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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


12 gennaio 2012

I GRANDI DITTATORI

I GRANDI DITTATORI
A Caracas, Chavez e Ahmadinejad hanno recitato una scena da clown sul fantomatico uso di missili atomici puntati sulla città di Washington. Non è andata affatto bene e sulla Terra non ha riso nessuno. Forse per la qualità così bassa degli interpeti, o per il gap tra umorismo venezuelano e iraniano, o tra gli umorismi venezuelano, iraniano e l’umorismo del resto del mondo, oppure per la mediocrità del copione, o per il tema scelto, lievemente cupo. Ma è inutile girarci intorno, per Chavez e Ahmadinejad è stato un fiasco. D’altra parte nel mondo di adesso a fare il grande dittatore non c’è Charlie Chaplin, ma interpreti del livello di Chavez e Ahmadinejad. Minori. Anzi, minorati.

Il Tizio della Sera

Effettivamente a fare il grande dittatore pentito Ahmadinejad non sembra molto portato, anche se lo straordinario Tommaso Ciuffoletti ha provato a darcene un’idea.


 

E per non dimenticare le vittime innocenti: 

 
 

(Lilit, dove sei?)

barbara


11 novembre 2011

LETTERA APERTA DI DANTE CORNELI

IL ‘REDIVIVO TIBURTINO',
ALL'EX SENATORE COMUNISTA VITTORIO VIDALI

Mercoledì 16 dicembre dello scorso anno, per iniziativa e sotto la direzione di Enzo Biagi, con la partecrpazíone di storici, ex combattenti comunisti, anarchici, repubblicani, socialisti italiani, con la presenza di alcuni stranieri ed anche con ex legionari fascisti, la Rete uno della Rai rievocava la guerra civile di Spagna.
Nel corso del dibattito abbastanza interessante e vivace , alla domanda di Enzo Biagi sulle accuse che da più parti sono state fatte a tuo carico, tu con spavalderia, di fronte a milioni di telespettatori che seguivano la trasmissione, hai risposto: «Che si facciano avanti i miei accusatori, che portino le prove sulle mie responsabilità, sono pronto a sostenere un pubblico dibattito».
A quanto pare tu sei sicuro che nessuno accetterà la sfida; nessuno, dopo mezzo secolo, potrà farti carico delle tue gravissime responsabilità.
Questa è la seconda volta che tu lanci questa sfida. Vero è che ormai i tuoi accusatori, quelli che potrebbero testimoniare contro di te, o sono scomparsi o sono stati assassinati o trucidati durante lo stalinismo. Però, può anche darsi che ci sia qualcuno ancora vivo o che salti fuori lo studioso che ha fatto o sta facendo ricerche sul tuo passato, a ricordare ciò che nascondi o hai dimenticato.
Questa lettera aperta è la seconda che scrivo a te. Diversi anni or sono scrissi alcuni samizdat sulle vicende di Francesco Prato, dell’ex deputato comunista Ersilio Ambrogi, dell'anarchico milanese Francesco Ghezzi e della medaglia d'oro Eugenio Curiel. Nel '78, in seguito alla pubblicazione del tuo libro Missione a Berlino, scrissi una lettera aperta a te sotto forma di samizdat che mandai ai miei amici, ad alcuni giornalisti e ad alcuni uomini politici. Può darsi che a te non sia arrivata. Questa la riceverai di sicuro.
Ti scrivo per comunicarti che accetto la sfida da te lanciata per un pubblico dibattito che serva a ricordare le gravissime responsabilità che hai sulle drammatiche vicende dell'emigrazione italiana, sulla guerra civile di Spagna, e durante i trent’anni dell'epoca stalinista, quale agente segreto del Comintern e della polizia sovietica.
Lo storico inglese Robert Conquest, nella premessa alla sua opera Il grande terrore, scrive: «Le ferite lasciate dal nazismo [e dal fascismo] e dalla seconda guerra mondiale sono dolorose e profonde, ma appartengono al passato, ciò che non è altrettanto vero per lo stalinismo... Tutto il mondo, in realtà, vive ancora sotto I'ombra di Stalin...».
Tu lo sai che nella condanna del nazismo e del fascismo la storia è stata implacabile. Hitler ha preferito suicidarsi. Tutti i suoi principali collaboratori ai processi di Norimberga sono stati condannati a morte. Molti nazísti responsabili di massacri e di atrocità scontano ancora pene gravissime.
Tu sai la fine che ha fatto Mussolini, sai pure che dopo la caduta del fascismo, nella furia della vendetta popolare, molti fascisti sono stati massacrati e di non pochi non è rimasta nessuna traccia.
Con lo stalinismo, con Stalin, con i suoi collaboratori, fiduciari e agenti segreti, ciò non è successo. Stalin fino all'ultimo, fra gli applausi e fra frenetiche approvazioni, ha deportato e trucidato milioni d'innocenti. Alcune settimane prima di morire stava orchestrando uno dei soliti complotti, che gli doveva servire per altri processi, condanne e fucilazioni d'innocenti (il processo dei medici).
Voi, stalinisti italiani, tra cui non pochi, oltre alla coscienza sporca, avete anche le mani sporche del sangue dei vostri compagni, che per trent'anni siete stati collaboratori, fiduciari, agenti segreti e leccapiedi di Stalin ed avete gravissime responsabilità, siete ritornati in Italia come degli eroi ed avete fatto carriera, siete stati eletti deputati e senatori e nominati ministri.
Non ti pare che dopo mezzo secolo sia ora di rivelare tutta la verità sulla guerra civile di Spagna? Tu, che ne sei stato uno dei principali protagonisti, perché continui a dire e a scrivere una massa di menzogne? Tu l'hai vissuta, l'hai combattuta, hai molto da ricordare, cosa aspetti? Parla! Forse anche tu, come hanno fatto Ersilio Ambrogi, Pietro Secchia e Paolo Robotti, la verità la tieni in un cassetto segreto?
Se hai dimenticato qualche particolare, sarò io a ricordartelo.
Intanto voglio ricordarti che la guerra civile di Spagna ebbe inizio nel '36, proprio quando a Mosca si stava svolgendo il primo grande processo orchestrato da Stalin, che si concluse con la condanna a morte dei sedici imputati, tra cui Zinoviev e Kamenev.
Sai meglio di me che mentre da tutte le parti, in un fraterno generoso slancio di solidarietà, molti comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani e democratici antinazisti e antifascisti partivano volontari a difendere la giovane repubblica spagnola, Stalin praticamente l'occupava. Con gli aiuti che si faceva pagare con l'oro spagnolo, inondava la Spagna di suoi collaboratori, fiduciari, agenti segreti, esperti e consiglieri. Di fatto egli prendeva nelle sue mani la direzione del Partito comunista spagnolo, le operazioni militari, la polizia repubblicana, il controllo della Spagna democratica.
Palmiro Togliatti «il gelido dirigente del Comintern fedele esecutore della politica sovietica» sarà «lo spietato e onnipresente viceré di Stalin in Spagna, liquidatore di anarchici e trozkisti».
Slutskij, Orlov ed altri capi dell'Nkvd erano alla testa del numeroso contingente della polizia sovietica.
Generali e colonnelli sovietici dirigevano le operazioni militari.
Antonov-Ovseenko era il console generale a Barcellona.
Tu, italiano, e Lister, cubano, eravate uno commissario politico, l'altro comandante della rnilizia, cioè della polizia repubblicana.
Edoardo D'Onofrio era occupato a tenere lo schedario dei combattenti stranieri.
Con voi c'era il vecchio agente segreto Carlo Codevilla di Tortona.
All'ambasciata sovietica arrivavano gli ordini di Stalin, l'ambasciatore Rosenberg vi convocava, riferiva ed impartiva gli ordini ricevuti.
Con gli aiuti che Stalin inviava e l'interessamento che dimostrava ad assicurare la vittoria delle forze democratiche, Stalin si ergeva come il grande internazionalista, il difensore della libertà e della democrazia.
Le folle sinceramente gli credevano, freneticamente lo inneggiavano.
Dunque fra gli osanna e l'approvazíone generale egli poteva passare al secondo, poi al terzo ed infìne al quarto processo di Mosca. Poteva definitivamente annientare il partito bolscevico, il fior fiore della vecchia guardia, i marescialli e i generali dell'Esercito rosso, trucidare i 40.000 rivoluzionari che avevano riparato in Unione Sovietica, poteva scatenare la ezovscina, un terrore fino ad allora mai visto nella storia.
Penso che tu non avrai dimenticato che allora in Occidente era rimasta solo la repubblica democratica autonoma della catalogna, «culla e roccaforte dell'anarchico-sindacalismo spagnolo», in cui si levava il grido di protesta contro i crimini di Stalin e dove arrivava e da lì veniva propagata la lontana voce di Trozkij.
Del putsch di Barcellona se n'è tanto parlato e specialmente da voi stalinisti e da te personalmente sono state dette e scritte una massa di menzogne. Esso è stato organizzato per ordine di Stalin, per soffocare in un mare di sangue la repubblica autonoma catalana e annientare gli anarchici, i sindacalisti e i trozkisti del Poum. Sono stati gli agenti di Stalin, voi stalinisti, a massacrare Andrés Nin e gli anarchici italiani Camillo Berneri e Francesco Barbieri.
Su questo massacro contro di te sono state fatte precise accuse. Tu, come sempre, neghi e accusi gli altri di mentire.
Come poi si svolsero le cose in Spagna penso che non l'avrai dimenticato: Stalin cessava d'inviare aiuti; poco dopo il governo repubblicano capitolava; negli ultimi giorni di aprile del '39, gli ultimi combattenti volontari lasciavano la Spagna.
Stalin richiamava i suoi collaboratori, fiduciari e agenti di polizia, che appena arrivati a Mosca in gran parte finivano nei sotterranei della Lubjanka.
Gli ex combattenti volontari che ripararono nell'Unione Sovietica finirono quasi tutti nei campi di lavoro forzato.
Drammatiche le vicissitudini del leggendario generale della guerra civile spagnola Valentin Gonzales detto 'El Campesino', che dopo due tentativi riuscì a fuggire dai lager e a riparare in Francia.
Alcuni mesi dopo la guerra civile di Spagna, il 23 agosto 1939, veniva firmato lo «scellerato patto Molotov-Ribbentrop», con il quale Stalin e Hitler si spartivano la Polonia e scatenavano la seconda guerra mondiale.
Tu hai scritto che questo patto fu per te un rospo grande come un elefante, però lo inghiottisti e come tutti gli stalinisti lo hai approvato.
Vorrei ricordarti del xx Congresso del Pcus, al quale tu e Togliatti eravate presenti e sul quale hai scritto un libro: Diario del xx Congresso. Hai riconosciuto che per te e per Togliatti quel congresso non andava giù, per voi era un'assemblea di burocrati che avevano collaborato con Stalin e che stavano «gettando nel fiume il suo cadavere per far credere che il regime sovietico si stava democratizzando» .
Tu, Togliatti e tutto il Pci siete stati contro la condanna dello stalinismo, contro la rivelazione dei crimini di Stalin. Per nascondere le vostre gravissime responsabilità, vivo Togliatti, in Italia non si parlava dello stalinismo, dei crimini di Stalin e nemmeno delle drammatiche vicende delle vittime italiane.
Dalla morte di Stalin sono trascorsi trent'anni. Altrettanti circa dal xx Congresso che condannò lo stalinismo ed in cui Khrusciov, nel rapporto segreto, rivelò i crimini di Stalin. Ciò malgrado, ancora oggi molti italiani, specialmente i giovani, non sanno cos'è lo stalinismo, cos'è stata l'epoca staliniana, e chi veramente sia stato Giuseppe Stalin. E questo spiega perché ancora oggi non pochi vecchi comunisti conservano nelle case il ritratto di Stalin.
In questi giorni tutta la stampa italiana parla dell'elenco dei «92» comunisti morti nel Gulag e del quaderno degli appunti di Paolo Robotti, lasciato alcuni giorni prima di morire al suo amico Roberto Napoleone.
Molto significarivo il titolo dell'intervista rilasciata da Napoleone al giornalista de Il Giorno, del 29 settembre 1982: 'Dall'Italia l'ordine di uccidere 99 compagni in Urss'. Robotti fa i nomi dei dirigenti del partito responsabili della morte di questi compagni. Si parla di «terribili rivelazioni... che stanno a dimostrare che quanto è stato detto e scritto fino ad ora dal gruppo dirigente è un falso storico».
L'elenco non è stato ancora pubblicato e nemmeno il quaderno con gli appunti di Robotti è stato reso noto.
Come vedi nel pubblico dibattito con te abbiamo molte cose da ricordare. Lo possiamo fare a Roma, o a Milano o anche a Torino o a Firenze.
(Maggio 1983, da “Dante Corneli, Il redivivo tiburtino”, pp. 240-247)

