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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


9 aprile 2011

AMBÈ

Ha giurato un’altra volta sulla testa dei suoi cinque figli e dei suoi sei nipoti che sono le persone più care che ha al mondo che NES-SU-NO NES-SU-NO NES-SU-NO NES-SU-NO dei reati contestatigli risponde al vero. E dunque, o voi perfidi infami malvagi, come potete ancora insistere, come osate insinuare che abbia fatto affari con la mafia, corrotto giudici, irretito politici per farsi fare leggi ad personam che impediscano ai giudici non corrotti di condannarlo per i reati provati e documentati eccetera eccetera? COME OSATE, O VOI SCIAGURATI?!



barbara


28 ottobre 2010

SAVIANO ANCORA


Roma, via Damiano Chiesa, vicino al policlinico Gemelli

Niente di nuovo sotto il sole, peraltro: prima hanno inventato il mantra degli ebrei che “da vittime si sono trasformati in carnefici, adesso sono approdati a Saviano che da bersaglio designato della mafia si è trasformato in suo complice. Niente di nuovo sotto il sole, dicevo: il ribaltamento della frittata è da sempre una loro assoluta specialità.

barbara


10 ottobre 2010

MONGOLOIDE

Non avrei mai pensato che ci fosse ancora in giro gente che usa questo termine come insulto. Meno che mai pensavo che potesse essere usato da persona con livello di istruzione medio-alto. E invece c’è. Mi è capitato sull’interregionale Milano – Verona. Trentenne belloccio, palestrato, abbronzato si mette a raccontare di come siano i professori quelli che rovinano la scuola. E per farne un esempio esauriente racconta che a sua sorella, molto più piccola, è capitata la stessa insegnante che aveva avuto lui. E siccome lui per tutti gli anni del liceo le aveva fatto vedere i sorci verdi, appreso che la ragazzina era sua sorella le ha detto: “Spero che tu sarai un po’ più calma di tuo fratello”. Crimine orrendissimo, sarete certamente d’accordo. Crimine di cui io stessa, occasionalmente, mi sono ignobilmente macchiata. E dunque il trentenne belloccio palestrato abbronzato decide che l’infame non la deve passare liscia. “Sono andato lì e le ho detto stammi bene a sentire, pezzo di merda: se hai frustrazioni da smaltire te le vai a smaltire da qualche altra parte, non scaricandole su mia sorella, hai capito? MONGOLOIDE!” Ho fatto un salto sul sedile. Chissà se il belloccio lo sa che c’è stato un tempo in cui i “mongoloidi” finivano in gas. Chissà se lo sa che, una volta avuto il culo di non nascere né ebreo, né zingaro, né handicappato, non puoi però sapere come saranno i figli che ti nasceranno. Vabbè, un altro salto l’ho fatto un momento più tardi quando, sempre riferendo il discorso fatto all’infame, con voce mielosa mielata quasi miagolante ha aggiunto: “Tu vuoi fare la furba? Sì? E io ti faccio trasferire a Enna, che è un posto taaaaaanto tranquillo...” Ora, dire ti spacco la faccia, ti ammazzo, ti faccio questo e ti faccio quello è, a seconda dell’intensità della minaccia, roba da persona maleducata, o aggressiva, o violenta. Dire “ti faccio fare” è roba da mafioso: quello che ha superato la fase in cui ci si sporcano le mani e adesso è quello che manda e comanda. Degno ritratto di una persona che per insultare qualcuno lo chiama mongoloide. Oggi, 10 ottobre, è la giornata nazionale dedicata alle persone con sindrome di Down, di cui ho già avuto occasione di parlare qui, qui e qui. Ed è il giorno giusto per ricordare questo disgustoso episodio.



barbara


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13 gennaio 2010

UNA COSA MI CHIEDO

Noi che, giustamente, ci indigniamo per l’abitudine delle autorità palestinesi, sia di hamas che di al-Fatah, di intitolare scuole e stadi e vie e piazze a terroristi assassini, noi ci accingiamo a celebrare e onorare un ladro latitante, amico e complice (complice attivo, molto attivo) dei suddetti terroristi assassini, che ha mandato allo sbaraglio – ossia servito alla mafia su un piatto d’argento - un giudice reo di avere trovato il suo nome indagando sui traffici di armi e di droga dei terroristi palestinesi, e si propone addirittura di intitolargli una strada, siamo sicuri di essere migliori di loro? (Poi magari quelli che si indignano e quelli che vogliono onorare la benedetta memoria del ladro latitante amico e complice dei terroristi eccetera eccetera non sono le stesse persone, vabbè, però rimane un’indecenza lo stesso, no?).

