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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


28 ottobre 2011

VOGLIA DI GENTILEZZA

Avevo preso due diverse insalate e le avevo messe nella stessa borsa, perché detesto sprecare plastica, e qualunque materiale in genere. Arrivata alla cassa, la cassiera si è accorta che ne avevo pesata una sola, l’altra l’avevo dimenticata. Di solito non ho questo tipo di distrazioni, ma con una dozzina di minuti di sonno alle spalle e una intera mattinata di scuola sulle spalle capita che lucidità e attenzione non siano al loro meglio. Così ho preso il radicchio spadone, sono corsa alla bilancia, l’ho pesato, ho preso lo scontrino e sono tornata, sempre di corsa, alla cassa, mi sono infilata tra le persone che aspettavano in coda e, passando, ho detto: “Scusate”. Tutti, ma proprio tutti nessuno escluso, hanno fatto un gran sorriso, e un gesto con la mano come per dire “Non importa”: quasi che il solo fatto di essermi scusata fosse sufficiente a compensarli per il tempo perso per colpa mia (anche quella prima di me si era dimenticata di pesare una cosa, e non si era scusata). A volte si ha l’impressione di vivere in un mondo talmente privo di cortesia che un sacco di gente sembrerebbe disposta anche a sopportare qualche fastidio pur di riceverne in cambio un piccolo gesto di gentilezza.

       

barbara


13 agosto 2011

MA DICO IO

Stanotte ho dormito. Incredibilmente, visto che si tratta di me. Incredibilmente al quadrato, visto che siamo in fase di luna piena. Vero che avevo alle spalle una notte con tre quarti d’ora di sonno seguita da una giornata in giro - cinque ore di treno (e una bellissima tassista messicana tutta biancovestita), chilometri a piedi (con le zampe acciaccate che mi ritrovo) ecc. - seguita da una notte con un paio d’ore di sonno seguita da una giornata con quattro ore di guida più varie ed eventuali per un totale di 21 ore in piedi e ho finito per andare a letto alle sei di questa mattina per cui insomma non ci sarebbe da stupirsi se alla fine di tutto questo sono riuscita a dormire, ma per me cinque ore di fila di sonno, anche in queste condizioni, sono davvero un’eccezione assoluta.
E che cosa fa una che dorme cinque ore di fila? Sogna, naturalmente. Sogna che nel blog è arrivato un troll: uno dei tanti, ma non uno come i tanti. Perché succede che ad un certo momento sento il segnale dell’SOS: pi pi pi pii pii pii pi pi pi, e poi sento la voce. Già, perché quando questo troll viene a scrivere un commento prima sento l’SOS e poi sento la sua voce che legge quello che scrive. E non solo lo sento io, ma lo sentono tutti quelli che frequentano il mio blog, a tutti sono improvvisamente comparsi degli altoparlanti nelle stanze e tutti sentono l’SOS e il commento. Qualcuno mi legge da un internet point e in quel caso lo sente tutta la sala. E poi mi ritrovo in un locale affollato e racconto a un amico questa cosa stranissima che sta succedendo e non appena dico pi pi pi pii pii pii pi pi pi, tutti quelli che sono nel locale si alzano di scatto dalle sedie e io cerco di spiegare che no, non c’è nessun allarme, sto solo raccontando di una cosa strana che mi succede, ma lo scompiglio è tale che non mi sente nessuno.
No, dico, ma si può?



