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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


14 dicembre 2011

E MI VIENE DA CHIEDERMI

Perché se un italiano uccide due senegalesi e ne ferisce altri tre la notizia riempie tre pagine di giornale e se un marocchino uccide cinque europei e ne ferisce oltre centoventi basta un quarto di pagina? Perché gli articoli che parlano dell’assassinio commesso dall’italiano traboccano di parole quali razzismo, intolleranza, odio, estremismo e il breve articolo sull’eccidio commesso dal marocchino è un sobrio e asettico resoconto dei fatti? Perché la cronaca dell’episodio italiano gronda di fosche profezie sul baratro a cui questo dilagante razzismo, questo crescente odio cieco ci sta conducendo, mentre l’episodio belga non provoca nessun particolare allarme? Perché?

barbara


25 aprile 2011

QUANDO LIBERTÀ È SINONIMO DI IMMORALITÀ

La libertà di pensiero e di parola, la possibilità di manifestare dissenso, la facoltà di operare le proprie scelte sono, indiscutibilmente, l'essenza della democrazia. E siamo dunque ben lieti che nel democratico e libero stato di Israele tutto ciò sia garantito. Accade tuttavia, a volte, di avere l'impressione che alcune scelte superino decisamente il segno, se non della legalità, quanto meno del senso morale. È accaduto quando un gruppo di rabbini ultraortodossi sono andati ad abbracciare Ahmadinejad in segno di solidarietà per il suo proposito di annientare Israele. Ed è successo di nuovo in questi giorni.
Dopo la strage della famiglia Fogel (ricordiamo, accanto ai genitori Udi e Ruti, i piccoli Yoav, Elad e Hadas di appena 3 mesi), molti sono andati a visitare i “coloni” di Itamar e, soprattutto, a portare un segno di solidarietà ai tre giovanissimi sopravvissuti Tamar, Roi e Yishai. Purtroppo, e lo scrivo con grande dolore, altri hanno fatto una scelta molto diversa: sono andati ad alleviare il dolore delle famiglie che vivono nel villaggio vicino a Itamar, ad Awarta. La ragione è molto semplice: la polizia israeliana, conoscendo il DNA degli assassini, ed intuendo che questi venissero proprio da Awarta, hanno prima esaminato il DNA di tutti i residenti, e, successivamente, hanno avuto l’arroganza di arrestare i colpevoli, Muhammad Awad, il figlio Amjad e il nipote Hakem. A questo punto alcuni membri delle associazioni ebraiche Nashim L’Shalom (Donne per la pace), Gush Shalom (Il blocco per la pace) e Adam Lelo Gvulot (Uomo senza confini), hanno preferito portare la loro solidarietà proprio alla famiglia Awad, facendosi fotografare con la inconsolabile madre (e zia) dei due assassini che, a suo parere, non avrebbero saputo uccidere neppure una gallina (è opportuno ricordare che, dopo la prima strage, accortisi di aver dimenticato Hadas, che si era messa a piangere, sono tornati sui loro passi per compiere meglio la loro opera, e, il giorno successivo, sono andati, come se niente fosse, a scuola).
Dopo questa visita ebbero la sfrontatezza di definire “pogrom” l’azione della polizia israeliana. Pogrom? Sì, proprio pogrom! È ben vero che, quando questi nostri correligionari andarono a Awarta, la polizia  israeliana non aveva ancora ufficializzato le ragioni degli arresti; ma non è forse quanto succede in ogni nazione civile, dove si rispettano le leggi del codice e non quelle del clan?
Credo che davvero noi tutti dobbiamo, indipendentemente dal nostro pensiero politico (di destra o di sinistra, filo o anti sionista che sia), riflettere attentamente: il mondo tutto quanto, e non solo Israele (al momento governato da Netanyahu) sta di fronte a una guerra che uomini senza scrupoli, ma con mezzi economici senza pari, ci hanno dichiarato. Chi non lo capisce non potrà, domani, avere un trattamento diverso da quello riservato agli amici dei nazisti e dei fascisti. Ma a costoro, fin da oggi, deve andare tutto il nostro disprezzo, sperando che riescano a comprendere ed a ravvedersi, prima che sia troppo  tardi.
Emanuel Segre Amar