(Poi altre indecenze e altre indignazioni le trovi, come al solito, qui)

barbara

AGGIORNAMENTO: un piccolo promemoria qui, grazie a lei.


24 giugno 2009

UN EROE BORGHESE

                                       

L’eroe è Giorgio Ambrosoli, assassinato per avere messo le mani su affari troppo grossi e troppo sporchi. Assassinato per avere ascoltato la propria coscienza e il proprio senso del dovere anziché i solleciti buoni consigli che da ogni parte premurosamente gli si facevano arrivare. Assassinato con tale lampante prevedibilità di indurlo a scrivere, già tre anni prima, una lettera-testamento all’amatissima moglie. Ed è particolarmente interessante rileggere questo libro un po’ datato proprio in questo momento di crisi economica, di giochi sporchi, di affari loschi, di personaggi equivoci che si aggirano sulla scena: rileggere la vicenda umana e professionale di quest’uomo, le pesantissime pressioni per farlo deviare dal compito che sta perseguendo, l’ombra fosca della P2 che inquina ogni sfera della vita pubblica, e onnipresente, naturalmente, lui, il potentissimo senatore democristiano, l’uomo dai mille tentacoli e dai mille legami; rileggerlo alla luce di quanto sta accadendo oggi, dei personaggi che si aggirano sulla scena oggi, dei giochi e dei traffici in atto oggi, è davvero un utile esercizio. Che raccomando a tutti.

Corrado Stajano, Un eroe borghese, Einaudi



(E poi vai a leggerti questo. Che cosa c’entra? C’entra, c’entra, fidati)


barbara


6 maggio 2009

POSSO PALPARE UN PO’ LA SIGNORA?

Dato che la notizia riguarda anche la cronaca locale, posto l’articolo pubblicato dalla stampa locale, che è più dettagliato e completo.

La scena è stata trasmessa da Tca
L'esponente della giunta: «Sono rimasta infastidita dalla frase»

TRENTO — L'immagine è chiara, l'audio è nitido. Ci so­no le macerie prodotte dal ter­remoto in Abruzzo, in mezzo vigili del fuoco, protezione ci­vile e l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami. Arriva il premier Silvio Berlusconi e, sorriso sulle labbra, afferma serafico: «Posso palpare un po' la si­gnora?». Poi si avvicina, le stringe la mano e le appoggia le mani sulle spalle. Foto di ri­to. La scena si chiude.
Questo è il contenuto del filmato mandato in onda ieri da Tca, che riproduce i mo­menti dell'incontro fra l'asses­sore trentina e il premier in Abruzzo il 25 aprile. Non è del resto la prima volta che il pre­mier si distingue per i suoi ap­prezzamenti galanti nei con­fronti del gentil sesso. Ma questa volta nel mirino delle sue attenzioni c'è finita, suo malgrado, l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami, in missione a Paganica in rappresentanza della Provincia di Trento, che si è mossa su diversi fronti per portare aiuto ai terremota­ti. Le immagini sono state im­mortalate da Tca, che era pre­sente sul posto e sono state trasmesse ieri dalla tv trenti­na. L'assessore avrebbe prefe­rito che su questo episodio non si accendessero i rifletto­ri. Ma contenere una notizia di queste portata è francamen­te impossibile. E così la frase del premier ha fatto ben pre­sto il giro degli organi di stam­pa locali e nazionali. Suscitan­do non poco clamore, dal momento che si cala in un mo­mento che vede Berlusconi as­sai affaccendato sul fronte dei rapporti con l'universo fem­minile: dalle accuse di voler popolare di veline le liste del­le europee alle dichiarazioni della diciottenne Noemi Letizia alla richiesta di divorzio for­mulata mediante stampa dal­la consorte Veronica Lario.
Insomma, le donne stanno creando non pochi grattacapi al primo ministro. Forse per lui si è trattato di una sempli­ce battuta. Ma così non deve averla pensata l'assessore Giovanazzi Beltrami. Caschetto in testa, l'assessore era scesa in Abruzzo con intenzioni se­rie e la preoccupazione di portare il suo impegno istituzio­nale alle vittime del terremo­to. Nelle immagini, che la ve­dono attorniata da vigili del fuoco e altri volontari, Berlu­sconi si avvicina e rivolto ai numerosi presenti pronuncia col sorriso sulle labbra la fati­dica frase. «Posso palpare un po' la signora?». Poi con gran­de nonchalance le si avvicina, si mette dietro di lei e le ap­poggia le mani sulle spalle. Come in tutte le foto di rito. Come se nulla fosse.
Ma la frase non è piaciuta all'assessore. «Sono rimasta infastidita — commenta Bel­trami — dalla frase pronun­ciata» da Silvio Berlusconi, «ma ho preferito non parlar­ne perché in quei momenti era importante intervenire a favore di chi è rimasto colpito dalla tragedia. Mi sembra di essere la protagonista di un fumetto ma in questo mo­mento preferisco non aggiun­gere nulla. L'emergenza in Abruzzo deve restare in pri­mo piano».

