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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 giugno 2011

COME SI SCRIVE GILAD SHALIT?

I nomi non li posso fare, ma la storia è autentica e ve la devo raccontare. Succede dunque che un importante quotidiano italiano deve pubblicare un articolo con una notizia che riguarda Gilad Shalit. Ne viene incaricato un giornalista addetto alla cronaca, che contatta la persona che ha la notizia, allo scopo di averne i dettagli da pubblicare. La prima domanda che il giornalista rivolge al suo interlocutore è: “Ma chi è questo qua? Un israeliano ucciso?” La seconda è: “Come si scrive? Mi fa lo spelling?”



barbara


11 dicembre 2010

INSALATA MISTA DI NOTIZIE E FATTI VARI

Leggo che un tale ha ammazzato una donna, l’ex convivente. Leggo che aveva già tentato di ammazzarla – e l’aveva ferita gravemente - cinque anni fa, e che quattro anni fa era stato e processato e condannato a otto anni e qualcosa. Sono contraria alla pena di morte, come sa chi mi frequenta. Anche per i più efferati assassini. Anche per i mafiosi. Anche per i terroristi. Però a quei giudici che si prodigano con tutte le loro forze perché potenziali assassini, stupratori, terroristi possano diventare assassini, stupratori, terroristi effettivi, un paio d’ore di sana tortura al giorno per un paio di dozzine d’anni le appiopperei volentieri.

Leggo poi sul Corriere di mercoledì 8 dicembre che 18 Paesi hanno deciso di boicottare la cerimonia del Nobel per solidarietà alla Cina, oltraggiata dal conferimento del premio a un delinquente che osa pensare, e forse anche dire, che in Cina non si vive la migliore vita possibile nel migliore dei mondi possibili. Tali Paesi sono:

1. Arabia Saudita
2. Iran
3. Kazakhstan
4. Pakistan
5. Venezuela
6. Russia
7. Sudan
8. Cuba
9. Vietnam
10. Afghanistan
11. Filippine
12. Colombia
13. Egitto
14. Iraq
15. Marocco
16. Serbia
17. Tunisia
18. Ucraina

Scrive Pierluigi Battista sul Corriere che i boicottatori sono evidentemente quelli che “condividono con Pechino una certa affinità ideologica o comportamentale nel trattamento repressivo nei confronti dei dissidenti, nell’umiliazione dei diritti umani, nella scarsa considerazione per le procedure e l’ossigeno di libertà di cui si nutrono le democrazie.” Mi permetto di aggiungere che la Cina, al pari di tutti o quasi gli stati della lista, ha anche una politica fortemente antiisraeliana (in lingua politically correct si dice filopalestinese, che suona meglio, esattamente come all’organizzazione fondata con l’obiettivo di distruggere Israele è stato dato il più accettabile nome di Organizzazione per la Liberazione per la Palestina – e nessuno vuole ricordarsi che all’epoca della sua fondazione i cosiddetti Territori Occupati non erano occupati affatto. Non da Israele, per lo meno), e con la “Palestina” condivide davvero il trattamento dei dissidenti.

Sul Corriere di giovedì 9 dicembre trovo il titolo: Rogo nel carcere a Santiago. Muoiono arsi vivi 83 detenuti. E se consideriamo che i titoli non sono mai del giornalista che firma l’articolo bensì del titolista, ossia di uno che fa di mestiere quello che scrive i titoli, siamo proprio nella sezione “Braccia rubate all’agricoltura”, sottotitolo “Giornalisti, andate a zappare”.

barbara


3 novembre 2009

LE COSE CHE NON SOPPORTO

È morta ieri nella clinica universitaria di Innsbruck, dopo dieci giorni di agonia, Martina Zanellini, di Bolzano, 11 anni, per influenza A. E immediatamente si è scatenato il solito sciacallaggio giornalistico, le interviste a parenti, amici, insegnanti con l’originalissima, genialissima domanda: “Com’era?” E lo zio che dice: “Era davvero speciale”, e la professoressa che afferma: “Era una bambina come tutti i bambini dovrebbero essere!” (cioè: ci auguriamo di avere un paio di miliardi di clonini fatti tutti con lo stesso stampino?) e “Era una bambina solare”. Ora, dico, sarà sicuramente così, ma se non lo fosse, cosa diavolo avrebbe dovuto rispondere? Che era una spaccamarroni unica? Che era maleducata e strafottente, che un giorno sì e l’altro pure toccava buttarla fuori che se no non si faceva lezione, che era una fancazzista e, a volerla dire tutta, non era neanche tanto intelligente? Perché questi coglioni di giornalisti teoricamente pagati per informare se ne vanno in giro a fare domande del cazzo alle quali, comunque stiano le cose, conosciamo in anticipo le risposte che verranno date? Cos’è questa macabra frenesia di andare in giro a chiedere com’erano i morti da vivi? E che cosa cambiano, le risposte? Sapere che i genitori soffrono tanto perché era una brava scolara, perché era un ragazzo servizievole, perché era una moglie tutta casa e bottega? E se era una scolara negligente, un ragazzo un po’ egoista, una moglie che non azzeccava mai il sale allora va bene lo stesso anche se sono morti? È pretesa troppo esosa chiedere che i morti, soprattutto quando, come la povera Martina, hanno tanto sofferto, vengano lasciati in pace almeno da morti?



barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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