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Diario


4 novembre 2011

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI

COMUNICATO STAMPA

ARRESTATO IN TURCHIA RAGIP ZARAKOLU, ATTIVISTA

PER I DIRITTI UMANI

Gariwo chiede il rilascio immediato dell’intellettuale protagonista del dialogo turco-armeno

 

 

Milano, 4 Novembre 2011 - Gariwo, la foresta dei Giusti, chiede l'immediato rilascio dell'intellettuale turco Ragip Zarakolu, arrestato in Turchia assieme a suo figlio Deniz con l'accusa pretestuosa di essere un terrorista del PKK. Con sua moglie Ayse Nur in questi anni è stato uno dei grandi  protagonisti del dialogo turco-armeno ed una delle prime voci in Turchia che ha cercato di aprire una discussione nella società sulle dinamiche del genocidio che ancora oggi viene negato dai dirigenti del paese.

La sua figura rappresenta un esempio morale per quanti si battono contro il negazionismo e operano per il dialogo e la riconciliazione. Il suo arresto è il segno tangibile del fatto che ancora oggi la dirigenza turca voglia colpire tutti quegli intellettuali che si battono per il riconoscimento del genocidio armeno.

Proprio per questo motivo Gariwo si rivolge al governo italiano e a tutte le forze politiche affinché questo arresto non passi sotto silenzio e siano attuati tutti i passi diplomatici per ottenere la sua liberazione dal governo turco.

Gariwo ricorda di avere invitato quest'estate Ragip Zarakolu al Festival dei Diritti di Genova e di avere proposto sua moglie, recentemente scomparsa, come candidata per l’anno 2012 a un riconoscimento morale nel giardino dei Giusti di Milano. 

Gariwo, la foresta dei Giusti (www.gariwo.net) è un’associazione nata a Milano nel 2000 su iniziativa di Gabriele Nissim, ebreo, e Pietro Kuciukian, armeno, con l’intento di ricordare le figure esemplari di resistenza morale ai regimi totalitari nella storia del Novecento, anche attraverso l’istituzione di luoghi della memoria in diverse parti del mondo. Al Monte Stella di Milano nel 2003 è nato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo per ricordare quanti si sono opposti ai genocidi e ai crimini contro l’umanità. Gariwo organizza dibattiti, seminari, eventi culturali e convegni con la partecipazione di studiosi di fama internazionale.
 

Valentina De Fazio


Segreteria Comitato Foresta dei Giusti

_____________________________

Comitato Foresta dei Giusti - Gariwo Onlus

via G. Boccaccio, 47

20123 Milano

Tel  (+39) 02 36707648

Fax: (+39) 02 36513811

http://www.gariwo.net  

 






Leggete e diffondete.

barbara


29 gennaio 2011

PROVE SCIENTIFICHE

Uno dei cavalli di battaglia dei negazionisti è che non esiste alcun documento che riporti l’ordine di Hitler di attuare la soluzione finale. Il che è probabilmente, per non dire sicuramente, vero. Ora, io vorrei che questi signori mi presentassero un documento riportante l’ordine di Hitler di invadere l’Unione Sovietica. Se non saranno in grado di fornire tale documentazione, sarà scientificamente provato che l’invasione dell’Unione Sovietica non è mai avvenuta.