Tutti – o quasi – noi sappiamo degli immensi e spaventosi crimini del comunismo e dello stalinismo. Tutti – o quasi – noi, sappiamo quale infame personaggio sia stato Togliatti, e quanto sporche di sangue le sue mani. Ma forse qualche dettaglio ci manca. Qui, in questo spietato j’accuse di Dante Corneli, di un uomo che il comunismo lo ha vissuto e amato – e duramente pagato – qualcuno di questi dettagli riesce finalmente a vedere la luce.


barbara


10 novembre 2011

IL REDIVIVO TIBURTINO

Dove può andare un comunista in fuga da un’Italia sempre più devastata da quei disordini che porteranno in breve al trionfo del fascismo? È chiaro: nel paradiso comunista! Ed è lì che ripara infatti Dante Corneli. È là che trova rifugio, in una Unione Sovietica che, uscita a pezzi dalla prima guerra mondiale e dalla successiva guerra civile seguita alla rivoluzione d’Ottobre, sta faticosamente tentando di costruire il suo paradiso in terra. E pare, all’inizio, che ci si stia provando davvero, che si cerchi di costruire una società più giusta, che si ponga rimedio agli errori precedenti, che avevano causato un peggioramento delle condizioni economiche, ed effettivamente le condizioni di vita pian piano migliorano; quelli che fino a ieri erano stati gli ultimi, gli oppressi, cominciano ad avere voce in capitolo, a partecipare alle decisioni importanti, ad occupare ruoli adeguati alle loro capacità. All’inizio... Ben presto però prevalgono altre priorità, altri interessi, e iniziano le censure, le discriminazioni, le decisioni arbitrarie, i controlli, le delazioni, le spiate, gli arresti, gli interrogatori, le accuse deliranti, le torture, gli imprigionamenti, le deportazioni. L’inferno in terra. Nel quale sprofonda anche Dante Corneli, che dell’inferno sovietico conosce tutti i gironi, fino alla Siberia, fino al prolungamento indeterminato della detenzione, anche dopo avere scontato tutta la pena. E quando finalmente arriva la tanto sospirata libertà, ecco la residenza coatta, con l’obbligo di firma e il divieto di spostarsi, e ed ecco, quando sembrava di poter nonostante tutto ricostruirsi un’esistenza quasi decente, l’ennesimo arresto, l’ennesima deportazione, in un incubo che ha termine solo con la morte di Stalin. E che cosa fa a questo punto il nostro Dante Corneli? Dopo avere visto e vissuto sulla propria pelle le aberrazioni del comunismo, dopo avere assistito a un vero e proprio sterminio di massa di tutte le migliori teste e le migliori coscienze del Paese, che cosa fa? Chiede di essere riammesso nel partito, dimostrando che la sua condanna è stata un errore e che lui è sempre stato un buon comunista. Quos vult iupiter perdere...
Si è riscattato, in compenso, molti anni dopo, ma questo ve lo mostrerò domani.

Dante Corneli, Il redivivo tiburtino, liberal libri



barbara


6 agosto 2011

SE UN REGIME HA PAURA DELLE PISTOLE AD ACQUA...

 









                



                                   

                                                          



... c'è qualche speranza che sia davvero agli sgoccioli...

soprattutto se ha anche il terrore dei topi...



barbara


28 febbraio 2011

APPELLO DALL’IRAN

Appello da "Lilit", momentaneamente fuori dall'Iran. Fate quello che potete, grazie.

