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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 ottobre 2008

ULTIMA, E POI CHIUDO IL DISCORSO

Se si parla di estetica, mi permetto di dire che Mara Carfagna è una gnocca e Livia Turco un cesso – e non vedo perché non dovrei.

                              

Se si parla di stato di conservazione dico che Rula Jebreal è fresca e Lilli Gruber è bolsa.

                                    

Se si parla di statura dico che Piero Fassino è uno stangone e Renato Brunetta un nanerottolo – o yes.

                    

Se parliamo di colori dico che John McCain è bianco e Barack Obama nero. O negro, se si preferisce: per me non è un problema.

                                  

Se parliamo di professionalità, di serietà, di competenza, di efficacia, di efficienza, di onestà, di coerenza, di affidabilità; o se parliamo di politica o di giornalismo, ebbene, allora nessuna delle valutazioni esposte sopra può essere usata, e chi lo fa merita di essere definito un cialtrone. Dixi.
NOTA AGGIUNTIVA PER BIMBI UN PO’ TARDI. Il botulino e il silicone non sono difetti o comunque caratteristiche naturali che uno si ritrova alla nascita, come possono esserlo la statura, o il colore, o i lineamenti, o l’inevitabile invecchiamento che il passare del tempo porta con sé, di cui il soggetto portatore non è responsabile. Le due suddette sostanze sono corpi estranei che qualcuno SCEGLIE di inserire nel proprio corpo nel tentativo di mascherare gli effetti del passare del tempo. Quindi se dopo avere DIMOSTRATO che una sedicente giornalista è incapace, incompetente, arrogante, cafona, ignorante come una capra, si nota che IN PIÙ sceglie di imbolsirsi con botulino e silicone in un malriuscito tentativo di apparire più figa quando si esibisce nella veste di giornalista, l’osservazione è perfettamente pertinente, e in nessun caso può essere paragonata al criticare le scelte politiche di un ministro sbertucciandone la statura. Redixi.

barbara


22 ottobre 2008

POLITICA CHE PASSIONE

Il ministro Brunetta fa delle cose che al signor D’Alema non piacciono. E come reagisce il signor D’Alema, quello che è equivicino tra i terroristi di hamas e quelli di hezbollah, e molto molto distante invece da chi dal terrorismo tenta di difendersi? Chiama Brunetta “energumeno tascabile”. Ora, io mi sono sempre incazzata quando Berlusconi viene spregiativamente chiamato “il nano”, sia perché se ad essere attaccata e ridicolizzata è la sua statura, uno potrebbe anche pensare che non ci siano argomenti più solidi per criticarlo, sia perché è squallido e miserabile sbeffeggiare qualcuno a causa di caratteristiche fisiche che non ha scelto di avere. E per gli stessi motivi ho sempre trovato insopportabile sentir chiamare Andreotti “il gobbo”, e le battute sul fatto che è diventato gobbo a forza di cercarsi l’uccello che non è mai riuscito a trovare da piccolo che è, o le vignette su Spadolini circondato da montagne di ciccia e con un pisellino da bambino. Questa non è politica, signor D’Alema: questo è becerume della peggior specie. Ed è, soprattutto, la prova più lampante del fatto che Lei, contro la politica del ministro Brunetta, non ha uno straccio di argomento.
Sarà mica vero, per caso, che il potere logora chi non ce l’ha – e ancora di più chi non ce l’ha più?

barbara


10 agosto 2008

MA CHE RAZZA DI STOMACO!

Ora, lo so che parlare male dei morti non è cosa di buon gusto, per cui un dignitoso silenzio avrei potuto benissimo capirlo. Ma tutto questo parlar bene di Gava, dico io, era proprio necessario?

barbara


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2 luglio 2008

I COMPLICI

Quelli di Bernardo Provenzano. Quelli che gli hanno consentito di vivere per decenni da latitante, di incontrare la compagna, i figli, parenti, amici. Di andare in Francia per farsi operare alla prostata. Di seguire tutti i suoi affari, di dirigere le cosche mafiose e la politica. Sono molti, e sono pezzi grossi, molto grossi. Alcuni li conosciamo bene – e il fatto che siano stati prosciolti per prescrizione (NON assolti) o addirittura mai processati non significa certo che siano innocenti. Di altri sospettavamo. Qualcuno, invece, complice attivo o “utile idiota” che in nome dei buoni sentimenti e di un garantismo da dilettanti ha finito per portare molta acqua al mulino dei peggiori criminali in circolazione, è veramente insospettabile (aggiungo – irrazionalmente, lo ammetto - che, nonostante non abbia mai nutrito particolari simpatie né per lei né, tanto meno, per il suo partito, mi ha fatto piacere apprendere che Cristina Matranga è pulita). Un libro coraggioso, con nomi e cognomi e date e luoghi e fatti. Un libro da leggere, se non altro, per non rischiare di renderci anche noi, quando andremo a votare, complici di persone dalle mani grondanti di sangue – ricordando che alcune parti politiche sono coinvolte più di altre, ma nessuna è immune.

