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Diario


9 ottobre 2010

SE PERFINO AI FILOPALESTINESI QUALCOSA COMINCIA A PUZZARE

‘Viva Palestina’ e gli umanitari embedded

Autore: barbera. Data: venerdì, 8 ottobre 2010 (qui)



Il nostro giornale cessa di pubblicare il diario di viaggio di uno dei partecipanti a ‘Viva Palestina’. L’autore ci ha chiesto di ritirare anche gli articoli pubblicati: “Se non lo fate ci mandano via dal convoglio”.
InviatoSpeciale ha pubblicato alcuni articoli su una missione ‘umanitaria’ in viaggio per Gaza. I pezzi arrivavano da uno dei partecipanti e raccontavano la cronaca quotidiana della presunta azione di aiuto ai cittadini della Striscia.
Poi, improvvisamente, nella sera di mercoledì scorso è successo un fatto strano. Il nostro collaboratore che seguiva la vicenda ha ricevuto una telefonata dall’autore del reportage. Il ragazzo lo pregava di non mettere in pagina l’ultima delle corrispondenze e gli chiedeva di ‘cancellare’ dalla memoria del giornale le puntate già andate on line.
“Se non togliete i pezzi ci mandano via, secondo alcuni degli organizzatori abbiamo violato il ‘codice etico’ firmato prima di partire. Rischiamo di essere espulsi dalla carovana”, aveva detto Stefano D’Angelo.
Insomma, dal lontano Medio Oriente, in una tiepida serata italiana, arrivava una richiesta di censura su un reportage.
I motivi che avrebbero indotto gli organizzatori ad imporre ‘il silenzio’ potrebbero essere ricercati in alcune affermazioni contenute in uno degli articoli.
Non siamo in grado di conoscere con precisione il perchè durante una missione di pace alcuni degli aderenti siano minacciati ‘di ritorsioni’, ‘richiamati all’ordine’ ed invitati a ‘tacere’. Possiamo però fare delle ipotesi.
Aveva scritto Stefano D’Angelo: “Facciamo una sosta per rifornire che sono oramai le 23, saltano i nervi: un equipaggio neozelandese avvicina il capo-convoglio per avere informazioni che ci vengono fornite troppo raramente. Forse per una risposta non soddisfacente partono grida e spintoni. Il malumore serpeggia: molti sono intimoriti dal dover guidare di notte, altri semplicemente stanchi, i rischi chiaramente aumentano. Poco dopo la mezzanotte in un’area di sosta, il piccolo gruppo si riunisce. Inizia un dibattito sul fatto se restare a dormire o continuare a guidare per altri 180 chilometri. I capi ci convincono a muoverci con la promessa di un albergo a una cinquantina di chilometri. Dopo averne percorsi quasi settanta ci sentiamo presi in giro e stavolta è l’equipaggio italiano a bloccare il furgone alla testa del convoglio. Nasce una nuova accesa discussione: ci fermiamo, vogliamo almeno otto ore di sonno e un incontro con tutti i leader non appena ricongiunti. Veniamo accontentati”.
Secondo quello che siamo stati in grado di capire, questo resoconto, a parere degli organizzatori, presentava una immagine non positiva di ‘Viva Palestina’. Da informazioni non verificate sembrerebbe che nei giorni scorsi altri tre partecipanti, non di nazionalità italiana, siano stati allontanati dalla ‘missione’ per motivi analoghi.
In una breve conversazione telefonica Francesca Antinucci, una delle responsabili italiane della raccolta fondi, ci ha dichiarato che la violazione del già citato ‘codice etico’ permette l’allontanamento dei trasgressori. Ovvero, e questo lo affermiamo noi, chi si macchia della terribile colpa di ‘raccontare’ deve essere cacciato.
La questione dei ‘codici’ è vecchia e riguarda principalmente alcuni reporter al seguito delle truppe durante i conflitti. Questi presunti giornalisti, detti embedded (in italiano ‘incorporati’), sono stati i responsabili della diffusione di informazioni quasi sempre inesatte durante i recenti conflitti in Afghanistan ed Iraq. Ai militari ed ai governi non piace che le guerre siano descritte e tanto meno gli orrori e le contraddizioni che provocano.
Dopo l’esperienza del Vietnam gli Stati Uniti hanno inventato la ‘sovranità limitata dell’informazione’. In quella guerra, nonostante gli sforzi governativi per nascondere la realtà, decine di inviati descrissero senza alcuna reticenza gli avvenimenti permettendo al popolo americano di capire per davvero quello che accadeva.
Da allora i belligeranti hanno applicato norme sempre più restrittive, limitando e spesso impedendo l’attività della stampa.
In questa attività di ‘silenziamento’ il governo di Tel Aviv e Tsahal, l’esercito israeliano, sono molto efficaci, ma neppure si deve dimenticare il cannoneggiamento statunitense sull’hotel Palestine a Baghdad, il luogo di residenza di numerosi giornalisti durante i terribili giorni dell’invasione dell’Iraq. Non sono da meno, per rimanere in Medio Oriente, sia Hamas che l’Autorità nazionale palestinese.
Adesso è la volta degli ‘umanitari embedded’. Tuttavia, è impensabile anche supporre che chi sostiene di voler ‘aiutare’ le popolazioni civili colpite da conflitti, embarghi o dittature ritenga di applicare durante le proprie azioni umanitarie ‘codici etici’ limitativi della libertà di espressione dei partecipanti e che ricordano quelli imposti dagli eserciti.
Nella mattinata di ieri abbiamo ricevuto una nuova telefonata dal Medio Oriente nella quale ci veniva chiesto per la seconda volta di ritirare gli articoli pubblicati.
Poi ci è arrivata dal giovane partecipante ‘loquace’ della carovana una mail contenente questo testo agghiacciante:

