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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 gennaio 2012

SOLIDARIETÀ A PEPPINO CALDAROLA

Ciò che gli è accaduto, credo, lo sapete tutti: si è permesso di criticare una vignetta di Sua Altezza Serenissima il signor Vauro – quella vignetta, per la precisione, di cui mi ero occupata qui. E che cosa ha fatto quel campione dell’umorismo, quel campione della libertà di pensiero di parola e di stampa, quel campione della libertà di critica del signor Vauro? Lo ha denunciato. E il giudice ha dato ragione al campione ecc. ecc. signor Vauro: ha deciso che sì, Caldarola gli aveva fatto la bua e lo ha condannato a un risarcimento danni di 25.000 euro (e, per inciso, anche il post in cui Caldarola, nel suo blog, informa sull’accaduto, è servito da spunto alla ben nota feccia antisemita per scatenarsi una volta di più vomitando tutto il proprio consueto becerume).
Nell’esprimere dunque a Peppino Caldarola tutta la mia stima e tutta la mia solidarietà, faccio mia la proposta di Silvana De Mari: se la condanna dovesse essere confermata in appello, tassiamoci tutti per dieci euro a testa per pagare il risarcimento. Perché la libertà di critica non è qualcosa che riguarda il Tizio o il Caio di turno: riguarda tutti noi.

          

barbara


20 gennaio 2012

APPELLO

Ricevo da lei e pubblico questo appello che spero sarà raccolto e diffuso dal maggior numero possibile di persone.

barbara

Ciao! Posso chiedere a te e ai tuoi amici una piccola cortesia? La UILDM di Catania (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), di cui io faccio parte, sta partecipando a un concorso di 1ClickDonation. Tutto ciò che vi chiedo è di entrare nel link http://www.1clickdonation.com/gallery.php?id_onlus=1508 e cliccare MI PIACE. Abbiamo bisogno di tantissimi CLICK. ASSOLUTAMENTE GRATUITO. Grazie a tutti per la collaborazione! Spargi la voce su fb...

concy31


19 ottobre 2010

PER ROBERTO SAVIANO

Desidero esprimere la mia solidarietà a Roberto Saviano in merito al vergognoso linciaggio mediatico che sta subendo da quando ha coraggiosamente preso posizione in favore della democrazia israeliana contro il terrorismo, contro la barbarie, contro una cultura di morte. Sono certa che l'uomo che già aveva osato sfidare la camorra, non si lascerà spaventare e intimidire dalle grida di odio di una banda di teppistelli da due soldi; mi auguro, tuttavia, che le voci di vicinanza e di affetto possano essere più numerose di quelle di odio, e che tutti insieme, grazie anche all'aiuto di Roberto Saviano, riusciamo un giorno a far trionfare la voce della verità sopra quella della menzogna.



barbara


1 giugno 2010

COMUNICATO

Nello scatenarsi dell'ennesimo, ignobile linciaggio mediatico contro uno stato che da sessantadue anni è costretto a difendersi da un preciso programma di annientamento, questo blog esprime la sua totale e incondizionata solidarietà
allo stato di Israele
al popolo di Israele
al governo di Israele
all’esercito di Israele

NB: NON SARANNO ACCETTATI NEI COMMENTI DEPOSITI DI FECI

barbara


19 gennaio 2010

A PROPOSITO DI ISRAELE

Notizie che faticano – chissà come mai – a raggiungere i mass media

Speciale Haiti

Tel Aviv, 14 gennaio:

Uno dei due Jumbo 747 di aiuti per Haiti alla partenza da Ben Gurion. L'ospedale da campo sarà montato e tutto il team di 220 persone entrerà in funzione di Shabbat 16 gennaio. La legge della Torà prescrive che si faccia qualunque lavoro di Shabbat se c'è la speranza di salvare una vita.
Stasera 14 gennaio partirà da Israele diretto ad Haiti un team dell'esercito di 220 persone tra cui 40 dottori e 5 squadre di soccorso e recupero. Impianteranno un ospedale da campo con camere operatorie ed un reparto di terapia intensiva. Si prevede che verranno visitate e curate almeno 500 persone al giorno.

Haiti, 17 gennaio:

Il comandante della missione israeliana: non abbiamo grandi budget ma ci concentreremo nei campi dove vantiamo speciali esperienze: medicina di emergenza, ricerca e recupero vittime, assistenza post trauma e purificazione dell'acqua sono straordinariamente all'avanguardia in Israele. Porteremo anche aziende high tech esperte nel ripristino di reti di comunicazione collassate.

