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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 maggio 2011

LA PRIMAVERA ARABA

Quella che adesso loro vogliono voltare pagina e noi gli dobbiamo dare fiducia.
Quella che loro stanno chiedendo democrazia.
Quella che loro combattono in nome della libertà.
Quella che finalmente sul pianeta si respira una nuova aria.
Quella che il passato è ormai è alle spalle e una nuova era sta sorgendo.
Quella che davvero non si capisce perché Israele si ostini nella sua ottusa diffidenza invece di partecipare al tripudio comune.
Quella.




qui

Mentre le donne protestano così:



E nel frattempo si fa a gara per coprire i criminali che hanno messo in atto il brutale stupro di massa di Lara Logan. E poiché io, a differenza dei mass media, non intendo rendermi complice di un branco di assassini, vi mando a leggere qui.

barbara


7 ottobre 2009

UNA NAZIONE CHE STA PER SCOMPARIRE?

Nell'estate del 1942 la "soluzione finale" degli ebrei voluta da Hitler era già in atto e le informazioni sullo sterminio in corso erano già ampiamente diffuse. A Varsavia era cominciata l'evacuazione del ghetto con il trasporto degli abitanti verso Treblinka e altri campi di sterminio. I polacchi lo sapevano, e a conferma di questo si può citare un articolo pubblicato il 15 agosto 1942 su "Naród", periodico del Partito cristiano democratico del lavoro:

«In questo momento, da dietro le mura del ghetto sentiamo i gemiti e le urla disumani degli ebrei che vengono assassinati. L'astuzia spietata sta cadendo vittima dello spietato potere brutale e nessuna Croce è visibile su questo campo di battaglia, visto che tali scene risalgono a epoche precristiane. Se la cosa continua, non passerà molto tempo prima che Varsavia dica addio al suo ultimo ebreo. Se fosse possibile organizzare un funerale sarebbe interessante vedere la reazione. La bara susciterebbe tristezza, pianto o forse gioia? [...] Per centinaia di anni un'entità aliena, malevola, ha abitato i settori settentrionali della nostra città. Malevola e aliena dal punto di vista dei nostri interessi, così come da quello della nostra psiche e dei nostri cuori. Quindi non assumiamo atteggiamenti falsi come prefiche professioniste ai funerali - siamo seri e sinceri [...]. Compatiamo il singolo ebreo, l'essere umano e, per quanto possibile, se dovesse smarrirsi o tentare di nascondersi gli tenderemo una mano amica. Dobbiamo condannare coloro che lo denunciano. E' nostro dovere esigere che quanti si permettono di sogghignare e schernire mostrino invece dignità e rispetto di fronte alla morte. Ma non ci fingeremo affranti per una nazione che sta per scomparire e che, dopotutto, non è mai stata vicina ai nostri cuori» (Saul Friedländer, Gli anni dello sterminio, p. 536).



La nazione non è scomparsa, anzi si è costituita come Stato d'Israele sulla terra che biblicamente e storicamente le appartiene. Ma continuano ad esserci persone pronte a "compatire il singolo ebreo, l'essere umano" se qualcosa di simile all'Olocausto dovesse ripetersi, ma che non sarebbero per niente "affrante per una nazione che sta per scomparire e che, dopotutto, non è mai stata vicina ai loro cuori". Questo gli ebrei israeliani l'hanno capito, e hanno deciso che piuttosto di essere compatiti mentre li stanno ammazzando e compianti dopo essere morti preferiscono essere odiati mentre sono vivi. L'odio per loro da molte parti aumenterà, ma da alcune parti aumenterà l'amore.
Marcello Cicchese
(Notizie su Israele, 17 settembre 2009)

Qualcuno invece continua ad avere qualche difficoltà a capire che quel “mai più” pronunciato sulle ceneri di Auschwitz, significava esattamente questo: mai più. Come per esempio la Norvegia, come provvede a informarci l’odierna cartolina. Ma niente paura: se hanno difficoltà a capire, prima o poi riceveranno anche loro qualche lezione supplementare di recupero. E nel frattempo
MEMENTO: +37.

barbara


31 agosto 2007

NOVANT’ANNI FA LA RIVOLTA CONTRO I RINCARI DEL PANE. UN MASSACRO DIMENTICATO

Talmente dimenticato che non ne avevo mai sentito parlare. Per fortuna abbiamo il buon Gian Antonio Stella che, oltre a denunciare gli osceni sprechi e ruberie perpetrati da amministratori e governanti, ci aiuta anche a recuperare storie dimenticate o ignorate come questa.


