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Diario


14 febbraio 2011

CHE COS’È LA LIBERTÀ

Nathan Sharansky, 25 anni di libertà

Anatoly Natan Sharansky. Lei è in arresto. Da domani non sarà più un uomo libero. Per i prossimi 13 anni la sua dimora fissa sarà una cella buia di un gulag sovietico. Non le è permesso tenere nessun oggetto privato. Nemmeno la mia raccolta di poesie popolari ebraiche? Soprattutto quella è vietata.
Privo della libertà di camminare, di pensare e di lottare, Natan Sharansky a una cosa non vuole rinunciare. Alla libertà di pregare. Quel piccolo libro di Tehilim, di Salmi, fatti pervenire per vie traverse dalla moglie Avital, sono la luce quotidiana in una cella priva di finestre. Quei caratteri microscopici quasi impossibili da leggere per un uomo tenuto al buio giorno e notte, sono identità, legame col passato, ossigeno per il presente. E unica speranza di avere un futuro.
Perché tutte la forza per combattere per la libertà deriva dalla mia identità ebraica, pensa dentro di sé Natan quando domanda per tre anni, senza sosta, che gli venga restituito il suo libro. Anche se camminerò nella valle dell’ombra della morte, non temerò il male perché sei con me D-o. Sei nelle frasi, nelle lettere, nelle parole. Mi leghi a mia madre che piange in Russia, a mio padre che non ha avuto un kaddish dopo morto, a mia moglie che lotta disperata per la mia liberazione.
La libertà arriva nove anni dopo. Venticinque anni fa, l’11 febbraio. Anatoly Nathan Sharansky è un uomo libero. Di essere ebreo. Di aprire un libro di preghiera, un Tehillim, e di pregare. Non rischia più 100 giorni di cella di isolamento per lo sciopero della fame indetto per poter rientrare in possesso del suo libro.
Quando ti privano di tutto lotti per ciò che davvero vale. Quando hai tutto talvolta dimentichi per cosa vale la pena lottare.

Gheula Canarutto Nemni

E noi che siamo liberi grazie a uomini e donne coraggiosi che hanno combattuto e hanno pagato anche con la vita in nome della libertà, noi che siamo liberi di professare la nostra religione o di non professarne alcuna, noi che siamo liberi di esprimere le nostre opinioni e di compiere le nostre scelte di vita, cerchiamo di difendere questa nostra libertà, cerchiamo di conservarla, cerchiamo di non svenderla, in nome di un buonismo e di un terzomondismo d’accatto, a chi ci vuole imporre un’ideologia di morte.


barbara


15 gennaio 2010

UGO VOLLI DÀ I NUMERI

E siccome mi sembrano numeri decisamente interessanti, li faccio leggere anche a voi.

Quanti ex terroristi una volta usciti dalla prigione ricascano nel vizietto di ammazzare quelli che capitano a tiro ?