(Poiché il direttore e unico responsabile di una pubblicazione che preferisco non nominare ma che in parecchi capiranno lo stesso si è rifiutato di pubblicare questo articolo, lo potete leggere solo qui e in alcuni altri blog)

barbara


4 novembre 2010

PASSATO E PRESENTE

Quattrocento sicli di argento - una cifra considerevole per l'epoca - è il prezzo che Abramo paga senza battere ciglio per acquistare la grotta per seppellire Sarà e i suoi discendenti. E' l'esordio del brano (Genesi 23:16) che, con caparbia ostinazione giudaica teologico-biblica, leggeremo questo Shabbat. Bisogna capire come mai la Torah si dilunghi tanto sui dettagli dell'acquisto. Una possibile risposta la dette R. Yudan figlio di R. Simon, un Maestro vissuto in terra d'Israele nel terzo secolo: "Questo è uno dei tre luoghi per i quali le nazioni del mondo non possono tormentare Israele accusandoli di averli rubati" (Bereshit Rabba 79:7). Perché sull'acquisto di questi luoghi c'è una precisa informazione biblica. Oltre alla grotta acquistata da Abramo, l'area del Santuario (1 Cron. 21:25) e la tomba di Giuseppe (Genesi 33:19). Almeno su questi tre luoghi, dice R. Yudan, ci dovrebbero lasciare in pace. Eppure, sentendo le dichiarazioni dei reverendi Padri Sinodali (che, almeno per l'abito che indossano, nella Bibbia ci dovrebbero credere), R. Yudan sembra un incorreggibile ottimista.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Già, uno si immagina che un atto di compravendita sia sufficiente a legittimare una proprietà ma poi ti arriva qualcuno che nega tale legittimità. Nel frattempo abbiamo avuto modo di vedere che il messaggio del sinodo – cari terroristi ammazzate pure tutti i cristiani che volete che noi vi assolviamo a priori perché sappiamo che state solo resistendo ai perfidi giudei – è stato perfettamente recepito dai destinatari, che hanno immediatamente provveduto a far fuori un altro po’ di cristiani, e come sempre c’è qualcuno che non si lascia scappare l’occasione per gridare al complotto e incolpare della strage i soliti suddetti perfidi giudei. I quali perfidi giudei, nel loro indefesso complottare, arrivano persino a spacciarsi per storici (pseudo-storici, infatti, devono essere correttamente chiamati), ma c’è chi per fortuna li rimette al loro posto.

barbara


1 novembre 2010

BAGHDAD

Immagino che sarà colpa di Netanyahu, o di Lieberman, dell’occupazione, dell’embargo, del “muro”, dei posti di blocco, a cui giustamente la resistenza si è ribellata.
Una cosa, oltre alla morte degli innocenti, mi dispiace immensamente: che oltre a quelle decine di innocenti fedeli in preghiera, a quei bambini, a quelle donne, a quei vecchi, e a quell’onesto parroco freddato sull’altare, non abbiano fatto fuori anche qualcuna delle prostitute del sinodo: avrei avuto un buon motivo per tirare fuori il mio vino migliore e brindare.

