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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


2 aprile 2011

NON MI TORNA

Dice la signora Maria Puccillo, edicolante in Lampedusa, che quando apre c’è la fila di chi è sbarcato e cerca una tessera telefonica. Cioè, questa gente che scappa dalla miseria più nera, che non ha niente di niente, ha familiari che hanno il telefono in casa o il cellulare, da chiamare per dire ciao mamma sono arrivato, tutto bene?
Dice inoltre la suddetta signora Maria Puccillo, edicolante in Lampedusa, che le tocca asciugare i soldi fradici dopo la traversata. Cioè, questa gente che scappa da posti in cui sono fortunati quelli che guadagnano due dollari al giorno – e loro che scappano in cerca di un futuro migliore non fanno parte, evidentemente, della categoria dei fortunati – oltre ad essere riusciti a pagare migliaia di dollari ai traghettatori hanno addirittura anche soldi da portarsi dietro per le piccole spese, schede telefoniche e sfizi vari? E li hanno già pronti in euro, cambiati evidentemente in banca prima di partire (o avuti come altro...?) per averli pronti da spendere appena sbarcati?
No, decisamente non mi torna.

barbara


28 agosto 2010

INCREDIBBBILE

Mi hanno chiamata dall’ospedale. Dice che c’è stato un errore: mi hanno messo in conto il ticket per il test del campo visivo, che invece non dovevo pagare perché rientra fra le prestazioni connesse all’intervento. Dice che si scusano tanto per l’errore, e che quando voglio posso passare alla cassa, dove il responsabile è già stato avvertito, per farmi restituire i soldi ingiustamente pagati.

barbara


1 maggio 2010

UNA “INDUSTRIA” MOLTO PARTICOLARE

Cosa si nasconde dietro l’”industria della solidarietà”?

Secondo l’università americana John Hopkins, tutte le Ong internazionali e nazionali messe insieme rappresentano la quinta economia del pianeta, con un bilancio annuale, per le sole emergenze dovute a catastrofi naturali e conflitti armati, di sei miliardi di dollari offerti dai governi e di altre centinaia di milioni di dollari donati dai privati. La Croce Rossa Internazionale stima che al momento in ciascuna delle maggiori situazioni di crisi operino in media un migliaio di Ong e circa 10 diverse agenzie Onu.

Questi dati sembrano la confortante documentazione della generosità umana ben indirizzata e utilmente messa a frutto finché non si legge L’industria della solidarietà, il libro scritto da Linda Polman,
una nota giornalista free lance olandese, docente di giornalismo presso l’Università di Utrecht. Vi si scoprono, raccontate da una professionista accreditata, sprechi, improvvisazione, protagonismi di operatori umanitari irresponsabili, cifre gonfiate sull’entità di un problema per ottenere più finanziamenti, concorrenza tra le Ong per aggiudicarsi l’attenzione dei mass media e quindi i fondi dei governi e degli organismi internazionali, rapporti più che approssimativi su spese e risultati conseguiti.

Tuttavia, se si trattasse solo di questo, si potrebbe continuare a pensare che, ciononostante, le Ong svolgono una indiscutibile funzione positiva,
insostituibile e irrinunciabile, e quindi che le disfunzioni e le distorsioni, per tante che siano, non devono minimamente mettere in discussione l’attuale sistema degli aiuti internazionali perché sarebbe come buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Ma Linda Polman affronta anche altri problemi
che sollevano seri interrogativi sull’esito stesso delle attività umanitarie svolte in zone di guerra e che peraltro sono ben noti a tutti coloro che si occupano a vario titolo delle emergenze causate dai conflitti.

Tra quelli descritti dall’autrice, vi è il fenomeno dei cosiddetti refugee warriors, i combattenti che si mescolano e si nascondono tra i civili accolti nei campi per profughi e sfollati.
Si tratta di una tattica abituale al punto che – scrive Linda Polman – «secondo alcune stime, tra il 15 e il 20 per cento degli abitanti dei campi profughi del mondo sono refugee warriors che tra un pasto e un trattamento medico portano avanti le loro guerre».