“Io sottoscritto Stefano D’Angelo, dichiaro di aver firmato, prima della partenza del convoglio VivaPalestina5, il codice di condotta al quale devono attenersi tutti i partecipanti. Ho accettato, in particolare, anche i punti seguenti:
- Accetto che ci saranno un certo numero di portavoce per il VP5, incaricati ufficialmente, ai quali durante convoglio andranno indirizzate le richieste di informazioni da parte della stampa.
- Non dirò nulla alla stampa o ai mezzi di comunicazione sociale che screditi VP5.
- Sono cosciente del fatto che le dichiarazioni pubbliche rese alla stampa o ai mezzi di comunicazione sociale possono essere raccolte da chi intende minare gli sforzi per porre fine all’assedio di Gaza.
Riconosco di aver violato questi punti del codice di condotta pubblicando miei articoli su un sito italiano (InviatoSpeciale,
ndr) e, quindi, l’invito che mi è stato rivolto dal leader del convoglio italiano, Alfredo Tradardi, di rispettare il codice di condotta non ha alcun carattere censorio.
In fede, D’Angelo Stefano.
Lattakia, 7 ottobre 2010?

Pochi minuti dopo, una nuova mail del giovane:

“Spett.le direttore, chiedo che tutto il materiale scritto da me sul suo sito sia ritirato, per motivi che ora non sto qui a spiegarle”.

I toni di questo ‘pentimento’ ricordano, in scala per fortuna, le ‘ammissioni’ di Artur London alla polizia segreta comunista cecoslovacca raccontata nel film ‘La Confessione’ di Costa-Gavras, così come evidentemente gli organizzatori della Carovana mancano del tutto del senso della realtà. Per il “leader” Alfredo Tradardi, sembra rappresentante di Ism-Italia, ‘selezionare’ le informazioni e limitare la libertà di espressione di un individuo non hanno un ‘carattere censorio’.
Il mondo della cooperazione non è sempre ‘trasparente’ o ‘politicamente corretto’. Il pacifismo non di rado è ‘schierato’ e facilmente ignora come nelle guerre i morti, i feriti, tutte le vittime civili e militari non hanno passaporto o divisa. Sono solo ed esclusivamente ‘vittime’. Nulla distingue aggressori o aggrediti quando qualcuno è ferito, ucciso o rimane mutilato per il resto della vita. Nulla giustifica la violenza, mai ed in ogni caso.
Nel caso di ‘Viva Palestina’ ci chiediamo a cosa serva portare cibo, medicinali, aiuti se nello stesso tempo chi lo fa è costretto a subire ‘codici’ che ne limitano la libertà personale, è messo da presunti ‘leader’ nella terribile condizione di subire la minaccia di ‘espulsione’ o gli è imposto di ‘pentirsi’ pubblicamente.
La democrazia non prevede la condivisione obbligatoria del pensiero di capi veri o di capetti presunti. Anzi impone la possibilità per chiunque di valutare, criticare, anche opporsi. Il giovane che mandava ad InviatoSpeciale le sue corrispondenze aveva ed ha il diritto di godere del suo diritto più importante: quello di parola. A prescindere dalle informazioni contenute nei suoi articoli.
Se nei pezzi di D’Angelo gli organizzatori hanno rilevato elementi ‘non veritieri’ o financo ‘mistificanti’ della realtà avrebbero potuto spedire al nostro giornale delle precisazioni o delle rettifiche. Non solo la nostra coscienza, ma la legge sulla stampa ci avrebbero imposto di pubblicare smentite o approfondimenti.
Invece hanno preferito le ‘vie gerarchiche’, spaventando il nostro ‘corrispondente’, che abbiamo sentito al telefono avvilito, stanco, preoccupato ed anche triste.
Se ‘Viva Palestina’, o meglio chi la dirige, suppone di fare qualcosa di utile per i cittadini di Gaza è in errore. In gravissimo errore. Perchè medicinali, cibo, attrezzature, carburante o cemento non servono a nulla se non sono accompagnati dalla libertà.
E, quali che siano ‘i rimproveri’ fatti dagli organizzatori a Stefano D’Angelo, costoro non possono mai ed in ogni caso imporre ‘pubbliche ammende’ o minacciare presunti ‘rei” di espulsione dal convoglio come ritorsione per quello che è stato visto, pensato o scritto.
Infine una domanda: “Chi ha donato soldi per finanziare la ‘spedizione’ è al corrente di come si comportano gli organizzatori di ‘Viva Palestina’?”.
Da oggi le corrispondenze dal convoglio cessano. Ai lettori il giudizio su iniziative del genere. A noi la constatazione che il berlusconismo non è solo un patrimonio del centro destra e che in Italia il fascismo o lo stalinismo dovrebbero essere studiati ancora e con maggior cura di quanto non si faccia oggi. Per il bene di tutti.

