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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


13 novembre 2011

È PERICOLOSO ILLUDERSI

Mia madre, che lasciò Konin da ragazza per trasferirsi a Berlino con i suoi zii, non dimenticò mai quanto fosse diverso l’atteggiamento degli ebrei tedeschi nei confronti del loro Paese. Suo cugino Siegfried, che le era più o meno coetaneo, ogni giorno sedeva al pianoforte e suonava l’inno nazionale: Deutschland über Alles. «Vedi, - diceva a mia madre – io posso farlo perché sono tedesco. Tu no: tu sei una Ostjüdin, un’ebrea dell’Est». Pochi anni dopo Siegfried sarebbe stato massacrato di botte dalla Gestapo e costretto a fuggire dalla Germania senza un soldo.
Theo Richmond, Konin, pp. 257-58.

Le illusioni sono pericolose.
È pericoloso illudersi che stia arrivando la primavera quando in realtà sono in arrivo piogge torrenziali che, se ci troveranno impreparati, rischiano di sommergere tutto.
È pericoloso illudersi che basti una mano tesa per ammorbidire l’avversario, quando quello sta solo aspettando il momento più propizio per tagliarla.
È pericoloso illudersi che questo o quel partito sia amico, quando in realtà sta facendo comunella con i tuoi peggiori nemici.
È pericoloso illudersi che la notte dei cristalli sia roba vecchia di oltre settant’anni, quando invece risale ad appena quattro giorni fa.
È pericoloso illudersi, perché quando ti illudi abbassi le difese, ed è quello il momento che il tuo nemico sta aspettando, per colpirti con più facilità e più a fondo. E se qualcuno, avendo completamente dimenticato la storia, si illude che agli ebrei buoni toccherà una sorte migliore che agli ebrei cattivi, beh, prima o poi sarà costretto a sbattere il naso contro il muro della realtà.


barbara


9 novembre 2010

NOTTE DEI CRISTALLI: UN RICORDO, UNA RIFLESSIONE

         
                  Sinagoga di Dortmund

Una testimonianza letta tanti anni fa. Protagonista, una donna. Viveva sola, la sua casa era in fondo alla strada. Tutta la notte era rimasta in piedi ascoltando, terrorizzata, l’orda selvaggia che, di casa in casa, di ebreo in ebreo, avanzava inesorabilmente, devastando, distruggendo, brutalizzando. Ed ecco, arriva la mattina e l’orda raggiunge la sua casa e iniziano a scardinare il portone. E in quel preciso momento si leva la voce del dirimpettaio, preside di liceo, che grida: “Ehilà, cosa state facendo? Vergognatevi! Cosa penserebbe di voi il Führer se vi vedesse?!”

                                  
                                             Sinagoga di Berlino

Noi, naturalmente, sappiamo benissimo che cosa avrebbe pensato il Führer se li avesse visti, e probabilmente lo sapeva anche il buon preside. Di sicuro, in ogni caso, lo sapevano i ragazzi dell’orda selvaggia. Il fatto è, però, che quella che stavano sentendo in quel momento era la voce dell’Autorità: la più vicina a loro, la più immediata, la più diretta. Hanno mollato tutto e se la sono data a gambe. La donna si è salvata per quello: per quel semplice “Ehilà cosa state facendo”. E viene da chiedersi: chissà quanta gente in più si sarebbe salvata, anche senza grandi atti di eroismo, se solo ci fosse stato qualcuno in più ad avere il coraggio di dire Ehilà.

                                                          

