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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


26 aprile 2010

IERI 25 APRILE, COMMEMORAZIONE DELLA LIBERAZIONE

E poiché un ruolo imprescindibile nella nostra liberazione ha avuto la Brigata Ebraica, ne voglio ricordare qui l’istituzione.

I moderni Maccabei della Brigata Ebraica

Sessant’anni fa gli inglesi decisero, a malincuore, di istituire una forza armata ebraica che avrebbe preso parte alla parte finale del secondo conflitto mondiale a fianco degli Alleati contro la Germania nazista. Salutati come la moderna incarnazione dei Maccabei, i soldati della Brigata Ebraica lottarono per la sopravvivenza di Israele, sia dentro che fuori del campo di battaglia.
L’idea di un esercito ebraico moderno era ben presente nel pensiero di Vladimir Ze’ev Jabotinsky, leader del movimento sionista revisionista (precursore del moderno Likud). Per lui la rinascita della forza militare ebraica era il necessario preludio della rinascita dello Stato ebraico, e nei suoi scritti, il giornalista scrittore e politico di Odessa, cita proprio i
Maccabei come modello ispiratore per i giovani della sua generazione.

Durante la prima guerra mondiale, Jabotinsky e altri dirigenti sionisti esercitarono pressioni su Londra per creare una forza militare ebraica in grado di contribuire allo sforzo bellico degli Alleati. Un volantino per il reclutamento nella Legione ebraica, dichiarava: "La stella di Davide che ha guidato l'esercito dei Maccabei, di gloriosa memoria, nelle battaglie per la liberazione di Israele più di 2.000 anni fa, può sventolare ora di nuovo per condurre gli uomini ebrei verso una libera terra di Israele, per un nuovo popolo libero. " E ciò avvenne - la Legione ebraica svolse un ruolo importante nella liberazione britannica della Palestina dai Turchi.
Dopo l'invasione tedesca della Polonia nel 1939 Jabotinsky chiese agli inglesi di creare una nuova forza armata ebraica, in grado di partecipare alla guerra contro Hitler. Londra inizialmente respinse la proposta, considerandola un avvio al processo di costituzione di uno Stato ebraico, paventando la reazione rabbiosa degli arabi. "Un esercito ebraico non può essere dissociato dal nazionalismo ebraico," disse funzionario dell'Ufficio Esteri ad un collega. "Una nazione ebraica, sostenuta da un esercito ebraico sotto una propria bandiera è solo il primo passo verso la piena realizzazione del sionismo
politico".
Jabotinsky quindi rivolse la sua attenzione verso Washington, compiendo un viaggio verso gli Stati Uniti, all'inizio del 1940, per cercare sostegno per l'idea di un esercito degli ebrei. Dopo la morte di Jabotinsky, la campagna ebraica per un esercito nazionale fu guidata da due dei suoi seguaci, Hillel Kook (meglio conosciuto come Peter Bergson) e Benzion Netanyahu (storico e padre dell’attuale Primo ministro di Israele).
Il loro "Comitato per un esercito degli ebrei palestinesi", utilizzò tattiche forse non ortodosse, ma sicuramente efficaci, come ad esempio annunci a tutta pagina sui giornali, e azione di lobbying verso membri del Congresso. La campagna per l’impegno militare ebraico attirò l'appoggio di numerosi esponenti politici, dirigenti sindacali e intellettuali di spicco. Ottenne con successo l’appoggio di molte stelle di Hollywood e Broadway, grazie agli sforzi del drammaturgo Ben Hecht e dell’attrice Stella Adler.


Il sostegno all’idea di un esercito ebraico attraversò l’opinione pubblica americana abbattendo le barriere razziali. I suoi sostenitori inclusero rappresentanti afro-americani come il leader laburista A. Philip Randolph, lo scrittore Langston Hughes e l'intellettuale W.E.B. DuBois.
Il Dipartimento di Stato si mostrò contrario alla proposta dell'esercito ebraico per il fatto che tale mobilitazione stava avendo un effetto "allarmante", suscitando il sentimento anti-americano nel mondo arabo. Ma Bergson raggiunse notevoli progressi nel conquistare simpatie presso il ministero della Guerra, ottenendo il sostegno del ministro della Guerra Henry Stimson, del Capo della Marina Frank Knox e del suo vice Adlai Stevenson.

