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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


18 febbraio 2012

COSÌ DISSE ALLAH

E per servirli circoleranno tra loro giovanetti simili a perle nascoste.
Corano 52: 24 (Il Monte).


 

Li compenserà del loro perseverare con il Giardino e la seta. Adagiati su alti divani, non dovranno subire né il sole, né il freddo pungente. Le sue ombre li copriranno e i suoi frutti penderanno a portata di mano. Verranno serviti da un vassoio d'argento e coppe di cristallo, di cristallo e d'argento, convenientemente riempite. E berranno colà, da una coppa contenente una mistura di zenzero, [attinta] da una fonte di quel luogo chiamata Salsabil.Saranno serviti da fanciulli di eterna giovinezza: vedendoli, ti sembreranno perle sparse. Quando lo vedrai, vedrai delizia e un vasto regno. Indosseranno abiti verdi di seta finissima e broccato. Saranno ornati con bracciali d'argento e il loro Signore darà loro una bevanda purissima. In verità questo vi sarà concesso in ricompensa e il vostro sforzo sarà riconosciuto.
Corano 76:12-22 (L’Uomo).

 

L'omosessualità nelle leggi delle moderne nazioni islamiche

I rapporti omosessuali portano ufficialmente alla pena di morte in sette nazioni islamiche:  Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen. Precedentemente si applicava la pena di morte per aver preso parte a rapporti omosessuali anche in Afghanistan, quando i Talebani erano al potere. La situazione legale degli Emirati Arabi Uniti non è chiara. In molte nazioni musulmane, come il Bahrain, il Qatar, l’Algeria e le Maldive, l’omosessualità è punita con il carcere, con pene pecuniarie, o pene corporali. In alcuni nazioni a maggioranza musulmana, come la Turchia, la Giordania, l’Egitto, o il Mali, i rapporti omosessuali non sono specificatamente proibiti dalla legge. In Egitto uomini apertamente gay sono stati oppressi perché vanno contro le leggi della moralità pubblica.
In Arabia Saudita, la pena più alta riservata agli omosessuali è l’esecuzione pubblica, ma più frequenti sono altre pene (ad esempio pene pecuniarie, incarcerazione, frustate...). Le retate contro gli omosessuali sono in genere organizzate per reprimere l'immigrazione clandestina.
La nazione che ha il più alto numero di esecuzioni capitali di omosessuali è l’Iran. Dalla rivoluzione islamica in Iran, il governo iraniano ha mandato a morte più di 4000 persone accusate di rapporti omosessuali. In Afghanistan dopo la caduta dei Talebani dal potere, l’omosessualità, che prima era un crimine che prevedeva la pena di morte, diventò punibile con sanzioni monetarie e incarcerazione. (qui)

 

Grazie ad Aldo per la segnalazione.

barbara


27 novembre 2011

LA MELA

Una ragazza in minigonna sale sull’autobus a Gerusalemme e si siede di fianco a un uomo che porta un cappello nero e i riccioli. L’uomo è imbarazzato, e le porge una mela. Lei gli chiede perché, e lui le risponde che quando Eva ha morso la mela, si è resa conto di essere nuda. La ragazza allora porge la mela all’uomo. Lui le chiede perché, e lei risponde che quando Adamo ha morso la mela, ha saputo che doveva lavorare...

La morale della favola è che chi di mela ferisce di mela perisce, e gli sta bene.
La seconda morale della favola è che chi va in giro a insegnare alla gente come deve vivere, merita di essere preso a randellate sulle gengive, e fa un immenso piacere che qualcuno ogni tanto lo faccia.
La terza morale della favola è che può accadere che dietro un maggior rigore non si nasconda una maggiore santità bensì solo una maggiore ipocrisia (se i pensieri dell’uomo fossero stati puri, le gambe scoperte della ragazza non le avrebbe neanche viste).
La quarta morale della favola è che il comportamento di questo signore, e di altri come lui, è identico a quello dei missionari cristiani che andavano a evangelizzare i “selvaggi”, e per prima cosa li convincevano di essere affetti dal “peccato originale” che li destinava alla dannazione eterna, per poi offrirgli generosamente la via della salvezza.
La quinta morale della favola è che il personaggio della favola – ma sicuramente anche altri “maestri” della vita reale – è, oltre a tutto il resto, anche crassamente ignorante, dato che in nessuna parte della Scrittura è detto quale sia il frutto proibito.
La sesta morale della favola è che aveva sacrosantamente ragione quel tale ebreo di Nazareth che invitava ad occuparsi della trave nei propri occhi piuttosto che della pagliuzza in quelli degli altri.
La settima morale della favola è che le mele sono un dono di D.o e servono per nutrirsi: uno che passa la vita a girare con una mela in tasca nella speranza di inciampare su qualche ragazza scostumata a cui impartire edificanti lezioni, è davvero un emerito imbecille.



barbara


4 ottobre 2011

CARITÀ CRISTIANA

Karl Golser, vescovo di Bolzano per poco più di due anni, ha dovuto improvvisamente lasciare l’incarico, la scorsa primavera, per gravi motivi di salute. Ora si è insediato il nuovo vescovo, Ivo Muser, che subito, alla prima intervista, è stato chiamato ad esprimersi sul tema della pedofilia, non solo perché sempre di scottante attualità, ma anche perché il suo predecessore aveva dato prova, proprio su questa delicatissima questione, di grande apertura e sensibilità. Ecco le parole del nuovo vescovo: «Dobbiamo essere trasparenti e come Chiesa dobbiamo anche portare il messaggio della misericordia. Dobbiamo dare aiuto sostegno, aiuto ascolto alle vittime ma poi la Chiesa deve mostrarsi misericordiosa verso coloro che hanno fatto queste cose. Senza riconciliazione non possiamo andare avanti».
Come si suol dire, sono sempre i migliori che se ne vanno. Ed è sempre la feccia che rimane.

   

barbara


23 giugno 2010

RISPOSTA A UN AMICO

Avevo momentaneamente messo da parte questa lettera, scritta come si vede cinque mesi fa, nella ricorrenza della giornata della memoria. L’avevo messa da parte come si mette da parte il capo di vestiario buono in attesa dell’occasione adatta. Adesso l’occasione è arrivata, e la pubblico.

28/01/2010
Caro Alessandro,
leggo con piacere le tue parole, da cui traspare un sincero amore per il popolo ebraico.
In questo tuo augurio colgo un invito a una discussione sul Giorno della Memoria sull’attualità del conflitto arabo-israeliano.
In particolare parli di “rassegnazione da parte israeliana sia di destra sia di sinistra a gestire da soli la situazione”; questa percezione del conflitto “solo a breve termine” ti sembra “poco saggia, soprattutto in relazione all’Iran e al suo programma nucleare; infine affermi che la diffidenza israeliana verso Obama non ti pare saggia, in quanto è secondo te l’unica figura credibile intorno alla quale possa aggregarsi un consenso.
Vorrei cercare di risponderti e, per farlo proficuamente, devo essere sincero, per cui ti prego di voler considerare (non necessariamente condividere) i miei ragionamenti e miei sentimenti anche se potranno non piacerti.
1. Giorno della Memoria. Purtroppo da quasi 10 anni non mi interessa più. Mi limito solo a una veloce recensione dei fatti di cronaca che ritengo più significativi. Da Durban I, 2001, spaventosa macroscopica dimostrazione di antisemitismo neanche troppo cammuffato da antisionismo, nella praticamente totale indifferenza planetaria, poco dopo subissata dalla retorica della memoria della Shoàh, NON MI INTERESSA PIU'! Da allora ho la pretesa che, prima di commemorare, parlare, ricordare, ecc. la Shoàh, se si è in buona fede, il mio interlocutore mi dimostri che è d'accordo su alcuni principi basilari universali, quali l'eguaglianza degli esseri umani, la parità di diritti/doveri, il riconoscimento alla libertà, autonomia, indipendenza di tutti i popoli, e simili. Nella fattispecie: il diritto del Popolo di Israele al suo Stato libero, democratico e nazionale NELLA TERRA D'ISRAELE (sui cui confini si può discutere).
Rilevo che in piena commemorazione pressocché mondiale delle vittime dell'Olocausto il mondo ha accolto senza praticamente commentare (cioè, per me, in colpevole silenzio) le allucinanti dichiarazioni di Khamenei, a rincaro della dose quotidiana delle minacce di distruzione nucleare di Israele da parte di quel farneticante Ahmadinejad, presidente di uno stato riconosciuto, che siede indisturbato alle Nazioni (dis)Unite, anzi ha presieduto e siede (assieme a altri regimi sanguinari) nella (cosiddetta) Commissione ONU dei diritti umani (clic e clic).



