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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


28 novembre 2010

CATTIVA

Era la mia vicina di tavolo nell’albergo al mare, una ventina d’anni fa. Sessantasettenne. Zitella. Vergine (me l’ha detto lei). Maestra in pensione. Un giorno si è messa a raccontarmi di quando frequentava l’istituto magistrale, e aveva una professoressa “cattiva, ma cattiva, ma cattiva guardi che neanche se lo può immaginare. Un’ebrea. Infatti poi l’hanno eliminata”.
Da cui si deduce che
a) l’appartenenza all’ebraismo (alla razza ebraica?) è esauriente spiegazione per la sua disumana cattiveria
b) l’eliminazione ne è stata la giusta punizione
E mi chiedo: in quarant’anni di cattedra, quante generazioni di bambini avrà “formato” quella donna?

barbara


24 febbraio 2008

E QUESTA VE LA BECCATE

… se riuscite a leggerla (io non ci sono riuscita).

Firenze: professori e corsi di laurea

Si stanno mettendo a punto per il prossimo triennio i nuovi curricula disciplinari relativi al percorso che, nei vari corsi di laurea triennali e specialistici, dovranno dal prossimo anno essere seguiti dagli studenti dell’ateneo fiorentino e, dunque, della facoltà di Lettere. Risulta così che a seguito delle disposizioni del decreto Mussi per l’università messo in pratica immediatamente e senza discussione alcuna, molti professori ordinari siano stati costretti ad insegnare nel triennio, per garantire la «qualità» del corso di laurea, mentre professori associati e ricercatori siano stati assegnati all’insegnamento nei corsi di laurea specialistica. Premesso che le carriere universitarie sono tali per cui molti associati e ricercatori sono scientificamente validi quanto e talvolta anche più degli ordinari, risulta tuttavia quanto meno bizzarra la forzata assegnazione dei professori ordinari proprio a quel livello di studi che richiede una formazione di base e non specializzata. Da ciò logicamente consegue sia lo spreco di potenzialità scientifiche che il rischio di una dequalificazione della laurea specialistica con la successiva e ipotizzabile emigrazione degli studenti più accorti verso quegli atenei che garantiranno l’offerta di docenti «pienamente maturi», come si afferma nelle relazioni concorsuali, per l’insegnamento delle discipline relative alle lauree specialistiche.
Maria Carla Papini
Ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea
Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze

Questa lettera è stata pubblicata sul Corriere della sera, e adesso l’ho dovuta leggere per forza perché lo scanner si è rifiutato di elaborarla, e dopo il quinto tentativo andato a vuoto mi sono dovuta rassegnare a trascriverla a mano. Bene, questo è un testo scritto da una professoressa di letteratura italiana: una che si lamenta per il fatto di essere stata costretta a insegnare a un livello inferiore alla propria qualificazione, e che dimostra al di là di ogni possibile dubbio di non avere la più pallida idea di che cosa sia la lingua italiana, con frasi più contorte di un ulivo esposto al vento di tramontana, con punteggiatura a cazzo e consecutio da fare concorrenza ai clienti di topgonzo, con affermazioni che non si capisce se si riferiscano al passato o al futuro, e da quel poco che si riesce a capire in questa prosa scalcinata e sconclusionata, una cosa emerge chiara: la signora non ha la minima idea di che cosa sia l’insegnamento e quali siano i requisiti per esercitarlo.
Aggiungo che la signora Papini è stata mia collega all’università di Mogadiscio. Una volta mi è capitato di fare una supplenza in una sua classe. Sfogliando i quaderni dei suoi studenti ho avuto modo di constatare che, scrivendo quello che sentivano da lei, i loro scritti erano pieni di diesci, undisci, dodisci, tredisci, quattordisci … Per produrre questi esaltanti risultati prendeva, nel 1987, circa 8000 dollari al mese (come assistente universitaria era A2, mentre io ero A5 e guadagnavo poco più della metà). Queste sono le cose che rendono evidente quanto l’istruzione in Italia sia in un vicolo cieco.

barbara


18 novembre 2007

ANCORA

un piccolo ricordo dedicato ad Andrea. E lo guardo e riguardo, e ogni volta mi sconvolge vedere questo scheletro ricoperto di pelle con gli abiti appesi intorno, questo collo da pulcino perso nel colletto della camicia, e vedere poi quel sorriso, e il calore che ne promana, e la serenità che ne scaturisce, a pochi giorni dalla morte, e questo amore immenso per la sua donna, e per la vita, e per tutto e per tutti, questa riconoscenza per ogni attimo in più che gli viene concesso ... Quale lezione, Andrea, quale straordinaria lezione hai dato a tutti noi



barbara

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