.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


4 febbraio 2011

RICORSI STORICI?

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile.
San Francesco d'Assisi

Riflessione: o Ben Gurion era francescano, o San Francesco era sionista.

  

barbara


19 settembre 2010

SCOMMETTO CHE QUESTA NON LA SAPEVATE

Non la sapevo neanche io, effettivamente, ma poiché la Bontà e il Bene esistono, ho avuto la sorte di incontrare Qualcuno che mi ha aperto gli occhi e rivelato la Verità: un giornalista e scrittore, se ho capito bene, testimone oculare e intelligente scrutatore. E poiché ora finalmente SO, voglio condividere la Verità con tutti voi.

Voi credete forse, come credevo io, che in Tibet sia in atto una repressione da parte del governo cinese? Vi sbagliate: non sta succedendo niente del genere. Credete che il Dalai Lama sia una persona pacifica, magari coi suoi difetti come ogni essere umano, ma insomma almeno un non violento? Tutte balle. Credete di sapere cosa succede e come funziona in Cina? In realtà non sapete niente, le vostre sono considerazioni anacronistiche e ingiustifcate, inconcepibilmente ferme al tempo della rivoluzione culturale. Pensate che ci sia della miseria in Cina? Tutte fandonie: i poveri in Cina sono la metà che in Italia. E credete magari che ci sia una repressione del dissenso? Ebbene, sappiatelo: questa è la madre di tutte le balle! Leggete un po’ qua:

In Cina non esiste un dissenso da reprimere, semplicemente perché non c'è. La gente pensa essenzialmente a lavorare e il governo cinese, come nessun altro governo al mondo, glie lo consente e la agevola in ogni modo. Gli oppositori politici ai quali ti riferisci sono sparuti, non coordinate, che non hanno presa sulla gente, marionette inconsapevoli in mano ai servizi segreti delle potenze occidentali che li fomentano dal 1950, perseguendo il sogno dello smembramento della Cina ai fini della spartizione delle sue ricchezze. [evidenziazioni mie, ndb]

E lo sapete perché tutti noi crediamo a tutta quella montagna di fandonie? Ma è chiaro: per via della potenza smisurata dei mezzi propagandistici di oggi. C’è bisogno che vi dica a chi sono in mano questi mezzi propagandistici di smisurata potenza? No, vero? Lo sappiamo tutti benissimo chi è che manovra i fili nell’ombra, no? E infatti è chiaro che il motivo per cui ce l’abbiamo con la Cina e ci beviamo come coca cola in un giorno d’estate tutta la vergognosa propaganda mistificatoria risiede nel fatto che Pechino supporta la causa palestinese... Ed è per questo che ci meritiamo una salutare lezione:

Ma fondamentalmente lasciami dire che se c'è una categoria di persone al mondo che dovrebbero costituzionalmente astenersi dal giudicare il prossimo in tema di territori occupati e di sopraffazione delle minoranze etniche, queste sono i Sionisti.

Perché lui, il Nostro, mica è uno che si beve la propaganda, mica è uno che si lascia infinocchiare dalle notizie drogate dalla potenza smisurata dei mezzi propagandistici, oh no! Lui lo sa in che modo infame vengono sopraffatte le “minoranze etniche” nei “territori occupati” da coloro che noi sionisti difendiamo! (Piccola domanda fra parentesi: ma questo signore lo saprà che cosa vuol dire sionismo?) Ma siccome lui, a differenza di noi sionisti, è un buono, mi lancia anche un benevolo augurio:

Ti auguro comunque tanta buona fortuna, ma soprattutto mi auguro che non nasca mai più un secondo Hitler perché stavolta, con la potenza smisurata dei mezzi propagandistici di oggi, con il tipo di mentalità e di cultura che si ritrova certa gente, davvero non so come potrebbe andare a finire e mi viene la pelle d'oca solo a pensarci.