Roba che dovrebbe far voltare lo stomaco al genere umano. Ma così non è. Questo film l'abbiamo già visto nel 38. E s'è visto come è andata a finire, no?
Penso capirai che per me, come per una grandissima parte di ebrei, non c’è bisogno di Giornata di Memoria: noi ricordiamo tutti i giorni i fratelli caduti, massacrati, torturati, annientati, dai tempi del Faraone e in particolare vediamo un collegamento tra la rivolta del ghetto di Varsavia e i caduti in difesa dello Stato di Israele.
2. Conflitto. Il cosiddetto conflitto arabo-israeliano, come tu sai bene, non comincia nel '67, secondo la vulgata oggi detta palestinese, largamente diffusa acriticamente dai buonisti di gran parte del mondo, soprattutto occidentale. Solo persone ignoranti (nel senso "buono", che non sanno) o in malafede possono continuare a credere che questo sia un conflitto territoriale. Se fosse un conflitto territoriale, non credi che dopo quasi un secolo e infinite guerre (peraltro tutte di invasione e/o minaccia di distruzione totale da parte araba, di difesa da parte ebraica prima, israeliana poi; senza parlare di pogrom e terrorismi vari) a quest'ora avrebbe potuto trovare infinite soluzioni, come si è verificato in mezzo secolo per decine di altri casi analoghi al mondo con decine di milioni di profughi, trasferimenti di popolazioni e ridefinizioni di confini?
A proposito di profughi: perché noi contribuenti dobbiamo pagare DUE AGENZIE PROFUGHI dell’ONU, una (assai più modesta), che si occupa di tutti i profughi del mondo; l’altra (assai meglio dotata) ESCLUSIVAMENTE dei palestinesi? E non per qualche anno, ma da 62 anni sine die in saecula saeculorum. Forse che il loro sangue è più rosso di quello degli altri? Non sarà un modo per protrarre all’infinito questa specie di bomba umana, che così pende come minaccia perenne su tutti i tentativi del cosiddetto dialogo? N.B. Nel frattempo i palestinesi sono aumentati da circa 650.000 profughi a circa 4 milioni e mezzo (fonte loro); di vivi, non di morti... Mica male, per chi parla di genocidio palestinese!
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto dopo IL PRIMO attentato alle Torri Gemelle, Al Qaeda, l'11 settembre e ancor più alla luce del fondamentalismo islamico crescente, soprattutto in Europa, ha radici che risalgono ormai a quasi un secolo fa e è un conflitto IDEOLOGICO. Quindi non disposto a compromessi. Col quale dunque non esiste possibilità di trattare. Peggio che trattare con Hitler, come fecero non solo a Monaco, ma anche Stalin-Molotov ecc. ecc. ecc. Personalmente sono arrivato alla conclusione lockiana per cui si deve essere tolleranti con tutti, tranne che con gli intolleranti. Le democrazie che oggi pensano di potersela cavare a buon mercato (ivi inclusa buona parte della Chiesa Cattolica) "trattando" con i fondamentalisti (vedi UCOII) neanche tanto mascherati da moderati verranno travolte e fagocitate, come già fece storicamente l'Islam durante quasi tutta la sua storia. Non è necessaro leggere e studiare (sebbene sia importantissimo) la storia, le religioni ecc., per capire ciò: basta sentire i loro discorsi; loro lo dicono chiaro e tondo.
3. Obama. Secondo il mio modesto, ininfluente parere, Obama: 1. da come parla e da come agisce, dimostra di non sapere (o, peggio fa finta di non sapere, vedi sopra) niente della storia del conflitto; 2. è chiaramente mal consigliato da uno staff di liberal buonisti political correct (a cominciare da Rahm Immanuel, israeliano o ex israeliano di sinistra), i quali (poveretti!) sono rimasti alle categorie precedenti la trasformazione del conflitto (che ormai non è più da tempo locale, ma mondiale) da politico a ideologico, nella fattispecie di una ideologia di cui dimostrano di conoscere nulla; infatti mostrano di credere che basti cambiare approccio, linguaggio (la mano tesa), per indurre il fanatico al dialogo. Ma così non è. Dopo un anno di bei discorsi al mondo, in particolare arabo-islamico, non ha ottenuto altro che sberleffi (politici-diplomatici), come è sotto gli occhi di tutti. Tralascio la buffonata del premio (ig)Nobel per la Pace (sic!) a uno che non ha ancora cominciato a fare niente, tranne appunto solenni dichiarazioni senza effetto; anzi, vorrei ricordare, a uno che continua a mandare truppe dove aveva promesso di ritirarle; anzi, dirò di più, a uno che in quella sede pronuncia il principio che ci sono guerre giuste (a mio parere, una delle poche dichiarazioni giuste che ho sentito). Tralascio che la sua popolarità a un anno dal suo incarico ha raggiunto i livelli minimi della storia americana (vabbe’, c’è la crisi; ma forse anche la politica estera non è stata un granché).
No, caro Alessandro, Obama ha perso la sua credibilità nel momento in cui:
1. in tutti i suoi grandi discorsi all’umanità si è dimenticato di parlare degli ebrei (loro non hanno contribuito alla civiltà?);
2. ha preteso e cercato perfino di imporre le concessioni preliminari solo a una parte, gli israeliani, perdendo quindi la dimensione di arbitro super partes; non solo, così facendo ha indotto l’altra parte a rendere più cara la sua posizione; infatti, come si vede, ha allontanato ancor più il ritorno alla trattativa; a me sembra un fallimento; a te no? Potrei aggiungere la grave gaffe di quel poveraccio di Mitchell (in quanto, poveretto! crede che si possa trattare questo conflitto come quello anglo-irlandese), che è arrivato a ventilare l’ipotesi di sospendere i cosiddetti aiuti americani a Israele: bel modo di presentarsi come negoziatore, non c’è che dire!
Non mi sembra accettabile, almeno in linea di principio, il tuo invito a cogliere l’occasione Obama da parte degli israeliani; gli israeliani sono profondamente delusi, sentono l’allontanamento di questa Amminstrazione e io penso che non siano imbecilli. Obama è stato eletto dal suo popolo, non dagli israeliani; quindi, se gli americani sono contenti, lo rieleggeranno. Gli israeliani eleggono i loro governi e questo governo Netaniahu, che mostra coraggio e impegno, sa (quasi) tener testa a Obama, affronta la crisi con successo ecc., gode di ampio consenso. Questi sono i fatti.
Ma, al limite: se domani Obama o chi per lui vorrà ribaltare l’alleanza con Israele, ebbene, cosa dovrebbero fare gli israeliani? Prostituirsi? Anche questo film (più in piccolo) l’abbiamo già visto, basti pensare a De Gaulle. Gli israeliani hanno sostanzialmente coscienza che alla fine della fiera devono essere sempre attrezzati a cavarsela da soli. Hai presente quando Israele era sotto il boicottaggio da parte del mondo arabo e fin dai primi anni ’50 nessuna multinazionale vendeva agli israeliani, niente farmaceutici, niente cocacola e blablabla. Oggi Israele ha una della più grandi multinazionali al mondo nei farmaci e altri fior d’aziende, tutte nate e sviluppate con iniziativa privata. Voglio dire: questo popolo ha deciso da tempo: non ci fidiamo di voi, perché in tutte le epoche ci avete mandato al macello. Macello per macello, abbiamo deciso di morire da uomini liberi per la nostra indipendenza. Non vediamo molte alternative.
Quando Begin fece bombardare O’Chiraq (!) in Iraq, rendendo un grande servizio non solo alla sua sicurezza, ma al mondo (giusto l’altro ieri gli iracheni hanno impiccato Alì il chimico), il mondo ebbe l’impudenza di coprire Israele di ogni genere di condanna: peggio, è di questi giorni la notizia che il governo (!?) iracheno sta intentando causa per danni a Israele, in quanto qualcuno, quasi 30 anni dopo, si è ricordato che nella condanna delle NU è menzionato il dovere di risarcimento da parte di Israele. Mi fa ricordare il lupo e l’agnello; siamo nelle mani di una giustizia da Alice nel Paese delle Meraviglie.
Avrei molte altre cose da dire, ma già mi sembra di avere forse un po’ esagerato.
Sento tuttavia di non poter finire senza aver chiarito (altro invito che colgo implicito nelle tue parole) che non dialogo con chi denigra, calunnia, demonizza: mi riferisco ai toni e ai falsi argomenti che inondano la polemica sul conflitto e oscurano l'essenza e i veri problemi da affrontare, tipo: "gli israeliani fanno ai palestinesi quello che fecero i nazisti agli ebrei"; "il Davide palestinese che tira le pietre contro il Golia israeliano"; "il genocidio dei palestinesi a Gaza", ecc. Siamo arrivati al punto che l'ONU affida a quel povero mentecatto o peggio in malafede di Goldstone (un giudice sulla cui serenità di giudizio ci sarebbe da avere paura per chi avesse la disavventura di essere giudicato da uno che valuta dichiaratamente in maniera parziale i documenti e le testimonianze, un giudice che accetta di presiedere una commissione in cui siede un'altra "giudice" spontaneamente dichiaratasi di parte) un'indagine sui presunti crimini di guerra commessi da Israele durante l'operazione "Piombo fuso", quasi sottacendo gli accertati crimini di guerra di Hamas e altri (che si nascondono in abiti civili, si fanno scudo di civili e hanno sparato circa 8.000 razzi in Israele per circa 8 anni, senza parlare del traffico di armi, droga e altro). Per non parlare del solito mantra dell'uso non proporzionale ecc. ecc. ecc. Invece noi italiani, europei, NATO, americani ecc. in Kossovo siamo stati bravi e buoni, no? o non abbiamo bombardato indiscrinatamente, causando stragi di civili? E anche adesso in Afganistan e dintorni, coi droni e mica droni, noi siamo civili e proporzionati, vero? noi abbiamo cura di non ammazzare mai i civili, vero? Epperò, se càpita (e capita di regola), pazienza, è il prezzo che si paga nella guerra asimmetrica contro il terrorismo. Quindi per tutti gli altri niente commissioni, niente criminalizzazioni. Solo per gli israeliani. Tutti i leaders, i politici e i militari dei Paesi summenzionati possono naturalmente girare liberamente per il mondo. Solo i leadrs, i politici, i vertici militari e persino i subordinati non sono liberi di girare per il mondo (inteso come mondo "illuminato", democratico, "civile"), perché, come è già successo in Spagna, oggi in Inghilterra e altri paesi, lì sì che c'è giustizia e quindi giustamente basta che qualunque cittadino o organizzazione di (sedicenti) diritti umani (meglio se ONG, che risponde solo a se stessa) faccia denuncia per crimini contro l'umanità, che subito giudici solerti spiccano ordini di cattura. Infatti, come tutti sanno, in Israele, che è uno sporco regime razzista, non c'è giustizia, né tribunali indipendenti, né libere elezioni, né separazione dei poteri. VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!
Per essere ancora più chiaro: ritengo antisemita e/o antigiudeo chi nega il diritto all'esistenza non solo degli ebrei, ma anche del loro stato. L'antisionismo non è che un'altra forma di antisemitismo, soprattutto oggi, che dichiararsi antisemiti non sembra più tanto decente, in quanto l’antisionista nega agli ebrei il diritto alla loro libertà, autonomia, indipendenza nello Stato democratico d'Israele in Terra d'Israele.
Spero che tu non me ne voglia, se il mio tono è stato un po' appassionato, ma ho cercato di essere sincero.
Un cordiale saluto
Matteo di Giovanni

Cinque mesi sono passati dalla stesura di questa lettera, e sono serviti a dimostrare quanto fosse esatto tutto ciò che vi è scritto, in particolare quanto sia giusta e fondata la diffidenza nei confronti di Obama, quanto devastante la sua politica, quanto palese la sua scarsa simpatia, per usare un eufemismo, nei confronti di Israele. A noi, uomini e donne di buona volontà, non resta che rimbocarci le maniche e raddoppiare il nostro impegno.

barbara


7 giugno 2010

QUELLI CHE LA SERA NON SI PUÒ GIRARE PIÙ

Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la TV.
L’ho sentita questa sera alla radio mentre preparavo la cena, e mi è venuto irresistibilmente da pensare alla cartolina di oggi: un parallelismo praticamente perfetto.


Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo

Cari amici, mi hanno detto che quel Benedett'uomo del papa, parlando da Gerusalemme o da Betlemme, insomma proprio vicino alla famosa barriera di protezione, ha fatto un gran discorso di protesta per l'occupazione turca di Cipro, ha detto che il muro che divide Nicosia è un'infamia e così anche la cancellazione di tutte le tracce cristiane a Cipro, ma anche in tutta la Turchia e nei territori che costituiscono l'Armenia storica. Poi, stupendo tutti, ha affermato che quel vescovo ucciso dal suo autista ebreo non doveva assolutamente essere messo in conto all'ebraismo, anche se era il quarto o il quinto sacerdote a essere caduto sotto i colpi degli integralisti ebrei negli ultimi anni. "E' solo una vicenda personale" ha detto il generoso Benedetto. "non possiamo farne colpa agli ebrei". Qualcuno deve aver chiesto cosa c'entra con il contesto israeliano in cui parlava e lui: "I turchi si sono uniti a coloro che cercano di distruggere Israele, che minacciano un bagno di sangue. Il terrorismo è una malattia del mondo arabo, che dovrebbe guardarsi dentro e bloccare i suoi istinti sanguinari. Bisogna però anche che ci occupiamo dell'aggressività turca, del modo in cui reprimono i curdi, bombardano i loro villaggi, imprigionano i loro leader, ha aggiunto, dei bagni di sangue che fanno parte della loro identità storica. E soprattutto, non è accettabile che neghino il genocidio degli Armeni. Tutta quella che oggi spacciano per Turchia orientale è terra armena, terra rubata. Se i turchi vogliono la pace, devono ritirarsi dal lago di Van, dalle città di Kars e Trabzon. Soprattutto devono chiedere scusa e accettare che una commissione presieduta dal presidente armeno e dal presidente francese faccia piena luce sui loro delitti!"
Ecco, ho letto in fretta, ma questo ho capito del discorso del papa, così citato dai giornali. Che bello, no? Il leader spirituale che mancava all'Europa ha finalmente trovato il coraggio di dire la verità che tutti negano. Ma che cosa sento... Qualcuno mi dice che non è così? Non ha denunciato i pericoli dell'Islam parlando da Gerusalemme, ma di quelli di Israele parlando da Nicosia? Che strano... E ad ammazzare quel vescovo e quei sacerdoti non sono stati gli ebrei ma i turchi? Ma certo! Gli ebrei non ammazzano i cristiani, ma i musulmani sì, eccome, in particolare i turchi! Poi li assolvono sempre dicendo che sono matti, certo, ora mi ricordo. Ma Lui ha comunque detto che non hanno colpe, non gli ebrei che non c'entrano davvero, ma proprio i turchi che fanno il tiro al piccione sui preti appena possono, che la religione in questi omicidi non c'entra, gli islamici sono suoi fratelli eccetera eccetera? Ma che strano...
Eppure è proprio così, adesso ho riletto l'articolo ed è proprio vero (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/55686girata.asp). Pensateci. Il Papa va a Nicosia, la sola città in Europa e nel Mediterraneo divisa da un muro, eretto dai turchi, in un paese occupato militarmente dall'esercito turco – e non protesta contro l'occupazione bensì parla contro Israele, gli ammazzano i vescovi e lui dice che non importa, che certamente l'Islam non c'entra perché è buono... fraterno... Che bello, è proprio il giusto leader spirituale per Eurabia. Se non ne ha ancora uno, gli potrei suggerire il giusto motto latino: "Flectar, non frangar", cioè, interpretato un po' liberamente, pur di non farmi legnare mi piegherò a ogni compromesso... Capisco ora come possa considerare Pio XII come un maestro spirituale; anche a Pacelli probabilmente i nazisti non andavano tanto a genio sul piano personale, ma aveva paura per i cattolici nel Reich. Immagino che anche al Papa gli islamofascisti non siano simpatici, ma forse per frenare i loro impulsi omicidi contro i cristiani è meglio piegarsi, non denunciare, prendersela con Israele assicurandosi anche l'approvazione dell'opinione pubblica progressista euraraba che lo detesta... Geniale... Far di necessità virtù... Il futuro dell'Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo. Che il Cielo ce la mandi buona.

