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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


16 agosto 2008

SUITE FRANCESE

Un’idea grandiosa: una sequenza di cinque libri, un immenso affresco di un evento storico ancora in divenire, ossia la seconda guerra mondiale, l’invasione e l’occupazione tedesca, la miseria morale di parte non piccola della nazione francese – senza troppe differenze fra popolo, borghesia e aristocrazia – e la piaga del più abietto collaborazionismo. Un quadro vivo e spietato, a tratti addirittura epico – ma la storia incalza, il destino incombe, Auschwitz è alle porte, e di libri ha il tempo di scriverne solo due.
Singolare destino, quello di questa donna, intrisa dei peggiori pregiudizi antisemiti (capelli crespi, naso adunco, mano molle, dita e unghie a uncino, colorito scuro, giallo o olivastro, occhi neri, ravvicinati e melliflui, corporatura gracile, guance livide, denti irregolari, narici mobili, sete di guadagno, isteria, atavica abilità nel vendere e comprare paccottiglia, fare traffico di valuta, improvvisarsi commessi viaggiatori, rappresentanti di finti merletti o munizioni di contrabbando, gentaglia ebrea, bisogno quasi selvaggio di ottenere le cose desiderate, disprezzo cieco per ciò che possono pensare gli altri, insolenza ebraica) e che tuttavia, consapevole che ciò le potrà costare la deportazione e la vita, non esita a qualificarsi come persona “di razza ebraica”. E come tale conclude la sua breve vita in una camera a gas.
Singolare anche la sua scrittura, in un francese così ricco, brillante, cristallino – nonostante sia da pochi anni immigrata dalla Bielorussia, in fuga dalla rivoluzione – da indurre i suoi primi editori a sospettare che si tratti di un prestanome per qualche scrittore famoso desideroso di pubblicare qualcosa in incognito. Ed è una scrittura veramente magistrale che, unita a una sublime perfidia, rende la sua opera assolutamente meritevole di essere letta.

Irène Némirovsky, Suite francese, Adelphi



barbara


20 marzo 2008

SCHIUMA DELLA TERRA

Di nuovo una metà circa dell’assemblea fu caricata sui cellulari e portata via; soltanto una trentina di noi erano rimasti a passare la seconda notte nella cantina del carbone, per ritornare la mattina dopo, come una processione di spettri, neri di polvere di carbone e di sudiciume, col prurito addosso, gli occhi infiammati, istupiditi dalla mancanza di sonno e dalla nausea, alle vuote file di sedili di quel cinema spettrale. I flics, lavati di fresco, nelle loro linde uniformi ci guardavano con sprezzante disgusto. Leggevano i giornali del mattino, e proprio quella mattina tutti i giornali pubblicavano un comunicato ufficiale che spiegava come la folla di stranieri di cui era stata fatta una retata negli ultimi due giorni dalla «nostra vigile polizia» comprendeva gli elementi più pericolosi dei bassifondi parigini – la vera schiuma della terra.

Parigi, 1940. Seconda guerra mondiale, invasione e occupazione della Francia da parte dell’esercito tedesco. Ad essere ebrei, non c’è da dormire sonni tranquilli. Meno che mai c’è da dormire sonni tranquilli in una Francia dall’inquietante passato, per quanto riguarda l’antisemitismo, che tanto passato non sembra affatto; una Francia che sembra mostrare molta più simpatia per il nemico invasore che per l’alleato; una Francia che, come primo atto all’inizio della guerra, non trova di meglio che arrestare tutti coloro che per motivi politici o per motivi “razziali” da quel nemico era fuggito, cercando lì riparo. Trattandoli da canagliume – la schiuma della terra, appunto. Meno noto del bellissimo “Buio a mezzogiorno” ma non meno valido, “Schiuma della terra” ci racconta molte storie che nella Storia raramente trovano posto e tuttavia autentiche, importanti e meritevoli di essere conosciute.

Arthur Koestler, Schiuma della terra, il Mulino (pubblicato su LibMagazine)



barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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