barbara


10 gennaio 2010

OGGI ANDIAMO PER CARTOLINE

La strage dei copti testimonia il modo con cui l'islam affronta la dhimmitudine

Cari amici, vorrei organizzare un viaggio a Nag Hamadi. Sapete che cos'è? No? Eppure è un posto a soli 450 kilometri dal Cairo, molto importante per la cristianità, per due ragioni molto diverse. Wikipedia spiega che è "è una cittadina situata nel Governatorato di Qina (Egitto centrorientale), con una popolazione di circa 30.000 abitanti. È importante centro agricolo per la produzione di zucchero, a cui si affianca l'industria dell'alluminio e del cemento", la quale "fu nota anticamente con il nome di Chenoboskion, "recinto per oche". Ma le ragioni importanti sono altre. Una risale a sessantacinque anni fa, quando in una giara di terracotta, accanto a un monastero copto, vi furono trovati tredici papiri risalenti al III o al IV secolo, i cosiddetti "vangeli gnostici": testi di straordinario interesse su cui archeologi e teologi non si sono stancati di discutere.
La seconda ragione risale a un paio di giorni fa, alla vigilia di quella che in Europa è l'Epifania e nel calendario giuliano che i copti adottano ancora (come gli Armeni ecc.) è Natale. Come certamente avete letto, all'uscita della messa di Natale di quel paesone, c'è stato un assalto a sangue freddo da parte di un terzetto di persone su una macchina che hanno sparato sulla folla dei fedeli con armi automatiche, facendo sette morti e almeno nove feriti (http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_07/egitto-massacro-copti_45292ad8-fb7b-11de-a955-00144f02aabe.shtml). È un evento importante, così importante che io vorrei aprire una sottoscrizione per mandare in gita a Nag Hamadi quei preti dei presepi con le moschee di cui vi ho scritto l'altro giorno, i loro vescovi, l'intera Caritas, i religiosi della Consolata, insomma tutta quella brava gente cattolica che pensa di avere la missione di convincerci ad accogliere con gioia l'invasione, pardon, l'immigrazione islamica (e anche la loro controparte laica, protestante, valdese ecc., naturalmente). Una gita di massa, per una volta utile, invece delle vacanze a Gaza e in Cisgiordania. Utile come potrebbe essere spedire i gruppettari in Iran, perché si rendano conto di cos'è la repressione.
Perché è importante l'"incidente" di Nag Hamadi (dove la polizia naturalmente si è messa subito a imbrogliare le carte, parlando di faida, della vendetta per uno stupro e altre bizzarre giustificazioni)? Forse perché è un caso unico, eccezionale, uno straordinario "martirio" da testimoniare coi propri occhi? No, tutto il contrario, utile perché è la regola, quel che accade sempre, il modo standard con cui l'Islam affronta la diversità religiosa. Per dirne una sola, pochi giorni fa, a un centinaio di chilometri da lì, hanno bruciato un edificio, perché volevano aprirci una chiesa. E per soprammercato se la sono presa con le case della comunità copta (che, vi ricordo, sono i Cristiani convertiti nei primi secoli, eredi dell'Egitto antico ed ellenistico, conquistati dall'Islam con la forza nell'ottavo secolo).