Ugo Volli

Che poi uno magari volendo potrebbe chiedersi come mai, se il vescovo è stato ucciso per via del fatto che il suo autista era un tantino squilibrato (e qui si potrebbe aprire una ulteriore parentesi per chiedersi come mai i religiosi cristiani da quelle parti abbiano l’insana abitudine di circondarsi tutti quanti da persone squilibrate, ma lasciamo perdere) come mai, dicevo, adesso improvvisamente diventi un martire della fede cristiana, ma lasciamo perdere anche questo, perché è sicuramente una domanda tanto tanto maligna, e non sta per niente bene fare domande maligne. E passiamo invece a leggere quell’autentico capolavoro che è la cartolina di ieri.

Voglio andarci anch'io

Cari amici,
voglio andarci anch'io. Sarà il caldo che incomincia a salire, sarà tutto questo parlare di flottiglie e di arrembaggi, sarà come dicono i giuristi il loro "combinato disposto" di questi fatti, ma voglio andarci anch'io. Per mare, voglio dire. Su una nave. Anzi su una flottiglia. Che cosa dico, su una flotta! L'invincibile armada dei pirati! Voglio issare sull'albero di trinchetto la bandiera di un paese che non c'è, rompere gli assedi, mettermi in testa una bandana colorata e magari coprirmi un occhio con una benda nera, impugnare un coltellaccio e sfidare tutti i blocchi del mondo, per esempio i limiti di velocità sotto costa, la dimensione stabilita delle reti da pesca, i regolamenti antinquinamento... Sarò un pirata e non rispetterò le leggi. Farò liberamente la mia pipì in mare e mangerò i bianchetti, alla faccia dell'Unione Europea.
Ho anche pensato che sarebbe bello darmi uno pseudonimo, o meglio un nome di guerra: se ce l'ha anche quell'ometto di Mahamud Abbas, detto Abu Mazen per le armi, perché non io? Potrei chiamarmi Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, così, per rendere omaggio ai grandi banditi del passato e alla bandiera rossa del comunismo e della Turchia. Non vi sembra un nome molto impressionante e pericoloso? Farò paura a tutti, salvo che alle masse popolari che non hanno nulla da pardere se non le loro catene. Sarò un eroe dei rotocalchi e mi inviteranno all'Isola dei famosi.
Però io sarò assolutamente pacifico, farò il bandito buono, come il capitan Merluzzo di quella vecchia pubblicità dei surgelati, chiamerò Croce Rossa la mia invincibile armada e crocerossini i miei banditi, così chiunque ci contrasti sarà uno che spara sulla Croce Rossa o impedisce alla croce Rossa di operare. Questo non mi impedirà di ammazzare, di rubare e di fare contrabbando, ma nessuno lo potrà dire senza perdere la faccia. Mi sembra un piano splendido, mi vedo già sul ponte a gridare "bordate i pappafichi!", "accostate a dritta!" e soprattutto "all'arrembaggio!". Credo che avrò una buona stampa, anche perché sarò un'Organizzazione Non Governativa, che intendo chiamare PeBeCoMa: sarà una brutta sigla ma vuol dire "per il bene e contro il male", chi oserà contrastarmi?
Anche gli obiettivi non sono difficili da stabilire. Vorrei partire dal golfo persico e risalire l'Eufrate fino al Kurdistan per portare soccorso al PKK, che i turchi considerano terroristi. Ma si sa che solo gli stati possono essere terroristi, gli altri sono combattenti per la libertà. E anche se adesso, da quando sono diventati islamisti, i turchi sono così simpatici alla sinistra, come dimenticare che il comandante Ocalan, presidente del PKK, fu aiutato dal governo D'Alema e in particolare da Rifondazione comunista? Poveracci, essendo molto meno furbi di Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, che poi sarei io, combinarono tali pasticci da fare arrestare il povero leader, che attualmente langue in una prigione del Mar di Marmara, ma non importa, dovranno comunque appoggiarmi.
Mi resta un solo problema: come faccio a comprarmi, o anche solo a noleggiarmi un'invincibile armada? E la benzina dove la compro? Mi faranno credito? Avete qualche idea? Che ne dite dell'importazione di materiali vegetali da fumo dal Marocco, polveri da naso dalla Bolivia, iniezioni intravenose dall'Afghanistan? Sono paesi amici e rivoluzionari, no? Posso sperare che cedano a Adolfo Uliano, il Nipote del Corsaro Rosso, parte dei loro profitti? Io ci conto, e intanto lucido la mia sciabola da arrembaggio. Voglio assolutamente andarci anch'io. Hasta la victoria siempre.

Ugo Volli

Naturalmente mi sono già prenotata, e il Grande Ugo ha promesso che se farò la brava e canterò l’inno mi arruolerà. Che emozione, ragazzi!
In attesa dell’imbarco, comunque, occupiamoci ancora per un momento degli imbarchi altrui per segnalare che la Reuters, non paga di aver dovuto ritirare migliaia di foto taroccate durante la guerra in Libano, ci riprova, e si fa di nuovo beccare con le mani nel sacco.


barbara


30 maggio 2010

IL DOGMA DELLA LINEA VERDE

Censure incongrue e grottesche

di Daniel Laufer

In risposta alle proteste di un lettore, la British Advertising Standards Authority (l'authority britannica per le regole in pubblicità) ha recentemente decretato che una certa campagna pubblicità del turismo israeliano nel Regno Unito non può essere usata perché giudicata ingannevole. E dove stava la grave menzogna israeliana? Nel fatto che nella pubblicità compariva una fotografia del Muro Occidentale (cosiddetto 'del Pianto') di Gerusalemme. Davvero scandaloso, non vi pare?
Solo pochi anni fa la sola idea che di questo luogo-icona dell'ebraismo - una vera e propria sinagoga a cielo aperto visitata da milioni di turisti e pellegrini, ambientazione di migliaia di cerimonie di bar mitzvah e bat mitzvah (maggiorità religiosa ebraica) - potesse essere in qualche modo negata l'israelianità, sarebbe stata disdegnata come una ridicola stupidaggine o, al peggio, come puro e semplice estremismo. Ma proprio quelle idee, che fino a poco fa sarebbero state scartate, oggi sono diventate il "vangelo" della politica sul Medio Oriente. E la grottesca posizione della British Advertising Standards Authority non è che la dimostrazione della conclusione logica a cui portano quegli assiomi.
Giusto due anni fa, nel 2008, la stessa British Advertising Standards Authority aveva ordinato il ritiro di un'altra pubblicità del turismo israeliano, quella volta perché riportava l'immagine delle grotte di Qumran, quelle dove sono stati scoperti i Rotoli (ebraici) del Mar Morto e i resti di un villaggio ebraico di più di duemila anni fa. Qumran è un sito storico ebraico, ma capita che si trovi nel deserto di Giudea, ai bordi della cosiddetta Cisgiordania e tanto basta, nella testa della British Advertising Standards Authority, per decretare che non può essere pubblicizzato da Israele.
Per il pensiero internazionale attuale, infatti, Israele ha certamente il diritto di esistere, ma solo dietro la linea armistiziale che è stata in vigore fra il 1949 e il 1967, conosciuta come "linea verde". Le aree che cadono (anche solo per un centimetro) al di fuori di questa linea - la striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est - sono considerate ipso facto "palestinesi". Con questo dogma ben piantato nella mente, qualunque presenza israeliana in quelle aree, compresi i civili che vi abitano, è considerata intrinsecamente illegittima (e per questo, prosegue il ragionamento, qualunque futuro accordo di pace dovrà fondarsi sulla giustizia assoluta rappresentata da quella linea).
È una posizione che sembra molto lineare, e forse proprio per questo ha avuto così grande successo. Il problema è che c'era ben poco di giusto, o anche solo di intenzionale o di logico, in quella linea, durata solo diciannove anni e che oggi costituisce il perno attorno a cui ruota tutta questa concezione.
La "linea verde" indicava semplicemente dove si erano attestate le forze israeliane e quelle giordane ed egiziane, le une di fronte alle altre, quando le parti cessarono di combattere a seguito di quello che sarebbe diventato l'ultimo cessate il fuoco della guerra arabo-israeliana del 1948-49. Non vi è nulla di più né di meno israeliano o palestinese, nulla di più né di meno ebraico o arabo al di qua e al di là di quella linea. Anzi, a ben vedere l'unica vera differenza era che, alla fine dei combattimenti, sul versante israeliano della linea c'erano sia ebrei che arabi, mentre sul versante controllato dagli arabi (dai giordani e dagli egiziani) di ebrei non ne rimaneva più neanche uno.
In realtà quella linea era completamente arbitraria, ed arbitraria è la concezione internazionale corrente che su di essa si basa. Ecco perché le censure della British Advertising Standards Authority saltano all'occhio come incongrue e grottesche.
È il motivo per cui una concezione fondata su premesse tanto fallaci non può contribuire a nulla che non sia profondamente ingiusto: giacché essa semplicemente richiede di ignorare o sminuire le complessità della storia, esattamente come ha fatto la British Advertising Standards Authority riguardo al Muro Occidentale e a Qumran.
Poco importa che la presenza ebraica in aree "al di là della linea" sia stata interrotta solo poche decine di anni prima che Israele ne assumesse il controllo durante la guerra dei sei giorni del 1967. Era stato soltanto nel 1929 e nel 1936 che la violenza araba aveva cacciato gli ebrei rispettivamente da Hebron e da Gaza. Gli ebrei erano già il gruppo maggioritario della popolazione di Gerusalemme quando al di fuori dalla cerchia di mura della Città Vecchia non c'era ancora niente. E fu soltanto nei diciannove anni di controllo giordano, delimitato dalla "linea verde", che agli ebrei fu proibito l'accesso al Muro Occidentale e alle loro case nella Gerusalemme vecchia.
Poco importa, poi, che il governo israeliano eserciti il controllo su quelle aree sin dal 1967, per un periodo di tempo più che doppio di quello esercitato dagli stati arabi che le avevano occupate; e che durante questo periodo abbia garantito a tutte le fedi libertà di culto e libertà di accesso ai luoghi santi (al contrario di quello che era avvenuto nei diciannove anni sotto governo arabo).
In effetti, se la comunità internazionale assimilasse, e integrasse nella sua concezione, gli eventi che precedettero solo di pochi anni lo scarabocchio tracciato in fretta sulla mappa col pastello verde, l'assurdità di certe attuali posizioni apparirebbe chiara a tutti.
Dobbiamo dunque ringraziare la British Advertising Standards Authority per aver dimostrato quanto il paradigma corrente si sia allontanato dalla realtà. E quanto ciò sia pericoloso. Bando alle illusioni: una politica che cerca di separare a forza un popolo dalla sua storia e dal suo patrimonio culturale e religioso, una politica che in nome della pace ratifica legalmente i frutti del rifiuto, dell'aggressione e dell'intolleranza, è certamente pericolosa. Lungi dal produrre la pace, essa non fa che incoraggiare più rifiuto e più intolleranza.
D'altro canto, che altro ci si dovrebbe aspettare da un dogma che giunge a negare all'unico stato ebraico che esiste al mondo di pubblicizzare il luogo più sacro al mondo per gli ebrei? (YnetNews, 5 maggio 2010 - da israele.net)

Da sempre ripetiamo che la propaganda antiisraeliana si basa su slogan e mantra privi di ogni fondamento. Da sempre denunciamo la pericolosità di tali falsificazioni storiche. Ma la menzogna, purtroppo, soprattutto quando è finanziata dalla lobby del petrolio e supportata dagli antisemiti con la maschera dell’antisionismo, è spesso molto più forte della verità. Che noi, tuttavia, non ci stancheremo mai di sostenere e documentare.