barbara


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8 gennaio 2009

AGGIUNGO UN’OLIVETTA E UN PAIO DI BAGIGI

E dunque la nostra eroina è lì, alle quattro e mezza di mattina, in piedi ormai da quasi ventiquattr’ore, tredici delle quali trascorse in aeroporto, stravolta dalla stanchezza e dal sonno, confusa, smarrita, nelle mani di un losco figuro: che cosa succederà dunque adesso? Ma è chiaro ragazzi: quando la situazione si fa brutta davvero e la tragedia incombe, ARRIVANO I NOSTRI! Ed è arrivata infatti una poliziotta, probabilmente in agguato proprio per sventare questo genere di truffe. Non l’avevo vista arrivare, per cui è sembrata proprio cadere come la manna dal cielo, ha agguantato il tizio e si è messa a fargli domande su domande, e io mi sono accinta a scendere dall’auto. Lui ha detto: “Sit down”, e allora sono scesa più in fretta. Ha ripetuto sit down, e a questo punto (sit down lo dici a tua sorella, se è disposta a farselo dire, brutto pezzo di merda) gli ho ordinato con tutta la mia residua energia di ridarmi la valigia, che aveva già caricato nel bagagliaio. Poi c’è stata tutta una scena che adesso non sto a descrivere, con lei che incalza, lui che, come se non bastasse, tenta di indurmi a sostenere le sue balle, io che completo lo smascheramento, e insomma alla fine sono stata portata in salvo dalla poliziotta che prima ha chiamato la centrale dei taxi per chiedere il prezzo normale per il mar Morto, che è risultato molto inferiore a quello che mi aveva chiesto il losco figuro – e naturalmente non è detto che poi lo spennamento sarebbe finito lì - e poi ha provveduto a trovarmi un taxi regolare. E così finalmente alle cinque si parte verso il mar Morto. Dopo trecento metri abbiamo forato. Segue svuotamento del bagagliaio perché il vano della ruota di scorta e degli attrezzi si trova di sotto, segue cambiamento della ruota sotto pioggia battente, segue viaggio tutto sotto la pioggia, durante il quale mi sono addormentata e ogni tanto mi svegliavo, vedevo l’asfalto della strada e dicevo ah, stiamo già atterrando. Infine siamo arrivati al mar Morto, verso le sette e mezza di mattina: cielo nuvoloso, vento, qualche spruzzatina di pioggia.
Poi, comunque, il viaggio è andato tutto benissimo, a parte la rovinosa – ma molto molto spettacolare, dovete credermi – caduta dentro l’autobus l’ultima sera.
Ma questa è un’altra storia.

barbara


7 gennaio 2009

DUE SALATINI E UN APERITIVO

in attesa del pasto vero, che arriverà, naturalmente, ma richiede un po’ di preparazione.
Dunque, il 23 pomeriggio, subito dopo la scuola, sono andata a Milano, dove ho dormito, e la mattina dopo sono andata all’aeroporto, con qualche apprensione, naturalmente. E invece il mio volo Alitalia era lì che faceva bella mostra di sé sul cartellone. Per sicurezza alla consegna della valigia chiedo all’operatrice, che mi conferma che è tutto regolare. Faccio qualche giro, passo al controllo bagagli a mano, vado alla sala d’imbarco … e a dieci minuti dall’ora prevista per il decollo veniamo informati che “per motivi operativi” il volo è stato cancellato. Ma niente paura, ci dicono, perché una parte di noi riuscirà a trovare posto sul volo serale della ElAl; gli altri partiranno il giorno dopo. Io sono tra i fortunati che riescono a partire la sera, e la fila per i controlli viene allietata dalla comparsa di un tizio che avevo già notato la mattina: un fighetta braghetta-bianca, chiappetta-moscia, ray ban ventiquattr’ore su ventiquattro, ciuffotto malandrino sulla fronte, passo saltellante di chi è abituato a camminare con scarpe da ginnastica molto molleggiate, percorre la fila con aria leggermente smarrita e poi, col classico accento del bauscia chiede: “Ma … c’è solo questa fila quii?” Noi lo guardiamo un po’ come un marziano: di imbarchi su ElAl per Tel Aviv nell’immediato futuro ce n’è uno, quante file dovrebbero esserci? E lui: “No, è perché noi siamo in bisness, e allora pensavo …” Spero che la sghignazzata gli sia arrivata forte e chiara. Vabbè, con un’ora di ritardo perché l’aereo è lo stesso che aveva fatto anche il volo della mattina, finalmente, dopo tredici ore di aeroporto, parto. A Tel Aviv mi era stato segnalato un servizio per i trasporti, sia con auto privata che collettiva, a prezzi ragionevoli, che si trova in aeroporto, funzionante 24 ore su 24. E dunque alle quattro di mattina, passato come al solito il controllo praticamente senza controlli – sì, certo, è perché il Mossad mi conosce e sa che di me si può fidare – attraverso la sala della fontana, prendo la scala mobile con valigia zaino borsa gigante e borsa-dispensa, arrivo su e vedo il banco in questione: spento e vuoto. Chiedo all’impiegata della Hertz, che è in funzione, mi dice che l’ufficio principale è giù, vado giù, armi e bagagli, non vedo nessun ufficio, né principale né di altro genere, chiedo all’ufficio informazioni, mi dicono che è di sopra, torno di sopra, aspetto un quarto d’ora, e alla fine mi rassegno a ridiscendere, esausta per sonno e stanchezza, confusa per non avere trovato ciò che ero sicura di trovare, smarrita perché non so cosa fare, per cercarmi un qualche mezzo di trasporto che mi porti al mar Morto. Ed è allora che vengo adescata da un tassista illegale, che con l’occhio allenato ha individuato a colpo sicuro la preda perfetta. Ancora, nonostante tutto, con mezza briciola di lucidità da rendermi conto che ci sono troppe cose che non quadrano, ancora, nonostante tutto, con mezza briciola di energia per opporre resistenza, ma troppo sfinita per riuscire a resistere fino in fondo. (continua)