Intanto i dirigenti sionisti proseguirono nel loro lavoro di convincimento verso i funzionari britannici. Grazie ai loro sforzi, alla fine Londra si convinse che la creazione di una forza combattente ebraica era necessaria per impressionare l'opinione pubblica americana. Winston Churchill spiegò la sua decisione del 1944, che portò alla creazione della Brigata Ebraica, in questi termini: "Mi piace l'idea degli ebrei vogliano combattere contro gli assassini dei loro connazionali in Europa, e penso che ciò, se si realizzasse, darebbe una grande soddisfazione agli Stati Uniti ".
I 5.500 soldati della Brigata Ebraica entrarono finalmente in azione nei primi mesi del 1945. Si distinsero nella lotta contro i tedeschi in diverse battaglie importanti. Nell’estate del 1945 presidiarono il confine austro-italiano, facilitando da questa posizione strategica il transito dei sopravvissuti dell'Olocausto verso la Palestina. Molti veterani della Brigata divennero membri attivi nel "Bricha" il movimento clandestino che permise l’immigrazione di migliaia di profughi ebrei in Terra Santa.
Più tardi, i veterani della Brigata hanno messo a disposizione la loro esperienza militare, guadagnata sui campi di battaglia d’Europa, per aiutare la sopravvivenza di Israele nella Guerra d'Indipendenza del 1948 contro gli eserciti arabi invasori.
Come i Maccabei dell’antichità, i soldati della Brigata Ebraica contribuirono alla libertà del loro popolo. Il loro straordinario coraggio e la devozione superarono ostacoli incredibili, e, ancora una volta, si può dire che i pochi prevalsero sui molti.

Kislev 26, 5765 / 09 December 04
Dr. Rafael Medof
Direttore del David S. Wyman Institute for Holocaust Studies (fonte)

E abbiamo visto, negli ultimi anni, presi a insulti e sputi questi gloriosi combattenti per la nostra libertà, abbiamo visto bruciare le loro bandiere, abbiamo visto prendere a insulti e sputi perfino i superstiti dei campi di sterminio, ma noi non ci arrendiamo, e la nostra bandiera continua e continuerà a sventolare alta nel cielo.


foto cortesemente fornita da Fuori dal Ghetto

E mentre gli uomini combattono con armi leali, i vermi che di putridume si nutrono e putridume producono, preferiscono combattere così.


barbara


8 dicembre 2009

LETTERA AL MAESTRO




L’ho ritrovata in fondo a un cassetto, sopravvissuta a traslochi e pulizie. Bella, vero? Dignitosa, pacata, quasi nobile. Discretamente corretta e in bello stile, se si considera che l’autore è un contadino di madrelingua tedesca con la quinta elementare. Manca qualche dettaglio, sicuramente per non rischiare di rendere ancora più lunga questa già quasi troppo lunga lettera, e allora lo voglio aggiungere io, che di problemi di lunghezza non ne ho.
Per esempio si potrebbe raccontare di quando la cara moglie, il giorno prima di morire di cancro, è stata costretta ad alzarsi dal letto per stirargli le camicie (“perché ormai stai proprio per morire, e se aspetti non fai più in tempo”). O di quando, qualche giorno prima, le aveva portato a casa la bara e gliel’aveva messa in camera (“Così è pronta. Tanto fra poco muori”). O di quando uno dei figli, a quattro anni, si è rotto una gamba e allora lo ha infilato in una gerla che si è caricato sulla schiena, per portarlo all’ospedale. Arrivato a fondovalle ha pensato bene di fermarsi all’osteria per rifocillarsi con un sorso di grappa. E dato che un’osteria non è davvero il posto più adatto per un bambino di quattro anni, ha lasciato la gerla col bambino fuori della porta. E poi sai com’è, un grappino e due chiacchiere e un bicchiere di vino e una partita a carte, e insomma del bambino si è completamente dimenticato. Se ne è ricordato solo quando lo ha ritrovato all’uscita, verso mezzanotte, ormai quasi completamente assiderato. Oppure si potrebbe raccontare di A., la figlia maggiore, che da quando la mamma si è ammalata ha dovuto fare da mamma ai dieci fratelli più piccoli, e badare alla casa. E quando la mamma è morta – aveva dodici anni – l’ha dovuta sostituire anche nel letto paterno. Forse otto anni più tardi, al momento della stesura di questa lettera, faceva parte anche lei dei “tanti figli sfuggiti” ai tentacoli della piovra, e per questo il letto era freddo.
Il cognome e il paese li ho cancellati per rispetto ai figli. E soprattutto alla dolcissima A., che con una madre malata a cui fare da infermiera e dieci bambini a cui fare da mamma non è mai venuta a scuola una sola volta senza avere studiato, né senza compiti, né senza sorriso. Scomparsi, diligenza e sorriso e attenzione e interesse e tutto, quando il compito di infermiera è cessato e ne è subentrato un altro. Non ho più saputo niente di lei. Spero tanto che sulla sua strada abbia incontrato qualcuno capace di farle dimenticare il padre infame e a farle tornare il sorriso.