barbara


21 giugno 2010

IL VARO DI UNA NUOVA NOTTE DEI CRISTALLI

di Claude Haddad, 13 giugno 2010

L'affare della Marmara ha spalancato il vaso di Pandora! Da qualche anno il linguaggio si è liberato, è quasi di moda presentarsi come antisionisti, per non dire antisemiti.
L'affare della Marmara è dunque l'apoteosi di questo stato di fatto. Questa nave ammiraglia di un'armata fantoccio composta da sette navi è dunque stata allestita dai nostri ex alleati turchi, già candidati all'adesione all'unione europea, e nuovo candidato del jihad mondiale.
Questo convoglio, presentato come umanitario, è in realtà, come oggi si sa, composto in parte da terroristi, in parte da mercenari, in parte da collaboratori di Hamas, spie siriane e iraniane, per non dire altro.
Sotto le vesti di missione umanitaria, questo convoglio aveva in realtà come unico scopo quello di venire a provocare gli israeliani per creare un incidente mediatizzato quanto basta per sollevare le masse antisemite del mondo intero. Missione riuscita!
Due le vittime in questa storia: Israele, che si è lasciato giocare, e i veri umanitari, che si sono lasciati portare a zonzo dal jihad mondiale diventato tour operator.
Il falso pretesto di questo convoglio: portare un aiuto umanitario alla popolazione. In realtà queste navi non contenevano nulla di umanitario; avevano sì del materiale, certamente, ma non del cibo. Niente affatto; in realtà la missione degli islamisti era di spezzare il blocco della striscia di Gaza. Se fossero riusciti nel loro intento, avrebbero aperto la porta ai convogli carichi di armi di ogni tipo e al materiale necessario per costruire dei bunker e per preparare un nuovo attacco contro Israele.
Bisogna ringraziare Tsahal per essere intervenuto ed aver fatto fallire questo piano, rimandando i falsi ed i veri umanitari a casa loro, dal momento che né a Gaza né in Israele c'è bisogno di loro.
La prova? Hamas rifiuta l'ingresso di questi aiuti umanitari che hanno fatto scorrere così tanto inchiostro. È forse un modo per far capire ai jihadisti di ogni tipo, ed ai turchi in modo particolare, che sono degli inetti e che sono davvero molto arrabbiati? Ricordiamoci dell’accoglienza organizzata al porto di Gaza, dove hanno dovuto annullare la festa...
Comunque sia, questa faccenda ha scatenato un pogrom mediatico senza uguale nella storia, e tutto questo per nove jihadisti che volevano morire da martiri. Spaventoso!
Tutto il mondo si è alleato contro Israele, la stampa, i cittadini, gli uomini politici, gli artisti, i dirigenti d'impresa, gli organizzatori di avvenimenti culturali, i cretini e, naturalmente, anche gli antisemiti palesi.
La reazione di personaggi come Ahmadinejad, Chavez, Assad, Dieudonné... non stupisce nessuno. La cosa più preoccupante è piuttosto la nuova notte dei cristalli organizzata a livello mondiale.
La catena cinematografica Utopia che annulla la proiezione di un film col pretesto che è israeliano, il festival mondiale del folclore di Montréjeau che annulla la partecipazione di un gruppo israeliano, i gruppi Pixies, Klaxons e Gorilla che annullano i loro concerti in Israele, la città di Madrid che annulla la partecipazione del carro israeliano al gay pride che si svolgerà in luglio, i porti finlandesi e norvegesi che rifiutano di accogliere le navi israeliane, le manifestazioni isteriche...
Ormai manca solo di segnare le vetrine dei negozi ebraici con delle stelle di David e proibire l'ingresso, spaccarne le vetrine, bruciare i nostri libri, picchiarci per la strada, violentare le nostre donne ed i nostri bambini...
E meno male che per ora i governi proteggono i poveri ebrei, e che questi possono sempre rifugiarsi all'interno delle sinagoghe, costantemente protette dalla polizia.
È rassicurante essere protetti da quattro mura e circondati dalla polizia. Io non consiglio a nessuno di accettare una simile situazione; vi fu un'epoca nella quale la folla in delirio incendiava le sinagoghe coi poveri ebrei all'interno sotto lo sguardo benevolo della polizia!
Fatemi ricordare: chi è che ha detto "Mai più"?

Già, si era detto mai più, ma scherzavamo! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che non si devono più ammazzare gli ebrei! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che gli ebrei sono persone come tutti gli altri (e il loro stato uno stato come tutti gli altri)! Non avrete mica pensato che intendessimo dire sul serio che non vogliamo mai più un’altra Auschwitz! Ma quando mai?

