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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


1 febbraio 2011

IRAN IERI E OGGI

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Regalità femminile
  


All'università


                                                                    

Posizione della donna




Al mare




Cosa succede se si ascolta musica e si balla?



(qui)

Dategli tempo, dicono le anime belle. Dategli il tempo di evolversi, dopotutto sono indietro di mezzo millennio, che questa poi qualcuno dovrà spiegarcela, prima o poi: cosa diavolo vuol dire sono indietro di mezzo millennio? Siccome Maometto è nato mezzo millennio dopo Gesù Cristo i suoi seguaci hanno il diritto di fare qualunque porcata? Se io oggi fondo una religione nuova posso ripartire dai sacrifici umani e voi portate pazienza per duemila anni perché dopotutto poverina sono indietro di due millenni? E, a parte questo, a qualcuno risulta che ci siano stati tempi in cui un cristiano esemplare ritenesse lecito trombarsi una bambina di quattro anni, e il padre della bambina fosse lieto di lasciargliela trombare? Ma torniamo al punto di partenza: evolversi. Basta lasciargli tempo e si evolveranno. Bene, l’Iran abbiamo visto come si è evoluto. E il resto del mondo islamico? Le mie studentesse in Somalia portavano abiti coloratissimi, tutte col viso scoperto, parecchie anche i capelli, molte anche il collo e qualcuna anche qualche centimetro in più. Braccia scoperte, almeno fino al gomito, erano la norma, le caviglie si vedevano quasi sempre, talvolta anche i polpacci. Oggi, nelle foto provenienti dalla Somalia, non vediamo altro che distese di niqab neri, e non di rado l’unica parte che ne rimane scoperta, gli occhi, è sbarrata da occhiali neri. Ci mostravano orgogliosi, a metà anni Ottanta la moschea nuova: la più grande di tutta l’Africa, ci tenevano a precisare. Fatta coi soldi dell’Arabia Saudita. E noi stupivamo: c’è gente che muore per un’infezione che si potrebbe curare con cento lire di antibiotico, ci sono sempre nuovi poliomielitici perché non ci sono vaccini, all’ospedale non si riceve da mangiare, i ragazzi escono dalle elementari e a volte anche dalle medie totalmente analfabeti perché gli insegnanti guadagnano talmente poco che per dar da mangiare ai figli devono andare a lavorare da qualche altra parte e a scuola neanche conoscono la loro faccia, e questi spendono milioni di dollari per il ghiribizzo di fare la moschea più grande di tutta l’Africa?! Stupivamo, noi, perché c’erano molte cose che non sapevamo. Adesso le sappiamo, ed è tutto chiaro, anche se tanti, anche se troppi continuano a fingere di non vederle, come i bambini che si mettono le mani davanti agli occhi e strillano felici: “Non mi vedi più!” Si mettono le mani davanti agli occhi e si illudono che lo tsunami che sta travolgendo il mondo intero gli girerà intorno senza sfiorarli. Di più: accusano chi tenta di lanciare l’allarme di inventarsi, per puro razzismo, pericoli inesistenti. Pazienza, lotteremo da soli, senza il loro aiuto.
Della Somalia ho raccontato, dell’Iran vi ho mostrato qualche immagine, la Turchia sappiamo. L’Egitto, state tranquilli, vedrete presto anche lui su questi schermi, se non succede un miracolo. Nel frattempo potete comunque ammirare lo splendido percorso evolutivo compiuto negli ultimi decenni. E adesso mettiamoci pure tranquilli e aspettiamo: dobbiamo solo dargli tempo, come dicono le anime belle.