Haiti, 17 gennaio:

Mentre la Croce Rossa Internazionale, l'organizzazione che oggi non visita Ghilad Shalit rapito a Gaza, non riesce a far arrivare a Haiti un ospedale da campo da 50 posti, l'ospedale dell'esercito israeliano con 150 posti letto funziona in pieno già dall'alba di Sabato. Oltre all'esercito una piccola squadra di 6 uomini di Zaka, l'organizzazione di ebrei ortodossi in prima linea nel soccorso negli attentati palestinesi in Israele, ha tirato fuori dalle macerie dell'università 8 studenti vivi dopo 38 ore di lavoro ininterrotto. Al termine del salvataggio si sono ammantati nel tallith ed hanno recitato le preghiere dello shabbat attorniati da un pubblico sorpreso che li festeggiava baciando i loro tallitot.

Haiti, 17 gennaio:

In mezzo alla desolazione ed alla morte un lieto evento all'ospedale dell'esercito Israeliano: è nato un bambino sano assistito dal dott. Dar della Hadassah di Gerusalemme. La mamma lo chiamerà Israel. In un paese dove si nasce in casa anche in tempi normali il piccolo Israel ha goduto di cure veramente eccezionali.

Haiti, 17 gennaio:
Le prime parole di France Gilles, 69 anni, tirato fuori dai soldati israeliani dalle rovine di un palazzo: "Venite da Israele? Ma non mi prendete in giro!"

Haiti, 17 gennaio:
Sapete quanti pasti l'ONU distribuisce a Haiti? Ottomila, avete capito bene, 8.000 a tre milioni di superstiti. Ma, si giustifica Ban Ki Moon, il segretario generale, più volte al giorno... e diamo anche biscotti energetici....

Haiti 18 gennaio.
I principali ospedali israeliani hanno contribuito alla missione ad Haiti inviando i medici, infermieri e altri professionisti tra i più alti in grado nelle rispettive strutture addestrati alle emergenze e alla gestione dei disastri. Nelle prossime ore nasceranno altri due bambini...

Haiti 18 gennaio.

Il comandante dell'Ospedale Israeliano, Col. Dott. Kreis: "Attualmente è il più importante centro medico nell'area colpita dal terremoto". Il vice direttore, Dott. Bar-Tal: "I pazienti più gravi, sia feriti nel terremoto che malati, ci arrivano dalle strutture gestite dagli americani, dai russi e da atri gruppi che non possono gestire i casi più seri".

Sì, lo so, potete risparmiarvi la fatica di dirmelo voi perché lo so da me: i perfidi giudei, i malefici sionisti imperialisti colonialisti espansionisti ecceteraecceteraisti sono andati, con la scusa del terremoto, sotto le mentite spoglie dei portatori di aiuti umanitari, a invadere e occupare anche i Territori Haitiani. Nel frattempo, tra un’imprecazione e una condanna, andate a leggervi qualche altro dettaglio qui e poi guardate questo.

