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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


31 luglio 2011

INSCIALLAH

Il libro della Fallaci, intendo. Quello uscito più di vent’anni fa e immediatamente diventato un bestseller. Quello che dovevi assolutamente aver letto, un “must”, un imperativo categorico, il capolavoro assoluto. Noo, davvero tu non l’hai letto?! Non ci posso credere! No, non l’avevo letto: non amo le mode, in nessun campo, e i “libri del momento” non li leggo mai. L’ho fatto adesso, perché qualche mese fa era in vendita col Corriere a pochi euro.
Sono quasi 850 pagine, ma per fortuna non sono da leggere tutte, perché certi brani sono talmente inutili, insulsi e noiosi che puoi tranquillamente saltarli. Pagine intere. Mezze dozzine di pagine, a volte. Cioè, non è che puoi saltarle, è che devi proprio, perché sono di una tale pallosità che non riesci mica ad andare avanti.
E i dialoghi. In inglese, in francese, in tutti i possibili dialetti italiani. Con traduzione simultanea: due tre parole in lingua o in dialetto, traduzione, due tre parole, traduzione... Che uno si chiede: ma in un’Italia in cui il dialetto ormai non lo parlano quasi più neanche i contadini, com’è che dentro a questo libro ci sono finiti tutti quei quattro gatti che ancora lo parlano? E non solo lo parlano: pensano, anche, in dialetto, laureati compresi. Addirittura ci pregano. No, dico, ma tu hai mai sentito qualcuno recitare il Salve Regina dicendo el to fiol, i to oci? Fatto sta che pagine intere a suon di prima ciame lou i perché, prima gli chiedi i perché, peui’t vole nen scoutelou e lou insulte. Poi ti rifiuti di ascoltarlo e lo insulti. A l’è nen giust, non è giusto, è come fare una corsa dei sacchi su un sentiero di montagna, con salite discese cunette bitorzoli radici che emergono sassi spuntoni: non si può andare avanti, e quindi via, si salta. Le bestemmie invece sono tutte rigorosamente in italiano. Già, perché da brava toscana non si lascia scappare un’occasione per rovesciare sulla pagine carrettate di bestemmie.
Poi ci sono gli approfondimenti psicologici: quello che è diventato guerrafondaio perché il papà era pacifista e pescava le trote nei laghetti di montagna, quello che è diventato generale perché a quattro anni gli hanno insegnato che deve sempre essere il primo, quello che va a Beirut per scoprire la formula della vita, quello che ci va perché vuole diventare un uomo, quello che vuole mettersi alla prova, quello che cerca di nascondere a se stesso di essere frocio... E tu leggi e dici ah ecco, è arrivato il Freud dei poveri. Per non parlare delle caratterizzazioni, talmente spinte da trasformare i personaggi in penose macchiette, dal ragazzotto che si innamora follemente della bambola gonfiabile e piange e soffre per lei al capo di stato maggiore che anche sotto il peggiore bombardamento si esprime unicamente per citazioni latine e minaccia di sfidare a duello all’arma bianca chiunque non gli si rivolga col dovuto rispetto formale, all’ufficiale che non sa dire altro che icché tu vòi icché tu fai merdaiolo bucaiolo, compreso quando parla con gli arabi – che naturalmente capiscono alla perfezione mentre noi comuni mortali italiani abbiamo bisogno dell’interprete anche per il anca me del romagnolo e per e muorte del napoletano.
Poi c’è da dire delle imprecisioni storiche. Non moltissime, a dire la verità, però piuttosto pesanti. Il che per un libro che all’introduzione dice: “I personaggi di questo romanzo sono immaginari. Immaginarie le loro storie. Immaginaria la trama. Gli avvenimenti da cui essa prende l’avvio sono veri” è parecchio grave. Arriva addirittura a inventarsi un Libano pre-guerra civile con un paesaggio urbano fatto di chiese moschee sinagoghe, in cui cristiani ebrei e musulmani convivono in pace, ignorando, o fingendo di ignorare, che dal ’48 in poi degli ebrei, in Libano, non era rimasto neanche il ricordo. E stendiamo un velo pietoso sul finale del romanzo che, nei confronti della Storia, rappresenta un vero e proprio stupro con scasso, con l’aggravante dei futili motivi.
E poi c’è l’antipatia acida, livida, palese, verso Israele e gli israeliani. Meno che per i palestinesi, certo, ma a carico dei palestinesi c’è il fatto che avere trasformato il Libano, la più bella e ricca nazione del Medio Oriente, e l’unica democratica insieme a Israele, in un ammasso di macerie, di avere scatenato una guerra civile che ha fatto 160.000 morti, di averne distrutto l’economia e annientato il tessuto sociale, di avere cancellato decine di comunità cristiane, di avere aperto le porte all’estremismo islamico, di avere costretto l’intera popolazione a vivere in un terrore che ancora oggi, dopo quattro decenni, continua a dominare sovrano, di aver provocato l’occupazione siriana sul 95% del territorio (occupazione contro cui nessuno ha mai protestato, mentre l’occupazione israeliana, per motivi di sicurezza, sul restante 5%, ha scatenato proteste planetarie). Insomma, di motivi concreti per non scoppiare di simpatia per questa gente ce ne sono. E per Israele, invece? Boh, non si sa, a parte un po’ di falsificazioni storiche non troviamo molto, mentre troviamo, ad ogni piè sospinto, insinuazioni, battute, punzecchiature, frecciatine. “L’insaziabile sete di vendetta dei figli di Abramo”. I figli di Abramo? Tutti? Siamo sicuri di essere ancora entro i limiti della “legittima critica alla politica del governo di Israele”? E che dire di quel “i suoi rancori di ebreo educato nel rancore” riferito a un ebreo napoletano? Non ci troviamo nel bel mezzo dei più beceri e squallidi pregiudizi del più becero e squallido antisemitismo?
E poi il gusto sadico, il tangibile piacere perverso con cui indugia nella minuziosissima descrizione dei più macabri e raccapriccianti dettagli dei corpi smembrati e spappolati dalle esplosioni.
E infine la pesantezza barocca delle ripetizioni, delle ridondanze, delle aggettivazioni straripanti, la volta che si mette a fare l’elenco delle cose che funzionano col computer e ne riempie una paginata intera; non un barocco bello e sanguigno, come questo, per esempio, no, ma proprio quel barocchismo greve, insopportabile che a un certo momento ti fa dire ebbasta maccheppalle l’hai già detto 150 volte, non se ne può più!
Mi ricordo le interviste, quando il libro stava per uscire: sono incinta di un libro, diceva, devo partorire un libro... Beh, avrebbe fatto molto meglio a risparmiarsi il fastidio della gravidanza, i dolori delle doglie, la sofferenza del parto. E io avrei fatto meglio a risparmiarmi i soldi dell’acquisto e il tempo della lettura perché, per rubare le parole a quel famoso saggio, questo libro è una cagata pazzesca.

P.S.: Sapete perché il libro si chiama Insciallah? Perché quella è la Formula Della Vita. Sì. Perché dopo esserci sorbiti decine e decine di pagine di formule e di calcoli sulla velocità di una goccia di pioggia e sulla dimostrazione che uno è maggiore di zero, di costanti e di variabili, di seni e coseni, di logaritmi e integrali allo scopo di trovare la formula della vita, alla fine veniamo informati che sì, la Formula Della Vita esiste, ed è rappresentata da una parola: insciallah, appunto.

barbara


16 maggio 2011

DI CAMPI PROFUGHI E ALTRI ANIMALI

Immaginate che una ONG neozelandese arrivi qui a portare aiuti umanitari e sostegno morale a un campo profughi della pianura Padana. Dice, ma chi è che ci sta in questo campo profughi? Italiani. Italiani? Sì, italiani, embè? Dice, ma da dove vengono questi profughi italiani? Eh, da varie parti: da Bergamo, da Lodi, da Monza, da Crema... Dice no, scusa, ma sono tutti di qui! Sì, embè? Dice, ma se sono tutti a casa loro, perché si chiamano profughi? Come perché, si chiamano profughi perché stanno in un campo profughi, cosa c’è di così complicato da capire? Dice, ma perché stanno in un campo profughi? Perché sì, ci devono stare, come ci sono stati i loro genitori e i loro nonni e come ci stanno le loro mogli e come ci staranno i loro figli e i loro nipoti e... Ma non c’è soluzione? No, non c’è. E la colpa di chi è? Della Svizzera. Ah, è la Svizzera che li ha costruiti? No, è l’Italia. Ma per volontà della Svizzera? No, per volontà dell’Italia. Ma è la Svizzera che ci ha messo dentro questa gente? No, è stata l’Italia. Ma è la Svizzera che vuole che ci rimangano? No no, è l’Italia. Ma allora, scusi, cosa c’entra la Svizzera? La Svizzera c’entra sempre, ed è sempre colpa sua.
Vi sembra una fantasia demenziale? Vi sembra da abuso di droghe pesanti che qualcuno immagini dei campi profughi italiani in territorio italiano con dentro profughi italiani? Vero. Però nessuno trova non dico demenziale, ma neppure un pelino sorprendente il fatto che vi siano campi profughi palestinesi in territorio palestinese sotto sovranità palestinese con amministrazione palestinese costruiti da palestinesi popolati da palestinesi. E che ogni volta che si parla di questi campi profughi il dito accusatore si levi contro Israele.

barbara


2 giugno 2010

IL VALORE DELLA MEMORIA

Ho trovato interessante, bella e utile questa lettera pubblicata ieri su Informazione Corretta, che propongo per un valido spunto di riflessione.