Annalia Dongilli

Sì, lo so benissimo che non sono questi i problemi. Lo so benissimo che i problemi sono gli affari con la mafia, che i problemi sono le migliaia di miliardi che non si sa da dove siano spuntati, che i problemi sono la P2, che i problemi sono la corruzione, che i problemi sono le condanne passate in giudicato, che i problemi sono il conflitto di interessi, che i problemi sono uno e due: lo so. Solo che, dopo che ha fatto la torta e che l’ha farcita e che l’ha ricoperta di panna e che ci ha sparpagliato sopra le scagliette di cioccolato, ecco, della ciliegina davvero non si sentiva il bisogno.

barbara


19 novembre 2008

FA’ IL TUO DOVERE!

Clicca qui, leggi, firma e poi diffondi. E che non ti venga in mente di fregartene. (Qui un video, da mostrare soprattutto a chi afferma che si è ammazzato perché era pazzo)



barbara


6 settembre 2008

QUALCUNO ME LA SPIEGA?

No, perché io davvero non ci arrivo mica. Dunque succede che uno, in modo illegale, si fa una barca di soldi. Poi succede che, continuando ad essere culo e camicia con la mafia, con tutti quei soldi si compra giudici e parlamento e raccatta i migliori avvocati. E così succede che mentre il parlamento gli fa una legge che accorcia i tempi della prescrizione e i giudici chiudono occhi e orecchie, gli avvocati attaccandosi a tutti i cavilli possibili e immaginabili riescono a tirarla in lungo quanto basta perché quando finalmente si arriva al processo il soggetto non possa essere condannato in quanto i reati COMPROVATAMENTE COMMESSI hanno finito per cadere in prescrizione. Ed è a questo punto che succede la cosa che io non arrivo a capire, e cioè che mezza Italia si mette a strepitare Ecco, visto? È stato assolto! Ora, io capisco che uno possa anche fare il tifo per lui – cioè, non che lo capisco nel senso che lo capisco, insomma avete capito quello che intendo – in fin dei conti ognuno ha i suoi interessi, e dunque c’è chi scrive sui muri Forza Etna per via che quel bravo ragazzo ogni tanto fa fuori un po’ di terroni che come ben sappiamo sono brutti sporchi e cattivi tutti dal primo all’ultimo e senza eccezioni – compresi quelli che si chiamano Francesco Nardi e confondono la bibbia col vangelo ma questa è un’altra storia che oltretutto neanche vi riguarda e quindi non vedo perché ve la dovrei raccontare. Oppure ci sono quelli che fanno il tifo per la mafia perché dà da vivere a un sacco di gente – poi, vabbè, a un sacco di altra gente dà da morire, ma in fin dei conti non si può mica pretendere tutto dalla vita, no? – e se qualcuno ti ha fatto un torto loro ti aggiustano subito le cose in quattro e quattr’otto mica come lo stato che dopo dieci anni sei ancora lì che aspetti e poi magari alla fine viene anche fuori che hai aspettato per niente. E dunque occhei, c’è chi fa il tifo per l’Etna, chi per la mafia, e c’è anche chi fa il tifo per lui. Però quando l’Etna sputa fuori lava non ti vengono mica a dire, tifo o non tifo, che ha sputato fuori candeggina, eccheccazzo! E allora perché ti vengono a raccontare che un prescritto è stato invece assolto, che di sicuro saranno gli stessi che chiamano esule un ladro latitante corrotto e corruttore? Perché, cazzo, ditemelo voi: perché?