Roberto Bàrbera

Vabbè, una rondine non fa primavera, ma è comunque confortante vedere una rondine che vola. O almeno ci prova.

barbara


15 giugno 2008

NON SOLO SANTA RITA



Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01346


Atto n. 4-01346

Pubblicato il 14 febbraio 2007
Seduta n. 107

MASSA - Ai Ministri della salute e della giustizia. -
Premesso che:

- da anni il medico chirurgo Cristiano Gherardo Sigismondo Huscher - iscritto all'Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri di Brescia - e molti membri della sua équipe, sono protagonisti di vicende giudiziarie, riportate a più riprese dai mass media e, in particolar modo, dagli organi di stampa;
- c'è una lunga serie di procedimenti penali in capo al dott. Huscher ed ai suoi collaboratori. Si tratta di procedimenti incardinati in più Procure d'Italia, in particolar modo presso la Procura di Roma, molti dei quali già arrivati alla fase del dibattimento;
- il dott. Huscher è accusato di "aver sottoposto i Pazienti ad interventi altamente demolitivi di organi vitali senza indicazione chirurgica, interventi eccessivi e comunque non adeguati alla sintomatologia dei casi, anche per patologie manifestamente inoperabili o non trattabili chirurgicamente, senza consenso dei Pazienti, senza i necessari e doverosi approfondimenti diagnostici pre, intra e post operatori e disponendo poi anche intempestive dimissioni di Pazienti in gravissime condizioni cagionandone lesioni personali gravissime da cui conseguiva per alcuni la morte, con l'aggravante di aver agito con l'abuso dei doveri inerenti ad una pubblica funzione e profittando delle circostanze di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa (Pazienti degenti in Ospedale anche per severe patologie)";
- i tassi di mortalità per gli interventi eseguiti dal dott. Huscher risultano essere tra i più alti mai registrati nelle statistiche per casi di mortalità;
- la Direzione generale del Presidio ospedaliero San Giovanni-Addolorata di Roma ha licenziato il chirurgo nel maggio del 2005, per giusta causa (adducendo soprattutto motivi di carattere disciplinare);
- oltre alle indagini relative ai molteplici decessi e alle plurime lesioni causate nell’esercizio della professione medica, il dott. Huscher è oggetto di una indagine della Guardia di finanza per ipotesi di reato attinenti agli interessi economici dello stesso con la nota azienda Ethicon, interessi che prescindono dal benessere dei Pazienti e sono finalizzati esclusivamente alla pubblicizzazione di strumenti e macchinari medico-chirurgici di alta tecnologia;
- in data 13 dicembre 2006, a ben 7 anni dal primo reato contestato e dopo aver disposto nel 2005 un'ulteriore perizia da assommare ad anni di indagini preliminari, è stato disposto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e colposo, e la prima udienza dibattimentale è stata fissata al 15 febbraio 2007;
- nonostante i molteplici rinvii a giudizio, il dott. Huscher ed i membri della sua équipe hanno continuato ad operare in molti ospedali d'Italia, e pertanto altre denunce sono state presentate in altre Procure. È legittimo chiedersi, a questo punto, di quali coperture il dott. Huscher disponga, in quanto, oltre alla totale anomalia della situazione giudiziaria, si assiste alla ulteriore inquietante circostanza per cui non solo le reti televisive nazionali non hanno mai riferito nulla di tale abnorme situazione, ma, al contrario la stessa Rai - oltre le reti Mediaset - sono stati usati quali spazi "pubblicitari" dal dott. Huscher per declamare la straordinarietà di molti interventi e la propria grande abilità di chirurgo;
- anche il settimanale "Oggi" ha dedicato un servizio al dott. Huscher, nel numero 43 del 25 ottobre 2006. Tale servizio, a cura del giornalista Edoardo Rosati, declama le capacità del chirurgo nella laparoscopia, ovviamente sottacendo il lungo "corredo" di procedimenti giudiziari;
- come è facile immaginare il giorno successivo all'intervista, l'Ospedale San Carlo di Milano, attuale sede di lavoro del direttore del Trauma Center, dott. Huscher, è stato subissato di richieste di appuntamenti per molti bambini e non solo (l'articolo si riferiva a chirurgia "soft" sui bambini);
- risulta infatti che dopo il licenziamento dal nosocomio capitolino San Giovanni Addolorata, il dottor Huscher, con un intervallo di pochi mesi di vacatio dagli ospedali pubblici, è stato assunto dall'Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, quale Direttore del Trauma Center;
- nonostante l'insigne incarico presso il noto ospedale lombardo, il 13 settembre 2006, in Campobasso, è stato stipulato un contratto individuale di lavoro a tempo determinato - ex articolo 15-septies, comma 1, del decreto legislativo n. 502 del 1992 - tra l'ing. Sergio Florio, nella sua qualità di Direttore generale - legale rappresentante dell'Azienda U.S.L. n. 3 "Centro Molise" di Campobasso ed il prof. dr. Cristiano Huscher con l'incarico di Direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia generale del Presidio ospedaliero "A. Veneziale" della Zona territoriale di Isernia. Tale contratto ha una durata di quattro anni (dal 1° ottobre 2006 fino al 30 settembre 2010);
- il medico-chirurgo neodirettore non ha ancora preso servizio presso il nosocomio molisano e continua a prestare servizio presso il San Carlo Borromeo, in una situazione che, di certo, appare poco chiara e suscita perplessità ai sensi della normativa vigente;
- il comitato Vittime dei reati, nel maggio 2005, ha indirizzato al Governo un documento sul caso Huscher, in cui si denunciava, tra le altre cose, l'inaccettabilità del fatto che i pazienti del dott. Huscher non fossero messi al corrente della lunga serie di procedimenti pendenti su di lui,