barbara


25 dicembre 2010

QUANDO NEANCHE IL TIZIO DELLA SERA HA PIÙ VOGLIA DI SCHERZARE

Gli ultimi minuti

Un documento dell'Unesco afferma che Mosè Maimonide era musulmano. Per il metropolita ortodosso del Pireo gli ebrei sono la causa di tutti i problemi della Grecia. Da qualche anno circola la convinzione storica che Gesù non fosse ebreo. Non è che parte minima del lungo elenco delle nuove ingiustizie del XXI secolo verso il popolo ebraico e la sua storia. E che esse provengano dal grande fronte del Jihad o dalla trepida arrendevolezza europea poco conta. Non c'è bisogno di istruzione superiore per rendersi conto che si tratta di menzogne. Lo sanno tutti.
Gli ebrei lo sanno, non c'è bisogno di avvertirli. Sarebbe come spiegare a un condannato a morte che ha la testa infilata nella ghigliottina. Ma bisognerebbe che tutti cominciassero a preoccuparsi dello scivolamento progressivo della lama della ghigliottina: siamo tutti condannati a morte. Cristiani, induisti, musulmani, buddisti, atei - tutti, in ogni luogo. Perché la questione ormai non riguarda gli ebrei, va assai oltre. Si tratta del danno inferto alla realtà. Se tutti sanno che si tratta di menzogne e nessuno ci fa caso, vuole dire che stiamo entrando in una realtà dove la realtà non ha posto. Il mondo galleggia pacatamente nel nulla. E' drammaticamente sbagliata l'affermazione secondo la quale stiamo tornando alla decadenza finale dell'impero romano. I pagani non fondavano l'esistenza sul niente, avevano dei principi e per quei principi davano la vita. Gli dei del monte Olimpo soffrivano e morivano per amore. Si commuovevano davanti a una capanna di contadini poveri, e quando vi entravano, non abbassavano la testa perché la capanna fosse bassa: si prostravano idealmente di fronte alla perfetta umiltà - Ovidio, Filemone e Bauci, le Metamorfosi. Il nostro mondo è indifferente alla realtà. Con una potenza ragliante che giunge a essere visionaria senza saperlo, il XXI secolo considera la realtà ininfluente. Ci sono i presupposti per un'autentica catastrofe.

Il Tizio della Sera

E nel tempo libero ci si dedica a fare sfrenatamente il tifo per il terrorismo, come possiamo vedere qui.

barbara


24 marzo 2010

WILDERS: “L’AMERICA, L’ULTIMO UOMO RIMASTO IN PIEDI”