Il fatto è che le cose vanno avanti così da dodici secoli, dalla conquista islamica dell'Egitto: violenze, intimidazioni, minacce, omicidi, pogrom, dissacrazioni... e di conseguenza conversioni di quelli che non ne possono più. E non è che questo accada specialmente contro i copti: contro gli ebrei, i cristiani di altre confessioni, contro tutti i non musulmani. Il modo standard di trattare le religioni "protette" (per i politeisti il Corano prescrive la morte immediata). E non solo in Egitto: in Arabia, nei territori palestinesi, nella "democratica" Turchia, dappertutto, in tutto quel delizioso "territorio della pace" che gli islamisti considerano loro per sempre e di cui non sono disposti a cedere neanche un millimetro, come in Israele. Quelli che ci invitano ad accogliere con favore i fratelli musulmani, preparano esattamente questo avvenire per i nostri nipoti. Speriamo che ci ripensino, per questo vorrei offrire loro un bel viaggio a Nag Hammadi, perché capiscano e meditino.
Non siete convinti? Guardate, ci sono classifiche per tutto. E per caso proprio ieri è uscita in rete la classifica dei paesi che opprimono di più i cristiani, aggiornata a tutto il 2009. La compila un'organizzazione che si chiama "Open doors"; il suo sito è questo: http://members.opendoorsusa.org/site/DocServer/WWL2010_test.pdf?docID=5801. Ma per risparmiarvi la fatica vi ho ricopiato nell'ordine l'elenco, anzi la classifica dei peggiori, cioè dei primi 50. Eccola: Korea North; Iran; Saudi Arabia; Somalia; Maldives; Afghanistan; Yemen; Mauritania; Laos; Uzbekistan; Eritrea; Bhutan; China; Pakistan; Turkmenistan; Comoros; Iraq; Qatar; Chechnya; Egypt; Vietnam; Libya; Burma/Myanmar; Azerbaijan; Algeria; India; Nigeria; Oman; Brunei; Sudan; Kuwait; Tajkistan; United Arab Emirates; Zanzibar Islands; Turkey; Djibouti; Morocco; Cuba; Jordan; Sri Lanka; Syria; Belarus; Tunisia; Ethiopia; Bangladesh; Palestinian Territory; Bahrain; Indonesia; Kyrgyzstan; Kenya (North East). Dei primi cinquanta, 39 sono paesi islamici, membri dell'OCI (organizzazione della conferenza islamica, il nuovo califfato, come la chiama Bat Ye'or. Altri sette sono paesi comunisti o ex da poco, gli altri sono dittature militari o fanatici induisti. Paesi occidentali non ce n'è, Israele naturalmente non figura, anzi praticamente nessuno fra i paesi citati ne riconosce l'esistenza; fra tutti solo l'India si può ragionevolmente definire una democrazia.
Insomma, chi perseguita i cristiani sono essenzialmente dittatori, islamisti e comunisti. Soprattutto, di gran lunga soprattutto gli islamisti. Quand'è che i bravi cattolici democratici capiranno che il nemico mortale non è l'Occidente, il consumismo, il laicismo, l'indifferenza religiosa, ma la violenza organizzata del fanatismo politico e religioso anti-occidentale? Quando si renderanno conto che eventi come Nag hammadi non sono occasionali, ma conseguenze di un metodo millenario? Quando smetteranno di pensare che il dialogo e l'accoglienza risolvono ogni cosa? Chiedeteglielo. E aiutatemi, anzi aiutateli, mandate un po' di questi preti e cattolici "di base" a parlare con i copti (o con chi condivide lo stesso destino in Siria o in Turchia). Forse capiranno che non si può servire la Croce e la Mezzaluna (o la Falce e Martello) allo stesso tempo.