barbara


17 ottobre 2010

QUALCHE DOMANDA AL SIGNOR SERGIO LUZZATTO

Avevamo avuto l’onore di conoscere questo illustre signore qualche anno fa, quando leggemmo la sua entusiastica recensione di un libello, scritto dall’indegno figlio di un degnissimo padre, diventato istantaneamente il più gettonato fra i siti e i blog nazisti: quello che dottamente spiegava che i bambini cristiani scannati dai perfidi giudei per impastare le azzime sono esistiti davvero, eccome se sono esistiti. Adesso si è rifatto vivo intervenendo sulla proposta di considerare reato il negazionismo. Se sia opportuno, utile, ragionevole tale passo, sinceramente non lo so. Quello che so però con certezza è che la negazione della Shoah NON può essere equiparata a una opinione: negare che un crimine sia avvenuto significa, automaticamente, scagionare l’imputato. E poiché sappiamo invece che il crimine è stato commesso e che l’imputato è pienamente colpevole, negarne la colpevolezza significa rendersene complici. Ma passiamo alle domande.
Afferma il signor Luzzatto: “Porre limiti alla libertà d'insegnamento è comunque sbagliato” e “Creare un precedente nella disciplina della libertà d'insegnamento sarebbe pericoloso”. La domanda è: se io da una cattedra di medicina insegno che la sifilide non è contagiosa e si cura con l’aspirina, è giusto che mi venga consentito di farlo?
Afferma poi il signor Luzzatto: “Distinguere il vero dal falso nella storia è cosa indispensabile, ma meno facile di quanto sembri. Ad esempio: [...] se qualcuno sostenesse che «le politiche nazionalsocialiste di quegli anni ebbero un impatto fortemente positivo sull'economia tedesca, prostrata dagli effetti della crisi del 1929» sarebbe forse un'affermazione falsa? Oppure diventerebbe falsa soltanto l'estrapolazione successiva, «Hitler fu un genio dell'economia»? È evidentemente assurdo instaurare criteri giuridico-legali per distinguere il vero dal falso nella storia.” Il fatto è, signor Luzzatto, che nella questione di cui si sta discutendo non si tratta di disquisire sui massimi sistemi, né di lanciarsi in cavilli e arzigogoli, né di filosofeggiare, bensì di rispondere a un unico quesito: la Shoah c’è stata o no? Quindi la mia domanda, signor Luzzatto, è: lei ritiene che “distinguere il vero dal falso” fra chi sostiene che la Shoah c’è stata e chi sostiene il contrario sia “meno facile di quanto sembri”?
Afferma inoltre il signor Luzzatto che il negazionismo dilagante è avvilente ma “non giustifica la reazione della classe politica italiana, che [...] ha accolto con favore la proposta del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, di approvare entro il 27 gennaio (giorno della Memoria) una legge che introduca in Italia il reato di negazionismo”. La domanda è: chi ha investito il signor Luzzatto dell’autorità (morale?) di stabilire che cosa sia o non sia giustificato?
Afferma anche, il signor Luzzatto, che “Penalizzare il negazionismo non può essere una soluzione del problema. Non foss'altro, perché il negazionismo è male culturale e sociale”. Ora, è evidente a tutti che chi si ritiene in diritto di picchiare la moglie perché “è mia: l’ho comprata!”; chi considera giusto obbligare la figlia, magari undicenne, a sposare l’amico del padre cinquantenne perché “si è sempre fatto così” eccetera, lo fa per ragioni “culturali e sociali”. La domanda, signor Luzzatto, è: lei ritiene che questi comportamenti, e altri analoghi, non dovrebbero essere penalizzati?
(Fa anche un’altra affermazione, il signor Luzzatto, a proposito del diario di Anna Frank, dell’altissima utilità storica del negazionismo e della straordinaria acutezza di Robert Faurisson, ma essendo ipersensibile allo sgradevolissimo rumore che provocano le unghie sugli specchi, preferisco evitarla e ignorarla).

  
Uno di questi è Sergio Luzzatto

barbara

P.S.: ah, dimenticavo (me ne sono resa conto solo adesso): la Germania, molto più che dalla crisi del ’29, era prostrata dal pagamento dei debiti di guerra. Quando uno di mestiere fa lo storico, verrebbe da dirgli, con le parole del saggio: almeno la storia, sàlla!


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 17/10/2010 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


23 aprile 2010

HO TROVATO UN GEMELLO AL TIZIO DELLA SERA

I miei archivi hanno decine di cassetti ordinatissimi. E poi hanno alcuni sgabuzzini in cui il caos regna sovrano. Perché le cose che mi arrivano sono talmente tante che non sempre ho il tempo di leggerle. E così le metto negli sgabuzzini e lì rimangono a volte per giorni, a volte per settimane, a volte per mesi. A volte per anni. Ma prima o poi riemergono. Così è accaduto che questa notte ho ripescato fuori questo stupendo articolo di un po’ più di un anno fa, che si sposa meravigliosamente con il testo del Tizio della Sera che ho postato ieri. Ecco, leggetelo, apprezzatelo, godetelo e meditateci su.