28 febbraio 2011

IMPORTANTE: DOMANI MANIFESTAZIONE IN IRAN

In questi giorni i riflettori non ci illuminano in Iran. Ci sono molte notizie e parecchi morti in giro per il mondo...
Ma leggo su un notiziario, che alcuni servizi segreti Israeliani hanno chiaramente detto come Mousavi e Karrobi sono stati malmenati e portati via dopo molti giorni di "gabbia domiciliare". Non avevano mangiato per paura di essere avvelenati. I loro figli hanno chiesto aiuto alla gente. I giovani domani escono fuori, ma già stasera ci sono stati scontri. Vi prego di coprire la notizia. Se c'è qualche giornalista che legge...vi chiedo per favore.

Se uccidono Mousavi e Karoubi, potrebbero dare un grosso colpo al movimento, potrebbero creare caos e terrore...e non so più.
Ho appena parlato con alcuni studenti, attivisti, avevano molta paura. Mi hanno detto che sono stati minacciati e che l'amministrazione dell'università aveva chiamato i loro genitori per minacciarli.
Ci sono stati tantissimi sequestri di persona, perché ormai di questo si tratta, in Iran. Proprio in questo momento mi scrive uno studente, che oggi all'università sono stati insultati e minacciati e provocati.
Domani sarà una dura battaglia, e gli uomini del regime saranno più feroci che mai, è possibile che anche gli studenti passino dal silenzio all'attacco. Questo mi dicevano, ma la verità è che non hanno i mezzi e verranno schiacciati. Per questo è importanteee, è importanteee, AVERE I VOSTRI OCCHI CHE CI GUARDANO.  VI PREGO. VI PREGO.

grazie


11 dicembre 2010

INSALATA MISTA DI NOTIZIE E FATTI VARI

Leggo che un tale ha ammazzato una donna, l’ex convivente. Leggo che aveva già tentato di ammazzarla – e l’aveva ferita gravemente - cinque anni fa, e che quattro anni fa era stato e processato e condannato a otto anni e qualcosa. Sono contraria alla pena di morte, come sa chi mi frequenta. Anche per i più efferati assassini. Anche per i mafiosi. Anche per i terroristi. Però a quei giudici che si prodigano con tutte le loro forze perché potenziali assassini, stupratori, terroristi possano diventare assassini, stupratori, terroristi effettivi, un paio d’ore di sana tortura al giorno per un paio di dozzine d’anni le appiopperei volentieri.

Leggo poi sul Corriere di mercoledì 8 dicembre che 18 Paesi hanno deciso di boicottare la cerimonia del Nobel per solidarietà alla Cina, oltraggiata dal conferimento del premio a un delinquente che osa pensare, e forse anche dire, che in Cina non si vive la migliore vita possibile nel migliore dei mondi possibili. Tali Paesi sono:

1. Arabia Saudita
2. Iran
3. Kazakhstan
4. Pakistan
5. Venezuela
6. Russia
7. Sudan
8. Cuba
9. Vietnam
10. Afghanistan
11. Filippine
12. Colombia
13. Egitto
14. Iraq
15. Marocco
16. Serbia
17. Tunisia
18. Ucraina

Scrive Pierluigi Battista sul Corriere che i boicottatori sono evidentemente quelli che “condividono con Pechino una certa affinità ideologica o comportamentale nel trattamento repressivo nei confronti dei dissidenti, nell’umiliazione dei diritti umani, nella scarsa considerazione per le procedure e l’ossigeno di libertà di cui si nutrono le democrazie.” Mi permetto di aggiungere che la Cina, al pari di tutti o quasi gli stati della lista, ha anche una politica fortemente antiisraeliana (in lingua politically correct si dice filopalestinese, che suona meglio, esattamente come all’organizzazione fondata con l’obiettivo di distruggere Israele è stato dato il più accettabile nome di Organizzazione per la Liberazione per la Palestina – e nessuno vuole ricordarsi che all’epoca della sua fondazione i cosiddetti Territori Occupati non erano occupati affatto. Non da Israele, per lo meno), e con la “Palestina” condivide davvero il trattamento dei dissidenti.

Sul Corriere di giovedì 9 dicembre trovo il titolo: Rogo nel carcere a Santiago. Muoiono arsi vivi 83 detenuti. E se consideriamo che i titoli non sono mai del giornalista che firma l’articolo bensì del titolista, ossia di uno che fa di mestiere quello che scrive i titoli, siamo proprio nella sezione “Braccia rubate all’agricoltura”, sottotitolo “Giornalisti, andate a zappare”.

barbara


19 settembre 2010

SCOMMETTO CHE QUESTA NON LA SAPEVATE

Non la sapevo neanche io, effettivamente, ma poiché la Bontà e il Bene esistono, ho avuto la sorte di incontrare Qualcuno che mi ha aperto gli occhi e rivelato la Verità: un giornalista e scrittore, se ho capito bene, testimone oculare e intelligente scrutatore. E poiché ora finalmente SO, voglio condividere la Verità con tutti voi.

Voi credete forse, come credevo io, che in Tibet sia in atto una repressione da parte del governo cinese? Vi sbagliate: non sta succedendo niente del genere. Credete che il Dalai Lama sia una persona pacifica, magari coi suoi difetti come ogni essere umano, ma insomma almeno un non violento? Tutte balle. Credete di sapere cosa succede e come funziona in Cina? In realtà non sapete niente, le vostre sono considerazioni anacronistiche e ingiustifcate, inconcepibilmente ferme al tempo della rivoluzione culturale. Pensate che ci sia della miseria in Cina? Tutte fandonie: i poveri in Cina sono la metà che in Italia. E credete magari che ci sia una repressione del dissenso? Ebbene, sappiatelo: questa è la madre di tutte le balle! Leggete un po’ qua:

In Cina non esiste un dissenso da reprimere, semplicemente perché non c'è. La gente pensa essenzialmente a lavorare e il governo cinese, come nessun altro governo al mondo, glie lo consente e la agevola in ogni modo. Gli oppositori politici ai quali ti riferisci sono sparuti, non coordinate, che non hanno presa sulla gente, marionette inconsapevoli in mano ai servizi segreti delle potenze occidentali che li fomentano dal 1950, perseguendo il sogno dello smembramento della Cina ai fini della spartizione delle sue ricchezze. [evidenziazioni mie, ndb]

E lo sapete perché tutti noi crediamo a tutta quella montagna di fandonie? Ma è chiaro: per via della potenza smisurata dei mezzi propagandistici di oggi. C’è bisogno che vi dica a chi sono in mano questi mezzi propagandistici di smisurata potenza? No, vero? Lo sappiamo tutti benissimo chi è che manovra i fili nell’ombra, no? E infatti è chiaro che il motivo per cui ce l’abbiamo con la Cina e ci beviamo come coca cola in un giorno d’estate tutta la vergognosa propaganda mistificatoria risiede nel fatto che Pechino supporta la causa palestinese... Ed è per questo che ci meritiamo una salutare lezione:

Ma fondamentalmente lasciami dire che se c'è una categoria di persone al mondo che dovrebbero costituzionalmente astenersi dal giudicare il prossimo in tema di territori occupati e di sopraffazione delle minoranze etniche, queste sono i Sionisti.

Perché lui, il Nostro, mica è uno che si beve la propaganda, mica è uno che si lascia infinocchiare dalle notizie drogate dalla potenza smisurata dei mezzi propagandistici, oh no! Lui lo sa in che modo infame vengono sopraffatte le “minoranze etniche” nei “territori occupati” da coloro che noi sionisti difendiamo! (Piccola domanda fra parentesi: ma questo signore lo saprà che cosa vuol dire sionismo?) Ma siccome lui, a differenza di noi sionisti, è un buono, mi lancia anche un benevolo augurio:

Ti auguro comunque tanta buona fortuna, ma soprattutto mi auguro che non nasca mai più un secondo Hitler perché stavolta, con la potenza smisurata dei mezzi propagandistici di oggi, con il tipo di mentalità e di cultura che si ritrova certa gente, davvero non so come potrebbe andare a finire e mi viene la pelle d'oca solo a pensarci.