barbara


16 novembre 2008

QUELLA NOTTE DI DELIRIO E DI ODIO: ANCORA UN TASSELLO

La notte dei cristalli

di Elena Lattes

Domenica scorsa [10 novembre] si è commemorato l'anniversario della Notte dei Cristalli, la famigerata Kristallnacht (che Angela Merkel vorrebbe rinominare più giustamente come la Notte dei pogrom). Se ne è parlato anche in Italia e molte sono le fotografie che ritraggono alcuni di quelle tragiche ore.
Ma non è comune trovare un articolo come quello comparso sempre domenica sul sito online del quotidiano israeliano Yediot Aharonot che raccoglie alcune testimonianze dirette e che evidenziano che oltre ad una massiccia partecipazione da parte della popolazione (che non fu quindi ignara spettatrice) questo fu uno degli anelli di quella catena che cominciò con la propaganda denigratoria e diffamatoria e finì nei campi di sterminio, nelle camere a gas e nei forni crematori.
Ecco cosa scrive Ynet.com. Il corrispondente da Berlino del London Daily Telegraph scrisse il 10 novembre: "La marmaglia ha regnato a Berlino durante tutto il pomeriggio e la sera orde di hooligans hanno indulgiato in un'orgia di distruzione. Ho visto molte esplosioni di antisemitismo in Germania durante gli ultimi cinque anni, ma mai niente di nauseante come questo. L'odio razziale e l'isteria sembra aver preso il totale controllo di persone che in altre circostanze si comportano normalmente. Ho visto donne vestite alla moda applaudire e gridare allegramente, mentre madri rispettabili della classe media prendevano in braccio i loro bimbi per vedere il "divertente" spettacolo.
Questo è soltanto uno dei tanti articoli comparsi sulla stampa internazionale dopo le aggressioni naziste del 9 e 10 novembre del 1938 in tutta l'Austria e Germania, durante quel che venne definito poi come la "Notte dei cristalli" Durante l'orgia devastatrice furono uccisi almeno 96 ebrei, 1300 sinagoghe e 7500 negozi distrutti, numerosissimi cimiteri e scuole vandalizzati. 30mila ebrei furono arrestati e deportati.
I tedeschi e gli austriaci ne furono testimoni e in molti casi parteciparono ai pogrom. Non potevano affermare, come hanno fatto dopo la guerra, di non essere a conoscenza delle persecuzioni.

Michael Bruce, un inglese non ebreo, fornì questa testimonianza diretta della Kristallnacht: "Scendemmo di corsa in strada. Era affollata di persone che correvano verso la sinagoga vicina, urlando e gesticolando con rabbia. Ci aggregammo. Quando arrivammo ci fermammo e dalla rabbia rimanemmo in silenzio, a fianco della massa, le fiamme cominciarono ad alzarsi da una delle estremità dell'edificio. Fu l'inizio di un giubilo selvaggio. La folla si avvicinò e mani avide strapparono sedie e manufatti in legno dalla costruzione per alimentare il fuoco".
Bruce poi vide un gruppo di persone andare verso un grande magazzino dove erano impilati cubi di granito per riparare le strade. "Giovani, uomini e donne, ululando in delirio, scagliarono i blocchi verso le finestre e le porte chiuse. In pochi minuti le porte cedettero e la folla urlando e sgomitando, si accalcò dentro per saccheggiare e depredare".
Una parte di essa successivamente si avviò verso la periferia. Bruce la seguì e vide ciò che descrisse come "una delle esibizioni di bestialità più folli a cui abbia mai assistito". Gli sciacalli entrarono in un ospedale per bambini ebrei. "In pochi minuti le finestre furono in frantumi e le porte forzate. Quando arrivammo i maiali stavano gettando dalle finestre i piccoli con i piedi nudi e in camicia da notte. Le infermiere, i dottori e gli assistenti furono presi a calci e picchiati dai capi della folla, molti dei quali erano donne".

Inge Berner come ogni giorno andò a Berlino a lavorare: "Di fronte c'era una pasticceria. Guardai fuori e vidi che la finestra del negozio era rotta, le persone stavano prendendo le cose mentre l'anziana coppia proprietaria tremante stava semplicemente seduta. Pensai: "Cosa sta succedendo"? Il bibliotecario venne e mi disse "Sarebbe meglio se andassi a casa. Stanno uccidendo gli ebrei in tutta la città".
Cosa successe alla civiltà tedesca? Nel villaggio di Kehl, che si trova subito dopo il ponte per Strasburgo, gli ebrei furono costretti a marciare lungo le strade mentre venivano percossi, insultati, ricevendo sputi dai concittadini. Lungo la corsa tra le due file di picchiatori, furono costretti a cantare "Noi abbiamo tradito la madrepatria tedesca. Siamo responsabili per l'assassinio di Parigi".