Il villaggio era pieno di cadaveri.
In un cortile c’erano un gruppo di donne (armene) ancora vive.
I soldati (turchi) si divertivano a frustarle.
Poi uno ebbe l’idea di prendere un tamburo e farle danzare.
«Danzate, donne, danzate quando sentite il tamburo».
Urlavano i soldati mentre le fruste schioccavano sulle schiene di quelle poverette, lacerandole.
«Scoprite il seno e danzate. Danzate finché siete vive».
Urlavano i soldati.
Uno di loro è andato a prendere una tanica di cherosene e l’ha versato addosso alle ragazze.
«Danzate urlavano tutti, danzate fino a che siete vive e sentite questo aroma più dolce di ogni profumo.»
Poi hanno appiccato il fuoco. I poveri corpi si sono contorti fino alla morte.
E io, ora, io che sto raccontando questo, come potrò mai, ditemi, levarmi quei poveri corpi dagli occhi?
Racconto di una testimone tedesca, Isola di Hectamar, Turchia, 1915

Siamo venuti a finire il lavoro.
Ex ufficiali delle SS, istruttori dell’esercito Egiziano, 1967 (Guerra dei sei giorni)

Noi vi sgozzeremo tutti, sgozzeremo i feti nelle madri.
Yassir Arafat ( Algeri 1985).

I palestinesi come i tedeschi sotto Hitler sono un popolo genocida e criminale. Ci sono due teorie: la prima è che i tedeschi sono un popolo genocida di successo mentre i palestinesi sono un popolo genocida sfigato e fantozziano. La seconda teoria è che i tedeschi siano un popolo genocida sfigato e fantozziano che per riuscire e eseguire un genocidio parziale si siano massacrati, hanno distrutto la loro nazione, l’hanno fatta seppellire sotto le bombe, si sono fatti 6 milioni di morti tra militari e civili, hanno perso una guerra mondiale, sono stati spaccati in due con la metà orientale occupata, oooops, pardon, fraternamente aiutata dai sovietici, che erano carini e simpatici e i loro amichetti si chiamavano Stasi.
Mentre i palestinesi sono un poplo genocida di grandissimo genio e successo, che con pochissima spesa, una manciata di morti, un miscuglio geniale di protervia e vittimismo ha portato la vigliaccheria del mondo a livelli di antisemitismo ben superiori a quelli dell’epoca hitleriana, la gente (immonda) ama i palestinesi che ufficialmente ballano per strada dopo aver assassinato scientemente dei bambini, si prepara l’olocausto nucleare del popolo israeliano da parte della simpatica nazione chiamata Iran, quella dove Khomeini ha fatto bruciare 80.000 libri, ammazzare un milione e qualcosa di persone.
Che gli è successo ai palestinesi? Gli hanno violentato le madri? E dopo avergiele violentate gliele hanno bruciate con il cherosene? No, quelli che hanno subito questo erano gli armeni, eppure non esiste un terrorismo armeno.
Gli hanno impiccato i bambini dopo averli usati per infettargli la tbc?
No quelli che hanno subito questo erano gli ebrei, eppure gli ebrei non hanno distrutto le metropolitane di Berlino e Roma per saldare i conti.
Che diavolo gli hanno fatto ai mostruosi palestinesi di così terribile da giustificare che questo popolo osceno e crudele balli per strada per festeggiare dei bambini bruciati vivi e insegni ai propri stessi bambini il sogno di morire come terrorista suicida?
Il popolo di Gaza esige il diritto di sterminate gli ebrei.
Nel frattempo gli tirano i missili quassam, poverini, sono poveri e questo giustifica tutto. Se i palestinesi portassero i loro smunti deretani fino a un tavolo della pace e si impegnassero a non fare la guerra, a non lanciare missili quassam il blocco verrebbe tolto immediatamente e questi infernali babbei sarebbero anche riempiti di quattrini, ma no, i palestinesi devono avere il diritto di tirare i missili qassam e non subire embarghi, perchè perdio, per questi crudeli criminali che hanno insanguinato il mondo, incluso il mio paese, e che lo stanno portando alla guerra nucleare, massacrare gli ebrei deve essere un diritto riconosciuto.
Allora questo è il riassunto di quello che è successo: un popolo bravo in genocidi, il migliore, quelli che hanno massacrato gli armeni, non si sono scusati non hanno chiesto perdono, anzi dicono che sono tutte balle sono andati a soccorrere un popolo di aspiranti genoci, fino ad ora non ci sono riusciti.
Erano armati fino ai denti i bravi pacifisti, che è sinonimo di filoterroristi e la marina israeliana li ha fermati limitandosi a venti morti perché gli israeliani sono dei grandi.
Viva Isarele. Che Israele viva, perchè se qualcosa succedesse ancora al popolo di Israele, allora vorrebbe veramente dire che il mondo ha perso la sua decenza.
Ma non succederà. Solo contro un miliardi di musulmani che lo vogliono distruggere, il popolo di Israele continua a vivere.

Hanno cercato di distruggere Israele
:

i filistei: scomparsi
gli assiri: scomparsi
i babilonesi: scomparsi
gli egizi: sconfitti
Impero romano di occidente: scomparso
impero romano d'oriente: scomparso
impero ottomano: scomparso
nazismo: sconfitto
unione sovietica: scomparsa

E se i prossimi della lista si mettessero a fare altro?
Occuparsi del benessere delle loro case? E se i palestinesi e al fatah facessero delle costituzioni che non abbiano l'assassinio di Israele come articolo 1? Delle costituzioni che dedichino qualche articolo, ora non ce ne è nemmeno uno, al benessere dei loro figli? E se il mondo libero facesse il tifo per questo, pretendendo dai palestinesi una cultura di pace?

sdm, sionista

Ecco, ve la lascio così, senza apporre commenti. Aggiungo solo l’invito a leggere le odierne riflessioni di Ugo Volli e a guardare questo straordinario video, segnalato da lui, per vedere come è fatto un eroe vero.
Concludo dicendo che ho appena sentito alla radio che gli “attivisti” italiani sono stati liberati: peccato.


barbara


7 aprile 2010

VOGLIAMO PARLARE DI PULIZIA ETNICA?

 

Jewish Populations of Arab Countries: 1948 and 2001/2008

Paese o territorio

Popolazione ebraica
nel 1948

% della popolazione
totale nel 1948

Stima di ebrei
nel 2001

Stima di ebrei
nel 2008

Aden

8,000

~0

Algeria

140,000

1.6%

~0

Bahrain

550-600

0.5%

36

intorno alle 30 persone

Egypt

75,000-80,000

0.4%

~100

meno di un centinaio

Iraq

135,000-140,000

2.6%

~200

20 a Baghdad e meno di 100 in tutto

Lebanon

5,000-20,000

0.4-2%

< 100

intorno ai 40 a Beirut

Libya

35,000-38,000

3.6%

0

Morocco

250,000-265,000

2.8%

5,230

meno di 7000

Qatar

?

?

?

un piccolo numero è riportato

Syria

15,000-30,000

0.4-0.9%

~100

meno di 30

Tunisia

50,000-105,000

1.4-3.0%

~1,000

nel 2004 stimati intorno ai 1.500

Yemen

45,000-55,000

1.0%

~200

intorno a un centinaio

Total

758,000 - 881,000

<6,500

<8,600

Popolazione ebraica nei paesi musulmani non arabi: 1948 e 2001

Country or territory

1948 Jewish
population

Estimated Jewish
population 2001

Estimated Jewish
population 2008

Afghanistan

5,000

1

Iran

70,000-120,000, 100,000, 140,000–150,000

11,000-40,000

meno di 40.000

Pakistan

2,000

N/A

Turkey

80,000

18,000-30,000

Nel frattempo il numero dei palestinesi si è decuplicato. Fate un po’ voi. (E proprio oggi anche lui, vedi un po’ la combinazione, parla di pulizia etnica)