Perché è chiaro che se spuntasse un nuovo Hitler, i mezzi propagandistici di smisurata pontenza manovrati da chi sappiamo non esiterebbero un solo istante a mettersi al suo servizio. E infine, dopo una dotta disquisizione sul controllo del potere d’acquisto esercitato dalla dittatura del capitale – dittatura autentica, anche se si ammanta del nome di democrazia – un severo monito:

Dovresti ben saperlo, in quanto Sionista, che cosa significa il "sacchettino coi diamanti".

Ebbene sì, noi sionisti – anzi, decidiamoci una buona volta a chiamare le cose col loro nome – noi perfidi giudei dal naso ricurvo e dalle dita adunche, noi perfidi giudei col nostro culto del dio denaro, noi perfidi giudei infami e traditori, lo sappiamo bene, noi, che cosa significa il “sacchettino coi diamanti”. Abbiamo anche conoscenza personale, noi perfidi giudei, di qualcuno che grazie al “sacchettino coi diamanti” è riuscito a scampare alla Shoah. E chi non lo capirebbe, che un ebreo in più scampato alla Shoah è il male assoluto? Chi non lo capirebbe che un ebreo vivo in più sul pianeta è il male assoluto? (Ah, giusto a proposito di Shoah, stavo quasi per dimenticare: affermare che in Cina non vi sia libertà assoluta è esattamente la stesa cosa che negare la Shoah: sappiatelo e regolatevi).

Grazie, caro amico che così inopinatamente hai fatto irruzione nella mia vita per portarvi la luce del sol dell’avvenir, grazie e grazie ancora, la mia riconoscenza ti accompagnerà in eterno. Amen.
E sempre in tema di luce che illumina le tenebre, va assolutamente letta anche la cartolina di oggi.

barbara

AGGIORNAMENTO: Ho mandato il link a questo post alla mia mailing list. Mi è arrivata una risposta che dice quanto segue:

cavolo io sono in Cina e non riesco ad aprire il tuo blog
mandami la pagina come allegato
ciao
Paolo

Naturalmente abbiamo perfettamente capito che il buon Paolo non è altro che una marionetta, chissà se consapevole o inconsapevole, in mano ai servizi segreti delle potenze occidentali, che tenta di depistarci facendoci credere che la Cina sia ancora quella del tempo della rivoluzione culturale. Vergogna Paolo, vergogna e ancora vergogna!


1 novembre 2009

IRAN: RESISTENZA CONTINUA – E REPRESSIONE CONTINUA

Iran, critica Khamenei
Studente scomparso
I blog d'opposizione:
"E' stato arrestato"


Il ragazzo, 20 anni, vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica, ha preso la parola in un'occasione ufficiale e ha attaccato pubblicamente l’establishment

Roma, 31 ottobre 2009 - Scomparso dopo aver osato criticare pubblicamente la Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. Secondo un blog di opposizione è questa la sorta che sarebbe toccata a Mahmud Vahidnia, 20 anni, studente dell'Università di Sharif e vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica.

Diversi siti web iraniani, incluso il sito ufficiale della guida iraniana Ali Khamenei, danno conto di un incontro insolito fra l’ayatollah e lo studente, il quale ha attaccato pubblicamente l’establishment. Secondo il sito web homylafayette.blogspot.com, il giovane è stato arrestato e, da giovedì sera, in custodia dei servizi segreti delle Guardie della Rivoluzione, notizia però non confermata.

I fatti, secondo il sito di Radio freeEurope e vari altri siti, risalgono al 28 ottobre in occasione della Terza conferenza nazionale delle Giovani Elite. Nel suo intervento ai microfoni, compiuto dopo che le autorità universitarie ma prima del discorso di Khamenei, Vahidnia ha parlato per 20 minuti malgrado le proteste di diverse persone nella platea. Ha criticato, si legge, ''le tv e radio di stato, il clima poliziesco che circonda la stampa, l'impossibilità di esprimere critiche alla Guida Suprema e la struttura di potere nel Paese incarnata dal Consiglio dei Guardiani e l'Assemblea degli Esperti'', che imbriglia la democrazia.

Rivoltosi a Khamenei, che presiedeva l'incontro, Vahidnia ha chiesto più tempo per poter finire il suo discorso e la Guida suprema, sempre secondo il blogger, avrebbe detto: ''Vorrei che proseguisse. Il tempo è già esaurito ma lei vada avanti''.

Secondo il sito ufficiale di Khamenei, il leader iraniano ha replicato che le critiche sono le benvenute, e che sa che sono numerose. (qui)



Qui un altro articolo, qui la stessa foto che vedete qui sopra con spiegazioni in farsi per le quali chi ha google chrome può con un clic ottenere un’approssimativa traduzione, qui e qui due video dell’avvenimento, e qui, per chi mastica l’inglese, altri dettagli (grazie a lui per la tempestiva segnalazione). Imbarazzante, nella sua cautela, l’articoletto (e sottolineo etto) del Corriere online, che in poche righe riesce a infilare ben cinque condizionali oltre a una incredibile infilata di “Secondo quanto riporta”, “stando a quanto riferito dal blog”, “secondo informazioni non confermate”, “si legge sul blog” “si legge”, “sempre secondo il blogger”, “Secondo il sito”, “informazione ancora da confermare”. Altrettanto cauta l’Ansa e quasi altrettanto il Riformista, mentre non sono riuscita a trovare traccia della notizia su Repubblica. E di fronte a tanta paura dei mass media di fare ombra ai macellai di Teheran, invito tutti gli amici blogger e tutti coloro che passano di qui a rimediare alle inadempienze di chi sarebbe pagato per fare informazione, provvedendo a diffondere questa notizia.


barbara


28 giugno 2009

LA RABBIA DEL VOLLI

Mio caro piccolo Khamy, guidina mia,
adesso che - se il Profeta vuole - hai finito con quei ragazzacci impertinenti, ti scrivo di nuovo. Ma per favore, non rivelare questa cartolina a tutti come hai fatto con la lettera precedente: è imprudente, non è carino nei miei confronti, mi mette in difficoltà! Anch'io ho i miei teppistelli che protestano, poi ci sono quegli ebrei che ficcano il naso dappertutto e perfino Michelle potrebbe avere qualche obiezione al nostro fidanzamento. Ma siamo impegnati, no? Lo dico sempre: engaged. Un fidanzamento di Stato, solenne, con la banda dei marines e le bandiere: una kitschata pazzesca, ganzissima. Non dirmi di no, guidina, non deludermi. Sai che io ti regalerei volentieri il New Mexico o l'Alabama per convincerti. O Israele, che ti importa di più, credo. Vediamo come fare, quelli sono dei rompiscatole, non mollano, certe volte hanno la faccia tosta di dirmi di no. Loro dire di no a me, come si permettono? Non mi fidanzo mica con quelli lì, certo che no, colonialisti. Adesso intanto incomincio a occuparmi di loro, gli metto a posto io gli insediamenti, poi vediamo.
Ma devo badare anche a Michelle che brontola, non ama questa mia diplomazia ardita, questi rapporti personali fra noi leader. Eppure la politica si fa così, anche Clinton si fidanzava un sacco, no? Ma sai le donne non capiscono la purezza dei nostri sentimenti virili. Ci pensavo proprio ieri, durante la mia principale attività presidenziale, l'aerobica in palestra. One two three four: Noi vogliamo la pace e basta, un grande accordo fra l'Islam e l'America, il califfato universale e l'Onu insieme, no? Five six seven eight: E una bellissima America, grande nazione islamica. One two... Se poi gli ebrei o i ragazzacci si mettono in mezzo, be' qualche calcione se li meritano. Three four... E anche le donne, che stiano al loro posto. Per questo io non ho nessuna obiezione a veli, nikab, burka e tutte quelle cose lì. Five six L'ho detto al Cairo e pensavo proprio a voi, a come fidanzarci meglio. Senza rompiscatole fra i piedi. O almeno ben impacchettate: bisogna che ci sia la libertà anche del velo, no? Seven eight... Così imparano a stare al loro posto, queste femmine intriganti, non pretenderanno mica di prendere il nostro: anch'io ho avuto i miei fastidi con una donna, figurati che c'era quella Hillary che cercava di fregarmi alle elezioni, ma ho vinto io, sono molto più magro di lei e come sfregio me la uso anche come segretaria (di Stato, ma sempre segretaria è).
Bene, per parlare d'attualità, devo dirti che mi sono molto eccitato alle imprese tue e del tuo amichetto Ahmadipazzo: quei vostri motociclisti picchiatori sono così sexy... e bravi, eh, non ne lasciano uno in piedi di quei ragazzacci... facevo il tifo in Tv, sembrava proprio uno dei miei videogames preferiti, La mia attività intellettuale più importante dopo la palestre, bum-bum pam-pam, poi mi hanno detto che non stava bene con la mia immagine presidenziale e che dovevo spegnere e fare la faccia seria. Soprattutto davanti ai giornalisti. Ma voi dovete essere prudenti, mi raccomando, sapete che c'è un sacco di gente che ce l'ha con voi: imperialisti, sionisti, razzisti, occidentalisti, reazionari. Insomma tutti quelli lì.
Ascolta me, Khamy, bisogna essere astuti, non provocarli direttamente, aspettare il momento giusto. Me l'ha detto il Kissinger, che di furbate se ne intende. La corrida nelle piazze è uno sport fantastico, molto meglio del baseball, quasi come lo sparatutto sul Mac, ma quelli lì si arrabbiano, non sono per nulla sportivi. Per questo ho dovuto condannarvi un po', capite? Così per coprirmi le spalle, that's the game, isn't it? Ma io sono dalla tua parte, caro Khamy, adoro la tua barba severa e la tua sapienza, la tua fede mi commuove e mi piace anche il tuo piccolo doberman Ahaminipazzo. Perché siamo tutti per la pace, no? Per l'incontro delle civiltà... insomma siamo fidanzati, ci vogliamo bene. E io voglio bene a tutti. Pensa che è appena uscito un libro intitolato "Vincere con il metodo Obama. Le 100 strategie per piacere a tutti in qualsiasi situazione" di Rupert L. Swan. Te lo regalerò quando ci vediamo. E' proprio così, io voglio piacere a tutti, ho un sacco di strategie, sono molto intelligente e parlo benissimo l'inglese, ma soprattutto tengo a te e al tuo piccolo dobermann dagli occhi neri e dal ghigno così sexy. La prossima volta che passo di là gli porto una bistecca, bella sanguinante. O un po' di uranio arricchito, so che ne va ghiotto. Ciao, piccola grande guida, see you, non dimenticarti nelle preghiere del tuo presidentino atletico che ti vuole bene
Barack Hussein O. (informazione corretta)