Un caso particolarmente grave si è verificato nei campi allestiti a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo orientale,
per accogliere centinaia di migliaia di profughi dal Rwanda dopo lo scoppio della guerra civile che nella primavera del 1994 ha provocato la morte, secondo le stime governative, di 937.000 persone prevalentemente di etnia Tutsi in soli 100 giorni. A lasciare il paese inseguiti dall’esercito Tutsi erano gli Hutu, autori del genocidio, inclusi i militari e l’intera classe politica, che continuarono per qualche tempo il massacro dei Tutsi in patria e anche di quelli residenti in Congo, tornando ogni sera nei campi trasformati in quartieri militari sotto gli occhi degli operatori umanitari.

Ma ancora più preoccupante è la quantità immensa di denaro e di beni destinati alle popolazioni in difficoltà, seviziate, spogliate di ogni bene e messe in fuga dalle milizie contendenti,
che in un modo o nell’altro – sotto forma di dazi per il transito dei convogli, di estorsioni, percentuali concordate, furti sistematici e via dicendo – finiscono invece sistematicamente nelle mani dei combattenti, i quali perciò dispongono di essenziali risorse per continuare a lottare e a infierire sui civili inermi. «Grazie ai proventi delle trattative con le organizzazioni internazionali – spiega Polman – i gruppi in lotta mangiano e si armano, oltre a pagare i loro seguaci» e questo influisce in maniera decisiva sull’intensità e sulla durate delle guerre. Nel gergo degli addetti al lavoro, questi accordi tra Ong e combattenti vengono definiti «shaking hands with the devil»: patti con il diavolo.

Non che queste cose, più o meno, non le sapessimo, ma trovarle finalmente documentate è sempre una buona cosa.
E poi, visto che ultimamente non ho aggiornato, regaliamoci qualche utile riflessione recuperando un po’ di Ugo Volli arretrato,e precisamente uno, due, tre, quattro e cinque.


barbara


23 dicembre 2009

TROVA LA DIFFERENZA



Splendido manifesto trovato in un blog iraniano (grazie alla sua segnalazione), perché il governo è una cosa e la gente un'altra, spesso molto ma molto ma molto diversa. E poi, abbastanza in tema, la solita cartolina.

barbara


26 novembre 2009

AL FINAL SE ACLARO EL DILEMA !!!!!!!!!!!!!!

Finalmente se logro echar luz sobre tan discutido y delicado tema...

Existen 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Judío:
1. Trabajo en el negocio de su padre.
2. Vivió en su casa hasta los 33 años.
3. Estaba seguro de que su madre era virgen, y su madre estaba segura de que el era Dios.

Asimismo hay 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Puertorriqueño:
1.
Su primer nombre era Jesús
2. Siempre tenia problemas con la ley.
3. Su madre no sabia quien era su padre.

Otras 3 pruebas dicen que Jesús podía haber sido Negro:
1. Llamaba a todo el mundo "hermano".
2. No tenía domicilio permanente.
3. Nadie lo contrataba.

Aparecieron 3 pruebas de que Jesús podía haber sido Californiano:
1.
Nunca se cortaba el pelo.
2. Caminaba descalzo.
3. Invento una nueva religión.

Pero, existen 10 pruebas de que Jesús podía haber sido Argentino:
1. Fue condenado mientras que, el verdadero ladrón fue perdonado.
2. Cuando lo encontraron muerto, estaba en calzoncillos.
3. Sus familiares fueron a visitar su tumba y ya no estaba.
4. Estaba rodeado de pobres y cada día eran más.
5. No pagaba impuestos.
6. Era bueno con las prostitutas.
7. En la ultima cena con sus amigos, no pagó la cuenta.
8. Hizo aparecer mas alcohol en una reunión donde solo había agua.
9. Siempre tenia una explicación para todo.
10. Nunca tenia un peso en el bolsillo.