barbara


26 marzo 2010

I PALESTINESI DANNEGGIATI DAI LORO AMICI ARABI

di Gianni Pardo

C’è un aneddoto che spiega perfettamente perché il problema dei palestinesi è insolubile e perché i loro amici arabi non collaborano a risolverlo.
Giacomo soffriva di una brutta malattia. Prima camminava appoggiandosi alle sedie e ai mobili, poi comprò un bastone, infine si rese conto che dipendeva dalla moglie per ogni cosa e cominciò a piangere in segreto. Tutti gli amici lo incoraggiavano con belle parole, come ignorando la gravità del caso, finché un giorno venne a trovarlo Guido, un suo amico d’infanzia, che gli disse: “Sei praticamente paralitico. Devi comprarti una sedia a rotelle. Meglio se elettrica”.
La sua brutalità raggelò tutti ma Giacomo presto si rese conto che il consiglio migliore era proprio quello, mentre edulcorare la realtà rendeva la sua vita un disastro. Comprò dunque la sedia a rotelle e scoprì di avere ricuperato la libertà: non solo poteva girare per casa, ma anche andare a leggere in giardino, andare a prendere gli occhiali se li aveva per caso dimenticati, e perfino andare a comprare il giornale all’angolo della strada. Ammettere che non si può guarire di una malattia nel modo desiderato è l’unico modo per diminuirne gli effetti negativi.
In Palestina bisognerebbe riconoscere alcuni dati. Israele esiste ed è imbattibile militarmente. Si deve dunque accettare che ha il diritto di annettersi tutto ciò che vuole: e dal momento che vuole Gerusalemme, il Golàn solo per motivi militari e poco altro, tanto vale darglieli, ringraziando il Cielo che non sia più avida. Dato il grave stato di indigenza della Cisgiordania, bisognerebbe trarre vantaggio dalla vicinanza di un Paese sviluppato, dalla sua tecnologia e dalle occasioni di lavoro che può offrire. Sarebbe come andare a comprare la sedia a rotelle, ma è sempre meglio della paralisi.
Viceversa che cosa fanno gli amici musulmani? Incoraggiano i palestinesi a chiedere la Luna. Ad esigere vantaggi che forse nemmeno una loro vittoria avrebbe giustificato. In questo modo li allontanano da una pace che potrebbe condurli a non vivere più di carità, a fruire di una vera indipendenza (armamenti a parte) e ad avere piena dignità nella società internazionale. Anche l’Europa e gli Stati Uniti, traboccanti di bontà, li spingono ad atteggiamenti irrealistici, perfino riguardo alla politica abitativa della capitale israeliana: il risultato è che la pace non c’è stata per sessantadue anni e non ci sarà nel prevedibile futuro. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Tempo fa Edward N.Luttwak espose una verità agghiacciante, del tutto contraria alla political correctness. Nell’antichità i conflitti etnici giungevano alla pace definitiva in due modi: o un gruppo ammazzava tutti i membri dell’altro, oppure uno dei due gruppi per sfuggire al massacro andava via. Se invece si impone una tregua, i contendenti sono ancora sul campo, rimangono pronti a riprendere le armi e non si ha mai pace. Naturalmente nessuno auspica che questa sia oggi la soluzione per i Balcani, per l’Africa o per la Palestina. Ma è vero che la pace è figlia della vittoria, non della tregua. Che ci sia un vincitore indiscutibile è l’unico modo perché la guerra cessi.
Questo doloroso riconoscimento può avvenire in due modi. O chi perde subisce un tale catastrofico disastro che non può negarlo nessuno: è il caso della Germania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e non della Prima (infatti solo stavolta l’Europa ha ottenuto sessantacinque anni di pace). Oppure il perdente ha il buon senso di non aspettare il verificarsi di quella tragedia, per prendere atto della realtà: e si arrende veramente. È il caso di tante guerre del passato e del Giappone dopo Nagasaki.
I palestinesi hanno avuto a che fare con un vincitore mite e sono stati spinti da consiglieri dementi a non riconoscerlo. Anzi a sfidarlo: ed è così che hanno perso ogni speranza di pace.
Non si può che ripeterlo: la strada dell’inferno è lastricata di ipocrisia e di retorica. (Affaritaliani, 25 marzo 2010)

E ci si chiede: perché le cose più evidenti sono così difficili da vedere? Perché il più semplice buon senso è così difficile da mettere in pratica? Sempre in tema di disastri da quelle parti, da leggere anche questo.


barbara


24 novembre 2009

POPOLAZIONE DI GAZA: UN ALTRO MITO DA SFATARE

Allo stesso modo, contrariamente alla mitologia comune che la Striscia di Gaza è "il territorio più densamente popolato del mondo", la Striscia di Gaza è inequivocabilmente meno densamente popolata di varie aree in tutto il mondo, tra cui parecchie storie di successo economico. Da Statistical Abstract of the United States: nel 2004-2005, la popolazione per chilometro quadrato nella Striscia di Gaza era 8.666, mentre Monaco aveva una densità di 41.608 abitanti per chilometro quadrato, Singapore, 17.751, Gibilterra, 11.990, Hong Kong, 17.833 e Macao aveva una densità abitativa di quasi dieci volte superiore a quella della Striscia di Gaza (71.466) nel 2003. (da “International Law and the Fighting in Gaza” di Justus Reid Weiner and Avi Bell, Jerusalem Center for Public Affairs, traduzione mia)

Ecco.
Non che mi illuda che le solite galline spennate smetteranno di starnazzare sulla tragedia di una prigione a cielo aperto, con la gente stipata come sardine per essere “l’area più densamente popolata della terra”, ma dato che il mantra più gettonato delle anime belle è che “i numeri parlano da soli”, qua di numeri ce n’è un bel po’. Accomodatevi e servitevi.

Lui invece parla di tutt’altro - per quanto … - ma non è che questa sia una buona ragione per non leggerlo.


E anche i bambini di Gaza, come tutti i bambini del mondo, fanno a "giochiamo che io ero il papà e tu eri lo zio e lui era il bambino", come hanno imparato in famiglia.

barbara

AGGIORNAMENTO di momovedim: La comunità ebraica di Gaza aveva almeno 2000 anni. Nel 1481 c'erano almeno 16 famiglie ebraiche. Molti ebrei hanno lasciato Gaza nel 1929,in seguito alle rivolte arabe. Nel 1945 Gaza contava solo 34.250 abitanti. (dati wikipedia in Inglese; quella in Italiano è meglio lasciarla perdere)
COM'E' POSSIBILE CHE GAZA SIA POI CRESCIUTA IN QUEL MODO SPROPOSITATO? (per la precisione, del 5000% in sessant’anni … ndb) PUO' BASTARE FARE MOLTI FIGLI PER FAR CRESCERE LA POPOLAZIONE IN QUEL MODO? O PIUTTOSTO QUELLA GENTE E' STATA "RIVERSATA" LI' DALL'EGITTO NEGLI ANNI DELL'OCCUPAZIONE EGIZIANA, PER ACCALCARE ALLA FRONTIERA DI ISRAELE UNA GRANDE MASSA BEN INDOTTRINATA DAI FRATELLI MUSULMANI E PRONTA A COMBATTERE?


6 giugno 2009

CHE COS’È UN PALESTINESE?

di Joseph Farah

Da quando, lo scorso ottobre, ho scritto un articolo intitolato “Miti del Medio Oriente”, lettori da tutto il mondo mi hanno chiesto che cosa si intende con il termine “palestinese”.
La semplice risposta è che significa tutto ciò che Yasser Arafat vuole che significhi.
Lo stesso Arafat è nato in Egitto. Più tardi si è trasferito a Gerusalemme. In effetti la maggior parte degli arabi che vivono all’interno dei confini di Israele oggi sono venuti da qualche altro Paese arabo in un qualche momento della loro vita.
Per esempio, proprio dall’inizio degli accordi di Oslo più di 400.000 arabi sono entrati in Cisgiordania o a Gaza. Sono venuti dalla Giordania, dall’Egitto e, indirettamente, da qualunque altro Paese arabo possiate nominare.
Dal 1967 gli arabi hanno costruito 261 insediamenti in Cisgiordania. Non sentiamo molto su questi insediamenti. Sentiamo invece parlare del numero di insediamenti ebraici creati lì. Sentiamo quanto sono destabilizzanti – quanto provocatori. Ora, per fare un confronto, dal 1967 sono stati costruiti solo 144 insediamenti ebraici, fra dintorni di Gerusalemme, Gaza e Cisgiordania.
Il numero dei coloni arabi è calcolato su statistiche raccolte al ponte Allenby e altri punti di raccolta tra Israele e la Giordania. È basato sul numero di lavoratori giornalieri arabi che entrano in Israele e non ne escono. I numeri sono stati pubblicati dall’Ufficio centrale di statistiche di Israele durante l’amministrazione di Binyamin Netanyahu e successivamente negati come “errori di registrazione” dall’amministrazione di Ehud Barak.
Naturalmente l’amministrazione Barak aveva buone ragioni per negare l’alto tasso di immigrazione illegale, data la sua forte dipendenza dai votanti arabi.
Si tratta di un fenomeno nuovo? Assolutamente no. È sempre stato così. Sono sempre arrivati arabi in Israele fin da quando è stato creato e anche prima, in coincidenza con l’ondata di immigrazione ebraica in Palestina prima del 1948.
Winston Churchill disse nel 1939: “Lungi dall’essere perseguitati, gli arabi si sono affollati nel Paese e si sono moltiplicati tanto che la loro popolazione ha raggiunto livelli che neppure l’intero ebraismo mondiale potrebbe raggiungere.”
E questo solleva una domanda che non ho mai sentito porre da nessuno: se le politiche di Israele rendono la vita così intollerabile agli arabi, perché questi continuano ad entrare così massicciamente nello stato ebraico?
È una domanda importante, visto lo spostamento, a cui stiamo assistendo, della discussione sulla questione del “diritto al ritorno”.
Stando alle rivendicazioni più liberali da parte delle fonti arabe, fra i 600.000 e i 700.000 arabi lasciarono Israele intorno al 1948, quando lo stato ebraico fu creato. La maggior parte non furono espulsi dagli ebrei, ma piuttosto spinti dai leaders arabi che avevano dichiarato guerra a Israele.
Ora, ci sono molti più arabi che vivono in questi territori oggi di quanti ve ne siano mai stati in precedenza. E molti di coloro che se ne andarono nel 1948 e negli anni successivi avevano in realtà radici in altre nazioni arabe.
È per questo che è così difficile definire il termine “palestinese”.
Lo è sempre stato. Che cosa significa? Chi è un palestinese? È qualcuno che è venuto a lavorare in Palestina a causa di un’economia vivace e opportunità di lavoro? È qualcuno che è vissuto nella regione per due anni? Cinque anni? Dieci anni? È qualcuno che ha visitato una volta l’area? È qualunque arabo voglia vivere nell’area?
Il numero degli arabi nel Medio Oriente sopravanza quello degli ebrei di 100 a uno. Ma quanti, di queste centinaia di milioni di arabi, sono effettivamente palestinesi? Non proprio tanti.
La popolazione araba della Palestina è sempre stata estremamente bassa, prima del rinnovato interesse ebraico per l’area agli inizi del Novecento.
Una guida turistica per la Palestina e la Siria pubblicata da Karl Baedecker nel 1906, per esempio, illustra il fatto che anche quando la regione era governata dall’impero islamico ottomano, la popolazione musulmana di Gerusalemme era minima.
Il libro stima la popolazione totale della città in 60.000 abitanti, di cui 7000 erano musulmani, 13.000 cristiani e 40.000 ebrei.
“Il numero degli ebrei è fortemente aumentato negli ultimi decenni, nonostante sia loro proibito immigrare o possedere proprietà fondiarie”, constata il libro.
Nonostante fossero perseguitati, gli ebrei andavano a Gerusalemme e rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione già nel 1906.
Perché la popolazione musulmana era così scarsa? Dopotutto ci viene raccontato che Gerusalemme è la terza città santa dell’islam. Sicuramente, se questa fosse stata una credenza diffusa nel 1906, un numero maggiore di fedeli si sarebbero stabiliti lì.
La verità è che la presenza ebraica a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa è stata costante in tutta la sua sanguinosa storia, come è documentato nel libro di Joan Peter “From Time Immemorial”, pietra miliare del conflitto arabo-ebraico nella regione.
È altresì vero che la popolazione araba è aumentata in seguito all’immigrazione ebraica nella regione. E, ci crediate o no, ci sono venuti perché in Israele c’erano più libertà e più opportunità che nelle loro nazioni.
Che cos’è un palestinese? Se ci sono arabi legittimati a rivendicare proprietà in Israele, devono essere coloro che sono stati illegalmente privati della loro terra e delle loro case dopo il 1948. Arafat non lo è. E ben pochi di coloro che sparano, bombardano e terrorizzano Israele lo sono. Se non addirittura nessuno.
25 aprile 2001, qui, traduzione mia.