barbara


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4 agosto 2008

SUPERIORITÀ MORALE?

Quelli che seguono sono brani di dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a vari programmi televisivi dal terrorista infanticida Samir Kuntar, scarcerato da Israele il 16 luglio (in cambio delle spoglie dei due ostaggi assassinati da Hezbollah Eldad Regev ed Ehud Goldwasser).

TV Al-Manar, 16.07.08
Samir Kuntar: "L'arma è… una attitudine che è diventata una cultura della resistenza. È diventata la cultura delle generazioni che realizzeranno il sogno di annientare quella entità predatoria [Israele]. Permettetemi di commemorare un grande e leggendario comandante, l'eroe mujahid [combattente della jihad] e martire Imad Mughniyeh [il capo di Hezbollah per le operazioni terroristiche all'estero, responsabile di attentati con centinaia di vittime innocenti, ucciso a Damasco lo scorso febbraio). Voglio dire solo una cosa: Hajj Imad, saremo degni del sangue da te versato solo quando costringeremo questo nemico a rimpiangere i tuoi giorni".

TV Al-Manar, 17.07.08
Samir Kuntar: "Ieri a quest'ora ero nelle mani dei nemici. Ieri a quest'ora ero ancora nelle loro mani. Ma adesso non c'è nulla che desidero di più che incontrarli di nuovo. Chiedo ad Allah di farlo accadere presto. Si illude chiunque pensi che la liberazione delle terre libanesi e delle Fattorie Shabaa [conquistate da Israele alla Siria nel 1967, ma dal 2000 reclamate dal Libano come pretesto anti-israeliano] possa portare alla fine di questo conflitto".

TV Al-Jadid, 18. 07.08
Samir Kuntar: "C'è un morbo, in questa regione, chiamato Stato di Israele, che noi chiamiamo 'entità predatoria'. Se non poniamo fine a questo morbo, ci perseguirà sino in capo al mondo. Per questo è meglio sbarazzarsi di lui".

TV Al-Manar, 17.0708
Samir Kuntar: "Hezbollah ha continuato a cercare i dispersi, vivi o martiri. Non aveva nessuna ragione per compiere un'operazione in mio favore se non la sua fede nel valore della vita umana [sic]. Ricordo che il segretario generale [Nasrallah] una volta ha detto: 'Se Samir Kuntar è in prigione, significa che tutto il Libano è in prigione'. Ecco il valore della vita umana".

TV Al-Jadid, 21.07.08
Sceicco Atallah Hamoud, capo dell'Associazione Libanese per i Prigionieri e i Prigionieri Rilasciati: "Ecco un dono [un mitra] da parte della resistenza islamica per l'eroe liberato, il tenente colonnello Samir Kuntar. Mujahideen [combattenti della jihad] come Samir Kuntar e i suoi fratelli non si curano di se stessi perché hanno votato se stessi alla resistenza, alla causa, alla patria".
Voce narrante: "Il dono speciale della resistenza si combina con le parole di Kuntar, che ha giurato che questo mitra farà la sua parte nel vendicare il sangue dei martiri".
Samir Kuntar: "Questo è il più bel regalo, dopo la libertà stessa. Desidero porgere il mio saluto alla resistenza islamica e al segretario generale Nasrallah per la loro fiducia. Innanzitutto, questo è il modo con cui la resistenza islamica riafferma la sua fede in me come combattente. In secondo luogo, questo mitra farà la sua parte, ad Allah piacendo, nel vendicare il sangue di Imad Mughniyeh".

