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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


22 gennaio 2011

TUBI

Ho trovato una foto che illustra meglio il sistema dei tubi di cui avevo parlato qui



con l'aiuto dei quali terreni aridi, brulli, desertici, pietrosi, vengono trasformati in lussureggianti verdissimi boschi.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 22/1/2011 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


17 gennaio 2011

E QUATTRO (9)

E fiorisce il deserto

Deserto, si diceva. Deserto che al momento della nascita dello stato (prima era ancora di più dato che da mezzo secolo ormai i pionieri ebrei stavano dissodando e bonificando e fertilizzando deserti e paludi e pietraie) costituiva circa i due terzi del territorio graziosamente concesso agli ebrei dall’Onu con la risoluzione 181. Dopo che dell’area prevista dalla dichiarazione Balfour gli inglesi avevano scippato il 78% per regalarlo all’emiro Abdallah, detronizzato dall’Arabia ad opera di Abdul Aziz bin Abdul Rahman ibn Faisal Al Saud meglio noto come Ibn Saud, capostipite della dinastia saudita (e dopo che quel 78%, divenuto stato col nome di Transgiordania, era diventato il primo stato judenrein della storia moderna), quella benemerita associazione a delinquere conosciuta col nome di Onu decise di sottrarre agli ebrei un ulteriore 40% del 22% rimasto, lasciando loro il 13% di ciò che era stato loro promesso. E due terzi di quel 13% era deserto. Gli ebrei accettarono e si rimboccarono le maniche (gli arabi no, e imboccarono i cannoni).
Deserto, si diceva dunque. Di cui oggi una parte non trascurabile non è più deserto: in parte si è trasformato in accoglienti città, come ho mostrato nei giorni scorsi – e non dimentichiamo Tel Aviv, che un secolo fa era così:



e pochi mesi dopo così:



- e in parte in coltivazioni, piantagioni e altro, come è possibile vedere in uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici. Un merito fondamentale per questa straordinaria impresa va a Yoel De Malach, ideatore tra l’altro dell’irrigazione a goccia


(grazie a Umberto per la foto)

e alla messa a punto del sistema dei tubi


(grazie a Lionella per la foto)

che, messi intorno alla piantina appena interrata, conservano attorno ad essa l’umidità anziché lasciarla disperdere nell’aria, e le creano un microclima che, oltre a far risparmiare grandi quantità di acqua, la fanno crescere a velocità quadrupla, con un tasso di fallimenti pressoché nullo. Oltre a questo, naturalmente, dietro allo straordinario miracolo del far fiorire il deserto in un mondo in cui la desertificazione avanza inesorabilmente anno dopo anno, c’è l’indefesso lavoro del popolo dalla dura cervice, e l’incrollabile fede nel realismo dei miracoli di Ben Gurion, convinto da sempre che “il futuro di Israele è nel Negev”. E quel futuro, grazie a tutte queste intelligenze e a tutti questi sforzi concentrati, almeno in parte è già presente.

(E periodicamente salta fuori qualcuno a cianciare di “restituzione”, ignorando visibilmente sia il significato del verbo restituire, sia una buona fetta di storia. Sempre che non si tratti di qualcosa di peggio. E facendo finta di non ricordare che si tratterebbe di mettere questo paradiso in mano a gente che, come a Gaza, ha ricevuto questo:



e lo ha immediatamente ridotto così:



Perché c’è chi è specializzato nel prendere in mano un deserto e trasformarlo in giardino, e chi è specializzato nel prendere in mano un giardino e trasformarlo in deserto. Per poi, magari, chiamarlo pace).

barbara


12 gennaio 2011

E QUATTRO (5)

Tsad Kadima

Proprio a Be’er Sheva si trova uno dei centri Tsad Kadima, che significa “un passo avanti”: passo avanti materiale e passo avanti metaforico. Perché questa istituzione si occupa di bambini cerebrolesi. Quelli che una volta erano, come ho scritto altrove, destinati al macero, abbandonati a se stessi, senza alcun tentativo di recuperarli perché considerati irrecuperabili.
(Confesso: mi riesce difficile scrivere questo post. È la quinta volta che apro questo foglio, e non sono riuscita a scrivere che questo paio di righe che sta qua sopra. L’impatto emotivo è stato molto forte, nonostante avessi tentato di prepararmici, e ancora non ho recuperato del tutto la lucidità necessaria a scriverne con serenità. Ho visto quei bambini, ho visto le operatrici all’opera... Poi sono uscita perché avevo bisogno di “aria”, e ancora tutte quelle sensazioni, tutte quelle emozioni mi si affastellano addosso e nella mente e nelle dita che dovrebbero battere sui tasti e invece continuano a inciampare)
Passo avanti, dicevo: passo avanti mentale, nel superare antiche e radicate convinzioni e persuadersi che vegetare non è necessariamente l’irrimediabile destino di un bambino cerebroleso, e passo avanti materiale, quello che queste persone riescono a far compiere a bambini precedentemente condannati all’immobilità. Con passione e con competenza, con pazienza infinita e con infinito amore, a Tsad Kadima riescono a restituire a questi bambini – di qualunque religione e di qualunque etnia – diverse funzioni e diverse abilità, non di rado dando loro addirittura la possibilità di rendersi, almeno parzialmente, autonomi. Credo che chiunque si rechi in Israele dovrebbe andare a visitare questa struttura: avrebbe modo, tra l’altro, di verificare una volta di più che credere nei miracoli è quanto di più realistico si possa immaginare. Solo, non possiamo purtroppo dimenticarlo, certi miracoli costano parecchio (addestramento del personale, strutture e attrezzature, non di rado su misura per un unico, singolo bambino...). Se qualcuno volesse dare una mano alla realizzazione di questi miracoli, lo può fare qui:

BANK HAPOALIM Branch 690 - King-George - conto 160120 TSAD-KADIMA

Per avere un’idea di come funziona, consiglio invece di vedere questo splendido – e toccante – servizio di Claudio Pagliara.



barbara

AGGIORNAMENTO: Per chi volesse dare una mano, è disponibile un conto corrente anche in Italia:

Conto “Amici Tsad Kadima” in Italia
Coordinate bancarie:
Banca sella agenzia 82 Corso Sommeiller Torino
conto corrente 53 845334160
codice ABI 03268
Codice CAB 01007
IBAN IT 77I0326801007053845334160


9 gennaio 2011

E QUATTRO (2)

Là dove c’era il deserto ora c’è una città...