Ya no quedan dudas, Jesús, era Argentino!!!

Soldi? Avete detto soldi? Qualcuno ha parlato di soldi? Ah sì, è vero, anche lui ha parlato di soldi …

barbara


11 ottobre 2008

ELEZIONI

In regione abbiamo le amministrative, e siamo in piena campagna elettorale. E tanto per cominciare alla radio locale si possono commissionare spot a pagamento, e in conseguenza di ciò ogni quarto d’ora apprendo che solo il PD può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo la Lega Nord può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo i Verdi possono salvarmi dalla catastrofe che incombe solo il PDL può salvarmi dalla catastrofe che incombe solo Un’Italia – perché chiamarsi Partito Nazionale Fascista è vietato per legge, e in qualche modo dovevano pur chiamarsi – può salvarmi dalla catastrofe che incombe, mentre la dolcissima e delicatissima e raffinatissima Micaela Biancofiore

                                             

ha scelto, prima di inviarci il messaggio parlato, di deliziarci le orecchie con una tenera canzoncina che ci invita tutti ad alzarci -- ma non è di questo che volevo parlare. Quello che volevo dire invece è: ma quelli che si fanno finanziare le campagne elettorali – e non posso parlare dei coglioni che gliele finanziano perché quelli siamo noi e siccome i soldi ce li prelevano alla base non è che si possa fare granché per evitarlo o per impedirlo – questi qua, dicevo, ma veramente si immaginano che ci sia qualcuno che si metta a leggere le carrettate di troiate che ci infilano ogni giorno nella cassetta della posta? No, dico, qualcuno davvero può immaginarsi che uno torna dal lavoro e si mette a leggere anche una sola riga prima di buttare tutto quel ciarpame? E a questo punto, come si suol dire, una domanda si impone: si fanno finanziare per poter mandare in giro il ciarpame, o mandano in giro il ciarpame per avere una scusa vagamente plausibile per farsi finanziare, e poi i soldi veri, i soldi grossi, i soldi tanti se li sputtanano in maniere di cui noi – i coglioni di cui sopra – non sapremo mai un piffero salmistrato?

