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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 dicembre 2010

I PAPI PREFERISCONO LE ZOCCOLE

Papi nel senso di quei signori vestiti di bianco che risiedono in quel bel palazzo al di là del Tevere. Quei signori che quando arrivano si fanno annunciare da un bel fumo bianco. Quelli che sono direttamente ispirati dallo Spirito Santo – ma forse questa era meglio se non la mettevo, visto che anche l’altro papi quando, pure lui con tanto fumo, è apparso sulla scena, si è proclamato l’Unto del Signore, quindi niente, questa fate conto che non l’abbia scritta. Quelli che di solito, per lo meno in pubblico e davanti alle telecamere, preferiscono evitare di bestemmiare. Quelli là, insomma, spero che ci siamo capiti. E dunque abbiamo letto che l’ultimo della serie sembrerebbe disponibile a lasciar usare il preservativo, perché la salute è importante e va salvaguardata, ha detto, e quindi in casi particolari se ne può ammettere l’uso. Purché la signora che decide di usarlo sia una prostituta. Cioè, se ho capito bene, la salute delle prostitute è preziosa e va salvaguardata, anche a costo di infrangere uno dei più granitici tabù della chiesa cattolica, le mogli invece possono anche andare – absit iniuria verbis - a farsi fottere. Sarà mica per caso per il fatto che di mogli non ne può avere, mentre di puttane...



barbara


30 giugno 2010

COME SI FA A FARE SANTO UN PAPA

Se per caso avete l’impressione che mi stia accingendo a raccontarvi una barzelletta, ricredetevi: quella che sto per raccontarvi è una storia assolutamente vera. E spero che la apprezzerete, dato che si tratta di un clamoroso scoop in anteprima mondiale assoluta. Purtroppo non mi è consentito fare nomi, di nessun genere, ma credo che mi conosciate abbastanza da sapere che non parlo mai a vanvera, ed essere quindi certi che di quanto sto per dire vi potete fidare.
Succede dunque che a una signora, che accusa determinati disturbi, viene diagnosticata una certa malattia. Una brutta, di quelle che non lasciano scampo. La signora, però, non perde la speranza, e per prima cosa chiede la grazia della guarigione al papa, da poco mancato, per seconda cosa si reca in un noto ospedale del nord, dove spera di trovare cure migliori di quelle su cui può contare chez soi. Il primario la visita, e si rende subito conto che la diagnosi è errata. Successive verifiche confermano che la patologia di cui soffre la signora non è quella inizialmente diagnosticata. Così, ricevendo le cure adatte al male di cui soffre, la signora guarisce. Il primario, però – Disattenzione? Superficialità? Menefreghismo? Calcolo? E chi potrà mai saperlo? – non corregge la diagnosi riportata nella cartella clinica, e così risulta agli atti che la signora, affetta da patologia non curabile, esce dall’ospedale “miracolosamente” guarita. Ossia: il papa morto ha fatto il miracolo richiesto, e quindi ha tutte le carte in regola per essere proclamato santo.
Adesso il primario è stato chiamato a testimoniare nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, e ha di fronte a sé due possibilità: o confessare che sapeva che la malattia non era quella ma non ha detto niente, ovvero fare la figura del peracottaro, oppure confermare il miracolo e aprirsi la strada a una sfolgorante carriera.
Che cosa sceglierà? (No, niente posteri: basterà aspettare solo un pochino, e la sentenza la conosceremo anche noi).

barbara


17 maggio 2009

CARO PAPA, PERMETTE DUE PAROLE?

Vorrei commentare alcune delle affermazioni fatte da Sua Santità nel discorso di congedo all’aeroporto Ben Gurion, alla conclusione della sua visita in Israele, Giordania e Territori contesi (testo integrale qui). Tralascerò le chiacchiere e, come mia consuetudine, commenterò tra le righe i passaggi salienti.

