccia continua ad avere occhi, naso, orecchie e bocca. Una bocca che mormora, muta. Tutto è tranquillo. Shirin-Gol chiude gli occhi, sente che le gira la testa. Cerca di riprendersi. Shirin-Gol perde tutte le parole, tutti i pensieri tranne uno. Soltanto un pensiero resta chiaro nella sua testa che gira vorticosamente. Non vede più occhi, non vede più orecchie, ora vede solo buchi neri, là dove, fino a un attimo prima, c'erano bocche.
"Potrei andarmene, lasciare la capanna" pensa Shirin-Gol. "Nessuno se ne accorgerebbe. Non ho il diritto di intromettermi nei piani di Dio."
«È proprio per volontà di Dio, invece, che tu sei qui ad aiutare» dice Bibi-Deljan con voce dolce e tranquilla.
La madre di Abine riacquista occhi, naso, orecchie, bocca. Le sfugge un grido soffocato, come se avesse visto un fantasma. Mette una mano sulla bocca, con l'altra artiglia le gonne. «La-elah-ha-el-allah» esclama.
«Sono due inverni e due estati che Bibi-Deljan non ha più aperto bocca. E ha ritrovato la lingua ora, mentre mia figlia muore.»
Bibi-Deljan, la muta donna di roccia, ha ritrovato la parola. La madre di Abine ha riacquistato la bocca e la voce stridente. La donna di roccia non stacca i suoi occhi da Shirin-Gol, continua a sgranare il rosario, prima in una direzione e poi nell'altra.


E sempre si fa strada, in Shirin-Gol e nelle altre donne, una parola magica: resistenza. Parlare fra donne: resistenza. Sollevare per un istante la prigione del velo per sentire il vento sul viso: resistenza. Riuscire per un momento a sorridere: resistenza. Insegnare di nascosto alle bambine a leggere e a scrivere: resistenza. Sopravvivere: resistenza, resistenza, resistenza! E allora noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, noi che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici, dedichiamo a queste nostre infelici sorelle almeno il dono gratuito della nostra attenzione.

Siba Shakib, Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere, Piemme



barbara

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CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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