Di solito le cartoline di Ugo Volli le linko, ma oggi no. Questa cartolina no. L’indignazione, la rabbia, il dolore che prorompono da ogni riga, da ogni parola, da ogni sillaba, tutto questo non potevo inscatolarlo, ingabbiarlo, stritolarlo in un link. E quindi eccola qui, tutta intera in tutta la sua dolente denuncia. In link vi metto invece un po’ di articoli segnalati oggi da Informazione Corretta.



         

barbara


21 giugno 2009

QUANDO ANCHE I VOLLI NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

"I leader occidentali sono dispiaciuti e disturbati dalle manifestazioni di protesta in Iran, il loro desiderio è essere rassicurati"

di Ugo Volli

Vent'anni dopo il muro di Berlino, si sta sgretolando il muro islamico? O siamo di fronte a una Tien An Men, a una rivolta ungherese, o anche a meno di questo, a un episodio minore? Nessuno può dirlo adesso. Resta il fatto che la testa del serpente islamista è in crisi, che il rifiuto del suo stesso popolo è violento, che insomma qualcosa di importante sta accadendo. Guardando il grande quadro dello scontro di civiltà, si vede che le dinamiche demografiche e sociologiche contro l'Occidente non sono così ineluttabili come qualcuno pensa, che la nostra libertà continua a essere un sogno per molti cittadini dei paesi islamici come lo fu per quelli dei paesi dell'Est. C'è davvero la possibilità di sperare che il mondo cambi per il meglio, che l'attacco islamista sia in difficoltà.
Quel che colpisce è la straordinaria freddezza del mondo occidentale. Non solo degli islamisti e dei comunisti di tutti i tipi, che dopo l'Unione Sovietica rischiano di perdere un paese guida; anche in generale dell'opinione pubblica. Avete visto manifestazioni, a parte quella di Roma organizzata dal "Riformista" e da "Radio Radicale" di dimensioni piuttosto modeste? Avete visto bandiere iraniane dove si usa issare quelle palestinesi? Parlamentari e pacifisti che abbiano comprato un biglietto aereo per Teheran? Studenti che occupano facoltà?
E i leader occidentali? Avete letto come Angela Merkel giudica il discorso del superprete islamico Khatami dell'altro ieri, quelli in cui minacciava il bagno di sangue? "Rather disappointing," piuttosto deludente... piuttosto. E sapete cosa ha detto Gordon Brown, quello che manda i propri ambasciatori a incontrare ufficialmente Hizbollah?
"Noi vogliamo avere buone relazioni con l'Iran nel futuro, "but that depends on Iran being able to show to the world that its elections have been conducted fairly and that there is no unfair suppression of rights and individuals in that country". Capite, non dipende dalla vittoria dei democratici e neanche dal comportamento reale della polizia, ma solo dal "poter dimostrare al mondo" che le elezioni erano regolari e che non c'è soppressione "scorretta" (unfair) dei diritti individuali. C'è una soppressione "fair"? E poi, che significa "dimostrare al mondo"? L'aveva già detto Obama: "recognize that the world is watching," "ricordatevi il mondo vi guarda." Embè? E' una questione di relazioni pubbliche? L'aspetto paradossale di questa situazione è che in genere i giornali lodano le coraggiose prese di posizione, dicono che anche Obama è uscito dal suo silenzio... dopo un voto parlamentare sull'Iran finito 450 a 1. Anche il nostro governo continua colpevolmente a tener fermo l'invito al governo iraniano per il G8 sulla sicurezza a Trieste.
I leader occidentali sono dispiaciuti dalle manifestazioni, dicono molti analisti, perché non possono più "engage", impegnarsi o fidanzarsi con i macellai del regime, secondo la loro "strategia", e dunque vedono tutta questa storia come un disturbo. Non sono solo egoisti e pavidi, conservatori senza speranza. Sono anche ciechi. Speriamo che la storia sappia fare anche senza di loro. (Informazione Corretta)

Perché quando è troppo è troppo, e anche un sublime maestro dell’ironia come Ugo Volli alla fine non può fare altro che lasciar sgorgare, libera, la propria indignazione, la propria rabbia, il proprio sconforto.


fair suppression 1


fair suppression 2


fair suppression 3

barbara


23 febbraio 2009

L’ULTIMO POST DI ZENGJINYAN

Zengjinyang è la blogger cinese che durante le olimpiadi di Pechino era stata fatta sparire insieme alla figlia di pochi mesi, mentre suo marito, blogger anche lui, era ed è tuttora in prigione a causa delle richieste di libertà e democrazia fatte nel suo blog. Finite le olimpiadi a Zengjiyan è stato consentito di tornare a casa. Ogni tanto faccio un salto da lei, per vedere se è ancora lì, se è ancora viva, se è ancora libera. Quello che segue è il suo post di oggi, nell’abominevole ma comunque comprensibile traduzione di google translate. Ve la metto qui così com’è, senza correzioni, tanto per darvi un’idea di come se la sta passando.

