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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 agosto 2011

E SIAMO A CINQUE

È stato un viaggio faidate noalpitour (in parte insieme a lei, che a differenza di me non è esibizionista narcisista megalomane e non ci tiene minimamente a comparire, come potete constatare



e senza la quale in più di una circostanza mi sarei davvero trovata in difficoltà). Il fatto di non avere un programma prestabilito, o di averlo e poterlo cambiare in qualunque momento, pur con tutte le difficoltà del caso (camminare per tre ore sotto il sole che picchia da queste parti qui



per esempio, tirandosi dietro tutti i bagagli, alla – all’inizio fiduciosa, poi disperata, infine disperatissima - ricerca di un alloggio, non è esattamente uno scherzo) ci ha permesso sia di fare e vedere cose che nessun viaggio organizzato potrà mai offrire, sia di prendere decisioni in tre secondi che all’inizio potevano sembrare avventate e che poi, invece, alla luce di quanto successo in questi giorni, si sono rivelate le uniche compatibili con la felice prosecuzione del viaggio stesso (ve ne beccherete la spietata narrazione dall’inizio alla fine, non fatevi illusioni). Per ora (sono rimasta in piedi 45 ore filate, ed essendo una vecchia signora non sono bastate le quattro ore di sonno di stanotte per recuperare del tutto, quindi per oggi non mi dilungo) mi limito a rendervi partecipi della constatazione che mentre in Inghilterra (e in tanti altri posti) si protesta così



o così



in Israele si protesta così


Tel Aviv


Gerusalemme

barbara


8 agosto 2011

NON I SUOI PECCATI CONDUCONO L’UOMO ALLA PERDIZIONE

ma le giustificazioni che se ne dà.
Sono convinta che questo vecchio detto sia pienamente valido, anche al di fuori dell’ambito religioso. Mi è tornato alla mente leggendo nell’ultimo numero di Shalom l’articolo che segue, in cui inserirò alcuni commenti.


A quattro mesi dalla caduta del Presidente egiziano, Hosni Mubarak, è arrivata la conferma che manifestanti arrestate durante le proteste sono state costrette a fare il test di verginità. L’agghiacciante accusa, lanciata alla fine di marzo da Amnesty International, era stata inizialmente respinta dalle autorità militari. Ora invece un generale, in condizione di anonimato, l’ha confermata all’emittente americana Cnn, che ha così motivato l’incredibile test. “Ci siamo voluti difendere da possibili successive accuse a posteriori di violenza da parte delle manifestanti fermate”.
A dire la verità, soprattutto alla luce di quanto segue, non è che sia molto chiaro in che modo il test difenda da “possibili accuse a posteriori di violenza”.
Per il generale si trattava “non di donne come mia figlia o la vostra”,
ah già, certo, le donne tutte puttane tranne la mamma la moglie la sorella la figlia. Non solo proprie ma, per gentile concessione, anche dell’interlocutore.
ma che hanno protestato “accampate in tende a Piazza Tahrir insieme a manifestanti uomini”.
Cioè, se ho capito bene, questo signore sta dicendo che gli uomini egiziani sono delle tali bestie che è escluso che una donna che si trovi nelle loro vicinanze ne possa uscire incolume (effettivamente, se pensiamo a Lara Logan, clic e clic ...)
 “Non volevamo – ha sottolineato l’alto ufficiale – che sostenessero di essere state aggredite sessualmente o violentate da noi, così volevamo provare che non erano già più vergini”
quindi se una donna non è vergine, magari non perché di vivaci costumi sessuali ma semplicemente perché è sposata e suo marito non è impotente, o perché era già stata violentata in precedenza, chiunque può farle quello che vuole e godere di assoluta impunità. Interessante concetto.
e ha concluso: “nessuna di loro lo era”.
Ci credete che me l’ero immaginata?
Secondo le testimonianze raccolte dall’organizzazione internazionale, il 9 marzo scorso 18 donne erano state fermate dalle forze di sicurezza egiziane e trasferite nel carcere militare di El Heikstep, a nordest della capitale. Le attiviste erano state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un ‘test di verginità’,
ecco, questa è la parola che aspettavo: “infine”. Prima hanno fatto loro tutto ciò che hanno voluto, poi, infine, le hanno sottoposte al test di verginità, ed è casualmente risultato che il 100% delle donne testate non erano vergini.
sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione.
E la dannazione del signore generale, a questo punto, è completa e irredimibile.