Kotel 1880


Kotel 1920


Kotel giugno 1967                                                                  Kotel giugno 2007

barbara


26 dicembre 2009

ISRAELE, PER FAVORE, SPARISCI

di Jacques Tarnero

È un'idea che si sta facendo strada. Ormai viene espressa senza vergogna, protetta dall'apparente innocenza della sua domanda: «... e se la creazione dello Stato d'Israele fatta dall'Onu nel 1948 fosse stato un errore?» «E se per riparare un crimine l'Onu avesse contribuito a farne un altro?» Dopo sessant'anni di successi alterni, il progetto di far sparire questo Stato dalla carta geografica prende improvvisamente una nuova piega! «Per favore, facci il piacere di sparire! Sparisci, affinché la terra ritrovi la sua armonia!» È questo il messaggio esplicito, o sussurrato, o magari subliminale che a quanto pare si bisbiglia, si scrive o si pensa da diverse parti. È questo il messaggio indirizzato a Israele in modo sempre più insistente, mentre una voce molto più chiassosa annuncia che ben presto passerà all'azione e libererà la terra da questa sgradevole pustola. Il lavoro sporco dovrebbe essere fatto da un clone islamico di Hitler, grazie alla bomba atomica che sta tentando di fabbricare.
Nel frattempo in Occidente stanno preparandosi a tirare fuori i fazzoletti dopo che la bomba sarà esplosa su Tel Aviv, la città sionista per eccellenza, quella che non ha diritto di esistere. Anche se quasi tutto il mondo occidentale si trova d'accordo nel dire che Ahmadinejad non corrisponde ai canoni della buona creanza, nessuno osa guardare la cosa troppo da vicino. Come non si osa guardare troppo da vicino quell'altro eccentrico di Gheddafi, con la sua tenda, le sue amazzoni, i suoi dromedari e i suoi irragionevoli propositi. Il folclore orientale ha questo vantaggio: ai buoni spiriti progressisti ispira sempre un'indulgenza spregiativa, postcoloniale, mentre dovrebbe mettere in loro anche dello spavento. Nel presidente iraniano l'Occidente non riconosce un nuovo Hitler, ma un despota in salsa orientale che esagera un po' troppo. «Essere persiano» è un fatto divertente, mentre «essere ancora israeliano» è un fatto serio.
Ecco un paese grande come tre dipartimenti francesi che esaspera la terra intera con il suo spirito cattivo, la sua angusta rigidità. Tutti quelli che amano disquisire sulla Shoah s'inebriano delle loro proprie lacrime e aborriscono questo Stato che costruisce un muro (che orrore, un muro!) per imprigionarsi. Come sono commoventi gli ebrei quando sono battuti! Che bei libri sanno scrivere sulle loro peregrinazioni! Come sanno essere divertenti quando sono minacciati! Come sono intelligenti, sottili, deliziosamente nevrotici quando vivono in diaspora! Come sanno musicare bene, inventare, filosofare quando la fonte di pensiero è la loro dispersione, e come invece è grossolano, frusto e antipatico questo Stato!
«Come si può essere ebrei dopo Gaza?» chiede un'esperta (ebrea) di questa propagandistica posizione, senza che mai venga in mente una domanda parallela: «Come si può essere umani con Ahmadinejad?» Non ci siamo forse riempiti la bocca con i «mai più»? «Se il razzismo antisemita è condannabile, non è forse reazionario il "filosemitismo"?», domanda un altro esperto (ebreo) non meglio identificato. Non ci sarebbe forse un uso abusivo del termine "ebreo", un'appropriazione indebita di un sostantivo che, per essere considerato, avrebbe diritto soltanto a una posizione di attributo in un'economia intellettuale di sinistra, sostiene un nostalgico di Mao, esperto in questioni dell'amore?
Questo eterno «ritorno sulla questione ebraica», continuamente ripetuto, impastato, triturato, prepara qualcosa di diverso da un interrogativo posto alla condizione umana sulla questione ebraica. Incapaci di pensare il problema nelle categorie che sono sue proprie, per quanto «decostruite» nel corso della storia, i chierici cercano di cancellare la questione piuttosto che affrontarla. Il «segno ebreo» è accettato e preso in considerazione soltanto a condizione che resti nelle categorie che tradizionalmente gli sono state assegnate. E si onorano le vittime della Shoah soltanto per accanirsi poi contro i sopravvissuti che hanno avuto il torto di emigrare in Israele. La Shoahlatria si coniuga bene con la israelofobia più estrema, e per mettere in discussione la legittimità di Israele non è più necessario contestare la realtà del progetto nazista e la sua messa in atto, se è vero che Israele avrebbe il suo diritto ad esistere soltanto come riparazione della Shoah. Resta soltanto quel guitto del presidente iraniano a invitare dei negazionisti, perché ormai l'ultima moda consiste nell'aggiungere altre lacrime ai torrenti che già scorrono per affermare che i nuovi nazisti sono gli israeliani, e che, in quanto tali, il «regime sionista» da cui sono usciti deve essere annientato. Questo è il senso dell'equivalenza posta tra la stella di David e la croce uncinata, tanto che ormai viene usata in tutte le manifestazioni «anti-imperialiste». Che fortuna è stata per l'Onu e per il suo grottesco Consiglio dei diritti dell'uomo trovare un giudice ebreo per accusare Israele di crimini contro l'umanità!
Il problema quindi non è più la «questione ebraica», ma la sua trasformazione nella «questione sionista». Il problema sarebbe dunque costituito da quella strana enclave al limite del Mediterraneo, estranea all'ambiente circostante, che rifiuta di disciogliersi. Ma da quand'è che si chiede al presente di correggere la storia che ha generato quel presente? Si chiede al presidente del Brasile, il simpatico Lula, di restituire l'Amazzonia ai Nambikwara? Si chiede a Obama di restituire il Far West ai sioux e agli cheyenne? Si chiede agli arabi di restituire il Magreb ai berberi? I polacchi reclamano forse di ritornare all'ovest dell'Oder? E i tedeschi all'est? Milioni di persone nel mondo sono state spostate dalla storia, in Europa, in India, nel Pakistan. Quante centinaia di migliaia di ebrei sono fuggiti dai paesi arabi per trovare rifugio in Israele? O il popolo d'Israele è l'unico al mondo a veder messo in discussione il suo diritto a un'esistenza nazionale perché una cattiva fede planetaria non vuole capire che essere ebreo significa due cose, che corrispondono in pari tempo a un destino individuale e a un destino comunitario condiviso. Che cos'è che costituisce un popolo, se non l'idea condivisa di appartenergli? E si contesterebbe soltanto agli ebrei questo diritto nato dalla realtà della loro storia, e che una loro preghiera ricorda continuamente: «l'anno prossimo a Gerusalemme!» Che pacchia è per gli ossessionati di anti-israelismo che sia un altro ebreo israeliano a spiegare «come fu inventato il popolo ebraico»!
Ah! certo, la politica seguita dall'attuale governo israeliano non piace né alla riva sinistra né alla banlieu est, e tuttavia non è per questo che dovrebbe emendarsi, ma nel nome dell'interesse superiore del popolo d'Israele, cioè dell'interesse di coloro per i quali questo Stato fu fondato. Lo Stato degli ebrei potrà ancora chiamarsi "Israele" quando fra qualche anno la popolazione araba, considerando anche i territori controllati, sarà numericamente superiore a quella degli ebrei? Poiché non bisogna farsi alcuna illusione sulle buone intenzioni degli arabi, è urgente per Israele liberarsi di questi territori. E tutti quelli che sono disturbati da Israele si rassicurino: l'inquietudine del nome d'Israele li protegge, nonostante loro, perché quello che minaccia oggi Israele minaccia anche loro. E se le nostre libertà stanno ancora più o meno in piedi, è proprio perché Israele ne è il principale bastione. Credete davvero che senza Israele la terra starebbe meglio? O voi fratelli umani! Per non averlo capito, domani potrebbe essere troppo tardi!

(Association France-Israèl, 29 novembre 2009 - trad. www.ilvangelo-israele.it)

Non condivido il suggerimento di lasciare i territori in un momento in cui sappiamo con certezza che ciò equivarrebbe a un suicidio, ma dell’analisi che precede condivido anche le virgole.



barbara


12 giugno 2009

PARLIAMO DI EBREI E DI PALESTINESI

                             

e di Shoah e di attualità. Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 80 anni. Mia madre ne ha cinque di più, ed è ancora qui. Anna no, perché lei era ebrea. E tante brave persone ne piangono il triste destino, la deportazione, le privazioni, le sofferenze, la fame, la malattia e infine la morte, a sedici anni ancora da compiere. Le stesse persone, almeno in parte, che stanno poi dalla parte di coloro di cui parla la tristissima cartolina di Ugo Volli di oggi. Leggiamola.


Cari amici, questa è una cartolina triste e (realmente) filopalestinese. Voglio chiedervi di portare con me il lutto di un ragazzino palestinese di tredici anni, ucciso l'altro giorno a Kalkilya, sulle colline del West Bank di fronte a Tel Aviv. Il nome del ragazzino è Raed Wael Sawalha. E' stato ucciso e prima ferocemente torturato perché accusato di essere "collaboratore" di Israele. I palestinesi ammazzati per questa ragione sono stati centinaia negli scorsi anni; è dal 1936, ben prima della naqbah che gli islamisti hanno autorizzato chiunque ad ammazzare chi venda terra agli ebrei (e questa è ancora una legge dell'Autorità Palestinese) e questo è già un segno sufficiente della volontà palestinese di fare la pace con Israele. Ma Raed Wael Sawalha aveva tredici anni. Tredici anni. Che collaborazione, che tradimento può commettere un tredicenne che abita in un paesone qualunque? Raccontare ai "criminali sionisti occupanti" di come giocano a pallone i suoi amici? O magari flirtare con una "puttana ebrea"? C'è di peggio. Sapete chi ha ucciso e torturato Raed Wael Sawalha? E' stata la sua famiglia, incluso il padre e lo zio. Capite: il padre di un ragazzo tredicenne, con la complicità di tutta la famiglia, tortura a morte proprio figlio per aver "collaborato" con Israele! E' della volontà di pace di questa gente che Israele deve fidarsi, secondo le anime belle da Obama fino agli scout della parrocchia all'angolo....

Ugo Volli

PS: Su quanti giornali avete letto la storia di Raed Wael Sawalha? Ne hanno parlato i grandi amici della Palestina, Michele Giorgio, Umberto de Giovannangeli, Ugo Tramballi, e anche gli umanitari come Moni Ovadia? Ci ha indagato una commissione diritti umani dell'Onu? Andrà ai funerali la (per fortuna ex) vice-presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini? O credono anche loro che la vita di un ragazzo ucciso come "collaborazionista" è meno importante di quella di un "martire" che si fa esplodere in mezzo alla gente di una pizzeria?

PPS: C'è un altro ragazzo che non ha tredici anni, ma poco più di venti, prigioniero da tre anni dei palestinesi, si chiama Gilad Shalit. Catturato in territorio israeliano e tenuto prigioniero DA TRE ANNI senza il minimo diritto, senza aver mai ricevuto una visita della Croce Rossa, senza il trattamento garantito ai prigionieri di guerra, in condizioni terribili. Chiediamo tutti la liberazione di Shalit.

Ricordarsi di Gilad non è molto di moda, non è “in”, non fa acquisire benemerenze, né politiche, né sociali. Per fortuna ci ha pensato almeno un gruppetto di bambini, che gli ha dedicato questo lavoro (e grazie al preziosissimo amico che me lo ha fatto conoscere).

barbara


24 maggio 2009

GAZA, O L’IPOCRISIA SENZA PARI

L’originale, come si può constatare dal contenuto dell’articolo, è di qualche mese fa, ma vale la pena di leggerlo. La traduzione è mia; mentre lo stavo traducendo mi sono accorta che ci sono già delle traduzioni in rete, ma avendo constatato che sono piene di errori, sia di traduzione che di grammatica italiana, ho preferito completare il lavoro e offrirvi la mia.

Dalla parte araba, Kountrass News nº 115 - Iyar 5769 / Maggio 2009

Dalla parte araba si possono leggere a volte dei testi di una sorprendente lucidità. È il caso dell’articolo che segue, redatto da Wafa Sultan – www.Aafaq.org – sociologa di origine siriana, residente negli Stati Uniti e molto impegnata nella denuncia del pericolo islamista.