barbara


9 gennaio 2010

ANDREA SCHIVO: SÌ, QUESTO È UN UOMO

Andrea Schivo, agente di custodia a San Vittore durante l'occupazione tedesca, pagò con la vita, in un campo di concentramento tedesco, il suo coraggio.
Il 26 marzo, lo Stato d'Israele ha attribuito alla sua memoria l'onorificenza di “Giusto tra le Nazioni”, la più alta fra quelle civili che lo Stato d'Israele assegna ai suoi eroi.
Questa è una storia che merita di essere raccontata. È la storia di Andrea Schivo, agente di custodia, alla cui memoria lo Stato di Israele ha tributato il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”.
È la storia di un uomo giusto, di un uomo che divenne eroe suo malgrado, perché i veri eroi sono proprio le persone comuni, le persone semplici che non aspirano a guadagnare un posto nella Storia con la “S” maiuscola.
“La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”, cantava Francesco De Gregori in una bella canzone di qualche anno fa. La storia la fanno gli uomini, nel bene e nel male. Siamo tutti partecipi e responsabili, con le nostre azioni e le nostre omissioni, con il nostro coraggio e le nostre paure. La storia non si cancella e non si dimentica.
Andrea Schivo è l'antieroe per eccellenza, secondo una visione del mondo e della storia che identifica nei grandi condottieri, nei personaggi illustri e famosi, coloro che hanno cambiato il mondo. Andrea, ad un certo punto della sua vita, incontrò la Storia e non si tirò indietro.
Andrea Schivo era nato a Villanova d'Albenga il 17 luglio 1895 ed era un agente di custodia del carcere milanese di San Vittore. Erano gli anni drammatici del secondo conflitto mondiale, gli anni dell'antisemitismo e delle deportazioni di milioni di Ebrei che strappati dalle loro case, dopo le assurde leggi razziali del 1938, furono avviati nei campi di sterminio tedeschi.
Negli anni bui dell'occupazione tedesca nel carcere di San Vittore, separata dai detenuti comuni e dai politici, c'era una sezione che ospitava una categoria di persone la cui unica colpa era di essere ebrei. I tedeschi, infatti, requisirono alcuni raggi del carcere per destinarli ai detenuti politici e agli ebrei in attesa di essere deportati nei campi di concentramento. Uomini, donne e bambini, strappati dalle loro case, rastrellati per strada, scovati nei luoghi segreti dove trovavano riparo e dove ogni rumore, calpestio, respiro li metteva in allarme, perché ogni presenza umana avvertita poteva essere quella del carnefice che poneva fine alle loro vite.
Tra il 1943 e il ‘44 Andrea Schivo, sposato e padre di una bambina, era addetto proprio nel raggio che ospitava i prigionieri ebrei gestito direttamente dalle SS per conto del comando di Polizia di sicurezza germanico, che aveva la sua base di comando all'hotel Regina. Qui il feroce comandante Otto Koch conduceva gli interrogatori con metodi spietati, impiegando le più feroci tecniche di tortura. Altri luoghi in cui si svolgevano gli interrogatori erano lo stesso carcere di San Vittore e Villa Luzzatto in via Marenco. Schivo conosceva bene questi sistemi e la ferocia nazista nel punire chiunque fosse stato scoperto nel fornire aiuto agli ebrei, eppure la sua coscienza di uomo giusto gli diede il coraggio di sfidare il pensiero della morte a cui sicuramente sarebbe andato incontro se avessero scoperto che faceva da tramite tra gli ebrei prigionieri e le loro famiglie.
Sono state le figlie della detenuta Clara Cardosi, una delle persone aiutate da Schivo, Giuliana, Marisa e Gabriella, a testimoniare del coraggio e del sacrificio di Andrea che consegnava loro dei biglietti scritti dalla madre dopo l'arresto, mentre alla donna Andrea faceva giungere indumenti e cibo da parte della famiglia. Quanto dolore, ma quanta gioia nel ricevere quei biglietti sottratti al controllo dei carcerieri tedeschi, emozioni così descritte nella testimonianza delle tre sorelle “È impossibile dire con quale emozione riconoscevamo la sua calligrafia e leggendo quelle parole, con cui la mamma sempre forte cercava di tranquillizzarci sulla sua sorte, era come se ci fosse stata restituita la sua presenza e non l'avessimo completamente perduta. Nella prima settimana del giugno 1944 la mamma venne trasferita dal carcere di San Vittore a Milano al campo di smistamento di Fossoli, anticamera dei lager nazisti per poi essere deportata con l'ultimo convoglio partito da Fossoli il 1° agosto 1944 al Campo di sterminio di Auschwitz donde non fece più ritorno (…). Poco tempo dopo la traduzione di nostra madre da S. Vittore a Fossoli, Andrea Schivo era stato arrestato perché sorpreso ad aiutare gli ebrei del V raggio portando loro da mangiare e rinchiuso nella cella 108”.
Tra la fine di giugno e i primi di luglio del 1944, sul pavimento di una cella del V raggio di San Vittore, occupata da una famiglia di ebrei, i tedeschi rinvennero un osso di pollo, evidente resto di un pasto che non poteva certo essere stato servito dalla mensa del carcere. Apparve quindi chiaro agli aguzzini tedeschi sospettare di un agente di custodia che poteva aver fatto da staffetta con l'esterno. La famiglia di ebrei fu sottoposta a interrogatorio con tortura e confessò il nome di quell'angelo delle carceri che rispondeva al nome di Andrea Schivo. L'agente Schivo sapeva bene a quale rischio si esponeva portando aiuto agli ebrei prigionieri eppure non aveva esitato a mettere a rischio la propria vita, forse proprio impietosito da una bambina della famiglia ebrea che gli ricordava sua figlia. Andrea Schivo fu dunque scoperto, arrestato e trattenuto per un breve periodo a San Vittore, qualche giorno dopo fu deportato da Milano nel lager di Bolzano e da qui spostato nel campo di concentramento di Flossembürg.
L'arresto di Schivo, e il tragico epilogo della sua esistenza, furono riportati alla luce con la pubblicazione di un documento d'archivio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano, pubblicato nel gennaio 2005. Il documento era la testimonianza di diciannove agenti di custodia, colleghi di Schivo, che descrivevano le circostanze del suo arresto da parte della Polizia SS. Ecco la drammatica testimonianza “… cosicché l'agente Schivo dopo una breve permanenza in queste carceri non più come guardia ma come detenuto venne deportato in Germania dove ora abbiamo appreso per mezzo di un compagno dello stesso campo che l'agente Schivo Andrea è morto a seguito di maltrattamenti percosse e sevizie da parte della SS tedesca di sorveglianza, lasciando la famiglia addolorata e piena di miseria”. Andrea Schivo morirà, di stenti e maltrattamenti, il 9 gennaio 1945. [altre fonti riportano la data del 29 gennaio, ndb] Pochi giorni dopo, il 27 gennaio, l'Armata Rossa entrava nel campo di sterminio di Auschwitz.
L'episodio è ricordato dalle tre figlie di Clara Cardosi che, leggendo il documento, compresero immediatamente che quell'uomo di cui si parlava era l'uomo che aveva aiutato la loro mamma: “Andrea Schivo, di cui ancora non conoscevamo la drammatica sorte, era la guardia carceraria che ci fece avere le prime notizie della mamma dopo l'arresto. In quei giorni disperati a lui consegnavamo cibo e indumenti per la mamma e ricevevamo biglietti che ella nascostamente ci inviava durante la prigionia a San Vittore”. La signora Clara Cardosi, grazie all'aiuto di Schivo, riuscì a mantenere per un po' i rapporti con le figlie raccomandando loro di non esporre a troppi rischi il loro benefattore. Questo fino alla sua deportazione ad Auschwitz, dove fu subito avviata ai forni crematori.