Ho intrattenuto conversazioni feconde con le autorità civili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi, e ho assistito ai grandi sforzi che entrambi i governi compiono per garantire il benessere del popolo.
È noto infatti che spendere miliardi di dollari per acquistare armi ed esplosivi e addestrare terroristi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che istituire campi estivi per bambini da indottrinare all’odio anti israeliano e antiebraico e addestrarli all’uso delle armi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che produrre libri che insegnano che “l’entità sionista” è solo provvisoria e sarà presto distrutta è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che organizzare programmi televisivi per i più piccoli per istigarli al terrorismo suicida è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che mantenere la gente nei campi profughi anziché usare i miliardi di dollari ricevuti dalla comunità internazionale per dare loro una sistemazione decente è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che rifiutare sistematicamente e categoricamente ogni possibilità di pace e di nascita di un proprio stato è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. I nostri complimenti per avere così prontamente afferrato il concetto, Santità.

Ho incontrato responsabili della Chiesa cattolica in Terra Santa, e ho provato gioia nel vedere il modo in cui operano insieme per accudire il gregge del Signore.
Tacendo sulla sistematica persecuzione da parte dell’autorità islamica, lasciando che il gregge venga decimato e non perdendo occasione per latrare contro Israele.

Ci incontriamo [cristiani ed ebrei, n.d.b] come fratelli, che, a volte, nella corso della nostra storia, hanno avuto un rapporto teso, ma che ora sono fermamente impegnati a edificare ponti di amicizia duratura.
Secoli di persecuzioni di una parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Roghi di libri e costruzione di ghetti sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Bolle e interdizioni e roghi e massacri sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Santità, esprimersi diplomaticamente non dovrebbe necessariamente significare falsificare la storia!

Quegli incontri profondamente commoventi mi hanno ricordato la visita di tre anni fa al campo di sterminio di Auschwitz, dove così tanti ebrei, madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici, furono brutalmente uccisi sotto un regime senza Dio che diffondeva un’ ideologia di antisemitismo e di odio.
Mai sentito “Gott mit uns”, Santità? E che cosa mi dice di tutti i francescani che nei secoli del medioevo e del rinascimento giravano l’Europa scatenando pogrom a non finire? Che mi dice di Monsignor Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria santificato dal Suo predecessore, che benediceva le armi con cui gli ustascia andavano a far strage di serbi e di ebrei? Che mi dice di quei trecento francescani che con quelle stesse armi andavano personalmente nei campi di sterminio croati ad ammazzare serbi ed ebrei?

Nessun amico degli israeliani e dei palestinesi può far a meno di notare con tristezza la costante tensione fra i vostri due popoli. Nessun amico può far a meno di piangere per la sofferenza e la perdita di vite che entrambi i popoli hanno subito negli ultimi sei decenni.
Sempre prudente equivicinanza, eh? Si condanna e si deplora la sofferenza di entrambe le parti, come se le cause fossero equamente distribuite, come se non ci fosse una parte che attacca e una che si difende, come se non ci fosse uno stato che cerca disperatamente di continuare ad esistere e un’altra cosa che non aspira a diventare a sua volta stato bensì unicamente a distruggere l’altro, come se non ci fosse una parte che tenta di risparmiare il più possibile i civili e un’altra che sempre e solo i civili, meglio se donne e bambini, cerca selettivamente di colpire. E che dire poi di quel riferimento agli “ultimi sei decenni”? Che dire della cancellazione pura e semplice di decenni di massacri di ebrei da parte degli arabi in quella zona PRIMA di questi ultimi sei decenni?

Mi permetta di fare questo appello a tutte le persone di queste terre: Mai più spargimento di sangue! Mai più combattimenti! Mai più terrorismo! Mai più guerre! Al contrario, facciamo in modo di spezzare il circolo vizioso della violenza!
E finiamola una buona volta con questo osceno mantra del circolo vizioso della violenza! Finiamola con questa infame menzogna! Finiamola con questa vergognosa mistificazione dei fatti! Qui non c’è nessun circolo vizioso di violenza, ma unicamente una parte che attacca – con o senza pretesti – e una che si difende, nient’altro che questo.

Sia ugualmente riconosciuto che il popolo Palestinese ha il diritto a una patria indipendente e sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente!
Santità, ma questo non lo deve andare a dire in Israele: questo lo deve dire unicamente a chi da oltre settant’anni si sta battendo con tutte le proprie forze contro la nascita di uno stato palestinese, ossia ai palestinesi e a tutti gli stati arabi.