Ugo Volli

In effetti lo ha detto anche Gesù che non si può servire Dio e Mammona, e bene fa Ugo Volli a condividere, parafrasandolo, il pensiero del suo antico correligionario. E dopo questa cartolina dell’altro ieri che non potevo, per il suo contenuto e per la carica di indignazione che contiene, relegare a un link, vi invito a leggere anche quella di ieri. Riporto invece interamente – e poi capirete perché – quella di oggi.

Voglio i danni per l'incendio di Gerusalemme nel '70 e.v.

La sapete l'ultima? Eccola, l'Iraq chiede a Israele i danni per aver distrutto nel 1981 il reattore nucleare di Osirak dove Saddam cercava di produrre le armi atomiche. Sembra una barzelletta, no? Ma è vero, lo ha detto un parlamentare iracheno, Muhammad Naji Muhammad, al giornale altrettanto iracheno al-Sabah. E sapete da chi sta cercano aiuto il governo iracheno per ricevere la giusta compensazione per non essere lasciato in pace a completare il compito lasciato interrotto dalla buonanima dello zio Adolf? Ma dall'Onu, naturalmente. Sembra una barzelletta, lo stato che ha gasato i curdi, che ha invaso il Kuwait, che ha attaccato l'Iran eccetera eccetera, che durante la prima guerra del golfo ha spedito i suoi missili con gas velenosi sulle città di Israele che in quella guerra non combatteva, be' quel paese vuole i danni per non aver potuto fare la Bomba.
Ma è qualcosa di più di una barzelletta, è una moda. La guerra legale contro Israele ("lawfare") si è estesa dai tribunali penali a quelli civili. Senza parlarne coi giornali, ma evidentemente con metodi efficaci, l'Onu ha raggiunto un accordo con Israele per farsi compensare con qualche milione di dollari i danni subiti dalle sue istallazioni durante l'Operazione piombo fuso. Di lì sparavano i cecchini di hamas, ma evidentemente questo non conta.
Il ministro degli esteri israeliano ha inoltre avvertito che oltre ai soliti mandati di arresto inglesi contro ufficiali e governanti israeliani, sono da mettere in conto cause civili nei tribunali americani contro i comandanti militari israeliani per i danni prodotti alle proprietà private nella stessa guerra.
Ultimo, come sempre, ma più fracassone di tutti è venuto fuori Ahamadinedjad, che ha dichiarato alla televisione di volere dall'America e dalla Russia i danni per l'invasione subita dalla Persia durante la seconda guerra mondiale. "Altro che sanzioni, ha detto in sostanza il presidentucolo, quelli ci devono dei soldi."
Insomma, la politica internazionale si fa sempre di più con l'arma della legge. Che questa mescolanza rovini la politica e anche la legge (e pure la storia, dati i tempi di cui si parla) non importa niente a nessuno (in particolare non agli avvocati, figuratevi le parcelle). Del resto gli stati del Terzo mondo non vogliono compensazioni per i crimini dell'imperialismo e dello schiavismo, avvenuti per lo più un paio di secoli fa? Io spero solo che il sindaco di Roma Alemanno faccia una bella causa alla Spagna per il sacco di Roma, deciso da Carlo V. Col ricavato, potrebbe forse pagare i danni dell'incendio di Gerusalemme del 70 dC, ad opera dell’imperatore Tito. Sperando che l'Egitto non cerchi di rivalersi per le 10 piaghe (ma forse per loro il Destinatario è sconosciuto...)

Ugo Volli



Carina la battuta sull’Egitto, vero? Solo che, ecco, Ugo Volli non lo sapeva, ma non è affatto una battuta … Leggete un po’ qua:

Un processo contro il popolo ebraico 25-08-03

Non sappiamo come dare ai nostri lettori questa notizia. È talmente assurda da sembrare falsa, ma una volta accertata la sua autenticità rimane da chiedersi come reagire, se scuotendo con disappunto la testa, se prendendosela con la eterna e sempre sorprendente stupidità umana, o se semplicemente sorridendo amaramente.
Nel numero del 9 agosto scorso il settimanale egiziano Al-Ahram Al-Arabi ha dato spazio ad una intervista con il dott. Nabil Hilmi, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Al-Zaqaziq.
L'illustre ed illuminato docente, coadiuvato da altri suoi colleghi, sta preparando una causa civile contro il popolo ebraico nella sua totalità. Ecco quanto egli afferma:
"Poiché gli ebrei fanno svariate richieste agli arabi ed al mondo, e pretendono il riconoscimento di diritti basati su fonti storiche e religiose, un gruppo di egiziani che vivono in Svizzera ha aperto il caso del cosiddetto "grande esodo degli ebrei dall'Egitto dei Faraoni". A quel tempo, essi rubarono all'Egitto dei Faraoni oro, gioielli, utensili di cucina, ornamenti d'argento, abiti ed altro, lasciando il paese a notte fonda con questo oggi inestimabile patrimonio".
Il capo degli egiziani emigrati in Svizzera, Gamil Yaken, ha fatto ricerche storiche ed ha nominato una squadra di giuristi per ottenere dal tribunale la restituzione di quanto gli ebrei rubarono allora. Questo furto non può essere vanificato appellandosi al tempo trascorso, ed è comprovato dai testi sacri degli ebrei.
Il Faraone era rimasto esterrefatto, continua Hilmi, al vedere le donne egiziane che piangevano per quanto era stato loro rubato nel corso della più colossale rapina che la storia ricordi.
Questo furto, secondo Hilmi, è in perfetta armonia con "la moralità ed il carattere degli ebrei", ed egli cita alla lettera dialoghi fra il Faraone e le donne del tempo, che descrivevano nei dettagli al loro sovrano gli oggetti rubati.
Una indagine di polizia ordinata dal Faraone svelò che Mosè ed Aronne, a causa "della natura perversa degli ebrei", avevano ordito questo crimine con la complicità dei rabbini, e malgrado il desiderio del popolo egiziano di essere loro amico.
Secondo il calcolo molto minuzioso di Hilmi e dei suoi esperti, considerando anche gli interessi maturati e la svalutazione, sulla base del peso dei preziosi rubati, egli valuta che si debbano moltiplicare 300 tonnellate d'oro per 5.758 anni, con il risultato di 1.125 trilioni di tonnellate d'oro al valore attuale. Per non parlare del valore degli altri beni.
Ma, bontà sua, egli proporrà al tribunale un compromesso onorevole: che agli ebrei, cioè, sia concesso di restituire questi beni frazionandoli in mille anni.