barbara

NOTA che non c’entra niente ma mi va bene di metterla qui e quindi qui ve la beccate. Siete tutti caldamente invitati – e spero che sia chiaro che “invitati” è un puro e semplice eufemismo – a fare un salto nel blog di Deborah a leggere alcune bellissime cose di Herbert Pagani che ha postato in questi ultimi giorni. I miei lettori più antichi le conoscono già, perché le hanno lette qui qualche anno fa in occasione dell’anniversario della morte, ma siccome non ho voglia di andarle a ripescare fuori, andate a leggervele di là, che una rinfrescatina alla memoria non fa mai male.


2 luglio 2008

I COMPLICI

Quelli di Bernardo Provenzano. Quelli che gli hanno consentito di vivere per decenni da latitante, di incontrare la compagna, i figli, parenti, amici. Di andare in Francia per farsi operare alla prostata. Di seguire tutti i suoi affari, di dirigere le cosche mafiose e la politica. Sono molti, e sono pezzi grossi, molto grossi. Alcuni li conosciamo bene – e il fatto che siano stati prosciolti per prescrizione (NON assolti) o addirittura mai processati non significa certo che siano innocenti. Di altri sospettavamo. Qualcuno, invece, complice attivo o “utile idiota” che in nome dei buoni sentimenti e di un garantismo da dilettanti ha finito per portare molta acqua al mulino dei peggiori criminali in circolazione, è veramente insospettabile (aggiungo – irrazionalmente, lo ammetto - che, nonostante non abbia mai nutrito particolari simpatie né per lei né, tanto meno, per il suo partito, mi ha fatto piacere apprendere che Cristina Matranga è pulita). Un libro coraggioso, con nomi e cognomi e date e luoghi e fatti. Un libro da leggere, se non altro, per non rischiare di renderci anche noi, quando andremo a votare, complici di persone dalle mani grondanti di sangue – ricordando che alcune parti politiche sono coinvolte più di altre, ma nessuna è immune.

Lirio Abbate – Peter Gomez, I complici, Fazi Editore



(Vado. Ci vediamo fra un mese)

barbara


23 maggio 2008

UN MODO COME UN ALTRO PER RICORDARE IL TIBET



che da quasi sessant’anni sta vivendo una tragedia come poche altre al mondo, che da quasi sessant’anni sta vivendo un’infame occupazione e repressione e persecuzione dei propri abitanti nell’indifferenza pressoché totale dell’opinione pubblica, dei mass media, dei politici, dell’Onu, di Amnesty International.
(E, vista la data, ricordiamo anche lui)

barbara

AGGIORNAMENTO: guardare anche questo.


13 marzo 2008

INSALATA MISTA

Grazie
Innanzitutto vi ringrazio per gli auguri, e per concludere bene la giornata invito tutti a un festoso brindisi.

                                                       

bbona = oca?
Non sempre, a quanto pare


(avevo cercato una foto vecchia, di quando esibiva la sua fresca e prorompente bellezza mediterranea in minigonne mozzafiato – ne ricordo una, in particolare, in cui D’Alema seduto al suo fianco con gli occhi incollati a ventosa sulle sue cosce letteralmente sbavava - ma non ne ho trovata neanche una, e forse vorrà dire qualcosa)

Signor arcivescovo, ma vaffanculo, va’
Al funerale di due ragazzine e della loro madre, assassinate a martellate dal rispettivo padre e marito, il signor arcivescovo ha detto che “non dobbiamo avere paura di chi uccide il corpo, perché non potrà mai uccidere l’anima”. Immagino che se vado in Piazza del Santo a Padova e mi prendo uno di quei bei ceri lunghi un metro e rotti e con dodici centimetri di diametro e lo infilo nel culo al signor arcivescovo, il suddetto signor arcivescovo non avrà una sola ragione al mondo per avere paura, visto che non esistono ceri al mondo in grado di uccidere l’anima. Neanche quella degli arcivescovi.