Comunque, per noi che siamo lontani, niente paura: se non provvediamo noi ad andare da Maometto, provvederà Maometto a venire da noi.

barbara


23 dicembre 2010

STUDENTI

Sul Corriere di oggi ci sono le foto degli studenti ricevuti dal presidente Napolitano, corredate di nome, età e facoltà frequentata. E l’età indicata dice chiaramente che su undici, dieci sono fuori corso. Questo può spiegare parecchie cose.



(E non mi si venga a raccontare la storiella che gli spaccatutto erano altri: chi sa che ci sarà gente che spaccherà tutto e ci va lo stesso, o è un coglione o è un complice, tertium non datur). (Poi volendo si potrebbe aggiungere che è da un po’ più di quarant’anni che gli studenti in autunno protestano. Tutti gli anni. Qualunque sia il governo. Chiunque sia il ministro della Pubblica Istruzione. Ci siano o non ci siano riforme in atto o in programma. A prescindere. Arriva l’autunno e si protesta.)

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 23/12/2010 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


28 giugno 2009

LA RABBIA DEL VOLLI

Mio caro piccolo Khamy, guidina mia,
adesso che - se il Profeta vuole - hai finito con quei ragazzacci impertinenti, ti scrivo di nuovo. Ma per favore, non rivelare questa cartolina a tutti come hai fatto con la lettera precedente: è imprudente, non è carino nei miei confronti, mi mette in difficoltà! Anch'io ho i miei teppistelli che protestano, poi ci sono quegli ebrei che ficcano il naso dappertutto e perfino Michelle potrebbe avere qualche obiezione al nostro fidanzamento. Ma siamo impegnati, no? Lo dico sempre: engaged. Un fidanzamento di Stato, solenne, con la banda dei marines e le bandiere: una kitschata pazzesca, ganzissima. Non dirmi di no, guidina, non deludermi. Sai che io ti regalerei volentieri il New Mexico o l'Alabama per convincerti. O Israele, che ti importa di più, credo. Vediamo come fare, quelli sono dei rompiscatole, non mollano, certe volte hanno la faccia tosta di dirmi di no. Loro dire di no a me, come si permettono? Non mi fidanzo mica con quelli lì, certo che no, colonialisti. Adesso intanto incomincio a occuparmi di loro, gli metto a posto io gli insediamenti, poi vediamo.
Ma devo badare anche a Michelle che brontola, non ama questa mia diplomazia ardita, questi rapporti personali fra noi leader. Eppure la politica si fa così, anche Clinton si fidanzava un sacco, no? Ma sai le donne non capiscono la purezza dei nostri sentimenti virili. Ci pensavo proprio ieri, durante la mia principale attività presidenziale, l'aerobica in palestra. One two three four: Noi vogliamo la pace e basta, un grande accordo fra l'Islam e l'America, il califfato universale e l'Onu insieme, no? Five six seven eight: E una bellissima America, grande nazione islamica. One two... Se poi gli ebrei o i ragazzacci si mettono in mezzo, be' qualche calcione se li meritano. Three four... E anche le donne, che stiano al loro posto. Per questo io non ho nessuna obiezione a veli, nikab, burka e tutte quelle cose lì. Five six L'ho detto al Cairo e pensavo proprio a voi, a come fidanzarci meglio. Senza rompiscatole fra i piedi. O almeno ben impacchettate: bisogna che ci sia la libertà anche del velo, no? Seven eight... Così imparano a stare al loro posto, queste femmine intriganti, non pretenderanno mica di prendere il nostro: anch'io ho avuto i miei fastidi con una donna, figurati che c'era quella Hillary che cercava di fregarmi alle elezioni, ma ho vinto io, sono molto più magro di lei e come sfregio me la uso anche come segretaria (di Stato, ma sempre segretaria è).