Norbert Wollheim sentì che le sinagoghe stavano bruciando in tutta la capitale. "Non potevo crederci. Andai alla sinagoga dove celebrai la mia maggiorità religiosa e dove sposai, e vidi le fiamme provenienti dal tetto, dalla cupola di quel bell'edificio. Le autopompe erano lì, ma i pompieri non facevano niente, proteggevano soltanto le costruzioni accanto. Ancora non posso crederci.
Pensai che potesse essere una sola, così andai alla sinagoga centrale a Berlino Ovest e anche quella stava bruciando e in parte era già un rudere. Pensai: 'Questa è la gente con cui sei cresciuto, questi sono i poeti e i pensatori'. Cosa era successo alla civile Germania? C'era anche un gruppetto che fece dei pessimi commenti. Era contento, diceva: "Gli ebrei se lo sono meritato" e così via. Questo fu il vero shock della mia vita. Lo vidi, ma non lo digerii, né intellettualmente, né emotivamente".

Hans Waizner aveva soltanto 9 anni ma ricorda di esser stato costretto a trasferirsi dalla sua casa a Vienna a quella di sua nonna. Lui e sua madre, si trovavano su un camioncino pieno dei loro averi e videro i negozi degli ebrei che erano stati vandalizzati. Quando raggiunsero la strada dove abitava la nonna videro una folla che gettava i libri da una scuola ebraica in strada e li stava bruciando: "La mia memoria più vivida della Kristallnacht riguarda il nostro carretto che correva tra i ciottoli lungo le colonne di fumo proveniente dai libri religiosi. Non lo dimenticherò mai".

Michael Lucas viveva a Hoengen dove una piccola comunità ebraica aveva costruito una sinagoga su un prato di sua proprietà che si trovava di fronte alla sua casa. Una folla si avvicinò urlando: "abbasso gli ebrei". Michael guardò con orrore, mentre la gente rompeva l'Arca santa e gettava i rotoli della Torah (Pentateuco), come se fossero delle palle prima di buttarli fuori dalla porta nella strada fangosa. I bambini pestavano le pergamene mentre altri le strappavano a pezzi e rubavano i fregi in argento che ricoprivano i rotoli. Secondo suo nipote, Lucas, tentò di correre fuori, ma sua moglie lo trattenne temendo che la marmaglia lo uccidesse. "Si appoggiò al muro, le lacrime gli scendevano sul viso come fosse un bambino".
Se tutti i dettagli non furono subito disponibili, le testimonianze del pogrom, come quella sul Telegraph, comparvero su molte testate internazionali. Circa mille editoriali, la maggior parte critici verso la Germania, furono scritti da giornalisti che non si erano fatti ingannare dalla propaganda nazista, secondo la quale le violenze erano scoppiate spontaneamente. Solo alcuni giornali, tuttavia, collegarono le violenze alle farneticazioni antisemite dei nazisti. (Agenzia Radicale, 12 novembre 2008)



Perché nessun albero può dare fiori, né frutti, né foglie da regalarci un po’ di ombra, se non ha radici salde e forti, ben piantate nella terra. E le nostre radici sono la memoria.

                      

