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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


27 giugno 2011

EPPOI

Eppoi mi sono risfracellata sulle scale e mi sono ritranciata i legamenti a destra e mi sono rimacellata i legamenti a sinistra e mi sono rimartellata tutte le ossa eccetera eccetera (tenerissimi i bambini dei vicini che sentendo tutto quello sfracello sulle scale sono corsi a vedere cosa succedeva e naturalmente si sono resi conto che avevo bisogno di aiuto solo che, piccinini di quattro cinque anni, loro non lo potevano fare, e restavano lì a guardarmi, sgomenti e impotenti). Poi il giorno dopo dovevo andare a Milano e naturalmente, dato che siamo giovani e forti e gagliardi e pimpanti e carini e simpatici eccetera eccetera, ci sono andata, tre piani e mezzo di scale fino al garage con bastone e trolley e poi in macchina fino alla stazione e poi cinque ore di treno con due cambi e sottopassaggi con scale ecc. e altrettanto al ritorno con annessi e connessi ma insomma sono qua, con le zampe fasciate strette stese e coperte di ghiaccio, di tanto in tanto un po’ dolorante ma sempre in posizione di combattimento. Alla faccia di chi mi vuole male: come si suol dire, mi sfracello ma non mi piego. E neanche naufrago, ché non sempre il naufragar è dolce, né in questo né in altri mari.
E non dimentichiamo Gilad. Non dimentichiamo Gilad.

barbara


19 novembre 2010

IL TIZIO DELLA SERA - QUELLO GRANDE E QUELLO PICCOLO

Precisazione

Non è in questione se l'altro giorno il chirurgo ebreo dovesse o meno operare il malato nazista, perché veramente i malati andrebbero curati. Si è trattato solo di un fatto pratico di cui tenere conto: il bisturi tagliava troppo bene e nell'entusiasmo dell'operazione c'era il rischio di forare il pavimento. E va bene, il Tizio della Sera ha provato a riderci sopra. Sa come tutti che nell'uomo esistono odi improvvisi, oppure odi che covano dato che il tempo mantiene bene l'avversione sotto la cenere, e qui di cenere ve n'è un'infinità. Però, riflette il mattino dopo il Tizio della Sera, che in definitiva non pensa solo la sera, la precisazione della precisazione è che per i nazisti non prova più un odio fresco, di quello appena sgorgato. Solo se li vede nel loro presente, che marciano in un film o in un veridico documentario in bianco e nero con gli stivali tesi nell'aria, vorrebbe essere lì con un cannone e maciullarli insieme al loro capetto col ciuffo. Altrimenti la questione della Shoah prosegue nei cuori delle generazioni ebraiche. Lo fa in silenzio, lo fa in paura e lo fa nella tristezza - la peggiore povertà che ci sia. E certi giorni questa povertà si fa viva.
Il Tizio ricorda come andò che il piccolo Tizio apprese del fatto. Il piccolo Tizio non seppe fino agli otto anni della distruzione dei corpi ebraici. Nessuna parola della scomparsa cinerea degli zii, della nonna e dei cugini. Eppure già prima, molto prima, il piccolo Tizio aveva saputo del fatto attraverso le pareti dell'aria. Succedeva la sera, quando doveva andare a letto. Aveva cinque anni il piccolo Tizio, e camminava nel corridoio lunghissimo. Nessuno aveva lasciato la meravigliosa luce accesa e il corridoio era al buio. A un tratto, il piccolo Tizio si metteva a correre perché immaginava che dal buio spuntassero le mani secche di mille e mille morti, che lo volevano subito con sé. E sentiva che lo sfioravano, che lo facevano anche se non le vedeva, anche se correva. Volava in camera e si tuffava nella tenda immacolata delle lenzuola - e tutto finiva. Adesso era a casa con gli amici che aveva inventato. Ma da dove venissero quei morti e chi fossero, il piccolo Tizio non lo sapeva. Non da un film, non da racconti. Li chiamava i Vecchi. Stava già riscuotendo l'eredità ebraica, e l'eredità veniva dal buio.

Il Tizio della Sera

Già, perché il Tizio della Sera, a volte, pensa anche di mattina. E quando lo fa, quando ti offre il pensiero che nasce di mattina sorgendo dalle ceneri e spalanca davanti ai tuoi occhi la voragine che quelle ceneri hanno creato, ti manca il respiro. Perché di quelle ceneri è ancora impregnata l’aria che respiriamo. E perché è a tutti noi che sono stati sottratti, quei sei milioni, quelle nonne, quegli zii, quei cugini di cui qualcuno può dire mia nonna mio zio mio cugino e noi no, noi questo non lo possiamo dire, però il vuoto c’è anche per noi, è lì, si sente, come le mani di quei vecchi che si protendevano verso il piccolo Tizio, e ti chiama e ti chiede il tuo contributo, ti chiede il tuo obolo. E io rispondo: sono qui. Sono qui, Tizio della Sera. Sono qui, nonna del Tizio della Sera. Sono qui, zii e cugini del Tizio della Sera e di tutti gli altri. Sono qui a compiere il mio dovere, e anch’io, quel giorno, potrò dire: vi ho ricordati.

barbara


26 marzo 2008

SETTE UOMINI

Se per caso qualcuno si chiedesse se ci sia un nesso tra il fatto che stavo mangiando una crema di funghi in busta – non nel senso che la stavo mangiando nella busta ma nel senso che l’ho comprata nella busta e non fatta io, per mangiarla invece l’ho messa nel piatto – e il ricordo che mi è venuto in quel momento, la risposta è che non lo so. Fatto sta che mi è venuto in quel momento. E il ricordo è di quella domenica pomeriggio a casa di mia nonna, che ad un certo momento si sono messi a parlare di Barbara Hutton – alla quale, per inciso, devo la scelta del mio nome - e del fatto che aveva avuto sette mariti. E M. sembrava davvero sconvolta da questa circostanza, e tra l’incredulo e l’inorridito continuava a ripetere: “SETTE mariti! No, dico, vi rendete conto che quella donna è andata a letto con SETTE uomini?! Quella non è una donna, quella è un mostro!” Io, all’epoca, avevo quindici anni, ed ero profondamente convinta che andare a letto con più di un uomo nel corso della propria vita fosse una cosa molto brutta – solo nel caso che una fosse rimasta vedova il numero totale sarebbe potuto salire fino a due, ma naturalmente se una non si fosse sposata anche uno solo sarebbe stato decisamente troppo. Ero, dicevo, profondamente convinta di questo, e del fatto che Barbara Hutton sarebbe sicuramente andata all’inferno, però chiamarla mostro, sinceramente, mi pareva un tantino esagerato. Poi, qualche anno dopo, sono venuta a sapere che M. di mestiere faceva la squillo, e con sette uomini non arrivava neanche da pranzo a cena. (Volete sapere anche se c’è un motivo per cui ho fatto questo post adesso? Beh, mi dispiace, ma non so neanche questo. Certo che siete ben curiosi voi, eh!)



barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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