Qui di seguito riportiamo il discorso di Geert Wilders, Presidente del Partito per la Libertà dei Paesi Bassi, all'hotel Four Seasons di New York, presentando una Alleanza di Patrioti e annunciando la conferenza Affrontare la Jihad che si terrà a Gerusalemme.
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Cari amici,
Vi ringrazio molto per avermi invitato.
Sono venuto in America con una missione. C'è qualcosa che non va nel Vecchio Mondo. Un pericolo tremendo si profila minacciosamente, ed è molto difficile essere ottimisti. Potremmo essere allo stadio finale dell'Islamizzazione dell'Europa. Questo non solo è un chiaro e presente pericolo per il futuro dell'Europa stessa, è anche una minaccia per l'America e la pura sopravvivenza dell'Occidente. Gli Stati Uniti sono l'ultimo bastione della civiltà Occidentale che si trova a fronteggiare una Europa Islamica.
Per prima cosa descriverò la situazione sul terreno in Europa. In seguito, dirò qualcosa circa l'Islam. Per finire, vi parlerò di un futuro incontro a Gerusalemme.
L'Europa che voi conoscete sta cambiando.
In Europa voi avete probabilmente visto i posti famosi. Ma in tutte queste città, talvolta solo qualche strada più in là della vostra destinazione turistica c'è un altro mondo. È il mondo della società parallela creata dall’immigrazione di massa mussulmana.
In tutta l'Europa una nuova realtà sta sorgendo: intieri quartieri mussulmani dove pochissima gente indigena risiede o persino si vede. E se ci si avventura, potrebbe pentirsene. E questo vale anche per la polizia. È il mondo dei fazzoletti in testa, dove le donne vanno in giro in tende senza forma, con carrozzine e un gruppo di bambini.
I loro mariti, o schiavisti se preferite, camminano tre passi avanti. Con moschee a molti angoli di strada. I negozi hanno scritte che né io né voi possiamo leggere. È quasi impossibile trovare una qualsiasi attività economica. Questi sono ghetti mussulmani controllati da fanatici religiosi. Questi sono quartieri mussulmani, e stanno crescendo come funghi in ogni città dell'Europa. Questi sono i pilastri portanti per il controllo territoriale di sempre più grandi porzioni d'Europa, strada per strada, quartiere per quartiere, città per città.
Ci sono ormai migliaia di moschee in tutta l'Europa. Con congregazioni più grandi di quelle che ci sono nelle chiese. E in ogni città europea esistono progetti per costruire super-moschee che al paragone ogni chiesa nella regione sembrerà una nana. Chiaramente, il segnale è: comandiamo noi.
Molte città europee sono già per un quarto mussulmane: pensate solo ad Amsterdam, Marsiglia e Malmo in Svezia. In molte città la maggioranza della popolazione sotto i 18 anni è mussulmana. Parigi è ora circondata da un anello di quartieri mussulmani. In molte città Mohammed è il nome più comune tra i ragazzi.
In alcune scuole elementari ad Amsterdam non si può più menzionare la fattoria perché significherebbe menzionare anche il maiale e questo sarebbe un insulto ai mussulmani.
Molte scuole statali in Belgio e Danimarca servono solo cibo "halal" a tutti gli scolari. Nella Amsterdam un tempo così tollerante i gay sono bastonati quasi esclusivamente da mussulmani. Le donne non-mussulmane sono costantemente insultate col grido 'puttana, puttana'. I piatti satellitari non sono puntati su stazioni TV locali ma su stazioni del paese di origine.
In Francia agli insegnanti delle scuole si consiglia di evitare autori ritenuti offensivi ai mussulmani, inclusi Voltaire e Diderot; e lo stesso si applica sempre più a Darwin. La storia dell'Olocausto non può più essere insegnata a causa della sensibilità mussulmana.
In Inghilterra i tribunali della Sharia sono ormai parte del sistema legale britannico. Molti quartieri in Francia sono aree proibite alle donne senza fazzoletto in testa. L'altra settimana un uomo è quasi morto dopo essere stato bastonato da mussulmani a Bruxelles, perché beveva durante il Ramadan.
Gli Ebrei stanno fuggendo dalla Francia in quantità record, scappando dalla peggiore ondata di anti-Semitismo dal tempo della Seconda Guerra Mondiale. Il Francese è ora comunemente parlato nelle strade di Tel Aviv e Netanya in Israele. Potrei continuare all'infinito con storie come questa. Storie sull'islamizzazione.
Un totale di cinquantaquattro milioni di mussulmani vivono ora in Europa. L'Università di San Diego ha calcolato recentemente che uno sbalorditivo 25 percento della popolazione in Europa sarà mussulmana in solo 12 anni da ora. Bernard Lewis ha predetto che alla fine di questo secolo ci sarà una maggioranza mussulmana.
Ora questi sono solo numeri. E i numeri non sarebbero una minaccia se gli immigranti mussulmani avessero un forte desiderio di assimilarsi. Ma ci sono pochi segnali di questo. Il Centro di Ricerca Pew riporta che metà dei mussulmani francesi considerano la loro lealtà all'Islam maggiore della loro lealtà alla Francia. Un terzo dei mussulmani francesi non sono contrari agli attacchi suicidi. Il Centro Britannico per la Coesione Sociale riferisce che un terzo degli studenti mussulmani britannici sono a favore di un califfato mondiale. I mussulmani pretendono quello che chiamano 'rispetto'. E così è come noi diamo loro rispetto. Abbiamo ora festività ufficiali statali mussulmane.
Il Ministro della Giustizia Cristiano-Democratico nei Paesi Bassi è pronto ad accettare la Sharia se c'è una maggioranza mussulmana. Abbiamo membri del governo con passaporti del Marocco e della Turchia.
Le pretese dei mussulmani trovano supporto nel comportamento illegale di molti di loro, a partire da piccoli crimini e violenza a caso, ad esempio contro operatori delle ambulanze e autisti di autobus, fino a piccole sommosse vere e proprie. Parigi ha visto la sua sommossa nella periferia meno abbiente, la banlieu. Io chiamo i responsabili 'coloni insediati'. Perché è quello che sono. Questi non vengono per integrarsi nelle nostre società; vengono per integrare la nostra società nel loro Dar-al-Islam. Pertanto, sono degli insediati.
