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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


23 novembre 2011

PINKI KUNDU

Pinki Kundu è una ragazza indiana di tredici anni. È affetta da una malattia cronica, e viene curata in uno degli ospedali di Madre Teresa.



barbara


23 novembre 2010

SE TI BECCO

Il mio armadietto a scuola è grigio. Non perché qualcuno che mi vuole male me lo abbia fatto grigio per dispetto, ma perché gli armadietti sono grigi: è così, è una legge di natura, come l’acqua che a livello del mare a 100° bolle o l’accelerazione di gravità che, sempre a livello del mare, è di 9 metri al secondo per secondo o gli angoli interni di un triangolo che assommano a 180°. Non c’è niente da fare, è così, ti piaccia o no, e devi fartene una ragione. Grigio, di metallo. Grigio dentro e grigio lo sportello. In un corridoio grigio, lungo, con un’unica finestra in fondo, dalla luce frequentemente ridotta a causa dei colleghi che vi si affollano perché è l’unico angolo di tutta la scuola, che sta proprio sotto una montagna, in cui i cellulari riescono a prendere. La collega V, per vivacizzarlo, ci ha messo una sua foto. La collega U l’ha riempito di smiley. Il collega N, che è l’unico della scuola ad essere più vecchio di me e quindi, oltre al bisogno di vivacizzare l’armadietto (e a una moglie leggermente folle che quando ingrassa troppo si mette a dieta e per solidarietà mette a dieta anche il gatto, oltre ovviamente al marito), ha anche una dignità da difendere, ci ha messo una signorina abbondantemente discinta. Io ci ho messo tre foto piene di colori, fra cui questa.



L’ho stampata, plastificata, e infine attaccata allo sportello col nastro biadesivo attaccato dietro.
Chiunque abbia trafficato col nastro biadesivo sa quanto questa cosa sia micidiale. Se cambi idea e decidi di togliere la cosa che avevi attaccato, devi lavorare di unghie peggio di uno scoiattolo che scava il terreno semigelato per nasconderci ghiande e noci. E quindi deve averci lavorato davvero parecchio il/la collega che ha provveduto a farmela trovare, questa mattina, con un angolo interamente staccato e scorticato.
Adesso la foto è di nuovo a posto, con l’angolo riattaccato e protetta da un foglio adesivo. E sotto le tre foto campeggia un messaggio che riempie un intero A4:

Avviso per il/la gentile collega che si diverte a usare le unghie per rovinare le mie cose: se ti becco finisci all’ospedale. E bada che non scherzo.

Perché quell’area della scuola, questo va precisato, non è accessibile agli scolari. Non nel senso che sia semplicemente vietato – cosa che sarebbe del tutto secondaria e ininfluente – ma nel senso che proprio non hanno modo di arrivarci.

barbara


28 agosto 2010

INCREDIBBBILE

Mi hanno chiamata dall’ospedale. Dice che c’è stato un errore: mi hanno messo in conto il ticket per il test del campo visivo, che invece non dovevo pagare perché rientra fra le prestazioni connesse all’intervento. Dice che si scusano tanto per l’errore, e che quando voglio posso passare alla cassa, dove il responsabile è già stato avvertito, per farmi restituire i soldi ingiustamente pagati.

barbara


25 agosto 2010

LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

A voi infelici, umiliati, feriti, reclusi nelle galere della Repubblica o nei pregiudizi dei suoi cittadini; a voi che avete sofferto e ancora soffrite dico forte: alzate la testa! Sognate! Credeteci! Progredite!

Attraversare l’inferno – la miseria delle bidonville, una madre ostile e sadica, una famiglia, nel migliore dei casi, insensibile, un ambiente più o meno larvatamente razzista, un incidente che le ruberà anni di vita e la lascerà segnata per sempre, una famiglia araba musulmana che rivendica la proprietà delle figlie femmine e il diritto di decidere la loro sorte (impressionante quando, ancora giovanissima, si fa deflorare dal primo che le capita a tiro all’unico scopo di non essere più spendibile sul mercato dei matrimoni combinati; e quando, arrivato il momento, comunica che non possono farla sposare al cugino che lei ha soprannominato “rasoterra” perché, appunto, non è più vergine, prima il fratello la riempie di botte, poi la madre molto tranquillamente dice che non importa, basterà che al momento opportuno si infili un pezzetto di vetro nella vagina, e quello la farà sanguinare quanto basta per ingannare il marito) – e riuscire a riemergere. Riuscire a sconfiggere, oltre all’inferno intorno, anche l’inferno dentro. Lottando con tutte le proprie forze. Con indomabile volontà. Con inesauribile energia. E con una indistruttibile fede in se stessa e nelle proprie capacità (perché, come diceva quel tale, Se lo vorrete non sarà un sogno). È un libro forte che può dare qualche importante lezione anche a ciascuno di noi.