Joseph Farah è un giornalista, editore e scrittore arabo-americano. Le sue lucidissime analisi andrebbero imparate a memoria. O almeno lette con molta molta attenzione.



barbara


5 aprile 2009

CHIAMIAMO LE COSE COL LORO NOME!

A casa mia si chiama complicità

di Ugo Volli

Scusate, proviamo a ragionare. Ci siamo troppo abituati all'orrore: dobbiamo fermarci, tirare il fiato e provare a ragionare. Dunque: un tale, travestito da ebreo ortodosso per essere indistinguibile dagli abitanti, entra in un villaggio (i giornali italiani dicono tutti "colonia", ma Bat Ayn è al di là della linea verde ma solo un paese senza speciali difese). Si è portato dietro due accette. Dato che è un vigliacco, non se la prende con gli adulti, ma si scatena contro due bambini. Ne ammazza uno, l'altro riesce solo a ferirlo. Immaginate il sangue che sprizza da tutte le parti: una scena tremenda . Poi un passante gli salta addosso per fermarlo e lui scappa, per ora senza essere ripreso. Orribile, ma non pazzesco: il paese è isolato, lui c'è venuto apposta, si è travestito, sapeva come fuggire: non un atto di follia ma un orribile omicidio premeditato.
I palestinesi come reagiscono? Rivendicano: due gruppi, la jihad islamica (che ha legami con Al Fatah) e una "brigata" dedicata a un certo macellaio di Hezbollah ucciso l'anno scorso a Damasco di nome Mughniyah. Hamas naturalmente giustifica e approva ("l'attacco è stata compiuto nel quadro della resistenza"). L'autorità palestinese, che di solito in questi casi pronuncia una dissociazione formale, questa volta non fiata. L'ammazzamento di un bambino è normale anche per loro. Magari qualcuno avrà offerto da bere, come spesso succede dopo gli attentati. E qui la differenza è grande: Israele ha sempre espresso dispiacere quando le è successo di colpire i bambini, ha fatto inchieste, aperto dibattiti sui giornali. I palestinesi, tutti i palestinesi, sono contenti. Spesso dopo gli attentati, offrono caramelle ai passanti, fanno festa. Dite che è solo una differenza psicologica o formale? No, è diverso sapere che in guerra purtroppo possono rimetterci gli innocenti o gioire per il sangue versato. C'è tutta la differenza fra civiltà e barbarie, fra l'autodifesa e l'odio selvaggio.
E i giornali italiani? Chi in maniera diretta come Battistini sul "Corriere", chi in modo più subdolo come "Repubblica" o "L'Unità", hanno attribuito la colpa a Liberman e al nuovo governo israeliano. E' chiaro il senso, no? "Non volete la pace, tenetevi gli attentati, ben vi sta." Sapete come si chiama questo atteggiamento, a casa mia? Complicità. Anche per loro il sangue innocente non è molto importante, conta la distinzione fra destra e sinistra, l'ideologia. Che miseria.

(Informazione Corretta, 4 aprile 2009)

Complici, sì: è questo l’unico nome che meritano: complici di assassini, complici di terroristi, complici di macellai, complici di esseri che hanno votato tutta intera la propria vita all’odio e alla distruzione. E i nostri giornali ne rigurgitano. Diciamoglielo chiaro in faccia: ANCHE LE VOSTRE MANI SONO SPORCHE DI SANGUE!


barbara


2 aprile 2009

Ragazzino israeliano ucciso da un palestinese a colpi d'ascia

La vittima aveva 13 anni. un altro giovane di 16 anni è rimasto ferito

L'attacco omicida è avvenuto nell'insediamento ebraico di Bat Ayin, in Cisgiordania

GERUSALEMME - Un palestinese armato d'ascia è penetrato in un insediamento israeliano in Cisgiordania. Secondo fonti israeliane, un bambino di 13 anni è stato ucciso e un adolescente di 16 ferito. Le forze di sicurezza israeliane - secondo il sito del quotidiano Haaretz - stanno setacciando l'area (a Bat Ayin, nel blocco di insediamenti Etzion, a sud di Gerusalemme), alla ricerca del terrorista. La tv Channel 2 ha riferito che l'aggressore era un lavoratore arabo armato d'ascia. Il ragazzino, gravemente ferito alla testa, è morto poco dopo. Subito dopo l'attacco, riferisce la tv israeliana, un passante ha affrontato il terrorista e lo ha disarmato; ma l'uomo è riuscito a liberarsi e a mettersi in fuga. Nell'area è stato dichiarato lo stato d'allerta. Gli abitanti di Bat Ayin sono stati consigliati di rimanere chiusi nelle loro abitazioni. Per scelta degli abitanti, l'insediamento non è circondato da reticolati ed è perciò facilmente accessibile. Secondo Shaul Goldstein, capo del consiglio che raggruppa gli insediamenti nell' area, l' aggressore era armato con una o due asce e forse anche di coltello.
02 aprile 2009
http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_02/israele_vittime_bambini_993ce73c-1f6b-11de-956a-00144f02aabc.shtml

Maqquanto maqquanto maqquanto siamo cattivi e razzisti a dire che chiamarli bestie è un insulto alle bestie!

barbara


16 marzo 2009

OCCUPAZIONE, TERRITORI OCCUPATI E BLABLABLA

March 16 1954: Palestinian Terrorists from Egyptian-held Gaza strip stop an Israeli bus travelling from Tel Aviv to Eilat at Scorpions Pass in the Negev desert and murder eleven passengers


Quella che segue è una lettera inviata – e mai pubblicata – a un quotidiano progressista italiano.


Egr direttore
Non pensavo mai di tirare fuori la mia storia personale, ma dopo aver letto l'articolo - demonizzazione- di Sandro Viola del 20/1/2002 ho deciso di rinunciare alla mia privacy per sbugiardare quel moderno antisemita.
Sono nato nel settembre 1953 in Israele.
I miei genitori, scampati dai lager nazisti, si sono stabiliti in Israele in un villaggio chiamato Even Yehudah, vicino alla città di Netanyah dove facevano i contadini.
(È il punto dove la larghezza massima di Israele era 12KM fino al 67- quindi, tutta frontiera)
Due mesi prima della mia nascita, parlo del Luglio 1953, i miei hanno sentito uno strano rumore e mio padre è uscito per controllare e non è mai più rientrato.
Non c'erano allora telefoni. Mia mamma, con una bimba di 4 anni, e incinta al settimo mese, si è barricata in casa- pregando.
Al mattino lo ha trovato.
Lo avevano torturato prima di decapitarlo.
Gli avevano cavato gli occhi e poi hanno impilato la sua testa su un palo di fronte a casa.
Non c'erano "territori occupati" nel 1953.
Allora si chiamavano Fedayn, mentre oggi la sinistra antisemita li chiama "combattenti della resistenza".
Fa poca differenza, quello che li distingueva, allora come oggi è la "cultura" assassina, il fanatismo che non ha bisogno delle scuse dell' "umiliazione" e/o della "occupazione" che i buonisti antisemiti di sinistra come Viola gli forniscono come alibi per perpetuare l'opera che in Europa vi è quasi riuscita il secolo scorso.
Scommetto che non troverà spazio per pubblicare la mia lettera- nel suo giornale "politicamente corretto", al servizio di quelli che si adoperano per completare l'opera che i vostri - compagni- camerati non sono riusciti a completare.
Nahman Finaro Singer

Già. Non c’erano “territori occupati” nel luglio del ’53. E non c’erano il 16 marzo del ’54. Così come non c’erano il 2 giugno 1964 quando Ahmed Shukeiry - che otto anni prima aveva dichiarato
al Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite: "È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria" – fondò l’Olp, Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Ma non ci avevano raccontato che il problema era l’okkupazione? Sì, ce l’avevano raccontato. E continuano a raccontarcelo. Insieme a tante tante altre storie che a qualcuno fa tanto tanto piacere credere. Una volta c’erano quelle sull’avvelenamento dei pozzi, poi sono arrivate quelle sulla Germania messa in ginocchio dalla famelica finanza ebraica, adesso ci sono queste: quando si tratta di far fuori gli ebrei, di storie da raccontare se ne trovano sempre.

barbara


16 gennaio 2009

QUALCHE DOMANDINA FACILE FACILE

De Pilar Rahola. Barcelona

¿Por qué no vemos manifestaciones en París, o en Londres, o en Barcelona en contra de las dictaduras islámicas? ¿Por qué no lo hacen contra la dictadura birmana? ¿Por qué no hay manifestaciones, en contra de la esclavitud de millones de mujeres, que viven sin ningún amparo legal? ¿Por qué no se manifiestan en contra del uso de niños bombas, en los conflictos donde el Islam está implicado? ¿Por qué no ha liderado nunca la lucha a favor de las víctimas de la terrible dictadura islámica de Sudan? ¿Por qué nunca se ha conmovido por las víctimas de los actos de terrorismo en Israel? ¿Por qué no considera la lucha contra el fanatismo islámico, una de sus causas principales? ¿Por qué no defiende el derecho de Israel a defenderse y a existir? ¿Por qué confunde la defensa de la causa palestina, con la justificación del terrorismo palestino? Y la pregunta del millón, ¿por qué la izquierda europea, y globalmente toda la izquierda, solo está obsesionada en luchar contra dos de las democracias más sólidas del planeta, Estados Unidos e Israel, y no contra las peores dictaduras? Las dos democracias más sólidas, y las que han sufrido los atentados más sangrantes del terrorismo mundial. Y la izquierda no está preocupada por ello.