[…] Poiché poco m’importa di soddisfare gli uni, di difendere gli altri o di evitare la collera dei terzi, posso dire che Hamas non è altro che una secrezione islamica terrorista il cui comportamento irresponsabile nei confronti della propria popolazione gli impedisce di elevarsi al livello di un governo. Ma questo è conforme all’abitudine, dato che nel corso della storia non è mai accaduto che una banda di criminali islamici abbia rispettato i suoi amministrati. […] Io non pretendo di difendere Israele, perché gli ebrei non hanno chiesto il mio parere in merito alla loro Terra promessa. Se mi domandassero il mio parere, consiglierei loro di bruciare tutti i loro libri sacri e di lasciare la regione e salvarsi la pelle. Perché i musulmani costituiscono una nazione rigida, priva di cervello. Ed è una cosa contagiosa. Tutti coloro che li frequentano perdono il cervello …
Prima della creazione dello stato di Israele, la storia non ha mai menzionato una guerra che implicasse gli ebrei, né che un ebreo abbia comandato un esercito o guidato una conquista. Ma i musulmani sono dei combattenti, dei conquistatori e la loro storia non manca di esempi e di racconti di conquiste, di morti, di ammazzamenti, di razzie … Per i musulmani uccidere è un piacere. E se non trovano un nemico da uccidere, si uccidono tra di loro.
È impossibile per una nazione che educa i suoi bambini al culto della morte e del martirio per piacere al proprio Creatore, insegnare allo stesso tempo l’amore per la vita. Ha forse un valore la vita per una società che inculca ai suoi bambini che devono uccidere o essere uccisi per andare in paradiso?
[…] Dall’inizio dell’operazione israeliana contro Gaza sono bombardata di email provenienti da lettori musulmani che chiedono il mio parere su ciò che succede a Gaza. Io non sono interessata a ciò che accade lì, ma sono interessata alle motivazioni che animano coloro che mi scrivono. Sono convinta che ciò che li spinge non è la condanna dell’orrore, né la condanna della morte che imperversa a Gaza. Perché se la motivazione fosse realmente la condanna della morte, questi stessi lettori si sarebbero fatti sentire in altre occasioni in cui la vita è minacciata.
Coloro che condannano il massacro di Gaza in difesa della vita in quanto valore, dovrebbero chiedermi il mio parere ogni volta che questa vita-valore viene minacciata.
Ora, più di 200.000 musulmani algerini sono stati massacrati da altri musulmani algerini in questi ultimi quindici anni, senza che alcun musulmano ne sia stato turbato. Donne algerine violentate dagli islamisti hanno testimoniato e raccontato che i loro stupratori pregavano Allah e imploravano il suo profeta prima di stuprare le loro vittime. Ma nessuno mi ha chiesto il mio parere. Più di 20.000 cittadini siriani musulmani sono stati massacrati dalle autorità (a Hama nel 1983) senza che alcun musulmano reagisse e senza che nessuno mi chiedesse il mio parere su questi massacri di stato. Dei musulmani si sono fatti esplodere in degli alberghi giordani
uccidendo musulmani innocenti che celebravano matrimoni, simboli della vita-valore, senza che alcuna manifestazione fosse organizzata attraverso il mondo, e senza che fosse chiesto il mio parere. In Egitto recentemente degli islamisti hanno attaccato un villaggio ed hanno massacrato 21 contadini, senza che un solo musulmano denunciasse questo crimine. Saddam Hussein ha sepolto vivi più di 300.000 sciiti e curdi, e molti di più ne ha gassati, senza che un solo musulmano osasse reagire e denunciare questi crimini.
Al culmine dei bombardamenti di Gaza, una donna musulmana, fedele e pia, si è fatta esplodere in Iraq in una moschea sciita, uccidendo una trentina di innocenti, senza che i mass media o i musulmani se ne commuovessero. Alcuni mesi fa anche Hamas aveva ucciso undici persone di una stessa famiglia palestinese, accusati di appartenere al Fatah, senza che in Europa o nel mondo arabo fossero organizzate manifestazioni, e senza che alcun lettore mi scrivesse per inviarmi le sue proteste.
Così, la vita non ha valore per il musulmano. Altrimenti avrebbe denunciato ogni attentato alla vita, chiunque ne sia la vittima. I palestinesi ed i loro sostenitori denunciano i massacri di Gaza, non per l'amore della vita, ma per denunciare l'identità degli uccisori. Se l'uccisore fosse musulmano, appartenente a Hamas o al Fatah, non ci sarebbe stata alcuna manifestazione.
[…] La CNN ha diffuso un documentario su Gaza mostrando una donna palestinese che si lamenta e grida: ma cosa hanno fatto i nostri bambini per essere uccisi così? Ma chissà? Forse si tratta della stessa palestinese che gioiva due anni fa quando uno dei suoi figli si era fatto esplodere in un ristorante di Tel Aviv e che affermava di sperare che gli altri suoi figli seguissero lo stesso esempio e diventassero martiri.
Ma quando l'ideologia e l'indottrinamento sono di tale bassezza, diventa normale che questa palestinese neghi ogni valore alla vita. Altrimenti piangerebbe i suoi figli nello stesso modo quando si uccidono in un attentato suicida a Tel Aviv o sotto le bombe israeliane. Poiché la morte è la stessa, quali che ne siano le circostanze, e va bandita, ed al contrario, la vita merita di essere vissuta o pianta.
Come posso dunque essere solidale con una donna che lancia grida di gioia quando uno di suoi figli si fa esplodere contro gli ebrei, e piange quando gli ebrei uccidono gli altri suoi figli? Ma l'ideologia insegna ai musulmani che uccidere o essere ucciso permette ai fedeli di guadagnare il paradiso. E allora, perché piangere i palestinesi di Gaza mentre non hanno mosso un mignolo per gli iracheni, gli Algerini, gli Egiziani o i Siriani, benché anch’essi tutti musulmani?
[…] Dopo quanto detto, sono certa che coloro che mi scrivono e mi chiedono il mio parere su ciò che avviene a Gaza cercano di farmi dire ciò che possono utilizzare per accusarmi e condannarmi, o per farmi dire ciò che non possono esprimere in prima persona.
[…] Borhane, un giovane palestinese di 14 anni, ha perso le braccia, le gambe e la vista nell'esplosione di una mina in Cisgiordania una decina d’anni fa. La Comunità palestinese negli Stati Uniti si è mobilitata per aiutare a finanziare la sua ospedalizzazione nella speranza di salvare il salvabile. In occasione di un pranzo organizzato in suo favore in California, la più ricca palestinese degli Stati Uniti si è presentata in pelliccia, ed ha chiamato Borhane un eroe. Si è rivolta a questo pezzo di carne inerte: 'Borhane sei il nostro eroe. Il paese ha bisogno di te. Devi tornare nel paese per impedire ai sionisti di confiscarlo…' Ma l'ipocrisia della palestinese più ricca degli Stati Uniti le impedisce di inviare i propri figli a difendere la Palestina contro i sionisti. Esattamente ad immagine dei capi di Hamas che chiedono i sacrifici a Gaza, ma restano al riparo a Damasco ed a Beirut.
La guerra contro Gaza è certamente un orrore. Ma ha il merito di rivelare un'ipocrisia senza pari nella storia recente dell'umanità. Un'ipocrisia che promuove i fratelli musulmani siriani che annunciano di abbandonare le loro attività d'opposizione per serrare i ranghi contro i sionisti. Ma questi fratelli musulmani hanno il diritto di dimenticare i crimini del regime commessi contro loro a Hama, Homs e Aleppo? Prima di riconciliarsi con il regime per lottare contro i sionisti, questi fratelli musulmani hanno denunciato i crimini commessi dai loro alleati e partner (nella confraternita) in Algeria ed in Iraq? Hanno denunciato la morte di centinaia di migliaia di sciiti in Iraq sul ponte degli Ulema a Baghdad, polverizzato da uno dei vostri conformemente agli insegnamenti della vostra religione di pace e di misericordia? Avete una sola volta denunciato le estorsioni contro i cristiani in Iraq? O contro i copti in Egitto? La vostra ipocrisia ci impedisce di credere ai vostri sentimenti verso i bambini di Gaza, poiché voi siete responsabili di peggio.
Proviamo ad immaginare ciò che Hamas avrebbe fatto a Fatah e agli altri, se possedesse la tecnologia e le armi di Israele? Proviamo ad immaginare ciò che l'Iran avrebbe fatto ai sunniti della regione, se detenesse le armi moderne che possiede Israele?
Sarebbe stato certamente il massacro garantito.
Ho recentemente incontrato un religioso Indù in occasione di una conferenza dedicata alla guerra contro il terrorismo. Mi ha detto: "Tutte le guerre si sono svolte tra il bene ed il male. Eccetto la prossima, deve svolgersi tra il male ed il male". Non avendo compreso le sue parole gli ho chiesto spiegazioni. Mi ha detto: "Sono contro la presenza americana in Iraq ed in Afganistan. Se gli Stati Uniti vogliono vincere la guerra contro gli islamisti, devono ritirarsi e lasciare i due poli del male ammazzarsi tra di loro. I sunniti e gli sciiti, nutriti di odio, si combatteranno e si neutralizzeranno".
Tirando la conclusione di queste parole piene di saggezza, si può dire che Israele contribuisce oggi, inconsapevolmente, al successo dell'islam. Attaccando a Gaza, Israele incita i musulmani a rendersi solidali e a superare le loro divergenze. E settembre nero in Giordania è ancora in tutte le menti [...]. Ciò che sono capaci da fare gli Arabi ed i musulmani supera ogni immaginazione. Un carro armato giordano aveva investito un palestinese, quindi il conducente del carro è sceso dal suo blindato ed ha imbottito la bocca della sua vittima con un giornale… Un comportamento che nessun soldato israeliano ha avuto in Gaza. Inoltre, durante i massacri di Hama in Siria, militanti dei fratelli musulmani inzuppavano le loro mani nel sangue delle vittime per scrivere sulle pareti: Allah Akbar, gloria all'islam. Non ho mai sentito che un ebreo abbia scritto con il sangue di un altro ebreo slogan alla gloria del giudaismo. Lo dico con una stretta al cuore: per salvare l'umanità dal terrorismo, occorre che il mondo libero si ritiri e lasci che i musulmani si uccidano tra di loro.
Mi ricordo quando studiavo all'università di Aleppo, e l'allora ministro siriano della difesa Mustapha Tlass era venuto ad incontrarci. In uno slancio d'ipocrisia, Tlass ci aveva detto: "Israele teme la morte, e la perdita di uno dei suoi soldati gli fa paura e male. Ma noi abbiamo molti uomini ed i nostri uomini non temono la morte". Qui sta la differenza tra le due concezioni e i due campi, e la testimonianza di Tlass sembra avere ispirato i dirigenti di Hamas oggi.
Così lo sterminio di tutti i bambini di Gaza importa poco ai dirigenti islamisti e a Hamas, perché la vita non ha alcun valore per loro. Si rallegrano semplicemente della morte di alcuni soldati israeliani. Per gli islamisti, l'obiettivo della vita è di uccidere o farsi uccidere per guadagnare il paradiso.
La vita non ha dunque alcun valore.
Se il Profeta Maometto avesse saputo che gli ebrei avrebbero un giorno volato a bordo degli F-16, non avrebbe ordinato ai suoi discepoli di ucciderli fino all’giorno ultimo. I suoi discepoli devono modificare quest'ideologia per pietà per le generazioni future, e per salvare la propria discendenza e prepararle una vita migliore, lontano dall'idealizzazione della morte.
I musulmani devono cominciare dal cambiamento di se stessi, per poter cambiare la vita. Devono rifiutare la cultura della morte insegnata e trasmessa dai loro libri. Solo quando ci saranno riusciti non avranno più nemici. Perché chi impara ad amare il proprio figlio più che a odiare il suo nemico apprezzerà meglio la vita. Inoltre la terra non vale mai la vita di nessuno, e gli Arabi sono il popolo che meno ha bisogno di terra. Ma, paradossalmente, è il popolo che odia di più la vita. Quando comprenderanno gli Arabi quest'equazione e cominceranno ad amare la vita?

NOTA DI KOUNTRASS: Se ci venisse chiesto, risponderemmo negativamente: si tratta di una disposizione ben più profonda che un semplice tratto culturale: si tratta di una natura essenziale del mondo arabo.