barbara


20 dicembre 2007

PANCIA MIA FATTI CAPANNA

Dunque, pensavano di dargli 5.6 miliardi di dollari e invece hanno raccolto 7.4 miliardi, tantini ma sempre 3 miliardi di meno di quanto ricevuto da Arafat nel 1993, ben 10 miliardi di verdoni!
Vediamo un po', con quei 10 miliardi, in 7 anni, i palestinesi non sono stati in grado di costruire nemmeno un pollaio per le galline, non hanno saputo neppure asfaltare un paio di strade o riparare le fognature costruite da Israele negli anni dell'occupazione e da loro spaccate a martellate perché la loro cacca andasse tutta a inquinare il mare della Striscia di Gaza.
Con quei 10 miliardi di dollari non hanno saputo creare un solo posto di lavoro, fedeli al loro credo che lavorare stanca e che è molto meglio farsi mantenere.
Con quei 10 miliardi però hanno costruito villone holliwoodiane per i capetti mafiosi, hanno aperto conti in banca in tutto il mondo, hanno permesso alla moglie di Arafat di condurre una vita principesca a Parigi e hanno comprato armi, tante armi, navi intere piene di armi, hanno convinto migliaia di giovani a diventare bombe umane sovvenzionando le loro famiglie, hanno adibito le ambulanze della Mezzalunarossa a "padroncini" porta armi e a "navette" per terroristi.
Hanno speso milioni di dollari per la propaganda che, grazie a loro e alla loro infernale capacità di mentire, fa di Israele il paese più odiato del mondo.
Con quei 10 miliardi e tutti quelli ricevuti in seguito, hanno trasformato Israele in un campo di battaglia in cui i loro terroristi hanno potuto esprimere il meglio della loro demoniaca cultura della morte e soddisfare la voglia di sangue di chi li armava e li mandava a farsi esplodere in mezzo a noi.
Bene , adesso con 7.4 miliardi di dollari distribuiti a casaccio, dove vanno vanno, chi se ne frega, l'importante è che alla fine diano problemi a Israele, potranno armarsi di più e meglio, potranno addestrare altri terroristi, potranno anche dare una mano a hamas per rendere più potenti i loro missili in modo da colpire Israele nel profondo.
Perfetto, non mi aspettavo niente di meglio da Parigi, dopo la schifezza di Annapolis che ha visto un drammatico voltafaccia americano nei confronti di Israele.
In quei giorni girava una vignetta in Israele: il Ku Klux Klan che urlava davanti a un ristorante "vietato l'ingresso agli ebrei e ai negri", poi dopo il discorso della Rice, i cartelli portavano solo lo slogan "vietato l'ingresso agli ebrei".
Una cosa mi ha strappato una grande risata, amara, nel leggere l'elenco di chi godra' di tanto ben di Dio: 115 milioni di dollari verranno assegnati all'UNRWA.
Ma come , disgraziati, ma come, l'UNRWA e' l'organizzazione che , insieme ad Arafat, si è letteralmente bevuta i soldi ricevuti negli anni, è l'organizzazione che ha costretto, insieme ad Arafat, i palestinesi a stare rinchiusi nei campi per usarli come propaganda antiisraeliana e come bombe umane ad orologeria!
Ma come, disgraziatissimi! L'UNRWA è un pozzo nero di corruzione, di aiuti al terrorismo, di impiegati nullafacenti usati solo per aprire le porte a terroristi in fuga e voi, donatori del cavolo, gli date altri milioni di dollari!
Certo, pancia mia fatti capanna! Stanno già facendo le capriole , soldi soldi soldi soldi soldi, hanno ancora una volta turlupinato il mondo!
Ho letto che l'Italia finanzierà la giustizia, la sanità e l'istruzione palestinese. Alloooora, siamo a posto! Non vedremo più soltanto bambini palestinesi sognare islamicamente paradisi di giochi e dolciumi per piccoli martiri assassini, vedremo anche tanti presepi natalizi con Giuseppe-Arafat e Maria-Suha in adorazione del piccolo Gesu-Mohamed al Durra adagiato in una mangiatoia.
Hanno vinto i palestinesi, ha vinto il terrorismo, ha vinto l'arroganza, ha vinto la propaganda, ha vinto la disonestà, ha vinto l'ipocrisia, ha vinto l'odio, ha vinto la paura.
Israele ha perso.
Avete sentito parlare a Parigi, e prima ad Annapolis, di Sderot?
Avete sentito parlare di Gilad Shalit?
Qualcuno si ricorda di Eldad e Udi?
I Paesi donatori, firmando quell'assegno hanno firmato la fine di Israele perché non avremo mai più pace.
Che Dio li perdoni, io certamente no!

Deborah Fait
www.informazionecorretta.com

Deborah non ha toni morbidi: chi la conosce lo sa. Ma chi si nutre di fatti e non di propaganda sa anche che tutto ciò che è scritto in questo articolo è vero, dalla prima all’ultima parola. Una sola cosa contesto all’amica Deborah: non c’è stato nessun voltafaccia americano. Gli Stati Uniti, con Israele, hanno sempre e unicamente perseguito i propri interessi. A volte questi hanno coinciso con l’interesse di Israele, e allora sono stati dalla parte di Israele; altre volte invece no – do you remember le settimane precedenti l’inizio della Guerra dei Sei giorni, per dirne una? – e allora Israele andasse pure a farsi sfottere. È successo anche altre volte, sta succedendo di nuovo: niente di nuovo sotto il sole, cara Deborah, Israele è sola, e non può contare altro che su se stessa.

barbara


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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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