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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 giugno 2010

ANGELA LANO

Lei, la pasionaria dell’odio antisemita. Lei, schierata anima e corpo coi terroristi palestinesi perché la “causa palestinese” le permette di fare finta di non essere antisemita – che poi ovviamente non se la beve nessuno, ma questa è un’altra storia. Lei, che scrive per un sito talmente antisemita da essere denunciato perfino da Paola Canarutto, una delle persone più visceralmente antiisraeliane – e, a guardar bene, anche discretamente antisemita - che mai abbiano calcato l’italico suolo. Lei, che è andata a tentare di sfondare il blocco navale a bordo di una nave che non trasportava né un’aspirina né un tozzo di pane (mentre le altre cinque navi, tra tutte insieme, trasportavano di aiuti umanitari circa un quarto di quello che Israele trasporta QUOTIDIANAMENTE a Gaza - ma solo pugnali e coltelli e bastoni e spranghe di ferro e biglie d’acciaio e fionde e asce e granate con le quali hanno selvaggiamente aggredito i soldati israeliani scesi praticamente a mani nude a controllare la nave, come il diritto internazionale consente, e dopo che dal governo turco era arrivata l’assicurazione che vi sarebbe stata unicamente resistenza passiva. Lei che, tornata in Italia, si è presentata davanti alle telecamere fresca come una rosa a raccontare di bestiali maltrattamenti da parte dei perfidissimi giudei, novelli nazisti con la stella di David (do you remember Cicciobello Agnoletto che raccontava delle terrificanti sevizie subite da parte dei suddetti perfidissimi senza riuscire ad esibire neanche un lividino grande come cinque lire?). Lei. Beh, tenetevi forte, gente: LEI mi conosce. LEI parla di me. LEI mi cita, o yes. Perché ha deciso di protestare contro il sindaco di Torino per il fatto che ha concesso lo spegnimento della Mole Antonelliana per ricordare Gilad Shalit (concessione accordata con questo ignobile comunicato). E sapete che cosa fa per portare argomenti alla sua santissima (santa quasi come il jihad) protesta? Linka un mio post. Quello, per la precisione in cui denunciavo il vergognoso RIFIUTO del sindaco di Torino di accogliere la richiesta della comunità ebraica di spegnere per un quarto d’ora la Mole Antonelliana. Perché lei è una ragazza studiata e sa perfettamente leggere e scrivere, o yes. Scommetto che ha già imparato quasi tutte le lettere dell’alfabeto, perché oltre che studiata lei è anche tanto tanto intelligente, o yes. Ecco. Qui potete trovare il suo straordinario pezzo di bravura. Che, se non fosse una mastodontica pisciata su migliaia di cadaveri, da una parte come dall’altra, sarebbe perfino esilarante.

barbara


17 maggio 2009

CARO PAPA, PERMETTE DUE PAROLE?

Vorrei commentare alcune delle affermazioni fatte da Sua Santità nel discorso di congedo all’aeroporto Ben Gurion, alla conclusione della sua visita in Israele, Giordania e Territori contesi (testo integrale qui). Tralascerò le chiacchiere e, come mia consuetudine, commenterò tra le righe i passaggi salienti.

Ho intrattenuto conversazioni feconde con le autorità civili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi, e ho assistito ai grandi sforzi che entrambi i governi compiono per garantire il benessere del popolo.
È noto infatti che spendere miliardi di dollari per acquistare armi ed esplosivi e addestrare terroristi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che istituire campi estivi per bambini da indottrinare all’odio anti israeliano e antiebraico e addestrarli all’uso delle armi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che produrre libri che insegnano che “l’entità sionista” è solo provvisoria e sarà presto distrutta è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che organizzare programmi televisivi per i più piccoli per istigarli al terrorismo suicida è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che mantenere la gente nei campi profughi anziché usare i miliardi di dollari ricevuti dalla comunità internazionale per dare loro una sistemazione decente è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che rifiutare sistematicamente e categoricamente ogni possibilità di pace e di nascita di un proprio stato è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. I nostri complimenti per avere così prontamente afferrato il concetto, Santità.

Ho incontrato responsabili della Chiesa cattolica in Terra Santa, e ho provato gioia nel vedere il modo in cui operano insieme per accudire il gregge del Signore.
Tacendo sulla sistematica persecuzione da parte dell’autorità islamica, lasciando che il gregge venga decimato e non perdendo occasione per latrare contro Israele.

Ci incontriamo [cristiani ed ebrei, n.d.b] come fratelli, che, a volte, nella corso della nostra storia, hanno avuto un rapporto teso, ma che ora sono fermamente impegnati a edificare ponti di amicizia duratura.
Secoli di persecuzioni di una parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Roghi di libri e costruzione di ghetti sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Bolle e interdizioni e roghi e massacri sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Santità, esprimersi diplomaticamente non dovrebbe necessariamente significare falsificare la storia!

Quegli incontri profondamente commoventi mi hanno ricordato la visita di tre anni fa al campo di sterminio di Auschwitz, dove così tanti ebrei, madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici, furono brutalmente uccisi sotto un regime senza Dio che diffondeva un’ ideologia di antisemitismo e di odio.
Mai sentito “Gott mit uns”, Santità? E che cosa mi dice di tutti i francescani che nei secoli del medioevo e del rinascimento giravano l’Europa scatenando pogrom a non finire? Che mi dice di Monsignor Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria santificato dal Suo predecessore, che benediceva le armi con cui gli ustascia andavano a far strage di serbi e di ebrei? Che mi dice di quei trecento francescani che con quelle stesse armi andavano personalmente nei campi di sterminio croati ad ammazzare serbi ed ebrei?