Federico Steinhaus



Sì, lo so che è banale dire che la realtà supera la fantasia, ma che altro dire di fronte a questa cosa? Caro Ugo Volli, rassegnati: gli arabi, in fatto di fantasia – soprattutto quando si tratta di estorcere e rapinare prendendo per i fondelli l’intero pianeta - ti mangiano la pappa in testa!

barbara


7 novembre 2009

C’È POCO DA FARE

Per fermare una strage



ci vuole una donna,



e che donna!



(Per darci qualche lezione di geografia un po’ particolare invece ci vuole lui)

barbara


20 novembre 2008

MADDAI, SI SCHERZAVA!

Non ci avrete mica creduto sul serio che avevo confessato di essere l’assassino? L’ho fatto solo per passatempo, che diamine! Uno avrà pure il diritto di divertirsi un po’ quando lo sbattono in galera, senza una sola ragione al mondo, e senza un piffero da fare dalla mattina alla sera, no?



barbara


30 settembre 2008

UN VOLO MAGICO

La guerra è sporca, si sa, brutta sporca e cattiva. A volte capita che sia necessaria, ma questo non basta a ripulirla: tutte le guerre sono sporche. Non, però, tutte allo stesso modo: se è vero che tutte le guerre sono sporche, è vero anche che alcune lo sono più di altre. Le guerre coloniali, per esempio: non una disputa sui confini (questo pezzo qui è mio), non una rivendicazione storica (qui ci stavamo prima noi), non un conflitto ideologico (il mio sistema è più giusto del tuo) ma un puro e semplice entrare in casa d’altri, una casa in cui mai eravamo stati prima, con cui mai nella nostra storia abbiamo avuto a che fare, alla quale niente ci lega, sulla quale non possiamo vantare rivendicazioni di alcun tipo, e dire Qui da oggi comandiamo noi. E allora, è possibile, su una materia così sporca, costruire una fiaba? Sì, se si possiede una quantità esagerata di arte – e Giovanna Giordano la possiede. Ed ecco dunque il postino del cielo, l’uomo che sul suo Caproni sorvola in lungo e in largo l’Abissinia, a consegnare messaggi, a portare lettere, a incontrare il Negus e ogni sorta di personaggi più o meno plausibili e tutti, però, a loro modo veri. Ci sono anche le cose brutte, sì

La terra di Neghelli era stata bombardata per 668 ore con 40 tonnellate di esplosivo. Sul nemico. Un nemico scalzo a dorso di cammello.

«Abbiamo vinto» diceva Uragano.
«Queste non sono vittorie. Direbbe forse un’aquila di avere sconfitto un colibrì?» gli rispondeva Beba.


Ci sono la morte e il sangue e la terribile strage di Addis Abeba e altro ancora, e tuttavia rimane una fiaba lieve intrisa di poesia, disegnata con la mano leggera di chi, anche fra le peggiori brutture, non perde la capacità di sognare, di guardare il cielo, e di sperare in un futuro migliore e riesce, così, a regalarci un libro quasi magico.

Giovanna Giordano, Un volo magico, Marsilio



barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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