barbara


9 novembre 2008

KRISTALLNACHT

Era un mattino freddo e nebbioso il 10 novembre 1938; il nostro maestro entrò di corsa in classe, senza fiato, lui, che era sempre calmo e tanto gentile, aveva il viso tutto rosso per l'agitazione e con le mani tremanti fece segno verso la porta gridando: «Bambini, per l’amor del cielo, presto, correte a casa vostra!». Non ricordo come uscii dalla scuola; tutti spingevano e tiravano affollandosi sul portone d'uscita, poi via di corsa. Rimasi ferma lì, in mezzo alla strada, ipnotizzata da quello che vidi: ragazzi della Hitlerjugend nelle loro divise assalivano con bastoni e sassi la nostra scuola, prima rompevano i vetri delle finestre e poi tutto quello che c'era da rompere nelle aule e negli uffici.
Piangevo per il terrore: la mia casa era lontana, non ero mai andata a casa da sola, non sapevo nemmeno come tornare. Poi, non riuscivo a capire cosa volessero quei ragazzi da noi e dalla nostra scuola. Anche loro non erano altro che ragazzi … sì, più grandi di me, ma ragazzi come ero io: che cosa gli avevamo fatto?
Improvvisamente mi sentii afferrare per la mano. A passi veloci, a me sembrava di correre, entrammo in un negozio. Non conoscevo l'uomo che mi aveva trascinata con sé, ma il mio istinto mi disse che voleva aiutarmi, allontanandomi da quei ragazzi impazziti e dalla folla di curiosi. Il negozio era una calzoleria e lo sconosciuto che mi aveva portato lì, un calzolaio tedesco; con l'aiuto della moglie cercò di tranquillizzarmi, ma io, scossa dal gran piangere, non riuscii a tirar fuori una sola parola. Fra i miei quaderni trovarono il mio indirizzo e dopo un'infinità di tempo l'uomo tornò insieme a mio padre: mi calmai solamente fra le sue braccia. Ringraziando quelle brave persone, papà mi prese per mano e mi disse con voce solenne: «Ricordati bene di questo giorno, bambina mia: sembra incredibile fino a che punto un popolo civile come quello tedesco sia potuto arrivare! La mia gioventù l'ho passata a Lipsia; nella guerra mondiale 1914-1918 ho combattuto in prima linea per l'Austria e la Germania sul fronte italiano, sono stato ferito e ho quattro medaglie e adesso, dopo ventisette anni di vita qui a Lipsia, devo vedere questo spettacolo crudele... Dov'è la giustizia?».
Mio padre chiuse la mia manina fredda nella sua grande mano calda e rassicurante e così camminammo per lungo tempo per strade che sembravano bruciare per le fiamme che uscivano da case, negozi e grandi magazzini ebrei, mentre i pompieri cercavano di salvare con le loro pompe d'acqua le case e i negozi non ebrei!
Vandalismo dappertutto: spaccavano con i sassi le vetrine dei negozi; vidi perfino che dalle finestre o dalle vetrine buttavano di tutto, mobili, quadri e altro. Distruzione, furti e disperazione; donne e bambini piangenti... perfino tanti uomini avevano lacrime d'umiliazione negli occhi, non capivano il perché.
Passammo sopra un ponte e vedemmo che sulle due sponde del canale alcune SS costringevano degli ebrei anziani con lunghe barbe a saltare da una riva all'altra. Il canale non era molto largo, ma per gli anziani era uno sforzo eccessivo: tanti cadevano nell'acqua gelata, svenivano; allora venivano rianimati dalle SS e costretti a continuare, ancora e ancora...
Passammo vicino alla grande sinagoga, dove mio padre aveva l'abitudine di andare a pregare, ma che terribile spettacolo ci aspettava lì! Dalla sinagoga uscivano fumo e fiamme; uomini con i vestiti stracciati o bruciati e il volto nero per il fumo uscivano di corsa da quell'inferno, stringendo tra le braccia i libri della Torà: cercavano di salvare quello che avevano di più caro e di più santo, i rotoli scritti a mano, detti libri del Pentateuco. Vedemmo che anche il nostro rabbino correva fra le fiamme. Sembrava che le SS si divertissero, ridevano rumorosamente.
Non riuscivo a capire come degli esseri umani potessero trasformarsi in belve feroci. Era proprio vero quello che era scritto nelle fiabe: c'erano una volta maghi e streghe cattive che trasformavano le persone a loro volontà. Ma dov'erano le buone fate, che venivano a salvare i poveri innocenti? (Regina Zimet-Levy, Al di là del ponte, Garzanti, pp. 35-37)

La notte dei cristalli non è più tornata, ma le sinagoghe incendiate sì, i cimiteri ebraici profanati e devastati sì, gli ebrei aggrediti, picchiati, assassinati per strada, o rapiti e torturati a morte, sì. È accaduto, dunque può accadere, ha detto qualcuno, e infatti continua ad accadere. Cerchiamo almeno di non raccontare a noi stessi che si tratta di storie vecchie. E cerchiamo di non inventarci “buoni motivi” per giustificare gli aggressori: nel 1938 non c’era Israele, e non c’era una causa palestinese, e ciononostante è accaduto.







  
(guardate se non sembrano quelle di Gaza ...)





barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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