si chiede di sapere:

- se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei gravi fatti riportati;
-
come sia possibile che, a fronte di 64 avvisi di garanzia e di molteplici procedimenti penali in corso, il dott. Huscher abbia continuato e continui tranquillamente a svolgere la sua attività di medico chirurgo, nella totale indifferenza dell'Ordine dei medici, nonostante molteplici esposti non solo di pazienti, ma anche di altri medici;
- come sia possibile che, nonostante la continua reiterazione delle stesse ipotesi di reato ed il pericolo di ulteriore commissione di delitti della medesima specie, l’Ordine dei medici non abbia preso in considerazione neanche la sospensione dall'esercizio dell’attività;
- quali siano le motivazioni che hanno portato alla conclusione dei contratti che vedono il dott. Huscher direttore di unità operative senza aver sostenuto alcun concorso, ma solo "per chiara fama", non potendo non domandarsi in cosa sussista questa chiara fama, ed anche laddove sussistesse, come la stessa sia compatibile con una innumerevole quantità di procedimenti penali in corso;
- quale sia in questa vicenda il ruolo della azienda Ethicon e quale rapporto abbia con il dott. Huscher;
- quali siano le reali motivazioni che hanno indotto il direttore generale Francesco Bevere a licenziare in tronco il dott. Huscher nel maggio del 2005;
-
quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di tutelare i pazienti del dott. Huscher. (Qui. Grazie a Vanillina per la segnalazione)

E ci si chiede: perché di quest’altra cosa non sapevamo niente? Perché qualcuno si è mobilitato per coprire tutto sapendo di stare letteralmente giocando con la vita e la morte di esseri umani? E poi: quante altre infamie ci saranno, ancora, di cui ignoriamo l’esistenza? E ancora: dal momento di questa interrogazione è passato più di un anno; se non ne abbiamo saputo niente, se non è esploso nessuno scandalo analogo a quello del Santa Rita, significa che niente è stato fatto: perché? E inoltre: se chi si sarebbe dovuto muovere non si è mosso, quali interessi ha in tutta questa baracca? E infine: il comune cittadino che si ammala quali strumenti ha per poter distinguere tra medici ed efferati assassini?