Molta di questa violenza di strada che ho menzionato è diretta esclusivamente contro i non-mussulmani, forzando molta gente del posto a lasciare i loro quartieri, le loro città, i loro paesi. Per di più, i mussulmani costituiscono ora un voto elettorale da non ignorare.
La seconda cosa che si deve sapere è l'importanza che ha Maometto il profeta. Il suo comportamento è un esempio per tutti i mussulmani e non può essere criticato. Ora, se Maometto fosse stato un uomo di pace, diciamo come Ghandi e Madre Teresa in uno, non ci sarebbe nessun problema. Ma Maometto era un signore della guerra, un assassino di massa, un pedofilo ed ebbe parecchi matrimoni - tutti allo stesso tempo. La tradizione islamica ci dice come combatté nelle battaglie, come fece assassinare i suoi nemici e perfino fece giustiziare i prigionieri di guerra. Maometto stesso massacrò la tribù ebrea dei Banu Qurayza. Se una cosa va bene per l'Islam è buona. Se non va bene per l'Islam è cattiva.
Non fatevi abbindolare da chi dice che l'Islam è una religione. Certo, ha un dio e un al di là, e 72 vergini. Ma nella sua sostanza l'Islam è una ideologia politica. È un sistema che detta regole precise per la società e per la vita di ogni persona.
L'Islam vuole sentenziare su ogni aspetto della vita. Islam significa 'sottomissione'. L'Islam non è compatibile con la libertà e la democrazia, perché quello per cui si batte è la Sharia. Se uno vuole paragonare l'Islam a qualsiasi cosa, lo paragoni al comunismo o al nazional-socialismo, tutte queste sono ideologie totalitarie.
Ora sapete perché Winston Churchill chiamava l'Islam ‘la più retrograda forza al mondo', e perché paragonava il Mein Kampf al Corano. Il pubblico ha accettato senza riserve la narrativa palestinese e considera Israele l'aggressore. Io ho vissuto in questo paese e l'ho visitato dozzine di volte. Io sostengo Israele. Primo, perché è la patria degli Ebrei dopo duemila anni di esilio fino a ed incluso Auschwitz, secondo perché è una democrazia, e terzo perché Israele è la nostra prima linea di difesa.
Questa minuta nazione è situata sulla linea di faglia della jihad, frustrando l'avanzata territoriale dell'Islam. Israele ha davanti le lineee del fronte della jihad, come il Kashmir, il Kosovo, le Filippine, il Sud della Thailandia, il Darfur nel Sudan, il Libano, ed Aceh in Indonesia. Israele è semplicemente un ostacolo. Nello stesso modo come Berlino Ovest lo era durante la Guerra Fredda.
La guerra contro Israele non è una guerra contro Israele. È una guerra contro l'Occidente. È jihad. Israele sta semplicemente ricevendo i colpi che sono veramente per tutti noi. Se non ci fosse Israele, l'imperialismo islamico avrebbe trovato altre strade per sfogare la sua energia e il suo desiderio di conquista. Grazie ai genitori israeliani che mandano i loro figli nell'esercito e restano svegli la notte, i genitori in Europa ed in America possono dormire bene e sognare, ignari dei pericoli che incombono.
Molti in Europa sono favorevoli ad abbandonare Israele per risolvere le lamentele delle nostre minoranze mussulmane. Ma se Israele dovesse, Dio ne scampi, soccombere, questo non porterebbe alcun sollievo all'Occidente. Questo non vorrebbe dire che le nostre minoranze mussulmane cambierebbero tutto ad un tratto il loro comportamento ed accetterebbero i nostri valori. Al contrario, la fine di Israele darebbe un enorme incoraggiamento alle forze dell'Islam. Esse vedrebbero, ed a ragione, la fine di Israele come la prova che l'Occidente è debole e condannato. La fine di Israele non significherebbe la fine dei nostri problemi con l'Islam ma solo il principio. Significherebbe l'inizio della battaglia finale per la dominazione del mondo. Se essi possono prendere Israele possono prendersi tutto.
Alcuni cosiddetti giornalisti, etichettano di loro spontanea volontà qualsiasi critico dell'Islamizzazione come "estremista di estrema destra" o "razzista". Nel mio paese, i Paesi Bassi, 60 percento della popolazione ora considera l'immigrazione di massa dei mussulmani come l'errore politico numero uno dalla Seconda Guerra Mondiale. Ed un altro 60 percento considera l'Islam la minaccia maggiore. Eppure c'è un pericolo maggiore degli attacchi terroristici, lo scenario dell'America come l'ultimo uomo rimasto in piedi. Le luci possono spegnersi in Europa più presto di quello che uno possa immaginare. Un'Europa islamica significa un'Europa senza libertà e democrazia, una desolazione economica, un incubo intellettuale ed una perdita di potenza militare per l'America - mentre i suoi alleati si trasformano in nemici, nemici con bombe atomiche. Con una Europa islamica, resterebbe l'America da sola a preservare l'eredità di Roma, Atene e Gerusalemme.
Cari amici, la libertà è il bene più prezioso. La mia generazione non ha mai dovuto combattere per questa libertà, ci è stata offerta su di un piatto d'argento da gente che per averla ha combattuto dando la loro vita. In tutta l'Europa i cimiteri americani ci ricordano i giovani ragazzi che non ce l'hanno fatta a tornare a casa e la cui memoria ci è cara. Questa libertà non appartiene alla mia generazione; noi ne siamo solamente i custodi. Noi possiamo solo passare questa libertà conquistata duramente ai figli dell'Europa nelle stesse condizioni in cui fu offerta a noi. Non possiamo fare patti con mullah e imam. Le future generazioni non ci perdonerebbero mai. Non possiamo sprecare le nostre libertà. Semplicemente, non abbiamo il diritto di farlo. Noi dobbiamo fare adesso le azioni necessarie per impedire a questa stupidità islamica di distruggere il mondo, questo lo sappiamo.

