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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


12 febbraio 2012

FOTO DELL’ANNO 2012

 

L’hanno chiamata “la Madonna islamica”. Ci hanno visto “l’individuo perduto in ogni massacro”. Quello che ci vedo io è un povero ferito che non si sa come possa respirare, soffocato com’è dalla stoffa di quella specie di tenda beduina che copre l’ex donna che lo sorregge. Quello che ci vedo io è un sorriso negato dalla stoffa di quella specie di tenda beduina che lo imprigiona. Quello che ci vedo io è uno sguardo inesistente, annullato da quella specie di tenda beduina che lo acceca. Quello che ci vedo io sono due mani coperte dai guanti, a negare perfino il calore di un contatto umano. Quello che ci vedo io è solo un orrore infinito. Paragonarlo con una cosa come questa?


Non diciamo puttanate, per piacere.

barbara


14 gennaio 2010

UN PENSIERO





barbara


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12 febbraio 2009

LUI SI CAGAVA ADDOSSO (RECITATIVO)

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà


Londra, metà anni Settanta circa. Un portoghese racconta che quando ha fatto il militare lo hanno spedito non ricordo se in Angola o in Mozambico a combattere contro i ribelli indipendentisti.

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà


Un tizio inglese, pieno di entusiasmo, grida: “Ah che bello! Gli avrai fatto vedere i sorci verdi a quei negri di merda!”

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge


Il portoghese, con molta calma, dice no, guarda, io veramente mi cagavo addosso dalla paura. L’altro, indignato di fronte a tanta vigliaccheria, oltretutto di fronte ad esseri notoriamente e palesemente inferiori, strepita: “Cosa?! Se c’ero io, gli facevo vedere io a quei brutti musi neri!”

Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.


Il portoghese gli posa una mano sulla spalla e in tono pacato dice: “Amico, tu, là, non c’eri. IO c’ero, E MI CAGAVO ADDOSSO DALLA PAURA. Quando ci sarai stato anche tu, ALLORA mi racconterai che cosa avrai fatto”.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno un figlio, due figli, tre figli, quattro figli, e pontificando su situazioni in cui non si sono trovati, drammi che non hanno vissuto, dolori che non hanno sperimentato, angosce che non hanno provato, dilemmi che non hanno affrontato, giurano e strepitano che loro mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai …

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo
per pietà
per pietà

per pietà...


(
clic per ascoltare tutto il bellissimo e struggente recitativo, che dedico ad Eluana, a tutti coloro che l’hanno amata, a coloro che hanno sofferto con lei e per lei, e a coloro che di tanta sofferenza hanno avuto pietà)


barbara


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11 febbraio 2009

PROVIAMO A IMMAGINARE

Una famiglia più o meno come tutte le altre. Una vita più o meno come tutte le altre. Poi la telefonata: un incidente. Grave. Lei però è viva, grazie a Dio – per chi crede, o alla sorte, per chi ha altre convinzioni. La testa andata, però. Di brutto. Ma nel miracolo si spera sempre – non occorre essere credenti per sperare nei miracoli. E dunque, per aiutare il miracolo, si inizia a “stimolarla”: le si parla, la si accarezza, la si coccola, le si rimane vicino, le si portano regali, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Per due anni. Instancabilmente. Poi la sentenza definitiva: stato vegetativo. Il miracolo non ci sarà, non si risveglierà, la spina è definitivamente staccata. Avrebbe potuto riprendere la sua vita e lasciarla al suo destino, certo che, comunque, le suore non avrebbero cessato di accudirla con la sollecitudine e l’amore di sempre. E invece no, è rimasto lì, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. Per diciassette anni. A combattere con composta dignità la sua battaglia, la battaglia di quella sua figlia solare e un po’ ribelle. Rinunciando a chiudere la partita clandestinamente, come migliaia, forse milioni di altri infelici fanno da sempre, per restare in quella legalità che, da uomo retto, aveva sempre rispettato. Si divide tra la moglie che – per caso? – proprio nel momento in cui giunge la sentenza definitiva si ammala di cancro – e quella figlia che vegeta. A questo impegno dedica ciò che gli resta della sua vita. E come compenso per tanto amore, per tanta dedizione, si scatena intorno a lui il finimondo. Lo chiamano assassino. Costruiscono sulla sua pelle, su quella della sua famiglia, sulla sua immane sofferenza carriere politiche. Qualcuno si è chiesto che cosa siano stati per quest’uomo questi diciassette anni? Qualcuno si è chiesto quanta sofferenza sia stata aggiunta all’anima di questo essere umano? Qualcuno, che magari si proclama cristiano, si ricorda che cosa significhi la parola pietà?
Mi è sembrato disonesto, sinceramente, esporre quelle splendide foto che mostrano una ragazza solare, dal sorriso straripante e traboccante di vita, quella ragazza che da quasi vent’anni non esiste più, in nessun senso e da nessun punto di vista, come se fosse stata lei ad andarsene, come a voler dire guardate cosa avete fatto, guardate a chi avete scelto di togliere la vita. Tutto questo è una terribile falsificazione: quello che se n’è andato è un corpo quarantenne, devastato da quasi vent’anni di immobilità, dalle piaghe da decubito, dalle inarrestabili diarree provocate da quel tipo di alimentazione, e ora, ultima onta, ultimo affronto, ultimo strazio, squarciato dall’autopsia (“Cessate d’uccidere i morti”, ma loro non hanno sentito l’accorato appello). Un corpo che la pietà di un padre non ha voluto mostrare, anche se avrebbe probabilmente convinto tutti delle sue ragioni.
È davvero così difficile provare a immedesimarsi? È davvero così difficile vedere lo strazio altrui? È davvero così difficile ricordarsi che cosa significhi la parola pietà?
Non mi meraviglierei se quest’uomo forte e coraggioso e dignitoso, portato finalmente a termine l’impegno che aveva preso con la figlia, adesso si lasciasse andare. Anche se spero davvero di no, perché di uomini come lui il mondo ha un grande bisogno.

barbara


23 marzo 2008

SENZA PIETÀ

Non hanno avuto pietà di Chantal viva. Non hanno avuto pietà del suo viso ridotto a una mostruosa massa informe. Non hanno avuto pietà delle sue disumane sofferenze, non attenuabili perché allergica alla morfina. Non hanno avuto pietà del suo disperato desiderio di anticipare una fine comunque inevitabile per risparmiarsi sofferenze ancora peggiori e chiudere con un minimo di dignità.
E non hanno avuto pietà di Chantal morta, imponendo al suo corpo devastato anche l’onta dell’autopsia (che ha rivelato - sorpresa sorpresa! – che non è morta per cause naturali).
E uno si chiede: ma è più infame e crudele uno stato che condanna a morte, o uno stato che condanna a vivere?

barbara


20 marzo 2008

SCHIFO

Leggo sul Corriere di oggi la cronaca della manifestazione organizzata ieri sera a Roma per il Tibet. Dice che c’erano due-trecento persone. E il mio sentimento è quello del titolo: SCHIFO. (Meno male, in parallelo, una notizia confortante: pare che Chantal sia riuscita a trovare un’anima pietosa che ha accettato di porre fine alle sue disumane sofferenze)

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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