barbara


14 giugno 2008

HANNO OBBEDITO AGLI ORDINI

Così si sono giustificati quelli del Santa Rita. Ma non era stato stabilito una volta per tutte a Norimberga sessant’anni fa che questa scusa non vale?



barbara


12 ottobre 2007

SPEZZARE LE CATENE

Io, Rosa D. braccata dalla mafia

La mia vita è facile da riassumere. Sono nata in un paesino povero della Puglia. A 18 anni mi sono sposata con uno della famiglia Tarantino, un clan di trafficanti di droga. Mio marito e molti dei suoi sette fratelli erano spacciatori e per tutto il tempo che io ricordi entravano e uscivano dal carcere. La gente li temeva e li rispettava. Ma avevano un rivale: la famiglia Ciavarrella, il più importante clan della mafia garganica del nostro paese. Non correva buon sangue tra le due famiglie da quel giorno di 25 anni fa, quando il maggiore dei fratelli Tarantino uccise cinque Ciavarrella, compresa una bambina di tre anni. Fu condannato all'ergastolo ma i corpi non furono mai trovati. Per nascondere le prove, si dice, li diede in pasto ai porci. Ho avuto tre figli da mio marito, ma lui era a casa di rado. Un anno fu arrestato quattro volte. Un altro anno è stato latitante per mesi. È ancora difficile da spiegare ma in quel periodo mi innamorai di un Ciavarrella. Sapevo di giocare col fuoco ma non seppi fermarmi. Quando ci scoprirono il sangue iniziò a scorrere di nuovo. Il padre del mio amante fu il primo a essere ucciso. Si dice sia stato ammazzato dai Tarantino per lavare l'onore della loro famiglia, macchiato dal mio tradimento. Ma ho sempre pensato che avesse più a che fare con una guerra per il controllo della droga. Per vendicare suo padre il mio amante diede la caccia ai Tarantino e ammazzò sette persone in meno di un anno. Tre di loro erano miei ex cognati. Legata a quel mondo per 15 anni, conosco i più grossi segreti di entrambe le famiglie. Gli affari di droga, il racket, gli omicidi, ne ho viste di tutti i colori. Sapevo dove nascondevano i soldi, l'eroina, le armi. E una volta il mio amante mi costrinse anche a prendere parte a un omicidio. Ho avuto un figlio anche da lui ma a quel punto non ne potevo più. Mi picchiava e mi teneva chiusa in casa. Ero stanca di sentire i Ciavarrella parlare, a cena, del loro prossimo omicidio, Non avrei permesso che i miei quattro figli divenissero dei mafiosi come i loro padri. E non voglio che essi un giorno inizino a uccidere di nuovo perché appartengono a famiglie rivali. Per la mafia non c'è crimine più grande che spezzare l'omertà. Ma volevo una vita nuova, per me e i miei figli. Così ho fatto l'impensabile per chi appartiene a questo mondo. Mi sono messa contro tutte due le famiglie e ho raccontato ai magistrati tutto quello che so. Ora sono uno dei due testimoni principali in un processo in corso (la prossima udienza è il 20 settembre, ndr) contro più di cento persone legate a entrambi i clan. Il mio ex marito, l'ultimo dei fratelli Tarantino ancora vivo, è stato indagato per reati di droga. Il mio amante e suo fratello sono stati condannati all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Sono entrambi in carcere, come lo sono la madre e gli zii. Anche la sorella è stata indagata. Ho testimoniato contro ognuno di loro. Quanto a me, ora sono protetta dallo Stato e sono stata portata di nascosto lontano dal mio paese in un luogo segreto. Vivrò qui, mi dicono, sotto falsa identità per il resto della mia vita. Racconto ai miei figli che hanno tutti lo stesso padre e sosterrò che è morto non molto tempo fa, di cancro. Il mio nome è Lidia Di Fiore. Ma mi chiamano Rosa. Oggi ho 33 anni». (da un articolo di Mark Franchetti su Io donna)

Spezzare le catene dell’omertà mafiosa: ci vuole coraggio. Tanto. Ma qualcuno lo ha. Tutta la nostra ammirazione per questa donna che non entrerà negli annali della Storia, che d’ora in poi non avrà più neanche diritto al proprio nome, ma che rappresenta un grande faro nella grande cloaca dell’omertà.

barbara


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