Dagli anni ‘50 a Williamson, le mie otto vite ebraiche piene di crateri

Alessandro Schwed


Nei giorni di Gaza, la voce del tg insegue. La cifra dei morti è un tassametro televisivo. La guerra in Iraq era in diretta, quella di Gaza al microscopio. La gente dice: "Proprio voi, che siete scampati alle camere a gas", a proposito, ma sono esistite o no? Bisogna che si mettano d'accordo. Se gli ebrei, questo Cristo collettivo, non sono stati crocifissi a milioni e le loro ceneri sparse per tutti i cieli, chi è il Dio a cui si riferisce don Williamson: Pinocchio? Questo penso, nella traballante vita, dove ogni giorno è una panzana, e la panzana uno sputo in faccia. Sommersi da Gaza, da Williamson, dalla negazione della Shoah, da quella di Israele, dalla negazione del diritto di essere nazione che opera scelte, dal fatto che la scena su cui si sono accese le luci della riabilitazione lefevriana sia stata quella dei giorni della Memoria; e sommersi dall'accusa successiva di ossessionare il Papa per allontanare il vescovo negazionista, alla fine si vede chi sia il popolo ebraico: una minoranza lillipuziana.
Se avete una parabola, controllate la statura televisiva dei popoli: guardate se tra i network in lingua inglese, tedesca, araba, spagnola, cinese che coprono il pianeta di notizie, ci sia una tv satellitare in lingua ebraica. No. Ci sono semmai tv che appaiono americane e non lo sono: hanno il semicerchio del tavolo, le breaking news, due speaker. Sorridono. Lui giacca, lei tailleur. Dicono yes. In onda c'è Gaza e non si vede un'arma di Hamas. Sotto c'è scritto Al Jazeera. A onor del vero, se uno guarda la Cnn, la Bbc, è la stessa: bambini morti, carri armati israeliani. Come se a Gaza ci fosse una sola telecamera e le immagini fossero le stesse per tutti - ed è così. La notizia della guerra spropositata corre in discesa da un continente all'altro e quando atterra in Europa la guerra è ebraica. Poi la tv è cannibale. Ha bisogno di bambini. Hamas li offre ai buongustai europei su un piatto d'argento. L'atomica segreta di Hamas è stata realizzata da anni nei laboratori della condiscendenza mediatica. E dopo aver impattato le esternazioni negazioniste di Williamson, mi domando in che sindrome abitiamo: se in un orrendo revival; se in una nuova epoca antisemita che infiltra la Storia; se farò in tempo a vivere una vita normale.

La prima inizia a Firenze

Mi domando come io abbia potuto vivere così tante vite ebraiche. La prima inizia negli anni Cinquanta. A Firenze, la comunità scampata alla guerra è avvolta nel silenzio. Gli ebrei parlano unicamente tra loro; o tra sé, nel senso che la persona ebraica si è abituata a parlare a se stessa. Più di uno è talora senza senno, un alieno (quando ho "visto" mio padre, camminava per la casa avanti e indietro e pensava a voce alta). In quegli anni, ci sono ebrei che parlano a persone che non esistono più. C'è una donna polacca, è stata a Dachau. Ha dieci lauree, tutte con 110. Viene al Tempio e spinge una carrozzina con un bambino. Chiacchiera con il bambino, è un bambolotto, simulacro del figlio. Sì, la comunità ha vergogna di stare con gli altri. Il mondo sa che abbiamo avuto la peste e che adesso ce l'ha anche chi non c'era. Gli incontri tra noi e loro sono brevi. Poi loro si girano e tornano nei propri giorni.

La seconda vita ebraica è quella dal '59. La Pira passa tra i banchi di scuola, carezza le teste. Io penso: "Non morirò di nuovo".