Perché è chiaro che se spuntasse un nuovo Hitler, i mezzi propagandistici di smisurata pontenza manovrati da chi sappiamo non esiterebbero un solo istante a mettersi al suo servizio. E infine, dopo una dotta disquisizione sul controllo del potere d’acquisto esercitato dalla dittatura del capitale – dittatura autentica, anche se si ammanta del nome di democrazia – un severo monito:

Dovresti ben saperlo, in quanto Sionista, che cosa significa il "sacchettino coi diamanti".

Ebbene sì, noi sionisti – anzi, decidiamoci una buona volta a chiamare le cose col loro nome – noi perfidi giudei dal naso ricurvo e dalle dita adunche, noi perfidi giudei col nostro culto del dio denaro, noi perfidi giudei infami e traditori, lo sappiamo bene, noi, che cosa significa il “sacchettino coi diamanti”. Abbiamo anche conoscenza personale, noi perfidi giudei, di qualcuno che grazie al “sacchettino coi diamanti” è riuscito a scampare alla Shoah. E chi non lo capirebbe, che un ebreo in più scampato alla Shoah è il male assoluto? Chi non lo capirebbe che un ebreo vivo in più sul pianeta è il male assoluto? (Ah, giusto a proposito di Shoah, stavo quasi per dimenticare: affermare che in Cina non vi sia libertà assoluta è esattamente la stesa cosa che negare la Shoah: sappiatelo e regolatevi).

Grazie, caro amico che così inopinatamente hai fatto irruzione nella mia vita per portarvi la luce del sol dell’avvenir, grazie e grazie ancora, la mia riconoscenza ti accompagnerà in eterno. Amen.
E sempre in tema di luce che illumina le tenebre, va assolutamente letta anche la cartolina di oggi.

barbara

AGGIORNAMENTO: Ho mandato il link a questo post alla mia mailing list. Mi è arrivata una risposta che dice quanto segue:

cavolo io sono in Cina e non riesco ad aprire il tuo blog
mandami la pagina come allegato
ciao
Paolo

Naturalmente abbiamo perfettamente capito che il buon Paolo non è altro che una marionetta, chissà se consapevole o inconsapevole, in mano ai servizi segreti delle potenze occidentali, che tenta di depistarci facendoci credere che la Cina sia ancora quella del tempo della rivoluzione culturale. Vergogna Paolo, vergogna e ancora vergogna!


30 giugno 2010

IL PREGIUDIZIO ANTISEMITA

Un bell’articolo di Emanuele Ottolenghi di due anni fa. Che naturalmente non farà intendere chi non vuole intendere, ma che sicuramente aiuterà chi intende ad argomentare meglio le proprie posizioni.

Le Cinque Bugie su Israele

Come si stravolge la storia per demonizzare l'unica democrazia in Medioriente.

di Emanuele Ottolenghi

Il pregiudizio antisemita si è nutrito per secoli di menzogne che nella letteratura e nella credenza popolare erano considerate verità inappellabili. La propaganda antisraeliana si nutre similmente di bugie che, stravolgendo la storia e insinuando nefandezze, mirano a delegittimare e demonizzare Israele come un tempo si demonizzavano gli ebrei. Delle tante bugie dette e ridette fino a renderle incontestabili assiomi, se ne riportano di seguito cinque, con la necessaria rettifica storica a buon uso del lettore.