La storia di Andrea Schivo negli archivi della CDEC

Luciana Laudi, collaboratrice della Fondazione CDEC, ricostruisce i fatti che hanno consentito all'Istituto per la Rimembranza dei Martiri e degli Eroi dell'Olocausto “Yad Vashem” di attribuire ad Andrea Schivo il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”. Eccone una sintesi.

Nell'archivio della Fondazione fu rinvenuto un foglio, datato 15 giugno 1945 (trovato tra le carte della Comunità israelitica versate nell'archivio nel 1996) che riportava la testimonianza sottoscritta da 19 agenti di custodia del carcere di San Vittore, che racconta con pochi cenni l'operato e il sacrificio di Andrea Schivo. La CDEC ebbe poi conferma della presenza di Andrea a Flossembürg dalla ANED (Associazione nazionale ex deportati). La notizia del ritrovamento della testimonianza degli agenti di custodia fu data dunque nel 1998 sul bollettino della CDEC e su Ha Keillah con la speranza che qualche lettore potesse ricordare qualcosa di quell'agente del carcere di San Vittore. Il 27 gennaio 2003, in occasione della Giornata della memoria e dell'inaugurazione di una mostra sulla Shoà a Palazzo Reale di Milano, la CDEC aveva allestito una sezione dedicata ai “Salvatori non ebrei”. Tra questi non compariva il nome di Schivo, la cui storia non era stata ancora documentata. La mostra fu visitata da una nipote di Schivo che, conoscendo la storia dello zio, si meravigliò di non trovare citato il suo nome e si rivolse agli organizzatori per raccontare la sua testimonianza. La donna ricordava di quest'uomo che era padre di famiglia, che adorava i bambini, ricordava di racconti familiari che parlavano di una moglie che cucinava il pollo. Il caso Schivo, quindi, ritornò alla CDEC che si attivò per trovare testimonianza da parte ebrea per tributare il giusto riconoscimento allo sconosciuto agente di custodia. La storia della nipote di Schivo fu raccontata dal settimanale Panorama e fu letta dalle sorelle Cardosi che riconobbero subito in quella descrizione l'agente di San Vittore che aveva fatto da tramite tra loro tre bambine e la mamma Clara detenuta a San Vittore. Fu così possibile per la Fondazione CDEC avviare la pratica perché lo Stato d'Israele, mediante Yad Vashem, riconoscesse Andrea Schivo “Giusto tra le Nazioni”. La decisione del riconoscimento è giunta il 13 dicembre 2006.
La consegna dell'onorificenza si è svolta il 27 marzo 2007 nel carcere milanese di San Vittore, alla presenza del Consigliere d'Ambasciata d'Israele a Roma, dott. Rami Hatan, dei familiari dei salvati e dei salvatori. La medaglia dell'onorificenza per Andrea Schivo è stata consegnata alla nipote Carla Arrigoni. (qui)