Nessun amico degli israeliani e dei palestinesi può far a meno di notare con tristezza la costante tensione fra i vostri due popoli. Nessun amico può far a meno di piangere per la sofferenza e la perdita di vite che entrambi i popoli hanno subito negli ultimi sei decenni.
Sempre prudente equivicinanza, eh? Si condanna e si deplora la sofferenza di entrambe le parti, come se le cause fossero equamente distribuite, come se non ci fosse una parte che attacca e una che si difende, come se non ci fosse uno stato che cerca disperatamente di continuare ad esistere e un’altra cosa che non aspira a diventare a sua volta stato bensì unicamente a distruggere l’altro, come se non ci fosse una parte che tenta di risparmiare il più possibile i civili e un’altra che sempre e solo i civili, meglio se donne e bambini, cerca selettivamente di colpire. E che dire poi di quel riferimento agli “ultimi sei decenni”? Che dire della cancellazione pura e semplice di decenni di massacri di ebrei da parte degli arabi in quella zona PRIMA di questi ultimi sei decenni?

Mi permetta di fare questo appello a tutte le persone di queste terre: Mai più spargimento di sangue! Mai più combattimenti! Mai più terrorismo! Mai più guerre! Al contrario, facciamo in modo di spezzare il circolo vizioso della violenza!
E finiamola una buona volta con questo osceno mantra del circolo vizioso della violenza! Finiamola con questa infame menzogna! Finiamola con questa vergognosa mistificazione dei fatti! Qui non c’è nessun circolo vizioso di violenza, ma unicamente una parte che attacca – con o senza pretesti – e una che si difende, nient’altro che questo.

Sia ugualmente riconosciuto che il popolo Palestinese ha il diritto a una patria indipendente e sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente!
Santità, ma questo non lo deve andare a dire in Israele: questo lo deve dire unicamente a chi da oltre settant’anni si sta battendo con tutte le proprie forze contro la nascita di uno stato palestinese, ossia ai palestinesi e a tutti gli stati arabi.

Fate in modo che la soluzione dei due-stati divenga una realtà, non rimanga un sogno!
E anche questo, Santità, lo deve dire unicamente alle autorità palestinesi, che della soluzione due-stati non ne vogliono proprio sapere!

Durante la mia visita in queste terre una delle immagini più tristi per me è stata quella del muro.
Triste che gli ebrei trovino il modo di difendersi dall’annientamento, eh Santità?

Passando accanto ad esso, ho pregato per un futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere insieme in pace e in armonia senza la necessità di tali strumenti di sicurezza e di separazione, ma anzi rispettandosi reciprocamente, avendo fiducia l’uno nell’altro e rinunciando a tutte le forme di violenza e di aggressione.
E, dica, Santità, perché non ha pregato PRIMA? Perché non le è venuto in mente di lanciare appelli quando dall’altra parte di quel muro ogni giorno arrivava un terrorista a far strage di ebrei? Perché non è intervenuto quando ogni giorno in Israele saltava un autobus ad opera di quelli che, non essendoci il muro, entravano liberamente con i loro strumenti di morte? Perché non ha fatto sentire la sua voce quando a soffrire era solo la parte di qua del muro? Due sole parole, Santità, per concludere questo mio commento: si vergogni.



barbara


15 maggio 2009

E NEL FRATTEMPO SUL TIMES …

… nonostante la pazienza portata da Israele nei confronti delle sue improvvide esternazioni, nonostante il silenzio di Israele sulle sue menzogne, nonostante la scelta di Israele di ignorare la sua indecente indulgenza nei confronti di chi non brama che la sua distruzione, nonostante tutto questo e molto altro ancora …


(Sul foglio che si intravvede nella parte tagliata della vignetta è scritto “Palestina”)

barbara


7 maggio 2009

SBARELLARE

È ciò che capita a molti quando si trovano a parlare di Israele, o di qualcosa che, direttamente o indirettamente, ha a che fare con Israele. Franco Venturini è uno di quelli a cui capita particolarmente spesso. Così succede che sul Corriere di ieri parli della questione arabo-israeliana come della più intricata e insanguinata delle controversie mondiali. E uno si chiede: ma questo signore che di mestiere fa il giornalista, ossia uno che in teoria sarebbe pagato per informare, ha mai sentito parlare – così, tanto per dirne una - di Darfur, centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, un numero infinito di villaggi distrutti e di stupri? Ha mai sentito parlare – così, tanto per dirne un’altra - di Ruanda, un milione di morti in tre mesi? Ha mai sentito parlare di Congo, CINQUE MILIONI DI MORTI? Ha mai sentito parlare di una cosa che va sotto il nome di “Settembre Nero”, in cui re Hussein buonanima ha fatto fuori in un mese più palestinesi di quanti gli israeliani ne abbiano ammazzati in sessant’anni?
Poi, naturalmente, il Nostro non può farsi mancare tutta la sequela dei più beceri mantra della propaganda anti israeliana: il nuovo governo israeliano ultra-nazionalista e fortemente di destra, il capofila dei «falchi» nei panni di ministro degli Esteri, il che rende evidente che le conoscenze del signor Venturini in fatto di politica israeliana e in merito ad Avigdor Lieberman sono pari a zero, ma il sapere di che cosa si sta parlando, quando si parla di Israele, è noto che è un mero optional, cosa che l’ineffabile Venturini dimostra ulteriormente affermando temerariamente che Israele avrebbe sempre escluso la possibilità della nascita di uno stato palestinese. Ma l’apice della sua grandezza il Nostro la raggiunge in finale di articolo, quando spiega che occorre che Israele riduca gli insediamenti invece di espanderli e valuti favorevolmente le proposte contenute nel piano della Lega Araba. Ora, poiché non ho motivo di supporre che il signor Venturini sia proprio proprio proprio ritardato e analfabeta al punto da ignorare ciò che è accaduto dopo il ritiro dal Libano nel 2000 e quello da Gaza nel 2005, la conclusione può essere una sola: vai, caro Venturini, vai, che Hitler è vivo e lotta insieme a te!

(In attesa che Honest Reporting Italia, ancora bloccato per problemi tecnici, possa ripartire, intanto accontentatevi di questo)

barbara


16 gennaio 2009

E PALLIWOOD COLPISCE ANCORA …


 


… e ancora una volta con il più totale, osceno, cinico disprezzo per la dignità dei loro bambini. E con la infame complicità delle anime belle nostrane, pronte ad accogliere anche le menzogne più spudoratamente palesi, pur di trovare un contenitore sufficientemente ampio per il proprio odio antiebraico.

barbara

AGGIORNAMENTO: due post da incorniciare sulla trasmissione in questione, 1 e 2.
AGGIORNAMENTO 2: una strepitosa chicca da non perdere.