1) Il sionismo è un movimento razzista.
Il sionismo è il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, e come tutti i movimenti di liberazione nazionale, è stato storicamente caratterizzato da una grande diversità di opinioni sulle modalità, i tempi e persino il luogo d'attuazione del suo programma, oltre che sulla natura e il carattere della futura società e Stato che aspirava a creare. Col tempo, la maggioranza dei sionisti sostenne il ritorno del popolo ebraico nell'antica terra d'Israele come la rivendicazione essenziale del movimento, ma fino al 1903 esistevano tra i sionisti anche coloro che sostenevano la necessità di creare uno Stato ebraico ovunque si rendesse disponibile un territorio e tra i luoghi considerati c'erano l'Africa Orientale (la cosiddetta Opzione Uganda), un'area costiera del Sinai nell'odierno Egitto, una provincia argentina e persino un territorio nel Nord-Est dell'Australia. La terra d'Israele prevalse per il profondo legame storico ed emotivo con il popolo ebraico. Ma in nessun caso il sionismo postulò che l'affermazione del proprio progetto nazionale dovesse avvenire a spese dei diritti degli arabi che vivevano in Palestina, proclamando invece la necessità di trovare una soluzione pacifica e forme di convivenza tra ebrei e arabi. Fino all'ultimo, la leadership sionista cercò un compromesso con la controparte araba, ma senza successo, e a ogni occasione furono i sionisti, piuttosto che gli arabi, ad accettare le soluzioni di compromesso territoriale e politico ripetutamente proposte dalla comunità internazionale: la spartizione della Palestina in due stati fu proposta dalla Commissione Peel nel 1937 e dall'Onu nel 1947, ma fu rifiutata dagli arabi (i sionisti accettarono entrambe le proposte), mentre l'idea di uno Stato binazionale fu proposta da due movimenti sionisti negli Anni Trenta e respinta dalla leadership araba.

2) La Palestina, come suggerisce il nome, è la terra dei palestinesi, che gli ebrei hanno usurpato.
In realtà il termine Palestina si riferiva, nell'antichità, solo a una stretta striscia litoranea di territorio che corrisponde circa con l'attuale Striscia di Gaza e che era così chiamata perchè abitata un tempo dai Filistei. Il nome del territorio su cui oggi sorge lo stato d'Israele e parte dei territori era la Giudea – tant'è vero che nelle monete commemorative della vittoria di Tito e Vespasiano sui rivoltosi ebrei nel 70 dC si legge "Iudaea capta est". Il termine Palestina segue l'occupazione romana e il tentativo di estirpare ogni focolaio di rivolta ebraico dopo la distruzione del Secondo Tempio, ma non assume mai un carattere politico fino alla creazione del mandato britannico sulla Palestina nel 1922, Mandato che ha come obbiettivo l'attuazione della Dichiarazione Balfour, ovvero la promessa del governo inglese di creare un territorio autonomo per gli ebrei. I confini attuali della terra contesa sono stati tracciati tra il 1918 e il 1922 e non riflettono una precedente realtà politica. In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini sono cambiati mille volte e non esisteva, all'arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell'Ottocento, un'identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese.

3) Il controllo israeliano di Gerusalemme minaccia la libertà religiosa e l'accesso ai luoghi sacri.
Pur costituendo la maggioranza dei residenti, gli ebrei – e gli israeliani dal 1948 al 1967 – non hanno avuto la sovranità dei luoghi santi fino al 1967, quando Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, oltre che i luoghi santi cristiani e mussulmani in Cisgiordania. Solo a partire dal 1967 l'accesso pieno ai luoghi santi avviene in piena libertà e con la tutela dell'autonomia religiosa delle varie comunità, mentre prima del 1967, durante tutta la dominazione musulmana, importanti restrizioni avvenivano nei confronti dei non musulmani e per quasi vent'anni gli ebrei non ebbero alcun accesso a due delle quattro città sante dell'ebraismo.

