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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 agosto 2010

LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

A voi infelici, umiliati, feriti, reclusi nelle galere della Repubblica o nei pregiudizi dei suoi cittadini; a voi che avete sofferto e ancora soffrite dico forte: alzate la testa! Sognate! Credeteci! Progredite!

Attraversare l’inferno – la miseria delle bidonville, una madre ostile e sadica, una famiglia, nel migliore dei casi, insensibile, un ambiente più o meno larvatamente razzista, un incidente che le ruberà anni di vita e la lascerà segnata per sempre, una famiglia araba musulmana che rivendica la proprietà delle figlie femmine e il diritto di decidere la loro sorte (impressionante quando, ancora giovanissima, si fa deflorare dal primo che le capita a tiro all’unico scopo di non essere più spendibile sul mercato dei matrimoni combinati; e quando, arrivato il momento, comunica che non possono farla sposare al cugino che lei ha soprannominato “rasoterra” perché, appunto, non è più vergine, prima il fratello la riempie di botte, poi la madre molto tranquillamente dice che non importa, basterà che al momento opportuno si infili un pezzetto di vetro nella vagina, e quello la farà sanguinare quanto basta per ingannare il marito) – e riuscire a riemergere. Riuscire a sconfiggere, oltre all’inferno intorno, anche l’inferno dentro. Lottando con tutte le proprie forze. Con indomabile volontà. Con inesauribile energia. E con una indistruttibile fede in se stessa e nelle proprie capacità (perché, come diceva quel tale, Se lo vorrete non sarà un sogno). È un libro forte che può dare qualche importante lezione anche a ciascuno di noi.

Malika Bellaribi, La bambina con i sandali bianchi, Piemme



barbara


13 maggio 2008

C’ERA TRAFFICO

C’era traffico sulla nazionale, ha detto. Ed è stato per questo, per evitare il traffico, che ha imboccato, con la sua moto da cross, la pista ciclabile. Ora – so che è difficile crederlo, ma mi dovete credere sulla parola – sulle piste ciclabili a volte capita che ci siano degli sconsiderati che ci vanno in bicicletta. Quella volta lì c’era un bambino di sei anni, e lui lo ha centrato in pieno. Due giorni di coma, e stamattina è morto. Sebbene i medici, fin dall’inizio, non avessero dato alcuna speranza, tutti i notiziari regionali (uno ogni ora), durante questi due giorni di agonia, hanno continuato a dare gli aggiornamenti sulle condizioni del bambino. Decine di notiziari, dunque. E non uno che abbia detto qualcosa su eventuali provvedimenti presi nei confronti del diciassettenne che freddamente, lucidamente, ha scelto di mettersi in condizione di uccidere (sì, lo so che si chiama omicidio colposo, ma andate a raccontarlo a quella mamma. Andate a raccontarlo a quel cuore che aveva una vita davanti e invece non batte più. Magari, se avete abbastanza fegato, venire a raccontarlo a me).

barbara


20 giugno 2007

COSÌ, PER DIRE

È successo una decina d’anni fa, a qualche chilometro da qui. C’è una curva, disegnata alla pene di segugio, come si dice in italiano elevato, che in breve tempo si è conquistata il titolo di “curva della morte”. Succede dunque un giorno che un camionista, esattamente mentre sta affrontando quella curva, si mette a cercare con encomiabile concentrazione una cassetta da sostituire a quella inserita, che è finita. L’autista dell’autobus che stava arrivando in senso contrario, si è messo a urlare disperato “Ma cosa fa? Ma cosa fa?” ma oltre a urlare, povera anima, e cercare di utilizzare fino all’ultimo millimetro della dozzina di centimetri che separavano le ruote dell’autobus dal precipizio, non poteva fare. Il camion ha centrato in pieno la fiancata esterna dell’autobus, squarciandola: otto morti, fra cui due coppie con, rispettivamente, quattro e cinque figli, tutti bambini, e diciassette feriti. Un anno prima a Torino quello stesso camionista aveva centrato una donna in bicicletta, facendola secca sul colpo. E uno si chiede: cosa diavolo ci faceva, quello, a piede libero e per giunta con la patente e alla guida di un camion? E poi si chiede: ma se c’è gente che ha tempo da dedicare a qualche buona causa, perché non va a fare cagnara per i criminali in libertà piuttosto che per quelli in galera – o semplicemente ai domiciliari?

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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