Y finalmente, el concepto de compromiso con la libertad. Oigo esa expresión en todos los foros propalestinos europeos. '¡Estamos a favor de la libertad de los pueblos!', dicen con ardor. No es cierto. Nunca les ha preocupado la libertad de los ciudadanos de Siria, de Irán, del Yemen, de Sudan, etc... Y nunca les ha preocupado la libertad destruida de los palestinos que viven bajo el extremismo islámico de Hamás. Solo les preocupa usar el concepto de libertad palestina, como misil contra la libertad israelí.

Una terrible consecuencia se deriva de estas dos patologías ideológicas: la Manipulación periodística. Finalmente, no es menor el daño que hace la mayoría de la prensa internacional. Sobre el conflicto árabe-israelí NO SE INFORMA, SE HACE PROPAGANDA. La mayoría de la prensa, cuando informa sobre Israel, vulnera todos los principios del código deontológico del periodismo. Y así, cualquier acto de defensa de Israel se convierte en una masacre y cualquier enfrentamiento, en un genocidio. Se han dicho tantas barbaridades, que a Israel ya no se la puede acusar de nada peor. En paralelo, esa misma prensa nunca habla de la ingerencia de Irán o Siria a favor de la violencia contra Israel; de la inculcación del fanatismo en los niños; de la corrupción generalizada en Palestina. Y cuando habla de víctimas, eleva a la categoría de tragedia a cualquier víctima palestina, y camufla, esconde o desprecia a las víctimas judías.
Acabo con un apunte sobre la izquierda española. Muchos son los ejemplos que ilustran el antiisraelismo y el antiamericanismo que definen el ADN de la izquierda global española. Por ejemplo, un partido de izquierdas acaba de expulsar a un militante, porqué ha creado una web de defensa de Israel. Cito frases de la expulsión: 'Nuestros amigos son los pueblos de Irán, Libia y Venezuela, oprimidos por el imperialismo. Y no un estado nazi como el de Israel'. Otro ejemplo, la alcaldesa socialista de Ciempozuelos cambió el día de la Shoá, por el día de la Nakba palestina, despreciando, así, a más de 6 millones de europeos judíos asesinados. O en mi ciudad, Barcelona, el ayuntamiento socialista ha decidido celebrar, durante el 60 aniversario del Estado de Israel, una semana de 'solidaridad con el pueblo palestino'. Para ilustrarlo, invitó a Leila Khaled, famosa terrorista de los años 70, actual líder del Frente de Liberación de Palestina, que es una organización considerada terrorista por la Unión Europea, y que defiende el uso de las bombas contra Israel. Y etcétera. Este pensamiento global, que forma parte de lo políticamente correcto, impregna también el discurso del presidente Zapatero. Su política exterior cae en todos los tópicos de la izquierda lunática y, respecto a Oriente Medio, su actitud es inequívocamente pro-árabe. Estoy en condiciones de asegurar que, en privado, Zapatero considera a Israel culpable del conflicto, y la política del ministro Moratinos va en esa dirección. El hecho de que el presidente se pusiera una Kefia palestina, en plena guerra del Líbano, no es una casualidad. Es un símbolo. España ha sufrido el atentado islamista más grave de Europa, y 'Al Andalús' está en el punto de mira de todo el terrorismo islámico. Como escribí hace tiempo, 'nos mataron con celulares vía satélite, conectados con la Edad Media'. Y, sin embargo, la izquierda española está entre las más antiisraelíes del planeta.
¡Y dice ser antiisraelí por solidaridad! Esta es la locura que quiero denunciar con esta conferencia.

CONCLUSIÓN.
No soy judía, estoy vinculada ideológicamente a la izquierda y soy periodista. ¿Por qué no soy antiisraelí, como la mayoría de mis colegas? Porqué, como no judía, tengo la responsabilidad histórica de luchar contra el odio a los judíos, y, en la actualidad, contra el odio a su patria, Israel. La lucha contra el antisemitismo no es cosa de judíos, es obligación de los no judíos. Como periodista, estoy obligada a buscar la verdad, más allá de los prejuicios, las mentiras y las manipulaciones. Y sobre Israel no se dice la verdad. Y como persona de izquierdas, que ama el progreso, estoy obligada a defender la libertad, la cultura, la convivencia, la educación cívica de los niños, todos los principios que las Tablas de La Ley convirtieron en principios universales.
Principios que el islamismo fundamentalista destruye sistemáticamente. Es decir, como no judía, periodista y de izquierdas tengo un triple compromiso moral con Israel.
Porqué, si Israel fuera derrotada, serían derrotadas la modernidad, la cultura y la libertad.pat.,pat,

La lucha de Israel, aunque el mundo no quiera saber es la lucha del mundo !!!!

E ora aggiungo qualche domandina io:
- Giordania, 1970, Settembre nero, da 10.000 a 20.000 palestinesi uccisi ad opera dell’esercito giordano in poche settimane. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 1982-1986, molte migliaia di palestinesi uccisi da palestinesi di fazioni rivali e da cristiani maroniti nella guerra dei campi. Nessuna protesta: perché?
- Libano, 2007, centinaia di palestinesi uccisi dall’esercito libanese. Nessuna protesta: perché?
- Gaza, 2007, centinaia di palestinesi, fra cui molti bambini, uccisi dagli uomini di Hamas. Nessuna protesta: perché?
- Poi magari, volendo: Siria, da 30.000 a 100.000 – a seconda delle fonti – arabi uccisi e oltre 100.000 espulsi a Hama dall’esercito siriano. Nessuna protesta: perché?


barbara


12 gennaio 2009

MA SARÀ POCO BUFFA STA COSA?

Prima ti vengono a dire che il motivo per cui BISOGNA dialogare con Hamas è che essendo stato eletto è il legittimo rappresentante dei palestinesi, poi però ti tirano fuori che i palestinesi non sono mica tutti terroristi e che non bisogna confondere i palestinesi con l’organizzazione terroristica di Hamas: ragazzi, ma vi volete una buona volta decidere? Capisco che quella di volere la botte piena e la moglie ubriaca è aspirazione molto diffusa e anche, se vogliamo, abbastanza comprensibile, ma voi adesso state anche pretendendo che vi si restituiscano i soldi del vino! Eccheccazzo, un po’ di moderazione insomma!

barbara


30 giugno 2008

SERGIO ROMANO RECIDIVO SU SABRA E CHATILA

Comunicato Honest Reporting Italia 29 giugno 2008

Non c'è niente da fare: se appena appena gli si offre la possibilità di fare un po' di sana disinformazione su Sabra e Chatila, Sergio Romano proprio non può resistere alla tentazione. Anche questa volta il destro glielo offre, giovedì 26 giugno, la lettera di un lettore che protesta per la palese disinformazione seminata a piene mani circa un mese fa.

I MASSACRI DI SHATILA LA DIFFICILE CONTA DEI MORTI

La sua risposta a un lettore sulla strage avvenuta a Beirut nel 1982, nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, colpisce per parzialità e disinformazione. Lei inizia con una ricostruzione molto lacunosa del contesto in cui maturò quel tragico episodio e ignora i presupposti dell'intervento dell'esercito israeliano (ripetuti attentati lungo la frontiera con Israele, creazione di un arsenale di armi pesanti da utilizzare tanto nella guerra civile libanese quanto contro Israele, massacri compiuti dai palestinesi nei confronti dei cristiani libanesi).
Volendo sorvolare sull'uso del termine «guerrigliero» per definire i terroristi palestinesi, oltre che sulla forma dubitativa circa le responsabilità siriane nell'attentato a Bashir Gemayel, colpisce la falsità dei dati sulle vittime palestinesi che secondo la Procura Generale libanese, Croce Rossa e la Commissione d'inchiesta israeliana (la stessa che attribuì la responsabilità indiretta della strage a Sharon) furono tra 470 e 800 e non 3.000. Non è il numero che colpisce (1, 10, 100 o 1.000 morti, restano la gravità dell'episodio e la sua efferatezza), quanto il fatto che lei prenda per buona la cifra fornita dai palestinesi, attribuendo, di fatto, attendibilità solo a quella fonte. Gradirei una risposta che mi aiuti a capire come un giornale notoriamente equilibrato e pertinente come il vostro possa cadere in questi grossolani errori.
Daniele Coppin

Caro Coppin,
Dopo avere indicato una possibile cifra (3.000)
3000 NON è una cifra possibile: è una cifra inventata di sana pianta: non è la stessa cosa

e osservato che il dato è difficilmente verificabile,
piuttosto difficile, effettivamente, verificare le cose inventate ...

avrei dovuto aggiungere che esistono effettivamente stime diverse: 460 secondo il calcolo più conservatore degli israeliani, 700 secondo il direttore dell'Intelligence militare di Israele, 2.000 secondo fonti ufficiose dei servizi dell'Onu e voci raccolte dai giornalisti stranieri a Beirut.
Falso: secondo la Procura Generale della Repubblica libanese - e non secondo "il calcolo più conservatore degli israeliani" - sarebbero state 470, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra più alta, all'epoca, è stata quella "sparata" dai palestinesi, ed era di circa 1500 morti. Cifre più alte sono state avanzate solo in tempi recenti, senza alcuna connessione né con i fatti, né con eventuali indagini o testimonianze.