4) Se Israele ponesse fine all'occupazione dei territori
palestinesi ci sarebbe la pace in Medio Oriente. Sarebbe bello fosse così semplice! Ma a parte il fatto che i problemi del Medio Oriente sono molteplici e nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che fare con il conflitto israelo-palestinese: si pensi al genocidio in Darfur, all'oppressione di donne e omosessuali in Arabia Saudita, alla persecuzione contro i cristiani da parte del fondamentalismo islamico, al conflitto tra sciiti e sunniti, alle tensioni tra Iran e mondo arabo sunnita, alla povertà endemica della regione nonostante le ricchezze energetiche, al diniego di diritti nazionali da parte araba per curdi e berberi, e alla mancanza di libertà religiosa in tutta la regione salvo Israele. Il problema è il rifiuto dell'esistenza d'Israele da parte di una significativa parte del mondo arabo e dei palestinesi. In fondo, i territori oggetto del contendere Israele li ha conquistati nel 1967, ma dal 1948 al 1967 erano sotto dominio arabo eppure i palestinesi non li rivendicavano per loro e i regnanti arabi non si sognavano neanche di farne uno Stato per i palestinesi. Israele ha dimostrato più volte di volere la pace e di essere pronto a rinunce, sacrifici e compromessi. Non altrettanto si può dire da parte palestinese: se Hamas oggi rappresenta veramente la maggioranza dei palestinesi, con la sua retorica antisemita, la sua alleanza con l'Iran e il suo ricorso a terrorismo contro civili dentro Israele, dimostra come non si tratta solo di una disputa territoriale ma di un conflitto esistenziale.

5) L'unica soluzione al conflitto israelo-palestinese è la creazione di uno stato binazionale dove i due popoli condividono la stessa terra.
Ci sono quattro motivi per cui questo modello politico è un'utopia. Primo, perché le due nazioni difficilmente accetterebbero di vivere insieme in armonia condividendo potere e interessi. Costringere i due contendenti a una convivenza così difficile porterebbe a nuovi conflitti – si guardi alla ex-Yugoslavia – specie se si pensa al secondo motivo: le grandi differenze socioeconomiche e culturali. Gli israeliani guardano a occidente, sono integrati nell'economia occidentale e nella globalizzazione; sono una società laica e moderna, dinamica ed economicamente avanzata; dove le donne sono emancipate e la libertà sessuale, la mobilità sociale e la meritocrazia hanno preso piede fermamente; i palestinesi per contro sono ancora una società religiosa e tradizionale che vive principalmente di agricoltura e di manifattura, dove la cultura e i valori sociali sono tradizionali e tradizionalisti, e difficilmente tollererebbero le influenze del settore ebraico; mentre le strutture familiari e tribali sono ancora dominanti rispetto al merito e alla mobilità fondata sulle risorse economiche del singolo. Insomma, difficilmente le due società andrebbero d'accordo, e queste differenze portano al terzo motivo per cui lo stato binazionale è una cattiva idea: l'orientamento politico e culturale palestinese spingerebbe un futuro Stato in comune verso alleanze con il mondo arabo, in pieno contrasto con gli interessi del settore ebraico che sarebbero orientati verso l'America, l'Europa, l'India e l'estremo oriente. Ma la ragione che più di ogni altra rende l'idea improbabile è che uno Stato binazionale sarebbe antidemocratico perché la stragrande maggioranza di israeliani e palestinesi vuole – com'era vero settant'anni fa – uno Stato nazionale. Imporre una soluzione diversa violerebbe il diritto d'autodeterminazione dei popoli.

(Liberal, 14 maggio 2008 - da Informazione Corretta)

Lo sappiamo: l’odio continuerà a stravolgere i fatti. L’odio continuerà a stravolgere la storia. L’odio continuerà a stravolgere la realtà. Ma noi non ci arrenderemo. Noi non ci stancheremo di lottare. Noi non smetteremo, finché avremo vita, di gridare la verità.


barbara


4 ottobre 2008

IL GENIO E IL MALE

di Yashiko Sagamori, consulente informatica a New York (qui)