NOTA DI BARBARA: È di qualche conforto constatare che anche dal mondo arabo-musulmano riesce a levarsi qualche voce coraggiosa (più spesso di donne che di uomini: sarà un caso?). Molto meno confortante è il dover rilevare che sono quasi esclusivamente arabi o musulmani che risiedono molto lontani dai luoghi d’origine a potersi permettere il “lusso” di far sentire la propria voce al servizio della verità, della giustizia, della pace. In una parola, della VITA. (Invito chi ancora non conoscesse questa donna straordinaria e guardare questo video, altro sublime esempio del suo incredibile coraggio e della sua eccezionale lucidità).


barbara


AGGIORNAMENTO: sempre in tema di donne coraggiose, assolutamente obbligatorio vedere questo.


17 maggio 2009

CARO PAPA, PERMETTE DUE PAROLE?

Vorrei commentare alcune delle affermazioni fatte da Sua Santità nel discorso di congedo all’aeroporto Ben Gurion, alla conclusione della sua visita in Israele, Giordania e Territori contesi (testo integrale qui). Tralascerò le chiacchiere e, come mia consuetudine, commenterò tra le righe i passaggi salienti.

Ho intrattenuto conversazioni feconde con le autorità civili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi, e ho assistito ai grandi sforzi che entrambi i governi compiono per garantire il benessere del popolo.
È noto infatti che spendere miliardi di dollari per acquistare armi ed esplosivi e addestrare terroristi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che istituire campi estivi per bambini da indottrinare all’odio anti israeliano e antiebraico e addestrarli all’uso delle armi è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che produrre libri che insegnano che “l’entità sionista” è solo provvisoria e sarà presto distrutta è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che organizzare programmi televisivi per i più piccoli per istigarli al terrorismo suicida è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che mantenere la gente nei campi profughi anziché usare i miliardi di dollari ricevuti dalla comunità internazionale per dare loro una sistemazione decente è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. È noto infatti che rifiutare sistematicamente e categoricamente ogni possibilità di pace e di nascita di un proprio stato è la cosa migliore che un’autorità civile possa fare per garantire il benessere del popolo. I nostri complimenti per avere così prontamente afferrato il concetto, Santità.

Ho incontrato responsabili della Chiesa cattolica in Terra Santa, e ho provato gioia nel vedere il modo in cui operano insieme per accudire il gregge del Signore.
Tacendo sulla sistematica persecuzione da parte dell’autorità islamica, lasciando che il gregge venga decimato e non perdendo occasione per latrare contro Israele.

Ci incontriamo [cristiani ed ebrei, n.d.b] come fratelli, che, a volte, nella corso della nostra storia, hanno avuto un rapporto teso, ma che ora sono fermamente impegnati a edificare ponti di amicizia duratura.
Secoli di persecuzioni di una parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Roghi di libri e costruzione di ghetti sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Bolle e interdizioni e roghi e massacri sempre della stessa parte contro l’altra si chiamano “rapporto teso”? Santità, esprimersi diplomaticamente non dovrebbe necessariamente significare falsificare la storia!

Quegli incontri profondamente commoventi mi hanno ricordato la visita di tre anni fa al campo di sterminio di Auschwitz, dove così tanti ebrei, madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici, furono brutalmente uccisi sotto un regime senza Dio che diffondeva un’ ideologia di antisemitismo e di odio.
Mai sentito “Gott mit uns”, Santità? E che cosa mi dice di tutti i francescani che nei secoli del medioevo e del rinascimento giravano l’Europa scatenando pogrom a non finire? Che mi dice di Monsignor Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria santificato dal Suo predecessore, che benediceva le armi con cui gli ustascia andavano a far strage di serbi e di ebrei? Che mi dice di quei trecento francescani che con quelle stesse armi andavano personalmente nei campi di sterminio croati ad ammazzare serbi ed ebrei?

Nessun amico degli israeliani e dei palestinesi può far a meno di notare con tristezza la costante tensione fra i vostri due popoli. Nessun amico può far a meno di piangere per la sofferenza e la perdita di vite che entrambi i popoli hanno subito negli ultimi sei decenni.
Sempre prudente equivicinanza, eh? Si condanna e si deplora la sofferenza di entrambe le parti, come se le cause fossero equamente distribuite, come se non ci fosse una parte che attacca e una che si difende, come se non ci fosse uno stato che cerca disperatamente di continuare ad esistere e un’altra cosa che non aspira a diventare a sua volta stato bensì unicamente a distruggere l’altro, come se non ci fosse una parte che tenta di risparmiare il più possibile i civili e un’altra che sempre e solo i civili, meglio se donne e bambini, cerca selettivamente di colpire. E che dire poi di quel riferimento agli “ultimi sei decenni”? Che dire della cancellazione pura e semplice di decenni di massacri di ebrei da parte degli arabi in quella zona PRIMA di questi ultimi sei decenni?

Mi permetta di fare questo appello a tutte le persone di queste terre: Mai più spargimento di sangue! Mai più combattimenti! Mai più terrorismo! Mai più guerre! Al contrario, facciamo in modo di spezzare il circolo vizioso della violenza!
E finiamola una buona volta con questo osceno mantra del circolo vizioso della violenza! Finiamola con questa infame menzogna! Finiamola con questa vergognosa mistificazione dei fatti! Qui non c’è nessun circolo vizioso di violenza, ma unicamente una parte che attacca – con o senza pretesti – e una che si difende, nient’altro che questo.

Sia ugualmente riconosciuto che il popolo Palestinese ha il diritto a una patria indipendente e sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente!
Santità, ma questo non lo deve andare a dire in Israele: questo lo deve dire unicamente a chi da oltre settant’anni si sta battendo con tutte le proprie forze contro la nascita di uno stato palestinese, ossia ai palestinesi e a tutti gli stati arabi.

Fate in modo che la soluzione dei due-stati divenga una realtà, non rimanga un sogno!
E anche questo, Santità, lo deve dire unicamente alle autorità palestinesi, che della soluzione due-stati non ne vogliono proprio sapere!

Durante la mia visita in queste terre una delle immagini più tristi per me è stata quella del muro.
Triste che gli ebrei trovino il modo di difendersi dall’annientamento, eh Santità?

Passando accanto ad esso, ho pregato per un futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere insieme in pace e in armonia senza la necessità di tali strumenti di sicurezza e di separazione, ma anzi rispettandosi reciprocamente, avendo fiducia l’uno nell’altro e rinunciando a tutte le forme di violenza e di aggressione.
E, dica, Santità, perché non ha pregato PRIMA? Perché non le è venuto in mente di lanciare appelli quando dall’altra parte di quel muro ogni giorno arrivava un terrorista a far strage di ebrei? Perché non è intervenuto quando ogni giorno in Israele saltava un autobus ad opera di quelli che, non essendoci il muro, entravano liberamente con i loro strumenti di morte? Perché non ha fatto sentire la sua voce quando a soffrire era solo la parte di qua del muro? Due sole parole, Santità, per concludere questo mio commento: si vergogni.



barbara


16 maggio 2009

CUBA ULTIMO ATTO (si spera)

E questo è l’ultimo dei post di quattro anni fa sugli ineffabili estimatori dell’ineffabile paradiso in terra creato dall’ineffabile regime di Fidel Castro.

E scende infine in campo il nostro Red Ronnie, portando nuovi e originali argomenti a favore della giustezza del manifesto da lui e da altri firmato:
«E' venuto con me Jovanotti - racconta - è impazzito»
Confesso che è dura rinunciare alla valanga di battute ad effetto che questa affermazione sollecita, ma sono forte, e resisterò. Anche per un senso di doveroso rispetto nei confronti della serietà dell’argomentazione portata. Dite di no? Che non vi basta? Niente paura, ne abbiamo delle altre:
«Il flautista Andrea Griminelli ha scoperto nei musicisti un entusiasmo incredibile».
Ecco: avete ancora il coraggio di dire che a Cuba vengono violati i diritti umani? Che hanno fatto male a firmare quel manifesto? Queste prove ancora non vi bastano? Ma siete proprio insaziabili, siete! Comunque non illudetevi che il nostro cappello a cilindro si sia svuotato: ne abbiamo ancora, di sorprese!
«Cuba me l'hanno fatta conoscere I Nomadi. E continuo ad andarci»
Su, avanti, provate ancora a fare gli spiritosi, adesso! Provate a dire che voi, se ve l’avessero fatta conoscere I Nomadi, non ci tornereste più! Provate a dire che là vengono violati i diritti umani!
Ma l’intervistatrice, Virginia Piccolillo, non è di quelle (ne conosciamo, oh se ne conosciamo!) che stanno in ginocchio davanti all’intervistato, e incalza:
Ma i dissidenti?
Qualcuno forse si immagina che una simile, banale, squallida domanda possa mettere in difficoltà il Nostro? Ma neanche per sogno!
«Quando uccisero tre persone – dice Ronnie - fu solo perché c'erano in programma 70 dirottamenti pagati dagli Stati Uniti, allora dovevano dare un segnale.
NOI, forse, avevamo dimenticato il famigerato “colpirne uno per educarne cento”; LORO no! Anche se qui in realtà ne hanno colpiti tre per educarne settanta, ma la matematica, come già abbiamo visto in un altro post, è solo un’opinione. Poi, magari, qualcuno potrebbe anche chiedere – sconsideratamente – perché mai non abbiano colpito anche quei settanta organizzatori di altrettanti dirottamenti, visto che sapevano con TANTA certezza chi e che cosa e come e quando, ma la risposta è estremamente semplice: non li hanno colpiti perché il regime cubano è buono e rispetta i diritti umani, ecco perché! Intendiamoci, comunque:
Sono contro la pena di morte. Sono un pacifista totale.
Di quelli senza se e senza ma. Quando si tratta degli Stati Uniti. Se si tratta di qualcun altro, beh, allora, ecco, cioè, praticamente, al limite ...
Però non possiamo essere ipocriti: dimenticare che in una parte di Cuba c'è Guantanamo»
Ecco, cioè praticamente al limite, se in una parte di Cuba c’è Guantanamo dove gli americani tengono i terroristi e non sempre rispettano tutte le garanzie legali, che saranno mai le galere dell’altra parte di Cuba, che saranno mai le celle di un metro cubo per reati di opinione, che saranno mai un po’ di fucilazioni, anche se i fucilati in realtà non avevano torto un capello a nessuno! Mica ci verrete a dire che questa è violazione dei diritti umani, spero!

Ecco: quattro anni fa avevo scritto “ultimo atto”, avevo aggiunto “si spera” ma, come abbiamo drammaticamente visto nei giorni scorsi, questo genere di speranze sembra davvero destinato ad andare sempre deluso, perché di gente orgogliosa di schierarsi dalla parte dei potenti e contro i deboli, fiera di stringere mani grondanti di sangue e di aggiungere la propria personale coltellata a chi già troppe volte è stato accoltellato, infaticabile nel sostenere la barbarie e combattere la civiltà, indefessa nel soccorrere i carnefici e colpire le vittime, di gente così, purtroppo, la mamma è sempre incinta.