I ottimisticamente pensare, Hillary è andata, non posso essere libero di uscire di casa aveva. Al di questa mattina e ha trovato che posso uscire di casa, ma non può uscire da una gabbia in movimento. FB8233 moderne vetture bianco e nero a Pechino Pechino MI3591 moderne autovetture e gli uomini in nero: Perché stretto monitoraggio di me? Guarda me. Non capisco, a partire dal 2006 ad oggi, mi è stato detto fuori traccia e monitorare lo stress, non vorrei cedere, basta permettetemi ancora più rabbia e disgusto?
In molti casi, sono la mia debolezza e paura, soprattutto quando il mio bambino
??o assistere a piangere per le chiamate "Ah - Ma - Ah - Ma -" Quando è il mio????perdita esitazione, mi chiedo se l'anticipo e ritiro. Tuttavia, i miei diritti civili e le violazioni dei diritti umani di sicurezza dello Stato di polizia hanno più tempo, la mia libertà è limitata più tempo, la mia rabbia su l'accumulo di un po' di più. Questa rabbia è ingiusto crociata contro l'ingiustizia e disprezzo, come una valanga valanga, annegati le mie paure, mi permetta di parlare la mia mente mente, mi permetta di lottare per resistere.
Ma più mi ha lottato per il mio corpo di sorveglianza illegale, più restrizioni ancora più forte irragionevolezza. Sono triste di vedere che io e pochi anni fa, Hu Jia, come nel passo per passo verso la prigione. Tuttavia a causa della repressione, arresti illegali, pestaggi, le sparizioni, Hu Jia è ancora disposta a rinunciare a dire la verità, si rifiuta di rinunciare al loro diritto alla libertà di espressione, ma la rabbia di fare un sacco di casi, forte critica. Adesso, nonostante le forti pressioni, anche se spesso deboli e la paura, può essere più arrabbiato o dire quelli che controllano
????, illegali le restrizioni sulla mia libertà, la violazione dei miei diritti civili. Consapevole del fatto che di tanto in tanto, mi hanno davvero un giorno per essere bloccato in carcere, il mio bambino come fare????a??
cuori (qui)

E nel frattempo la brava Hillary, così come a suo tempo la nostra Bonino, si dedica all’hobby di leccare il culo ai macellai.



barbara


15 dicembre 2008

E L’IRAN COLPISCE ANCORA

Dal Corriere dell’Alto Adige di giovedì 11 dicembre.


BOLZANO — Nasrin Sotoudeh Langroudi, avvocatessa ed attivi­sta per i diritti delle donne irania­ne per la difesa dei bambini mal­trattati e per i minorenni condan­nati a morte, è stata bloccata dai servizi di sicurezza all'aeroporto di Teheran. Le forze dell'ordine iraniane, infatti, le hanno ritirato il passaporto proprio mentre era in procinto di partire per l'Italia: Sotoudeh, oltre a dover partecipa­re ad un convegno organizzato a Roma dalla Casa internazionale delle donne, avrebbe dovuto rice­vere il premio Human rights international (Hri) dall'omonima orga­nizzazione di volontariato con se­de a Bolzano. Il riconoscimento sa­rebbe stato consegnato all'attivi­sta nel corso di una manifestazio­ne appositamente predisposta per venerdì sera dalla Hri in collabora­zione con l'associazione Museo della donna, presso l'Hotel Steigenberger, sito in piazza delle Terme a Merano.
«Stamattina avevo già passato il controllo passaporti, quando ho sentito chiamare il mio nome dagli altoparlanti — ha raccontato Nasrin Sotoudeh —. Allora sono tornata indietro. Un giovane agen­te mi ha detto di consegnare il pas­saporto. Quando gli ho chiesto di mostrarmi il tesserino di riconoscimento, ha mostrato la ricetrasmittente, dicendomi che come riconoscimento era sufficiente quel­la. Poi un altro suo collega si è identificato, mi ha preso il passa­porto e mi ha dato una ricevuta».
Nonostante l'assenza ormai scontata della Sotoudeh (salvo colpi di scena dell'ultima ora), la conferenza si terrà lo stesso, vi­sto che, sia il marito che la figlia di nove anni dell'av­vocatessa iraniana sono riusciti a partire per l'Italia e saranno a Merano per ritirare il premio: «Il premio sarà preso in con­segna dal marito», conferma Adolf Pfitscher, fondatore dell'Hri, che aggiunge: «Il fatto che la premiata non abbia potuto lascia­re il paese conferma l'importanza del suo impegno».
La secondogenita della coppia, nata da poco, è invece rimasta in Iran con la madre.
Gunther Januth, sindaco di Me­rano, appresa la notizia, ha avuto parole, di sostegno per la Sotoudeh: «È incredibile, un fatto vera­mente increscioso. Vorrei espri­mere la mia solidarietà a Nasrin Sotoudeh».
Astrid Schönweger, coordinatrice dell'associazione Museo del­la donna, alla luce di quanto acca­duto, ha voluto sottolineare quan­to sia stata a maggior ragione op­portuna la scelta di premiare l'avvocatessa quarantacinquenne: «Siamo contentissimi che il marito e la figlia di Nasrin Sotoudeh potranno essere a Merano per rice­vere questo premio — ha detto Schoenweger —. Quello che le è accaduto in Iran è la dimostrazio­ne che merita un riconoscimento per la sua lotta a favore dei diritti dei bambini maltrattati, delle don­ne e dei minori condannati a mor­te».
La posizione della coordinatrice del Museo della donna è apertamente critica nei confronti della presa di posizione delle autorità iraniane che non hanno concesso l'espatrio all'attivista: «Il ritiro del passaporto alla Sotoudeh è un chiaro disconoscimento da parte delle istituzioni iraniane dell'operato di questa donna coraggiosa —ha affermato Schoenweger —, un motivo in più per ritenerla la persona giusta a cui dare il pre­mio Human rights international». Astrid Schönweger non ha na­scosto tristezza e preoccupazione per quanto è occorso all'attivista iraniana: «Speriamo di poterla aiu­tare a portare avanti la sua lotta per la difesa dei diritti umani di donne e bambini. Per fortuna non è stata imprigionata e speriamo che alla vicenda non si aggiungano ulteriori risvolti negativi. Se la decisione di ritirare il passaporto alla Sotoudeh mi offende come donna? Sì, molto. La sua presenza qui avrebbe rappresentato una vittoria e un piccolo passo verso la democrazia».
La coordinatrice del Museo del­la donna di Merano, nonostante le avversità, parla con entusiasmo della manifestazione che si terrà questo venerdì alle 20.00 nella cit­tà sul Passirio: «La Sotoudeh, pre­vedendo l'impossibilità di rag­giungere l'Italia, ci ha affidato un videomessaggio che sarà reso pubblico nel corso della cerimo­nia di premiazione alla quale par­teciperà anche la traduttrice di Shirin Abadi, premio Nobel per la pace nel 2003: anche lei, infatti, ci ha inviato una registrazione che proietteremo venerdì sera».
Rocco Leo

I “colpi di scena dell’ultima ora”, naturalmente, non ci sono stati: Nasrin Sotoudeh è rimasta bloccata in Iran e il premio lo ha dovuto ritirare il marito. Poiché, a quanto mi risulta, nessuna notizia riguardo a questo ennesimo sopruso da parte delle autorità iraniane è stata data dai media nazionali, provvedo io, e spero che qualcun altro vorrà raccogliere la notizia e diffonderla a propria volta.






barbara


17 novembre 2008

PANCHEN LAMA OSTAGGIO DI PECHINO

                                                             