Yashiko Sagamori

Nel concludere i preparativi per l’attacco all’Irak, i leader della coalizione hanno promesso al mondo due cose: di preservare l’integrità territoriale dell’Irak e di giungere alla pace in Medio Oriente. Il primo obiettivo implicava che i Curdi, ancora una volta, si vedranno negare il diritto all’autodeterminazione. Il secondo implicava la concessione del diritto all’autodeterminazione agli arabi che occupano Gaza, la Giudea e la Samaria.
Qui una domanda è inevitabile. Secondo quale logica l’antico popolo curdo si vede rifiutare definitivamente il diritto di avere il suo proprio paese, mentre gli sforzi concentrati di tanti paesi e organismi internazionali sono consacrati, anno dopo anno, decennio dopo decennio, a promuovere l’organizzazione terrorista di Arafat per farne una nazione, a spese di Israele? Se qualcuno mi può proporre una risposta che non sia, esplicitamente o implicitamente, tinta di antisemitismo, sarei veramente felice di sentirla.
E in attesa, certamente vana, di ricevere una tale risposta, porrò un’altra domanda, ancora più inquietante: perché tutti questi massicci sforzi non hanno portato assolutamente a niente? Perché i cosiddetti palestinesi, malgrado tutti i tentativi dei nemici d’Israele di farne una nazione, restano ciò che sono sempre stati dal momento della loro invenzione nel 1964, vale a dire un’organizzazione terrorista?
Fino alla guerra dei Sei Giorni, nel 1967, la parola “Palestinese” designava un ebreo residente in un qualunque punto situato “tra il fiume (Giordano) e il mare (Mediterraneo)”. I fruttuosi sforzi della propaganda araba hanno prodotto un’inversione di questa definizione degna di Orwell. I “Palestinesi” di oggi sono semplicemente degli arabi arrivati da qualunque parte e insediatisi sulla terra che appartiene a Israele. Un po’ poco per fare di loro un popolo. Tuttavia la mancanza di un’identità etnica comune non costituisce di per sé una ragione sufficiente per rifiutare loro il diritto ad avere un proprio paese. E neppure spiega il totale fallimento di tutti i tentativi di creare una tale nazione. Dopotutto, il popolo americano costituisce una comunità etnica ancor meno degli arabi autonominatisi “Palestinesi”, ciononostante neppure il più stupido dei nemici degli Stati Uniti negherebbe che gli americani siano a tutti gli effetti un popolo. Evidentemente esiste un potente fattore che unisce i fieri discendenti di coloro che attraversarono l’oceano sul Mayflower quindici generazioni fa a coloro che arrivano oggi negli Stati Uniti da Città del Messico, da Minsk o da Madras, sperando di ottenere alla fine una Green Card. Questo fattore è ciò che viene chiamato l’American Dream: un’espressione vaga che si applica a un vasto insieme di benefici non troppo comuni al di fuori degli Stati Uniti, che vanno dalla libertà di parola e di religione alla reale possibilità per ciascuno di guadagnarsi decentemente da vivere da solo e un futuro limpido per i propri figli.
Israele, anch’esso un paese di immigranti, anche se in modo molto differente dagli Stati Uniti, ha una sua idea unificatrice. Il “sogno israeliano” si chiama sionismo. Mi asterrò prudentemente dal tentare di darne una definizione. Basti dire che il sionismo riesce a unire persino quegli ebrei che sono incapaci di mettersi d’accordo sul vero significato di questa parola.
Ciò significa che la “Palestina” è impossibile per la mancanza di un “sogno palestinese”? Niente affatto. Se il “sogno palestinese” non esistesse, si potrebbe inventarlo. Il problema è molto più grave. Il “sogno palestinese” è ben esistente, e gli arabi non ne fanno minimamente mistero: il loro sogno è la distruzione di Israele.