Da leggere, da meditare, da imparare a memoria. E poi, come al solito, da leggere anche questo e questo.

barbara


16 gennaio 2010

COME FU CHE IL MONDO ARABO DIVENNE IL MONDO ARABO

e che qualcuno ebbe modo di inventare la leggenda di una Palestina da sempre araba, musulmana e, soprattutto “palestinese”.

L'espansione terrestre


Verso il 633 le armate arabe, composte da tribù nomadi origi­narie dello Yemen, del Hijaz e di altre regioni dell'Arabia, inva­sero la Babilonia e la Siria. La conquista, scaglionata lungo circa un decennio, comportò alcuni decisivi scontri armati, ma soprat­tutto una serie di razzie e saccheggi a danno dei villaggi e delle campagne. La vittoria finale fu facilitata dall'intervento a fianco dei conquistatori delle tribù arabe che da circa due secoli si erano infiltrate, e talora stabilmente insediate, presso i confini mesopotamici e siro-palestinesi dell'Arabia. Queste tribù, alcune delle quali si erano convertite al cristianesimo, optando o per il nestorianesimo o per il monofisismo a seconda che fossero stanziate in territorio persiano o bizantino, in qualità di vassalle di questi Im­peri si assumevano il compito di difenderne le frontiere e di pro­teggerne le città e i villaggi dai saccheggi dei beduini, che condu­cevano un'esistenza nomadica nei deserti limitrofi.
Recentemente, l'analisi di questa migrazione delle tribù arabe e del loro insediamento nei territori persiano e bizantino ha in­dotto alcuni storici a sostituire la teoria di una conquista islamica fulminea con quella di un processo graduale spalmato su due se­coli: la costante penetrazione del mondo arabo nomade nei paesi caratterizzati da una civiltà stanziale. La disgregazione degli Im­peri persiano e bizantino e il crollo delle loro strutture difensive permisero alle tribù nomadi, unificate dall'islam, di invaderne le campagne e di reclutare per i loro raid, tra gli arabi insediati ai margini della Mesopotamia e della Siria, preziosi aiutanti che ben conoscevano la topografia di quelle regioni.
Alla morte del Profeta, il califfo Abu Bakr organizzò l'invasio­ne della Siria, un progetto che era già stato elaborato da Mao­metto. Radunò le tribù nomadi del Hijaz, del Najd e dello Yemen, e raccomandò ad Abu 'Ubayda, responsabile delle operazioni nel Golan (Palestina), di razziare le campagne ma di astenersi dall'assalire le città, non disponendo di adeguati armamenti.
Così, nella spedizione del 634 l'intera regione di Gaza sino a Ce­sarea fu saccheggiata e devastata. Quattromila contadini - cristiani, ebrei e samaritani -, che avevano difeso le loro terre, furono massacrati. I villaggi del Negev furono depredati da 'Amr ibn al-'As, mentre gli arabi si riversavano nelle campagne, tagliavano le co­municazioni e rendevano pericolosi gli spostamenti. Le città, tra cui Gerusalemme, Gaza, Giaffa, Cesarea, Nablus e Beit She'an, rimaste isolate, chiusero le loro porte. Nella sua omelia natalizia del 634 il patriarca di Gerusalemme Sofronio deplorava l'impossibilità di re­carsi a Betlemme come di consueto poiché i cristiani erano tratte­nuti con la forza a Gerusalemme, «trattenuti non da legami fisici, ma incatenati e paralizzati dal terrore dei saraceni», la cui «spada fe­roce, barbara e grondante sangue» li teneva prigionieri in città.
In Siria i ghassanidi, tribù araba monofisita, si schierarono con i musulmani. Sofronio, nell'omelia pronunciata in occasione dell'E­pifania del 636, si lamentava delle chiese e dei monasteri distrutti, delle città saccheggiate, dei villaggi dati alle fiamme dai nomadi che percorrevano in lungo e in largo il paese, e in una lettera del 636 a Sergio, patriarca di Costantinopoli, menzionava le devastazioni compiute dagli arabi. Nel 639 morirono migliaia di persone, vittime della carestia e della peste conseguenti alle distruzioni. (Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp.48-51)