Malika Bellaribi, La bambina con i sandali bianchi, Piemme



barbara


1 agosto 2010

PERCHÉ LA VITA DEI PALESTINESI È PREZIOSA

Recupero questa cartolina di Ugo Volli, pubblicata durante la mia assenza, perché riferisce di un episodio di cui non avevo trovato notizia – e notizia ne va data, invece.

Oggi vi racconto una piccola storia su cui riflettere, imbarazzante per i pacifinti ma anche per chi creda sinceramente nella possibilità di una convivenza fra israeliani e palestinesi. È il contenuto di un documentario che è stato mostrato pochi giorni fa al festival di Gerusalemme. Il protagonista e l'autore è Shlomi Eldar un giornalista ebreo corrispondente da Gaza per "Channel 10 news" che si imbatte, visitando l'ospedale locale, in un neonato palestinese affetto da una malattia mortale. Si commuove, riesce a superare gli ostacoli burocratici e a farlo ricoverare all'ospedale Tell Hashomer in Israele. Scopre che si può salvare con un'operazione molto costosa. Lancia un appello e trova fra le molte offerte di israeliani un uomo che vuol restare anonimo e offre di pagare l'operazione in memoria del figlio, ucciso proprio dai palestinesi. Il bambino si salva.

Tutto bene? Da un certo punto di vista sì. Ma nel frattempo Eldar incomincia a parlare con la madre. E si sente dire che lei vorrebbe che il figlio così guarito diventasse un attentatore suicida e che facesse un attentato a Gerusalemme. "Perché Gerusalemme è nostra, capisci?" Eldar è orripilato e sente questa spiegazione: "Per noi, la morte è una cosa naturale. Non siamo spaventati delle morte. Dal bambino più piccolo, anche più piccolo di questo, al vecchio più anziano, noi vogliamo tutti sacrificarci per Gerusalemme. Sentiamo di avere il diritto di farlo. E se voi volete arrabbiarvi, fatelo. "Perché, le chiede Eldar, ti batti allora per la vita di tuo figlio? "È normale, le risponde lei sorridendo, la vita non è preziosa. Sarà preziosa, ma non per noi. Per noi non vale niente. Questa è la ragione per cui abbiamo tanti attentatori suicidi. Non hanno paura di morire. Nessuno di noi, neanche i bambini piccoli, ha paura di morire. È naturale per noi. Quando questo bimbo guarirà, vorrò certamente farne uno shahid [=martire]. Se è per Gerusalemme, va benissimo. [...] Noi ci rallegriamo e siamo felici quando un martire muore. È una cosa bellissima" Racconta Eldar che proprio mentre la madre parlava di attentati suicidi, due infermiere ebree portavano giocattoli in regalo al bambino.

Non ho commenti. Chiunque può giudicare a partire da qui il senso del conflitto in Medio Oriente. Se volete vedere un brano del film, lo trovate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=8MEYpvGWoEk&playnext_from=TL&videos=MhmeNzAANHo. Una narrazione più completa è in questo articolo
(http://islamo-nazism.blogspot.com/2010/07/israeli-jews-save-life-of-gaza-baby.html), commentata da alcune istruttive fotografie di estremisti islamici che fanno il saluto fascista (Dopotutto, "viva la muerte" è un'invenzione franchista). Una narrazione ancora più vasta è qui: http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/saving-mohammed-abu-mustafa-1.299481?trailingPath=2.169%2C2.212%2C2.213%2C.

Ugo Volli

PS: A proposito, un gentile lettore di IC mi manda questa notizia: da Gaza arrivano negli ospedali israeliani fino a cento pazienti al mese:
(http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/138509). Certamente perché i sionisti sono aggressivi guerrafondai assetati di sangue che assediano Gaza per il gusto di opprimerla e i palestinesi povere vittime.

E dunque, nel caso che qualcuno, vissuto fino a questo momento nel fondo di qualche caverna, ne fosse ancora ignaro, adesso non potrà più ignorarlo, o fingere di ignorarlo: la vita dei palestinesi è preziosa perché serve per ammazzare gli ebrei. Quale scusa vi inventerete adesso per continuare a negarlo, o a fingere di non saperlo? Perché lo so che qualcosa riuscirete a inventarvi: è inesauribile, la vostra fantasia, quando si tratta di Israele – e solo Israele.

barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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