Fate in modo che la soluzione dei due-stati divenga una realtà, non rimanga un sogno!
E anche questo, Santità, lo deve dire unicamente alle autorità palestinesi, che della soluzione due-stati non ne vogliono proprio sapere!

Durante la mia visita in queste terre una delle immagini più tristi per me è stata quella del muro.
Triste che gli ebrei trovino il modo di difendersi dall’annientamento, eh Santità?

Passando accanto ad esso, ho pregato per un futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere insieme in pace e in armonia senza la necessità di tali strumenti di sicurezza e di separazione, ma anzi rispettandosi reciprocamente, avendo fiducia l’uno nell’altro e rinunciando a tutte le forme di violenza e di aggressione.
E, dica, Santità, perché non ha pregato PRIMA? Perché non le è venuto in mente di lanciare appelli quando dall’altra parte di quel muro ogni giorno arrivava un terrorista a far strage di ebrei? Perché non è intervenuto quando ogni giorno in Israele saltava un autobus ad opera di quelli che, non essendoci il muro, entravano liberamente con i loro strumenti di morte? Perché non ha fatto sentire la sua voce quando a soffrire era solo la parte di qua del muro? Due sole parole, Santità, per concludere questo mio commento: si vergogni.



barbara


11 aprile 2009

CENSURA

La preside del Beccaria di Milano ha ritirato il giornalino redatto dagli studenti a causa di questa vignetta



che ritengo doveroso pubblicare.

barbara


14 maggio 2008

DUE COSE NON HO CAPITO

Non ho capito per quale ragione tutti si indignano e protestano e strepitano per le indebite ingerenze del papa, e poi ogni volta che il papa starnutisce o sbadiglia o scorreggia tutti i giornali e tutte le televisioni e tutte le radio e tutti i siti e tutti i blog si precipitano a riferirlo, ossia a fargli da cassa di risonanza, da megafono, da altoparlante. E questa è una. L’altra cosa che non ho capito è perché tutti strillano all’indebita ingerenza tutte le volte che il papa si esprime su questioni relative alla morale, ossia al suo campo specifico di guida spirituale, e quando invece si esprime su questioni inerenti al governo, sia di politica interna che di politica estera, non fiata nessuno. Ma sarà poco strana la gente?

barbara


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24 marzo 2008

BEH INSOMMA, IO BISOGNA CHE LO DICA

Anche se siamo amici, e parlare male degli amici non è bello, ma quando è troppo è troppo, eccheccazzo. Perché se uno decide di convertirsi sono affari suoi, e non c’è niente da dire, ci mancherebbe. Ma se uno invece di farsi battezzare dal parroco del quartiere si fa battezzare dal papa nel bel mezzo delle celebrazioni pasquali e fa in modo che i mass media dell’intero pianeta siano inondati dell’evento con articoli e foto e chi più ne ha più ne metta, beh, allora trovo la faccenda un tantino ripugnante. E non sembra fuori luogo il sospetto che tutto questo abbia uno scopo ben preciso.

barbara


17 gennaio 2008

LETTERA DI MARCELLO CINI

Quella che segue è la lettera inviata da Marcello Cini al rettore della Sapienza. Mi permetto di far notare che il signor Cini, dichiaratamente, non sa che cosa dirà il papa. Mi permetto di far notare che tutta la lettera si basa, dichiaratamente, su ciò che il signor Cini presume (“pre”!) che il papa dirà. Il che, se anche a me è consentito esprimere un’opinione, è un atteggiamento da emerito imbecille.

Lettera aperta del 14 novembre 2007 indirizzata al Rettore de La Sapienza dal professor Marcello Cini

Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell’agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell’inaugurazione del 705esimo Anno Accademico dell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Come professore emerito dell’università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l’obiettivo politico e mediatico.
Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall’esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università -da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza- dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio a sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo del Sant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino. Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogni individuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l’altro attraverso una maldestra negazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?
Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’Anno Accademico dell’Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell’autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.
Marcello Cini

E dopo averla letta tutta, oltre alla constatazione del fatto, evidente e lampante, che questo omino ha PAURA del papa, mi permetto di aggiungere che tutte le sue pretese argomentazioni, non sono altro che una montagna di ciarpame.

barbara

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