Cari amici, cosa pensate delle statistiche? Appartenete anche voi alla scuola di pensiero del Papa che di recente ha condannato insieme, senza darci troppo peso, come se fosse un'ovvietà, astrologi ed economisti come venditori di fumo? Sono perfettamente d'accordo sull'infondatezza dell'astrologia, parecchi anni fa ho anche scritto un libro per argomentarla, ma perché prendersela con gli economisti? La loro è una scienza basata sulla matematica, le cui fonti empiriche sono statistiche e quindi per definizione soggette a incertezza.
Dico questo non perché ambisca a consigliarvi su cosa fare coi vostri soldi: se ne avessi sarei praticamente sicuro di perderli, qualunque investimento facessi. Ma perché vorrei sottoporvi una strana statistica. La questione non è economica ma politica, o anzi giuridico-militare: quanti ex terroristi una volta usciti dalla prigione ricascano nel vizietto di ammazzare quelli che capitano loro a tiro, così, per esprimere la loro fede? Non fate scommesse, la risposta è complicata e incerta, ma importante. L'Associated Press ha diffuso dati per quelli che sono usciti da Guantanamo. E la risposta non è univoca. Anzi, di risposte ne abbiamo non una ma tre. Verso gennaio dell'anno scorso, prima che il buon Obama iniziasse la sua premiatissima e confusissima presidenza, gli ex detenuti del campo cubano che fossero stati individuati di nuovo dai servizi segreti americani come terroristi attivi erano valutati intorno all'11 per cento sul totale. Badate, non è poco, considerate le difficoltà logistiche per raggiungere il fronte, quelli che sono passati ad altre forme di confino o di prigione, i feriti e malati; considerate infine che Guantanamo non dev'essere stata un'esperienza proprio piacevole, che una persona non motivata potrebbe voler rischiare di ripetere. Il 10 per cento che ha ricominciato è proprio ostinato.
Be' ad aprile, secondo quel che racconta l'Associated Press, gli irriducibili erano già saliti al 14 per cento. E a dicembre questo che mi permetto di chiamare Effetto Obama era già decollato fino al doppio, il 20 per cento di ricadute complessive. Aspettiamo altri dati per vedere se cresce ancora, ma la tendenza è chiara. Essa può significare due cose: o che le ricadute accadono dopo un periodo diciamo così, di riposo o di latenza o ancora che la capacità dei servizi di individuare i terroristi bis cresce col tempo; oppure che gli ultimi terroristi sono più irriducibili dei primi (le ricadute devono essere più del doppio, valutiamo a spanne intorno al 30% almeno, per pareggiare i conti al 20% compensando i tassi più bassi dei primi); il che non sorprende, considerato che i primi rilasciati sono stati quelli meno pericolosi e poi, evidentemente a malincuore, chi ha amministrato questo aspetto della politica di sicurezza americana ha ceduto alle pressioni ideologiche dell'amministrazione e ha dovuto rilasciare anche i tipi più tosti. Col risultato di avere rimesso in circolazione alcune centinaia di sperimentati quadri terroristi, con il prestigio di chi ha resistito alla prigione e la capacità di diffondere il contagio.
Certamente questo fatto va accostato alla considerazione che anche gli assassini palestinesi che hanno ammazzato un rabbino un paio di settimane fa erano ex internati in una carcere israeliana, rilasciati in uno dei periodici "atti di buona volontà" verso l'Autorità Palestinese, che in realtà non servono affatto a migliorare la situazione sul terreno in Eretz Israel, ma solo a dare un piacevole, ma purtroppo transitorio senso di onnipotenza a politici e burocrati di Washington. Fatto sta che se il governo israeliano rilasciasse il migliaio di terroristi richiesto da Hamas, si troverebbe probabilmente di fronte lo stesso effetto: chissà quante decine e centinaia di assassini provetti in attività dal giorno dopo. Il che spiega la prudenza israeliana su questo scambio e soprattutto la resistenza a lasciarli tornare in Cisgiordania, dove potrebbero facilmente fare danni da subito. Sono statistiche, ma forse è meglio fidarsene ed essere prudenti che affidarsi ad astrologi e professionisti dei diritti umani (intesi come diritti degli assassini e non delle vittime). Voleva dire questo il papa? Probabilmente no. Ma oltre all'astrologia esiste anche un'economia del terrorismo. Che non è certo quella piuttosto complottista di Loretta Napoleoni - ma questo è un altro discorso.

Ugo Volli

Altri numeri interessanti li trovate qui e qui. Non che con questo ci si illuda che i duri e puri si decidano ad aprire gli occhi su Obama e sulla catastrofe planetaria che quest’uomo rappresenta, per carità, qui è da un pezzo che si è smesso di credere a Babbo Natale, ma insomma, ognuno fa la sua parte, ognuno porta il suo sassolino, si fa quello che si può. Con la certezza che, se non altro, nessuno può invocare l’attenuante dell’ignoranza in buona fede.

barbara

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