barbara


15 maggio 2009

MI RICORDO

Mi ricordo, sì, mi ricordo (cit.), quel giorno di primavera di quattro anni fa quando, entrando, ho trovato tutti raggruppati in fondo alla classe, immersi in una accesa discussione. Poi, appena si sono accorti che ero arrivata, Daniela ha alzato la mano e, quasi con irruenza, mi ha chiesto: “Lei che cosa pensa del nuovo papa?” Ho risposto: “Beh, poteva andare meglio ma poteva anche andare peggio”. Mi sbagliavo: peggio di così dubito davvero che potesse andare, anche se fosse stato eletto Ruini. Ora abbiamo questo tizio che va in giro a blaterare che i palestinesi hanno diritto a uno stato indipendente, fingendo ipocritamente di ignorare che da oltre settant’anni i palestinesi e gli arabi tutti stanno lottando con tutte le armi a disposizione per impedire allo stato palestinese di nascere. Predica contro i muri senza una sola parola sulle cause che hanno portato alla creazione di quel muro – che per il 95% del suo tracciato non è muro affatto. Mostra infinita comprensione per le sofferenze palestinesi, ma per quelle della controparte si ferma, come tutti gli ipocriti della peggior specie, alla Shoah. Ha “visto con angoscia la situazione dei rifugiati” ma si guarda bene dal chiedere conto di come mai ci siano rifugiati palestinesi in territorio palestinese sotto giurisdizione e amministrazione palestinese, governato da anni dall’autorità palestinese, e di dove siano finite le decine di miliardi di dollari usciti dalle nostre tasche anche per risolvere la situazione dei rifugiati.
L’articolista Gian Guido Vecchi, poi, provvede ad aggiungerci del suo con la messa in evidenza della ridicola scritta sul muro “Voglio indietro la mia palla! Grazie!”: una palla che per sbaglio, giocando, scavalca “una colata di cemento alta otto metri”?! Suvvia, non siamo ridicoli per favore. E che dire di quell’accenno al fatto che “il papa tedesco di muri ne sa qualcosa”, quando il “suo” muro serviva per impedire alla gente per bene di uscire e alle idee di entrare, mentre questo serve per impedire ai terroristi di entrare e agli innocenti di farsi scannare come pecore al macello? È forse questo che disturba così tanto sia il papa che il signor articolista: che gli ebrei abbiano smesso di lasciarsi portare come pecore al macello?
E dunque no, l’impressione è che davvero peggio di così non poteva andare. Se un giorno incontrerò Daniela glielo dirò, che mi ero sbagliata.
(Avevo pensato, per un momento, di mettere una foto, ma quei due occhi loschi e sbiechi da serpe mi fanno troppo senso. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, spero davvero che non mi capiti mai di trovarmi faccia a faccia con l’anima di quell’uomo)

barbara


24 gennaio 2009

LETTERA DI UN ITALO-ISRAELIANO ALL’EUROPA

Cara Unione Europea, che deve decidere se condannarci per aver "sparato sul pianista" (installazione ONU a Gaza)

Sono Rodolfo Chur Ballardini, israeliano di lingua italiana e abito a Gerusalemme. Devo chiedervi se scendete ogni tanto dalle nuvole o preferite restare lassù a sentenziare in perfetta malafede. Ma come, lo sa tutto il mondo che nella Striscia di Gaza le istituzioni dell'ONU sono in mano ai terroristi di hamas e del fatah e voi state lì a discutere se condannare Israele per aver sparato su una installazione ONU che, non è una novità era un covo di delinquenti travestiti da miliziani, come li chiamate voi. Ci sono fotografie che dimostrano la tacita collusione dell'ONU, anche con hezbollah in Libano. Al riguardo personalmente diedi all'on. Bertinotti quando era presidente della Camera dei deputati italiani in visita in Israele, una foto nella quale si vede una postazione ONU nel sud del Libano a circa 50 metri dall'ingresso di un bunker dei terroristi libanesi scavato nella roccia a 30 metri di profondità ed ampio un miglio quadrato. Un lavoretto durato più o meno due anni. Forse i militari dell'ONU erano ciechi e sordi? O altro? E qui a Gerusalemme, non c'è un ebreo assunto nella palazzina dell'ONU, tutti arabi. Volete un consiglio spassionato? Condannatevi da voi per il colpevole silenzio durato un decennio durante il quale hamas ci ha tirato oltre 11000 missili e ancor prima quando avete lasciato che ci uccidessero bambini e donne nostre sugli autobus, nei caffè, nei ristoranti, nei centri commerciali. Forse i morti israeliani per mano di bastardi assassini erano meno meritevoli di attenzione dei morti palestinesi? sapete che vi dico? fottetevi voi e loro, maledetti infingardi. Avete persino rinnegato le vostre tradizioni ed origini ebraico cristiane pur di compiacere l'islam i cui barboni neri paludati di nero con turbanti alla Nasrallah vi inchiappetteranno. È solo questione di tempo. Usate 10 pesi e 10 misure ma l'importante è andare sempre contro Israele. Plaudo al governo italiano che ha dichiarato Israele baluardo contro il terrorismo anche dell'Europa. Non c'è uno stato europeo che abbia le mani pulite. E il sangue dei miei 6 milioni di correligionari trasuda dalla terra europea. Di Loro, 1 milione e 500.000 erano bambini. Non avete titolo per giudicarci ed ergervi a tribunali. Le vostre fondamenta poggiano sul mio sangue. Ah, la lingua italiana è meravigliosa quando si devono esprimere concetti con poche parole.

E i suoi concetti, che sono i concetti di chiunque sia dotato di capacità di intendere, sono chiari davvero.

barbara


16 gennaio 2009

ISRAELE DEVE RITIRARSI!

Un mio articoletto scritto quasi sette anni fa per Informazione corretta: purtroppo, quando si tratta di Israele, nessun testo rischia mai di apparire datato e superato.

Israele deve ritirarsi: lo dicono tutti. Lo dicono gli arabi, lo dice l'Europa, lo dice l'Onu, lo dice il Papa, lo dice Bush, lo dice la verduraia di Via Dante. Ci sono affermazioni che finiscono per acquistare forza di verità in virtù del numero e dell'intensità delle ripetizioni. C'è stato un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzare gli ebrei perché avevano assassinato Gesù Cristo, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché scannavano i cristiani per impastare le azzime, e poi un tempo in cui è diventato vero che bisognava ammazzarli perché stavano portando alla rovina la Germania. Adesso è diventato vero che Israele deve ritirarsi. Lo dicono tutti. Provate a chiedere perché debba ritirarsi: vi guarderanno come un marziano e vi risponderanno: "Ma lo dicono tutti che deve ritirarsi!" E Israele si ritirerà, certo che si ritirerà. Prima o poi - e a giudicare da come si stanno mettendo le cose è facile prevedere che sarà piuttosto prima che poi - sarà costretto a farlo. E per portare a termine il compito che si è prefisso - smantellare il terrorismo - sarà costretto ad accelerare. Il problema, come sanno tutte le casalinghe, compresa quella di Voghera, è che a fare le cose in fretta difficilmente si riesce a farle anche in modo accurato. E dunque Israele non potrà permettersi di lavorare, come ha detto qualcuno, "con lente d'ingrandimento e pinzetta" per stanare i terroristi: dovrà andarci con la mano pesante, ogni tanto sarà anche costretto a sparare nel mucchio. Naturalmente ci saranno più morti civili. E naturalmente la colpa sarà di Israele. E il mondo, una volta di più, sarà riuscito a dimostrare che "gli ebrei sono proprio nazisti". Qualcuno si è mai chiesto che cosa sarebbe accaduto se qualche anima bella si fosse messa a fare pressione sugli alleati perché interrompessero la loro lotta contro il terrore nazista? Se qualche banda di pacifisti fosse andata a fare da scudi umani ai tedeschi? Se mezzo mondo si fosse messo a protestare contro l'uso sproporzionato della forza? Il bombardamento di Dresda è stato, indiscutibilmente, un lavoro di bassa macelleria e le critiche, anche pesanti, non sono mancate, ma nessuno si è mai sognato di invocare sanzioni, di chiedere la rottura delle relazioni diplomatiche, di mettere in atto boicottaggi. A nessuno è mai venuto in mente di equipararli ai nazisti. Cosa che invece, chissà perché, accade regolarmente quando a muoversi sono degli ebrei, che immancabilmente diventano "i nazisti con la stella di David". E pochi, a quanto pare, se ne chiedono il perché. (E vai a leggere anche questo, dove nel frattempo sono passati altri due anni e mezzo, e continua a non cambiare niente)

barbara


15 gennaio 2009

AHORA QUE SE CALLEN LA BOCA ! ! !

Todos aquellos que durante los casi 8 años en los que la población civil del sur de Israel sufrió de continuos ataques con misiles Kassam desde La Franja de Gaza no abrieron para nada la boca y ahora, cuando después de un sin fin de advertencias, Israel reacciona y sale a defenderse, les pido que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que seguramente no tienen claro que hace 3 años que Israel se retiró de La Franja de Gaza, sacando de la misma hasta el último de sus soldados y desmantelando todos los poblados de la región, para lograr una completa desconexión entre la Franja de Gaza y el Estado de Israel, con mucho dolor para muchos de nuestros hermanos, pero desgraciadamente en lugar de dedicarse a construir un Estado, se dedicaron a la destrucción y el terror originado en Gaza nos persiguió y nos persigue sin justificativo alguno, hasta el otro lado de la frontera y nadie abrió la boca ante las continuas agresiones que hemos sufrido y son muchos los que se apuran a condenar a Israel cuando su paciencia no puede más, es mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no abrieron la boca para nada, mientras la población civil de Israel de los alrededores de la Franja de Gaza recibían y continúan recibiendo una interminable lluvia de misiles Kassam, morteros, cohetes Grad, Katiushas y otras porquerías, sería conveniente que lean las declaraciones del Sábado , del Ministro de Relaciones Exteriores egicio, Ajmed Abu El-Rish, quien dijo: "Les dijimos (a los dirigentes de Hamas) que cesen los disparos continuos de misiles, ya que Israel iba a concretar sus amenazas de reaccionar y ellos no quisieron escucharnos, por eso la responsabilidad recae sobre ellos..." Y después de una opinión tan certera, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no abrieron la boca para nada durante los 6 meses que duró la supuesta "tahadía" o tregua entre Hamas e Israel, a la que se llegó por mediación de los egipcios, que finalizó hace unos pocos días, sin que nunca haya comenzado de hecho, ya que los palestinos no cesaron de disparar, si bien tratando de crear una sensación de "tranquilidad aparente" y a pesar de las continuas advertencias de Israel, no hicieron nada para que la situación no llegue a un extremo tal que Israel no tenga más remedio que reaccionar para defender a su población civil y todos esos que ahora se apuran en criticarnos por eso, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que irremediablemente critican a Israel cuando sale a defenderse por su reacción desproporcionada, probablemente pretenderán que Israel debería devolver misil por misil, a cada uno de los más de 3.800 que fueron disparados sobre su territorio y sobre su población civil. ¿Esa sería una respuesta proporcional? ¿O tal vez en vez de atacar los objetivos de Hamas, cuarteles, depósitos, campamentos, debería hacerlo sobre la población civil en general, sin distinción alguna, como lo hacen los terroristas de Hamas? Y si no pueden entender que Israel se defiende y se defenderá cada vez que sea agredida, lo más contundentemente posible, cuando después de aguantar y aguantar, se vea obligada a reaccionar, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que ven solamente una cara de la moneda, solamente cuando Israel sale a defenderse y entonces se apuran en gritar y patalear acusádonos de agresores, sería conveniente que repasen las declaraciones de un ilustre visitante que tuvimos en Sderot, meses atrás, quien dijo: "Si mi casa fuese atacada y en la misma se encontrasen mis dos hijas, yo no escatimaría esfuerzos en tratar de defenderlas y abatir al agresor...". El visitante, fue el entonces Senador Barak Obama, Presidente electo de los Estados Unidos. Y después de leer una declaración tan clara y precisa, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no entienden que estamos inmersos en una verdadera Guerra, contra el Fundamentalismo Islámico que proviene de Iran y que se abate sobre nosotros por medio del Hizbalah en el Líbano y el Hamas o la Yihad Islámica en la Franja de Gaza, o los que tratan de no darse cuenta de la verdadera realidad en la que Israel se ha convertido en un verdadero bastión ante las fuerzas retrógradas que quieren extenderse por el mundo todo, sería mejor que ahora... se callen la boca.
Todos aquellos que no pueden entender que por sobre todo queremos tranquilidad, paz y el fin de la violencia entre ambos pueblos, pero son nuestros enemigos quienes aseguran que no quieren reconocer a nuestro Estado y que el objetivo que persiguen es la destrucción de la "entidad sionista", como ellos nos llaman peyorativamente.
Todos aquellos que no llegan a entender que lamentamos, que nos duele cada una de nuestras víctimas y que no nos alegramos ni festejamos por las víctimas que sufren nuestros enemigos, pues por sobre todo queremos "vivir en paz" y no "morir heroicamente", a todos les pedimos que ahora... se callen la boca.
...Y si quieren decir algo, que se lo vayan a decir en la cara a los líderes del Hamas, que son los verdaderos responsables en haber desencadenado esta nueva ola de violencia en la región y si no se animan a hacerlo,
por lo menos ahora... que se callen la boca! ! !