La terza vita: 1966. Una mattina al liceo mi tirano monetine.

La quarta vita: 1968. Corro tra le file della sinistra, tutto bene: basta non dire "Israele". La mia vera bocca è chiusa come se non ci fosse. Sto con gli altri, siamo uguali. Ma a un concerto rock, un ragazzo con i capelli lunghi dice: "Hai visto che fanno i tuoi amici in Palestina?". Lo guardo stupito: ma come, non abbiamo gli stessi capelli lunghi?

Quinta vita ebraica. Wojtyla entra nella sinagoga di Roma. Prega con gli Ebrei e con il Rabbino Toaff. Una lunghissima pausa di distensione.

La sesta vita scatta a Milano, il 25 aprile 2006. Vengono bruciate bandiere con la stella di David, i partigiani ebrei superstiti sono coperti di sputi. "Nazisti, fascisti". Dentro, qualcosa si spezza. Durante la guerra in Libano, il titolare della Farnesina si accompagna per il corso di Beirut a un notabile Hezbollah. Hamas governa Gaza e nel giro di un'estate da milizia terrorista diventa forza democratica con cui dialogare.

Settima vita, i crateri. Con un sensibile distacco dal pontificato precedente, Benedetto XVI ripristina la preghiera di Pasqua per la conversione degli ebrei. Durante la guerra nella Striscia, un vescovo italiano dice che Gaza è un campo di concentramento. In curiosa coincidenza con i giorni della Memoria, i lefrevriani sono reintegrati nella chiesa ed esordisce la pastorale negazionista di Williamson.

La settima vita è stata piena come tutte le altre sei messe insieme. Posso morire e passare all'ottava: la massa mediatica che nella vita di ieri ha dato del nazista allo stato di Israele insorge contro Williamson e la chiesa che lo ha accolto senza riserve sostenendo che le sue sono opinioni e non hanno parte nel deposito della Fede. Se nel XXI secolo c'è una cospirazione, non è ebraica, ma nei confronti degli Ebrei; perché come l'acqua sta nei fiumi, vi scorre, ed è sempre stato così, allo stesso modo l'antisemitismo scorre placido e micidiale nel cuore d'occidente. Vorremmo sapere come sia possibile schiaffeggiare ed abbracciare gli ebrei a giorni alterni, a meno che non soggiaccia ancora l'idea profonda, e in effetti soggiace, che gli ebrei sono a disposizione.

La verità è che l'antisemitismo è la cocaina del mondo. Che nei giorni della guerra l'informazione non è di destra o di sinistra, ma un tornado antisemita. E mentre gli ebrei sono oggetto di slogan marxisti-jihadisti, così come di recrudescenze neofasciste, i collettivi universitari propongono di boicottare le istituzioni scientifiche di Israele e Storace di non finanziare il Museo della Shoah; mentre appunto si vede muro anti-israeliano dei media - spunta un nuovo personaggio comico: don Williamson, il veterinario delle anime ariane, la cui bocca ha attualmente l'onere di essere la toilette dell'universo. Immerso nella mia nuovissima ottava vita, mi chiedo come possa apparire soddisfacente la presa di distanza della chiesa verso questo anti-Cristo.

La chiesa dice: quelle di W. sono opinioni. Infatti. Ci sono opinioni che sono bestemmie contro lo Spirito. Basterebbe chinarsi su Williamson ed esaminare quale dissidio è nato appena è rientrato nella Chiesa e ha cominciato a parlare. Ciò mi ricorda il passo del Vangelo in cui Giuda si alza da tavola per andare a denunciare Gesù. II testo dice: "E subito satana entrò in lui". Arduo non pensare che tale vicenda, un vescovo rientra nella Chiesa e come prima cosa nega la Shoah nei giorni della Memoria, non finisca col fare entrare satana nella Chiesa: legittimare consensi atroci, le svastiche sulle saracinesche ebraiche, i boicottaggi, gli squadrismi, e offrire altra terra alla pulsione iraniana di distruggere l'ebraismo vivente. Poi la giostra dell'ottava vita si è messa a correre. Il network democratico che ha accusato Israele di genocidio, sdeng, è schizzato fuori dal suo cubo come un clown a molla. Ora rivendica la memoria della Shoah. I persecutori di ieri, stamattina sono amici, e stasera chissà, in un'infinita galleria di specchi.