Bene, per parlare d'attualità, devo dirti che mi sono molto eccitato alle imprese tue e del tuo amichetto Ahmadipazzo: quei vostri motociclisti picchiatori sono così sexy... e bravi, eh, non ne lasciano uno in piedi di quei ragazzacci... facevo il tifo in Tv, sembrava proprio uno dei miei videogames preferiti, La mia attività intellettuale più importante dopo la palestre, bum-bum pam-pam, poi mi hanno detto che non stava bene con la mia immagine presidenziale e che dovevo spegnere e fare la faccia seria. Soprattutto davanti ai giornalisti. Ma voi dovete essere prudenti, mi raccomando, sapete che c'è un sacco di gente che ce l'ha con voi: imperialisti, sionisti, razzisti, occidentalisti, reazionari. Insomma tutti quelli lì.
Ascolta me, Khamy, bisogna essere astuti, non provocarli direttamente, aspettare il momento giusto. Me l'ha detto il Kissinger, che di furbate se ne intende. La corrida nelle piazze è uno sport fantastico, molto meglio del baseball, quasi come lo sparatutto sul Mac, ma quelli lì si arrabbiano, non sono per nulla sportivi. Per questo ho dovuto condannarvi un po', capite? Così per coprirmi le spalle, that's the game, isn't it? Ma io sono dalla tua parte, caro Khamy, adoro la tua barba severa e la tua sapienza, la tua fede mi commuove e mi piace anche il tuo piccolo doberman Ahaminipazzo. Perché siamo tutti per la pace, no? Per l'incontro delle civiltà... insomma siamo fidanzati, ci vogliamo bene. E io voglio bene a tutti. Pensa che è appena uscito un libro intitolato "Vincere con il metodo Obama. Le 100 strategie per piacere a tutti in qualsiasi situazione" di Rupert L. Swan. Te lo regalerò quando ci vediamo. E' proprio così, io voglio piacere a tutti, ho un sacco di strategie, sono molto intelligente e parlo benissimo l'inglese, ma soprattutto tengo a te e al tuo piccolo dobermann dagli occhi neri e dal ghigno così sexy. La prossima volta che passo di là gli porto una bistecca, bella sanguinante. O un po' di uranio arricchito, so che ne va ghiotto. Ciao, piccola grande guida, see you, non dimenticarti nelle preghiere del tuo presidentino atletico che ti vuole bene
Barack Hussein O. (informazione corretta)

Di solito le cartoline di Ugo Volli le linko, ma oggi no. Questa cartolina no. L’indignazione, la rabbia, il dolore che prorompono da ogni riga, da ogni parola, da ogni sillaba, tutto questo non potevo inscatolarlo, ingabbiarlo, stritolarlo in un link. E quindi eccola qui, tutta intera in tutta la sua dolente denuncia. In link vi metto invece un po’ di articoli segnalati oggi da Informazione Corretta.



         

barbara


20 febbraio 2009

VERAMENTE DA NON CREDERE

Arrivano qui clandestini; noi, invece di prenderli a schioppettate come fanno gli spagnoli che poi vengono a fare le pulci a noi, o comunque buttarli fuori come fanno tutti gli altri Paesi, gli diamo da mangiare e da dormire. E quelli cosa fanno? Appena messo piede sulla terraferma inscenano proteste contro il governo e dettano condizioni, e se le condizioni non vengono accettate danno fuoco a tutto. Per la precisione, danno fuoco a quello che noi abbiamo costruito con i nostri soldi per dare da mangiare a loro. E ancora si trova qualcuno che gli dà ragione e che non ritiene che sia il caso di buttarli fuori tutti dal primo all’ultimo a calci in culo. Roba davvero da non credere.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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