10 gennaio 2009

UN GIORNALISTA PALESTINESE SPIEGA LA SITUAZIONE A GAZA

Un articolo di circa tre mesi fa, che può essere utile rileggere oggi.

La colpa di Hamas nell'assedio di Gaza

di Nicole Jansezian

Un giornalista palestinese ha dichiarato che Hamas ha quanto meno la stessa colpa di Israele per l'assedio di Gaza. Ha detto inoltre che per paura di ritorsioni nella striscia di Gaza i molti giornalisti non riportano tutte le notizie. Agli occhi internazionali, come a quelli dei critici palestinesi, la colpa è sempre d'Israele. E' sempre allo Stato ebraico che viene data la responsabilità della crisi economica in Gaza. Elias Zananiri, un noto nazionalista palestinese che ha lavorato per l'Autorità dell'Autonomia Palestinese, ora ha dichiarato che nella corrispondenza da Gaza sotto il controllo di Hamas si pratica una doppia morale: i reporter criticano la politica palestinese nella cosiddetta Cisgiordania, ma non il terrorismo di Hamas contro i propri abitanti in Gaza.
Quando Israele lascia entrare carburante in Gaza, ha detto Zananiri, dipende da Hamas decidere se "questo carburante sarà usato per i generatori e gli ospedali o per le fabbriche di Qassam. Il carburante sarà messo a disposizione di tutta la popolazione, o lo terrò per la mia casa privata, per le mie auto e le mie guardie del corpo?"
Israele ogni giorno lascia entrare in Gaza più di 100 camion con beni di aiuto umanitario e carburante, infrangendo la generale chiusura delle frontiere voluta da un boicottaggio internazionale contro il governo di Hamas. Un anno fa Hamas è riuscito a conquistare il controllo della striscia di Gaza in una guerra civile contro gli adepti di Fatah. Zananiri accusa i membri di Hamas di sequestrare il carburante per i propri interessi, invece di consegnarlo alla popolazione.
"Il terrorismo con cui Hamas opprime quel 1,5 mil. di palestinesi, che nel vero senso della parola sono ostaggi di Hamas, è di importanza fondamentale", ha detto. "Nessuno può ignorare gli effetti negativi dell'assedio (israeliano) a Gaza, ma esattamente come chiedo alla comunità internazionale di togliere l'assedio, chiedo anche a Hamas - che afferma di portare la responsabilità nella striscia di Gaza, di fare qualcosa affinché l'assedio sia tolto. Ma Hamas non lo fa."
Alcuni corrispondenti stranieri confidano a Zananiri la loro paura di essere cacciati dalla striscia di Gaza o addirittura di essere rapiti. I reporter locali si trovano di fronte a eventualità non belle: "Nella Gaza di oggi si può essere uccisi senza problemi." Alcuni dei suoi amici non parlano al telefono con lui perché temono che i loro telefoni siano controllati da Hamas. "La verità non viene alla luce", accusa. "I racconti che vengono dalla striscia di Gaza dopo la conquista del potere da parte di Hamas sono unilaterali. Non si dice che la situazione è diversa. Mi arrivano continuamente nuovi resoconti di come lavora Hamas, con minacce e intimidazioni."
Ma i racconti da Gaza filtrano. Molti professori palestinesi che appoggiano lealmente Mahmud Abbas hanno scioperato nei primi cinque giorni di scuola per protestare contro "le azioni di Hamas contro i professori". Il segretario generale del sindacato dei docenti, Jameel Shehada, ha detto che è stato dichiarato lo sciopero dopo che la polizia di Hamas ha preso il controllo del sindacato appartenente all'OLP, ha licenziato alcuni impiegati del Ministero dell'Istruzione e ha trasferito alcuni professori in scuole lontane.
Mohammed Abu Shuqair, impiegato al Ministero di Hamas, ha dichiarato che i professori sono stati trasferiti a causa di un "provvedimento giudiziario". Ci si aspetta che Hamas nomini dei suoi propri professori, per sostituire quelli che hanno scioperato. Nella maggior parte delle scuole sono già stati insediati dei docenti fedeli a Hamas.
Anche i medici della striscia di Gaza hanno scioperato per protestare contro il licenziamento di 50 medici e altro personale dell'ente sanitario simpatizzante per Fatah. Circa il 90 percento degli impiegati dell'ospedale principale della città di Gaza hanno aderito all'agitazione. Uno dei dirigenti medici, che ha voluto restare anonimo, ha detto che dei membri di Hamas hanno riunito con la forza medici e personale medico e li hanno portati negli ospedali per costringerli al lavoro. (israel heute, ottobre 2008, - trad. www.ilvangelo-israele.it)

Non che queste siano cose nuove, ma dette da uno che non sembra scoppiare di simpatia per Israele confortano. (Che poi, comunque …)


barbara

AGGIORNAMENTO: qui.


30 marzo 2008

ARTICOLO 11: L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

COSTITUZIONE ITALIANA

Articolo 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


Art. 60
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 78
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

Art. 87
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
[…]
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
[…]

Art. 103
[...] I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. [...]

Art. 111
[...] Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra. [...]

E adesso per favore non venitemi a raccontare che la guerra è brutta sporca e cattiva e muoiono gli innocenti: lo so. E non è questo il tema del post. E non venitemi a raccontare che la guerra non si dovrebbe mai fare: sono perfettamente d’accordo che sarebbe bello se la guerra non si facesse mai; non sono invece d’accordo sul fatto che si possa sempre evitare. Ma non è questo il tema del post. Il tema del post è che chi ci viene a raccontare la storiella che la Costituzione italiana escluderebbe dal proprio ordinamento la possibilità della guerra, che non la contempla, che non la prevede, che non la ammette, sta dicendo una puttanata grande come una casa. Costituzione alla mano.

barbara


9 marzo 2008

AMNESTY INTERNATIONAL RECIDIVA

Comunicato Honest Reporting Italia 9 marzo 2008

Oggi ci occupiamo di Amnesty International. Per la precisione, dell'ennesimo attacco antiisraeliano di AI: http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS31-2008.html

CS31-2008: 03/03/2008

Israele/Territori occupati palestinesi: Amnesty International chiede che cessino le uccisioni di civili
Naturalmente starà chiedendo che cessino le uccisioni di TUTTI i civili, vero?

