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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 settembre 2008

VIA DELLA SCALA NON È PIÙ LÀ

LETTO 26

Via della Scala è sempre là
e io dal letto 26
malato di pazienza sto
e aspetto chi non torna più
è un ragazzino magro che
cantava sempre insieme a me
e morì un giorno che non so
e i suoi bei sogni mi lasciò

E Biancaneve è ancora là
è un po' invecchiata ma che fa
le mele non le mangia più
forse i ragazzi giù del bar
ricordo tanto tempo fa
veniva a scuola insieme a me
la guerra già non c'era più
e poi non c'eri neanche tu

La brillantina e via così
si incominciava il Lunedì
ad invidiare quello che
aveva un libro da studiar
diceva non ti serve a niente
la scuola non ti servirà
e invece io tra quella gente
capivo un po' di verità

La marijuana ti fa male
il Chianti ammazza l'anemia
i miei compagni li ho lasciati
ho preferito andare via
così ho comprato un giradischi
uno di quelli che non va
per non dar noia a quel vicino
che non riesce a riposar

Ho conosciuto tante donne
cattive, oneste e senza età
a tutte ho dato un po' qualcosa
con tanta generosità
a lei, mia madre, i dispiaceri
mentre a mia moglie dei bambini
al primo amore i sentimenti
i baci e l'acne giovanile

Via della Scala è sempre là
e io dal letto 26
io chiudo gli occhi e penso a te
ti sento e invece non ci sei

Addio, grande Stefano.



barbara


12 maggio 2008

BOLOGNA 77

La seconda strofa di questa bellissima canzone di Stefano Rosso ricorda Giorgiana Masi, assassinata dalla polizia all’età di diciannove anni il 12 maggio 1977. Una pagina nera che chi è meno giovane ricorda ancora molto bene.

L’inverno passava qualcuno di lì
Il nastro girava, suonava “Lilly”,
Girava il pallone, lo stadio impazzì
La voce tremava, l’inverno finì.

E poi primavera, e qualcosa cambiò
Qualcuno moriva, e su un ponte lasciò
Lasciò i suoi vent’anni e qualcosa di più
E dentro i miei panni, la rabbia che tu

Da sempre mi dai, parlando per me
Scavando nei pensieri miei,
Guardandomi poi dall’alto all’ingiù
E forse io valgo di più.

L’estate moriva, Bologna, tremò,
La dalia fioriva e la gente pensò
Dei tanti domani vestiti di jeans
Chiamandoli “strani”, ma non fu così

E quando m’incontri, se pensi di me
Tu sappi che il sole che splende per te
E il grano che nasce, e l’acqua che va
E’ un dono di tutti, padroni non ha

E il grano che nasce, e l’acqua che va
E’ un dono di tutti, padroni non ha.

Qui, per chi è più giovane e non ha vissuto l’avvenimento in questione, una ricostruzione dei fatti di quel tragico giorno, e qui il video.



barbara

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