L
a pubblicazione di quest'opera molto documentata viene op­portunamente a ricordare, a quanti l'avessero già dimenticata, la sorte iniqua toccata a un bambino di soli otto anni.
Infatti, al di là del suo interesse storico, questo libro, che nar­ra l'evoluzione dei due più importanti lignaggi di maestri spiri­tuali del Tibet, quello dei Dalai Lama e quello dei Panchen La­ma, vuole giustamente stigmatizzare l'intollerabile situazione in cui versa un fanciullo, attualmente tenuto prigioniero per moti­vi politici il cui fine è l'annientamento della civiltà e della cul­tura tibetane.
La vicenda di questo bambino rivela un gran numero di pa­radossi.
Innanzi tutto si scopre che uno Stato ateo, la Cina comuni­sta, si proclama unico competente nella scelta e nella nomina dei «Buddha viventi». Sia chiaro, non si tratta di una brusca con­versione dei signori di Pechino ai valori dello spirito. L'intento è al contrario quello di sradicare dal Tibet il buddhismo, consi­derato inscindibile dal «separatismo», o almeno di controllar­lo. Per questo motivo, Pechino, con una terminologia da Rivo­luzione Culturale, proclama di voler «schiacciare la testa del ser­pente», vale a dire quella del supremo capo spirituale e tempo­rale tibetano, il Dalai Lama.
Riassumiamo i fatti così come sono elencati in quest'opera, che punto per punto smentisce la versione cinese opponendovi la verità dei tibetani.
Nel 1989, il decimo Panchen Lama, seconda autorità del buddhismo tibetano, muore. Immediatamente inizia la ricerca del suo successore (il bambino in cui si sarebbe reincarnato secondo la credenza propria del buddhismo)... con la «benedizio­ne» di Pechino. La posta è alta: è in gioco l'avvenire stesso del Tibet, perché il Panchen Lama dovrà a sua volta designare e poi educare il successore dell'attuale Dalai Lama.
Il 14 maggio 1995, quest'ultimo, conformemente ai suoi do­veri e seguendo rituali plurisecolari, riconosce come undicesi­mo Panchen Lama un ragazzino di sei anni originario di una povera famiglia nomade, Gedhun Choekyi Nyima. La Cina, non potendo accettare l'intervento di una persona cui nega ormai ogni competenza spirituale, rapisce il bambino con i suoi famigliari e, dopo una finta estrazione a sorte in un'urna d'oro, insedia in sua vece un altro bambino della stessa età e dello stesso villag­gio. Da quel giorno nessuno ha più visto né sentito il piccolo Gedhun.
Parallelamente, una dura campagna di persecuzione religio­sa (ipocritamente chiamata «rieducazione») si abbatte ancora una volta sul Tibet e sui monasteri. Le foto del Dalai Lama vengo­no proibite, e i monaci sono obbligati ad accettare come Panchen Lama il bambino scelto da Pechino e a rinnegare definitivamente l'autorità spirituale del Dalai Lama. Arresti, chiusure di mona­steri, morti, fughe, esili... Le conseguenze, purtroppo, sono no­te. Sono le stesse da molto tempo.
Secondo paradosso, il silenzio dell'Occidente. Il paese più po­poloso della Terra, membro permanente del Consiglio di sicu­rezza delle Nazioni Unite, firmatario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della Convenzione internaziona­le dei diritti del fanciullo, fa sparire sotto gli occhi del mondo un piccolo di sei anni senza che alcuna protesta ufficiale si levi. Ci rifiutiamo di credere che la paura della Cina o gli interessi commerciali si siano interamente sostituiti ai più elementari doveri umani, alle più semplici virtù e al rispetto che si deve al­la persona umana. Sarà allora che questa vicenda è troppo com­plessa, troppo estranea alla nostra sensibilità?
Se anche così fosse, oltre al fatto che ogni cultura e ogni au­tentica spiritualità sono degne di rispetto, oltre al fatto che me­ritano tanto più la nostra attenzione in quanto vittime di un ter­ribile genocidio, un aspetto fondamentale dovrebbe imporsi su tutti gli altri. Protagonista di questa storia è un bambino la cui sola colpa è essere nato; un bambino che ha già vissuto più di due anni della sua breve esistenza sequestrato dai cinesi; un bam­bino privato della sua infanzia che, a causa di una pretesa ra­gion di Stato, è diventato «il più giovane prigioniero politico del mondo». Questa sola definizione dovrebbe essere sufficien­te a suscitare l'indignazione generale.
Tanto più che questo bambino, il cui silenzio ci soffoca, ha qualcosa di importantissimo da dirci.
Ci dice che attraverso lui è possibile leggere la storia di tutti i bambini oppressi della Terra.
Come pretendere, infatti, di far rispettare il diritto interna­zionale, come sperare di far progredire i valori fondamentali del­la morale riguardo a questi milioni di bambini che, ovunque, so­no sfruttati, percossi, violentati, uccisi, se non si è capaci di occuparsi subito del più conosciuto tra loro, vittima di un evi­dente e grossolano terrorismo di Stato? Questo non è solo un dramma individuale, è un caso esemplare, una questione di cre­dibilità in cui viene sollecitata la nostra responsabilità di «te­stimoni». (dalla prefazione)

Undici anni sono passati da quando è stato scritto questo libro e tredici da quando il piccolo Panchen Lama è stato rapito; fra cinque mesi Gedhun compirà vent’anni, e nessuno ancora sa dove sia.
Assolutamente da leggere questa mirabile ricostruzione della storia del Tibet e della tragedia che lo attanaglia – anche perché almeno tre quarti delle informazioni che vi si trovano sono del tutto sconosciute anche ai più informati tra di noi.

Gilles van Gradsdorff – Edgar Tag, Panchen Lama ostaggio di Pechino, Sperling & Kupfer



barbara


8 agosto 2008

SPORT E POLITICA

Dice, non bisogna politicizzare le olimpiadi. E dice anche, non bisogna mischiare sport e politica. Chissà se si sono mai accorte le anime belle – ossia quelle che non dico al di là del proprio naso, ma neanche il proprio naso allo specchio sono capaci di vedere – che la richiesta della Cina di ospitare le Olimpiadi è stata dettata UNICAMENTE da ragioni politiche. Chissà se si sono mai accorte che la scelta del CIO di accogliere la richiesta è stata dettata UNICAMENTE da considerazioni politiche. Chissà se si sono accorti che tutto ciò che sta avvenendo in Cina, da mesi e mesi a questa parte, intorno alle Olimpiadi, è UNICAMENTE politico. Chissà se si sono accorti che tutto ciò che andranno a fare lì gli atleti di tutto il mondo è UNICAMENTE in funzione politica. È il sogno di una vita, dicono gli atleti. E io mi chiedo: si ha davvero il diritto di sognare sulla pelle di milioni di innocenti? E mi chiedo: ha davvero il diritto di chiamarsi col nome di sogno una cosa intrisa di sangue, del sangue di milioni di innocenti?
E adesso vai a leggere qui e qui – e non azzardarti a tirare fuori scuse tipo che non hai tempo o altre puttanate simili.







Oppositori sopravvissuti ai lager cinesi




Repressione in Tibet


Bambini in fabbrica 15 ore al giorno


Esecuzioni di massa

barbara


30 maggio 2008

COMUNICATO CONGIUNTO DI TRE ASSOCIAZIONI IRANIANE

Sì, lo so che questo articolo preso dal sito delle donne iraniane lo avete sicuramente già letto su tutti i giornali, ma siccome sono prolissa e ridondante, ripetitiva e dilagante, ve lo metto anch’io.

29 mag 2008

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI TRE ASSOCIAZIONI IRANIANE SUL PROSSIMO VIAGGIO DEL PASSDAR AHMADINEJAD A ROMA

Associazione Donne Democratiche, Associazione rifugiati politici, insieme all’Associazione Giovani iraniani desiderano esprimere la loro gratitudine e ringraziamento a tutti coloro che in previsione del viaggio del Passdar terrorista e “uomo di mille colpi di grazia” in Italia si sono mobilitati e hanno espresso la loro insoddisfazione per il suo ingresso in Italia.
In particolar modo vogliamo ringraziare il governo del presidente Silvio Berlusconi che attraverso il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini ha espresso chiaramente che la visita di Ahmadinejad non è assolutamente gradita e che non verrà ricevuto dai rappresentanti del governo italiano.
Il popolo iraniano è molto grato al governo italiano e a tutti coloro che rappresentano in questo delicato momento la loro rabbia e la loro grida di disperazione contro un regime tirannico e terroristico quale quello rappresentato del presidente Passdar Ahmadinejad.
Chiediamo alle forze politiche e umanitarie di unire al grido di aiuto lanciato dal popolo iraniano, dai coraggiosi studenti che costantemente sono in scioperi di protesta, dai lavoratori, dagli insegnanti e dalle coraggiose donne che lottano quotidianamente contro il regime tirannico dei mullah gridando "morte al dittatore" chiedendo la libertà e la democrazia.
Ahmadinejad rappresenta un regime fondamentalista e terroristica che lancia costantemente messaggi di eliminazione e di morte contro gli israeliani, i palestinesi, gli americani e gli occidentali.

Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Giovani iraniani in Italia
Associazione Rifugiati Politici Iraniani In Italia Roma
29 maggio 2008


Ma naturalmente qualcuno non mancherà di ricordarci che Ahmadinejad è il presidente democraticamente eletto di tutti gli iraniani, che impiccare bambine stuprate e omosessuali fa parte della loro cultura, che se non hanno la democrazia sarà sicuramente perché il popolo non la vuole …

barbara


16 dicembre 2007

BRUTTA ZOCCOLA!