Nel 1917 il popolo di Torino si ribellò, l'esercito intervenne, ci furono 60 morti


«Troppi rincari per il pane: sciopero». Fa un certo effetto, in queste torride giornate di fine agosto, leggere certi titoli d'agenzia. Proprio in questi giorni cade un anniversario sfuggito praticamente a tutti. Quello della tragica sommossa per il pane scoppiata a Torino nel 1917. Sommossa che, nei sogni confusi dei rivoltosi, avrebbe dovuto segnare l'inizio di una rivoluzione simile a quella sovietica di pochi mesi prima, con la ribellione delle truppe che, stanche dalla «guerra imperialista», avrebbero dovuto unirsi «affratellandosi» agli insorti. E che finì invece in un bagno di sangue: sessanta morti. Dei quali una decina di militari e una cinquantina di operai, ragazzi, massaie. La più vecchia si chiamava Maria Labbà e aveva (età avanzatissima, allora) 72 anni. Il più giovane si chiamava Mario Penasso, faceva il meccanico e di anni ne aveva 16: «Quando la nostra barricata cominciò ad andare in pezzi sotto i colpi della cavalleria, ci disperdemmo per via Nizza sotto la pioggia dei proiettili delle mitragliatrici - avrebbe scritto nelle sue memorie Celestino Canteri -. Davanti alla farmacia Tetti Frè ci riparammo in un portone. Penazzo non entrò. Suo fratello era lungo e disteso dall'altra parte della strada. Penazzo lo chiamava, chino su di lui. Continuò a chiamarlo senza avere il coraggio di toccarlo. Il fratello non rispondeva, non si muoveva. Penazzo piangeva e continuava a chiamarlo incurante dei proiettili che picchiavano sulle pietre. Da sotto il corpo e sulla schiena di suo fratello si allargava una macchia di sangue che sembrava non finire mai». Era cominciato tutto poco dopo Ferragosto quando, in quella Torino in cui stavano crescendo leader come Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Luigi Longo, mentre i principali esponenti socialisti erano fuori città (solo Giacinto Menotti Serrati si precipitò da Milano, ma per rientrare il giorno dopo), la crisi di produzione di pane si fece più acuta. «E' incominciato il processo ideale del regime - scriveva il 18 agosto Gramsci -, è incominciata la sua dichiarazione di fallimento, esso ha perduto la fiducia istintiva e pecorile degli indifferenti, perché ha chiuso troppi sportelli. Ha socchiuso ora un altro sportello: quello della vita, la bocca del forno, la porta del magazzino granario. Lo chiuderà del tutto? La domanda angosciosa si propaga nelle lunghe file di donne che fanno la coda alle cinque del mattino dinanzi alle panetterie». La mattina di mercoledì 22 agosto, ricordano Angelo Castrovilli e Carmelo Seminara, «il pane mancava praticamente in tutte le panetterie. Una delegazione della Barriera di Milano fu ricevuta dal Sindaco, barone Leopoldo Usseglio. Lo stesso giorno si ebbero i primi scioperi (...) e nelle vie attorno al municipio si verificarono i primi incidenti e i primi saccheggi di negozi». Gli scontri andarono avanti fino a domenica. Barricate, trattative, scontri con l'esercito, tentativi di assalto ai palazzi di quella che era stata la prima capitale d' Italia, «espropri» nelle salumerie e in vari negozi di armi. Inutili tentativi di accordo alternati alla voglia di dare una dura lezione ai bolscevichi nostrani anche attraverso l'arresto di un po’ di leader sindacali moderati che, come avrebbe scritto molti anni dopo Renzo Del Carria con bellicoso spirito sessantottino, avrebbe aggravato le cose: «La folla operaia, rimasta ora senza dirigenti riformisti-borghesi, può finalmente esprimere il suo odio di classe contro la guerra in maniera aperta». Finì, come si diceva, in una carneficina. Dimenticata e rimossa come tante altre. Un peccato: studiare ciò che accadde allora, le ragioni e i torti, avrebbe aiutato a capire meglio. Che ce ne facciamo, di una storia piena di buchi? (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 29 agosto 2007)

Pare che si stia diventando degli autentici specialisti, in effetti, di Storia e di storie piene di buchi. Cerchiamo allora di cominciare a riempirne qualcuno per cercare, come ci invita Gian Antonio Stella, di capire meglio.


barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 31/8/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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