Non esiste una stima della Commissione Kahan, costituita a Gerusalemme per accertare le responsabilità delle forze armate israeliane.
FALSO!

Se lei rileggerà la pagina 26 del rapporto, troverà un lungo paragrafo che comincia con le parole «E' impossibile determinare con precisione il numero delle persone massacrate».
E che termina con le parole «Taking into account the fact that Red Cross personnel counted no more that 328 bodies, it would appear that the number of victims of the massacre was not as high as a thousand, and certainly not thousands»: «considerando che il personale della Croce Rossa ha contato non più di 328 corpi, sembra che il numero delle vittime del massacro non arrivi a mille, e sicuramente non migliaia» (qui): ecco, questa sembrerebbe proprio essere "una stima della commissione Kahan". Ciò che sta facendo qui Sergio Romano è un volgare tentativo di falsificare i documenti, citando le parti che confermano le sue fantasiose invenzioni, ed eliminando quelle che le contraddicono.

Non sappiamo quanti palestinesi vivessero a Shatila fra il 16 e il 18 settembre 1982. Non sappiamo quanti cadaveri siano stati rapidamente sepolti nelle vicinanze del campo. Non sappiamo quanti siano stati trasportati altrove (su camion forniti dagli israeliani, secondo alcuni testimoni) e sepolti in fosse comuni. Robert Fisk, autore di uno dei migliori libri sulla guerra civile libanese («Pity the Nation. Lebanon at War») scrive di avere raccolto notizie secondo cui un migliaio di persone sarebbe stato sepolto sotto un «campo sportivo». Pensò allo stadio e fece un sopralluogo, ma gli fu detto più tardi che il «campo sportivo» era in realtà il grande Golf Club lungo la strada che corre da Shatila all'aeroporto. Andò a vedere e trovò larghe zone di terra smossa e tracce di mezzi cingolati. Ma il Golf era presidiato dalle forze armate libanesi che non autorizzarono le indagini della Croce Rossa.
Come ricorda la Commissione Kahan, il numero indicato in un rapporto della Croce Rossa (328) è soltanto quello dei cadaveri che gli ispettori riuscirono a contare quando poterono finalmente entrare nel campo. Come in tutti i massacri, gli autori, a cose fatte, cercano di occultare per quanto possibile i loro peccati.
Nella sua lettera, caro Coppin, lei ricorda le ragioni dell'intervento dell'esercito israeliano in Libano. Per completare il quadro, tuttavia, conviene ricordare che i massacri avvennero dopo l'esecuzione di un piano americano per la partenza dal Libano dei guerriglieri palestinesi e delle forze siriane. L'evacuazione ebbe luogo soprattutto per mare alla fine di agosto.
Evacuazione che non fu completata a causa delle inadempienze delle forze internazionali che avrebbero dovuto provvedere: perché non ricordarlo, visto che il signor Romano sta diligentemente riempiendo le lacune lasciate dal signor Coppin?

Vi erano ancora combattenti palestinesi a Shatila dopo la partenza di Arafat? E' probabile
Probabile? Semplicemente probabile?? E chi l'avrebbe fatta, secondo il competentissimo signor Romano, quella che è passata alla storia come "la guerra dei campi" che è durata anni e che tra bombardamenti, massacri e carestie provocate dagli assedi ha causato circa 10.000 morti fra i palestinesi delle varie fazioni? E visto che il signor Romano ama citare Robert Fisk, lo citeremo anche noi: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. [...] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Solo che all'epoca non c'erano israeliani in circolazione, e dunque tutti questi massacri, tutte queste distruzioni, tutti questi morti palestinesi vengono opportunamente ignorati.

ed è certamente vero che nei giorni seguenti furono trovati numerosi depositi di armi dell'Olp.
Sì. Per la precisione 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Ma Shatila non era una roccaforte terrorista
Ma certo che no! Chi di noi non tiene in giardino, tra nanetti e begonie, qualche migliaio di carri armati così, giusto per bellezza? E mica ci vorranno trattare da terroristi solo per questo, no?

e la resistenza contro le milizie cristiane alleate di Israele fu soltanto sporadica.
A noi veramente risulta che sono state le milizie cristiane ad organizzare la resistenza contro l'invasione e l'aggressione delle bande terroristiche palestinesi che hanno prima destabilizzato e poi distrutto il Libano, cancellando numerosissime comunità cristiane, e che le milizie cristiane, incapaci di avere ragione da sole delle meglio organizzate e armate bande terroristiche palestinesi, hanno ad un certo punto cercato l'alleanza di Israele: e non c'è bisogno di crederci sulla parola: la cronologia dovrebbe essere più che sufficiente a fare piazza pulita di tutte le menzogne seminate dal signor Romano.

Non vi fu una battaglia tra forze contrapposte. Vi fu un massacro.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). E, nella stessa pagina del rapporto della commissione Kahan più sopra citata dallo stesso Sergio Romano: «A further difficulty in determining the number of victims stems from the fact that it is difficult to distinguish between victims of combat operations and victims of acts of slaughter. We cannot rule out the possibility that various reports included also victims of combat operations from the period antedating the assassination of Bashir»: «Un'ulteriore difficoltà nel determinare il numero delle vittime deriva dal fatto che è difficile distinguere fra vittime di operazioni di combattimento e vittime di atti di massacro. Non possiamo escludere la possibilità che vari rapporti includano anche vittime di combattimenti del periodo precedente l'assassinio di Bashir». Forse è vero ciò che sostengono il Procuratore Generale libanese e il maggiore Joern Mehedon e la commissione Kahan, o forse è vero ciò che afferma il signor Romano, ma dare una sola versione quando ne esistono almeno due non è giornalismo.

Proviamo a rinfrescare un po' la memoria a Sergio Romano scrivendogli a:
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Può essere interessante dare una scorsa a questo scambio intercorso nel mailbox di Honest Reporting Italia.

E se quello che voi ritenete scorretto è invece corretto per gli altri altri, i quali invece ritengono scorretta la vostra azione di lobbying? Non ditemi che non intendete fare lobbying. Ad essere danneggiati sono quei cittadini che attendono tranquillamente alle loro occupazioni e si trovano improvvisamente in guerra contro popoli pacifici perché delle ristrette lobby che curano i loro interessi hanno prodotto ciò.
Antonio Caracciolo


Inventarsi le cifre non è "quello che noi riteniamo scorretto"; citare documenti e riportarli castrati non è "quello che noi riteniamo scorretto"; dichiarare inesistente ciò che invece esiste non è "quello che noi riteniamo scorretto", capovolgere la cronologia ribaltando così i rapporti di causa-effetto non è "quello che noi riteniamo scorretto": tutto questo è scorretto. Peggio: tutto questo è fare consapevolmente disinformazione. Se Le dispiace tanto per i cittadini che si ritrovano in guerra dovrebbe rivolgere la sua attenzione a chi li condanna al terrorismo, non a chi denuncia il terrorismo e i sedicenti giornalisti che il terrorismo difendono. Quanto alle insinuazioni nei nostri confronti, le rimandiamo al mittente. Ci stia bene.
La redazione di Honest Reporting Italia

Si capisce un tubo! Ai due paesi di cui si parla è morto o no ammazzato qualcuno? Terrorismo che vuol dire? Terrorismo di stato è quello che israele ha sempre fatto o no? Nel 1948 vi è stata o no la Nakba, la pulizia etnica di cui non io parlo ma l'ebreo israeliano Ilàn Pappe?
Gli ebrei sionisti in Palestina sono arrivati dalla luna nel 5000 avanti cristo o ci sono sbarcati pensando di avere a che fare con gli indiani d'America?
E voi chi... siete? Cosa volete? Cosa fate?
Fra aggrediti e d aggressori non vi sono dubbi! Quanto a Shatila e Sabra mica è un romanzo? A me poco interessa il dettaglio. Interessa la sostanza. La sostanza dice che da 60 anni a questa parte vi è stata un'occupazione colniale ai danni di un popolo che vi risiedeva da prima. E non ditemi che gli israeliani sono ebrei che ritornano nella patria lasciata duemila anni fa ai tempi della distruzione del Tempio perché si tratta di una mera invenzione. Gli attuali israeliani che occupano la Palestina come avamposto militare degli USA sono russi, polacchi, italiani...Lo dice un altro ebrei isareliano di nome Shlomo Sand. Quindi, i palestinesi stavano a casa loro prima che qualcuno in modo criminale li cacciasse..
E non ditemi che sono antisemita perché mi incavolo... Intanti, veri semiti sono soltanto i palestinesi, non gli ebrei di israele...
Adesso ho da fare!

Chi siamo e che cosa vogliamo? È lei che è piombato in casa nostra sproloquiando e delirando, egregio signore. E anche noi abbiamo altro da fare che occuparci di un antisemitello da strapazzo. Prima di congedarci definitivamente ci permettiamo di darle un ultimo suggerimento: disdica l'iscrizione a questa newsletter che evidentemente deve avere fatto in un momento di distrazione, visto che la verità fa così male alla sua digestione.