E tanto per non rischiare di dimenticare che è solo con Israele che ce l’abbiamo, mica con gli ebrei, diocenescampieliberi, diamo un’occhiata anche a questo.

barbara


27 maggio 2008

I REDENTI

Ovvero come inneggiare al duce, come primeggiare fra i suoi entusiastici sostenitori, come aderire a tutte le iniziative del fascismo, come sgomitare per ottenere l’onore di scrivere nei giornali di partito, come implorare – non sempre con eccessiva dignità - la grazia di farsi pubblicare un articolo … e poi rifarsi una verginità. Perché è un fatto: le folle oceaniche che riempivano le piazze in occasione dei discorsi di Mussolini non erano, come quelle che applaudivano Ceausescu, fatte di gente prelevata dalle fabbriche e portata lì a forza con i camion, e tuttavia il giorno successivo al fatidico 25 luglio l’Italia era popolata da decine di milioni di antifascisti, a partire dagli “intellettuali”. Qualcuno ammettendo, sommessamente, di averci creduto e di essersi finalmente accorto di avere sbagliato; molti proclamandosi fieramente antifascisti della prima ora, e spiegando di avere sempre fatto il doppio gioco, di avere intensamente contribuito a erodere il fascismo dall’interno e rivendicando, dunque, il diritto di sedersi dalla parte dei giusti. Menzogne che I redenti svela con abbondanza di documenti dai quali emerge, tra l’altro, un elemento comune a tutti i protagonisti di questa vicenda: un incontenibile, profondo, viscerale antisemitismo. Un libro davvero prezioso per la quantità di informazioni che offre e dunque consigliato a tutti, ma per affrontare il quale è necessario non avere paura di veder crollare un discreto numero di miti, di veder affondare nel fango dell’adulazione, del servilismo, del più becero pregiudizio coloro che per una vita avevamo considerato i cavalieri senza macchia e senza paura della lotta antifascista, gli eroi delle battaglie per la libertà e la democrazia, i rappresentanti duri e puri, senza cedimenti e senza compromessi, del glorioso partito comunista. Se non avete paura di tutto questo, leggetelo.

Mirella Serri, I redenti, Corbaccio



barbara


26 marzo 2008

SETTE UOMINI

Se per caso qualcuno si chiedesse se ci sia un nesso tra il fatto che stavo mangiando una crema di funghi in busta – non nel senso che la stavo mangiando nella busta ma nel senso che l’ho comprata nella busta e non fatta io, per mangiarla invece l’ho messa nel piatto – e il ricordo che mi è venuto in quel momento, la risposta è che non lo so. Fatto sta che mi è venuto in quel momento. E il ricordo è di quella domenica pomeriggio a casa di mia nonna, che ad un certo momento si sono messi a parlare di Barbara Hutton – alla quale, per inciso, devo la scelta del mio nome - e del fatto che aveva avuto sette mariti. E M. sembrava davvero sconvolta da questa circostanza, e tra l’incredulo e l’inorridito continuava a ripetere: “SETTE mariti! No, dico, vi rendete conto che quella donna è andata a letto con SETTE uomini?! Quella non è una donna, quella è un mostro!” Io, all’epoca, avevo quindici anni, ed ero profondamente convinta che andare a letto con più di un uomo nel corso della propria vita fosse una cosa molto brutta – solo nel caso che una fosse rimasta vedova il numero totale sarebbe potuto salire fino a due, ma naturalmente se una non si fosse sposata anche uno solo sarebbe stato decisamente troppo. Ero, dicevo, profondamente convinta di questo, e del fatto che Barbara Hutton sarebbe sicuramente andata all’inferno, però chiamarla mostro, sinceramente, mi pareva un tantino esagerato. Poi, qualche anno dopo, sono venuta a sapere che M. di mestiere faceva la squillo, e con sette uomini non arrivava neanche da pranzo a cena. (Volete sapere anche se c’è un motivo per cui ho fatto questo post adesso? Beh, mi dispiace, ma non so neanche questo. Certo che siete ben curiosi voi, eh!)



barbara


4 marzo 2008

E CI RISIAMO

Ripropongo un mio articoletto di sei anni fa. Ma potrei benissimo averlo scritto sei mesi fa, o sei giorni fa, o sei minuti fa. Purtroppo …

Era successo nel 1948. È successo di nuovo nel 1967. È tornato a succedere nel 1973: Israele viene attaccato. Non perché abbia fatto qualcosa da cui ci si debba difendere, non perché ne abbia fornito un qualche pretesto, no: Israele viene attaccato perché Israele delenda est. Viene attaccato e le prende (non dimentichiamo che la guerra del 1967 era stata preceduta da oltre 2000 incursioni armate in territorio israeliano; incursioni alle quali - ironia della storia - Israele non aveva mai risposto per non rischiare di far scoppiare una guerra). Israele le prende e l'Europa sta a guardare, il mondo sta a guardare, l'ONU sta a guardare. Poi Israele si rinfranca, si organizza, forse qualcuno comincia a pensare: "Se guerra dev'essere, ebbene, che guerra sia", e comincia a pestare di santa ragione, comincia a prendere il sopravvento ed ecco - miracolo! - improvvisamente l'Europa si accorge, il mondo si accorge, l'ONU si accorge che c'è una guerra in Medio Oriente, una guerra che, come tutte le guerre, è brutta sporca e cattiva, una guerra che giustamente ripugna alla nostra coscienza civile, una guerra che non possiamo stare a guardare indifferenti: dobbiamo intervenire, dobbiamo rimboccarci le maniche, dobbiamo fermarla. E la fermiamo, infatti, lasciando Israele non vincitore, i suoi nemici non sconfitti e pronti a ricominciare alla prossima occasione. E un anno e mezzo fa, puntuali, hanno ricominciato. Per un anno e mezzo il mondo, come da copione, è stato a guardare. Dopo un anno e mezzo di terrore, finalmente, Israele si è deciso a combattere sul serio e sta cominciando a prendere il sopravvento su chi lo vuole distruggere. E il mondo - immancabile miracolo - ha cominciato a mobilitarsi per fermare la guerra e impedire ancora una volta a Israele di avere ragione dei suoi nemici e garantirsi una volta per tutte il diritto all'esistenza. Poi, a missione compiuta, andremo a dormire soddisfatti per la buona azione compiuta. E fra due, o cinque, o dieci anni, torneremo a piangere per i poveri martiri, talmente disperati da non avere altro desiderio che di morire ammazzando più ebrei possibile. E a mobilitarci per fermare la prossima guerra. Ora e sempre nei secoli dei secoli, amen.

barbara


4 marzo 2008

ZEVA ADOM

Allarme!
Allarme rosso!
Zeva adom...zeva adom....zeva adom, in questi ultimi giorni la voce metallica dell'altoparlante lo grida ininterrottamente mentre le sirene suonano.
Zeva Adom e la gente di tutto il sud di Israele incomincia a correre verso i rifugi, sa di avere dai 10 ai 15 secondi per salvarsi. Provate a correre contando fino a dieci e vediamo dove arrivate.
In 24 ore sono caduti più di 100 kassam, in altre 12 ore altri 100.
Ashkelon che si trova a nord di Sderot, sul mare, è stata bombardata da decine di missili Grad. Uno dei primi si è conficcato nel cortile dell'Ospedale Brazilai, ancora 5 metri ed era strage, altri sono finiti su case, strade, provocando feriti e tanto panico.
A Sderot, Osher, otto anni, ha una gamba di meno ed è ancora in coma farmacologico, un altro bambino, 7 anni, lo abbiamo visto che si guardava il braccio e poi si è messo a gridare "dove è il mio braccio? mamma mamma mamma dove è il mio braccio".
Ronnie che studiava e si trovava in pausa nel campus del College, è stato centrato in pieno.
Lascia quattro bambini.
Poi c'è la follia provocata dal panico, la gente che non riesce più a vivere, i bambini che hanno paura di spostarsi da una stanza all'altra di casa. Gli ospedali pieni di feriti nel corpo e nell'anima, quante generazioni dovranno passare senza guerre e terrorismo per guarirli e rendere normale la loro vita.
Loro, i palestinesi, vogliono avere figli martiri.
Lo dicono, lo urlano in tutte le salse, lo fanno dire a cartoni animati, a Micky Mouse, a coniglietti, lo fanno cantare ai loro bambini già violentati nel cuore dalle loro famiglie e da chi dovrebbe educarli.
"Ammazzeremo gli ebrei e li mangeremo" dice una bella bambina alla TV palestinese.
"Ammazzeremo i danesi che hanno insultato Maometto e li mangeremo", ripete tutta contenta.
Vogliono figli di odio, vogliono figli terroristi, vogliono figli martiri assassini.
Noi no! Noi li vogliamo vivi i nostri figli, li vogliamo belli, fiorenti, pieni di gioia, di orgoglio, di amore. Noi non vogliamo martiri. Noi non vogliamo guerre e sono 60 anni che ci obbligano a prendere le armi per difenderci dalla loro maledetta violenza, dal veleno del loro odio!
Due anni fa sono stati trascinati via dalle loro case e dal paradiso che avevano creato col loro lavoro 9000 ebrei, famiglie, bambini sradicati, trascinati via nella speranza di avere la pace in Israele e questo è il risultato del loro sacrificio.
E adesso?
Adesso Israele, dopo decine e decine di avvisi, ha mandato l'esercito a Gaza nel tentativo di fermare i missili e...sapete cosa sta succedendo?
Indovinate.
Tutto il mondo è in piedi a protestare "basta... finitela...bastardi di ebrei.... guardate...ammazzate i bambini... tornate indietro e fatevi bombardare ".
Sì, proprio questo dicono le brave persone dai loro salotti e che i palestinesi abbiano ammesso che i bambini sono morti a causa di un kassam che aveva sbagliato strada piombando su una casa palestinese, non ha importanza. Nessuno lo ha capito.
Sì, fino a ieri tutti zitti, morti e feriti in Israele, panico tra la gente, missili a diluvio e l'opinione pubblica dormiva tranquilla, i media invece si preparavano zitti zitti quatti quatti a imbrogliare i dormienti prevedendo che Israele non poteva più rimandare l'attacco a Gaza.
Da ieri si sono svegliati tutti ed è incominciata la solita musica tradizionale degli insulti, delle accuse, della demonizzazione. Si rincorrono sul web, chi più ne ha più ne metta.
Sì, si è svegliata anche Condie Rice e domani arriva a Gerusalemme.
Cosa ci vorrà dire?
Ricominceranno anche stavolta i balletti come con la guerra in Libano?
Fermi, non sparate, ritiratevi, bastardi cattivi, lasciate in pace Nasrallah.
Questa volta diranno:
Fermi, non sparate, ritiratevi, bastardi cattivi, lasciate in pace hamas.
Dalema si sta già lustrando i baffetti pensando alle brutte cose che dichiarerà contro Israele, e Vattimo?
L'esimio prof Vattimo che accusa Israele di nazismo, che manda messaggi a un suo collega ebreo salutandolo con un "sig heil". Che dirà Vattimo adesso che Israele SI STA DIFENDENDO
Un'amica sul mio blog ha suggerito di raccogliere tutti i 7000 missili caduti su Israele negli ultimi anni e di portarli davanti al Palazzo dell'ONU. Faccio mia la sua proposta sperando possa essere raccolta e attuata. Una bella montagna di missili davanti ai quali far sfilare tutti i paesi membri mentre suona la sirena e quella voce metallica registrata che grida "Zeva adom....zeva adom ...zeva adom...allarme rosso..." ogni pochi secondi.
Mi piacerebbe vedere quanto tempo resisterebbero i nervi dei membri delle Nazioni Unite pur senza quei 10 secondi di corsa folle verso un rifugio, pur senza il pericolo che il missile ti cada in testa o colpisca i tuoi figli.
Signori del mondo, signori giornalisti, signori politici in Europa e in USA lasciate perdere, lasciateci stare, voi avreste resistito molto meno di Israele, cercate di non insultarci troppo, provate, per una volta, a capire che ci stiamo difendendo da gruppi di belve immonde che hanno rifiutato terra e proposte di dialogo pur di avere la soddisfazione di farci annegare nella disperazione.
Io spero che questa volta Israele non si faccia fermare da nessuno di voi, burocrati e ipocriti pacifisti.
Che Dio protegga i nostri ragazzi che sono là a rischiare la vita per salvare il nostro Paese dalla barbarie del nemico.

Deborah Fait
www.informazionecorretta.com

Io temo invece che le speranze di Deborah siano solo illusioni.

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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