E' questa la cantilena che dovremo sentire nei prossimi anni? Siete razza guerriera, no siete vittime universali, deicidi il venerdì e Fratelli Maggiori il sabato; iperbole e dura cervice, declassamento ed elevazione. Sarà bene dimenticare i violinisti che volano sui tetti, i saggi che sentano i cinque livelli della Torah. Il terrorismo e la democrazia anestetica ci impongono come pelle una materia elastica sino a perdere la forma originale e passare senza sosta da segmento a punto, e a segmento e a punto.

Non più Uomini d'Aria, Ma di gomma.

Alessandro Schwed - Il Foglio 4/2/2009

Ve lo lascio così. Non aggiungo niente perché niente vi è da aggiungere: è perfetto, non una parola di troppo, non una parola di meno.

barbara


6 novembre 2009

ACQUA

“Chi sei?”
“Io sono l’acqua. L’acqua che ha accolto la vita prima che fosse vita e l’ha trasformata in vita. L’acqua che ha cullato il tuo minuscolo corpo e lo ha cresciuto fino a farlo diventare il corpo di un uomo. L’acqua che scorre lenta e piana e ti mormora storie senza fine, ma tu dovrai saperle ascoltare, o ti smarrirai nella foresta della vita. L’acqua che sa accarezzare il tuo corpo, ma non dovrai tentare di afferrarla, perché ti sfuggirà per sempre e non la ritroverai mai più. Io sono l’acqua che ti disseta, ma mi dovrai sorbire nella giusta misura: se ne prenderai troppa ti soffocherai, se troppo poca morirai. Ti posso cullare ma ti posso anche travolgere e spazzare via senza pietà, dipenderà solo da te salvarti e godere della mia frescura o perderti per sempre nelle mie rapide, non dovrai commettere errori o sarai perduto per sempre. Io nutro la terra e la rendo fertile e travolgo e spazzo via i villaggi; io do la vita e tolgo la vita, non a mio capriccio, ma secondo leggi inesorabili. Io sono colei che purifica col solo contatto, ma non mi si deve sporcare, o sporcherò a mia volta. Non mi si deve incatenare, o romperò ogni argine, non mi si deve sfidare, perché sarò sempre io la più forte, non dimenticarlo mai. Io do forza e calore, do energia e produco la luce. Con me si può giocare, ma non si deve sbagliare il momento, e non si deve sbagliare il gioco: il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Io creo sublimi visioni e immani devastazioni, perché in me è la forza che tutto crea e tutto distrugge. In me ti puoi muovere, da me puoi lasciarti cullare, ma devi sapermi seguire, o ti sommergerò senza pietà. E tu chi sei?”
“No io, scusami, ma io non vado tanto d’accordo con te, io non amo lasciarmi cullare da te. In effetti mi piaci, mi affascini, ma preferisco non fidarmi troppo, sai, non si sa mai”.

Quello che ci propone oggi lui, invece, è tutt’altro che acqua.

barbara


3 ottobre 2009

BABI YAR 29-30 SETTEMBRE 1941

È trascorso da pochi giorni il sessantottesimo anniversario del massacro di Babi Yar, in Ucraina. Il 28 settembre erano apparsi in tutta la città di Kiev manifesti che avvertivano: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all'angolo fra le vie Melnikovsky e Dokhturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato." Si aspettavano di essere deportati, gli ebrei; invece sono stati massacrati, tutti dal primo all’ultimo: 33.771, per la precisione.
Qualcuno ora dottamente spiega e “dimostra” che non è vero niente, nessun massacro, niente fosse comuni, solo una macabra leggenda. Qualcun altro testimonia del massacro visto coi propri occhi, ma sicuramente sarà un agente prezzolato – sappiamo bene di chi – così come saranno sicuramente dei falsi le documentazioni fotografiche.