[…] Le fonti, in particolare quelle siriache e armene, ma anche quelle arabe, ci forniscono preziose informazioni sul processo di degrado delle regioni rurali dell'Impero arabo. Ne emerge che il calo demogra­fico dei popoli dhimmi, il regresso dell'agricoltura, l'abbandono delle campagne e dei villaggi e la progressiva desertificazione di province che, nel periodo preislamico, erano densamente popola­te e fertili, sono tutti fenomeni legati all'immigrazione delle tribù nomadi arabe, berbere (Spagna) e, più tardi, turkmene.
L'avanzata dei nomadi generò insicurezza, spopolamento e ca­restie. Nel 750, nella parte nord-occidentale della Spagna, le razzie dei berberi, l'incendio delle colture e la riduzione in schiavitù de­gli abitanti causarono una carestia tale che i conquistatori dovet­tero tornare nel Maghreb. Nello stesso periodo Palestina e Siria, soggette a una forte colonizzazione araba essendo Damasco sede del califfato omayyade, erano impoverite dalle epidemie conse­guenti alle carestie. Già intorno al 700 i villaggi un tempo fiorenti del Negev erano scomparsi, e alla fine dell'VIII secolo la popola­zione aveva abbandonato la maggior parte delle regioni comprese tra il Sud di Gaza e Hebron per rifugiarsi a Nord, lasciando die­tro di sé chiese e sinagoghe distrutte. Le stesse piaghe - brigan­taggio, guerre tribali, epidemie e carestie - afflissero la Mesopotamia sotto l'ultimo califfo omayyade Marwan II (744-750).

Ecco la spada degli arabi <rivolta> contro di loro; ecco una furia predatoria tale che è impossibile uscire senza essere saccheggiati e spogliati dei propri beni; ecco la carestia che infuria all'interno e al­l'esterno. Se qualcuno entra in casa, vi incontra la fame e la peste; se esce fuori, gli corrono incontro la spada e la prigionia. Ovunque non vi sono che crudele oppressione, dolore straziante, sofferenza e turbamento. (Ivi, p. 140)

Ecco, un po’ di Storia (rigorosamente documentata: andate a leggere il libro e troverete tutte le fonti) che dovrebbe aiutare a sfatare un po’ di leggende: non per i soliti noti imbottiti di propaganda filo terrorista della lobby del petrolio, ma per qualche disinformato in buona fede, se ancora ne esistono, potrà essere di qualche utilità. E anche lui proprio oggi tratta lo stesso tema, quindi correte a leggerlo.

barbara

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Un proposito:
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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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