Perché, in mezzo a tanto lerciume che ci circonda, abbiamo bisogno di ricordare che esistono anche persone così. Perché chi, in nome dell’umanità, ha dato la vita, merita che noi diamo almeno un minuto del nostro tempo e il dono della memoria. Ricordiamo dunque, nel sessantacinquesimo anniversario della sua morte, un Uomo Giusto. Al ricordo di questo Giusto è dedicato anche un libro, dal significativo titolo “Questo è un uomo”.


Andrea Schivo con la moglie e la figlia

barbara


14 dicembre 2009

IL COMUNE PIÙ FELICE D’ITALIA

Sto parlando di quello in cui vivo. Così è risultato dalla somma dei vari punteggi, e ben due amici mi hanno segnalato l’evento, con tanto di link agli articoli per documentare la rivelazione.
Nel comune più felice d’Italia, ossia in quello con la migliore qualità della vita, sei anni fa ho fatto un trasloco. Per un mese intero tutti i giorni, due tre volte al giorno, sono venuta qui con la macchina stracarica di borse valigie cartoni pieni di libri dischi vestiti scarpe quadri piante stoviglie pentolame attrezzi soprammobili biancheria da casa tappeti cuscini ... Almeno un migliaio di volte ho fatto queste scale, due piani e mezzo, carica delle suddette borse valigie cartoni. Per almeno la metà delle volte c’è stato qualcuno del condominio che mi ha vista. Ci fosse stata una volta, dico una, che qualcuno avesse detto aspetta va’ che sto andando in su, le porto una borsa per una rampa di scale.
Due anni fa, come è noto, mi sono rotta tutte e due le gambe. Due mesi in sedia a rotelle e sei mesi in tutto prima di poter camminare più o meno normalmente senza sostegni. In sei mesi da una scuola con oltre sessanta colleghi ho ricevuto due telefonate e un biglietto. Visite nessuna. Delle colleghe di sezione, quindici anni di lavoro gomito a gomito, mai una lite, mai uno screzio, mai una discussione, mai un attrito, diverse – molto apprezzate – cene a casa mia, non si è fatta viva nessuna, né per telefono, né in nessun altro modo. ZERO. Sapendo che vivo sola. Sapendo che sto al secondo piano senza ascensore. Zero.
Ieri pomeriggio, mentre ero qui al computer, ho sentito suonare alla porta. Era la mia dirimpettaia, mi aveva portato su un pacchetto che già da un paio di giorni era giù, e vedendo che non lo prendevo le è venuto da pensare che forse c’era qualcosa che mi impediva di andarmelo a prendere da me, e ha pensato di portarmelo lei. A nessun altro del condominio era venuta la stessa idea. Poi, dopo qualche secondo, ha risuonato e mi ha detto: “Se lei cose bisogno, lei suona dice, sì?” La mia dirimpettaia è tailandese. Solidarietà fra stranieri immigrati, mi è venuto da pensare. Perché il diritto alla felicità nel comune più felice d’Italia, evidentemente, è appannaggio esclusivo degli indigeni.

E visto che oggi è felice – eccitato, per la precisione, ma insomma non sottilizziamo – anche lui, vai a leggerlo che così resti in tema.

barbara


12 novembre 2009

INTERROMPIAMO LE TRASMISSIONI



Clicca sull'immagine e fa' il tuo dovere.

barbara


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3 ottobre 2007

HO VISTO COSE

che voi umani neanche vi immaginate. Ho visto una bimba in prima arrivare a scuola con un braccio ingessato appeso al collo. E ho visto un compagno inginocchiarsi davanti a lei per allacciarle le scarpe. Beh, volete che ve lo dica? Mi sono commossa.



barbara


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CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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