Evgenij Evtušenko, poeta russo, nel ventesimo anniversario del massacro ha dedicato all’evento questi bellissimi e toccanti versi.

Babi Yar


Non c'è un momumento A Babi Yar
Il burrone ripido è come una lapide.
Ho paura
Oggi mi sento vecchio
Quanto lo stesso popolo ebreo


Ora mi sento
ebreo anch'io.
Eccomi vagare nell'antico Egitto
Ed eccomi in croce che muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Mi sembra che Dreyfus
sono io.


La classe media
mi denuncia e mi giudica.
Io alla sbarra.
Circondato
Perseguitato
Sputacchiato
Calunniato.
E le signore coi merletti di Bruxelles
Urlano e mi colpiscono in faccia con gli ombrellini.


Mi sembra di essere
Io un ragazzo di Bielostok.
Il sangue ricopre il pavimento.
I brutti ceffi della taverna
Puzzano di vodka e di cipolla.
Io, respinto da uno stivalone, impotente
Supplico invano i teppisti.
Travolto dalle risate:
"Morte ai Giudei, viva la Russia!"
Un mercante di grano violenta mia madre.


O mio popolo russo
Io so che
Tu
In fondo sei internazionalista.
Ma spesso quelli dalle mani impure
Fanno tremare il tuo nome.


Conosco la bontà della tua terra.
Così come vilmente,
Senza batter ciglio,
Gli antisemiti pomposamente proclamano
Se stessi "Unità del Popolo Russo"!

Mi sembra di essere
Io Anna Frank,
Delicata
Come un germoglio d'aprile.
E amo.
E non mi servono parole.
Ho bisogno
di guardarci l'un l'altra.
Quanto poco possiamo vedere,
annusare!
Ci sono vietate le foglie
Ci è vietato il cielo.
Ma si può fare moltissimo
Ed è tenero
Abbracciarsi nel buio della stanza

Io non ho parole tanto belle per commemorare un’infamia tanto grande, ma non farò mancare le povere parole di cui dispongo per ricordare e far ricordare. Perché nessun albero può dare foglie e fiori e frutti se le sue radici non affondano ben salde nel terreno. E nessun essere umano può avanzare verso il futuro se perde memoria del passato.





barbara


29 giugno 2007

I NUMERI DEL SIGNOR PICCARDO

Questa è un’altra lettera inoltrata dal signor Piccardo alla sua mailing list.

Da altra lista, riporto questa semplice argomentazione di tipo non revisionista bensì semplicemente realista, fatta da chi - come il sottoscritto - ama le argomentazioni di tipo statistico-numerico.

Supponendo che l'Olocausto sia realmente, interamente ed esattamente accaduto come i media correntemente lo hanno presentato. Allora potremmo dire che quaranta milioni di Tedeschi-nazisti hanno sterminato sei milioni di ebrei. Che è un rapporto pari al 15%. Adesso compariamo questa Tragedia di 62 anni fa con le vittime odierne dello Stato di Israele, altrimenti noto come Israele-sionista. Quattro milioni di Israeliani hanno ucciso (in 60 anni) circa 120.000. Palestinesi e ne hanno esiliati altri 850.000, che sono divenuti oggi circa due milioni di profughi e altri due milioni di morti viventi, quali sono oggi i Palestinesi sotto occupazione. Il che ammonta a circa 4.850.000 vittime. Che conduce a un rapporto pari al 121%. Se l'umanità o, piuttosto, la disumanità potesse essere calcolata o misurata aritmeticamente, vorrebbe dire che la Germania nazista ha prodotto il 15% di crimini e lo Stato sionista di Israele ne ha prodotto il 121% e/o che il Sionismo è 8 volte peggiore del Nazismo.

Si aggiunga a questa tragedia il fatto che i Sionisti sono ancora instancabilmente attivi, come possiamo facilmente vedere in televisione, ogni giorno.

È un fatto: quando ci si mette a dare i numeri si fanno degli autentici miracoli!

barbara

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CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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