Amnesty International ha dichiarato che gli attacchi dell'aviazione e dell'artiglieria israeliana contro la Striscia di Gaza stanno avvenendo con incurante disprezzo per le vite civili.
Ah, no, ci eravamo sbagliati: sta chiedendo solo che cessino le uccisioni dei civili palestinesi. Quelli israeliani, invece, crepino pure, con la nostra santa benedizione.

"Gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contro Gaza hanno ucciso oltre 75 palestinesi, compresi almeno 10 bambini e altri civili estranei agli scontri" - ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
Gli attacchi dei terroristi palestinesi invece - sponsorizzati e finanziati dall'autorità - uccidono SOLO civili israeliani che sono TUTTI estranei agli scontri (anzi, a voler essere precisi, dalla parte di qua non ci sono affatto scontri, ma solo attacchi), ma questo ad AI non sembra interessare.

"Israele ha l'obbligo legale di proteggere la popolazione civile di Gaza.
E perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere la popolazione di una zona che NON occupa? Perché mai dovrebbe avere l'obbligo di proteggere una popolazione che ospita e nasconde terroristi? Da dove sbuca fuori questa "legalità" che AI pretenderebbe di propinarci?

Queste azioni militari sono sproporzionate e vanno oltre le misure che le forze israeliane possono legittimamente adottare in reazione ai lanci di razzi dei gruppi armati palestinesi".
I signori di AI sono esperti militari, da essere in grado di stabilire che cosa sia proporzionato e che cosa no? E oltre a proporci il solito mantra delle reazioni sproporzionate, non saprebbero dirci esattamente quali misure sarebbero disposti a considerare legittime e proporzionate?

Amnesty International ha nuovamente chiesto ai gruppi armati palestinesi di cessare immediatamente il lancio di razzi contro le città e i villaggi del sud di Israele.
"Chiede", ma si guarda bene dal pretendere, si guarda bene dal condannare, si guarda bene dal parlare di illegalità, si guarda bene dal parlare di obblighi. E, soprattutto, PRIMA si parla della reazione israeliana e solo DOPO degli attacchi palestinesi.

"È veramente giunto il momento che i dirigenti di Hamas e dell'Autorità palestinese prendano misure efficaci per impedire e punire gli attacchi contro la popolazione civile israeliana. Ma l'assenza di questi provvedimenti non dà al governo israeliano la legittimità di lanciare sconsiderati attacchi aerei e di artiglieria che portano morte e distruzione tra la popolazione civile palestinese".
Leggi: Israele deve fermarsi in ogni caso, per i palestinesi invece facciamo appello al loro buon cuore, ma se non si fermano pazienza.

Solo negli ultimi due mesi, le forze israeliane hanno ucciso quasi 200 palestinesi a Gaza, un terzo dei quali erano civili disarmati ed estranei agli scontri,
TUTTI i terroristi vengono spacciati per civili, visto che non indossano uniformi. E non siamo molto sicuri che nel momento in cui vengono colpiti i signori di AI siano lì a verificare se hanno o no un'arma addosso.

una quindicina i bambini. Altre centinaia di persone sono rimaste ferite, molte delle quali in modo permanente.
Nello stesso periodo, un civile israeliano è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti dai razzi lanciati dai gruppi armati palestinesi di Gaza, che hanno colpito Sderot e altre zone nel sud di Israele.
Ora abbiamo capito qual è esattamente la colpa degli israeliani: ne muoiono troppo pochi.

"Amnesty International condanna tutti gli attacchi contro i civili.
Si sono accorti che si erano sbagliati?

Gli attacchi illegali di una parte non possono costituire una giustificazione per le violazioni commesse dalla parte avversa.
Ah no, come non detto. La morale della favola dunque è che i palestinesi non dovrebbero ammazzare gli israeliani, ma se li ammazzano lo stesso, gli israeliani non devono reagire, non devono rispondere, non devono difendersi: devono crepare e basta - è così che si comportano i bravi ebrei, possibile che non l'abbiano ancora imparato?

Le operazioni militari israeliane dell'ultima settimana mostrano un livello di sproporzione e sconsideratezza che ha spesso caratterizzato gli attacchi di Israele nei Territori palestinesi occupati negli ultimi anni" - ha commentato Smart.
1. Come già detto, la "sproporzione" dovrebbe essere documentata in base a parametri chiari e certi, con criteri codificati e internazionalmente riconosciuti, non raccontata. 2. "Sconsideratezza" è sostantivo del tutto privo di significato in questo contesto - è, diciamo, usato in maniera parecchio sconsiderata. 3. Israele non ha mai attaccato, né negli ultimi anni, né in quelli precedenti, ma sempre e solo risposto. 3. Gaza NON è territorio occupato, ormai da oltre due anni e mezzo. Quindi, oltre ad essere sconsideratamente faziosa e parziale, AI è anche dispensatrice di clamorose falsità.

"Allo stesso tempo, i gruppi armati palestinesi che lanciano frequenti attacchi con razzi da Gaza contro le città israeliane, non solo mostrano una sprezzante insensibilità per la vita dei civili israeliani, ma espongono anche la popolazione palestinese della Striscia di Gaza al pericolo degli attacchi di Israele".
E ancora una volta: PRIMA si condanna senza appello Israele, POI si dà una bacchettatina sulle dita anche alla controparte. E come argomento che cosa si propone? Non l'immoralità - per non dire altro - del fatto in sé di uccidere civili innocenti, bensì il fatto che poi gli israeliani si arrabbiano e rispondono - chiamando, ancora una volta "attacchi" ciò che è sempre e solo risposta agli attacchi subiti.