Mafia? Quale mafia?
Leggo sul Corriere di oggi che “In Sicilia suore e preti difendono Cuffaro”. Nessuna sorpresa: l’arcivescovo di Palermo, cardinale Ruffini, zio di un pezzo MOLTO grosso della mafia, ha passato la vita intera a ripetere che la mafia non esiste.

Ogni tanto anche una buona notizia
È di ieri ma rimane buona lo stesso la notizia che l’esercito israeliano ha fatto togliere il disturbo al mandante della strage dei ragazzini della scuola talmudica di Gerusalemme. Immagino che qualcuno condannerà questo atto di “terrorismo di stato” predicando che l’unica soluzione è il dialogo: a questo qualcuno sono pronta ad offrire a spese mie un cero come quello dell’arcivescovo di cui sopra.

E poi no
Di lei parlerò domani, perché questo davvero non si può infilare in una insalata mista.

barbara


23 ottobre 2007

PER RINFRESCARE LA MEMORIA

Do you remember Carlo Palermo? Io sì. Quindi adesso vi racconto quello che mi ricordo personalmente, poi vi mando a leggere qualcosa di un po’ più approfondito. Carlo Palermo dunque era sostituto procuratore a Trento. Succede che ad un certo momento comincia a indagare sui traffici internazionali di armi e droga e collegamenti col terrorismo, e immediatamente cominciano ad arrivargli minacce, intimidazioni, tentativi di ostacolarlo in tutti i modi. Finché un bel giorno, cerca di qua e indaga di là e spulcia dall’altra parte, da dei documenti gli salta fuori il nome di Craxi, e a questo punto si è scatenato il finimondo: l’inchiesta gli è stata immediatamente strappata dalle mani, gli si sono rovesciate sulla testa accuse di ogni sorta, è finito sotto inchiesta. Trasferito in Sicilia, si dedica ad altre indagini, ovviamente in ambito di mafia, e anche qui, sbarazzato il campo dai pescetti piccoli, comincia a risalire la china e a incontrare nomi di politici. Provate un po’ a indovinare? Sì, bravi: gli fanno un attentato. Con autobomba. Che uccide una donna e i suoi due bambini gemelli che casualmente proprio nel momento dell’esplosione si trovano fra l’autobomba e l’auto di Palermo, il quale rimane solo ferito. E che cosa fa allora lo stato? Prende qualche provvedimento? Sì, ne prende uno subito, immediatamente: gli riduce la scorta. E per proteggerlo lo confina in una caserma. Da lì non si può muovere, gli viene tolta ogni inchiesta, gli viene tolta ogni possibilità di dedicarsi a qualsivoglia indagine, gli viene impedito di lavorare. Alla fine non gli resta che abbandonare la magistratura e andarsi a guadagnare da vivere facendo l’avvocato. Fine della storia del giudice Carlo Palermo che casualmente si era trovato tra le mani una indagine scottante e il nome di un politico di rilievo. E adesso andate a leggere questo, e che nessuno si azzardi a non leggerlo fino in fondo.

barbara


20 ottobre 2007

FINE



 

casta-giustizia 1:0

barbara

AGGIORNAMENTO: (e per una volta tanto non è neanche OT): andate qui e fate il vostro dovere: gli amici dei mafiosi no pasaran! (e già che ci siete date anche un'occhiata a tutto il blog: lo merita)