La redazione di Honest Reporting Italia

Branco di idioti.
Se la vostra mailing list è attività PUBBLICA e non segreta e massonica, come in effetti ho potuto smascherare, io faccio attività lecita di monitoraggio di tutto ciò che è pubblico. Posso documentare (e me ne avete dato gli elementi probatori) che la vostra attività è du pura lobbying, cioè qualcosa di pericoloso per la democrazia.
Non mi sono iscritto alla vostra Lista per ottenere delizia. Ma per fare un lavoro di vigilanza democratica, I vostri attacchi a Sergio Romano sono vergognosi? La Verità? E cosa ne sapete voi? Siete esattamente il contrario? È in vostro potere cancellarmi. In me, se continuerete a mandare le vostre delazioni concertate aq danno di terzi, troverere il critico che vigila per la democrazia di questo paese che evidentemente non è il vostro. Razza di idioti!

(Per la serie: se non son matti non li vogliamo) (E anche per la serie: ma quando mai i poveri palestinesi avranno una speranza di pace, finché avranno simili sostenitori?) (E infine per la serie: ma ci vogliamo decidere a fare una colletta per regalare un po’ di preservativi a quella povera mamma degli imbecilli, che possa finalmente tirare il fiato anche lei, povera donna?)

barbara


28 maggio 2008

SERGIO ROMANO, OVVERO L’ARTE DELLA DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 28 maggio 2008

Si è sempre nel dubbio, quando si leggono le ricostruzioni storiche di Sergio Romano, se sia più grande l'ignoranza o la malafede. Quello che è certo ed evidente è che massicce dosi di disinformazione non mancano mai. E non mancano neppure in questa sua risposta a un lettore che chiede chiarimenti sulla strage di Sabra e Chatila, pubblicata sul Corriere della Sera di martedì 27 maggio.

I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI
Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità dell’accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono realmente le cose?
Michele Toriaco, Torremaggiore (Fg),

Caro Toriaco, L’esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile.
Guerra civile scatenata dai palestinesi scampati al massacro messo in atto dall'esercito giordano nel Settembre Nero (oltre diecimila morti, secondo le stime più attendibili), che avevano qui trovato rifugio: perché non ricordarlo? Guerra civile che ha provocato circa 160.000 morti, la cancellazione di intere comunità cristiane e la distruzione di uno dei più ricchi, belli e civili Paesi del Medio Oriente: perché non ricordarlo?

Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia,
Israele voleva impedire alle formazioni TERRORISTICHE palestinesi di CONTINUARE A UTILIZZARE il territorio libanese per incursioni armate e attacchi terroristici in territorio israeliano, come stavano facendo da anni

ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore Saad Haddad.
più che altro la creazione di un cuscinetto che proteggesse Israele dai continui assalti terroristici. Cuscinetto corrispondente al 5% del territorio libanese, mentre il restante 95% era occupato dalla Siria, fatto che non sembra però turbare troppo il signor Romano.

Vi fu quindi, sin dall’inizio dell’operazione, una sorta di collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani.
Che cosa significa esattamente "gruppi cristiani"? Non sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza, tanto perché si sappia di che cosa si sta parlando?

Dopo avere sconfitto rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000 uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967.
Forse, più che "vivaio di reclute" sarebbe più corretto chiamarli "covi di terroristi", considerando che al momento dell'evacuazione dei campi furono trovati 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Gli invasori speravano che l’operazione avrebbe permesso l’annientamento dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
organizzazione nata nel 1964, quando NON c'erano i "territori occupati", ma il signor Romano si guarda bene dal precisarlo, poiché tale precisazione rende lampante il fatto che questa organizzazione non è nata allo scopo di creare uno stato di Palestina, ma unicamente per quello di distruggere Israele essendo, all'epoca, lo stato di Israele l'unico territorio occupato da Israele.

e la cattura, «vivo o morto», di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di lasciare il Paese verso la fine di agosto.
Detto in altri termini, ancora una volta il mondo intero - Stati Uniti compresi - si è mobilitato per salvare i terroristi, per impedire a Israele di averne ragione e di chiudere finalmente una volta per tutte la partita, e per perpetuare quindi questa guerra che sembra ormai non poter avere fine.

In quegli stessi giorni il Libano ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel,
Bashir Gemayel

leader delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14 settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un attentato organizzato forse dai siriani.
Forse? Come mai quando si tratta della Siria sono sempre d'obbligo le formule dubitative?

Fu quello il momento in cui il governo Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città.
Per espellere i terroristi palestinesi rimasti nella città.

L’operazione sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, crearono una cinta intorno ai campi e fornirono i mezzi necessari all’operazione.
Il massacro durò due giorni e provocò, secondo stime difficilmente verificabili, circa 3.000 vittime.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). Naturalmente non abbiamo modo di sapere se questa testimonianza sia attendibile e se questa ricostruzione dei fatti sia corretta, ma in presenza di versioni contrastanti ci si aspetterebbe che un giornalista degno di questo nome le fornisse entrambe. Quanto alle vittime, secondo la Procura Generale della Repubblica libanese sarebbero state 470, per la Croce Rossa 663, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra di 3000 vittime non risulta da alcuna "stima": è solo la cifra spacciata dalla propaganda palestinese, ma per qualcuno, evidentemente, è di gran lunga preferibile alle stime vere.

In Israele vi fu una grande manifestazione di protesta, a cui parteciparono quattrocentomila persone,
ossia il 10% dell'intera popolazione israeliana, mentre non si ha notizia di proteste, in altri Paesi, contro gli autori della strage

e venne costituita una commissione d’inchiesta che attribuì a Sharon la responsabilità del massacro e lo costrinse a dimettersi.
che attribuì a Sharon la responsabilità INDIRETTA del massacro, ossia per non averlo saputo prevedere e impedire, scagionandolo invece da quella diretta, appannaggio di Eli Hobeika che aveva guidato le milizie che lo avevano perpetrato. Operazione per la quale fu ricompensato dai suoi padroni siriani - padroni anche dell'intero Libano - con un ministero.

L’operazione non impedì ai palestinesi di riorganizzarsi ed espose Israele alle critiche della società internazionale.
Difficile che Israele non sia esposta alle critiche, finché l'informazione è in mano a personaggi come il signor Romano!

Ma la maggiore e più grave ricaduta politica del massacro fu l’apparizione di un nuovo nemico: un movimento politico e religioso che si chiamò Hezbollah, «partito di Dio», e riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano sino ad allora partecipato in ordine sparso alla guerra civile.
Il movimento Hezbollah nasce nel giugno 1982: un po' difficile attribuirne la nascita alla strage di Sabra e Chatila avvenuta fra il 16 e il 17 settembre dello stesso anno.

Fu quello il momento in cui la lotta contro Israele smise di essere prevalentemente laica per divenire anche e soprattutto religiosa.
Le dice qualcosa, signor Romano, il nome Damour? È una cittadina a venti chilometri da Beirut. Quasi seicento cristiani massacrati, donne stuprate, cadaveri smembrati, uomini trovati evirati e coi genitali in bocca, il cimitero devastato, le tombe scoperchiate e le ossa sparse per tutto il campo. L'assalto, ad opera degli uomini di Arafat, era avvenuto al grido di "Allahu akhbar". Era il gennaio 1976 (giusto per fare un esempio. Se ne potrebbero fare molti altri, volendo, magari partendo dal Gran Mufti Haji Amin al Husseini che nel 1948 incitava al jihad contro il neonato stato di Israele).

E fu quello infine il momento in cui l’Iran, dove gli Ayatollah avevano conquistato il potere poco più di tre anni prima, poterono contare su un amico libanese di cui si sarebbero serviti, da allora, per influire sugli avvenimenti della regione.
Cioè, l'Iran ha aspettato Sabra e Chatila per decidere di influire sugli avvenimenti della regione? Ma per piacere, signor Romano!

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Per chi desiderasse saperne di più, suggerisco la lettura dei miei post su Damour, sulla strage di Tell al Zatar e sull’altra Sabra e Chatila (sì, ce n’è stata anche un’altra: lo sapevate?) utili anche, per chi è più giovane e non ha vissuto quegli avvenimenti in diretta, per capire un po’ meglio le dinamiche di ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo in Libano.

barbara


23 aprile 2008

ADESSO DO I NUMERI

Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio, gli armeni hanno subito un genocidio, i cambogiani hanno subito un genocidio, i tutsi hanno subito un genocidio, i palestinesi stanno subendo un genocidio.
Gli ebrei d’Europa prima del genocidio erano 12 milioni, dopo il genocidio erano 6 milioni. Gli armeni prima erano tre milioni, dopo uno e mezzo. I cambogiani prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi prima erano un milione e mezzo, dopo mezzo milione.
I palestinesi prima del genocidio erano un milione e duecentomila; oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sterminio (lo ha detto anche il papa buonanima: “… la terra del Risorto messa a ferro e fuoco … un’occupazione che si fa sterminio …”), pulizia etnica, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di profughi. Interessante, no?

barbara


8 marzo 2008

ECCOLI QUA

Eccoli qua i palestinesi che festeggiano perché qualcuno di loro è riuscito a far fuori una carrettata di ragazzini ebrei. Guardateli, guardateli bene. E adesso venitemi ancora a raccontare che si tratta di disperazione. Venitemi ancora a raccontare che i terroristi sono una sparutissima minoranza e gli altri sono tutti brave persone. E, dopo aver guardato le loro facce rubiconde e i loro corpi ben pasciuti, venitemi ancora a raccontare la storiella della catastrofe umanitaria in atto a causa del feroce embargo messo in atto dall’infame occupante sionista. E dopo aver visto il corteo di auto degno di una vittoria ai mondiali di calcio venitemi ancora a raccontare la storiella degli ospedali che non possono funzionare sempre a causa del suddetto feroce embargo messo in atto dal suddetto infame occupante sionista. E venitemi ancora a chiedere comprensione per queste luride belve assetate solo di sangue giudeo (d’altra parte, si sa, una faccia sola abbiamo, e ognuno mostra quella che ha).



barbara


18 agosto 2007

UN ALTRO ESEMPIO DELLA REGOLA «DUE PESI E DUE MISURE»

Ancora un articolo vecchio (è davvero un pozzo senza fondo, quello dei miei archivi!) ma sempre utile.