L'ultimo ciclo di uccisioni e distruzione
altro mantra amatissimo dai nemici di Israele: il ciclo di violenze, il ciclo di uccisioni, il ciclo di distruzioni. Quando in realtà c'è sempre stata unicamente una parte che attacca e una parte che alcune volte - non tutte - risponde

giunge mentre il milione e mezzo di abitanti di Gaza sta affrontando una crisi umanitaria a seguito dei sempre più rigidi blocchi imposti da Israele.
È stato ampiamente documentato da molte parti che la "crisi umanitaria" esiste solo nella propaganda palestinese, ma per AI la propaganda vale molto più dei fatti documentati.

Gli ospedali e le strutture sanitarie, già alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio
Gli ospedali e le strutture sanitarie, come è stato documentato, non sono mai stati alle prese con la mancanza di elettricità, carburante, attrezzature e parti di ricambio

stanno lottando per fare fronte alla nuova ondata di feriti causata dagli attacchi israeliani degli ultimi giorni.
Bastava che non martellassero coi loro razzi le città israeliane, e non ci sarebbe stato nessun ferito provocato dagli "attacchi" israeliani.

Coi confini di Gaza sigillati,
a causa del terrorismo

molti pazienti che hanno bisogno disperato di cure mediche non disponibili in loco, non possono essere trasferiti in ospedali all'estero e rischiano di perdere la vita.
Ma con tutte le decine di miliardi di dollari che gli abbiamo regalato, comprare qualche tonnellata di armi ed esplosivo in meno e qualche struttura sanitaria in più, no?

Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Le forze israeliane devono porre immediatamente fine agli attacchi sproporzionati e alle punizioni collettive nei confronti di Gaza e i gruppi armati palestinesi devono immediatamente fermare il fuoco di fila di razzi contro il sud di Israele.
Forse sarebbe il caso di informare i signori di AI che, siccome prima ci sono gli attacchi palestinesi e poi le risposte israeliane, e siccome non ci sono MAI stati attacchi israeliani che non siano stati preceduti da attacchi palestinesi, è sufficiente far fermare gli attacchi palestinesi, dopodiché quelli israeliani cesseranno automaticamente. E invece non solo viene chiesto di fermarsi ad entrambe le parti, ma viene chiesto PRIMA a chi si difende e POI a chi attacca. Poi, a proposito di palestinesi civili innocenti, quando, alla notizia che sono stati ammazzati un bel po' di ragazzini che studiavano in una scuola ebraica, tocca assistere a scene come questa, siamo davvero sicuri di trovarci di fronte a persone innocenti? (E, a proposito: non erano senza benzina a causa dell'embargo imposto da Israele?)

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 3 marzo 2008

Giusto per inserire questa critica ad Amnesty International nel giusto contesto, vorremmo ricordare quanto accaduto all'epoca delle operazioni di "Scudo di difesa", nel 2002. A quel tempo uscivano a getto continuo comunicati di AI che esprimevano preoccupazione e condanna per la sorte dei soldati israeliani che si rifiutavano di prestare servizio nei territori, i quali subivano una condanna a BEN due mesi di prigione. Non ricordiamo invece alcuna presa di posizione nei confronti della sorte riservata a quei palestinesi che si permettevano di dissentire dalle scelte dei propri dirigenti. Ci fermiamo qui, ma chiunque si sia occupato approfonditamente di queste tematiche sa che le prese di posizione antiisraeliane, non di rado accompagnate da autentiche menzogne, di questa istituzione, sono tante che se ne potrebbe fare un libro intero (qui qualche documentazione). Per contattare Amnesty International Italia (che ha emesso il comunicato):

Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it


Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

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barbara


8 febbraio 2008

BLACK-OUT A GAZA

Lo sapete come si fa a fabbricare un black-out? È semplicissimo, guardate, davvero la cosa più semplice del mondo: basta fare qualche foto. Per esempio una così,



con i poveri parlamentari costretti a riunirsi con le candele, e diffonderla. L’importante è non riprendere la scena da quest’altra angolazione,



perché se lo fate, allora casca l’asino, e c’è pure il rischio che si spacchi le zampe, che è una cosa che fa un male bestia, credete a chi lo sa. Oppure, meglio ancora, riprendere un povero neonato prematuro nella sua incubatrice fredda e buia



(che uno poi potrebbe dire: ma perché diavolo lo lasciano lì dentro nudo, se l’incubatrice non funziona, e non lo tirano invece fuori per coprirlo almeno con una copertina? Ma questa è un’altra storia), e sicuramente morirà per colpa di questo maledetto embargo messo in atto dai criminali nazisti con la stella di David: cosa può esserci di meglio della sofferenza di un bambino per smuovere gli animi, per provocare una sana e onesta indignazione contro chi li fa soffrire? Certo che se poi a qualcuno venisse in mente di riprendere l’incubatrice da un po’ più in là, da qui, per esempio,



con in bella mostra addirittura il computer funzionante, come si vede dal monitor, beh, allora sono cazzi acidi per chi ha montato tutta questa messinscena. O meglio, sarebbero cazzi acidi, se fossimo in buona fede, ma siccome a noi non interessano i fatti, bensì unicamente ciò che – vero o falso che sia – serve ad alimentare il nostro odio, allora va bene lo stesso: con o senza seconde immagini, con o senza documenti, con o senza prove delle menzogne che ci sono state propinate, noi continueremo comunque a provare un’immensa compassione per i poveri palestinesi sull’orlo dell’estinzione e un immenso odio per i perfidi – o yes, sempre loro, incorreggibili! – che li stanno annientando. Amen (qui tutto l’articolo).

barbara


7 novembre 2007

BASTA!