12 ottobre 2007

SPEZZARE LE CATENE

Io, Rosa D. braccata dalla mafia

La mia vita è facile da riassumere. Sono nata in un paesino povero della Puglia. A 18 anni mi sono sposata con uno della famiglia Tarantino, un clan di trafficanti di droga. Mio marito e molti dei suoi sette fratelli erano spacciatori e per tutto il tempo che io ricordi entravano e uscivano dal carcere. La gente li temeva e li rispettava. Ma avevano un rivale: la famiglia Ciavarrella, il più importante clan della mafia garganica del nostro paese. Non correva buon sangue tra le due famiglie da quel giorno di 25 anni fa, quando il maggiore dei fratelli Tarantino uccise cinque Ciavarrella, compresa una bambina di tre anni. Fu condannato all'ergastolo ma i corpi non furono mai trovati. Per nascondere le prove, si dice, li diede in pasto ai porci. Ho avuto tre figli da mio marito, ma lui era a casa di rado. Un anno fu arrestato quattro volte. Un altro anno è stato latitante per mesi. È ancora difficile da spiegare ma in quel periodo mi innamorai di un Ciavarrella. Sapevo di giocare col fuoco ma non seppi fermarmi. Quando ci scoprirono il sangue iniziò a scorrere di nuovo. Il padre del mio amante fu il primo a essere ucciso. Si dice sia stato ammazzato dai Tarantino per lavare l'onore della loro famiglia, macchiato dal mio tradimento. Ma ho sempre pensato che avesse più a che fare con una guerra per il controllo della droga. Per vendicare suo padre il mio amante diede la caccia ai Tarantino e ammazzò sette persone in meno di un anno. Tre di loro erano miei ex cognati. Legata a quel mondo per 15 anni, conosco i più grossi segreti di entrambe le famiglie. Gli affari di droga, il racket, gli omicidi, ne ho viste di tutti i colori. Sapevo dove nascondevano i soldi, l'eroina, le armi. E una volta il mio amante mi costrinse anche a prendere parte a un omicidio. Ho avuto un figlio anche da lui ma a quel punto non ne potevo più. Mi picchiava e mi teneva chiusa in casa. Ero stanca di sentire i Ciavarrella parlare, a cena, del loro prossimo omicidio, Non avrei permesso che i miei quattro figli divenissero dei mafiosi come i loro padri. E non voglio che essi un giorno inizino a uccidere di nuovo perché appartengono a famiglie rivali. Per la mafia non c'è crimine più grande che spezzare l'omertà. Ma volevo una vita nuova, per me e i miei figli. Così ho fatto l'impensabile per chi appartiene a questo mondo. Mi sono messa contro tutte due le famiglie e ho raccontato ai magistrati tutto quello che so. Ora sono uno dei due testimoni principali in un processo in corso (la prossima udienza è il 20 settembre, ndr) contro più di cento persone legate a entrambi i clan. Il mio ex marito, l'ultimo dei fratelli Tarantino ancora vivo, è stato indagato per reati di droga. Il mio amante e suo fratello sono stati condannati all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Sono entrambi in carcere, come lo sono la madre e gli zii. Anche la sorella è stata indagata. Ho testimoniato contro ognuno di loro. Quanto a me, ora sono protetta dallo Stato e sono stata portata di nascosto lontano dal mio paese in un luogo segreto. Vivrò qui, mi dicono, sotto falsa identità per il resto della mia vita. Racconto ai miei figli che hanno tutti lo stesso padre e sosterrò che è morto non molto tempo fa, di cancro. Il mio nome è Lidia Di Fiore. Ma mi chiamano Rosa. Oggi ho 33 anni». (da un articolo di Mark Franchetti su Io donna)

Spezzare le catene dell’omertà mafiosa: ci vuole coraggio. Tanto. Ma qualcuno lo ha. Tutta la nostra ammirazione per questa donna che non entrerà negli annali della Storia, che d’ora in poi non avrà più neanche diritto al proprio nome, ma che rappresenta un grande faro nella grande cloaca dell’omertà.

barbara


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1 agosto 2007

ADDIO “ADDIOPIZZO”?

Si chiama Rodolfo Guajana, ha 53 anni, è uno dei 198 aderenti all’associazione “Addiopizzo”. Prima gli hanno bloccato le serrature del magazzino con la colla, e lui è andato avanti. Poi gli hanno lanciato una bottiglia incendiaria nello spiazzo d’ingresso, e lui è andato avanti. Adesso un incendio gli ha distrutto tutto: tre capannoni in un’area di cinquemila metri quadrati, centotrent’anni di lavoro ingoiati da fiamme alte fino a dieci metri, scoppiate alle quattro di mattina. Magari potrebbe anche essere stato un incidente. Magari. Lui ha intenzione di andare avanti ancora e ricominciare daccapo. Certo, se lo stato non continuasse a latitare abbandonando nelle mani dei carnefici chi tenta di dire no, come ha fatto con Dalla Chiesa, come ha fatto con Falcone, come ha fatto con Borsellino, come ha fatto con centinaia di giudici e poliziotti coraggiosi, come ha fatto con Libero Grassi, magari sarebbe meglio. Magari.

barbara


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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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