Ma l’avete vista, l’avete vista quanti capelli ha lasciato fuori dal foulard sta brutta mignottona che non è altro? Meno male che adesso ci penseranno loro a darle una bella scarica di frustate, così impara!
(Foto ripresa dall’archivio fotografico del sito delle donne iraniane, relativa alla lotta contro l’abbigliamento indecente)

barbara


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1 ottobre 2007

OLTRE

Oltre la logica. Oltre la razionalità. Oltre la capacità di comprendere. Oltre. Un fotografo. Non uno con un fucile, che ti può sparare. Non uno con un coltello, con un bastone con un sasso, no. Un fotografo. Uno che se gli togli la macchina fotografica non fa più un cazzo. Potresti togliergli la macchina fotografica. E invece no: ti fermi, prendi con calma la mira, lo uccidi. E poi riprendi la strada.

Nel frattempo, come volevasi dimostrare, hanno blindato il Paese: niente giornalisti stranieri, niente internet, niente testimoni. E di quello che sta succedendo nessuno sa più niente. Chi parla di centinaia di morti, chi di migliaia. Come l’altra volta. Come sempre. I monaci sono eroi, ma hanno perso.

E lo so che non serve a niente e a nessuno, ma credo che dovremmo almeno – microscopico atto di resistenza che non ci costa assolutamente niente – chiamare quel paese con il suo nome, Birmania, e la sua capitale con il suo nome, Rangoon, e non con quelli che hanno dato loro i macellai al potere.

barbara


27 settembre 2007

MEMENTO



Una scena del “Dottor Divago” (nel film: caso più unico che raro di film che è più bello del libro): dopo la manifestazione pacifica repressa nel sangue lui, all’alba, si presenta a casa di lei e le dà una pistola, chiedendole di nasconderla; lei spaventata, gli dice: “No, buttala via!” Lui, tremante di odio, di rabbia, di dolore per gli innocenti massacrati, con gli occhi fissi e la voce dura risponde: “No, mi servirà: non ci saranno più manifestazioni pacifiche”.
Fanculo alle manifestazioni pacifiche. Fanculo ai pacifisti. Fanculo alle anime belle di tutto il mondo. Hitler non è stato abbattuto con le manifestazioni pacifiche. Pol Pot non è stato abbattuto con le manifestazioni pacifiche. E non mi si venga a dire “E Gandhi allora?”: Gandhi aveva a che fare con una democrazia. Imperialista, colonialista, e metteteci pure tutti gli ismi che volete, ma pur sempre democrazia. Se di fronte a Gandhi al posto del re d’Inghilterra ci fosse stato Hitler, la sua protesta non violenta sarebbe durata esattamente cinque secondi: il tempo di prendere la mira per piantargli una pallottola in fronte.
Sto piangendo. Sapendo perfettamente che tutte insieme le mie lacrime non basteranno a lenire la più piccola delle ferite inferte oggi, ma come impedirmelo?

E ascoltate anche questo.

barbara


26 settembre 2007

Birmania, i militari aprono il fuoco contro i monaci: vittime e feriti



Militari in assetto antisommossa hanno caricato i manifestanti nei pressi della pagoda di Shwegadon. Incerto il bilancio, forse 6 morti

YANGON - Continua a crescere la tensione in Birmania e secondo le ultime notizie l'attesa repressione di soldati e polizia ha fatto le prime vittime. Almeno cinque persone, tra cui un monaco, sono rimaste uccise nelle cariche della polizia contro i manifestanti a Yangon. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nei pressi della pagoda di Sule, uno dei centri nevralgici delle proteste di questi giorni, il luogo di culto da cui era partita anche la "rivolta degli studenti" nel 1988. Ci sono anche 150 manifestanti feriti.
Secondo la radio Voce democratica di Birmania, con sede a Oslo, tre persone sono state uccise dai colpi d'arma da fuoco sparati dai militari di fronte alla pagoda di Shwedagon, la più importante della capitale, diventata il fulcro della proteste, mentre altre due sono morte dinanzi a quella di Sule. I feriti delle cariche delle forze di sicurezza sarebbero circa 150. Tra le vittime ci sarebbe un monaco novantenne. Ma altre fonti riferiscono che il bilancio delle vittime degli scontri è di sei-otto morti.

CARICHE E SPARI - Yangon, la polizia ha caricato con i manganelli circa 700 manifestanti, tra i quali molti monaci, che si preparavano a dar vita a
nuove marce di protesta contro la giunta militare che da quarant'anni governa Myanmar con il pugno di ferro. Negli scontri, secondo testimoni locali, sono stati picchiati dieci monaci dinanzi alla pagoda Shwedagon, uno dei centri nevralgici delle proteste dei giorni scorsi. Circa 80 persone sono state arrestate. Dopo la prima notte di coprifuoco, stamane a Yangon centinaia di militari e poliziotti in assetto antisommossa hanno preso posizione attorno ad almeno sei grandi monasteri che, nei giorni scorsi, erano stati il motore della rivolta. E centinaia di soldati si sono schierati in un parco vicino la Pagoda Sule, il centro nevralgico da cui nei giorni erano partite le marce dei monaci contro i generali. Poliziotti e soldati hanno poi sparato colpi in aria a Yangon per disperdere migliaia di persone radunate nel centro della città al passaggio di un corteo di un migliaio di monaci buddisti.

GLI ARRESTI - Intanto sono cominciati gli arresti «eccellenti»: fermati un noto attivista per i diritti civili, Wing Nain, e il più celebre attore locale, Zaganar, che aveva appoggiato pubblicamente la protesta. Secondo un diplomatico occidentale, il settantenne uomo politico arrestato è stato portato via dalla sua abitazione in piena notte (intorno alle 02:30 ora locale). L'attore arrestato nei giorni scorsi aveva preso esplicita posizione a sostegno della protesta, recandosi in una pagoda ad offrire acqua e cibo ai monaci.

A MANDALAY FERMATO IL CORTEO - Decine di soldati e di agenti di polizia antisommossa hanno impedito a 300 monaci e 30 monache buddisti di entrare nella Pagoda Mahamuni Paya di Mandalay, la seconda città di Myanmar (ex Birmania). Dopo un acceso confronto, i religiosi hanno deciso di marciare verso il centro della città dove sono dispiegate altre forze di sicurezza. I militari hanno creato una barricata e hanno chiuso con il filo spinato l’uscita della Pagoda, da cui nei giorni scorsi è partita la protesta dei monaci buddisti. Cinque autocarri militari sono stati visti all’interno del monastero, mentre altri soldati sono stati dispiegati lungo la strada nella città dei templi e dei palazzi. "Abbiamo paura, i soldati sono pronti a sparare sui civili in ogni momento", ha detto un uomo vicino alla pagoda. Sim

COPRIFUOCO - Il coprifuoco imposto dalla giunta militare è effettivo dalla 21:00 alle 05:00 ora locale e rimarrà in vigore per 60 giorni nelle città più importanti. La misura trasferisce all'esercito il controllo diretto della sicurezza in tutto il Paese e proibisce gli assembramenti e le riunioni di più di cinque persone.
26 settembre 2007 (Corriere on-line)



barbara

AGGIORNAMENTO: Le forze di sicurezza birmane hanno poi lanciato un ultimatum ai manifestanti intimando loro di disperdersi nel più breve tempo possibile con la minaccia di «un'azione estrema». […]
«I membri del Consiglio hanno espresso la loro preoccupazione riguardo alla situazione e hanno invitato alla moderazione, in particolare da parte del governo birmano» […]
Le forze di sicurezza birmane hanno arrestato stanotte il portavoce della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi. (Corriere on-line)




AGGIORNAMENTO 2: monaci arrestati: 800. Uccisi due giornalisti, uno dei quali giapponese.



Retate negli alberghi alla caccia di giornalisti stranieri: evidentemente si vuole evitare che quanto sta per accadere venga documentato.



AGGIORNAMENTO 3: andare qui.

AGGIORNAMENTO 4: "In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!" (a sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa).

AGGIORNAMENTO 5: ecco:


Giace a terra Kenji Nagai, il fotoreporter giapponese della Afp, colpito a morte dalla polizia birmana. Prima di spirare ha ancora la forza di fare l'ultimo scatto . Nagai, 52 anni, è stato colpito da spari nei pressi della pagoda di Sule, dove manifestavano oltre diecimila persone. A documentare il momento drammatico della sua morte è un collega della Reuters (Reuters)

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





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