Certamente non tutti i musulmani sono terroristi, tuttavia è con dolore che affermiamo che la maggior parte dei terroristi nel mondo sono musulmani. I sequestratori dei bambini in Ossezia sono musulmani. Anche i rapitori, diventati poi gli assassini, dei cuochi e dei lavoratori nepalesi sono musulmani. Coloro che hanno perpetrato alcune operazioni violente e assassine in Darfur sono musulmani. Anche le loro vittime sono musulmane. Coloro che hanno fatto esplodere edifici civili a Riyadh e a Khobar sono musulmani. Coloro che hanno rapito i giornalisti francesi sono musulmani. Le due donne che hanno fatto esplodere due aerei una settimana fa sono musulmane.
Bin Laden è musulmano, al-Huthi (capo dei jihadisti nello Yemen) è musulmano, la maggior parte di coloro che hanno perpetrato operazioni suicide contro mezzi di trasporto, scuole, abitazioni, edifici in tutto il mondo negli ultimi dieci anni, anch’essi sono musulmani.
Che fedina penare sporca! Non dovrebbe forse farci riflettere su noi stessi, sulle nostre società, sulla nostra cultura? (
Abd al-Rahman al-Rashed, Arabia
Saudita)

Quando queste cose le dico io, qualcuno che ogni tanto passa di qui mi accusa di razzismo antiarabo – senza peraltro, ovviamente, portare una sola argomentazione. Che cosa si inventerà adesso, che le stesse identiche cose le dice un buon musulmano saudita?


Considerata la stupefacente abnormità degli atti di barbarie dell'11 settembre, sono lecite e giustificate sia la ribellione morale sia le richieste di condanna. Ma una società civilizzata non può consentire attacchi ciechi contro tutti coloro che vengono percepiti come "musulmani" o "arabi". Non tutti i musulmani né tutti gli arabi sono terroristi. Né sono implicati negli orrendi eventi di martedì. La protezione da parte della polizia nei confronti di singoli musulmani, moschee e altre istituzioni deve essere aumentata.
Ciononostante, sostenere che l'islam non abbia niente a che fare con il martedì di terrore significa ignorare consapevolmente l’ovvio e interpretare erroneamente gli eventi. Senza l'islam la strategia a lungo termine e le azioni individuali di violenza di Osama Bin Laden e dei suoi seguaci non avrebbero senso. L’Occidente deve comprenderli per riuscire ad affrontarli ed evitare gli errori del passato. Abbiamo a che fare con terroristi islamici e dobbiamo prendere seriamente in considerazione la componente islamica. Gli occidentali in generale, e gli americani in particolare non comprendono le idee accese, religiose e antioccidentali dei terroristi islamici. Questi fanatici intossicati da Dio gettano via le proprie vite in cambio del paradiso con settantadue vergini promesse ai martiri musulmani uccisi nella guerra santa contro tutti gli infedeli.
Jihad è «una guerra religiosa contro gli infedeli nella missione di Maometto [il Profeta]. È un dovere religioso, sancito dal Corano e nelle Tradizioni come un'istituzione divina, con lo specifico proposito di fare avanzare l'islam e respingere il male da parte dei musulmani».
Il mondo è diviso in due sfere, la dar al-islam e la dar al- harb. La seconda, la "dimora della guerra", è una terra che appartiene agli infedeli e che non è stata sottomessa all'islam. La dar al-harb diventa dar al-islam, la dimora dell'islam, a seguito della promulgazione di editti dell’islam. Quindi la natura totalitaria dell'islam assume la forma più evidente nel concetto di jihad, la guerra santa, il cui fine ultimo è conquistare il mondo intero e sottometterlo all'unica vera fede, la legge di Dio. Solo all'islam è stata concessa la verità: non c'è alcuna possibilità di salvezza al di fuori di esso. I musulmani devono combattere e uccidere nel nome di Dio.

Nel C
orano leggiamo:


«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate (IX,5);
«Coloro che credono combattono sulla via di Dio» (IV; 76);
«Di' a coloro che rifiutano la Fede che, se desisteranno, quel ch'è ormai passato sarà loro perdonato, ma se riattaccano, sappiano che già gli antichi ebbero punizione esemplare. Combatteteli dunque finché non vi sia più scandalo e il culto tutto sia reso a Dio» (VIII, 38-39).

Coloro che muoiono combattendo per l'unica vera religione, l’islam, saranno ampiamente ricompensati nell'aldilà:

«Combattano dunque sulla Via di Dio coloro che volentieri cambiano la vita
terrena con l'Altra, ché a colui che combatte sulla via di Dio, ucciso o vincitore, daremo mercede immensa» (IV, 74).

Che cosa dovremmo fare di questi altri sciagurati versi del Corano dedicati ai seguenti argomenti:

Tormento ai miscredenti (IV, 56)
Solo l'islam è accettabile (III, 85)
Nessun amico tra persone estranee alla Fede (III, 118)
Nessun alleato tra giudei e cristiani (V, 51)

Nessun alleato tra gli infedeli (III;28; IV, 144)

Nessun alleato tra parenti se non sono credenti (IX, 23)
Combattere i Negatori (IX, 123)
Uccidete i miscredenti (IV, 89)
Versetti antigiudaici (V, 82)
Dio un "insidiatore" (VIII, 30)
Uccidere gli idolatri (IX, 5)

Gli idolatri sono sozzura solo perché idolatri (IX, 28)
Costringere gli infedeli a pagare le tasse (IX, 29)
Il tormento dell'inferno (XLIV, 43-58)
Tutti, ebrei, cristiani, sabei, tranne i musulmani, andranno all'inferno
(II, 62; V, 69)

Diffondere il panico nel cuore, percuotere, le cervici, percuotere e spezzare le dita dei miscredenti (VIII, 12)
Colpire le cervici ai miscredenti (XLVII, 4)
Severa punizione per gli atei (X, 4); (V, 10); (V, 86)
Severa punizione per i miscredenti (XXII 19-22); LXXII, 23); (XCVIII, 6)
Punizione dei miscredenti nell’aldilà (XVII, 10)
Punizione per chi rifiuta la fede (III, 91)
I miscredenti vanno all’inferno (IV, 140; VII, 36)
Anche coloro che credono parzialmente vanno all'inferno (IV, 150-151)
Punizioni sadiche (LVI, 42-43)
Punizione dell'apostata (XVI, 106);(III, 86-88); (III, 90); (IV, 137).
Minaccia di punizione qualora non si vada in guerra (IX, 38-39); (XLVIII, 16)
Dio fa sì che uno pecchi di più per punirlo di più (III, 178)
Evitare intenzionalmente che i miscredenti non conoscano la verità (VI, 25); (VI, 110)
Evitare che i miscredenti possano capire il Corano (XVII, 45-46)
È Dio che fa peccare le persone ed è Lui che le punisce (XVII, 97)
Dio poteva condurre sulla retta via, ma non lo ha fatto (VI, 35)
Fare deviare chiunque egli voglia. (XIV, 4)
Deviare intenzionalmente qualcuno (XVI, 93)
Dio fa sbagliare gli uomini (IV, 143; VII, 178)
Dio trae in inganno gli esseri
umani (IV, 142)