Lirio Abbate – Peter Gomez, I complici, Fazi Editore



(Vado. Ci vediamo fra un mese)

barbara


14 maggio 2008

DUE COSE NON HO CAPITO

Non ho capito per quale ragione tutti si indignano e protestano e strepitano per le indebite ingerenze del papa, e poi ogni volta che il papa starnutisce o sbadiglia o scorreggia tutti i giornali e tutte le televisioni e tutte le radio e tutti i siti e tutti i blog si precipitano a riferirlo, ossia a fargli da cassa di risonanza, da megafono, da altoparlante. E questa è una. L’altra cosa che non ho capito è perché tutti strillano all’indebita ingerenza tutte le volte che il papa si esprime su questioni relative alla morale, ossia al suo campo specifico di guida spirituale, e quando invece si esprime su questioni inerenti al governo, sia di politica interna che di politica estera, non fiata nessuno. Ma sarà poco strana la gente?

barbara


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24 marzo 2008

BEH INSOMMA, IO BISOGNA CHE LO DICA

Anche se siamo amici, e parlare male degli amici non è bello, ma quando è troppo è troppo, eccheccazzo. Perché se uno decide di convertirsi sono affari suoi, e non c’è niente da dire, ci mancherebbe. Ma se uno invece di farsi battezzare dal parroco del quartiere si fa battezzare dal papa nel bel mezzo delle celebrazioni pasquali e fa in modo che i mass media dell’intero pianeta siano inondati dell’evento con articoli e foto e chi più ne ha più ne metta, beh, allora trovo la faccenda un tantino ripugnante. E non sembra fuori luogo il sospetto che tutto questo abbia uno scopo ben preciso.

barbara


17 marzo 2008

E LO SO CHE NON LO DOVREI DIRE,

però, abbiate pazienza, io veramente non riesco più a trattenermi. E la cosa che devo dire è questa: in giro per i blog e in ogni dove, oltre che nelle competenti sedi istituzionali, vedo tutto un fiorire di commemorazioni del Grande Statista, del Grande Uomo Politico eccetera eccetera assassinato trent’anni fa. E io mi chiedo – e forse anche qualcun altro che all’epoca aveva superato l’età del biberon si chiede: come è possibile che l’uomo più sporco, più corrotto, più intrallazzatore dell’intera storia politica italiana venga spacciato, oltre che per un grande statista, addirittura per un uomo retto?

barbara

AGGIORNAMENTO E PROSECUZIONE:

LUI, SE FOSSE DIO

[…]
Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.

E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l'unico statista.

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!
[…]

Giorgio Gaber, 1980

Grazie all’amico M.M.

barbara


10 marzo 2008

SE PER CASO QUALCUNO PENSASSE

che sto parlando di politica, la risposta è: sì, sto parlando di politica.

barbara


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30 giugno 2007

PICCOLA ANNOTAZIONE A MARGINE

della foto postata più sotto. Il professore davanti al centro è quello di storia e filosofia. Durante la guerra – questo l’ho saputo da altri, non da lui - aveva fondato insieme ad Eugenio Curiel l’unica cellula comunista del Veneto. Quando Curiel, ebreo, si è dovuto dare alla latitanza, è rimasto a reggerla da solo, e l’ho ammirato molto (Curiel poi è stato ucciso, ma in uno scontro a fuoco e non in una camera a gas, ed è già qualcosa di confortante). Finito il liceo, sono rimasta in contatto con lui, e ogni tanto lo andavo a trovare. È stato in una di quelle occasioni che mi ha raccontato che lui, per formazione e per sentimenti, era cattolico anarchico con il culto della non violenza, “ma quando ho visto che cosa facevano i nazisti ho capito che c’era una sola cosa da fare per venirne fuori: ucciderli”. E l’ho ammirato molto. Dopo la sua morte un gruppetto di amici hanno deciso di fare un libro su di lui, e hanno chiesto il contributo di una testimonianza a tutti quelli che lo avevano frequentato. Anch’io ho dato la mia. Quando il libro è uscito ho appreso su di lui molte cose che ignoravo. Ho appreso per esempio che in nome del supremo ideale aveva giustificato i massacri sovietici di Budapest e l’invasione della Cecoslovacchia. E l’ho ammirato molto meno. Ho anche appreso che negli anni Cinquanta aveva fondato un meraviglioso circolo culturale - autentico faro nel grigiore di una città che ha fatto del conformismo il suo credo - per il quale si prodigava con tutte le sue energie: cercava, contattava e invitava musicisti, pittori, poeti, organizzava mostre d’arte, serate di lettura, eventi musicali. Era convinto, il meschino, che la cultura fosse cultura e basta, ma si sbagliava. Usando come unico criterio di giudizio quello del livello artistico, gli è capitato di invitare – orrore! - un artista socialista e addirittura, come se non bastasse – orrore orrore! – uno omosessuale. Immediato gli è arrivato l’ultimatum del partito: o chiudi il circolo o esci dal partito. Ci ha pensato due giorni e due notti, poi ha chiuso il circolo. E non l’ho ammirato più.

barbara

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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