L'Unione Europea si oppone al "diritto al ritorno" di
Steven Plaut

Il "diritto al ritorno" ha interessato una gran parte della stampa mondiale nelle ultime settimane, ma questa volta - tanto per cambiare - NON si tratta del preteso "diritto" dei palestinesi a ritornare sul territorio d'Israele. Il dibattito, del tutto nuovo, riguarda il diritto al ritorno dei tedeschi etnici, di cui almeno 15 milioni sono stati espulsi dalla loro patria alla fine della seconda guerra mondiale. Improvvisamente sono diventati oggetto d'interesse per il semplice motivo che molti paesi che li hanno espulsi dopo la seconda guerra mondiale sono diventati membri a pieno titolo dell'Unione Europea, o sono in procinto di diventarlo.
Si è sollevata un'ondata di tentativi, da parte dei tedeschi etnici espulsi da quei paesi, di recuperare i loro beni e in qualche caso perfino, se possibile, di rientrare nelle loro vecchie case. Ma le loro chances di riuscirci sono minime. Questo perché l'Unione Europea, guidata in questo dalla stessa Germania, si è irrevocabilmente opposta ad ogni "diritto al ritorno" per i profughi d'origine tedesca. Sì, la stessa Unione Europea che insiste nel dire che i "profughi palestinesi" hanno un diritto inalienabile a ritornare nei territori d'Israele, non riconosce lo stesso diritto ai profughi d'origine tedesca.
Prima della seconda guerra mondiale, c'è stata una grande diaspora di tedeschi etnici in tutta l'Europa centrale e orientale. Molti provenivano da famiglie che erano emigrate al tempo del Medio Evo e anche prima. Abitavano in Polonia, Russia, Cecoslovacchia, Paesi Baltici, Ungheria e Balcani. In certe zone si erano insediati quando quei paesi erano stati assorbiti nell'Impero Asburgico o liberati dalla dominazione ottomana. Erano arrivati come mercanti, funzionari civili istruiti, bottegai, mercenari, missionari o altro. In maggior parte vivevano nelle città ed erano quasi i soli artigiani non agricoli nelle città dei paesi sottosviluppati. Spesso dominavano le corporazioni. Per una di quelle deliziose ironie della storia, i cristiani tedeschi spesso emigravano verso città e villaggi dell'Europa orientale e centrale fianco a fianco con ebrei germanizzati, e svolgevano spesso le stesse attività commerciali.
Il periodo tra le due guerre mondiali ha visto la radicalizzazione e la nazistificazione di molti di questi tedeschi. La storia più conosciuta è quella dei tedeschi dei Sudeti, che hanno giocato un ruolo importante nell'annientamento della Cecoslovacchia. Quando ricevettero da Hitler il segnale, i tedeschi dei Sudeti scatenarono pogrom, atrocità terroristiche e sollevamenti armati contro la Cecoslovacchia, tutto questo nel nome dell'"autodeterminazione", ma, in realtà, per fornire un alibi all'aggressione nazista. Pretendendo di essere "oppressi" e "occupati" (suona familiare ai partigiani del Medio Oriente?) dalla democratica Cecoslovacchia, la loro "penosa situazione" era la foglia di fico che copriva l'aggressione fascista perpetrata dalla Germania.
La storia si ripeterà ampiamente più tardi, quando saranno i "palestinesi" a giocare il ruolo dei Sudeti, e la loro "penosa situazione" servirà di copertura all'aggressione fatta dagli Stati arabi fascisti contro Israele.
Meno ben conosciute sono le storie di insurrezioni simili e di sedizioni fomentate dalle minoranze tedesche nel resto dell'Europa prima della seconda guerra mondiale. Anche se non tutti i tedeschi etnici hanno apertamente sostenuto e aiutato Hitler, furono comunque parecchi. Dopo la guerra, la maggior parte dei tedeschi etnici furono espulsi, a forza di baionette, dai paesi nei quali avevano vissuto per generazioni, e i profughi furono "rimpatriati" nella Repubblica Federale Tedesca (e, in misura minore, in Austria). Stalin deportò un gran numero di tedeschi etnici della Russia in Siberia e in altre regioni orientali.
A conti fatti, si stima che 15 milioni di tedeschi etnici sono stati espulsi dagli Stati non tedeschi dell'Europa orientale e centrale, tre quarti dei quali provenienti dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia (nello stesso periodo, giapponesi etnici sono stati espulsi dalla Manciuria e dalla Corea, essenzialmente per le medesime ragioni).
I profughi tedeschi sono stati assorbiti e reinsediati sul loro suolo dalla Germania (soprattutto dalla Repubblica Federale Tedesca), e senza un centesimo di aiuto dall'UNRWA, l'agenzia dell'Onu per l'aiuto ai profughi che per decenni ha versato somme enormi di denaro contante ai palestinesi. Come i palestinesi, quei tedeschi etnici erano diventati profughi in conseguenza di una guerra d'aggressione scatenata dai loro compatrioti tedeschi, una guerra in cui si sono trovati dalla parte degli sconfitti. Ma, a differenza della maggior parte dei "profughi" palestinesi che divennero profughi perché scapparono dalle zone di combattimento su ordine dei capi della milizia araba al tempo della guerra israeliana d'indipendenza, quei tedeschi sono diventati profughi perché sono stati cacciati di forza dai paesi che li ospitavano DOPO la fine della seconda guerra mondiale. I tedeschi hanno lasciato dietro di loro grandi quantità di beni, mentre quasi tutti i "profughi" palestinesi erano contadini poveri che lavoravano per conto di aristocratici arabi feudali, e che hanno lasciato dietro di loro ben pochi beni o assolutamente nulla.
Ancora più importante è il fatto che la Germania e l'Austria hanno rifiutato a tutti i profughi di nazionalità tedesca il diritto a ritornare nelle loro precedenti nazioni e perfino a ricevere da quei paesi qualsiasi risarcimento, sotto qualsiasi forma. Al contrario, la Germania (ma non l'Austria) ha pagato delle riparazioni ai paesi stessi che hanno espulso i profughi. Eppure, a dire il vero, molti profughi d'origine tedesca erano stati soltanto spettatori innocenti che non erano mai stati nazisti e non avevano maltrattato nessuno.
Ma oggi il governo tedesco e gli eurocrati dicono: niente da fare. Questi profughi tedeschi non sono che pochi milioni di vittime in più oltre ai molti milioni di vittime anonime dei crimini della Germania, e devono semplicemente continuare a vivere senza elemosine. Il loro "risarcimento" consiste nel loro reinsediamento in una Germania libera, democratica, capitalista e prospera.
La Germania stessa ha promulgato la sua propria Legge del Ritorno che consente a tutti i tedeschi etnici di ottenere la cittadinanza di questo paese. Gli stessi eurocrati e i sapientoni dei media che accusano Israele di "razzismo" a causa della sua Legge del Ritorno che accorda automaticamente la cittadinanza agli ebrei che lo richiedono, non hanno mai avuto problemi con una legge "razzista" tedesca dello stesso tipo. Nel frattempo, perfino la commemorazione della situazione dei profughi tedeschi etnici ha incontrato una forte resistenza in Europa.
C'è una lezione da trarre da tutto questo nel 2004. In fin dei conti, per quei tedeschi etnici i motivi legittimi per un risarcimento e per il riottenimento delle loro proprietà sono molto più forti di ogni pretesa "palestinese" a dichiararsi "profugo". I palestinesi hanno giocato esattamente lo stesso ruolo dei tedeschi dei Sudeti, e le pretese di un "diritto all'autodeterminazione" dei palestinesi fanno eco a simili pretese dei tedeschi dei Sudeti negli anni '30. In entrambi i casi, le richieste non sono altro che una foglia di fico che nasconde l'aggressione fascista a una democrazia.
Come i Tories lealisti che fuggirono dai giovani Stati Uniti, non si è mai pensato che i profughi tedeschi etnici dovessero ottenere qualsiasi forma di risarcimento dai paesi da cui sono fuggiti o che li hanno espulsi. Non solo non hanno ricevuto alcun risarcimento da quei paesi, ma la Germania stessa ha pagato dei risarcimenti ai paesi che avevano espulso quei tedeschi etnici, e che erano state vittime dell'aggressione nazista.
Gli stessi dirigenti mondiali e commentatori dei media che esigono che Israele risarcisca i "palestinesi" e consenta loro di "ritornare", dopo quasi sessant'anni, sui territori israeliani, i territori su cui Israele è stato vittima dell'aggressione araba e fascista, non riescono a capire il motivo per cui il problema di questi "profughi palestinesi" dovrebbe cadere esattamente come quello dei profughi etnici tedeschi della fine degli anni '40.
Qual è dunque il vero motivo che spinge gli euro-clowns a disinteressarsi del "diritto al ritorno" dei tedeschi etnici, ma a richiederlo per i "palestinesi"?
La risposta è semplice. La garanzia di un tale diritto ai tedeschi etnici non avrebbe come conseguenza la morte d'Israele. Per questo gli europei non sono interessati.
(FrontPageMagazine.com, 26.08.2004 - trad. www.ilvangelo.org)

Sempre utile, dicevo: perché i nostri giornali queste cose non le scrivono, e la maggior parte della gente non le sa (poi hanno anche il coraggio di accusare noi di fare due pesi e due misure!).


barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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