È certamente giunto il momento, per noi che viviamo in Occidente e godiamo della libertà di espressione, di analizzare senza timore e senza fare dell'apologia i fondamenti di questi fanatici, compreso il Corano che sancisce divinamente la violenza. Dovremmo esaminare obiettivamente la vita del Profeta, che non era al disopra degli assassini politici, e che fu responsabile del massacro degli ebrei.
«Ah! ma tu stai confondendo l’islam con il fondamentalismo islamico. Il vero islam non ha nulla a che fare con la violenza» ribattono gli apologeti dell’islam.
Cl possono essere musulmani moderati, ma l’islam in sé e per sé non è moderato. Non c’è alcuna differenza tra l’islam e il fondamentalismo islamico. Al massimo c’è una differenza di grado, ma non di genere. Tutti i fondamenti del fondamentalismo islamico derivano dal Corano, dalla sunna e dagli hadith. Il fondamentalismo islamico è una costruzione totalitaria derivata dai giuristi musulmani dai testi fondamentali e fondanti dell'islam. I fondamentatisti, con maggiore logica e coerenza dei cosiddetti musulmani moderati o liberali, hanno fatto dell'islam la base di un’ideologia utopistica radicale che mira a sostituire nell’ordine mondiale il capitalismo e la democrazia. L'islamismo si fonda sull’odio antiamericano in luoghi distanti dal conflitto arabo-israeliano, come la Nigeria e l’Afghanistan, dimostrando che il conflitto mediorientale non può essere usato legittimamente per spiegare il fenomeno chiamato islamismo. Un palestinese coinvolto nell'attacco al World Trade Center, sarebbe un martire della causa palestinese, ma ancor più un martire dell'islam.
«Ah, ma il fondamentalismo islamico è come ogni altro tipo di fondamentalismo, non lo si deve demonizzare. È il risultato di pessime condizioni politiche e sociali. Deve essere spiegato in termini economici e non religiosi» continuano gli apologeti dell’islam.
Ci sono enormi diffe
renze tra il fondamentalismo islamico, e gli altri tipi di fondamentalismo moderno. È vero che i fondamentalisti indù, ebraici e cristiani sono stati responsabili di atti di violenza, ma questi sono stati confinati a particolari nazioni e regioni. Il fondamentalismo islamico ha aspirazioni globali: la sottomissione del mondo intero alla onnicomprensiva sharia, un sistema fascista di dettami, con l’obiettivo di controllare ogni singolo atto di tutti gli individui. Gli indù e gli ebrei non cercano di convertire il mondo alla loro religione. I cristiani fanno proselitismo, ma non fanno più ricorso alla violenza o al terrorismo internazionale per raggiungere i loro obiettivi.
Solo l'islam tratta i miscredenti come esseri inferiori strumentalizzabili nel processo che conduce all'egemonia mondiale. L'islam giustifica ogni mezzo per raggiungere il fine dell'insediamento di un mondo islamico.
I fondamentalisti islamici fanno proseliti tra le popolazioni musulmane, ricorrono a simboli religiosi islamici, e motivano le loro reclute con una dottrina islamica derivata dal Corano. La povertà economica da sola non può spiegare il fenomeno dell'islamismo. La povertà in Brasile o in Messico non è sfociata in azioni di fondamentalismo cristiano a livello internazionale. Gli islamisti si oppongono a ciò che loro considerano il materialismo occidentale. La loro scelta è chiara: islam o jahiliyya. Quest'ultimo termine è stato ridefinito a indicare
la jahiliyya di stampo moderno tipica delle società moderne, democratiche, industrializzate in Europa e in America, dove l’uomo è sotto il dominio dell'uomo e non di Dio. I fondamentalisti rifiutano totalmente i valori dell’Occidente, che ritengono stia avvelenando la cultura islamica. Quindi non si tratta solo di una questione economica, ma di una visione del mondo totalmente diversa che vogliono imporre al mondo intero. Sayyid
Qutb, pensatore musulmano egiziano molto influente, ha detto che «il potere deve essere restituito solo a Dio; di fatto all'islam, quel sistema olistico che Egli ha concesso agli uomini. Un'offensiva totale, un jihad deve essere indetto contro la modernità cosicché si possa attuare il riarmo morale. L’obiettivo finale è quello di ristabilire il regno di Dio sulla terra». (Ibn Warraq, Pakistan – Stati Uniti)

Anche questo brano, come il precedente, è tratto da “Basta!” a cura di Valentina Colombo, raccolta di testi di autori arabi che hanno deciso, appunto, di dire basta: basta al terrorismo, basta alle discriminazioni contro le minoranze, basta all’emarginazione delle donne, basta alla violenza, basta alla dittatura, basta al lavaggio del cervello. E basta, anche, alle menzogne.


Amir Taheri ha stimato che il budget del meccanismo della propaganda islamista sia di circa 100 miliardi di dollari negli ultimi due decenni, il che la rende la più vasta propaganda della storia, ancora superiore alla propaganda comunista nell’epoca sovietica. Le persone non spenderebbero così tanto denaro se non sapessero di dover difendere un’immensa bugia.
(Abu Kawla, Tunisia)

“Basta!”, dicono dunque i 46 autori musulmani tradotti da Valentina Colombo. Ed è ora che anche noi cominciamo a dire basta: basta all’accettazione di ogni infamia, basta all’acquiescenza, basta al giustificazionismo, basta al buonismo, basta al terzomondismo d’accatto che ha come unico risultato quello di far sì che un miliardo e passa di schiavi continuino a restare schiavi. Basta!