barbara


13 novembre 2008

SONNO

Questo post potrebbe essere inserito nella sezione “pubblicità progresso”: è un servizio pubblico, infatti, e lo scrivo per il vostro bene, e dunque fate bene attenzione a ciò che vi state accingendo a leggere.
Io, chi mi conosce lo sa, soffro di insonnia da quando avevo nove anni. Per sedici anni, dai nove ai venticinque, ho dormito in media un’ora per notte. Poi, laureata e trovato lavoro, sono uscita di casa, e le cose sono leggermente migliorate, ma solo leggermente perché, come ben sa chi ci è passato, non basta uscire dall’inferno per fare uscire l’inferno da sé. E dunque a periodi relativamente buoni, con due tre ore di sonno per notte, se ne sono alternati altri in cui due tre ore sono state il totale che riuscivo a raccattare su in un’intera settimana; ho fatto notti intere, anche tre o quattro di fila, con zero ore e zero minuti di sonno, e molto spesso, quel poco sonno, devastato da incubi orribili.
Poi c’è stato l’incidente alle zampe e c’è stata, la scorsa estate, la risonanza che ha evidenziato un ristagno di liquido a una caviglia, e per farlo riassorbire mi è stato suggerito il linfodrenaggio. Così ho continuato ad andare dalla fisioterapista che da sei mesi si stava occupando della mia riabilitazione scoprendo, tra l’altro, che il linfodrenaggio fa parte delle sue specializzazioni specifiche. Il linfodrenaggio, per sua natura, non può essere praticato su una piccola area, e dunque mi doveva fare tutta la gamba e la coscia; poi, per non creare squilibri, una volta su quattro facevamo entrambe le gambe. Un po’ alla volta ho cominciato ad accorgermi che, oltre a migliorare la mobilità della zampa, percepivo anche una sensazione di maggiore benessere generale, e gliel’ho detto, e lei mi ha spiegato che il linfodrenaggio agisce anche sul sistema nervoso ed è tra l’altro indicato anche per i disturbi del sonno. Così adesso, conclusa l’emergenza zampe, ho cominciato a fare linfodrenaggio su tutto il corpo: ci vogliono tre ore, e dunque ci vado tre volte al mese, un’ora per volta, e la quarta settimana la saltiamo, per dare tempo al corpo di recepire per bene quanto ricevuto. È passato un po’ più di un mese da quando abbiamo cominciato, e da un mese non ho più avuto un solo incubo, dormo profondamente anche tre quattro ore di fila, e in certi momenti mi ritrovo addirittura a pensare che quasi quasi stare al mondo sia meglio che andarsene. Ecco, adesso lo sapete e quindi regolatevi: fa bene, è bello, è piacevole, non ha effetti collaterali e non costa un patrimonio. Provare per credere.



barbara


27 giugno 2007

PICCOLO RICORDO

È stato durante gli esami, qualche anno fa. Ad un certo momento la collega seduta vicino a me mi prende, con la massima delicatezza, il gomito tra pollice e indice, e lentissimamente comincia a stringere. Nel momento in cui sto per reagire sussurra: “Non gridare! Hai un minuto per svegliarti, poi tocca a te”. C’è poco da fare: avere colleghi su cui poter contare è assolutamente vitale.

barbara


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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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