TV Future, 22.07.08
Samir Kuntar: "Se mi domandate se ho ucciso degli israeliani, sì l'ho fatto, Allah sia lodato, e ne sono orgoglioso. Se ne avrò la possibilità, ad Allah piacendo, ne ucciderò ancora. Per quanto riguarda i bambini, questa è un'altra storia. Una ragazzina venne uccisa durante l'operazione, nel fuoco incrociato. In tutte le operazioni che comportavano la cattura di ostaggi israeliani, gli ostaggi vennero sempre uccisi dai proiettili delle forze israeliane. Lo stesso è avvenuto nella mia operazione".
Intervistatore: "Cosa ha studiato [in carcere]?"
Samir Kuntar: "Scienze sociali".
Intervistatore: "Ha completato il suo master?"
Samir Kuntar: "No, me lo hanno impedito. Altri fratelli [in carcere] hanno completato il master, ma a me l'hanno impedito per ragioni che non conosco".
Intervistatore: "Intende completarlo ora?"
Samir Kuntar: "No. Ad Allah piacendo, farò un master diverso".
Intervistatore: "In cosa?"
Samir Kuntar: "Un diploma di master in resistenza armata".
Intervistatore: "Dunque Samir Kuntar questa sera sta dichiarando che…"
Samir Kuntar: "L'ho già dichiarato".
Intervistatore: "Ha dichiarato che avrebbe fatto parte della resistenza, ma oggi lei sta dicendo che sarà un combattente armato e che condurrà operazioni militari per la resistenza islamica".
Samir Kuntar: "Senza il minimo dubbio".
Intervistatore: "E' una cosa già decisa?"
Samir Kuntar: "Certamente, certamente, certamente. Lo dico tre volte".
(MEMRI, 23 luglio 2008 - da israele.net)

Queste sono le dichiarazioni dell’uomo che ha assassinato a sangue freddo una bambina di quattro anni, dopo averne assassinato il padre davanti ai suoi occhi, fracassandole la testa col calcio del fucile e poi afferrandola per i piedi e sbattendola contro una roccia per finirla. Qualcuno davvero pensa che l’averlo liberato in cambio dei cadaveri dei due soldati assassinati rappresenti una superiorità morale? L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno condannato a morte – senza processo: bella democrazia! – centinaia di israeliani innocenti, donne, vecchi, bambini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame si sono resi complici attivi dell’assassinio di tutti gli innocenti che finiranno nelle mani di questi terroristi e di tutti quelli che verranno rapiti per scambiarli con altri assassini. L’unica verità è che Olmert e la sua cricca infame hanno le mani grondanti di sangue. Altro che superiorità e vittoria morale!



barbara


27 marzo 2008

FINO A QUANDO?

Due anni fa aveva violentato due sorelline, ma era stato scarcerato per decorrenza dei termini. Adesso ha violentato una bambina di quattro anni; l’identificazione è stata fatta per mezzo del liquido seminale trovato addosso alla bambina.
E che non mi si venga a dire che farsi giustizia da soli è una cosa che non si fa.

barbara


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8 marzo 2008

ECCOLI QUA

Eccoli qua i palestinesi che festeggiano perché qualcuno di loro è riuscito a far fuori una carrettata di ragazzini ebrei. Guardateli, guardateli bene. E adesso venitemi ancora a raccontare che si tratta di disperazione. Venitemi ancora a raccontare che i terroristi sono una sparutissima minoranza e gli altri sono tutti brave persone. E, dopo aver guardato le loro facce rubiconde e i loro corpi ben pasciuti, venitemi ancora a raccontare la storiella della catastrofe umanitaria in atto a causa del feroce embargo messo in atto dall’infame occupante sionista. E dopo aver visto il corteo di auto degno di una vittoria ai mondiali di calcio venitemi ancora a raccontare la storiella degli ospedali che non possono funzionare sempre a causa del suddetto feroce embargo messo in atto dal suddetto infame occupante sionista. E venitemi ancora a chiedere comprensione per queste luride belve assetate solo di sangue giudeo (d’altra parte, si sa, una faccia sola abbiamo, e ognuno mostra quella che ha).



barbara


30 gennaio 2008

GIUSTIZIA, ISTRUZIONI PER L’USO

Prima si commette il reato, poi, grazie anche a quel reato (“anche” nel senso che per arrivarci ne sono occorsi anche molti altri) si diventa Colui-Che-Fa-Le-Leggi, poi nel ruolo di Colui-Che-Fa-Le-Leggi si fa una legge che stabilisce che quel reato non è più reato, poi si va a processo e, sorpresa sorpresa, si viene assolti perché il reato documentatamente commesso ora non è più reato. Quando si dice il bello del vivere in uno stato di diritto!