A cura di Valentina Colombo, Basta!, Piccola biblioteca Oscar Mondadori



barbara


7 ottobre 2007

LA SENTI QUESTA VOCE …

Comunicato Honest Reporting Italia 30 settembre 2007

"La Voce, il primo quotidiano online indipendente d'Italia", recita la sovrascritta della testata. E indipendente sembra esserlo davvero, almeno a giudicare da questo articolo di Felice Marra: indipendente dalla verità, indipendente dai fatti, indipendente dall'obiettività ...

Gaza: una striscia sottile sotto occupazione
... e già il titolo la dice lunga, in fatto di obiettività e conoscenza dei fatti

Il portavoce di Unrwa "Siamo molto preoccupati per i civili palestinesi"
E per sapere come stanno le cose, chi si va a intervistare? Il portavoce di un'associazione (per delinquere? Di stampo mafioso?) fabbricata all'unico scopo di mantenere i palestinesi eternamente nello stato di profughi e di moltiplicarne il numero a dismisura. E ha così bene assolto il proprio compito, che nel giro di due generazioni è riuscita addirittura a decuplicarlo.

Tel Aviv 29 Set.- Un territorio di circa 400 chilometri quadrati, dove vivono assiepati 1,5 milioni di palestinesi. E’ questa la striscia di Gaza, teatro di scontri e occupazioni continue che non ha mai visto una tregua definitiva e risolutiva per la popolazione.
Pare che il Nostro abbia qualche difficoltà a distinguere tra eventi e situazioni che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. L'occupazione israeliana, tanto per cominciare a fare un po' di chiarezza, non è affatto continua, visto che è terminata oltre due anni fa, e che anche prima la popolazione era quasi interamente sotto amministrazione palestinese, mentre gli scontri sono imputabili a qualcuno che NON è Israele. Così come NON è Israele ad avere sempre categoricamente rifiutato soluzioni definitive. Sembra inoltre che il signor Marra abbia anche qualche problema con il vocabolario: non si spiegherebbe altrimenti quella bizzarra "tregua definitiva". E "risolutiva", anche, come se non bastasse.


Ma Gaza adesso è stata definita “entità nemica” dal gabinetto di sicurezza presieduto da Ehud Olmert in vista dell’arrivo a Gerusalemme del segretario di stato USA Condoleeza Rice incaricata di preparare il terreno all’incontro sul Medio-Oriente che gli States stanno organizzando a Washington.
Innanzitutto Gaza non è stata dichiarata "entità nemica" bensì "entità ostile", e la differenza non è trascurabile. In secondo luogo tale dichiarazione non è avvenuta "in vista di" qualche cosa, bensì "in seguito a" qualche cosa. Per la precisione, in seguito a continui atti di guerra portati da Gaza in territorio israeliano. O forse degli atti di guerra non devono essere considerati ostili se il bersaglio è un'entità che il signor Marra considera, palesemente, nemica?

Nonostante il ritiro di due anni fa dei coloni e dell’esercito israeliano, la striscia di Gaza continua ad essere controllata da Tel Aviv nello spazio aereo, nelle acque territoriali e soprattutto nei rifornimenti di acqua, luce e carburante.
Mai sentita la parola "terrorismo", vero? Mai presa in considerazione l'idea che chi è vittima di continui attentati terroristici possa voler controllare gli attentatori per difendersene, vero?

Pare che le frequenti interruzioni di energia elettrica e di carburante alla popolazione palestinese che vive nella sottile striscia sia una precisa strategia di Israele per diminuire il sostegno al movimento islamico di Hamas che dallo scorso Giugno controlla interamente il territorio.
Pare? Stiamo facendo del giornalismo o della fantapolitica?


“Siamo molto preoccupati per i civili palestinesi e ci auguriamo che il governo israeliano non applichi le decisioni che ha annunciato. Il taglio dell’energia avrebbe un forte impatto su 1,5 milioni di persone già molto provate. Gaza è isolata da mesi, il 35% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e il 45% non ha una occupazione” ha dichiarato in un comunicato il portavoce dell’ Unrwa Chris Gunnes.
Distruggere serre - sotto gli occhi dell'Unrwa - non è esattamente una strategia atta ad aumentare i posti di lavoro. E neanche trasformare - sempre sotto gli occhi dell'Unrwa - i campi profughi in covi di terroristi e depositi di armi ed esplosivi è strategia atta ad aumentare i posti di lavoro. E neanche impiegare i miliardi di dollari degli aiuti internazionali per acquistare migliaia di tonnellate di armamento pesante e per addestrare terroristi invece che costruire case e scuole e officine e fabbriche e ospedali e laboratori sono strategie atte ad aumentare i posti di lavoro.

Secondo Yoav Stern, un’analista del quotidiano Haaretz, “in una situazione del genere per Hamas sarà facile accusare Abu Mazen di negoziare con Israele mentre tutta Gaza soffre. La strategia israeliana è evidente ma non è detto che sia destinata a dare i risultati previsti”.
Quella del signor Stern è chiaramente un'opinione personale. Certamente valida e degna di rispetto, ma come mai non viene data, per dare ai lettori una visione più completa ed equilibrata della situazione, anche un'opinione di segno contrario? E, più in generale, come mai certi giornalisti, quando intervistano degli israeliani, scelgono SEMPRE persone che la pensano come loro? E come mai, quando intervistano dei palestinesi, non scelgono MAI persone che la pensino in maniera diversa da loro?

E’ certo però, continua l’analista “che lo stato ebraico punterà sulle privazioni di energia e generi di prima necessità nella speranza che la popolazione cambi idea e non appoggi più il movimento islamico”.
Terrorista, signor Marra: movimento terrorista. È per questo che in Israele non sono tanto contenti che abbia il comando: perché è terrorista, non per il fatto in sé che sia islamico.

Dunque, ricapitolando, siamo in presenza di un milione e mezzo di civili innocenti, residenti in una "striscia sottile", che un bel giorno un perfido vicino, senza una sola ragione al mondo, ha deciso di considerare come nemici e di privare di tutto. Se vogliamo provare a spiegare un paio di cose al signor Marra, evidentemente del tutto digiuno di cose mediorientali, scriviamo a
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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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