Immagini di Arad prese dall’autobus. Ricordiamo che del territorio assegnato dall’Onu agli ebrei con la risoluzione 181, i due terzi erano costituiti da deserto (e una parte del terzo rimanente aveva smesso di essere deserto e palude e pietraia grazie a mezzo secolo di durissimo lavoro da parte dei pionieri). Ben Gurion, a proposito del deserto, soleva dire: questo abbiamo e con questo dobbiamo fare i conti. Arad è uno di questi conti: solo pochissimi decenni fa era tutto deserto, ora c’è quello che – in piccolissima parte – vediamo in queste immagini.
Un altro motto di Ben Gurion era: chi non crede nei miracoli non è realista. E gli israeliani sono molto realisti. Per questo sono specializzati in miracoli.

barbara


1 settembre 2010

MOTO PERPETUO

e oltre…

Prima della fine dell'anno circoleranno in Israele delle automobili Renault sviluppate in Israele spinte unicamente da motore elettrico con un'autonomia di 140 miglia (invece di 300 del pari modello a benzina). Tali batterie saranno ricaricate con energia solare. Inoltre nelle strade israeliane saranno previsti dei sistemi di nuova tecnologia che, sistemati sotto l'asfalto, si caricano di energia elettrica al passaggio delle automobili. Ne consegue che il sole produrrà l'elettricità che farà muovere le automobili che a loro volta produrranno elettricità aggiuntiva.
Ancora più del moto perpetuo.

E grazie all’amico Emanuel Segre Amar per la segnalazione. Che mi sento di commentare così: se esiste un miracolo quale l’ebraismo, perché stupirsi se gli ebrei hanno creato un miracolo che supera quello del moto perpetuo?
(Vado ma torno presto, voi fate i bravi, mi raccomando. Nel frattempo ascoltatevi quest’altro miracolo della creatività umana, dedicato a tutti voi ma in modo speciale al mitico Toni)


barbara


30 giugno 2010

COME SI FA A FARE SANTO UN PAPA

Se per caso avete l’impressione che mi stia accingendo a raccontarvi una barzelletta, ricredetevi: quella che sto per raccontarvi è una storia assolutamente vera. E spero che la apprezzerete, dato che si tratta di un clamoroso scoop in anteprima mondiale assoluta. Purtroppo non mi è consentito fare nomi, di nessun genere, ma credo che mi conosciate abbastanza da sapere che non parlo mai a vanvera, ed essere quindi certi che di quanto sto per dire vi potete fidare.
Succede dunque che a una signora, che accusa determinati disturbi, viene diagnosticata una certa malattia. Una brutta, di quelle che non lasciano scampo. La signora, però, non perde la speranza, e per prima cosa chiede la grazia della guarigione al papa, da poco mancato, per seconda cosa si reca in un noto ospedale del nord, dove spera di trovare cure migliori di quelle su cui può contare chez soi. Il primario la visita, e si rende subito conto che la diagnosi è errata. Successive verifiche confermano che la patologia di cui soffre la signora non è quella inizialmente diagnosticata. Così, ricevendo le cure adatte al male di cui soffre, la signora guarisce. Il primario, però – Disattenzione? Superficialità? Menefreghismo? Calcolo? E chi potrà mai saperlo? – non corregge la diagnosi riportata nella cartella clinica, e così risulta agli atti che la signora, affetta da patologia non curabile, esce dall’ospedale “miracolosamente” guarita. Ossia: il papa morto ha fatto il miracolo richiesto, e quindi ha tutte le carte in regola per essere proclamato santo.
Adesso il primario è stato chiamato a testimoniare nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, e ha di fronte a sé due possibilità: o confessare che sapeva che la malattia non era quella ma non ha detto niente, ovvero fare la figura del peracottaro, oppure confermare il miracolo e aprirsi la strada a una sfolgorante carriera.
Che cosa sceglierà? (No, niente posteri: basterà aspettare solo un pochino, e la sentenza la conosceremo anche noi).

barbara


3 marzo 2010

WOW, HO TROVATO UNA DONNA!

 

Mi ha scritto, sentite cosa mi dice:

Saluti! Sei un uomo molto attraente. Diverse volte ho guardato il tuo profilo. Ora scrivo per te. Mi auguro che tu sei un uomo decente, e per rispondere alla mia lettera. Socializzazione e scomodo per me.

La mia e-mail: Alenaciao@yahoo.com

Ti aspetto per la tua lettera. Vi prometto che nelle lettere, io mandero piu delle loro foto. Ho molti interessi, sono fiducioso che possiamo trovare interessi comuni. Io sono sola adesso. Mi auguro che saremo amici. Sto aspettando la tua lettera ... Alena.



Poi, oltre a questa donna, ho trovato anche un uomo che scrive divinamente, per esempio qui e qui.

barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


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