(una volta, almeno, erano solo i re a farsi beccare nudi ...)

barbara


14 dicembre 2007

TI STUPRANO? CAZZI TUOI

E si perdoni ciò che può apparire un volgare gioco di parole. E purtroppo non lo è.

"Io, violentata nel paradiso dei turisti"
Il dramma di un'italiana alle Maldive


ROMA - Ultima notte di quiete nel paradiso dei turisti tra spiagge bianche, acque limpide e barriere coralline. Poi all'improvviso la violenza. "Sento ancora le sue mani addosso, il cuscino premuto sulla bocca fino a togliermi il fiato per non farmi gridare, mentre quell'uomo mi schiaccia, mi imprigiona col suo peso e mi stupra".
Per una giovane architetta bolognese in vacanza in barca alle Maldive con un gruppo di dieci subacquei il sogno pagato 1300 euro con un biglietto last minute si è trasformato in un inferno. Violentata da un marinaio dell'equipaggio, trattata come una che "ha avuto un brutto sogno", guardata con "indifferenza dalla polizia di Malé tanto lì la violenza contro le donne non è neppure considerato un reato".
Elena, nome, città e mestiere di fantasia per proteggere chi ha già subito troppo, parla con tono pacato ma la rabbia è profonda come la ferita di chi ha subito una doppia violenza. E si sente trattato come una cosa, come un oggetto neppure degno di essere protetto dalla legge, che punisce i ladri ma non gli stupratori. "La violenza mi poteva capitare ovunque, a Milano come a Roma, ma almeno da noi è reato". Un delitto contro la persona dal '96, prima era solo contro la pubblica morale.
Parla, racconta, rivive cercando di mettere una barriera di distacco, senza enfasi, con la lucidità di chi vuole giustizia. Con la concretezza di chi è abituato a girare il mondo, di chi ha viaggiato dall'Africa all'oriente, conosce mondi e tradizioni diverse e non metterebbe mai in imbarazzo chi ha culture opposte. "Tanto che sapendo di essere in un paese musulmano non stavo in costume anche perché facendo quattro immersioni al giorno si viveva praticamente con la muta", dice. Quasi ci fosse bisogno di sottolineare che lei non ha messo in tentazione nessuno, che non cercava avventure. Come se dovesse giustificarsi per aver subito violenza.
"Siamo partiti a fine novembre, ci siamo ritrovati a Malé con la comitiva italiana, tutti appassionati di fondali, e il giorno dopo siamo partiti per la crociera". Ogni giorno un atollo diverso, una barriera nuova accompagnati dal doney, la piccola imbarcazione per le gite con le bombole, oltre alla barca dove dormivano turisti e nove persone di equipaggio.
Una settimana da sogno. Poi la violenza. "Quella notte l'equipaggio maldiviano deve aver bevuto, non ci sono abituati. Verso le quattro di notte mi sveglio, c'è qualcuno nella mia stanza, mi si getta addosso mi preme il cuscino sulla faccia mi violenta senza che riesca a gridare. Quando ce la faccio a divincolarmi scappa nel buio e io finalmente chiamo aiuto".
Accorrono gli altri turisti, ma l'atteggiamento del capitano è ambiguo. "Mi dice: è stato solo un brutto sogno, però si scusa a nome dell'equipaggio e mi chiede di non chiamare la polizia". Ma Elena ha già parlato col console italiano che le ha consigliato di fare la denuncia e con un carabiniere che era in barca si fa portare dalla police a Malè. "Raccolgono la mia versione, mi dicono che tanto lì non c'è una legge per la violenza alle donne, ma io non mi fermo. Voglio giustizia, voglio che tutti sappiano come sono le leggi in certi paesi, cosa può accadere se un tour operator organizza le cose in modo superficiale". (Caterina Pasolini, la Repubblica 14 dicembre 2007)

Grazie al Coon per la segnalazione.


barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
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