                                                       

Oggi, come al tempo di Golda Meir, gli arabi odiano gli ebrei più di quanto amino i loro figli. Purtroppo non si tratta di una pittoresca metafora. È l’esatta descrizione dell’orribile realtà del Medio Oriente. L’intensità dell’odio arabo contro gli ebrei supera i limiti dell’immaginazione umana. Madri arabe mandano orgogliosamente alla morte i propri figli in cambio della speranza di assassinare qualche ebreo: per la strada, su un autobus, in un ristorante …
Non posso dimenticare un breve documentario mostrato l’anno scorso in un notiziario: si vede una madre dire addio a suo figlio, in modo laconico e privo di emozione. Sa che suo figlio non tornerà : così è stato programmato. Comunica ai giornalisti che la circondano i suoi sogni più cari: lei ha altri nove figli, e spera che tutti seguiranno la strada del fratello maggiore. Il futuro shahid porta un’uniforme militare ed è armato di un M16. È allampanato e un po’ goffo, come un adolescente cresciuto troppo in fretta, e che non ha ancora avuto il tempo di familiarizzarsi con il suo nuovo aspetto. Sembra intimidito dalla macchina da presa, e il bacio che alla fine posa sulla guancia della madre appare un po’ imbarazzato. Il suo sorriso è teso e timido e, devo ammetterlo, non privo di fascino. In altro contesto, lo si sarebbe potuto prendere per un adolescente ebreo. È sul punto di uscire dal campo della telecamera per recarsi alla più vicina yeshiva. Lì aprirà il fuoco e ucciderà cinque studenti, prima che qualcuno lo abbatta.
Non si dovrebbe mai sottovalutare il “sogno palestinese”. Ispirati da esso, dei «martiri» musulmani andranno a versare molto sangue ebraico. Ma non conviene neppure sopravvalutarlo, perché non ha in sé niente di positivo, niente di costruttivo. Non si dedica che a morte e distruzione. Non sa creare altro che un’organizzazione terroristica. Per dirlo chiaro, i palestinesi non vogliono l’indipendenza. Non vogliono un paese per sé. Ciò che vogliono è di compiere la missione affidata loro dal mondo arabo: distruggere Israele. Questo è il motivo per il quale non si sono mai battuti per la loro indipendenza prima della sconfitta araba del 1967. È la ragione per la quale nel 2000, quando a sorpresa è stato loro regalato uno stato a Camp David, hanno risposto rilanciando la guerra. È la ragione per la quale oggi, nel contesto kafkiano della “roadmap”, sostituiscono la pace con la hudna e rifiutano recisamente di combattere le organizzazioni terroristiche sul “loro” territorio: tali organizzazioni sono inseparabili dall’Autorità “Palestinese” quanto la marionetta rasata di fresco lo è dal suo perennemente mal lavato istruttore Arafat.
Costruire una nazione richiede del genio. In una delle opere meno note di Pushkin, Mozart e Salieri, Salieri riconosce amaramente che Mozart era un genio e lui no, perché “il genio e il male sono due cose incompatibili”. Questa incompatibilità intrinseca spiega perché oggi non esiste una “Palestina” e perché non esisterà in un futuro prevedibile.
Gli sforzi della comunità internazionale per creare uno stato “palestinese” possono nuocere e nuoceranno a Israele in molti modi ben concreti. Ma la “Palestina” resterà per sempre il sogno disonesto e pertanto irrealizzato degli antisemiti.


Nota di www.nuitdorient.com

A questo aggiungete che Israele accoglie sul suo territorio tra il 15 e il 20% di palestinesi, una consistente minoranza dei quali si identifica col nemico, e che il Fatah non accetta alcun ebreo in un eventuale futuro stato, per non parlare di Hamas, che rifiuta qualunque presenza ebraica nella regione.
Fino a quando gli arabi del Medio Oriente e la cricca dei mullah iraniani non cesseranno le loro invettive antisioniste e i loro insegnamenti di odio antisemita, il Medio Oriente non conoscerà tregua e resterà sottosviluppato, con l’eccezione di Israele e di qualche piccolo emirato che, del resto, intrattiene buone relazioni con Israele. (traduzione mia)

Si può essere d’accordo o magari, se si è MOLTO disonesti, si può anche non esserlo. Però direi che vale comunque la pena di pensarci un po’ su.


barbara

sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA